Travaglio si chiede per chi suona la banana…Intanto suonano lui di santa ragione

Wednesday, 26 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, TRAVAGLIO'S

Marco Travaglio, Per chi suona la banana
Il suicidio dell’Unione Brancaleone e l’eterno ritorno di Al Tappone

Garzanti, Saggi

530 pagine
€ 16.60 (Lire 32142)
ISBN 978881174097-1

«Si parte dal marzo del 2007: governava, traballando, Romano Prodi. Si arriva al settembre del 2008: sgoverna, anzi risgoverna Silvio Berlusconi. Qualcuno mi rimprovera di ricorrere troppo spesso a soprannomi, ma è una questione igienico-sanitaria: non ce la faccio più a chiamarlo col suo nome. Però ritengo che sia ancora utile occuparsene, descriverlo per quello che è…

Questa è soprattutto la storia tragicomica del suicidio politico, culturale, esistenziale, forse generazionale di una classe dirigente, quella che ora si fa chiamare Partito democratico e Sinistra Arcobaleno, o qualcosa del genere, e che ha riconsegnato per la terza volta il paese a una barzelletta ambulante. Una classe dirigente al cui confronto Fantozzi e Tafazzi sono due vincenti… ma che ha deciso – bontà sua – di autoconfermarsi al vertice dei rispettivi partiti, in vista di nuove, appassionanti disfatte.» (Dalla Premessa di Marco Travaglio)

Per chi suona la banana racconta con graffiante puntiglio e feroce amore per la verità i dodici mesi finali dell’Unione Brancaleone e i primi sei del Berlusconi III. Con cadenza pressoché quotidiana, Travaglio registra fatti e dichiarazioni del teatrino politico-mediatico, richiama i suoi protagonisti alle loro dichiarazioni (dove troppo spesso latitano coerenza e logica), denuncia storture e stupidaggini. È la pratica di un giornalismo che ha come linee guida la libertà e l’indipendenza – e infatti gli strali colpiscono imparzialmente a destra e a sinistra. Si tratta in primo luogo di informare, dando spazio anche alle notizie che un’informazione addomesticata cerca di far sparire, riportando alla memoria il passato e creando nessi illuminanti tra fatti e frasi in apparenza distanti. Un giornalismo di questo genere assume così un compito di controllo e verifica nei confronti dei Palazzi, un ruolo fondamentale per il buon funzionamento di ogni democrazia.

Per chi suona la banana, come gli altri libri di Marco Travaglio, finisce dunque per portare alla luce alcune delle dinamiche profonde – e a volte desolanti – della recente storia patria. Solo da qui, tuttavia, solo acquisendo consapevolezza di difetti e storture, è possibile iniziare a cambiare, immaginare un paese e una politica diversi. Chi preferisce il pessimismo all’utopia può invece provare a ipotizzare, partendo da queste pagine, la prossima tappa del degrado.
Ma intanto questo paese e questa politica, così come li racconta Travaglio, sono spesso (purtroppo!) più divertenti delle gag di molti cabarettisti.

In copertina: Disegno di Vauro, 2008

FONDI COMUNI E CREDITO D’IMPOSTA

Wednesday, 26 November 2008
Pubblicato nella categoria NONSOLOSOLDI

di Gianluigi De Marchi per dituttounblog.com

I fondi comuni mobiliari “aperti” hanno segnato tre decenni del nostro mercato finanziario. Dal momento della loro introduzione in Italia, negli anni ’80, hanno avuto un immediato successo ed un boom senza precedenti. Strumenti adatti per i piccoli ed i grandi risparmiatori, per investimenti immediati ed a rate, per persone prudenti e per persone più dinamiche, hanno consentito di avvicinare al mercato finanziario centinaia di migliaia di investitori, svolgendo quindi un utilissimo ruolo di “acculturazione” (grazie anche all’opera dei promotori finanziari). Ma negli ultimi tre anni si è verificata una sorta di “grande fuga”, un deflusso costante di capitali che sono usciti dalle “casse comuni” per indirizzarsi altrove.

Numerose analisi ed autorevoli studi hanno puntato il dito contro le reti bancarie, colpevoli di dirottare i clienti verso forme d’investimento ad esse più convenienti in una fase in cui hanno un disperato bisogno di capitali freschi: ed infatti (casualmente? Non ci crede nessuno…) da alcuni anni è esploso il settore delle polizze index linked e soprattutto delle obbligazioni bancarie, specie di quelle “subordinate” (un po’ più redditizie, ma molto più rischiose per il sottoscrittore). Insomma, è in atto una forma tipica di “cannibalismo finanziario” per cui il “prodotto fondo” (che alla banca non rende più come prima e che non è fonte di raccolta per la propria attività primaria) è sacrificato sull’altare della sopravvivenza. Ci sarebbero da scrivere libri sull’argomento, ma oggi è opportuno sottolineare un fatto preoccupante: la “grande fuga” pregiudica i diritti di chi rimane fedele al suo investimento, perché depaupera il patrimonio in gestione ed apre la porta ad un grave problema di valorizzazione delle quote.

