Beppe Grillo: "Compro Mediaset e faccio Travaglio direttore e come suo dipendente Emilio Fede. A voi pubblico vi do' le veline da trombare"

Sunday, 23 November 2008
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Cronaca dello spettacolo “Delirio” di Beppe Grillo – Roma – Palalottomatica (da http://www.agoravox.it/Arriva-il-DELIRIO-il-nuovo-show-di.html)

Guardate che invenzione, questo potrebbe sostituire i detersivi: questa è una palla che gli svizzeri hanno copiato dalla noce che usano gli indiani per fare il bucato. Una palla riempita di piccole palline di ceramica, caricate con energia elettrostatica, che sostituiscono il detersivo e puliscono in maniera straordinaria. Costa una trentina di euro in tre anni e permette di fare oltre mille lavaggi. Si carica con un’ora di sole una volta al mese…”. È un Beppe Grillo anche nelle vesti di consigliere domestico quello che ieri ha letteralmente travolto, in due ore di show, il pubblico accorso al Palalottomatica di Roma.

Mentre fuori si raccoglievano le firme contro il Lodo Alfano grazie ai giovani volontari dell’Italia Dei Valori che sotto la pioggia hanno continuato nel loro obiettivo, dentro si consumava uno show che è stato un vero e proprio «Delirio» con il comico genovese ancora più dissacrante del solito. 

Così il comico non risparmia nessuno: a destra («lo psiconano Berlusconi») e a manca («topogigio Veltroni») e a banchieri e ai capitalisti senza capitali, quella dei debiti e dei derivati. Grillo ha voglia di costruire quella democrazia «diretta» che passa dai cittadini e toglie i tramiti che sono pericolosissimi. Sono le 21.30 quando parte un filmato dove Grillo è stato legato e tenuto con la camicia di forza dentro un manicomio; dal manicomio alla platea spunta notevolmente dimagrito e grida: «E’ straordinario: per adesso sto sul cazzo a tutti. Ai politici, ai giornali! Sono dimagrito perché se qualcuno mi si avvicina schizzo via, sto guardingo!». Il Delirio parte dal presupposto che ormai nessuno ci capisce più nulla in Italia ma anche a livello globale, come dimostra la crisi economica. E figurarsi come prende la cosa Grillo, che da anni urla contro i furbetti di Parmalat e Cirio e i monopolisti all’italiana! «I politici italiani sono ammuffiti, finiti da un pezzo…Veltroni non è un uomo: è un aggettivo, mentre lo psiconano va in televisione a dare i suoi consigli finanziari e a tranquillizzarci. Quando spuntano in televisione a dire “state calmi”, vuol dire che bisogna agitarsi». 

Il delirio interessa la politica, quindi, ma anche l’economia: «Abbiamo un’economia che vive di debiti, vi pare possibile? Questi imprenditori comprano le aziende senza metterci un euro, le spolpano dall’interno… Io aspetto che le azioni Mediaset arrivino a 1 euro, perché ci arriveranno, e poi le compriamo noi! Alla direzione dei telegiornali ci metto Marco Travaglio e come suo dipendente ci metto Emilio Fede, a voi pubblico vi do’ quattro veline da trombare…».

Come da consuetudine, Grillo lascia poi spazio anche ai gruppi Meet Up che portano tematiche locali, meet up che a Roma hanno anche una rappresentanza politica con la lista gli Amici di Grillo. La parte finale è dedicata all’energia e ai consigli diretti: dalla lavatrice, ai pannolini lavabili, dai sistemi per costruirsi la casa, fino al nuovo sistema di lettura con l’e-book. Alla fine, il riassunto del «Delirio» è un accorato: «Difendetevi! Liberatevi dai monopolisti e date spazio alla democrazia, quella vera, quella che dà voce alla gente, la democrazia fai da te!»

TRAVAGLIO SBUGIARDATO DA MONTANELLI. Marco riprende Facci sul Maestro Indro e la P2. "Gelli tentò di reclutare anche Montanelli, il quale se ne tenne a debita distanza e lo definì magliaro", ma Indro scrisse: "Soltanto il caso m'aveva salvato dal ritrovarmi in quella lista. Assumemmo una posizione controcorrente rispetto alla leggenda nera imbastita sulla P2. Gelli? Un bischero"

Saturday, 22 November 2008
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Update2. Intervista Tv a Montanelli che racconta l’incontro con Gelli insieme al “massone” Trionfera. E minimizza sulla P2. http://it.youtube.com/watch?v=5-zUm7bSmvg. Update1. Se ne parla anche tra i commenti (dal n. 90 in poi) sul blog Voglioscendere. La discussione infiamma, ma nessuno risponde (al solito). Bel pezzo di Marco Caruso anche su Il Pensatore (il link e’ in trackback).

di Gabriele Mastellarini

Mi scuso con i collaboratori e gli amici del blog ai quali avevo promesso di pubblicare il mio pezzo apparso sul Mondo di questa settimana sul caso della Reiss Romoli, ma tocca occuparsi ancora di Marco Travaglio e dintorni. Lo faccio con lo spirito di chi si è rotto veramente le palle di questo teatrino ma, allo stesso modo, spero che quest’ennesima scivolata dell’opinionista di Anno Zero induca qualcuno a riflettere sulla qualità del giornalismo nostrano.

