Feltri attacca Belpietro e la Mondadori di Berlusconi. Sui contributi pubblici predicano bene e razzolano male

Thursday, 21 August 2008
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di Vittorio Feltri per “Libero”

Ci risiamo. Ma stavolta c’è da ridere ed è questo l’unico motivo che mi spinge anche a me a riparlarne.

Mi riferisco ai tagli di Tremonti che hanno colpito ongi settore, inclusa quindi l’editoria cui sono destinati finanziamenti, in forma diretta o indiretta (il fondo al quale si attinge è sempre lo stesso, a vantaggio di tutte le pubblicazioni italiane. Giusto, sbagliato?

Le opinioni in merito sono diverse. Ovvio, ciascuno la pensa come gli garba. C’e solo un dato oggettivo e va ricordato: nella quasi totalità dei Paesi europei la stampa, essendo un prodotto atipico considerato indispensabile al funzionamento della democrazia, usufruisce di sostegni governativi e agevolazioni di vario tipo. Questo per dire che l’Italia non costituisce una deplorevole eccezione.
E veniamo al dunque. Panorama sul numero in edicola dedica molto spazio al problema con una sorta di inchiesta corredata di tabelle – le solite, note e arcinote – e di due commenti, uno del direttore Maurizio Belpietro nel segno dell’austerità, l’altro di Giuliano Ferrara per nulla rigido sulla questione.

Secondo tradizione, Libero è collocato dal settimanale nel mucchio dei presunti privilegiati e gli è assegnato il ruolo di pietra dello scandalo (preteso). Fin qui tutto normale, scontato. Ciò che sorprende non è il tono indignato di Belpietro, ma l’accuratezza con cui il direttore evita di annoverare il proprio magazine e il proprio editore, cioè Mondadori, nella lista dei fortunati aventi diritto a riscuotere gli immondi finanziamenti.
La quale Mondadori, si da il caso, detiene un invidiabile primato: è in testa alla classifica dei beneficati dallo Stato. Ma questo non trascurabile dettaglio a Belpietro conviene tacerlo, altrimenti si troverebbe nell’imbarazzante situazione di chi rimprovera ad altri un peccato del quale egli è campione.

E così di peccati ne commette due: primo, denuncia un fatto in cui lui stesso è coinvolto; secondo, finge di essere sincero e innocente quando invece èbugiardo. Lo dimostro. Panorama distribuisce circa 250 mila copie in abbonamento e allo scopo utilizza il servizio postale. Non c’è niente di male, per carità, basta pagare. E per pagare, paga, eccome se paga. Ma solamente il 50 per cento dei costi effettivi di spedizione. Chi versa il rimanente 50 per cento? Lo Stato. Il quale pesca i soldi nel medesimo fondo per l’editoria che fa schifo a Belpietro perché non è interamente suo, ma un po’ anche nostro e di altri giornali.
Anticipo la obiezione: qualsiasi pubblicazione spedita per abbonamento gode di tariffe scontate. Balla, Libero i suoi abbonamenti li paga “a prezzo pieno” e lo Stato non interviene.
Se, infine, teniamo conto che la Mondadori ricorre alle Poste non solo per Panorama, bensì per tutte le sue numerose testate, si comprende perché è foltissima nel prosciugare la dotazione del fondo.
Avanzo una proposta oscena a Tremonti: elimini, anziché limitarsi a tagliare, tutti i contributi, diretti e indiretti, a quotidiani e periodici di ogni tipo. Poi verificheremo chi piangerà di più, se Libero o Panorama.

Leggi lo speciale su questo Blogiornale dedicato ai contributi pubblici per la stampa. Clicca gli articoli sotto.

http://dituttounblog.com/articoli/giornali-di-partito

http://dituttounblog.com/lettere/contributi-veri-giornali-finti

http://dituttounblog.com/articoli/foglio-contributi

http://dituttounblog.com/articoli/i-giornali-da-leggere-e-non-solo-da-aiutare-perina-secolo-ditalia-come-ferrara-lo-stato-dovrebbe-trovare-due-lire-per-la-stampa-di-minoranza

Valzer di firme a L'Unità: dentro Telese, fuori Travaglio?

Thursday, 21 August 2008
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Concita De Gregorio, neo direttore dell’Unità, si appresta a rivoluzionare l’intero scacchiere del quotidiano fondato da Antonio Gramsci con l’ingresso di nuove firme e la probabile uscita di giornalisti attualmente in forza.

Incertezze sul futuro di Antonio Padellaro, attuale direttore, e Furio Colombo, ex direttore ed editorialista. La De Gregorio avrebbe offerto al primo un ruolo di commentatore che non sembrerebbe gradito a Padellaro il quale mirerebbe alla poltrona di direttore editoriale, difficilmente assegnabile. Colombo ha dichiarato pubblicamente che seguirà la strada di Padellaro, quindi entrambi dentro o entrambi fuori.

Tra le new entry si parla di Luca Telese, attualmente al “Giornale” anche se ha simpatie a sinistra, e di Giovanni Maria Bellu di Repubblica, inviato pluripremiato e firma certamente prestigiosa.

Tempi duri anche per Marco Travaglio e per la sua rubrica “Ora d’aria”, ben vista dai lettori ma invisa a politici del centrosinistra. Travaglio, con i suoi articoli e i suoi libri usciti in “panino” con L’Unità, ha fatto guadagnare molto in termini economici e il neo editore, Renato Soru, dovrà rifletterci bene prima di sacrificare la sua poltrona, ma i tempi sembrerebbero maturi.

Umberto Eco versus Enrico Arosio. Tutta la verità su quella sera a casa di Inge Feltrinelli, sull'articolo de L'espresso e sui giorni seguenti

Wednesday, 20 August 2008
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Della polemica tra Umberto Eco (foto a sinistra) e il caporedattore de L’espresso Enrico Arosio (foto a destra) avevamo parlato in passato (leggi qui per rinferscarti la  memoria). Oggi riportiamo un interessante comunicato di “Senza Bavaglio”, gruppo sindacale di giornalisti milanesi. E’ un attacco alle massime gerarchie de L’espresso, al Corriere della Sera e allo stesso Eco.  (gmast)

di Senza Bavaglio

Non immaginavamo neppure da lontano che la redazione delsettimanale L’espresso, una delle voci più meritevoli del panorama giornalistico e civico italiano, fosse composta anche da “sicofanti” e da gente che fa addirittura concorrenza a Renato Farina in comportamenti da “agente dei servizi deviati”. Eppure a dirlo, anzi a scriverlo è nientepopodimenoché Umberto Eco, per giunta proprio su L’espresso: per l’esattezza, a pagina 87 del numero arrivato in edicola lo scorso venerdì 16 luglio, dove si accusa in modo fin troppo pesante il collega Enrico Arosio. Che, si noti bene, non è un collaboratore qualunque, bensì il caporedattore di Milano di quel settimanale.

In servizio a L’espresso fin dai tempi perduti di via Po a Roma, vale a dire fin da quando il settimanale in questione si chiamava ancora L’Espresso, con la E maiuscola anziché minuscola come da qualche tempo, Arosio pur essendo diventato caporedattore non è un culo di pietra: laurea di tipo umanistico conseguita in Germania, spazia e scrive ancora a tutto campo, cultura compresa.

All’autore de “Il nome della rosa” e di “Baudolino”, da decenni il più famoso collaboratore de L’espresso oltre che il più famoso intellettuale italiano nel mondo, non è però piaciuto come il collega ha riportato – sul numero precedente – una cena mondano-culturale nella quale l’altro ospite di gran nome era Günter Grass. A Eco in linea di massima non gli si può non credere. In linea di massima. Però in questa brutta faccenda c’è qualcosa che non quadra, checché ne dica Eco.

