AMARCORD. Maurizio Costanzo: "E' vero, stavo con Gelli nella P2"

Friday, 1 August 2008
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Deposizione di Angelo Rizzoli, editore del “Corriere della Sera” (e iscritto alla P2) davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta P2: “Posso dire che il giornalista Maurizio Costanzo entrò nel gruppo Rizzoli su precisa raccomandazione di Licio Gelli, il quale era in stretti rapporti col predetto e alla cui carriera mostrava di tenere particolarmente”.

Ancora: “Il Costanzo era un vero e proprio superprotetto del Gelli… Fu così che il Costanzo divenne dapprima direttore della “Domenica del Corriere”, poi dei servizi giornalistici della Tv privata della Rizzoli, poi ancora del quotidiano L’Occhio”.

Da un’intervista di Gianpaolo Pansa a Maurizio Costanzo. D: «Costanzo, quell’intervista fatta a Gelli (“Corriere della Sera”, 5 ottobre 1980, N.d.R.), è sembrata fatta in ginocchio…». R: «In ginocchio? No, assolutamente, non stavo in ginocchio. Soltanto qualche giorno dopo, nei corridoi di Via Solferino (gli uffici de “il Corriere della Sera”, N.d.R.) qualcuno, tirandomi per la giacca, mi ha detto: ha intervistato uno dei padroni del Corriere …».
(Maurizio Costanzo confessa: sono un cretino e ora mi vergogno. È vero, stavo con Gelli nella P2, “La Repubblica”, 5 giugno 1981)

AMARCORD. Annullata la condanna di De Benedetti per la bancarotta dell'Ambrosiano di Roberto Calvi

Thursday, 31 July 2008
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di Maria Antonietta Calabrò per “Il Corriere della Sera” del 23 aprile 1998

ROMA – Dopo sedici anni di indagini e due condanne, Carlo De Benedetti (nella foto) esce definitivamente di scena dalla vicenda del crack del Banco Ambrosiano. Anzi, secondo la Cassazione, che ha annullato senza rinvio (e quindi senza la necessita’ che si celebrino altri processi) la sentenza di condanna a quattro anni e sei mesi che gli era stata inflitta in Appello, l’ingegner De Benedetti non doveva neppure essere sottoposto a processo, per il reato di bancarotta.

Nel dispositivo della decisione presa ieri sera, dopo quattro ore di camera di consiglio, i supremi giudici hanno scritto infatti che la sua condanna e’ stata cassata essendo “precluso l’esercizio dell’azione penale in relazione al reato di bancarotta fraudolenta”. Quindi De Benedetti non c’entra nulla con il crack dell’istituto di Roberto Calvi (un crack da mille miliardi), di cui era stato vicepresidente per pochi mesi.

Della bancarotta sono stati invece riconosciuti definitivamente colpevoli altri quattordici imputati: il banchiere Umberto Ortolani, il capo della P2, Licio Gelli, i faccendieri Flavio Carboni, Maurizio Mazzotta, Emilio Pellicani, e gli ex amministratori Di Mase, Prisco, Valeri Manera, Von Castelberg, Davoli, Mennini, Bianchi, l’imprenditore Giuseppe Ciarrapico, e Casella.

Di questi rischiano di finire in prigione solamente Ortolani (condannato a dodici anni), Gelli (dodici anni), Carboni (otto anni e sei mesi) e Mazzotta (otto anni). Le loro condanne superano infatti i tre anni, anche togliendo i quattro anni di “sconto” dovuto a vari condoni che si sono succeduti nel tempo. Per gli altri condannati, tutti a pene inferiori ai tre anni sempre grazie ai condoni, e’ possibile l’affidamento ai servizi sociali.

Un altro processo, infine, e’ stato deciso dalla Cassazione per il finanziere Orazio Bagnasco e per Francesco Pazienza. Il primo ha avuto l’annullamento della condanna a cinque anni e tre mesi, con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Milano; Pazienza ha avuto l’annullamento della condanna limitatamente al diniego delle attenuanti generiche.

