Diretta web Travaglio. Il testo integrale

Monday, 2 June 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Riporto di seguito il testo dell’intervento di Marco Travaglio di oggi.

“Buongiorno a tutti. Spero si possa ancora dire che l’intervento del Capo dello Stato in occasione della festa del 2 giugno tenuto ieri è stato tutt’altro che soddisfacente. Io per esempio non l’ho condiviso per niente. Non perché i principi che ha enunciato non siano giusti: basta con l’intolleranza, basta con le ribellioni allo Stato. Dipende da che cosa sta dicendo e a chi si sta riferendo. Si riferiva a Bossi? Che ha di nuovo minacciato che se non si faranno le riforme che vuole lui di marciare su Roma con cinquecentomila padani, peraltro tutti da individuare. Non si sa se questa volta armati, disarmati, travestiti da Obelix, o come diavolo si presenterebbero. Si riferiva a Berlusconi, che si è appena ribellato allo Stato, cioè agli arresti disposti dalla magistratura napoletana per lo scempio dei rifiuti, per le discariche truccate, per la monnezza non trattata che veniva nascosta sotto lievi coltri di monnezza trattata e magari anche profumata con la calce viva come dalle intercettazioni dell’enturage di Bertolaso e dalla immarcescibile FIBE-FISIA del gruppo Impregilo che hanno continuato a lucrare soldi nostri senza smaltire un grammo di rifiuti? Si riferiva a ..? Chi sono quelli che si ribellano allo Stato? Sono quelli che vogliono abolire le intercettazioni perché funzionano troppo, come hanno dimostrato anche in questo caso? Berlusconi ha approfittato del ricevimento al Quirinale per primo giugno per annunciare una legge contro le intercettazioni, cioè per disarmare una magistratura che già è stata messa in ginocchio da quindici anni di riforme di destra e sinistra che ormai provocheranno a ben breve il risultato della chiusura di alcuni tribunali e di alcuni uffici giudiziari che dichiareranno fallimento. Chi si ribella allo Stato è per caso chi manda a fare carotaggi e analisi a Chiaiano e poi dà i risultati prima che siano finiti i carotaggi medesimi dicendo che va tutto bene e che quello è il posto giusto per portarci l’immondizia? In una delle poche oasi incontaminate, dove si coltivano frutti di eccellenza, dove a pochi passi ci sono gli ospedali, nel centro della città. Quelli che si ribellano allo Stato chi sono? Sono quelli che dal 1999 calpestano le sentenze della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato, della Corte Europea di Giustizia, le messe in mora e le procedure di infrazione della Commissione Europea sulle frequenze concesse a Rete4 senza concessione, anziché a Europa7, che la concessione ce l’ha? Chi si ribella allo Stato chi è? Quello che stava facendo fallire definitivamente Alitalia dopo aver messo in fuga i francesi di Airfrance che l’avrebbero probabilmente salvata? Chi si ribella allo Stato è per caso il senatore Schifani, presidente del Senato, che oggi regala le costituzioni ai bambini e che ha dato il suo nome, Schifani, a una delle leggi più incostituzionali che si ricordino, il “lodo Schifani”, che garantiva l’impunita alle cinque più alte cariche dello Stato, soprattutto a una, la più bassa, e che fu incenerito dalla Corte Costituzionale nel 2003? Chi si ribella allo Stato sono i politici campani, di cui Napolitano fino a prima di essere eletto presidente della Repubblica faceva parte, perché è li che aveva il suo collegio elettorale, che hanno creato per quindici anni l’emergenza immondizia e che adesso pretenderebbero di farla risolvere dagli stessi che l’hanno creata, compreso Bertolaso, che due anni fa era commissario alla monnezza e che non ha combinato niente, come tutti gli altri e che adesso viene riproposto, come la peperonata che ritorna sempre su, a risolvere un problema che anche lui ha contribuito a creare e ad aggravare? Chi si ribella allo Stato è chi non ha dato la protezione a questo imprenditore che aveva cominciato a parlare e che per questo è stato ammazzato, come tutti quelli che parlano in Campania, come in Calabria, come in Sicilia? Chi si ribella allo Stato è forse chi ha definito in campagna elettorale “eroe” Vittorio Mangano, cioè un malavitoso che non ha parlato? Allora, se in questo Paese gli eroi sono i mafiosi che non hanno parlato, allora questo che è stato ucciso per ha parlato non era un eroe. Dobbiamo decidere…

Ma temo che non intendesse parlare di queste categorie e di questi suoi colleghi il Capo dello Stato in questo suo, per così dire, infelice discorso per la festa della Repubblica. Temo che si riferisse alla gente di Chiaiano che difende la sua oasi, che difende la sua qualità della vita, che difende la possibilità di andare prima a verificare se un sito è o non è idoneo a ricevere rifiuti, e poi dopo utilizzarlo. E non viceversa. Ma è tutto sconvolto, non solo il vocabolario delle nostre istituzioni. È sconvolta la logica, è sconvolto l’ordine pubblico, è sconvolta la Costituzione. Di fatto vengono sospese le garanzie costituzionali, vengono vietate le manifestazioni come simboli di complicità con la monnezza e viene espropriata la magistratura del suo diritto-dovere di perseguire i reati e presto non avremo più nemmeno il controllo delle intercettazioni. Avremo l’esercito che andrà a militarizzare sempre più spesso, come peraltro Beppe Grillo aveva previsto, le situazioni che la politica non riesce più a governare se non con la forza, con i manganelli e con l’uso delle armi.
Stefano e Luigi, nel blog di Beppe Grillo, mi chiedono di spiegare la sentenza del Consiglio di Stato, sul caso Europa7. Che sarebbe il caso di chiamare “caso Rete4”, in realtà. Diciamo lo scandalo delle frequenze negate a Europa7 da nove anni da parte dello Stato, al quale qualcuno si è ribellato, ma non era la gente di Chiaiano e non era nemmeno l’imprenditore di Europa7, Francesco Di Stefano. È l’azienda del nostro presidente del Consiglio, che non ha nemmeno bisogno di ribellarsi perché è da 25, 30 anni, fin dai decreti che Craxi faceva su misura per il Cavaliere, riesce a comandare in materia televisiva sia prima, sia durante, sia dopo la sua permanenza al governo. Le leggi in materia televisiva, da 25 anni a questa parte, le scrive sempre Berlusconi. Solo che prima era costretto a pagare Craxi per sdebitarsi, mentre adesso le fa direttamente lui e quindi non deve più pagare nessuno. Diciamo che risparmia. A me piacerebbe molto poter spiegare questa sentenza del Consiglio di Stato, ma questa sentenza del Consiglio di Stato non c’è. O meglio, c’è, ma i vertici del Consiglio di Stato hanno pensato bene di chiuderla in una cassaforte sabato mattina, poi se ne sono partiti per il weekend lasciando ai giornalisti un comunicato scritto in ostrogoto, forse in sanscrito. Nessuno ha capito cosa voglia dire, quindi dobbiamo andare a tentoni. Diciamo, fidandoci di alcune parole chiave che emergono in questo comunicato. Domani speriamo di avere finalmente la sentenza sotto mano. Qual è il problema? Il problema nasce nel 1999 quando lo Stato italiano decide di riassegnare, secondo dei criteri previsti dalla legge, per gli otto soggetti che hanno titolo a trasmettere su scala nazionale. Si presentano vari pretendenti: si presenta la Rai con le sue tre reti, si presenta Mediaset con le sue tre reti, si presenta l’allora Telemontecarlo, si presentano vari soggetti presenti all’epoca – Telepiù, c’era ancora Telepiù nero – si presenta anche questo nuovo editore, Francesco Di Stefano, con due reti: una è Europa7, l’atra è 7plus. Vince la concessione a trasmettere su scala nazionale con una di queste due reti, Europa7, mentre perde la concessione nazionale Rete4. Perché? Perché fin da cinque anni prima la Corte Costituzionale aveva stabilito che Mediaset, come tutti i soggetti privati, non può possedere più di due reti sull’analogico terrestre, cioè sul nostro telecomando classico che utilizziamo per cambiare canale. Quindi, una delle reti o viene ceduta, o viene trasferita sul satellite liberando le frequenza dell’analogico terreste, che sono limitate e che quindi devono andare a chi ne ha diritto. Nella fattispecie, Europa7 ha vinto la concessione e quindi dovrebbe avere le frequenze. Chi c’è al governo in quel periodo? Massimo D’Alema. Il governo D’Alema fa un bel decreto ministeriale in cui dice Europa7 ha diritto, anzi davanti all’authority che si è occupata di esaminare i requisiti delle varie televisioni che chiedono di poter trasmettere, Europa7 ha addirittura vinto su tutte le altre per la qualità dei programmi del suo progetto di palinsesto che ha presentato. In questo decreto c’è scritto che quindi Europa7 ha diritto di trasmettere, ma si dimenticano di precisare su quali frequenze esattamente, perché? Perché le uniche frequenze libere sono quelle che sono ancora occupate da Rete4 e da Telepiù Nero. Rete4 di Berlusconi, Telepiù Nero degli amici di Berlusconi, i quali naturalmente non hanno alcuna intenzione di liberarle se il governo non glielo imporrà. E il governo non glielo impone, anzi, consente a Mediaset di continuare a trasmettere su quelle frequenze anche senza concessione per Rete4, in attesa di nuovi sviluppi. Per cui Rete4, formalmente abusiva, cioè senza più concessione, ottiene una proroga che non si sa quando finirà. A questo punto interviene la Corte Costituzionale per la seconda volta. La prima volta nel ’94: principio antitrust, due reti per ogni soggetto privato, la terza, via. Dato che nessuno ha fatto niente in quei sette anni, nel 2001 la Corte Costituzionale torna a ribadire: “guardate che Mediaset deve scendere da tre reti a due. È incostituzionale non agire. È incostituzionale ogni legge che le consente di trasmettere su tre reti. Panico, ovviamente, in Mediaset, ma chi c’è al governo? C’è Berlusconi. Con l’apposito ministro Gasparri. Prima versione, viene bocciata da Ciampi perché incostituzionale. Dicembre 2003. A questo punto a Natale del 2003, Berlusconi in persona firma un decreto legge che si chiama “salva Rete4”. Cioè decide che Rete4 può continuare a trasmettere. Nel frattempo entra in vigore la Gasparri 2, questa Ciampi la firma. Nell’aprile del 2004, la Gasparri 2 stabilisce che, fino al momento in cui entrerà in vigore il digitale terrestre, Rete4 potrà trasmettere, perché tanto il digitale terrestre è dietro l’angolo. Gasparri lo prevede nel 2006. Digitale terrestre moltiplicherà il numero delle rete a centinaia e centinaia, tutti avranno centinaia di televisioni tra le quali scegliere, per cui che saranno mai quelle piccole tre reti di Mediaset? Rete4 quindi può rimanere. Naturalmente è tutta una balla. Il digitale terrestre non esiste nemmeno oggi. Siamo nel 2008. Non esisterà nemmeno del 2010. Non esisterà nemmeno nel 2012. Forse, si dice, arriverà nel 2015, ma molto probabilmente arriverà prima la televisione su Internet che lo supererà e lo renderà già vecchio. In ogni caso era una balla, era una truffa, che è servita a procrastinare sine die questa fase transitoria che non finisce mai, perché è in vista di un digitale terrestre che non arriva mai. E intanto Di Stefano continua a rimanere al palo con la sua televisione, per la quale ha investito una marea di soldi per creare un centro di produzione di 22.000 metri sulla Tiburtina, otto studi di registrazione, gli uffici, le tecnologie, la library con tremila ore di programmi. Tutto ciò era necessario appunto per ottenere la concessione. E tutto questo è una Ferrari che arrugginisce nel garage. Perché? Perché non gli danno le frequenze. Non gliele da il centrosinistra. Non gliele da Berlusconi nei cinque anni di governo. Lui si rivolge, come fa un cittadino modello, ai tribunali. Il TAR, che gli da parzialmente torto. Ricorre al Consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato, per far passare un po’ di tempo, o forse perché non ha chiaro qual è il problema, manda tutto alla Corte di Giustizia Europea chiedendo se le normative italiane che consentono questa situazione e che sono state create nel corso degli anni da destra e sinistra, sono o non sono compatibili con le norme europee. Anche la Corte di Giustizia Europea non è che impieghi poco tempo per studiare il caso, anche perché è un caso unico al mondo, e alla fine il 31 gennaio di quest’anno, il 2008, emette la sua sentenza: le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere al posto di Europa7 in questa infinita fase transitoria sono contrarie al diritto comunitario, quindi sono illegali, quindi lo Stato italiano le deve disapplicare. È come se non esistessero. Perché? Perché il diritto comunitario vale più delle normative nazionali. Quindi il governo potrebbe sbaraccare la legislazione attuale, imporre a Rete4 di sparire dall’analogico terrestre, levarle comunque le frequenze – che non sono di Rete4, sono nostre, sono un bene pubblico, che viene dato in concessione a un privato se rispetta delle regole, ora che si dice che non rispetta quelle regole, perché quelle europee valgono più di quelle italiane, toglie le frequenze e le dai al legittimo, non proprietario, ma colui che legittimamente le può utilizzare in base alla concessione vinta nel ’99. Invece il governo Prodi ormai è

