CRIC E CROC: DI PIETRO E TRAVAGLIO

Friday, 15 August 2008
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di Marcello Veneziani per “Libero”

Cosa resta della sinistra italiana? La destra giudiziaria, più contorno di famigliole cristiane. Le gambe su cui cammina l’opposizione in Italia si chiamano Marco Travaglio e Tonino Di Pietro e provengono da un filone intransigente e giustizialista della destra.

Travaglio nasce dal Giornale di Montanelli e dal Borghese di Vimercati, vicino in origine a magistrati giustizialisti ma destrorsi che scrivevano essi stessi sul Borghese e decisamente improntato a quel rigorismo che un tempo fu tìpico della destra conservatrice e reazionaria, per giunta piemontese, che credeva nello Stato, nell’Ordine e nella Giustizia penale prima che in quella sociale.

Tonino nasce dall’humus del giustizialismo popolare meridionale, quello che fornisce carabinieri e poliziotti allo Stato, guardie giurate e sceriffi; quella destra contadina col forcone che chiede maniere spicce e bruschi scapaccioni ai corrotti e agli smidollati. Ne conoscevo tanti di tonini al sud, iscritti alla fiamma o in divisa, magari tifosi del principe Borghese e sognatori di un bel golpe per raddrizzare la schiena agli italiani. Il sogno è Legge e Ordine, orgasmo tradizionale della destra antica.

Lasciate stare per un momento la valutazione che ne date, l’intransigenza a senso unico, la faziosità e l’antiberlusconismo viscerale, l’accanimento giudiziario solo con una parte. Travaglio è l’autore che più spopola a sinistra con i suoi libri ma anche nei siti internet e Di Pietro è, come dire, il maschio di casa, perché a Veltroni è riconosciuto al più un ruolo femminile o peggio di geisha, ma noa quello virile di castigatore del nemico. In entrambi rivive il mito di Zorro e della Pulizia Generale, ma se dovessi collocarli politicamente, ideologicamente e psicologicamente, direi che entrambi rappresentano un filone cospicuo della destra autoritaria, quella dei generali in pensione e dei brigadieri in servizio che si avvicinarono alla destra nazionale, più le bigotte di Famiglia cristiana.

Lo dico senza ironia.

IN GINOCCHIO DA TE
Travaglio, prima delle ultime elezioni politiche, ha pubblicamente espresso la sua preferenza per Di Pietro. «A convincermi a votare per l’Idv», ha scritto, «sono le liste che ha presentato Di Pietro, che ospitano diverse persone di valore, alcune delle quali sono amici miei, di MicroMega, dei girotondi e di chi ha combattuto in questi anni le battaglie per la legalità e fa libertà d’informazione».

Parlano di noi: "Nel blog di Mastellarini post da ignoranti e sarcasmo Travaglio style. Ho le lacrime agli occhi"

Friday, 15 August 2008
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da http://imitidicthulhu.blogspot.com/2008/08/i-grillini-ackerini.html

Decisamente, di post scritti da ignoranti, soprattutto nell’ambito del bigul-network Grillo, Travaglio, Guzzanti Sabina & C., se ne trovano ad ogni click di mouse, ma questo li batte tutti:
http://dituttounblog.com/

Il poverino, vecchio programmatore, sfodera un’incompetenza totale, e si mette anche a fare del sarcasmo Travaglio style sugli argomenti di Guzzanti Senior, mentre è lui a non aver capito niente.
Attenzione anche al titolo di una sua rubrica nel blog, che, sfoderando padronanza della tecnologia e del gergo, chiama nientepopodimeno che TECH4YOU.
Basta, ho le lacrime agli occhi. =))

Volano stracci tra Renato Farina e Famiglia Cristiana

Friday, 15 August 2008
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Lettera di Don Giusto Truglia (condirettore Famiglia Cristiana) a “Libero”.

Gentile Direttore,
a nome del direttore, momentaneamente fuori sede, faccio presente che nell’articolo di Renato Farina sul conto del direttore di Famiglia Cristiana, del 13 agosto 2008, ci sono gravi imprecisioni delle quali la prego di informare i suoi lettori.
Delia non è in provincia di Agrigento, ma di Caltanissetta (bastava controllare su Wikipedia).
Don Sciortino non ha mai fatto venire davanti ai suoi redattori alcuna “antica signora col cappellino”. Non c’è alcuna relazione tra il giudizio morale sulla boxe e una eventuale critica a esponenti del Governo.
La storica tipografìa di Alba non è stata venduta. Famiglia Cristiana ha venduto due milioni di copie solo in alcune iniziative speciali. L’attuale direttore di Famiglia Cristiana non ha due vicedirettori, ma uno solo, nella persona di Fulvio Scaglione.
Don Giusto Truglia è condirettore del settimanale e don Giuseppe Soro è direttore generale della Periodici San Paolo.

Don Sciortino non è mai stato vicedirettore di don Zega e non l’ha rimpiazzato, bensì è stato chiamato direttamente da don Zega a fare il condirettore sin dal 1988. Il cardinale Ratzinger “in persona” non ha mai “commissariato e poi affondato” don Zega. Don Sciortino non ha mai appoggiato Pacs, Dico e chi li promuoveva, ma si è sempre battuto per la famiglia così come intesa dalla Costituzione.
Don Giusto Truglia, condirettore di Famiglia Cristiana

Risponde Renato Farina.

Prendo atto: la maestra di Delia, andata a omaggiare don Sciortino nella sede dei Paolini, non aveva il cappellino. Confesso, ispirandomi alla rubrica di Famiglia cristiana che ha deliziato la mia infanzia: ho immaginato la scena come avrebbe fatto don Zilli negli anni 60. Perdono. Il fatto poi che non venisse dalla provincia di Agrigento ma da quella di Caltanissetta è imperdonabile.

