La dieta mediterranea non interessa più. Di chi la colpa?

Wednesday, 30 July 2008
Pubblicato nella categoria BEVI&MANGIA

di Tommaso Farina

Dieta mediterranea in declino? Parrebbe proprio di sì. Ne parlo oggi su Libero, a pagina 23. La Fao ha fatto uscire uno studio di Josef Schmidhuber in cui risulta che i paesi mediterranei dell’Europa sono quelli in cui il consumo di grassi animali ha subito l’escalation più sfrenata. Mediamente, se nel 1962 da noi si mangiavano 2960 calorie al giorno, nel 2002 siamo passati a 3340.

Addirittura, in Spagna i grassi costituiscono il 40% della dieta giornaliera: quarant’anni fa, costituivano semplicemente il 25%. Essì, la Spagna crescerà anche nel Pil, ma al prezzo dell’aumento dell’adipe.

State comunque tranquilli: il paese europeo ove l’obesità maggiormente incide è la Grecia.
E questo alla faccia della Germania, delle uova al bacon inglesi, dei fish ‘n chips, dei würstel e delle altre pietanze caloricissime dell’Europa più a nord.

La dieta mediterranea, col crescere del benessere nei Paesi del mare nostrum, è stata parzialmente accantonata da molta gente, vogliosa di accostarsi al cibo più grasso che si usa altrove. Si aggiunga il proliferare dei fast food e il gioco è fatto.

Io non sono un pasdaran di questo tipo di dieta. La considero eccellente per le qualità gustative che veicola e per il suo equilibrio nutrizionale, ma parimenti non la reputo totalmente esaustiva della cultura gastronomica italiana. Vogliamo dimenticare la bagna caoda del Piemonte, i tortelli di zucca, i mirabolanti piatti altoatesini (che saranno d’estrazione tedescheggiante, ma sono a tutti gli effetti italiani)? In Spagna bisogna rassegnarsi: le migas esistono, così come la carne alla maniera dell’Estremadura. E il Portogallo, altro Paese citato dallo studio come “mediterraneo” anche se non s’affaccia sul nostro mare? Sarà vero (e lo confermo) che cucinano il baccalà in 365 modi diversi, ma la cozinha trasmontana annovera stupendi piatti che col pauperismo calorico hanno poco a che fare: carne, fagioli, sanguinacci (i meravigliosi sarrabulhos, da me assaggiati a Ponte de Lima).

Tutti piatti non colpevoli della perdita d’interesse della dieta mediterranea, e anzi come essa messi in pericolo dall’arrivo di modelli alimentari estranei alle tradizioni. Questi modelli non rovinano solo l’alimentazione mediterranea: hanno inferto fieri colpi a ogni tipo di cultura alimentare.

Il flop delle scuole di giornalismo

Wednesday, 30 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Un interessante articolo di “Prima Comunicazione” a firma di Cristiano Draghi, focalizza l’attenzione sulla situazione attuale delle scuole di giornalismo, istituite in varie universita’ italiane d’intesa con l’Ordine dei giornalisti.

Troppi allievi e troppi stagisti tolgono spazio ai giornalisti disoccupati (secondo dati della Fnsi sarebbero circa 1.500 a fronte di circa 11.500 contrattualizzati a tempo pieno con un tasso di disoccupazione di circa l’11,5%, ben superiore alla media nazionale). E il tutto si inserisce in una situazione già rovente, con una riforma dell’accesso alla professione ancora incompleta (mancando i decreti attuativi della legge 14 gennaio)

A oggi erano state riconosciute 21 scuole (4 a Milano, 3 a Roma, una a Urbino, Bologna, Perugia, Palermo, Napoli, Sassari, Torino, Padova, Potenza, Bari, Toscana, Salerno, Teramo e Sora).
Gli ispettori dell’Ordine hanno già visitato diverse scuole ed emesso il proprio verdetto su dieci.
Promosse Milano Cattolica, Milano Statale, Perugia, Salerno, Torino, Urbino, ‘rimandate’ a nuovi controlli Potenza, Padova e Palermo, bocciato su indicazione del Consiglio regionale toscano il master delle università di Firenze, Siena e Pisa.

C’è chi come Biagio Agnes, da grande comunicatore qual è, si è subito reso conto che la promozione ottenuta poteva essere utilizzata per promuovere la scuola che dirige, quella di Salerno, diffondendo il comunicato che segue: “La scuola di giornalismo dell’università di Salerno, diretta da Biagio Agnes, e quella dell’università Statale di Milano sono a pari merito al primo posto per efficacia didattica nella graduatoria stabilita dall’Ordine nazionale dei giornalisti. Il riconoscimento è stato ufficializzato dopo la ricognizione effettuata dall’Ordine in tutte le scuole di giornalismo in Italia”.

Apriti cielo. Su questo comunicato, firmato dall’ufficio stampa dell’università salernitana, le altre scuole si sono scatenate. Perché l’ispezione ha riguardato circa metà scuole, e nel ‘mercato della formazione per i praticantati’, come l’ha definita un responsabile di scuola, c’è una inevitabile concorrenza.

Per la curiosità dei lettori, Salerno e la Statale di Milano hanno preso 93/100, la Cattolica di Milano 86/100, Urbino 82,5/100, Perugia e Torino 81,5/100. La sufficienza era 75/100.

Al di là dei numeri, resta però il fatto che il comunicato della scuola di Biagio Agnes è stato letto come una spregiudicata operazione di marketing per accaparrarsi studenti in un periodo in cui la massa degli aspiranti giornalisti sceglie a quale scuola rivolgersi.

Il caso di Torino è invece rappresentativo di una vicenda diversa: quella scuola l’ispezione l’ha avuta ed è stata positiva. Ma con un punteggio ben distante da Milano Statale e Salerno. Il problema non è stata la qualità dei docenti (“buona”) o del mensile che viene prodotto (“apprezzabile”), quanto la “scarsità” di spazi a disposizione, quindi la “carenza” di laboratori radio e tivù e il fatto che “la ricerca di contributi affidata ai dirigenti della scuola rappresenta un elemento di incertezza permanente, non essendo codificato e affidato alla sensibilità dei rappresentanti degli enti erogatori dei contributi”.