“La pronuncia della Cassazione riconosce che l’ingegner De Benedetti e’ stato sottoposto per lunghi anni a un processo ingiusto e illegale”. Cosi’ hanno commentato i legali di De Benedetti, Marco De Luca, Luigi Saraceni e Giuliano Pisapia. “Finalmente – hanno concluso -, seppure dopo tanto tempo, e’ stata fatta giustizia”. De Benedetti era stato vicepresidente dell’Ambrosiano di Calvi solo per due mesi. Se ne era dovuto andare a causa di un pesante braccio di ferro con il banchiere dagli occhi di ghiaccio. Due mesi “chiusi” con circa trenta miliardi di presunte plusvalenze, realizzate rivendendo due pacchetti di titoli. Secondo l’accusa, quell’operazione era stata finanziata di fatto dall’Ambrosiano, lieto di fare i ponti d’oro all’Ingegnere. Ma il 7 aprile 1989 De Benedetti era stato prosciolto con formula piena dall’accusa di estorsione aggravata e contestualmente era stato emesso decreto di archiviazione in relazione all’ipotesi di bancarotta fraudolenta. I fatti contestati erano gli stessi e, come e’ noto, non si puo’ procedere due volte per lo stesso addebito, anche se puo’ essere configurato come due diversi reati. Nonostante cio’, nel ’90 venne emesso dal presidente della Sezione procedimenti speciali della Corte d’appello di Milano un mandato di comparizione contro De Benedetti, ancora una volta per bancarotta fraudolenta. Si arrivo’ al rinvio a giudizio per bancarotta e a ben due condanne. Quei processi, ha stabilito ieri la Cassazione, non potevano essere celebrati, contro De Benedetti. Della bancarotta sono responsabili solo gli amministratori del Banco Ambrosiano e i vertici della P2.

L’ISTRUTTORIA L’inchiesta sui risvolti penali del crack da 1.000 miliardi coinvolge i vertici della P2 e del Banco (tra i quali Umberto Ortolani, Licio Gelli e Carlo De Benedetti) accusati, insieme ad alcuni faccendieri, di concorso in bancarotta.

L’INGEGNERE Per De Benedetti, vicepresidente del Banco per soli due mesi, il pm chiede l’incriminazione per estorsione: l’accusa e’ di aver preso trenta miliardi per tacere sulle difficolta’ del Banco. Ma i giudici istruttori respingono la richiesta, e De Benedetti viene rinviato a giudizio solo per bancarotta.

SuperTonino

Thursday, 31 July 2008
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di Gabriele Mastellarini

Faccio zapping. Arrivo su un qualche tg nazionale. Pastone politico sul caso di Eluana Englaro. Ormai vige la legge non scritta che se intervisti un onorevole devi sentire anche gli altri di tutto l’arco costituzionale. E chi spunta? Proprio lui: Tonino Di Pietro, il leader del partito ad personam, l’Italia dei Valori. Un raggruppamento che non si capisce da che parte stia: scaricato a sinistra dai rifondaroli, bocciato dal centrosinistra del Partito Democratico (con il quale si era apparentato per le elezioni), ideali di destra (non si dimentichi che Tonino e’ ex poliziotto), a tratti qualunquista e vicino alle posizioni di Beppe Grillo, allo stesso tempo giustizialista e votato da Marco Travaglio (al quale Tonino-acchiappavoti aveva chiesto di candidarsi ma il giornalista gli ha dato il 2 di picche). Lo stesso Travaglio che, da qualche tempo, detta involontariamente l’agenda politica dell’Idv. Tonino, cervello fino, ha capito che i temi toccati dal noto giornalista-opinionista torinese “attirano” e lui ci si tuffa a pesce.

Ma l’Idv e’ anche il partito di quel Leoluca Orlando inventore del movimento sicilianista “La Rete” e in predicato di diventare presidente della Commissione di Vigilanza Rai (ma nessuno lo vuole). L’Idv, partito zeppo di voltagabbana, di trasmigratori. Come dimenticare Sergio De Gregorio, eletto al fianco di Di Pietro e poi finito alla corte di Slvio Berlusconi (con relativo finanziamento da Forza Italia al movimento esterofilo di De Gregorio)? E Federica Rossi Gasparrini, simbolo della “Casta”, adeguatamente “celebrata” nell’omonimo bestseller di Rizzo e Stella?

E diciamolo pure, come dimenticare Tonino Di Pietro? Il magistrato inventore di Mani Pulite che, davanti alle telecamere, si tolse la toga per poi mettersi in politica. Il Pm del “Lui e Lucibello mi hanno sbancato, anzi sbiancato, no sbancato”. Poi il Tonino ministro delle Infrastrutture, il Tonino uomo partito che va ossequioso al Quirinale da Napolitano per far cadere il Governo Prodi sfiduciato da Mastella. E’ lo stesso Tonino capopopolo che sale sul palco di Piazza Navona, quando – insieme agli amici di Micromega -lancia il “No Cav. day”, con ospiti d’onore Beppe Grillo, Marco Travaglio e Sabina Guzzanti.  Tonino Di Pietro, sposato, divorziato, risposato con figli di primo e secondo letto (il primogenito Cristiano e’ gia’ uomo politico dell’Italia dei Valori in Molise) che si fa beccare da “Chi” mentre slinguazza un’avvenente signora che definira’ un’amica e poi se la prende con Berlusconi perche’ “si tratta di una chiara imboscata”. Tonino da Montenero di Bisaccia che sale sul trattore e va a mietere il grano.

