Oggi ha avuto ampia visibilità sui giornali online la notizia dell’acquisto di un immobile a Lugano da parte di Beppe Grillo. Quest’ultimo si è affrettato a precisare che non si tratta di un appartamento di lusso, bensì di un locale da adibire forse ad ufficio per accogliere i server del suo blog nel caso lo vogliano censurare qui in Italia. Di certo non ha scelto proprio il luogo più sfigato della Svizzera per la sua casa nel Canton Ticino: la famosissima cantante Mina abita proprio a due passi e molti altri VIP nei dintorni, come riporta l’articolo pubblicato su Il Caffé online, segnalato da una nostra lettrice. Che aggiunge: a quanto pare non esiste solo la fuga “di cervelli” verso Lugano. (sf)
Un altro trasloco vip in Ticino: Beppe Grillo ha preso casa a Lugano, in un bel appartamento con vista sul golfo, in quel dedalo di viuzze riservate di Paradiso, proprio sopra Riva Antonio Caccia, che già ospitano personaggi illustri. Il famoso comico ligure, sempre in prima pagina non solo per il costante tutto esaurito dei suo spettacoli teatrali, ma anche per il suo ruolo di “savonarola dell’antipolitica” si va ad aggiungere a quella schiera di ospiti illustri che hanno scelto come riservata residenza la Svizzera di lingua italiana.
“Sì, mi sono scelto un angolino tranquillo e sicuro, ed è anche un posto carino – confida al Caffe Beppe Grillo -. Se rischio di finire al gabbio sono pronto… Scherzi a parte, non ho paura di essere arrestato in Italia, ma il mio blog rischia veramente di essere censurato, oscurato, chiuso; e io voglio essere pronto per ripartire immediatamente in un Paese sicuro che me lo consente” . L’appartamento di Grillo ha subito mesi e mesi di ristrutturazioni prima di ospitare l’artista che, con il suo blog su www.beppegrillo.it, è stabilmente tra i siti più cliccati al mondo. In modo particolare in questi ultimi tempi, da quando ha annunciato proprio al Caffè di voler scendere nella competizione politica con una serie di liste civiche nelle elezioni amministrative italiane.
Una visibilità la sua, non solo virtuale, visto che a Luganonon ha certo cercato di nascondersi . “Aveva la faccia come quella di Grillo e parlava proprio come lui – dice il suo vicino di casa, che si è imbattuto nel comico mentre usciva per fare jogging -. Avevo notato i lavori di rispristino della casa, ma non sono curioso; poi mia moglie mi ha confermato che, da un po’, abbiamo come vicino di casa proprio Grillo”. A contare sulla riservatezza e rispetto della privacy dei ticinesi, del resto, non sono solo i personaggi dello spettacolo in “trasferta” di lusso. Se Rita Pavone e Mina – che, guarda caso, abita proprio a due passi dall’appartamento di Grillo – avevano rappresentato i primi rappresentanti del mondo dello spettacolo italiano a costruire il nido in Ticino, la schiera di vip si è infoltita anno dopo anno. E non solo del mondo dello spettacolo, anche se presenze come quella del regista teatrale Giorgio Strheler, della cantante Anna Oxa finchè ha diviso la sua vita con Beghjet Pacolli e di attrici come Brigitte Nielsen e Megan Gale non sono passate certo inosservate, fino al recentissimo trasferimento dell’agente delle star televisive Lele Mora, che ha scelto Vico Morcote come suo nuovo domicilio in una villa ricreata in stile hollywoodiano. Il rifugio svizzero che unisce sicurezza, bellezza del posto e discrezione, ha fatto breccia sia nell’ex numero uno di casa Fiat Vittorio Ghidella, fino al patron dei chicchi ricchi del Riso Gallo, Mario Previ, tutti sparpagliati tra Lugano e dintorni. Nel jet set sul Ceresio anche Beppe Grillo non sfigura. Anzi.
Zurigo. Oggi vi parlerò di Mirko e Gaia. E di Mara. Di Patrick, Pinuccia e anche di Nadia. Tutti giovanissimi italiani in Svizzera. Alcuni nati fuori dai confini, figli di emigranti e con un cuore tutto italiano. Altri sono emigrati di recente per trovare all’estero ciò che l’Italia non offre. Gaia e Mara, ad esempio, sono due esempi dei “cervelli” italiani che varcano il confine per fare ricerca scientifica. Già, i “cervelli” nazionali che scappano: se ne parla ogni giorno sui giornali, magari per giustificare qualche provvedimento legislativo. Sinceramente pensavo non esistessero veramente e fossero degli esemplari mitologici oppure delle figure retoriche utilizzate dai giornali per incentivare allo studio. Invece esistono sul serio, in carne e ossa. Puoi parlarci, persino toccarli.
Sono loro il miglior biglietto da visita di questa nostra italietta che racconta solo le gesta di Renzo Bossi, il figlio del Senatùr bocciato per la terza volta alla maturità, mentre non spende una parola su Gaia, 27 anni di Bagheria, oggi ricercatrice a Losanna a studiare il tumore alla pelle.
Non si parla neanche di Mara che da Legnano è arrivata in Svizzera dopo essersi laureata a Milano. Vorrebbe tornare in Italia, ma la Svizzera le ha offerto un regolare contratto di lavoro per fare ricerca, senza nessun concorso. Lì le Università mettono un annuncio, gli studenti di tutto il mondo rispondono, fanno un colloquio e vengono assunti con un salario di circa 2.000 euro e con tutti i diritti di un altro normale lavoratore.
Gaia è incinta, continuerà fino al nono mese a fare il suo dottorato, poi avrà diritto a cinque mesi di matenità, regolarmente retribuiti. In Italia ai dottorandi danno 800 euro mensili, versati quando capita, senza riconoscere nulla. Dimenticavo: Gaia, Mara e gli altri “cervelli” italiani all’estero hanno facce pulite, umiltà da vendere (forse anche troppa…), nessun desiderio di apparire e conoscono benissimo almeno due lingue straniere. Parlano in inglese con gli altri componenti il team di lavoro e in francese con i tecnici dell’Università di Losanna. L’italiano lo “usano” per comunicare con gli altri connazionali. E’ il caso di Mirko, 28enne nato a Zurigo da madre pugliese, ricercatore sempre a Losanna dove si occupa di batteri nocivi per l’uomo. A lui l’Italia non ha dato nulla in termini di formazione, non ha offerto un’occasione di lavoro né di studio, eppure Mirko di svizzero-tedesco ha solo l’accento un po’ bolzanino, quello che ti fa dire “penzione” anzichè pensione. Il suo modo di pensare, di comportarsi, di agire è rigorosamente italiano. Come il suo cuore. Legge giornali italiani. Libri italiani. Guarda in tv il commissario Montalbano e tifa Italia ai mondiali. Insieme agli altri amici (come Patrick che di lingue ne parla cinque) si è inventato il sito www.italiadallestero.info, dove vengono tradotti gli articoli della stampa mondiale che parlano dell’Italia. Mirko, Gaia, Mara e gli altri non hanno bisogno di queste “versioni”, perchè loro le lingue le conoscono sul serio. Eppure lo fanno gratuitamente solo per amore dell’Italia. E quel sito in pochi mesi ha già più di 10.000 accessi mensili, oltre 50 collaboratori ed è organizzato come una macchina perfetta (doppio controllo per ogni traduzione, provare per credere), quasi fosse fatto a tempo pieno e lautamente pagato. Mentre è fatto per passione nelle poche ore disponibili fuori dall’Università.
