E' giunta l'ora del "NO TRAVAGLIO" DAY

Wednesday, 9 July 2008
Pubblicato nella categoria TRAVAGLIO'S

di Gabriele Mastellarini

Leggo dal Corriere della Sera di oggi del flop della manifestazione organizzata dai cosidetti “travaglini”, al secolo Tonino Di Pietro, Marco Travaglio e dintorni.

Ho letto che Furio Colombo si e’ dissociato. Che Orlando e Pisicchio dell’Italia dei Valori si sono chiamati fuori. Ho visto che ci sono confusioni sul numero dei presenti: la questura 15.000, gli organizzatori 100.000 (esagerati come al solito).

Massimo Franco, notista politico del “Corriere”, ha quasi deriso quest’assurda sceneggiata sostenendo che, alla fine, il Cav si e’ fortificato nel giorno del “No cav.”.

Ho saputo di una Sabina Guzzanti che ha parlato di pompini al Premier, che ha preconizzato dei diavoli omossessuali per il Papa. Beppe Grillo ha sparato a zero su Napolitano. E tutti, di corsa a prendere le distanze. Tutti tranne uno: Marco Travaglio che ha abbracciato fisicamente la Guzzanti e idealmente Grillo.

Credo sia giunta l’ora di mandarlo definitivamente a casa e di dare il via al “NO TRAVAGLIO DAY”.

Io ci saro’!

Piazza Navona/2: una testimonianza diretta

Wednesday, 9 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, LETTERE

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Ieri sono stato anch’io a piazza Navona. Sono arrivato presto, volevo salutare Piero Ricca e i suoi collaboratori. Fatto ciò, alle 16.30 ero in piazza, proprio sotto il palco, ho pertanto potuto vedere l’arrivo dell’on. Di Pietro accompagnato dall’on. Mura.

Passiamo alla manifestazione, partecipazione disomogenea sicuramente della piazza, c’era un pò di tutto, dalla sinistra più radicale sino a quello che non aveva votato ma che Berlusconi lo odia dal profondo del cuore. Certo c’erano anche i girontondini, ma non solo loro. C’erano molti anziani, e c’erano famiglie intere. Vi era di tutto, per questo non capisco il perchè della stampa, di voler etichettare a tutti i costi una cosa che non era. Leggi il resto –> »

Svezia e Germania: privacy in pericolo?

Wednesday, 9 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Grande Fratello

Il Parlamento svedese ha approvato una controversa norma, detta ‘Legge Fra’, che nelle intenzioni del legislatore intende fornire allo Stato un efficace mezzo per combattere il terrorismo. Grazie alla nuova disposizione, dal 2009 sarà possibile per l’Istituto per la Difesa Nazionale intercettare tutto il traffico Internet in entrata e in uscita dal paese, come anche telefonate (da fisso e da cellulare), posta elettronica e messaggeria istantanea e attirittura decrittare il traffico VoIP (es. Skype). Tutto in nome della sicurezza nazionale. Molti cittadini svedesi hanno partecipato alla protesta contro la nuova normativa, inviando anche milioni di emails di protesta al Parlamento. Il gigante Google ha preannunciato lo spostamento dei propri servers al di fuori della Svezia. Coniato anche un nuovo nome: “Legge Orwell”. Forse il vecchio George aveva visto davvero lontano quando pensò al Grande Fratello.

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Piazza Navona

Wednesday, 9 July 2008
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di Sergio Fornasini

Forse è una piazza davvero magica, nel cuore della Roma esoterica di Cagliostro e dei Rosacroce. Organizzare un evento in quel luogo richiede un impegno che trascende la natura umana, solo Pannella in passato è riuscito a farlo senza conseguenze destinate a rimanere particolarmente impresse nella memoria. Questo però non è detto che sia un risultato brillante. Leggi il resto –> »

Il Tar blocca, ma gli Usa vanno avanti e lanciano il piano per le sedi Nato in Italia

Tuesday, 8 July 2008
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Il dipartimento della Difesa americano ha in programma l’ammodernamento di alcune basi militari in Italia e all’estero. Non si parla di estensione delle attuali basi, né di costruzione di nuove, quanto di adeguamento di servizi, in alcuni casi vecchi di decenni e non propriamente conformi ai moderni standard di sicurezza.