Ed eccolo SuperTonino rilasciare l’intervistina-etica sulla povera Eluana. Non e’ riuscito a farne a meno. In fondo, questa gli mancava.

Affari Italiani. Presente passato e futuro del primo quotidiano online

Thursday, 31 July 2008
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Passaggi dell’articolo di Claudio Cazzola per “Prima Comunicazione”

Vita nuova per Affari Italiani, il quotidiano on line fondato e diretto da Angelo Maria Perrino. Il sito, che è una delle più ‘antiche’ testate web del nostro Paese, ha una nuova veste grafica, realizzata dalla web agency milanese Engitel, nuovi contenuti (al già ricco palinsesto informativo sono stati aggiunti infatti canali su tecnologie, entertainment e costume), una nuova fonte di business, lo shopping on line (grazie a una partnership con Pangora, società di comparazione prezzi guidata da Andrea Boscaro), una nuova concessionaria di pubblicità, la Arcus (la concessionaria del Giornale) e un nuovo indirizzo web, www.affaritaliani.it. Quest’ultimo potrebbe sembrare un particolare minore ma, in realtà, è la chiave di volta di tutta la vicenda.

Il nuovo indirizzo web segna infatti il distacco da Libero.it, il portale di Wind: per oltre tre anni Affari Italiani è stato il cuore del canale notizie, conquistando – grazie anche al formidabile traino del portale – la terza posizione nella classifica dei siti italiani d’informazione, dopo Repubblica.it e Corriere.it.

Affari Italiani è uno dei primi giornali on line italiani. “La testata”, ricorda Perrino, “è stata registrata nel marzo 1996 da mia figlia Ilaria, allora studentessa di giurisprudenza e oggi amministratore delegato della casa editrice; per riuscirci dovette convincere una sorpresissima impiegata del Tribunale di Milano che non aveva mai sentito parlare di informazione on line”.

Il giornale, insomma, è nato ai primordi del web italiano, ma non era l’iniziativa di un appassionato di tecnologie, come capitava spesso a quei tempi. Perrino infatti aveva dietro di sé una lunga carriera nel mondo della carta stampata: era stato nove anni a Panorama, poi inviato del Giorno, vice direttore di Italia Oggi, direttore di Campus e vice direttore di Mf e Milano Finanza, e anche conduttore del primo talk show televisivo quotidiano di economia, ‘BorsaOggi’ su Telelombardia. Nel curriculum di Ferrino c’è anche un periodo come capo della comunicazione europea della Pilkington di Londra, al fianco di Paolo Scaroni, che poi diventerà amministratore delegato dell’Enel, gruppo a cui faceva capo Wind prima della cessione all’egiziana Orascom di Naguib Sawiris. Con Scaroni (oggi ad dell’Eni), Perrino ha scritto anche un libro, ‘Professione manager’, pubblicato da Mondadori.

Nel 1996 Ferrino intuisce che Internet avrà un effetto dirompente per il mondo dell’informazione e decide di dedicarsi al nuovo mezzo.
“Navigando su Internet con il vecchio modem capii che la Rete sarebbe diventata uno strumento rivoluzionario di distribuzione del prodotto giornale, una killer application che avrebbe soppiantato la vecchia carta stampata”.
“Il risultato”-, prosegue Perrino, “è un giornale on line che ha saputo affermarsi come il progetto vincente dell’editoria digitale, redatto tutti i giorni in tempo reale da un team giovanissimo (una quindicina di persone, la maggior parte regolarmente assunte, età media 30 anni), in prevalenza femminile, forte di 300-350mila utenti unici al giorno e di 70-75 milioni di pagine viste al mese”.

Uccise Dalla Chiesa: Nino Madonia farà un figlio con la cognata

Thursday, 31 July 2008
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Tempo fa (clicca QUI) avevamo parlato dei boss mafiosi che avevano visto annullarsi il regime di 41 bis, il cosiddetto carcere duro. Oggi torniamo ad occuparci di Nino Madonia (foto a sinistra) che dà baci e abbracci alla madre e farà un figlio in provetta con sua cognata.

La conferma arriva da un articolo apparso sull’edizione abruzzese de “Il Messaggero”, firmato dall’ottimo Marcello Ianni.

Un abbraccio con sua madre desiderato da dietro le sbarre del carcere “duro” da oltre 15 anni e coronato qualche giorno fa nel penitenziario di Sulmona, non immaginando che ora quel “privilegio” dovrà dimenticarselo per un bel po’.

