Beppe Grillo "bocciato" dagli studenti, dal VaffaDay al VaffaGrillo: "Buffone! Non vogliamo le primedonne"

Thursday, 30 October 2008
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da Il Resto del Carlino

Bologna, 30 ottobre 2008 –Contestazioni a Beppe Grillo al corteo anti-Gelmini a Bologna. Quando il comico e il gruppo dei suoi sostenitori raggiungono frontalmente il corteo che sta entrando in via Zamboni, nella zona universitaria, dalle file dei manifestanti partono cascate di fischi e grida. “Buffone”, gli urlano, e in coro cantano “Non vogliamo le primedonne”.

I ragazzi, che sfilano dietro lo striscione d’apertura “Noi la crisi non la paghiamo”, sono visibilmente indispettiti dal sopraggiungere di Grillo attorniato da giornalisti e gli dicono di mettersi dietro lo striscione come tutti gli altri. A questo punto non manca qualche istante di tensione. Uno degli organizzatori gli urla che “il protagonismo e’ da un’altra parte”. Grillo gli risponde per le rime dandogli del “maresciallo”.

Vola anche uno spintone verso uno dei supporter di Grillo, ma a quel punto e’ lo stesso comico genovese a invitare alla calma i suoi sostenitori piu’ agitati. Grillo quindi rinuncia ad entrare nel corteo e allontanandosi, alla domanda se si aspettava la contestazione, risponde: “Sono cinque o sei, ma hanno perfettamente ragione, e’ la loro manifestazione e la gestiscono loro. E’ una testimonianza quella che vogliamo dare, nonostante tutto siamo con loro. Certo, sbagliano la comunicazione”. Questa “e’ la piazza- conclude- quando si e’ tutti d’accordo allora c’e’ qualcosa che non va”.
Il corteo, dopo una fermata di qualche minuto tra fischi e insulti (“Beppe Grillo non lo vogliamo”), riprende la sua marcia lungo via Zamboni. Grillo, invece, cammina parallelamente a loro sotto il portico, dirigendosi poi verso piazza Verdi.

Grillo, dopo la piccola contestazione, ha lasciato il corteo e si è diretto verso Piazza Verdi, cuore del centro universitario bolognese. Lì è stato raggiunto da altri manifestanti che gli hanno chiesto di aderire nuovamente alla manifestazione: gli è stato anche offerto un camice bianco dei precari che ha indossato, prima di dirigersi verso piazza Maggiore. Secondo lo staff di Grillo che aderisce ai Meet Up, la contestazione sarebbe opera solo di una ventina di esponenti dei gruppi dei centri sociali bolognesi che già in passato si erano manifestati critici con i «grillini».

Sulla stessa manifestazione leggi anche l’articolo di Repubblica.it edizione di Bologna

(sf)

Storia della politica italiana: dal "pensiero e azione" agli "ignoranti come talpe". Giuseppe Mazzini un dipietrista d'altri tempi?

Thursday, 30 October 2008
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di Claudia G. Vismara per Gonosen

Correva l’anno 1831, i moti insurrezionali ad opera di gruppi locali della Carboneria erano appena terminati ed in scena vi era un tale Giuseppe Mazzini. Quest’uomo sosteneva che il popolo aveva un ruolo centrale, come soggetto rivoluzionario, nella rivoluzione e soltanto tramite essa si potevano creare nuove condizioni per la nascita di un nuovo stato nazionale su basi completamente diverse da quelle precedenti.

«Pensiero e azione»: questa era la formula che riassumeva il pensiero mazziniano che significava, da un lato, richiamo ad alcuni principi ideali, a un programma da seguire coerentemente e, dall’altro, sforzo costante per diffondere tali principi e programmi in un continuo impegno educativo nei riguardi del popolo, che doveva essere portato a prendere coscienza di sé.

Pausa. Salto temporale. Ci troviamo nel 1852. Camillo Cavour è Presidente del Consiglio. Secondo Cavour il Parlamento è lo specchio dell’opinione pubblica, da lui riconosciuta come una nuova realtà. Vi era però un’altra presa di coscienza: la stampa. Proprio Parlamento e strumenti d’espressione dell’opinione pubblica (giornali e dibattiti) furono i principali canali attraverso i quali avvenne una maturazione di notevole qualità della classe politica del tempo. La diffusione della stampa quotidiana e periodica non veniva censurata, ma anzi esercitò un ruolo essenziale nella formazione e nell’informazione dell’opinione pubblica. E così nuove testate giornalistiche presero vita, alcune liberali moderate, altre a tendenza democratica, altre cattoliche, altre ancora satiriche. Giornali indipendenti e liberi. Le funzioni del Parlamento inoltre furono ampliate, per esempio con un più attento controllo sull’azione economica e finanziaria del governo. I deputati acquisirono ed accrebbero competenze che in precedenza non avevano. Insomma, la classe dirigente era colta, tanto colta da favorire le cosiddette immigrazioni politiche, ondate di profughi politici in fuga dagli altri stati, durante le quali alcuni uomini appartenenti a ceti intellettuali trovarono impiego, nel regno sabaudo (Piemonte) governato appunto da Cavour, in attività quali giornalismo, insegnamento e politica stessa.

«L’umanità è diretta verso due scopi, l’uno politico, l’altro economico. Nell’ordine politico essa tende a modificare le proprie istituzioni in modo da chiamare un sempre maggior numero di cittadini alla partecipazione al potere politico. Nell’ordine economico essa mira evidentemente al miglioramento delle classi inferiori, e ad un miglior riparto dei prodotti della terra e dei capitali». (da C. Cavour, Discorsi Parlamentari, Firenze, 1932 – 1873)

Ennesimo salto temporale. Siamo in Italia, corre l’anno 2008 e a capo del Consiglio c’è un tale Silvio Berlusconi. La classe dirigente è ignorante come le talpe [un servizio delle Iene lo dimostra, cliccate quì] anche se per fortuna le eccezioni esistono ancora, il popolo viene tenuto in sordina dal momento che i cittadini non hanno il diritto di ricevere delle informazioni chiare e argomentate perché l’informazione è strumentalizzata e al Parlamento la giustizia è utopia perché la maggioranza dei deputati e/o senatori sono delinquenti e prescritti (basta leggere “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez per saperlo). Sta avvenendo una retrocessione culturale impressionante e nessuno sembra rendersene conto. L’operato di IDV a mio avviso potrebbe essere il corrispettivo di quanto fece Mazzini all’epoca o perlomeno richiama la maggior parte dei suoi principi. Cavour è invece il vero statista in antitesi a Berlusconi. Approfondite il periodo del Risorgimento Italiano e capirete da soli che l’Italia “sotto” Berlusconi è un’Italia che rasenta la delinquenza e il degrado. Del sistema.

(Nella foto, Silvio Berlusconi mostra la sua agenda)

Anche in Spagna fannulloni nella pubblica amministrazione. Effetto Brunetta?

Thursday, 30 October 2008
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di Sergio Fornasini

Sarà pure una coincidenza, ma dopo poco più di venti giorni dalla visita del ministro Brunetta a Madrid la Spagna scopre di avere tra i dipendenti pubblici una certa quota di pigri ed assenteisti. Lo afferma in una intervista riportata tre giorni fa dal quotidiano “El Mundo” (schierato politicamente a destra) Javier Gomez Navarro, ex ministro del governo socialista guidato da Felipe Gonzalez (1993-1996).

