CULTUR@. 1958-2008. Cinquant'anni di Bossa Nova (alla faccia del Ministro Gelmini!)

Saturday, 23 August 2008
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di Nicoletta Salata

Quest’estate in molte località del nostro bel paese, assai canterino e comprensibilmente più musicofilo che melomane (adesso poi che la neo ministra Gelmini intende ridurre il numero dei Conservatori!), nell’euforia del divertimento è stato celebrato anche il 50° compleanno della Bossa Nova.
Da Cortina a Marsala, passando per Milano, San Gimignano, Roma ecc.., facendosi largo tra concerti jazz, pop e classici, tra quadriglia, tarantella e pizzica, questo genere ha ricevuto un po’ ovunque degno tributo, grazie anche alla straordinaria partecipazione di interpreti come Milton Nascimento (definito da Sting “il più grande vocalist del mondo” e da Elis Regina “se Dio potesse cantare avrebbe la sua voce”), Caetano Veloso, Toquinho che si sono esibiti nell’ambito dei festival e delle rassegne dedicate all’evento.

Correva l’anno 1958 quando da una fusione tra ritmi rielaborati samba e jazz e dall’incontro tra musica di Antonio Carlos Jobim, poesia di Vinicius de Moraes, chitarra di João Gilberto, viene posata ufficialmente la prima pietra di una nuova melodia (da qualche anno già messa in cantiere tra Copacabana e Ipanema). Scompaiono le percussioni, il ritmo rallenta, le parole (temi leggeri e disimpegnati che raccontano la vita carioca a Rio de Janeiro) sono sussurrate e l’interpretazione, caratterizzata da ternura (tenerezza) e saudade (malinconia e nostalgia) diviene particolarmente intimista.

Il momento coincide con l’uscita del disco Canção do amor demais, ad opera dei tre sopra citati, di cui il brano Chega de saudade interpretato dalla famosa cantante di samba Elizete Cardoso e suonato da Gilberto con la tecnica della “batida” (la mano destra non arpeggia ma muove il pollice sui bassi mentre le altre dita pizzicano le altre corde) viene considerato all’unanimità il primo esempio di stile Bossa Nova (nuova onda).

Il successo è clamoroso e dagli anni ’60 la nuova musica comincia a conquistare gli Stati Uniti
“Quando sono andato in Brasile ho conosciuto meglio la Bossa Nova, sono rimasto sconvolto e affascinato da una musica sottile che diceva le cose senza gridare… mi è piaciuta perché era una musica molto adatta alla chitarra e ho percepito immediatamente l’ affinità con il jazz, ambedue i generi avevano maniere africane e forme melodiche europee…”.

Al rientro nel suo paese il chitarrista Charlie Byrd che così si esprimeva fortemente colpito dalla nuova musica brasiliana, convince il sassofonista Stan Getz a registrare le composizioni di Jobim e João Gilberto. Nasce Jazz/Samba che in poco tempo diventa il disco più venduto nella storia del jazz negli Stati Uniti. Il successo dell’album apre ai bossa novisti le porte del mercato musicale americano.

Nel 1962 Gilberto, Jobim, Roberto Menescal, Sergio Mendes (una curiosità: nell’album Safari di Jovanotti, di cui nel blog si è parlato, il brano Punto è arrangiato da Mendes) ed altri rappresentanti della Bossa Nova brasiliana si esibiscono in concerto alla Carnegie Hall di New York: è la consacrazione del nuovo stile musicale. Molti di questi musicisti brasiliani rimangono negli Stati Uniti, con contratti delle più note case discografiche americane.
L’anno successivo Gilberto (con la partecipazione della moglie Astrud e Tom Jobim) registra con Stan Getz l’album Getz/Gilberto; questo disco riceve 7 nomination per il Grammy e vince 4 statuette: miglior album dell’anno, canzone dell’ anno (Garota de Ipanema), migliore performance per Stan Getz e la migliore produzione di suono. Astrud e Tom indicati come rivelazioni perdono invece la statuetta che viene vinta dai Beatles e João Gilberto indicato come migliore cantante la perde a favore di Luis Amstrong.

Nel 1966 Frank Sinatra registra un disco solo con composizioni di Tom Jobim; ormai la Bossa Nova ha conquistato il mondo.
E giusto a proposito di “The Voice”, tra le centinaia di versioni incise di “The girl from Ipanema” riascoltiamo, con quel pizzico di ternura e saudade che inevitabilmente pervade, la sua interpretazione, qui accompagnato da Jobim (1967).

Se in qualcuno si è ora insinuata la subdola venatura dell’irresistibile e fascinosa malinconia (nonostante i due compianti big sdrammatizzino con compiaciuta e reciproca leggerezza) posso osare l’irreparabile suggerendo l’ascolto del cd registrato a Tokio nell’agosto 2001 “Morelenbaum² /Sakamoto:Casa”. Collage di brani di Jobim cantati angelicamente da Paula M., suonati dolcemente al violoncello da Jaques M., e straordinariamente accompagnati al pianoforte dall’eclettico musicista nipponico a sua volta certamente rimasto incantato dalle suadenti note.

Attenzione però, è davvero molto tosto. È consigliabile, a seguire, una dose massiccia di samba e rock & roll!

CULTUR@. Il primo bacio di Mogol, a Silvi guardando quel mare che ispirò la Canzone del Sole

Saturday, 23 August 2008
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dal nostro inviato a Silvi Marina (Teramo)
Paolo Martocchia

Da Silvi Marina nacquero “La fila degli oleandri” di Lucio Battisti e la mitica “Canzone del Sole”, scritta da Mogol. Dopo qualche lustro, Mogol è diventato cittadino di Silvi Marina. Accompagnato da un lungo applauso, il sindaco Gaetano Vallescura ha conferito il 21 agosto la cittadinanza onoraria a Giulio Rapetti , in arte Mogol.

“Faccio fatica a non commuovermi questa sera – ha commentato Mogol durante la cerimonia – è per me un grande onore, mi sono sempre sentito un po’ cittadino di Silvi”.

Tanti gli aneddoti del passato a Silvi ripescati dalla memoria nel corso della serata, il primo bacio, le bravate con gli amici “a nasconderci nelle barche dei pescatori a giocare a carte con i nostri genitori che temevano fossimo annegati in mare”. “Tornando a Silvi – ha spiegato al pubblico – ero un po’ preoccupato di trovarla cambiata. Poi dalla finestra dell’albergo ho visto il mare. Il suo colore non è cambiato, ed anche l’aria e’ rimasta la stessa.

Scoprimmo questa città grazie ad un amico di nostro padre, che viveva a Milano. Ricordo il mare, l’asta del pesce, la liquirizia lungo lo stradone, le torrette”. Sollecitato dal pubblico su quali canzoni sono ispirate al comune del teramano, Mogol ha citato “Via degli Oleandri”, portato a Sanremo da Gianni Bella nel 1991 e la celebre “Canzone del sole” interpretata da Lucio Battisti. “Tutti i ricordi del mare, con questo colore chiaro – ha rivelato infine – io li lego alle tante estati passate qui”.

Nella foto Lucio Battisti e Mogol

Alla Facci di Bassanini. Filippo pubblica una lettera di Franco a Craxi, ma l'ex Ministro smentisce: "Non l'ho mai scritta, sfido Facci al confronto"

Saturday, 23 August 2008
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22 agosto 2008. Filippo Facci de Il Giornale pubblica una lettera di Franco Bassanini a Bettino Craxi

Roma, 11 dicembre 1989, Roma.

Caro Bettino,
mi congratulo con te per il prestigioso e importante incarico che ti è stato affidato come rappresentante personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il problema del debito nei paesi in via di sviluppo. Poichè si tratta, come tutti sappiamo, di uno dei problemi più rilevanti e più ardui del nostro tempo, credo che nessuno possa sottovalutare l’importanza del riconoscimento che in tal modo il segretario dell’Onu ha voluto dare alla tua persona, ma anche al ruolo del nostro Paese e a quello dell’intera sinistra socialista europea di cui sei autorevole rappresentante.