Potenza, Padova e Palermo dovranno ripassare l’esame (la prima è stata Potenza, dove gli ispettori si sono ripresentati il 9 luglio scorso). Per non parlare dei toscani, che, su semplice segnalazione del Consiglio regionale della Toscana che ha espresso parere contrario alla prosecuzione della convenzione, hanno visto stroncare dopo solo due anni di vita, senza nemmeno bisogno dell’ispezione, il master delle tre università di Firenze, Siena e Pisa, coordinato da Carlo Sorrentino, docente di teoria e tecnica delle comunicazioni di massa a scienze politiche. Causa? Un conflitto mai sanato fra docenti universitari e docenti giornalisti che ha reso difficile accordare i suoni, e problemi organizzativi provocati dall’unione di tre diverse università, basti pensare che gli studenti dovevano cambiare sede ogni tre mesi.

Sorrentino spera di riaprire il master nel giro di uno o due anni e dice: “Questo è un progetto importante, innovativo, in cui continuo a credere. Prendiamo atto che l’Ordine ha individuato difficoltà logistico organizzative, stiamo comunque discutendo come ripartire. Convinti però che far girare gli studenti su tre sedi non funziona”.

E vien da chiedersi: che senso hanno ancora le scuole di giornalismo? Loro aumentano e l’occupazione diminuisce. Paradossale.

Lele Mora: "Matteo Cambi di Guru venne provinato per l'Isola dei Famosi"

Wednesday, 30 July 2008
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di Paolo Martocchia

Poco prima che la nave affondasse, Matteo Cambi già pensava di fare il naufrago. Ma non nel mare giudiziario in cui era invischiato, bensì nel mondo patinato de “L’isola dei famosi”.

L’intenzione sarebbe stata manifestata circa un mese fa, quando il proprietario di “Guru” chiese ed ottenne un colloquio con gli autori del reality. Il cast, però, era già definito, e non se ne fece nulla.

La conferma arriva da Lele Mora che lo avrebbe anche riferito nei giorni scorsi, quando è arrivato a Parma per testimoniare come persona informata dei fatti al processo per la bancarotta delle aziende guidate da Cambi.

“Si, è vero che lui voleva partecipare al programma -ha detto Mora – ed in seguito ha fatto un colloquio con gli autori, ma la cosa non è andata in porto perché il cast era già definito. Ma già tre anni fa Matteo era stato scelto per partecipare all’Isola, ma lui si era rifiutato”.

L'industria del Travaglio (da "La Stampa")

Wednesday, 30 July 2008
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Tratto da “La Stampa”, autorevole quotidiano  diretto da Giulio Anselmi. (Nella foto Marco Travaglio firma copie di un libro ai fan i delirio)

L’industria del Travaglio. Una vera catena di montaggio sforna libri-denuncia per un milione di copie

di Jacopo Iacoboni

Per capire qualcosa della premiata ditta Travaglio&Co bisognava osservare i soci fondatori, solo pochi giorni fa, a Capalbio, in mezzo ai radical chic spiaggiati.

Travaglio e Gomez nel pomeriggio si presentano all’Ultima spiaggia, uno in jeans scuri e polo bianca a maniche corte, Peter in camicia, entrambi col trolley dietro. Dovevano presentare il loro ultimo libro all’Argentario, ma un sindaco di centrodestra non ha gradito. Morale: rapido trasferimento nel regno dell’esausto radical chic. Appena arrivano, alle cinque, il fuggi fuggi. Dal piccolo tendone allestito sulla sabbia spariscono gli abituali frequentatori noti, politici, uomini Rai, giornalisti della sinistra romana, opinionisti. Segue presentazione, affollatissima, ma di ragazzi, anziani, gente qualunque; un’altra Capalbio.

Anni fa le cose erano diverse, racconta Marco Travaglio. «Alle nostre presentazioni venivano intellettuali, giornalisti; adesso gli scrittori sono scappati, vengono soprattutto ragazzi, che magari sanno poco, ma non si fidano di quello che gli vien detto dai giornali e dalla tv. Anche perché facciamo quello che spesso i giornali non possono o non vogliono più fare, mettere insieme dei dati, ricostruire uno scenario, un lavoro per cui non bastano più uno, due articoli».

I ragazzi tempestano di domande. «Non è vero che stiano tutti con Grillo. Anzi. Sono lettori vari, misti, post-ideologici». La prima cosa che c’è dietro questa premiata ditta Travaglio&Co, che sforna libri su libri, ed è capace di venderne profittevolmente come pochi altri, è allora l’esistenza di un pubblico. Che non coincide necessariamente con la rappresentazione politica che ne viene fatta, quella del grillismo, o del dipietrismo, o del giustizialismo.

È gente che compra libri, ma paradossalmente legge poco i giornali. Fine di un binomio che credevamo classico.

I libri poi bisogna scriverli. E allora è normale chiedersi con quale piccola industria sia possibile scriverne così tanti, e con cadenze così regolari, oltre che successo quasi immancabile.

Per dare solo pochi numeri, Regime (il primo della serie, uscito da Rizzoli nel 2004, prefazione di Giorgio Bocca), scritto da due persone (Travaglio e Peter Gomez), con dietro un editor (Lorenzo Fazio) e un pugno di redattrici, ha venduto 220mila copie ed è stato un caso editoriale. Mani sporche, scritto da tre persone (con Gomez e Gianni Barbacetto, di Diario) e uscito per la nuova «chiarelettere», editor Lorenzo Fazio, coadiuvato da Maurizio Donati, ne ha vendute 125 mila. Il successivo, Se li conosci li eviti (con Gomez, sempre per «chiarelettere») 175 mila, e sta per essere ristampato. L’ultimo, il Bavaglio (Travaglio-Gomez più Marco Lillo, dell’Espresso), sulle nuove leggi ad personam, il lodo Alfano e il tentativo di mettere, appunto, il bavaglio all’informazione vietando la pubblicazione delle intercettazioni (anche per riassunto), ha già qualcosa come 120mila richieste. Ed è stato scritto in soli quindici giorni.