Andiamo per ordine. Filippo Facci sul Giornale (www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=307040) aveva pubblicato un pezzo dal titolo “Berlusconi, Videla e Montanelli” parafrasando a modo suo l’ennesima brutta figura rimediata da Travaglio (stavolta se l’è rifilata da solo, equivocando sulle dichiarazioni di Obama, ma ne abbiam parlato già in un post precedente). Nel pezzo di Facci si fa riferimento a Roberto Gervaso e Indro Montanelli e alla Loggia P2, della quale mi sono occupato diffusamente in un libro, una tesi di laurea e alcuni saggi apparsi su Golem (rivista diretta da Umberto Eco) e su Problemi dell’Informazione, rivista de “Il Mulino”. Ma non ditelo a Travaglio…

Ora, memore della lezione del giornalista torinese, terrò i fatti separati dalle opinioni, offrendo ai lettori una semplice riproposizione di quanto sostenuto da Travaglio su Montanelli e di quanto sostenuto da Montanelli…su sè stesso. Poi fate voi e decidete a qual è la versione migliore. Buona lettura.

Marco Travaglio risponde così a Filippo Facci sul blog Voglioscendere (commenti 113 e 114 http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/allcomments/2096142): Un’amica del blog cita un articolo del solito poveraccio con le mèches del Giornale, il quale, estasiato per il figurone rimediato da Capezzone nel dibattito con me a “Otto e mezzo”, tenta di convincere i suoi eventuali lettori che Montanelli, se mi avesse sentito ricordare che Berlusconi stava nella P2 con alcuni generali argentini, “prima di prendere Travaglio a pedate per una settimana, gli ricorderebbe d’aver scritto una Storia d’Italia in sei volumi assieme a un piduista dignitosissimo, Roberto Gervaso”. Tanto per cambiare, lo Shirley Temple del Giornale non sa quel che dice. Montanelli firmò il suo primo libro a quattro mani con Gervaso nel 1965 e l’ultimo nel 1970. Gervaso, all’epoca, era un giovane giornalista totalmente estraneo alla P2, che fra l’altro in quel periodo era ancora una normale loggia del Grande Oriente d’Italia, ben lontana dalle deviazioni gelliane. Fu infatti il 19 giugno 1971 che il gran maestro Lino Salvini nominò Gelli “segretario organizzativo” della P2, seguitando a detenerne il controllo. La loggia fu poi sciolta, almeno formalmente, nel 1974. Gelli ne divenne maestro venerabile solo nel 1975, ma un anno dopo la loggia fu di nuovo sciolta. Tant’è che, come ha stabilito la commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, “Gelli ha acquisito nella seconda metà degli anni settanta il controllo completo ed incontrastato della Loggia Propaganda Due, espropriandone il naturale titolare e cioè il Gran Maestro”. Fu in quegli anni che vi si iscrisse Gervaso, tessera 622, che poi assunse il grado di “maestro” e nel 1978 reclutò, fra gli altri, Silvio Berlusconi. Quando firmava libri con Montanelli, dunque, Gervaso non era un piduista. In ogni caso Montanelli interruppe il rapporto di collaborazione con lui nel 1970, tant’è che nel 1974, quando fondò il Giornale, si guardò bene dal portarvi Gervaso. Gelli tentò di reclutare nella P2 anche Montanelli, il quale però se ne tenne a debita distanza e, dopo averlo incontrato all’Hotel Excelsior di Roma, lo definì pubblicamente “un magliaro”. Quando poi, dopo alcuni volumi della Storia d’Italia scritti da solo, Montanelli ebbe di nuovo bisogno di dividere la fatica con qualcuno, si guardò bene dal richiamare in servizio Gervaso (nel frattempo scoperto nelle liste di Gelli sequestrate dalla Guardia di Finanza a Castiglion Fibocchi nel 1981). Si rivolse, invece, a Mario Cervi. Un consiglio a Shirley Temple: lasci perdere queste storie decisamente più grandi di lui, oppure faccia un’eccezione, s’informi.

Di seguito riporto quanto è scritto nel libro Indro Montanelli. Soltanto un giornalista. Testimonianza resa a Tiziana Abate”, Bur Saggi, 2002, pp. 239 e seguenti:

Indro Montanelli: “Con Gelli ebbi un solo contatto, nel ’77. E sfiorai la catastrofe. Un giorno Trionfera (Renzo Trionfera, ndr) telefonò da Roma: “M’hanno detto che qua c’è un tipo potentissimo che ha le mani in pasta dappertutto, ee che magari potrebbe darci un aiuto. Perché non adiamo a parlargli?”. Io passavo le notti in bianco per il rovello dei debiti e dissi subito di sì. Dopo qualche giorno Trionfera mi comunicò che l’incontro era combinato. “Ma non dobbiamo dirlo in giro, perché l’uomo è segretissimo” mi raccomandò. Poi, però, aggiunse che l’appuntamento era in un grande albergo di Roma. “Ma come, l’uomo segretissimo ci riceve in un grande albergo?”, obiettai. Trionfera non si scompose. “Entreremo alla chetichella  e saliremo direttamente nella sua stanza. Mi hanno dato il numero”. Puntuali, all’ora convenuta imboccammo le scale e ci ritrovammo di fronte a un dedalo di corridoi nel quale non riuscivamo a raccapezzarci. Mentre eravamo lì, incerti sul da farsi, passò un cameriere con un vassoio e ci disse: “Che cercano il Cavalier Gelli? Sta in fondo a sinistra”. Insomma, la stanza supersegreta era una specie di porto di mare. Gelli, che per me era un signor nessuno, ci accolse con una certa condiscendenza. Io gli dissi subito che non cercavo elemosine ma azionisti, visto che “Il Giornale” aveva una tiratura che giustificava l’acquisto di quote. Ma lui m’interruppe: “Sì, sì, ma capirà: il suo giornale, per me, è una piccola cosa”. “Capisco” risposi che lo sia per lei. Ma per me e per i miei non lo è di certo”. Lui parve infastidito. “Senta, io sto disegnando una ristrutturazione generale della stampa italiana. (…) “Ma ci vorrà l’appoggio del governo” replicai sempre più esterrefatto. Lui fece un sorrisetto. “Lì non ci sono problemi. E comunque lei capisce bene che in un assetto di questo genere è fatale che i piccoli giornali come il suo scompaiano”. Su questo ci congedò. Nel corridoio io e Trionfera ci guardammo in silenzio. Lui era mortificatissimo. Qualche tempo dopo, quando la bufera della P2 si scatenò, gli ricordai quall’episodio. “Renzo, ringraziamo Iddio che quel bischero ci abbia accolti così. Perché se lui ci avesse detto: se volete salvare “Il Giornale” dovete entrare nella P2, noi c’entravamo”. Senza sapere cosa fosse, come è successo a tanti.

Cito ancora Montanelli, p. 269. “Spadolini propose lo scioglimento della P2 e fu un gesto doveroso. Ma “Il Giornale” assunse subito una posizione controcorrente rispetto a quella ch’era la smisurata leggenda nera imbastita sulla P2. Che non aveva certo come fine l’eversione, la dittatura e le stragi, ma la creazione d’una società di mutuo soccorso per incettare palanche e poltronte. Perché poi Gelli e i suoi compari avrebbero dovuto proporsi il rovesciamento d’un regime che sembrava studiato apposta per i loro comodi? Quel ch’è certo è che se i piduisti approfittarono della congrega per arraffar posti, molti di quelli che ne reclamarono il crucifige lo fecero per occuparli a loro volta, profittando della purga dei titolari. Ci fu chi sostenne che “Il Giornale” minimizzava la portata della P2 perché il suo editore vi era coinvolto. Infatti il nome di Berlusconi risultò nell’elenco. Ma prima di tutto non aveva mai avuto ruoli nella conduzione politica del “Giornale”. E poi, come ho già raccontato soltanto il caso m’aveva salvato dal ritrovarmici anche io. Sapevo quindi perfettamente quale valore dare a quella lista. Indro Montanelli.

A scusate, manca ancora una lezioncina sempre di Montanelli: “I fatti vanno raccontati tutti, chi ne censura qualcuno è un disonesto che, come tale, prima o poi viene smascherato”.

E'SPORT. Bamboli, non c'è una lira

Saturday, 22 November 2008
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di Paolo Martocchia per dituttounblog.com

Il Pescara delll’indimenticato Nanu Galderisi domenica non giocherà contro la Juve Stabia in segno di protesta per il mancato pagamento degli stipendi, e se la situazione non sarà risolta, continuerà a non giocare partite ufficiali (disputa il girone B della Prima Divisione) e diserterà anche gli allenamenti. Lo ha deciso tutto lo staff della prima squadra, della quale fa parte tra gli altri l’ex gialloblù Ilyas Zeytulaev. Si tratta della più grave forma di dissenso dopo i quattro allenamenti saltati, il rifiuto di andare in ritiro e il ritardo di 15′ con cui la squadra è scesa in campo domenica scorsa ad Arezzo, dove ha pareggiato 1-1.

I calciatori hanno contattato gli avvocati dell’Aic per intraprendere le azioni legali volte a tutelare i propri interessi. Da martedì sera inoltre alcuni giocatori (fra cui lo stesso Zeytulaev, Sembroni e Fruci) non possono più alloggiare in un albergo di Pescara per l’inadempienza della società biancazzurra – nei cui confronti sono state presentate già due istanze di fallimento – che da mesi non salda il conto. Ieri, per «problemi burocratici e di bilancio», non si è svolto il consiglio di amministrazione che fa capo al gruppo imprenditoriale collegato alla società svizzera Eurocat, nel corso del quale si sarebbe dovuto dimettere l’attuale presidente, Nicola Lisi.