Non quadra che il direttore responsabile de L’espresso abbia permesso la pubblicazione di un testo così pesante senza una propria replica e senza neppure una replica di Arosio, privato così della possibilità di dire la sua e difendersi. Ovvero: un collega è stato mandato al macello legato mani e piedi e pure imbavagliato: per noi di Senza Bavaglio è un po’ troppo.

Non quadra che l’irricevibile missiva di Eco sia stata messa non nella rubrica delle lettere al direttore, bensì inserita nel settore Attualità, sotto forma di articolo con tanto di titolo a tutta pagina: “Quella sera da Inge”, dove per Inge si intende Inge Feltrinelli. Non manca neppure il corredo fotografico, realizzato con un bel primo piano del “penzoso” Umberto dotato di occhialoni da studioso e mezzo sigaro toscano d’ordinanza in bocca (spento, per fortuna).

Non quadra che Arosio si sia volatizzato, risultando improvvisamente in ferie. E’ ovvio sospettare che queste strane e inopportune ferie gli siano state imposte, perché nessuno si imbavaglia e si eclissa davanti al nemico in questo modo, lasciandosi scagliare addosso di queste sassate.

Non quadra che il Corriere della Sera si getti a capofitto sulla vicenda, copiando e pubblicando per intero in terza pagina il pezzo di Eco per L’espresso, valorizzandolo con un articolo di commento che di fatto sposa la sua versione, ma cavandosela per quanto riguarda Arosio con uno sbrigativo “risulta in ferie”. Messa così, pare che Arosio l’abbia fatta davvero grossa e sia pure scappato. Non quadra la mancanza sul Corriere di un particolare: l’assemblea di redazione di giovedì 15, messa al corrente dell’intera vicenda per iniziativa dello stesso Arosio, gli ha espresso senza eccezioni e senza tentennamenti la propria solidarietà.

Una solidarietà niente affatto di maniera o di facciata o di bottega, ma molto argomentata. Chi ha partecipato all’assemblea preferisce non fare commenti di nessun tipo, bocche chiuse a catenaccio, segno che ci devono essere state critiche non leggere o a Eco o al direttore Daniela Hamaui o più probabilmente a entrambi.

Ma che cavolo è successo “Quella sera da Inge” da avere fatto infuriare così tanto Eco? Mettendo assieme quanto scritto da lui stesso e quanto già noto tra addetti ai lavori prima della tempesta , è successo che la signora Inge Feltrinelli, angelo custode della omonima casa editrice, ha organizzato per la sera dello scorso 28 aprile una cena a casa sua invitando, tra gli altri, Eco, Grass e Arosio. A quest’ultimo, che nel corso della cena ha fatto da interprete tra gli altri due, la padrona di casa ha detto chiaro e tondo che lo invitava perché poi facesse per L’espresso un bel reportage della serata. Come in effetti è poi avvenuto. Tutto lineare, semplice, chiaro e pulito. Oltre che professionale.

Come si vede, siamo ben lontani dal poter dire, come ha invece purtroppo scritto Eco, che “Arosio era stato incaricato (non so da chi) di registrare artatamente (e tra l’altro a memoria) le conversazioni ivi intervenute, come un agente dei servizi deviati”.

Se la padrona di casa non aveva avvisato Eco, che c’entra Arosio? Assolutamente nulla, è ovvio. Ci si lamenta che si sia affidato alla memoria anziché al registratore? Ma Eugenio Scalfari si è sempre vantato, da tutti riverito e da nessuno criticato, che lui era solito trasformare, anche dopo vari mesi, i colloqui per esempio con Guido Carli in testi a questi attribuiti. Perciò non si può neppure accusare Arosio di non avere registrato o cartabollato il tutto magari col notaio.

Ma allora dov’è il problema? Lo spiega Eco: il problema è che Arosio ha pubblicato sì un ottimo reportage, informato, saporito e diveretente, ma senza sostituire tutte le parole ovviamente dette in libertà – come per esempio “la Arendt scopava con Heidegger” – con termini più paludati e, soprattutto, senza che qualcuno si peritasse di verificare con il professor Eco almeno il virgolettato attribuitogli.

Tutto qui? Tutto qui. Come si vede, un po’ poco per dare del “sicofante” e per parlare di “sfregio a una nozione corretta e civile di giornalismo”.

Nulla giustifica l’ingiustificabile accusa, lanciata due volte, di  comportamenti da “agente dei servizi deviati”. Eco è un grande intellettuale, ma qualcuno dovrebbe avvertirlo che il reato di lesa maestà è stato abolito da un pezzo, il delirio di onnipotenza può essere fuorviante e l’Eco-centrismo non è detto sia una virtù. In quanto al voler vedere prima il virgolettato, sorvoliamo: è meglio.

Restano da fare due considerazioni:

– E’ molto amaro dover constatare che un direttore di Libero come Vittorio Feltri difende a spada tratta un suo giornalista come Renato Farina, colto con le mani nel sacco dei servizi segreti veri, mentre invece il direttore responsabile de L’espresso non solo non difende un suo caporedattore da accuse immaginifiche come quelle lanciare da Eco, ma addirittura lascia che siano messe per iscritto sul suo giornale.

– Dato che c’è da rinnovare il Contratto nazionale di lavoro giornalistico, forse è giunto il momento di smetterla di applicarlo anche ai direttori, visto il punto cui siamo arrivati.

Olimpiadi. Poche medaglie, compensi senza tasse per atleti-finti-militari e agenti veri, ma tartassati

Wednesday, 20 August 2008
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di Gabriele Mastellarini

Dopo l’ottima partenza, che ha fatto ben sperare, questa Olimpiade di Pechino si sta rivelando un flop, in termini di medaglie, di servizio offerto ai telespettatori e, soprattutto, di soddisfazioni per noi italiani.

Fatta eccezione per Valentina Vezzali, direi che i tempi delle “vere” Olimpiadi tinte d’azzurro sono passati. Addio ai fratelli Abbagnale e al mitico Peppinello Di Capua (addio anche alle telecronache di Galeazzi, sostituito da un pessimo e soporifero Lollobrigida).

Non ci sono piu’ maratoneti e fondisti di una volta. Direi anzi che l’atletica italiana non e’ pervenuta (mentre si salva il commentatore Rai, Bragagna): fino a qualche anno fa si trepidava per Gelindo Bordin, Fiona May, Alessandro Lambruschini, indietro nel tempo fino all’immenso Pietro Mennea. Oggi puntavamo su Howe, una delusione, l’ennesima che mi ricorda tanto Gibilisco.

La scherma resta un punto fermo, anche se comincia a vacillare e per il futuro si rischia di perdere medaglie anche su questo fronte. La magnifica Vezzali potrebbe uscire di scena dopo lo splendido record di ori. Giovanna Trillini ha gia’ annunciato il ritiro, mentre tra gli uomini per Londra 2012 bisognera’ sperare in Aldo Montano, sperando che la smetta di fare il “montato”. Non voglio parlare dell’Olimpica di calcio, perche’ ci sarebbe da prenderli letteralmente a calci nel sedere.

