Busto Arsizio: Dalla cena alla querela Grillo-Farioli, fine dell'idillio

Saturday, 15 November 2008
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da “La Provincia di Varese” quotidiano online

Il primo cittadino minaccia la denuncia, il comico: “Ognuno ha il sindaco che si merita”

Al PalaYamamay è vero delirio, con Beppe Grillo che litiga con il sindaco Farioli e tira la volata ad una lista civica del Meetup. Dopo il duetto di un anno e mezzo fa, quest’anno con il primo cittadino si va ai ferri corti. Galeotta fu la cena dopo lo show “Reset” e una battuta di Grillo sull’episodio, in cui sostiene di aver pagato lui il conto. Fuori dai camerini lo conferma con altro tono: «Non è un problema, sono disposto ad offrirgli un’altra cena».

Anche se le voci circolate sullo scarso entusiasmo con cui sia stata accolta quest’anno la presenza dello spettacolo non lo hanno lasciato indifferente: «Mi risulta che non fosse tanto contento del mio ritorno – spiega all’uscita dal palasport – ma ognuno ha il sindaco che si merita». La reazione di Gigi Farioli è da “apriti cielo”. «Se Grillo non smentisce questa affermazione lo querelo per diffamazione – spiega il primo cittadino – e se vinco la causa devolvo il risarcimento in beneficenza alla casa Brugnoli-Tosi per disabili adulti». Farioli non l’ha presa sul ridere, anzi: «Non si può giocare sulla credibilità delle persone perbene. Io pago sempre i miei conti, e ho prove e testimoni che confermano che ho pagato anche il conto di quella cena con Grillo. A Busto tutti sanno che ho persino rinunciato all’auto blu e all’autista e mi sono comprato il televisore che ho in ufficio, mentre lui gira su uno yacht con bandiera estera». E se Beppe Grillo non replica in prima persona, per lui parlano fonti vicine all’organizzazione, con l’intento di stemperare la polemica. «Quando ce ne siamo andati dal ristorante abbiamo pagato il conto – la precisazione sul caso della cena – ma se il sindaco, che se n’era andato via prima per altri impegni, dice di aver pagato non abbiamo motivo di dubitare che sia successo così. Significa che il conto è stato diviso alla “romana”».
Polemica chiusa? Si vedrà. Ma al di là della questione della cena di un anno fa, restano le sassate che Beppe Grillo ha lanciato alla città a supporto delle battaglie del Meetup guidato da Debora Crespi. Che dalla ribalta del palaYamamay ha denunciato gli sprechi dell’amministrazione (dalla “rotondopoli” delle esose rotatorie da 500mila euro l’una alle passerelle dei 5 ponti costate 800mila euro ciascuna, definite da Grillo «un delirio» in riferimento al titolo dello show) e ha chiesto più trasparenza e partecipazione soprattutto sui conti. «Il bilancio del Comune l’abbiamo messo online noi» rivendicano i “grillini”, per i quali arriva un plauso alla costanza con cui tengono il fiato sul collo alla politica e una benedizione dal loro mentore: «Questi ragazzi sono intelligenti e informati, date loro una mano» l’appello del comico alla platea bustocca. Non poteva mancare un passaggio sul ministro Alfano, con Grillo che rizza le antenne quando sente parlare dei 20 mila euro stanziati per organizzarne l’accoglienza.

«Ma fategli un “lodo” – il consiglio dello showman – fategli un’accoglienza, due megafoni, un piccolo “vaffa”». Riflettori accesi anche su risparmio energetico e inquinamento. «In questa zona l’Oms certifica per i nostri figli una riduzione dell’aspettativa di vita di 3 anni a causa delle particelle PM 2.5 – striglia Grillo – se non facciamo qualcosa per i nostri figli non ce lo perdoneranno mai». Per il futuro strada in discesa per una lista civica dei “grillini”. «Si farà – assicura il comico a fine show – quelli del Meetup si stanno mobilitando».

Andrea Aliverti

Europee/ Il Pd sotto il 33,7%? Un terremoto. Via Veltroni e ticket Letta-Bersani

Saturday, 15 November 2008
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da Affaritaliani.it

Obiettivo 33,7%, ovvero il risultato ottenuto dal Partito Democratico alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Se alle Europee del prossimo anno la maggior forza d’opposizione dovesse restare sotto questa soglia, partirebbe l’attacco al segretario Walter Veltroni. Un attacco che inizierebbe con la richiesta immediata di un congresso già prima della pausa estiva (in realtà l’assise dovrebbe tenersi nell’autunno del 2009). Svolta sarebbe la parola d’ordine invocata dalle varie anime dei Democratici. Nuova linea politica, rilancio del partito, alleanze… in ultima analisi una sconfessione della gestione dell’ex sindaco di Roma e dei suoi uomini.

Ad attendere l’esito del voto per l’Europarlamento sono soprattutto i dalemiani e gli ex popolari della Margherita. Nessuno adesso, tranne i prodiani di Parisi, attacca apertamente il segretario, anche se, ultimo esempio la gestione della vicenda Commissione di Vigilanza Rai, le critiche al leader non mancano. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, l’ipotesi più probabile in caso di flop del Pd alle Europee (e le probabilità dello scenario sono direttamente proporzionali alla percentuale di Veltroni) è quella di lanciare la candidatura a segretario del partito di Enrico Letta. Giovane, economista, stimato da tutti e padre della vittoria alle provinciali in Trentino, la prima dopo la sconfitta delle Politiche.

