Sindaco razzista Tosi: la sentenza della Cassazione

Saturday, 17 May 2008
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A grande richiesta, pubblico la sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazione (n. 13234 del 13 dicembre 2007 – depositata il 28 marzo 2008) che annulla con rinvio la condanna del sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, il quale dovrà essere di nuovo sottoposto a giudizio penale davanti alla Corte d’Appello di Venezia per il reato di istigazione la razzismo.

Scarica la sentenza (pdf)

Articolo di Gabriele Mastellarini, tratto da “L’espresso” del 24/4/2008

RAZZISTA SOLO UN PO’

Due mesi di reclusione e divieto di svolgere propaganda politica per tre anni. E’ la pena inflitta il 30 gennaio 2007 dalla Corte d’Appello di Venezia al sindaco di Verona, Flavio Tosi (Lega Nord) per aver diffuso idee basate sulla superiorità e l’odio razziale. Il sindaco ha fatto ricorso ottenendo l’annullamento della condanna dalla Cassazione che ha rimesso gli atti ad un’altra sezione della Corte d’Appello, continuando però a censurare il comportamento del Sindaco. «Il contenuto del manifesto diffuso», scrive la Suprema Corte nelle motivazioni depositate nei giorni scorsi «evidenzia elementi potenzialmente discriminatori». Ma la sentenza dei giudici veneti è stata ritenuta contraddittoria, e la vicenda, risalente al 2001, dovrà ancora essere riesaminata con rischio di prescrizione.

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Un Eco che non rimbomba e gli insulti di Travaglio

Saturday, 17 May 2008
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Newsletter www.dituttounblog.com del 17-19 maggio 2008

I cari colleghi Enrico Arosio de “L’espresso” e Giovanni Fasanella di “Panorama”, con i quali ho avuto spesso colloqui telefonici ed epistolari (più frequenti e di lavoro con il primo, più radi ma sempre cordiali con il secondo), non hanno certamente bisogno della mia difesa (anzi potrei consigliare gli studi Previti e Acampora di Roma, i cui titolari sembrano passarsela male risultando nullatenenti…), né posso certamente permettermi di criticare l’insigne Professor Umberto Eco, semiologo di fama mondiale e – tra le altre – direttore della rivista Golem (www.golemindispensabile.it) con la quale mi onoro di collaborare, seppur saltuariamente.

Ma come non intervenire dopo aver letto le due lettere aperte pubblicate sull’Espresso che si riferivano ai due importanti colleghi sopra citati. Fasanella ha già risposto sul suo blog La storia nascosta, mentre Enrico Arosio – quasi con un’alzata di spalle – ha lasciato correre accettando alcuni epiteti nient’affato qualificanti come “sicofante” (surrogato di spia) e – badate bene -, “germanofono”. Vengo e mi spiego, conoscere il tedesco e saperlo leggere e scrivere come Enrico è certamente una qualità in più per un cronista, ma neanche Eco può permettersi di qualificare un giornalista (e parliamo di una prima firma in campo culturale) come seplice interprete invitato ad una conviviale e poi stupirsi se questo pubblica alcuni episodi della conviviale stessa. Il giornalista è giornalista. Sempre. E in fondo proprio Eco lo ha definito “Lo storico dell’istante”.  Faccio un esempio mio, per farmi capire meglio. A 17 anni, in quarto superiore, mi capitò di partecipare ad un’assemblea di istituto durante la quale il Preside ammonì gli studenti “a pulire i bagni quando fumate gli spinelli”. Allora collaboravo con le pagine locali del Messaggero e il giorno dopo su tutte le locandine di Teramo uscì la notizia. Apriti cielo! Il Preside – dopo essersi informato su chi fosse quel Gabriele Mastellarini – minacciò di querelarmi e di buttarmi fuori dalla scuola. Io mi difesi, dicendo che erano testimoni centinaia di altre persone e che, in fondo, il problema delle “canne nei bagni” c’era sul serio. E lui: “Se avessi saputo che c’era anche un giornalista tra gli studenti, non avrei detto quelle frasi”. Alla fine mi tolsero alcuni punti curriculari.