Lascio per un attimo l’aspetto tecnico per parlare di quello economico e riporto tre commenti dei lettori. Scrive Luigi: “Una domanda per Mastellarini ripresa dal forumista della RAI: anche negli altri Paesi europei lo stato paga gli atleti facendoli figurare come militari, poliziotti o finanzieri?
Sulla stessa scia, Mario: “Gli atleti che fanno parte delle vari FF.OO. sono ESENTI da qualsiasi tipo di servizio. Il 95% di loro non ha nemmeno la divisa di ordinanza o se ce l’ha non l’ha mai messa. Percepiscono comunque uno stipendio da graduati perchè uno sportivo non può essere un “soldato semplice” se non agli inizi. Se prendi delle medaglie scattano aumenti e promozioni e poi mi vengano a dire che i soldi pagati dallo stato (alias da noi) devono essere esentasse… ma per favore!!!
Infine Manuel: “Questi sportivi sono quasi sempre stipendiati dallo Stato per coltivare la loro passione, essendo in forza alla Polizia ed alla Guardia di Finanza. Pertanto mi sembra che la collettività contribuisca già abbastanza al loro sostentamento. Adesso pretendono che una somma come 140.000 euro (equivalente a circa 3.000 euro al mese per quattro anni) non entri a far parte del loro reddito. Ridicolo. Un insulto per chi si spacca la schiena lavorando VERAMENTE tutti i giorni”.

In effetti, i tre lettori hanno ragione da vendere e non capisco le polemiche e la proposta di legge del Popolo delle Liberta’ per detassare i vari compensi che, come da tabella, sono i piu’ alti del mondo, al lordo delle tasse, ma sempre i piu’ ricchi. Non dimentichiamo che ci sono atleti medagliati in una manciata di secondi. Penso a uno dei componenti della squadra di sciabola, meno di un minuto di combattimento, medaglia e compenso pari agli altri.

Si dira’ che le medaglie devono “remunerare” anche i vari allenamenti durati quattro anni. Allo stesso tempo la garn parte degli Atleti sono militari (quelli che non lo sono, fanno i professionisti e guadagnano cifre da capogiro) che hanno come unico compito (leggi lavoro) quello di allenarsi, percependo congruo stipendio mensile, mentre altri colleghi si sbattono sulle strade, nelle caserme o negli uffici al servizio della collettivita’, rischiando anche la pellaccia per mille euro al mese, regolarmente tassati. Ma, di loro, si parla solo ai funerali di Stato.

Viva l’Italia.

Gli altri articoli dello “Speciale Olimpiadi” su questo blogiornale

http://dituttounblog.com/articoli/olimpiadi-compensi-ai-medagliati-litalia-paga-piu-di-tutti

http://dituttounblog.com/articoli/olimpiadi-i-telespettatori-se-la-prendono-con-la-rai

http://dituttounblog.com/esport/proposta-di-legge-per-detassaregliolimpionici

http://dituttounblog.com/articoli/inchiesta-coni (L’inchiesta di Gabriele Mastellarini pubblicata su “Il Mondo”)

Lo storico Luzzatto: "Libero è un giornale fascista", replica Giannino "Ma va a quel paese. Ricorda che hai recensito te stesso"

Tuesday, 19 August 2008
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Umberto Eco ha scritto che il fascismo non è certo ritornato nell’Italia di oggi, e che tuttavia lui comincia a «riavvertirne il profumo». È lo stesso profumo emanato da un giornale come Libero: chi voglia inebriarsene non deve spendere più di un euro. Io l’ho fatto il 14 agosto, ed eccomi servito. (…) Giornalismo d’alta scuola, in puro stile Farinacci. (Sergio Luzzatto, “Il Corriere della Sera”)

Risponde Oscar Giannino, vicedirettore di Libero e direttore di LiberoMercato (nella foto in alto con Silvio Berlusconi)

Fascisti a noi? Ma si rilassi, Farinacci sarà lei
di Oscar Giannino per Libero

Stiano tranquilli, gli esimi colleghi del Corriere della Sera. Questa volta, la scampano. Nessun camion scaricherà gli avanguardisti di Libero a via Solferino,  per somministrare qualche sana bottiglia di ricino e lavare l’onta fattaci. 
Scherzo, naturalmente. Ma, seriamente, mi domando: dove vogliamo arrivare? Perché a noi di Libero il Corriere ci ha dato dei fascisti sul serio, domenica, a firma di Sergio Luzzatto. Ha citato col naso arricciato qualche brano da Libero, il giovane storico genovese. Poi, la chiosa: «Giornalismo d’alta scuola, in puro stile Farinacci». Ma ci faccia il piacere.

Solo per rispetto a Paolo Mieli, non aggiungo: ma vai a quel Paese, caro Luzzatto, e vacci pure di corsa, vai. Laddove il rispetto per Mieli non è prò forma, visto che l’allievo di De Felice ha tutti i migliori titoli per giudicare il merito dell’accostamento. Che non sta in piedi da nessun punto di vista, e purtroppo dice solo molto, se non tutto, di chi lo compie. E dell’atmosfera malata nella quale, chiunque la pensi in maniera diversa dalla sinistra, diventi “fascista” tout court.

Potrei citare editoriali a dozzine scritti da Piero Ostellino, Angelo Panebianco, Ernesto Galli della Loggia, Pierluigi Battista e altri, proprio contro questo malvezzo. Ma li do per letti, perché più mi preme altro.
Che cos’è, che ha fatto salire il sangue alla testa al comasco studioso? Un editoriale di Vittorio Feltri nel quale non solo si mettevano alla berlina tutti coloro che chiedono più sicurezza per poi gridare al regime tirannico quando qualche provvedimento viene annunciato, ma si criticava anche lo stesso governo se, prima, annuncia l’identificazione dei nomadi, e poi si scopre che a provvedervi nei campi è la Croce Rossa.

Ci scusi lo storico, ma è tutto il contrario dell’apologià di regime che ci vedono lui, e il suo caro Umberto Eco citato quale massimo nume della lotta al fascismo di cui tornerebbe ad avvertirsi il sentore.

In più,Luzzatto continua e cita un brano di un articolo mio, nel quale criticavo duramente la politica estera del governo Berlusconi sulla vicenda della Georgia, tacciandola di filo-putìnismo «cagasottista». L’aggettivo è forte? Certo. E allora? Basta per essere tacciato di fascismo? Andiamo, con questo criterio Di Pietro è un Goebbels, Diliberto un Himmler. O tifa piuttosto per i regimi autoritari chi invece ha goduto, i primi giorni, innanzi a un’Europa che giustificava i tank russi, prima che Angela Merkel per fortuna ci mettesse una pezza, e tirasse su la schiena dicendo a Mosca quel che meritava a nome di tutto il continente?

Ecco, il punto vero è questo. Luzzatto non ha mai fatto mistero di fare “controstoria”, dal punto di vista esplicitamente rivendicato della sinistra. La sua trasmissione televisiva, “Altrastoria”, era un legittimo esercizio a tesi.
Come tutte le sue opere. È del tutto legittimo, per carità. Di storici comunisti sono piene le librerie e le accademie italiane. Il problema è che i vecchi comunisti, quelli cresciuti sull’idealismo di Croce, avevano ben chiaro che esistono gli anticomunisti democratici. Ci avevano perfino fatto la Resistenza insieme, prima di tentare di soggiogarli o emarginarli in tutti i modi, nella vita culturale e politica del dopoguerra. Per le giovani generazioni della “storia militante”, invece, ecco che il vecchio giochetto terantemazionalista toma a scattare.

E oplà, l’anticomunismo dichiarato diventa fascismo tout court. Silvio il nuovo Duce, e chi lo vota o ne scrive il suo lacchè. Chissà, Luzzatto di storia del fascismo ne ha scritto e ne sa abbastanza, dunque può essere pure che nel darci dei Farinacci abbia voluto implicitamente riconoscere un attenuante, visto che il gerarca resta famoso per le sue sanguigne critiche a Mussolini che il Duce malsopportava, fino ad estrometterlo dalla prima fila del regime.