Consentimi anche di formulare i più sinceri auguri per il tuo nuovo incarico. Se, come spero, il tuo lavoro avrà successo, questi anni saranno ricordati non soltanto per l’affermarsi in tutto il mondo dei principi e dei valori della libertà e della democrazia, ma anche per l’avvio di una nuova epoca di cooperazione, equilibrato sviluppo, e giustizia nei rapporti fra i popoli. Infine, e certo per ultimo, un successo in questo tuo impegnativo compito non potrà – credo – non avere riflessi positivi anche sugli equilibri politici del nostro Paese, contribuendo a creare le condizioni per l’affermarsi di una maggioranza riformista e progressista. Per quel poco che valgono, considera le competenze mie e di altri colleghi del mio gruppo a tua disposizione per ogni collaborazione che riterrai utile.

Con i più cordiali saluti
Franco Bassanini

23 agosto 2008. Lettera di Franco Bassanini al direttore del Giornale, Mario Giordano

Egregio Direttore,
la lettera che secondo Filippo Facci avrei inviato a Craxi l’11 dicembre 1989, secondo l’editoriale da Lei pubblicato in data odierna, è apocrifa. E’ una lettera che io non ho mai scritto. La invito formalmente a pubblicare questa rettifica con adeguata evidenza. Se Facci dispone dell’originale di questa lettera apocrifa, sono ovviamente disposto ad ogni confronto per verificarne la falsità.
In mancanza di rettifica sarò ovviamente costretto a ricorrere alle vie legali a tutela della mia onorabilità.
Cordiali saluti
Franco Bassanini

Stampa faziosa e strafalcioni. Da Newsweek alla newUnita' (intanto Telese dice no alla De Gregorio)

Saturday, 23 August 2008
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di Luca Sofri (www.wittgenstein.it)

La settimana scorsa Newsweek – il secondo grande settimanale americano, tradizionalmente abbastanza liberal – pubblica un giudizio sul governo Berlusconi fatto di riconoscimenti ma anche di dubbi e critiche. Però il titolo – con qualche ironia – sintetizza: “Miracolo in cento giorni”.

E il titolo basta ai commentatori italiani: l’articolo viene molto esaltato a destra, e spiazza la sinistra abituata a dire “guardate cosa dicono di Berlusconi nel mondo!”. Tanto è lo spiazzamento, che l’ex direttore dell’Unità e attuale deputato del PD Furio Colombo pubblica sull’Unità con i toni dello scoop i risultati di una sua microinchiesta su internet: l’autore dell’articolo di Newsweek, Jacopo Barigazzi, non esisterebbe e il pezzo sarebbe una manovra per aiutare Silvio Berlusconi. E Colombo l’ha smascherata!

Beh, la faccio breve. Nel giro di poche ore si conferma esistenza di Barigazzi e l’implausibilità della scoperta di Colombo. E qualcuno ricorda anche che proprio l’Unità citò due anni fa un articolo di Newsweek dello stesso Barigazzi. E sapete perché? Perché criticava Berlusconi.

L’Unità avrà un nuovo direttore da dopodomani, Concita De Gregorio: tanti auguri da noi.

dal Corriere della Sera di oggi. MILANO – Luca Telese non lavorerà a L’ Unità. «Sto bene dove sto» ha affermato il giornalista, rifiutando la proposta di Concita De Gregorio, direttore «in pectore» del quotidiano. L’ editorialista replica anche alle critiche di Furio Colombo che aveva bocciato l’ ipotesi di un impegno di Telese nel giornale fondato da Gramsci: «Mi divertiva anche la contaminazione che si sarebbe creata nel lavorare insieme io, un comunista italiano a lungo impegnato in un giornale di destra, e lui, un liberal borghese radical che adesso impugna la bandiera della rivoluzione». Tra i prossimi impegni di telese, la conduzione di Tetris, su La7: «Mi hanno proposto di rifarlo a febbraio e mi fa molto piacere: inviterò subito Furio Colombo e il comitato di redazione de L’ Unità».

Per saperne di piu’ sul caso Barigazzi-Colombo leggi anche:
http://dituttounblog.com/editoriali/barigazzi-colombo-newsweek
http://www.dituttounblog.com/articoli/cazzi-barigazzi-colombo-dagospia
http://dituttounblog.com/articoli/colombo-barigazzi-polisblog-corriere
http://dituttounblog.com/articoli/tutti-i-cazzi-di-jacopo-barigazzi

Olimpiadi. Gli atleti ci danno dentro (in tutti i sensi) e l'organizzazione regala migliaia di preservativi

Saturday, 23 August 2008
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Ha fatto scalpore l’articolo apparso sull’edizione odierna on-line dell’inglese Times (clicca qui). Il resoconto di Matthew Syed, dal titolo Sex and Olympic city, spiega tutto cio’ che accade “sottocoperta” nelle varie edizioni dei giochi olimpici (Syed ha preso parte alle precedenti edizioni come atleta), compresa quella di Pechino dove le nuotatrici sono attivissime.

Syed racconta anche che gli organizzatori di Beijing 2008 hanno consegnato migliaia di preservativi gratis agli atleti. “If you can’t stop ’em, at least make it safe”, ha scritto Syed, ovvero se non riesci a fermarti almeno fallo in maniera sicura.

E negli stanzoni del village center si “ciula” alla grande, senza distinzione di sesso, di razza e di ruolo: atleti, accompagnatori, giornalisti, hostess. Le donne preferiscono i medagliati (i vari Phelps e Bolt dovrebbero avere una folla sterminata al seguito), mentre gli uomini sono piu’ “consolatori” e si lanciano sulle ragazze uscite dalle varie competizioni.

Ovviamente senza dimenticare lo spirito olimpico: l’importante e’ partecipare.

AMARCORD. Lettera aperta di Filippo Facci a Marco Travaglio: "Torna tra noi!"

Friday, 22 August 2008
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Caro Marco Travaglio,
io qui finisco fustigato, ma voglio dirti che non penso affatto che tu sia «un fascista di destra, violento, prepotente, bugiardo, volgare e menzognero» come ha detto Francesco Cossiga e come parimenti ora dicono a sinistra.

Non sempre, cioè. Non di base. Io penso che tu a un certo punto abbia cominciato a fare un mestiere che non era più il tuo e che ti ha fatto sconfinare nell’invettiva e nella satira, ciò quando la satira sconfinava a sua volta nella cosiddetta lotta politica e ne diveniva oltremodo strumento a scadenza.

Hai capito bene? Sei divenuto via via professionista del martirio, patentatore di vittime mediocri, punta di un target chiassoso e collaudato che hai scambiato per Resistenza quando invece era solo una grossa fetta di mercato.

Il tempo è scaduto e ora ti stanno mollando tutti (sempre per lotta politica, la medesima che ti aveva avallato) e quindi lasciatelo dire: torna da me, ti ricordi le battaglie e i dibattiti? Ti ricordi quando ci scannavamo e ci riconoscevamo però competenza, cura delle fonti, e irridevamo invece l’altrui sciatteria?

Lascia ad altri il loro mestiere, torna a fare il giornalista, quello delle carte, le notizie, queste cose: ti aspettiamo, ti aspetto, voglio tornare a sbugiardarti su temi di giustizia, mica su Luttazzi, e dài, c’è ancora un sacco di mercato, finisce che vince ancora quello lì, coraggio.

Ti voglio bene.
Tuo Filippo Facci

(Il Giornale, 14 ottobre 2005, segnalatomi da Deankeaton)

Travaglio business. Non un giornalista, ma un "segmento di mercato"

Friday, 22 August 2008
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di Gabriele Mastellarini

Il re è nudo, cari lettori. Marco Travaglio che non legge L’espresso, come avevo documentato mesi fa su questo blog, e poi mi insulta via sms e alla fine sbotta: “Mastellarini all’espresso? Non me ne erano nemmeno accorto” (ma ho pubblicato anche i 90 articoli da me firmati). E Furio Colombo, per non esser da meno, prende una topica pazzesca su Jacopo Barigazzi di Newsweek, definendolo giornalista fantasma.