Umberto Eco fa come quel Preside. “Credevo che Enrico Arosio non fosse, in quel preciso momento, un giornalista”. Ma cosa doveva essere, un alieno? Se nel corso di quell’incontro qualcuno avesse confessato un omicidio o fossero stati consegnati i 100 faldoni del caso Moro sotto segreto di Stato  (che tutti si sognano di avere, io per primo), Arosio che avrebbe dovuto fare, tapparsi le orecchie? E magari dire al proprio direttore: “Sai io ho queste notizie. Anzi le ha quell’Enrico Arosio che fa il “germanofono”. Potrei intervistarlo?”

Suvvia siamo al paradosso! Di Umberto Eco, più che “Il nome della Rosa” e “il Pendolo di Focault”, ho apprezzato “Apocalittici e Integrati”, un libro scritto nel 1964 nel quale si prevedeva quello che sarebbe poi puntualmente accaduto dopo quarant’anni e si divideva il mondo della comunicazione tra gli apocalittici e gli integrati. Con le due lettere a Fasanella e Arosio, il prof. Eco sembra tornato tra gli apocalittici, lui che era il primo degli integrati. Speriamo ci ripensi.

TRAVAGLIO E C. Sul blog continuano ad affollarsi i visitatori in cerca di notizie su Marco Travaglio, mentre nessuno sembra interessarsi del caso Moro e delle carte che non escono fuori. Misteri della comunicazione.

A Marco – che spero possa leggere – devo comunque dei chiarimenti. In questi giorni molti amici comuni che gravitano attorno al glorioso settimanale che è L’espresso mi hanno criticato, dicendo di essere dalla sua parte e non dalla mia, perché Travaglio sta difendendo l’autonomia di un mestiere messa a serio rischio nei prossimi anni. Sia chiaro: io sono d’accordissimo con voi e con lui. Dico solo che non è ammesso scadere nel turpiloquio: dare a Schifani della muffa o del lombrico e scrivere che Confalonieri dovrebbe guardarsi allo specchio e sputarsi in faccia. E’ qui che Travaglio – a mio modestissimo avviso – sbaglia. Dovrebbe limitarsi a leggere le carte e lasciar giudicare gli altri, senza scadere negli insulti. Tutto qua.

Benedetta Tobagi: "Piena luce sugli anni di piombo"

Friday, 16 May 2008
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Riporto questa dichiarazione di Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi il giornalista del “Corriere della Sera” brutalmente assassinato dalle Brigate Rosse.

“Va dissipata la nebbia romantica che avvolge quegli anni di piombo” scrive Benedetta Tobagi. E riferendosi ai famigliari degli uomini della scorta di Aldo Moro, aggiunge: “Ho provato grande emozione. Hanno diritto a sapere cos’è esattamente successo in via Fani il 16 marzo ’78, come si è arrivati a quel massacro, e non sentir ripetere, amplificate da giornali e tv, versioni false e incomplete fornite dagli ex terroristi, ma non solo…”.

Come Benedetta Tobagi, anche noi vorremmo conoscere tutta la verità sul sequestro Moro. Ma sarà necessario portare alla luce del sole quei documenti ancora sotto chiave, anche se il segreto di Stato non c’è più. 

Pezzetti, Pizzetti e Caremazze

Friday, 16 May 2008
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Newsletter www.dituttounblog.com del 16/5/08

Segnalo su L’espresso di oggi due miei pezzetti alle pag. 15 “Fiscal Draghi” sui magri redditi di Mario Draghi e, p. 20, “Nullatenenti eccellenti” sui cospicui incassi 2005 di Acampora, Previti e Metta, poi soprendentemente divenuti “nullatenenti” per le parti civili dei processi Imi/Sir e Lodo Mondadori.