Ma di questi complimenti, si fa per dire vero, ne facciamo a meno. Perché qui nessuno di noi è ras né al servizio degli agrari di Cremona né di nessun altro, sappiamo a malapena usar di penna e computer e di manganelli non sappiamo nulla.

Del resto, invece, Luzzatto che ci da lezioni è lo stesso che sul Corriere, il 17 maggio scorso, ha scritto un’altra vera perla. Recensendo il Diario di guerra di Bruno Trentin e polemizzando con Piero Melograni proprio per le sue critiche al ruolo svolto nella Resistenza dal partito comunista e per le conseguenze scaturitane in decenni di storia repubblicana, Luzzatto in vita va a diffidare di tutti coloro intesi a negare che «al centro della Resistenza, al cuore del suo ingranaggio politico e militare, erano stati gli uomini e le donne del partito comunista».

E fin qui… Ma con una conclusione poi tra lo sperticato e il fantastico, inneggiando all’Armata Rossa del maresciallo Stalin. «È stato sull’aria di Katiuscia che quei ragazzi hanno liberato i nostri uomini, i nostri genitori, noi stessi. Eccome se ci hanno liberati». E dire che noi ingenui democratici eravamo e restiamo convinti che ad aver liberato l’Italia fossero stata l’Ottava Armata di Montgomery e la Quinta Annata del generale Clark, non le divisioni di guardie rosse di ZukoveKonev…

Ma forse la verità, come al solito, è più banale ancora. Luzzatto lo abbiamo pizzicato più volte, qui da Libero. Quando scrisse che i lettori di Giampaolo Pansa e dei suoi libri sulla guerra civile erano la parte peggiore del Paese, «felice di sentirsi ignorante», «che non sa distinguere fra chi ha credito scientifico e chi non ne ha». Quando bocciò come neoratzingeriano Roberto Vivarelli, in realtà non perdonandogli la sua confessata giovanile milizia nella Repubblica Sociale. E quando, infine, recensì entusiasticamente -sempre sul Corriere – il Dizionario del comunismo nel XXsecolo pubblicato da Einaudi, in fiera polemica con chi aveva osato criticarne l’assoluzione totale del Pci, e magnificando invece la nuova generazione di storici che ne era autrice, «né falchi né colombe, né compagni di strada né utili idioti». Ma dimenticando, naturalmente, di avvertire il lettore del Corriere che quella congrega di eletti autori, non accecati dall’anticomunismo, comprendeva anche lui Luzzatto medesimo, che fingeva di recensirne i meriti da “terzo”.

Furbizie da comunista, direte voi. Può essere. Ma dare dei Farinacci a noi, è solo da idiota. Con tutto il rispetto per Paolo Mieli, e alla sua fatica di dover fare un giornale in cui qualcuno scambia il pluralismo con la licenza di insulto.

AMARCORD. E il querelato Travaglio, medito' la querela

Monday, 18 August 2008
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Ansa 12 maggio 2005 – LODATO-TRAVAGLIO VERSO QUERELA PROCURATORE PALERMO

MAFIA: LODATO-TRAVAGLIO VERSO QUERELA PROCURATORE PALERMO AL CENTRO DELLO SCONTRO LIBRO ‘INTOCCABILI’

I giornalisti Saverio Lodato e Marco Travaglio, autori del volume ‘Intoccabili’ che ieri il procuratore di Palermo Piero Grasso ha definito “frutto di disinformazione organizzata”, si sono rivolti ai loro legali “per verificare sin d’ora se non ci siano sedi giudiziarie ed istituzionali in cui far trionfare la verita’ per adoperare le parole del procuratore. Noi – affermano- siamo convinti che di strada ce ne sia piu’ d’una”.

Ansa 11 maggio 2005 – GRASSO, SPONSOR NON RICHIESTI PER CORSA A SUPERPROCURA

MAFIA: GRASSO, SPONSOR NON RICHIESTI PER CORSA A SUPERPROCURA
“E’ iniziata la corsa alla superprocura e sono scesi in campo sponsor certamente non richiesti”. E’ quanto afferma il procuratore di Palermo, Pietro Grasso, commentando quanto contenuto sul suo conto nel libro di Marco Travaglio e Saverio Lodato.
“Decidera’ il Csm – aggiunge Grasso riferendosi ai candidati per la superprocura – e come non ci sono candidati eliminati per decreto, non ci saranno candidati eliminati per un libro frutto di disinformazione organizzata. Non mancheranno le sedi istituzionali e giudiziarie in cui far trionfare la verita””. 

Olimpiadi. I telespettatori se la prendono con la Rai

Monday, 18 August 2008
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da http://pechino2008.blog.rai.it/

Vorrei sapere se i controlli antidoping vengono fatti anche sui commentatori.
Ieri il vostro commentatore del kayak mi sembrava un po’ confuso. Non credo sapesse neppure in che direzione scorreva il cronometro. (Mauro)

Ottima l’idea del blog, pessima l’idea di sospenderlo, senza dare risposte alle (non poche) domande e proteste civili. Mi pacerebbe che voi giornalisti vi confrontaste con il pubblico “senza rete”, e disponibili alle critiche. Chissà se accadrà mai. Buon Lavoro. (Stefano)

Mi dispiace che ci siano dei cafoni, purtroppo è una delle caratteristiche di questo paese. Però è possibile che abbiano tutti torto tranne lei e i responsabili di raisport? L’esperimento della rete olimpica non aveva funzionato del tutto nemmeno nel 2004. Le ore 13.00 corrispondono al momento in cui si svolgono molti eventi, non si poteva pensare ad edizioni ridotte del TG solo con le hard news (Georgia e le altre notizie importanti non prendono più di 15 minuti il resto è fuffa o servizi sulle olimpiadi). Ribadisco che in caso di importanti eventi in contemporanea è un peccato non sfruttare anche le altre reti. Non ci sono solo le competizioni dove gareggiano gli italiani (il numero degli eventi trasmessi diretta o differita, è proprio limitato) Non credo si necessario replicare n volte una stessa gara, anche se è stata vinta da un azzurro. I dati di ascolto estremamente bassi sono l’indice che qualcosa va corretto. Lo streaming (che comunque non può risolvere tutto) va potenziato. Per quanto riguarda i premi degli italiani, lo sapete che sono tra i più alti d’europa ? Una cosa che invece vorrei sapere io: anche in Francia, Germania, Gran Bretagna o Spagna lo stato mantiene gli atleti facendoli figurare come militari? (Marco V)

Sarò polemica e pure molto: finalina di scherma con l’ungheria, meglio programmare la partita di calcio…poi fine del primo tempo della parita, invece che dare linea alla scherma…è meglio il sano tg2…e intanto su rai 1 c’è la signora in giallo (tanto sempre di “gialli” si tratta)….un canale lasciato alla deriva con programmi triti e ritriti! Mi permetto un suggerimento giusto per non piangere: datevi all’ippica… naturalmente inframezzata con spezzoni di partite di calcio… (Dalila)

allora ma Lauro che figure si sta facendo nelle telecornache della nazionale di basket USA? sbaglia completamente e continuamente la pronuncia dei nomi! e dire che Bonamico invece li dice tutti giusti! allora…Redd si legge “Red” non “Rid” Boozer si legge “Buzer” non “Busier” Deron si legge semplicemente “Deron” non “Diron” nè “Deran” nè “Diran” LeBron si legge anch’esso come si scrive “Lebron” e non “Libraun” (mamma mia che ridere XD) o “Libron”. Il povero Dwyane Wade è diventato “Uei Uei” ma lo strapazza anche in vari altri modi, mai una volta che per sbaglio lo dica giusto “Duein Ueid”… idem dicasi per Dwight Howard… e anche la pronuncia degli altri è insicura e strascicata…ora non credo che si possa accettare che un telecronista non si informi e non impari la pronuncia di 12 e dico 12 nomi di una squadra di cui dovrà commentare un bel pò di partite (Simone)