semi defunto, è appena caduto, è in fase – diciamo – di disbrigo degli affari correnti in attesa delle elezioni. Non se la sente di fare ciò che nemmeno prima, quando era nel pieno delle sue funzioni Gentiloni aveva mai fatto, e cioè dare le frequenze a chi ne a diritto, e quindi viene varato un decreto per ottemperare a varie prescrizioni che ci fa l’Europa, tranne questa della Corte Europea di Giustizia. Nel frattempo la Commissione Europea, cioè il governo d’Europa, il governo Barroso tramite il commissario Kroes, ha aperto una procedura di infrazione sulla Gasparri a proposito di un altro “buco” della Gasparri, e cioè il fatto che la Gasparri garantisce l’accesso a questo mitologico digitale terrestre solo ai soggetti che sono già presenti sull’analogico, e cioè Mediaset e Rai. Invece di aprire il mercato, come ci era sempre stato raccontato, proprio la legge Gasparri, fa entrare nel digitale terrestre solo quelli che sono già presenti nell’analogico terrestre, il che significa non solo che oggi abbiamo il duopolio Rai-Mediaset, ma che ce lo avremo per sempre. Per l’eternità, perché nessuno di quelli esclusi oggi dall’analogico terrestre potrà entrare nel digitale terrestre. E per questo ci ha messo in mora nel 2006 avvertendoci che se entro un paio di anni non avessimo sbaraccato la Gasparri, sarebbe partita una multa retroattiva proprio dal 2006 fino addirittura ad arrivare a 3-400.000 euro al giorno, che se li spalmiamo su tre anni diventano addirittura 300 milioni di euro che ci potrebbero capitare se entro qualche mese la Gasparri non fosse risolta. A questo punto arriva il governo Berlusconi. Torna Berlusconi per la terza volta. Tenta immediatamente di fare un colpo di mano, cioè di rispondere all’Europa dicendo “chi ha avuto, ha avuto. Chi ha dato ha dato. Scurdammoce ‘o passato” e scurdammoce soprattutto le sentenze della Corte Costituzionale, le sentenze della Corte Europea, la messa in mora della Commissione Europea, la procedura di infrazione. Lo status quo rimane così, finché non ci sarà il digitale terrestre. Cioè in un futuro che forse arriverà tra sei, sette anni. Vogliono stabilire e cristallizzare una situazione illegale, per evitare di dare a Europa7 ciò che anche la Corte Europea ha stabilito sia suo diritto avere. Ultima puntata, sabato, il comunicato che annuncia la sentenza. Sentenza che dovrebbe chiudere questo contenzioso che è basato su ben sette cause che Europa7 ha fatto allo Stato italiano. Dice, in sintesi, il comunicato che: “il ricorso che aveva fatto Mediaset, – qui si parla di RTI, perché è la società che si chiama così – viene respinto, e spetterà all’amministrazione, cioè al governo, cioè al sottosegretario ad personam, o ad aziendam, Paolo Romani, applicare la sentenza della Corte Europea di Giustizia e rideterminare le frequenze in base alle richieste di Europa7”. Che cosa voglia dire tutto questo, non lo sappiamo. Non sappiamo se il Consiglio di Stato dice al governo: “dai le frequenze a Europa7 e toglile a Rete4”. Oppure: “decidi tu come vuoi”. Oppure: “facci sapere cosa vuoi fare, dopodichè noi stabiliremo quale sarà il risarcimento che dovremo dare a Europa7, senza che però nessuno le dia le frequenze”. Sono formule ambigue che però speriamo finiscano domani, quando arriverà finalmente il testo completo della fatidica sentenza. Quello che si può arguire fino a questo momento è che il Consiglio di Stato affida al governo Berlusconi di risolvere un problema che è stato creato dai governi Berlusconi per favorire l’azienda di Berlusconi; oltrechè dalla cosiddetta opposizione di Berlusconi che ha remato dalla sua parte, come sempre è avvenuto in materia televisiva. Vedremo che cosa dirà la sentenza. Certo che affidare a Berlusconi la risoluzione del problema Rete4/Europa7 ricorda tanto l’affidare a Berlusconi e a Bertolaso la risoluzione del problema della monnezza, d’accordo con Bassolino. Cioè d’accordo con l’atro, che con Berlusconi e Bertolaso ha collaborato a crearlo. È come se, di fronte a un delitto, si affidasse il compito di risolvere il caso all’assassino.”: “Buongiorno a tutti. Iniziamo questo appuntamento settimanale. Sono un po’ inesperto in questa materia e quindi spero che la cosa venga bene, ma verrà meglio nelle prossime settimane. Io vorrei sfogliare con voi i giornali della settimana per mostrare quali sono i problemi che affliggono l’informazione dei quali tutti noi, tutti voi credo, siamo molto preoccupati. Parto da un caso che mi ha coinvolto ma che, in realtà, non è il mio caso: si chiama “caso Schifani” anche se molti l’hanno chiamato “caso Travaglio”. Dieci giorni fa sono stato da Fabio Fazio a raccontare alcune cose già presenti in alcuni libri mai querelati e in alcuni articoli querelati da Schifani che però ha perso la causa perché un giudice ha stabilito che tutto quello che aveva scritto di lui l’Espresso era sostanzialmente vero, non c’era alcuna diffamazione. Quella sera, come già mi era capitato sette anni fa quando ero andato a presentare un altro libro nelle stesse identiche condizioni da Daniele Luttazzi, è intervenuta la prima gallina che fa l’uovo, sempre in questi casi, cioè l’allora ministro e ora capogruppo del Popolo della Libertà provvisoria Maurizio Gasparri il quale ha dichiarato che ci sarebbero state delle conseguenze politiche. Per un attimo mi sono domandato “fanno dimettere Schifani?”, in realtà volevano far dimettere me da non so cosa e far cacciare tutti i capi possibili e immaginabili della Rai come se io avessi chiesto il permesso o addirittura avessi ricevuto ordini dai capi della Rai, figuriamoci, per dire quelle cose. Mi ha molto colpito il fatto che tra i più solerti a intervenire contro il fatto che avessi raccontato una cosa vera, documentata e già nota, c’è stato il direttore di Rai3 Paolo Ruffini, già noto per aver collaborato alla chiusura del programma di Sabina Guzzanti “Raiot” – anche lì perchè si dicevano troppe cose vere tutte insieme. Ha dichiarato che ho “gratuitamente offeso la seconda carica dello Stato”. Effettivamente era gratis, perché nessuno mi ha pagato per farlo. In realtà, Ruffini ha un conflitto di interessi quando parla di Schifani. Forse nessuno, o pochi, lo sanno ma Paolo Ruffini non è [solo] omonimo dell’ex ministro democristiano e dell’ex Cardinale di una certa Palermo anni Settanta: è il figlio del ministro e il nipote del Cardinale. Ma di più: la mamma del direttore di Rai3 Ruffini è la sorella dell’On. La Loggia che non è omonimo dell’attuale parlamentare di Forza Italia (che era socio di Schifani e di Nino Mandalà, poi condannato per mafia, nella famosa società Siculabroker tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta): è proprio lui! Praticamente, Ruffini è il nipote di La Loggia. Quindi, le storie della Siculabroker gli basterebbe fare un giro di opinioni in famiglia per conoscerle.