Ovviamente con l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio alla guida dei Democratici l’accordo di governo con Casini e l’Udc sarebbe praticamente a portata di mano. Un Pd più “centrista” ma che non getterebbe alle ortiche il rapporto con l’Italia dei Valori. Anzi, l’idea sarebbe proprio quella di costruire una nuova coalizione (guai a chiamarla Unione) che vada fino alla Sinistra Democratica, ai Verdi e ai vendoliani di Rifondazione Comunista, pronti a mollare Ferrero proprio subito dopo le elezioni europee. Ma non finisce qui. L’intesa tra dalemiani e popolari della Margherita prevede la costituzione di un ticket: Enrico Letta segretario del Partito Democratico ma Pierluigi Bersani candidato alla presidenza del Consiglio.

Un percorso da costruire con il tempo, negli anni e che sia in grado di arrivare all’appuntamento delle Politiche con la forza in grado di battere Silvio Berlusconi. Però Veltroni non sta a guardare, sa che gli ultimi sondaggi danno il Pd attorno al 30 per cento e per questo sta intensificando l’attacco al premier, per non lasciare campo libero a Di Pietro, e sta anche cercando di inglobare nelle liste per le Europee Sinistra Democratica e una parte dei Verdi, proprio per evitare di scendere rispetto al dato di aprile. La sfida è solo all’inizio…

"Tagli alla scuola senza alcun progetto"

Saturday, 15 November 2008
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L’accusa di Roberto Antonelli (nella foto) al Corriere Canadese

Gli sudenti sono scesi nelle piazze. Staccati dai sindacati, lontani dalla politica, si sono armati di cartelloni, slogan e inventiva e gridano il loro dissenso per una riforma che taglia le gambe all’istruzione. Al loro fianco professori e genitori che li appoggiano e li sostengono in una lotta senza quartiere che in realtà è una battaglia per rivendicare il diritto al futuro, per se stessi e per i propri figli.
A raccontare al Corriere Canadese la mobilitazione del mondo universitario italiano è Roberto Antonelli, preside della Facoltà di scienze umanistiche, dell’università La Sapienza di Roma, che si schiera, senza remore, al fianco degli studenti e della salvaguardia dell’istruzione pubblica.

«Quella che stiamo vivendo è una gigantesca protesta di tutta la scuola italiana dalle elementari all’università» spiega Antonelli il quale sottolinea che le contestazioni sono sì contro la Gelmini e il suo progetto, ma sono anche contro Tremonti, perché con la Finanziaria sono stati tagliati, irrimediabilmente, i fondi per l’università. «Quello italiano è un sistema già sottofinanziato. La ricerca e la formazione ricevono circa la metà dei fondi rispetto al resto d’Europa. Stiamo assistendo – continua – a provvedimenti di carattere soppressivo, che vanno a toccare gli aspetti positivi del nostro sistema formativo. Un esempio su tutti l’introduzione del maestro unico». Antonelli sottolinea che in questo modo si va ad intervenire sulle elementari, che funzionano nel migliore dei modi, tanto da essere considerate tra le migliori del mondo.

Quello che più preoccupa Roberto Antonelli è l’assenza di progettualità: «Per ora non c’è una riforma, si tratta soltanto di tagli omicidi». Il governo, insomma, secondo il preside, sta sostanzialmente sforbiciando le uscite, senza guardare alle necessità e tanto meno alla qualità. Proprio per questo i giovani hanno deciso di scendere in piaza. «Grazie alle proteste degli studenti il governo sta già facendo dei passi indietro. Il primo segnale è il passaggio ad un disegno di legge, con tutte le necessità di discussione e di confronto che ne conseguono. Il quadro resta comunque molto negativo. Sono in quantità minore, ma i tagli restano comunque pesanti». Secondo Antonelli questo deve essere, anche, un momento per le università per riflettere e rinnovarsi.

Buffon: "Io vittima della depressione e quel diploma comprato"

Friday, 14 November 2008
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gigi buffon

di Paolo Martocchia per dituttounblog.com

Dalla vita ha avuto tutto. E’ il portiere più forte del mondo, ha vinto praticamente tutto; è ricco, ha sposato una donna bellissima che lo ha reso padre. Eppure, anche Gigi Buffoni ha un “lato oscuro”, ovvero un periodo buio che gli ha segnato la vita. E’ proprio Gigi a raccontarlo ai suoi amici e lettori attraverso le pagine di “Number 1”, la sua autobiografia (178 pag.) di prossima uscita. “Anche se sei ricco e acclamato la depressione può coglierti.