CLICCA QUI PER LO SPECIALE SUI COMPENSI DEI MEDAGLIATI OLIMPICI 

Da Malindi alle Maldive

Monday, 18 August 2008
Pubblicato nella categoria EDITORIALI

di Gabriele Mastellarini

Leggo con attenzione un bell’editoriale di Piero Ottone (vero nome Pier Leone Mignanego, gia’ ex direttore del Corriere, a meta’ degli anni Settanta, ma non ditelo a Travaglio…), apparso oggi su Repubblica (clicca qui) che, stigmatizza, l’azione del nostro Ministro degli Esteri, Franco Frattini, che direttamente dalle Maldive, tra un atollo e un bagno nell’oceano e’ intervenuto (sic!) per “sistemare” la questione georgiana.

D’accordo su tutta la linea con Ottone: come non sbeffeggiare il componente di un Esecutivo (gia’ commissario Ue alla Sicurezza, se non erro) che dice di aver affrontato il problema “telefonicamente dalle Maldive” e di essere stato (a suo avviso) decisivo nella positiva conclusione del conflitto.

Ormai di questi Ministri vacanzieri ne abbiam piene le tasche. Chi non ricorda la bella ministra Giovanna Melandri in quel di Malindi? Destra e sinistra, come al solito, pari sono anche sulle mete turistiche e tra una cenetta, un colpetto di sole, un balletto caraibico, si ricordano anche del loro ruolo istituzionale, arrivando anche a chiedere gli applausi per quello che (non) hanno fatto.

Franco Frattini non mi e’ simpatico, lo dico subito. Credo che sia stato troppo sopravvalutato per aver ottenuto un cosi’ importante dicastero. Preferivo, insomma, il buon Massimo D’Alema che e’ riuscito a riportare l’Italia nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Meglio di Frattini ha fatto anche Gianfry Fini, l’attuale presidente della Camera, fresco fresco del benefit giudiziario chiamato piu’ comunemente “Lodo Alfano”.

Eppure in Italia i giornalisti ormai non criticano piu’, fatta eccezione per le poche “firme” illustri come Piero Ottone, Eugenio Scalfari, e pochi altri. Il resto e’ vuoto. Anzi sono tutti in vacanza, ma per l’intero anno!

Tech4You: Pirati sequestrati e dirottati (un nuovo caso Peppermint?)

Monday, 18 August 2008
Pubblicato nella categoria TECH4YOU

di Sergio Fornasini

Qualche giorno fa, come riportato poi da varie agenzie e testate, il Gip di Bergamo ha chiesto ed ottenuto dagli ISP italiani di bloccare l’accesso al famoso The Pirate Bay, sito molto utilizzato dagli scaricatori di materiale protetto da copyright (musica, video, software, ecc.) ed i gestori della “baia” sono stati iscritti nel registro degli indagati. Trattandosi però di una serie di servers che risiedono in Svezia, non si è trattato di un vero e proprio sequestro del sito ma di dirottamento del traffico ad un avviso della GdF che comunica l’inibizione dell’accesso.

Le lobbies dei discografici però non si accontentano dei provvedimenti presi dalle autorità giudiziarie dei vari paesi e passano al contrattacco: sta emergendo che ora tentando di accedere a The Pirate Bay alcuni Internet Service Providers italiani dirottano su un indirizzo IP che appartiene ad una associazione discografica inglese. Si sospetta che il marchingegno sia stato attuato per registrare i dati degli utenti italiani che tentano ancora di accedere alla baia dei pirati senza le dovute cautele. Che si prospetti un nuovo caso Peppermint? (Per saperne di piu’ sul caso Peppermint e sulle sentenze, consigliamo l’articolo di Gabriele Mastellarini, cliccando QUI
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AMARCORD. Il metodo Travaglio, l'albergo di Trabia, un conto salato e "uno più puro che ti epura'

Sunday, 17 August 2008
Pubblicato nella categoria AMARCORD, TRAVAGLIO'S

di Dino Martirano per Il Corriere della Sera del 15 maggio 2008

La botta è di quelle che fanno rumore. Marco Travaglio, il giornalista paladino del giustizialismo che si è fatto tanti ammiratori e diversi nemici con le sue denunce, ora subisce l’«effetto letale del metodo Travaglio».

E proprio lui, Marco Travaglio – che giovedì scorso, ad «Annozero», ha ricostruito i rapporti avuti nel ’79 dal presidente del Senato Renato Schifani con Nino Mandalà, allora solo futuro boss di Villabate poi accusato di mafia nel 1998 – adesso è costretto a difendersi pubblicamente per un episodio circoscritto alla sua vita privata. Lo deve fare per forza dopo l’affondo di un altro giornalista della giudiziaria di razza, Giuseppe D’Avanzo di «Repubblica», che lo tira in ballo e lo strapazza per le sue vecchie e non dimenticate frequentazioni con personaggi poi condannati al processo per le «talpe» alla procura di Palermo.

Correva l’anno 2002. Era l’estate in cui il giornalista Travaglio con la sua famiglia, moglie e due figli, inizia ad andare in villeggiatura a Trabìa in compagnia di un noto sottufficiale della Guardia di Finanza: si tratta di quel maresciallo in forza alla Dia, Giuseppe Ciuro, sempre elegante e disponibile con tutti i giornalisti di giudiziaria di passaggio a Palermo, che poi verrà condannato anche in appello a quattro anni e sei mesi per violazione del sistema informatico della procura di Palermo e favoreggiamento dell’ingegner Michele Aiello.

Sì, l’ingegner Aiello, il «re delle cliniche» che a gennaio del 2008 è stato condannato in primo grado a 14 anni per associazione di stampo mafioso e truffa nel dibattimento sulle «talpe» che ha coinvolto con una pesante sentenza (5 anni per favoreggiamento di singoli mafiosi) anche l’ex governatore dell’Udc Totò Cuffaro. Per Travaglio il colpo è duro anche perché si tratta, ma solo in apparenza, di «fuoco amico». Sull’onda delle polemiche innescate dalla vicenda Schifani, si muove infatti D’Avanzo, autore di tante inchieste sulla mafia e molto stimato negli ambienti giudiziari di mezza Italia, che senza troppi complimenti fa a pezzi il metodo Travaglio: quello, scrive, che «solo abusivamente si definisce giornalismo di informazione».

Ma la botta vera arriva ieri quando D’Avanzo, per dimostrare come «il metodo Travaglio» possa coinvolgere tutti noi, tira fuori un verbalino rimasto in naftalina dal 2003: l’estate in cui gli investigatori di Palermo mettono sotto intercettazione il telefonino del maresciallo Ciuro mentre dialoga amichevolmente col giornalista durante la comune villeggiatura a Trabìa. Ciuro poi, ma la ricostruzione di D’Avanzo è controversa, avrebbe chiesto all’ingegnere Aiello di saldare il conto dell’albergo.