E quando afferma che io non posso raccontarle in televisione… diciamo che sta dicendo che non dovrei rinvangare certe storie di famiglia. Della sua famiglia. Si chiama conflitto di interessi, anche se in questo caso Berlusconi non c’entra, ma nessuno l’ha fatto notare. Pazienza! Meglio sapere con chi si ha a che fare, chi parla e chi dirige la rete progressista della Rai; poi ci sono anche le reti dirette dal centrodestra. A quel punto cos’è successo? Nessuno ha chiesto a Schifani conto e ragione di quello che è nei documenti ma, in compenso, hanno cominciato a chiedere conto a me di una serie di cose che peraltro non ho mai fatto. Per esempio, l’ottimo giornalista di “Repubblica” D’Avanzo ha addirittura insinuato in un articolo mellifluo che io mi fossi fatto pagare le vacanze estive del 2002 o del 2003 da un signore che è stato poi condannato per mafia e che io non ho mai visto, né conosciuto, né sentito nominare. Poi, però, ha scritto “chi potrebbe credere a questa cosa?”. Forse è il primo caso di un giornalista che nella riga sopra scrive una notizia e in quella sotto “ma nessuno ci crede!”. Ma se nessuno ci crede perché la scrivi? Perché non la verifichi? Perché non fai il tuo mestiere? Pazienza, ma questo ha portato a parlare di me e delle mie vacanze invece di parlare delle società e delle consulenze urbanistiche del presidente del Senato. Consulenze urbanistiche che, guarda caso, sono state commissionate a Schifani dal comune di Villabate, uno dei comuni più infiltrati dalla mafia, e proprio da quel Nino Mandalà che proprio quindici-vent’anni prima sedeva nella stessa società di brokeraggio con Schifani e La Loggia. Comune che poi è stato sciolto due volte per mafia, per cui Schifani non ha potuto portare a termine il suo lavoro a proposito del Piano Regolatore che secondo il presidente del Consiglio Comunale di Villabate, Francesco Campanella attualmente in carcere e pentito, Schifani e La Loggia avevano concordato direttamente con il boss. Altra lezione di D’Avanzo: come fai ad accusare della gente di aver avuto rapporti, anche d’affari, [con queste persone] prima della loro incriminazione e della loro condanna? Uno non diventa mafioso il giorno in cui lo condannano per mafia o lo arrestano. Di solito è mafioso fin dalla più tenera età, è difficile la vocazione adulta nella mafia. Ti reclutano da giovane. Chi sta a Palermo e si mette in società con certe persone dovrebbe prima informarsi di chi siano. Chi accetta consulenze da un comune pesantemente infiltrato dalla mafia non può dire “non lo sapevo”. Prima di lavorare in certi ambienti devi prendere informazioni, e su Mandalà le informazioni in loco erano piuttosto copiose. I magistrati, quando arrivano, sono sempre gli ultimi a sapere, un po’ come i cornuti. Negli ambienti politici – lo diceva già Paolo Borsellino ma anche Giuseppe Aiala nel suo ultimo libro – chi ha certi rapporti lo si viene a sapere ben prima che la magistratura lo possa mettere nero su bianco. Altrimenti oggi dovremmo dire che Al Capone non era un mafioso. Al Capone non è mai stato condannato per mafia ma solo per evasione fiscale. Dovremmo definire Al Capone il “noto evasore fiscale italo-americano“, secondo il metodo D’Avanzo. Ma andiamo avanti, non voglio parlare troppo di questo caso ma dei giornali, di come titolano i loro articoli e di quello che scrivono nei loro articoli. Naturalmente, la fonte che D’Avanzo indicava, cioè l’avvocato di questo Aiello che avrebbe detto di avermi pagato le vacanze, ha scritto a D’Avanzo una letterina su Repubblica in cui diceva “io non posso essere la sua fonte perché non l’ho mai sentita ne vista”. La risposta di D’Avanzo non è stata “chiedo scusa, mi sono sbagliato, era una balla”. Non ce n’è uno che si prenda la responsabilità di aver detto questa balla. Nessuno lo sa. La risposta di D’Avanzo sono due righe, uno vera lezione di giornalismo: “Il ricordo di Michele Aiello – cioè il ricordo che mi aveva pagato le vacanze, che non è vero – è stato raccolto da fonti vicine all’inchiesta“. “Fonti vicine all’inchiesta”. Tenete presenti queste parole, sono tutte espressioni nuove, neologismi che vengono fuori per l’occasione. “Fonti vicine all’inchiesta”. Non si sa chi l’ha detto, sentito, riferito. “Fonti vicine all’inchiesta”. Fonti purissime… Il Riformista: “Travaglio si discolpa su Repubblica: ‘Ho pagato io quella vacanza'”. Il titolo è già interessante: “si discolpa”. Ma di che? Io non mi discolpo di niente, non ho fatto niente! Ho raccontato le mie vacanze proprio perché non ho niente da nascondere, mentre a dieci giorni da “Che tempo che fa” l’unico che non ha ancora spiegato è il presidente del Senato. Anche perché spontaneamente non lo farà mai. Ci vorrebbe un giornalista che gli mettesse un microfono sotto il naso e gli facesse la domanda sulla Siculabroker, sul comune di Villabate e sulle sue consulenze. Ma purtroppo non è accaduto. L’unico che gli ha messo sotto il naso il microfono è stato un giornalista del TG1 che, sdraiato carponi, gli ha chiesto: “Presidente, come agevolare il dialogo tra destra e sinistra?”. Il presidente, naturalmente, ha risposto che il dialogo è importante. Meglio del dialogo che ha visto in questi giorni: è stato baciato da Anna Finocchiaro con grande trasporto. Non se lo poteva immaginare. Seconda domanda: “Anna Finocchiaro l’ha difesa, è contento?” Fine dell’intervista. Nessuna domanda. Che risponda lui a domande che nessuno gli fa sarebbe abbastanza impensabile, infatti questo è l’unico Paese in cui uno che ha avuto certi rapporti e ha certi particolari biografici può diventare, di fatto, il vicepresidente della Repubblica in quanto seconda carica dello Stato. En passant cito Il Giornale, che invece di parlare di Schifani parla di me in un articolo pieno di balle. A un certo punto c’è scritto che io avrei una rubrica settimanale su Repubblica Torino, ed è vero, in cui rispondo alle lettere “con il vezzo di un autoritratto firmato dal disegnatore Mannelli”. Ma come faccio ad avere un autoritratto firmato da un disegnatore che non sono io? Quello si chiama ritratto, l’autoritratto è quello che mi faccio io! Non si sa più nemmeno che parole usare, in certi casi. Si usano parole completamente fasulle. A questo punto che succede? Le nebbie si diradano, si viene a scoprire che anche la storia delle mie vacanze è una balla, nessuno chiede scusa – anzi si scrive “fonti vicine all’inchiesta” – e partono tutte le procedure legali per cercare di tappare la bocca o a chi ha ospitato o a chi ha raccontato questi fatti. Partono le solite authority, i soliti consigli di amministrazioni, le solite commissioni parlamentari di vigilanza. Tutti organismi politici dove ci sono dentro D’Alema, Fassino, Berlusconi, Fini, Mastella, travestiti tramite i loro emissari, che aprono pratiche, minacciano sanzioni, annunciano codici. Addirittura denunciano violazioni che nessuno ha mai commesso perché i codici li conoscono soltanto loro e le regole le conoscono soltanto loro. Io personalmente una regola conosco: verificare se una cosa è vera, accertarmi se sia interessante. Se è vera ed interessante, dirla. L’unica regola che conosco è che non bisogna violare il codice penale. Qualcuno ritiene che l’abbia violato? Lo dimostri in Tribunale. Qualcuno ritiene di avere qualcosa da rispondere? Risponda. Non ho sentito nessuna risposta, solo tante parole al vento. Segnatevi anche questa: contraddittorio. Fabio Fazio è l’intervistatore, io l’intervistato. La cosa accade tutti i sabati e le domeniche sera, si chiama intervista. Prevede che uno faccia le domande e l’altro dia le risposte. In questo caso hanno detto che ci voleva il contraddittorio, una terza persona – non so, la Finocchiaro o Schifani sotto la poltrona – che sbuca fuori per dire di starmi zitto o che sto raccontando balle. Ma questo non è mai avvenuto in nessuna intervista! Tra l’altro al presidente del Senato

non mancano i mezzi, basta che faccia un gesto e si ritrova tutte le telecamere ai suoi piedi pronte a riferire qualunque sospiro esca dalla sua bocca. Perfino quando annuncia una lotta solenne e feroce alla mafia, che verrebbe anche meglio se uno non fosse socio dei mafiosi, ma non si può avere tutto dalla vita. La cosa che più mi ha fatto piacere è che questa manovra per screditare chi racconta i fatti non è andata a buon fine: chi riesce a conquistarsi una credibilità col proprio lavoro, con la propria serietà, alla fine ottiene quei famosi riconoscimenti dal basso di cui parlava Enzo Biagi, che sono incompatibili con i riconoscimenti dall’alto. Si deve scegliere: se li vuoi dal basso non li avrai dall’alto, e viceversa. Quindi, svanita la manovra, mi rimangono alcuni messaggi che mi sono appuntato. Uno viene da un mio amico che lavora alla Rai a Londra il quale mi ricordava che, a differenza che nella sua azienda, in Inghilterra quando un giornalista del servizio pubblico, la BBC, viene attaccato succede esattamente il contrario di quanto accade in Italia. Nel 2004 alcuni giornalisti della BBC fecero emergere il dossier Irak, cioè il dossier di bugie organizzate dal governo Blair d’intesa col governo Bush per mentire ai popoli occidentali, raccontare le balle delle armi di distruzione di massa mai trovate e dei rapporti tra Bin Laden e Saddam Hussein che non esistono. Quando andò in onda questo scoop il governo attaccò questi giornalisti. Bene, il presidente e il direttore generale della BBC, servizio pubblico radiotelevisivo pagato con i soldi degli inglesi, anziché prendersela con i giornalisti che li avevano messi in difficoltà con i loro scoop sul governo, si dimisero per difendere i loro cronisti. Da noi avete visto cos’hanno fatto i vertici della Rai, hanno detto che io avevo fatto qualcosa di inqualificabile, evidentemente perché non sono abituati a sentir raccontare la verità mentre quando vedono uno scendiletto che mette il microfono sotto il naso del presidente Schifani per chiedergli come agevolare il dialogo… beh quello gli piace, gli sembra un’intervista vera. Lì non chiedono il contraddittorio e neanche le domande! E’ una questione di abitudine. Quando parlano di BBC, se la guardassero almeno un paio di secondi al giorno per capire così un servizio pubblico radiotelevisivo. Altra cosa che mi ha fatto piacere è che molti mi hanno mandato delle citazioni, delle frasi, degli articoli e persino dei detti. Vorrei concludere con un detto catalano che una studentessa di Barcellona in Italia per una borsa di studio mi ha mandato, insieme a uno di Paul Valerie che già conoscevo. Il detto di Paul Valerie è: “c’è un solo modo per vedere realizzati i propri sogni: svegliarsi”. C’è un altro detto di Paul Valerie: “se non riesci a demolire il ragionamento, cerca almeno di demolire il ragionatore“. La stessa cosa avviene quando non riesci a demolire i fatti, che hanno una loro forza intrinseca, cerca almeno di demolire chi li ha raccontati. Infine, il detto catalano, che questa ragazza mi ha segnalato dicendomi che non le viene in mente niente di più preciso per descrivere la situazione che sta vivendo in Italia, la qual cosa la sgomenta parecchio. E con questa vi lascio: “ci pisciano addosso e ci dicono che sta piovendo”. Ciao, a lunedì prossimo.”

Carte Moro segrete: una chiave di lettura

Thursday, 29 May 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, DOSSIER CASO MORO

Questo è il frontespizio della lettera inviata nell’agosto del 1998 dall’allora Ministro degli Interni, Giorgio Napolitano, all’allora Presidente della Commissione Stragi, Giovanni Pellegrino, protocollata presso la stessa commissione al n. 3045 (tratta dal sito www.mariosechi.net).

Si legge: “Caro Presidente,
il Presidente del Consiglio dei Ministri con lettera in data 24 giugno 1998 ha chiesto che venisse svolta presso questo dicastero una ricerca per l’individuazione del carteggio, classificato e non, concernente il rapimento e l’uccisione dell’On. Moro che non fosse stato già portato a conoscenza dell’Autorità Giudiziaria. Dalle ricerche sinora effettuate è emerso che presso la Segreteria Speciale di questo Gabinetto sono custoditi 27 faldoni relativi al caso Moro che coprono il periodo dal 2 febbraio 1978 ad oggi. Dei primi 25 faldoni (relativi al periodo dal 2 febbraio 1978 al 23 marzo 1992) era stato predisposto un repertorio che elenca anche atti non protocollati e privi di data, nonché molti di elevata classifica.
La Commissione da lei presieduta aveva, il 13 gennaio 1994, richiesto copia del repertorio e dopo averne preso visione, aveva chiesto numerosi atti che le sono stati inviati. Il carteggio inerente la vicenda dell’on. Moro….”
E qui termina la prima pagina del documento Napolitano-Pellegrino, l’unica finora disponibile.

Abbiamo però ricostruito da fonti giornalistiche (Corsera e Panorama) qualche altro passaggio “il Sisde, interessato dai miei uffici, ha comunicato il 3 luglio u.s. che, a quella data, erano stati trovati nei suoi archivi 24 faldoni relativi al rapimento Moro; 21 fascicoli riferibili o intestati all’esponente Dc; 20 riferiti al caso Moro; 185 con riferimenti alla vicenda Moro e 135 intestati a “Brigate Rosse” o “Autonomia operaia”.

Da quanto ho capito questi faldoni del Sisde non sarebbero stati materialmente consegnati alla Commissione Stragi. Credo invece siano pervenuti i 27 faldoni del Viminale.

E quindi la “ricerca” di questi giorni, dopo ben 10 anni, si muove proprio attorno alle carte del Servizio Segreto Civile.

Nell’articolo di Panorama del 7 marzo che ha rilanciato dopo 10 anni la notizia, si fa riferimento anche a documenti del Sismi, il servizio segreto militare che, però, dipende dal Ministero della Difesa e non da quello degli Interni.

