
Ticino online intervista Marco Travaglio
ho scovato nella rete una interessante intervista a Marco Travaglio, buona lettura (sf)
LUGANO – “Stanotte torno a dormire a Milano, sono qui perché mi hanno invitato, non sono in esilio. Credo di essere un giornalista che dato il lavoro che fa non piace ai politici e, sinceramente, mi preoccuperei del contrario. Se un giornalista piace a tutti i politici tendenzialmente ha sbagliato mestiere. Quelli sono consensi che non bisogna meritarsi. Non solo non bisogna riceverli, non bisogna neppure meritarseli, proprio come diceva Longanesi dei premi letterari”, questo il brillante inizio dell’intervista rilasciata dal giornalista giudiziario Marco Travaglio prima dell’incontro con il pubblico organizzato ieri sera all’Hotel Pestalozzi e che ha preceduto lo spettacolo al Teatro Sociale di Bellinzona.
Nella ormai famosa intervista del 10 maggio a Che tempo che fa lei ha detto che né la sinistra né la destra avevano interesse a parlare delle amicizie di Schifani, seconda carica istituzionale italiana, ma che lei, essendo giornalista, lo deve fare. Un obbligo nei confronti della popolazione?
“Eh sì, mi sembrava interessante dire chi era la persona appena eletta a Presidente del Senato. Io so chi è Schifani e sentivo la necessità che anche gli italiani lo sapessero, inoltre in televisione nessuno lo aveva mai raccontato. Era stato spiegato solo in alcuni libri, per altro mai querelati, e proprio in quei giorni, giustamente, tutta la classe politica celebrava Lirio Abbate. Un giornalista che vive sotto scorta a Palermo per aver scritto un libro nel quale parla anche di due persone che erano in società con Schifani e che oggi sono condannate per mafia. Non si tratta quindi di una semplice amicizia o di una frequentazione occasionale. Immagino che generalmente ci si informi sui soci con cui si forma una società. Può anche darsi che i suoi soci all’epoca fossero completamente al di sopra ogni sospetto, ma mi sembra lecito sapere che queste persone erano in società con l’attuale presidente del Senato. Lui potrà dire che non sapeva chi erano o che, all’epoca, non si poteva sapere chi fossero. Ciò non toglie che è un’informazione che si deve dare”.
Questa omertà è solo italiana?
“Proprio oggi ho letto il questionario che Obama ha distribuito a tutti quelli che si candidano ad uno degli ottomila posti da occupare nell’amministrazione americana. Fanno domande su cosa hai scritto nel tuo diario personale, su chi hai parlato, sulle possibili amicizie o incontri che potrebbero essere controversi. Tutte queste domande per assumere degli impiegati, non certo la seconda carica degli Stati Uniti. Quelli che si sono stupiti di quello che io ho detto su Schifani dovrebbero vergognarsi”.
Ma la popolazione è veramente interessata alle amicizie di Schifani e più in generale agli affari e amicizie dei politici che li governano?
“Credo che indipendentemente da quello che il singolo è interessato a sapere noi dobbiamo fargli sapere tutto quello che secondo noi è giusto che si sappia in una democrazia. Chi non è interessato non compra il libro o cambia canale. Per fortuna noi giornalisti, a differenza dei politici, stiamo sul libero mercato. Se siamo bravi vendiamo i libri, se non siamo bravi non li compera nessuno, se siamo bravi troviamo lavoro se non lo siamo non lavoriamo. I politici no. Ormai si autonominano con una legge elettorale che gli consente di non sottoporsi nemmeno al vaglio dei cittadini e nello stesso tempo, una volta arrivati lì, decidono loro stessi il proprio stipendio e i propri aumenti. Vivono in una realtà che si trova fuori dal mercato; non c’è meritocrazia nella classe politica. Per fortuna a noi giornalisti non capita, io poi sono un freelance e nessuno è obbligato a farmi lavorare”.
Questa differenza ha fatto molto discutere giovedì sera ad Annozero.
“Sì se ne parlava perchè c’era questo strano personaggio, il sottosegretario Castelli, il quale quando si parlava dei costi dei partiti ha risposto chiedendo quanto guadagna Gian Antonio Stella. Stella è rimasto addirittura imbarazzato dalla domanda di Castelli e gli ha risposto d’aver dichiarato circa 300 mila euro compresi i diritti di un libro che ha venduto un milione e mezzo di copie. Essendo Stella il miglior giornalista italiano secondo me guadagna ancora poco, so per certo che fuori dal Corriere della Sera c’è la fila dei giornali che vorrebbero ingaggiare Gian Antonio Stella e quindi, giustamente, il Corriere se lo tiene stretto e per farlo lo dovrà pur pagare visto che ha mercato. Il problema è che lo stipendio di Stella non lo pagano i cittadini italiani ma il Corriere della Sera che è un’azienda privata che usa criteri di merito. Fosse un cialtrone non gli darebbero una lira, non lo farebbero nemmeno lavorare e nessuno lo vorrebbe. Se il suo libro La Casta non avesse venduto una copia all’ultima dichiarazione dei redditi non avrebbe dichiarato quella cifra. Ma cosa devi fare se scrivi un libro e vendi molte copie? Non dichiari il guadagno per non apparire? È una follia… eppure la domanda sullo stipendio di Stella l’ha fatta Castelli e qualcuno magari si sarà anche detto: ‘guarda un po’ quanto guadagna Stella’. Ma a chi interessa, non lo paga mica lui lo stipendio di Gian Antonio Stella”.