Ieri sera ad “Anno Zero”, bella disputa tra Travaglio e il sindaco leghista di Verona, Tosi che ha ricordato al giornalista quanto scrissi un mesetto fa sempre sull’espresso (e lo riporto sotto), ovvero la vittoria in Cassazione del sindaco  precedentemente condannato per istigazione al razzismo, come riferito da Travaglio.

Tosi comunque (e qui Travaglio aveva ragione) dovrà tornare in Corte d’Appello e potrebbe essere ri-condannato. Santoro e Travaglio hanno dimenticato la recente condanna a risarcire Confalonieri, spiegando che il bravo giornalista è “soccombente” (parole loro) solo nei confronti dell’avv. Previti. Meglio una bugia o una mezza verità?

Sempre su “L’espresso”, interessante a p. 155 il boxino “Quanto guadagnano i Garanti”, tema del quale mi sono occupato di recente in un’inchiesta apparsa sul “Mondo” del 2 maggio (consultabile sulla rassegna stampa di www.interno.it), nella quale trascuravo il Garante privacy, presieduto dal prof. Pizzetti. Intervistato dall’Espresso, lo staff di Pizzetti ha dichiarato che non metterà i compensi sul proprio sito web, perché sono “più bassi del tetto previsto dalla Finanziaria”. Clamorosa bugia! In realtà la Finanziaria prevede la pubblicazione di tutti i vari emolumenti e incarichi corrisposti, anche al di sotto di tale limite. L’Autorità Lavori Pubblici (che guadagna meno di 234 mila euro) ha reso tutto trasparente, lo stesso ha fatto l’Antitrust, mentre il prode Pizzetti (ma lo stesso discorso vale per Rai, Coni, etc) fa finta di nulla e rischia una denuncia. Per lui i dati sul web sono proprio un incubo.

In Italia, si sa, tutto va a rilento e può capitare che per mettere una firma si impieghi più di una settimana. Mi riferisco al verdetto della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi di Palazzo Chigi che venerdì scorso ha esaminato il mio ricorso per la consultazione delle carte di Moro sulle quali è caduto il segreto di Stato. Dopo innumerevoli telefonate, ieri hanno rinviato per l’ennesima volta il deposito della decisione a lunedì. “Il parere è alla firma dall’Avvocato dello Stato Ignazio Caramazza (vice Avvocato Generale) che dopo le dimissioni di Enrico Letta ha assunto il ruolo di presidente pro tempore della Commissione”, hanno detto. Per la cronaca, l’Avv. Caramazza ha rappresentato lo Stato italiano nel processo Pollari-Abu Omar, battendosi strenuamente per la secretazione degli atti. Ho il “legittimo sospetto” che mi freghino. Spero, comunque, di poter conoscere le decisioni entro lunedì e poi vedremo il da farsi (è sempre pendente il ricorso al Tar Lazio che si discuterà il 18/6).

 

Travaglio in tv: i conti non tornano

Thursday, 15 May 2008
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Michele Santoro e Marco Travaglio

Una mezza verità di Marco Travaglio nel corso della trasmissione “Anno Zero” (Raidue) diretta da Michele Santoro.

Il giornalista collaboratore di Repubblica, L’espresso e L’Unità ammette di essere stato condannato civilmente a risarcire Previti, ma dimentica la recente condanna del Tribunale di Torino a indennizzare Fedele Confalonieri e Mediaset spa per un totale di oltre trentamila euro (la sentenza la trovate nel link a fianco “Sentenze”).

Anche il conduttore Michele Santoro, fa finta di non sapere nulla. E al pubblico viene propinata un’altra mezza verità.

Travaglio è ancora disinformato sul caso Tosi, il Sindaco lehista di Verona condannato in primo grado e in appello per istigazione all’odio razziale. Così Tosi può agevolmente replicare a Travaglio, dicendo ciò che io ho scritto sull’espresso un mese fa e cioè che la Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte d’Appello di Venezia la precedente condanna di Tosi che – comunque – potrebbe essere riconfermata dal giudice di secondo grado. Ma ad oggi, Tosi non ha nessuna condanna sul groppone (come detto erroneamente da Travaglio).