Ci possono essere mille motivi. E come tutti, che hanno lavori diversi, può capitare che venga a mancarti uno stimolo, o che tu non sia soddisfatto della tua vita. Magari perché ti accorgi di non trovare la donna giusta o non riesci a vincere la Coppa dei Campioni, oppure non riesci a apprezzare quello che hai. Allora ti fermi e vieni sommerso dai dubbi e da pensieri: ed è un attimo cadere in depressione. Non ero soddisfatto della mia vita e del calcio, cioè del mio lavoro. Mi tremavano le gambe all’improvviso E’ stato davvero un periodo brutto”. Tutto accadde nel periodo tra il dicembre 2003 e giugno 2004: periodo  molto cupo, davvero. Perché poi io sono una persona solare, ottimista, molto altruista. Ma quando vivi una cosa simile, è chiaro che queste qualità vanno a farsi benedire, per parlar chiaro”.

Per Gigi un periodo difficilissimo: “Ricordo che mi dicevo: “Ma che cosa me ne frega di essere Buffon?” Perché poi alla gente, ai tifosi, giustamente, non importa un cavolo di come stai. Vieni visto come il calciatore, l’idolo, per cui nessuno ti dice: “Ehi, come stai”? Se hai una famiglia e dei rapporti importanti, e per fortuna io li ho, sono gli unici che ti possono dare una mano. Andai anche da uno psicologo. E’ un’altra cosa che ho rivalutato. Pensavo fossero figure che rubassero, tra virgolette ovviamente, soldi agli insicuri. Invece sono persone che servono, perché se ne trovi uno bravo e capace, trovi una figura con la quale non hai paura a confrontarti. Parli di tutto, ti apri, senza il minimo timore: e farlo non è mai facile”. Poi, gli episodi che vorrebbe cancellare: “Tutte le disavventure che ho avuto, alcune cercate con consapevolezza, se vogliamo, le ho sempre pagate, ci ho messo la faccia. Però ne vorrei cancellare una, quella del diploma comprato: fu un gesto di slealtà nei confronti degli altri e io di solito sono molto leale. Anche nei confronti dei miei genitori, che sono pure professori: il figlio che compra il diploma non è proprio il top”.

Grillini

Thursday, 13 November 2008
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di Filippo Faci per Il Giornale.it

Guarda le mie mani:

1) Per proporre un referendum devi raccogliere 500mila firme in tre mesi;
2) la legge dice anche che «Non può essere depositata richiesta di referendum nei sei mesi successivi alla data di convocazione delle elezioni», il che significa che da quando vengono indette le elezioni non puoi depositare firme per sei mesi;
3) le elezioni sono state indette il 6 febbraio 2008, il che significa che Grillo non avrebbe potuto depositare niente sino al 7 agosto;

4) ma le firme, appunto, doveva raccoglierle in tre mesi, e i tre mesi precedenti al 7 agosto partono dal 7 maggio, non prima;
5) Grillo invece ha raccolto il grosso delle firme durante il vaffa-day del 25 aprile: firme inutili che lui ha consegnato prima del tempo, in luglio, per non buttarle via. Ma restano buttate via;
6) per pararsi il sedere, Grillo ha strillato in un comizio: «I costituzionalisti troveranno un cavillo per dire che le firme non sono valide, ma non me ne frega se i servi del potere mi eliminano la validità di 2.500.000 persone che sono uscite di casa a mettere una firma». Forse però a loro, a te, qualcosa frega. Oltretutto i costituzionalisti non c’entrano: ha confuso la Consulta con la Cassazione. Inoltre il «cavillo» sarebbe la legge sui referendum del 1970. Ora: guarda il titolo di questa rubrica, e prova a sostituire la prima i con una u.

L'ORLANDO FURIOSO

Thursday, 13 November 2008
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di Sergio Fornasini per dituttounblog.com

Update. Trombato Orlando, eletto Villari.

La Commissione Parlamentare per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi, istituita con legge 103 nel 1975 ed aggiornata nel 2000, viene spesso non impropriamente chiamata “Commissione di vigilanza RAI”. Nell’era della comunicazione, nella realtà più televisiva che globale, questo organo bicamerale ha una rilevanza non certo secondaria.

Se non ho perso il conto, questa mattina lo score delle convocazioni infruttuose all’elezione del suo presidente  ha raggiunto quota 44. In precedenza per ben 42 volte è mancato il numero legale, solo ieri dopo mesi di sterili convocazioni c’è stata la prima espressione di voto da parte dei suoi componenti, in totale venti senatori e venti deputati (ieri non tutti presenti).

La travagliata vicenda è ben nota alle cronache, su di essa si sono ripetutamente espressi i media ed i politici a tutti i livelli, fino al Presidente della Repubblica. Con un consiglio di amministrazione scaduto da mesi e con una commissione di vigilanza ferma ai preliminari, la TV pubblica langue in un limbo, cristallizzata dalle contrapposizioni.