La prima squadra in una nota ha fatto sapere di avere preso la decisione di non giocare «a malincuore. Ma è una posizione di assoluta intransigenza e fermezza: dopo mesi di impegni costantemente disattesi, di parole d’onore spese a vuoto, di garanzie non mantenute, è giunto il momento di dire stop allo scempio che si sta consumando sulla nostra dignità e professionalità, sui tifosi, sulla cittadinanza. Ci sono 30 famiglie che attendono da agosto il pagamento degli emolumenti, gente che prende 1.500 euro al mese che non sa come vestire i propri figli o dove trovare i soldi per la spesa, e questo grazie al Pescara».

Terrorismo : basta insulti e mortificazioni alle vittime

Friday, 21 November 2008
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Domani Franco Piperno, fondatore di Potere Operaio e per lunghi anni latitante all’estero, presenta un suo libro dal titolo: “68 – L’anno che ritorna”. Hanno fatto sensazione le sue dichiarazioni in una intervista a SkyTG24 del marzo scorso, durante la quale fra le altre cose aveva dichiarato: “I terroristi? Io penso che sono moralmente delle ottime persone, anche se hanno ucciso…“. Alla vigilia della uscita in pubblico, dice il suo parere una associazione fra le vittime del terrorismo e della mafia ed anche Rita Guma, presidente dell’Osservatorio sulla legalita’ e sui diritti Onlus. (sf) Leggi il resto –> »

L'informato sui FACCI

Friday, 21 November 2008
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di Marco A. Bartolucci per http://ilbuoncaffe.blogspot.com/2008/11/linformato-sui-facci.html

I berluscones non mollano mai: non bastasse la vergognosa figura del maggiordomo Capezzone a Ottoemezzo, stamane a rilanciare con la consuetà serenità è il caso umano de Il Giornale.
Impugnando il calamaio, l’arguto Facci ha vergato qualche riga di solidarietà al pugile suonato ex-radicale, passato con armi e bagagli alla corte di Silvio Berlusconi: “Capezzone ha dimostrato che neutralizzare Marco Travaglio è un esercizio relativamente semplice” e ci spiega come: “devi scendere al loro livello, devi inzaccherarti le scarpe prima di nettarle degli epiteti che ti rivolgono quando vanno in difficoltà”. Epiteti quali “pidue-coglione” (Capezzone, ieri), oppure “satiro da circo” (Facci, oggi).

Il biondo naturale del Giornale comunque dimostra di essere preparato sull’argomento, soprattutto quando si parla di giustizia, avendo avuto una formazione mica male ai tempi di “Bottino” Craxi, e comunica all’umanità una verità sconcertante: è Travaglio il “maggiordomo di Di Pietro e dei magistrati”.

Non si sbaglino i lettori dotati del minimo buonsenso, quelli di Facci non sono “epiteti”; avrebbe anche potuto dire che l’editorialista dell’Unità ha un “fisico da verme solitario” (Il Giornale del 14 ottobre 2008), così come il suo padrone chiama Obama “abbronzato”: tanto sono carinerie.

Poi il colpo di genio: “Travaglio dice sciocchezze annichilenti, ma non gl’interessa, non ha dignità professionale (…). È riuscito persino a giustificare l’accostamento tra Berlusconi e Videla: perché erano entrambi iscritti alla P2, ha detto. Ecco: Montanelli, prima di prendere Travaglio a pedate per una settimana, gli ricorderebbe d’aver scritto una Storia d’Italia in sei volumi assieme a un piduista dignitosissimo, Roberto Gervaso.

Libri che a modo loro rimarranno, non faldoni di cancelleria”. Peccato per il povero Facci che il grande Indro abbia scritto l’ultimo libro della Storia d’Italia con Gervaso nel 1975, guarda caso l’anno prima che la P2 iniziasse ad espandersi notevolmente. E quando scoppiò lo scandalo, nel 1981, Gervaso già non collaborava più con Il Giornale. Dove Facci, finchè c’era Montanelli, non ha mai potuto scrivere, a differenza di Travaglio. Oggi il direttore è Mario Giordano è tra gli editorialisti c’è Filippo Facci: per dire l’evoluzione…

CULTUR@. RENE' MAGRITTE, "l'arte del sogno"

Friday, 21 November 2008
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di Nicoletta Salata (*)

Ricorrono oggi 110 anni dalla nascita del pittore belga René Magritte, 21/11/1898-15/8/1967 e apre domani a Milano a Palazzo Reale la mostra “Magritte-Il mistero della natura“.

Potrei scrivere davvero tante impressioni su questo pittore che ho sempre amato, e che ho anche citato nel mio recente scritto. Ma mi limiterò ad annotare, istintivamente, i primi pensieri che il cuore mi suggerisce.

Ricordo piacevolmente l’emozione che mi accompagnava in direzione Peggy Guggenheim Collection sul  Canal Grande a Venezia quando tanti tanti anni fa mi recai per vedere, tra tutti, L’empire des lumières, un quadro del 1954 che, mentre studiavo cultura francese,  mi aveva sempre colpita profondamente.

Il contrasto tra il cielo azzurro in cui è giorno e il paesaggio sottostante (costituito da alcuni alberi e una casa) in cui è invece notte e vi è un romantico lampione che illumina la penombra riflettendosi altresì nell’acqua prospiciente, mi affascinò al primo  sguardo. Probabilmente riconobbi in quella rappresentazione una possibile visione poetica dell’esistenza, l’esigenza di ricercare o reinventare (non trovandolo nel reale) uno tra i significati dell’anima e dell’inconscio.

