WEBNEWS. Consiglio dei Ministri: Mr. Prezzi addio? E la Torino-Lione invece pure

Wednesday, 19 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

Notizie funeste sul fronte del controlo dei prezzi al consumo: alla revisione della normativa in materia di “class action” si aggiunge il nuovo assetto del Ministero per lo Sviluppo Economico, varato oggi in Consiglio dei Ministri. Secondo l’articolo e l’editoriale che riporto, tratti da Help Consumatori, si dissolvono così quei pochi organi di controllo che offrivano un punto di riferimento ed un minimo di tutela per la salvaguardia dei consumatori. Lo stesso ministero, secondo l’agenzia AgenFax.it, starebbe tagliando i fondi agli investimenti per le opere pubbliche in Piemonte, lasciando solo briciole sul tavolo ed in particolare senza alcuno stanziamento per la tratta TAV Torino-Lione, nonostante che dal centro-destra si sia chiaramente affermato l’interessamento del governo alla stessa, arrivando a minacciare addirittura l’intervento dell’esercito per mantenere aperti i cantieri nonostante il contrasto della popolazione locale in Val di Susa. Per un solo articolo molti spunti, sfortunatamente negativi. Ma posso continuare a pensare positivo, per fortuna questa sera mi sono visto il Tg1, di queste notizie il nulla assoluto. Però per raccontare di un minchione che il giorno dopo il suo matrimonio alle Hawaii se n’è andato da solo in mare aperto perdendo la fede nuziale e poi ritrovandola,  lo spazio lo hanno trovato, eccome! Buona lettura (sf) Leggi il resto –> »

WEBNEWS. L'arte del "pizzino": da Latorre a Bocchino un piccolo aiutino

Wednesday, 19 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

Antonello Piroso, direttore del TG di La7, svela il contenuto del “pizzino” passato durante la trasmissione Omnibus da Latorre (PD) a Bocchino (PdL) offrendogli soccorso su domande scomode e suggerendo al presunto rivale politico gli argomenti da trattare. A titolo di coronaca, ricordo che il senatore Latorre è uno dei più stretti collaboratori dell’on. D’Alema, recenti notizie di agenzia lo danno come dimissionario dalla commissione bicamerale di vigilanza sui servizi radiotelevisivi per fare posto a Sergio Zavoli, che le indiscrezioni individuano quale nuovo presidente della commissione stessa, a seguito di accordo raggiunto ieri tra PD e PdL. Sempre che Villari alla fine si dimetta a sua volta dalla carica. Prove tecniche di bicamerale? (sf) Leggi il resto –> »

Anche Di Pietro scia… ma casca male

Tuesday, 18 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

di H.A.A.R.P. avevamo parlato in questo post dell’agosto scorso, accennando anche alle scie chimiche. buona lettura (sf)

da Giornalettismo.com

Torniamo a parlare di scie chimiche e di figure istituzionali che abboccano a questa leggenda metropolitana: la brutta figura, questa volta, la fa il leader dell’Italia dei Valori.

La notizia è esplosa nel mondo degli sciachimisti (ossia coloro che credono che le scie degli aerei in cielo siano scie chimiche diffuse nell’ambito di un losco complotto mondiale) nel mese di ottobre: l’onorevole Antonio Di Pietro, ex-ministro del governo Prodi, ha ammesso che le scie chimiche esistono e servono a scopi militari e sociali. Il complotto più vasto del mondo sarebbe  stato svelato, spiegano gli sciachimisti, in una mail indirizzata da Di Pietro a un utente del forum complottista Luogocomune, il 19 settembre. La mail è stata subito ripresa da numerosi siti di sciachimisti, tra cui Tanker Enemy.

Ne riportiamo alcuni passaggi:“Lo scopo di queste “scie di condensazione” non deve essere necessariamente uno soltanto. I vantaggi nel loro impiego sono diversi e spaziano in diversi campi: da quello militare a quello sociale, da quello economico a quello politico. A dirigere le fila di queste operazioni potrebbero essere alcune multinazionali oppure qualche governo (…) E’ evidente che l’alto costo di queste operazioni (si parla di migliaia di voli al giorno in tutto il mondo) è contrappesato da un ingente guadagno. Da notare, inoltre, che se si fosse trattato di operazioni a fin di bene, se ne sarebbe parlato a gran voce. Questa coltre di omertà e di disinformazione sempre più capillare, invece, lascia dedurre che gli scopi delle scie chimiche sono del tutto poco rassicuranti. Le ipotesi più accreditate alle quali studiosi, ricercatori e scienziati sono giunti sono: – controllo climatico; – implicazioni militari e di H.A.A.R.P. (programma di ricerca nato per studiare le proprietà della ionosfera e le avanzate tecnologie nelle comunicazioni radio applicabili nel campo della difesa; – coinvolgimento delle multinazionali). Le scie chimiche sono una vera e propria minaccia per la nostra salute (…) Le assicuro che, non appena mi sarà possibile, cercherò di indirizzare l’attenzione dei parlamentari sul problema delle “chemtrails”. Cordialmente, Antonio Di Pietro”.

LA MAIL E’ UNA BUFALA MA… – Una piccola ricerca ci porta a scoprire che le parole di questa mail non appartengono a Di Pietro ma sono state scritte dai responsabili di un altro sito di sciachimisti. La mail è una bufala bella e buona, quindi, nel miglior stile dei soggetti che propagandano queste teorie. Ma Di Pietro ha sciato sul serio. Il 17 settembre, infatti, appena pochi giorni prima che la finta mail fosse pubblicata su Luogocomune e su altri siti complottisti, l’onorevole aveva presentato un’interrogazione parlamentare proprio sulla questione delle “scie chimiche”. I toni sono ben diversi da quelli della mail: “Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Per sapere – premesso che: le scie chimiche sono residui della combustione lasciati in alta quota dagli aerei. Più precisamente si tratta di scie di condensazione che si presentano inizialmente sottili per poi espandersi e infine sparire nel giro di poche decine di minuti (…) secondo diverse teorie alcune scie chimiche potrebbero essere composte da sostanze chimiche, introdotte al fine di creare modificazioni climatiche (…) se e quali chiarimenti sulla natura del fenomeno il ministro intenda dare al fine di tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini”. E quindi, anche Di Pietro ci è cascato, sulle scie. La prima considerazione da fare, infatti, è che Di Pietro è stato – fino a poco tempo fa – un ministro del governo Prodi. Nella sua posizione, aveva pieno accesso a questo tipo di informazioni. Perché ha aspettato di andare all’opposizione per fare questa domanda? Evidentemente non c’era nulla da scoprire, per il semplice motivo che le scie chimiche non esistono. Ma la leggenda percorre tutta la penisola, in tanti ci credono e… perché non approfittarne per accaparrarsi un po’ di consensi?

