Un sincero patriota

Monday, 10 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

Scorrendo il blog del corriere.it mi sono imbattuto un un interessante articolo di Alessio Altichieri, che potrebbe essere molto educativo per la generalmente stizzosa classe politica nostrana. Sono brani del discorso di un importante uomo politico al congresso del suo partito, nella politicamente (per noi) lontanissima Gran Bretagna, commentati dall’autore del post. Il prossimo anno questo leader se la batterà per essere eletto alla carica di primo ministro. Oltre ai contenuti, mi ha colpito il fatto che da quando è stato pubblicato, più di un mese fa, nessuno ha aggiunto l’ombra di un commento in coda al post. Poi ho visto che anche gli altri articoli non è che se la passino meglio, peccato.

(sf)


Responsabile, dignitoso, patriota: ecco un leader della destra
di Alessio Altichieri per il blog di corriere.it Leggi il resto –> »

"DIALOGO" TRA FILIPPO FACCI & MARCO TRAVAGLIO. "E' VERO. TI HO SEMPRE AMATO" – "ANCH'IO"

Sunday, 9 November 2008
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Venerdì, sul Riformista, è stato pubblicato questo testo apocrifo a firma Antonello Piroso.

Mi scuso con i lettori ma tocca occuparsi ancora dei deliri di Marco Travaglio, l’entreneuse del Travaglino, il Calandrino che scriveva sulla Padania e votava Lega quando rimirava innamorato la “durlindana” di Bossi (una proiezione freudiana?), prima di diventare un oracolo dipietrista. Perché se è Di Pietro che traccia il solco, è questa sottospecie di Viscinskij alle vongole che lo difende.

Tsè, senti chi parla, Filippo-ci-Facci-il piacere! Lo scribacchino del Giornale, coi capelli pittati che manco Gil Cagnè, la Yoko Ono di Craxi, la Tina Pica di Andreotti, la Belen Rodriguez di Gianfranco Rotondi, la Elisabetta Gregoraci di don Budget Bozzo, uno così abituato a usare la lacca che si è ormai acconciato a fare il lacchè.

Ma taci, inquisitore dei miei zebedei! Sei falso come tutti i piemontesi: uno, bino e Trino Vercellese, te la canti e te la suoni che neanche quell’Apicella che dici tanto di detestare ma di cui compri poi i cd dai vucumprà con la scusa di aiutarli. Nessuno mi può pre-giudicare, nemmeno tu!

Odalisco che non sei altro, non fare il vispo tereso: continua pure a spargere menzogne sul mio conto, io non smetterò di dire la verità sul tuo. Che è un mistero, come certi conti cifrati svizzeri di qualche compare di cui ti sei eretto a turgido difensore. Solo che tu non sei Perry Mason, piuttosto un nano bagonghi della professione, una sorta di Ghedini con la parrucca di Gilda Giuliani quando Ivano, il parrucchiere delle dive frequentato da Gianni De Michelis, le sbagliò tintura e la fece biondo platino.

Ah ah, sei proprio un Monico Lewinski, un garantista pret-a-porter, una bella di giorno, una prefica del diritto. Da quando scrivi sull’Unità, il giornale diretto da Concitata De Gregorio è in crisi economica. Anzi: adesso esco e ne compro una copia, così le raddoppio le vendite. Lo sanno tutti che hai svacanzato ospite di uno spacciatore di Parmigiano Reggiano avariato, sei un bluff gonfiato con il Viagra degli interrogatori.

Io ce l’ho normale, ti sembra lungo perché sono gli altri ad avercelo troppo corto. Sei un presunto collega. Anzi: più che presunto, bisunto. Non meriti neppure il disprezzo che provo per il Cai-nano, che non è Brunetta che gioca a cavalluccio con un coccodrillo, ma l’Asfaltato di Arcore. E sciacquati la bocca prima di parlare dell’Unità, che mi ha dato una nuova rubrica, “Zorro”.

Ah sì? E il sergente Garcia chi lo fa, Tonino? Continua pure a ciurlare nel manico, caro il mio avvocaticchio delle cause vinte. Non sei sprezzante, sei solo spregevole. Se io lavoro per Mediaset tu dovresti lavorare per Banale 5.

Figurati se voglio abbassarmi al tuo livello. Tu devi stare in compagnia di quelli della tua risma: Emilio Fido, “il mento caldo dell’estate” Maurizio Belpietro, Pigi Cerchiobattista. Tutti alla corte del Cavalier Arrapaho, al cui confronto Flavio Briatore sembra un intellettuale della Crusca.
Sei il megafono dei giustizialisti, il capo ciurma delle tifoserie manettare, il presidente ad honorem dei mozzorecchi forcaioli, un giornalista-acrobata, riesci a far credere di essere in piedi mentre sei sempre seduto sulle ginocchia di qualche pm.

Tu invece sei il degno cantore di questa Repubblica della Bandana e delle Veline, un fiancheggiatore del governo e dei suoi James TremeBondi, Roberto “che due” Maroni, Renato Schifìo, Ignazio “Sodoma e scamorza” La Russa, Claudio “Sciaboletta” Scajola, Franco “Chantal” Frattini, il Gattosardo Francesco Cossiga.

Sì, un sardo nel buio…ma non lo vedi che ti avviti sempre più tu se stesso come un facocero con le scalmane? Proprio tu parli di veline, che ti affacci ogni giovedì come un piazzista di te stesso ad Annozero, dove lavorano note precarie come la contessina Borromeo e la spadaccina Granbassi. Sei uno che trancia giudizi con la sega circolare, e poi vendi il tuo dvd sul blog di Beppe Grillo. Se Eco ha scritto “Il nome della rosa”, voi dovreste scrivere un libro insieme, “Il nome della Cosa…Nostra”.

Il nome della rosa, il nome della cosa, ma chiama le cose con il loro nome, ammesso che tu le sappia. E’ solo invidia. Con me in tv, l’Auditel s’impenna. E poi non collaboro solo a giornali, ma scrivo libri e faccio conferenze.

E magari fra poco firmerai pure una linea di prodotti pre-maman con il marchio “Senza Travaglio”! Sei patetico, un onanista del pensiero debole, ti schitarri sempre con la stessa solfa, sei un mercante di suggestioni con partita Iva incorporata, un abile difensore dei diritti. D’autore. Tuoi.