A cominciare da quest’anno, ed entro il 2014, saranno almeno una quindicina le gare bandite per l’appalto di nuovi cantieri, per un investimento complessivo che potrebbe superare i 150 milioni di dollari e che, al momento, è al vaglio del Congresso americano che nei prossimi mesi provvederà a definire l’entità economica di ogni progetto e a stanziare il relativo finanziamento. Leggi il resto –> »

Triste storia di due marescialli – (By Filippo Facci)

Tuesday, 8 July 2008
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Riceviamo e pubblichiamo da Filippo Facci (“Il Giornale” – “Il Riformista”)

Questa è la triste storia degli ex marescialli Giovanni Strazzeri e Felice Corticchia, colpevoli di aver confuso il vero, il verosimile e magari anche il probabile ma di averlo miscelato in un cocktail che alla fine saprà solo di calunnia, e questo solo conta.
Sul tavolo rimarranno nient’altro che le calunnie di due ex carabinieri complessati di esserlo, due comparse abbagliate dal grande spettacolo di Mani pulite rimaste ai bordi del palcoscenico.

Il trentenne Corticchia era al servizio del quasi coetaneo pm Elio Ramondini. lavorava dalle otto a mezzanotte e non chiedeva straordinari. Una pellaccia. Corticchia c’era, discuteva, entrava e
usciva da una stanza all’altra, partecipava addirittura alle festicciole col Pool e i giornalisti, c’era ai compleanni, agli anniversari dell’inchiesta, c’era anche alla festa di Paolo Brosio con Emilio Fede e Gherardo Colombo e Francesco Greco e Antonio Di Pietro e Paolo Ielo e insomma tanta bella gente, famosa, che andava in televisione e faceva un mestiere prestigioso, c’era anche in quellabdiscoteca dietro corso Como dove inseguiva la cronista Renata Fontanelli, la presunta dark-lady di tutta questa storia, e dove il suobamico Strazzeri azzardava invece un liscio senza speranze con la bionda Maddalena Capaldi, la segretaria di Piercamillo Davigo.

Corticchia e la Fontanelli si erano conosciuti a Studio Aperto nel periodo della guerra del Golfo, nel ‘91, quando anche in Fininvest piovevano minacce telefoniche. Aveva conosciuto anche Emilio Fede e ci aveva bevuto anche qualche emozionante caffè. Poi Mani pulite, vissuta come una guerra coll’emozione della libera uscita ogni tanto, la sera: in pizzeria, al ristorante, al dancing vicino alla Bocconi, nel localino sui Navigli dove quell’altro cronista suonava il sassofono.

Corticchia spandeva e spendeva soldi che non aveva: il fido che la Bnl concedeva agli uomini della Benemerita l’aveva già sforato. Ma fa niente, viveva Mani pulite come una malattia, e ai cronisti, “amici suoi”, dava una mano quando poteva. A Renata, anche due. Da qui il sospetto che fosse stato lui, nel luglio 1993, a darle i verbali di Garofano pubblicati da Il Mondo, quelli che spinsero Gardini a spararsi. Un sospetto meglio delineato quando lo beccarono con le mani nei cassetti di Davigo: Borrelli andò fuori dalla grazia di Dio ma non successe niente, perchè quel gran lavoratore del Corticchia non se lo meritava, lo dicevano tutti.

Così lo rispedirono solamente nella sezione di via Moscova, dal generale Nicolò Bozzo che presto l’avrebbe anche premiato con una targa d’argento. Ma lui ormai non si sentiva più un carabiniere, covava malanimo: che irriconoscenti, decise di congedarsi perchè ormai l’aveva capito, lui al minimo era un giornalista, uno scrittore, uno sceneggiatore televisivo, in fondo a Palermo aveva fatto il classico.
Tornava da Fede chiedendogli un’entratura per un libro e per un film sulla mafia. Emilio, per il film, lo mandava da Massimo Del Frate di Mediaset, e per il libro gli consigliava di spedirlo alla Mondadori. E aspettando risposte che non giungeranno mai, la sua esistenza languiva, dimentava altri risentimenti contro quei montati della procura e poi i giornalisti, i colleghi che telefonavano soltanto per avvertire che dalla banca lo stavano cercando.

