Il Nord Est cantava "Obama, go oh" sulle note di Volare.

Wednesday, 5 November 2008
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di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Da Venezia su You Tube questo simpatico video che esprimeva già la simpatia e il sostegno al candidato Obama.

Sulle note della canzone di Modugno “Nel blu dipinto di blu” meglio nota come “Volare” i gondolieri fan dell’afroamericano cantano e sventolano magliette inneggianti il loro preferito.

Del resto un sondaggio telefonico svolto tra il 13 e il 15 ottobre dall’Osservatorio sul Nord Est curato da Demos & Pi su un campione di 1000 individui, e statisticamente rappresentativo della popolazione con + 15 anni residente in Veneto, Friuli e provincia di Trento, ha rilevato il 65,5% di favore al candidato democratico contro il 13,2 % per McCain (12,0% nessuno dei due, 9,3% non sa).

 La Trasversalità politica della preferenza per Obama – Nord Est

 

Partito

Democratico

 

Lista Di Pietro

 

Popolo della

Libertà

 

Lega Nord

 

Udc

 

Altro partito

 

Incerti, reticenti

 

Tutti

 

Barack Obama

 

90.3

84.4

59.2

68.2

89.9

66.0

55.1

65.5

 

John McCain

3.3

13.7

24.5

18.0

0.0

21.5

8.7

13.2

 

Né l’uno né l’altro

5.3

0.0

9.7

9.2

1.6

12.2

19.2

12.0

 

Non sa / Non risponde

1.0

1.9

6.5

4.7

8.5

0.4

17.1

9.3

 

Totale

100

100

100

100

100

100

100

100

Fonte: Demos, Osservatorio sul Nord Est, Ottobre 2008 (Base: 1000 casi)

 

www.demos.it

Guerra al pessimismo: scende in campo anche Dell’Utri, seguirà a breve il grosso delle forze

Tuesday, 4 November 2008
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di Sergio Fornasini

Dopo le esternazioni del Presidente del Consiglio e magnate delle TV private ( o forse avrei dovuto invertire l’ordine) Silvio Berlusconi, arriva a dargli man forte sull’argomento televisione pubblica anche uno dei suoi più stretti collaboratori. Leggi il resto –> »

COMMISSIONI D’INCENTIVO SUI FONDI: UNA VERGOGNA!

Tuesday, 4 November 2008
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Di Gianluigi De Marchi

Paghereste un avvocato che, dopo aver perso una causa, vi chiedesse una parcella comprensiva di “premio d’incentivazione” per avervi fatto condannare a “soli” 30 anni anziché all’ergastolo?

Paghereste un chirurgo che, dopo aver operato vostra zia di appendicite anziché di calcoli al fegato pretendesse un “premio d’incentivazione” perché l’operazione è comunque stata perfetta?

Sicuramente no, anzi lo denuncereste per tentata truffa ed incapacità professionale. Eppure tra i risparmiatori ce ne sono molti che pagano (magari senza saperlo, e questo è gravissimo!) commissioni d’incentivazione ai gestori anche quando (come succede da un anno) perdono un sacco di soldi dei loro poveri clienti.

Il meccanismo perverso è semplice, si chiama “commissione di performance” e prevede che il gestore possa addebitare ai partecipanti al fondo un costo supplementare (oltre ai tanti già addebitati) se riesce a battere un indice di riferimento detto pomposamente “benchmark”. Ora, finché il gestore riesce ad ottenere il 15% di guadagno quando l’indice si ferma al 12% passi (anche se le laute commissioni di gestione dovrebbero compensare profumatamente il lavoro svolto…); ma se il gestore perde il 12% quando l’indice perde il 15% è assurdo, semplicemente assurdo.

Fino al 2005 la Banca d’Italia proibiva esplicitamente tale possibilità, poi (probabilmente su pressione delle banche…) ha ceduto ed ha consentito questo obbrobrio: il danno (la perdita) e la beffa (la commissione di “performance”…).

Chi l’applica si giustifica affermando che si tratta di un incentivo offerto al gestore per far sì che i risultati conseguiti nell’interesse dei risparmiatori siano positivi: con la prospettiva di incassare la provvigione, il gestore s’impegnerebbe di più. Considerazioni molto deboli, posto che il gestore già è rimunerato dalla commissione di gestione (che non è certo leggera, tanto che secondo le statistiche internazionali i fondi italiani sono quelli più costosi in assoluto).

Alcune domande sorgono spontanee. E le giriamo ai “signori del denaro”.

E’ pensabile che un gestore che incassa solo la commissione di gestione faccia scelte meno attente di quelle del gestore “stimolato” dalla commissione di performance? Sicuramente no, perché lo vieta la norma che impone sempre di operare nell’interesse dei clienti.

E’ possibile che il gestore, nell’ansia di arrotondare i suoi proventi, faccia correre rischi maggiori ai partecipanti? Sicuramente sì, perché le vie per battere il benchmark sono sostanzialmente due: acquistare titoli ad elevata volatilità al di fuori di quelli previsti dal paniere di riferimento, ed operare in paesi (od in settori) ad elevato rischio. In entrambi i casi i sottoscrittori si troveranno comunque a rischiare più di quanto indicato, in via preventiva, dal benchmark che, ricordiamolo, è l’unico parametro per capire esattamente il rischio che si correrà con l’investimento.