Sono esausto, non ricordo più da dove siamo partiti.

Ma che importanza ha?

E’ vero. Ti ho sempre amato.

Anch’io.

(estratto dai prossimi articoli di Filippo Facci e Marco Travaglio)

E' la stampa, schifezza. LA LEZIONE DI GIORGIO BOCCA

Saturday, 8 November 2008
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di Gabriele Mastellarini

Ho iniziato a leggere un saggio che consiglio VIVAMENTE a quanti vogliono avvicinarsi al giornalismo e a coloro (non pochi) che mi chiedono consigli sulla professione, per capire come avvicinarsi. A rispondervi non sono io ma Giorgio Bocca nel suo E’ la stampa bellezza (la mia avventura nel giornalismo), edito da Feltrinelli (euro 16,50 spesi bene). Di Bocca ho un ricordo personale molto particolare ma, allo stesso tempo, crocevia fondamentale per la mia successiva vita professionale.

Anni fa provai a cercarlo per chiedergli – mi sembra – una prefazione o un parere personale non ricordo su cosa. Come contattare il grande Giorgio Bocca? Fu davvero facilissimo: fu sufficiente consultare…l’elenco telefonico. Già, almeno fino a qualche anno fa, uno dei più grandi giornalisti italiani viventi era tranquillamente reperibile sulle Pagine Bianche, cercando l’abbonato Bocca Giorgio di Milano. Sulle prime pensai a un omonimo, magari a un parente. Composi le cifre prefissate dallo 02 e una voce austera e netta mi rispose: era il grande Giorgio Bocca.

Un dialogo di pochi minuti, cordialissimo. Un grande del giornalismo che, anche per il sol fatto di esser presente sull’elenco telefonico come un “comune mortale”, mi dava una lezione di umiltà e allo stesso tempo di professionalità, rispetto dell’interlocutore, serietà e severità allo stesso tempo.

Oggi ritrovo quel Giorgio Bocca e quella lezione di vita e di giornalismo nella pagine del suo ultimo libro che parla anche dell’editoria italiana sempre più preda della pubblicità e della scarsa professionalità dei giornalisti. Riporterò solo alcuni passaggi veramente utilissimi per quanti vogliono capire: non credo sia necessario commentare né io sarei capace di farlo.

– Il giornalismo di idee e di informazioni, come lo intese il secolo borghese, è una specie in via di estinzione se non già estinta;

– Oggi l’informazione politica o economica non fa il minimo sforzo per essere capita dai lettori o dagli ascoltatori. E’, nel migliore dei casi, uno scambio tra specialisti e, nel peggiore, una copertura dei grandi interessi.

– Il giornale, come il computer, è diventato un simbolo di potere: non importa capirlo, ma averlo;

– E’ gigantesco anche il numero dei giornalisti veri o presunti. Un esercito, una folla che non ha più un rapporto preciso con il giornalsimo d’inchiesta e di opinione, e che invece, in grandissima parte si occupa di pubbliche relazioni pubblicitarie;

– Migliaia di giornalisti assunti per fabbricare telai pubblicitari al posto delle notizie hanno azzerato i progressi fatti negli anni precedenti, quando abbiamo imparato a separare i fatti dalle opinioni, a dare le notizie prima dei commenti, a scrivere bene e chiaro. Ora siamo tornati alle notizie che vengono dopo le divagazioni, i gerghi, la cattiva letteratura. La televisione ha completato il disastro, concedendo la firma a tutti: alla pettinatrice come all’elettricista come a chi ti attacca un microfono;

– Per me il problema si poneva in questi termini: o tornare a Cuneo, in provincia, per fare l’avvocato o il ragioniere, o rimanere a Torino per fare il giornalsita. Io volevo, fortissimamente volevo, fare il giornalista. Allora, quello che oggi chiamano mobbing, sofferenza sul lavoro, umiliazione nel lavoro, era pesantissimo e quasi regolare, ed ero disposto a subirlo;

– Certamente una cosa l’avevo capita: che per salire nel giornalismo, come dovunque, avrei dovuto mangiare ogni giorno, come ha scritto Hemingway, “il mio chilo di merda e di fiele”;

– A volte mi chiedevano: qual è il segreto del buon giornalista? La precisione? Il distacco? La sintesi? La sintonia con i lettori? Rispondevo: non preoccupatevi, se un segreto c’è, è quello che avete già in testa, il segreto di chi ha orecchio per i suoni del creato, di chi ha occhio per la caccia, dello schermidore che sa parare e tirare. (Giorgio Bocca)

Posta e risposta. L'arringatore di folle e un Blog (il nostro) senza bavaglio

Saturday, 8 November 2008
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Lettera di DeanKeaton a Sergio Fornasini

Caro Sergio,

dopo averci riflettuto a lungo ho deciso di recarmi di persona per fine mese a seguire una delle presentazioni che Marco Travaglio farà del suo libro “Bavaglio”.

Voglio vedere questo mostro del giornalismo italiano mentre arringa la folla. E soprattutto mi interessano le reazioni dei presenti, visto che il repertorio del turista fai-da-te è ormai trito e ritrito, anche se, magari, in un’occasione più intima potrebbe sbilanciarsi più del solito.

Perchè glielo dico? Semplice. Mica voglio fare il Piero Ricca che mi fa schifo come personaggio e di cui detesto i metodi, ma vorrei condividere questa esperienza paranormale.

Ho notato che dei tour di Travaglio si scrive ben poco (l’ha fatto giusto Facci), concentrandosi sulle apparizioni, diciamo, più mondane, siano esse in video o cartacee.
Avete consigli da darmi?

Saluti

DeanKeaton

Risponde Gabriele Mastellarini.

Caro Dean, come ben sai questo spazio è senza nessun bavaglio,  da sempre aperto a quanti vogliano portare un contributo interessante. Il tuo resoconto “critico” dell’evento sarà certamente ospitato sul BloGiornale, purché i toni siano rispettosi della dignità umana e i fatti riferiti siano assolutamente veriteri.  Allo stesso tempo siamo sempre ben lieti di ricevere (come già accaduto) articoli pro-Travaglio e valutarne l’eventuale pubblicazione. Riporto sotto gli altri pezzi già pubblicati sul tema e ti chiedo di continuare a far riferimento al moderatore ufficiale, l’ottimo Sergio Fornasini, per tutte le esigenze di “cucina” redazionale.  Un caro saluto. (g. mast.)