Eccoli i travaglini, belli come il sole. Un po’ distratti, ma chissenefrega, purché facciano cassetta. Trovano milioni di fan pronti a comprare i loro libri e a leggere i loro (spesso strampalati) articoli. Ora L’Unità, che si è affidata alla brava Concita De Gregorio, potrebbe buttarli fuori ma loro sono già pronti a farsi un giornale da soli. “È un bellissimo sogno”, ha detto a L’espresso Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, casa editrice dove pubblica Marco Travaglio. “Il segmento di mercato è appetibile, inutile nasconderlo. Ma per ora non c’è nessun piano”.

Avete letto bene, qui non si parla di diffondere notizie, di proporre idee, di criticare, di fare giornalismo. No, cari signori. A questi interessano i soldi. I lettori sono solo consumatori. Chi compra giornali e libri vale come un cliente del macellaio, quello del mezzo chilo di manzo macinato. L’ho sempre sostenuto e lo ribadisco: ormai hanno creato un business, vanno all’incasso e se ne fottono. Tutti insieme appassionatamente, si propagandano i libri a vicenda, se li presentano e se li recensiscono in tv e sui lor giornali. E schiere di lettori-consumatori-clienti mettono mano al portafogli e si prendono il libretto, il dvd, il biglietto per lo spettacolo teatrale, tra poco anche la t-shirt, il cappellino, il portachiavi, la statuetta da mettere sul tavolino.

Poi fanno delle figuracce, sbagliano nomi e cognomi, sono disinformati, ma per i loro clienti va tutto bene. E loro incassano sempre di piu’ con i libri-fotocopia, gli articoli rimasticati, le comparsate in tv, le presentazioni e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

A L’Unità sta cambiando il vento (leggi QUI) e Marco Travaglio si è messo alla finestra. I suoi corsivi, rigorsamente satirici, potrebbero sparire, ma lui farà valere il suo “peso” contrattuale, in termini di clienti-pagatori, s’intende. “Se il nuovo giornale mi piacerà come il vecchio, e il nuovo direttore lo vorrà, io continuerò a collaborare”. Altrimenti…Ve lo diciamo noi, è già pronto un nuovo giornale con la benedizione di Tonino Di Pietro.

Il titolo? Non è stato ancora deciso. Stanno ancora pensando al prezzo di copertina.

Caso Barigazzi-Colombo, gli altri parlano anche di noi

Friday, 22 August 2008
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da www.lamianotizia.com

Quando ho letto l’articolo di Furio Colombo sull’Unità, qualche dubbio lo avevo, mi sembrava inverosimilmente ingenua la trovata del giornalista e dell’articolo inventato e anche preoccupante, visto il vecchio proverbio, sempre valido, che recita: “la gallina che strilla di più è quella che ha fatto l’uovo”, per dire che se sono disponibile a pensare certe cose, potrebbe pur essere che “quelle certe cose le ritengo possibili” e da qui a farle.. il passo è breve. Una opposizione simile ancora a lungo sarebbe rovinosa per il Paese a mio avviso.

Oggi i miei pensieri più scuri sembrano aver trovato base di verità, sul sito di Dagospia c’è molto materiale al riguardo, riporto un intervento di una giornalista del Corsera e un post molto esemplificativo dal sito di Mastellarini (clicca qui qui). Leggeteli, sono esplicativi di una certa imprecisone diciamo politico -giornalistica che finisce per danneggiare gli elettori tutti ed in buona sostanza se la immaginiamo applicata ad argomenti di pù stretto interesse per i cittadini.. un brivido ci corre nella schiena!

di Luca Sofri, www.wittgenstein.it
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Poi vediamo come va, ma la direzione dell’Unità a Concita De Gregorio è intanto una buona notizia: le direzioni precedenti si rendono protagoniste ancora in questi giorni di performances memorabili

Tutti i cazzi di Jacopo Barigazzi: figlio d'arte, originario di Parma, lavora a Milano, ha vissuto a New York e sta per diventare papà (con foto)

Friday, 22 August 2008
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 (Jacopo Barigazzi, in carne ed ossa)

Lettera al blog
E se volete una notizia vera, eccola: Jacopo Barigazzi aspetta un bambino/a (cioè non lui, la sua compagna).
firmato Volo_di_gabbiano

di Stefano Filippi (cronista de Il Giornale e amico di Jacopo Barigazzi) 

Capisco che sia imbarazzante ammettere di aver pestato qualche schifezza, se non altro perché in Italia mancano gli sciuscià di colore  che ti ripuliscono le Church’s per quattro soldi. Capisco che lo sia ancora di più se si è abituati a pensare che tutti i giornali funzionano come «l’Unità»: eseguire ordini ricevuti, da portare a termine ripetendo frase per frase i testi di uno qualsiasi dei mille boss di partito.

Capisco che ti auguri che la piccola vicenda (scambiare un cronista di Newsweek con il primo nome trovato su internet, roba che nemmeno l’ultimo dei praticanti) fili via, liscia. Ma poi vedi il grande ex direttore che s’impunta, la bianca chioma che si rizza come la cresta di un gallo solitario e se la prende con chi si è permesso di osservare, come in una favoletta dimenticata, che il re è nudo.

Gentile Furio Colombo, non sono stato senatore né corrispondente di «Stampa» e «Repubblica» dagli Stati Uniti o direttore dell’«Unità», non ho presieduto Fiat Usa, non ho insegnato giornalismo alla Columbia University e neppure ho firmato il documento contro il commissario Luigi Calabresi. Non ho un centesimo del suo curriculum. Non mi azzardo neppure a darle del tu, come d’uso tra colleghi. Però ho uno scoop che le regalo, è suo, in esclusiva. Eccolo.

Anche se non c’è traccia del suo nome tra i centodieci nomi di giornalisti di tutto il mondo che appaiono sulla gerenza di ogni numero del Newsweek, anche se l’ufficio di corrispondenza di Parigi non indica corrispondenti italiani con il suo o altri nomi, anche se alla associazione della stampa estera nessuno ha mai sentito parlare di lui, Jacopo Barigazzi esiste. L’ho visto. Gli ho parlato. Possiedo il suo numero di telefonino. L’ho toccato, gli ho stretto la mano. Ho lavorato con lui a Parma, quando scoppiò lo scandalo Parmalat. Per essere la reincarnazione di un medico bolognese ceh nel 1518 scrisse un trattato sui cani, ho trovato messer Barigazzi piuttosto in salute. Lavorava per la Reuters da free-lance: sa, senatore Colombo, nei giornali non esistono soltanto i direttori-docenti-di-giornalismo nellla Grande Mela, ma anche i giovani precari che lei, potente tra i potenti, dall’alto della sua luminosa carriera non dovrebbe trattare così. Cosa posso dirle per convincerla?

Barigazzi ha passato la trentina, statura media, capelli e occhi scuri, veste sportivo, parla l’inglese come uno che ha vissuto a lungo a New York, è simatico e non se la tira come tanti maestri sul viale del tramonto. Credo che anche suo padre fosse giornalista. I genitori abitavano poco fuori Parma, nella casa di famiglia, e così nei lunghi mesi lontano da Milano, la sera andava a riposare tra i ricordi dell’infanzia (e risparmiando sulle note spese) invece che nelle anonime stanze di albergo come da il resto della truppa.

Ricordo che portava una borsa a tracolla piena di appunti: i giornalisti delle agenzie hanno un difetto, professor Colombo, devono dettare soltanto soltanto notizie certe, verificate. «Alla Reuters non scriviamo nulla che non sia stato controllato con due fonti diverse», spiegava Barigazzi ai colleghi allibiti.

