La vertenza Reiss Romoli al TG3 Abruzzo

Friday, 24 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Sergio Fornasini

Oggi il TG3 dell’Abruzzo ha mandato in onda un servizio sulla vertenza dei lavoratori della Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli. Nel frattempo è stato sospeso lo sciopero, il 29 ottobre le rappresentanze sindacali della Reiss Romoli incontreranno di nuovo vertici di TILS. Continua però lo stato di agitazione ed il conto alla rovescia, oggi siamo a 61 giorni dalla prevista chiusura.

Leggi anche SCANDALOSO! Verso la chiusura la Scuola Superiore “Reiss Romoli”

Ancora Schifani (in veste di Presidente del Senato) versus Travaglio

Friday, 24 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Comunicato stampa del Senato  Venerdì 24 Ottobre 2008

Sulle affermazioni ascoltate ad Annozero

Indicare come “spese del Senato” le cifre iscritte nei bilanci preventivi è operazione scorretta dal punto di vista contabile e quantomeno discutibile dal punto di vista informativo.

Nel corso della trasmissione Annozero, andata in onda ieri sera su RaiDue, nello spazio dedicato a Marco Travaglio, privo di contraddittorio alcuno, è stata fornita una immagine del Senato della Repubblica volutamente inesatta e denigratoria partendo da un assunto scorretto, assumendo cioè le cifre del bilancio preventivo 2008 come spese già effettuate.

Come è noto e come è anche facilmente intuibile, i numeri indicati nelle previsioni sono frutto di stime prudenziali che vengono fatte sulla base dei dati dell’anno precedente, senza tenere conto di eventuali risparmi e cambiamenti del quadro politico. Così, per citare il caso dei Gruppi parlamentari, e come è già stato scritto e ribadito più volte, le previsioni del 2007 dovevano tenere conto di una realtà di 11 Gruppi parlamentari e non 6 come nell’attuale Legislatura. Già a luglio di quest’anno, con un comunicato stampa, avevamo avuto modo di segnalare che “la riduzione delle spese riguarderà anche gli stanziamenti per i contributi ai Gruppi parlamentari.

Il monitoraggio condotto sui flussi effettivi di spesa a metà anno dimostra che alla fine del 2008 si registrerà un risparmio di almeno 2,5 milioni di euro e, se l’attuale numero e l’attuale configurazione dei Gruppi parlamentari dovessero stabilizzarsi, i risparmi si estenderanno anche agli anni successivi”.

In merito ai dati delle spese “reali”, cioè di consuntivo, sarebbe corretto ricordare che tra il 2006 e il 2007 la spesa generale del Senato è aumentata solo dello 0,07 per cento; quindi, in termini reali, cioè tenendo conto dell’inflazione, è diminuita. Così come non farebbe male ricordare che, nel caso dei fondi versati ai Partiti in proporzione ai risultati elettorali, quella registrata nei bilanci delle Camere è una mera “partita di giro”, trattandosi di stanziamenti decisi da leggi dello Stato, in particolare la legge 157 del 1999 e successive modificazioni.

In conclusione, vale la pena tornare sulla vicenda dell’acquisto di agende e agendine, per chiarire – si spera una volta per tutte – che è assolutamente tendenzioso e fuorviante affermare, come ha fatto Marco Travaglio nel corso della trasmissione Annozero, che “da solo il Presidente Schifani spenderà 260 mila euro per realizzare la preziosa agendina di Palazzo Madama…”. La spesa del 2008 è infatti il risultato di una gara europea di durata quadriennale decisa ed effettuata nella scorsa Legislatura e quindi non ascrivibile all’attuale Presidenza. Inoltre, a partire proprio dal 2007, e come già sottolineato con un comunicato stampa del luglio 2007, grazie a questa gara si è ottenuto un risparmio del 65 per cento sull’onere del 2005, facendo scendere il costo unitario delle agendine dai 20,28 euro del 2005 ai 7,60 dell’anno in corso. Infine, quasi il 50 per cento del costo totale di agende e agendine verrà comunque compensato dalla vendita delle stesse: quindi non è corretto sostenere che dal Senato escono 260 mila euro perché la metà dello stanziamento sarà coperto – come in passato – dai ricavi delle vendite.

Di Pietro e Veltroni: manifestazioni "rumorose" per pochi intimi (by Filippo Facci)

Friday, 24 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Filippo Facci per Il Giornale

Oggigiorno le manifestazioni sono fatte solo per noi, noi giornalisti, fotografi, cineoperatori, rilevatori di una realtà che è costruita solo al fine di essere rilevata.

Un tempo le manifestazioni avevano una funzione democratica insostituibile: oggi sono perlopiù delle immense e coreografiche conferenze stampa, e il più scarso dei programmi televisivi che si occupi di politica, in una sola sera, ha maggior seguito della più clamorosa manifestazione inscenata in questo Paese da molti anni a questa parte.