Racconta Travaglio, che ieri non è stato affatto contento di leggere sul giornale per il quale collabora un attacco così duro e che nega di essersi fatto pagare alcunché: «Quella fu una esperienza davvero fantozziana. A una cena, dopo un convegno, chiesi a Pippo Ciuro, un vero personaggio perché aveva collaborato anche con Giovanni Falcone, di indicarmi un posto per le vacanze in Sicilia. Lui mi disse che c’era un posto vicino a quello in cui di solito andavano lui e il pm Antonino Ingroia, di cui era collaboratore. Così, per mail, mi mandò un depliant di un albergo, se non ricordo male si chiama Torre del Barone, che però era veramente troppo lussuoso per me. Ma lui, davanti alle mie obiezioni, mi disse di non preoccuparmi perché le tariffe non sarebbero state poi così care. Mi fidai. Quando poi sono andato a pagare, alla reception la signorina mi ha presentato un conto pazzesco, il doppio del previsto. Sei o sette anni fa, devo aver pagato l’equivalente di otto, dieci milioni…Telefonai a Ciuro e gli dissi: “E meno male che me lo hai segnalato tu ‘sto posto!”. E lui: “Paga, paga. Che poi magari ti fanno lo sconto un’altra volta”. Insomma, io mi sono pagato tutto di tasca mia e di questo Aiello non ho mai sentito parlare, almeno fino al giorno del suo arresto… Io comunque in quel posto non ci sono mai più tornato visto che la sòla l’avevo già presa».

L’anno successivo, mese di agosto del 2003, Travaglio torna in vacanza in Sicilia: «Andai con la famiglia per dieci giorni al residence Golden Hill di Trabìa dove di solito alloggiavano Ciuro e Ingroia e ci fu quella buffa storia dei cuscini poi finita nei brogliacci delle intercettazioni. Io chiamai Ciuro e gli dissi: “Qui manca tutto. I cuscini, la macchinetta del caffé perché i precedenti affittuari si erano portati via tutto. Poi gli ospiti del residence mi aiutarono: chi con un cuscino, chi con la Moka… ». E l’affondo di D’Avanzo? «Ecco, se non fosse per la mascalzonata che ha fatto adesso questo signore contro di me ci sarebbe solo da ridere».

Ma al Golden Hill chi pagò il conto? Risponde Travaglio: «Io ho pagato la prima volta il doppio di quanto stabilito e per il residence ho saldato il conto con la proprietaria. Tutto di tasca mia, fino all’ultima lira e forse se cerco bene trovo pure le ricevute. Ma poi vai a sapere cosa cavolo diceva questo Ciuro al telefono. Magari millantava come fece con Aiello quando gli raccontò che lui e Ingroia avevano ascoltato a Roma un pentito il quale, in realtà, non si era mai presentato».

Anche se dopo il suo arresto non ha più visto il giornalista Travaglio, l’ex maresciallo Ciuro ricorda bene quella vacanza al «Golden Hill» con Travaglio e il dottor Ingroia durante la quale «si stava insieme, si giocava a tennis e si facevano lunghe chiacchiere a bordo piscina ma poi ognuno faceva la sua vita anche perché c’erano i figli piccoli». E il conto? «Di questa vicenda io non ne so niente, lui ebbe i contatti con la signora del residence. Per il pagamento se l’è vista lui, io non me ne occupai».

Più di un dubbio, invece, ce l’ha l’avvocato Sergio Monaco, difensore di Aiello: «Premesso che non sono io la fonte di D’Avanzo, che non conosco, posso solo dire che l’ingegner Aiello conferma che a suo tempo fece la cortesia a Ciuro di pagare un soggiorno per un giornalista in un albergo di Altavilla Milicia. In un secondo momento, l’ingegnere ha poi saputo che si trattava di Travaglio».

Qui finisce la storia di una vacanza di tanti anni fa, uno di quegli episodi che possono capitare a chiunque ceda alla tentazione di mischiare villeggiatura, amicizie di lavoro e qualche equivoco di troppo. Ricorrendo alla saggezza di Pietro Nenni, istillata ai giovani socialisti a un congresso del Psi, si potrebbe parafrasare: «A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura».

CLAMOROSO. Un club virtuale "Anti Travaglio" (da D'Avanzo a Mastellarini)

Sunday, 17 August 2008
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Apprendo casualmente che sul Forum del sito Politica On line – Discussione “Tutti contro Travaglio” (www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=452354) stanno pubblicando, a puntate, una lista di (presunti) aderenti a un “club virtuale Anti-Travaglio”, nella quale sono stato iscritto al 21esimo posto.

Io, misero, insieme a cotanta gente: da Berlusconi alla Finocchiaro, da D’Alema a Formigoni, dal direttore di Rai Tre, Paolo Ruffini (che ha il merito di aver lanciato Report in prima serata) al vignettista Sergio Staino (uno dei migliori). E poi il vicedirettore di Repubblica, Giuseppe D’Avanzo, il professor Gianni Cuperlo, il dg della Rai Claudio Cappon e alcuni direttori di giornali nazionali.

Non conosco i criteri in base ai quali e’ stato redatto l’elenco, credo siano stati reperiti degli attestati di antipatia verso il giornalista torinese. Comunque, questa e’ la lista aggiornata ad oggi, i commenti li lascio a voi.

Lista aggiornata degli “aderenti” al “Club Virtuale Anti Travaglio”

Sen. Renato Schifani, Presidente del Senato

Sergio Staino, vignettista

Antonio Socci, giornalista

Sen. Anna Finocchiaro, capogruppo PD

Filippo Facci, editorialista de “Il Giornale”

On. Roberto Castelli, Lega Nord

Giuseppe D’Avanzo, editorialista de “La Repubblica”

On. Maurizio Gasparri, capogruppo PDL

Claudio Cappon, d.g. RAI

On. Gianni Cuperlo, PD

Paolo Ruffini, direttore RaiTre

On. Enrico La Loggia, parlamentare PDL

On. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio

Vittorio Sgarbi, critico d’arte e politico

On. Livia Turco, parlamentare PD

On. Marco Follini, parlamentare PD 

On. Paolo Romani, parlamentare PDL

Maurizio Blondet, giornalista

Paolo Granzotto, giornalista

Giuseppe Caldarola, ex direttore L’Unità

Gabriele Mastellarini, giornalista

On. Massimo D’Alema, parlamentare PD già Presidente del Consiglio.

Giuliano Ferrara, giornalista e uomo politico

On. Roberto Formigoni, Presidente della regione Lombardia

Sen. Antonio Polito, giornalista ed esponente del PD

Il Sol di Ferragosto. Fasanella attacca Milan di Radio 24, ma lui era in ferie

Saturday, 16 August 2008
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Dopo le pesanti critiche di Giovanni Fasanella (foto a destra), giornalista di Panorama e co-autore del documentario “Il Sol dell’Avvenire”, ad Alessandro Milan (foto a sinistra) conduttore di Radio 24 (leggi QUI) sono successe alcune cose. La prima e’ una lettera del collega Alessandro Milan che ho ricevuto e poi un post uscito sul blog di Fasanella, lastorianascosta.com, che riporto sotto.

Ricevo da Alessandro Milan, conduttore di Radio 24 e, volentieri, pubblico

Caro Gabriele, aggiungo una sola postilla di due righe perché di più non mi è concesso scrivere, come capirai.