Il parere di Navarro è che la colpa sta tutta nei sindacati, troppo protezionisti con i fannulloni. L’assenteismo è al 7%, un dato raddoppiato negli ultimi tre anni. La bassa produttività poi fa il resto, secondo l’ex ministro vanno attuate rapidamente misure correttive. Lui ci sta già lavorando, ha in corso uno studio con la Sicurezza sociale che sembra indicare come causa dominante nella crescita dell’assenteismo la relativa facilità con la quale i medici emettono certificazione di malattia. Navarro propone di far rilasciare i congedi solo da parte delle mutue e dalla Sicurezza sociale, ovvero da organi dedicati ad esaminare lo stato di malattia dei lavoratori dipendenti, in particolare quelli della PA.

Una proposta che sconvolgerebbe le consuetudini degli assenteisti abituali, creando però grosse difficoltà a quanti, credo la maggior parte, stanno male sul serio e si vedrebbero costretti a rivolgersi ad un dottore che non sa nulla della storia medica pregressa dei pazienti che si troverebbe di fronte.

Nessun riferimento nell’intervista al nostro ministro Brunetta, che nelle sua visita in Spagna del 7 ottobre scorso ha avuto modo di far conoscere il proprio punto di vista sui lavoratori della funzione pubblica. Il nostro esponente di governo era piaciuto così poco ai sindacalisti spagnoli che questi hanno subito emesso un comunicato, manifestando la loro solidarietà a lavoratori e sindacati italiani –click per scaricarlo-. Nel documento si stigmatizza particolarmente la visione che ha Brunetta dei lavoratori pubblici, visti come un costo e non un come un valore. Nello stesso comunicato anche una stoccata a tutto il governo Berlusconi, nel quale “non esiste dialogo sociale” secondo il sindacato spagnolo.

"Signora Concita, si vergogni Concitina! Si tappi la bocca con un turacciolo, ignorante che non è altro!" (La Russa dixit)

Wednesday, 29 October 2008
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di Sergio Fornasini

TV trash, non in uno dei tanti reality nazional popolari bensì ieri su Sky Tg24. Nella fascia serale è ospite in studio la fresca direttrice de “l’Unità” Concita De Gregorio, Rosi Bindi e la conduttrice Maria Latella, in collegamento video il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Ad un certo punto della conversazione il discorso verte sulla manifestazione del PD sabato scorso a Roma: il ministro critica gli organizzatori, a suo giudizio avrebbero fatto bene a ricordare gli otto militari italiani morti in Francia in un incidente aereo. Concita con calma olimpica rilancia la pallina (avvelenata) al mittente, e qui comincia il video. Credo che lo abbiano già visto in molti, ma se fosse sfuggito l’ho inserito sotto, con tutta la veemenza e gli insulti sparati in diretta TV. La De Gregorio non si è scomposta nonostante tutto, La Russa alla fine della trasmissione ha spiegato di essersi sentito offeso dall’accusa di strumentalizzare i militari caduti. Leggi il resto –> »

Facci a Travaglio: "Becchino di Torino". E Marco fa "Zorro" (dove serve corro) e spara su Craxi: "Fa cassa anche da morto"

Wednesday, 29 October 2008
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di Filippo Facci per “Il Giornale”

Il cabarettista del Travaglino, quello che sfotte i difetti fisici altrui, quello che ha portato la famiglia in vacanza con un favoreggiatore di mafiosi, quello che passa per documentato e poi fa le figuracce in diretta, quello che non gradisce il contraddittorio, quello che lucra su un «regime» che da anni lo manda in onda in prima serata, quello appena condannato a otto mesi per diffamazione, quello che ha proposto l’abolizione dell’Appello ma ha appena fatto Appello contro la condanna per diffamazione, il cabarettista del Travaglino, insomma, ha inaugurato una nuova rubrica sull’Unità: si chiama, molto modestamente, «Zorro». Di Pietro, probabilmente, fa la parte del tenente Garcia.

Orbene: il becchino di Torino stavolta se l’è presa coi morti: le cosiddette vittime di Tangentopoli, ieri, le ha ribattezzate «I politici ladri». Fine dell’analisi. Che gli frega: tanto il suo pubblico applaude comunque. Che gli frega: dal 1992 al 1998 i suicidi «giudiziari» sono stati 45, e di questi 45 ben 32 furono addensati nel periodo in cui impazzava la carcerazione preventiva, ossia dal 1992 al 1994: ma che gli frega. E che gli frega che alcune delle vittime di Tangentopoli, i «politici ladri», non risultassero neppure indagate (se vuole gli fornisco i nomi) e furono solo stritolate da un clima infame che per Travaglio è la normalità assoluta, è il Paese normale in cui vorrebbe vivere. (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302166)

“Zorro” di Marco Travaglio per l’Unità, 28 ottobre 2008

La piazza di Aulla, in Lunigiana, era dedicata ad Antonio Gramsci. Poi arrivò il sindaco Lucio Barani, socialista di andata e di ritorno, e pensò bene di farne un condominio: metà a Gramsci, metà a Bettino Craxi. Uno morto in Italia dopo anni di carcere per le sue idee, l’altro morto latitante in Tunisia per non finire in carcere per le sue ruberie. Nella piazza spuntarono due statue: una per commemorare degnamente l’illustre pregiudicato, una per ricordare le “vittime di Tangentopoli” (non gli italiani derubati, ma i politici ladri). Aulla venne pure dichiarata “comune dedipietrizzato”. Poi, fortunatamente, Barani finì il suo mandato e fu premiato con un seggio in Parlamento col Nuovo Psi, nelle liste di Forza Italia. Non potendo più fare il sindaco al suo paese, divenne primo cittadino in un comune limitrofo. Ora la nuova giunta di Aulla (un pateracchio Forza Italia-Udc-Pd-Sdi) ha deciso di mettere all’asta il monumento a Bettino e al suo bottino, scolpito nel marmo bianco delle cave di Carrara, un tempo usato da Michelangelo. Non per spirito polemico, anzi: “Continuo ad ammirare Craxi come statista e come politico”, assicura il sindaco reggente, l’Udc Roberto Simoncini, fra le proteste di Barani e di Bobo Craxi, figlio d’arte. “Ma i bilanci sono quelli che sono ed è necessario mettere in vendita i gioielli di famiglia, cioè i due monumenti. Dobbiamo fare cassa: contiamo di ricavare dalla statua di Craxi almeno 50 mila euro”. Diavolo di un Bettino: è l’unico politico al mondo che riesce a fare cassa sia da vivo che da morto. (http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/)

 

Barnard, Travaglio, Report. Adesso PARLO IO

Wednesday, 29 October 2008
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di Gabriele Mastellarini

Come promesso intervengo in merito ai precedenti post sulla vicenda di Paolo Barnard e sui relativi commenti.

Ho pubblicato questo pass di qualche anno fa, quando entrai nella redazione di Report, solo per far capire che qualcosa la so anch’io. In privato mi ha scritto una lettrice sostendo che Milena Gabanelli “non è dipendente Rai ma ha un contratto di collaborazione”.

Niente di più vero, infatti avevo scritto che la Gabanelli – a differenza degli altri videogiornalisti – non è una freelance ma una “contrattista”, una posizione ben diversa. Ma oggi non parlerò della pluripremiata giornalista né del pluricitato collega torinese al quale si era rivolto Paolo Barnard.

Parlerò dei freelance.

Una specie piuttosto comune nel giornalismo nostrano. Trattasi di esemplari che vengono palesemente sfruttati dalle case editrici nazionali e locali e, in taluni casi (si veda Rossi Barnard Paolo), dalle emittenti televisive nazionali. Uno “sfruttamento” che è accettato da tali freelance i quali pur di scrivere, di incassare qualcosa e di godere di un certo margine di autonomia (di solito lavorano da casa) accettano condizioni capestro e compensi scarsissimi per il lavoro che fanno.