L’unico gentile era Strazzeri, che per Felice stravedeva: per lui era incarnazione di quel che non avrebbe mai potuto essere, giovane, alto, brillante, di buona famiglia palermitana, addirittura con velleità scrittorie. Strazzeri di velleità non aveva, era un dimesso che a breve sarebbe andato in pensione forse un poco tristemente (non è sposato nè fidanzato) ma con una carriera macolata, perfetta. Strazzeri era inattaccabile e Felice lo sapeva, era stato distaccato presso la procura circondariale di Milano ma aveva l’ufficio proprio al quarto piano, accanto a quello di Di Pietro. Ne aveva viste davvero di ogni colore semplicemente perchè anche lui c’era, eccome, ogni giorno salutava, riveriva, ascoltava, chiacchierava con Maddalena. E a pranzo prelevava Corticchia per andare in mensa. Negli ultimi tempi erano sempre isolati e stizzosi, Felice si sentiva un uomo a metà. Giovanni, addirittura, lo chiamavano Monghi. Insensibili.
Congedatosi, Felice riempie la sua vita di progetti. Un corso di sceneggiatura, mette in cantiere libri, si fidanza con la profumiera Grazia, alta, bionda e col macchinone. Decidono di convivere in un monolocale col caminetto e l’angolo cottura, quartiere Brera, via Fiori Chiari, con Renato Pozzetto al piano di sotto: è quello il posto che merita, altrochè. Due milioni al mese, ma li paga quasi sempre lei.
Intanto Renata, il suo sogno impossibile, sta per sposarsi col Principe Alliata di Monreale.
Ma i due si rivedono nel dicembre 1995. Lei non lavora più al Manifesto, il quotidiano è in crisi e l’ha lasciata a piedi. E’ un po’ giù. Lui dipinge un beffardo destino di ingratitudine che ora li accomuna. Capisce che il momento è buono e le fa la proposta indecente: dammi retta, collabora, racconta che Di Pietro ti mise le mani sul sedere. E millanta appoggi, possibili assunzioni, parla di Berlusconi come se lo frequentasse tutti i giorni. Renata è sbigottita. Felice intanto contatta anche qualche ex collega di via Moscova che a tempo debito possa testimoniare su questo e su quello, e ogni tanto va a trovare Emilio cui lascia intendere verità agghiaccianti.
Ma toccherà all’inattaccabile Strazzeri il ruolo del rompighiaccio. Renata intanto è preoccupata, ma ogni volta che pensa di denunciare la cosa poi si tira indietro. Si confida con cronisti e amici come Giuseppe Turani, che le risponde come tutti gli altri: Renata, denuncialo. Lei tentenna. E sta ferma.
Nel gennaio ‘96 lei lavora all’emittente Sei Milano e a margine di un convegno incontra l’avvocato Gaetano Pecorella. Chiede consiglio anche a lui, ma la risposta è sempre la stessa. Corticchia intanto torna a farsi vivo con le sue promesse mentre Strazzeri, il 19 febbraio, va finalmente in pensione. Non ci sono più ostacoli. Corticchia molla il carico da novanta, chiede a Fede un incontro con Silvio Berlusconi ed Emilio si muove, garantisce, spiega che Corticchia lavorava proprio in procura: del resto è vero. Berlusconi l’incontra ma non ci perde troppo tempo: ma che bravo giovane, corra dai magistrati a denunciare tutto.