Sembra strano che Napolitano, abbia esteso la ricerca anche ad altri dicasteri. Il mistero s’infittisce.

Caso Moro: giallo sui documenti

Wednesday, 28 May 2008
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CLAMOROSO! Dall’archivio del “Corriere della Sera” (24 settembre 1998, pag. 16) spunta un articolo di Maria Antonietta Calabrò dal titolo “Moro tolto il segreto su migliaia di carte di Sisde e Carabinieri. Iniziativa del Governo. Ora le carte vanno in Commissione stragi”.

Nel testo si legge che “il governo ha liberato dal segreto una mole enorme di documenti”, “centinaia di fascicoli, migliaia di atti sul caso Moro, sulle Br e su Autonomia operaia”. “Gran parte del materiale era coperto da una classifica di segretezza molto elevata, stando alle parole usate dallo stesso Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano nella lettera inviata al Presidente della Commissione Stragi, Pellegrino, per comunicargli la decisione persa dal presidente del Consiglio, il 24 giugno”. (all’epoca il Premier era Romano Prodi)

“Arriveranno ai magistrati – si legge ancora dal Corsera – 25 faldoni di carte, di cui si conosceva solo un indice e qualche atto; altri 2 faldoni di carteggio perventuo successivamente al marzo ’92 e altri 60 faldoni che pur non riferendosi al caso Moro possono contenere atti di interesse (22 faldoni riferiti alle Br…22 faldoni relativi ad Autonomia operaia; 7 alle Unità Comuniste Combattenti)… Infine il Sisde il 3 luglio ha fatto sapere a Napolitano che erano stati trovati nei suoi archivi 24 faldoni relativi al rapimento Moro, 21 fascicoli riferibili o intestati all’esponente Dc; 20 riferiti al caso Moro, 185 con riferimenti alla vicenda Moro e 135 intestati alle Br o all’Autonomia. E proprio dall’archivio del Sisde (si legge ancora) potrebbero arrivare adesso le più rilevanti novità, tanto che Pellegrino dice: “Certo adesso che torna sarebbe interessante ascoltare in proposito anche Gelli”. L’operazione di “declassificazione” dei documenti “segreti” o addirittura “segretissimi” è in corso in questi giorni.

Così il Corriere della Sera di 10 anni fa, mentre su “Panorama” del 7 marzo scorso, nel commentare la lettera di Napolitano a Pellegrino dell’agosto ’98 si parla ancora dell’esistenza di documenti sotto segreto di Stato, MA SONO proprio quelli del Side del 3 luglio ’98 che A QUANTO PARE non sono stati affatto desecretati. (forse perché la delibera della Presidenza era del 24 giugno e gli atti sono stati rinvenuti il 3 luglio?)

Scrive “Panorama”, Si tratta innanzitutto di «27 faldoni relativi al caso Moro, che coprono il periodo dal 2 febbraio 1978 a oggi» scrive Napolitano nella lettera inviata a Pellegrino nell’agosto 1998.  Poi ci sono altri «60 faldoni che, pur non riferendosi direttamente al “caso Moro”, possono tuttavia contenere atti di interesse (si tratta di: 22 faldoni riferiti a “Brigate rosse”, 9 ad attentati, risoluzioni e sequestri di carteggio nei “covi” delle stesse, 22 ad “Autonomia operaia”, 7 a “Unione comunisti combattenti” e “Partito comunista combattente”)». Ma non è tutto. Perché a questo materiale, che era custodito negli archivi della «Segreteria speciale» del ministero dell’Interno, c’è da aggiungere quello del Sisde. Il servizio segreto civile, scrive infatti Napolitano, «interessato dai miei uffici, ha comunicato il 3 luglio u.s. che, a quella data, erano stati rinvenuti 24 faldoni inerenti il rapimento e l’uccisione dell’on. Moro, 21 fascicoli intestati comunque allo statista, 20 riferiti direttamente o indirettamente al “caso Moro”, 185 con riferimenti alla vicenda e 135 intestati a “Brigate rosse” e “Autonomia operaia”».

IN SOSTANZA SONO GLI STESSI FALDONI DI CUI PARLAVA “IL CORRIERE DELLA SERA” 10 ANNI FA CHE DOVEVANO ESSERE GIA’ DI PUBBLICO DOMINIO E CHE INVECE, COME CONFERMATO DALLA CORRISPONDENZA PELLEGRINO-NAPOLITANO DI AGOSTO ’98, SONO ANCORA CHIUSI NEGLI ARCHIVI DEL SISDE.

Più che ascoltare Gelli sarebbe interessante ascoltare adesso Pellegrino. In 10 anni lui cos’ha fatto per recuperare quelle carte? Le ha solo custodite oppure le ha anche lette? E perché non darle agli altri commissari?

Un’ultimissima su Romano Prodi. Credo che lui volesse e voglia veramente questa operazione verità. Perché qualcuno continua a impedirla?

Link all’articolo del “Corriere”

http://archiviostorico.corriere.it/1998/settembre/24/Moro_tolto_segreto_migliaia_carte_co_0_98092413140.shtml

I fatti vanno raccontati tutti. Chi ne censura qualcuno è un disonesto che prima o poi viene smascherato. (Indro Montanelli)

Caso Moro: buchi neri e bugie peregrine (o Pellegrine?)

Tuesday, 27 May 2008
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Antefatto 1) “C’è un tesoro lì dentro. Un tesoro che non abbiamo mai potuto utilizzare perché coperto dal segreto. Ma oggi a trent’anni dall’assassinio di Aldo Moro il segreto su quelle carte deve cadere”. Giovanni Pellegrino a “Panorama” del 7 marzo, esibendo una lettera ricevuta nell’agosto ’98 dall’allora Ministro degli Interni Napolitano .

Antefatto 2) “Non è consentito in Italia apporre il segreto di Stato sulle stragi”…Io li ho letti (i documenti) ho avuto modo di acquisirli durante i lavori della commissione”. Giovanni Pellegrino a “Il Messaggero” del 10 maggio.

Antefatto 3) “Una cosa comunque è certa: sul caso Moro c’è ancora molto da sapere e capire. Almeno a giudicare dalla mole imponente e dall’importanza del materiale dei servizi coperto dal segreto …Sono oltre 100 i faldoni mai trasmessi ai magistrati”. Giovanni Fasanella, “Panorama” 7 marzo 2008

Antefatto 4) “Inchiesta sul «caso Moro»: gli atti on-line. Oltre 100 faldoni di documenti, corrispondenti a circa 62 mila pagine, della “Commissione stragi – filone Moro” sono ora consultabili in Rete grazie al progetto “Commissioni d’inchiesta on-line” curato dall’Archivio storico di Palazzo Madama”.  Dal sito internet www.senato.it maggio 2008

Dopo questi antefatti mi chiedo: perché l’ex Senatore Giovanni Pellegrino, già presidente della commissione stragi continua a contraddirsi? Prima parla di carte sotto segreto e poi dice che, in realtà, non c’è nulla; prima parla di 100 faldoni sotto sequestro e poi sul sito del Senato si legge che proprio “100 faldoni” (sic!) sono on-line? E poi, tramite amici comuni, vengo a sapere che  attende la desecretazione di quei documenti? Perché si mischiano le carte?

Per quanto mi riguarda se entro un mese non avrò risposte positive alle mie istanze, sarò pronto ad azioni eclatanti.

– I libri di più recente diffusione mettono sempre più in relazione il sequestro e l’assassinio di Moro con quanto aveva scritto Mino Pecorelli, sul quale – per anni – si è glissato, ritenendo la sua figura inattendibile alla stregua di un ricatattatore.  Ma Pecorelli, grazie ai suoi informatori di altissimo livello (vedi Dalla Chiesa e il suo braccio destro Varisco) sapeva tutto. Riporto alcuni corsivi tratti da “Op”, mentre i neretti sono miei . Torneremo a parlare di questo argomento, del furgone (utilizzato per il trasporto dell’ostaggio da una prigione all’altra?) del giovane dal giubbetto azzurro visto in via Fani (il legionario De Vuono, vestito da netturbino?) del rullino fotografico (risulta un rullino di foto di via Fani consegnato alla polizia e mai più rinvenuto), del garage compiacente che ha ospitato le macchine servite per l’operazione (quale operazione? il sequestro o il trasporto dell’ostaggio da un covo all’altro?) del prete contattato dalle Br (don Mennini?), dell’intempestiva lettera di Paolo (si era aperta un trattativa con il Vaticano e il Papa Paolo VI era intervenuto intempestivamente?), del passo carrabile al centro di Roma (zona ghetto ebraico, via Caetani 32 tra Palazzo Caetani e Palazzo Antici Mattei, dove c’è un sottotetto utilizzato già dalla Resistenza per ospitare prigionieri?) dei partiti politici che si sono arrogati il diritto di parlare in nome del Parlamento (gli uomini della Dc hanno deciso da soli?) dei presunti memoriali (mancano dei paragrafi al memoriale rinvenuto successivamente a Milano) degli articoli redazionali cervellotici scritti in funzione del fatto che lo stesso Moro, che avrebbe intuito che i carabineiri potevano intervenire aveva paura di restare ferito (il generale dei carabinieri C.A. Dalla Chiesa disse a Cossiga di aver individuato il luogo della prigionia, ma non fu fatta irruzione perché Cossiga paventò la paura di un conflitto a fuoco). Parleremo di Steve Pieczenick che, rientrato in America prima che Moro venisse ucciso ha riferito al congresso che le disposizioni date da Cossiga in merito alla vicenda Moro erano quanto di meglio potesse fare (Pieczenick, insieme agli altri membri del comitato di crisi, tutti piduisti, a un certo punto aveva preso in mano il sequestro e “traghettato” Moro verso l’uccisione, non certamente avvenuta in via Montalcini). Perché Cossiga era sicuro, crediamo (?) che Moro sarebbe stato liberato e forse la mattina in cui è stato ucciso era insieme agli altri notabili Dc a piazza del Gesù in attesa che arrivasse la comunicazione che Moro era libero. Moro invece è stato ucciso in macchina. (Evidentemente qualcuno aveva alzato il prezzo della trattativa…)

Professione crudele il giornalismo. Comporta un po’ di magia. Uno “show” per incatare il pubblico. Una voglia di competere e, naturalmente, di uscire vittorioso dalla gara. (Eugenio Scalfari, L’uomo che non credeva in Dio, Einaudi, 2008)

Marco Travaglio: il testo completo della diretta di ieri

Tuesday, 27 May 2008
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Riporto di seguito la trascrizione della diretta video di Marco Travaglio di ieri.