Dimenticavo, il freelance rischia sempre di proprio. Nel senso: se fa una bella inchiesta il giornale (o la tv) la prendono in carico e ci fanno (loro) un’ottima figura. Se il freelance sbaglia, diventa in un sol colpo “collaboratore esterno del giornale, di natura saltuaria e occasionale” e viene crocifisso dalla testata e dai suoi rappresentanti (capiredattori etc.). E’ facile che venga emarginato senza spiegazioni (si veda il caso di un cronista abruzzese).

In caso di controversie legali è sempre la casa editrice a risarcire la parte lesa (si vedano i casi Confalonieri-Travaglio-L’Unità oppure Previti-Travaglio-L’espresso), ma nel corso degli anni sta prendendo piede una stranissima moda. Le case editrici non esitano a fare rivalsa nei confronti dei poveri freelance che, dagli altari della gloria vengono subito messi in un cantuccio e bombardati da carte bollate e da richieste esorbitanti di avvocati lautamente pagati dall’editore.

E’ questo il caso di Barnard che ha coniato la definizione in “censura legale”: io freelance non faccio più inchieste perché non ho nessuna tutela e rischio di vedere anche il mio editore schierato contro di me.

Nel caso di Report tutto ciò è paradossale, trattandosi di una trasmissione fatta esclusivamente da freelance che “vendono” il loro prodotto, realizzato – è bene dirlo – sotto stretto controllo della responsabile del programma, legata alla Rai da un contratto annuale, diverso dal contratto “a pezzo”.

E poi c’è il Marcotravagliato. Personaggio multiforme che, da qualche anno a questa parte, ha accantonato la passione giornalistica per scegliere soprattutto (a torto o a ragione, fate voi) la ribalta televisiva, in qualità di opinionista. Dico subito che senza il passaggio ad Annozero, il nostro personaggio cadrebbe presto nel dimenticatoio collettivo, nonostante scriva per varie testate con contratti di vario genere.

Ecco ora il Barnard rivolgersi al collega Travaglio. Scrivono per la stessa collana, la Futuropassato della casa editrice Rizzoli, ora magistralmente diretta da una vera professionista e persona serissima ed educatissima, quale Alessandra Mascaretti (lo stesso devo dire di Claudia Coga della Dedalo, figlia d’arte).

Dicevo di Barnard che chiama in causa Travaglio, molto legato alla Gabanelli. Barnard, che non è un fesso, sa benissimo che un articolo o un intervento di Travaglio sulla sua questione porterebbe all’attenzione di tutti il mondo dei freelance e la “censura legale” alla quale alcuni sono sottoposti.

Il Travaglio, invece, fa finta di non capire, manifesta le sue idee su Israele comuni al sempre criticato (da lui) Renato Farina e chiude la conversazione mettendo il più bravo e preparato Barnard nella posta indesiderata.

Risultato? Il paladino della libera informazione se ne frega. Barnard resta fuori da Report. Travaglio cita la Gabanelli ad Annozero. Santoro continua a invitare Travaglio che viene pagato dalla Rai. Gabanelli e Travaglio non parlano dei soldi e dei benefit incassati dall’ex europarlamentare Santoro. Grillo ospita Travaglio sul suo blog e lanciano i dvd a 10 euro degli interventi. Travaglio parla dei Meet Up nei suoi sproloqui pubblici. La Guzzanti intervista Travaglio in Viva Zapatero. Travaglio è stato uno degli autori della Guzzanti e la cita appena può. Travaglio si incazza se Barnard e Mastellarini pubblicano le sue comunicazioni ma lui ha fatto un libro pubblicando una registrazione nascosta. Mastellarini non entrerà più nella redazione di Report e nessuno gli risponde più. Dei problemi dei freelance se ne fregano tutti.

Viva Zapatero!

Papa Ratzinger e le omissioni sul "SAPERE"

Wednesday, 29 October 2008
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di Claudia Vismara per Gonosen

Il Papa mette in guardia contro la tentazione della scienza moderna di seguire, anziché il benessere dell’umanità, «il facile guadagno o, peggio ancora, l’arroganza di sostituirsi al Creatore».

Papa Ratzinger elenca i tre nemici della salvezza: la ricchezza, il potere, il sapere. Si intende che «ricchezza», sia come la si ottiene sia come la si usa; che del «potere» si condanna l’abuso, dalla violazione delle garanzie burocratiche alla negoziazione dei diritti umani. Il punto difficile da chiarire, persino da contestare è il «sapere». Benedetto XVI infatti non distingue tra un sapere buono e un sapere cattivo. Ne fa un mischiotto, non prescinde.

Egli vede il sapere – insieme al potere e alla ricchezza – come un male in sé, un fardello di cui è bene liberarsi per entrare in chiesa, ovvero per restare nella Chiesa alle condizioni sempre più rigide che questo papato sta ponendo. E’ ragionevole concepire il sapere come un nemico? La contraddizione non è solo con la condizione fondamentale di funzionamento della vita civile organizzata, ovvero la solidità e vastità del sapere in una fase della storia fondata sulla conoscenza. La contraddizione è anche con una parte della storia e dell’eredità della Chiesa cattolica, che si irradia nelle istituzioni e nelle comunicazioni e che possiede o influenza le università. Papa Ratzinger, non ponendo alcuna restrizione nella sua affermazione, lascia dubbia e aperta l’interpretazione. Egli non parla, tuttavia le sue parole dicono di più di quanto si intuisce da una prima interpretazione. All’antica tradizione del cattolicesimo come istituzione di potere – basata su proibizione e permesso, su assoluzione e condanna – sostituisce un allontanamento del sapere come tentazione che separa dalla grazia. Il messaggio del papa è fondamentalista. Dice che: «la scienza non è in grado di elaborare principi etici». Espande quindi lo spazio attribuito all’esclusivo rapporto con Dio su tutti i territori dell’esplorazione e del tentativo umano di governare società e natura: non è solo sulla sfera sociale, sulla politica, sull’organizzazione dell’esistenza del quotidiano e dell’eccezionale (vita e morte).

Lo estende alla continua esplorazione del sapere che è la vocazione tipica degli esseri umani, il bisogno di risposte, che cosa regola gli eventi. Il pericolo è che la presunzione del sapere esalti la persuasione di essere Dio. Entra in campo la parola idolatria. E’ idolatra chi, anziché rivolgersi a Dio, si rivolge alla scienza. Questa è una visiona fondamentalista bella e buona perché rende inutili sia i ripetuti tentativi di mostrare una naturale armonia tra fede e ragione, sia perché supera la contrapposizione indice/imprimatur, proibito e permesso.

La religione si impegna a tenere i credenti ben fermi e radicati dalla grazia (pena la perdita di quest’ultima). Su vita e morte decide la fede, non la scienza. In questo modo si eliminano seduta stante tutti i dati, gli eventi, le prove e le verifiche del sapere che non coincidono con il partito di Dio. Sembra quasi fondamentalismo islamico. E’ giusto che questo Papa prenda le distanze dal sapere, basti pensare a quando non si presentò alla Sapienza, e ne condanni la pratica?

LA VERSIONE DI BARNARD

Tuesday, 28 October 2008
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Ricevo e, volentieri, pubblico da Paolo Barnard, saggista, documentarista ed ex reporter di punta della trasmissione “Report” (Rai3). Nelle foto: Paolo Barnard in un vecchio servizio andato in onda per Report e Milena Gabanelli, autrice e conduttrice del programma.