«In casi come questi mettiamo su un piccolo team composto da quattro redattori, compresi me e Maurizio, e lavoriamo pancia a terra», spiega Lorenzo Fazio, quasi deus ex machina della premiata ditta, prima in Rizzoli, adesso a «chiarelettere». I tempi possono essere molto diversi. Per Mani sporche un anno, per il Bavaglio quindici giorni. Oppure gestazioni intermedie dettate dall’incalzare degli eventi: Se li conosci li eviti è stato concepito e scritto in un mese e mezzo, quando Prodi è caduto: la premiata ditta s’è messa sotto e a ridosso delle elezioni anticipate ha prodotto il libro che racconta chi sono e cos’hanno fatto nel recente passato 150 aspiranti onorevoli con magagne giudiziarie, che siedono nel nuovo Parlamento.

È una storia-cronaca che nasce così: racconta Fazio che il tandem Travaglio-Gomez produce testi che hanno bisogno di pochissimo lavoro editoriale; complice in questo una certa difficoltà di Travaglio nel prender sonno: gli altri dormono, lui sfoglia carte, recupera sentenze, rilegge verbali, e soprattutto scrive, anche fino alle quattro di mattina («si sveglia tardi, però», sorride Fazio). Peter Gomez ha memoria d’elefante. Gianni Barbacetto è un gran puntiglioso. La rilettura delle bozze di solito se la sobbarca Travaglio. Poi entra in scena il team-Fazio.

È un gruppo che, in parte, s’identifica col lavoro di «chiarelettere», la casa editrice che ha pubblicato il libro di Ferdinando Imposimato sul caso Moro, quello del magistrato Bruno Tinti, clamoroso successo editoriale (80 mila copie), o di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato sulla mafia: otto milioni e mezzo di fatturato nel 2008 devono molto a Travaglio&Co. Il nocciolo duro, con Gomez e Barbacetto, s’è via via arricchito di giovani come Marco Lillo, o di vecchi come Pino Corrias, col quale Travaglio ha aperto un blog e iniziato una singolare collaborazione.

Singolare perché Corrias ha scritto un’ampia introduzione per il Bavaglio, ma i due non se le mandano a dire: Corrias, per esempio, ha molto criticato i toni della manifestazione di piazza Navona. «Siamo una ditta molto aperta e democratica, a differenza di chi ci vede tutti col forcone», sorride Travaglio. Così si sono avvicinati giornalisti come Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti. Non dei grillisti.

Cambierà o sta cambiando qualcosa, questa produzione indefessa, del rapporto tra i giovani, la lettura, la politica? In sette libri la premiata ditta ha venduto un milione di copie. Molti di più di qualunque girotondo; abbastanza per costruire una comunità, un’officina e anche un brand che frutta, ancor più in un’Italia berlusconizzata per sfinimento.

Posta e riposta. La marcia indietro dei censori

Wednesday, 30 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, TRAVAGLIO'S

Ricevo da Roberto Morelli, moderatore del Forum www.marcotravaglio.it

Volevo solo dirti che stai davvero prendendo una bella cantonata su questa vicenda. Se evitassi di avventarti violentemente contro chiunque nomini Travaglio magari vedresti le cose in maniera più lucida.

Ad esempio io, come tra l’altro è scritto nel forum, non ho contatti diretti con Travaglio, e quindi nessuno mi chiama per dirmi cosa fare e come farlo, agisco personalmente.

Nessuno quindi mi ha imbeccato ed il thread “i censurati dai censori” è tutt’ora aperto ai commenti, come lo era “no Travaglio day” prima che si trasformasse praticamente in un muro dove affiggere, a mo di manifesti giornalieri, tutti i tuoi post su Travaglio, cosa che come ho spiegato reputo sbagliata e senza scopo.

Poi ti volevo dire, con tutta franchezza, che impaurito non sono, ma seccato e dispiaciuto sì.

Il fatto che il tuo odio per Travaglio debba coinvolgere chiunque oramai sia anche solo sospettato di averci a che fare è davvero triste, mai avrei pensato di dovermi difendere da certe accuse su un blog pubblico come il tuo, sbattutto lì in primo piano senza neanche essere stato contattato prima.

Ecco, se tu mi avessi scritto come ora sto facendo io con te probabilmente non avresti avuto bisogno di scrivere niente, ti avrei spiegato con tranquillità ed in buona fede la questione.

Ti saluto, e a differenza tua senza astio.

Roberto Morelli

Caro Morelli,
accetto volentieri questa mail e ti chiedo – a dimostrazione di quanto dici – di voler ripristinare discussioni relative al mio blog sul tuo forum, visto il notevole interesse suscitato dalle stesse.

Un caro saluto, e ricorda, nessun odio da parte mia verso di te, nè verso Travaglio. Solo tanta delusione.

Gabriele Mastellarini

A seguito di questo scambio, Roberto Morelli scrive sul suo Forum (discussione “No Travaglio day”):
Allora, dopo consultazioni con Mastellarini (pensate un pò) ho deciso di riaprire.
Resta solo il divieto assoluto di copiaincollare integralmente i suoi interventi che, come detto prima, si possono tranquillamente consultare sul suo stesso blog.
Vi invito altresì (invito scontato, ma meglio ribadire) a rimanere in tema per favore.

Caro Morelli, se lei non avesse chiuso quella conversazione (veramente ne sono due, ma fa niente), avrebbe certamente risparmiato di trovarsi al centro di una vicenda non proprio edificante per il suo ruolo di moderatore. Inviti i suoi a non pubblicare i post, magari si limitino ai link del mio blogiornale.
Con questo chiudo.
Già stavolta sono io che chiudo la discussione.
gmast

I censori travaglini (a volte tornano)

Wednesday, 30 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, TRAVAGLIO'S

A commento del post precedente sul boicottaggio operato nei miei confronti dal moderatore del Forum www.marcotravaglio.it è intervenuto lo stesso moderatore (che di seguito chiameremo modulatore), il sig. Roberto Morelli da Siena.