L’esigenza di veriflcare ogni virgola spesso lo costringeva a dare per ultimo le notizie che aveva avuto per primo. Il giornalismo anglosassone ha le sue regole. Oggi abbiamo scoperto che sono cambiate: basta un giretto su Google. Per il solo fatto che lavoro al «Giornale», lei non mi crederà. Le giuro che ho i testimoni, decine di colleghi di ogni testata che come me hanno visto il risorto. Ma lei, ieraticamente immobile come la mummia del grande Tutankhamon, continuerà a pensare che il povero Barigazzi è un «editorialista senza volto». Non posso farci nulla. Un bambino si addormenta tra le braccia della mamma prima ancora di balbettare il suo nome, lei si fiderà sì e no di se stesso. Si tolga le fette di mortadella dagli occhi, ci faccia anche soltanto due buchi, scoprirà una parte di mondo che i paraocchi dell’ideologia finora le hanno nascosto.

E si accorgerà accorgerà di quanto è vergognoso che un giornale (il suo) titoli “Il caso del corrispondente fantasma”, mentre il fantasma è vivo e lotta insieme a noi.

Per saperne di piu’ sul caso Barigazzi-Colombo leggi anche: 

http://dituttounblog.com/editoriali/barigazzi-colombo-newsweek
http://www.dituttounblog.com/articoli/cazzi-barigazzi-colombo-dagospia  
http://dituttounblog.com/articoli/colombo-barigazzi-polisblog-corriere
http://dituttounblog.com/articoli/clamoroso-parla-jacopo-barigazzi

Jacopo Barigazzi exsists, but don't say a word to Mr. Colombo, please

Friday, 22 August 2008
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di Paolo Bracalini per Il Giornale

Qui finisce che qualcuno perde la pazienza e va scriverlo sui cartelli stradali: Barigazzi c’è. Sì, Jacopo Barigazzi esiste, fisicamente, in senso biologico, c’è proprio in carne ed ossa. E ha anche un volto. Non si manifesta solo telefonicamente, cosa che per Colombo non vale ancora come prova sufficiente di esistenza se c’è di mezzo Berlusconi, ma ha anche un indirizzo di residenza (a Milano), un numero di telefono, un’età anagrafica (è nato il 29 luglio 1970), degli amici, un lavoro. Insomma una vita reale.

Lo (ri)chiamiamo mentre è in redazione all’AdnKronos, e ha appena letto con spasso la dimostrazione colombiana della sua inesistenza. Chissà quante volte si sarà toccato in questi giorni, il corrispondente italiano di Newsweek, mentre leggeva le investigazioni ontologiche di Furio Colombo sulla sua persona. Il cronista però non commenta perchè questa è la policy del quartier generale di Newsweek sulla vicenda (ma oggi dovrebbero diffondere un comunicato ufficiale). Certo quello che abbiamo visto può essere un’altra persona, un finto Jacopo Barigazzi, uno 007 di Palazzo Chigi, il nipote di Bonaiuti travestito da cronista. Ma questo non è giornalismo, è un racconto di Philip Dick, una commedia di Pirandello.

Per ottenere tutte queste informazioni sul «corrispondente fantasma» del settimanale americano, di cui Colombo non è riuscito a sapere nulla nemmeno sentendo l’ufficio di Parigi di Newsweek, ci siamo valsi di uno strumento investigativo molto riservato, roba da servizi segreti: l’albo dei giornalisti della Lombardia (2005). Lì ci sono i dati anagrafici di Barigazzi (Jacopo Giovanni), giornalista professionista iscritto all’albo nel 2003. Ma forse nemmeno questa è una prova definitiva della sua esistenza, o meglio, della «quasi esistenza» di Barigazzi, nuova categoria esistenziale scoperta dall’editorialista dell’Unità.

Anche i lettori di Dagospia hanno provato a convincerlo, inviando al sito di D’Agostino il curriculum di Barigazzi pubblicato su Linkedin. A questo punto forse bisognerebbe fare davvero come suggerisce uno dei colleghi che hanno creato ieri su internet il gruppo «Jacopo Barigazzi exists!», tipo testimoni di Geova. Bisognerebbe promuovere un incontro tra i due, tra Barigazzi e Colombo, farglielo toccare. In un bar, davanti alla sede dell’Unità, dove vuole Colombo, Barigazzi è disponibile a manifestarsi. L’ostensione di Barigazzi.

C’è tutto su internet, basta poco. Ha intervistato Berlusconi nel 2006, Prodi nel 2005. Ma che importa. Come insegna un vecchio giornalista della Columbia University, nel post-giornalismo i fatti non contano più, se disturbano le opinioni. Sì, quel giornalista è Furio Colombo.

Per approfondire il caso Barigazzi-Colombo, leggi anche (su questo blog):

http://dituttounblog.com/editoriali/barigazzi-colombo-newsweek 

http://dituttounblog.com/articoli/cazzi-barigazzi-colombo-dagospia 

http://dituttounblog.com/articoli/colombo-barigazzi-polisblog-corriere

http://dituttounblog.com/articoli/tutti-i-cazzi-di-jacopo-barigazzi

Jacopo Barigazzi, l'uomo che non c'era (ma c'e')

Thursday, 21 August 2008
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di Guia Soncini (www.guiasoncini.com)

Ogni tanto, su qualche femminile anglofono, con la stessa costanza della dieta fallita e dei litigi di coppia sulla programmazione delle vacanze, salta fuori il tema del googling, ovvero come sarebbe costume diffuso, per le fanciulle al primo appuntamento, impiegare il tempo dei preparativi (quello che nello scorso decennio si sarebbe dedicato alla ceretta) a cercare su google vita e opere del tizio con cui si passerà la serata.

Ora, non so voi, ma io ho un solo parametro per distinguere gli uomini che ho davvero amato (quasi nessuno) da quelli di cui fatico a ricordarmi il cognome già la mattina dopo (comunque pochissimi: concorro alle semifinali della santità, la mia più prossima avversaria è la Binetti), e questo parametro è: zero occorrenze. Un uomo che voglia contare qualcosa nella mia vita su google non deve avere neppure un risultato. È una constatazione empirica (quelli che fin qui hanno contato qualcosa hanno in effetti zero risultati) ma è anche un pregiudizio: delle persone perbene non si occupa la stampa né i blog né nessun’altra schifezza che concorre a formare quella cosa chiamata circuito informativo, e io tendo a innamorarmi delle persone perbene.

Tutto questo per dire che, di questa storia di Furio Colombo che ha cercato su google Jacopo Barigazzi, cioè la firma dell’articolo su Newsweek che diversamente dal solito non demoliva Berlusconi, non l’ha trovato, e ha desunto che fosse lo pseudonimo di qualche parente di Berlusconi stesso, mi hanno colpito un paio di cose.
La prima è che siamotuttifuriocolombo: «E chi cazzo è Jacopo Barigazzi?» è stato anche il mio primo pensiero, prima ancora di leggere l’articolo, e l’inserimento di nome e cognome su google è stata l’azione successiva; c’erano altri suoi articoli sul sito di Newsweek e (nelle prime pagine, quelle che ho guardato) non molto altro, a parte una che su un blog del Sole 24 ore diceva che avevano fatto la scuola di giornalismo insieme, o qualcosa del genere (non ho la pazienza di andare a ricercare la citazione esatta).

La scarsità di risultati non mi ha però indotto a prenderlo in considerazione come buon partito. Vuoi vedere che il mio inconscio mi impedisce di soppesare la smaterassabilità di uno che scriva che Berlusconi non è tanto male?

(Ulteriore inciso: di fronte alla citatissima frase di Serra che dovrebbe frequentare meno intellettuali e qualche idraulico, il mio primo pensiero è stato che dovrei frequentare qualche berlusconiano, almeno uno, possibile che non ne conosca uno? C’è un elenco da qualche parte da cui possa pescare un nome di un elettore di Forza Italia cui chiedere di diventare amichetti? Per completezza, per curiosità antropologica, per dimostrare apertura mentale. Per vedere come sono fatti. Per noia.)