Presentazione del “Bavaglio” di Travaglio: uno show (a tratti comico) di pessimo gusto

Il bavaglio di Travaglio, da lunedì in libreria (io non lo compro)

Bavaglio…allo sbaraglio

SILVIO DI ARCORE ANCORA UNA VOLTA E' "FRA…INTESO"!

Saturday, 8 November 2008
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di Nicoletta Salata per il blog Riflessioni in technicolor

Non intendo difendere né accusare nessuno, non parteggio per il soggetto, non sono simpatizzante di quello schieramento (né di altri perché aborro la categoria).

Analizzo soltanto dal mio punto di vista alternativo, più distaccato e certamente meno viziato l’affermazione “Obama è giovane, bello, abbronzato” espressa dal nostro premier in preda ad una comica quanto inutile euforia.

Personalmente ritengo si tratti semplicemente dell’ennesima inconsapevole battuta fuori luogo e poco umoristica pronunciata da chi sembra essere ormai avvezzo a tale pratica. E non solo con le battute ma anche con gli atteggiamenti.

Far indossare una specie di posticcio reggiseno o comunque apporre una toppa a “La Verità svelata” del Tiepolo non è stata forse una dimostrazione di assurda ed immotivata follia? Deturpante oltretutto un dipinto emblematico che nella sua allegorica tras-mission era forse una tra le poche cose belle e vere lì esposte.

Tornando alla frase io la percepisco bizzarramente come generata da una de-forma mentis che in quel momento si è  proiettata nel passato, probabilmente un po’ suggestionata dalla recente quotidiana frequenza di parole come U.S.A., America, Wall Street, Presidente, Banche, Investimenti ecc…

Ebbene il nostalgico Silvio rimembri ancor secondo me si è sovvenuto inconsciamente  di quel periodo, precisamente gli anni ’80, in cui non solo lui stesso emerse fondando tanto per dirne una Publitalia con Dell’Utri, ma si delineò proprio in arrivo da oltreoceano un movimento di “giovani” rampanti definiti “yuppies” (young urban people), che con il loro look cercavano  di apparire “belli” e soprattutto volevano diventare “ricchi“.

Obama, che evidentemente e non a torto viene anche considerato ed apprezzato per la sua rapida escalation è indubbiamente giovane, è discretamente bello (le orecchie con tendenza a sventola, da alcuni criticate, secondo me gli hanno giovato conferendogli un aspetto meno severo e più accattivante), ma dire ricco (in logica con-sequenza stile yuppie) non solo non avrebbe avuto senso (la moglie “mastina” tra l’altro pare guadagni più di lui)  ma sarebbe stato ugualmente fuori luogo poiché non c’entrava nulla. Inoltre essendo afro americano di madre bianca direi che effettivamente non presenta quei tratti somatici marcatamente africani ed è più mulatto che …fondente!

Al nostro pio presidente è sembrato quindi, nel suo remember, ovvio ed azzeccato, automatico e prestabilito, (come sgranasse il rosario in devota e ripetitiva successione), passare alla “corona” successiva non facendo “mistero” della ulteriore straordinarietà della vittoria di Obama, che essendo “abbronzato” non solo non ha bisogno di lampade né di pittura (al contrario di lui e quindi c’ha messo anche un po’ d’invidia) ma incarna davvero la realizzazione di un sogno che sembrava , anche per quel motivo lì del colore della pelle, quasi impossibile.

Ad avvalorare l’irresponsabilità di un inevitabile fraintendimento di quanto stava pronunciando con ingenua naturalezza, resta l’espressione sorridente, divertita, compiaciuta ed assolutamente incosciente assunta mentre si compiva il misfatto. Che secondo me è da considerarsi una gaffe, stupida e forse paradossalmente un po’ furbetta,  ma soltanto una gaffe. Da aggiungere alla lista che del resto nel suo caso è sempre open.

Certo da un Presidente del Consiglio ci si aspetterebbe maggiore consapevolezza e serietà. Ma non è la prima volta e non sarà l’ultima. E non sta a me interrompere il peccato né concedere l’assoluzione.

Insomma tutto qua, e se tutte queste persone che hanno sollevato convenienti ed esagerate congetture invece che fare “ooohhhhhh” e dire “oddio che vergogna” si mettessero a lavorare ed occuparsi di problemi più gravi ed urgenti (come da impegno assunto) forse staremmo tutti meno peggio del peggio in cui stiamo.

Amen.

L'Unità: "Soppresse tutte le rubriche". Abate: "Una Bugia". Infatti sparisce "Sagome", mentre"Ora d'aria" diventa "Zorro", dove serve corro

Saturday, 8 November 2008
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Caro Gabriele,
in questi giorni purtroppo mi sono imbattuto in un’altra storia simile alla tua.
A presto,
Wil

E’ la storia di Fulvio Abbate, già rubrichista a L’Unità. Ve la raccontiamo in poche righe.

Sabato sera, saranno state le dieci di sera quando il mio telefonino ha squillato. Era il vicedirettore: “Ciao Fulvio, devo darti una notizia…”
Bene, si trattava della soppressione della mia firma dalle pagine nazionali de “L’Unità”, e dunque la cessazione della rubrica “Sagome”. … sai, tutte le rubriche sono soppresse”. Bugia, sia pure sotto un’altra testatina, stanno ancora lì, ma questo l’avrei verificato nei giorni successivi. (Fulvio Abbate, ex rubrichista de “L’Unità”).

Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente

Friday, 7 November 2008
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di Sergio Fornasini

Ed ora parliamo di scuola e di istruzione. Non essendo un autorità in materia ho la licenza di parlarne liberamente, come del resto fanno tutti, politici in primo luogo. Prendo spunto dalle recenti dichiarazioni del premier, mercoledì le agenzie hanno riportato il suo pensiero in materia di università. La Reuters, una delle più autorevoli, riporta testualmente: Leggi il resto –> »

SCOOP! Corte dei conti, è guerra sulla circolare blocca incarichi

Friday, 7 November 2008
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di Gabriele Mastellarini per “Il Mondo”, in edicola con “Il Corriere della Sera”

Appena nata e subito contestata. La circolare sugli incarichi extra-giudiziari dei magistrati della Corte dei Conti, firmata il 29 maggio dal presidente Tullio Lazzaro (e mai diffusa ufficialmente), è stata impugnata davanti al Tar del Lazio nei giorni scorsi quando l’avvocato Paolo Scaparone ha depositato il ricorso per conto di Maurizio Mirabella, procuratore regionale di Aosta.