A causa dei tracolli dei prezzi azionari, molti fondi hanno all’attivo ingenti somme di “credito d’imposta”, perché hanno subito perdite che ricupereranno se e quando la borsa risalirà “risparmiando” sull’imposta sul capital gain. Nel frattempo però i riscatti proseguono e chi rimane ha una parte di capitale fittizio (credito d’imposta). Nell’ipotesi che tutti i partecipanti di un fondo uscissero insieme, si vedrebbero consegnare solo una parte in denaro, ed un’altra parte (chissà in quale modo?) con una dichiarazione di credito nei confronti dello Stato che sarebbe di difficile incasso (al momento non esiste una disposizione di legge che preveda questa eventualità). Le autorità che sorvegliano il mercato farebbero bene a preoccuparsi per tempo di questo fatto, adottando le misure indispensabili per evitare di trasformare i fondi in un gigantesco creditore…

BEVI&MANGIA. Bollicine scaccia-crisi: non solo lo Champagne, anche il Franciacorta vende di più

Wednesday, 26 November 2008
Pubblicato nella categoria BEVI&MANGIA

di Tommaso Farina per Libero

Il Franciacorta si tinge di rosa. Il Rosé, la versione un tempo considerata “frivola” e poco importante non solo in Franciacorta ma anche in quella Champagne cui la spumantistica bresciana si è ispirata, raccoglie sempre più consensi: nel 2007 ha rappresentato quasi il 10% del mercato totale del Franciacorta Docg, e l’ultima etichetta è stata lanciata proprio ieri, dall’azienda Il Mosnel di Passirano (Brescia). E se rammentiamo che tra il 2006 e il 2007 c’è stato un incremento produttivo totale del 23%, e se ci accorgiamo che tra ottobre 2007 e ottobre 2008 s’è fatto un altro 15% in più, si capirà come le bottiglie di bollicine rosate siano aumentate in modo consistente: quasi 900mila su oltre 10 milioni.

Un numero è significativo: se nel 2005 le aziende che producevano il Franciacorta Rosé erano 31, nel 2006 erano già salite a 42. Nel 2007, altri 10 produttori si sono aggiunti: 52 aziende hanno deciso dunque di puntare su un prodotto non troppo di moda fino a qualche anno fa. E tuttora si moltiplicano le nuove etichette di questa tipologia, con buona pace di incompetenti e sentenziatori che definiscono “sopravvalutati” i vini franciacortini. Leggi il resto –> »

CONTRAFFATRAVAGLIO. Marco allo sbaraglio (By Filippo Facci che cita Gabriele Mastellarini)

Wednesday, 26 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, TRAVAGLIO'S

di Filippo Facci per “Il Giornale”
Marco sbaraglio
 
Avevamo scritto che un Indro Montanelli, dopo averlo sentito accostare Silvio Berlusconi al piduista Rafael Videla, avrebbe preso a calci Travaglio per una settimana. Avevamo ricordato che Montanelli, con il piduista Roberto Gervaso, scrisse una Storia d’Italia in sei volumi. Il cabarettista del Travaglino se n’è molto adombrato, e ha replicato spiegando che Gelli tentò di reclutare nella P2 anche Montanelli, «il quale però se ne tenne a debita distanza e, dopo averlo incontrato all’Hotel Excelsior di Roma, lo definì pubblicamente un magliaro». Messa solo così, naturalmente, è una balla. Come segnalato dal collega Gabriele Mastellarini, nel libro «Montanelli. Soltanto un giornalista» (Bur saggi, 2002) lo stesso Indro la mise come segue: «Se Gelli ci avesse detto: se volete salvare Il Giornale dovete entrare nella P2, noi c’entravamo.