Tornando a Colombo e Barigazzi. La seconda cosa che mi ha colpito è che tutti quelli che si sono presi la briga di fare ricerche e poi scrivere in rete quant’è pirla Colombo citano come prova dell’esistenza in vita di Barigazzi il fatto che abbia un profilo su Linkedin. Ora io non dico che uno debba sapere come funziona Linkedin (e in generale quelle puttanate chiamate social network), cioè che il profilo di Barigazzi potrei benissimo averlo creato io attribuendogli qualsivoglia precedente occupazione, però mi chiedo: se uno non sa cos’è e come funziona, perché lo cita come prova dirimente? E, soprattutto: ma Linkedin e google a parte, possibile che ’sto povero cristo di Barigazzi non abbia tra i suoi difensori un amico, un collega, un’ex fidanzata che dica “esiste perché ci ho cenato ieri”, “esiste perché sono stato a casa sua”, “esiste perché mi ha attaccato una malattia venerea”? Mi vien voglia di offrirgli un piatto di minestra, povero.

Per saperne di piu’ sul caso Barigazzi-Colombo leggi anche 

http://dituttounblog.com/editoriali/barigazzi-colombo-newsweek
http://www.dituttounblog.com/articoli/cazzi-barigazzi-colombo-dagospia  
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NON SPARATE SUL SOLDATO COLOMBO. Corriere, Polisblog e Rocca (Il Foglio) lo pizzicano su Barigazzi, ma lui insiste su L'Unità di oggi, prontamente rismentito da noi e da dagospia

Thursday, 21 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Da Polisblog.it. Chi è Jacopo Barigazzi, l’articolista di “Newsweek” reo di aver promosso i primi 100 giorni di Berlusconi? Per Furio Colombo già direttore de L’Unità, si tratta di uno pseudonimo: “Se cercate in rete troverete che Jacopo Barigazzi è l’autore di un trattato sulle fratture del cranio pubblicato nel 1518″.

Ecco perchè le lodi del settimanale americano al Cavaliere vengono subito etichettate da Colombo come “un miracolo tra i tanti del nostro padrone”. In realtà, secondo l’editorialista del quotidiano fondato da Gramsci, Berlusconi il pezzo se lo è scritto da solo: il giornalista non esiste, è un “corrispondente fantasma”, come si sono affrettati a chiamarlo tutti i giornali dopo la gaffe di Colombo.

Eppure, ancora oggi, c’è chi, in rete, pensa davvero che Jacopo Barigazzi sia solo un fantomatico medico del sedicesimo secolo. Bastava leggere Linkedin come abbiamo fatto noi, per scoprire che il cronista che ha firmato il pezzo “Miracolo in 100 giorni” è un giornalista a tutti gli effetti e, al momento, non solo lavora per Newsweek ma anche per la nostra Adnkronos.

Il Corriere della Sera del 18 agosto 2008
Colombo, Newsweek e il mistero dello studioso di teschi del ‘ 500
ROMA – «Molto in questo Paese, è crudele, molto è inventato, molto è pura apparenza». È un fondo indignato quello di Furio Colombo sull’Unità di ieri.
Vede «allarmanti analogie» con il fascismo e anche con il nazismo (la Polonia invasa nel ‘ 39). Stigmatizza Amato e Bassanini che «collaborano» con il nemico (Berlusconi). E, nella foga, se la prende con l’autore dell’«articolo d’elogio» a Berlusconi, apparso su Newsweek, ricorrendo addirittura a un omonimo di cinque secoli fa. «Se cercate in rete troverete che Jacopo Bigazzi è l’autore di un trattato sulle fratture del cranio pubblicato a Bologna nel 1518». Cercando «Bigazzi», però, si trova il co-conduttore della «Prova del cuoco», Giuseppe. Un banale refuso quello di Colombo: il vero nome del giornalista è Jacopo Barigazzi. Colombo aggiunge: «Troverete anche… Ma è bene non guastare il divertimento degli investigatori virtuali». In rete si trova un fiorire di blog che accusano Barigazzi di essere un signor nessuno. E anche alcuni che lo accusano di nascondersi sotto lo pseudonimo dell’ autore del trattato del 1518, siti che potrebbero aver ispirato l’ ex direttore dell’Unità nella sua invettiva sull’ autore dell’ articolo incriminato. Altra traccia, un’intervista a Berlusconi. Colombo scrive: «È solo un miracolo tra i tanti del nostro padrone». Ma Barigazzi, il cui articolo era elogiativo per metà, è ben conosciuto nella stampa italiana. Laureato in Filosofia a Milano, ha seguito un master di giornalismo e lavorato a Cnbc e Reuters. Ora scrive per l’ Adn Kronos ed è corrispondente di Newsweek. Un suo articolo del 15 aprile descriveva «l’ampio sorriso da lucertola» di Berlusconi, «la sua scintillante miriade di conflitti d’ interessi» e spiegava che «a 71 anni, sembra offrire sempre le stesse vecchie cose».

Da camilloblog.it, il blog di Christian Rocca (giornalista de Il Foglio)

Fondato da Antonio Gramsci e affondato da Furio Colombo
La cosa che mi ha fatto più ridere ultimamente è l’ennesima scivolata di Furio Colombo su Jacopo Barigazzi di Newsweek. Dopo non averlo trovato su Internet, anche perché digitava un altro nome, e dopo aver suggerito che in realtà Barigazzi non esiste, ora sostiene sempre sul giornale da lui affondato che Barigazzi è un giornalista sconosciuto (a lui certamente), una nullità, uno che non esiste perché non è iscritto alla sede della stampa estera a Roma. Barigazzi, però, sta a Milano.
E ora, come ha scritto il Foglio oggi, non vedo l’ora che esca il nuovo giornale (Le manette? Il Penitenziario? Il Secondino? Il momento magico?) edito da Tonino Di Pietro e Chiarelettere, starring Colombo, Padellaro, Travaglio e diversi sostituti procuratori.

L’Unità 21 agosto 2008 Il caso del corrispondente fantasma

di Furio Colombo
Capisco che sia imbarazzante elogiare Berlusconi su un giornale americano (Newsweek) mentre l’autore dell’elogio, italiano, sta in Italia, e dunque non rappresenta l’opinione di quel grande Paese lontano. Capisco che lo sia ancora di più se la persona riteneva soltanto di eseguire un ordine ricevuto, da portare a termine ripetendo, frase per frase, i testi del dottor Bonaiuti.

Capisco che ti auguri che la piccola vicenda (il favore di un pacchetto azionario a un altro pacchetto azionario) fili via liscia, ma poi vedi il tuo pezzo citato da tutta la stampa italiana come «il riconoscimento tanto atteso della grande stampa americana al successo dei primi cento giorni di Berlusconi». Capisco che ti auguri di non essere notato tra la folla, in modo da non essere professionalmente ricordato per questa impresa che è falsa o perché è falso l’autore (che in Rete risulta un medico bolognese del Sedicesimo secolo) o perché è falso il testo (non si tratta di una valutazione americana del “successo” di Berlusconi ma di un impasto fatto in casa).

Comunque, il merito di questo giornale è di avere, unico e solo, puntato il dito verso lo strano evento. Eppure siamo nel Paese che ha ventidue scuole di giornalismo (senza contare i masters).
Quel puntare il dito sul fantasma redivivo di Jacopo Barigazzi è stato fatto in sole tre righe, verso la fine dell’editoriale di domenica 17 agosto.
Le ripeto (mi ripeto e chiedo scusa) per comodità del lettore: «Se cercate in Rete troverete che Jacopo Barigazzi è l’autore di un trattato sulle fratture del cranio pubblicato a Bologna nel 1518».

C’era, nel testo dell’Unità, un refuso. Ma non è questo che ha fatto saltare i nervi ai colleghi del Il Giornale . So che chi non segue Il Giornale, organo principe della vasta editoria di Berlusconi non ci crederà. Ma un certo Federico Novella (non ho verificato, ma spero che almeno lui esista) ha dedicato alle mie tre righe una pagina intera in cui l’autore di quelle tre righe (sì, le tre righe che avete appena letto e niente altro, sull’argomento) viene accusato di “delirio” (nel titolo) di un po’ di demenza, «un parente con manie che non preoccupano più, al massimo suscitano un mezzo sorriso».