IL MINISTRO RISPONDE – Questa volta, però, la risposta del Ministero dell’Ambiente di cui riportiamo alcuni passaggi, affidata al sottosegretario Roberto Menia, è tempestiva, puntuale e circostanziata: “Tali scie, comunemente definite in inglese condensation trails, sono prodotte dagli scarichi degli aerei o dalla turbolenza prodotta dalle ali. Sono formate essenzialmente da acqua in forma di cristalli di ghiaccio (…) Gli scarichi degli aerei contengono un piccola quantità di vapor d’acqua che si mescola a quello già presente nell’aria e, spesso, forma cristalli di ghiaccio che appaiono, appunto, come lunghe scie bianche associate agli aerei (…) Tali scie possono durare da qualche minuto a qualche ora (in alcuni casi anche parecchie ore) prima di dissolversi. In alcuni casi le scie restano compatte in altri casi si allargano e coprono porzioni consistenti di cielo. In altri casi, infine, l’interazione di numerose scie porta alla formazione di vere e proprie nuvole alte. (…)

CRISTALLI DI GHIACCIO – Sin dagli anni ‘70 è stato studiato il possibile effetto sul clima di tale fenomeno, considerato che la nuvolosità naturale ha un effetto ben noto sulle temperature superficiali (…) l’interpretazione più plausibile del fenomeno è che i presunti episodi di scie chimiche siano in realtà comuni scie di condensazione che sono durate più a lungo ed hanno assunto forma peculiare per effetto delle condizioni meteorologiche (…) Da molti anni esistono teorie che prevedono la possibilità di controllare ilclima; tuttavia, nell’unico caso oggetto di una lunga e ben documentata sperimentazione, cioè l’inseminazione delle nubi per la stimolazione delle piogge, i risultati sono ancora controversi dopo 60 anni di esperimenti”. Cristalli di ghiaccio, quindi. La risposta del Ministero non manca di esaminare le varie teorie degli sciachimisti e le loro argomentazioni, demolendole in modo garbato ma deciso.

TUTTI COMPLOTTATORI? – A questo punto, assodato che l’attuale maggioranza conferma che le scie chimiche non esistono e che le scie nei nostri cieli sono banalissime scie di condensazione composte di cristalli di ghiaccio, e assodato che l’attuale opposizione – quand’era al governo – non ha scoperto nessun complotto in materia, esistono solo due spiegazioni: 1) Le scie chimiche non esistono e gli sciachimisti hanno qualche rotella fuori posto; 2) Le scie chimiche esistono, tutti lo sanno, tutti sono complici del complotto, tranne quei pochi sciachimisti sadicamente tenuti all’oscuro di tutto. Indovinate qual’è la spiegazione più sensata?

L'Orlando dimesso (forse si e forse no)

Tuesday, 18 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Sergio Fornasini per dituttounblog.com

Come si diceva appunto oggi pomeriggio solo in questo blogiornale. Update ore 22:53: (ANSA) – ROMA, 18 NOV – Le dimissioni di Leoluca Orlando e Francesco ‘Pancho’ Pardi dalla commissione di Vigilanza Rai sono di fatto congelate. Fino a quando l’Idv – fanno sapere i presidenti delle Camere Gianfranco Fini e Renato Schifani – non avra’ indicato due sostituti. I presidenti ricordano che e’ proprio la legge istitutiva della Vigilanza a prevedere che in essa debbano essere rappresentati tutti i gruppi parlamentari.

Da circa un’ora le agenzie stanno battendo l’annuncio delle dimissioni di Leoluca Orlando e di Francesco Pardi dalla commissione di vigilanza per i servizi radiotelevisivi. Ovvero entrambi i rappresentanti designati dal movimento Italia dei Valori lasciano l’organo bicamerale. La decisione sarebbe motivata dalla elezione a sorpresa del senatore Villari ad opera prevalentemente dei membri designati dalla maggioranza (più un paio di franchi tiratori), rinenuta un sopruso ed un atto anti democratico.

Le prime dichiarazioni dell’On. Di Pietro parlano di atto deciso “prendendo atto del veto posto nei suoi confronti dal presidente del Consiglio, dal governo e dalla maggioranza”. Dichiara inoltre che la sua formazione politica lascia definitivamente l’organo di controllo, i due rappresentanti non verranno sostituiti. Aggiunge poi di affidarsi a Vetroni affinché Villari si dimetta e venga poi eletto un rappresentante designato dall’opposizione: “usciamo dalla Vigilanza affinche’ si assuma la responsabilità di andare avanti e deleghiamo a Veltroni il compito di individuare con le altre opposizioni una soluzione condivisa sulla presidenza, perche’ Villari e’ il presidente della maggioranza e non dell’opposizione.”

Secondo l’agenzia ASCA però, quanto annunciato da Di Pietro relativamente al ritiro completo dei rappresentanti della IdV dalla commissione non è tecnicamente realizzabile, in quanto dimettendosi un componente, “per assicurare la proporzionalita’ delle rappresentanze parlamentari, le dimissioni si accettano solo se c’e’ un nome sostitutivo e appartentente allo stesso gruppo di colui che si e’ dimesso.

Il nome va proposto contestualmente alla lettera di dimissioni (indirizzata ai presidenti di Camera e Senato, a seconda che a dimettersi sia un deputato o un senatore), o anche in un tempo successivo. Certo e’ che i presidenti delle Camere, ciascuno per la propria competenza, possono accettarle solo se hanno a disposizione un nome sostitutivo”.

In pratica, secondo l’ASCA, le dimissioni di Orlando e Pardi non potranno essere accettate e resteranno al loro posto, almeno fino a quando il loro partito non fornirà due nomi alternativi.

Nel frattempo Villari invece a dimettersi non ci pensa proprio e tira dritto.

leggi anche la notizia riportata da AGI News e da Agenda della Comunicazione.it

W. framed

Tuesday, 18 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

da “Il Foglio.it” – A Veltroni l’inglese piace: framed vale per incastrato, fottuto, gabbato

Sebbene in un paese di maramaldi e di sbeffeggiatori non sia difficile far passare il Villari per quel che è, un politico meridionale di area cattolica, ma aggiungendovi una facile dose di denigrazione morale ben mascherata, la tesi di Villari è più forte di quella di Veltroni. Tesi Villari: sto qui alla Vigilanza  finché i partiti non trovano una soluzione condivisa come prescrive la legge, e non un minuto di più, perché le istituzioni devono funzionare. Tesi Veltroni: la legge vuole che il presidente della Vigilanza sia designato dall’opposizione in funzione di garanzia, dunque devi dimetterti seduta stante.

