Posta e risposta. Abruzzo: Chiodi Governatore dopo Del Turco?

Sunday, 3 August 2008
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Riceviamo, pubblichiamo e replichiamo

Gianni Chiodi Governatore dell’Abruzzo. Perché legge libri e ti sa raccontare – con entusiasmo – l’ultimo che ha letto (cosa più importante che leggerli!), perché ha una “testa ben fatta”, la sua mente è ospitale, “riesce a sognare e a non fare del sogno il suo padrone”, è umile, ha una visione, ha il senso della squadra, del gruppo. Non sa lavorare da solo.

Collabora con gli altri, si confronta lealmente. Sa che per un politico una delle virtù più importanti è il discernimento.

Non è un maratoneta che vuole che gli altri perdano per vincere lui solo perché non ha la mentalità tipica delle vecchie nomenclature partitiche, ma ha un profondo senso della disciplina politica e di partito e non è contaminato dalle sottoculture antipartitiche che tanto male fanno alla democrazia nel nostro Paese: gli calzerebbe a pennello, infatti, l’abito di un nuovo partito. Perché è un politico nato.

E’ un borghese ma è amato dal popolo perché è percepito bene e “non si sforza di sembrare troppo buono”. Non confonde il consenso con la competenza, e questa con la conoscenza; ha un temperamento sportivo: non è avido, né di potere, né di denaro.

E’ consapevole che l’autorità è un dono che bisogna meritarsi. E lui sa stare al suo posto senza scalpitare.
Non è solo un bravo amministratore con un serbatoio pieno di voti, è un uomo che ha una buona formazione culturale ed una educazione alla socialità che gli conferiscono una visione d’insieme e, quindi, la capacità di pensare un progetto per l’Abruzzo.

Se chiude gli occhi è in grado di immaginare l’Abruzzo di domani che non costringerà i nostri figli ad emigrare. Poi, riaprendoli, è capace di aprire un cantiere con i suoi collaboratori – una vera e propria classe dirigente – per contribuire a fare l’Abruzzo che ha immaginato.

Tra le ultime ragioni, ma non meno importante, Chiodi possiede una buona comunicativa che dalla provincia teramana gli dà la forza di arrivare a parlare a tutta la gente d’Abruzzo perché ama davvero – senza retorica – questa terra e il suo popolo.

E’ consapevole che la sua leadership è un’opportunità per governare bene. E lo ha dimostrato per anni come sindaco di una delle quattro città abruzzesi.

Padroneggia se stesso con una buona dose di autoironia e intelligenza. Da bravo politico sa dissimulare, ma non ha un’indole menzognera. Sarebbe orgoglioso di un riconoscimento da Roma non dico a tutto, ma almeno alla metà di quanto ho scritto di lui.

Credo che Gianni Chiodi sarebbe rappresentativo di un Abruzzo giovane, europeo, in grado di ridefinirsi e riposizionarsi con la propria unica e straordinaria identità perché… l’abito fa il monaco.

Gabriele Rossi

Caro Gabriele,

la stima professionale che ho per te, come collega e come “uomo di cultura”, mi porta – dopo non poche riflessioni – a pubblicare questa lettera, ma devi lasciarmi una chiosa di commento.

In questo blogiornale ospitiamo volentieri interventi, anche critici, più disparati e accettiamo di tutto e di più. Ma anche il New York Times, di recente, non ha pubblicato una lettera di Mc Cain, ritenendola non in linea con la linea del giornale (mentre aveva mandato in stampa un messaggio di Obama).

Non entro nel merito di quanto tu affermi. Gianni Chiodi, che conosco superficialmente, ha lavorato bene come sindaco di Teramo e potrebbe far altrettanto come Governatore dell’Abruzzo. Ma, prima di pensare alle elezioni – ecco perché questo contributo mi sembra fin troppo prematuro – credo sia necessario analizzare il “caso Abruzzo” per ciò che è oggi. Con un Presidente della Regione, ex Ministro e presidente dell’Antimafia, in stato di arresto nel carcere di Sulmona. Con un debito della sanità tra i primi in Italia. Con un gap infrastrutturale incolmabile. Con enormi problemi occupazionali. Con scarse risorse per la cultura e lo sport. Con pochissima attenzione per le famiglie e le fasce deboli.

Caro Gabriele, ecco perché prima di parlare del futuro sarebbe opportuno soffermarsi sul presente e bere il calice amaro fino all’ultima goccia.