Quanto al resto, bevo come oro colato le sottigliezze gerarchiche che separano in modo tragico le figure professionali del vice e del condirettore. Potrebbe scrivere un poderoso articolo sull’argomento, sarebbe un successone. Sono molto contento inoltre che la ventilata vendita ai tedeschi della tipografia di Alba non sia andata in porto. I Paolini troveranno modo di rimediare al buco da 26 milioni di euro di Famiglia cristiana.

Sui Pacs sto alle carte. Nel momento topico la rivista scelse di privilegiare un’intervista a Rosy Bindi che li propose in forma di Dico, mentre la posizione del Papa fu ridotta ai minimi termini. Sul credo privato di don Sciortino non mi permetto dubbi.
Le altre precisazioni attengono non alla sostanza delle cose, ma al linguaggio di legno delle burocrazie clericali. Infatti tutti sanno che don Zega è stato mandato via dalla direzione, non senza amarezze, dopo un giudizio negativo della Congregazione guidata da Ratzinger. Feltri mi perdonerà se ricordo che, per solidarietà al collega, l’allora direttore del Giornale rinunciò a un risarcimento danni stabilito dal Tribunale di Alba.

La cosa più istruttiva della replica vicaria è il tono. Il mio ritratto di don Sciortino era stato simpatizzante. Ho scritto che Famiglia cristiana vende 800mila copie, invece sta a molto meno della metà. Don Truglia, che con acribia dà a Caltanissetta e ai condirettori quel che gli spetta, levando cappellini e pagliuzze da ogni dove, le copie si guarda dal levarle, la trave la lascia volentieri al suo posto. Troppo zelo, caro Don, anzi caro Con.

Renato Farina

Olimpiadi. Compensi ai medagliati: l'Italia paga più di tutti

Friday, 15 August 2008
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Ecco il dettaglio di quanto ricevono i medagliati dai vari comitati olimpici. L’Italia è in testa, con 140 mila per l’oro, 75 mila per l’argento e 50 mila per il bronzo, ma gli atleti azzurri non vogliono pagarci le tasse (clicca qui).

Gli altri articoli dello “Speciale Olimpiadi” su questo blogiornale

http://dituttounblog.com/esport/olimpiadi-poche-medaglie

http://dituttounblog.com/articoli/olimpiadi-i-telespettatori-se-la-prendono-con-la-rai

http://dituttounblog.com/esport/proposta-di-legge-per-detassaregliolimpionici

http://dituttounblog.com/articoli/inchiesta-coni (L’inchiesta di Gabriele Mastellarini pubblicata su “Il Mondo”)

Veri fannulloni, leccaculi, sfaticati, deputati, senatori. Il decreto Brunetta solo per loro

Thursday, 14 August 2008
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di Rocco Biondi (www.roccobiondi.it)

Il decreto Brunetta è una cazzata. Fannullone non è chi non va a lavorare perché malato. Fannullone è chi va sul posto di lavoro e non fa niente. Questo tipo di fannullone è molto diffuso in tutta la pubblica amministrazione.

A cominciare dalla Camera dei deputati e dal Senato della Rupubblica; e non parlo dei lavoratori dipendenti, ma dei senatori e deputati; qualcuno mi dovrebbe spiegare che lavoro fanno per meritarsi tutti quei soldi che prendono; è vergognoso vedere in televisione che mentre uno parla, ad ascoltarlo vi sono solo due o tre persone, spesso anche leggendo il giornale.

Fannullone è chi timbra il cartellino o il registro di presenza, fa un giro intorno al suo tavolo di lavoro e se ne esce a fare la spesa, a prendersi un caffè al bar (cosa che molte sentenze hanno giudicata legittima), a comprarsi il giornale, ad accompagnare il proprio figlio a scuola, a controllare gli operai che stanno ristrutturando una propria casa o stanno facendo lavori in un proprio fondo agricolo, e magari a farsi una scopatina con un/a collega di un altro ufficio più o meno vicino.

Responsabili di questi furti all’orario di lavoro sono i dirigenti, che chiudono uno o tutte e due gli occhi per non vedere, o peggio ancora non possono proprio vedere perché sono assenti pure loro. Di norma in questi casi, per evitare rischi, si ricorre allo stratagemma di firmare una richiesta di permesso breve, che poi viene strappata al rientro se non è successo niente. La durata dell’assenza può andare dai pochi minuti all’intero orario di servizio. Esiste anche la possibilità che a timbrare il cartellino o a firmare, in entrata ed in uscita, sia un collega compiacente, che a suo tempo verrà ricambiato. Ma queste cose Brunetta non le sa o non le vede.