È da lustri che le minoranze rumorose non contano più, almeno non per strada. È da una vita che per capire l’aria che tira si rivela più utile il più malfatto dei sondaggi. I balletti delle cifre, poi, dopo ogni corteo, sono grotteschi: i manifestanti ormai si pesano, non si contano. Si è dato conto di manifestazioni dove c’erano quattro gatti: pensate a piazza Navona. Il numero di partecipanti ormai è rilevante solo in termini di ordine pubblico, può essere interessante da un punto di vista sociale o sociologico, può essere un sensore dello spirito di un’epoca, può essere molte cose: ma un’opinione espressa in piazza, in termini strettamente democratici e numerici, vale come una che resti racchiusa tra le mura domestiche. Identicamente. Le manifestazioni possono servire a chi ci va, e la Storia in buona parte è stata scritta da coloro che sono scesi per strada. Ma la Storia, quella Storia, ha svoltato da un pezzo.

Libri. Dalla cucina degli dèi agli hamburger di Mc Donald

Friday, 24 October 2008
Pubblicato nella categoria CULTUR@

In un panorama editoriale sempre piuttosto asfittico si segnala ancora una volta la piccola casa editrice pugliese Dedalo Edizioni che lancia in libreria un interessante saggio di Chiara Platania dal titolo “Labirinti di gusto Dalla cucina degli dèi all’hamburger di McDonald” (pp. 200, E. 15), con prefazione del professor Pietro Barcellona, all’interno della collana Scenari/Strumenti curata dallo stesso Barcellona, ordinario all’Università di Catania e autentico talent-scout della saggistica nazionale.(g. mast.)

La scheda di presentazione del libro. Nell’epoca delle manipolazioni genetiche e della standardizzazione globale del gusto, il cibo perde ogni legame con la tradizione, con il ricordo dei sapori e degli odori. Per comprendere cosa sta accadendo bisogna ripercorrere il millenario racconto dell’alimentazione.

L’autore
Chiara Platania è dottore di ricerca in Profili della cittadinanza nella costruzione dell’Europa e svolge attività di ricerca, presso il Centro Fernand Braudel dell’Università di Catania, sui temi dell’impatto della globalizzazione sui sistemi agroalimentari locali, su coesione sociale e attività produttive (nell’ambito di un progetto europeo), sulla sicurezza alimentare e gli Ogm all’interno del progetto internazionale «Ethical Traceabilitity and Informed  Choice in Food Ethics».

L’opera
Attraverso l’alimentazione, si può comprendere la struttura sociale e simbolica di una società e il rapporto degli individui con il proprio corpo: il complicato intreccio tra negazione della corporeità, mortificazione dei piaceri e dei desideri ed esaltazione della fisicità, tra controllo di Sé e controllo sociale. L’impatto simbolico del cibo, del pasto, del banchetto si è sempre ripetuto nelle narrazioni del mondo: non c’è origine senza nascita, non c’è inizio senza nutrimento. Ma oggi scivoliamo, quasi senza accorgercene, verso una vera e propria deprivazione sensoriale, particolarmente evidente nell’impoverimento dei sapori e nella standardizzazione del gusto. Se il pensiero dei greci si è espresso nell’equilibrio del simposio e la modernità è transitata da un fast food, quale sarà il cibo del post-umano?

Ulteriori informazioni su www.edizionidedalo.it

SCANDALOSO! Verso la chiusura la Scuola Superiore "Reiss Romoli"

Thursday, 23 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, TECH4YOU

di Sergio Fornasini

Nata nel 1972 come scuola di formazione per le aziende del gruppo STET, la Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli è oggi un centro di ricerca e didattica tra i più avanzati e sofisticati esistenti in Europa. Porta il nome del direttore generale della STET (dal 1946 al 1961), nel corso del tempo si è andata progressivamente aprendo anche a molte aziende esterne al gruppo, operanti nel settore della Information and Communication Technology diventando centro di eccellenza conosciuto in Italia e all’estero. Ha istituito corsi per neolaureati per il conseguimento dei Master TILS, eroga corsi sulla gestione delle risorse umane e gestione aziendale, avvalendosi anche di docenti esterni. Personalmente ci sono stato abbastanza spesso per formazione su tematiche tecniche e gestionali, tra queste ultime ho un ricordo particolare di un corso sulla creatività aziendale, docente il prof. Domenico De Masi.

Il centro di formazione sorge su un area di 24 ettari, il complesso è dotato di ristorante, bar, palestra, piscina coperta, campi da tennis pallavolo e calcetto, e di 200 stanze molto spaziose con salottino, bagno privato, TV e frigo-bar. Collabora da anni con l’Università de l’Aquila e schiera un nutrito gruppo di quotati docenti, tra i quali Tiziano Tofoni (Progettista e Docente. Ha conseguito il Master in Statistica Matematica presso la Florida State University, Tallahassee, Florida (USA) ed è stato Teaching Assistant presso il Dipartimento di Statistica, della stessa Università. Ha svolto corsi di “Teoria delle code”presso l’Università dell’Aquila. Autore del libro “MPLS: fondamenti ed applicazioni nelle reti IP” e coautore di “Ingegneria del Traffico nelle Reti di Telecomunicazioni”) e Giorgio Valent (Senior Consultant – Networking & Security Department, è in possesso , tra le altre, della Certificazione Cisco “CCAI- Cisco Certified Academy Instructor”; già Docente di “Sistemi di Telecomunicazioni” e “Tecnica Telegrafica e Telefonica” presso l’Università de L’Aquila) oltre a molti altri validi e conosciuti specialisti del settore ICT.