A metà settembre Strazzeri è a Brescia. Consegna il suo incredibile memoriale e racconta cose che voi umani non potreste immaginarvi: telefonate di Violante a Di Pietro, strategie anti-Fininvest, ne ha per tutti, anche per quella Maddalena Capaldi che non aveva più danzato con lui, anche per quegli antipatici dei giornalisti. Calunnie, ma verosimili. Silvio Bonfigli è allibito e Fabio Salamone guarda quell’ex carabiniere mentre se ne va, quelle scarpe troppo lucide e quel
fazzoletto al collo non lo convincono.
Alla fine di ottobre tocca a Corticchia, che aggiunge tasselli al mosaico: il ‘passi’ falso che Di Pietro gli avrebbe chiesto di procurargli e un viaggio a Roma, con l’auto di servizio, per portare il
suo libro a Cossiga. Felice chiama in causa altri carabinieri perchè il piano è quello: ciascuno aggiungerà il proprio tassello (senza dover mentire) sulla piattaforma concordata con Strazzeri, pompata all’inverosimile.
I telefoni dei due ovviamente sono già sotto controllo. Mentre nella prospettiva che tutto vada bene, Felice ha già impostato il suo impossibile futuro: ottiene e otterrà una serie di “prestiti” (da chi non si sa, e non è un particolare da poco) ma è strano, ma non fa niente per nasconderli: li deposita sul suo conto Bnl presso la procura di Milano. E sforna due libri in quattro mesi, libri a pagamento: ma che importa, un giorno la Fininvest gli avrebbe spalancato le porte. L’agenzia di promozione Dialogos confeziona intanto costose presentazioni al ristorante. Ai cronisti giudiziari che lo avvicinano promette interviste in cambio di recensioni. Perchè lui adesso è uno scrittore.
Ma la maionese non riesce. La Fontanelli, interrogata il 19 dicembre a Brescia, dice che Corticchia e Strazzeri sono dei pazzi. Felice la ricontatta e le fa pressioni che lei corre a raccontare ai pm milanesi Ilda Boccassini, Francesco Greco e Paolo Ielo. I quali a loro volta (dopo che Renata ha rivelato che Corticchia in passato le aveva passato dei verbali) riescono a verbalizzare le sue dichiarazioni collegandole a una vecchia inchiesta su una fuga di notizie. Riescono cioè a infilarsi in un’inchiesta che pure (in teoria) è rivolta contro la loro procura, dunque dovrebbero astenersi. Così le inchieste si intersecano, regna la confusione totale e il fatto che la Fontanelli intanto sia stata davvero assunta a Moby Dick (area Fininvest) complica solo le cose. Un equivoco che sarà presto dipanato. Ma Corticchia intanto ha sentito puzza di bruciato. Non mi tradirai, urla via cavo a Renata che presto denuncerà anche minacce telefoniche notturne.
E Felice intanto di telefonate ne fa tante, troppe, il redivivo Roberto Zuliani dei Ros scopre 264 milioni movimentati sul suo conto e nessun teste ha intanto confermato i racconti di Strazzeri. Il 19 e 20 gennaio 1997, a Milano, vengono ascoltati diversi giornalisti amici della Fontanelli. La Boccassini cerca di bloccare un articolo de l’Espresso ma non riesce, e va su tutte le furie. Felice intanto rilascia interviste. Giovanni invece si fa fotografare al Caffè della Pusterla di Milano con un look da matrimonio calabrese. Non hanno ben capito cosa stia per succedere.
Il 24 gennaio Bonfigli ne chiede l’arresto. Il gip glielo nega. Il 27 Corticchia contatta l’avvocato Michele Saponara, ma solo per querelare l’Espresso. Si rincorrono voci e sussurri. Il 28 gennaio gran riunione tra magistrati milanesi e bresciani proprio mentre Corticchia sta incontrando Emilio Fede al Jolly Hotel di Segrate. I pm milanesi consegnano verbali e documenti a Bonfigli. Le voci corrono. Il 30,Corticchia viene sostanzialmente respinto dai pm bresciani e in serata, disperato, si sfoga con Grazia. Il primo febbraio, di mattina presto, suonano il campanello e lui gli apre. Che roba, li conosce tutti. Sono carabinieri, ex colleghi dell’ex carabiniere Felice Corticchia, scrittore per una breve e sfortunata stagione.

ESCLUSIVO. LA FINTA TELEFONATA BERLUSCONI-CONFALONIERI OSCURATA

Tuesday, 8 July 2008
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NONOSTANTE L’OSCURAMENTO E’ ANCORA FACILMENTE REPERIBILE SU INTERNET LA “FINTA” TELEFONATA TRA CONFALONIERI E BERLUSCONI. CONFERMIAMO FINTA, FALSA, FASULLA COME RIFERITO IN VARIE INTERVISTE DALLO STESSO CURATORE DEL SITO WWW.LAPRIVATAREPUBBLICA.COM.

ATTUALMENTE IL SITO E’ IN MANUTENZIONE MA DALLA CACHE DI GOOGLE TALE TESTO RISULTA ANCORA REPERIBILE AL LINK SOTTOSTANTE.

QUESTO BLOG – CHE NON E’ UN ORGANO DI INFORMAZIONE – NON SI ASSUME NESSUNA RESPONSABILITA’, ESSENDO IL TESTO MEMORIZZATO SULLA CACHE DI GOOGLE E – AL MOMENTO IN CUI SCRIVIAMO – ACCESSIBILE.  SI ATTENDONO EVENTUALI PROVVEDIMENTI DI OSCURAMENTO DELLE AUTORITA’ COMPETENTI.GABRIELE MASTELLARINI

Une Pipe Au Casino Berlusconi/2

Pubblicato il 7.07.2008 alle 12:49 am / Prodotto ne La Privata Repubblica

http://64.233.183.104/search?q=cache:DPMJjJue4-IJ:www.laprivatarepubblica.com/le-nostre-inquisizioni/italian-tabloid/une-pipe-au-casino-berlusconi2/+http://www.laprivatarepubblica.com/le-nostre-inquisizioni/italian-tabloid/une-pipe-au-casino-berlusconi2/&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it