Senza sapere cosa fosse, come è successo a tanti. (…) Il Giornale assunse subito una posizione controcorrente rispetto a quella ch’era la smisurata leggenda nera imbastita sulla P2. Ci fu chi sostenne che era perché il suo editore vi era coinvolto: Berlusconi risultò nell’elenco. Ma prima di tutto non aveva mai avuto ruoli nella conduzione politica del Giornale. E poi, come ho già raccontato, soltanto il caso m’aveva salvato dal ritrovarmici anche io. Sapevo quindi perfettamente quale valore dare a quella lista». Firmato: Indro Montanelli. Contraffatto da: Marco Travaglio. (Link al Giornale http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=308970#1)

LEGGI ANCHE SU QUESTO BLOGIORNALE

TRAVAGLIO SBUGIARDATO DA MONTANELLI. Marco riprende Facci sul Maestro Indro e la P2. “Gelli tentò di reclutare anche Montanelli, il quale se ne tenne a debita distanza e lo definì magliaro”, ma Indro scrisse: “Soltanto il caso m’aveva salvato dal ritrovarmi in quella lista. Assumemmo una posizione controcorrente rispetto alla leggenda nera imbastita sulla P2. Gelli? Un bischero”, di Gabriele Mastellarini

A Ballarò l'elogio del pessimismo

Tuesday, 25 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Sergio Fornasini per dituttounblog.com

Cronaca di una serata in TV, una delle poche per le quali è probabilmente valsa la pena di pagare il canone. Mi sono già espresso su Floris in passato, non lo ritengo un mostro sacro del giornalismo televisivo: fa benissimo il suo mestiere, è ferreo con i tempi dettati dal palinsesto, gli argomenti che propone sono sempre attualissimi e di primo piano. Però non aggredisce con domande troppo scomode, non confuta mai se non formalmente e flebilmente, insomma fa benissimo il giornalista televisivo in Italia. Un bravo professionista certamente, dal quale non ti aspetti mai il colpo a sensazione o la sorpresa. Infatti le sorprese questa sera sono arrivate dagli invitati. Leggi il resto –> »

Barnard vs. Saviano. Dibattito in corso con Paolo Barnard che dice: "Aprite gli occhi"

Tuesday, 25 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

UPDATE. PAOLO BARNARD RISPONDE NEI COMMENTI AL POST

Questo scritto di Paolo Barnard mi trova parzialmente d’accordo sull’argomento Saviano, che da solo non può costituire una grave minaccia alla camorra ed al malaffare. Non è stato il primo e non sarà l’ultimo, mi auguro, a trattare l’argomento scrivendone. Il grande successo del suo libro “Gomorra”, dal quale è stato ispirato un film rendendolo ancora più celebre, ha inevitabilmente attratto l’attenzione dei media su un mondo usualmente narrato in maniera frammentaria e non organica. Omicidi, guerra tra clan rivali, traffici illeciti descritti come un fenomeno localizzato: “Gomorra” ha evidenziato una realtà più vasta. Il “sistema” viene vissuto sulla propria pelle da chi abita in certe zone della Campania, ai boss quello che da particolarmente fastidio è che se ne parli altrove, nei potenziali mercati di espansione dei loro business. Barnard definisce Saviano una Superstar, mi auguro che Roberto non debba essere ammazzato per ottenere maggiore credibilità. (sf)

Mi preme rispondere in particolare a chi si scandalizza perché “fra tutti gli stronzi che ci sono in Italia, Paolo Barnard se la prende sempre con i Travaglio, Saviano, Grillo… ecc., con i pochi cioè che almeno tentano di fare qualcosa”. Leggi il resto –> »

23 novembre 1980, un terremoto che dura 28 anni. Corte dei Conti: ancora sprechi

Tuesday, 25 November 2008
Pubblicato nella categoria WEBNEWS

Incredibile ma vero: dopo 60 miliardi spesi e 28 anni trascorsi dal devastante sisma che ha colpito l’Irpinia, ancora una infinita serie di contenziosi giacciono presso la corte dei Conti, e non è finita qui. (sf)

“Nidi di vespe sfondati “, così Alberto Moravia definì le case distrutte dal terremoto del 23 novembre del 1980 in Irpinia e parte della Basilicata.

La scossa fu devastante: settimo grado della scala Richter. 2914 morti, duecentottantamila sfollati, 679 Comuni “disastrati”, come Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi e Conza della Campania, cuore dell’epicentro. Fino ad oggi lo Stato ha stanziato più o meno 60mila miliardi di vecchie lire, escludendo però dal calcolo tutti i finanziamenti erogati dalla Regione Campania, e ancora oggi la Corte dei Conti tenta di spiegare quando e come lo Stato ha versato soldi per quel sisma “che ha portato morti in 2mila famiglie ma da cui è partita una ricostruzione inspiegabilmente lenta e costosissima”.