Le telecomunicazioni sono sempre più caratterizzate dal rapido progredire delle tecnologie e dei servizi, fondamentale quindi poter disporre di un campus attrezzato al quale le top companies possono affidarsi. Ovviamente le partecipazioni hanno un costo non irrilevante, compensato però dalla qualità dei corsi che determina forti ritorni del know-how in ambito aziendale.

Tutto questo però sta per finire, ci spiegano meglio come sia potuto accadere tutto questo gli stessi dipendenti della SSGRR che hanno aperto un blog sulla vicenda. Consiglio di leggere il post sulle ragioni della chiusura e quello sul lavoro svolto negli ultimi anni per rendersi conto come talvolta l’eccellenza non sia sufficiente affinché la ricerca e la formazione continuino ad esistere nel nostro paese.

CULTUR@. James Bond ritorna sul set maledetto

Thursday, 23 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SENTENZE

Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Sulle rive del lago di Garda, in anteprima nazionale, verrà presentata questa sera a Salò (BS), nella Sala dei Provveditori del Palazzo della Magnifica Patria, la 22° pellicola della serie dedicata a James Bond.

La zona, in cui sono state girate alcune scene del film, fa tornare in mente i due incidenti accaduti a fine aprile mentre la troupe si trovava lì. Già le condizioni del tempo avvolgevano la location in un’atmosfera plumbea e difficoltosa per le riprese. Ad aggravare la percezione di funesta malasorte il primo incidente: uno stuntman che alla guida di una delle cinque Aston Martin ha perso il controllo ed è volato con l’auto nelle acque del lago, dalle quali è stato ripescato dai sommozzatori, ricoverato in ospedale e sottoposto a camera iperbarica. Qualche giorno dopo il secondo incidente: nella sequenza di un inseguimento una vettura trainata da un camion con manichini al posto dei passeggeri si è sganciata e ha travolto l’altra auto con a bordo due stuntmen. La quale ha sfondato il muretto protettivo del lungo lago ed è rimasta in bilico nel vuoto. Uno dei due, rimasto ferito molto gravemente, è stato operato d’urgenza.

“Quantum of Solace”, interpretato da Daniel Craig che qui veste i panni di Bond per la seconda volta, è il sequel di Casino Royale  e racconta la missione di 007 che tradito nel film precedente dalla donna che amava (Vesper Lynd) e cercando vendetta, incontra un uomo d’affari senza pietà e appartenente ad una misteriosa organizzazione intenzionata a possedere il controllo di tutte le risorse naturali.

Il film, che è costato 225 milioni di dollari, è stato girato principalmente a Panama, Cile, Austria e Italia : Siena, Massa Carrara, Talamone (GR), Lago di Garda.

L’uscita è prevista in Italia per il 7 novembre.

Guardando il trailer c’è da chiedersi se la voglia di vedere questo film possa venire o passare.

Si ha la sensazione che in quel concentrato di frenetiche ed acrobatiche azioni alla Jason Bourne (delle quali in questi pochi minuti sembra esaurirsi la scarsa originalità) sia possibile prevedere anche l’esatto seguito di scontri e inseguimenti. Nella versione originale, grazie alle voci più marcate ed una intonazione più decisa, c’è un  maggiore coinvolgimento. In quella in italiano, si aggiunge forse anche la debolezza del doppiaggio.

Tutto sommato mi sembra personalmente più interessante la notizia dell’uscita, in concomitanza con “Quantum of Solace” di una serie di cofanetti dei vecchi James Bond in versione Blu-ray disc. Restaurati fotogramma per fotogramma e rimasterizzati per ottenere la più alta qualità audio e video, grazie al processo all’avanguardia della DTS-Digital Images di John Lowry, ed arricchiti da numerosi contenuti speciali, i titoli Bond scelti per celebrare la carriera cinematografica della spia più famosa del mondo sono i seguenti.

Volume 1 (Licenza di uccidere-1962, Vivi e lascia morire-1973, La morte può attendere-2002), Volume 2 (Solo per i tuoi occhi-1981, Dalla Russia con amore-1963, Thunderball-Operazione Tuono-1965), Volume 3 (tutti e 6 i film).

Casino Royale nel 2006 aveva incassato 595 milioni di dollari ed era costato 150 milioni. Quantum of Solace, costato 255, quanto dovrà e riuscirà ad incassare per pareggiare i conti ed essere considerato un buon investimento, pertanto dichiarato un…Bond vincente?

Se nel titolo, che tradotto significa “Un quantum di sollievo/conforto”, è contenuto almeno un indizio, la soluzione si preannuncia positiva!

CLAMOROSO! Travaglio loda Vespa. In futuro anche Facci e Mastellarini potrebbero lodare Travaglio?