La cosa è tanto più grave se si pensa che, qualora le scelte del gestore si rivelassero avventate, nessuno rimborserà i risparmiatori per il minor guadagno conseguito o addirittura per le perdite subite: una commissione a senso unico, in cui a rischiare è sempre solo e soltanto la parte debole del contratto, il risparmiatore. Perché il gestore non rimborsa metà delle commissioni quando sbaglia, quando opera con eccessivo rischio, quando eccede nel trading?

Probabilmente nessuno sa se paga o no commissioni del genere, quindi il consiglio è d’obbligo: leggetevi subito il prospetto informativo che vi hanno consegnato e leggete la voce “costi, commissioni, oneri a carico del sottoscrittore”. Se figura la commissione di performance o d’incentivo, disinvestite subito e passate ad un altro fondo meno avido (o meglio ancora ad un ETF che ha un costo complessivo non superiore allo 0,5-1% contro l’1,5-3% dei fondi). E per facilitarvi la decisione, indichiamo in chiaro le società che applicano addirittura la commissione anche in caso di perdita: si tratta di Banca Generali, Alleanza fondi, UBI Pramerica, Nextam e ABN Amro.

Alla larga da chi applica costi eccessivi ed ingiustificati!

Matusalemme a Silvio gli fa un baffo, avanti tutta almeno fino al 2056

Monday, 3 November 2008
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da corriere.it

La rivelazione del giorno è la longevità che Sivio Berlusconi si augura, da un articolo pubblicato dalla rivista “Kos” del San Raffaele – anticipato oggi dal Corriere della Sera. “Se la durata media della vita e’ stata di poco superiore ai vent’anni sino all’Ottocento, di quarant’anni all’inzio del Novecento ed e’ arrivata oggi a ottant’anni perche’ – si chiede il premier – non si puo’ davvero arrivare in un futuro prossimo a centovent’anni vissuti in buona salute?”. E giù con una disquisizione su cellule staminali, esami a distanza ed analisi del DNA. Così dopo il presidente operaio con tutte le sue molteplici variazioni, Silvio scende in campo anche nella ricerca scientifica a favore della terza età. Visti i risultati delle sue precedenti prese di posizione, come dubitarne? E pone l’accento sul fatto che “chi si occupa di politica, cioe’ degli altri, dovrebbe impegnarsi su questo fronte”. A conti fatti, a lui mancherebbero la bellezza di 48 anni ad una serena dipartita, e se lo dice lui…

Prepariamoci a vederlo presenziare alla cerimonia inagurale delle olimpiadi del 2056. Ora chi ha il coraggio di dirlo a Walter?

(sf)

Fantapolitica o realtà? Il governo ha rischiato di cadere! Ma sarà vero?

Monday, 3 November 2008
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da Affaritaliani.it

Il primo quotidiano online italiano pubblica una esclusiva rivelazione: il governo ha rischiato di cadere sulla riforma della legge elettorale per le prossime elezioni europee. La libertà degli elettori di esprimere la preferenza per i candidati non piace affatto ai partiti in genere, vedi il “Porcellum” attualmente in vigore per le elezioni di Camera e Senato. La trasposizione alle europee delle norme che assegnano in esclusiva ai partiti la scelta ed il posizionamento dei candidati nelle liste non sta andando a buon fine, secondo l’articolo pubblicato da Affaritaliani.it – Leggi tutto [..] per visualizzare l’articolo (sf) Leggi il resto –> »

Il presidente Napolitano e la Cassazione paragonati ai soldati giapponesi abbandonati su un isola del Pacifico.

Monday, 3 November 2008
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di Sergio Fornasini

Duro attacco della Frankfurter Allgemeine Zeitung al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed alla nostra Corte di Cassazione. Il giornale tedesco fa riferimento al discorso pronunciato dal nostro Presidente che, durante un recente viaggio ufficiale in Egitto, aveva fatto visita al sacrario di El Alamein, ove sono sepolti i nostri militari caduti nel deserto, nella famosa battaglia del 1942. In quella occasione aveva pronunciato un discorso facendo riferimento alla “storica insostenibilità delle ragioni, delle motivazioni e degli obiettivi dell’impresa bellica nazi-fascista”. La FAZ se la prende poi con la recente sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato lo Stato tedesco a pagare un risarcimento per la strage di Civitella d’Arezzo del 1944, una delle tante che insanguinarono il nostro paese per mano dei soldati tedeschi.

Il gionale tedesco titola: “Più di 60 anni dopo la fine, l’Italia trionfa ancora sui camerati tedeschi di guerra: con significati politici e legali.” L’articolo: “Per alcuni in Italia la Seconda Guerra Mondiale non è ancora terminata. Non per il Presidente Napolitano, e non per quelli del palazzo di Giustizia di Roma – come quei soldati giapponesi che una volta venivano abbandonati su un isola del Pacifico non toccata dai cambiamenti”. “Nel labirinto della giustizia siedono i giudici della Cassazione, la più alta corte d’appello italiana, la prima sezione penale ritiene che il combattimento tra il Reich tedesco ed i piccoli italiani debba continuare e sia deciso vittoriosamente a favore dell’Italia con mezzi legali.”

Per maggiori dettagli e per le reazioni del nostro Ministro degli Esteri Frattini a sostegno di Napolitano segnalo il link a RaiNews24.it ed al Corriere.it che riporta larga parte dell’articolo tradotto.