Bella città Siena, avevo previsto di tornarci per il palio dell’Assunta, ma non lo farò perché con Morelli in giro rischio di vedermi sbarrata la strada.

Orbene scrive ora un impaurito Morelli: Io arrivo e faccio semplicemente notare che: – non è corretto ricopiare integralmente dai blog altrui; – non siamo una rassegna stampa del Mastellarini (per cui ogni singolo intervento deve essere prontamente ricopiato sul blog) – la discussione si era esaurita, e “l’incollatura” che si protraeva non aveva altro scopo se non quello di riaccendere, a intervalli regolari, la polemica sulla persona di Mastellarini, cosa che io ritengo non fruttuosa per il forum intiero ed i suoi iscritti.

Peccato che Morelli sul Forum www.marcotravaglio.it dal titolo “No Travaglio day”, chiuda le porte a ogni discussione scrivendo su di me “l’abbiamo sopportato già più di quanto la nostra coscienza civile e liberalista ci imporrebbe. Chiudo”.

Caro modulatore, al suo posto io mi vergognerei di stare a Siena, la vedrei bene che sò a Kabul oppure nel deserto del Gobi (le assicuro che moderare i beduini non è facile).

Lei parla di “coscienza civile e liberalista”. Ma bravo, ha letto bene tutti i libri del suo caro mentore che magari, visto il notevole successo delle discussioni sul sottoscritto, l’avrà pure chiamata per dire di spegnere la luce.

Signori: Morelli chiude! Ma cosa chiudi? Cosa cazzo chiudi? Qui c’è da aprire non da chiudere? Lui chiude. Capito? Chiude. Si alza e chiude. Fresco come una rosa lui che fa? Chiude. Da Siena, bello pimpante il nostro modulatore ha la bella idea di…CHIUDERE.

Ah, dimenticavo Morelli. Oltre alla patente di modulatore le dò anche quella di censore, ricordando ai lettori che lei è pure recidivo. Sapete cosa scrive Morelli il 18 luglio scorso bloccando sul nascere una discussione sugli insulti dei fan di Travaglio al sottoscritto? Ecco cosa scrive:
1 Parliamone in uno dei tanti thread sulla questione Mastellarini.
2 Abbiamo bisogno di tanti thread su Mastellarini?
3 Siamo la bacheca stampa del suo blog?
4 Chiudo

RIECCOLO! LUI CHIUDE.

Caro Morelli, sà che le dico. Con gli antidemocratici come Lei e quelli cui lei si ispira IO HO CHIUSO DA TEMPO.

gmast

!!CLAMOROSO/MI BOICOTTANO SUL FORUM WWW.MARCOTRAVAGLIO.IT!!

Tuesday, 29 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, TRAVAGLIO'S

Cari lettori,
come vedete, goccia a goccia anche la roccia si scalfisce. Dopo aver perso un’importante collaborazione con L’espresso a seguito dei noti episodi, mi censurano anche dal sito web (non ufficiale) di Marco Travaglio. Ecco cosa scrive il moderatore del Forum, Roberto Morelli su www.marcotravaglio.it. “E comunque ripeto che questo forum non è la bacheca stampa di Mastellarini. Per cui chi avesse desiderio di seguire regolarmente i suoi interessanti articoli è pregato di andarseli a leggere direttamente dal blog dell’autore. Il fatto che ogni volta che Mastellarini posta qualcosa su Travaglio (ovvero ormai 9 volte su 10) debba essere subito trascritto qui sopra è un’abitudine che deve finire al più presto. Ripeto, al prossimo post con ricopiatura integrale dal blog di Mastellarini cancellerò. Francamente sono davvero stufo di dar risalto a certi personaggi. Quindi abbiam capito che per lui Marco è brutto e cattivo e giustizialista e impreciso e tanto tanto tanto cattivo ed il male d’Italia, ma ora basta. La misura è colma, aprisse anche lui un SUO forum con suoi iscritti, senza ammorbare quelli altrui. Quosque tandem…”.

Egregio Morelli, intanto io non “ammorbo” proprio nessuno sul SUO Forum. Erano i fan di Travaglio – ovvero gli iscritti al SUO Forum – a parlare di me. Nelle due discussioni dedicate a questo blogiornale (“I censurati dai censori” e “No travaglio day” ) in poche settimane sono state raggiunte oltre 20.000 consultazioni, un vero record. E lei, gentilissimo Morelli, cosa fa? Chiude la serranda. Bravo, ottimo esempio. Mi verrebbe da dirle: “Vai a studiare il diritto di critica nelle vere democrazie”, ma questa frase l’hanno gia’ detta a me e dovrei riconoscere un copyright all’autore. Caro Morelli, non vorrei che qualcuno l’avesse imbeccata. Come diceva Andreotti: “A pensar male si fa peccato, ma spesse volte ci si azzecca”. Inoltre, pregiatissimo Morelli, gli articoli su Travaglio coprono il 20 per cento di questo blog e non 9 su 10, quindi lei mistifica la realta’, ma dalle sue parti questo accade ormai tutti i giorni. Le rinnovo i complimenti, illustrissimo Morelli, lei e’ veramente all’altezza di moderare un forum su Marco Travaglio. Invito quanti volessero spiegazioni su questo “boicottaggio” a rivolgersi direttamente al sig. Morelli (robertomorelli1986@gmail.com). gmast

Posta e risposta. Uno qualunque

Tuesday, 29 July 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Caro Mastellarini,

scusi se entro nel Suo blog per muoverLe qualche critica.

Premesso che ognuno può dire quello che vuole e autopromuoversi come meglio crede, ho tanto l’impressione che Lei sia un po’ presuntuoso e si senta arrivato perché collabora su alcuni prestigiosi giornali.

Personalmente credo che l’umiltà sia una qualità indispensabile per un giornalista. Altrimenti il rischio è scriversi addosso, di guardarsi allo specchio senza vedere che cosa c’è intorno, di smarrirsi nelle proprie cose (talvolta di scarso interesse generale), perdendo di vista le questioni importanti.