Wednesday, 22 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Marco Travaglio per L’Unità: “È stato, eccezionalmente, un buon Porta a Porta quello dell’altra sera sul caso di Ottaviano Del Turco. Sempre in via eccezionale, va detto che Bruno Vespa lo ha condotto bene, ha fatto tutte le domande e le obiezioni che si potevano muovere, e ha offerto molti elementi di conoscenza sull’inchiesta che ha portato all’arresto del governatore di Abruzzo. Raro caso di «servizio pubblico» (talmente raro che i telespettatori, disabituati, hanno preferito Matrix con la solita pochade della Brunetta dei Ricchi e Poveri, ma soprattutto Ricchi)”.

Credo che dare un po’ addosso a Marco Travaglio in questi mesi sia servito dal farlo scendere un po’ dal pero sul quale era appollaiato. Forse è anche un po’ merito di Filippo Facci e del sottoscritto. Chissà se in futuro il Marcotravagliato business potrà tornare a fare il giornalista “normale” come tutti gli altri. Dopo l’articolo su Vespa, io ci credo e sarei ben lieto di tornare a parlare in termini “positivi” del collega torinese. Credo che Facci la pensi allo stesso modo. (g. mast.)

Posta e risposta. Lettera aperta a Filippo Facci sull'idiozia della Rete

Wednesday, 22 October 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Gent.mo Dottor Facci,
chi Le scrive è un lettore di quotidiani, nonché utente della rete, che da tanto tempo ha la ventura di riflettere sui suoi articoli e sui suoi interventi pubblici.

Su alcuni argomenti sono in completo disaccordo con Lei (sa, io sono un modesto baciapile, un cattolico praticante), mentre su altri, quali la politica interna cinese, la povertà e il declino presunti tali o “percepiti”, le ricerche “scientifiche”di sperdute università degli stati più rurali del nordamerica o dell’estremo oriente, certi pezzi sul Moige e associazioni di consumatori autonominatesi tali, o sul famigerato Dottor Sottile Giuliano Amato mi levo il cappello e le riconosco di essere veramente una voce fuori dal coro.

C’è una cosa però che mi sfugge.
Perché Lei si incazza così tanto con gli altri utenti della rete?
Lei questa partita l’ha già vinta in partenza rispetto a me, e agli altri nelle mie condizioni: ha una rubrica fissa su alcuni quotidiani nazionali, ha comunque una platea di lettori, si può permettere di “fare opinione” nell’accezione più anglofona del termine. Va in televisione, ha accesso ad eventi ai quali il sottoscritto non verrà mai invitato, conosce e frequenta e intervista personaggi di rilievo nazionale e internazionale.
Come nota, non faccio riferimento a stipendi o retribuzioni economiche, ma a soddisfazioni professionali e possibilità che il suo ruolo Le offre.

Il sottoscritto (e non credo di essere l’unico qui dentro) non avrà mai accesso a queste ribalte: al massimo può scrivere qualche considerazione sparuta in un blog o in un forum in internet, che qualche altro utente a volte legge, oppure più frequentemente la ignora.

Tutto qui.
La partita con me l’ha già vinta.
Incazzarsi e offendere vorrebbe forse dire stravincerla?
Peraltro in rete c’è un po’ di tutto: mi pare piuttosto utopistico pensare che non vi si trovino maleducati, gente altrettanto incazzata, a volte anche invidiosi del successo altrui, oppure ignorantoni rozzi. Sarebbe come entrare in un bar di periferia e cercare dei membri di un Senato Accademico in riunione, no?
Concludo facendoLe comunque i miei complimenti, e Le confesso: il suo pezzo su cui avrei più piacere di discutere è un articolo per il Foglio nel quale Lei parlava dell’Aldilà, pensi un po’…

Federico Testoni

Risponde Filippo Facci.

Caro Testoni,

la miglior risposta sull’idiozia della rete è rappresentata dalla risposta di Tyler.
Aggiungo solo che tutto nasce dal fatto che a suo tempo dissi che «la maggior parte dei frequentatori del blog di Grillo» è sottoacculturata e soprattutto che «la rete non esiste», nel senso che in realtà non ha nessuna specificità particolare: è un soggetto che si avvia a rispecchiare, come tutti gli altri, le opinioni proporzionalmente e universalmente diffuse nel resto del globo terracqueo. Nessuno si occupa del «pensiero della radio» o della tv, per dire: lo si fa per internet in quanto è uno strumento relativamente giovane (soprattutto in Italia) e dove è facile avere un’idea sfalsata del consenso e del mercato, per ora. Ma ancora per poco.
Uno che circolasse per internet potrebbe pensare che in Italia Beppe Grillo prenderebbe il 50 per cento alle elezioni, e che l’altra metà se la prenderebbe Di Pietro spalleggiato da Travaglio, per dire. La realtà è diversa, e assomiglia alla realtà che vale per tutto il resto. Internet è come se si valutassero i lettori di un giornale dalle lettere che giungono in redazione (il che, invece, ti da un’idea solo della particolare tipologia umana che scrive lettere ai giornali) o come se si valutasse l’opinione pubblica da chi fa manifestazioni in piazza (il che, invece, ti da un’idea solo della particolare tipologia umana che è disposta a scendere in una pubblica piazza).
Io ci passo la giornata, in internet. Non me la prendo col mezzo. figurarsi. E tendo a misurarmi con ’signori nessuno’ tutto il giorno. Ma non ho cambiato idea: l’internettiano orgoglioso medio, che si crede avanguardia, è un medio cretino. Non leggere i giornali non perchè inaffidabili: perchè non legge i giornali e basta. Complice l’anonimato, purtroppo, internet legittima anche le peggiori frustrazioni e fa sembrare rivoluzionario lo scagliare migliaia di sassi nascondendo migliaia di mani. Ma i numeri reali non cambiano. Grillo ha invitato all’astensione e non s’è astenuto nessuno, per esempio. E Travaglio, che stando alla rete dovrebbe essere il messia, è racchiuso in quello stesso 7-8 per cento di Di Pietro/Grillo ma che in rete sembra maggioranza assoluta solo perchè la maggioranza silenziosa non si agita mai più di tanto: nè in internet nè altrove.
Là fuori, nel mondo reale, io non riesco quasi più ad andare in giro perchè la gente mi ferma per strada per complimentarsi o altre cose. E a me la gente mi sta sui coglioni. In internet sembra invece che mi odino tutti, anche se non è vero. Ma è per questo che anch’io preferisco internet. cazzo me ne frega della soddisfazione borghese, dei complimenti della gente per strada. Ieri ho scoperto che in Facebook ci sono due gruppi a me dedicati: il gruppo di quelli che mi ama e il gruppo di quelli che mi odia. I primi sono più dei secondi. Internet si normalizza più velocemente del previsto. Maledizione.