Elezioni USA: ma quale vantaggio di 6 punti, c'è chi dice che sono praticamente alla pari. E già che ci siamo anche alla APCOM danno i numeri

Monday, 3 November 2008
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Una voce fuori dal coro. La statistica sulle elezioni in genere non può ritenersi una scienza esatta, come vanno a finire le cose dopo il conteggio dei voti raramente coincide con le previsioni, ormai lo sappiamo anche noi qui in Italia. Attualmente i maggiori quotidiani nostrani, riprendendo quelli oltre oceano, danno Obama in vantaggio di 6 punti (repubblica.it), corriere.it addirittura tra i 6 ed i 13 punti. Intanto Barack starà facendo tutti gli scongiuri che conosce (sf)

New York, 2 nov. (Apcom)

Quattro anni fa il sondaggio che andò più vicino ad azzeccare il risultato delle elezioni presidenziali, fu quello condotto da Investor’s Business Daily e TechnoMetrica Institute of Policy and Politics: tre decimi di punto. Quest’anno, il sondaggio è l’unico a cantare fuori dal coro: in barba ai sondaggisti che parlano di una inevitabile vittoria del democratico Barack Obama, Idb-Tipp descrive una corsa essenzialmente equilibrata: 44,7% per Obama e 44,6% per il repubblicano John McCain, con un distacco ridotto a 2,1 punti (ma stanno dando i numeri alla APCOM, messa così sarebbero 0,1 punti di differenza, infatti sulla fonte originale il dato è 46,7 Obama e 44,6 McCain, per azzeccarci basta solo copiare bene, n.d.r.), rispetto ai 4,5 di ieri. Leggi il resto –> »

Saviano: la tensione dopo due anni e mezzo di isolamento e persecuzione.

Saturday, 1 November 2008
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di Sergio Fornasini

Ringrazio dal mio piccolo ed insignificante osservatorio la stampa estera, in quanto si prodiga a sostenere umanamente la figura di Roberto Saviano, condannato a morte dalla camorra. Oggi è The Guardian ad occuparsene con una intervista del suo corrispondente da Roma John Hooper, dalla sua ha la solida (ed invidiabile) piattaforma di informazione del Regno Unito. Chissà se anche da quelle parti i giornalisti con una certa fama sono tanto permalosi. Leggi il resto –> »

EVENTI. Venerdì prossimo al "Nome della Rosa" c'è Gabriele Mastellarini con "Il caso Moro and more stories"

Saturday, 1 November 2008
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Circolo virtuoso Il nome della Rosa – Giulianova Alta, Via Gramsci 46 www.ilnomedellarosa.com

CALENDARIO EVENTI NOVEMBRE 2008
– Mercoledì 05 ORE 21,30 -INCHIESTA
Libro giallo sulla sanità abruzzese – Incontro con LANFRANCO VENTURONI – A cura di Antonio D’AMORE

– Venerdì 07 ORE 21,30– GIORNALISMO
Aldo Moro and more stories -Incontro con GABRIELE MASTELLARINI A cura di Luca MAGGITTI (proiezione del documentario “Il caso Aldo Moro tra cronaca e politica” di Gabriele Mastellarini per l’Università degli Studi di Teramo – 2001. Seguirà dibattito)

– Sabato 08 ORE 22,00–MUSICA DAL VIVO MODIGLIANI TRIO Jazz & Bossanova

– Giovedì 13 ORE 21,30 – GUIDA ALL’ASCOLTO -MUSICHE DAL PASSATO A cura del Maestro Lorenzo PICCIONI

– Venerdì 14 ORE 21,30 – LETTERATURA -RACCONTARE STORIE, FARE LIBRI -Incontro con Roberto Michilli (Scrittore) Galaad Edizioni (Casa editrice) A cura di Simone GAMBACORTA

-Da giovedì 20 ORE 21,30 MUSA DISOCCUPATA ALESSANDRA Mostra A cura di PinoD’IGNAZIO

-Venerdì 21 ORE 21,30 VITA D’ARTISTA VITARMONICA Incontro con RENZO RUGGIERI MUSICISTA A cura di Luca MAGGITTI

-Sabato 22 ORE 22,00 MUSICA DAL VIVO – THE CLOSE Blues & Rock

-Sabato 29 ORE 22,00 FAVOLE &POESIE

-Tutte le domeniche ORE 22,00 NOTE DI CINEMA -ORIENTE ESTREMO A cura di Antonello RECANATINI E Danilo DI FELICIANTONIO

Cultur@.Oggi i vincitori del Festival Film di Roma. Al "perduto" Gil Rossellini una vittoria?

Friday, 31 October 2008
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Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Si avvia oggi alla sua conclusione la terza edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (22-31 ottobre).

Questa sera infatti alle 18.30 presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica si svolgerà la cerimonia di premiazione dei film in concorso. Verranno quindi assegnati, come da copione, i vari premi, tra cui quello alla carriera a Gina Lollobrigida per gli oltre sessant’anni sul set.

Il primo della lista, il Marc’Aurelio d’Oro alla carriera, è già stato ritirato in occasione dell’inaugurazione del festival da Al Pacino, uno dei presidenti dell’ Actor’s Studio al quale quest’anno è stato attribuito il premio. Con l’occasione è stato presentato il suo film “Chinese coffee”, una pellicola inedita del duemila mai uscita nelle sale, che lo vede impegnato sia come regista che come attore nei panni di uno scrittore di scarso successo che lavora come portiere in un ristorante (ruolo già da lui interpretato nell’omonima pièce teatrale).