Per me questa è una bella soddisfazione: ho “bruciato” sul tempo un grande cronista giudiziario e autore di libri in vetta alle classifiche. Mi spiace che lui non legga le pagine dell’espresso, dove scrive tutte le settimane.

Mi permetto di citare Indro Montanelli: “I fatti vanno raccontati tutti: chi ne censura qualcuno è un disonesto che come tale prima o poi viene smascherato”

Carte Moro, cresce l'attesa

Thursday, 15 May 2008
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Ancora nessuna novità dagli uffici della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, l’organismo di Palazzo Chigi al quale mi sono rivolto per ottenere le carte relative al sequestro di Aldo Moro, sulle quali è caduto il segreto di Stato. Il parere, deliberato il 9 maggio scorso, è in fase di stesura da parte dell’Avvocato dello Stato Ignazio Caramazza, vicepresidente della Commissione e vice Avvocato Generale dello Stato. L’esito ufficiale era atteso per oggi, ma dagli uffici – molto cortesemente – mi hanno comunicato l’ennesimo rinvio.

Forse lunedì potrò conoscere l’esito, del quale vi darò conto.

La Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi é stata ricostituita con D.P.C.M. 15/7/2005 e D.P.C.M. 22/9/2006.

Per il prossimo triennio sarà quindi composta dai seguenti nominativi:

  • on.  Enrico Letta Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con funzioni di Presidente della Commissione; membro decaduto;
  • cons. Luigi Gallucci Capo del Dipartimento per il coordinamento amministrativo, struttura della Presidenza del Consiglio dei Ministri che costituisce il supporto organizzativo per il funzionamento della Commissione, membro di diritto;
  • cons. Tommaso Alibrandi presidente di sezione del Consiglio di Stato, componente designato dal Consiglio di Stato;
  • avv. Ignazio Francesco Caramazza avvocato dello Stato, componente designato dall’Avvocatura Generale dello Stato;  vicepresidente vicario;
  • dr. Salvatore Russo presidente di sezione del Tribunale di Nocera Inferiore, componente designato dal Consiglio Superiore della Magistratura;
  • cons. Giorgio Putti consigliere della Corte dei conti, componente designato dalla Corte dei conti;
  • prof. dr. Claudio Franchini docente ordinario di istituzioni di diritto pubblico presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, componente designato dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
  • prof. dr. Carlo Colapietro docente ordinario di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Roma Tre, componente designato dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
  • dr.ssa Barbara Torrice dirigente di seconda fascia del ruolo del Ministero della difesa, componente designato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Carte Moro, nuovi sviluppi

Wednesday, 14 May 2008
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E’ attesa ad ore la pronuncia della Commissione d’accesso agli atti di Palazzo Chigi, chiamata ad esprimersi sul mio ricorso per l’ottenimento dei famigerati “100 faldoni” inerenti il caso Moro. La commissione si è riunita venerdì scorso e dagli uffici della Presidenza del Consiglio è in corso la stesura materiale della decisione.

Se dovesse andar male, c’è sempre il Tar Lazio che ha fissato al prossimo 18 giugno 2008 la discussione del mio ricorso davanti alla camera di consiglio della Prima sezione, presieduta da Pasquale de Lise, che è anche il presidente del Tribunale Amministrativo Regionale di Roma.

 

 
 

TAR Lazio – sede di Roma

Dettaglio  del Ricorso

 

 Num. Reg. Gen.: 4123/2008  Data Dep.: 02/05/2008  Sezione: 1.
 Oggetto del ricorso: DINIEGO ACCESSO AGLI ATTI – RICORSO EX ART.25 L.241/90
 Istanza di fissazione: SI    
 Istanza di prelievo:    

Ricorrenti/Resistenti

 Tipo  Nome Cognome / Istituzione
  RICORRENTE   MASTELLARINI GABRIELE
  RESISTENTE   PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 

Avvocati

 Nome: L. 205/2000  Cognome: DIFESA IN PROPRIO EX ART.4
 Indirizzo ,  Tel.
 