  • Per quanto riguarda tutto il resto, la partita vinta eccetera, io sono un relativista. Sono uno che ha sfondato da un punto di vista o uno sfigato da un altro. Ci si abitua veramente a tutto (sempre più in fretta) e l’uomo soffre a seconda di come vive.

    Filippo Facci

  • Voci a mezzo di voci. Veltroni, Travaglio and so on

    Wednesday, 22 October 2008
    Pubblicato nella categoria ARTICOLI

    150

    di Claudia Vismara per Gonosen

    Ciò che manca in questa società è il valore della morale, fisso ed universale, sottratto al relativismo storico. Walter Veltroni, capogruppo del PD, in risposta alle parole del premier ha precisato che «Democrazia è anche riconoscere che esiste un’opposizione non solo sui giornali ma anche in piazza. Noi abbiamo il diritto di manifestare e lo faremo. È strepitoso – continua – perché si tratta della stessa persona che due anni fa, dal palco di piazza San Giovanni, parlava contro il governo Prodi. Vorrei capire: contro il governo Prodi va bene manifestare, mentre non va bene contro il suo governo e per un’Italia nuova?».

    Di che opposizione sta parlando? A quanto vedo soltanto Italia dei Valori mantiene una linea precisa di opposizione per ristabilire giustizia. Parole. Solo parole. Come quelle che in questi giorni hanno colorato la condanna di otto mesi in primo grado di Marco Travaglio, accusato per diffamazione nei confronti di Cesare Previti. Appresa la notizia, in molti hanno lamentato che Travaglio si diverte a prendere in giro alcuni politici, appellandoli con nomignoli talvolta dispregiativi.

    Fermo restando che mai ha offeso qualcuno, a mio avviso fa benissimo. Se ben ci si ricorda Alessandro Manzoni, nei Promessi Sposi, utilizza l’ironia come critica del potere, che si riflette particolarmente nei personaggi di autorità e in quelli che esprimono prepotenza. Si chiama cattiveria stilistica. L’ironia usata da Travaglio varia dal sarcasmo alla parodia sino allo scherzo leggero. Il sarcasmo colpisce soprattutto personaggi d’autorità e può giungere fino ai toni sferzanti della satira. Sono posti sotto tiro l’ambivalenza morale, il formalismo, l’ipocrisia, la tendenza alla doppiezza. Le balle che ci vengono raccontate. L’ironia è fortemente critica e razionale e permette di fare arrivare meglio al destinatario il messaggio che si vuole comunicare. Fare della satira non è una colpa. Come se non bastasse gli investitori speculano sui fallimenti societari, fuggono dal dollaro e cercano rifugio nelle materie prime. I prezzi di petrolio e frumento esplodono, le Borse crollano e la Cina ringrazia.

    A molti la ripresa economia non conviene. Ma cosi si va verso un nuovo ordine monetario globale? O forse verso la Grande Depressione del ventunesimo secolo? Leggendo il Manifesto del partito comunista di Karl Marx ho trovato qualcosa che mi piace. Marx teorizzò una società senza classi, utopistica ovviamente, dove lo stato è visto come società dei servizi e nient’altro. Questo perché la ricchezza è un quid e deve essere distribuita in modo eguale. Niente sperequazioni. Se così fosse verrebbero meno le contraddizioni e le crisi del sistema di produzione capitalistico. Ché magari qualcuno starebbe meglio.

    MAMMA CHE BOTTE! TRAVAGLIO: "FACCI E' UN PREGIUDICATO". LA REPLICA: "TUTTE FALSITA'". POI MARCIA INDIETRO DI MARCO SU FACCI-MANGANO

    Wednesday, 22 October 2008
    Pubblicato nella categoria ARTICOLI

    Ai sensi della legge sulla stampa, mi felicito per l’intuito di Facci che, mai nominato nel mio articolo, s’è riconosciuto nel “biondo mechato” e nella “Yoko Ono di Craxi”. Si vede che è fisionomista. Purtroppo è altrettanto smemorato sulle sue cause perse e i suoi processi penali.