“Volete farvi quattro risate? Leggete Francesco Alberoni – sociologo del nulla, scalatore delle discese, esperto dell’ovvio – sul Corriere di oggi. Sulla prima pagina del Corriere, dove una volta scriveva Pasolini; oggi Alberoni. Dice Alberoni: “Sono convinto che l’Italia si riprenderà rapidamente. Prima di quanto tutti credano. E si riprenderà perché finalmente ha riacquistato il senso della realtà. Oggi tutti chiedono sicurezza, vogliono i termovalorizzatori, trovano giusto che il capo del Governo si incontri con il capo dell’opposizione, condannano i minorenni che stuprano o uccidono le adolescenti – (prima invece eravamo tutti solidali con gli stupratori) – e accettano che un ministro proponga che i funzionari che non lavorano possano venire licenziati. I giornali e la televisione cominciano a descrivere oggettivamente i fatti di cronaca nera, di corruzione e di povertà, senza ubriacarci con cento pareri politico-ideologici”. – (È bastato che Berlusconi vincesse le elezioni, guardate quanti miracoli in due settimane) – “La gente può riflettere e giudicare con la sua testa, usare il suo buon senso. Naturalmente ci sono personaggi che non hanno ancora capito che la società è cambiata e si comportano come quei giapponesi che, a guerra finita, continuano a combattere. Ma spariranno.” Parola di Francesco Alberoni. Insomma, il titolo è “Il Paese sta riconquistando il senso della realtà”.
E vediamo subito qualche esempio di questo riconquistato senso della realtà. Per esempio l’abolizione dell’ICI. Che peraltro, per le case più modeste, era stata già abolita prima. Ma quelli che l’avevano abolita non ce lo avevano nemmeno raccontato, perché non sapevano comunicare. Bene, adesso l’hanno abolita anche per i ricchi e dicono di voler fare il federalismo fiscale. In realtà non c’è tassa più federale di una tassa comunale come l’ICI, che essendo basata sul patrimonio e non sul reddito, costringeva a pagare un po’ di tasse anche quelli che sul reddito evadono completamente o parzialmente. E soprattutto era il polmone che finanziava i comuni. Cioè era la tassa più federale che si potesse immaginare. I federalisti l’hanno cancellata e adesso ci diranno che vivremo tutti in un mondo migliore perché risparmieremo tutti un sacco di soldi. In realtà non è vero niente, perché se sparisce l’ICI si aprono voragini nei bilanci dei comuni. Il governo ha già detto che rimborserà i comuni dei mancati introiti dell’ICI e che cosa farà? Aumenterà altre tasse per ripianare. Cioè, non pagheremo più una tassa che si chiama ICI, ma ne pagheremo un’altra che si chiamerà “rimborso dell’ICI“. Al comune di Palermo, in questi giorni, hanno circa raddoppiato l’IRPEF e il comune di Palermo è una delle avanguardie di questo nuovo modo di fare il federalismo fiscale fregando la gente.
Detassazione degli straordinari. Altra grandissima conquista. E tutti ci credono. E tutti ne discutono. In realtà, come spiegava ieri Scalfari su Repubblica, ci sarà semplicemente uno spostamento nei salari dalla parte fissa alla parte variabile in modo da poter pagare e incassare, diciamo, nella quota che sarà detassata, e questo aumenterà l’elusione e l’evasione fiscale. In ogni caso la detassazione degli straordinari non riguarda gli statali, cioè per esempio le forze dell’ordine, che sono pagate pochissimo e che fanno un lavoro molto spesso difficile non avranno alcun beneficio. Inoltre non saranno coinvolte praticamente le donne, perché le donne di rado fanno straordinari. Non emergerà il nero, perché le aziende in nero continueranno a pagare in nero senza i contributi e senza pagare le tasse. Ci sarà un effetto che bloccherà ancora di più le assunzioni e farà ancora di più ricorso al precariato e agli straordinari di quelli che sono già assunti…

Altro annuncio che non ha nessuna attinenza con i fatti. Il grande risparmio che avremo con la rinegoziazione dei mutui. In realtà, come le associazioni dei consumatori hanno già dimostrato, tornare al tasso fisso del 2006 e rinegoziare i mutui non significherà che risparmieremo, significherà che pagheremo rate per più tempo e quindi alla fine il nostro mutuo ci costerà molto di più di quello che ci costa adesso. Le banche non fanno niente in perdita, quindi ci guadagneranno. Solo che pagheremo a lunga scadenza e non ce ne renderemo conto. Forse qualcuno si farà anche l’idea di avere risparmiato mentre gli viene prelevato qualche centinaio, migliaio di euro di più dalle tasche.
L’annuncio del nucleare: “Avremo quattro nuove centrali nucleari”. Nessuno fa caso al fatto che le avremo forse fra quindici anni, che quando nasceranno saranno già vecchie o morte perché useranno tecnologie di terza generazione mentre in tutto il mondo si sta già parlando della quarta generazione. Non si sa dove mettere le scorie. Perché noi le riforme le facciamo a costo zero, senza prevedere le conseguenze di quello che facciamo. Tutto ciò ammesso e non concesso che poi queste centrali nascano perché pare che costino circa 30 miliardi, che ci daranno un’energia costosissima e assolutamente fuori mercato e alla fine, se anche nascessero, coprirebbero il 7% del nostro fabbisogno energetico. Insomma, un altro annuncio buttato all’aria che tutti prendono sul serio, ma che probabilmente non si realizzerà.
È tutto finto. Tutto finto, come il ponte. Il Ponte sullo Stretto, che ancora una volta viene rilanciato per buttare un po’ di soldi in progettazione e in opere preparatorie e che poi non si sa nemmeno se starà in piedi, ma possiamo tranquillamente dirci – così inter nos – che il ponte non ci sarà mai. Servirà semplicemente a buttare dell’altro denaro pubblico. Del resto, a vincere l’appalto è stata l’Impregilo, quella che si è comportata così bene nel non smaltimento dei rifiuti a Napoli.
Infine, apoteosi della ricomparsa dei fatti, come ci racconta il professor Alberoni: il reato di clandestinità per gli immigrati, che dovrà garantire grande sicurezza ai cittadini italiani, perché finalmente adotterà la linea dura nei confronti di chi circola per l’Italia senza i documenti e il permesso di soggiorno. Non lo dico io, perché io sono un noto mascalzone, uno di quei giapponesi che sono destinati a sparire, secondo il prof. Alberoni. Ma lo dicono il professor Valerio Onida, che è l’ex presidente della Corte Costituzionale e, il giudice, procuratore aggiunto di Torino, Bruno Tinti, in un articolo che abbiamo pubblicato nel blog www.voglioscendere.it e in un altro articolo che oggi sta su La Stampa di Torino. Bene, che cosa dicono? Che il reato di clandestinità di cui tutti parlano, discutono, si accapigliano, si dividono, pro/contro, ecc. in realtà non esiste. È stato annunciato, ma nell’articolato di legge che è stato presentato da Maroni e dal governo Berlusconi non c’è il reato di clandestinità, cioè di permanenza clandestina in Italia. Ce n’è un altro che sembra la stessa la cosa ma è completamente diverso. Dice l’articolo incriminato: “Ingresso illegale nel territorio dello Stato. Lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni della legge Bossi-Fini è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e deve essere obbligatoriamente arrestato e processato per direttissima.” Intanto non sarà mai processato per direttissima perché per le direttissime nei tribunali sono intasate per reati ben più gravi, tipo spaccio di droga, tipo omicidi ecc. e poi soprattutto non prevede la presenza sul territorio. Prevede l’ingresso da uno Stato straniero all’Italia. Che cosa vuol dire l’ingresso? Che, o lo prendi mentre entra, l’immigrato, e allora non si vede per quale motivi lo devi arrestare e processare andando a intasare la macchina della giustizia: lo respingi direttamente alla frontiera. Basta la polizia. Basta la guardia di frontiera. Non c’è bisogno che intervengano la magistratura, gli avvocati, gli interpreti, i cancellieri, ecc. Se lo prendi mentre entra, lo rimandi indietro. Viceversa, se lo trovi già mezz’ora dopo che è entrato, come fai a sapere che è entrato dopo l’entrata in vigore di questa legge, e che quindi ha commesso il reato? Perché naturalmente il reato è nuovo e si applica solo da oggi in poi, non può essere applicato retroattivamente. Lui naturalmente non avendo un bollino di ingresso sulla pelle, per fortuna, potrà raccontare di essere entrato in Italia, un mese fa, 6 mesi fa, 2 anni fa, quando non era ancora reato entrare clandestinamente in Italia. E quindi che cosa succederà? Che non sarà né processato, né arrestato, né condannato. Semplicemente gli verrà detto di andarsene. Lui non se ne andrà perché o il Paese d’origine non lo vuole, visto che non si riesce a dimostrare che lui arrivi proprio da lì, oppure non se ne andrà perché gli dicono di andarsene e lui non ha i mezzi per pagarsi il biglietto aereo per tornarsene al suo Paese, dovrebbe pagarglielo una questura, o una prefettura ma come è noto non hanno i mezzo per finanziare tutti quelli che se ne devono andare. E quindi resterà qua a ingrossare le schiere dei clandestini che molto spesso sono semplici irregolari perché poi lavorano cono l’unica differenza che appunto sono al nero.
Ecco questo è un esempio tipico di come si fa a prendere in giro la gente raccontandole una cosa che non esiste ma dando degli annunci altisonanti usando delle parole molto feroci in modo che la gente si senta rassicurata. “Tolleranza zero”, “Reato di clandestinità”. Il reato di clandestinità non esiste. Esiste un reato impossibile da provare perché è difficilissimo prendere l’immigrato nel momento stesso in cui immigra nel nostro Paese. È l’effetto placebo per i gonzi, per coloro che non leggono le leggi ma ne parlano. E questo riguarda molti politici di destra e di sinistra che hanno esultato o che hanno maledetto questa legge senza mai andare a vedere che cosa succede. Lo hanno fatto l’ex presidente della Corte Costituzionale e il giudice Tinti e ne hanno ricavato l’impressione che non cambierà nulla se non aggravare un po’ la macchina della giustizia che è già al collasso. Berlusconi da questo punto di vista è un maestro. Lui ogni giorno prende un lepre e la lancia essendo sicuro che tutti andranno all’inseguimento della lepre senza rendersi conto che è un’ombra, che la lepre è un miraggio. È un incantesimo. E intanto lui ci guadagna anche se non risolve nessuno dei problemi. Ma continua a fare spot, continua a fare annunci e la gente, compreso il povero Alberoni, scambia lo spot per la realtà.
Ecco, se molti mi chiedono che cosa dobbiamo fare, che cosa possiamo fare: informarci. Quando uno si informa è molto più difficile prenderlo per il culo.”

Carte Moro: deciderà "Lo squalo" Gianni De Gennaro

Monday, 26 May 2008
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Gianni De Gennaro è stato scelto come nuovo capo dei servizi segreti o meglio, nuovo capo del DIS (Dipartimento Informazioni Sicurezza), al posto di Giuseppe Cucchi, scelto dal precedente governo Prodi. De Gennaro si insedierà il 15 giugno.

Ex capo della Polizia soprannominato “Lo squalo”, avrà il compito di consentire (almeno speriamo), l’accesso alle carte del sequestro Moro, i famosi 100 faldoni per i quali è caduto il segreto di Stato e su cui è pendente un ricorso al Tar del Lazio, con udienza in camera di consiglio fissata per l’ormai prossimo 18 giugno davanti alla prima sezione.

Un personaggio di indubbio spessore. Scrive di lui Carlo Bonini su “Repubblica” (i neretti sono miei): “Da capo della polizia De Gennaro era sopravvissuto a tre governi e sette ministri dell’Interno. Da ex capo della Polizia è al terzo incarico nello spazio di due presidenti del Consiglio (Prodi e Berlusconi IV). Una longevità in cui sembrano rintracciarsi almeno due ragioni. Le capacità straordinarie del tecnico (la sua polizia cattura Bernardo Provenzano, disarticola le nuove Br, cattura gli assassini di Biagi e D’Antona)”.

L’unico neo della sua brillante carriera è la gestione del G8 di Genova, ma Gianni De Gennaro e Gianni Letta sembrano comunque gli uomini giusti a consentire l’accesso alle carte di Moro.

Non deluderanno!