Il primo stanziamento statale è corrispondente a 3 miliardi e 700 milioni di euro, con la legge 219 dell’81.
Poi ci sono stati altri 26 provvedimenti (due nell’83, uno nell’84, uno nell’86, e via così fino al 2007), tra finanziarie e decreti legge, per nuovi fondi per un totale che supera i 32 miliardi di euro. E che continua a salire, a 28 anni da quelle prime settimane di disperazione e sospetti in cui l’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, in un intervento televisivo denunciò: “Se vi è qualcuno che ha speculato io chiedo: costui è in carcere, come deve essere? È in carcere?”.

In molti comuni ancora oggi ci sono presso gli uffici tecnici pratiche non completate del “dopo terremoto”, che con la legge 219/81(“Provvedimenti organici per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti”) si sarebbero dovute chiudere in pochi anni.

Gli ultimi soldi, 157 milioni 500mila euro, sono arrivati con la Finanziaria 2007 che ha previsto un ulteriore “contributo quindicinale“. Ma lo stanziamento, scrive la Corte, “è rimasto del tutto inutilizzato nel corso dell’anno non essendo stato emanato il previsto decreto del presidente del Consiglio, che doveva fissare puntuali criteri e modalità di distribuzione delle risorse tra i Comuni dell’Irpinia e della Basilicata”.

In pratica si è stanziato denaro fino al 2022, ma i 157 milioni di euro sono rimasti fermi.
Il 13 giugno del 2008 il governo Berlusconi ha messo poi la firma che consente di spendere i fondi bloccati “per la distribuzione delle risorse”.
Ci sono poi i contenziosi: la Corte dei Conti si è ritrovata in mano una serie infinita. Una spesa di cui non si intravede il limite, che anche fosse ancora ridotta, creerebbe solo altre spese per lo Stato per cause vecchissime da saldare.

E’ proprio il caso di dire: all’ inizio era un rivolo. Poi un ruscello. E ben presto è diventato un fiume impetuoso di denaro. Che continua a scorrere ancora oggi nelle tasche dei costruttori, ma anche di consulenti e avvocati.

Ripercorrendo la storia di quei giorni si scopre come solo dopo pochi giorni ci si rese conto delle gravi carenze della Protezione Civile; il ministro dell’interno Rognoni, prima elogiato per la condotta contro il terrorismo, venne messo sul banco degli imputati e costretto a rassegnare le dimensioni (poi revocate); il Presidente della Repubblica Pertini rivolse un appello al Paese scosso dalle vicende del dopo terremoto.

Un aneddoto racconta che in Prefettura di Avellino non riuscivano nemmeno a capire come fare (dopo due giorni!) a raggiungere Conza della Campania, comune raso al suolo. Ancora non era stata costruita la Ofantina e per arrivarci bisognava attraversare vecchie strade ricavate tra valli e monti.

Il Mattino titolava: “Fate Presto!”, i soccorsi ancora non arrivavano, soprattutto nelle zone più interne. Il bilancio della catastrofe avrebbe preso consistenza solo dopo giorni.

Tramonti fu tra i comuni più colpiti della Costiera amalfitana. Una suora perse la vita, e centinaia di famiglie rimasero senza casa. In quella notte venne distrutta anche gran parte di quella tipicità architettonica che poi avrebbe fatto posto ad edifici moderni, costruiti con la legge 219.

Ed è proprio questa legge a finire sul banco degli imputati. E così ancora oggi la Corte dei Conti si chiede come mai  “continuano ad essere finanziati con nuovi stanziamenti gli interventi di ricostruzione”.

Articolo tratto da Costiera on-line

EVENTI. VENERDI' A ZURIGO: "LIBERTA' DI INFORMAZIONE. L'ITALIA VISTA DALL'ESTERO"

Tuesday, 25 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Zurigo, Venerdì 28 Novembre 2008 www.italiadallestero.info organizza:

 “Libertà di informazione: l’Italia vista dall’estero”

[CLICCA QUI PER MAGGIORI INFORMAZIONI SULL’EVENTO]

Lo “sciopero dell’autore”. Un’iniziativa di dissenso dai governi nazionali e locali di centrodestra

Tuesday, 25 November 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo.

Care e cari, vi scrivo per mettervi a parte di un’iniziativa nata da un piccolo gruppo di poeti di Roma, fra cui il sottoscritto, e per chiedervi di aderire e diffondere. Si tratta semplicemente di questo: siamo stati invitati a leggere testi in pubblico da Romapoesia, festival patrocinato come sempre dal Comune, e stavolta abbiamo detto di no.
Come abbiamo scritto nella lettera che trovate allegata, la situazione politica ci sembra talmente degenerata, e l’urgenza di dare appoggio alle recenti manifestazioni di dissenso talmente viva, da farci preferire un franco sciopero a un’espressione “in positivo” nella sede del festival, nonostante il rispetto e l’amicizia che nutriamo per le persone degli organizzatori.

