

Venerdì, sul Riformista, è stato pubblicato questo testo apocrifo a firma Antonello Piroso.
Mi scuso con i lettori ma tocca occuparsi ancora dei deliri di Marco Travaglio, l’entreneuse del Travaglino, il Calandrino che scriveva sulla Padania e votava Lega quando rimirava innamorato la “durlindana” di Bossi (una proiezione freudiana?), prima di diventare un oracolo dipietrista. Perché se è Di Pietro che traccia il solco, è questa sottospecie di Viscinskij alle vongole che lo difende.
Tsè, senti chi parla, Filippo-ci-Facci-il piacere! Lo scribacchino del Giornale, coi capelli pittati che manco Gil Cagnè, la Yoko Ono di Craxi, la Tina Pica di Andreotti, la Belen Rodriguez di Gianfranco Rotondi, la Elisabetta Gregoraci di don Budget Bozzo, uno così abituato a usare la lacca che si è ormai acconciato a fare il lacchè.
Ma taci, inquisitore dei miei zebedei! Sei falso come tutti i piemontesi: uno, bino e Trino Vercellese, te la canti e te la suoni che neanche quell’Apicella che dici tanto di detestare ma di cui compri poi i cd dai vucumprà con la scusa di aiutarli. Nessuno mi può pre-giudicare, nemmeno tu!
Odalisco che non sei altro, non fare il vispo tereso: continua pure a spargere menzogne sul mio conto, io non smetterò di dire la verità sul tuo. Che è un mistero, come certi conti cifrati svizzeri di qualche compare di cui ti sei eretto a turgido difensore. Solo che tu non sei Perry Mason, piuttosto un nano bagonghi della professione, una sorta di Ghedini con la parrucca di Gilda Giuliani quando Ivano, il parrucchiere delle dive frequentato da Gianni De Michelis, le sbagliò tintura e la fece biondo platino.
Ah ah, sei proprio un Monico Lewinski, un garantista pret-a-porter, una bella di giorno, una prefica del diritto. Da quando scrivi sull’Unità, il giornale diretto da Concitata De Gregorio è in crisi economica. Anzi: adesso esco e ne compro una copia, così le raddoppio le vendite. Lo sanno tutti che hai svacanzato ospite di uno spacciatore di Parmigiano Reggiano avariato, sei un bluff gonfiato con il Viagra degli interrogatori.
Io ce l’ho normale, ti sembra lungo perché sono gli altri ad avercelo troppo corto. Sei un presunto collega. Anzi: più che presunto, bisunto. Non meriti neppure il disprezzo che provo per il Cai-nano, che non è Brunetta che gioca a cavalluccio con un coccodrillo, ma l’Asfaltato di Arcore. E sciacquati la bocca prima di parlare dell’Unità, che mi ha dato una nuova rubrica, “Zorro”.
Ah sì? E il sergente Garcia chi lo fa, Tonino? Continua pure a ciurlare nel manico, caro il mio avvocaticchio delle cause vinte. Non sei sprezzante, sei solo spregevole. Se io lavoro per Mediaset tu dovresti lavorare per Banale 5.
Figurati se voglio abbassarmi al tuo livello. Tu devi stare in compagnia di quelli della tua risma: Emilio Fido, “il mento caldo dell’estate” Maurizio Belpietro, Pigi Cerchiobattista. Tutti alla corte del Cavalier Arrapaho, al cui confronto Flavio Briatore sembra un intellettuale della Crusca.
Sei il megafono dei giustizialisti, il capo ciurma delle tifoserie manettare, il presidente ad honorem dei mozzorecchi forcaioli, un giornalista-acrobata, riesci a far credere di essere in piedi mentre sei sempre seduto sulle ginocchia di qualche pm.
Tu invece sei il degno cantore di questa Repubblica della Bandana e delle Veline, un fiancheggiatore del governo e dei suoi James TremeBondi, Roberto “che due” Maroni, Renato Schifìo, Ignazio “Sodoma e scamorza” La Russa, Claudio “Sciaboletta” Scajola, Franco “Chantal” Frattini, il Gattosardo Francesco Cossiga.
Sì, un sardo nel buio…ma non lo vedi che ti avviti sempre più tu se stesso come un facocero con le scalmane? Proprio tu parli di veline, che ti affacci ogni giovedì come un piazzista di te stesso ad Annozero, dove lavorano note precarie come la contessina Borromeo e la spadaccina Granbassi. Sei uno che trancia giudizi con la sega circolare, e poi vendi il tuo dvd sul blog di Beppe Grillo. Se Eco ha scritto “Il nome della rosa”, voi dovreste scrivere un libro insieme, “Il nome della Cosa…Nostra”.
Il nome della rosa, il nome della cosa, ma chiama le cose con il loro nome, ammesso che tu le sappia. E’ solo invidia. Con me in tv, l’Auditel s’impenna. E poi non collaboro solo a giornali, ma scrivo libri e faccio conferenze.
E magari fra poco firmerai pure una linea di prodotti pre-maman con il marchio “Senza Travaglio”! Sei patetico, un onanista del pensiero debole, ti schitarri sempre con la stessa solfa, sei un mercante di suggestioni con partita Iva incorporata, un abile difensore dei diritti. D’autore. Tuoi.
Sono esausto, non ricordo più da dove siamo partiti.
Ma che importanza ha?
E’ vero. Ti ho sempre amato.
Anch’io.
(estratto dai prossimi articoli di Filippo Facci e Marco Travaglio)