Il provvedimento, redatto dal Consiglio di presidenza dopo nove mesi di discussioni, ridimensiona un fenomeno che stava creando non pochi impacci all’immagine dei giudici-controllori che si trovavano a collaborare (lautamente pagati) con gli stessi soggetti pubblici controllati. La nuova circolare fissa regole precise: aspettativa più difficile per chi vuole dedicarsi ad altre attività, limite massimo di tre contratti occasionali presso uno stesso Ministero (non si applica per la Presidenza del Consiglio) e possibilità di svolgere «un solo incarico a carattere continuativo», valutazioni sui compensi, verifiche a campione sul lavoro dei magistrati e rigide graduatorie per la concessione delle collaborazioni.

Particolare attenzione alle docenze universitarie che saranno liberamente ammesse per i periodi inferiori alle 30 ore, mentre servirà il visto del Consiglio di presidenza se vanno da 31 fino ad massimo di 60 ore. Sul punto il Tar di Aosta (con sentenza del 16 ottobre, sempre su ricorso di Mirabella) è già intervenuto, spiegando che la libertà di insegnamento non può essere limitata neanche ai magistrati contabili e quel tetto orario potrebbe essere illegittimo.

La parte più discussa della nuova circolare riguarda il conflitto di interessi: procuratori, consiglieri e presidenti di sezione non potranno più collaborare con enti sui quali hanno giurisdizione. Disposizione cruciale, ma immediatamente derogata per gli incarichi autorizzati prima del 15 giugno scorso. Salva, dunque, la poltrona di presidente del collegio revisori della Regione Sicilia (fino al 2010) per il giudice della stessa sezione siciliana, Pino Zingale. Anche Michael Sciascia, in servizio presso la sezione della Campania, sarebbe incompatibile con la presidenza dei revisori dell’Università Orientale di Napoli (a 10 mila annui) ma resterà fino a scadenza del mandato, grazie alla deroga. Lo stesso ragionamento vale per il procuratore del Lazio Tammaro Maiello, fresco di nomina a consigliere giuridico del Ministro Altero Matteoli, con compenso di 30 mila euro. Nell’elenco delle ultime collaborazioni spiccano: Alfonso Maria Rossi Brigante, giudice contabile ed ex presidente dell’Autorità contratti pubblici, ora scelto come Capo di Gabinetto allo Sviluppo Economico (146 mila), Luigi Caso, neo capo dell’ufficio legislativo del Ministro della gioventù (61 mila), Claudio Iafolla, al vertice del Gabinetto alle Infrastrutture (87 mila), Mauro Orefice, capo di Gabinetto vicario del Ministro Claudio Scajola (70 mila) e Paolo Peluffo consigliere giuridico della Presidenza del Consiglio, con onorario extra-stipendio di 40 mila annui, autorizzato all’incarico appena 4 giorni prima dell’entrata in vigore della nuova circolare.

TRAVAGLIO BUSINESS FA PUBBLICITA' AL SUO DVD chez Beppe Grillo (ma te lo vende Casaleggio Editore). E lo ammette: "NON E' AFFATTO OCCULTA, E' PALESE"

Friday, 7 November 2008
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di Marco Travaglio per Voglioscendere (http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2079239.html)

Rispondo a chi si lamenta per la “pubblicità occulta” del dvd di “Passaparola”. Non è affatto una pubblicità occulta. E’ palese. Lo scopo mi sembra fin troppo chiaro: far sapere a chi è interessato che i primi dieci Passaparola della serie sono raccolti in un dvd acquistabile tramite il blog di Beppe Grillo.

E lo stesso faremo con i prossimi dieci, e così via. Chi vuole si compra il dvd, chi non vuole non se lo compra.

Visto che non ho notato particolare attenzione da parte dei giornali al nostro lavoro (i miei libri vantano il record del minor numero di recensioni, e così i dvd), dobbiamo fare tutto in casa.

Perchè raccogliere i Passaparola in dvd? Anzitutto perchè molti amici dei blog ce l’hanno chiesto, visto che spesso hanno difficoltà a ricevere un segnale pulito nella diretta settimanale. Sia perchè il nostro blog, come quello di Grillo, ha deciso di essere assolutamente libero, dunque privo di pubblicità. Chi ci lavora lo fa gratis. Ma il collegamento settimanale dal mio studio comporta delle spese non indifferenti per lo staff di Grillo: ogni lunedì, parte da Milano un tecnico armato di telecamera e tutto quanto occorre per le riprese e le trasmissioni, viene a Torino a casa mia e ci trascorre mezza giornata.

Potremmo accettare le varie offerte di ospitare pubblicità a pagamento che riceviamo grazie all’altissimo numero di persone che seguono i nostri blog. Abbiamo deciso di rifiutarle e di continuare da soli. Autofinanziandoci.

Per questo abbiamo bisogno dell’aiuto di chi, spontaneamente e liberamente, ci vuole sostenere.

Un caro saluto a tutti,
Marco Travaglio

LEGGI ANCHE SU QUESTO BLOGIORNALE
TRAVAGLIO ONLY BUSINESS. Sul sito di Grillo vendono il dvd con gli interventi di Travaglio. Beppe lo promuove sul blog: “Marco da solo tira 4 volte L’Unità”. Il tutto per 10,2 euro più spese postali

TRAVAGLIO BU$INE$$. Anche i suoi fan sono delusi (era ora!): “Marco non dà una bella immagine chiedendo di comprare il dvd Passaparola”. “Una mail collettiva? Se ci risponderà lo farà con la solita spocchia e sufficienza”

Travaglio business, c’e’ chi dice no. Io non ci credo

BARACK OBAMA NEW US PRESIDENT! Eccovi tutto ciò che avreste voluto sapere…ma sapevate già!