Ora, Villari non fu designato dall’opposizione, che ha commesso l’errore poco realistico di insistere per 43 votazioni su un solo nome (Orlando) sgradito alla maggioranza, ma fa parte dell’opposizione. E’ ragionevole che Veltroni, mentre formalmente non potrebbe accettare la sua elezione in via definitiva con i voti prevalenti della maggioranza, accetti il suo interim presidenziale, per il bene delle istituzioni, mentre i partiti cercano una soluzione. Il fatto è che a questo punto è Berlusconi ad avere il coltello dalla parte del manico nella ricerca di una soluzione.

Nel negoziato il premier ha diritto di dire: caro Veltroni, se vuoi un esito che ti consenta di sanare la ferita, e di mettere a capo della Vigilanza una persona designata dall’opposizione, devi darmi qualcosa in cambio, devi stare al mio gioco, devi ballare, perché in fondo sei tu che hai tirato troppo la corda fino a spezzarla a tuo svantaggio, altrimenti ti devi prendere la responsabilità di sparare sull’istituzione e di bloccare tutto con una condotta incomprensibile all’establishment politico e all’opinione pubblica, alla quale non finisci di ripetere da tempo che i parlamentari devono essere indipendenti dai partiti, che devono far funzionare l’istituzione senza vincolo di mandato come dice la Costituzione.

Veltroni dunque è incastrato, fottuto, gabbato. Ha studiato per inventare una leadership e un partito che fossero il contrario della manovra di palazzo primo-repubblicana, in cui non è versato. Poi ha dimenticato nell’ordine le primarie, il sistema bipolare, la predicazione di un nuovo linguaggio politico, la costruzione di un partito nuovo modellato sulle istituzioni e la riforma di istituzioni troppo rigidamente modellate su partiti che non ci sono più: insomma ha dimenticato se stesso e il suo messaggio, la sua retorica e la sostanza della sua visione, reimmergendosi in una politica come professione partitica e parlamentare che non è il suo pane. E alla fine si è seriamente impicciato, con il contributo dell’alleato dipietrista che per lui è letale, nelle sue trame troppo leggere per contenere la rozza potenza della politica politicante.

Ancora su Travaglio vs Capezzone: il parere di Facci

Tuesday, 18 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

Secondo Filippo Facci venerdì scorso, nel confronto televisivo tra Travaglio e Capezzone, quest’ultimo avrebbe neutralizzato la controparte in maniera relativamente semplice, siete dello stesso parere?

Facci pubblica oggi su “Il Giornale.it” il suo punto di vista, nel caso non abbiate seguito la trasmissione potete vederne le fasi salienti in questo video su YouTube (sf)

Lo sport più praticato dagli italiani? Non è il calcio, è l'evasione fiscale

Monday, 17 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

A titolo statistico e credo di interesse generale, segnalo l’articolo sotto riportato, tratto da RaiNews24, che definirei piuttosto educativo sullo stato delle cose. Credo però che il problema sia decisamente molto più vasto e non riguardi i soli professionisti che non emettono regolare fattura, e le cifre dell’evasione vadano ben oltre quelle indicate nell’articolo. Nel frattempo Google deve essersi inceppato, ho cercato a lungo le iniziative del governo in carica per combattere il fenomeno ma senza esito. Eppure, anche se in forma decisamente blanda, il programma elettorale della coalizione che ha vinto le elezioni qualcosina prevedeva. In tempi di duri tagli alla spesa pubblica non sarebbe fuori luogo incrementare le entrate fiscali derivanti dalla lotta all’evasione. (sf)

dal sito di rainews24.it

In Italia il 23% dei professionisti non emette la fattura sottraendo, ogni anno, all’erario oltre 3 miliardi di euro. E’ questa la denuncia di Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it (Associazione Contribuenti Italiani) lanciata all’apertura del convegno ‘La riforma del fisco in Italia’, in corso a Napoli.

La classifica delle categorie professionali che non emette fattura vede al primo posto gli odontoiatri con il 34%, seguiti dai veterinari con il 33%, avvocati (31%), psicologi (30%), medici (28%), ragionieri e consulenti del lavoro (27%), architetti (25%).

Seguono poi i geometri con il 23%, i periti agrari con il 22%, i periti industriali con il 21%, geologi con il 18%, ingegneri con il 17%, i giornalisti con il 14%, i notai con l’11%, i commercialisti con il 10%, chimici con il 10% e biologi con l’8%.

Secondo lo studio condotto da Krls Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it ogni anno i professionisti sottraggono all’erario oltre 3 miliardi di euro.

A livello territoriale, invece, l’evasione è diffusa soprattutto al Nord Ovest (35% del totale nazionale), seguito dal Centro (27,5%), dal Nord Est (24,5%) e dal Sud (13%).

“L’evasione fiscale è diventata lo sport più praticato dagli italiani – continua Carlomagno -. Nelle discussioni di tutti i giorni, supera finanche il calcio”.

Contribuenti.it chiede al ministro Tremonti: convocare con urgenza il tavolo di trattativa “Fisco – Contribuenti” per accelerare l’istituzione dello Sportello del Contribuente per la lotta all’evasione fiscale presso tutti gli organi diretti ed indiretti dell’amministrazione finanziaria; estendere l’applicazione degli studi di settore a tutte le imprese; valutare l’opportunità di sospendere tutti gli aiuti ed incentivi statali ai contribuenti che non pagano le tasse.

Fréderic Filloux: “Ridefinire il giornalismo”. (It’s possible?)

Monday, 17 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Riprendo alcune affermazioni da un intervento di Frédéric Filloux (uno dei più noti giornalisti francesi) tratto dal sito Mondaynote.com.