Con immutata stima,

Gabriele Mastellarini

Domani alle 11 i funerali di Gianni Masciarelli

Saturday, 2 August 2008
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Fissate per domani alle 11 le esequie di Gianni Masciarelli San Martino sulla Marrucina nella chiesa di San Cristinziano. Il feretro, dopo essere stato ospitato nella camera ardente allestita presso la sala del consiglio provinciale di Chieti è stato trasferito oggi a San Martino dove resterà fino a domattina, prima dei funerali.  Per gli approfondimenti sulla scomparsa di Masciarelli clicca QUI

"Addio Gianni Masciarelli". I ricordi degli intenditori

Friday, 1 August 2008
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Ecco come tre esperti di vini hanno voluto ricordare Gianni Masciarelli.

Antonio Paolini (giornalista del Messaggero) Intervista rilasciata a Luciano Pignataro (www.lucianopignataro.it)

I suoi vini? “Eccezionali”. Il loro successo? “Logico”. Il futuro? Un mare di possibilità, un’onda da sfidare e navigare senza paura, con la forza vincente dei progetti e un panama bianco, simbolo spavaldo di ottimismo, calcato su una testa in perenne fermento. Un destino bastardo ha spento a tradimento il “motore” di tutto questo. Un “motore” che avresti detto (e voluto con tutto il cuore) destinato a girare, a mille giri al minuto – il suo ritmo di sempre – per mille altri anni. Gianni Masciarelli, l’uomo di Villa Gemma, partito da questa piccola, specialissima vigna sottocasa (divenuta dalla prima metà degli anni Ottanta il suo cru bandiera) alla conquista del mondo del vino, non c’è più. E si fa fatica, tanta, e si prova dolore, tanto, a immaginare questo “nostro” mondo, e il mondo in generale senza di lui. 

Da quella piccola vigna a San Martino sulla Marrucina, con tenacia, capacità e volontà che è solo stinta retorica definire eccezionali, Gianni ha saputo costruire una storia (perché la parola favola qui c’entra poco) straordinaria: una pattuglia di brand tutti altamente qualitativi; oltre 300 ettari di vigneto distribuiti nei luoghi più importanti del “suo” Abruzzo; una “casa”, simbolo della sua riuscita, di quanto aveva saputo fare e di quello – moltissimo e ancora di più, conoscendolo – che immaginava di fare in futuro a Semivicoli (il Castello su cui, con affetto, tanti di noi con lui hanno a volte scherzato); una società di distribuzione negli Usa, che sottraesse i suoi vini alle strette della caccia a sponde appropriate; una sezione import, quasi un gioco (ma maledettamente serio, come tutti i “giochi” di Gianni) inventato per “avvicinare” a tutti i vini che piacevano a lui… E’ il “mondo” esplosivo, rutilante, in perpetuo sommovimento, mai statico,creato a sua immagine e somiglianza da Gianni.

Insieme, ovviamente, alla persona a cui è destinato l’abbraccio più forte e commosso in questo momento: Marina Cvetic, sua moglie, mamma dei figli di Gianni (l’ultimo è un “cucciolo” di appena cinque mesi) e a sua volta donna del vino a tutto tondo. A lei e a loro, la sua famiglia, i suoi cari, in un momento terribile, va tutto il nostro affetto.

Franco Ziliani (esperto di “Vino al Vino”)

Ci sono notizie che non vorresti mai ricevere e quando arrivano, com’è arrivata questa, ti lasciano senza parole e sgomento e ti fanno chiedere che senso abbia correre e affannarsi e dannarsi l’anima quando poi basta un niente e tutto finisce.
Così quando Riccardo Cotarella un’ora fa mi ha chiamato per dirmi che era improvvisamente mancato Gianni Masciarelli, il sanguigno, polemico, intraprendente vignaiolo e produttore abruzzese, sono rimasto in silenzio, indignato più che addolorato, per l’ennesimo “scandalo” di quella Grande Signora che senza guardare in faccia nessuno, incurante della giovane età di Gianni (solo 53 anni…), del vuoto che lascia in sua moglie Marina e nei suoi figli, è passata a portare in un Vigneto più grande e bellissimo un altro protagonista del vino italiano degli ultimi vent’anni.
Sarei un bugiardo se dicessi di essere stato suo amico, o di aver avuto grande confidenza con lui, ma di Gianni, delle poche volte che ci siamo visti (ricordo una bellissima cena con Marina ed il comune amico Giorgio Rinaldi, a Como, alcuni anni fa…) o delle telefonate che ogni tanto mi faceva per invitarmi ad andarlo a trovare in Abruzzo e stare un poco insieme, o per commentare qualche mia uscita, serbo un bellissimo ricordo.