Percepii quella, per me condivisibile, volontà di rappresentare il contrasto di due elementi apparentemente non conciliabili che in una dimensione onirica riescono però a coesistere creando un effetto sorprendente e dirompente, ma al contempo possibile e armonioso.

Magritte è uno di quei pittori che maggiormente ha suscitato non solo la mia ammirazione ma direi un sentimento più complesso, intricato, istintivo e indefinibile.

Nel senso che la sua pittura, così onirica, densa di ragionata inventiva, improbabile e visionaria ha la capacità di suscitare altrettante emozioni imponderabili e non codificate. Direi molto più personali e interiori, profondamente inconsce, che l’osservazione di un quadro considerato più convenzionale (raffigurante che so un paesaggio o un vaso di fiori rappresentati in modo conforme alla realtà), certamente non riesce a stimolare.

La sua interpretazione e reinvenzione, con immagini che ogni volta sorprendono e forniscono visioni insolite ed alternative,  spingono l’osservatore, mosso da alterazioni sensoriali, ad una introspezione in sé stesso.

Il cielo diviene uno spazio in cui non ci sono solo le nuvole ma scorrono in sospensione anche castelli arroccati su grossi macigni, sfere metalliche incredibilmente leggere, frammenti di foglie scomposte, colombe simboliche che si colorano di nuvole in un cielo terso o d’azzurro in uno plumbeo.


Il secondo quadro che voglio citare, e che per altri e diversi aspetti, tutt’ora m’incatena è “Les amants” del 1928.

Esistono due versioni di questo quadro, direi che la differenza essenziale è che nel primo i due protagonisti sono rivolti verso lo spettatore, nel secondo sono l’uno di fronte all’altro intenti in un più immaginario che tangibile bacio.

È questa seconda versione  che da sempre ha carpito i miei sensi e la mia immaginazione.

Si  ritiene che il tema del velo bianco sul volto sia un ricordo della madre che fu trovata (quando Magritte aveva quattordici anni) suicida in un fiume con il viso coperto dalla camicia da notte.

Quando vidi per la prima  volta questo dipinto (anche questo tanti tanti anni fa!) volli scorgere in questa immagine un significato più esteso, perfino romantico, quello che nonostante tutto ancora oggi, riguardandolo, ho la sensazione di avvertire.

E cioè che quando due persone si amano davvero accade che si riconoscono, si sentono, e possono scambiarsi un gesto d’amore anche attraverso un ostacolo.

Contemporaneamente questo coprirsi sembra celare che ciascuno dei due nasconde qualcosa all’altro, ma anche a se stesso e il bacio, quindi l’amore, può costituire un possibile svelamento dei propri istinti più veri, del sentire, del trasmettere, del conoscere.

E che in un apparente distacco e non visibilità materiale è possibile cogliere lo spirito inconscio, forse quello più vero.

Mi piace  credere che tutto questo non si discosti dal pensiero più ampio che Magritte ha profuso nei suoi quadri, cioè la necessità di indagare dentro noi stessi anche attraverso il sogno, la difficoltà del comprendersi, lo stupore dell’insolito, e la forza sognatrice ed inesauribile della poesia.

(*) Pubblicato oggi nel blog di Nicoletta

LE BANCHE ALTERANO ANCHE IL VANGELO…

Friday, 21 November 2008
Pubblicato nella categoria NONSOLOSOLDI

di Gianluigi De Marchi per dituttounblog.com

Chi è stato a messa domenica scorsa ha potuto ascoltare un bel brano di san Matteo (25, 14-30). E’ quello che narra la parabola dei talenti che tutti ricordano: un padrone si assenta per un viaggio, lascia alcuni talenti (una somma enorme per il tempo) a tre servitori e al ritorno li convoca per sapere come hanno amministrato il suo patrimonio.

Il primo ed il secondo restituiscono il doppio di quanto ricevuto, mentre il terzo rende solo il talento avuto, giustificandosi che, per paura di perderlo, lo aveva sotterrato. Il padrone lo punisce e lo definisce con rabbia “servo malvagio ed infingardo”.

Chi domenica scorsa ha ascoltato il Vangelo con maggior attenzione ha preso nota delle parole del padrone che giustificano la punizione inflitta al servo: “Avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.”

Sono passati duemila anni, e le banche, in poco tempo, sono riuscite a far impallidire la narrazione evangelica. Se il primo servo avesse affidato i soldi ad un banchiere avrebbe ottenuto un bel “giardinetto” di bond (Cirio, Argentina, Parmalat) che, al ritorno del padrone, sarebbero risultati privi di valore; e probabilmente sarebbe stato fustigato e licenziato. Se il secondo servo avesse affidato i soldi ad un banchiere avrebbe ottenuto qualche polizza index linked a “capitale garantito” (con sottostanti obbligazioni della Lehman Brothers o delle banche islandesi Glitnir bank, Landsbanki o Kaupthing), che, al ritorno del padrone, sarebbero risultate a rischio di perdita del capitale nonostante la denominazione di “polizze”; e probabilmente sarebbe stato fustigato e licenziato. Invece il terzo servo, quello sciocco e “infingardo”, avrebbe restituito tutto il capitale ricevuto al suo padrone e sarebbe stato nominato sul campo amministratore delegato…

Insomma, in pochi anni i banchieri hanno sgretolato un’immagine che resisteva da duemila anni, quella di persone serie ed affidabili cui il risparmiatore poteva affidare con tranquillità i propri soldi perché poteva dire con tranquillità “ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse”.