La consuetudine vuole che a designare il presidente della commissione sia l’opposizione, trattandosi di un organo di garanzia a tutela della libertà di informazione. Il centro-sinistra non ha avuto dubbi sul nome fino ad ora: Leoluca Orlando, attuale portavoce della IdV. La maggioranza ha da subito posto il veto, ritenendolo un candidato che non offre sufficienti garanzie di equidistanza, fino a ieri ha boicottato le sedute facendo mancare il numero legale. Vuoi per le pressioni politiche e non, vuoi per l’interesse strategico dell’organo di controllo della RAI, il premier ieri ha detto chiaro e tondo che o si cambia il nome del designato oppure procederanno da soli alla scelta. In conseguenza al nuovo indirizzo politico di Berlusconi, ieri i parlamentari del centro-destra si sono finalmente presentati alla convocazione ed è arrivata la prima votazione valida. Non conclusiva, in quanto non si è raggiunta una maggioranza qualificata dei tre quinti dei componenti. Questa mattina il secondo tentativo, stesso risultato. Lo scrutinio dei voti in entrambi i casi permette di attribuire il voto di scheda bianca da parte dei rappresentati la maggioranza e voto per Leoluca Orlando dall’opposizione. Tecnicamente, dopo le prime due votazioni infruttuose, dalla terza è possibile comunque eleggere il tanto agognato presidente con maggioranza assoluta, certamente gli esponenti di area governativa hanno i numeri per farlo dalla prossima, fissata per oggi pomeriggio alle 14:30.

Pur se non conclusive le due recenti sedute hanno offerto spunto di riflessione sui risultati: numericamente, non tutti i (teoricamente) sostenitori di Orlando lo hanno votato, a conti fatti qualcuno manca all’appello. Crescono i segnali di disagio nel PD, fino a ieri (ufficialmente) si continuava ad insistere su Leoluca Orlando ma la logica dei numeri sta suggerendo un cambio di rotta. Poco fa una dichiarazione congiunta di Veltroni e Casini che auspicano flessibilità da parte della IdV, proponendo non più un solo nome ma una rosa di candidati. Hanno ottenuto in cambio un secco “no”.

In gioco non c’è solo la commissione: sullo sfondo incombono le elezioni regionali in Abruzzo che vedono schierato un candidato espresso dall’alleanza PD-IdV. Così da un lato non si può prescindere dal volere dipietrista, dall’altro si rischia di vedere eletto dai soli voti del centro-destra il presidente della commissione di garanzia sulla RAI. Da notizie di agenzia circola il nome del senatore Nicola Latorre del PD, stretto collaboratore di Massimo D’Alema, quale possibile candidato cooptato.

Sembra insomma che un sonoro schiaffo a suon di maggioranza numerica stia per abbattersi sulla impasse che per mesi ha bloccato su un’unica possibile soluzione la costituzione di un importante organo di garanzia. Poco tempo fa un tentativo di apertura di Veltroni, che proponeva quasi uno scambio di favori tra maggioranza ed opposizione: voi votate Orlando e noi votiamo un vostro candidato alla Corte Costituzionale. Scontata la risposta del centro-destra, con l’indicazione di un candidato particolarmente sgradito al centro-sinistra, come chiunque dotato di un minimo di realismo poteva immaginare. Un goffo e quasi comico (sorry Walter) tentativo di sbloccare la situazione, la cura peggiore della malattia.

Comunque vada, c’è da chiedersi quali imprescindibili ragioni abbiano costretto Leoluca Orlando a non cedere di un millimetro, a non farsi dignitosamente da parte davanti alla evidenza delle cose. Forse tra meno di trenta minuti dalla pubblicazione di questo post avremo la risposta.

Ben altre conseguenze avrà poi l’elezione di un presidente appartenente all’opposizione come schieramento (ma molto probabilmente eletto dalla maggioranza): si passerà poi il consiglio di amministrazione della RAI, decaduto da mesi e che svolge attualmente solo l’ordinaria amministrazione. Indovinate un po’ chi potrebbe essere designato quale consigliere: Marco Travaglio (leggi l’articolo relativo su il tempo.it).

articolo ripreso in rete da informazionesenzafiltro e chiarelettere (anche se con un paio di frasi in meno, pazienza)

Riflessioni in un giorno di pioggia

Thursday, 13 November 2008
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dalla newsletter del blog http://nonleggerlo.blogspot.com/

Mercoledì dei NonBlogger atipico.
La delusione per il colpo di mannaia giunto dalla Cassazione è forte.
Beppe Grillo, la sua reazione, l’essere da mesi convinti di aver fatto parte di qualcosa di grande.
Dov’è il confine tra certezza ed incertezza.

Libere riflessioni in un giorno di Pioggia. Nordest freddo ed umido, oggi.
Dove stiamo andando? Dove ci porterà questo nostro desiderio di Democrazia Reale?
“Democrazia”: mai termine fu così inflazionato. Dietro vi si può nascondere Tutto e l’incontrario di Tutto. Dai rigurgiti di Gasparri alle banalità di Veltroni, dai giullari di Berlusconi alle Porcate di Calderoli. Uomini delle Istituzione che legiferano a favore di interessi personali, particolari. Cittadini dalla memoria cortissima, dai sogni di benessere plastificati. Virtuali.

Qual’è la mossa giusta da fare? Come dobbiamo organizzarci affinché si riesca a sensibilizzare milioni di cittadini? Non basta dire “Ei, guarda che Berlusconi è la peggior scelta che puoi fare”.
Una strana sensazione di sconfitta non mi molla. Ma questo mi porta a riflettere: penso da sempre che sarà la Creatività a salvarci. Solo dalla nascita spontanea di qualcosa di Diverso, Inclassificabile, Dirompente, arriverà quel tanto sospirato cambiamento.
Dico Creatività perché per mettere d’accordo l’Imprenditore Napoletano, il Camorrista Torinese, la Massaia di Cagliari e lo studente di Udine, ci vuole un colpo di Genio. Non siamo pronti. Guardiamo al nostro cortile, se c’è rimasto. Non c’è spirito unitario a tenerci a galla, non c’è visione del futuro a rendere meno difficile il presente.