Friday, 7 November 2008
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di Claudia G. Vismara per Gonosen

Barack Obama ha battuto il repubblicano John McCain in una delle più straordinarie elezioni presidenziali della storia, diventando il primo presidente di colore della storia degli USA. L’affluenza record al voto ha allungato le code ai seggi ed ha reso più lento lo spoglio dei suffragi, ritardando l’annuncio della vittoria del candidato democratico. La certezza, non matematica ma politica, è stata acquisita quando Obama si è aggiudicato l’Ohio, uno Stato chiave, lo Stato che tutti i candidati repubblicani divenuti presidenti hanno vinto. Nel suo discorso di ringraziamento al Grant Park di Chicago dichiara, davanti a oltre 70.000 persone, che «il cambiamento è arrivato – change has come».

E’ circondato dalla sua famiglia e da Joe Biden, neo vicepresidente. «Se c’è qualcuno che ancora dubita che l’America è il luogo in cui ogni cosa è possibile, se c’è ancora qualcuno che si domanda se il sogno dei nostri padri è ancora vivo tuttora; se c’è ancora qualcuno che mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa sera avrà la risposta». Queste le prime parole di Obama che parla di fronte ad una vastissima folla elettrizzata e chiassosa che agita le bandierine americane.

E’ un tripudio di gioia e di colori. «Sta per arrivare un lungo periodo di cambiamenti – prosegue il neo presidente eletto – ma questa sera, il cambiamento è giunto in America». Obama ha poi ringraziato la sua famiglia e sua moglie, Michelle, che ha definito essere la sua migliore amica nonché l’amore della sua vita. Ha parlato alla sua nonna, Madelyn Dunham, morta di cancro la vigilia dell’elezione, dicendo che sapeva che lei lo stava guardando seppur lontana e malata. Ha inoltre mandato un messaggio a coloro che non hanno votato per lui: «A quegli americani per cui devo ancora guadagnarmi stima e supporto, potrei non aver vinto il vostro voto questa sera, ma sento le vostre voci … Sarò lo stesso vostro presidente. La strada davanti a noi – prosegue – è lunga. La salita sarà ripida. Potremo non raggiungere i risultati in un solo anno o in un solo mandato ma non sono mai stato più speranzoso di quanto lo sia questa sera». John McCain si è pubblicamente congratulato per la vittoria ma, con una punta di rammarico, ha aggiunto che bisogna lavorare insieme per cambiare davvero l’America.

United States of Travaglio. Dopo Facci anche Rocca, l'americano del Foglio, gliele suona: "E' UN IMBROGLIONE"

Thursday, 6 November 2008
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di Marco Caruso per Il Pensatore

Ma dovrebbe saperlo, Marco Travaglio, che le guerre su più fronti sono difficilissime da combattere e ancor più improbabili da vincere. Dopo il Giornale e dopo Filippo Facci, il nostro saputello alza il tiro anche sul Foglio di Giuliano Ferrara e su Christian Rocca in particolare: la loro colpa? Aver pronosticato la vittoria di McCain. Cosa che però non è avvenuta. Tutto falso.

E peccato che come al solito Travaglio non perda mai occasione non solo per star zitto ma anche per non smentirsi: quando perse Kerry (ma anche prima, Al Gore) o quando perse la Royal in Francia o quando l’anno scorso ha straperso Veltroni o quando nel 2006 Prodi pareggiò alla faccia di sondaggi e benpensanti, lui, beh, non tirò fuori neanche un mezzo rimprovero per quelli che avevano “cannato” il pronostico.

Oggi però, nel solito delirio di saccenteria, ha dato il massimo. E ha ricevuto la risposta che meritava.

Questo, il pezzo di Travaglio. Il primo a sbilanciarsi, il 7 marzo, fu Gianfranco Fini: “Gli Stati Uniti non sono ancora pronti per un presidente nero”. Ma il momento decisivo per le sorti delle elezioni americane fu la discesa in campo di Giuliano Ferrara, stregato da Mc Cain, ma soprattutto da Sarah Palin: “L’abbiamo scoperta noi”, gongolava il Platinette Barbuto, noto esperto in fiaschi, esaltando le virtù profetiche del suo talent scout addetto alle catastrofi, Christian Rocca, già noto per aver annunciato il trionfo in Irak e per aver scoperto i neocon quando negli States non osavano più mettere il naso fuori di casa. Ecco, quello fu il momento della svolta per Obama. Lì fu chiaro a tutti che McCain era spacciato.  (…) Anche il Foglio ci ha lasciato pagine indimenticabili, tutte sull’inevitabile disfatta del nero Barak. Il Platinette, dall’America, ispirava titoli tambureggianti: “Ed è subito Sarah”, “Vi fareste governare da Obama?”, “Perché l’idraulico Joe è il miglior alleato del soldato Mc Cain”. Sotto, le meglio firme del bigoncio si esercitavano nell’arte dell’oracolo. (…) Ma Christian Rocca, lo scopritore: “La Palin è un Obama al quadrato”, donna dall’”appeal a tratti profetico e messianico”, un incrocio fra “Bob Dylan e Erin Brockovich”, come pure il suo presunto gemello Barak, insomma “pare lei la candidata presidente e Mc Cain il suo vice”. E Obama: per l’esperto Rocca, “il candidato perfetto per una serie televisiva”, “elitario, intellettuale, troppo di sinistra e incapace di connettersi con il paese”, una “bolla che potrebbe sgonfiarsi rapidamente” visto che “da mesi viene rifiutato stato dopo stato, primaria dopo primaria, dalla working class del suo stesso partito, dai poveri, dagli ispanici, dai cattolici, dagli anziani, dalle donne, dagli ebrei e da qualsiasi categoria sociale e razziale a cui non appartengano afroamericani, studenti, intellettuali, miliardari, divi di Hollywood e fighetti”. E queste – si badi bene – “non sono opinioni”. Tiè. Resta da capire chi diavolo abbia votato per Obama. All’insaputa di Rocca fra l’altro.