    Finora non ho mai voluto usare, per polemizzare con questo o quel collega (o sedicente tale), i processi per diffamazione. So bene, anche sulla mia pelle, che sono incerti del mestiere poco rilevanti (salvo che riguardino parlamentari: nel qual caso, se le sentenze non sanzionano legittime opinioni, ma falsità conclamate, è giusto che gli elettori sappiano).

    Anche perché, per smontare le balle di chi mente sapendo di mentire, non c’è bisogno delle sentenze: basta conoscere i fatti. Come quando Facci venne ad Annozero a sostenere che Mangano non era mai stato condannato per mafia: fui costretto a rammentargli che era stato condannato in due processi istruiti da Falcone e Borsellino a 13 anni di reclusione per associazione a delinquere con la mafia e traffico di droga.

    Ma ora, visto che il mèchato naturale ci tiene tanto, mi corre l’obbligo di rinfrescargli la memoria. Il suo casellario giudiziale non riporta “un modesto risarcimento”. Riporta una condanna penale definitiva per il reato di diffamazione per il libro “Di Pietro, biografia non autorizzata” (Mondadori), a 500 mila lire di multa e 10 milioni di provvisionale, più le spese, decisa dalla Cassazione il 20 novembre 2002. Dunque il Facci che l’altro giorno mi dava del “pregiudicato” (falsamente: la mia condanna è solo in primo grado) è, lui sì, un pregiudicato. Quanto al “modesto risarcimento”, Facci non pagò i 25 milioni di provvisionale inflittigli in primo grado, anzi scrisse sul Foglio che li avrebbe spesi “in droga, orge, donne, financo uomini, piuttosto che darli a Lucibello”. Così si vide pignorare pure il Bancomat. E, nella successiva causa civile persa in primo grado, dovette pagare (lui o, più probabilmente la Mondadori, cioè Berlusconi) altri 50 mila euro all’avvocato diffamato, più 10 mila di spese legali e riparazione pecuniaria. Alla faccia del “modesto risarcimento”.

    Quando, nel processo penale, il pm gli domandò dove avesse tratto le notizie diffamatorie sul lavoro di Lucibello a Vallo della Lucania, lui tentò di sostenere che il suo era “giornalismo di costume”, “descrizione pittoresca” di “fatti comici”; ma poi, messo alle strette, il presunto comico dovette ammettere: “Non ho svolto un approfondimento particolarmente intenso…mi sono rifatto a un paio di racconti e alla pubblicistica peraltro scarsa… qualcosa ho letto, qualcosa mi è stato detto, dovrei fare una disamina parola per parola…non sono mai andato a Vallo della Lucania”.

    Poi concluse che quel “passaggio non lo giudicherei diffamatorio neanche se fosse falso”. Il pm, allibito, domandò: “Ma lei ha fatto verifiche sul passato dell’ avv. Lucibello?”. Risposta: “Non so cosa significhi ‘verifica del passato’…”. Un figurone.

    Altri 10 mila euro di danni il nostro ometto ha sborsato (lui o il suo santo protettore) in sede civile a Enzo Biagi, per averlo insultato sul Giornale dopo che era stato cacciato dalla Rai, già molto anziano e malato, chiamandolo “il non-giornalista per tutte le stagioni” e accusandolo di confezionare “insulsi brodini” e “insipide sbobbe” (sentenza del Tribunale di Milano, 12 luglio 2006, non appellata e dunque definitiva).

    Poi c’è una sfilza quasi interminabile di processi persi, in sede civile e penale, contro il pool Mani Pulite, che era solito diffamare a maggior gloria della sua carriera nel gruppo Fininvest. Se non sono giunti in Cassazione, e talora nemmeno a sentenza, è per un motivo molto semplice: Facci (anzi, il suo spirito guida) è solito pagare subito il risarcimento dei danni, ottenendo la rimessione delle querele. Lui dice che le transazioni avvengono regolarmente “senza il mio consenso”: segno che qualcuno decide e paga per lui (indovinate un po’ chi), anzi forse lo paga per diffamare. Ma poi, in calce alle lettere con le richieste di transazione ai denuncianti e le promesse di pagare i danni, compare regolarmente la firma autografa di Facci. Che firmi in stato di letargo? Non si tratta, beninteso, di opinioni negative sul Pool, magari orrende, ma legittime. Si tratta di balle a getto continuo, sempre all’insegna del motto professionale: “Verifica? Non so cosa significhi”. Per esempio le cause intentategli dagli ex pm Di Pietro (rimborsato tre volte in via transattiva), Davigo (idem, tre volte), e poi ancora Colombo e Ielo. Per una diffamazione contro Borrelli, Facci fu condannato in primo grado e in appello, poi in Cassazione lo salvò la prescrizione, ma il risarcimento danni fu confermato e pagato.