Per quello che riguarda i film italiani nell’ambiente cinematografico e della critica non sono mancate le polemiche. Tra le varie è stato anche puntato il dito sulla diffusione anche in questa professione della tendenza al parentalismo.

Tra i film presi di mira in quest’ottica ecco “L’uomo che ama” di Maria Sole Tognazzi (figlia di Ugo, sorella di Ricky e Gianmarco anch’essi occupati nella settima arte) in cui tra l’altro la figlia ventunenne di cotanto padre (ideatore della manifestazion) Martina Veltroni, appare nei titoli di coda come aiuto regista. “Papà mi ha offerto tutte le opportunità che ha potuto. Nel campo del cinema le visite sui set e le prime internazionali. Siamo andati perfino al matrimonio Cruise-Holmes. Però è sempre stato molto attento ad insegnarmi che non è la vita vera”. Ecco che papà le ha comperato infatti, a sentir lui con gli introiti delle vendite del suo ultimo libro, un 60 mq. a Manhattan dove l’aspirante regista si trasferirà per frequentare l’università di New York.

Altro bersaglio “Parlami di me” di Brando De Sica figlio di Christian il quale, protagonista di questo dvd sul proprio spettacolo teatrale ne ha affidato al figlio la realizzazione.

Ancora i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina che presentano un documentario sul padre Steno intitolato “Steno, genio gentile”.

Una polemica diversa ma non da poco arriva anche dal sottosegretario ai beni e attività culturali Francesco Maria Giro : “Quindici milioni di euro per questo festival sono troppi e mal spesi. L’evento sarà certamente riformulato dal prossimo anno perché è un’iniziativa culturale territoriale che occupa indebitamente con il cinema una struttura ideata per la musica”.

Agostina Belli, attrice sexi del cinema anni’70 esordisce alla conferenza stampa del film “Amore che vieni , amore che vai” tratto da un romanzo di De André, in cui ha una parte affermando “quest’anno il festival è spento”.

Una proiezione che invece deve aver sicuramente acceso gli animi, sebbene per altre ragioni assai più umane è quella riguardante l’ultimo documentario di Gil Rossellini, Kill Gil volume 2 e ½, il quale se da un lato si allinea all’accusa della catena padri-figli-nipoti ecc… (peraltro di Roberto Rossellini era “soltanto” il figlio adottivo e forse questo, ironia della sorte, lo assolve) dall’altro irrompe nel festival con il suo caso drammatico e dal triste epilogo.

Nato il 23 ottobre del 1956 a Bombay, Gil ha esordito negli anni ’80 collaborando con Martin Scorsese e Sergio Leone. Successivamente ha prodotto e diretto numerosi documentari girati in tutto il mondo su argomenti che spaziano dalla natura alla politica e alle questioni sociali ottenendo il riconoscimento di prestigiosi premi e si è sempre occupato di divulgazione cinematografica attraverso la Rossellini & Associates. Nel 2004, mentre si trovava in Svezia, si sentì male e gli venne diagnosticata un’infezione da stafilococco. Entrò in coma e ne uscì devastato. Da quel momento cominciò a riprendere con la telecamera il suo doloroso percorso di interventi e riabilitazione, realizzando un lungo documentario autobiografico che ripercorre il dramma di questa dolorosa e invalidante malattia suddiviso in quasi 3 capitoli.

Kill Gil volume 1 del 2005, 100 minuti. Kill Gil volume 2 del 2006, 85 minuti. Kill Gil volume 2 e ½ del 2008, 75 minuti.

Dicasi quasi perché il 3 ottobre, mentre era ricoverato a Roma, Gil ha interrotto le riprese, e non perché si sia stancato di aggiornare il suo video-diario ma perché la malattia, degenerando e uccidendolo, glielo ha impedito.

Sabato scorso, a notte (molto) fonda, Rai Tre ha trasmesso una parte di questa documentazione. Seguendola ne ho dedotto che, nella sua dolorosa battaglia che lo ha condotto comunque ad una inesorabile terrena sconfitta, Gil per me ha già vinto.

Lettera aperta a Silvio Berlusconi sulla scuola e sul decreto Gelmini

Friday, 31 October 2008
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Foto da Peace reporter