Questo il pezzo di Christian Rocca come risposta alle bugie travagline: Marco Travaglio è un imbroglione. Lo so, non è uno scoop. Ma un suo esagitato fan mi ha girato un suo pezzo non so se sull’Unità o sul giornalino del penitenziario in cui sostiene che Il Foglio, Giuliano Ferrara, Stefano Pistolini e io avevamo predetto la vittoria di John McCain. Chiunque abbia letto il giornale e il blog nell’ultimo mese sa che è vero esattamente il contrario, cioè che eravamo certi della vittoria di Obama, e a valanga. Prima, invece, quando si era ancora lontani dal voto ho sempre scritto che chi diceva di sapere il vincitore mente sapendo di mentire. Non era un riferimento a Travaglio, ma il ragazzo è fatto così, fa così coi fatti. Quando non gli tornano, se li crea. Addirittura mette in mezzo Pistolini, uno che ha raccontato Obama quando ancora Travaglio copiava verbali (no, non l’ultimo di due secondi fa). Uno che ogni giorno, non da ieri, ma dal 2004, ha spiegato su carta e in video la grandezza e la predestinazione di Obama. A proposito, Barack si scrive con la “c”, prima della “k”.
Nell’articolo del secondino, tra varie fesserie sui neocon neanche fosse Caretto, è citato poi un mio virgolettato, dal quale pare che io abbia scritto che Obama è una “bolla che potrebbe sgonfiarsi rapidamente” e che non lo avrebbe votavo nessuno. Travaglio ha verbalizzato ad minchiam. La mia frase, scritta peraltro il giorno dopo la vittoria di Obama, senza il trattamento Travaglio, cioè quando era ancora vera, era questa: “Nessuno sa come andrà a finire a novembre, e chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Il fenomeno Obama potrebbe crescere ancora, trasformarsi in una valanga e travolgere McCain senza che il senatore dell’Arizona se ne accorga. Oppure la bolla potrebbe sgonfiarsi rapidamente”. Il pezzo vero, quello mio, non la ricostruzione dell’ex primo editorialista della Lega di Bossi, spiegava perché Obama pur vincendo le primarie avesse preso meno voti di Hillary. E, inoltre, ribadiva che “Obama è super, meraviglioso, stupendo e la sua vittoria alle primarie è storica, epocale, straordinaria” e che “Obama ha vinto anche per aver predisposto la più strepitosa macchina organizzativa e di autofinanziamento mai vista in politica, a dimostrazione che il senatore non è uno solo chiacchiere e spillette”. Mica è come Travaglio, quello tutto chiacchiere e manette.
PS
Secondo il secondino avrei anche scritto che Sarah Palin è “un incrocio tra Bob Dylan e Erin Brockovich”, quando è evidente che nel mio articolo il riferimento a Dylan è per Obama, non a Palin.

Questo video è datato 16/10/2008, circa 3 settimane prima del voto USA.
Ecco come Rocca preconizzava la sconfitta di McCain e già elencava gli stati in bilico che sarebbero stati vinti da Obama.

Rocca su Il Foglio Catodico

Rocca su Il Foglio Catodico

CULTURA@. Bis su James Bond per un "quantum" di curiosità e bondmania

Thursday, 6 November 2008
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di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Alla vigilia dell’uscita nelle sale cinematografiche del film “Quantum of Solace” (di cui ho parlato qui) prevista per domani, segnalo alcune curiosità. A Londra, alla prima mondiale di fine ottobre, la presenza dei principi William e Harry ha amplificato enormemente l’evento già di per sé attesissimo e coinvolgente. La spia di sua maestà, che anche con questa ventiduesima avventura infiamma i cuori degli inglesi rappresentando una vera e propria icona, ha fatto superare nei primi tre giorni di programmazione tutti i record del box office, con quasi 19 milioni e mezzo di euro.

Su Facebook (ultimamente però viene considerato da “sfigati”) ci sono 81.621 iscritti al gruppo “Quantum of Solace”.

C’è anche un gruppo tutto italiano di seguaci bondiani (o bondofili, sembra esserci un dubbio su quale sia la definizione più appropriata) che interagiscono in “Le Cercle, il club italiano di James Bond”.

Che a sua volta è alla strette dipendenze con il sito www.jamesbondwebitalia.com nella cui home è scritto testualmente: “Le Cercle, il club di James Bond, è un luogo dove poter trovare e condividere assieme ai suoi associati la scelta di sentirsi Gentleman o Ladies nei modi e negli atteggiamenti, condividendo assieme alcuni valori come: la cortesia, la sobrietà, l’eleganza, la raffinatezza nei gusti, nella ferma convinzione che è sempre il gruppo la forza trainante di una buona idea dove tutto però si riconduce al rispetto di ogni singola persona e opinione espressa. Persona=opinione, questo è il binomio vincente che permette a quell’idea di vivere, migliorare e progredire assieme a chi la sostiene”.

Sempre su Facebook c’è il gruppo”James Bond Day” che annuncia questo evento mai organizzato prima che si svolgerà domani a Gorizia, Palazzo del Cinema, inizio ore 14.00 con la proiezione di “Licenza di Uccidere”, “Casino Royale” e “Quantum of Solace”. Nel pomeriggio presentazione del libro “Mito Bond, il nuovo cinema di 007” ( Alacran Edizioni) con il co-autore Andrea Carlo Cappi assistito da Ilario Citton Presidente di Le Cercle.

Ma l’idea che ho trovato davvero buffa e sorprendente e che segnalo a quanti avessero aspirazioni emulanti l’audacia e lo stile di Bond si trova su http://www.visitbritain.it/campaigns/james-bond/index.aspx il cui invito (spero ironico e provocatorio) recita: “per la maggior parte delle persone, poter vivere lo stile di vita di James Bond è fantasia. Una di quelle che abbiamo avuto tutti, ma pur sempre una fantasia. Ma non deve essere così. Ora anche tu potrai concederti uno stile di vita normalmente riservato ai membri dei servizi segreti di sua maestà. Potrai capire come ci si sente a imporre il silenzio in una stanza solo con la tua presenza, a saltare giù da una montagna e a fuggire con il parapendio, a ordinare un Martini nel bar più alla moda di Londra (agitato, mescolato o come preferisci) e anche a salpare con la tua Bond girl su uno yacht privato”.