MIO ARTICOLO RIPRESO SU DAGOSPIA

Friday, 23 May 2008
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BUSTE PAGA – QUANTO CI COSTANO LE CONSULENZE DELLE GIUNTE E DEI PRESIDENTI REGIONE – FORMIGONI IL PIÙ GENEROSO (194MILA EURO A DE MAIO E RONZA) – E LA TOSCANA NON RINUNCIA AL CRIMINOLOGO…

Gabriele Mastellarini per “Il Mondo”

Il sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia guadagna più di un sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Adriano De Maio e Roberto Ronza, i due più stretti collaboratori di Roberto Formigoni, portano casa 194.500 euro annui ciascuno, dal primo gennaio 2008 al 30 giugno 2010, ben oltre i 110 mila dei vari sottosegretari di Silvio Berlusconi. Il professor De Maio, già Rettore della Luiss “Guido Carli”, e il dottor Ronza, sono inquadrati come esperti della Regione, nominati con delibera del 21 dicembre 2007.

Sono solo due dei collaboratori ad personam a servizio delle varie Regioni. “Il Mondo” si è mosso alla ricerca di incarichi e cococo e, in meno di una settimana, ha stampato oltre duecento pagine stampate, fitte di nomi (più o meno noti), importi e incarichi.

LOMBARDIA.
Oltre a già citati De Maio e Ronza, Formigoni si avvale anche di Claudio Morpurgo, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che incassa 33.570 euro in qualità di esperto per lo sviluppo e la gestione delle relazioni con gli Stati dell’Unione Europea. Al soldo del Pirellone c’è anche il professore e avvocato Antonio Baldassarre, ex presidente della Rai, a 50.000 euro (dal primo gennaio al 31 dicembre 2007) come componente del collegio degli esperti incaricati dal Presidente del Consiglio Regionale Ettore Adalberto Albertoni per la redazione del nuovo statuto regionale che ha prodotto altri otto incarichi per un totale di 349 mila euro.

PIEMONTE E VALLE D’AOSTA.
Il Gabinetto di Mercedes Bresso, ha contrattualizzato quattro collaboratori esterni per un totale di 173.800 euro, come da determina dirigenziale del 4 febbraio 2008, mentre il 6 marzo sono stati stanziati 249.000 euro per pagare nove collaboratori dell’ufficio stampa in carica fino a marzo 2009. Va detto che la Regione è in esercizio provvisorio. Altri 99.000 euro li prendono 7 consulenti incaricati, più i 30 mila euro pagati ad un esperto tecnico-faunistico.

Super collaboratori sono il dottor Lorenzo Muller, che percepisce 105 mila euro per l’anno 2008 (cura i rapporti con la Conferenza delle Regioni) e l’avvocato Carlo Merani con un incarico a termine da 137.700 euro per esaminare la contrattualistica necessaria alla realizzazione del nuovo palazzo degli uffici regionali. Il Consiglio Regionale retribuisce 127 tra consulenti e collaboratori, pagando 3 milioni e 220 mila euro per l’intera legislatura. Anche la Giunta della Valle d’Aosta presenta oltre 100 esterni ai quali versa dai 5.000 fino ai 91.000 per il centro di Ricerche e studi Cles, mentre il Consiglio Regionale valdostano ha versato 35.750 al professor Roberto Bin di Bologna (che ritroveremo in Friuli) e altri 45.000 ciascuno agli avvocati Marisa Bertuletti e Orazio Giuffrida, per due consulenze.

LIGURIA
Roberto Weber, presidente dell’istituto di ricerca Swg con sedi a Trieste, Milano e Bologna, ha sottoscritto nel novembre 2005 un contratto di collaborazione con Claudio Burlando, Governatore della Liguria. In soli due mesi, dal primo novembre al 31 dicembre 2005, Weber ha guadagnato 136 mila euro dalla Regione «per progettare e organizzare le procedure della comunicazione ed i suoi aspetti strategici». Sommano altri 34 mila dal primo gennaio 2006 al 30 aprile 2007 e, con nota del 22 dicembre 2006, Burlando ha confermato Weber fino al termine della legislatura, autorizzando il pagamento di ulteriori 81.600 euro «da liquidare a consuntivo nei mesi di dicembre 2007 e dicembre 2008, salvo giudizio negativo». In tutto, il presidente di Swg prenderà dalla Regione ben 251.600 euro.

In Liguria (si veda www.regione.liguria.it , cliccando «Lavorare in Regione» e poi «Incarichi professionali»), guadagnano ottimamente anche altri collaboratori, tutti con incarichi fino a fine legislatura. Nella segreteria politica di Claudio Burlano ci sono cinque persone (una è di stanza a Roma) con compensi dai 16.440 ai 59.040 euro annui più spese trasferta Anche il presidente del Consiglio regionale, Giacomo Ronzitti, si avvale di un segretario a 5.250 euro mensili e hanno il loro entourage di collaboratori anche assessori e vicepresidente di Giunta.

FRIULI E TRENTINO
In passato si erano accese delle contestazioni sull’incarico di Riccardo Breveglieri alle dipendenze della Regione Friuli Venezia Giulia. Alcuni consiglieri avevano interrogato la Giunta per capire cosa facesse in concreto il dirigente della Uisp, Unione italiana sport popolari, consulente in materia di sport e politiche giovanili a 66 mila euro annui per «fornire conoscenze specialistiche sulle problematiche del settore». Anche il Friuli, come la Lombardia, ha speso parecchio per remunerare gli esperti giuridici per l’elaborazione della nuova legge statutaria.

I professori Paolo Armaroli, Roberto Bin, Beniamino Carovita, Stefano Ceccanti, Leopoldo Coen e Carlo Fusaro hanno percepito 250 mila euro. Gli incarichi friulani aumentano di giorno in giorno (si veda www.regione.fvg.it ) e l’ultimo stampato è quello di una consulente informatica al costo 64 mila euro. La Regione Autonoma del Trentino Alto Adige ha stanziato 160 mila euro per sette emittenti radiofoniche alle quali commissiona appositi programmi.

VENETO
Più virtuosa la Giunta Galan. Ha affidato tre mini-incarichi e lo stesso Consiglio si è contenuto, anche se attribuisce due incarichi di consulenza, rispettivamente da 25.920 e da 21.840, alla stessa persona, un 48 enne che dall’8 febbraio 2007 al 7 febbraio 2008 deve occuparsi del servizio biblioteca, ma dal 12 novembre 2007 al 31 dicembre 2008 è chiamato anche nel settore economico e del lavoro.
TOSCANA ED EMILIA-ROMAGNA
Claudio Martini, Governatore della Toscana, non vuol farsi mancare proprio nulla. E poi, perché rinunciare al criminologo? Così ha incaricato a 28.800 euro il professor Francesco Carrer, con contratto dal primo maggio 2007 al 30 aprile prossimo. Va meglio all’ex consigliere regionale del Psi, Paolo Giannarelli, consulente a 80.538 euro annui, mentre il presidente dell’Arcigay Toscana, Alessio De Giorgi, offre la propria collaborazione a 51.561 euro per il 2008. Altro consulente è Fabio Lenzi, direttore della scuola nazionale Acli, che percepisce 77.208 euro per tutto il 2008 come da delibera del 18 dicembre 2007.

Nel 2008 tra Giunta e Consiglio Regionale sono in corso 45 incarichi con una spesa complessiva di un milione e mezzo, compresi i 96 mila euro in tre anni a Mauro Soli, esperto di politiche sociali, che prende altri 38.720 dalla Regione Umbria, per sviluppare un progetto della durata di 10 mesi. La Giunta dell’Emilia Romagna versa 45.190 euro alla società di studi economici Nomisma, presieduta da Gualtiero Tamburini, per una consulenza sul progetto europeo “Interreg 3”, mentre il Consiglio regionale emiliano ha deliberato 13 collaborazioni in tre mesi per quasi mezzo milione di euro.

UMBRIA E LAZIO
Oltre al dottor Soli, la Presidente della Giunta regionale umbra, Maria Rita Lorenzetti, ha affidato nel 2008 altri 10 maxi-incarichi per un totale di 452 mila euro, ai quali aggiungere 50 mila euro per tre consulenze richieste dal Consiglio Regionale. Piero Marrazzo spende 1,2 milioni per 21 collaboratori tra cui spicca Pierluigi Severi, ex prosindaco di Roma, vicino a Franco Frattini nel corso della precedente nomina a Ministro degli Esteri. Severi ha un incarico fino al termine della legislatura di Marrazzo con compenso annuo lordo di 68 mila euro quale componente del collegio degli esperti con «funzione di indirizzo politico e programmatorio della Giunta».

ABRUZZO, MOLISE E MARCHE
In Abruzzo le varie direzioni regionali, hanno in carico 125 tra co.co.co. e consulenti vari per una spesa globale di quasi 3 milioni di euro. Autentico record in Molise dove la Regione paga più di 300 consulenti e collaboratori per un totale che sfiora i 4 milioni di euro l’anno. Il solo Governatore Michele Iorio, già richiamato dalla Corte dei Conti, si avvale di due consiglieri a 75.000 euro ciascuno, un giurista da 27.000 euro un altro collaboratore da 50.000 euro delegato. Il più pagato è però Gaspare Tocci con 82.633 euro annui lordi per coordinamento, organizzazione, del Nucleo di Valutazione degli Investimenti Pubblici.

Il Presidente della Regione Marche, Gianmario Spacca ha scelto al suo fianco il sondaggista Carlo Buttaroni, sociologo e politologo, direttore dell’istituto di ricerca Gpf e Presidente della Tecne, società di studi e ricerche nel campo socioeconomico, cui la stessa Regione ha commissionato una campagna pubblicitaria. A Buttaroni vanno 60.637 euro per il 2008, poco meno rispetto ad Angelo Sciapichetti (58.070), già segretario regionale della Margherita, lo stesso (ex) partito di Spacca. Gloria Lucarini, la prima donna ingegnere dell’Università di Ancona, prende 82.485 euro annui come capo di Gabinetto del Presidente Spacca, con contratto in scadenza il prossimo 31 luglio.

PUGLIA E BASILICATA
Il Governatore pugliese Nichi Vendola ha voluto come consiglieri il professore di economia Michele Capriati (66.000 euro), l’avvocato Luca Clarizio (66.000), Francesco D’Ippolito come consulente alla cultura (60.000) e Michele Germano delegato all’Ufficio di Bruxelles (83.520), mentre in Basilicata sono retribuiti oltre cento tra consulenti e collaboratori di Giunta e Consiglio per quasi un milione e mezzo.

CAMPANIA, CALABRIA E SICILA.
L’avvocato Severino Nappi è consulente del Consiglio Regionale della Campania a 35.000 euro. Il Consiglio è presieduto da Sandra Lonardo Mastella che ha come avvocato personale proprio il professor Nappi. Tra gli incaricati della signora Mastella c’è anche il professor Pietro Perlingieri, voluto dal marito, l’ex Ministro Clemente Mastella, alla guida della Scuola Superiore della Magistratura di Benevento. Dalla Regione Campania, Perlingieri incassa 36.000 euro.

Lista sterminata di collaboratori in Calabria, dove il Consiglio regionale retribuisce più di cento persone tra autisti, esperti, tecnici, con compensi mensili dai 1.500 ai 3.700 euro, tutti scadenti a fine consiliatura. Anche la Giunta presieduta da Agazio Loiero supera abbondantemente quota cento esterni, pagando fino a 76.750 euro annui. La Regione Sicilia dichiara una quindicina di incarichi per oltre 350 mila euro complessivi, mentre la Sardegna non ha reso nota la lista dei collaboratori.

Dagospia 23 Maggio 2008

Inchiesta: Quanti soldi ai consiglieri del principe

Friday, 23 May 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SPRECHI E SPRECONI

Vi riporto la mia inchiesta di quattro pagine sul “Mondo” di questa settimana, pp. 100 e seguenti sui soldi elargiti ai vari consulenti ed esperti delle Regioni italiane.