Il Ministro Castelli però parlava di finanziamenti pubblici.
“Comincio con il precisare che io sono contro questi finanziamenti pubblici. A parte questo mi chiedo quanto possano essere influenti gli otto milioni di euro che il Corriere della Sera prende dallo Stato su un fatturato della Rizzoli di due miliardi di euro. Se anche non li ricevessero più per il Corriere della Sera non cambierebbe nulla. È una questione ridicola che nasce dal fatto che in Italia si fanno gli sconti sulle spedizioni postali ai giornali. Questo perchè i giornali italiani ricevono meno pubblicità rispetto alle televisioni, che ricevono la parte maggiore. Siamo l’unico paese in Europa che non ha un tetto massimo di pubblicità televisiva per cui i giornali stanno alla fame. Visto che il tetto non si può mettere perchè il presidente del consiglio non lo vuole lo Stato versa questo finanziamento per convogliare sui giornali un po’ dei soldi provenienti dalle pubblicità. È proprio per questo che ci sono i contributi statali a tutta la stampa”.
Non ha mai pensato che le sue battaglie potessero favorire il presidente del consiglio che può così atteggiarsi a vittima?
“Penso che se lui si avvantaggiasse del mio lavoro, invece di denunciarmi quotidianamente o di farmi denunciare dai suoi collaboratori o dalle sue aziende, non dico che mi pagherebbe ma almeno la smetterebbe di perseguitarmi. Potrei anche stancarmi della situazione e se gli faccio comodo l’ultima cosa che può augurarsi è che io smetta. In realtà penso sia una leggenda metropolitana, credo invece che gli facciano molto comodo quelli con i quali si trova molto bene come Vespa. Si può anche andare a vedere con chi se la prendono i suoi giornali e le sue televisioni. Se la prendono sempre contro di noi che lo descriviamo per come è realmente. È contento se qualcuno dice che questo tipo di giornalismo fa il suo gioco perchè, infatti, a sinistra molti ci credono e quindi non lo attaccano più. Veltroni addirittura ha fatto una campagna elettorale senza neanche nominarlo”.
Cosa si può dire dell’opposizione del PD?
“Il PD non ha più nessun legame con la società. Decidono in quattro gatti e poi, quando esplode una protesa come quella degli studenti, degli insegnanti e dei genitori, tentano di rincorrerla in maniera trafelata, ridicola e ritardataria. Temendo che Di Pietro potesse fare sua la rivolta contro la riforma della scuola hanno proposto dei referendum senza nemmeno rendersi conto che non possono farlo. Quando è stata violata la costituzione con la legge Alfano il referendum non lo hanno voluto fare, come se non interessasse alla gente. Se però si va a vedere i sondaggi sul gradimento del governo di Berlusconi ci si accorge che il momento di più basso consenso è stato proprio a luglio con la legge Alfano. Adesso sta nuovamente perdendo punti con la legge sulla scuola”.
È un’opposizione che sbaglia strategia e tempi?
“Questa è la dimostrazione che quando c’è qualcuno che fa un’opposizione in piazza, anche in maniera dura e anche con un referendum, Berlusconi paga pedaggio e se oggi ha un consenso così spropositato rispetto ai meriti, che sono quasi zero, ed ai demeriti, che sono tantissimi, è anche dovuto al fatto che finora si è visto solo Di Pietro in Parlamento”.
Guardando la politica italiana dal Ticino sembra di assistere ad un muro contro muro che non porta a nulla. Ogni tanto sembra che le parti siano più litigiose che costruttive. Lei cosa ne pensa?
“In Italia non vedo niente di tutto questo. Ho visto la campagna elettorale americana dove i due candidati si sono attaccati all’arma bianca mentre in Italia Veltroni non ha mai nominato Berlusconi. Lo avesse fatto magari avrebbe ottenuto qualche voto in più. In realtà ha fatto terra bruciata attorno a se per evitare d’avere accanto coloro che lo attaccavano pensando che questa sarebbe stata una legislatura in cui PD e PDL avrebbero potuto dialogare felicemente. Non possono farlo perchè Berlusconi non ha né interesse né bisogno del dialogo, inoltre ha una concezione della politica in cui chi va al governo prende il potere e quindi fa esattamente quello che vuole travolgendo la costituzione, la libertà di stampa, l’indipendenza della magistratura, la volontà degli insegnanti e degli studenti. Non gliene importa niente di niente”.
In che senso?