Nella sezione “Lo stile James Bond” si possono trovare dettagliate indicazioni al riguardo così ripartite: “Il look” (prima fermata dal barbiere più antico del mondo Truefitt&Hill detentore della garanzia reale, poi un salto da Floris per profumarsi con il N.89, quindi da Harrods per vestirsi con gli abiti dello stilista americano Tom Ford, scarpe inglesi Church’s, orologio Omega); “L’avventura”, “le Follie” e “Dedicato ai veri fan” (ovvero visita obbligata all’Imperial War Museum di Londra che celebra il centenario della nascita di Ian Fleming con For Your Eyes Only – la prima grande esposizione dedicata all’autore aperta sino al 1 marzo 2009, a Beaulieu la mostra presso il National Motor Museum per vedere da vicino le auto originali di James Bond e vari artefatti, Pinewood Studios, a Buckinghamshire, dove sono state girate le spettacolari imprese dei film di Bond, l’edificio MI6 Londra sede dei Servizi segreti dell’Intelligence (SIS), e da Scott’s per farsi un Martini “agitato, non mescolato”).

Altre due notizie interessanti riguardano Ian Fleming, l’inventore di 007 (1908-1964). Il quale stando ad alcune notizie apparse in questi giorni sui giornali inglesi avrebbe invece preso spunto da un personaggio realmente esistito, John Bond, spia segreta al servizio di Elisabetta I. Fleming potrebbe esserne venuto a conoscenza quando studiava nel Dorset, zona in cui risiedono i discendenti del presunto 007. I quali hanno ritrovato un diario in cui l’agente segreto annotava le sue avventure e in cui è citata la frase “il mondo non basta” presente in un romanzo di Fleming del ’63 e titolo del film omonimo del ’99.

L’altra curiosità è che il 13 novembre da Christie’s a Londra saranno battute all’asta (con una stima complessiva di 3.500 sterline) undici pagine manoscritte costituenti quattro lettere autografe inedite di Fleming (con post-scriptum “this is a love letter”) indirizzate a Loelia Ponsonby (1902-1993), terza moglie del Duca di Westminster, ritratta con il proprio nome in tre romanzi da Fleming e poi trasfigurata nel personaggio di Miss Moneypenny nei romanzi successivi.

Insomma, sarà che quest’anno ricorre il centenario della nascita di Fleming, sarà che “Bond rappresenta cose diverse per persone diverse. Per gli uomini, è l’idolo supremo, per le donne, un amante da sogno. Per l’oltremare è un autentico gentleman inglese, per i britannici, un eroe nazionale”, con tutto questo battage pubblicitario, se il debutto del film è stato più che entusiasmante e soddisfacente c’è da ritenere che da domani le sale saranno strapiene e gli incassi ab-Bond-antissimi!

 

NONSOLOSOLDI. I guru e le previsioni economiche…a vanvera

Thursday, 6 November 2008
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di Gianluigi De Marchi per www.dituttounblog.com

Questa estate i grandi “esperti” di economia facevano previsioni ben precise sul prezzo del petrolio: entro dicembre sarebbe arrivato a 200 dollari al barile, le economie mondiali avrebbero dovuto adeguarsi, i paesi produttori sarebbero diventati smisuratamente ricchi e quelli consumatori smisuratamente poveri.

Previsioni fatte mica dal mago di Arcella, ma da uno dei cosiddetti “guru” di Goldman Sachs, l’economista Arjun Murti che probabilmente guadagna milioni di dollari all’anno per prevedere il futuro.A fine agosto, con il prezzo del petrolio calato del 25% rispetto a luglio (un mese prima, non due secoli prima…) ecco spuntare un altro “guru”, Jim O’Neill, economista di Goldman Sachs (toh, chi si rivede…) che dichiara che il prezzo del petrolio è destinato a scendere entro Dicembre a 50 dollari al barile. Forse Goldman Sachs è una banca così grande che neppure i suoi economisti si conoscono, e non si parlano fra loro…

Stessa cosa per l’oro: in estate gli “esperti” consigliavano di comprare oro a 1.000 dollari l’oncia, perché il prezzo sarebbe salito alle stelle, trattandosi dell’unico bene rifugio valido; oggi l’oro è crollato a 700 dollari e si prevede che possa scendere a 500 dollari. Insomma, si “danno i numeri” a vanvera, sperando di azzeccare; un po’ quello che fanno gli astrologi che predicano all’inizio dell’anno sventure per il Capricorno, fortune per l’Acquario, amori per il Sagittario e poi via, fiduciosi che tanto i lettori si scorderanno le previsioni sballate e ricorderanno solo quelle tre-quattro cose indovinate.

Signor esperti, signori economisti, signori astrologi, volete per favore smetterla di prevedere il futuro che tanto è inutile? Volete lasciarci in pace che almeno, se compriamo le Fiat ai massimi è perché siamo ignoranti e siamo affezionati all’azienda di Torino, e non perché ce lo avete consigliato apposta mentre voi le vendevate a piene mani? Per favore, abbiate il coraggio di confessare che non sapete quanto varrà il petrolio a Natale, che non avete idea di come andrà la Borsa domani, fra un mese o fra un anno, che non immaginate neppure dove andrà il prezzo dell’oro, del rame, del caffè?

Staremmo tutti meglio, senza l’angoscia di dover far le scorte di petrolio a 150 dollari per non correre il rischio di restare con i caloriferi spenti d’inverno e di fare incetta di monete d’oro per far fronte alle future tragedie economiche che voi provocate…
Grazie a nome di tutti.

UN DIRITTO DA 20 MISERI CENTIMETRI?

Thursday, 6 November 2008
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di Paolo Barnard

E’ l’estate del 2000, sono a Boston per la mia prima intervista a Noam Chomsky. A chi non lo conoscesse rammento che Chomsky è il più noto intellettuale dissidente americano di sempre, definito dal New York Times “probabilmente il più importante pensatore vivente”, ed è il linguista di maggior calibro del XX e XXI secolo. Insegna al prestigioso Massachussets Institute of Technology (MIT), dove è professore ordinario.

Bene, sto per incontrare questo mostro sacro della cultura accademica nel suo ufficio all’MIT e vengo avvisato dal suo segretario che l’intervista non potrà durare più di 60 minuti, poiché “Chomsky ha un importante appuntamento alle 17 precise”. Non nascondo a costui il mio disappunto: rappresento un network televisivo nazionale (RAI), sono venuto da oltreoceano per intervistare il professore, ho preso questo appuntamento 3 mesi fa, e ora ho solo 60 minuti per montare la telecamera, i microfoni, fare le prove audio e video, poi sbrigare un tema come il Debito del Terzo Mondo, Fondo Monetario, Banca Mondiale, sperequazione della ricchezza… Niente da fare, il prof. ha un impegno. Fine della discussione.