La stessa passione che vedi negli occhi di Pinuccia e Nadia, di stanza a Casa Italia, l’edificio di Zurigo dove campeggia il tricolore. Lì c’è una scuola per bambini, si organizzano eventi e “fanno il caffè più buono di tutta Zurigo”, mi confida Walter De Gregorio, uno dei giornalisti più importanti in Svizzera. Nato nel Cantone di Agrovia da genitori italiani (papà di Benevento e mamma di Treviso). Walter ha 43 anni ed è responsabile dei contenuti sportivi del gruppo “Blick”, tra i più importanti in Svizzera. In passato, De Gregorio ha girato il mondo come reporter per il quotidiano elvetico ”Weltwoch” e per cinque anni (dal 2000 al 2005) è stato anche corrispondente in Italiaper il tedesco “Die Zeit”. “Ho preso il passaporto svizzero appena sei mesi fa”, mi confida mentre lo guardo basito. Ma a lui cosa ha dato il Belpaese? Nulla. Eppure Walter si sente più italiano di molti dei nostri politici. “Per me l’Italia parte da Roma e arriva fino al profondo Sud”, confida toccandosi il cuore. Walter è stato invitato per un evento a Casa Italia più di un mese prima, ha risposto dopo pochi minuti con una e-mail e si è presentato al giorno prefissato senza chiedere ulteriori telefonate. In Italia, se si invita un giornalista del suo calibro a una serata è necessario “corteggiarlo” per mesi e mesi con telefonate e lettere, con il rischio che, all’ultimo momento, dia “buca”. “So come si comportano i colleghi italiani – ammette Walter – ma qui è diverso”.
A “Casa Italia” puoi incontrare anche Antonio, nato a Zurigo e oggi importante riferimento di una multinazionale britannica delle telecomunicazioni. “Quando vado agli incontri con altri manager europei e si parla solo in inglese, quelli italiani mi danno un colpetto di gomito e mi chiedono: ma che ha detto?”, confida sorridente. “Se in Svizzera sparissero gli Italiani, il livello economico e sociale di questo Paese scenderebbe sotto lo zero”, ma quando gli chiedo se vuole tornare in Italia lui sorride e replica: “No, grazie, resto qui, ma il mio cuore è dall’altra parte delle Alpi”. La sorella di Antonio (della quale, colpevolmente, non ricordo il nome) ha scelto di tornare nella sua Catania dove è praticante avvocato in un importantissimo studio. “Scuole in Svizzera, ma Università in Sicilia dove spero di poter restare, anche se di occasioni per emergere ce ne sono molto poche rispetto a qui”, ammette con un pizzico di amarezza.
Percorso inverso per Nadia, un’abruzzese a Zurigo: “Nata in Svizzera, liceo a Teramo e da cinque anni impiegata a Casa Italia”, racconta addentando una pizza in una delle tante serate con gli amici italiani, mentre Pinuccia si dà da fare per organizzare l’ennesimo evento tricolore a Zurigo. Insieme ad altri fa parte del gruppo giovani del Comites, il Comitato degli Italiani residenti all’estero, autentico punto di riferimento per i connazionali in Svizzera.
“Eppure il Governo di Roma ci ha tagliato i fondi quest’anno”, mi spiega Giangi Cretti direttore della Rivista della Camera di Commercio di Zurigo. Gli dico che in Italia non ne ha parlato nessuno e lui risponde: “Lo so benissimo, mentre qui tutti i giorni ci sono manifestazioni di protesta davanti ai vari consolati. Anzi è venuto il sottosegretario Mantica e ci ha detto che questo è solo l’antipasto”. Quei fondi servono per finanziare attività scolastiche e, vi assicuro, che a Casa Italia non ci sono sprechi e anche ogni piccola spesa viene minuziosamente controllata. Ma a quanto ammontano i tagli? “Circa 30 milioni di euro”, risponde Cretti. Una cifra irrisoria. Ma invece di tagliare sugli stipendi dei parlamentari si pensa a ridurre la scuola italiana fuori dai confini. Nonostante tutto, continuano ad essere fieri dell’Italia e chi li ha conosciuti si è sentito, per una volta nella vita, orgoglioso di essere italiano. Per farlo è bastato andare all’estero.
Un manager dalla Mc Donald’s prende il controllo del patrimonio culturale italiano
“Sono qui solo per aiutare” dichiara Mario Resca (nella foto). “Sono qui per servire il Paese”. Il suo problema è che gli è stato chiesto di servire cultura. E, per 12 anni, ha servito panini. Da pochi giorni l’ex capo della Mc Donald’s in Italia ha ricevuto l’incarico di seguire 3.600 tra musei e siti archeologici italiani. Il suo incontro con Sandro Bondi, Ministro della cultura del Governo di Silvio Berlusconi, ha sorpreso e diviso i massimi esponenti della cultura italiana.
Alcuni hanno accolto favorevolmente l’idea di un manager esperto in un campo che chiedeva a gran voce una migliore gestione. Il più conosciuto critico d’arte italiano, Vittorio Sgarbi, ha definito la scelta di Resca “molto positiva”. Ma il Consiglio Nazionale dei beni culturali ha preso le distanze dalla riorganizzazione del settore che ha prodotto questa nomina. “Dirigere un’azienda importante o i musei italiani non è la stessa cosa” ammette sdegnato Salvatore Settis, presidente del Consiglio Nazionale.
Resca ha ammesso di non essere esperto di arte o archeologia, ma fa notare che anche in altre circostanze ha avuto poche conoscenze iniziali di altri business successivamente seguiti. “Il mio ruolo non è sfidare gli specialisti, ma dare valore aggiunto” ha detto. Ma farlo senza scontrarsi con gli esperti potrebbe già rivelarsi difficile, dato che le esigenze di valorizzazione e conservazione [delle risorse culturali] sono contrastanti.
Il patrimonio culturale italiano è gestito male. Alcuni musei sono posti poco accoglienti e con pochi mezzi. Il più famoso, la Galleria degli Uffizi a Firenze, è solo al 21esimo posto della classifica mondiale 2007, con appena 1,6 milioni di visitatori. E anche altre strutture molto note non sono mantenute in maniera ottimale. Le rovine di Pompei hanno richiamato 2,6 milioni di visitatori nel 2007, ma il sito è in condizioni tali da aver costretto il Governo a dichiarare lo stato di emergenza.
La parola più importante, enfatizzata dal nuovo corso di Resca è “valorizzazione” [in italiano nel testo, N.d.T.] o valore aggiunto. “Ciò che vorrei fare è valorizzare quello che abbiamo e migliorare l’accoglienza dei visitatori. Dobbiamo proteggere ciò che abbiamo, ma dobbiamo anche attrarre più gente” dice Resca.
L’uso di parole come “valorizzare” e la descrizione del patrimonio culturale italiano come un “asset” difficilmente riusciranno a conquistare il favore dei critici. Ma potrebbero apprezzare l’entusiasmo del nuovo manager per il lavoro di gruppo e la sua riluttanza a definire un programma prima di aver ricevuto l’incarico. “Mi piace prima ascoltare” dice Resca.