Lettera aperta del Prof. Alberto Giannino

Segretario provinciale di Milano UGL scuola
da IGM Press

Gentile Presidente Berlusconi,

in quest’ora cupa e triste per il nostro Paese in cui proteste, scioperi, occupazioni e autogestioni nelle scuole e nelle Università italiane sono all’ordine del giorno, mi sento in dovere, come docente di ruolo nei Licei, di darle un piccolo suggerimento. E’ chiaro a tutti che la sinistra che ha perso le elezioni e quella radicale, che è scomparsa dal Parlamento, cercano di riscattarsi si contro la Sua persona e il Governo che Lei presiede raccattando voti nelle piazze facendo chiasso per urlare agli italiani che esistono ancora. Sappiamo benissimo che ragazzi del biennio (14-16 anni) e anche quelli del triennio non hanno mai – dico mai– letto il decreto Gelmini tranne pochissime e lodevoli eccezioni. Loro leggono solo la sintesi della sintesi dei sindacati CGIL, Gilda, Cobas e Cub. Non sanno neanche cosa sia un decreto, una riforma e, nei Collettivi studenteschi di sinistra presenti dentro ogni scuola superiore, spesso gli fanno credere tutto e il contrario di tutto. Gli studenti, se possono farsi una settimana di vacanza ed evitare compiti e interrogazioni, a loro sta bene. Poi, a novembre, la protesta continuerà subito dopo le feste e dopo un mese di baccano riprenderanno le lezioni. Nella scuola, come ho scritto, ci sono 1 milione di docenti (eccetto i cattolici che spesso sono defilati, molli e tiepidi) gli altri sono tutti con il PD, RC, Verdi, e PDCI. Sono loro che montano la protesta. Che durante la lezione, se possono , infilano l’argomento della scuola, della Riforma, della Gelmini e di Berlusconi. Lo fanno arbitrariamente e scientemente per delegittimare il suo Governo e la sua persona. I motivi sono noti: lei con la sua discesa in campo nel 1993 ha creato il nuovo centro destra che la magistratura di Borrelli (quello che a Palazzo di Giustizia a Milano durante le sue funzioni urlava in una sede istituzionale in maniera scomposta e inopportuna “resistere, resistere e resistere”) pensava di aver demolito con i processi mediatici contro i leaders del Pentapartito. Lei costituendo prima Forza Italia e poi il PDL ha sbaragliato i piani dei vertici di Botteghe Oscure, cioè il Pds- Ds. Lo conferma tra l’altro l’elezione di Di Pietro al Mugello nella lista dei Ds e quella del giudice D’Ambrosio sempre nei Ds. E’ un caso dottor Borrelli? E questo, nelle scuole, i docenti orfani dell’ideologia non glielo perdonano. Le mettono contro studenti minorenni a cui pagano il treno e il bus per andare a Roma domani mattina. Ci saranno ben 9 treni speciali e oltre 1.000 pullman provenienti da tutta Italia. Beh, la CGIL con 1 miliardo di fatturato l’anno se lo può permettere. Non fanno sacrifici. I Presidi che sono all’80% della CGIL scuola (per il quieto vivere) sono conniventi con la protesta anche se tengono un profilo basso. Altri, spudorati e collusi, se ne fregano e manifestano apertamente il loro dissenso. Poi ci sono i Centri sociali all’esterno delle scuole dove ci sono i vari Caruso e Farina ( o i loro nipotini) che Bertinotti ha portato in Parlamento che sono i leaders di tutti i collettivi di sinistra che stanno nelle scuole superiori. Gentile Presidente Berlusconi, dietro la protesta c’è la CGIL scuola e gli altri sindacati minori che non raggiungono neanche il 5%, ma anche quegli studenti delle Superiori che sono collegati ai Centri sociali quale per es. il Leoncavallo. Questi, si, che sono socialmente pericolosi perchè sono incappucciati, usano tute, usano radio, usano computers, ciclostilati, volantini, riviste, risme di carta e tipografie. Chi paga tutto questo materiale? Non mi vengano a dire che fanno la colletta. Queste balle le raccontino ad altri non a chi vive dentro la scuola da 24 anni! Senza contare che nelle manifestazioni qualcuno facinoroso ( ho scritto qualcuno ndr) cerca l’incidente o lo provocano. Altrimenti assistiamo a danneggiamenti, a tafferugli, a scontri di piazza, a scontri fisici con le forze dell’ordine, a bombe molotov, a cubetti di porfido, a punteruoli, a incendi di moto e auto e alla distruzione di vetrine dei negozi. Senza contare gli slogans insolenti, beceri, rozzi e truculenti a cui assistiamo non avendo loro una cultura integrale. Concludo Presidente Berlusconi. Se posso permettermi di darle un suggerimento (gratis) convochi i giornalisti e annunci che il decreto Gelmini n. 137 approvato al Senato con 162 voti favorevole, 134 contrari, e 3 astenuti sarà modificato nella prossima Finanziaria dopo che la maggioranza ha aperto un tavolo con le opposizioni. Non perderà la faccia e soprattutto non darebbe loro il pretesto e le armi per continuare una guerra logorante e strisciante che danneggia il Paese. Una modifica della legge Gelmini approvata oggi non comporta nulla di grave. Anche perche non è stata una legge approvata con larghissima maggioranza (sono 18 i voti che fanno la differenza: davvero pochi). Il ministro Gelmini e il Sottosegretario Pizza possono ascoltare tutti, e li mettete nell’angolo. A questo punto le proteste debbono cessare e il provvedimento avrà delle migliorie, degli emendamenti nella Finanziaria come è normale quando si modifica una Riforma che interessa 9 milioni di studenti e 1 milione di docenti. Passi al contrattacco, li colga di sorpresa e faccia prevalere le ragioni della tolleranza, del rispetto, del dialogo e dell’ascolto. Se no l’accuseranno di essere per la cultura del manganello e li avvantaggerebbe sul piano politico. Parli ai giovani dalle telecamere e gli spieghi che non è vero che il Governo è contro di loro, non è vero che produce provvedimenti contro il loro futuro e che non è vero che questo Governo non pensa alle politiche giovanili. La sinistra resterà spiazzata, mi creda. E sa perchè? Perchè la scuola di stato ritengono che sia loro proprietà privata e diventa quindi una palestra di odio e di intolleranza dove viene insegnato il livore verso l’avversario con un accanimento sgradevole. Questi docenti lavorino per trasmettere un sapere integrale e formino le nuove generazioni. Anziché preparare la futura classe dirigente senza una adeguata cultura come avviene negli altri Paesi europei.