Caro Mastellarini,

ancora grazie per lo spazio dedicatomi. Ho tentato di postare un ultimo
commento senza successo (motivi sconosciuti). Te  lo metto qui sotto, magari puoi postarlo tu a mio nome. Buon lavoro e a presto. P.B.

Sono Paolo Barnard. Non conosco personalmente Mastellarini. Mai incontrato, mai scambiati favori, mai fatto accordi con lui. So chi è perché nell’ambiente giornalistico ci sono pochi trentenni con un curriculum come il suo. Lo stimo per quanto ha fatto. Non esiterei tuttavia a criticarlo duramente se ne avessi il motivo. Forse un giorno accadrà. Ma auspicherei che coloro che scrivono in questo suo blog si limitassero alle critiche e mettessero da parte le volgarità. Francamente non so come il padrone di casa di questo spazio possa tollerarle, ed esse sono il motivo per cui io non ho voluto un blog.

Travaglio ha edificato un impero antagonista ($ inclusi) sul teorema della tv ‘regime’, dove “senza guinzaglio nessuno entra” (sue parole).
Quando gli ho chiesto come ha fatto Gabanelli a stare 5 anni in prima serata sotto Berlusconi, e quando gli ho chiesto come fa lui a stare in prima serata sotto Berlusconi, e quando gli ho rivelato le porcherie di Gabanelli e dei vertici RAI in ‘Censura Legale’, e quando gli ho chiesto di essere coerente sui tre punti precedenti, Travaglio mi ha insultato, ha negato l’evidenze documentali e mi ha eliminato dai suoi contatti.

Ecco cosa “c’azzecca”. Se a questo punto non vedete il marcio, non ci sono speranze residue.
Senza parlare della sua agghiacciante impietosità nei confronti di una tragedia storica come quella palestinese.
Non odio Travaglio. L’ho scritto mille e mille volte: egli è un paradigma del pericolo rappresentato da queste nuove Star ipocrite di questo dannosissimo Antisistema, che tutto fa meno che aiutare gli italiani a divenire popolo civico.

Sulla vicenda ‘Censura Legale’ e su quanto essa minacci la libera informazione italiana vi rimando a http://www.paolobarnard.info/censura.php.

Il motivo più probabile per cui i ‘paladini’ dell’antisistema Travaglio, Gabanelli e Santoro sono ancora in onda è che sono valvole di sfogo necessarie al Sistema, cioè occasioni di sfogo della pubblica indignazione che però contribuiscono a mantenere le persone piccole e inerti (si legga L’Informazione è Noi e Considerazioni sul V-day http://www.paolobarnard.info/info.php).

Non pretendo “verginità” ma che venga rispettato il minimo requisito morale necessario per eleggersi a ‘paladini’ dell’Antisistema, che è: non replicare le meschinità del Sistema. In particolare: permettere su di sé l’impietoso scrutinio che si infligge agli altri. E rispondere alle eventuali contraddizioni emerse.
Tutto ciò è estraneo a tutti i noti ‘paladini’ italiani. Così non possono essere credibili. Così ci ingannano e ci danneggiano.

In ultimo e per l’ultima volta: se avessi voluto essere famoso, non avrei fatto tutto quello che ho fatto per non divenirlo. Lo so che suona incredibile, ma io vorrei vedere la fine dell’umiliazione di milioni di persone più che l’affermazione del mio nome.

Paolo Barnard

Avverto i lettori che domani, mercoledì 29 ottobre, risponderò pubblicamente al collega Paolo Barnard con un editoriale per questo bloGiornale. (g. mast.)

SI TORNA SUL RING. Barnard (ex Report) e Travaglio (qui si dichiara "filoisraeliano che adora gli ebrei") si legnano a suon di mail. B: "Maleducato"; T: "Cafone"; B: "Sei fatto così, come tutti i grandi censori"; T: "Sei finito nella mia posta indesiderata"

Monday, 27 October 2008
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UPDATE 27 ott. h. 20. NEI COMMENTI HA RISPOSTO PAOLO BARNARD (TRAVAGLIO NO)

Quello che segue è un interessante confronto privato intercorso tra Paolo Barnard e Marco Travaglio (nelle foto). Interessante perchè Barnard, pubblicandone il contenuto, ci ha dato la possibilità di conoscere “più da vicino” uno dei personaggi pubblici saliti “spontaneamente” alla ribalta come “tribuno del popolo”. Ci accorgiamo così che tutti i leader dell’antipolitica a cui viene concesso ampio spazio mediatico, sono tutti al guinzaglio dei soliti padroni. (Marco Pizzuti)

Introduzione di Barnard

Il mio rapporto col collega Marco Travaglio inizia quando gli spedii il mio libro “Perché ci Odiano” (Rizzoli BUR 2006) sul grande terrorismo di USA, GB, Israele e Russia. Lo feci perché eravamo autori nella stessa collana, la Futuro Passato della BUR, e convinto di fargli cosa gradita, visto che il mio libro era soggetto a una censura feroce da parte di tutti i media. A pensarci oggi mi vien da ridere: Marco è un appassionato pro-sionista, un fan di Israele che non perdona gli arabi, e chi ha letto il mio libro sta ridendo con me. Seguì poi un secondo contatto con lui, che trovate qui sotto, uno scambio di mail molto sanguigno da entrambe le parti, ma che finì con l’ira di Travaglio al punto da sbattere il sottoscritto nella sua cartella spam.

Le email

Qualche giorno fa a Parma, durante una serata sul mio libro, una signora nel pubblico mi ha chiesto cosa pensassi della sopravvivenza di Report in RAI negli anni del Berlusca. Me lo chiedono da anni, me lo chiedevano sempre quando stavo a Report. Le ho risposto “Lo chieda a Travaglio, ne sa più di me” e le ho dato la tua mail.
La tizia mi ha girato oggi la tua risposta (di Travaglio), ndr, e cioè che la Gaba è lì per puri meriti professionali perché ogni tanto qualcuno ci scappa. (…) In “Inciucio” tu scrivi: “Report… già nel mirino delle polemiche e delle denunce per le puntate sul terrorismo filo USA in Sud America…”. Quali denunce e polemiche? Quell’inchiesta come sai è mia e ti assicuro che passò nel silenzio più blindato, non si mosse una foglia. Chi ti ha informato su questo punto? Grazie,
Paolo Barnard
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Travaglio 12 Dec 2006, dopo pochi minuti:

mah, francamente non capisco queste domande. le polemiche erano su tutti i giornali.
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Barnard:

Convenient…

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Travaglio:

vabbè, chiudiamola qui, perchè la conversazione si fa kafkiana
mt
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Barnard:

Non c’è nulla di kafkiano, tu non rispondi, tu come tutti, per supponenza, disonestà intellettuale, ma soprattutto maleducazione.
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Travaglio:

bene, sta a vedere che il maleducato sono io. continui a insinuare cose strane sulla gabanelli senza venire al punto, oppure pretendi che io mi schieri contro una collega brava e coiraggiosa per misteriosi motivi. non mi piace questo tuo modo di faree ti prego, d’ora in poi, di lasciarmi in pace. ho di meglio da fare.
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Barnard:

Ho scritto, in semplice italiano, che sulla ‘libertà’ di Report, su cui tu ti spendi pubblicamente, sarebbe prudente un no comment, e ho motivato la cosa con la semplice logica del tuo stesso lavoro. Non ho fatto alcuna insinuazione, né pretendo da te schieramenti, ho solo avanzato una logica speculativa, su cui avrei voluto discutere con te alla pari. Ho usato parole cortesi cui tu hai risposto con monosillabi maleducati e sarcastici nella scarsissima attenzione che dedichi a un collega che ti pone una questione. Sei troppo famoso e già si sente. Diventate così tutti. Spiace a questo punto offrirti un paragone, ma Noam Chomsky o John Pilger, al cui confronto io e te siamo intellettuali di cartapesta, rispondono da anni a ogni mia questione con cortesia a considerazione, anche quando siamo in grave disaccordo. Ti lascio in pace star.
Barnard
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Travaglio:
la star, caro il mio bel cafone, non c’entra nulla. rispondo sempre a tutte le mail. ma mi stufo di rispondere a chi vuole sentirsi rispondere quel che vuole lui. IO LA GABANELLI LA STIMO COME GIORNALISTA LIBERA E CAPACE: CHIARO? PUNTO E BASTA. passo e chiudo.
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Barnard:
E’ una piccolezza, ma la tua abilità nel sovvertire il vero, nel mutare la vittima in carnefice, è pari, qualitativamente e non quantitativamente, a quella di tutti gli orridi personaggi che trafiggi nei tuoi libri. Sei fatto così, così sono stati tutti i grandi censori.
Infine: comprendo perché hai così accuratamente evitato di rispondere alla mia mail sulla feroce censura di chi espone i crimini di Israele. Anche in quel caso la vittima è dipinta come il carnefice, roba che fa per te evidentemente.
Un abbraccio, e senza ironia.
B
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Travaglio:

ecco, dimenticavo di dirtelo: io sono anche appassionatamente filoisraeliano. ora vorrei lavorare in pace
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Barnard:

Sei filoisraeliano. Era sarcasmo o per davvero? B.
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Travaglio:

lo sono per davvero. da sempre. e ne sono fiero.
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Barnard:

Marco, ridiamoci su. Io che ti scrivo e che ti mando il mio libro perché è censuratissimo. Tu che tutto gentile mi dici “prego, fai pure, grazie!”. Poi mi immagino la tua faccia quando lo hai ricevuto…
Che divertente sta roba. In ogni caso se sei filoisraeliano o sei ignorante di storia mediorientale o sei emotivamente ricattato oppure sei un uomo senza pietà. Notte,
B.
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Travaglio:

io sono filoisraeliano per convinzione, perchè adoro israele e gli ebrei, perchè ci sono stato e ho visto di che cosa sono capaci gli arabi, perchè conosco la storia, perchè ho imparato la pietà studiando i campi di concentramento, perchè rifuggo dai ricatti emotivi e amo le democrazie per quanto imperfette ma sempre migliori delle tirannie corrotte arabo-musulmane. ma sono curioso di sentire tutte le campane e dunque leggo anche chi non la pensa come me. non vedo che ci sia di strano.
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Barnard:

No Marco, la tua pietà imparata studiando i campi di concentramento è cartavelina. Chi veramente conosce la pietà per un martirio, non la nega di fronte all’altro martirio.
Tu non sai nulla di Palestina e non hai visto nulla laggiù. Appari, e probabilmente sei, un cronista ben tenuto che non sa quello che dice. Sei troppo giovane, troppo famoso e troppo incosciente per poterti permettere di calpestare l’orrore patito da chi non ha mai conosciuto neppure un quarto d’ora della tua pasciuta vita. Siete tutti così, tu, Lerner, Teodori, Mieli, quelli che pontificano sulla barbarie dei negri mentre finiscono il carpaccetto all’aceto balsamico a Milano. Il mio libro ha una dedica a quelli come te. Te la riproduco qui sotto, ne hai bisogno.
“… e in quanto a voi, sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno…”
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Travaglio:

Bene, signor Sotuttoio, adesso la mia pazienza ha un limite e non intendo farmi insultare oltre. ti sarei grato se la smettessi di importunarmi.in ogni caso, non risponderò più.
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Barnard:

Quelli della Pietas selettiva, dalla Moratti a te.. passando per tutti quei personaggi che, se mai messi in discussione 5 secondi, reagiscono come te: “lei mi insulta!”, da Dell’Utri a Cuffaro. Sei bravo a sputtanarli nei tuoi libri, li conosci bene, perché tu sei loro e loro sono te, arroganti, mistificatori di dialoghi, sovvertitori di ruoli, sprezzanti e ciechi di successo. “Verrà un giorno” Marco… e capirai cos’è la pietas senza condizioni. Arriva per tutti.
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Travaglio:

si, verrà un giorno in cui ti vergognerai di questi insulti. nell’attesa, ti comunico che sei entrato ufficialmente nella mia posta indesiderata. bye bye

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5166

LETTERA APERTA SULLA RIFORMA DELLA SCUOLA E DELL'UNIVERSITA'

Monday, 27 October 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Riceviamo e pubblichiamo dal nostro collaboratore Marco Caruso

L’oggetto della “lettera” è tutto dedicato alla scuola e in particolare all’Università.

Il pensiero m’è nato guardando da vicino e da lontano le proteste di questo mese: lo slogan più ricorrente è senza tema di smentita quello che vorrebbe i ragazzi fortemente intenzionati a “non voler pagare la crisi”; crisi che loro definiscono “vostra” e che suona un po’ come se loro vivessero fuori dal Mondo.
Al di là di questo, mi chiedo e ti chiedo (amplificando l’interrogativo a tutti i lettori del tuo blogiornale) come mai gli stessi che oggi manifestano per non coprire una crisi che non gli appartiene e che addebitano a questo governo, in passato (neanche tanto lontano) non abbiano mai speso una parola nè iscenato una benchè misera protesta sotto gli uffici del rettorato quando le università e i 77 atenei italiani continuavano a sperperare denari pubblici, facendo sprofondare le facoltà negli abissi dei bilanci in rosso. Eppure quella crisi qualcuno l’ha pagata.
Personalmente con 200 euro di retta in più da un anno all’altro. Dimostrazione che le tasse universitarie già oggi possono diventare ostacoli per chi ha voglia di studiare ma non ne ha le facoltà economiche (sebbene anche questo sia vero solo in parte, esistendo i diversi scaglioni e le fasce di reddito cui commisurare le imposte).
Ma non ho visto striscioni, nè sono state occupate aule, nè i professori hanno promosso un fronte comune per abbattere un sistema malato ma che oggi si vuol far passare per sano.

Dall’anno prossimo, ai 77 atenei italiani si chiede di risparmiare (per legge) 63 milioni di euro. Praticamente 800mila euro cadauno. Praticamente niente. Se solo si volesse davvero razionalizzare l’organizzazione universitaria.
Ogni ateneo avrebbe la possibilità di risparmiare senza doverlo necessariamente farlo pagare, come fino a ieri, agli studenti.

Eppure non si sentono dai megafoni in piazza esortazioni al taglio dei corsi inutili nè alla fine delle baronie dei professori.
Ci credo che quelli stanno in piazza coi ragazzi e assieme ai ricercatori: se la “133” taglia il numero dei ricercatori da contrattualizzare vuol dire che ogni professore (barone) avrà meno assistenti da assumere per fare il lavoro che potrebbe benissimo fare da solo.
Quella universitaria, per com’è a tutt’ora, è una macchina infernale.
Ma non si protesta contro di essa. Bensì contro chi vuol mettere solo più ordine.
Si protesta per tagli che sono necessari e, volendo, stimolanti il cambiamento. Mentre non si è mai protestato contro chi ha voluto succhiare quanto più denaro possibile per sprecarlo in clientele, ma addirittura gli si sta fianco a fianco nelle piazze.