Atti Depositati

Deposito Tipo Parte Parte Atto Depositato
02/05/2008  RICORRENTE  MASTELLARINI GABRIELE  DOCUMENTI
 
02/05/2008  RICORRENTE  MASTELLARINI GABRIELE  ISTANZA CAUTELARE
 
02/05/2008  RICORRENTE  MASTELLARINI GABRIELE  ISTANZA DI FISSAZIONE
 

Provvedimenti

Nessun Provvedimento

 

Decreti

Nessun decreto

 

Udienze

Data fiss. udienza:   18/06/2008 Tipologia udienza:   CAMERA DI CONSIGLIO
Relatore: Tipologia del relatore:

 

Gli scoop (veri) e le risposte (finte) di Marco Travaglio

Wednesday, 14 May 2008
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Diamo a Travaglio quel che è di Travaglio. Stasera si è dimesso il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Simone Luerti, proprio a seguito di un articolo del giornalista torinese pubblicato venerdì scorso sull’Espresso (proprio al fianco di un articoletto mio).

Veniva riferito un incontro tra il leader del sindacato delle toghe e l’imprenditore calabrese Antonio Saladino coinvolto nell’inchiesta “Why Not”. Luerti aveva spiegato che “non vedeva Saladino da oltre 10 anni”, ma il magistrato aveva mentito e Travaglio ne ha dato conto. 

Ecco il giornalismo che ci piace. Intanto stamane “La Repubblica” riporta una lettera di Marco Travaglio in replica ad un articolo di Giuseppe D’Avanzo, una delle firme più importanti del quotidiano.

Scrive Travaglio: “Temo di essere ormai irrecuperabile, avendo lavorato per cattivi maestri come Montanelli, Biagi, Rinaldi, Furio Colombo e altri. I quali, evidentemente, non mi ritenevano un pubblico mentitore, un truccatore di carte che «bluffa», «avvelena il metabolismo sociale» e «indebolisce le istituzioni», un manipolatore di lettori «inconsapevoli», quale invece mi ritiene D´Avanzo”.

Eppure Travaglio non ha avuto il tempo di replicare a “Libero” che aveva pubblicato gli stralci della sentenza con la quale lo si condanna a risarcire Fedele Confalonieri. Come ho scritto, la condanna fa parte del mestiere, ma difendersi in giudizio sostenendo che, in realtà, si stava “facendo satira”,  questo preoccupa e svilisce l’immagine professionale di chi si è sempre qualificato come cronista giudiziario e mai come giornalista satirico oppure come interprete tragicomico (tipo Beppe Grillo o Sabina Guzzanti).

In molti si attendevano una decisa presa di posizione di Travaglio che, invece, non c’è stata.

Su “Repubblica” c’è invece la controreplica di D’Avanzo, il quale mette in luce un fatto importante sul quale Marco ha sempre taciuto.

Scrive D’Avanzo: “8 agosto del 2002. Marco telefona a Pippo. Gli chiede di occuparsi dei “cuscini”. Marco e Pippo sono in vacanza insieme, concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che, durante le indagini, trovano un’ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente. Fonte, l´avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l’albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia. 

Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal Governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d´ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Marco è Marco Travaglio.

Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all’integrità di Marco Travaglio un’ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno, tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo si scoprirà essere un infedele manutengolo?

Nessuno, che sia in buona fede, può farlo. Eppure un’«agenzia del risentimento» potrebbe metter su un pirotecnico spettacolino con poca spesa ricordando, per dire, che: «la mafia ha la memoria lunghissima e spesso usa le amicizie, anche risalenti nel tempo, per ricattare chi tenta di scrollarsele frettolosamente di dosso» .