I file sono in formato pdf, divisi per singola pagina.

Buona lettura.

g. mast.

pagina 100

pagina 101

pagina 102

ultima p.105

 

Gli espertoni di Formigoni e gli avvocati di Lady Mastella (tanto paga la Regione)

Friday, 23 May 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Newsletter www.dituttounblog.com del 23-25 maggio

Vi consiglio la mia inchiesta sul “Mondo” di oggi (chi vuole può scaricare le pagine direttamente dal blog) sui compensi erogati a consulenti e collaboratori delle varie regioni italiane. In Lombardia i due “sottosegretari” di Formigoni guadagnano più di un sottosegretario di Governo.

In Campania Sandra Lonardo Mastella (presidente del Consiglio reg) ha incaricato il suo avvocato Severino Nappi come esperto del Consiglio regionale a 35.000 euro. E poi l’esperto alla programmazione del Lazio, il sapientone di sport friulano, il consigliere strategico di Burlando e tanti altri ancora.

Segnalo su “L’espresso”, p. 24 (vedi sotto), “Imposte sacrosante” mio pezzullo interessante sulla pattuglia radicale in Parlamento (l’unica cosa buona che c’è a sinistra oggi, almeno secondo me) che chiede alla Santa Sede di pagare le tasse.

Non segnalo su “Libero Mercato” la notizia sui compensi annui percepiti del direttore Agenzia delle Entrate, Massimo Romano, sulla quale avevo già scritto io mesi fa.

Credo possa bastare….almeno per oggi. Buona lettura

Ho scelto il giornalismo come la migliore professione che potessi fare, la più adatta al mio modo di essere” (Eugenio Scalfari, L’Uomo che non credeva in Dio, Einaudi, 2008)

 RADICALI – IMPOSTE SACROSANTE…
Comincia a farsi sentire la pattuglia radicale alla Camera. Gli onorevoli Maurizio Turco, Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci ed Elisabetta Zamparutti, hanno già presentato una cinquantina di interrogazioni al governo, chiedendo di far piena luce sui rapporti tra lo Stato italiano e il Vaticano. I radicali vogliono conoscere retribuzioni, pensioni e indennità corrisposte ai dipendenti della Santa Sede che, per tali importi, dovrebbero pagare l’Irpef per il periodo 2003-2005. Vorrebbero anche un’indagine sulla compatibilità tra i privilegi del clero e le leggi italiane e con i trattati dell’Ue e dell’Onu. E alla Procura di Milano chiedono di sapere se è stata effettuata una rogatoria internazionale al Vaticano per conoscere i destinatari dei fondi neri concessi dal banchiere Giampiero Fiorani ad alcuni alti prelati. (G.Mas.)

Emendamento salva Rete 4 e caso Europa 7: tutta la verità

Thursday, 22 May 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SENTENZE

Da stamattina si rincorrono notizie sull’emendamento cosiddetto “salva tv” proposto dal Governo alla Camera dei Deputati relativo alla questione televisiva.

Dalle mille dichiarazioni di maggioranza e opposizione non ho capito nulla e allora, da umilissimo cronista di provincia, ho recuperato l’emendamento (che riporto sotto) ed ecco la verità:

1 – Dico subito che tale emendamento non c’entra assolutamente nulla con la disputa tra Europa 7 e lo Stato italiano, come detto erronamente dall’ex Ministro e avvocato, Antonio Di Pietro ad “Anno Zero”. Come si ricorderà “Europa 7” aveva vinto una gara pubblica a scapito di Retequattro, ma non ha mai avuto le frequenze per trasmettere. Così la società ha fatto ricorso al Tar Lazio (perso) e poi è andata in appello al Consiglio di Stato che ha chiesto un intervento alla Corte di Giustizia Ue la quale ha espresso una sentenza favorevole a Europa 7. Questa sentenza (che vale solo tra le parti in causa, cioè lo Stato ed Europa 7 – in gergo si parla di pronuncia inter partes) è stata rimessa al Consiglio di Stato che dovrà pronunciarsi con una propria sentenza definitiva, a favore o contro Europa 7. In sostanza, la decisione della Corte Ue vale solo come indirizzo MA NON HA DECISO NULLA IN CONCRETO IN FAVORE DI EUROPA 7.

2 – L’emendamento proposto dal Governo, invece, ha come obiettivo “ufficiale” quello di evitare una procedura di infrazione aperta dall’Ue relativa alla tutela del pluralismo e alle trasmissioni su frequenze digitali terrestri.

3 – L’emendamento consente “a tutti i soggetti che ne hanno titolo”, di operare sulle frequenze terrestri fino al 31 dicembre 2012, termine provvisorio previsto per la conversione totale al digitale.

4 – Ma Retequattro ha pieno titolo di stare sull’etere? Stando alle leggi, a me sembrerebbe di no.  Infatti le reti Mediaset hanno operato per anni sulla base di una normativa provvisoria (si veda il mio libro, Assalto Alla Stampa), fin quando non è arrivata una gara che ha assegnato le concessioni. Ma solo Canale 5 e Italia 1 hanno vinto la gara, mentre Retequattro l’ha persa e trasmette grazie a una serie di proroghe stabilite per legge. Discorso analogo varrebbe per Rai 3 che, da quanto mi risulta, dovrebbe trasmettere SENZA PUBBLICITA’.

5 – Se c’è stata una “furbata” berlusconiana è certamente più sottile rispetto a quanto detto dai vari Di Pietro, Veltroni etc. In sostanza viene sancita l’ennesima sanatoria per Retequattro (e Rai 3). Che senso aveva riconfermare la possibilità di trasmettere a “soggetti che ne hanno già titolo”? Ciò significa, in realtà, che tali soggetti (leggi Retequattro e, per certi versi, Rai 3) hanno un titolo “precario” (provvisorio) che con questo emendamento viene reso stabile, definitivo, almeno fino al 2012.

Spero di essere stato chiaro e vi lascio con il testo dell’emendamento che nessun osservatore sembra aver letto o capito. Io c’ho provato, ma attendo vostri commenti e pareri in merito.

      Art. 8-bis. – 1. L’articolo 15, comma 1, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, è sostituito dal seguente:

          «1. Fatti salvi i criteri e le procedure specifici per la concessione dei diritti di uso delle radiofrequenze per la diffusione sonora e televisiva, previsti dal Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, in considerazione degli obiettivi di tutela del pluralismo e degli altri obiettivi di interesse generale, la disciplina per l’attività di operatore di rete su frequenze terrestri in tecnica digitale si conforma ai principi della direttiva 2002/77/CE della Commissione del 16 settembre 2002 e della direttiva 2002/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 marzo 2002. Tale attività è soggetta al regime dell’autorizzazione generale, ai sensi dell’articolo 25 del Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259».
 2. Le licenze individuali già rilasciate ai sensi della deliberazione dell’AGCOM n. 435/01/CONS, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono modificate, su iniziativa del Ministero dello sviluppo economico, allineandole alle disposizioni del presente articolo. È abrogato l’articolo 25, comma 12, della legge 3 maggio 2004, n. 112
3. Fermo restando quanto stabilito dalla vigente normativa in materia di radiodiffusione televisiva, il trasferimento di frequenze tra due soggetti titolari di autorizzazione generale avviene nel rispetto dell’articolo 14 del Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni. La prosecuzione nell’esercizio degli impianti di trasmissione è consentita a tutti i soggetti che ne hanno titolo, anche ai sensi dell’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, fino alla scadenza del termine previsto dalla legge per la conversione definitiva delle trasmissioni televisive in tecnica digitale, nel rispetto del programma per il passaggio definitivo alla trasmissione televisiva digitale di cui al comma 5 e dell’attuazione del Piano nazionale di assegnazione delle frequenze.
4. Nel corso della progressiva attuazione del piano di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale terrestre, nel rispetto del relativo programma di attuazione di cui all’articolo 42, comma 11, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, i diritti di uso delle frequenze per l’esercizio delle reti televisive digitali saranno assegnati, in base alle procedure definite dall’Autorità nella delibera n. 603/07/CONS e sue successive modificazioni e integrazioni, nel rispetto dei principi stabiliti dal diritto comunitario, basate su criteri obiettivi, proporzionati, trasparenti e non discriminatori.
5. Al fine di rispettare la previsione dell’articolo 2-bis, comma 5, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, e successive modificazioni, e di dare attuazione al piano di assegnazione delle frequenze, con decreto del Ministro dello sviluppo economico non avente natura regolamentare, d’intesa con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, è definito, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, un programma per il passaggio definitivo alla trasmissione televisiva digitale terrestre con l’indicazione delle aree territoriali interessate e delle rispettive scadenze.

Facci attacca Grillo, ma viola la privacy. Pizzetti dov'è?

Wednesday, 21 May 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SENTENZE

Riportiamo l’intervento dell’avvocato Antonello Tomanelli sull’inchiesta pubblicata dal “Giornale” a firma di Filippo Facci su Beppe Grillo. In particolare, in un punto, c’è la violazione alle norme sulla privacy. Ma il Garante che fa? Dorme?

di Antonello Tomanelli, avvocato (le XX sono le nostre, mentre nell’articolo si riportavano nomi e cognomi, gmast.)

Di diffusione illecita di dati sensibili, invece, bisogna parlare per l’infelice precisazione di Facci sul matrimonio del comico genovese, celebrato alla fine degli anni ’70 con XXXX, che ha generato “XXXXXXXX, e XXXX natX purtroppo con dei problemi motori”. L’unica scusante che potrebbe addurre Facci è che quel dato sensibile (in quanto rivelatore di uno stato di salute) riguarda “circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico”: eventualità che consentirebbe al giornalista di diffondere legittimamente il dato sensibile a prescindere dal consenso dell’interessato, come precisa l’art. 137, comma 3°, D.Lgs. n. 196/2003 (Codice della Privacy).

Ma non pare proprio che nel caso ciò si sia mai verificato. E qui la violazione della privacy non è soltanto eclatante, ma anche odiosa. Colpisce un soggetto completamente estraneo a quella che sembra una guerra personale di Facci nei riguardi di Grillo, portata in concomitanza del V2 Day. Anche sotto questo ultimo aspetto, per il livore che trasuda il lungo articolo di Facci è estremamente arduo riscontrarvi un qualche reale interesse pubblico. Un articolo scritto allo scopo di portare una gratuita aggressione alla sfera morale del comico genovese.

 

 

 

 

 

Taormina, l'avvocato della causa persa

Wednesday, 21 May 2008
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«Secondo me va a finire bene, ci sono le condizioni per l’annullamento della sentenza per due motivi: uno è di diritto e cioè il fatto che a un certo punto del processo d’appello ci fu la sostituzione di un giudice popolare in maniera illegale. (…) Il secondo motivo invece è di sostanza, cioè la ricostruzione dei fatti per come è stata effettuata». Così parlò il prof. avv. on. sottosegr. Carlo Taormina, poche ore prima che la Suprema Corte di Cassazione depositasse la sentenza definitiva sul caso di Annamaria Franzoni.

E la Cassazione smentisce completamente le assurde previsioni di Taormina e conferma la condanna a 16 anni.

Ma non parleremo del caso-Cogne, sul quale rimandiamo alle prossime puntate di “Porta a Porta”. Puntiamo, invece, l’attenzione sull’insigne prof. avv. on. che si autodefinisce: «fra i migliori professori di procedura penale».
Non siamo a conoscenza della sua carriera accademica, di certo come legale non gli va sempre bene. Già difensore della Franzoni, poi ricusato, attaccò la sua ex cliente «per la non gratitudine» e oltre alla Franzoni (condannata), tra i suoi assisti figurano Craxi (già super-latitante), Priebke (unico condannato per le stragi naziste), Andreotti (che per essere assolto si è rivolto allo studio del prof. Coppi), i bambini di Rignano Flaminio (ma le violenze delle maestre non c’erano!) e numerosi mafiosi.

