
di Beppe Sebaste per “L’Unità” con un paio di precisazioni di gmast
L’enorme disparità giuridica creata dal cosiddetto lodo Alfano è ormai nota a tutti. Il primo ministro Silvio Berlusconi è come un sovrano assoluto (ab-soluto, cioè assolto dall’obbligo di sottomettersi alle Leggi), e a differenza di noi cittadini-sudditi gode di un’immunità, ovvero impunità, totali.
Tutti sanno anche che, benché tale assoluta immunità valga anche per altre cariche dello Stato, la si è concepita per Lui solo, che non da ieri deve e ha dovuto affrontare vari processi e inchieste non proprio consone al profilo di uno statista, anzi spesso infamanti, e dalle quali talvolta è stato assolto, talaltra, ostacolando i giudizi, ha goduto della prescrizione pur non essendo stato riconosciuto innocente. Ma questo lo sappiamo tutti, benché la gravita del fatto non è da tutti riconosciuta allo stesso modo.
Vorrei invece porgere una modesta proposta che, lungi dal riequilibrare la disparità di trattamento e di potere, possa almeno un po’ alleviare a noi sudditi questa mortificante disparità. La penso da giorni, e avrei voluto tacere, ma vedo nessuno finora l’ha presentata. Neanche gli esponenti della satira (che in Italia, e non per colpa loro, hanno preso il posto lasciato vuoto dalla politica). L’idea, in una parola, è di conferire anche ai sudditi una piccola porzione di immunità, un’impunità reciproca.
Se il Premier è per definizione immune e sottratto alla Legge e al giudizio, se a differenza di ognuno di noi, milioni di italiani, non è più oggetto di azioni civili e penali, allora che Egli non sia nemmeno più soggetto di azioni civili e penali.
Che non sia più soggetto giuridico: che Egli non possa denunciare, diffidare, criminalizzare, né intraprendere alcuna azione legale nei confronti dei suoi sudditi. Che ognuno di noi, milioni di italiani, possa dire quello che vuole al Suo indirizzo i-punemente, senza timore di infrangere la legge sotto il profilo dell’ingiuria o della diffamazione. Che il Re, come un vero sovrano, possa essere deriso dal Buffone senza che incomba su quest’ultimo la minaccia dell’impiccagione.
È poca cosa, lo so, ma pur sempre una piccola consolazione per i sudditi: diventare anche noi, per un pizzico, irresponsabili: nei Suoi confronti. Che sia almeno possibile impunemente “diffamarlo”, definizione giuridica che comprende il giudizio anche sommario o l’epiteto colorito, per esempio, ed è un’ormai storica citazione, “buffone”, oppure “imbroglione” (gli esempi ispirati alla cronaca non mancano).
Naturalmente i cittadini-sudditi non si limiteranno allo sberleffo, ma estenderanno la loro facoltà all’inchiesta, all’intercettazione, al giudizio etico e morale (questo sì, imperscrittibile) e, naturalmente, politico (poiché tutto è politica per un sovrano, anche la vita privata).
(Tra parentesi: ci sarebbe forse da riflettere sul fatto che, qualcuno che non sia destinatario di azioni giuridiche, in quanto immune ed esentato (ab-soluto) dal giudizio, possa ancora ritenersi un soggetto dotato di facoltà giuridiche, e non magari da dichiararsi interdetto. L’interdizione sarebbe forse, a rigore, la soluzione giuridica più adeguata per qualcuno che, assolto, ab-soluto, per definizione, è a tutti gli effetti irresponsabile.
Di fatto, solo noi cittadini, milioni di Italiani che non godono di nessuna immunità, siamo per ora responsabili delle nostre azioni, cioè perseguibili civilmente e penalmente). Resta che il reato di “vilipendio”, che si riserva alle istituzioni e alle alte cariche dello Stato, dovrebbe essere mantenuto.
In effetti, per rispetto alle alte cariche, la proposta è stata pensata inizialmente solo per il primo ministro. Ma avendo saputo di una denuncia per diffamazione indirizzata dall’immune e assoluto Presidente del Senato Schifani al comune cittadino e giornalista Marco Travaglio, forse è il caso di non limitare questa impunità “reversibile” al solo Premier.
La nostra modesta proposta non intende privare le Istituzioni dello Stato del loro prestigio e valore. Mi sembra anzi che siano altri ad infangarle. Anche (ma non solo) col lodo Alfano.
Solo per precisare:
1) Il lodo Alfano non riguarda i processi civili ma solo quelli penali. Berlusconi, Napolitano, FIni e Schifani possono essere citati a giudizio al pari degli altri cittadini;
2) Il presidente del Senato non ha querelato penalmente Marco Travaglio. Da quanto riferito dal giornalista, si tratta di una causa civile intentata presso il Tribunale di Torino e non di una querela penale (almeno non ne è stata data notizia).
Tanto per essere precisi. (gmast)