Il ricordo di una persona schietta, diretta, sanguigna, di un vignaiolo coraggioso e capace, intraprendente e innamorato del suo Abruzzo… Un uomo da cui ero lontano per tante cose, opinioni politiche, idee sul vino, giudizi sul giornalismo enologico, ma cui mi legava un rapporto di reciproco rispetto, di stima sua per il mio lavoro ed il mio spirito da “franco tiratore” e di ammirazione, mia, per chi, partendo pressoché da zero, aveva creato un’azienda tra le più significative e vitali non solo del panorama abruzzese, ma di tutto il centro Sud.
Dopo l’ictus che l’aveva colpito la notte di lunedì e aveva indotto i medici ad inviarlo d’urgenza, in coma farmacologico, a Monaco di Baviera, sperando in un miracolo, la forte tempra di Gianni non ha retto.
Una grave perdita, un uomo, prima che un bravo produttore, che ci mancherà sicuramente…

Daniele Cernilli di Gambero Rosso (da www.gamberorosso.it)

Gianni Masciarelli ci ha lasciato. Se n’è andato ad appena 53 anni,  attorno alle 17 del 31 luglio, in una clinica di Monaco di Baviera, dove era stato ricoverato d’urgenza il giorno prima. Era un amico carissimo per me, non semplicemente uno fra i più bravi e rigorosi produttori di vino d’Abruzzo e d’Italia. Un uomo generoso e sanguigno, dal carattere deciso e dalla schiettezza che non ammetteva repliche. Lascia sua moglie Marina e tre figli, Miriam, Chiara Ludovica ed il piccolo Riccardo di appena otto mesi. E’ un momento triste per tutto il mondo del vino, con Gianni si perde un patrimonio di energia e di entusiasmo che aveva pochi uguali nel nostro Paese. E’ difficile persino darne un’idea.

Basti pensare che lui in pochi anni aveva creato un’azienda che vantava quasi 400 ettari di vigneto, una cantina modernissima, una produzione di oltre 3 milioni di bottiglie. Il tutto partendo dal nulla. Noi lo abbiamo premiato con una valanga di “tre bicchieri”, con il “vino dell’anno” quando uscì il Montepulciano d’Abruzzo Villa Gemma del ’95, e con la “cantina dell’anno” un paio di anni dopo. Nonostante ciò, e nonostante la fama indiscutibile raggiunta dai suoi vini, non si era mai seduto sugli allori.

Non era difficile vederlo lavorare nei campi ed in cantina, oppure consegnare personalmente cartoni di vino ai clienti delle zone attorno a San Martino sulla Marrucina, il paese dove era nato e dove sorge la sua cantina. Non era difficile incontrarlo in mezzo mondo per promuovere e vendere i suoi vini, dei quali era giustamente orgoglioso. Essergli stato amico è stato un onore ed un privilegio. Ricordarlo in ogni occasione sarà un dovere. Per me e per tutti coloro che gli hanno voluto bene.

Speciale sulla scomparsa di Masciarelli su questo blog: la notizia e le cause della morte e le testimonianze di amici ed altri esperti

Pechino libera Internet dalla censura

Friday, 1 August 2008
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Torna libera la Rete Internet anche in Cina. Ieri il governo ha fatto marcia indietro e da oggi a Pechino e in tutto il Paese son consultabili tutti i siti web, compresi quelli precedentemente chiusi dalle autorità locali.

Determinante l’azione politica del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) nei confronti del Presidente cinese Hu Jintao. “Le Olimpiadi non vanno politicizzate” ha detto Jintao annunciando ai giornalisti l’inattesa riapertura.

Consultabili i siti “tradizionalmente oscurati” come Amnesty International, Huma Rights Watch, Deutsche Welle, Voice of America e quelli delle agenzie di stampa cattoliche da sempre ostili al governo di Pechino.

“Lo sblocco improvviso ha colto anche noi di sorpresa”, hanno dichiarato i giornalisti di Voice of America.

Il Caimano: non solo cinema

Friday, 1 August 2008
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di Sergio Fornasini

Si tiene in questi giorni a Montefiascone, in provincia di Viterbo, la seconda edizione di “Est Film Festival”, piccola rassegna cinematografica che però già alla sua seconda edizione schiera ospiti importanti con film fuori concorso e successivo dibattito con il pubblico. Buona la scelta di film in concorso, di registi emergenti, ed interessante la sezione dedicata ai “corti”. Il festival è promosso dal Comune di Montefiascone, dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Viterbo, con partners importanti quali Artigiancassa , Italiana Assicurazioni ed Amnesty International, oltre a numerosi sponsors.