(…)

Travaglio – temo – non ha alcun interesse a raccontarvelo (ecco la sua insincerità) e io penso (ripeto) che la sana, necessaria critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e fiducia nel destino comune.

Non un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e la rispettabilità di chiunque”.

Segreto di Stato verso l'addio

Wednesday, 14 May 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, DOSSIER CASO MORO

In uno Stato civile le leggi dovrebbero essere rispettate, mentre in Italia accade spesso che a non rispettarle siano proprio quelli che le fanno. Così la legge 124/2007, approvata da un anno, è ancora lettera morta.

All’articolo 39 si prevede la fine del segreto di Stato dopo 15 o 30 anni al massimo, con possibilità di richiedere direttamente gli atti alla Presidenza del Consiglio. Eppure ancora tutto tace.

Lo scorso 7 marzo su “Panorama”, l’ex presidente della Commissione Stragi, il dottor Giovanni Pellegrino, aveva detto: “C’è un tesoro lì dentro. Un tesoro che non abbiamo mai potuto utilizzare, perché coperto dal segreto. Ma oggi, a trent’anni dall’assassinio di Aldo Moro, il segreto su quelle carte deve cadere”. Pellegrino, avvocato e attualmente presidente della Provincia di Lecce, si riferiva a 100 faldoni sul sequestro e l’uccisione dello statista Dc che sarebbero passati proprio dalle sue mani con l’intesa di “non divulgarle”, perché secretate.
Quei 100 faldoni potrebbero riscrivere un pezzo di storia d’Italia ma, finora, nessuno è riuscito a leggerne il contenuto, anche se il segreto di Stato è caduto per espressa previsione di legge.

A sorprendere sono ancora le dichiarazioni del dott. Pellegrino, rilasciate il successivo 9 maggio (anniversario della morte di Moro) al quotidiano “Il Messaggero”. Pellegrino, stranamente, fa marcia indietro. Domanda: Quali sono le zone inesplorate del caso Moro e dintorni? Questi documenti potranno svelarci fatti nuovi ed eclatanti sulla storia del terrorismo?

Risposta di Pellegrino: “Non credo. Io li ho letti, ho avuto modo di acquisirli durante i lavori della Commissione”.
Dopo appena due mesi, l’ex presidente della Commissione sui responsabili delle stragi in Italia si è rimangiato tutto, negando l’esistenza di carte nascoste. Eppure il 7 marzo era stato proprio lui a diffondere una lettera dell’allora Ministro degli Interni nella quale si parlava di “elevata classifica” (cioè secretati) “da considerarsi di vietata divulgazione”.

Come si spiega questo clamoroso retrofront?

Certo è che il nodo del segreto di Stato resta sempre più irrisolto.

Ieri, ho riletto un’inchiesta fatta il 27 aprile di cinque anni fa da Bernardo Iovene per la trasmissione “Report”, proprio sul segreto di Stato. Spicca una dichiarazione di Libero Mancuso, allora presidente della Corte d’Appello di Bologna: “Io penso che tutti i presidenti del Consiglio, almeno fino alla scoperta dell’archivio P2 e fino alla scoperta della Gladio, abbiano responsabilità politiche molto serie per aver oscurato verità importanti…”

E’ giunta l’ora di fare piena luce!

link a questo post: http://dituttounblog.com/articoli/segreto-di-stato-verso-laddio

Caso Moro, si aprono gli archivi?

Tuesday, 13 May 2008
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Da un paio di mesi sto cercando di ottenere la documentazione sul sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, tenuta sotto segreto per oltre trent’anni. Da agosto scorso è infatti, in vigore la nuova legge sul segreto di Stato che – almeno ufficialmente – consente l’accesso a tali atti, ma fino ad oggi nessuno c’è riuscito.