“Di fronte a un contesto così agitato – tante piattaforme e un’ offerta potenzialmente illimitata di attori in campo – come dobbiamo aggiornare la definizione di giornalismo? Dove cominciano il mestiere e il lavoro? E dove finiscono? (…) Questo è il momento, più che mai, di rivisitare nozioni come la cronaca o il trattamento delle notizie. E questo ripensamento non può essere centrato intorno al corporativismo di ieri o a definizioni giuridiche. Ma deve essere basato sui tre concetti seguenti:

–   etica
–   pratiche
–   training

Etica

Nel 2001, stavamo per lanciare l’ edizione francese di 20Minutes. La “professione” – in Francia un simpatico miscuglio di manager e sindacati preoccupati entrambi soprattutto della conservazione dello status quo – ci mandò un messaggio chiaro e forte. Il nostro quotidiano gratuito era un Ufo non benvenuto nell’ arena francese dei media.  Come risultato, non era assolutamente ovvio che il nostro team di giovani cronisti e redattori sarebbe stato garantito dalla famosa “Carte de Presse” che, in Francia, separa i professionisti dagli “amatori” che sgomitano. (…) Integrammo la dichiarazione francese dei diritti dei giornalisti con le “carte” interne di alcune testate come The New York Times Policy on Ethics in Journalism. Aggiungemmo alcuni elementi dalla nostra esperienza come il divieto a chiunque di seguire qualsiasi organizzazione con cui il giornalista avesse rapporti. (…) Il documento fu allegato al contratto di lavoro e provvedemmo a definire tutte le violazioni che avrebbero potuto intaccarlo. (…) L’ etica e i principi rappresentano i primi elementi nella determinazione di cosa è giornalismo e cosa non lo è. (…) E si applica anche ai cosiddetti “professionisti” che mostrano la Carte de Presse come testimonianza della loro capacità e della loro etica professionale ma che in realtà sono dei portavoce di marchi commerciali.

Pratiche

Le buone pratiche nel giornalismo girano attorno a nozioni come completezza, correttezza, attenzione verso il contraddittorio e un approccio equilibrato. Una buona definizione potrebbe essere quella “migliore versione possibile della verità” di Bob Woodward, a cui si potrebbe aggiungere: “con i mezzi e gli strumenti disponibili nel momento in cui si scriveva quell’ articolo”. Questa ultima sfumatura è importante perché spesso la fretta riduce la qualità. Che influisce sulla cronaca (raccolta e scrittura) tanto quanto sull’ analisi. Venti anni fa, le migliori pratiche giornalistiche potevano essere trovate facilmente nelle redazioni delle testate famose. Ora possono stare dovunque. Prendiamo i blog. (…) Attualmente alcuni siti di informazione “pure player” stanno diventando molto bravi nello sfruttare il potere intellettuale della blogosfera (per esempio, Politico’s Arena, The HuffingtonPost nel campo politico o anche The Guardian nel settore economico). E’ la Legge della Necessità: i pure players non possono permettersi di avere in casa degli specialisti in tutti i campi e quindi li scovano in Internet. E molto spesso tutto questo funziona. (…)

Training


(…) La professione giornalistica dovrebbe considerare due principali tendenze:

– il cambiamento della percezione degli aspiranti giornalisti
– lo sviluppo di una formazione permanente lungo la carriera di ciascuno

Le scuole di giornalismo dovrebbero cancellare – o almeno ridimensionare  –  l’ idea che c’ è un’ unica “via regale” al giornalismo, che si scriva per Le Monde o per il Guardian. Questa invidiabile ambizione si sta riducendo sempre più drammaticamente visto che le testate finirebbero per pagarla sempre più cara. Triste ma vero, rifiutarsi di affrontare questo non aiuterà. Quindi, è ingannevole conservare l’ idea che un giornalismo di alto profilo sulle questioni internazionali o politiche sia l’ unico nobile obbiettivo (o via d’ uscita) per una carriera giornalistica. In altre parole, dovremo smetterla di produrre legioni di giornalisti amaramente disillusi. Ma ci sono ampie opportunità quando l’ industria delle notizie emigra sulle piattaforme digitali e diventa molto più tecnologica di prima. Certo, è ovvio, il primo scopo di uno studente di giornalismo rimarrà quello di impadronirsi delle capacità di base del mestiere: scrivere, indagare, gestire le fonti e sviluppare una agilità mentale per impadronirsi velocemente di problemi nuovi e complessi.
Ma non è abbastanza: oggi, il giovane giornalista deve diventare abile nei sistemi con cui i motori di ricerca raggiungono gli articoli. (…)
E lo stesso vale per il “confezionamento” delle notizie. I lettori giovani sono notoriamente più inclini verso materiali confezionati con grafica o video piuttosto che verso le colonne di piombo. I giornalisti devono essere capaci di dare le notizie in una maniera multidimensionale. (…)

Un secondo passaggio è il training permanente – qualcosa che nelle testate giornalistiche non si riesce a far bene. I giornalisti devono essere più adattabili di prima. E’ un clichè ma è vero: il ritmo del cambiamento sta accelerando e le redazioni non riescono a seguirlo. In molte di loro il livello di ignoranza fra i giornalisti di una certa età è allarmante. (…) Come sempre la responsabilità appartiene al top management, un gruppo che notoriamente è molto resistente ai cambiamenti.

Siamo proprio all’ inizio di una grande fase di evoluzione nel giornalismo. Gran parte della vecchia dimensione romantica sta svanendo. Ma l’ eccitazione rimane: nuove piattaforme per nuove audience stanno emergendo. Esse richiedono ancora le qualità di base di questo mestiere. Ma nello stesso tempo, nuovi strumenti richiedono nuove capacità, che devono essere apprese, non ignorate o disprezzate.

Frédéric Filloux, ex redattore capo di Libération, attualmente direttore della Divisione internazionale del gruppo editoriale norvegese Schibsted. Nel 2002 ha lanciato il quotidiano gratuito 20 Minutes, diventato il giornale più letto in Francia con 2,5 milioni di lettori (la versione online registra circa 200.000 visitatori al giorno). Vive a Parigi.

L’articolo integrale in italiano si trova qui

 

Piccolo photobook della serata di venerdì scorso al Nome della Rosa con Luca Maggitti

Sunday, 16 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Circolo culturale Il nome della Rosa Giulianova (TE) Venerdì 7 Novembre 2008, ore 21.30. ALDO MORO AND MORE STORIES: incontro con GABRIELE MASTELLARINI a cura di Luca MAGGITTI.

 In occasione della serata sono stati riproposti il documentario “Il caso Aldo Moro tra cronaca e politica” e il libro “Assalto Alla Stampa”.