Ha fatto appena in tempo Nino Madonia, il boss che il 29 luglio del 1983 uccise a Palermo il giudice Rocco Chinnici, gli agenti della scorta e il portiere dello stabile dove abitava il magistrato, a riabbracciare nel carcere di Sulmona (dov’è detenuto nel regime di alta sorveglianza) la madre e sua cognata.

Una circostanza tanto attesa dal boss e che gli è stato possibile concretizzare dopo che nei primi di luglio a lui, condannato anche per l’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (foto a destra)  la Cassazione aveva annullato il regime “duro” al quale era sottoposto.

Un abbraccio e un colloquio durato pochi minuti, non immaginando che di lì a pochi giorni il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in occasione della commemorazione a Palermo della strage che portò alla morte di Chinnici, avrebbe firmato il provvedimento che applica nuovamente il regime del 41bis che vieta ogni contatto con altre persone, compresi i familiari. A seguito del nuovo provvedimento Madonia lascerà il carcere di Sulmona per un altro istituto di massima sicurezza. Intanto sua cognata (moglie del fratello Salvatore Madonia, detenuto in regime di 41bis nel carcere aquilano) arriverà nei prossimi giorni in città per sottoporsi in ospedale all’inseminazione artificiale, dopo il “si” arrivato della Cassazione che autorizza il boss a mettere il proprio seme in provetta.

E'SPORT! CLAMOROSO. La Lazio si allena nelle cassette di frutta

Thursday, 31 July 2008
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I giocatori della Lazio in ritiro fanno attività acquatica immersi nelle casse della frutta. Il presidente Claudio Lotito, da sempre parsimonioso, stavolta ha lasciato veramente il segno nella storia del club biancoceleste.

De Benedetti vende L'espresso e Repubblica? Rodolfo De Benedetti: "Nessuna intenzione di cedere", ma non si occuperà più di giornali

Thursday, 31 July 2008
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Carlo De Benedetti (nella foto) potrebbe cedere presto la parte editoriale del suo gruppo che ha come punte di diamante il quotidiano “La Repubblica” e il settimanale “L’espresso”.

L’Ingegnere vuole riorganizzare la finanziaria Cir, società madre, dividendola in due. Operazione che, secondo indiscrezioni raccolte dal quotidiano on line “Affari Italiani”, prelude a una cessione del gruppo editoriale sollecitata dal figlio Rodolfo, amministratore delegato del gruppo Cir.

“I contrasti fra padre e figlio – scrive Affari Italiani – erano emersi già alcuni mesi fa in occasione della prima trimestrale del gruppo L’Espresso.

Conti che avevano registrato numeri non esaltanti. Fonti riferiscono, che Rodolfo De Benedetti vuole mollare un gruppo editoriale che non riesce a registrare utili, perché fa parte di un settore maturo e che in Borsa ha dimezzato il suo valore in pochi mesi”. Ai primi di aprile il titolo del gruppo L’Espresso valeva oltre 2,7 euro. Ora è scambiato a circa 1,46 euro.

La corazzata editoriale di De Benedetti può contare su 3.400 dipendenti e su attività come il quotidiano “La Repubblica”, il settimanale “L’espresso”, 16 quotidiani locali (gruppo Finegil), tre emittenti nazionali Radio Deejay, Radio Capital e M2O, la rete televisiva nazionale All Music e tanti siti internet, tra cui Kataweb.

AGGIORNAMENTO 1 Milano, 31 lug. (Apcom) – L’Espresso resterà saldamente sotto il controllo della famiglia De Benedetti e non è escluso che in futuro la vecchia Cir, in veste di holding dedicata alle attività media, acquisti anche altri asset editoriali. Questo il messaggio lanciato dall’attuale a.d. di Cir Rodolfo De Benedetti, durante la conference call di presentazione dell’operazione di riorganizzazione societaria che prevede appunto la permanenza delle attività editoriali nell’attuale Cir e il conferimento di quelle industriali (energia, automotive, sanità e finanza) in una nuova Cir.

“Non abbiamo fatto questa operazione per cedere L’Espresso, se avessimo voluto vendere avremmo potuto farlo senza separare gli asset”, ha spiegato l’attuale a.d. di Cir Rodolfo De Benedetti. E per quanto riguarda il futuro, ha aggiunto De Benedetti “non posso escludere che altri asset editoriali entrino a far parte della holding che controllerà le attività media (vecchia Cir ndr), ma per il momento è prematuro parlarne, spetterà al board decidere”.