Per poter svolgere queste attività extra lavoro in orario di lavoro è necessario che vi sia una qualche intesa tra dirigenti e lavoratori, più o meno palese, più o meno concordata. E qui entra in campo il leccaculismo, l’arte di adulare i capi per fregarli. Ai leccaculi è tutto concesso, le malefatte dei leccaculi non vengono mai viste, i leccaculi non verranno mai richiamati, i leccaculi ottengono o si prendono tutti i falsi permessi che vogliono, i leccaculi non hanno bisogno di mettersi in malattia per non stare sul posto di lavoro. I leccaculi risultano sempre presenti e verranno anche premiati. Guai per chi non si adatta a fare il leccaculo, non ha diritto a niente, deve giustificare tutto, deve recuperare anche un solo minuto di ritardo, non ottiene permessi, non può accompagnare la moglie o un figlio o un genitore in ospedale, non può andare a festeggiare un figlio che si laurea. Anche la malattia, vera o falsa che sia, deve sudarsela cara; è immediata la visita fiscale; i servizi segreti del capo sono spietati per incastrarlo. Ma queste cose Brunetta non le sa o non le vede.
Chi non è leccaculo, e non ottiene un permesso o ha esaurito i giorni di permesso, per poter fare qualcosa di indifferibile per se o per la sua famiglia deve mettersi in malattia. E con buona pace di Brunetta non può essere definito un fannullone.
Un tipo peggiore di fannullone è chi va sul posto di lavoro e col suo comportamento arreca danni agli altri. Di questa categoria fanno parte tanti dirigenti, che provano piacere sadico a massacrare i dipendenti. Questi capi sono la causa di una delle più gravi malattie dei nostri tempi: lo stress. Lo stress colpisce il 20% dei lavoratori europei ed il 27% dei lavoratori italiani. Secondo un statistica dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, in Francia si spendono 1 miliardo e 200 milioni di euro all’anno per gli incidenti e le malattie professionali legati allo stress. Mentre, sempre in Francia, secondo uno studio dell’Università della Borgogna, l’assenteismo costa solo 280 milioni di euro. [Fonte: la Repubblica 6 agosto 2008]. Se ci si allontanasse di più dal lavoro prima di essere colpiti dallo stress, prendendosi qualche giornata di malattia, anche solo come riposo, si farebbero risparmiare tantissimi soldi allo Stato e quindi a noi contribuenti. Ma queste cose Brunetta non le capisce.

"Famiglia Cristiana" attacca il divorziato Berlusconi. Editoriale al vetriolo sul Presidente spazzino e infiamma la polemica

Wednesday, 13 August 2008
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IL PRESIDENTE SPAZZINO NEL “PAESE DA MARCIAPIEDE”
tratto da “Famiglia Cristiana” n. 33 del 10-17 agosto 2008

Bene fa il Governo a prendere provvedimenti su annosi problemi Ma riuscirà a fugare il sospetto che quando è al potere la destra i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

È un “Paese da marciapiede” quello che sta consumando gli ultimi giorni di un’estate all’insegna della vacanza povera, caratterizzata da un crollo quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi di vacanza. Dopo vari contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle città arrivano i soldati, stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno svolgere (neanche fossimo in Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell’accattonaggio da quelli veri.

A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto più avanzate di quelle che il pregiudizio antifascista gli attribuisce, caccia i poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e dagli avanzi dei supermercati. Li chiamano scarti, ma lì si trovano frutta e verdura che non sono belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare l’estetica, perché non facciamo il “banco delle occasioni”, coprendo con un gesto di pietà (anche qui “estetico”), un rito che fa male alle coscienze? Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi.

Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sarà la volta buona?) e sarebbe ingeneroso non dare merito al Governo di aver dato ai sindaci i poteri per il decoro e la sicurezza dei propri cittadini. A patto, però, che la “creatività” dei sindaci non crei problemi istituzionali con questori e prefetti e non brilli per provvedimenti tanto ridicoli quanto inutili; e che il Governo non ci prenda gusto a scaricare su altri le sue responsabilità, come con l’uscita tardiva e improvvida (colpo di sole agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai nostri olimpionici di non sfilare per protesta contro la Cina (il gesto forte, se ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che vogliono occupare sempre la scena senza pagare pegno!).

Tornando al “Paese da marciapiede”, ha fatto bene il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio per i migranti, ad approvare la lotta al racket dell’accattonaggio senza ledere il diritto di chiedere l’elemosina da parte di chi è veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla “politica del rattoppo”, o a quella dei lustrini?

La verità è che “il Paese da marciapiede” i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del “Presidente spazzino”, l’inutile “gioco dei soldatini” nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le “buffonate”, che servono solo a riempire pagine di giornali.

Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo (Pil) e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni. L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso.

È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

Hanno inventato anche il "comma" salva-Casta

Wednesday, 13 August 2008
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In un precedente post pubblicato stamane (leggi qui) riferivo dell’approvazione e dell’entrata in vigore del codicillo “salva Casta” che sospende le norme sulla trasparenza degli incarichi pubblici (pubblicazione su Internet delle consulenze pagate) e innalza il compenso massimo per i manager, fissato in 278 mila euro lordi annui, consentendo di aggiungerci sopra anche eventuali compensi come stipendio o pensione.

Ma ecco il testo integrale del comma salva-Casta e, sotto, gli articoli della Finanziaria finiti clamorosamente nel freezer, senza che nessuno se ne sia accorto.

Art. 4-quater. – (Differimento dell’efficacia di disposizioni relative a personale a carico della finanza pubblica). –

1. All’articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, dopo il comma 52, è inserito il seguente:
”52-bis. Le disposizioni dei commi da 44 a 52 si applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica da emanare entro il 31 ottobre 2008, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nel rispetto dell’invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica, sulla base dei seguenti criteri:

a) esclusione, dal computo che concorre alla definizione del limite, della retribuzione percepita dal dipendente pubblico presso l’amministrazione di appartenenza nonché del trattamento di pensione;

b) non applicabilità della disciplina agli emolumenti correlati a prestazioni professionali o a contratti d’opera di natura non continuativa nonché agli emolumenti determinati ai sensi dell’articolo 2389, terzo comma, del codice civile;

c) obbligo per la singola amministrazione o società, che conferisca nel medesimo anno allo stesso soggetto incarichi che superino il limite massimo, di fornire adeguata e specifica motivazione e dare pubblicità all’incarico medesimo;

d) obbligo per il soggetto che riceve un incarico di comunicare, all’amministrazione che conferisce l’incarico, tutti gli altri incarichi in corso, ai quali dare adeguata pubblicità;

e) individuazione di specifiche forme di vigilanza e controllo sulle modalità applicative della presente disciplina”.