Ecco, l’impressione è che Lei sia sia smarrito in questa battaglia personale contro Marco Travaglio. E’ utile/inutile/giusta/ingiusta? Non entro nel merito. Lei si sente un grande giornalista. Ricorda di una campagna personale con questi toni (e questi contenuti spesso pretestuosi) di Montanelli o di Stella contro chicchessia per uno sgarbo personale?

Se Lei davvero è un grande giornalista come sostiene, dovrebbe lasciare che siano i fatti a dimostrarlo. Dovrebbero essere i suoi scoop (e in realtà non mi sembrano né tanti, né memorabili: su qualsiasi giornale ogni giorno si trova di meglio) a sancirlo.

Per carità, ammettiamo anche che Lei sia un giovane promettente (mi chiedo perché allora non è stato rapito da un grande quotidiano, visto che è cosi bravo, ma questi sono dettagli).

Anche in questo caso il Suo accanimento nei confronti di Travaglio sarebbe eccessivo, perché certo non è Lei che può permettersi di insegnare il mestiere a un professionista che in carriera ha fatto tantissimi scoop (che probabilmente Lei non ha mai letto). Anziché mettersi in competizione criticandolo e offendendolo di continuo, pur continuando a odiarlo per le Sue ragioni personali, potrebbe provare ad apprendere qualcosa da Travaglio. Non Le farebbe male.

Scusi se non mi dilungo oltre, ma credo che abbia colto il senso del messaggio.

Paolo Rossi

Caro signor Rossi,

Andiamo per ordine: tema numero “1”: l’umiltà. Guardi Lei non mi conosce ma, le assicuro, che questa è la mia dote principale. Chieda in giro, nelle varie redazioni. Chieda anche a L’espresso, se vuole, e ne avrà conferma. I numeri di telefono li trova sui colophon dei vari giornali con i quali collaboro e ho collaborato.

Tema numero “2”: il mio lavoro. Proprio perché non voglio parlarmi addosso non ho descritto quello che faccio da anni, cioè il giornalista con testate nazionali. Credo di essere stato il più giovane ad arrivare per ben due volte in un mese sulla prima pagina de “Il Sole 24Ore” con altrettante inchieste sui costi della politica e sui manager degli enti locali. Sono arrivato anche sulla copertina dell’espresso, collaborando a un servizio di Luca Piana e Maurizio Maggi, su quella del Mondo e su altri giornali a tiratura nazionale.

E non mi sembra pochissimo, considerata l’età (io sto per compiere 30 anni) e la mia localizzazione geografica: vivo in provincia e ne sono orgoglioso.

Che poi lei non sia interessato ai miei pezzi, beh, liberissimo di farlo. E mi compiaccio che lei ne trovi di migliori sui giornali dove io vedo, invece, copiature delle agenzie e penuria di idee.

Sul fatto che una grande testata non mi abbia “rapito”, potrei disquisire una vita. Anzi sarebbe il caso di parlare di “scelte di vita”. Io ho scelto di fare il free-lance, libero e indipendente, e di lavorare “in proprio”, finché Dio me ne darà forza e fino a quando qualcuno sarà disposto a pagare i miei onesti servigi. In fondo anche Travaglio è un free-lance, se ci riflette. E poi, caro sig. Rossi, s’informi sulla situazione attuale dei giornali, sulle assunzioni bloccate, sulle scuole di giornalismo che non servono più a nulla, sui precari malpagati e sfruttati. S’informi (o forse Lei ne sa più di me).

Riguardo alla polemica con il collega torinese, la invito a riflettere. Qui parliamo di un giornalista che va avanti mattina e sera ad attaccare altri giornalisti e potrei fare un elenco sterminato. Ma non parliamo di Montanelli e Stella, siamo di fronte a uno qualunque. Certo io sono più “uno qualunque” di lui, ma tra “persone qualunque” capitano anche le ripicche.

Apra gli occhi caro Paolo Rossi o chiunque Lei sia veramente.

Gabriele Mastellarini

Il giornalista cane da guardia

Tuesday, 29 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Tommaso Farina

Una delle frasi più citate da Marco Travaglio, e ripetuta da chi lo segue o cerca di imitarlo (impresa ardua, perché anche i nemici più convinti non possono non accreditare al Nostro capacità giornalistiche e mnemoniche che ben pochi colleghi riescono a vantare) è quella secondo cui un giornalista dovrebbe essere “Cane da guardia del potere”. Ora: a parte il fatto che un sacco di giornalisti, lungi dall’essere cani da guardia, si limitano ad essere cani tout court, il mio cervello ingenuo ha un sussulto.
Io, nella mia ingenuità, fin da bambino, ho sempre pensato che un giornalista dovesse dare notizie. Fare informazione. Se poi fa il cane da guardia del potere, ancora meglio. Ma la custodia canina dev’essere un mezzo, non un fine.

E siamo ancora su "Affari Italiani", il primo quotidiano on-line

Tuesday, 29 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Cari lettori e collaboratori di www.dituttounblog.com, solo per segnalarvi che il pezzo di Gabriele Mastellarini dal titolo “Misteri della Rete” pubblicato su questo blogiornale e’ stato ripreso e ripubblicato sul quotidiano on-line “Affari Italiani” diretto da Angelo Maria Perrino, nella rubrica “Mediatech”. Ringrazo la redazione per l’attenzione con cui ci segue (hanno pubblicato anche il pezzo di Nicoletta Salata).

Cliccare per credere www.affaritaliani.it/mediatech/internet-cerchi-eugenio-scalfari280708.html.

Romana cambia sesso e il Tribunale gli cambia il cognome

Tuesday, 29 July 2008
Pubblicato nella categoria SENTENZE

Il Tribunale di Monza interviene su una donna nata a Roma che è diventata un uomo. Sottoposta (o sottoposto) a intervento chirurgico ha dovuto far ricorso per ottenere il riconoscimento del suo nuovo nome maschile e il Comune capitolino è stato condannato a modificare il registro dell’anagrafe.

Tribunale di Monza Sez. IV, sentenza del 05-05-2008 (da www.dirittosanitario.net)

Svolgimento del processo

Con ricorso depositato in data 19/12/2008 Sa.El. chiedeva a questo Tribunale di disporre la rettificazione dell’attribuzione di sesso da femminile a maschile, con la conseguente variazione del proprio nome da Sa.El. a Sa.El.Ma.