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Il futuro non esiste senza memoria

Friday, 1 August 2008
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Proposta di riflessione da Sergio Fornasini

Ricevo via email e pubblico volentieri, per ragionarci un po’ su:

Il futuro non esiste senza memoria. Una volta ho conosciuto una donna, si chiamava Susan Sontag. Era andata in Vietnam ed era tornata. La incontrai per caso, un giorno, a New York e mi disse: sai perché i vietcong hanno vinto la guerra? Sai perché la guerriglia è riuscita a sconfiggere gli Stati Uniti d’America, la più grande potenza economica e militare del mondo?

Perché i vietnamiti hanno memoria. Perché, per ogni situazione del presente, loro hanno da richiamare un ricordo del passato dal quale attingere esperienza e saggezza: ogni avvenimento ha una corrispondenza con un altro, accaduto cinque minuti o cinquecento anni prima.

Per questa ragione, secondo lei, erano riusciti a vincere. Il male peggiore del nostro tempo, invece, è la fuga in avanti. Quest’ansia di sviluppo, di crescita senza fine, che ci condanna a scoppiare come la rana che si è fatta più grossa del bue. Già all’inizio del ‘900 Walter Benjamin aveva capito che la rivoluzione è il salto della tigre nel passato, non è la fuga in avanti, non è il progresso fine a se stesso. Per questo credo nel cinema, perché vuole ricostituire la memoria.

Dare un giusto peso alla storia è una delle sue funzioni ed è quello che io ho cercato di fare in tutti i miei film. Per i capricci della storia e del destino, vivo e lavoro in Italia da abbastanza anni per essermene innamorato e per aver capito quanto sia smemorato questo Paese: smemorato perché profondamente colonizzato dalla cultura capitalista americana.

Bisogna lasciarsi alle spalle il passato e la memoria per lasciarsi colonizzare, ed è quello che l’Italia ha fatto con sempre maggiore determinazione dal dopoguerra a oggi: lo scenario politico disegnato dalle ultime elezioni ne è l’ennesima, allarmante conseguenza. Questo è il Paese dove ogni scheletro si sistema nell’armadio, in cui tutto viene rimosso, in cui tutto cade nel pozzo dell’indifferenza.

L’Italia, invece, dovrebbe ripartire da zero, guardando indietro per vedere meglio avanti: fare la rivoluzione vuol dire, prima di tutto, rimettere a posto le cose antiche, ridare un valore a quelle dimenticate. Io non sono particolarmente ottimista, ma la storia è piena di sorprese. Nel terzo dei suoi Dialoghi con Leucò, Il diluvio, Cesare Pavese parla dell’ira della natura che spazza via la storia corrotta e dice: “Vedrai che il mondo nuovo avrà qualcosa di divino nei suoi più labili mortali”. Forse ha ragione, forse questa amnesia non è un processo irreversibile.

di Jean-Marie Straub (regista)

biografia

Gasparri: "Il Pm Woodcock è boccaccesco". Querelato con "immunità"

Friday, 1 August 2008
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Quei cattivoni del centrosinistra, all’epoca maggioranza in parlamento, voledano darlo in pasto a Henry Woodcock (foto a sinistra), il pm di Potenza che aveva denunciato Maurizio Gasparri (foto a destra) per diffamazione a mezzo stampa.

Ma la nuova maggioranza targata Pdl ha salvato il capogruppo al Senato. Definire «boccaccesco» un magistrato e dichiarare che «si narra di una sua liason con una collega, destinata ad altra funzione», per la nuova giunta della autorizzazioni a procedere di palazzo Madama è una legittima esternazione di un parlamentare pertanto del tutto insindacabile, in quanto «legata al dibattito politico sulla separazione delle carriere».

Un dibattito che all’epoca dei fatti infuriava, come del resto da 14 anni a questa parte. Così, autorizzazione negata, capogruppo salvato. (da “Italia Oggi”)

Lutto improvviso nel mondo del vino che perde Gianni Masciarelli. Le reazioni di estimatori, esperti e giornalisti enogastronomici

Friday, 1 August 2008
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Gianni Masciarelli (nella foto) noto produttore vitivinicolo abruzzese, soprannominato “il principe dell’enologia abruzzese” e patron della famosissima etichetta e’ scomparso improvvisamente oggi a 52 anni a Monaco di Baviera. ”

Masciarelli ha fatto davvero tanto, negli anni, per far crescere la qualità e l’immagine del vino abruzzese – dice Tommaso Farina, giornalista enogastronomico e vero esperto di vini – e’  grazie a lui se un Montepulciano d’Abruzzo, il Villa Gemma, è riuscito a entrare nel novero dei grandi vini italiani per complessità, forza, eleganza suprema. Pure coi vitigni cosiddetti “internazionali” Masciarelli ci sapeva fare: il suo Chardonnay, dedicato anche nel nome alla moglie Marina Cvetic, è da sempre nei piani alti dei vini italiani che utilizzano questo vitigno. Onore dunque a un uomo tutto d’un pezzo, che per il vino della sua regione è stato traino considerevole”. 