Io sono il conduttore di “Viva Voce” 11 mesi l’anno (e ti ringrazio davvero per i complimenti) ma non in agosto, quando mi sostituisce Michele Fusco. Quella puntata, essendo in vacanza, neppure l’ho sentita per un solo secondo, anche se mi hanno riferito i miei assistenti il senso del contenuto. Era comunque Fusco in conduzione e dunque in questo caso Fasanella, peraltro sempre scrupoloso, non ha verificato moltissimo…

Cosa che ho detto anche a lui, telefonandogli una volta saputo dell’accaduto e letto di accuse dure nei miei confronti senza che io avessi pronunciato una sola parola in onda.

p.s. Stimo Fasanella, le sue inchieste, leggo i suoi libri. Quindi essere accusato da lui senza avere mai scambiato una parola (prima di avergli telefonato dopo il qui pro quo) sarebbe satto alquanto
bizzarro…

Alessandro Milan

Dal blog di Giovanni Fasanella

Ho appena ricevuto una garbata telefonata da Alessandro Milan, il conduttore di Vivavoce, il quale mi ha spiegato che dev’esserci stato un equivoco: lui conduce la trasmissione 11 mesi l’anno, ma non in agosto, ieri lo sostituiva Michele Fusco.

L’equivoco, ha aggiunto, dev’essere nato dal fatto che il sito di Radio 24 non era stato aggiornato, per cui compariva ancora la sua firma. Ad Alessandro Milan, le mie scuse. Provvedo subito a cancellare il suo nome dal mio post. Per il resto, confermo i giudizi che ho espresso sulla puntata di ieri e sulla sua conduzione.

giofasan

Gli altri effetti del comma salva-Casta (o codicillo Amici degli Amici)

Saturday, 16 August 2008
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di Gabriele Mastellarini

Ho parlato (leggi QUI e QUI) dell’approvazione alla chetichella e della pubblicazione il 2 agosto in “Gazzetta Ufficiale” del cosiddetto comma salva-Casta, o codicillo Amici degli Amici, l’articolo 4-quater della legge 129/2008 di conversione al decreto-legge 97/2008. Il primo effetto del codicillo approvato prima della pausa estiva con un emendamento elaborato tra Camera e Senato, senza che nessuno battesse ciglio, è stato il blocco immediato di tutte le disposizioni sulla trasparenza dei compensi pagate dalle amministrazioni pubbliche.

Ministeri, Agenzie, Autorità, enti, università e società per azioni a totale o prevalente controllo pubblico devono (dovevano) pubblicare sul proprio sito web quanto corrisposto ai vari consulenti, collaboratori, etc. Ora quell’obbligo, ribadito nelle ultime due leggi Finanziarie, è caduto e se ne riparlerà (forse) per la fine dell’anno dopo la pubblicazione di un apposito regolamento, sotto forma di decreto presidenziale (Dpr).

Ma gli effetti del salva-Casta non riguardano solo la trasparenza ma anche l’entità dei compensi. Ecco cosa scrive in proposito l’avvocato Guglielmo Saporito, esperto del Sole24Ore.

La legge finanziaria 2008 (articolo 3, comma 44 della legge 244/ 2007) prevedeva un tetto al trattamento economico di rapporti occasionali a carico delle pubbliche finanze. Il limite era rappresentato dal trattamento economico del più alto grado della burocrazia statale (primo presidente della Corte di Cassazione, 278 mila euro lordi): oggi (dopo la pubblicazione del codicillo, ndr) il limite resta, ma si moltiplicano le deroghe, affidate a un Dpr che andrà  emanato entro ottobre. Consulenti, titolari di incarichi, professionisti, studiosi, esperti, artisti potranno contare su un trattamento migliore.

La norma approvata dal Senato prevede infatti che nel calcolo del tetto di retribuzione non sia considerato quanto percepito come stipendio dall’amministrazione di appartenenza (se già dipendenti), o come pensione. In questo modo si parifica il trattamento dei dipendenti pubblici e privati e ad ogni incarico pubblico corrisponderà una retribuzione cumulabile con lo stipendio in godimento.

Un secondo principio cui il Dpr si dovrà ispirare sarà l’esenzione dal tetto retributivo per le prestazioni professionali (di iscritti ad Albi o esercenti attività professionali), per i contratti d’opera di natura non continuativa (artistica, scientifica) e per i compensi agli amministratori. Queste tre categorie sono libere da limiti di retribuzione: per i professionisti, esistono infatti tariffari che rendono omogenee le retribuzioni, ancorandole al tipo di prestazione e al valore del bene che si contribuisce a produrre. Una larga schiera di consulenti e titolari di incarichi si affianca quindi agli artisti, unica categoria che nella legge finanziaria del 2008 era riuscita a ottenere un’apertura a deroghe ai tetti di retribuzione, grazie alla forte competizione tra canali televisivi pubblici e privati, che poteva risolversi solo grazie a una libertà assoluta di mercato.

Altre modifiche introdotte dal Senato, e rinviate in dettaglio al decreto presidenziale, riguardano la pubblicità degli incarichi e l’onere, per le pubbliche amministrazioni che superano il tetto fissato, in un anno al limite massimo di retribuzione, di fornire adeguata e specifica motivazione. In questo modo si potrebbe molto ampliare l’elenco dei soggetti cui il tetto di retribuzione non si applica: già oggi non sono soggetti al limite la Banca d’Italia, le Autorità indipendenti, il sottosegretario per l’emergenza rifiuti, e – come si diceva – professionisti ed amministratori.

Per chi non appartiene a una delle categorie fin dall’origine esenti dal tetto, sarà possibile costruire una dettagliata descrizione degli elementi che suggeriscono una migliore retribuzione. L’importo adeguatamente motivato, nel testo della norma appena votato, potrà poi essere erogato senza attendere alcun tipo autorizzazione.

Posta e risposta. Lo sputacchiatore Travaglio e l'Ordine che non c'è

Friday, 15 August 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Caro Mastellarini,

Il fatto che si debba discutere a ferragosto tra addetti ai lavori, per comprensibile indignazione, dello sberleffo lanciato contro un gentiluomo da un quarantenne spennato dalla cultura vaga, che l’Ordine dei Giornalisti dovrebbe richiamare ad un contegno più rispettoso dei colleghi (se l’ometto vuole eguale rispetto, altrimenti sappiamo anche noi, e meglio, usare locuzioni di disprezzo nei suoi confronti) e al rispetto della deontologia professionale, dimostra che lo schifo generato dal maldicente è insopportabile.

Ormai, per farsi notare, come il plebeo che corre dietro la carrozza del nobile per insultarlo, il giovanotto spernacchia uno dei protagonisti del migliore giornalismo italiano, sperando in una risposta che ecciti la replica del maldicente.

Ma a L’Espresso sono ridotti proprio male, se consentono al giovanotto di ridurre un angolo del settimanale a una sputacchiera.

Fabrizio

Caro Fabrizio,

ho scritto che L’espresso è completamente estraneo agli attacchi gratuiti del “Signornò” Marco Travaglio. Lo ribadisco, non per difendere le posizioni del giornale (non ne ho nessun titolo), ma  solo per non svilirne il contenuto (in questo numero segnalo una bella intervista doppia a De Niro e Al Pacino a cura di Lorenzo Soria) e il lavoro alacre della redazione e dei collaboratori.

Che la rubrica di Travaglio sia diventata una “sputacchiera” è sotto gli occhi di tutti. Forse è troppo impegnato a scrivere libri, ma gli consiglierei di leggere Voltaire: “Detesto quello che dici ma mi batterò per permetterti di dirlo”. Ecco, ammettiamo pure che Travaglio detesti Ostellino, perché continua a sbeffeggiarlo e a svilire le sue opinioni? Con quale autorevolezza (in campo giornalistico) Travaglio si permette di prendere in giro il più quotato collega, già direttore del primo quotidiano nazionale (Il Corriere, che solo a nominarlo mi vengono i brividi)?