Da questa iniziativa limitata e locale vorrebbe nascerne una nazionale. Lo “sciopero dell’autore”, dunque, consisterà nel rifiuto – a scacchiera, a singhiozzo, a gatto selvaggio, occasionale, o invece stabile e incondizionato, a seconda delle possibilità di ognuno – a partecipare in qualità di autori o interpreti a manifestazioni culturali patrocinate dal governo, dai suoi ministeri, da enti locali amministrati dal centrodestra, in segno di protesta contro le azioni del governo, in particolare contro l’erosione dei diritti civili e del diritto all’istruzione, contro i tagli alla cultura e alla ricerca, contro l’impoverimento del discorso pubblico e la crescente corruzione della classe politica. Alla parte negativa intende affiancarsi un’azione positiva, legata all’utilizzo di spazi d’espressione pubblici e privati, sotto patrocini più accettabili o sotto nessun patrocinio; azione il cui sviluppo dipenderà  dal contributo di ciascuno.

Il testo dell’appello.

Invitati a leggere nostri testi presso la Casa delle Letterature di Roma nell’ambito della nuova edizione del festival Romapoesia, sotto il patrocinio del Comune di Roma, ci siamo trovati a dover svolgere una riflessione che esorbita dai margini dell’invito e da quelli di una semplice lettura di poesie.

L’attuale condizione storica, per Roma e per l’Italia, rappresenta una soluzione di continuità con il recente passato politico, per altro di già controversa lettura. È la cronaca di questi giorni a evidenziarlo: si assiste a tentativi inquietanti e inequivocabili di compressione della libertà di espressione, del diritto all’istruzione, del pluralismo politico, a un rapido e continuo impoverimento del discorso pubblico. Nonostante il fatto che alcune azioni del governo, a livello nazionale e locale, non costituiscano altro che un’accentuazione in senso negativo di prassi precedenti, il momento presente ci appare tuttavia uno snodo cruciale nella storia del nostro Paese, dalle potenzialità profondamente degenerative.

D’altro canto, le nuove istanze di protesta e le nuove iniziative di emancipazione in atto oggi nella società italiana ci sembrano da sostenere e da affiancare in ogni modo a noi possibile.
Ci siamo chiesti se non fosse dunque raccomandabile partecipare alla rassegna portando la protesta al suo interno, attraverso una lettura muta, la lettura di testi di «impegno civile» o simili. Abbiamo concordato nel ritenere insufficienti questi mezzi, convinti come siamo che ogni iniziativa culturale pubblica che fa capo alla politica del governo e delle amministrazioni locali (come anche l’industria culturale privata che fa capo al presidente di questo stesso governo) trovi nell’accoglienza di voci dissenzienti e di denuncia – denuncia a cui non è comunque concesso travalicare certi limiti – il principale mezzo di neutralizzazione di ogni dissidenza. Da queste considerazioni, è nata infine la decisione di praticare uno “sciopero dell’autore”: di non partecipare in qualità di autori a nessuna manifestazione che rechi il patrocinio della coalizione di centrodestra – fino a sostanziali ripensamenti di questa circa il rispetto dei diritti civili costituzionalmente sanciti, in particolare nei campi dell’istruzione e del lavoro.

Dalle medesime considerazioni, nasce anche la decisione di trasformare la riflessione in un appello e un invito (rivolti anche agli amici organizzatori e partecipanti di Romapoesia): un appello a dichiarare con noi di non essere disposti a partecipare a iniziative pubbliche patrocinate da enti locali o nazionali governati da questo centrodestra; un invito a rivitalizzare assieme ogni spazio alternativo, pubblico o privato, in cui presentare libri, leggere poesie, fare musica, organizzare mostre o proiezioni ecc. e a trovarne di nuovi, coordinandoci in una rete nazionale.

Marco Giovenale
Giulio Marzaioli
Vincenzo Ostuni
Luigi Severi
Michele Zaffarano

Per aderire, scrivi a scioperodellautore@gmail.com

CRISI REISS ROMOLI. I 71 dipendenti a rischio sopravvivenza ci mettono la faccia!

Monday, 24 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI
chi siamo
“Gli individui, poi, quando lavorano in un’Azienda sono un gruppo e fanno squadra. Vi mostriamo i nostri volti, per l’occasione sorridenti, perché la storia della Reiss Romoli è anche la storia lavorativa di tante persone”.