“E’ con grande dolore e costernazione che apprendiamo l’improvvisa morte di Gianni Masciarelli, grande protagonista del vino e della qualita’. Un pioniere e un innovatore del suo settore che con passione e amore e’ riuscito a far conoscere l’Abruzzo e le sue produzioni enologiche in Italia e all’estero”, ha dichiarato Ermete Realacci di Symbola, la Fondazione per le Qualita’ Italiane.

Il noto ristoratore Andrea Beccaceci (di Giulianova, in provincia di Teramo) amico di vecchia data di Gianni Masciarelli, racconta: “Quando ho saputo del coma irreversibile sono rimasto anch’io sotto choc. Poi la notizia della sua morte, oggi pomeriggio. Faceva da traino a tutta l’enogastronomia, adesso come faremo?”

“Gianni di manchera’ molto”, ha chiosato il bravo giornalista enogastronomico abruzzese, Massimo Di Cintio che con Masciarelli aveva condiviso le gioie al “Vinitaly”. Per conoscere le cause della morte di Gianni Masciarelli clicca QUI.

Le ultime ore di Gianni Masciarelli, colpito da un ictus a Monaco di Baviera

Friday, 1 August 2008
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Gianni Masciarelli (nella foto), 52 anni, lascia tre figli, l’ultimo di sette mesi, e la moglie Marina, enologa con la quale gestiva insieme l’azienda vitivinicola di famiglia, conosciuta in tutto il mondo.

Masciarelli si trovava a Monaco di Baviera per concludere un importante affare e martedi’ scorso era stato ritrovato riverso sul letto di una camera dell’Hotel “Hilton” dove alloggiava. A dare l’allarme era stata proprio la moglie, preoccupata da uno strano silenzio e dal fatto che Gianni non rispondesse al cellulare.

Il personale dell’albergo, appena allertato, ha subito constatato le gravi condizioni di Masciarelli, colpito da un ictus cerebrale, alemeno un’ora e mezza prima. Trasportato in ospedale, e’ rimasto  in coma e tutti gli amici e gli estimatori avevano appreso la notizia, pensando in un miracolo, ma l’imprenditore vitivinicolo abruzzese si e’ ulteriormente aggravato e mercoledì sera è stato dichiarato cerebralmente morto.

Sono in corso le procedure per il recupero della salma e il trasporto in Italia. I funerali sono previsti per la prossima settimana. Clicca QUI per leggere le reazioni di esperti e amici.

E'SPORT! Il Bologna mangia solo "bio": "Così vinciamo"

Friday, 1 August 2008
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di Paolo Martocchia

Il Bologna vince e convince. Nulla di nuovo, si obietterà: siamo ancora nella fase di preparazione al massimo campionato di calcio. Eppure i felsinei, l’indimenticabile squadra “che tremare il mondo fa” ha un segreto che gli altri non posseggono:il mangiar sano. Secondo quanto affermano in una nota alla stampa i fornitori degli alimenti biologici, la partenza alla grande degli emiliani dipenderebbe anche dal mangiar sano. Pasta, riso e cereali ma anche sughi, olio, mieli e composte di frutta rigorosamente bio. “Ci avvaliamo dei prodotti biologici in tutti i i ritiri pre-partita – ha spiegato il dottor Sisca – con buoni risultati per le prestazioni degli atleti. Sono infatti cibi che rappresentano un perfetto equilibrio di digeribilità e gusto, tant’è vero che più di qualche calciatore ha chiesto di poterli utilizzare anche per i pranzi e le cene in famiglia”.

E'SPORT! Spogliarello in campo della tennista Jelena Jankovic (video)

Friday, 1 August 2008
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La tennista Jelena Jankovic si cambia le muntandine durante un match, davanti a telespettatori e telecamere.