E’ vero, una volta ci si fidava del bancario, perché era “uno di noi”; uno che si premurava di fare il nostro interesse, di suggerire le cose migliori da fare, di investire con prudenza e saggezza. Oggi purtroppo consiglia soprattutto “prodotti della casa”, gli investimenti sui quali la banca guadagna di più e sui quali lui stesso guadagna di più (perché ormai tutti i dipendenti delle banche sono legati al budget da rispettare, costi quel che costi). Sarebbe ora (e non lo diciamo solo noi, ma la stragrande maggioranza dei clienti, esasperati da certi comportamenti) che le banche tornassero a fare quello che hanno fatto per millenni: raccogliere risparmi, indirizzarli al meglio senza divertirsi a consigliare prodotti derivati, certificates, options, futures, covered warrant, asset backed securities e tutto l’armamentario del peggior “apprendista stregone della finanza”.

Punto e basta, senza correre dietro all’imperativo gridato in tutte le riunioni delle “reti commerciali”: VENDERE, VENDERE, VENDERE!

Sarebbe ora che i bancari ritornassero al Dio Uno e Trino, dimenticandosi del dio tanto e quattrino….

Che tempismo il DDL salva blog

Friday, 21 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

Propongo un interessante scritto di Luca Spinelli, editorialista e docente universitario, che condensa una interessante e dettagliata analisi della legislazione vigente e di quella proposta come DDL in materia di editoria via Internet. Vale davvero la pena di leggerlo. (sf) Leggi il resto –> »

Travaglio consigliere Rai per Di Pietro?

Thursday, 20 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, TRAVAGLIO'S

Update. Dichiarazioni di Antonio Di Pietro a L’Unità.

Rientrerete in commissione di Vigilanza? E se no, sarete presenti nel CdA Rai?
«No, non rientreremo. Per il CdA Rai non siamo stati contattati da nessuno, come sempre. Comunque, per noi l’idea è quella di ricorrere a professionalità interne alla Rai».

Marco Caruso ci segnala questo articolo pubblicato da Italia Oggi.

Come sapete, non è tanto la poltrona di presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza ad interessare ai partiti, quanto piuttosto fanno gola quelle del Consiglio di Amministrazione, di poltrone, che rappresentano le vere leve di comando Rai. Come altrettanto sapete, queste vengono distribuite nel numero di 4 alla maggioranza e 3 all’opposizione.

Il nostro amico Camelot, sviscera la vicenda nella maniera più chiara possibile: con Zavoli a palazzo San Macuto, il PD non potrà ardire di occupare le due sperate poltrone nel CdA dell’azienda di viale Mazzini, in quanto una spetterebbe all’UDC e l’altra, visto il siluramento di Orlando, all’IdV. Appunto.
E quale sarebbe il nome che starebbe balenando nella testolina del nostro Di Pietro: pare proprio quello di Marco Travaglio!

E sarebbe magnifico! Lo dico senza scherzi nè ironia nè malafede. Sarebbe una candidatura che mi piacerebbe parecchio. Finalmente, così avrebbe modo di far qualcosa di concreto….

Dell’ipotesi ne avevo parlato in un mio post del 14 novembre scorso, ripresa poi da informazionesenzafiltro e chiarelettere (sf)

I blog italiani pensavano di poter stare tranquilli, invece…

Thursday, 20 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Sergio Fornasini per dituttounblog.com

Desiste Ricardo Franco Levi ed arriva subito l’annuncio di una nuova proposta di legge da parte dell’On. Roberto Cassinelli (nella foto). Cosa sta accadendo alla italica blogsfera? Rapido riepilogo: già quando era in carica il precedente governo Prodi, l’On. Levi presentò una proposta di legge che prevedeva norme sull’editoria in generale e sulle pubblicazioni via Internet in particolare. Era prevista l’iscrizione di ogni pubblicazione messa online sulla rete, blog e siti personali compresi, al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) con l’estensione ai bloggers della procedibilità per i reati a mezzo stampa. A seguito della valanga di proteste che suscitò la proposta, questa venne modificata escludendo dal target della normativa i siti ed i blog che non ricadevano nella categoria definita “organizzazione imprenditoriale del lavoro”. Leggi il resto –> »

Largo ai giovani: in Rai arriva Zavoli, il "socialista di Dio"

Thursday, 20 November 2008
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di Renato Farina per Libero