L’intervista è piacevole, Chomsky è gentile, tutto fila liscio, ma dopo 59 minuti, accidenti a lui, il segretario bussa lievemente alla porta e si mostra a Chomsky attraverso il riquadro di vetro della stessa. Sessanta secondi dopo è l’intellettuale in persona che con un sorriso mi dice “time’s up, sorry..”, il tempo è finito, spiacente. Un rapido saluto, stretta di mano e fuori dallo studio con tutti i marchingegni del mio mestiere. Chomsky richiude l’uscio alle mie spalle.

Sono nell’anticamera indaffarato ad arrotolare cavi, riporre microfoni, controllare le cassette, ma non manco di guardarmi intorno in attesa dell’arrivo di questo ospite così imprescindibile. Non c’è, non arriva, nessuno ha suonato, non ci sono colleghi di altri network in coda per un’intervista. Il segretario armeggia col suo pc, un paio di tizi (presumibilmente docenti) camminano da un ufficio all’altro senza alcuna intenzione di dirigersi da Chomsky, un ragazzino meno che ventenne se ne sta seduto alla mia destra sfogliando testi e appunti. Per il resto calma piatta. Ma dov’è sto pezzo da novanta per cui mi hanno messo le braci al sedere?

Saranno passati sette minuti, quando Chomsky riapre l’uscio dello studio e con fare cortese invita il ragazzino ad entrare. I due si accomodano e iniziano la conversazione, li vedo attraverso il riquadro in vetro. Ancora la mia mente si rifiuta di arrendersi all’ovvia realizzazione, e in un residuo sforzo di capricciosa incredulità mi spinge a chiedere al segretario “ma è quel giovane l’appuntamento importante?”. “Sì, è uno del primo anno, un ordinario colloquio col prof.”, giunge serafica la risposta del mio interlocutore. Riparto per l’Italia.

Devo fare rewind e proprio spiegarvelo? No, sicuramente non serve. Cari studenti, questa scena affatto isolata nel panorama accademico statunitense appartiene a un ‘film’ che se mai verrà proiettato in Italia sarà forse fra un secolo, o probabilmente di più. Essa ci parla di un essere nell’università che dista da noi italiani come Marte dalla Terra, di una riforma vera, epocale, di un concentrato di democrazia, diritti, intelligenza, umiltà, pedagogia, libertà che nessuno qui da noi neppure si sogna di sognare. Noi, poveracci, siamo arditamente alle prese con la preistoria della riforma del sapere e dell’insegnare. Qualcuno, qui, se lo immagina un grande barone universitario italiano sbarazzarsi velocemente della CBS, di France 2 o della ZDF tedesca per onorare un colloquio con un ‘primino’ di neppure vent’anni?

E allora. Chiedo a tutti e con vero pathos: perché abbiamo rinunciato a immaginare un ‘altro mondo’? Perché ci facciamo sempre ingannare da chi ci convince che il cambiamento significa conquistare due metri quadri in più di pollaio puzzolente, e non, come dovrebbe essere, miglia e miglia di prati e colline, valli e montagne dove respirare veramente? Perché ci scanniamo per ottenere due metri quadri in più di finanziamenti o di risicate riformucole da strappare alla Gelmini e non lottiamo invece per un’istruzione nuova a cominciare dalla dignità di ogni singolo studente che deve essere il protagonista importante, il numero uno delle priorità di ogni docente, imprescindibile appuntamento senza se né ma, oggetto-soggetto di un diritto attorno a cui ruota tutto il sistema istruzione, e vi ruota con UMILTA’?

Non capite, studenti, che il gioco più perverso dell’era politica contemporanea è proprio il riformismo? E’ quella cosa che ci ha tutti convinti che lottare per i diritti del nostro futuro significhi ottenere qualche decimetro in più nella catena che ci hanno messo ai piedi. Oggi ci hanno convinti, e lo ripeto, che libertà e rivoluzione, che riforma e miglioramento significhino potersi allungare di altri 20 centimetri dal muro cui siamo incatenati nel pollaio in cui siamo rinchiusi. E ce l’hanno fatta: noi siamo proprio ridotti così, completamente dimentichi della possibilità di avere Diritti Veri e una Vita Inedita, ma del tutto inedita, in questo caso un’istruzione da secolo nuovo. Insomma, un’altra esistenza dirompente nel cambiamento, così come l’umanità ha sempre saputo fare nella sua uscita dalla barbarie verso la civiltà. No, nel XXI secolo del riformismo siamo stati ridotto a sentirci trionfanti se un Walter Veltroni riuscirà col referendum a donarci 20 centimetri di riforma dell’istruzione in più. Ed è così in ogni campo del nostro vivere.

No, no  e no! Cosa avrete risolto quando e se la Gelmini avrà fatto marcia indietro? Perché non mettiamo tutta questa energia oggi esplosa nelle piazze per arrivare a una scuola che non ci devasti l’anima, che non ci faccia odiare la cultura, che sia il nostro regno del rispetto nell’età più sensibile di tutta la vita, che non ci insegni le virtù del servilismo e dell’arroganza, dove non ci si senta con le ossa svuotate di fronte alle cattedre o ad aspettare nei corridoi i favori dei baroni? Dove a neppure vent’anni si possa entrare a colloquio dal tuo professore sul tappeto rosso, mentre fuori dallo studio, in corridoio, al resto del mondo tocca di aspettare voi e la piena soddisfazione del vostro diritto.

Immaginare in grande, immaginate in grande.

Tratto da www.paolobarnard.info

We need change

Wednesday, 5 November 2008
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da IFG online

Entusiasmo in Italia Anche il mondo politico italiano ha salutato con grande entusiasmo la storica vittoria di Obama. «Se il vento gira in America poi gira anche da questa parte. Questa notte ce la ricorderemo per tutta la vita. Gli Usa hanno fatto una scelta di coraggio ed è una buona notizia per il mondo intero», ha commentato il leader del Partito Democratico Walter Veltroni. «La vittoria di Obama è la vittoria della speranza. E noi siamo figli di questa cultura e non della cultura della paura», ha aggiunto Veltroni. Leggi il resto –> »