E anche: «Chissà che cosa gli sarà scattato nella testa al Colombo furioso quando ha visto il prestigioso settimanale “Newsweek” che intitolava “Miracolo Berlusconiano”».
Ma c’è di più, sempre a proposito di quelle tre righe: «Veleni quotidiani che l’editorialista continua a propagare nelle sue lenzuolate in prima pagina. Talvolta mancando non solo di buon senso ma anche di buona educazione». Come dire: “Per Dio, qualcuno lo faccia smettere”. Infatti aggiunge (sia pure per riempire, secondo il mandato non facile, l’intera pagina): «pensavamo che le invettive di Furio Colombo potessero elevarsi. Oggi scopriamo che si sono elevate troppo».

Ah, dimenticavo che la pagina, oltre che da una grande fotografia del sottoscritto, è completata da un secondo lavoro giornalistico firmato Paolo Bracalini. Il suo contributo è offrire la seguente prova di vita umana e professionale dello “editorialista” senza volto che ha definito “miracolo berlusconiano” i cento giorni del Lodo Alfano, delle impronte digitali ai bambini Rom, dello “stato di emergenza nazionale” improvvisamente dichiarato (come in Pakistan) nell’Italia di Ferragosto: «Ho prove certe della mia esistenza, dice al telefono Jacopo Barigazzi corrispondente dall’Italia del settimanale americano». Non una parola di più. Non una notizia di più sull’avventuroso editorialista.

***
Come vedete, per l’Unità un successo di cui vantarsi, anche se giungesse più o meno a conclusione di un vivace lavoro per questo giornale. Infatti una intera pagina di quotidiano, impostata sugli insulti e la denigrazione più scomposta per rispondere a un dubbio di tre righe, è una clamorosa e un po’ incauta conferma di quel dubbio. Tanto più che – nell’intera pagina – tra “deliri” e insinuazioni di fastidiosa senilità (ma stiano attenti al loro padrone, anche lui ha superato da un po’ i settanta) solo una riga è dedicata alla prova di esistenza dello editorialista fantasma. E si tratta di una prova di esistenza “per telefono”. In un thriller commerciale non si potrebbe fare di meglio.

Quanto ai fatti:
Uno: non c’è traccia del nome Barigazzi (scritto con o senza refuso) tra i centodieci nomi di giornalisti di tutto il mondo, compresi i collaboratori, che appaiono nella gerenza di ogni numero del “Newsweek”.
Due: l’ufficio di corrispondenza di Parigi non indica corrispondenti italiani con il nome Barigazzi o con altri nomi.
Tre: alla associazione Stampa estera (con sede in Via Dell’Umiltà 83/c 00187 Roma) nessuno, tesoriere incluso, ha mai sentito parlare di un Jacopo Barigazzi.

Questo non vuol dire che non esista o il nome o la persona o – in qualche altra mansione o lavoro – la reincarnazione del medico esperto di crani, quando correva l’anno 1518.
Vuol dire – e questa è la notizia – che quando “Newsweek” ha dovuto fare un favore a Berlusconi, lo ha fatto al livello più schivo e marginale possibile, in modo quasi segreto, con una persona quasi inesistente. La benevola “grande stampa” e Tv italiana hanno fatto finta di celebrare un trionfo.

Per approfondire leggi anche

http://dituttounblog.com/editoriali/barigazzi-colombo-newsweek 

http://dituttounblog.com/articoli/tutti-i-cazzi-di-jacopo-barigazzi

http://dituttounblog.com/articoli/cazzi-barigazzi-colombo-dagospia

 

Sti cazzi, Barigazzi! Il granchio di Furio Colombo segnalato da questo blogiornale è ripreso da Dagospia

Thursday, 21 August 2008
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Da www.dagospia.com

LETTERA
Il grande Furio Colombo non sa usare Google. Essendo il genio che e’ dovrebbe sapere che Google in italiano riporta prima i risultati in lingua italiana e poi quelli in altre lingue. Se invece di digitare {Iacopo Barigazzi} avesse digitato {“Iacopo Barigazzi” Newsweek} avrebbe evitato di fare la figura che ha fatto. Oppure, se avesse provato con Google.com invece di Google.it, avrebbe avuto il risultato non da lui sperato. Devo ringraziare sia lui che Sartori per avermi aiutato a prendere una decisione. Io come loro sono un professore universitario in USA. Vedo che i professori universitari americani che tornano in Italia si rincoglioniscono. Per cui mi salvo e resto qui negli United States of America.
Cheers (saluti),
Marco il grillo originale (non cercate il mio nome su Google – e’ uno pseudonimo)

LETTERA
SENZA ENTRARE NEL MERITO DELLA POLEMICA, VORREI DARE UN PICCOLO CONTRIBUTO AL “GIALLO BARIGAZZI”. ERA L’INVERNO DEL 2003-2004 QUANDO, ASSIEME AD ALTRI COLLEGHI, SEGUIVO A PARMA L’AFFARE “PARMALAT”. RICORDO BENE CHE, NEL GRUPPO DEI GIOVANI CRONISTI DELLE AGENZIE DI STAMPA, C’ERA ANCHE JACOPO BARIGAZZI. LAVORAVA (CREDO DA PRECARIO) PER LA REUTERS. (SE NON VADO ERRATA, È PURE FIGLIO DI UN GIORNALISTA). ERA UNO TRA I PIÙ SOLERTI. POI, L’HO PERSO DI VISTA. SE È APPRODATO A NEWSWEEK, MI COMPLIMENTO PER LA CARRIERA. CORDIALI SALUTI
MARISA FUMAGALLI
CORSERA, MILANO

QUANTI CAZZI, JACOPO BARIGAZZI! GIORNALISTA FANTASMA O INVIATO DI LUSSO? FURIO COLOMBO HA PRESO UN GRANCHIO, IL CRONISTA ESISTE!

di Gabriele Mastellarini www.dituttounblog.com
Chi e’ Jacopo Barigazzi, il giornalista di Newsweek che ha esaltato i primi 100 giorni del governo Berlusconi in un articolo uscito nei giorni scorsi? Ma, soprattutto, esiste veramente in carne ed ossa? Furio Colombo, ex direttore dell’Unita’ ha sostenuto che non c’e’ nessun “Barigazzi tra i collaboratori di Newsweek ne’ risulta accreditato presso la sala stampa estera a Roma”. Barigazzi, secondo Colombo, e’ un fantasma, “creato” da Newsweek per fare un favore a Berlusconi. “Il Giornale”, a firma di Paolo Bracalini, ha risposto invece che Barigazzi vive, fa il giornalista e “gode di ottima salute”, ma non pubblica nessuna foto, nessun curriculum, nulla di nulla.

Lo stesso Colombo, via Internet, ha verificato che Jacopo Barigazzi e’ un medico del 1500, ma una ricerca piu’ approfondita dice anche altro.
Bastava andare su Linkedin dove c’e’ il curriculum di Barigazzi, corrispondente da Milano per Newsweek: http://www.linkedin.com/pub/5/7ab/a50 .
Si tratta di un giornalista milanese, gia’ reporter per Reuters oggi all’Adnkronos e a Newsweek, che ha conseguito un master di giornalismo presso l’Universita’ di Milano.