LEGGE FINANZIARIA 2008

ART. 3

44. Il trattamento economico onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle pubbliche finanze emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, università, società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché le loro controllate, ovvero sia titolare di incarichi o mandati di qualsiasi natura nel territorio metropolitano, non può superare quello del primo presidente della Corte di cassazione. Il limite si applica anche ai magistrati ordinari, amministrativi e contabili, ai presidenti e componenti di collegi e organi di governo e di controllo di società non quotate, ai dirigenti. Il limite non si applica alle attività di natura professionale e ai contratti d’opera, che non possono in alcun caso essere stipulati con chi ad altro titolo percepisce emolumenti o retribuzioni ai sensi dei precedenti periodi, aventi ad oggetto una prestazione artistica o professionale che consenta di competere sul mercato in condizioni di effettiva concorrenza. Nessun atto comportante spesa ai sensi dei precedenti periodi può ricevere attuazione, se non sia stato previamente reso noto, con l’indicazione nominativa dei destinatari e dell’ammontare del compenso, attraverso la pubblicazione sul sito web dell’amministrazione o del soggetto interessato, nonché comunicato al Governo e al Parlamento. In caso di violazione, l’amministratore che abbia disposto il pagamento e il destinatario del medesimo sono tenuti al rimborso, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l’ammontare eccedente la cifra consentita. Le disposizioni di cui al primo e al secondo periodo del presente comma non possono essere derogate se non per motivate esigenze di carattere eccezionale e per un periodo di tempo non superiore a tre anni, fermo restando quanto disposto dal periodo precedente. Le amministrazioni, gli enti e le società di cui al primo e secondo periodo del presente comma per i quali il limite trova applicazione sono tenuti alla preventiva comunicazione dei relativi atti alla Corte dei conti. Per le amministrazioni dello Stato possono essere autorizzate deroghe con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nel limite massimo di 25 unità, corrispondenti alle posizioni di più elevato livello di responsabilità. Coloro che sono legati da un rapporto di lavoro con organismi pubblici anche economici ovvero con società a partecipazione pubblica o loro partecipate, collegate e controllate, e che sono al tempo stesso componenti degli organi di governo o di controllo dell’organismo o società con cui è instaurato un rapporto di lavoro, sono collocati di diritto in aspettativa senza assegni e con sospensione della loro iscrizione ai competenti istituti di previdenza e di assistenza. Ai fini dell’applicazione del presente comma sono computate in modo cumulativo le somme comunque erogate all’interessato a carico del medesimo o di più organismi, anche nel caso di pluralità di incarichi da uno stesso organismo conferiti nel corso dell’anno. Alla Banca d’Italia e alle altre autorità indipendenti il presente comma si applica limitatamente alle previsioni di pubblicità e trasparenza per le retribuzioni e gli emolumenti comunque superiori al limite di cui al primo periodo del presente comma.
45. Per la Banca d’Italia e le altre autorità indipendenti la legge di riforma delle stesse autorità disciplina in via generale i modi di finanziamento, i controlli sulla spesa, nonché le retribuzioni e gli emolumenti, perseguendo gli obiettivi di riduzione di costi e contenimento di retribuzioni ed emolumenti di cui al comma 44.
46. Per le amministrazioni dello Stato, per la Banca d’Italia e le autorità indipendenti, ai soggetti cui non si applica il limite di cui al comma 44, il trattamento economico complessivo, secondo quanto disposto dallo stesso comma, non può comunque superare il doppio di quello del primo presidente della Corte di cassazione.
47. Le disposizioni di cui al comma 44 non si applicano ai contratti di diritto privato in corso alla data del 28 settembre 2007. Se il superamento del limite di cui ai commi 44 e 46 deriva dalla titolarità di uno o più incarichi, mandati e cariche di natura non privatistica, o da rapporti di lavoro di natura non privatistica con i soggetti di cui al primo e secondo periodo del comma 44, si procede alla decurtazione annuale del trattamento economico complessivo di una cifra pari al 25 per cento della parte eccedente il limite di cui al comma 44, primo periodo, e al comma 46. La decurtazione annuale cessa al raggiungimento del limite medesimo. Alla medesima decurtazione si procede anche nel caso in cui il superamento del limite sia determinato dal cumulo con emolumenti derivanti dai contratti di cui al primo periodo. In caso di cumulo di più incarichi, cariche o mandati la decurtazione di cui al presente comma opera a partire dall’incarico, carica o mandato da ultimo conferito.
48. Le disposizioni di cui al comma 44 si applicano comunque alla stipula di tutti i nuovi contratti e al rinnovo per scadenza di tutti i contratti in essere che non possono in alcun caso essere prorogati oltre la scadenza prevista.
49. A tutte le situazioni e rapporti contemplati dai commi 47 e 48 si applicano senza eccezione le prescrizioni di pubblicità e trasparenza di cui al comma 44.
50. Tutte le retribuzioni dirigenziali e i compensi per la conduzione di trasmissioni di qualunque genere presso la RAI – Radiotelevisione italiana Spa sono rese note alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.
51. Il primo, il secondo e il terzo periodo dell’articolo 1, comma 466, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono soppressi. Alle fattispecie già disciplinate dai periodi soppressi si applicano i commi 44 e 45.
52. Il Presidente del Consiglio dei ministri, sulla base di un rapporto di analisi e classificazione dell’insieme delle posizioni interessate, predisposto dal Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, presenta alle Camere entro il 30 settembre 2008 una relazione sull’applicazione delle disposizioni di cui ai commi da 44 a 51.