Questo è il vero scandalo…

Ciao

Marco Caruso

NONSOLOSOLDI. Il prezzo della benzina e gli italiani presi per scemi

Monday, 27 October 2008
Pubblicato nella categoria NONSOLOSOLDI

di Gianluigi De Marchi per www.dituttounblog.com

La sensazione comune di no poveri automobilisti è che, quando il prezzo del petrolio sale, i prezzi della benzina salgono, mentre quando il prezzo scende il prezzo della benzina scende di meno.
Le grandi compagnie petrolifere ci raccontano invece che aumenti e diminuzioni sono sempre equi e corretti e tengono conto del prezzo del petrolio e, ovviamente, del prezzo del dollaro e del suo cambio con l’euro.
Siamo tutti scemi o, come dicono a Roma, “ci fanno”?

Per determinarlo dobbiamo fare alcune premesse ed alcuni calcoli.
Prima premessa: il prezzo del petrolio è stabilito a livello mondiale, ed ha oscillazioni notevoli, amplificate negli ultimi mesi in misura abnorme. Il prezzo dipende da due componenti sostanziali: il valore del bene fisico (che interessa a chi l’acquista per raffinarlo o per bruciarlo nelle centrali energetiche) ed il valore speculativo (che interessa chi muove miliardi di dollari su future ed altre diavolerie “derivate”). Negli ultimi anni il peso della seconda componente ha preso il sopravvento sulla prima: il prezzo è determinato dai future, non dal valore reale. E questo è già uno scandalo, cui bisognerà porre rimedio, perché non è accettabile che quattro speculatori giochino con pezzi di carta che influiscono sull’oro nero indipendentemente dalla domanda e dall’offerta reale.

Signori governanti del mondo, avrete il coraggio di abolire i derivati dal panorama delle truffe planetarie?
Seconda premessa: il prezzo del petrolio è espresso in dollari, quindi ogni variazione (per essere correttamente raffrontata con il prezzo della benzina che è in euro) deve tener conto del cambio.

E ora facciamo due calcoli.
Ad aprile il petrolio era quotato intorno a 120 dollari al barile; il barile vale 159 litri; l’euro valeva 1,575 rispetto al dollaro; la benzina costava 1,38 euro al litro. Costo del petrolio in euro al litro: 0,479.
A luglio (picco massimo del prezzo del petrolio) l’oro nero valeva 147 dollari al barile; l’euro valeva 1,55 rispetto al dollaro; la benzina era schizzata a 1,57 euro al litro. Costo del petrolio in euro al litro: 0,596.
Quindi: in tre mesi il petrolio era salito del 22,5%, il dollaro era salito dell’1,6%, la benzina era salita “solo” del 14% (scarto 21 punti).
Oggi, fine ottobre, il petrolio è quotato intorno a 60 dollari al barile; l’euro vale 1,26 rispetto al dollaro; la benzina è scesa a 1,28 euro al litro. Costo del petrolio in euro al litro: 0,309.
Morale: in tre mesi il petrolio è crollato del 58%, il dollaro è salito del 23% e la benzina è scesa solo del 18% (scarto: 35 punti).
Si dirà: effetto dei ritardi negli adeguamenti, che richiedono tempo. Ma allora perché in sei mesi (da aprile ad ottobre) il costo euro/litro di petrolio è sceso del 35% ed il costo della benzina è sceso del 7%? (scarto 28 punti)
Signori petrolieri, non vi sembra di prenderci un po’ in giro? Lo sapete, vero, che se il calo della benzina avesse seguito quello del petrolio, in sei mesi il costo alla pompa avrebbe dovuto passare da 1,38 euro a 0,90 euro circa? Lo sapete, vero, che quei 50 centesimi sono sottratti dalle nostre tasche in maniera un po’ bizzarra? (per non dire altro…).
Provate a fare un bell’esercizio di calcolo anche voi e poi, una volta per tutte, seguite correttamente l’evoluzione del prezzo del petrolio sia al rialzo che al ribasso; con gli stessi tempi e con le stesse percentuali!
E piantatela di prenderci in giro, siamo scemi, ma non come credete voi…

ECCOVI UN'ONDATA DI VOMITO SU MARCO TRAVAGLIO

Monday, 27 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Giuliano Guzzo per Il Giornale di Vicenza

Brutto colpo per i sostenitori di Marco Travaglio: il loro idolo, da mercoledì, è un pregiudicato, proprio come il suo amico Michele Santoro e tantissimi altri. Classe 1964, laurea in storia contemporanea e una gavetta fatta all’ombra dell’ultimo Montanelli, Travaglio è da qualche anno il beniamino di quanti, per hobby o per noia, odiano Berlusconi e la sua coalizione.

Il tratto distintivo di questo popolarissimo giornalista, lo si sarà notato, sono le numerosissime contraddizioni che però, stranamente, i suoi estimatori non vedono.

Rinfreschiamoci la memoria. Travaglio sostiene che le televisioni siano sotto un dominio praticamente dittatoriale di Berlusconi che imbavaglierebbe chiunque gli fosse scomodo, ciononostante deve buona parte della sua ben retribuita fama (già nel 2005 intascava quasi 285.000 euro annui) ad una comparsa televisiva – la prima di una interminabile serie che continua tutt’ora i giovedì sera – ovvero quella del 14 marzo 2001 ad una trasmissione di Daniele Luttazzi nella quale al nostro fu concesso di parlare, o meglio di sparlare di Berlusconi per minuti e minuti. Ovviamente senza contraddittorio.

Eh già, perché Travaglio non ama repliche o, peggio ancora, domande. Qualche mese fa sono andato ad ascoltarlo ad un incontro a Trento e anche in quella occasione, a parte il pubblico che applaudiva commosso al punto che pareva di essere ad un Angelus del Pontefice, non ho potuto fare a meno di osservare la totale assenza di interventi che non fossero patetiche sviolinate.

Il meccanismo è ormai collaudato: Travaglio parla o scrive e molti lo osannano, senza andare poi a verificare se quanto da lui affermato corrisponda a verità.
Cosa che invece ha fatto il giudice che, per la prima volta, ha condannato Travaglio a 8 mesi di carcere, subito cancellati dall’indulto di mastelliana memoria contro il quale il giornalista ha speso parole di fuoco: altra contraddizione.
E non è finita. Travaglio, dicevamo, conosce a memoria i numerosissimi processi contro Berlusconi, passati e presenti, e non manca di sottolineare le prescrizioni che avrebbero salvato il Cavaliere da condanna certa.
Non solo: l’erede di Montanelli, come incautamente lo chiama qualcuno, ama avanzare ipotesi inquietanti circa presunti legami tra Berlusconi e la mafia.

Peccato che tutti gli elementi che, negli anni, i magistrati hanno avuto in mano al riguardo li abbiano sempre portati all’archiviazione: quei processi non si sono risolti per prescrizione o grazie alle cosiddette leggi ad personam; quei processi non sono mai cominciati.

Antonio Ingroia, magistrato che non ha certo la fama del garantista e che fonti ufficiose descrivono intimo amico di Travaglio, ha affermato che, piuttosto che complice, Silvio Berlusconi è da considerarsi “vittima” del sistema mafioso. Capito? Vittima. Il nostro, però, queste cose si guarda bene dallo scriverle.
Non per nulla uno che di lotta alla mafia se ne intende, il procuratore di Palermo Pietro Grasso, alludendo agli articoli di Travaglio, ha parlato di “disinformazione scientificamente organizzata”.