In conclusione quindi la separazione delle attività editoriali è stata decisa proprio per potersi concentrare appieno nel rilancio di un business, che a livello di settore sta attraversando una fase difficile. L’operazione, ha infatti spiegato De Benedetti “consentirà di focalizzarsi meglio sul business e di fare tutto ciò che è necessario per superare questa fase difficile”.
AGGIORNAMENTO 2Da Il Sole24Ore del 1 agosto
Si dirà che l’editoria non la interessa più. O che il business non è abbastanza redditizio e dunque preoccupante. Non crede? «Non sono ipocrita. La fase congiunturale del mercato editoriale è molto difficile – risponde Rodolfo De Benedetti – È in atto da anni un cambiamento strutturale che deve far riflettere. Non possiamo certo ignorare che il più grande gruppo media del mondo sia oggi, con una capitalizzazione di oltre 100 miliardi di dollari, una internet company come Google. Detto questo, L’Espresso resta uno dei gruppi meglio posizionati in Italia».

Però, sembra che lo abbandonate. «No, è il contrario. Lo separiamo dal resto delle attività, rimanendo però azionisti come lo siamo stati finora. Una maggiore focalizzazione anche societaria potrà solo favorire il business editoriale». Lei, però, non se ne occuperà più, giusto? «Guidare due holding non sarebbe corretto. Io mi occuperò della nuova Cir che avrà sotto di sé tutto il resto delle attività ».

Riproponiamo sotto l’inchiesta in tre puntate di Gabriele Mastellarini sulla trattativa tra il gruppo De Benedetti e l’imprenditore abruzzese della sanità Vincenzo Angelini, gola profonda dell’inchiesta che ha portato all’arresto del Governatore Ottaviano Del Turco.

http://dituttounblog.com/articoli/arresti-abruzzo-il-re-delle-cliniche-e-leditore-di-repubblica

http://dituttounblog.com/articoli/arresti-in-abruzzo-lincontro-con-de-benedetti-e-le-decisioni-di-angelini-la-gola-profonda

http://dituttounblog.com/articoli/arresti-in-abruzzo-e-dalle-carte-spunto-lingegner-de-benedetti

Il re, il buffone e l'immunità

Thursday, 31 July 2008
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di Beppe Sebaste per “L’Unità” con un paio di precisazioni di gmast

L’enorme disparità giuridica creata dal cosiddetto lodo Alfano è ormai nota a tutti. Il primo ministro Silvio Berlusconi è come un sovrano assoluto (ab-soluto, cioè assolto dall’obbligo di sottomettersi alle Leggi), e a differenza di noi cittadini-sudditi gode di un’immunità, ovvero impunità, totali.

Tutti sanno anche che, benché tale assoluta immunità valga anche per altre cariche dello Stato, la si è concepita per Lui solo, che non da ieri deve e ha dovuto affrontare vari processi e inchieste non proprio consone al profilo di uno statista, anzi spesso infamanti, e dalle quali talvolta è stato assolto, talaltra, ostacolando i giudizi, ha goduto della prescrizione pur non essendo stato riconosciuto innocente. Ma questo lo sappiamo tutti, benché la gravita del fatto non è da tutti riconosciuta allo stesso modo.

Vorrei invece porgere una modesta proposta che, lungi dal riequilibrare la disparità di trattamento e di potere, possa almeno un po’ alleviare a noi sudditi questa mortificante disparità. La penso da giorni, e avrei voluto tacere, ma vedo nessuno finora l’ha presentata. Neanche gli esponenti della satira (che in Italia, e non per colpa loro, hanno preso il posto lasciato vuoto dalla politica). L’idea, in una parola, è di conferire anche ai sudditi una piccola porzione di immunità, un’impunità reciproca.

Se il Premier è per definizione immune e sottratto alla Legge e al giudizio, se a differenza di ognuno di noi, milioni di italiani, non è più oggetto di azioni civili e penali, allora che Egli non sia nemmeno più soggetto di azioni civili e penali.

Che non sia più soggetto giuridico: che Egli non possa denunciare, diffidare, criminalizzare, né intraprendere alcuna azione legale nei confronti dei suoi sudditi. Che ognuno di noi, milioni di italiani, possa dire quello che vuole al Suo indirizzo i-punemente, senza timore di infrangere la legge sotto il profilo dell’ingiuria o della diffamazione. Che il Re, come un vero sovrano, possa essere deriso dal Buffone senza che incomba su quest’ultimo la minaccia dell’impiccagione.

È poca cosa, lo so, ma pur sempre una piccola consolazione per i sudditi: diventare anche noi, per un pizzico, irresponsabili: nei Suoi confronti. Che sia almeno possibile impunemente “diffamarlo”, definizione giuridica che comprende il giudizio anche sommario o l’epiteto colorito, per esempio, ed è un’ormai storica citazione, “buffone”, oppure “imbroglione” (gli esempi ispirati alla cronaca non mancano).