Deduceva la ricorrente:
– che con sentenza n. 3003/05 di questo Tribunale era stata autorizzata a sottoporsi ad intervento chirurgico per l’adeguamento dei caratteri sessuali alla propria identità maschile, essendo affetta da disturbo dell’identità di genere;

– che in data xx/xx/xxx si era sottoposta presso l’Azienda ospedaliera (Omissis), unità operativa di Ginecologia ed ostetricia, Università degli Studi di (Omissis) ad intervento di mastectomia sottocutanea e rimodellamento della parte toracica ed isteroannessiectomia bilaterale via laparoscopica come risulta dalla cartella clinica rilasciata dalla struttura ospedaliera;

– che in conseguenza di detto intervento aveva perso irreversibilmente le caratteristiche sessuali femminili.
Il ricorso veniva comunicato all’ufficio del Pubblico Ministero.
Acquisita la documentazione clinica depositata dalla ricorrente, la causa veniva rimessa per la decisione al Collegio senza concessione dei termini ex art. 190 c.p.c., stante l’espressa rinuncia.

Motivi della decisione

Il ricorso appare meritevole di accoglimento.
Dalla documentazione acquisita al processo è, infatti, emerso che la ricorrente si è sottoposto ad intervento di riattribuzione dei caratteri sessuali presso l’Azienda ospedaliera Universitaria di (Omissis), previa autorizzazione giudiziale (v. sentenza n. 3003/05 del Tribunale di Monza).

Tale intervento ha comportato la riassegnazione chirurgica dei caratteri sessuali, talché attualmente la ricorrente ha perso irreversibilmente la caratteristiche sessuali femminili e presenta sembianze e caratteristiche proprie del sesso maschile.

Deve, pertanto, concludersi che sono intervenute sulla persona della ricorrente modificazioni definitive dei suoi caratteri sessuali da femminili a maschili, che comportano l’attribuzione di un sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita, con conseguente rettificazione di tale atto ai sensi dell’art. 2 legge n. 164/1982.
Quanto al nome della ricorrente, lo stesso può essere modificato mediante attribuzione del prescelto nome maschile “El.Ma.”.

Le spese processuali debbono essere dichiarate irripetibili.

P.Q.M.

Il Tribunale, pronunziando sulla domanda proposta con ricorso depositato da Sa.El., con l’intervento in giudizio del Pubblico Ministero, così provvede:
1) attribuisce il sesso maschile a Sa.El. nata a (omissis), in considerazione delle accertate definitive modificazioni dei suoi caratteri sessuali;

2) ordina all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Roma di rettificare l’atto di nascita in conformità a quanto sopra disposto, con rettificazione anche del nome da indicarsi come “El.Ma.Sa.” in luogo di El.Sa. e di compiere tutti i necessari e conseguenti adempimenti;

3) manda alla Cancelleria di trasmettere copia autentica della presente sentenza al predetto Ufficiale dello Stato Civile;
4) dichiara non ripetibili le spese processuali.

Così deciso in Monza il 24 aprile 2008.
Depositata in Cancelleria il 5 maggio 2008.

Furbetti. Le banche regalano 55 milioni a Gnutti. E Fiorani attacca Chicco: "Le scalata fu un'idea dei bresciani"

Tuesday, 29 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

55 milioni 828 mila e 850 euro di debiti. Cancellati, con un colpo di penna e una letterina di corredo. E poi criticano le banche: se vogliono gli istituti di credito riescono a mandarti veramente sul lastrico, ma se non lo vogliono…allora è tutta un’altra musica.

Si pensi a Emilio “Chicco” Gnutti, il re dei “bresciani”, il simbolo della “razza padana”, il finanziere legato al caso Antonveneta, quello dei furbetti del quartierino. La Procura aveva chiesto il fallimento delle sue società Hi Spring e Fingruppo ma, in soccorso di Chicco, ecco arrivare le banche. Con tre lettere di rinuncia, che riporto sotto, hanno lasciato 55 milioni di euro.

La rivelazione è del bravissimo Stefano Elli, dalle colonne di “Plus24”, il settimanale del “Sole 24 Ore”, in un articolo dal titolo “Una ciambella per Gnutti. Le manovre e gli intrecci per evitare il fallimento di Fingruppo”.

Scrive Elli: “Sul fronte bancario l’esposizione complessiva bancaria ammonta a 451 milioni di cui 397 milioni su Fingruppo mentre 55,8 milioni su Hi Spring. Per quanto riguarda Hi Spring, dunque, le banche esposte (Lodi, Banca Agricola Mantovana, Popolare di Vicenza) hanno già rinunciato alle proprie esposizioni. (…) Dunque, se tutto andrà come pianificato – precisa Elli – Hi Spring e Fingruppo non conosceranno l’onta del fallimento. E di conseguenza, Hopa, scatola cinese dall’accento padano (che fa riferimento a Gnutti e soci, ndr) potrà tornare all’operatività con un altro nome, altri soci e un altro progetto industriale. 

E intanto Gnutti e Fiorani sono ai ferri corti. Ecco cosa scrive ancora Stefano Elli.

Nel linguaggio giuridico si definisce «chiamata del terzo in causa». E i terzi chiamati in causa da Gianpiero Fiorani, ex amministratore delegato della Banca popolare italiana sono ben 57 tra concertisti, amministratori, dirigenti sia della Popolare Italiana, sia di Hopa, sia di Fingruppo.
Fiorani, dunque, non ci sta a fare da capro espiatorio, a pagare come unico responsabile del disastro bancario successivo al tentativo di scalata alla Banca Antonveneta e delle altre operazioni che hanno danneggiato la banca. Va detto che nell’atto di citazione firmato dall’avvocato Matteo Rescigno, Fiorani non viene soltanto chiamato in causa per la questione Antonveneta, ma per altre problematiche che si sono succedute nel tempo: a cominciare dalla scalata alla Banca Popolare di Crema (condotta secondo la Procura con metodi analoghi rispetto a quelli usati nell’Opa padovana). La chiamata in causa di Emilio Gnutti tuttavia riguarda esclusivamente quest’ultimo aspetto oltre all’esame del ruolo e delle eventuali responsabilità sue e degli altri 31 bresciani che avrebbero partecipato alla scalata alla banca patavina.