Sapete: non ne sono sicuro, ma se fino a poco fa ero certo che l’anomalia democratica fosse rappresentata dai Berlusconi, dai Craxi, dagli Andreotti, e dai milioni di cittadini che continuano a riporre fiducia in persone del genere, oggi comincio a ricredermi. A seguito di alcune letture e del passare del tempo, penso che l’Italia non sia ancora pronta al cambiamento. La Costituzione è stata un fulmine a ciel sereno. Un miracolo. Non dettato dalla larga condivisione di valori etici e legalitari, come avvenne in altri Paesi, ma come stupenda conseguenza di un periodo Buio. L’italiano medio non è “Democraticamente Alfabetizzato”. Dove tutto è Mafia, dove tutto è Corruzione, niente è Mafia, niente è Corruzione. Non siamo usciti dalla logica del Ricatto, della legge diseguale per tutti. Dall’Italia dei Signorotti liberi dalle regole comuni. Siamo Noi insomma l’anomalia. Quelli che credono nei valori della Meritocrazia, del Cambiamento, della Legalità, del rispetto della Carta Fondamentale. Della Laicità. Quelli che non sono perfetti, ma sono pronti in qualunque istante a battersi per un Paese migliore. Libero da bandiere ed ideologie decomposte, ma fondato sulla Cultura.

Un Paese che sfrutti le proprie bellezze inimitabili, che trattenga le menti e ne richiami delle altre. Un Paese che faccia invidia a Germania, Usa, Francia. Realtà che non dispongono delle nostre qualità, uniche al mondo. Un Paese che ad ogni elezione proponga persone diverse, fresche, di cuore. Un Paese che non abbia paura di cambiare.

Oggi la butto lì, un po’ triste, un po’ sognatore. Scrivere è bellissimo.

HORTUS BOTANICUS PATAVINUS: LA FINE DI 13 ANNI DI CENSURA

Thursday, 13 November 2008
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riceviamo e pubblichiamo da Michele Francesco Schiavon:

LA FINE DI 13 ANNI DI CENSURA

Si avvicina il 30 novembre: ULTIMO ATTO di una vicenda che ha portato
all’esasperazione l’autore del documentario HORTUS BOTANICUS PATAVINUS.

Dopo il diniego, ripetutosi negli anni, da parte della Regione Veneto di
distribuire il film sul territorio, attraverso il circuito mediatecale,
privando I cittadini veneti di un importante strumento di conoscenza, dal
riconosciuto valore storico-scientifico, si compie l’inevitabile fine di una
vicenda che è una macchia nera nella divulgazione del sapere da parte di un
ente che dovre bbe dare senso compiuto alle aspettative di crescita culturale
dei suoi cittadini, soprattutto quelli più giovani.

Il documentario HORTUS BOTANICUS PATAVINUS, riconosciuto ufficialmente
dall’Università di Padova e dal Prefetto dell’Horto come strumento di
diffusione della cultura scientifica, sarà distrutto dall’autore Michele
Francesco Schiavon, decisione improrogabile dettata da vicissitudini e
continue vessazioni non più sopportabili, dopo l’ultima proiezione gratuita
a cui tutti sono invitati.
(Data e luogo saranno comunicati nella pagina web: www.harveyfilm.it).

Per tutti quei cittadini, con un profondo senso civico, chiediamo di inviare
questa lettera firmata, sottoscrivendo moralmente questo atto estremo, che è
la contestazione determinata alla Regione Veneto, per la mancata assunzione
in 13 anni, dei propri compiti istituzionali.

Dai appoggio e solidarietà all’autore, Michele Francesco Schiavon, firma questa lettera e inviala a:

Unità di Progetto Attività Culturali e Spettacolo

Dirigente Regionale:
Maria Teresa De Gregorio
Palazzo Sceriman
Cannaregio, 168
30121 Venezia
Email: culturaspettacolo@regione.veneto.it

Grazie a tutti coloro che hanno ancora voglia di cambiare le cose.

E'SPORT! Cassano e Bari-Inter: "Senza quella partita sarei diventato un delinquente"

Thursday, 13 November 2008
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di Paolo Martocchia per dituttounblog.com

I primi ventisei anni di vita di Antonio Cassano, in un libro, la sua autobiografia intitolata “Dico Tutto”. E il genietto di Bari Vecchia dice, se non proprio tutto, comunque tanto, molto. Dall’infanzia in mezzo ai criminali ai due a scuola, dal sesso al cibo, da Bari a Genova passando per Roma e Madrid, fino ai suoi allenatori.