Naturalmente i cittadini-sudditi non si limiteranno allo sberleffo, ma estenderanno la loro facoltà all’inchiesta, all’intercettazione, al giudizio etico e morale (questo sì, imperscrittibile) e, naturalmente, politico (poiché tutto è politica per un sovrano, anche la vita privata).

(Tra parentesi: ci sarebbe forse da riflettere sul fatto che, qualcuno che non sia destinatario di azioni giuridiche, in quanto immune ed esentato (ab-soluto) dal giudizio, possa ancora ritenersi un soggetto dotato di facoltà giuridiche, e non magari da dichiararsi interdetto. L’interdizione sarebbe forse, a rigore, la soluzione giuridica più adeguata per qualcuno che, assolto, ab-soluto, per definizione, è a tutti gli effetti irresponsabile.

Di fatto, solo noi cittadini, milioni di Italiani che non godono di nessuna immunità, siamo per ora responsabili delle nostre azioni, cioè perseguibili civilmente e penalmente). Resta che il reato di “vilipendio”, che si riserva alle istituzioni e alle alte cariche dello Stato, dovrebbe essere mantenuto.

In effetti, per rispetto alle alte cariche, la proposta è stata pensata inizialmente solo per il primo ministro. Ma avendo saputo di una denuncia per diffamazione indirizzata dall’immune e assoluto Presidente del Senato Schifani al comune cittadino e giornalista Marco Travaglio, forse è il caso di non limitare questa impunità “reversibile” al solo Premier.

La nostra modesta proposta non intende privare le Istituzioni dello Stato del loro prestigio e valore. Mi sembra anzi che siano altri ad infangarle. Anche (ma non solo) col lodo Alfano.

Solo per precisare:

1) Il lodo Alfano non riguarda i processi civili ma solo quelli penali. Berlusconi, Napolitano, FIni e Schifani possono essere citati a giudizio al pari degli altri cittadini;

2) Il presidente del Senato non ha querelato penalmente Marco Travaglio. Da quanto riferito dal giornalista, si tratta di una causa civile intentata presso il Tribunale di Torino e non di una querela penale (almeno non ne è stata data notizia).

Tanto per essere precisi. (gmast)

CULTURA@. I luoghi della satira: itinerario con vignetta

Thursday, 31 July 2008
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di Nicoletta Salata

I luoghi deputati alla satira, oltre a quelli più “classici” o quelli più inattesi come gli ultimi sorprendenti palcoscenici d’Italia in cui è andato in scena lo spettacolo, sono rappresentati anche, più ufficialmente, da location che ospitano l’argomento ormai per tradizione.

Dolo, in provincia di Venezia, è uno tra questi: infatti da vent’ anni ospita la rassegna nazionale “Umorismo e Satira” alla quale partecipano, con le loro vignette, i più famosi disegnatori italiani.

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SCOOP. Brogli elettorali all'estero. L'ex ministro La Loggia citato a giudizio

Thursday, 31 July 2008
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Tre magistrati componenti dell’ufficio elettorale per la circoscrizione estero hanno citato a giudizio l’ex ministro e onorevole di Forza Italia Enrico La Loggia (nella foto). La causa è incardinata presso il Tribunale di Milano, prima sezione civile.

La Loggia è stato citato a giudizio per aver detto: “Abbiamo le prove di averle vinte (le elezioni). Controllando verbali e schede, soprattutto all’estero, abbiamo la certezza di brogli intollerabili. Alcuni magistrati che hanno firmato il verbale si son resi colpevoli del reato gravissimo, cioè di falsare il risultato elettorale. Hanno quindi certificato il falso”.

Queste frasi di La Loggia vennero riportate sul “Corriere della Sera” del 18 giugno 2006.

Va detto che due mesi prima, nel corso di una puntata di “Porta a Porta”, l’onorevole Elio Vito (attuale Ministro per i rapporti con il parlamento) aveva mostrato un verbale relativo alle operazioni elettorali svolte all’estero.

E il mio blogiornale bruciò dagospia

Thursday, 31 July 2008
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Cari amici e collaboratori, abbiamo bruciato sul tempo il cliccatissimo sito www.dagospia.com di Roberto D’Agostino. Solo stamane Dagospia riporta l’articolo di Jacopo Iacoboni della Stampa su Travaglio che noi avevamo pubblicato ieri mattina. (gmast)

Onorevoli acchiapponi, Chiesa ipocrita e poveri cristi

Thursday, 31 July 2008
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di Gabriele Mastellarini

Un paio d’anni fa mi capito’ di seguire una notizia assai curiosa e, allo stesso tempo, avvilente. In Abruzzo, nei pressi dell’Aquila, il parroco del paesino del quale adesso non ricordo il nome, non celebro’ i funerali in Chiesa di un camionista. “Ordine della diocesi”, si giustifico’ il prete. E alle richieste dei famigliari dovette ammettere: “Il defunto era divorziato, quindi si era posto al di fuori delle regole della Chiesa. Per questo non potra’ avere un funerale religioso”. 