La scuola di formazione "Reiss Romoli" e i 71 dipendenti appesi a un filo

Monday, 24 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Gabriele Mastellarini per Il Mondo

Update: il commento dei dipendenti di “Reiss Romoli”

Appeso a un filo il destino della scuola superiore Guglielmo Reiss Romoli, centro d’eccellenza a livello europeo per la formazione nella communication & information tecnology. I 71 dipendenti del campus che ha sede a L’Aquila sono stati messi in mobilità ed è stata avviata la procedura di licenziamento collettivo. Così è scattata una corsa contro il tempo per trovare in tre mesi un nuovo proprietario che consenta la sopravvivenza.

Gli unici interlocutori validi sono Abruzzo Engineering, società a maggioranza pubblica (Regione Abruzzo) e partecipata da Finmeccanica, e Scuola Ict srl, new company costituita appositamente da importanti aziende delle telecomunicazioni come Telecom Italia, Fastweb e British Telecom. «Stiamo lavorando per salvare il campus – ha spiegato Giuseppe Mancinelli, ad di Scuola Ict – ma il nostro piano potrà concretizzarsi sono se Abruzzo Engineering si accollerà una parte dell’affitto dello stabile. La volontà c’è ma negli ultimi tempi abbiamo rallentato i ritmi, anche a seguito della crisi istituzionale che ha investito la Regione». «L’accordo per la cessione di ramo d’azienda è pronto e aspetto solo una chiamata per siglare il contratto», ha dichiarato Renzo Bracciali, consigliere di amministrazione e azionista di riferimento della Reiss Romoli, smentendo le voci di un gioco al rialzo.

Fino a due anni fa il centro era il braccio operativo di Tils, la società per la formazione e l’aggiornamento di tecnici e ingegneri di Telecom Italia. Ma i master tenuti all’Aquila sono successivamente diventasti il punto d’incontro privilegiato per professionisti poi assunti da Italtel, Cisco, Alenia, Motorola, Telespazio, Fiat.

A luglio 2006 Telecom Italia si era sbarazzata della costosissima controllata Tils rimettendoci 45,6 milioni e cedendola per un solo euro ad una cordata composta da Camporlecchio Educational (la quale ha successivamente acquisito la maggioranza e che fa capo allo stesso Bracciali), Cegos Italia e Lucciola & partners. «L’abbiamo pagata un euro perché aveva un saldo tra attività e passività pari a zero» dice Bracciali. «Oggi è una società sana e ha come unico punto debole proprio la Reiss Romoli, che perde circa 250 mila euro al mese». Fa da contraltare Tiziano Tofoni, docente di punta della scuola, che ha diffuso un messaggio definendo l’attuale situazione «frutto di una delle classiche porcate all’italiana».

«La gestione della struttura costa 2,3 milioni l’anno», continua Bracciali, «e l’unico modo per raggiungere il pareggio economico era il taglio di 30 dipendenti e il cambiamento sede». Ipotesi respinte con forza dai sindacati e degli attuali acquirenti ai quali oggi si legano le sorti dell’importante centro di formazione, altrimenti destinato a chiudere i battenti.

LA REPLICA DEI DIPENDENTI DI REISS ROMOLI (http://reissromolichiude.splinder.com/post/19142582/Alcune+precisazioni+su+quanto+)Ringraziamo Gabriele Mastellarini, anche se a nostro avviso il suo articolo racconta solo l’epilogo della storia e non chiarisce, purtroppo, quanto accaduto alla Reiss Romoli, prima della sua vendita. La nostra vicenda, invece, si inquadra in quell’ampio programma di dismissioni e vendite effettuate da Colannino prima e Tronchetti Provera poi, di cui siamo stati l’ultimo, e forse il peggiore, esempio.

L’articolo non evidenzia che la Reiss, prima di diventare TILS, era un’azienda sana, con bilanci in attivo e con 105 dipendenti; né risulta che proprio la fusione con Trainet, Consiel formazione e i Centri di formazione di Telecom Italia, ha creato le condizioni necessarie per dismetterla. (vedi Cosa è accaduto alla Reiss Romoli Storia). Gli ultimi due anni di gestione sono, pertanto, lo ripetiamo, la conclusione di un percorso preordinato dal precedente management di Telecom Italia e realizzato da chi TILS ha comprato.

LEGGI ANCHE SU QUESTO BLOGIORNALE

SCANDALOSO! Verso la chiusura la Scuola Superiore “Reiss Romoli”, di Sergio Fornasini

La vertenza Reiss Romoli al TG3 Abruzzo

NONSOLOSOLDI. Istruzioni per capire il caso Parmalat. Maxitruffa o cos'altro?