Domande alle quali, caro Fabrizio, dovrebbe rispondere proprio l’Ordine dei Giornalisti da lei correttamente chiamato in causa. Ma l’Ordine tace, come al solito. Quando, mesi fa, venni offeso dal collega Travaglio (in maniera del tutto gratuita) e quando la polemica sfociò in due editoriali in prima su “Il Giornale” e “Italia Oggi”, mi limitai a una lettera pubblicata su “Italia Oggi” nella quale dicevo che, sostanzialmente, non era successo nulla.

Nessuno (Ordine, sindacato, etc) aveva “osato” puntare il dito contro Travaglio e la “mia” misera storia è finita nel dimenticatoio (per fortuna, la mia lettera è riportata a futura memoria sulla rassegna stampa della Camera, basta ricercarla nell’archivio sul sito web www.camera.it).

Lei, caro Fabrizio, sostiene che l’unico fine di Travaglio è quello di provocare una risposta di Ostellino “che ecciti una replica del maldicente”. Ha proprio ragione ma, mi creda, Ostellino è troppo intelligente per mettersi anche lui a sputacchiare.

Un caro saluto ferragostano

Gabriele Mastellarini
Leggi anche www.dituttounblog.com/editoriali/travaglio-ostellino

 

Travaglio si attacca all'oste(llino)

Friday, 15 August 2008
Pubblicato nella categoria EDITORIALI

di Gabriele Mastellarini

Scusatemi davvero. Avevo promesso che non avrei più scritto una-riga-una su Marco Travaglio: in fondo chi sono io per poter criticare il più “noto” collega (che ha dichiarato di non sapere neanche della mia esistenza, ma poteva informarsi parlando con diversi direttori dei principali quotidiani e con molti colleghi dell’espresso compreso Peter Gomez…).

Parafrasando Fiorello, in versione avvocato Messina, verrebbe da dire: “Chi siamo noi per poter dire chi è Caino e chi è Abele?”.  Quindi vi porgo ancora le mie scuse “preventive”, ma non posso non scrivere nulla sul linciaggio di cui è vittima l’ex direttore del Corriere della Sera, il 73 enne Piero Ostellino (sotto riporto un suo breve curriculum e l’elenco dei libri scritti).

Ancora oggi sull’espresso, nella rubrica “Signornò” curata da Travaglio vedo la foto di Ostellino seduto al contrario su un’orribile sedia rossa e attorniato da birilli, quasi fosse in un parco giochi per bambini o in un asilo nido.

Posso dire – perché lo so per certo – che i giornalisti e la direzione de L’espresso sono completamente estranei alle invettive di Travaglio verso il ben più autorevole collega. Credo, però, che una colonna del “Corriere” come Piero Ostellino meriti rispetto e non possa essere trattato a pesci in faccia, come un Mastellarini qualunque, per esser chiari.

Qualche settiamana fa, la penna velenosa di Travaglio aveva partorito un pesantissimo “Buonanotte Ostellino”, criticando gli editoriali apparsi sul “Corriere della Sera”. Oggi spara “La bomba venusiana”. “Scusa Piero, ma ti senti bene?”, scrive un Travaglio in pieno delirio di onnipotenza.

Non entro nel merito degli articoli firmati da Ostellino e da Travaglio (tutti reperibili sui siti dell’espresso e del Corriere), voglio solo richiamare l’attenzione sul modo di comportarsi di questo “signore” del giornalismo nostrano, quello che predica bene e razzola male.

Ostellino nei suoi editoriali può scrivere ciò che vuole e può certamente permettersi di citare la “Berlino del 1953”, “l’Ungheria del 1956” e la “Praga del ’68” (“Per lui sono intercalari fissi – lo sbeffeggia Travaglio il Signornò – li cita anche in gelateria, quando ordina il doppio cono”).

Travaglio, lei della Primavera di Praga sa qualcosa? e dell’Ungheria cosa può dirci? Non ho mai letto suoi libri o articoli in tal senso. Le dò un consiglio, l’ultimo mi creda, scenda dalla pianta da dove è appollaiato e si faccia un bel bagno di umiltà e lasci da parte l’oste(llino). Inoltre, impari anche a rispettare le altrui opinioni. Non potrà che farle bene.

Con immutata stima.

P.S. Ho visto sul suo blog che Travaglio è talmente bravo da criticare pesantemente anche le opinioni espresse in un fondo del vicedirettore del “Corriere”, Pierluigi (Pigi) Battista (“Il prode Pigi lacrima…” (…) “Lo Sherlock Holmes di Via Solferino non sente ragioni”). Aiuto! Fermate Travaglio!

Breve curriculum di Piero Ostellino. Dal 1970 è giornalista del Corriere della Sera, giornale del quale è stato anche direttore nel periodo 1984-1987. Dal 1973 al 1978 è stato corrispondente da Mosca, e ha raccolto i risultati di questo lavoro nel volume “Vivere in Russia” (Premio Campione d’Italia 1978). Attualmente è uno degli editorialisti del quotidiano.
È stato quindi fino al 1980 corrispondente da Pechino e, per i suoi servizi, ha ricevuto il Premio Saint-Vincent.
È anche membro del comitato scientifico di Società Libera, aggregazione fondata da esponenti del mondo accademico ed imprenditoriale, capace di arricchire il dibattito culturale e contribuire così al processo di trasformazione della società italiana. (Estratto da “http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Ostellino”)

Elenco dei principali libri di Piero Ostellino (da www.internetculturale.it)
Testo a stampa – Ostellino, Piero – Vivere in Cina / Piero Ostellino – Milano – 1981
Testo a stampa – Ostellino, Piero – Mao Tse-tung / Piero Ostellino – Milano – 1983
Testo a stampa – Ostellino, Piero – Media, telematica, futuro – Roma – stampa 1995
Testo a stampa – Gorbaciov e i suoi fratelli / a cura di Piero Ostellino – Bologna – [1991]
Testo a stampa – Ostellino, Piero – Cose viste e pensate / Piero Ostellino – Milano – 1985
Testo a stampa – Medvedev, Roy Aleksandrovic <1925- > – Intervista sul dissenso in URSS / Roy Medvedev ; a cura di Piero Ostellino – Roma Bari – 1977
Testo a stampa – Ostellino, Piero – Gli Europei in Afghanistan : alleati o scudieri? : 8. incontro, Osservatorio sul mondo, 13 dicembre 2001 / relator – [Milano] – [2001]
Testo a stampa – Ostellino, Piero – Il dubbio : politica e societa in Italia nelle riflessioni di un liberale scomodo / Piero Ostellino – Milano – 2003
Testo a stampa – Ostellino, Piero – L’ insegnamento della storia e della filosofia nei licei / [Piero Ostellino! – Torino – stampa 1966
Testo a stampa – Ostellino, Piero – Il diplomatico / Piero Ostellino – Firenze – 1972
Testo a stampa – Ostellino, Piero – I nuovi militari : una radiografia delle Forze armate italiane / Piero Ostellino, Luigi Caligaris – Milano – 1983
Testo a stampa – Il modello sovietico / Piero Ostellino … [et al.] – Torino – c1976
Testo a stampa – Ostellino, Piero – L’ Italia tra atlantismo e neutralismo / Piero Ostellino ; presentazione di Vittorio Badini Confalonieri – Torino – stampa 1964

Testo a stampa – Moratti, Letizia – La nostra scuola / Letizia Moratti ; conversazione con Piero Ostellino – Milano – [2006!