Ph. Cristian Palmieri (clicca per ingrandire)

Dalla Svizzera con italico ed editoriale amore

Sunday, 16 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

Ticino online intervista Marco Travaglio

ho scovato nella rete una interessante intervista a Marco Travaglio, buona lettura (sf)

LUGANO – “Stanotte torno a dormire a Milano, sono qui perché mi hanno invitato, non sono in esilio. Credo di essere un giornalista che dato il lavoro che fa non piace ai politici e, sinceramente, mi preoccuperei del contrario. Se un giornalista piace a tutti i politici tendenzialmente ha sbagliato mestiere. Quelli sono consensi che non bisogna meritarsi. Non solo non bisogna riceverli, non bisogna neppure meritarseli, proprio come diceva Longanesi dei premi letterari”, questo il brillante inizio dell’intervista rilasciata dal giornalista giudiziario Marco Travaglio prima dell’incontro con il pubblico organizzato ieri sera all’Hotel Pestalozzi e che ha preceduto lo spettacolo al Teatro Sociale di Bellinzona.

Nella ormai famosa intervista del 10 maggio a Che tempo che fa lei ha detto che né la sinistra né la destra avevano interesse a parlare delle amicizie di Schifani, seconda carica istituzionale italiana, ma che lei, essendo giornalista, lo deve fare. Un obbligo nei confronti della popolazione?

“Eh sì, mi sembrava interessante dire chi era la persona appena eletta a Presidente del Senato. Io so chi è Schifani e sentivo la necessità che anche gli italiani lo sapessero, inoltre in televisione nessuno lo aveva mai raccontato. Era stato spiegato solo in alcuni libri, per altro mai querelati, e proprio in quei giorni, giustamente, tutta la classe politica celebrava Lirio Abbate. Un giornalista che vive sotto scorta a Palermo per aver scritto un libro nel quale parla anche di due persone che erano in società con Schifani e che oggi sono condannate per mafia. Non si tratta quindi di una semplice amicizia o di una frequentazione occasionale. Immagino che generalmente ci si informi sui soci con cui si forma una società. Può anche darsi che i suoi soci all’epoca fossero completamente al di  sopra ogni sospetto, ma mi sembra lecito sapere che queste persone erano in società con l’attuale presidente del Senato. Lui potrà dire che non sapeva chi erano o che, all’epoca, non si poteva sapere chi fossero. Ciò non toglie che è un’informazione che si deve dare”.

Questa omertà è solo italiana?

“Proprio oggi ho letto il questionario che Obama ha distribuito a tutti quelli che si candidano ad uno degli ottomila posti da occupare nell’amministrazione americana. Fanno domande su cosa hai scritto nel tuo diario personale, su chi hai parlato, sulle possibili amicizie o incontri che potrebbero essere controversi. Tutte queste domande per assumere degli impiegati, non certo la seconda carica degli Stati Uniti. Quelli che si sono stupiti di quello che io ho detto su Schifani dovrebbero vergognarsi”.

Ma la popolazione è veramente interessata alle amicizie di Schifani e più in generale agli affari e amicizie dei politici che li governano?

“Credo che indipendentemente da quello che il singolo è interessato a sapere noi dobbiamo fargli sapere tutto quello che secondo noi è giusto che si sappia in una democrazia. Chi non è interessato non compra il libro o cambia canale. Per fortuna noi giornalisti, a differenza dei politici, stiamo sul libero mercato. Se siamo bravi vendiamo i libri, se non siamo bravi non li compera nessuno, se siamo bravi troviamo lavoro se non lo siamo non lavoriamo. I politici no. Ormai si autonominano con una legge elettorale che gli consente di non sottoporsi nemmeno al vaglio dei cittadini e nello stesso tempo, una volta arrivati lì, decidono loro stessi il proprio stipendio e i propri aumenti. Vivono in una realtà che si trova fuori dal mercato; non c’è meritocrazia nella classe politica. Per fortuna a noi giornalisti non capita, io poi sono un freelance e nessuno è obbligato a farmi lavorare”.

Questa differenza ha fatto molto discutere giovedì sera ad Annozero.

“Sì se ne parlava perchè c’era questo strano personaggio, il sottosegretario Castelli, il quale quando si parlava dei costi dei partiti ha risposto chiedendo quanto guadagna Gian Antonio Stella. Stella è rimasto addirittura imbarazzato dalla domanda di Castelli e gli ha risposto d’aver dichiarato circa 300 mila euro compresi i diritti di un libro che ha venduto un milione e mezzo di copie. Essendo Stella il miglior giornalista italiano secondo me guadagna ancora poco, so per certo che fuori dal Corriere della Sera c’è la fila dei giornali che vorrebbero ingaggiare Gian Antonio Stella e quindi, giustamente, il Corriere se lo tiene stretto e per farlo lo dovrà pur pagare visto che ha mercato. Il problema è che lo stipendio di Stella non lo pagano i cittadini italiani ma il Corriere della Sera che è un’azienda privata che usa criteri di merito. Fosse un cialtrone non gli darebbero una lira, non lo farebbero nemmeno lavorare e nessuno lo vorrebbe. Se il suo libro La Casta non avesse venduto una copia all’ultima dichiarazione dei redditi non avrebbe dichiarato quella cifra. Ma cosa devi fare se scrivi un libro e vendi molte copie? Non dichiari il guadagno per non apparire? È una follia… eppure la domanda sullo stipendio di Stella l’ha fatta Castelli e qualcuno magari si sarà anche detto: ‘guarda un po’ quanto guadagna Stella’. Ma a chi interessa, non lo paga mica lui lo stipendio di Gian Antonio Stella”.

Il Ministro Castelli però parlava di finanziamenti pubblici.

“Comincio con il precisare che io sono contro questi finanziamenti pubblici. A parte questo mi chiedo quanto possano essere influenti gli otto milioni di euro che il Corriere della Sera prende dallo Stato su un fatturato della Rizzoli di due miliardi di euro. Se anche non li ricevessero più per il Corriere della Sera non cambierebbe nulla. È una questione ridicola che nasce dal fatto che in Italia si fanno gli sconti sulle spedizioni postali ai giornali. Questo perchè i giornali italiani ricevono meno pubblicità rispetto alle televisioni, che ricevono la parte maggiore. Siamo l’unico paese in Europa che non ha un tetto massimo di pubblicità televisiva per cui i giornali stanno alla fame. Visto che il tetto non si può mettere perchè il presidente del consiglio non lo vuole lo Stato versa questo finanziamento per convogliare sui giornali un po’ dei soldi provenienti dalle pubblicità. È proprio per questo che ci sono i contributi statali a tutta la stampa”.

Non ha mai pensato che le sue battaglie potessero favorire il presidente del consiglio che può così atteggiarsi a vittima?