Monday, 24 November 2008
Pubblicato nella categoria NONSOLOSOLDI

di Gianluigi De Marchi per www.dituttounblog.com

Può anche darsi che sia innocente, che non abbia compiuto tutti i reati che gli sono contestati, può anche darsi che non meriti i 13 anni di carcere che ha chiesto il pubblico ministero nel corso della sua arringa d’accusa; ma che Calisto Tanzi non sapesse proprio niente di quello che stava avvenendo (come ha detto in questi giorni davanti ai giudici di Parma) è un’affermazione al limite della favola.

Ricapitoliamo in breve quello che purtroppo molti risparmiatori hanno subito.
La Parmalat era una bella società specializzata nella produzione di latte ed altri prodotti alimentari; ma guadagnava poco, i suoi margini erano molto bassi, la gestione finanziaria era molto difficile. Parliamo degli anni 80, non degli ultimi mesi di vita della società. Già allora molte banche avevano dei dubbi, alcune chiedevano a Tanzi di restituire i soldi che aveva avuto in prestito.
Come si è superata la crisi?
Con due belle pensate: quotare la società in Borsa, raccogliendo così un sacco di soldi dai risparmiatori che hanno sottoscritto le azioni, ed emettere obbligazioni, raccogliendo così montagne di soldi.

Chi vendeva le obbligazioni? Le banche.
A chi vendevano le obbligazioni? Ai loro clienti, magnificandone la solidità.
Dove finivano i soldi che Parmalat rastrellava? Alle banche, che così riducevano il loro rischio, scaricandolo sulle spalle dei risparmiatori.
Semplice, facile, elementare.

Il perverso meccanismo è stato dettagliatamente illustrato in quintali di atti giudiziari. Le cifre sono chiarissime e non ammettono contestazioni: nel 2000 il sistema bancario aveva crediti verso la Parmalat per 180 miliardi, nel 2001 per 90 miliardi, nel 2002 (quando la società è saltata) per soli 30 miliardi. Un miracolo? No, una riduzione legata all’intervento di oltre 150.000 risparmiatori che hanno fiduciosamente sottoscritto obbligazioni su suggerimento delle banche!
Una manovra organizzata, come è stato dimostrato in Tribunale e come ha sottolineato lo stesso Tanzi quando ha ricordato che quelle obbligazioni non potevano essere vendute a privati ma solo a “investitori istituzionali” (cioè banche o compagnie di assicurazione).
Prima di Natale ci sarà la sentenza di primo grado (dovremo aspettare chissà quanti anni per la sentenza definitiva) ma, comunque si chiuda, il signor Tanzi vivrà beatamente nella sua villa di Collecchio, perché ha compiuto, proprio in questi giorni, 70 anni; ed a quell’età per la legge italiana non si può stare in carcere…
In nome del popolo italiano, giustizia è fatta!

CULTUR@. Roberto Saviano, un italiano a Parigi

Monday, 24 November 2008
Pubblicato nella categoria CULTUR@


di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Venerdì 21 novembre Roberto Saviano ha partecipato a Parigi ad un duplice evento: la conferenza organizzata dal MILDT (Mission Interministerielle de Lutte contre la Drogue et la Toxicomanie) sul tema “Droga e denaro” e l’intervista del giornalista Laurent Delahousse al tg delle h.20.00 su France 2.

La conferenza

Alla fine del suo interessante intervento all’incontro Saviano conclude però citando una frase “Guarda lo zero e non vedrai nulla, guarda attraverso lo zero e vedrai l’infinito” che, parafrasandola poi in riferimento alla cocaina (“guarda la cocaina e vedrai della polvere bianca, guarda attraverso la cocaina e vedrai un mondo”), attribuisce ad Averroè.

Ma non è la stessa frase che nel suo sito riconduce invece a Robert Kaplan, il quale effettivamente nella prefazione del suo libro “Zero-Storia di una cifra” iniziò appunto con queste parole “Guardate lo zero, e vedrete niente; guardate attraverso lo zero, e vedrete il mondo”?

L’intervista

Il giornalista introduce l’ospite con un ampio servizio che sottolinea il successo del libro e del film, e la drammatica situazione di Saviano che vive da due anni sotto scorta. Tanto che prima di iniziare a rivolgergli le domande afferma lo stupore per avere per la prima volta in studio delle guardie del corpo. Tra le varie domande, dopo che Saviano lamenta il fatto che Napoli in questi due anni non gli ha affittato una casa, Delahousse gli chiede quanto sia apprezzato in Italia, presumendo che venga giustamente considerato un’icona. Saviano risponde che questo accade ma anche il contrario.