Inchiesta. I fondi di Tremonti al Coni e l'ingaggio di Petrucci

Friday, 1 August 2008
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di Gabriele Mastellarini per “Il Mondo” in edicola

La Cina è vicina per il presidente del Coni, Gianni Petrucci, in prima fila a Pechino alla guida della squadra olimpica. Felice perché lo scorso 25 giugno ha avuto la certezza di avere un miliardo e 350 milioni da poter spendere dal 2009 al 2011. Il Premier Silvio Berlusconi e il Ministro delle Finanze, Giulio Tremonti sono stati di parola e hanno inserito nel decreto-legge 112 un codicillo (il comma 9 dell’articolo 63) che concede un contributo annuale al Coni di 450 milioni, fino al 2011. L’importo era già stato deciso dal precedente Governo di Romano Prodi che ha consentito il versamento di 1,8 miliardi in quattro rate nel 2005, 2006, 2007 e 2008. Terminate le Olimpiadi, lo Stato avrebbe chiuso i cordoni della Borsa ma Tremonti, forse eccitato dal clima preolimpico, le ha riaperte.

Gianni Petrucci è soddisfatto sia come numero uno del Coni che come presidente di Coni Servizi spa, la società costituita nel 2002, divenuta costola operativa del Comitato Olimpico Italiano. Come presidente del Coni, Petrucci incassa 217 mila euro più i 130 mila per la stessa carica in Coni Servizi, per un totale di 447 mila euro annui lordi, oltre i gettoni di presenza e i rimborsi spese. Nel 2002 un decreto-legge ha trasferito a Coni Servizi tutti i beni e i «rapporti attivi e passivi» (debiti e crediti) del Coni, compreso il marchio. Ma l’anno scorso, come ha riferito di recente la Corte dei Conti, i diritti di utilizzazione del marchio sono stati ricomprati dallo stesso ente Coni al prezzo di 12,863 milioni, pagati alla controllata. Il contratto è stato stipulato il 31 gennaio 2007, ma gran parte della somma (9 milioni e mezzo) era già stata versata nelle casse della società satellite, a titolo di caparra. Difficile dire se la cifra sia effettivamente congrua: fatto sta che in solo due anni (2005-2006) il marchio ha reso a Coni Servizi 12,4 milioni di royalties.

La Corte dei Conti rivela anche la posizione del Ministero delle Finanze sull’operazione di riacquisto del marchio. «In sede di variazione al bilancio 2005, il Ministero dell’Economia e Finanze ha espresso dubbi circa la reale possibilità che la Coni Servizi potesse considerarsi titolare del marchio, stante la presenza del vincolo della tutela dello stesso». In seguito, lo stesso Ministero, guidato anche allora da Tremonti, ha fatto macchina indietro rilevando che «sotto l’aspetto tecnico-contabile» non c’erano più problemi, consentendo così a Petrucci di concludere la compravendita fatta in famiglia.

Geronzi a tutto campo: "Su Alitalia potremmo non esserci, ma non escludo un coinvolgimento"

Friday, 1 August 2008
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Passaggi dell’intervista di Ferruccio de Bortoli (direttore de “Il Sole24Ore”) a Cesare Geronzi (presidente di Mediobanca)

Nell’ufficio del presidente di Mediobanca l’ora è sempre segnata da un rispettoso orologio del Settecento anche se il ticchettio è sovrastato dal sonoro di un televisore a cristalli liquidi, sempre acceso su SkyTg24.

 Nulla sembra turbare la sua sicurezza e il suo umore. Anche dopo dure battaglie come quella che si è appena conclusa sulla governance con il management e una parte (UniCredit) dei suoi azionisti. Gli orologi Hour Lavigne e La Vallèe in piazzetta Cuccia continuano il loro onorato servizio ma, con questo colloquio, Cesare Geronzi, 73 anni, sembra dire, piaccia o no, che i tempi dell’istituto li scandisce lui. Punto.

«Sa, direttore, io sono in banca dal 1960 e ho sempre seguito una regola aurea: freddezza, distacco e trasparenza. Io, quando ci sono momenti difficili, mi confronto, dialogo, magari litigo, ma ragiono. Non dico, come nei casi Rcs e Telecom, “non mi interessa nulla di questioni di mero potere”, e poi salto fuori d’incanto in una domenica di luglio perché ho cambiato idea…».

 «Sono in Mediobanca da sedici anni. Quando vi entrai, i giovani di oggi erano funzionari o dirigenti alle prime armi. Ho passato otto anni con Cuccia e poi con Maranghi. Mi sono trovato in contrasto con Maranghi, con il quale conservai una amichevole consuetudine fino alla morte, una sola volta, sa quando? Quando l’autoreferenzialità del manager, pur bravo, ma che non era Cuccia, arrivò a calpestare i diritti degli azionisti». 