(La vignetta ripresa in alto è firmata da Emilio Giannelli per Il Corriere della Sera ed è coperta da eventuali diritti di copyright)

CULTUR@. Ravello Festival 2008: musica e diversità

Wednesday, 13 August 2008
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di Nicoletta Salata

Dopo quello dell’11 agosto (programma interamente dedicato a Richard Wagner con brani tratti da I maestri cantori di Norimberga, Tristano ed Isotta e l’intero primo atto della Valchiria) ieri sera a Ravello è andato in scena il secondo concerto diretto da Daniel Barenboim e la West-Eastern Divan Orchestra (Haydn – Sinfonia Concertante in Si bemolle Maggiore, Schoenberg – Variazioni per orchestra op. 31 e Brahms – Sinfonia n.4).

Un fuori programma d’eccezione per questa altrettanto straordinaria manifestazione. Il festival più lungo d’Europa (127 giorni, 143 eventi, 850 artisti) dopo i temi degli anni passati “Il contrasto”, “Il gioco” e “La passione” quest’anno è incentrato su “La diversità”. Il tema è di grande attualità in quanto il 2008 è stato dichiarato dalla Comunità Europea anno del dialogo. Leggi il resto –> »

CULTUR@. Torna "Ifigonia", il celebre poema goliardico italiano

Wednesday, 13 August 2008
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POPOL BRUTO, SU SNUDA IL BANANO.
E poi?
NOI SIAMO LE VERGINI DAI CANDIDI MANTI.
E poi?
NOI SIAMO FELICI, NOI SIAMO CONTENTI.
E poi?

E’ brutto perdere la memoria e non ricordarsi più come prosegue quel verso famoso dell’Ifigonia, il più celebre poema goliardico italiano.
E’ brutto perdere la preziosa copia a ciclostile che custodivamo gelosamente nel cassetto nascosto, lontano dagli occhi della moglie, dei figli, dei nipoti.
Per fortuna è uscita IFIGONIA, con i commenti di Gianluigi De Marchi e Marcello Andreani, due svitati che hanno commentato da par loro i versi, scrivendo “un libro nel ibro” come ha sagacemente commentato Nicola Sapogno, il più grande critico della letteratura italiana.
Costa SOLO 10 euro, lo potete richiedere a
demarketing@email.it
011841103

Cartatravaglio/10 Ipocrisia via sms (Video)

Wednesday, 13 August 2008
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 Mi domando come si permetta questo noto maestro di giornalismo di pubblicare sms privati (…) (Marco Travaglio, lettera a Libero, riferendosi a Gabriele Mastellarini).

E ora guardate questo video con Travaglio e il compianto Funari e gli sms che, da privati, diventan pubblici.

 

ESCLUSIVO. La Casta colpisce ancora. Nessuna trasparenza sui compensi pubblici

Wednesday, 13 August 2008
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Sul Sole-24Ore di oggi, inserto “Le Guide – La Manovra d’estate”, a cura di Gianni Trovati (sotto l’egida del direttore Ferruccio de Bortoli), mi sono occupato di un codicillo approvato prima della sosta estiva dal Parlamento. E’ l’articolo 4 quater della legge 129/2008 di conversione del decreto-legge 97/2008, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 2 agosto) che sospende tutti gli obblighi di trasparenza per la pubblicazione dei compensi pagati da Agenzie di Stato, enti pubblici, Università, e società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica (come la Rai o Sviluppo Italia). Sospesi anche gli obblighi sul tetto massimo dei manager (278 mila euro) e possibilità di cumulo con pensioni e retribuzioni. Un autentico regalo della Casta agli Amici degli Amici, con il beneplacito del Ministro Giulio Tremonti (nella foto).

di Gabriele Mastellarini per “Il Sole24Ore” – Norme e Tributi – Le Guide

Rinviata la trasparenza sui compensi erogati dalla Pa centrale e prescritta dall’articolo 3, commi 44 e seguenti, della Finanziaria 2008.
È servito il classico codicillo-salvacondotto, inserito lo scorso 30 luglio dal Senato, nella conversione del DI 97/2008 con le proroghe estive. È stato inserito l’articolo 4-quater, che blocca e rimodula l’applicazione delle norme sulla trasparenza e sui compensi pagati da agenzie, enti pubblici, università e società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica, comprese le controllate.

La Finanziaria in vigore dallo scorso primo gennaio fissa un tetto massimo di 274mila euro lordi derogabile per sole 25 unità, e prevede la pubblicazione su Internet di tutti i compensi percepiti nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con le pubbliche amministrazioni e le spa pubbliche. «Nessun atto comportante spesa può ricevere attuazione se non sia stato previamente reso noto attraverso la pubblicazione sul sito web», prescrive il comma 44 che ha ricalcato il precedente comma 593 della Finanziaria 2007, poi abrogato.

Grazie al recente intervento del Parlamento, quell’obbligo di trasparenza è sospeso fino all’entrata in vigore di un regolamento del Presidente della Repubblica da emanare entro il 31 ottobre, su proposta del ministero per l’Innovazione e di concerto con il ministero dell’Economia.

Ad oggi, quei nove commi tornano ad esistere solo sulla carta e molte società pubbliche, come la Rai (che aveva approntato due appositi siti)  non divulgheranno i compensi, mentre quelle adempienti (come Poste italiane) potrebbero legittimamente ritirare le liste on-line.

A proposito di Rai, finisce “sottovuoto” anche un altro comma della Finanziaria che prevede il deposito presso la Commissione parlamentare di vigilanza, delle retribuzioni versate ai dirigenti e di tutti i compensi pagati per la conduzione di trasmissioni.   E sul tetto massimo di 278mila euro
viene sancita una deroga significativa: le eventuali pensioni e gli stipendi percepiti come dipendenti delle pubbliche amministrazioni non concorreranno al calcolo del massimale.