A proposito di legami poco edificanti, vale la pena ricordare che Travaglio, non più tardi di qualche mese addietro, ebbe a sostenere – in televisione ovviamente! – che il presidente del Senato Schifani avrebbe avuto “amici mafiosi”, dimenticandosi di sottolineare che in realtà ad essere incriminati per mafia non furono stretti conoscenti della seconda carica dello Stato, bensì personaggi ai quali quest’ultimo era stato legato decenni or sono e per pochissimi mesi.

Dopo quelle pepate dichiarazioni, però, si scoprì che ad aver avuto a che fare con un personaggio, dice una sentenza, “estremamente compromesso col sistema criminale”, fu proprio Travaglio il quale, nel 2003, con questo galantuomo ci trascorse le vacanze.

Piccolo particolare: il personaggio in questione è Pippo Ciuro, maresciallo dei carabinieri che indagò su Dell’Utri e sui Finanziamenti Fininvest. Sarà una coincidenza?
Andiamo avanti. Il “Saint Just della mutua”, com’è stato apostrofato da Fedele Confalonieri, passa dunque per un “esperto” di legge e giustizia. In realtà, così esperto di giustizia Travaglio non è visto e considerato che in un suo libro ha scritto che Roberto Castelli, esponente di spicco della Lega Nord, è stato condannato mentre, fino a prova contraria, Castelli risulta essere incensurato.
Sempre ad Annozero, dove recita la parte dell’oracolo, Travaglio si è fatto spiegare da Flavio Tosi, sindaco di Verona dalla parlata non certo accademica, la differenza (che ignorava) tra finanziamento illecito e corruzione: che figuraccia.
Gabriele Mastellarini, un collaboratore del settimanale l’Espresso, al quale collabora anche il beniamino dei nemici di Berlusconi, ha osato ricordare questa incredibile gaffe con Tosi sul suo blog ed è stato licenziato in tronco: ma non era Travaglio la firma scomoda e ribelle?

Non era, come ama definirsi, un “liberal-montanelliano”? Se è sufficiente ricordare i suoi errori per essere licenziati, evidentemente qualcosa non quadra.
Altra chicca sono i suoi libri: decine di possenti tomi con citate centinaia tra sentenze e verbali, eppure mai, in quegli imponenti capolavori, compare un’associazione che col potere politico ed economico ha molto a che fare: la massoneria.
Certo, si parla spesso della P2. Ma chi glielo spiega a Travaglio che quella Loggia non esiste più da decenni mentre, ad oggi, in Italia vi sono almeno due potentissime loggie massoniche di cui si sa poco o nulla?
Un’ultima contraddizione di Travaglio è l’odio che costui riserva agli elettori di Berlusconi, dei quali parla come se fossero un gregge di idioti.
Sbaglio o Travaglio ha collaborato al Giornale, sì proprio il Giornale del gran cattivone di Berlusconi, dall’88 al ’92? Lui che grazie ai soldini di Berlusconi ha campato, forse, dovrebbe avere un po’ più di rispetto verso chi, il Cavaliere, ha avuto solo la “colpa” di votarlo alle urne, no?
Certamente un po’ di rispetto dovrà averlo verso i pregiudicati, visto che da qualche giorno è lui stesso parte della categoria.

http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/Aal.htm

Maso, Carretta, Giudice, Pelosi… Ma sì, sbattiamoli fuori!

Saturday, 25 October 2008
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 di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Tra le notizie del Tg5 h.13.00 di oggi un altro flash su quella che sembra l’apertura del serraglio.

Dopo Maso (il quale viene ossessivamente ripreso da alcuni Tg mentre si reca al lavoro, esce dal lavoro, va a casa della fidanzata, esce da casa della fidanzata e il giorno dopo ricomincia il tran tran, che poi alzi la mano chi è interessato alla visione di questo Maso’s tour), dopo Carretta i cui spostamenti non mi pare vengano fortunatamente  filmati, ecco ora la telecamera puntata su Giancarlo Giudice.

Tra l’83 e l’86 uccise a Torino nove donne, prevalentemente prostitute che legava con cavi elettrici e soffocava con calze di nylon. Poi le bruciava o le gettava nei campi. Nelle fasi processuali fu riconosciuto  infermo di mente e nel processo di primo grado fu condannato all’ergastolo, pena ridotta a 30 anni di carcere in appello più tre anni da scontare in carcere giudiziario. Ebbene la notizia ci informa che dopo 22 anni tra prigione e casa di cura il Giudice (ironia della sorte questo nomen, poco omen) torna in libertà. Lascia l’Ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, anche se non ha concluso il percorso terapeutico, per trasferirsi non si sa bene dove. Mistero.

Avviso ai naviganti, ah no quello lasciamolo dire all’ammiraglio Berlusconi. Avviso alla flotta femminile, soprattutto alle balenottere: attenzione al sovrappeso e alla sciatteria, il Giudice uccideva donne grasse e poco curate (perché gli ricordavano la matrigna)!

Mi viene in mente quell’altro, tale Marco Mariolini, antiquario trentanovenne della provincia di Brescia, che invece prediligeva le anoressiche e finì per uccidere Monica, la quale per assecondare la sua perversione si lasciava inscheletrire ma ogni tanto invece voleva mangiare. Giudicato capace di intendere, il 30 marzo 2000 Marco Mariolini è stato condannato a 30 anni di carcere. Questa storia ha ispirato il film Primo Amore di Matteo Garrone (2004).

Il secondo flash grottesco è quello su Giuseppe Pelosi, detto Pino la Rana (sì come Kermit dei Muppets Show), ripreso mentre per conto di una cooperativa per la quale lavora da due anni, raccoglie il fogliame secco e le erbacce all’idroscalo di Ostia, all’interno di un piccolo parco: dedicato a chi? Ma niente meno che a Pier Paolo Pasolini, che guarda un po’ venne lì massacrato nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975. E il Pino la Rana, che si è fatto 9 anni di reclusione per quel delitto ancora non del tutto chiaro, e che quella notte era appunto nei ravvicinatissimi paraggi,  contribuiva a lordarlo indelebile quel prato, che forse non era all’inglese, ma con quel gesto fu imbrattato per sempre di ignobile onta.

Ammette che “la prima volta che sono venuto qua c’ho avuto ‘na sensazione strana, come quando entri dentro ‘na cosa buia e non sai dove andare”.

Anche leggere le targhe commemorative collocate  nella zona gli ha fatto un certo che! Infine alla richiesta da parte dell’intervistatrice di un eventuale  “souvenir” lui risponde:  “il ricordo di Pasolini è che la famosa ultima cena, chiamiamola ultima cena ironicamente anche se mi dispiace, nonostante la maschera dura e il volto segnato aveva una voce dolce, ecco, questo mi è rimasto”.

Ho capito che avevi 17 anni, Pino la Rana, ma tenessi la lingua a posto ora che ne hai forse una cinquantina e soprattutto non te le facessero pronunciare ‘ste gracidate!

Perché a qualcuno che le ha sentite queste parole, gli hai fatto certo venire l’amaro, in bocca.