Si direbbe che lei, presidente, con i giovani manager (vedi Arpe in Capitalia) non sia mai andato troppo d’accordo. Forse, non le viene il dubbio che qualche volta la responsabilità sia sua? «Guardi, io ho pièna fiducia in loro, e l’ho riconfermata. Pensi che alla vecchia governance io non avevo messo mano, loro sì. …».

Dunque, lei non andrà mai a Trieste? «No, Bernheim si troverà lui un successore. Resto convinto che un presidente delle Generali debba avere più poteri e che due amministratori delegati siano troppi».

Geronzi ribadisce di non avere mire personali, di essere a fine carriera e di coltivare solo l’ambizione a svolgere il ruolo di un banchiere attento anche alle complessità e alle esigenze del proprio Paese. Conferma di tenere in modo particolare al rapporto privilegiato con il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, felice del sistema duale, Giovanni Bazoli, anche lui favorevole a una banca di sistema, a un istituto di credito che persegua oltre al valore per gli azionisti, l’interesse generale.

«Mediobanca è sempre stata al centro del sistema, non può emarginarsi». Dunque, se c’è da salvare Alitalia deve esserci? «Può decidere di non esserci, e non escludo che possa essere coinvolta, ma deve guardare le carte e poi eventualmente dire di no. Intesa comunque sta facendo un buon lavoro. Era più vicina, per tanti motivi, a molti dei possibili investitori. Ma l’operazione va fatta se è solida, non perché si è costretti a farla».

(Nelle foto a sinistra Cesare Geronzi, a destra Ferruccio de Bortoli)

Sgarbi: una vita di cause, querele, risse tv e insulti

Friday, 1 August 2008
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di Matteo Legnani per “Libero” ed. Milano

L’ultima vittoria risale giusto a mercoledì, quando il Tribunale regionale della Lombardia ha annullato il provvedimento con cui il sindaco di Milano lo scorso 8 ottobre aveva revocato la delega di assessore alla Cultura a Vittorio Sgarbi.

Quello di Gianpaolo Cicconi, avvocato di fiducia del critico d’arte più vulcanico d’Italia, sembra un compito ai limiti dell’impossibile. Eppure, il trentaseienne legale del foro di Macerata vanta un altissima percentuale di successi: «Delle circa duecento e passa tra cause civili e querele, più di un centinaio si sono concluse favorevolmente. E almeno una cinquantina sono sentenze definitive della Cassazione. Poi bisogna contare le decine che sono ancora pendenti» dice.

Le “duecento e passa” tra cause e querele, l’avvocato Cicconi le conta da 11 anni a questa parte. Da quando, cioè, è diventato il difensore di fiducia di Vittorio Sgarbi. I due si conobbero nel ’93, quando Sgarbi era sindaco di San Severino in provincia di Macerata, dove Cicconi aveva la residenza. Ma fu la madre del critico, la signora Rina, che si rivolse a Cicconi per conto del figlio, querelato nel “97 da un mercante di quadri di Rho Ferrarese.

«Allora lui lavorava anche in tivù e aveva altri avvocati, compresi quelli di Mediaset». Con gli anni, però, il rapporto di fiducia è cresciuto: «Credo – spiega Cicconi – che lui prese a considerarmi da quando durante un processo per diffamazione al giudice Cordova presso la corte di Appello di Catanzaro, io mi accorsi dell’esistenza di due sentenze in conflitto e così la condanna fu annullata».

Oggi il legale lavora anche per altri clienti ma, ammette, «il 70-80% dell’attività la svolgo per conto di Vittorio. Nel mio studio c’è un’intera stanza dedicata alle carte e ai documenti processuali che lo riguardano. Lui, invece, lo vedo di persona solo quando devo fargli firmare le deleghe.

Abbiamo orari troppo diversi: quando stava a Roma mi faceva tirare le quattro del mattino a mostrami le opere d’arte che teneva nella casa di via Dell’Anima. Poi io alle nove dovevo presentarmi in tribunale».

Conoscendo il personaggio e la sua irruenza c’è da domandarsi chi tra magistrati, politici di parte avversa, uomini di cultura e personaggi televisivi non abbia querelato in questi anni Vittorio Sgarbi: il primato, però, almeno stando a Cicconi, spetta al sindaco di Piacenza Roberto Reggi. «Vittorio deve aver detto di lui cose del tipo che è una zucca vuota, che ha rovinato Piacenza e così via. Credo che da Reggi abbia preso almeno quattro o cinque querele».