Partiamo proprio dal rapporto di amore e odio con i tecnici che lo hanno dovuto gestire. Capello: “A Tarragona mi fa scaldare per tutto il secondo tempo con Ronaldo, nello spogliatoio gli dico ‘sei un uomo di m…., sei più falso dei soldi del monopoli'”. Del Neri? Non si capisce un c…. di quello che dice ed è un po’ ambiguo”. E ancora, Gentile: “Lo detestavo”. Spalletti: “Una volta gli ho detto: ‘mica stai allenando quelle schiappe che avevi all’Udinese, questa è mica casa tua, è casa mia”. Buone parole solo per Fascetti: “E’ l’unico con cui non ho mai scazzato”.E lo show continua con i racconti dell’Anto’ bambino: “Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato, anche perché non so fare nulla. Giocavo tra le bancarelle, tutti mi volevano in squadra con loro e scommettevano 10, 15 o 20 mila lire sulla squadra dove giocavo io. Io mica ero trimone, mica ero scemo: volevo il grano io, dovevano darmi la percentuale. A scuola? Avevo due in tutte le materie, un risultato straordinario ottenuto grazie a un impegno costante… Sono stato bocciato sei volte tra elementari e medie”. Poi la svolta, il gol in Bari-Inter del 18 dicembre 1999: “Se non ci fosse stata quella partita sarei diventato un rapinatore o uno scippatore, comunque un delinquente… A oggi mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario, me ne mancano ancora 8 prima di pareggiare”. Da quel gol la vita è cambiata, soldi e belle donne, che insieme al cibo sono diventate via via la passione più grande: “Quattro fidanzate in 11 anni sono poche, in compenso ho avuto qualche altra avventura: diciamo tra 600 e 700 donne, una ventina delle quali appartengono al mondo dello spettacolo. E non ho mai fatto cilecca, a meno che per cilecca non si intenda essere veloci e un po’ egoisti. Spesso ho giocato grandi partite dopo aver fatto sesso: andatevi a vedere Roma-Juve 4-0, avevo fatto le sei la domenica mattina con una delle tante amiche che avevo in quel periodo. E a Madrid era ancora più facile, perché eravamo in albergo, tutti sullo stesso piano, così sopra e sotto potevi invitare chi volevi e raggiungerla nel cuore della notte. Avevo anche un cameriere amico e il suo compito era portarmi 3 o 4 cornetti dopo aver trombato… Sesso più cibo, la notte perfetta”.

Salvate il soldato Facci

Wednesday, 12 November 2008
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Una panoramica sullo stato attuale della satira televisiva ed incazzature derivanti (sf)

di Paolo Pillitteri per l’Opinione.it

Però, quel Facci. Ci vuole una bella resistenza a starsene lì, collegati da Milano, ad aspettare il proprio turno, tagliati un po’ fuori dal cuore di Matrix e dalla questione centrale: chi ha paura della satira. Non nuova, in verità, se è vero, come è vero, che la vexata quaestio si trascina da mesi, da un palinsesto all’altro, a zonzo sulle reti perdendo ogni volta le risate per strada mano a mano che si affollano le scene satiriche, a cominciare dal set privilegiato: il piazzale antistante Montecitorio. E lui, il Facci Filippo sempre lì, seduto, tra l’irridende e lo scocciato, che s’arriccia nervosamente le bionde chiome cercando di contenere gli assalti della Rula, partigiana combattente, manco fossimo alla vigilia del 25 aprile 1945, o di spiegare allo stesso conduttore, qua e là incerto, che siccome tutti fanno satira e il suo opposto, da Grillo a Crozza, dalla Guzzanti a Bebo Storti al Trio Medusa, il confine fra l’insulto politico, disprezzo dei ruoli e il cattivo gusto è ormai superato. Matrix dell’altra sera ha tuttavia segnato un punto a favore della critica alla satira “comunque, dovunque e permanentemente antiCav”: ce ne siamo accorti quando, al termine di uno sketch, di Zelig o del Trio suddetto alle prese con la Carlucci, gli unici che ridevano in studio erano gli addetti ai lavori satirici: il pubblico di giovani no, manco una risata. E’ un termometro. Come la minacciosa reazione di Santoro all’imitatore Violanti: è la prima volta che Michele ci ha fatto ridere. Certo che il “dibbattito” continuerà, figuriamoci.

Proprio perchè la satira è a spasso, a tutte le ore, per le trasmissioni, e fa infuriare un uomo mite come il ministro Bondi, anche lui nel mirino di “Glob, l’osceno del villaggio” dove, un Bertolino solitamete educato, s’è fatto prendere la mano da un estremista come Bebo Storti – che è pure politico gauchista di professione e aveva bisogno di un controcanto – e dal luogocomunismo (leggi: qualunquismo) contro ministre e deputati “porcellini e porcelloni”, capirai, ne parlava Ilona Staller. Poteva mancare l’art 21? Certo che no. E la Cassazione di Giulietti ha sentenziato che, dopo il reato di abbronzatura consumato dal Premier, tutto è permesso: contro Cav, ministri, ministre e parlamentari presi per i fondelli da finti vigili urbani o dal falso Maroni di Ballantini sul palcoscenico della politica, cioè davanti al Parlamento. Sfottere i parlamentari fannulloni e chiacchieroni è un must. Ma solo loro, beninteso. E’ infatti singolare che sia soltanto il grande piazzale di Montecitorio l’unico palcoscenico preferito dai satirici in agguato col kalaschnikov televisivo per intimidire i rappresentanti del popolo esponendoli alla gognaTv quotidiana.