Clicca QUI per leggere il testo del comma salva-Casta e vedi anche le mie inchieste pubblicate sul “Mondo” il 2 maggio 2008 “ECCO CHI METTE LA BUSTA IN VETRINA” (CLICCA QUI PER SCARICARE L’ARTICOLO (pdf)) e sul “Sole 24Ore” del 10 agosto 2007 “CONSULENZE POCO TRASPARENTI” (CLICCA QUI PER SCARICARE pdf)

Cassazione: sul cognome al figlio naturale dovrebbe prounciarsi la Consulta

Wednesday, 13 August 2008
Pubblicato nella categoria SENTENZE

di Gabriele Mastellarini per Il Sole 24Ore del 13 agosto (Norme e Tributi)

Davanti alla Cassazione si riapre il dibattito sui figli naturali e sull’apposizione del cognome paterno al bambino riconosciuto in epoca successiva alla nascita. Se si tratta di un minorenne, spetterà al giudice valutare l’istanza del padre naturale e decidere di aggiungerne, o meno, il cognome «con una valutazione discrezionale, frutto di un ponderato apprezzamento dell’interesse del minore e tenendo conto di ogni specifico elemento concreto».

Il Tribunale potrebbe far “sparire ” il riferimento materno che ha accompagnato il figlio naturale nei primi anni, sostituendolo con il solo cognome del padre che, inizialmente, si era completamente disinteressato del bambino.

Con la decisione n. 15087 depositata il 6 giugno scorso, la prima sezione civile di Piazza Cavour risponde a un importante quesito di diritto: il minore, riconosciuto in tempi successivi dal padre naturale (che per anni se ne è disinteressato) può conservare il cognome materno o gli deve essere “imposto” quello paterno? Gli “ermellini” ritengono determinante «il diritto costituzionalmente garantito di tendenziale completa equiparazione tra i figli naturali e quelli nati nel matrimonio» che, per legge, ottengono il cognome paterno (l’articolo 231 del Codice civile dispone che «II marito è padre del figlio concepito durante il matrimonio»). Una premessa con la quale si attribuisce una corsia preferenziale alla figura del padre, nonostante sia rimasto avulso dalla vita del minore nei primi anni di vita (il caso in esame riguarda un riconoscimento avvenuto all’età di nove anni).

Per la Suprema Corte è doveroso valutare «l’opportunità per il minore di associare a sé, anche nel cognome, la figura paterna», per evitare discriminazioni sociali. Sarà il giudice a scegliere la via migliore tra le tre disponibili: doppio cognome, cognome del padre o conservazione del cognome materno. Quest’ultima ipotesi è plausibile solo «se dal nuovo cognome (paterno) può derivare un danno alminore» o quando si tratti di un cognome «significativamente radicato nel contesto sociale in cui il minore si trova a vivere».

E la decisione del Tribunale, una volta passata in giudicato (se si è ricorso agli altri due gradi di giudizio), impedisce a entrambi i genitori di opporsi. Ma sul punto la Cassazione non risponde a un’altra e più importante domanda: l’aggiunta fel cognome paterno disposta dal giudice impedirebbe al minore, una volta divenuto maggiorenne, di eliminarlo. Un quesito che, così proposto, è «inammissibile», perché «rappresenta un generico dissenso sulle va-lutazioni del giudice di merito».

I giudici invitano però a riflettere sul terzo comma dell’articolo 262 del codice civile: «Nel caso di minore età del figlio, il giudice decide circa l’assunzione del cognome del padre», paventando per il futuro «la prospettazione di una questione di legittimità costituzionale».

Il Sol dell'Avvenire e le beghe tra giornalisti (Fasanella contro Milan)

Wednesday, 13 August 2008
Pubblicato nella categoria EDITORIALI

di Gabriele Mastellarini

Di recente un direttore di un’importante testata nazionale, appresa la mia querelle con il collega Marco Travaglio, mi disse con un sorriso: “E che vuoi farci! In Italia ormai fanno piu’ notizia le beghe tra giornalisti che i problemi del Paese”. Li’ per li’ la presi poco sul serio, poi ci ho riflettuto e credo che quel direttore avesse veramente ragione. I giornalisti non accettano di essere criticati e vogliono, invece, liberamente criticare. E se qualcuno li mette in ballo (si pensi alle mie “rivelazioni” su Travaglio), questi si difendono con una forza e una foga inaspettata (si vedano, nel mio caso, gli sms ricevuti dal sopramenzionato collega).

Parto da quest’esempio per descrivere il violento attacco di Giovanni Fasanella (foto a destra),  giornalista di “Panorama” e autore di diversi libri sul caso Moro (con il quale ho parlato alcune volte al telefono) ad Alessandro Milan (foto a sinistra), giornalista e autore di Radio 24 e del Sole 24 Ore.

Fasanella, si ricordera’, aveva lanciato per primo insieme a Mario Sechi (vicedirettore di Panorama) la storia dei 100 faldoni sotto segreto di Stato (“le carte segrete”, scrissero a marzo scorso) ma in seguito si e’ saputo che sul caso Moro non e’ mai stato apposto il segreto di Stato (tutt’al piu’ si tratta di documenti sottoposti a classifiche di segretezza) e sembra che quelle carte segrete, non siano proprio cosi’ segrete, visto che – come riferitomi da un importante componente della Commissione Stragi – quei 100 faldoni sarebbero stati regolarmente acquisiti all’Archivio della Commissione (ora depositate presso l’Archivio del Senato) e lette da almeno una cinquantina di persone tra deputati, senatori, consulenti degli stessi, archivisti e dipendenti vari. Ma sui 100 faldoni torneremo nelle prossime settimane, mentre ora ci occupiamo del Sol dell’Avvenire il film del bravissimo Gianfranco Pannone e di Giovanni Fasanella sulle Brigate Rosse.

Non ho visto la pellicola, proiettata a Locarno, e non posso parlarne con cognizione di causa. Ho letto (vedi qui) l’intervista al Ministro Sandro Bondi che ha preso le distanze dal film, dichiarando che lui non l’avrebbe finanziato, come invece e’ accaduto.