Jacopo Barigazzi
Newsweek Milan special correspondent Milan Area, Italy
Business
reporter at Adnkronos

Precedenti esperienze
Business reporter at
Reuters
Assistant Producer at CNBC

Istruzione
Università degli Studi
di Milano – Master giornalismo 1999-2000

Curriculum dettagliato

Business reporter Adnkronos
November 2005 — Present (2 years 10 months)

Milan special correspondent Newsweek
September 2004 — Present (4 years)

Reuters
(September 2002 — June 2004 (1 year 10 months)

CNBC
(June 2000 — September 2002 (2 years 4 months)

Va detto inoltre che Barigazzi, insieme ai colleghi Dickey e Nadeau e’ stato fisicamente nel febbraio 2006 a Palazzo Grazioli, a intervistare per “Newsweek” il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in vista del suo viaggio a Washington. “L’intervista si è svolta la settimana scorsa con i giornalisti del “Newsweek” Christopher Dickey, Jacopo Barigazzi e Barbie Nadeau “davanti ad un cappuccino” a Palazzo Grazioli. “Le sue vanità sono ben visibili: capelli trapiantati, un makeup che assomiglia a un Pancake. Berlusconi è la quintessenza del latino, sicuramente non paragonabile allo stile laconico di Bush” (http://something-stupid.splinder.com/archive/2006-02).

Inoltre, per chi volesse leggersi gli altri articoli di Barigazzi su Newsweek, basta andare sul sito di Newsweek.
Consigliate i link anche a Furio Colombo!

INTERVISTA A PRODI A NEWSWEEK INTERNATIONAL BY BARIGAZZI
Non sono un illuso
di Christopher Dickey e Jacopo Barigazzi, Newsweek International, Lunedì 7 Novembre 2005

Romano Prodi è euforico e a ragione. L’ex Primo ministro italiano, già presidente della Commissione Europa, cavalca l’onda delle elezioni primarie organizzate lo scorso mese per unire l’opposizione di centrosinistra contro l’attuale Premier Silvio Berlusconi. I sondaggi anticipano che probabilmente vincerà le elezioni politiche fissate per il 9 aprile. Il 66enne ex professore di economia ha recentemente avuto un colloquio con i giornalisti del Newsweek Christopher Dickey e Jacopo Barigazzi. Eccone alcuni estratti:

Lei è ora alla guida dell’opposizione in Italia. Se diventasse primo ministro cosa significherebbe per l’Europa, gli Usa, e per il resto del mondo?
Non sono un esordiente. Così voglio essere giudicato per quello che ho fatto quando ero primo ministro in Italia e presidente della Commissione europea per più di cinque anni. Ho avuto una significativa esperienza di cooperazione con due amministrazioni americane. Abbiamo lavorato fianco a fianco. La questione che ci ha trovato in disaccordo è stata una sola: l’Iraq. Ero convinto che la guerra in Iraq avrebbe danneggiato i nostri interessi e quelli del mondo intero e sarebbe diventata un incubo. E ora non voglio dire di aver avuto ragione, ma lasciatemi mettere sul tavolo quelli che sono i problemi reali.

Berlusconi dice di voler riportare le vostre truppe in patria. Tra un anno ci saranno ancora truppe italiane in Iraq?
Se vinco decideremo un agenda per il ritiro delle nostre truppe. Lo decideremo la prossima primavera, perché forse non ci saranno più truppe italiane al momento delle elezioni. Sicuramente non farò colpi di teatro come ha fatto la Spagna.

Crede che l’Europa sarà più unita con lei primo ministro?
Certo. Giocare con Bruxelles contro Washington o viceversa è inutile. Penso che Berlusconi abbia provato a giocare il secondo tipo di partita: Washington contro Bruxelles. E il risultato è che l’Italia è fuori dal gioco.

La domanda cruciale è: gli italiani vogliono ancora far parte dell’Europa?
Rispetto a ciò l’Italia è come la Spagna. Nella nostra mente c’è una relazione tra sviluppo, modernità ed Europa. L’Europa, nella mente della maggioranza degli italiani, ha un significato positivo.

Ma una delle cose che si sentono dire in Italia è: “I nostri problemi economici derivano dall’euro e Prodi è l’euro”. Crede che per lei l’euro rappresenti un ostacolo politico?
No. Lo vedo come una ricchezza. Assolutamente. Non sto scherzando. Non sono un illuso. Lei pensa veramente che l’Italia potesse continuare a svalutare, svalutare, svalutare, come ha fatto nei 15 anni precedenti all’introduzione dell’euro? Lei pensa che, essendo uno dei principali paesi europei, noi possiamo sostenere lo stesso ruolo di bambini con problemi come è successo per lungo tempo? No. Certamente no. C’è un tempo nella storia in cui qualcuno deve dire di no, ora basta, io l’ho detto.

Come affronterà la sfida di Cina e India?
Perchè i tedeschi non hanno problemi commerciali con la Cina? Importano di più, ma esportano anche di più. L’economia italiana è certamente la più debole tra quelle dei grandi paesi europei. Virtualmente noi non abbiamo grandi aziende ma abbiamo circa 2050 piccole e medie aziende che saranno la spina dorsale della nostra economia. Lavorerò per inserirle nel mercato mondiale, per farle emergere e per aiutarle a crescere.

Guardando al Mediterraneo. Come risponderà al problema degli immigrati clandestini?
Ohhh, questo è un vero incubo. Parte dell’opinione pubblica vorrebbe che io li buttassi a mare. La mia politica consiste in primo luogo in una più stretta collaborazione con i paesi da cui provengono. Secondo, c’è bisogno di una più realistica politica di controllo, guida e regolarizzazione delle persone. Se vuoi essere un politico popolare, forse la mia posizione non è la più intelligente politicamente perché c’è una grande paura dell’immigrazione. Ma passo dopo passo la gente capirà che c’è bisogno di una politica attiva, non solo una politica che butti le persone a mare.

Dagli attentati di Londra a Luglio s’è parlato molto sulla possibilità che l’Italia sia il prossimo obiettivo. Cosa può fare perché ciò non succeda?
Ci vuole più intelligence e collaborazione tra le intelligence. Questo è un campo nel quale la Commissione europea s’è impegnata a fondo, e so che la collaborazione – la vera collaborazione – tra gli stati membri è difficile. Si fanno regole giuste, si siglano accordi, si stringono mani, ma generalmente gli scambi di informazioni vertono solo su casi specifici che sono già accaduti.

L’Italia con Berlusconi premier, s’è sforzata molto per mostrarsi il miglior amico dell’America, ma non è stato trattato come tale dagli Stati Uniti.
No, certamente no. Ed è per questo che sono convinto che se vuoi essere amico dell’America devi rimanere in un contesto europeo. Chiaramente c’è un problema di “peso”. Dobbiamo essere realisti. C’è un problema di puro potere. Sei importante a Washington se sei importante a Bruxelles.

Per saperne di piu’ sul caso Barigazzi-Colombo leggi anche 

http://dituttounblog.com/editoriali/barigazzi-colombo-newsweek
http://dituttounblog.com/articoli/colombo-barigazzi-polisblog-corriere

 

ESCLUSIVO. Jacopo Barigazzi, il presunto "giornalista fantasma" di Newsweek esiste davvero. Furio Colombo ha preso un granchio

Thursday, 21 August 2008
Pubblicato nella categoria EDITORIALI

furio colombo

di Gabriele Mastellarini

Chi è Jacopo Barigazzi, il giornalista di “Newsweek” che ha esaltato i primi 100 giorni del governo Berlusconi in un articolo uscito nei giorni scorsi? Ma, soprattutto, esiste veramente in carne ed ossa? Furio Colombo, ex direttore dell’Unita’ ha sostenuto che non c’è nessun “Barigazzi tra i collaboratori di Newsweek nè risulta accreditato presso la sala stampa estera a Roma”. Barigazzi, secondo Colombo, è un fantasma, “creato” da Newsweek per fare un favore a Berlusconi. “Il Giornale”, a firma di Paolo Bracalini, ha risposto invece che Barigazzi vive, fa il giornalista e “gode di ottima salute”, ma non pubblica nessuna foto, nessun curriculum, nulla di nulla (se ne parla in questo articolo di Dagospia). Lo stesso Colombo, via Internet, ha verificato che Jacopo Barigazzi è “solo” un medico del 1500, ma una ricerca piu’ approfondita dice anche altro.