Il caso più curioso che Cicconi ricorda? E’ quello legato alla querela per diffamazione che Sgarbi ricevette nel ’95 dal giudice istruttore di Bergamo Gemma Cornetti: «In primo grado Vittorio fu condannato a pagare 20mila euro, che la Cornetti gli fece pignorare in contanti. In appello, però, la sentenza venne rovesciata e la Cassazione la confermò. Siccome la Cornetti non voleva restituire i 20mila, quattro o cinque anni fa fummo costretti a pignorarle la pensione, visto che nel frattempo aveva smesso di lavorare».

(Nella foto Vittorio Sgarbi, neo Sindaco di Salemi, celebra un matrimonio in Comune)

Misteri della Rete/2 ("I buffoni" su Google)

Friday, 1 August 2008
Pubblicato nella categoria EDITORIALI

di Gabriele Mastellarini

Giorni fa si parlava dell’influenza di Google sui gusti e i disgusti degli utenti internettiani: un miglior “posizionamento” – si diceva -favorisce contatti e visibilità. Sottolineavamo alcuni “misteri”, come chiavi di ricerca che portavano su pagine inattese (e il buon Fornasini ricordò come anni prima alla parola fallimento corrispondesse Berlusconi). Oggi vedremo più approfonditamente le tematiche e prenderemo due chiavi di ricerca “Berlusconi è un buffone” e “Travaglio è un buffone”, per capire cosa accade.

Case study number one (caso 1). Risultati complessivi 211.000. Primo della lista. “Il Times attacca Silvio Berlusconi: “E’ un buffone, meglio il nuovo”, con foto che ripropongo sopra; 2 e 3) Articoli dal Blog “Il Testamento di un buffone”; 4) “Berlusconi e Galliani, due buffoni alla corte di via Turati”, tratto dalla discussione di tifosi; 5) Notizia della sentenza della Cassazione sul caso Berlusconi-RIcca; 6) Video youtube di Piero Ricca e il “buffone” a Berlusconi; 7) e 8) ancora notizie su Ricca, 9) The Economist: ovvero il ritorno del buffone; 10) “Fatti processare buffone” (dal blog dell’avvocato Tomanelli alcuni risvolti giuridici sul caso).

In sostanza ho scoperto che: oltre a Ricca anche l’Economist e il Times avevano dato del buffone a Berlusconi, mi hanno ricordato che la Cassazione l’ha ammesso, mi hanno spiegato il perchè i giudici hanno preso quella decisione e ho capito la posizione dei tifosi: per loro anche Galliani meriterebbe l’epiteto. Non male come ricerca.

Case study number two. (caso 2 “Travaglio è un buffone). Risultati 132.000. Primo della lista, articolo di questo blog: Facci risponde a Travaglio: “Il buffone racconta balle”; 2) Articolo de L’Unità (ripreso da questo blog) “Il re il buffone e l’immunità”, che riguarda il buffone n.1 (caso sopra), ma si parla anche della citazione a giudizio di Schifani a Travaglio; 3) e 4 Articoli dal blog “Il testamento di un buffone”; 5) Sito Yahoo answers (risposte a Yahoo) dove gli utenti rispondono al tema “Un’opinione su Travaglio”. Ecco quello che ci interessa “Se vedevi annozero ieri con travaglio e belpietro i sa che cambiavi idea… belpietro lo ha messo all’angolo quello! è un buffone che quando si trova un contraddittorio non sa più che dire…”; 6) Video Youtube Marco Travaglio: la vera storia di Berlusconi e Dell’Utri, 7) Giuliano Ferrara, buffone, clericale, pregiudicato e condannato; 8) Blog Macchianera “In fila per un buffone da 500 euro); 9) Blog Carte dannate che scrive “Travaglio è una bravissima persona, mentre Sgarbi è solo un buffone che viene invitato nelle trasmissioni perchè fa i suoi show involontariamente comici”; 10) Forum del sito politicaonline. Si parla di Travaglio e Bertinotti.

In sostanza, ho scoperto solo che qualcuno (compreso Facci) pensa che Travaglio sia un buffone, mentre altri ricomprendono anche Ferrara e Sgarbi. E c’è chi dice che, a proposito di buffoni, Travaglio è invece una bravissima persona. Stavolta Google non ha soddisfatto. Anzi sì. Il mio blogiornale è il primo nella lista sulla seconda ricerca (132.000 pagine) e in seconda pagina sulla ricerca “Berlusconi è un buffone” (211.000) . L’importante è “posizionarsi”. O no?