Ieri del film se n’e’ paralto a Radio 24 all’interno di “Viva Voce”, il programma condotto da Alessandro Milan, gia’ noto per delle ottime inchieste sui costi della politica e, in particolare, sui giudici militari apparse sul Sole24Ore. Giovanni Fasanella sul suo blog www.lastorianascosta.it non le manda a dire e scrive: “All’indignato conduttore Milan vorrei invece porre solo una domanda: mi dica, che effetto le fa sapere che un ex brigatista rosso è stato consulente di Confindustria, nonchè apprezzato editorialista dei suoi giornali?
Pensate, prima di parlare. Domandatevi se avete la coscienza pulita, prima di fare il processo preventivo agli altri”.

Un’uscita davvero “pesantuccia” quella di Fasanella. Secondo lui: 1) Milan avrebbe la coscienza sporca, 2) avrebbe fatto un processo “preventivo” al film (ma la pellicola non e’ uscita?) e poi 3) chiede a Milan un parere su un editorialista del Sole24Ore, ex Br (ma che c’azzecca?) e, infine, 4) consiglia al collega di “pensare prima di parlare”.

Altro che Mastellarini versus Travaglio, ora sul ring ci sono Fasanella versus Milan, ammesso che quest’ultimo accetti lo scontro! E non saranno zuccherini.

Clicca QUI per leggere la replica di Alessandro Milan (era in ferie!!) e le scuse di Giovanni Fasanella

E'SPORT! Olimpiadi 2008. Il testo della proposta di legge per detassare i premi ai medagliati olimpici

Wednesday, 13 August 2008
Pubblicato nella categoria E'SPORT!

CLICCA QUI PER VEDERE TUTTI I COMPENSI DEI MEDAGLIATI

«Se il ministro Tremonti è d’accordo…», ha detto il presidente del Coni, Gianni Petrucci, commentando l’appello lanciato dall’argento olimpico nel tiro a volo Francesco D’Aniello e dalla campionissima della scherma Valentina Vezzali (nella foto).

«Noi non siamo come i calciatori – ha dichiarato Vezzali – i nostri guadagni non sono stratosferici: sarebbe giusto detassare i premi per le medaglie olimpiche, e non versarne la metà». E Giulia Quintavalle, medaglia d’oro nel judo: «Abbiamo portato in alto l’Italia, siamo stati meritevoli: avere un premio dimezzato dalle tasse è un dispiacere. Loro non sanno i nostri sacrifici». 

«La medaglia olimpica arriva una volta ogni quattro anni e con lei anche il premio in denaro: io di tasse ne pago tante, non chiedo privilegi. Ma ai Giochi contribuiamo a fare grande l’Italia, e poi il premio è un riconoscimento una tantum a quattro anni di lavoro», ha continuato la Vezzali.

Il Coni ha stabilito di premiare con 140 mila euro i vincitori di medaglia d’oro, l’argento con 75 mila e il bronzo con 50 mila. Per le Paralimpiadi invece i premi sono rispettivamente di 75 mila euro, 40 mila e 25 mila. «Detassate i premi ai medagliati olimpici, così come fanno in Cina», aveva detto D’Aniello. «Rivolgo un appello al Parlamento affinché faccia altrettanto, approvando la proposta di legge presentata circa un mese fa dal presidente della Federazione tiro Luciano Rossi, che è anche un deputato, di defiscalizzare i premi olimpici del Coni, equiparandoli ai premi di produzione e agli straordinari. Quando stavo in pedana non pensavo certo ai soldi, ma poi riflettendoci a mente fredda dico che non è bello ricevere solo il 50% di ciò che ti viene promesso. Noi del tiro, ma vale per tanti altri sport, non guadagniamo molto. E sarebbe giusto che almeno i premi olimpici per chi vince una medaglia non venissero tassati».

Ed ecco il testo della proposta di legge per defiscalizzare i compensi ai medagliati olimpici.

PROPOSTA DI LEGGE
d’iniziativa dei deputati
LUCIANO ROSSI, ARACU, BARANI, BARBARO, BECCALOSSI, BERARDI, BERGAMINI, BONCIANI, CARLUCCI, CENTEMERO, CERONI, DI CENTA, FORMICHELLA, GIRLANDA, HOLZMANN, MAZZUCA, MIGLIORI, NIRENSTEIN, NOLA, MASSIMO PARISI, PIZZOLANTE, PAOLO RUSSO, SPECIALE, STANCA
Detassazione delle erogazioni effettuate dal CONI in favore degli atleti vincitori di medaglie durante le Olimpiadi e le Paralimpiadi
Presentata il 23 luglio 2008

Onorevoli Colleghi! – Lo sport è parte integrante della cultura di una società civile, di cui segue di pari passo l’evoluzione, e rappresenta un momento di formazione e di diffusione di valori sociali di grande importanza come la lealtà, la collaborazione e la sana competizione. La vita dell’atleta che pratica sport a livello agonistico è senza dubbio fatta di molti sacrifici, di rinunce, di disciplina, di sconfitte, ma anche di tante vittorie e conquiste.

La partecipazione ai Giochi olimpici, comunemente denominati «Olimpiadi», è il sogno più grande di un atleta, che vede in essa la realizzazione di un traguardo importante della propria carriera.

Le Olimpiadi, estive e invernali, rappresentano l’evento sportivo a cui partecipano i migliori atleti del mondo delle varie discipline praticate nei cinque continenti.