Su questo punto Fiorani dice chiaro e tondo che costoro sarebbero da considerare come gli «esclusivi responsabili, ovvero in subordine, responsabili in via concorrente o in ulteriore estremo subordine, tenuti a garantire Fiorani in relazione ai danni richiesti nel giudizio (82.664.944 euro) per l’operazione Antonveneta».

In altri termini Fiorani dice per la prima volta che la scalata è stata un’idea dei bresciani. Cui in seguito si aggregarono altri attori come Stefano Ricucci e altri.

D’altra parte Gnutti ha risposto alla chiamata di Fiorani con una comparsa firmata dagli avvocati Pierluigi Tirale, Maria Valente ed Emilia Claudia Cornalba nella quale si chiede di dichiarare inammissibile la chiamata in causa di Fiorani, di dichiarare nullo l’atto di citazione per assoluta indeterminatezza della richiesta e di respingere tutte le domande proposte nei confronti di Gnutti e in ogni caso di condannare Fiorani al pagamento delle spese del giudizio.
A decidere sull’esito litigioso di quello che era apparso come un inossidabile sodalizio d’affari sarà il Tribunale di Lodi.

(Nelle foto sotto le lettere delle banche di rinuncia ai crediti verso le società di Gnutti. Sopra Emilio Gnutti a sinistra e Gianpiero Fiorani a destra)

 

Inchiesta. Quelle strane leggi regionali: dai fossili valdostani ai funghi del Veneto

Tuesday, 29 July 2008
Pubblicato nella categoria SPRECHI E SPRECONI

di Gabriele Mastellarini

In Campania hanno pubblicato solo sei leggi in sette mesi, ma la maglia nera va al Consiglio provinciale di Bolzano che ha mandato sul Bollettino tre norme (provinciali, s’intende) riuscendo, prima della pausa estiva ad approvarne una quarta non ancora in vigore. Il Presidente toscano Claudio Martini si è adoperato per disciplinare accuratamente «le strade della ceramica, della terracotta e del gesso», mentre il Governatore ligure Claudio Burlando ha chiamato a raccolta i consiglieri per valorizzare lo sport della pallapugno e le altre discipline sportive assimilabili.

Lo scorso 25 giugno, Mercedes Bresso, Presidente del Piemonte, ha firmato la legge di sostegno all’editoria piemontese prevedendo una spesa complessiva di 1 milione e mezzo per l’esercizio 2008. Per contenere i prezzi al consumo nel Lazio hanno impegnato appena 50 mila euro, come da legge 11/2008 firmata da Piero Marrazzo che, allo steso tempo, ha avallato un contributo di 1,5 milioni per la fondazione “Cinema per Roma”. Tra le ventuno norme pubblicate nella piccola Valle d’Aosta come non citare quella per la tutela dei fossili e dei minerali da collezione. Chi volesse cimentarsi nella «ricerca e la raccolta dei fossili» dovrà essere autorizzato e potrà utilizzare solo «attrezzature di tipo manuale, consistenti in martelli e in mazze del peso massimo di tre chilogrammi, scalpelli di lunghezza non superiore ai quaranta centimetri, piccozze e badili di lunghezza non superiore a un metro e sessanta». La Calabria si piazza al quinto posto nella classifica delle norme pubblicate nei primi sette mesi ma ha “barato”: 5 delle 19 leggi sono servite per istituire altrettanti parchi marini regionali. Una legge ciascuno per la riviera dei Cedri, la baia di Soverato, la costa dei gelsomini, gli scogli di Isca e i fondali di Capocozzo, Sant’Irene, Vibo, Pizzo, Capovaticano e Tropea. Per l’ambiente i consiglieri della Calabria hanno lavorato davvero sodo e che importa se l’approvazione del rendiconto 2005 è arrivata solo il 21 giugno del 2008!

In fermento tifosi dell’Inter, perché dal 7 aprile (con legge numero 12) è stato istituito il parco naturale della Pineta di Appiano Gentile e Tradate. Qualcuno in Consiglio, forse rossonero, non ha gradito e così è nato anche il parco naturale di Montecchia e della Valle del Curone. In Piemonte non hanno esitato ad approvare la legge per la raccolta e la commercializzazione del patrimonio tartufigeno regionale, mentre in Basilicata preferiscono brindare con un bicchiere di quello buono e con la legge regionale n. 13 del primo luglio scorso hanno istituito l’enoteca regionale lucana, predisponendo un finanziamento iniziale di centomila euro, finalizzato «con particolare riguardo ai “vini di qualità”». In Veneto, lo scorso 10 luglio hanno approvato (di prossima pubblicazione) la nuova disciplina per la commercializzazione dei funghi epigei, freschi e conservati e anche in Molise è stata votata una norma analoga nel corso dell’anno. L’Emilia-Romagna ha deciso di salvaguardare «l’alimentazione e l’agricoltura caratteristiche del territorio» e, come primo provvedimento dell’anno, ha votato la legge di tutela del patrimonio di razze e varietà locali di interesse agrario. L’Abruzzo pensa all’olio: consiglieri e assessori dell’ormai ex Giunta di Ottaviano Del Turco si sono adoperati per una legge a tutela delle piante di olivo, purché «adulte».

E chi ha preso qualche chilo di troppo potrà sfruttare, sempre in Emilia-Romagna, la legge n. 2 del 19 febbraio sui centri benessere. Il Governatore Vasco Errani e gli altri componenti dell’Assemblea legislativa regionale hanno, comunque, messo le mani avanti: nei fitness center del territorio non si potranno prescrivere diete.