Accuse in tv a un prodotto caldeggiato dal noto comico GRILLO INCIAMPA NELLA “PALLA MAGICA” “Mi manda Rai tre” mobilita il Cnr per far luce sulla Biowashball: l’artista l’ha promossa tra il pubblico, per gli esperti è una patacca.
Mi manda Rai tre sgonfia la “palla magica” e, forse, manda a rotoli le ambizioni politiche di Beppe Grillo. La trasmissione della terza rete pubblica, condotta da Andrea Vianello, venerdì sera ha voluto demolire scientificamente le pretese proprietà detergenti d’un oggetto di taglio ufologico, appassionatamente caldeggiato dal comico genovese. L’aggeggio, che si chiama Biowashball e dovrebbe associare alta tecnologia elvetica e ambientalismo spiccio, è stato presentato con enfatica veemenza da Grillo al suo pubblico durante le tappe dell’affollato show “Delirio tour”.
LAVATRICE SUL PALCO. Ad Ancona, per esempio, il comico si è portato una lavatrice sul palcoscenico a miracol mostrare: quello della “palla magica”, che infilata nell’oblò con la biancheria sporca ottiene un bucato da Carosello senza (udite, udite) il concorso di detersivi, inquinanti e costosi. Non che la Biowashball sia un omaggio compreso nel biglietto: i fans, che si sono gettati a capofitto sul misterioso congegno richiedendolo alla casa produttrice, hanno sborsato 35 Euro più altri 8 di costi di spedizione. Per tre anni, tanto dura la “palla miracolosa”, potranno avere la soddisfazione di lavare risparmiando soldi e natura. Queste, almeno, la promessa, l’aspettativa e la testimonianza.
MOVIMENTO MOLECOLARE. Dai siti che pubblicizzano il portentoso ritrovato si apprende che “sono i potenti raggi infrarossi emessi dalle ceramiche della Biowashball che disgregano le molecole d’idrogeno dell’acqua per aumentare il movimento molecolare. Questa azione dona all’acqua una grande capacità di penetrazione e aumenta il suo potere lavante”. Ed è evidente, poiché “la Biowashball emette ioni negativi che indeboliscono l’aderenza dello sporco ai tessuti, rendendone facile la rimozione senza ricorrere ai detersivi”. Non è tutto, “la Biowashball ha un pH di circa 10 che è equivalente a quello di un normale detersivo chimico. Questo permette un efficace trattamento di macchie grasse, organiche o chimiche”. E poi, in un crescendo praticamente allegorico, scopriamo che “la Biowashball elimina i composti cloridrici nell’acqua e diminuisce la sua pressione superficiale, aumentando così il suo potere pulente. In ultimo, la Biowashball elimina i germi patogeni nell’acqua della vostra lavatrice, dandovi tessuti puliti e salubri. Biowashball ha un effetto antibatterico ed elimina i cattivi odori”.
MICROSFERE DI CERAMICA. Tocco finale, il richiamo alle virtù delle fonti energetiche pulite e rinnovabili, che non guasta mai: “Per preservarne l’efficacia, basta posizionare la Biowashball al sole per un’ora al mese, per rigenerarne le microsfere di ceramica”. Che abbiano un senso o meno (e non c’è da giurarci) queste parole non hanno retto al vaglio degli esperti interpellati da Vianello; a dare il colpo di grazia, il lavoro di un’équipe di 8 ricercatori del Cnr, presentato da un’addetta ai lavori che ha praticamente ridicolizzato le asserzioni dei produttori, e degli estimatori, della Biowashball.
SPORCO DIFFICILE. E tuttavia, per alcuni la “palla magica” qualche effetto lo produrrebbe davvero, specie se la biancheria non è molto sporca. Mi manda Rai tre, con l’aiuto del periodico dei consumatori Il Salvagente, ha svelato l’arcano. Panni identici e con lo stesso tipo di macchie sono stati messi in due lavatrici, entrambe senza l’aggiunta di detersivo ma in uno dei due elettrodomestici c’era la “palla magica”. Risultato: la biancheria ne è uscita allo stesso modo (via le macchie più semplici mentre è rimasto lo sporco “difficile”), il che starebbe a significare che è semplicemente l’acqua e non la Biowashball a produrre quella minima azione pulente attribuita al ritrovato. Quando si tratta di macchie ostinate, i produttori della “palla magica” raccomandano di pretrattare il bucato con del sapone: in questo caso, a ottenere il pulito sarebbe appunto il detergente aggiunto e non la Biowashball.
SENTIRSI GRULLI. Insomma, non c’è scampo: dal programma “anti-raggiro” il misterioso oggetto del desiderio ecologico e risparmioso ne esce con appiccicata l’etichetta della patacca. Certo non l’hanno presa bene i grillini (alcuni di loro erano in studio a puntare il dito accusatore) che al termine della trasmissione si sono sentiti due volte grulli: per aver acquistato una palla che (stando agli esperti di Vianello) somiglia a un bidone, e per aver creduto che seguendo il verbo di Beppe Grillo avrebbero pulito il Belpaese e la biancheria.
29 novembre 2008
Biowashball: addio detersivi grazie a Beppe Grillo
Il comico genovese ci insegna come risparmiare… incredibile, ma vero
di Cinzia Lacalamita. TRIESTE, 18/10/2008 (informazione.it – comunicati stampa) Un Beppe Grillo strepitoso quello che ha potuto ascoltare il pubblico triestino ieri sera al PalaTrieste. Graffiante, poliedrico e senza momenti di cedimento, Grillo non si è risparmiato né in termini di energia, né di tempo: uno spettacolo di quasi due ore che ha visto presi in causa politici, imprenditori, uomini di scienza.
Uno spettacolo spunto per riflessioni utili ai cittadini anche dal punto di vista del risparmio economico. Stupefacente la novità portata sul palco dal comico. Asciugamani bianchi alla mano, Grillo ha dimostrato come questi, dopo essere stati sporcati senza ritegno, possano tornare candidi dopo un solo lavaggio in lavatrice a 30°, senza l’ausilio di detersivo. Incredibile, ma vero.
Il merito va a Biowashball, una pallina contenente delle particolari ceramiche in grado di compiere il miracolo.
Il prodotto, oltremodo economico, è ecologico e consente di effettuare ben mille lavaggi. Biowashball elimina i germi e riduce i rischi di reazioni allergiche date dai più comuni detergenti. Buono a sapersi e, soprattutto, da usarsi: per fare un favore al nostro portafoglio e, ovviamente, all’ambiente.
Altra cronaca dello spettacolo a Busto Arsizio.
L’impresa di raccontare Beppe Grillo non è delle più facili. Perdonateci, dunque, se delle quasi tre ore in cui il genovese con il suo “Delirio tour” si è lavorato il suo pubblico al PalaYamamaY di Busto Arsizio non potremo che dare “brevi cenni dell’universo”Il presente è amaro, il futuro è altro. È nella Biowashball, una palla ripiena di granuli elettrostaticamente attivi di ceramica che riduce quasi a zero l’uso di detersivo in lavatrice (e Grillo fa il bucato “in diretta”); è nella politica “rifiuti zero”, nei Comuni ricicloni che superano l’80% di differenziata. E nel finale, prima del “vaffa” alla politica, c’è tempo per cantare beffardo anche le magnìfiche sorti e progressive della “democratizzazione” del sesso online con YouPorn, in mordace polemica con le ultime proposte repressive sulla prostituzione.