Alla fine, c’è sempre qualcuno che s’incazza, come la Carlucci, che pure non è assenteista. Già, è la satira. Ma a rischio zero. Perché sempre e soltanto a Montecitorio, sentina di ogni vizio, cloaca di ogni assenza colpevole? Perché, ad esempio, il pur geniale Ballantini e quelli del Trio Medusa/Jene, capitani coraggiosi contro i viziati/viziosi onorevoli, non si spostano in piazzetta Cuccia, prima o dopo una riunione di Mediobanca? O davanti alla sede di Unicredit? O fuori dalla sede del Csm o dei Palazzi di Giustizia, a braccare questo o quel banchiere impunito e/o “inquisito”, a sollecitare risposte a un Pm esibizionista, a chiedere lumi al Parlamentino dei giudici? Difficilmente li vedremo all’opera satirica in quei luoghi sacri. Vengono tutti colti dalla paralizzante sindrome di Don Abbondio. Anche per questo non fanno (più) ridere.

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Link al video con Filippo Facci in Matrix

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Il video con Bebo Storti da Glob, l’osceno del villaggio


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Il video delle Iene con la Carlucci

Sant'oro quanto luccica! E come si incazza!

Tuesday, 11 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Questa mattina, cercando in rete approfondimenti sulla vicenda “radiofonica” che intitolerei  per l’occasione come fosse un motivetto da stadio “Alé oh oh allo scherzo non ci sto”, leggo il pezzo di Facci su Il Giornale ma constato che il contenuto è  in realtà più generico. Mi soffermo però sulla frase che dice “stiamo parlando della trasformazione e del rimescolamento di mestieri già in sé fisiologicamente attigui (il comico, il satiro, il giornalista, il politico)…“.

Questo lievitante frullato a cui allude Facci, il cui risultato è infatti un pastrocchio insapore e a volte perfino indigesto, è una ricetta che non solo dovrebbe essere sconsigliata ma totalmente abolita dal menu dell’informazione e della politica. Leggi il resto –> »

CARTATRAVAGLIO. PRESTO PORTATE LA CENERE

Monday, 10 November 2008
Pubblicato nella categoria CARTATRAVAGLIO

“Se mi sbaglio sono pronto a cospargermi il capo di cenere, ma non credo proprio che Michele (Santoro) voglia censurare la sua imitazione. (…) E poi voglio prima vedere la lettera, altrimenti non ci credo. Perchè non la pubblicano? Sparare su Santoro fa sempre bene alla carriera “. Marco Travaglio, intervista al Corriere della Sera.

A RDS – Radio Dimensione Suono – Oggetto: Michele Santoro/RDS

Il dottor Michele Santoro mi dà incarico di contestarVi l’abusivo utilizzo della sua identità, che Voi state ponendo in essere in modo tale da danneggiare la preparazione e la realizzazione del lavoro del mio Cliente.

Specificamente il Vostro comportamento si sta realizzando illecitamente attraverso l’utilizzazione per i Vostri scopi del suo nome e del nome della sua trasmissione con le modalità e negli ambienti propri nei quali egli effettivamente svolge la sua attività preparatoria di “Anno Zero”, generando così una inammissibile falsata percezione dell’identità dello stesso, del suo lavoro e di quello dei suoi collaboratori.
Con la presente diffida formale Vi intimo di cessare, con decorrenza immediata, dall’illecito comportamento di cui sopra, che determina danno e pregiudizio ai diritti dell’identità e della personalità del mio Cliente oltreché della sua espressione professionale e della sua attività.
Con riserva di agire per il risarcimento dei danni subiti e subendi.

avv. Felice d’Alfonso del Sordo (per conto di Michele Santoro, ndr)

Elio Veltri è fuori da L'Unità. Scrisse "L'Odore dei soldi" con Marco Travaglio

Monday, 10 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Lettera di Elio Veltri al direttore de L’Unità, Concita De Gregorio

Gentile Direttrice,
Penso che sia venuto il momento di far sapere ai lettori perché non scrivo più sull’Unità. Il modo migliore di farlo mi sembra il riassumere lo scambio di messaggi (soprattutto da parte mia) dal momento in cui lei ha assunto ufficialmente la direzione del giornale.

Qualche giorno prima della sua nomina, era un sabato, ho ricevuto una telefonata di Padellaro il quale nell’informarmi che dal Lunedì successivo avrebbe lasciato la direzione dell’Unità, mi ringraziava per essere stato uno dei co-fondatori e collaboratore per sei anni della nuova Unità, negli anni di Colombo e Padellaro stesso, per la quale ho anche scritto il libro “La legge dell’impunità” e che ho autorizzato a ripubblicare “L’odore dei soldi”, ripubblicazione che mi è valsa l’ennesima citazione civile di Fininvest.

Appena avuta notizia della sua nomina le ho scritto una mail, chiedendole un incontro per verificare se “esistevano le condizioni” di una rinnovata collaborazione sulla base dei contenuti che la nuova direzione avrebbe privilegiato, essendo per me fondamentali problemi come illegalità e criminalità nelle istituzioni, nella società, nell’economia e nella finanza. Le sole che impediscono al Paese di rimanere con dignità in Europa, di competere, di costruire un futuro.