Gli ha chiesto Claudio Sabelli Fioretti: aveva rapporti con i servizi segreti? «E’ diverso: ho sempre avuto informazioni dei servizi segreti». E come fa? «Arrivano. E io le manovro, le utilizzo, me ne servo». Peccato che non l’aiutino a indovinare gli esiti delle cause.

Caso Mastella-Saladino: la sentenza del Tribunale di Catanzaro

Tuesday, 20 May 2008
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Pubblichiamo la decisione del Tribunale di Catanzaro che ha archiviato il processo a carico di Clemente Mastella, l’ex Ministro di Grazia e Giustizia finito ora nel dimenticatoio collettivo. Ma il Giudice nell’ordinanza conferma lo stretto legame tra Antonio Saladino, l’imputato principale dell’inchiesta “Why Not?” e l’ex Senatore Clemente Mastella.
Siamo alle solite: è sufficiente un legame a “condannare”?  I politici devono avere una condotta specchiata? Risposte ardue, che lascio a voi.
Stralci della sentenza: “(…) Può inferirsi l’esistenza di rapporti confidenziali tra in Sen. MASTELLA e SALADINO nonché l’attitudine di quest’ultimo a creare e mantenere “buoni rapporti con tutti” e ciò anche nell’ambito del mondo politico istituzionale ed indipendentemente dal partito o dalla coalizione di appartenenza del referente. (…)
Non si ravvisano elementi idonei a connotare di illiceità la posizione del Sen. MASTELLA in quei rapporti confidenziali.

Alla stessa conclusione deve giungersi in ordine alle conversazioni captate sull’utenza del SALADINO che ha come interlocutori tale Enza (v. richiesta di arch., p. 2 e segg.) ed un soggetto denominato Clemente. (…) 

I dialoghi confermano soltanto l’esistenza dei rapporti confidenziali tra SALADINO ed il Sen. MASTELLA nonché il comune interesse per argomenti di natura politica.
 

 

 

 

TRIBUNALE ORDINARIO DI CATANZARO

Sezione del Giudice per le Indagini Preliminari

Il Giudice Tiziana Macrì,

sulla richiesta di archiviazione del procedimento di cui in epigrafe a carico del Senatore Clemente MASTELLA per infondatezza della notizia di reato formulata in data 4 marzo 2008 dalla Procura Generale della Repubblica (sede);

esaminati gli atti;

premesso che per l’analitica ed esaustiva esposizione degi elementi rilevanti in ordine alla posizione del Sen. MASTELLA si richiama la richiesta di archiviazione le cui argomentazioni e valutazioni, integralmente condivise da questo Giudice, devono considerarsi qui riportate.

Osserva:

Occorre accertare: 1) se sussista una notizia di reato; 2) se la stessa sia riconducibile al Senatore MASTELLA; 3) quale sia la portata degli elementi acquisiti e se essi, in una interpretazione dinamico-evolutiva della nozione di infondatezza, presentino o meno capacità di espansione nel divenire procedimentale.

In data 14 ottobre 2007 il P.M. disponeva l’iscrizione del nominativo di Clemente MASTELLA nel Registro degli indagati in ordine ai reati p. e p. dagli artt. 110, 323, 640 cpv, c.p e 71 195/1974 e succ. mod., commessi in Calabria, Roma ed altre parti del territorio nazionale con condotta in atto.

L’iscrizione seguiva di qualche giorno l’audizione, avvenuta in data 11 ottobre 2007, di Giuseppe TURSI PRATO, detenuto per altro, che, escusso in data 10 luglio 2007 da un P.M. D.D.A., dichiarava, di essere a conoscenza di fatti di pubblica amminastrazione e di essere disponibile a riferire quanto a sua conoscenza al P.M. allora titolare del presente procedimento.

In data 11 ottobre 2007 TURSI PRATO veniva sentito in qualità di persona informata sui fatti (v. verb. Int., p. 3).

La consequenzialità temporale tra audizione ed iscrizione induce a ritenere che la notizia di reato debba ricercarsi nelle dichiarazioni indicate valutate nel contesto delle ulteriori acquisizioni.

Si evidenzia, invero, che l’obbligo di iscrizione nasce solo ove a carico di una persona emerga l’esistenza di specifici elementi indizianti e non di meri sospetti.

Il sintagma specifici elementi indizianti esprime l’esigenza deIl’acquisizione degli elementi conoscitivi necessari a delineare una notizia di reato nei confronti di una persona in termini di ragionevole determinatezza.

Nel caso di specie, TURSI PRATO, nell’esame dell’11 ottobre 2007, riferisce una espressione del SALADINO (v. rascr., p. 45) rilevante in ordine alla posizione di MASTELLA. L’analisi complessiva. delle dichiarazioni rese evidenzia, però, come risultino del tutto prive di specificazione ed indimostrate le condizioni minime necessarie ad attribuire alla locuzione di cui trattasi valore indiziante ed indicate ai punti da a) a e) e relative considerazioni della richiesta di archiviazione, p. 13 che si richiama. Alla stessa, pertanto, non può attribuirsi valenza accusatoria a carico del soggetto chiamato.

Tale valutazione è confermata all’esito dell’esame del contenuti delle dichiarazioni rese da TURSI PRATO innanzi al P.M. di Roma in data 31 ottobre 2007 de tenore che segue: «Non sono a conoscenza di fatti illeciti specifici che coinvolgano l’On. MASTELLA. Posso confermare come già detto nel verbale dell’11 ottobre c.a., che Antonio SALADINO e l’On. MASTELLA sono amici da molti anni e che questo fatto rafforza la posizione, solo ed esclusivamente sul piano politico, di SALADINO rispetto ai componenti locali dell’UDEUR» (v. verb. sint.).

Il dato non si presenta idoneo a costituire specifico elemento indiziante a carico del Sen. MASTELLA anche ai fini della mera iscrizione.

Non soccorrono rispetto all’iniziale ipotesi di accusa le acquisizioni pregresse né le successive.

Dalle dichiarazioni rese da MERANTE Caterina, LA CHIMIA Giuseppe, FRANZE’ Giancarlo e altri (v. rich. Arch.) può inferirsi l’esistenza di rapporti confidenziali tra in Sen. MASTELLA e SALADINO nonché l’attitudine di quest’ultimo a creare e mantenere “buoni rapporti con tutti” e ciò anche nell’ambito del mondo politico istituzionale ed indipendentemente dal partito o dalla coalizione di appartenenza del referente.

Non si ravvisano elementi idonei a connotare di illiceità la posizione del Sen. MASTELLA in quei rapporti confidenziali.

Alla stessa conclusione deve giungersi in ordine alle conversazioni captate sull’utenza del SALADINO che ha come interlocutori tale Enza (v. richiesta di arch., p. 2 e segg.) ed un soggetto denominato Clemente (v. rich. Arch., p. 4 e segg., conversazioni captate nel proc. N. 122/2006 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme). I dialoghi confermano soltanto l’esistenza dei rapporti confidenziali tra SALADINO ed il Sen. MASTELLA nonché il comune interesse per argomenti di natura politica.

Quanto ai contenuti dellla consulenza GENCHI, si richiama quanto esposto nella richiesta di archiviazione alle pagine 7 e seguenti. Il tabulato relativo all’utenza in uso al Sen. MASTELLA, acquisito senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza, è inutilizzabile.

Nel merito, comunque, esso conferma soltanto la frequentazione telefonica tra SALADINO ed il Senatore già per altre vie emersa, ma inespressiva “di condotte deI MASTELLA ipotizzabili come reati”.

L’analisi dei risultati investigativi acquisiti rende del tutto superfluo l’ulteriore prosieguo.

Consegue ai rilievi indicati l’accoglimento della richiesta di archiviazione nei confronti del Sen. MASTELLA per infondatezza della notizia di reato.

P.Q.M.

Letti ed applicati gli artt. 408 e segg. c.p.p.,

in accoglimento della richiesta formulata dalla Procura Generale,

• Dispone l’archiviazione del procedimento nei confronti el Sen. Clemente MASTELLA perché la notizia di reato è infondata.

• Ordina la restituzione degli atti alla Procura Generale della Repubblica (sede).

• Manda la Cancelleria per quanto di competenza.

Catanzaro, 1 aprile 2008

Il Giudice per le indagini Preliminari

Tiziana Macrì

Carte Moro, respinto il ricorso ma si va avanti al Tar

Tuesday, 20 May 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, DOSSIER CASO MORO

La Commissione d’accesso agli atti di Palazzo Chigi ha comunicato di aver respinto il mio ricorso avverso la determinazione del Presidente del Consiglio dei Ministri avente ad oggetto la consultazione ed estrazione di copia della documentazione relativa al sequestro e all’uccisione dell’on.le Aldo Moro, in particolare i 100 faldoni dei quali ha parlato l’ex Ministro degli Interni on. Napolitano in una lettera al Presidente della Commissione Parlamentare Stragi, dott. Pellegrino.

La Commissione di Palazzo Chigi, presieduta dal vice Avvocato Generale dello Stato Ignazio Caramazza, pur ritenendo ammissibile l’impugnativa, ha disatteso il ricorso con un verdetto di merito di tre pagine che sarà reso noto nei prossimi giorni e sul quale si preannuncia un ulteriore ricorso al Tar del Lazio.

Lo stesso Tar del Lazio, prima sezione, dovrà pronunciarsi il prossimo 18 giugno sul mio primo ricorso. A tal proposito, ieri si è costituita in qualità di resistente la Presidenza del Consiglio, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato.

Ricorsi a parte, resta ancora una domanda: perché impedire la consultazione di tali atti pubblici? Perché continuare a difendere il segreto di Stato?

Un doveroso ringraziamento al personale e ai funzionari della Presidenza del Consiglio per l’estrema gentilezza e disponibilità mostrata nel corso di queste settimane.

Dagospia.com parla di un mio articolo sul Governatore Draghi

Monday, 19 May 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

 da www.dagospia.com – “ESPRESSO” AL CIANURO PER MARIO DRAGHI…
È molto probabile che quando all’alba il Governatore ha letto le 9 righe pubblicate a pag.15 dal settimanale di Carlo De Benedetti, abbia fatto un salto sulla sedia perché nel testo c’è una dose di cianuro che lo costringerà a una precisazione. Nell’articoletto si legge testualmente che nel 2005 il Governatore “ha pagato 24 euro di tasse su un imponibile di 162, derivante da rendite da fabbricati”.

Basta questo incipit per alzare le sopracciglia e chiedersi come sia possibile denunciare 24 euro di tasse per fabbricati che probabilmente sono simili ai cartoni dei nomadi della periferia romana. 

 

 

Ma non basta perché l’”Espresso” dopo aver accennato alla possibilità che Draghi abbia presentato la sua dichiarazione in un altro stato poiché all’epoca era vicepresidente di Goldman Sachs, aggiunge un’altra dose di arsenico da ammazzare un elefante riportando l’avvertenza della Cassazione tributaria in cui si legge testualmente: “La doppia residenza e il deposito di risparmi all’estero non sono sufficienti a escludere l’obbligo di pagare le tasse in Italia, qualora l’Italia sia rimasto il luogo ove esistono i legami familiari del contribuente”. Urge precisazione ufficiale.

 

 P. S. Quell’articolo su Draghi è mio (sigla. G. Mas.)!