Una pallina di plastica per togliere le macchie: ma un test di Salvagente dimostra il contrario.
Giulio Meneghello
È una pallina di plastica verde con all’interno pezzetti di ceramica, a vederla sembra un giocattolo ma promette di rivoluzionare il nostro modo di fare il bucato. Pulito impeccabile senza più detersivi e con acqua a meno di 50 gradi. Questi gli effetti della sua “magia”, che sarebbe basata su una reazione chimico-fisica, la ionizzazione, che la ceramica, senza l’ausilio di alcun tipo di detergente chimico, produrrebbe con l’acqua alterandone le caratteristiche tanto da renderla capace di sciogliere lo sporco.
Stando a quello che dichiara il produttore, con la Biowashball nei tre anni corrispondenti alla vita di una pallina si risparmierebbero circa 1.000 euro in detersivo, una cifra sufficiente a far investire volentieri 35 euro, tanto costa, nell’innovativo prodotto. Anche perché al risparmio per le tasche va aggiunto quello per l’ambiente, che si ottiene evitando di riversare migliaia di litri di detersivo ogni anno con gli scarichi della nostra lavatrice. E in più ci si mette al riparo da molte controindicazioni dei detersivi, che spesso non sono proprio amici della pelle.
Insomma, Biowashball avrebbe tutte le carte in regola per un successo dirompente, e infatti negli ultimi due mesi, grazie anche alla pubblicità che Beppe Grillo ne sta facendo nel suo spettacolo “Delirio” (nel quale fa una dimostrazione d’uso in diretta), sta suscitando molto clamore.
Magia svelata
Settimana dopo settimana nei blog e nei forum su internet crescono le discussioni e l’interesse sulla pallina per lavare senza detersivo. Ci sono gli entusiasti che organizzano ordini di massa dal produttore svizzero e gli scettici che ne mettono in dubbio l’efficacia. Non mancano nemmeno le testimonianze di chi l’ha provata: quelle di chi è totalmente soddisfatto, e quelle di chi, invece, spiega che, sì, lava, ma con lo sporco più impegnativo non ce la fa.
Se la pallina magica funziona o meno è una questione che ha subito appassionato anche il Salvagente, sempre attento a soluzioni che possano far bene all’ambiente e al consumatore, come a smascherare eventuali bufale. Abbiamo deciso così di tagliare la testa al toro commissionando un test di laboratorio per dire con certezza se Biowashball lava veramente.
I tecnici hanno messo in funzione tre lavatrici: una con la dose consigliata del detersivo in polvere leader di mercato (40 grammi di Dash in polvere), una con la Biowashball e la terza solo con acqua. In questo modo è stato eseguito il test standard con cui viene normalmente valutata l’efficacia di detersivi e altri prodotti per il bucato. Vale a dire che, alla stessa temperatura e con lo stesso carico e ripetendo la prova diverse volte, sono state lavate macchie standard (su pezzuole di cotone macchiate in laboratorio da istituti certificatori in modo da avere, per le diverse sostanze, tre serie di macchie assolutamente identiche tra loro) successivamente esaminate allo spettrofotometro, lo strumento che misura il grado di rimozione dello sporco, e contrassegnate con un valore da 1 a 100 (dove 100 è la rimozione completa).
Le macchie standard sono quelle indicate dalle linee guida europee per questo tipo di test: 23 macchie corrispondenti ai tipi di sporco più comuni, dall’olio di motore all’erba, dal vino rosso al make up e così via.
Il risultato? Purtroppo per chi sperava nel miracolo Biowashball lava, ma esattamente quanto l’acqua da sola. Mentre il detersivo ha prestazioni notevolmente superiori.
Se la differenza visibile a occhio nudo dei valori sulla scala da 1 a 100 è di circa 2 unità, il prodotto chimico su quasi tutte le macchie ha ottenuto dai 10 ai 25 punti in più. La differenza tra Biowashball e acqua è invece risultata praticamente nulla.
Effetto placebo
Possibile che dietro alla pallina magica ci sia un imbroglio tanto grande? Non sarà che i risultati superiori del detersivo possono essere in qualche modo falsati dagli sbiancanti ottici, quei prodotti ad azione fluorescente che fanno sembrare il pulito del detersivo migliore di quello che è in realtà? “Niente da fare”, ci spiega il chimico Luigi Sedea, “gli sbiancanti ottici incidono sul grado di bianco e non su quello di pulito, e nelle prove standard di laboratorio si valuta il grado di pulizia”.
La Biowashball dunque non regge il confronto col detersivo, e quel che è peggio non si distingue neanche dalle prestazioni della lavatrice caricata con sola acqua: neppure l’azione meccanica è andata a vantaggio della pallina che, ci spiegano i tecnici di laboratorio, “è troppo leggera e non riesce a sbattere le pezzuole ma resta intrappolata”.
Biowashball, insomma, non funziona affatto. E a poco valgono le promesse in evidenza sulla confezione e nella pubblicità, e cioè che permette di rinunciare ai detersivi. Uno sprazzo di sincerità, per la verità, i produttori sembrano averlo, se, ma solo in piccolo, nelle istruzioni scrivono che in caso di sporco ostinato un po’ di detersivo è il caso di aggiungerlo al bucato. E le testimonianze di chi l’ha provata ed è stato soddisfatto?
Molto probabilmente sono sincere, anche se ingenue: le macchie del test infatti sono particolari perché concepite appositamente in modo che nessun detersivo le elimini completamente, per poter valutare quale tra i prodotti comparati lascia meno sporco. Viceversa, molte macchie “normali” che combattiamo quotidianamente vengono eliminate anche solo dall’acqua calda: con questo sporco blando la Biowashball dà l’illusione di funzionare.
Chi è rimasto soddisfatto delle prestazioni della pallina verde, insomma, è stato vittima di una sorta di effetto placebo del bucato, che magari gli ha fatto evitare di usare detersivo inutile, ma gli è comunque costato 35 euro.
*Questo articolo fa parte di un test pubblicato da Il Salvagente sul numero 46 del 20-27 novembre 2008
Purtroppo ho dovuto cambiare indirizzo email e ho perso tanti contatti. Gradirei, se possibile, continuare a ricevere le sue email perchè sono molto interessanti.
Condivido le sue critiche a Travaglio perchè ho notato da tempo la sua settarietà e la sua parzialità. Non l’ho mai sentito parlare delle stragi, dell’assassinio di Moro e di altri argomenti scottanti e delicati. Solo di mafia e di Berlusconi.
E’ a mio modesto pare molto infido e pericoloso proprio perchè non si può mai credere che proprio chi deve combattere contro i poteri forti possa invece al loro servizio. Pur riconoscendo che ha il coraggio di schierarsi contro parte dei poteri forti noto la sua parzialità – interessata ( ? ) – è proprio questa sua lotta “a senso unico” che mi fa diffidare totalmente da una sua presunta buona fede.