Divamparono le polemiche, le critiche, ma la Curia non fece nessun passo indietro, forse rassicurata dalle alte sfere cattoliche vaticane.

A questo punto mi (vi) domando e dico? Lo stesso trattamento sara’ riservato a Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini, Antonio Di Pietro e gli altri onorevoli-divorziati quando diventeranno de cuius?

Anzi, se le regole della Chiesa sono (o almeno dovrebbero essere) uguali per tutti, ai signori Berlusconi, Fini, Casini, Di Pietro non dovrebbe essere data neanche l’Eucarestia perche’: “Loro si sono posti al di fuori delle regole della Chiesa”. Feci un discorso del genere con pretino insignificante delle mie zone e lui, da buon bigotto ipocrita confermo’ “Da me un divorziato non prende la Comunione. Puo’ entrare, ascoltare, ma stia lontano dai sacramenti, compreso l’estrema unzione”.

Chissa’ se sentiremo queste frasi: “Stia lontano,  Cav. Dott. S.E. Berlusconi”. “Presidente Fini, non osi presentarsi nei pressi di un altare con la sua Elisabetta Tulliani e con il vostro pargolo”. “Dottor Casini, lei che e’ un ex democristiano, faccia lo stesso”. “E lei, Di Pietro, ha gia’ due mogli e figli di primo e secondo letto, non si vergogna a farsi fotografare con altre donne! La smetta di fare l’acchiappone!”

La coerenza vorrebbe che anche ai nostri “onorevoli acchiapponi” venga riservato lo stesso trattamento del poverocristo. Ma, cari amici, non sara’ cosi’. Nessun pretino avra’ il coraggio di dire quelle frasi e l’ipocrisia della Chiesa trionfera’ ancora.

Povero Cristo!

(Nella foto Gianfranco Fini ed Elisabetta Tulliani)

TUTTE LE CONSULENZE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (2005-2006)

Wednesday, 30 July 2008
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Pubblichiamo le tabelle con gli importi delle consulenze pagate nel 2005 e nel 2006 dalle Amministrazioni dello Stato per un totale di oltre 40 MILIONI DI EURO.

AMMINISTRAZIONE

IMPORTI CONSULENZE

Presidenza del Consiglio dei Ministri

                                 7.306.827,27

Ministero dell’economia e delle finanze

                                    532.715,20

Agenzia delle entrate

                                    270.956,00

Agenzia delle dogane

                                    528.286,12

Ministero delle attività produttive

                                 1.177.536,88

Ministero del lavoro e delle politiche sociali

                                    368.420,00

Ministero degli affari esteri

                                    517.371,83

Ministero degli affari esteri Istituto agronomico per l’oltremare

                                    136.699,10

Ministero dell’istruzione, università e della ricerca

                                      40.493,71

Ministero dell’interno

                                    312.856,15

Ministero dell’ambiente e tutela del territorio

                                 7.292.589,32

Ministero delle infrastrutture e dei trasporti

                                 3.246.437,86

Ministero delle comunicazioni

                                      71.663,00

Ministero della difesa

                                 1.103.332,61

Ministero delle politiche agricole e forestali

                                    423.633,85

Ministero della salute

                                    971.654,80

Avvocatura generale dello Stato

                                      10.000,00

Autorità Garante della Concorrenza del mercato

                                    138.887,69

ARAN

                                    116.960,50

APAT

                                 6.034.590,50

Autorità di bacino del fiume Arno

                                    505.836,73

Autorità di bacino del fiume Tevere

424.925,00

Autorità di bacino del fiume Serchio

                                    189.032,75

Cassa conguaglio per il settore elettrico

                                      99.600,00

TOTALE

                           31.821.306,87

 

 

 

Nel 2006 gli impegni complessivamente assunti sono stati pari a 10.386.963,00 euro, e così ripartiti:

 

 

AMMINISTRAZIONE

IMPORTI CONSULENZE

 
 

Presidenza del Consiglio dei Ministri

                            2.553.998,58

 

Ministero dell’economia e  finanze

                               316.411,60

 

Agenzia delle entrate

                               126.000,00

 

Agenzia delle dogane

                               410.961,76

 

Ministero dello sviluppo economico

                            1.008.959,00

 