Cordiali saluti

(sf) il link al testo integrale del decreto

Dal Corriere.it: anche il venerabile Licio si butta in TV a 89 anni. Ma sarà mica uno scherzo?

Friday, 31 October 2008
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Ma oggi che giorno è? halloween o il primo di aprile?

Su Odeon tv da lunedì alle 22.20

Gelli conduttore in tv: «Venerabile Italia»

Il «Maestro» della loggia massonica segreta P2 condurrà un suo programma. Ospiti? Andreotti e Dell’Utri

MILANO – È ricordato principalmente per essere stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. Per cui il titolo della sua trasmissione non può che essere «Venerabile Italia». Sottotitolo: «La vera storia di Licio Gelli». Quindi Licio Gelli sbarca in tv. Avrà un programma tutto suo da lunedì, alle 22.20, su Odeon tv .

IL PROGRAMMA – Sarà proprio il maestro della P2 la «voce narrante», assieme a Lucia Leonessi (*), di una «ricostruzione inedita della storia dell’ultimo secolo, «dalla Guerra di Spagna agli anni ’80, dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall’epoca fascista al crac del Banco Ambrosiano». l programma, presentato venerdì ufficialmente a Firenze, vedrà anche la partecipazione di personaggi politici e storici come Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell’Utri. Nella prima puntata si parlerà di fascismo.

(ore 11:00 aggiornamento della pagina su corriere.it – hai visto mai che c’è qualcuno che non lo conosce… suggerirei di vedere anche in wikipedia.it)
CHI È GELLI – È ricordato principalmente per essere stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. È stato camicia nera, ha aderito alla Repubblicà di Salò, qualcuno ipotizza che Gelli era molto vicino alla Cia. È stato accusato di aver un ruolo in «Gladio», amico stretto del leader argentino Peròn. Dopo la scoperta della P2, fuggi in Svizzera dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e Bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano è stato condannato a 12 anni).

il link a corriere.it e la conferma anche da ilgiornale.it

(*) n.d.r: autrice del libro “Il Potere invisibile – La Verità di Licio Gelli”

(sf)

Non capisci o' latinorum? E allora che parli a fa?

Friday, 31 October 2008
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di Claudia G. Vismara per gonosen.wordpress.com (con interventi chiarificatori di gmast)

Da alcuni mezzi di stampa è emersa la notizia (ma da quando le notizie emergono?) che ci sarebbe da parte del Ministro dell’istruzione la volontà di abolire l’insegnamento del latino nei licei scientifici. Pochi giorni fa è stata presentata (da chi?) un’interpellanza parlamentare volta a conoscere quali iniziative il Ministro dell’Istruzione intenda assumere per studiare forme di intervento adeguate per tutelare l’insegnamento del latino nel cosiddetto «sistema dei licei», in aggiunta alle possibili iniziative per promuovere un riequilibrio di tale insegnamento. Il testo di tale interpellanza è il seguente:

L’insegnamento del latino nei licei scientifici è importante sia per l’educazione alla disciplina mentale sia per il significato di alta formazione che questo tipo di scuola dovrebbe mantenere; ( come dice il mio professore di italiano “voi, insieme al liceo classico, rappresentate l’aristocrazia della scuola”, affermazione che può piacere come no, che tuttavia rappresenta una verità. E non è presunzione). Lo studio del latino andrebbe potenziato evitando che sia ridotto ad un insegnamento residuale, o introdotto, laddove non sia previsto, in tutte le scuole che, in base alla riforma Moratti, aspirano al titolo di liceo e dove, come nel liceo artistico, si formano anche i futuri operatori di beni culturali. Abolire l’insegnamento del latino per sostituirlo con quello di una lingua straniera è una scelta sbagliata che nasce da valutazioni errate sull’importanza dell’apprendimento della lingua latina che invece andrebbe utilizzata, per la sua struttura linguistica rigorosissima, anche come base per facilitare l’acquisizione grammaticale delle lingue straniere.

Non sono d’accordo per l’inserimento del latino in scuole che non siano il liceo scientifico e classico (e chi le ha chiesto un parere?), perché ciascuna scuola ha le proprie peculiarità (toh!) e il latino in un liceo artistico verrebbe svilito o insegnato male, semplicemente perché la formazione di tale scuola verte su altre conoscenze/competenze (ipse dixit, of course).

L’insegnamento del latino (e del greco) viene comunque considerato dai più, implicitamente o esplicitamente (o l’una o l’altra), uno sconveniente residuo di un passato da cancellare (sarebbe meglio cancellare certi articoli sul latino…). Dice bene Lucio Russo (who’s?)  quando porta un esempio del perché sia considerata inessenziale, in Italia, la conoscenza della civiltà classica: oggi è possibile laurearsi in archeologia senza aver mai studiato né il latino né il greco (scoop!).

Se la conoscenza di queste lingue è considerata inessenziale per chi dovrà occuparsi di archeologia nell’area mediterranea, perché mai dovrebbe interessare il futuro ingegnere o medico? (“inessenziale” è da Devoto Oli).