Non è possibile che in tanti anni non si sia accorto e non si accorga che accanto a ciò di cui ama parlare sistematicamente esistono tante altre vergogne cui non fa mai e poi mai cenno. E’ un caso? Ormai non ci credo più.
Le faccio i miei complimenti per essere stato sicuramente uno dei primi ad averlo capito.
Ma per quale ragione secondo lei si comporta così, chi pensa ci possa essere dietro? O, più semplicemente, chi intende proteggere facendo finta di combattere ? E’ un depistatore o ritiene possa essere anche parzialmente in buona fede?
Una ultima richiesta: mi dà notizie sugli sviluppi delle sue meritorie lotte sul caso Moro e sulle vergogne delle norme sul segreto di Stato?
Attendo un suo come sempre cortese riscontro.
Distinti saluti dalla Sicilia. Vincenzo
Per ora solo un grazie di cuore. Presto le risponderò punto per punto. (gmast)
Non importa chi sia la persona che riveste pro – tempore il ruolo, né quale partito o schieramento rappresenti. Ciò che, invece, importa, e molto, è che sia l’ordinamento della Repubblica italiana a espressamente prevedere e comprendere, fra le figure istituzionali, anche quella del Presidente del Consiglio dei Ministri. Tale fatto, fermo naturalmente il democratico diritto di critica e addirittura di contrarietà al suo operato, impone, senza alcun dubbio, il dovuto rispetto nei confronti della carica. Perciò, basta “Anno Zero” con Santoro e Travaglio e, allo stesso modo, basta “TG4” con Fede, a beffeggiare, denigrare e velatamente offendere, ad ogni piè sospinto, i Berlusconi e i Prodi e/o Veltroni di turno. Al limite, qualche volta sarebbe tollerabile, ma, notte e giorno e con sistematicità, assolutamente no. L’attuale andazzo è stucchevole, i telespettatori non sono dei grulli e non ne possono più di esercizi meramente e sfacciatamente dileggiatori.
Speravo di ricevere una risposta, anche fasulla, ma una risposta. Invece niente.
Non so se Mastellarini le ha imposto la consegna del silenzio sul mio più che evidente bannaggio dal blog, ma questo denota da parte vostra uno squallido comportamento per gente che si considera democratica e aperta al confronto. Senza contare la Sua sorprendente perdita di stile nel pubblicare la posizione geografica del mio ip, commento repentinamente cancellato. La ritenevo più intelligente.
No ho altro da aggiungere, tranne una cosa: sono più che fiero e orgoglioso di essere un concittadino di Marco Travaglio.
Saluti
Candidus
Risponde Sergio Fornasini, che aveva ricevuto ieri una mail non firmata dallo stesso mittente:
Premetto che la prima mail che mi è arrivata a firma James T. Kirk mi ha diviso tra gettarla subito nello spam o rispondere firmandomi Mr. Spock. Poi ovviamente l’ho eliminata, non ho tempo da perdere.
Caro Candidus, o come si chiama veramente, deve tener presente che uno spazio privato come un blog personale, ma anche pubblico per i contenuti ed i commenti, deve per forza porsi delle regole. Il ripetere continuamente le stesse cose, senza aggiungere nulla di nuovo a quanto già esposto da altri, non è in linea con le nostre aspettative e credo anche con quelle dei nostri visitatori. Non contribuisce ad un serio confronto, non aggiunge nulla ma toglie tempo e spazio. Al massimo può aumentare la rissosità dei commenti. Se a questo si aggiunge anche una certa dose di aggressività manifestata, la redazione, come qualunque media che si rispetti, può decidere di non pubblicare contenuti inutili o dannosi. Il blog è redatto da persone che ci mettono la faccia, il loro nome e cognome, la loro personalità e la loro credibilità. Un anonimo commentatore che continua a riproporre sempre e solo lo stesso link alla stessa intervista video, alla fine non può che essere classificato come spam.
Questo è lo stato delle cose, consideri questa mia risposta come un atto di gentilezza e sopratutto di rispetto nei suoi confronti, comunque lei la pensi. Lei usa un nickname che mi ricorda un bel libro di Voltaire, mi creda che ce l’abbiamo messa tutta per consentirle di esprimere il suo pensiero ma non possiamo tollerare oltre, sono spiacente.
Da parte mia sono fiero ed orgoglioso di essere concittadino di Domenico De Masi e di molti altri italiani, ma ognuno ha le sue preferenze
“Perchè, ci sono ancora Grillo e la Casta? Sono scomparsi dall’orizzonte. In Italia le indignazioni durano poco.” Si conclude con queste parole l’intervista a Rodolfo Brancoli, politologo, scrittore, editorialista e collaboratore di Romano Prodi tra il 2004 e il 2008. Ce n’è per tutti in questa intervista, non solo per Grillo. Da blogsfere.it (sf)
“Fine corsa” per Rodolfo Brancoli, collaboratore di Romano Prodi tra il 2004 e il 2008: Garzanti ha pubblicato il suo memoriale sulle sinistre italiane, dal governo al suicidio. Un breviario indispensabile per capire il declino dei riformismi nostrani e del Partito Democratico, di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi con Diego Bianchi.
Unico neo, le domande a cui Brancoli non ha risposto: la prima riguardava il nome del principale avversario di Romano Prodi nella scorsa legislatura e la seconda consisteva nel gioco della torre fra esponenti politici bipartisan. Di seguito trovate l’intervista e al termine, in corsivo, i quesiti su cui ha sorvolato.
Il Partito Democratico, che dovrebbe essere la realizzazione dell’ambizione prodiana di riunire i riformismi italiani, vede forti correnti al suo interno e un leader impegnato soltanto a parare i colpi di D’Alema. L’Italia non è ancora matura per un unico partito della sinistra riformista?
L’Italia è matura dalle elezioni europee del 2004, quando la lista unica prese il 30,1 per cento in una competizione interamente proporzionale e senza l’aiutino del “voto utile”. Se il Pd fosse nato nel 2005, forse la storia del governo dell’Unione sarebbe stata diversa. Il problema non è la base popolare ma il suo gruppo dirigente. D’Alema e Veltroni ridussero i Ds al 16 per cento (elezioni 2001) e, se continuano a ruota libera, ridurranno il Pd allo stesso modo. Certo non da soli, ci vuole anche l’aiuto degli altri.
Vaticano e voti elettorali. I cattolici sono ancora determinanti per la vittoria di una coalizione o la loro influenza è sopravvalutata?
Diciamo che l’Udc, unico partito identitario alle elezioni del 2008, incoraggiato e appoggiato da una parte almeno della Gerarchia, ha preso poco più del 5 per cento dei voti.
Scrive che i rapporti personali tra Montezemolo e Romano Prodi siano sempre stati ottimi e che l’ex Presidente di Confindustria non sia entrato in politica perchè “non si è mai verificata la costellazione propizia”. Cosa significa e chi sarebbero quelli della costellazione?
L’espressione non è mia, credo non si siamo realizzate le condizioni. Forse si immaginava un percorso che doveva portare allo smantellamento delle due coalizioni del 2006, al compattarsi di uno schieramento centrale, e all’eventuale emergere di una leadership non riconducibile direttamente alle forze impegnate nell’operazione. Più che una costellazione era un sogno. Molto velleitario.