“Se ne va in Russia ed annuncia improvvisamente che l’Italia è alleata con Putin anche se nessuno in Parlamento ne ha mai parlato. Non esiste un luogo dove si discute e si prendono le decisioni. C’è un signore che decide e la sua maggioranza, come un esercito di ‘yes man’, alza la mano e applaude. Tutto ciò che pensa e dice diventa legge e vangelo. Mi domando in quale altro paese succede una cosa del genere e se succedesse cosa farebbe l’opposizione. In Italia è praticamente inerte, non fa nulla. Non ci sono più nemmeno le forme della democrazia, è una dittature sudamericana travestita da democrazia perchè mantiene tutte le istituzioni ma queste sono svuotate dal suo interno”.
È questa assenza di democrazia che impedisce alla popolazione o a chi di dovere di chiedere a Schifani, e a chi si trova nella situazione di dover dare delle spiegazioni del proprio operato, di farlo?
“Se certe cose non le si leggono sui giornali e non le si sentono dire alla televisione come si fa ad esserne a conoscenza per poi andare a chiedere spiegazioni a chi di dovere? La campagna elettorale statunitense è servita alla popolazione per farsi un’idea molto precisa di chi erano i due candidati. McCain è anziano ed ha dovuto presentare le proprie cartelle cliniche alla stampa che le ha potute visionare per un pomeriggio intero. Tutto questo per spiegare ai cittadini se un uomo di quell’età può governare in piena salute e coscienza per quattro anni. Noi ogni tanto sentiamo dire che Berlusconi è andato a fare delle ‘cose’ in America; quando pensa che gli faccia comodo da delle informazioni ma non esiste un abitudine di un controllo dell’opinione pubblica su chi detiene il potere. Figuriamoci sulle vicende come quella di Beppe Pisano”.
Chi è Beppe Pisano?
“È stato eletto presidente dell’anti mafia, e stava in barca con Roberto Calvi e Flavio Carboni mentre il Banco Ambrosiano colava a picco. Quando la commissione P2 ha scoperto che frequentazioni aveva Pisano il governo Fanfani lo ha cacciato da sottosegretario al tesoro. Adesso Pisano dovrebbe fare il presidente della commissione antimafia? E nessuno ha detto niente. Quando è stato eletto il PD si è astenuto e alla fine la Finocchiaro ha detto: ‘sarà un grande presidente’. Se l’opposizione non deve dire neppure queste cose sarebbe meglio cambiargli nome, si potrebbero chiamare ‘i diversamente concordi’ come li chiama la vignettista di Repubblica così avremmo capito il loro ruolo nel parlamento italiano. Opposizione è una parola forte; ti devi opporre altrimenti che opposizione sei?”
Prima ha parlato di una dittatura, quali sono le differenze con l’autoritarismo degli anni ’30?
“È una forma nuova perchè come dice Giovanni Sartori questo è un regime mediatico fondato sulla televisione e non più sul manganello; anche se ogni tanto qualche manganello ancora rotea. Non si può quindi parlare di ritorno del fascismo perchè nonostante tutto il fascismo aveva dietro di sè una cultura e un’ideologia. Qui non c’è niente, non c’è cultura ma c’è un’azienda. Se uno prende il governo Mussolini e fa l’elenco dei ministri e poi lo confronta con quello di Berlusconi la differenza è evidente. Mussolini come ministro aveva: Giovanni Gentile, il più grande filosofo italiano; Bottai il più grande intellettuale italiano; Stefani, il più grande economista italiano; Alfredo Rocco, il piu grande giurista italiano; quelli erano fascisti ma almeno qualcosa lo avevano letto. Ora abbiamo un ministro che faceva i calendari, il ministro dell’istruzione fa l’avvocato perchè ha dato gli esami a Reggio Calabria nonostante sia di Brescia… e poi se la prende con i docenti del sud che promuovono tutti. Non c’è nessuna ideologia dietro l’attuale governo, c’è una società che aveva dei problemi e che li ha risolti a carico degli italiani. È un nuovo tipo di regime e non a caso il cavaliere sembra trovarsi a suo agio con Putin”.
Come viene visto il Ticino e la Svizzera dall’Italia?
“Non è che se ne parli molto. Se ne parla sempre quando si scopre che qualcuno aveva dei soldi in Svizzera o cose di questo genere. Viene vista comunque come una terra molto solida e molto chiusa all’interno della quale ci si sente protetti anche con i propri patrimoni, anche se poi si sono fatti molti passi avanti in fatto di segreto bancario. Ce ne siamo accorti quando all’improvviso si è deciso di cestinare le rogatorie perchè si diceva fosse carta straccia. Immaginare che i banchieri svizzeri mandassero ai magistrati italiani carta straccia è decisamente difficile, ci poteva credere giusto qualche imbecille. Quando arriva una contabilità bancaria dalla svizzera è difficile che sia carta straccia. Quando abbiamo intervistato Bertossa, Bernasconi e tanti altri o quando veniva in Italia Carla Del Ponte c’è comunque un’aurea di serietà e professionalità estrema. Se siamo riusciti a far condannare Contrada che prendeva soldi dallo Stato e lavorava per la mafia è stato anche grazie a gente come Carla del Ponte che è andata a testimoniare. C’è un’immagine di serietà che al di la di tutto emana da queste terre”