No comment

Saturday, 25 October 2008
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Lettera a Dagospia.com a firma “Maestro unico”
Caro Dago,
vedendo i compitini di Travaglio ad Anno Zero, rimango deluso. Me lo ricordo quando in un articolo su Repubblica del 12 novembre 1999: “Nessuno manda via i corrotti”, nove anni prima di Brunetta, denunciava i cialtroni da licenziare nella pubblica amministrazione. A dargli man forte era anche il sito di Jacopo Fo: www.alcatraz.it. Ora invece, si scaglia, in modo tanto animoso da diventare macchiettistico, contro “er Puzzone”, ripeto, in modo tanto animoso da diventare macchiettistico. Spero di sbagliarmi, ma per Silvio, Travaglio è come un peto, lì per lì può dare fastidio, ma presto si dissolve nell’aere. Certo Travaglio lo fa per i soldi, che gli servono per le vacanze e per gli avvocati. Sono convinto che Marco Travaglio, se potesse, farebbe il Robespierre a 360°, tra l’altro ne possiede anche il grazioso profilo. Purtroppo lui sa bene qual è il suo target e non scriverà mai una cosa tipo: “perché non suggeriamo ad un gruppo rom di insediarsi nella tenuta dove Gad Lerner, attraverso una cooperativa – così tanto per pagare poche tasse – produce il suo rinomato vinello?” (Maestro Unico)

IL CENSORE ROMPE SEMPRE DUE VOLTE (ora pero' smettila e stammi alla larga)

Saturday, 25 October 2008
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di Gabriele Mastellarini

Premesso che ho molto di meglio da fare, mi trovo per la seconda volta in un paio di mesi ad occuparmi di un presunto “moderatore”, fortunatamente ignoto alle cronache siano esse nazionali, ma anche cittadine, locali, strapaesane, paesane, rionali, famigliari, ma abbastanza “famoso” tra i frequentatori del Forum non ufficiale di un noto giornalista, spesso criticato (ma con rispetto e correttezza) da queste parti. Ricordo solo che lo stesso giornalista proprio su quel sito “non ufficiale” aveva pubblicato in passato alcune righe su una sua condanna civile, allegandone la sentenza. Lo aveva fatto senza che nessuno gliene avesse chiesto conto, ma per mero spirito di trasparenza. Eppure nel descrivere la condanna (poi etichettata “soccombenza”), l’autorevole collega ometteva alcuni passaggi e la discordanza risultava evidente quando si leggeva l’allegata decisione del Giudice del Tribunale di Torino.

Eppure da quel sito “non ufficiale” nessuno aveva preso posizione per far notare le discordanze al collega, sempre piuttosto preciso nel citare atti giudiziari altrui (si leggano in proposito i vari post precedenti relativi all’altro collega di Mediaset, Filippo Facci) e l’unico ad accorgersi che i conti non tornavano fu il sottoscritto che lo scrisse su questo blog, poi ripreso da “Il Giornale” e mai rettificato ne’ smentito. Di fatto, io ho detto la verita’ mentre il valente collega torinese, forse tradito dalla sua stessa esigenza di trasparenza, aveva fatto alcune omissioni e le ho fatte notare al popolo della Rete perche’ i vari moderatori del suo forum HANNO IGNORATO quegli aspetti.

Si ricordera’ poi (si vedano sempre i post d’archivio) che il noto moderatore di tale Forum (dimenticavo, il Forum e’ uno spazio aperto a tutti) decise in passato di STOPPARE E DI FATTO CENSURARE una discussione che parlava di me, di questo blog e delle mie vicende. Subito sbugiardato, il moderatorino fu costretto a far macchina indietro e a riaprire la discussione, con relative scuse agli utenti.

Una volta che il moderatoruccio era tornato nell’oblio piu’ totale e io avevo gia’ dimenticato il suo Forum (non lo leggo piu’ da mesi), il suo nome, la sua attivita’ e la sua passione (che, visti i risultati, gli consiglio di cambiare), ricevo oggi dal lettore Dean (lui si’ sempre puntuale) questo post che vi riporto sotto: 

http://www.marcotravaglio.it/forum/viewtopic.php?p=168967#168967

“Allora, intervengo da “utente” e moderatore insieme.
Io sono arcistufo di regalare pubblicità gratuita a questo personaggio, il cui blog ha moltiplicato le visite solo e unicamente da quando gli facciamo pubblicità in questo forum, citandolo continuamente.

Perciò vi chiedo un favore (perchè di favore trattasi dato che non velo posso imporre): sarebbe veramente bello se, d’ora innanzi, evitassimo di citare continuamente quel blog, sarebbe la peggior punizione che gli possa capitare.

E’ una questione di maturità, il personaggio in questione sa benissimo che scrivendo un certo tipo di cose provoca una reazione qui sul forum e sa che, facendolo, si becca una citazione, con il risultato che molti utenti pioveranno sul suo blog.

Allora la domanda è: vogliamo continuare a giovare alla notorietà (e forse anche ai guadagni) di Mastellarini, oppure ne possiamo fare a meno?”

Ogni commento è superfluo. Si squalifica da solo.

Saluti”

Ogni risposta a questo noto maestro di moderatorismo e’ inutile, ma voglio solo dirgli che NON DEVE ASSOLUTAMENTE PIU’ PERMETTERSI DI TOCCARE LA PROFESSIONALITA’ DEL SOTTOSCRITTO, DEI COLLABORATORI DI QUESTO BLOGIORNALE E DEI SUOI COMMENTATORI ABITUALI, molti dei quali (penso al bravo Wil o alla dipietrina Clau89) hanno posizioni politico-giornalistiche affini a quelle del moderatorino ma si comportano in tutt’altra maniera e qui sono sempre graditi.

Per quanto riguarda i miei guadagni, caro moderatino, stia tranquillo, si moderi. Mi pagano benissimo e posso tranquillamente pisciare nel sedere (scusi il francesismo) ad altri colleghi piu’ o meno quotati che fanno operazioni di comarketing, spettacoli teatrali con locandine affisse abusivamente e quant’altro.

Inoltre, io NON HO BISOGNO DI PUBBLICITA’ GRATUITA, perche’ la mia firma esce con una certa continuita’ su testate nazionali e mi conoscono in molti nel mondo dei mass media. Questo blogiornale e’ solo un hobby piuttosto costoso, in termini di denaro e di tempo impiegato dal sottoscritto e dai collaboratori. L’unica fonte di “guadagno”, a parte i pochi centesimi dei google ads, per me e i miei collaboratori e’ la stima e la credibilita’ che stiamo ottenendo (pensi che addirittura mi scrivono per poter riprendere su altri siti i pezzi miei, di Nic, di Sergio, di Caridi. Sappia che ci ha scritto Eric Frattini e potrei farle altri esempi ma lei neanche lo merita).

Sappia, caro moderino, che mi sono arrivati i complimenti di avvocati, giornalisti, professionisti dei vari campi, oltre che dai semplici lettori e utenti della Rete. Ma se a lei non piace questo blog, e’ liberissimo di non leggerlo…la Rete e’ infinita.

Inoltre, e’ bene che le comunichi – dati alla mano – che gli accessi provenienti dal “suo” forum sono in media 5 o 6, quindi in percentuale inferiore all’uno per cento. La prego di informarsi prima di scrivere cazzate.

Tutto cio’ premesso, considerato che questo e’ il secondo post che parla di lei e mi sembra uno spreco assolutamente inutile di energia, la prego cortesemente di NON ROMPERMI PIU’ LE PALLE sul suo e altri Forum altrimenti saro’ costretto a comportarmi allo stesso modo in cui il compianto Paolo Frajese tratto’ il noto disturbatore Paolini davanti alle telecamere della Rai. 

Regards

Gabriele Mastellarini

Ai lettori. Se arrivano a censurarci significa che stiamo dicendo delle verita’ scomode e non vogliono che qualcuno disturbi il manovratore. Non preoccupatevi, non ci faremo intimidire. (g. mast.)