Commissione di Vigilanza Rai, Villari non intende mollare. Prima dichiara di rispettare le decisoni del partito e poi rimane al suo posto, perchè nominato dal Parlamento. Siamo dinanzi a un nuovo Mastella?
Non conosco un altro paese in cui le vicende dell’ente televisivo pubblico occupino uno spazio così centrale nella politica e assorbano così tante energie. La Rai è diventata un fattore di inquinamento della vita pubblica, soprattutto per colpa dei politici. Perciò non riesco a indignarmi per il comportamento di Villari: so che quando c’è di mezzo la Rai i politici danno sempre il peggio di sé. E qualcuno lo avrà pure messo in lista garantendogli prima l’elezione a parlamentare, poi nella commissione di Vigilanza. O no?
Durante la scorsa legislatura il governo tremava per l’insorgere dell’antipolitica da Grillo alla Casta, che, in realtà, non ha determinato nessun cambio di rotta nella condotta del Palazzo. Perchè gli elettori non reagiscono agli sprechi e ai privilegi della classe politica?
Perchè, ci sono ancora Grillo e la Casta? Sono scomparsi dall’orizzonte. In Italia le indignazioni durano poco.
Risolta davvero la crisi dei rifiuti campani? Leggiamolo da questo articolo di Eleonora Gitto per ècostiera, giornale online della costiera amalfitana. Ci racconta di situazioni interessanti, molto creative, come quella di accumulare quasi un decimo dei rifiuti provenienti da tutta la Campania all’interno di una base militare. (sf)
A maggio 2008 il governo Berlusconi aveva indicato una data ben precisa per il ritorno alla normalità, il 31 dicembre 2009, e una cifra altrettanto netta: 150 milioni di euro.
Oggi, a distanza di sei mesi dall’annunciata risoluzione della crisi, fra nuove leggi speciali e vecchi compromessi, zone militarizzate e discariche abusive, la situazione rifiuti si presenta ancora in tutta la sua drammaticità.
L’emergenza rifiuti che ha visto la Campania seppellita da tonnellate di rifiuti, a fine anno dorebbe terminare. Berlusconi a maggio così aveva assicurato. Certo, oggi le città campane appaiono più pulite. A quanto pare i problemi permangono solo in alcune periferie e le città sembrano aver risolto la crisi.
Ma è davvero così? Vediamo qual è lo stato dell’arte.
Persano, frazione del Comune di Serre, in provincia di Salerno, situata lungo le rive del fiume Sele, al confine con il comune di Eboli, ex tenuta di caccia borbonica, oggi ospita una discarica. L’area è militarizzata, ci sono tre caserme e duemila soldati e ogni giorno arrivano oltre 300 balle delle 1.400 prodotte quotidianamente negli impianti che triturano la metà dei rifiuti campani. L’esercito è impegnato ad accumulare nella base quasi un decimo della monnezza proveniente da tutta la Regione.
Ai più è sembrata un’idea brillante quella messa in atto dal governo Berlusconi di utilizzare l’esercito per manterene Napoli pulita, ma agli stessi sfugge che la situazione è ancora a rischio.
Una piazzola della discarica è già satura: vi sostano già 9.103 (eco)balle. Un’altra area di stoccaggio, più grande di quella citata, in poco più di un mese è quasi esaurita. Ne sono previste almeno altre tre, per un totale di circa 70mila balle che equivalgono a 100mila tonnellate di rifiuti.
I militari della Brigata Garibaldi, con tanto di fez, tute mimetiche e mascherine, presidiano quotidianamente la discarica mentre i rifiuti sono accatastai ovunque, anche a ridosso delle abitazioni dove vivono militari e rispettive famiglie.
Intanto i treni ricolmi di rifiuti campani continuano a varcare i confini nazionali per approdare in Germania. Sono circa 600 tonnellate di rifiuti al giorno per il “modico” costo di 150 mila euro. In più o meno sei mesi, fra viaggi esteri e nazionali sono “partiti” circa 40 milioni di euro.
Berlusconi a maggio aveva parlato di un impegno di 150 milioni di euro. Ma da maggio a oggi le risorse si sono pressoché esaurite. Pertanto, ci fanno sapere, serviranno almeno altri 40 di milioni per coprire le spese correnti fino a fine anno. A questo si aggiunge il costo per mandare a regime l’inceneritore di Acerra e allestire le discariche di Chiaiano e Terzigno che necessitano altri 200 milioni di euro mentre le discariche di Sant’Arcangelo Trimonte e Savignano Irpino erano già coste alla Regione Campania 70 milioni. Circa 450 milioni in tutto ai quali bisogna aggiungere il costo dei “viaggi dei rifiuti”.
E l’esercito impegnato nella “mission impossible” dei rifiuti non ha costi? Certo che li ha. Mille militari costano due milioni al mese e altri tre milioni se ne vanno per la gestione degli impianti che tritano l’immondizia. A questo va aggiunto il costo dei 3.500 lavoratori dei consorzi di bacino (13 milioni al mese per gli stipendi), molto ben pagati perché hanno l’arduo compito di realizzare raccolta differenziata che, comunque, è ancora al palo.
Certo, rispetto al fatto che in 14 anni di emergenza ne sono stati utilizzati (senza risultato alcuno e senza sapere come) due miliardi di euro questa cifra sembra poca cosa.
Interventi straordinari, leggi ad hoc, pioggia di soldi però non sono serviti a mutare di una virgola al momento la logica della “gruviera“. Per affrontare l’emergenza l’unica soluzione sempre proposta è quella di “aprire un altro buco”. E non solo ma la legge 123/208, il primo decreto rifiuti con cui sono stati individuati i siti, stabilisce anche che in Campania nella discarica si può sversare tutto.
Per cui anche se a Chiaiano si trovano 10mila tonnellate di amianto e rifiuti tossici proprio dove il Commissariato e i tecnici regionali avevano escluso contaminazioni, i lavori per allestire la discarica continuano. Poco importa l’amianto, i pericoli per la salute, le decisioni dei magistrati: bisogna trovare un posto in tempi brevi dove piazzare 7 mila tonnellate di rifiuti prodotti quotidianamente in Campania, fino all’entrata in funzione degli inceneritori.
Poco importa se ad Andretta, l’area individuata per una nuova discarica in provincia di Avellino, hanno accertato la presenza di falde acquifere in superficie che il percolato potrebbe irrimediabilmente avvelenare, e se Terzigno si trova in pieno Parco Nazionale del Vesuvio. Poco importa se a Ferrandelle, sito che doveva essere solo di stoccaggio momentaneo e dal quale è scomparso anche l’esercito, ancora si sversano 1200 tonnellate di rifiuti al giorno, molti cosiddetti speciali, mentre doveva essere chiuso dopo le prime 360 tonnellate di rifiuti.
L’ordine di scuderia era e rimane “la discarica s’ ha da fare” a dispetto di tutto e di tutti. E ancora non basta. Servono altri mega buchi e , ovviamente, altri soldi.