Vorrei iniziare con un saluto, addirittura con un appello a Sergio Zavoli. Il quale non ha ottant’anni come credono tutti, non è così giovane, ma ne ha 85, eppure sembra ieri quando si muoveva a suo agio, insieme a Lassie e ai ragazzi di padre Tobia, nell’Italia senza tempo della tivù dei ragazzi e del Giro d’Italia. Zavolone è un prodotto tipico e ormai introvabile, depositato nei musei, e nelle baite della Valsugana, un pezzo unico, non ha età come la regina degli Elfi. Leggi il resto –> »

Lilli la rossa a 8 e mezzo: c'è chi dice "aridatece er puzzone"

Thursday, 20 November 2008
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Articolo segnalato da Paolo Martocchia, tratto da www.europaquotidiano.it

VIP
LILLI GRUBER Giornalista ed ex parlamentare europea
Ora che la legislatura europea volge al termine, credo si possa concludere anche la mia esperienza di giornalista prestata alla politica… Credo sia ora la scelta giusta
g.c

Dev’essere uno di quegli strani casi di dissociazione tra indici di gradimento e ascolti. O la prova che la realtà percepita esiste. Il fatto è che l’Otto e mezzo di Lilli Gruber non piace a nessuno ma fa più ascolti di prima. Qualche decina di migliaia di spettatori in più, non un esercito, anche perchè dura meno, ma sempre troppi rispetto ai tanti nostalgici dell’Otto e mezzo di quando non c’era lei. «A ridatece er puzzone » aveva scritto Aldo Grasso subito dopo il debutto della nuova edizione, chiedendosi perché fossero stati mantenuti format e nome, visto che senza Giuliano Ferrara quel programma non era più lo stesso.
«Rivogliamo Ferrara a Otto e mezzo» è diventato uno dei più popolari gruppi su Facebook e nel privato è difficile trovare qualcuno che dica di preferire il remake all’originale. Eppure. Eppure l’Auditel si conferma un oggetto misterioso proprio come il fascino della rossa altoatesina. Una che pronuncia «Finencial Times» e «fen» (ma con quella bocca può dire ciò che vuole). Una che spiega che Federico Guiglia è stato scelto come partner perché «c’ero già io che ero nota».
Una che replica a una luminosa Juliette Binoche, felicemente single, che «io mi sono sposata ma tardi».
Una con un passato glorioso nell’Usigrai ma con un presente difficile con i giornalisti de La7. Una che chiama in trasmissione Daniele Capezzone e Marco Travaglio, e poi si stupisce se questi fanno i Capezzone e i Travaglio e si mandano a quel paese, come nemmeno il Giuliano Ferrara dei bei tempi trash, che la Lilli definisce «molto ideologico» come se lei, invece, fosse altissima, purissima, levissima, nonostante il recente lifting bipartisan.
No, Lilli Gruber non fa nulla per piacere ma nemmeno questo la rende simpatica. Eppure i suoi libri vendono, gli elettori la votano, gli spettatori la guardano. Già, e chissà cosa pensano.

WEBNEWS. Ahi Clementina, non ci hai fatto sognare

Thursday, 20 November 2008
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Che da parte del Parlamento Europeo sia stata respinta la revoca dell’immunità a Massimo D’Alema ne hanno parlato (poco) i media negli ultimi due giorni. Succede sempre così, grandi titoloni sui giornali per lo “scandalo” quando la vicenda inizia, polemiche a non finire, fiumi d’inchiostro versati, autorevoli commentatori televisivi e non che si spendono sulla vicenda. Poi tutto decanta, tutto tace: un GIP viene trasferito d’ufficio dal CSM , l’autorizzazione a procedere viene respinta, tutto nella norma. Vai Clementina, sei combattiva e non sarà certo questa l’ultima volta che sentiremo parlare di te. A proposito, come andrà a finire il ricorso al TAR del Lazio contro il tuo trasferimento forzato? Nell’attesa di conoscerne l’esito, propongo la lettura di un articolo sulla vicenda dell’immunità, tratto da giornalettismo.com. Buona lettura (sf) Leggi il resto –> »

L'immunità salva Gasparri dalla querela del Pm Woodcock

Thursday, 20 November 2008
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di Gabriele Mastellarini

Il famoso Pm di Potenza Henry John Woodcock aveva querelato per diffamazione Maurizio Gasparri, ma la Giunta per le autorizzazioni a procedere lo salva dal procedimento penale e ora spetterà all’aula parlamentare (a maggioranza di centrodestra) confermare l’immunità e bloccare il procedimento penale (RGNR n. 204105/05) pendente davanti al Tribunale penale di Roma.

I fatti. L’8 febbraio 2004 nel corso della trasmissione radiofonica Radio3131 Gasparri parlava in questi termini delle inchieste condotte da Woodcock: “E’ stata spazzata via una farneticante accusa di un giudice irresponsabile di Potenza…Il Csm e il Ministero della Giustizia porranno fine all’azione dissennata di persone che calunniano…Però faremo i conti in sede giudiziaria con chi si è comportato in quel modo”. Nel maggio 2007 la Giunta per le autorizzazioni a procedere ritenne “sindacabili” (quindi perseguibili penalmente) quelle dichiarazioni di Gasparri, ma il parere della Giunta non era stato esaminato dall’Assemblea parlamentare e la richiesta è stata mantenuta all’ordine del giorno della XVI legislatura. Così in questa legislatura nelle sedute del 28 e 29 ottobre scori la Giunta è tornata sul caso Gasparri-Woodock, esprimendo stavolta un verdetto di insidacabilità che è già all’attenzione del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che dovrà sottoporlo all’Assemblea ratifica.