Ministero del lavoro e previdenza sociale

                                   7.800,00

 

Ministero della solidarietà

                                   2.341,00

 

Ministero degli affari esteri

                               296.216,00

 

Ministero A.A.E.E. – Istituto agronomico per l’oltremare

                                 64.330,00

 

Ministero dell’università e ricerca

                                 31.000,00

 

Ministero della pubblica istruzione

                                 88.400,00

 

Ministero dell’interno

                               169.041,10

 

Ministero dell’ambiente e tutela del territorio e del mare

                               537.294,80

 

Ministero dei trasporti

                            1.202.784,58

 

Ministero delle infrastrutture

                               146.261,80

 

Ministero delle comunicazioni

                                 25.348,71

 

Ministero della difesa

                               664.831,85

 

Ministero delle politiche agricole e forestali

                                 16.200,00

 

Ministero della salute

                               350.681,00

 

Ministero del commercio internazionale

                                 41.080,98

 

Consiglio di Stato

                               115.488,00

 

Centro nazionale per l’informatica nella P.A.

                               301.260,00

 

Autorita’ Garante della Concorrenza del mercato

                                 91.500,00

 

ARAN

                                 58.893,50

 

APAT

                             1.510.262,11

 

Autorita’ di bacino del fiume Arno

                               219.581,31

 

Autorita’ di bacino del fiume Serchio

                               101.970,00

 

Autorità di bacino del fiume Tevere

                               199.200,00

 

TOTALE

                            10.386.963,00

Posta e risposta. Perché non parlerò più di Marco Travaglio (forse)

Wednesday, 30 July 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Maste,
so che la tua crociata anti-travaglio è ben lontana dallo spegnere i propri ardori. Ma credo che questa sorta di “premiata ditta” che tu critichi per lo meno qualcosa fa. Informa.

Che siano rimasticature, fotocopie di sentenze ecc. poco importa. Come si legge nel pezzo della Stampa esiste un pubblico trasversale a cui interessa il contenuto dei libri travaglini.

Tu puoi comunque continuare a puntare il dito, criticare, quando è doveroso correggere. Però rimane il fatto che questi qualcosa fanno e per conto mio credono pure in quello che fanno. Poi se ci guadagnano, meglio per loro, a me non interessa molto.

Io credo che siano liberi, scrivono quello che ritengono di dover scrivere. Poi magari possono commettere errori, sviste ecc. (chi non sbaglia mai?). Non credo assolutamente che dietro a tutto questo ci sia solo business. Io, anche se non li compro, sono contento che questi libri esistano. Tu pensi che il mondo sarebbe migliore senza di essi?

Altra cosa. La cultura è industria. Anche l’arte lo è. Esiste solo la differenza tra buona industria e cattiva industria. Ma industria rimane. Se credi il contrario vai a parlare con i galleristi, gli editori, i librai, i giornalai. E anche ai tantissimi giornalisti a cui tocca stare con le mani in mano.

Moralista amorale

Caro Moralista,

colgo perfettamente il senso del tuo cordiale intervento e ne approfitto per comunicare a te e agli altri frequentatori che – dopo consulto con i collaboratori – su questo blogiornale non ci occuperemo più di Marco Travaglio e delle sue gesta. Anzi, lo faremo solo in casi eccezionali, come si conviene a ogni testata giornalistica che si rispetti.

Ho notato che gli argomenti “veri” di questo blogiornale passavano inesorabilmente in secondo piano rispetto alla polemica tra il sottoscritto e il collega torinese.

Quindi non me ne occuperò più, con buona pace di tutti i fan, i censori e quanti altri si son divertiti a gettare benzina sul fuoco.

Con questo, non cambia la mia opinione su Marco Travaglio e riconfermo quanto scritto nei mesi precedenti.

E voi continuate a seguirci.

Gabriele Mastellarini

(Nella foto Peter Gomez e Marco Travaglio)

SUPERNEWS. G8 di Genova. Il congedato Placanica (sparò a Giuliani) non sarà risarcito dall'Arma

Wednesday, 30 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SENTENZE

L’Arma dei Carabinieri non pagherà i danni a Mario Placanica (Catanzaro, 13 agosto 1980, nella foto a sinistra) il carabiniere congedado, indagato per omicidio e poi prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi per l’uccisione di Carlo Giuliani (foto a destra), avvenuta a seguito degli scontri scoppiati in occasione del G8 a Genova, nel luglio 2001, a Piazza Alimonda.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, pronunciatasi con l’ordinanza n. 17776 del 30 giugno ha rigettato, dichiarandolo inammissibile, il ricorso di Placanica chiudendo le porte ad un indennizzo monetario.