Bastava andare su Linkedin dove c’e’ il curriculum di Barigazzi, corrispondente da Milano per Newseek (http://www.linkedin.com/pub/5/7ab/a50). Si tratta, infatti, di un giornalista milanese, già reporter per Reuters oggi all’Adnkronos e a Newsweek, che ha conseguito un master di giornalismo presso l’Universita’ di Milano. Ecco il curriculum:

Jacopo Barigazzi
Newsweek Milan special correspondent Milan Area, Italy
Business reporter at Adnkronos

Precedenti esperienze
Business reporter at Reuters
Assistant Producer at CNBC

Istruzione
Università degli Studi di Milano – Master giornalismo 1999-2000

Curriculum dettagliato

Business reporter Adnkronos
November 2005 — Present (2 years 10 months)

Milan special correspondent Newsweek
September 2004 — Present (4 years)

Reuters
(September 2002 — June 2004 (1 year 10 months)

CNBC
(June 2000 — September 2002 (2 years 4 months)

Va detto inoltre che Barigazzi, insieme ai colleghi Dickey e Nadeau e’ stato fisicamente nel febbraio 2006 a Palazzo Grazioli, per un’intervista (sempre per “Newsweek”)  al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in vista del suo viaggio a Washington. “L’intervista si è svolta la settimana scorsa con i giornalisti del “Newsweek” Christopher Dickey, Jacopo Barigazzi e Barbie Nadeau “davanti ad un cappuccino” a Palazzo Grazioli. “Le sue vanità sono ben visibili: capelli trapiantati, un makeup che assomiglia a un Pancake. Berlusconi è la quintessenza del latino, sicuramente non paragonabile allo stile laconico di Bush” (http://something-stupid.splinder.com/archive/2006-02).

Inoltre, per chi volesse leggersi gli altri articoli di Barigazzi su Newsweek, basta andare sul sito di Newsweek (oppure cliccate qui).

Consigliate i link anche a Furio Colombo!

Per saperne di piu’ sul caso Barigazzi-Colombo leggi anche:

http://www.dituttounblog.com/articoli/cazzi-barigazzi-colombo-dagospia
http://dituttounblog.com/articoli/colombo-barigazzi-polisblog-corriere
http://dituttounblog.com/articoli/tutti-i-cazzi-di-jacopo-barigazzi
http://dituttounblog.com/articoli/jacopo-barigazzi-exsists
http://dituttounblog.com/articoli/clamoroso-parla-jacopo-barigazzi

NONSOLOSOLDI. Banche, arriva Best Execution, la "clausola colabrodo"

Thursday, 21 August 2008
Pubblicato nella categoria NONSOLOSOLDI

di Gianluigi De Marchi

La sua approvazione è stata approvata con commenti unanimemente positivi, sottolineando che finalmente il risparmiatore avrebbe trovato strumenti efficaci per essere protetto contro le prevaricazioni delle banche.
Invece sono bastate poche settimane per far venire allo scoperto alcune incongruenze foriere di future, cocenti delusioni per chi opera in titoli. Parliamo della clausola della “best execution”, un cardine della normativa Mifid, che apparentemente garantisce, almeno nel nome, che il cliente possa beneficiare della “miglior esecuzione”.
Ahimè, fatta la legge, trovato il cavillo; ovviamente, a danno dell’operatore piccolo, quello che passa gli ordini alla propria banca fiducioso di trovare le migliori condizioni di prezzo sul mercato in quel momento.

Il fatto è che non si tratta delle migliori condizioni “in assoluto”, ma solo delle migliori condizioni scelte dall’intermediario.

Spieghiamoci bene.

La Mifid prevede che la sede di esecuzione degli ordini sia rimessa alla valutazione di ogni banca, imponendo sì la “best execution” ma nell’ambito delle sue strategie operative. Tra le strategie operative rientra anche la scelta della cosiddetta “piattaforma operativa”, cioè del mercato sul quale far transitare le negoziazioni per conto della clientela.

Bene, di “piattaforme operative” ne esistono tante, da quella (nota a tutti) della Borsa valori italiana (fino a qualche anno fa mercato ufficiale, oggi mercato privato organizzato e gestito da banche e finanziarie)a quelle (sconosciute ai più) organizzate e gestite dalle singole banche (ad esempio ilo mercato TLX, il più noto, è dell’Unicredit) da consorzi di banche.

E’ notizia di questi giorni (in pieno solleone, quando l’attenzione è rivolta ad altri argomenti; sarà una scelta causale?) dell’avvio delle operazioni di Turquoise, una “borsa alternativa” creata da nove grandi banche internazionali del calibro di Barclays, Deutsche bank, JP Morgan, UBS, Goldman Sachs, Citi, Credit Suisse, BNP Paribas e Société Générale.

All’inizio saranno trattati solo 10 azioni (società inglesi e tedesche), poi il listino si amplierà con azioni francesi ed olandesi e via via tutte le altre, comprese le italiane, per un totale di oltre 1.200 società.

Sta decollando concretamente (dopo mesi un po’ stentati) anche Chi-x, la “piattaforma operativa” controllata da Nomura (una delle maggiori banche giapponesi) e da altre 123 banche; sono in fase di avanzata progettazione Nasdaq Omx (destinata al Nord scandinavo) ed Equiduct (tedesca) e ci dobbiamo aspettare altri annunci che faranno proliferare a dismisura i mercati sui quali saranno trattate le stesse azioni.

E’ ovvio che lo stesso titolo potrebbe far registrare in un certo giorno quotazioni diverse da un mercato all’altro, perché diverse possono essere le richieste o le offerte di Fiat sulla borsa italiana, su Turquoise o su Chi-x, veicolate alle banche che hanno interesse ad alimentare quel mercato anziché uno della “concorrenza”.

E allora ecco l’ombra della “worst execution”, la peggior esecuzione: il signor Rossi che dà ordine alla propria banca di vendere 5.000 Fiat ordinarie non sa (perché non ha letto la Mifid) che l’esecuzione sarà fatta sul mercato X prescelto anziché su quello Y dove magari quotano 5 centesimi in più. E nel frattempo il signor Bianchi compra con la sua banca 5.000 Fiat senza sapere che opererà sul mercato Y dove costano 5 centesimi in più che sul mercato X.

Le banche si giustificheranno con la scusa (consentita dalla legge) di aver scelto il “miglior mercato esistente” per condizioni generali (costi, trasparenza, efficienza informatica, ecc.); dimenticando di dire che probabilmente si tratta del mercato in cui partecipano al capitale. Un caso eclatante di conflitto d’interesse.

Nessuna banca ha l’obbligo, prima di eseguire un ordine, di “esplorare” i prezzi su tutti i mercati esistenti (basterebbe un programma informatico di raffronto in real time…); ed anche se il cliente più scaltro desse ordine con specifica indicazione del mercato sul quale eseguirlo, non è obbligata a farlo se la “piattaforma operativa” non è quella per lei disponibile.

Ma (purtroppo non finisce qui).

Siccome i mercati sono, come detto, diversi, le differenze, pur marginali, di prezzo consentono ai traders più scaltri o (guarda caso) agli intermediari stessi di approfittarne e di trarne profitto.

Al signor Rossi la banca comunica di aver venduto le azioni sul mercato X che rappresenta la piattaforma prescelta ed indicata ai sensi della Mifid; ma nulla impedisce che l’ordine sia eseguito sul mercato Y, intascandosi la differenza positiva…

Si chiama arbitraggio, era una tecnica in uso decenni fa dagli agenti di cambio per arrotondare le commissioni in tempi di vacche magre: al cliente che non specificava la piazza di esecuzione (esistevano allora 10 borse ufficiali!) si dava l’eseguito sulla propria Borsa, e magari si operava su un’altra dove in quel momento si spuntava un prezzo migliore.

Allora non esisteva la Mifid, non c’era il testo unico sulla finanza, non c’era la Consob; oggi esistono leggi e regolamenti apparentemente rigidi e rigorosi per la tutela dell’investitore, ma la sostanza non sembra essere cambiata gran che…