Negli ultimi anni però, in previsione della loro abolizione (faranno un Referendum abrogativo, forse), si sono levate alcune voci in difesa del latino e del greco (vox populi vox dei). Sono intervenuti classicisti e scienziati (mi sarei aspettato vallette e calciatori).

E’ decisamente interessante l’idea del genetista Luca Cavalli-Sforza, che ha messo in guardia i nostri politici dal rischio di abbassare il livello del nostro liceo, imitando così la fallimentare esperienza americana (living in America, by James Brown, do you remember?).

Cavalli-Sforza ha difeso le lingue classiche non in quanto veicolo di conoscenza delle civiltà corrispondenti, bensì come strumento utile per sviluppare le capacità scientifiche. L’esercizio di traduzione di una lingua con maggiore complessità grammaticale e sintattica costituisce infatti, secondo il genetista, un lavoro intellettuale impegnativo, che richiede una lunga serie di formulazioni di ipotesi e tentativi di verifica, fino a trovare un significato coerente con il lessico e la struttura del testo. (consiglio al lettore: dopo questa frase, prendere un bicchier d’acqua, un’aspirina e proseguire). 

Si tratta di un lavoro non automatico che sviluppa le stesse qualità intellettuali necessarie nella ricerca scientifica. Veniamo però ad un esempio pratico (ah, meno male!) che dimostri che lo studio delle lingue classiche non è una perdita di tempo (the show must go on).

Cinesi e giapponesi, esercitandosi nello studio della propria scrittura ideografica tradizionale, si sottopongono ad un allenamento simile a quello dello studio del latino e del greco. Questo esercizio è probabilmente la spiegazione dei risultati da loro conseguiti negli esami di ammissione alle università americane. Risultati nettamente brillanti e superiori rispetto a quelli degli americani. (Noio volovan savuar…)

Discorso analogo per gli ebrei, il cui alto livello intellettuale medio ha probabilmente una relazione con la conservazione di un rapporto con la loro coltura (verdure, frutta, ecc) passata (studiano, per esempio, la Bibbia in lingua originale), (take another aspirin, now)  in particolare con la lingua ebraica.

Un vantaggio simile è stato assicurato finora agli italiani che hanno studiato greco o latino, dice Cavalli-Sforza. Perché, dunque, la volontà di abolire il latino nel liceo scientifico? (Why?) Perché toglierci questa fortuna, o estenderla laddove sarà sicuramente svilita? (Please, tell me why).

A me piace molto il latino (ipse dixit 2, la vendetta) e ritengo che il liceo scientifico sia la scuola più completa (w la scquola!), perché tocca in modo abbastanza completo materie scientifiche e classiche (scoop 2, la vendemmia). (La scatola di aspirine è esaurita, ora è tempo di un bel digestivo Antonetto).

La RAI? È ansiogena. Anzi no, al Tg2 stanno già provvedendo a sedare gli animi

Thursday, 30 October 2008
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di Sergio Fornasini

Il 29 ottobre 2008 verrà ricordato per il voto favorevole del Senato al cosiddetto decreto Gelmini, contestatissimo dal mondo della scuola e non solo. Sulla rete per tutto il giorno si rincorrevano notizie di manifestazioni studentesche nel paese. Il sito del Corriere ha narrato praticamente in diretta l’evolversi delle manifestazioni a Milano, cortei non autorizzati hanno mandato in tilt il centro del capoluogo lombardo. Davanti al Senato presidio di manifestanti, cortei a Padova, e molte altre notizie simili. A Piazza Navona tafferugli, feriti e qualche arresto. Il quadro della situazione era di fermento e proteste diffuse, solo a Roma scontri tra manifestanti, altrove disagi ma per fortuna niente manganellate. Leggi il resto –> »

Facci a lezione da Travaglio: "Scriveva sulla Padania con lo pseudonimo di Calandrino"

Thursday, 30 October 2008
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di Filippo Facci per Il Giornale

Corri, c’è Travaglio. Alla Cattolica di Milano c’è l’incontro «Giornalismo, istruzioni per l’abuso» organizzato da Unità Lotta democratica (Uld, gli studenti di sinistra) e sostenuto dall’accorato giornaletto l’Urlo.