(tratto da “Libero” del 29 luglio 2008)

Posta e risposta. Te lo dico io (ma non in faccia)

Tuesday, 29 July 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Caro Mastellarini,

Sinceramente, può essere sbagliato il luogo in cui Travaglio ha pronunciato queste parole che Lei ha riportato in modo chiaramente provocatorio.
Tuttavia, davvero Lei ritiene paragonabili De Gasperi ed Einaudi a “Schifani”?

Secondo lei un “Alfano” a quale titolo ricopre la carica di Ministro della Giustizia? Per i suoi meriti e le sue competenze?

Se Lei possiede davvero quella intelligenza ed il talento da ottimo giornalista che tanto ha decantato nei suoi post, non potrà non convenire che Alfano ed il ministero sono un ossimoro. Almeno qualcuno ha avuto il coraggio di dirlo a voce alta, assumendosene le relative conseguenze.

Come ho già scritto, solo chi non fa non sbaglia. Forse Lei è ancora giovane e – giustamente – prima pensa alla carriera e poi a tutto il resto.

Forse verrà anche per Lei il momento in cui i Suoi valori di base vireranno verso nuovi orizzonti che oggi Le sono sconosciuti.
Travaglio ha espresso una idea che molti hanno (compreso il sottoscritto) in un modo poco ortodosso. Posso criticare il gesto, ma ammiro il fatto che lo abbia detto.
Chi glielo faceva fare al buon teleimbonitore di Torino di esporsi in quel modo? Perchè non poteva tranquillamente continuare il proprio lavoro e scrivere i suoi libri fotocopia? Dirà Lei, la gloria, il successo, la bramosia di denaro e di potere gli hanno dato alla testa.
Sarà.

Ad ogni modo, Lei continuerà a conservare la Sua discutibile ma legittima opinione.
Io conserverò la mia stima verso un grande giornalista, con i suoi alti ed i suoi bassi, come tutti gli essere umani, compreso Lei e me.
Se poi Travaglio dovesse davvero debordare verso la follia come Lei ed i suoi collaboratori sostenete, non sarò così ottuso da non accorgemene, e trarrò le mie conclusioni in modo indipendente.
Per ora, le Vostre argomentazioni appaiono deboli, fragili e pretestuose. Facile attaccare i punti deboli ed ingigantirli a dismisura. E’ la stessa tecnica usata dai berluscones nei confronti dei loro avversari politici.
Sig. Mastellarini, usi la Sua intelligenza in modo più costruttivo senza fissarsi su quel povero omino di Travaglio. Altrimenti, davvero, siamo quasi all’ossessione.

Gianbi

Caro Gianbi,

Lei piglia lucciole per lanterne. Non ho mai espresso pubblicamente giudizi di merito su Schifani né su Alfano (non perché ne abbia timore, ma non mi sembra questa la sede) e di certo non vado in giro insultando e prendendo per il culo (senza contraddittorio) personaggi politici né vado tirando per la giacchetta o chiedendo esami medici per il Presidente della Repubblica. Ma sarà che io non faccio satira, perché di blog satirici ormai ne è piena l’Italia. Sfido chiunque a darmi del lombrico in diretta tv e in mia presenza: gli riempirei il sedere di pedate talmente forti da fargli diventare il buchino simile al traforo del Gran Sasso, sul modello del compianto Paolo Frajese al disturbatore Gabriele Paolini.

Lei dice che ho riportato l’ipsedixit in modo provocatorio. Ma scusi, lei li legge i giornali? Allora qui abbiamo una notizia (Schifani cita Travaglio), un risvolto (Travaglio dice a Schifani di rinunciare al Lodo Alfano…ma Schifani potrebbe anche chiedere l’insindacabilità delle proprie opinioni come parlamentare ma questo Travaglio – forse perchè Gomez non gliel’ha ancora detto – non lo sa), un’analisi da dover affrontare (chi avrà ragione S. o T.?) e vuole che io non ripubblichi le dichiarazioni “incriminate”? Suvvìa!

Prendo in prestito il suo “teleimbonitore di Torino” che non è di certo un ossimoro. Allora, se un tizio va in tv a promuovere il libro (si veda l’esposto all’Agcom) preferisce che quella puntata rimanga scolpita nei giornali nei giorni a seguire oppure che si perda nel dimenticatoio comune? Si faccia questa domanda e si dia – molto marzullianamente – una risposta.

Lei parla di valori. Guardi il giornalista non fa il prete né il maestro elementare. Il giornalista deve raccontare notizie, scovarle e rappresentarle al “suo” pubblico, siano essi i mille lettori di un foglio locale o i milioni di telespettatori in diretta Rai. Deve far domande “scomode”, chiedere il perché di uno spreco, assolvere a una funzione “sociale” e non “morale”. Può criticare, certo, ma nel rispetto dell’interlocutore, senza paragonarlo al lombrico. Invece qui si parla di un tizio che una volta si definisce “umile cronista”, poi però dice che fa “satira”, ma invece fa il moralista e spesso il comiziante. Bah. Forse mi sbaglio, ma non basta servire sul piatto la notizia, senza “condimenti” aciduli (detti, ovviamente, in absentia dell’interessato)? La gente non è così cretina come pensa qualcuno. O forse sì?

Gabriele Mastellarini

P.S. Perché Travaglio non viene a dirmi in faccia ciò che mi scrisse via sms o quanto riferitomi telefonicamente? Ha ragione Gianbi, nella vita ci vuole fegato.

Ipse dixit

Monday, 28 July 2008
Pubblicato nella categoria TRAVAGLIO'S

«E’ molto istruttivo quando vengono elette le alte cariche dello Stato. Perché i giornali pubblicano tutti i nomi dei personaggi che hanno ricoperto quella carica nella storia repubbicana. E uno si rende conto che ci passa di mente quando vediamo certe facce. Una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola, Merzagora, Parri, Pertini, Nenni, Fanfani, che ne so possiamo fare una lunga lista. Uno vede tutta la trafila e poi vede Schifani. C’è un elemento di originalità. La seconda carica dello Stato Schifani? Mi domando chi sarà quello dopo. Dopo c’è solo la muffa probabilmente, il lombrico come forma di vita». «Dalla muffa si ricava la pennicillina quindi era un esempio sbagliato».
Marco Travaglio