Non avendo ricevuto alcun segno di risposta ho telefonato più volte, senza riuscire a parlarle. La sua successiva telefonata di scuse per il silenzio, dovuto agli impegni che quotidianamente, dal giorno della sua nomina, aveva dovuto affrontare e la disponibilità ad incontrarmi dal giorno dopo, mi aveva fatto ben sperare. Purtroppo qualcosa ha inceppato nuovamente il meccanismo perché, nonostante qualche mia telefonata alla sua bravissima segretaria, non è successo niente.

Ora, voglio essere chiaro: il direttore di un giornale può scegliere i collaboratori che ritiene e nessuno più di me ne è consapevole. Se mi avesse detto che non intendeva avermi tra gli opinionisti dell’Unità, e mi avesse spiegato il perché, avrei compreso e accettato senza muovere un muscolo.

L’avrei pregata soltanto di informare i lettori. Cosa che non avevo voluto fare io per correttezza, ma che ora, visto il suo rifiuto a pubblicare questa mia, ritengo necessario fare dalle colonne del giornale on line che dirigo dal 2001.
Cordiali saluti,
Elio Veltri

Santoro vero e Santoro falso. E il solito Travaglio in toga. Ecco chi ha ragione e chi è un coglione

Monday, 10 November 2008
Pubblicato nella categoria EDITORIALI, TRAVAGLIO'S

di Gabriele Mastellarini

Michele Santoro, quello vero, ha inviato una diffida a Michele Santoro, quello finto, per chiedergli di non fare più il suo nome e di non invitare più politici in nome e per conto suo. Poi arriva il solito Marco Travaglio, l’inimitabile e – per fortuna – l’unico a dirci che: “No, non può essere, Michele adora essere preso in giro”. E infatti Vauro, il bravo vignettista di Annozero, racconta che qualcuno aveva già dato del “coglione” a Santoro (credo si tratti quello vero) e l’ex europarlamentare del centrosinistra “non si era offeso”.

Il vero Santoro, di solito molto loquace, ha dichiarato: «Non ho niente da dire», prima di chiudere bruscamente la conversazione. Segno che il finto Santoro, un po’, l’ha indispettito.

E per fortuna di Michele (quello autentico) ecco che arriva un espertone di aule giudiziarie e di difese processuali, soprattutto quelle in nome del diritto di satira. Ecco Monsieur Travagliò: “Michele non è allergico alla satira. Adora essere preso in giro da Vauro”. Come difesa è peggio dell’avvocato Taormina: l’opinionista principe di Anno Zero difende il conduttore di Annozero dicendo che adora essere preso in giro da un ospite fisso di Anno Zero.

Ma il nostro giornalista-giudiziario, in versione Santoro’s lawyer, contraddistingue il suo operato da un’enorme dose di umiltà. «Se mi sbaglio sono pronto a cospargermi il capo di cenere, ma non credo proprio che Michele voglia censurare la sua imitazione. Penso che contattare stabilmente delle persone invitandole per finta ad Annozero sia un’azione di disturbo, con tutte le difficoltà che già abbiamo. Un conto è la caricatura di Fiorello, fatta bene, una tantum. Questi vanno a tappeto, è diverso. E poi voglio prima vedere la lettera, altrimenti non ci credo. Perchè non la pubblicano? Sparare su Santoro fa sempre bene alla carriera».

Presto presto. Chiamate la Befana. Una bella razione di cenere e carbone per il bambino cattivo.

CULTUR@. AUGURI MAESTRO! 80 NOTE DA SOFFIARE PER MORRICONE

Monday, 10 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

di Nicoletta Salata per il suo blog

Caro Maestro, oggi è il Suo ottantesimo compleanno. La chiamo così ma non sono mai stata a lezione da Lei. Non in una sala, non in una classe. Non mi sono seduta accanto a studenti né a musicisti mentre Lei impartiva lezioni su  musica e cinema. Ma voglio dirLe che in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo io mi trovassi mi è bastato ascoltare le Sue note per apprendere il senso dell’arte nella musica.

Le melodie che il Suo cuore concertando con la mente ha inventato ed elaborato in tanti anni, sono entrate nella mia vita e non perché alloggiano nei miei scaffali in forma di cd!

I film che Lei ha accompagnato e le cui scene Lei ha descritto intensificandone il senso, non sarebbero certo di uguale resa e pregnanza senza le Sue note. Viceversa, quelle note, anche senza le immagini raccontano comunque profonde emozioni.

Questo per dire che la musica ha un potere immenso: può essere semplice comunicazione, ma diventare anche drammatico pathos o dolce consolazione.

La Sua musica ha spaziato in una infinita varietà di sentimenti, e forse è anche per questo che ogni volta io mi ci sono riconosciuta, ritrovata, lasciandomi trasportare da una malinconica o più drammatica disperazione quando la musica era tragica o dolorosa, dalla carezza e dal profondo respiro quando era più dolce e  rasserenante.

Grazie e suoni ancora per noi la Sua musica all’infinito; nell’eternità dei “grandi” Lei è già, da tempo, sul Podio.

Con ammirazione e affetto, N.S.