“Il dottor Woodcock – si legge nel verbale della Giunta – non può lamentarsi del fatto che il parlamentare abbia invocato l’intervento di organi istituzionali quali il Consiglio superiore della magistrutra e il ministero della giustizia, e che, in definitiva, la reazioni risponde, in senso lato al principio vim vi repellere licet (è lecito respingere la violenza con la violenza, ndr)”. “Nel  caso del ministro Gasparri la reazione è avvenuta a una certa distanza di tempo, cioè quando un ufficio giudiziario diverso da quello di appartenenza del dottor Woodcock (si parla del Tribunale dei Ministri, ndr) aveva disposto nei suoi confronti l’archiviazione”.

CULTUR@. The "body" horror picture show!

Thursday, 20 November 2008
Pubblicato nella categoria CULTUR@

di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

E’ approdata in questi giorni a Marsiglia “Our body, à corps ouverts”, la mostra itinerante che ha dato adito a diverse discussioni in Francia. Dopo aver girato il mondo battendo ad ogni tappa il record di visitatori, la Cité des Sciences della Vilette di Parigi l’aveva infatti rifiutata mentre al centro culturale La Sucrière di Lione è stata accolta con grande interesse e vi è rimasta da maggio ad agosto registrando più di centomila visitatori.

Al Palais des Arts di Marsiglia, dove la rassegna è sbarcata il 12 novembre scorso, resterà fino al 12 gennaio 2009.

L’esposizione consiste in una inquietante parata di esemplari con…trascorsi umani…sottoposti ad una serie alquanto macabra, seppure scientifico-didattica nell’intento, di operazioni che vanno dallo scalpo allo scuoiamento totale, dallo svisceramento ad una sorta di imbalsamazione ottenuta attraverso un procedimento di “impregnazione polimerica”. Si tratta di un recente metodo utilizzato per l’insegnamento in ambito medico, che contrariamente all’utilizzo della formalina conferisce solidità e garantisce la conservazione dei tessuti intatti. Disidratato e seccato con una preparazione a base di gas, il corpo è asciutto al tatto e non tossico. Praticamente eterno!

Il fatto più sconcertante è che si tratta infatti di cadaveri umani, principalmente asiatici, e altrettanti organi che così trattati rivelano tutta la complessità del corpo umano e le sue funzioni.

I visitatori possono scoprire il sistema muscolo-scheletrico, il sistema nervoso, l’uro-genitale, respiratorio, digerente e vascolare come fossero davanti al tavolo delle autopsie. L’aspetto pseudo-artistico della mostra si suppone si esplichi però essenzialmente nel fatto che i protagonisti di questa rappresentazione non sono stesi stecchiti sul gelido marmo ma vengono proposti mentre svolgono alcune azioni assumendo quindi posizioni plastiche e creative.

Indagando sulle origini e i risvolti di questa attività che da scientifica è diventata (o pretende di esserlo) artistica, si scopre che il vero inventore, il quale ne rivendica la paternità nel suo sito, è il sessantaduenne dottor Gunther von Hagens ideatore della mostra originale Body Worlds.

Il suo nome (certamente influenzati dalla conoscenza della vicenda) a pronunciarlo infonde già un sentore di occulto e sinistro, perfino un presumibile gusto dell’horror. Era il 1977 quando mentre lavorava come ricercatore e assistente presso l’Istituto di Anatomia Patologica dell’Università di Heidelberg, questo novello sperimentatore si adoperava quasi ossessivamente nella ricerca di un metodo di conservazione tale da consentire un’ osservazione anatomica più realistica.

Elaborò quindi una tecnica chiamata “plastination” secondo la quale i liquidi e i grassi vengono sostituiti tramite particolari processi con polimeri reattivi come silicone, resine epossidiche, poliesteri, dando forma e consistenza all’ organo e permettendo così di poterlo esaminare e studiare direttamente. Von Hagens depositò un brevetto per la sua invenzione e continuò a lavorare per migliorare il metodo. Ci sono voluti 13 anni per creare il primo “plastinate” completo ed …esteticamente perfetto e presentabile come “opera d’arte”. Nella sua attività è da tempo affiancato dalla moglie, Dott. Angelina Whalley, conosciuta …in una fase di dissezione…tra i banchi di anatomia, la quale ha assunto il ruolo di creativa e designer.

Insomma in nome della divulgazione scientifica in queste mostre si espongono i corpi di presunti donatori (all’uscita della mostra pare ci sia un guest-book in cui ci si può…prenotare per il futuro trattamento), che anche in questo modo hanno evidentemente ritenuto, stando alle parole di von Hagens di poter “attenuare l’angoscia di perdere la vita, attraverso la possibilità di estendere la propria esistenza fisica dopo la morte”.

Non un cinematografico “Dottor Morte” quindi (come è stato più volte ribattezzato) ma un sapiente sciamano con …molta vena artistica!