E altri soldi ancora servono per gli inceneritori che continuano a essere invocati come la panacea di tutti i mali. Ma ciò che non si dice e che, l’inceneritore di Acerra, che sarà gestito per 20 anni dai lombardi di A2A, se tutto va bene comincerà a lavorare a un quarto di regime, forse a febbraio e dovrebbe andare a pieno regime nel 2010.
Salerno si è proposta per aver un inceneritore ma, ammesso che si potrà realizzare, ci vorranno almeno tre anni (a essere ottimisti) e 400 mila euro prima. Quello di Napoli, sbandierato a pieni polmoni, non ha visto ancora nemmeno la fase progettuale. L’inceneritore che si voleva costruire a Santa Maria la Fossa è scomparso per magia dalla programmazione regionale da quando si è scoperto il clan dei “casalesi” aveva tanto “a cuore” quel progetto.
E in attesa degli inceneritori che dovrebbero risolvere il problema che si fa? Considerato che i rifiuti sono un problema quotidiano e che ancora stenta a partire la differenziata e la riduzione a monte dei rifiuti, non si riesce a pensare ad altro: continuare a bucherellare il territorio.
Questo continuo rincorrere la logica dell’impiantistica per il futuro e della “gruviera” nell’ immediato racconta di un’emergenza stagnante destinata a non finire. I buchi, anche quelli più profondi finiscono per riempirsi e allora sarà di nuovo crisi e l’esperienza insegna che la successiva è sempre più devastante della precedente. Perseverare in questa logica significa non avere la volontà di risolvere il problema: si vuole solo nasconderlo. Ma non si può buttare a vita sotto il tappeto la spazzatura di casa, prima o poi verrà fuori e allora bisognerà ricorrere alle immagini virtuali per impedire a tutti di vederla.
Come spesso accade, i tedeschi riescono a fare alcune cose meglio di noi. I rifiuti della Campania non hanno cessato di essere un problema, anche se apparentemente non se ne parla molto nelle news delle nuove discariche e sull’inceneritore (pardon termovalorizzatore) in costruzione. Secondo l’articolo che riporto, le ecoballe campane che mandiamo ad incenerire in Germania alla modica cifra di circa 200.000 Euro al giorno, in realtà vengono trattate in uno stabilimento per il riciclaggio, con grande recupero di materie prime. Il tutto in un impianto costato 75 milioni di Euro, a fronte dei 200 inizialmente previsti per il termovalorizzatore campano, ancora da ultimare e con una lista infinita di adeguamenti tecnici e di costi aggiuntivi. (sf)
GIUGLIANO. “Nessun rifiuto del passato per le future generazioni, nessun rafforzamento dell’effetto serra attraverso i nostri rifiuti, un contributo al clima e una protezione per le risorse!” Questa frase e questa immagine accolgono i visitatori del sito internet della società tedesca WEV (Westsaechsische Entsorgungs-und Verwertungsgesellschaft). Der Spiegel, il più importante settimanale tedesco, già qualche mese fa aveva lanciato l’allarme, facendo un lungo reportage sui rifiuti campani esportati in Germania. Il settimanale tedesco aveva parlato dei “treni della vergogna”, così sono definiti i treni carichi di rifiuti che dalla Campania arrivano in Germania. Una vergogna che all’Italia costa circa 200.000 euro al giorno.
Der Spiegel aveva focalizzato la sua attenzione sulla società italiana Ecolog (gruppo Ferrovie dello Stato), la società che ha trasportato via treno migliaia di tonnellate di spazzatura campana in Germania (tra gli indagati dai pm napoletani spiccano anche i vertici della Ecolog). Due i siti di destinazione dei “treni della vergona”: da una parte l’inceneritore di Bremerhaven (nord), gestito dalla Remondis. Dall’altro, l’impianto per il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti di Croebern, nei pressi di Lipsia (in Sassonia), controllato dalla WEV. “Uno dei destinatari è la Remondis, la maggiore compagnia tedesca di smaltimento rifiuti, – scriveva Der Spiegel – il rimedio temporaneo che dura ormai da sette anni avrebbe fatto decidere la Remondis di costruire un nuovo inceneritore dedicato allo smaltimento dei rifiuti campani vicino alla frontiera lussemburghese”.Gli ambientalisti tedeschi avevano immediatamente protestato.
La grande novità che emerge dall’indagine del settimanale tedesco è rappresentata dal fatto che gran parte dei rifiuti campani non sono stati inceneriti, come si ostinano a ripeterci tutti i giorni tutti i nostri politici e tutti i mezzi di informazione, ma sono stati riciclati dall’impianto per il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti di Croebern. Il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti non è, quindi, una proposta utopica ma, in Sassonia, è una solida realtà. L’impianto di Croebern ha una capacità di riciclo di 300.000 tonnellate di rifiuti urbani l’anno, è costato circa 75 milioni di euro, si sviluppa su un’area di 36 ettari. L’impianto per il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti di Croebern è da prendere ad esempio, in quanto rappresenta una seria alternativa alla politica degli inceneritori, delle mega discariche e dei tombamenti.
L’Italia, un Paese senza materie prime, non può permettersi di incenerire, seppellire e tombare i propri rifiuti.
Le “ecoballe” di Taverna del Re dovranno essere smaltite tramite il TMB, né più né meno di come stanno facendo i tedeschi.
Presidio permanente di Taverna del Re – Giugliano (NA)
Una tagliente critica televisiva a Porta a Porta, condotto dall’inossidabile Bruno Vespa, tratto dal blog scheggedivetro.blogsfere.it. Giusto ieri nei commenti si dibatteva sulla professionalità del Brunone televisivo e della sua perizia nella conduzione della trasmissione in tarda serata su Rai 1. Tutto confermato, però gli argomenti spesso vanno a stridere in maniera clamorosa con i principali fatti del giorno. Molto probabilmente, colpa della programmazione anticipata che ovviamente non può tener conto di fatti imprevedibili. Ma anche carne al fuoco per i detrattori di Vespa. (sf)
Non c’è storia, riempire lo schermo televisivo con culi e tette fa sempre ascolti. Nel bel mezzo di crisi finanziaria, con più di 100 morti in India e con la social card che ci regalerà ben 40 euro al mese ecco che Bruno Vespa allestisce una bella puntata di Porta a Porta dal titolo: gli Italiani non vogliono il nudo in televisione.
E chi porta a parlare di tutto ciò ? Ovviamente un parter di tutto rispetto: Alba Parietti nuda su Vanity fair, Lori del Santo nuda su Playboy, Eleonora Daniele e Barbara Chiappini, che non perde occasione per parlare dei sui calendari e farsi un po’ di pubblicità.
Se ci tenete proprio a rivedere la puntata la potete trovare qui.
La tecnica è sempre quella, quando non si sa più come distogliere l’attenzione, quando la gente è in crisi: buttate le delle donne in prima fila. Mostrate un po’ di tette e culi in primo piano. La tecnica di Vespa è poi fantastica: la gente non vuole il nudo in televisione (lo dicono i suoi sondaggi) e lui fa vedere proprio quello. Vi risparmio il tenore dei discorsi.