    Facci subì poi due processi, uno penale e uno civile, su denuncia dell’ex gip Andrea Padalino, diffamato a proposito del processo Caneschi. Nel primo, Facci fu condannato a 3 mesi e 30 milioni dal Tribunale di Brescia per un articolo sul Giornale in cui aveva – scrivono i giudici – “dolosamente sottaciuto o colposamente ignorato” fatti decisivi per la ricostruzione del caso e scritto “evidenti elementi di falsità”, anche perché le sue fonti erano “unicamente… la parte in causa: la famiglia Caneschi” e il suo avvocato. Nel processo civile Facci fu condannato definitivamente dalla Cassazione a rifondere 70 milioni di lire di danni per il libro “Presunti colpevoli” (Mondadori): “difetta – scrivono i giudici – sicuramente la verità delle notizie pubblicate”, visto che Facci è autore di “pura invenzione fantastica” e “finge di ignorare” i fatti veri “al fine evidente di seppellire il Padalino sotto un cumulo di ardimentosi equivoci, volti a minarne la credibilità… L’intento dell’Autore… si rivela precisamente quello di delegittimare il singolo magistrato… Il narratore si colloca all’interno dei Palazzi di Giustizia, ma non come un cronista obiettivo, e tanto meno come un ‘comune cittadino’, bensì come un abile sfruttatore di quelle innegabili anomalie del sistema, da cui trarre e alimentare l’onda della sfiducia verso la serietà del singolo operatore della giustizia, attraverso una trama sottile di espressioni calunniose … La diffamazione così perpetrata costituisce reato poiché la coscienza e la volontà del Facci di diffondere quella congerie di notizie inveritiere è fuori discussione”. Un bel ritrattino. Anche i giudici, evidentemente, sono fisionomisti.

    Marco Travaglio

    Gentile direttore,
    ai sensi della legge sulla Stampa sono costretto a importunarla nuovamente per smentire quanto riportato ieri da Marco Travaglio a pagina 29. Nel rispondere a un’altra mia richiesta di rettifica, Egli scrive che «Facci venne ad Annozero a sostenere che Mangano non era mai stato condannato per Mafia». E’ una falsità assoluta, probabilmente Travaglio mi confonde con qualcun altro. Io dissi «Mangano è un mafioso» (lo dissi due volte) e il video è disponibile anche su Youtube. Inoltre: confermo che il mio casellario giudiziale non riporta nessuna (nessuna) condanna penale per querele dei pm di Mani pulite, e infatti tutte le sentenze riportate da Travaglio sono civili o più spesso archiviate, ritirate o prescritte. L’unica condanna penale per diffamazione, per querela dell’avvocato Giuseppe Lucibello, non prevede neppure un giorno di carcere. Confermo infine la mia passata opposizione a qualsivoglia transazione coi querelanti (diversamente da quanto fatto da Travaglio in passato) ma nondimeno la mia impossibilità di decidere le scelte degli studi legali che rappresentano gli editori. Rilevo infine, solo a fini statistici, che nella storia del giornalismo italiano non s’era mai visto che un giornalista riportasse condanne di un altro giornalista neppure presenti sul casellario giudiziale, recuperate recandosi da ogni singolo querelante al fine di pubblicarle.

    Cordiali saluti

    Filippo Facci

    Precisazione:
    Nella puntata di Annozero del 19 aprile scorso, Facci non disse che Mangano non era mai stato condannato, anzi lo definì “mafioso”, anche se difese Berlusconi che in quei giorni aveva raccontato la superballa. Poi però dimostrò di sapere ben poco della vicenda del presunto “stalliere”: infatti scrisse sul Giornale che la famosa telefonata Mangano-Dell’Utri, a proposito di un certo “cavallo”, “non vi fu mai”. Invece vi fu eccome: fu intercettata dalla Criminalpol il 14 febbraio 1980 alle ore 15.44. Lo sa bene chi ha seguito il processo Dell’Utri, dove i pm ne fecero ascoltare l’audio e ne depositarono la trascrizione letterale.

    Marco Travaglio

    ULTIM'ORA. Dagospia: "Filippo Facci querela Marco Travaglio". Facci smentisce: "Non e' vero e non ho intenzione di farlo"

    Tuesday, 21 October 2008
    Pubblicato nella categoria ARTICOLI

    Prima o poi doveva succedere. La lunga risposta di Travaglio alla lettera di rettifica di Facci pubblicata oggi su “l’Unità”, ha convinto l’editorialista del “Giornale” a querelare Marcolino. (Fonte Dagospia, www.dagospia.com).

    Non ho querelato Travaglio e non ho intenzione di farlo. Non ho ancora mai querelato nessuno in vita mia. (Filippo Facci)

    Annozero (Raidue) costa 210 mila a puntata

    Tuesday, 21 October 2008
    Pubblicato nella categoria ARTICOLI

    Duecentodiecimila euro. E’ quanto costa alla Rai una puntata di Annozero, il settimanale di politica condotto da Michele Santoro. A rivelare la cifra è Enrico Paoli su Libero di oggi dove c’è la classifica di tutte le trasmissioni d’informazione della Rai, esclusi i contenitori del pomeriggio tipo “La vita in diretta”.