E in via Agnese 2, alle 15.30, c’è una ressa bestiale, tutti pazzi per Marco: hanno spostato l’incontro nell’aula più grande ma ancora non basta, la gioventù preme, i commessi fanno blocco sulle scale, fortuna che in mattinata avevamo chiesto il permesso: «Perché lui sì e io no?» tuona un’improbabile studentessa di 60 anni che si è vista superare da un pennivendolo della casta. Ma non basta ancora, superate le scale c’è ressa anche davanti all’aula, dobbiamo salire dalle scale antincendio.
Travaglio, finalmente. Aula piena come un uovo, un caldo mostruoso, l’eroe ha già cominciato da dieci minuti. Sta dicendo questo: «Per come sono messi i nostri telegiornali, sarebbe meglio che ritrasmettessero Carosello, sarebbe meglio che non trasmettessero nessuno dei nostri telegiornali». Parla sul serio: quando non è in tv, o quando pensa che non ci siano giornalisti, abbassa ancor più il tasso di semplicismo. Nascosti in aula, oltre allo scrivente, c’è solo un collega della Padania: che bello se raccontasse di quando Travaglio scriveva sulla Padania con lo pseudonimo di Calandrino. Era il periodo secessionista, oltretutto. Ma adesso Travaglio sta esortando gli studenti a non guardare i telegiornali: «Almeno sai di non sapere», a che serve del resto guardare i telegiornali quando di ciò che ti raccontano «non è vero niente?». Niente, non è vero niente. Niente. È tutto falso, perché «non arrivano le notizie», del resto in Italia «se un telegiornale leggesse anche solo le notizie dell’Ansa sarebbe eversivo», sarebbe «una rivoluzione copernicana», «sarebbe clamoroso». E vagli a spiegare, a Travaglio, che il problema semmai è che i telegiornali spesso si limitano a leggerli, i dispacci Ansa. Lui prosegue: «Manca il nucleo centrale delle notizie», «il potere non vuole far sapere», «altrimenti la gente capisce». Le frasi sono testuali e dipingono l’Italia, non l’Albania di Hoxa.
L’incontro sarà tutto così, più uno spolvero di cabaret da Travaglino: nessuna sfumatura, i buoni e i cattivi, i servi e i Travaglio (in positivo vengono menzionati solo Oliviero Beha e Massimo Fini) e tutto risuonerà infine consolatorio, rinfrancante: chi ama Travaglio lo venera anche perché ogni sua ignoranza trova una giustificazione a posteriori, ogni suo pregiudizio ritrova legittimità di giudizio, scoprirà che ogni apparenza non ingannava, che non era lui a essere qualunquista: sono i politici e i giornalisti che fanno schifo. Tutti, cioè quasi tutti. E intanto piove, governo Berlusconi: e ieri a Milano pioveva davvero.
«Ci sono cinque tecniche di disinformazione», prosegue Travaglio che tuttavia ne illustrerà solo tre. Il primo? Vespa Bruno, of course. Solita descrizione del despota che nasconde le notizie: quando condannarono Cesare Previti, ecco, Vespa fece una puntata sul Viagra. Ed è un esempio perfetto di verità alla Travaglio: che quella sera trasmisero un Porta a Porta sul Viagra, Travaglio, lo seppe peraltro da me, dallo scrivente, che a quella puntata vi partecipai: mi telefonò assieme a Peter Gomez e gli raccontai l’episodio. Ma la puntata in realtà era stata registrata un mese prima, e poi congelata solo perché quella sera c’era stata la strage di Nassirya. Vespa parlò del caso Previti in altre occasioni, ma non c’è motivo che Travaglio racconti queste sciocchezze agli studenti. Meglio raccontare che nel 2004, quando Rocco Buttiglione, anzi, quando «the Rocco Horror Picture show» (risate in aula) andò a Bruxelles e disse che l’omosessualità era un «peccato, non un crimine», ecco, Vespa fece una puntata sul «ritorno dal coma», segue battutone: «I partecipanti non riuscivano a dir nulla perché erano in coma pure loro». Ah ah.
Poi c’è il secondo metodo di disinformazione, «Il modello Floris» anche detto «alla Mentana»: altri due che non l’hanno mai invitato. Su Floris, una sintesi da ambulanza: «I fatti scomodi non si raccontano, ma si fa finta di raccontarli», il metodo consiste nel «farne parlare chi non ne capisce niente», tipicamente «i politici», del resto «li invitano apposta», «così da «buttare in caciara dei fatti oggettivi». I perfidi: «Sono pieni di invitati che parlano di un processo e magari dicono “premesso che non conosco le carte”; ma allora che cazzo ci vanno a fare?». Applausi a Travaglio, che invece le carte le conosce. Altrimenti non potrebbe riproporre alcuni passaggi di alcune sentenze al posto di altri, di certi verbali al posto di altri: è il suo metodo. Non potrebbe enfatizzare le sentenze di condanna o, in caso di assoluzione, le parti che la condanna auspicavano: come ha appena fatto con Calogero Mannino. E non potrebbe parlare del caso Andreotti, anzi, de «il più importante processo della storia d’Europa» come ha fatto ieri con gli studenti della Cattolica. L’architrave del processo di Giancarlo Caselli a Giulio Andreotti, quella impostata dal 1993, quella per cui sono stati spesi miliardi, quella dei Fratelli Salvo, quella dei voti mafiosi e del bacio con Riina, quella, ecco, è tutta e miseramente crollata: per essa Andreotti è stato assolto e basta. È vero, la Cassazione ha marginalmente stabilito che Andreotti ebbe dei rapporti a delinquere sino al 1980: ma lo status giuridico di Andreotti non è «prescritto per mafia», formula inesistente in tutto il mondo per quanto Travaglio ieri abbia cercato di venderla agli studenti: lo status è «non colpevole». La prescrizione comporta l’estinzione del reato, e chi non è condannato per un reato, qui in Occidente, è non-colpevole, e chi è non-colpevole, ergo, è civilmente innocente. Se la prescrizione non fosse questo, probabilmente, non esisterebbe: ma secondo Travaglio è un concetto troppo raffinato per spiegarlo agli studenti. Ai quali dice, semmai, che Andreotti è stato assolto «con formula dubitativa», ma non spiega che questa formula parla comunque di «assoluzione perché il fatto non sussiste»: gli studenti potrebbero non capire. Sono stupidi. Meglio trattarli come dei coglioni. L’incontro è stato comunque un grande successo.