“Penso che se lui si avvantaggiasse del mio lavoro, invece di denunciarmi quotidianamente o di farmi denunciare dai suoi collaboratori o dalle sue aziende, non dico che mi pagherebbe ma almeno la smetterebbe di perseguitarmi. Potrei anche stancarmi della situazione e se gli faccio comodo l’ultima cosa che può augurarsi è che io smetta. In realtà penso sia una leggenda metropolitana, credo invece che gli facciano molto comodo quelli con i quali si trova molto bene come Vespa. Si può anche andare a vedere con chi se la prendono i suoi giornali e le sue televisioni. Se la prendono sempre contro di noi che lo descriviamo per come è realmente. È contento se qualcuno dice che questo tipo di giornalismo fa il suo gioco perchè, infatti, a sinistra molti ci credono e quindi non lo attaccano più. Veltroni addirittura ha fatto una campagna elettorale senza neanche nominarlo”.

Cosa si può dire dell’opposizione del PD?

“Il PD non ha più nessun legame con la società. Decidono in quattro gatti e poi, quando esplode una protesa come quella degli studenti, degli insegnanti e dei genitori, tentano di rincorrerla in maniera trafelata, ridicola e ritardataria. Temendo che Di Pietro potesse fare sua la rivolta contro la riforma della scuola hanno proposto dei referendum senza nemmeno rendersi conto che non possono farlo. Quando è stata violata la costituzione con la legge Alfano il referendum non lo hanno voluto fare, come se non interessasse alla gente. Se però si va a vedere i sondaggi sul gradimento del governo di Berlusconi ci si accorge che il momento di più basso consenso è stato proprio a luglio con la legge Alfano. Adesso sta nuovamente perdendo punti con la legge sulla scuola”.

È un’opposizione che sbaglia strategia e tempi?

“Questa è la dimostrazione che quando c’è qualcuno che fa un’opposizione in piazza, anche in maniera dura e anche con un referendum, Berlusconi paga pedaggio e se oggi ha un consenso così spropositato rispetto ai meriti, che sono quasi zero, ed ai demeriti, che sono tantissimi, è anche dovuto al fatto che finora si è visto solo Di Pietro in Parlamento”.

Guardando la politica italiana dal Ticino sembra di assistere ad un muro contro muro che non porta a nulla. Ogni tanto sembra che le parti siano più litigiose che costruttive. Lei cosa ne pensa?

“In Italia non vedo niente di tutto questo. Ho visto la campagna elettorale americana dove i due candidati si sono attaccati all’arma bianca mentre in Italia Veltroni non ha mai nominato Berlusconi. Lo avesse fatto magari avrebbe ottenuto qualche voto in più. In realtà ha fatto terra bruciata attorno a se per evitare d’avere accanto coloro che lo attaccavano pensando che questa sarebbe stata una legislatura in cui PD e PDL avrebbero potuto dialogare felicemente. Non possono farlo perchè Berlusconi non ha né interesse né bisogno del dialogo, inoltre ha una concezione della politica in cui chi va al governo prende il potere e quindi fa esattamente quello che vuole travolgendo la costituzione, la libertà di stampa, l’indipendenza della magistratura, la volontà degli insegnanti e degli studenti. Non gliene importa niente di niente”.

In che senso?

“Se ne va in Russia ed annuncia improvvisamente che l’Italia è alleata con Putin anche se nessuno in Parlamento ne ha mai parlato. Non esiste un luogo dove si discute e si prendono le decisioni. C’è un signore che decide e la sua maggioranza, come un esercito di ‘yes man’, alza la mano e applaude. Tutto ciò che pensa e dice diventa legge e vangelo. Mi domando in quale altro paese succede una cosa del genere e se succedesse cosa farebbe l’opposizione. In Italia è praticamente inerte, non fa nulla. Non ci sono più nemmeno le forme della democrazia, è una dittature sudamericana travestita da democrazia perchè mantiene tutte le istituzioni ma queste sono svuotate dal suo interno”.

È questa assenza di democrazia che impedisce alla popolazione o a chi di dovere di chiedere a Schifani, e a chi si trova nella situazione di dover dare delle spiegazioni del proprio operato, di farlo?

“Se certe cose non le si leggono sui giornali e non le si sentono dire alla televisione come si fa ad esserne a conoscenza per poi andare a chiedere spiegazioni a chi di dovere? La campagna elettorale statunitense è servita alla popolazione per farsi un’idea molto precisa di chi erano i due candidati. McCain è anziano ed ha dovuto presentare le proprie cartelle cliniche alla stampa che le ha potute visionare per un pomeriggio intero. Tutto questo per spiegare ai cittadini se un uomo di quell’età può governare in piena salute e coscienza per quattro anni. Noi ogni tanto sentiamo dire che Berlusconi è andato a fare delle ‘cose’ in America; quando pensa che gli faccia comodo da delle informazioni ma non esiste un abitudine di un controllo dell’opinione pubblica su chi detiene il potere. Figuriamoci sulle vicende come quella di Beppe Pisano”.

Chi è Beppe Pisano?

“È stato eletto presidente dell’anti mafia, e stava in barca con Roberto Calvi e Flavio Carboni mentre il Banco Ambrosiano colava a picco. Quando la commissione P2 ha scoperto che frequentazioni aveva Pisano il governo Fanfani lo ha cacciato da sottosegretario al tesoro. Adesso Pisano dovrebbe fare il presidente della commissione antimafia? E nessuno ha detto niente. Quando è stato eletto il PD si è astenuto e alla fine la Finocchiaro ha detto: ‘sarà un grande presidente’. Se l’opposizione non deve dire neppure queste cose sarebbe meglio cambiargli nome, si potrebbero chiamare ‘i diversamente concordi’ come li chiama la vignettista di Repubblica così avremmo capito il loro ruolo nel parlamento italiano. Opposizione è una parola forte; ti devi opporre altrimenti che opposizione sei?”

Prima ha parlato di una dittatura, quali sono le differenze con l’autoritarismo degli anni ’30?

“È una forma nuova perchè come dice Giovanni Sartori questo è un regime mediatico fondato sulla televisione e non più sul manganello; anche se ogni tanto qualche manganello ancora rotea. Non si può quindi parlare di ritorno del fascismo perchè nonostante tutto il fascismo aveva dietro di sè una cultura e un’ideologia. Qui non c’è niente, non c’è cultura ma c’è un’azienda. Se uno prende il governo Mussolini e fa l’elenco dei ministri e poi lo confronta con quello di Berlusconi la differenza è evidente. Mussolini come ministro aveva: Giovanni Gentile, il più grande filosofo italiano; Bottai il più grande intellettuale italiano; Stefani, il più grande economista italiano; Alfredo Rocco, il piu grande giurista italiano; quelli erano fascisti ma almeno qualcosa lo avevano letto. Ora abbiamo un ministro che faceva i calendari, il ministro dell’istruzione fa l’avvocato perchè ha dato gli esami a Reggio Calabria nonostante sia di Brescia… e poi se la prende con i docenti del sud che promuovono tutti. Non c’è nessuna ideologia dietro l’attuale governo, c’è una società che aveva dei problemi e che li ha risolti a carico degli italiani. È un nuovo tipo di regime e non a caso il cavaliere sembra trovarsi a suo agio con Putin”.