Dal blog di Marco Travaglio, voglioscendere.ilcannocchiale.it
Caro Marco,
ho mandato (lo faccio sempre!scusa, ma uno dovrà pur avere qualche vizio, no?!) il tuo articolo di stamani su Montanelli e Gervaso a Filippo Facci, che ha un indirizzo su Facebook. Ti incollo qui sotto la risposta. “Sì, li leggo i giornali, grazie. Naturalmente non ha smentito una riga di quello che io ho scritto, o meglio, che Montanelli disse. E’ chiaro il perchè: non può”(Filippo Facci)
(da www.dagospia.com)
A cura di Mauro Anselmo per “Panorama”, in edicola domani
Una colletta per Grillo…
Giorni duri per Beppe Grillo. L’indice di popolarità è in calo, il suo blog perde lettori e dopo l’intervento della Corte di cassazione, che ha bocciato il numero delle firme raccolte per i suoi referendum, l’inventore del «vaffa…» sembra scivolare in una sindrome di nervosismo. Lo dimostra il video che ha girato contro il povero utente web che decide di annullare l’iscrizione al suo blog.
Un video nel quale Grillo appare seduto alla scrivania dello studio, tastiera davanti e libro in bella vista (ovviamente con la sua faccia in copertina), mentre cerca di dissuadere coloro che si sono stancati di ricevere quotidianamente le sue denunce e intendono cancellarsi dalla mailing list. «Perché l’hai fatto? Perché?» tuona il principe dei moralizzatori. «Hai capito cosa stai facendo? Col sangue che io do tutti i giorni… tu fai clic… e non mi vuoi più vedere? Peggio per te! Peggio per te…».
Voce arrabbiata, la stessa indignazione che Grillo esibiva con successo sulle piazze contro la casta. Una trovata comica e autoironica? Oppure l’ennesima caduta di stile del santone che sfodera l’ultima trovata per bloccare gli adepti delusi della setta? Una cosa è certa: se il blog perde lettori, anche per il guru finisce la pacchia. Sul suo sito, infatti, diffonde il grillopensiero e attraverso il mercatino promuove i prodotti della casa: libri, dvd degli spettacoli, Vaffa-day e così via.
Marketing e indignazione: è il Grillo indomito che offre generosamente «il sangue tutti i giorni» con inauditi sacrifici. Qualcuno si offre per una trasfusione o una colletta? (A.D.T.)
Ok, il “metodo” è stato ormai abbondantemente sviscerato. Funziona così: prendi un verbale, una sentenza, un’intervista, la tagliuzzi ben bene e la reincolli per come ti fa più comodo. E buona notte alla realtà come dovrebbe apparire nella sua completezza. Direte: conta la sostanza, non attaccarti alla forma. Beh, a volte capita che modificando la forma si stravolga anche la sostanza.
Esemplificando: se io dico che qualcuno si trovava in uno studio legale mentre si trattano corruzioni e false testimonianze, lascio intendere che quel “qualcuno” sta partecipando alla riunione criminale; se invece dico che qualcuno si trovava in un particolare studio legale ma ben prima che si stipulasse il losco sodalizio, capirete anche voi che quel “qualcuno” lo colloco in un luogo preciso, ma lo escludo da ogni ipotesi di concorso in quale che fosse il reato perpetrato!
CVD (come volevasi dimostrare).
Bene, appurato che anche la forma ha la sua importanza quando si vuol discutere sulla sostanza, ultimamente abbiamo appreso un nuovo capitolo della guida: “le regole che valgono per me e per me soltanto” di Travaglio (che ovviamente non troverete in libreria, ma solo su queste pagine e da poche altre parti).
Ieri infatti, il Nostro megafono delle procure, è partito nuovamente lancia in resta nel tentativo di disarcionare il buon Facci dal suo destriero: Montanelli. Dimostrandoci come la regola aurea dello “scritto e non smentito uguale vero” abbia efficacia solo quando riguarda i suoi, di libri.
Parlando del giornalista di Fucecchio (FI), Facci e Travaglio si stanno rimbalzando il pallone avvelenato. L’Imputato sostiene che Montanelli scappò via da Gelli una volta capito che razza di sudiciume si celasse dietro la sigla P2. Punto.
Facci argomenta dicendo che Montanelli scappò via da Gelli solo per puro caso: non ponendo giudizi sulla Loggia, bensì per una valutazione personale del Grande Vecchio, che quando lo incontrò gli fece un’impressione barbina.
A questo punto Travaglio sbalordisce il pubblico riportando un bel video con un’intervista in cui Montanelli racconta il suo incontro con Gelli, definendolo un magliaro.
E qui interviene La Regola (di cui sopra).
Lo racconto sempre perchè sono convinto che la forma possa benissimo modificare la sostanza. Attaccarsi alla seconda quando essa è difettosa perchè difettosa è la prima è sbagliato e anche un po’ da fessi.
Insomma: qualche giorno fa, il buon Mastellarini riportava alcuni passaggi di un libro-intervista in cui proprio Montanelli dichiarava alla scrittrice i motivi dell’incontro tra lui e il Venerabile Maestro nonchè i motivi di quella fuga di cui ormai sappiamo tutti.
Perchè Montanelli andò da Gelli? Perchè il suo Giornale non se la passava tanto bene e questo Gelli poteva rappresentare la soluzione (a detta di un suo collaboratore, tale Trionfera). Arrivati all’albergo in cui avrebbero dovuto incontrarsi, Gelli trattò Montanelli come uno sprovveduto, apparendo come un “fregnacciaro” viste le premesse e le promesse della sua “azione politica” in divenire.
Scappò via.
Alla scrittrice però non si limitò a riportare questo. Le disse anche che se, contrariamente a quanto successo, Gelli si fosse dimostrato più affabile e avesse davvero rappresentato una soluzione ai problemi del Giornale, Montanelli, dice, “si sarebbe ritrovato iscritto alla P2 senza nemmeno sapere di cosa si trattasse, come succedeva a tanta gente”.
Questi, i fatti citati in un libro del 2002: “Indro Montanelli. Soltanto un giornalista. Testimonianza resa a Tiziana Abate”, Bur Saggi“
Ieri però, Travaglio insisteva col video di cui si è detto poco sopra, trascurando la possibile veridicità di un’altra intervista, quella resa, appunto, nel libro della Abate. Libro di cui Facci parla e che sarebbe facilmente consultabile, volendolo fare. Solo che per Travaglio evidentemente non è stato opportuno, visto che glissa completamente sul fatto!
A questo punto la domanda: Travaglio spesso si difende dalle critiche dicendo che le cose di cui parla sono già state citate da altri in altri libri mai smentiti, quindi, veritieri (un po’ il giochetto che fece ai tempi della querelle con Schifani nomando Lirio Abbate). Perchè allora non considerare veritiere le cose scritte da una collega in un libro del 2002 e da sei anni mai smentito?
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Da http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/ Zorro-Travaglio continua a mistificare la storia di Montanelli e la P2. Forse e’ meglio lasciarlo fare…Contento lui…Per Natale gli regalero’ il libro-intervista di Tiziana Abate. Faccio ancora una considerazione: sto leggendo i commenti al pezzo del contraffatore e noto che l’eta’ media dei suoi lettori non arriva a vent’anni…tutta gente che i giornali e i giornalisti non sa ne neanche dove stiano di casa. Ora capisco perche’ si lasciano propinare proprio tutto di tutto dal loro beniamino. Che pena!(gmast)