Nel motto dei Giochi olimpici «citius, altius, fortius», ovvero «più veloce, più alto, più forte», è racchiuso non solo lo spirito con cui gli atleti partecipano all’evento ma anche la forma mentis che percorre tutta la loro vita. Una vita fatta di dure battaglie, di amarezze, di ostacoli ricompensati dal raggiungimento di tanti successi. Partecipare alle Olimpiadi consente anche di confrontarsi con atleti provenienti da ogni parte del mondo, in un clima di fraternità e collaborazione.

Stesso discorso vale anche per le Paralimpiadi, ossia le Olimpiadi riservate agli atleti diversamente abili, i quali attraverso lo sport riescono a esprimersi con una riabilitazione, caratteriale e morale, che li aiuta a superare le sofferenze e le difficoltà legate inevitabilmente alla loro condizione.

La presente proposta di legge, attraverso la detassazione delle erogazioni in denaro effettuate dal CONI in favore degli atleti vincitori di medaglie olimpiche e paralimpiche, mira a riconoscere gli importanti meriti e i sacrifici dei nostri atleti che, oltre a un prestigio personale e di squadra, attraverso i loro traguardi danno lustro e onore al Paese che rappresentano.

Quest’anno il CONI ha stabilito un premio corrispondente al valore delle medaglie conquistate che sarà nello specifico: 140.000 euro per chi si aggiudica la più prestigiosa delle medaglie, l’oro, 75.000 euro per la medaglia d’argento e 50.000 euro per la medaglia di bronzo. L’incremento vale anche per la Paralimpiadi, per le quali l’oro è premiato con 75.000 euro, l’argento con 40.000 euro e il bronzo con 25.000 euro.

Alla luce di queste considerazioni e anche tenendo conto della grande promozione del prestigio del nostro Paese procurato dagli allori olimpici, appare contraddittorio sottoporre a tassazione queste somme.

Per tale ragione si presenta questa proposta di legge che prevede la detassazione delle erogazioni corrispondenti alle medaglie conquistate durante le Olimpiadi e le Paralimpiadi estive e invernali, a partire dalle Olimpiadi di Pechino 2008 (articolo 1) e la relativa copertura finanziaria (articolo 2).

PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
1. A decorrere dall’anno 2008, le erogazioni in denaro effettuate dal CONI in favore degli atleti vincitori di medaglie nel corso delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi estive e invernali non concorrono alla formazione del reddito imponibile.

Art 2.
1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, determinato in 500.000 euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell’ambito del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della solidarietà sociale.

UDITE UDITE. E' tornato Clemente Mastella e ne ha per tutti: "Io vittima di un disegno per far cadere Prodi. Di Pietro? Troppi inquietanti interrogativi su di lui"

Tuesday, 12 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Clemente Mastella (dal suo blog)

Sarà, forse, perché respiriamo già da tempo l’aria delle vacanze, ma vedo, dalle tante e-mail che mi giungono, che il clima, e non solo quello meteorologico, è cambiato.

Molti, dopo l’ondata giustizialista che ha travolto me e il mio partito, si stanno rendendo conto che sono stato vittima di un disegno che, attraverso la mia modesta persona e il mio piccolo movimento, aveva in realtà come obiettivo la caduta del governo Prodi.

E tornando alle numerose lettere che continuano ad affollare la mia casella di posta, mi rendo conto che attorno all’Udeur si stanno ricreando fermento e fiducia che lasciano ben sperare per il futuro. Da mesi sono impegnato a ricostruire, partendo dal territorio, un partito che a molti sembrava scomparso. Così non era e non è. Agli amici, ai simpatizzanti di ieri e di oggi, a quanti momentaneamente avevano lasciato il partito ma senza per questo cambiare bandiera, chiedo di mettersi personalmente in gioco per dare il proprio contributo alla costruzione di un Centro politico moderato in grado di dare voce e visibilità al Sud dimenticato, al ceto medio tartassato, al mondo dei giovani precari, a quelle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese. E, augurando a tutti buone vacanze, invito chi crede in questo progetto a mettersi in contatto con noi sul mio blog o tramite il sito del partito www.popolariudeur.it. Ci attendono impegnativi appuntamenti, a partire dalla tornata amministrativa della prossima primavera e dalle Europee del 2009.

Un Saladino per Di Pietro
E bravo Di Pietro. Leggo sul settimanale “Tempi” che l’ex poliziotto di ferro, l’ex pm di “mani pulite”, l’ex candidato di Berlusconi al ministero degli Interni, l’ex ministro per le Infrastrutture, quello per intenderci che con Grillo manifestava sulle piazze contro tutto e contro tutti, solidarizzando con il pm di why not? Luigi De Magistris – si, proprio lui – ha più volte ricercato contatti con quel Saladino per il quale – senza alcuna responsabilità come hanno sentenziato i giudici – io sono finito invece nel tritatutto mediatico, giudiziario e politico, di cui il buon Di Pietro è stato grande megafono.

Allora – mi chiedo – è un delitto tutto ciò? Assolutamente no. Ma se Di Pietro ritiene che lo sia, mi attendo che smentisca le ricostruzioni giornalistiche del settimanale oppure si dimetta da quel ruolo di finto moralizzatore con il quale, soffiando spregiudicatamente sul fuoco del populismo e del facile qualunquismo, cerca di tirare acqua al suo mulino.
Diciamo che su questo integerrimo fustigatore, per quanto mi riguarda, continuano ad addensarsi ancora parecchi interrogativi ai quali non mi sembra abbia mai dato risposte esaurienti. Per esempio: Perchè, dopo aver assestato un duro colpo a tangentopoli si è dimesso? Perché e con quali finalità è entrato in politica? Quali sono i motivi che lo hanno portato, unico partito fra quelli del centro-sinistra, ad essere graziato dal PD che, consentendogli l’apparentamento, gli ha permesso di superare la tagliola della legge elettorale?

Dubbi, tanti dubbi. E che suscitano inquietanti interrogativi.