Come viene visto il Ticino e la Svizzera dall’Italia?

“Non è che se ne parli molto. Se ne parla sempre quando si scopre che qualcuno aveva dei soldi in Svizzera o cose di questo genere. Viene vista comunque come una terra molto solida e molto chiusa all’interno della quale ci si sente protetti anche con i propri patrimoni, anche se poi si sono fatti molti passi avanti in fatto di segreto bancario. Ce ne siamo accorti quando all’improvviso si è deciso di cestinare le rogatorie perchè si diceva fosse carta straccia. Immaginare che i banchieri svizzeri mandassero ai magistrati italiani carta straccia è decisamente difficile, ci poteva credere giusto qualche imbecille. Quando arriva una contabilità bancaria dalla svizzera è difficile che sia carta straccia. Quando abbiamo intervistato Bertossa, Bernasconi e tanti altri o quando veniva in Italia Carla Del Ponte c’è comunque un’aurea di serietà e professionalità estrema. Se siamo riusciti a far condannare Contrada che prendeva soldi dallo Stato e lavorava per la mafia è stato anche grazie a gente come Carla del Ponte che è andata a testimoniare. C’è un’immagine di serietà che al di la di tutto emana da queste terre”

La Hamaui (direttore L'espresso) sbrana Brunetta: "Con le sue repliche non smentisce una virgola della nostra inchiesta"

Sunday, 16 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

La direzione dell’Espresso in relazione alle dichiarazioni del ministro Renato Brunetta sull’inchiesta pubblicata nel numero in edicola venerdì 14 novembre precisa:
1) L’Espresso non ha pubblicato nessun indirizzo delle proprietà immobiliari del ministro. ma indicate le città nelle quali esse si trovano e alcune foto che non consentono di individuare la strada ma permettono ai lettori di avere una idea del reale valore.

2) Lo stesso ministro in numerose interviste a quotidiani, riviste, televisioni (nazionali e locali), rintracciabili anche sulla rete Internet, ha elencato le sue proprietà indicandone località e caratteristiche. Alcuni siti internet hanno nell’occasione pubblicato anche alcuni indirizzi del ministro.

3) La direzione dell’Espresso respinge dunque le accuse strumentali del ministro Brunetta volte a distogliere l’attenzione dai contenuti dell’inchiesta. Il ministro del resto, in una lunga replica pubblicata sul sito ufficiale del ministero, e rilanciata dal sito dell’Espresso, non smentisce una virgola di quanto da noi pubblicato.

La direzione dell’Espresso

La precedente rettifica del Ministro
«Apprendo, da anticipazioni di stampa, che il settimanale L’Espresso mi dedica la copertina e un’inchiesta. Questa attenzione non può che farmi piacere, il contenuto ancora di più. L’inchiesta de “L’Espresso” fruga nella mia vita. Fruga nel mio patrimonio. Fruga nella mia carriera universitaria. Fruga nella mia attività politica e di consulente. Fa tutto questo da par suo, con malizia ed esagerazione.

 Alla fine, però, restituendo il ritratto di una persona per bene. Le case me le sono pagate accendendo mutui, che L’Espresso si è preoccupato di controllare e confermare. Bravi. Aggiungo un particolare, che all’ottima redazione è sfuggito: per gli investimenti immobiliari ho anche usato i soldi del loro Gruppo, l’Editoriale L’Espresso, che mi sono stati consegnati non proprio spontaneamente, ma a seguito di una diffamazione riconosciuta come tale dalla giustizia italiana.

La carriera universitaria raccontata è quella di un figlio di venditore ambulante, che è diventato professore incaricato a 27 anni, professore associato a 33 anni e professore straordinario a 49. Debutto giovanile, ma carriera non certamente fulminante (il posto di professore associato l’ho avuto da una commissione presieduta da Paolo Sylos Labini, un grande maestro).

Durante il concorso nazionale per diventare professore ordinario ho scontato il non essere parte del mondo dei baroni, il non avere protezioni, altro titolo di merito. Teramo, invece, non è stata una scelta, ma il rispetto della legge. Per il Nobel l’indicazione originale e di Ricki Levi, che, negli anni ’80, pubblica sul Corriere della Sera un articolo candidando, per i futuri Nobel, me assieme a Alberto Alesina, Francesco Gavazzi, Nicola Rossi e Riccardo Faini. Pertanto, si rivolgano a lui, e gli portino i miei ancora validi ringraziamenti. La consulenza non l’ho avuta a 25 anni, ma a 33 (ero già professore associato, a Padova) e detta attività si è svolta per cinque anni al Ministero del Lavoro, a titolo gratuito. Proprio questa mia consulenza mi ha procurato l’interessamento delle Brigate Rosse. Vivo ancora sotto scorta, al punto che mi dispiace solo una cosa: che si siano pubblicati indirizzi, foto e mappe delle case dove risiedo, in questo modo rendendo un servizio non certo al postino, ed aumentando il peso del lavoro dei ragazzi cui è affidata la mia sicurezza. Per quanto si possa essere spiritosi, non riesco a riderne.