Il giornalista allora incalza chiedendo se questo significa allora che “l’Italie vous crache au visage”, che tradotto letteralmente significa “vi sputa in faccia” e che non ha ancora (sorprendentemente) regolato questo problema. Saviano stempera quello che è un modo di dire (piuttosto pungente però) affermando che il giudizio su di lui non è unanime in quanto qualcuno ritiene che egli sia un bugiardo e un pagliaccio che ha voluto speculare sulla sua terra.

L’intervista si conclude con la domanda “pensate che la mafia vi dimenticherà” alla quale Saviano risponde, con amarezza e un’espressione di combattuta rassegnazione “spero di vivere più a lungo di loro, ma certamente non mi dimenticano”.

Professionista dell'antimafia

Sunday, 23 November 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Uno stimolante spunto di riflessione proposto da un commento di Tequilero. Ovvero quando le omissioni fanno la differenza (sf)

Volevo provare a fare un esperimento.
Così tanto per verificare cos’altro riesco a beccarmi oltre agli insulti di Facci.
Girando per la rete mi sono imbattuto in questo bellismo e straziantre articolo di Facci su Borsellino, apparso nel 2007 e che ho ritrovato su macchianera.net
http://www.macchianera.net/2007/08/21/via-mariano-damelio-19-luglio-1992/
Articolo veramente scritto bene e molto dettagliato.
Mi ha, però, colpito un punto.

Ad un certo punto Facci scrive:
“25 giugno 1992.
Quel giorno, a poco più di un mese da Capaci, Borsellino intervenne a un dibattito nel cortile della Biblioteca di Palermo: “Ho letto giorni fa di un’affermazione di Antonino Caponnetto secondo cui Giovanni Falcone cominciò a morire nel gennaio del 1988. Io condivido questa affermazione. Oggi ci accorgiamo di come in effetti il Paese, lo Stato, la magistratura, che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò proprio a farlo morire il primo gennaio 1988, se non forse l’anno prima, quando uscì l’articolo di Leonardo Sciascia sul Corriere della Sera che bollava me come protagonista dell’antimafia”. Quell’articolo di Sciascia: tanto perfetto quanto ambiguo negli esempi che proponeva. Se da una parte additava il professionista antimafia per eccellenza, Leoluca Orlando, il riferimento a Borsellino fu una sciocchezza che Sciascia riconobbe troppo tardi.”

Mi ha colpito perchè il passaggio di Borsellino non è completo, mancano dei pezzi.
Questa è la trascrizione esatta:
“Però quello che ha detto Antonino Caponnetto è vero, perché oggi che tutti ci rendiamo conto di quale è stata la statura di quest’uomo, ripercorrendo queste vicende della sua vita professionale, ci accorgiamo come in effetti il paese, lo Stato, la magistratura che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò proprio a farlo morire il 1° gennaio del 1988, se non forse l’anno prima, in quella data che ha or ora ricordato Leoluca Orlando: cioè quell’articolo di Leonardo Sciascia sul “Corriere della Sera” che bollava me come un professionista dell’antimafia, l’amico Orlando come professionista della politica, dell’antimafia nella politica”

Manca, nel pezzo di Facci, come avrete notato: “in quella data che ha or ora ricordato Leoluca Orlando” e la conclusione: “l’amico Orlando come professionista della politica, dell’antimafia nella politica”.
Qui la trascrizione integrale:
http://digilander.libero.it/inmemoria/falcone_isolato.htm

Certo il senso dell’articolo non cambia di molto.
Solo, magari, la successiva battuta su Orlando non sarebbe venuta così bene se Facci avesse riportato tutte le parole di Borsellino.
Guarda caso, infatti, sono proprio spariti i riferimenti ad Orlando, fatti proprio da Borsellino, da quel passaggio.
Un caso?
Ovvio.
Facci mica è Travaglio.
Scusate l’OT, ma vorrei conoscere l’opinione dei tanti amici del blog sul punto.
Saluti.

posted by tequilero, 23/11/2008 at 15:18:48

Scalfari docet

Sunday, 23 November 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

La ministra Carfagna ad “Invasioni barbariche” (mai titolo le fu più adatto) si è paragonata a Reagan ed anche a Obama. Berlusconi si è commosso perché Forza Italia è stata sciolta per far nascere nel 2009 il nuovo Partito della Libertà. Lo scioglimento è stato approvato con un dibattito di venti minuti. Berlusconi ha nell’occasione rimproverato la Rai perché “parla solo di crisi e il mio messaggio non riesce a passare”. Questo è quanto ci passa il nostro convento. Poiché non c’è di meglio accontentiamoci. Ma per quanto? 

Eugenio Scalfari, La Repubblica, domenica 23 novembre 2008.