Lo scorso 7 marzo ho presentato regolare istanza alla Presidenza del Consiglio, alla quale ha risposto il Presidente del Consiglio dei Ministri, on. prof. Romano Prodi, il quale ha replicato in maniera interlocutoria, precludendo di fatto l’accesso e costringendomi a fare ricorso alla Commissione per l’accesso agli atti di Palazzo Chigi e al Tar per il Lazio.
Il primo maggio è entrato in vigore il regolamento di attuazione della legge sul segreto di Stato.
Venerdì scorso, 9 maggio, si è riunita la Commissione per l’accesso agli atti (www.governo.it/Presidenza/ACCESSO/) che ha esaminato la questione Mastellarini contro Presidenza del Consiglio. Il verdetto è atteso entro la fine della settimana. Speriamo sia positivo.

Qui sotto riporto alcuni documenti che vi consentiranno di ricostruire tutta la vicenda.

Istanza al Presidente del Consiglio del 7 marzo 2008

Risposta del Presidente del Consiglio

Istanza alla Commissione per l’accesso agli atti amministrativi

MORO/30: GIA’ APPROVATO REGOLAMENTO SU SEGRETO DI STATO

(ANSA) – ROMA, 11 APR – Sembra avvicinarsi la possibilità di

accedere ai faldoni sul caso Moro sec retati che, secondo l’ex
presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino,
sarebbero di primaria importanza per capire l’intera vicenda.
L’atteso regolamento sul segreto di Stato (primo dei
regolamenti attuativi della legge di riforma dei servizi varato
dal Governo), che aveva già avuto il parere favorevole del
Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica
(Copasir) è stato definitivamente approvato dal Governo. A renderlo
noto è lo stesso presidente del Consiglio, Romano Prodi, in una
lettera con la quale risponde alla richiesta del giornalista
free-lance Gabriele Mastellarini, che aveva ufficialmente
richiesto tutta la documentazione secretata sull’uccisione di
Aldo Moro.
Nella lettera, resa nota dallo stesso Mastellarini, Prodi
scrive che “la completa applicazione della legge n. 124/07”,
che prevede che il segreto di Stato può durare al massimo 30
anni, “è stato definitivamente approvato ed è in attesa di
pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale”. “Ogni valutazione in
merito alla sua istanza – ha aggiunto Prodi – è pertanto
differita al momento dell’entrata in vigore del citato decreto
regolamentare, prevista entro 15 giorni dalla sua pubblicazione
in Gazzetta Ufficiale”.

FF
11-APR-08 19:07 NNNN

link a questo post: http://dituttounblog.com/articoli/caso-moro-si-aprono-gli-archivi

Condanna Travaglio, "Libero" riprende il blog

Tuesday, 13 May 2008
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Oggi sul quotidiano “Libero”, diretto da Vittorio Feltri, a pag. 10 c’è un articolo nel quale si riprendono le motivazioni della sentenza che ha condannato Marco Travaglio a risarcire Fedele Confalonieri e Mediaset, della quale mi ero occupato ieri.

Leggi l’articolo di “Libero”

link a questo post: http://dituttounblog.com/articoli/condanna-travaglio-libero-riprende-il-blog

Le 100 poltrone di Luca-Luca

Monday, 12 May 2008
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Dal sito dell’espresso, vi riporto l’articolo che ho scritto questa settimana per la rubrica “Riservato”

Ma quanto ha guadagnato nel 2007 l’ambasciatore in pectore del made in Italy, Luca di Montezemolo? Nel 2005 ha incassato 7,5 milioni, dato trascurato da molti giornali prodighi di elenchi perché l’imprenditore non è residente in una delle grandi città. E l’anno scorso l’ex presidente di Confindustria non si è scostato dall’ottima soglia, versando al fisco, per ciascun anno, la bellezza di oltre tre milioni di imposte.