Al CNEL sono stato nominato dal Presidente della Repubblica e in quella sede ho presieduto la commissione più importante: quella per l’informazione. Al Parlamento europeo, poi, sono stato relatore di una direttiva su accesso e interconnessione, direttiva fondamentale (e non “di indirizzo”) del pacchetto normativo sulle telecomunicazioni, e di un regolamento direttamente applicabile negli ordinamenti interni degli stati membri in materia di energia, oltre ad aver lavorato su altri dossier, come relatore ombra o per parere, ed aver interrogato le istituzioni comunitarie. Per quanto riguarda i voli low cost per raggiungere la sede di Strasburgo, ero in compagnia di tutta la delegazione di parlamentari europei italiani, con noi l’attuale Presidente della Repubblica. E’ bene ricordare che il sistema elettorale per il Parlamento europeo prevede l’uso delle preferenze. Gli elettori, unici a dover valutare il lavoro degli eletti, sono stati ripetutamente generosi con me, il che non credo si debba al valore di una rete clientelare che non ho, che non avrei saputo e non saprei come alimentare. Ove gli ottimi giornalisti vogliano cimentarsi su questo tema, così come su tutto il resto, contino pure sulla mia collaborazione. Inoltre, faccio osservare che i dati sulle presenze sono tratti dal mio sito, cioè resi pubblici da me. Attendo un’inchiesta su quanti si sottopongono alla medesima disciplina della trasparenza. Sul mio sito (www.renatobrunetta.it) è già presente abbondante documentazione sull’attività, professionale e politica, svolta. Da domani sarà possibile consultare ogni cosa, relativa all’inchiesta dell’Espresso, compreso, naturalmente, il testo della sentenza che mi riconosce diffamato. Sono sicuro che il direttore del settimanale, così come quello del quotidiano La Repubblica, vorranno offrire un link ai loro lettori, e, magari, anche emularmi nel mettere in rete i loro meriti e le loro gesta. Senza reticenze.
Riassumendo: le case me le sono comprate con i mutui, e con i soldi dell’Espresso. La cattedra universitaria me la sono sudata. L’attività politica e di consulente sono frutto di una lunga gavetta. Nell’insieme, quindi, ringrazio L’Espresso per l’attenzione dedicatami e per i risultati cui ha portato. Prima di tutto, però, li ringrazio perché trattando quei temi hanno dimostrato che altrimenti non si potrebbe attaccare il lavoro che sto conducendo, e che sono pronto ad illustrare, nel dettaglio, ai lettori del settimanale. La carta giocata, se capisco bene, suona più o meno così: le cose che dice Brunetta sono giuste, ma lui non è coerente ed il più pulito ha la rogna. Salvo che, leggendo, si scopre tanto la coerenza umana, culturale e politica, quanto la buona salute della mia epidermide. Grazie».

Renato Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica

 (Nella foto Daniela Hamaui, direttora de L’espresso)

Marco Travaglio e l'ennesima maialata (con il rossetto)

Saturday, 15 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Claudia G. Vismara per www.dituttounblog.com

Duello senza esclusione di colpi tra Marco Travaglio e il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone. Si sono confrontati durante “Otto e mezzo”, il magazine televisivo condotto da Lilli Gruber e Federico Guiglia in onda su LA7. Temi delle puntata: berlusconismo ed anti-berlusconismo.

Durante il dibattito la Gruber ha chiesto a Travaglio di definire il termine “anti-berlusconismo”. Come giustamente risponde il giornalista, è un termine che non esiste in nessun’altra parte del mondo perché negli altri paesi è considerato assolutamente normale manifestare il proprio dissenso contro la maggioranza che sta al Governo. Così Travaglio: “Assistiamo alle campagne elettorali americane e vediamo che se ne dicono di tutti i colori. Nell’ultima campagna elettorale abbiamo sentito il presunto maestro di Veltroni, il neo presidente eletto Obama, chiamare la candidata vice presidente repubblicana “maiale con il rossetto” (“lipstick on a pig”).

Fermo restando che mi trovo in accordo su tutto quanto ha detto Travaglio, mi domando come mai tra i tantissimi esempi disponibili abbia portato proprio questo, perché da quello che ho capito leggendo i giornali esteri Obama non ha insultato nessuno. Le parole del nuovo presidente americano sono queste: “You know, you can put lipstick on a pig, but it’s still a pig. You know you can wrap an old fish in a piece of paper called change, it’s still going to stink after years” che tradotte significano: “Si sa, si può mettere il rossetto ad un maiale, ma il maiale rimane pur sempre un maiale. Si può incartare un pesce marcio con una nuova carta chiamata cambiamento, ma il pesce sarà destinato a puzzare ancora dopo anni”.

E’ chiaro, secondo me, che l’espressione “lipstick on a pig” non è riferita direttamente a Sarah Palin; Obama ha infatti accusato la campagna elettorale di McCain di essere ricca di “bugie” e di fingere di dare all’America il cambiamento di cui ha bisogno. Sarah Palin come persona, come soggetto, come donna non ne subisce alcun danno, perché “lipstick on a pig” nella lingua inglese non ha la stessa accezione negativa e rude dell’italiano.

Sentendo Travaglio è sembrato che Obama avesse palesemente dato della “maiala” alla Governatrice,  quando invece ha soltanto criticato le idee del suo avversario politico, con un pizzico di sarcarsmo nei confronti della Palin a fronte della affermazione di lei “sono un pitbull con il rossetto”. Almeno in America questi scambi di idee più o meno forti ci sono sempre stati e continueranno ad esserci, mentre da noi Veltroni chiamava Berlusconi “il principale esponente dello schieramento a noi avverso”, cioè non nominandolo neanche.

CULTUR@. La Fiera delle Parole a Rovigo. Uno spuntino mentale.

Saturday, 15 November 2008
Pubblicato nella categoria CULTUR@

Grandiosa la nostra Nicoletta Salata, ha pubblicato questo bellissimo post qui riservandosi per il suo blog altre foto della manifestazione, qui puntualmente replicate. Manca solo la foto che tutti si aspettavano, insieme a Marco Travaglio. (sf) Leggi il resto –> »

Perdenti

Saturday, 15 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

a proposito dell’importanza della informazione televisiva, altro che leggere le impronte digitali sul dito che punta la luna (sf)

da Wittgenstein.it

“È l’annuncio del tentativo di mettere le mani sul servizio pubblico da parte del PdL”, ha detto Walter Veltroni a proposito del voto di ieri sulla Commissione di Vigilanza Rai. La frase forse è stata mal riportata: il tentativo di mettere la mani sulla Rai da parte del centrodestra data ormai a qualche lustro fa. Veltroni fa bene a esserne allarmato, e a cercare di combatterlo, basta che non pensi di arginarlo chiudendo a chiave la porta mentre bombardano il tetto. Leggi il resto –> »

Il premier dei due mondi: lo hanno frainteso di nuovo

Saturday, 15 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Sergio Fornasini per dituttounblog.com

Eh si, proprio non ce la fanno le agenzie giornalistiche ad inquadrare bene il nostro primo ministro. O forse è solo un problema di tipo ambientale: quando si trova a levante i giornalisti, ansiosamente presenti alle sue conferenze stampa, tendono a recepire in maniera più orientale le sue dichiarazioni. Tutto il contrario quando invece si sposta verso ovest, fino alle lontane americhe. Laggiù sanno tutti che le cose sono molto diverse, ed anche la stampa. Leggi il resto –> »