    Annozero è al primo posto, seguita da Fabio Fazio con “Che tempo che fa” che costa 175 mila euro, seguita da “Report” di Milena Gabanelli (130 mila), “Ballarò” di Giovanni Floris (105 mila) e “Porta a Porta” di Bruno Vespa che chiude la classifica con 85 mila, ma risulta essere la trasmissione con il più alto share (18%), insieme proprio a quella di Santoro. (g. mast.)

    Fiorello: "Ero caduto in un abisso e ho trovato l'energia per rialzarmi"

    Tuesday, 21 October 2008
    Pubblicato nella categoria ARTICOLI

    Le mie cadute? Molte. Quella che non dimentico? All’inizio della mia carriera artistica, dopo il successo improvviso, totalmente inaspettato. Mi sono ritrovato in mezzo a gioie e soddisfazioni grandi ma intorno a me un frastuono assordante mi ha impedito di ascoltare ciò che avevo dentro. Sono caduto in un abisso. È stato in quel momento che grazie ad una forza di volontà che mi riconosco sin da ragazzo, all’affetto delle persone vicine e alla fortuna di fare un mestiere in grado di suscitare emozioni negli altri, ho trovato un’energia nuova nella vita. Rosario Fiorello, per Il Giornale

    Filippo Facci fa outing: "A Mediaset non ne possono più di Fede"; "Anni fa criticai Costanzo e minacciarono di licenziarmi"; "Il Tg4 è stato sacrificato e abbruttito dai capricci del suo direttore"

    Tuesday, 21 October 2008
    Pubblicato nella categoria ARTICOLI

    di Filippo Facci per Il Riformista

    Emilio Fede non mi fa più ridere. Da anni. Non me ne frega niente che sia una sagoma, un personaggio, un elemento imprescindibile del paesaggio: non è imprescindibile, e il paesaggio ormai fa schifo. Ecco: forse il Riformista potrebbe essere l’ideale per scrivere due paroline su di lui, perchè uno scranno decente, per il resto, non c’è. Non c¹è a sinistra, laddove da quindic’anni ne decantano soltanto un macchiettismo da riproporre di continuo nel bastante verismo dei Blob.

    Non lo troverete su l’Unità o su Repubblica, e non perché sia una battaglia persa: perché è una battaglia vinta, dicono che Retequattro non ha un telegiornale, stop, chi deve saperlo lo sa, chi non l’ha capito non lo capirà mai più.

    E a destra? La battaglia qui è persa davvero, si fanno spallucce, che ci vuoi fare, suvvia, è Fede, la Terra gira, il mare è blu e al Tg4 c¹è Emilio. Un quotidiano come Libero non l¹attaccherà mai, figurarsi il Foglio, figurarsi al Giornale: direbbero subito che qualcuno vuol soffiargli il posto. Lo direbbe lui, anzitutto. Telefonerebbe a tutti. Neppure il Corriere o La Stampa o altri giornali ormai sprecheranno una parola contro di lui: tempo perso, e poi sia chiaro: ci vuole rispetto, cioè dico, Fede è stato un grande giornalista, quarantacinque anni fa fu inviato in Africa, nel 1976 ha condotto il Tg1.

    Neanch’io, un paria, potrei scrivere di Fede: perchè lavoro a Mediaset, dove a loro volta di Fede non ne possono più da anni, ma non possono farci niente. Resistono. Tengono duro. Ora Fede telefonerà a tutti. Anni fa. dopo che avevo criticato durissimamente Maurizio Costanzo, i vertici di Mediaset mi dissero che se non l’avessi piantata mi avrebbero licenziato: gli opposi l’articolo 21 della Costituzione (Costanzo è un pezzo di storia della Tv, prima che un dipendente aziendale) ma per educazione smisi comunque.

    Con Fede è diverso, non c’è mica da farne una campagna o da scriverne oltre. Ho già finito, non c’è altro da dire. L’altro giorno Fede ha detto che Roberto Saviano «si propone molto», incassa «tanti bei soldini», e, di come si vive da scortato, beh, «io potrei raccontarglielo meglio».

    E che fai? Niente. Ti vergogni. Per lui e per un Paese. Per un telegiornale sacrificato al climaterio di un uomo solo. Per un’intera redazione abbruttita dai capricci di un direttore che cambia segretarie e giornaliste come cravatte, dove professionisti validissimi hanno dovuto andarsene o cavarsela in qualche modo. Ridere no, non ridi più. Emilio Fede ha avuto imperdibili occasioni per lasciare da eroe, passerelle degne del giocatore che sa cogliere l’attimo: avrebbe avuto il plauso dei grandi. Invece è ancora lì. E noi qui.

    Tre-righe-tre di autoincensazione

    Monday, 20 October 2008
    Pubblicato nella categoria ARTICOLI

    Classifica Blogbabel, categoria giornalisti: www.dituttounblog.com al 29esimo posto (superato Sandro Ruotolo e a quattro posizioni da Claudio Sabelli Fioretti), in classifica assoluta al 516 esimo posto (ultimo mese 102 esimo) su oltre 15.000. Classifica blogitalia: 737 esimo assoluto su 32.265 iscritti.

    GRAZIE MILLE A TUTTI VOI. (gmast)