La presidenza di Fiat vale 500 mila euro, più 50 mila euro di indennità extra e 10 mila di benefici non monetari. Sei milioni e mezzo arrivano da Ferrari, dove ha anche accantonato una buonuscita di 682 mila euro. Come consigliere della società editrice La Stampa, Montezemolo prende 6 mila euro più una piccola percentuale sugli utili, mentre per la stessa carica in Tod’s gli sono versati 24.700 euro e 10.800 stock option su azioni. La presidenza di BolognaFiere frutta 97 mila euro, mentre per lo stesso ruolo in Bologna Congressi deve accontentarsi di una parte cospicua dei 42.397, versati complessivamente ai nove componenti del cda.

Anche di Ballantyne Cashmere, il consigliere Montezemolo si prende una parte dei 100 mila euro pagati agli amministratori. Sembrerebbe infruttifera la presenza nel cda di Poltrona Frau: nel 2006 l’azienda ha dichiarato alla Consob di non aver pagato nulla a Luca Cordero di Montezemolo che nell’ultimo periodo ha lasciato al figlio Matteo alcune poltrone di secondo piano, come quella di Montezemolo & Partners spa, preferendo i cda francesi di Le Monde e Pinault Printemps.

Gabriele Mastellarini

Marco Travaglio condannato: "Faccio satira"

Monday, 12 May 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SENTENZE

Stimo moltissimo Marco Travaglio, ma stavolta mi ha deluso. Condannato dal Tribunale civile di Torino a risarcire Fedele Confalonieri, si è difeso dicendo che lui “fa satira”. Incredulo, rileggo le motivazioni della sentenza (messa a disposizione dallo stesso Travaglio) e non ho più dubbi. Il 14 febbraio 2007, in una memoria depositata al Giudice Francesca Christillin, il giornalista scrive che: “Egli curava per il quotidiano L’Unità la rubrica “Uliwood party”, di evidente contenuto satirico“.

Travaglio fa satira o giornalismo? Lui si dichiara un interprete satirico. Assurdo. E il giudice (giustamente) non ci crede: “Contrariamente a quanto sostenuto dal convenuto Travaglio, non sono ravvisabili i caratteri della “satira”. Questa infatti è una modalità di rappresentazione di fatti e/o persone che mira suscitare ilarità del pubblico”, scrive il giudice “In nome del popolo italiano”, concludendo che “nella pubblicazione oggetto del presente procedimento tali caratterische non sono in alcun modo ravvisabili”. “Il Travaglio senza intenti umoristici esprime la sua (indignata) opinione su alcune vicende connesse a Calciopoli”. Il problema sono i toni piuttosto forti usati in un passaggio che si riferisce (come confermato dall’autore) allo stesso Confalonieri: “Ci si attenderebbe un pizzico di prudenza in più. O di pudore per non sputarsi in faccia danvanti allo specchio. Ma ormai anche la faccia è un privilegio. C’è chi, avendola perduta da un pezzo, non teme più di perderla. E chi, più fortunato ancora, non ne ha mai avuta una”. Espressioni nient’affatto comiche ma ritentue diffamatorie dal Giudice torinese che ha condannato Travaglio a rifondere 12.000 euro a Confalonieri e altri 14.000 a Mediaset spa, più seimila euro di spese processuali e altre spese per la pubblicazione dell’estratto della sentenza sul “Corriere della Sera”.

Travaglio ha annunciato ricorso in appello, ma sul sito ww.marcotravaglio.it, offre – stranamente – una versione diversa della sentenza. Lui che è sempre molto preciso sulle condanne altrui, scrive che “dovrò pagare 10 mila euro più le spese al dottor Fedele Confalonieri”, mentre in realtà sono 12.000 e dimentica la pubblicazione dell’estratto sul “Corriere” (che ha un costo non indifferente). Travaglio non riporta anche la condanna a risarcire Mediaset spa per 14.000 euro e soprattutto non dice che davanti al giudice ha definito la propria rubrica “di carattere satirico”.

Chi vuole può controllare la sentenza nell’apposita categoria a fianco.

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La sentenza Confalonieri/Travaglio

Monday, 12 May 2008
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