(Adnkronos) – Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, con riferimento alla pubblicazione via web di una presunta conversazione telefonica tra lo stesso presidente di Mediaset e il premier Silvio Berlusconi, ’dichiara che si tratta di un falso e di un’evidente montatura costruita per recare grave danno alla reputazione dei soggetti interessati’. Fedele Confalonieri, si legge nella nota, ’diffida quindi ogni organo di informazione alla diffusione in tutto o in parte di questa falsa telefonata la cui pubblicazione sarebbe gravemente e gratuitamente diffamatoria. Contro chi dovesse contravvenire saranno proposte tutte le azioni giudiziarie in ogni sede competente’.

http://64.233.183.104/search?q=cache:DPMJjJue4-IJ:www.laprivatarepubblica.com/le-nostre-inquisizioni/italian-tabloid/une-pipe-au-casino-berlusconi2/+http://www.laprivatarepubblica.com/le-nostre-inquisizioni/italian-tabloid/une-pipe-au-casino-berlusconi2/&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it

La privacy prevale sul diritto d'autore. Caso Peppermint e sentenze

Monday, 7 July 2008
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di Gabriele Mastellarini per “Il Merito” mensile de “Il Sole 24Ore”
La privacy prevale sul diritto d’autore e solo per gli illeciti di natura penale c’è la deroga «alle norme protettive della riservatezza», purché ci si attenga ai rigidi limiti imposti dalla legge nazionale.

Così sarà possibile continuare a scaricare e scambiarsi in anonimato (nascosti dietro un nickname) canzoni e programmi protetti da copyright, senza correre il rischio che l’azienda proprietaria scopra le vere generalità del cittadino-utente e minacci la richiesta di denaro, pena la citazione in giudizio. A rischiare potrebbero essere i gestori delle reti e i fornitori di programmi che consentono il file sharing, ovvero la condivisione di risorse software, brani musicali o video, protetti dal diritto d’autore.

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C'era una volta il 41 bis

Monday, 7 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SENTENZE

di Sergio Fornasini

Giuseppe Barranca e Gioacchino Calabrò, stragisti di via dei Georgofili, hanno vista accolta la richiesta di annullamento del regime carcerario duro (41 bis) che li riguardava. La Rai ha dato la notizia al TG1 alle ore 1,04, facendo tra l’altro infuriare l’associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili ai quali avevano promesso 30 secondi per commentare la notizia, in realtà non hanno avuto tutto quel tempo per farlo. Non sono però i soli colpevoli di quella strage a vivere più serenamente la carcerazione: già nel 2007 il provvedimento restrittivo era stato revocato ad altri due stragisti, Cosimo Lo Nigro e Salvatore Benigno, oltre a Salvatore Biondo, Giuseppe Montalto, Lorenzo Tinnirello, tutti condannati all’ergastolo per l’attentato al procuratore aggiunto Paolo Borsellino e gli agenti di scorta.

Ma la cancellazione del regime carcerario “duro” non si limita solo a questi casi: da una inchiesta del quotidiano “La Repubblica” (articolo di Salvo Palazzolo) emerge che negi ultimi sei mesi sono ben 37 i mafiosi che si sono rivolti con successo ai tribunali di sorveglianza, ottenendo di annullare le restrizioni. Anche se non è solo ultimamente che le maglie del 41 bis hanno iniziato ad allentarsi.

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AirOne tutti i dati di bilancio e il valore dei debiti

Monday, 7 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Pubblichiamo i dati di bilancio dal 2004 al 2007 della Air One Spa, la compagnia aerea destinata a diventare il partner operativo della nuova Alitalia.

Riportiamo anche la tabella dei debiti di Air One. Prendete appunti… (clicca per ingrandire)

SCANDALOSO. I giornali non pubblicheranno le intercettazioni su Berlusconi

Saturday, 5 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Gabriele Mastellarini

Chissa’ se il prode Travaglio avra’ qualcosa da dire in proposito. Lui che era pronto a mettersi i braccialetti ai polsi pur di difendere il diritto dei giornalisti di pubblicare intercettazioni e quant’altro, specie se provenienti da Procure della Repubblica e dintorni.

Da fonti di stampa si apprende infatti che: “lo studio legale del Gruppo Espresso (Ripa di Meana) avrebbe formulato – dicono – parere negativo sulla pubblicazione delle intercettazioni che vedono come protagonista Silvio Berlusconi e i rappresentanti della Rai”. “Forse sono troppo “intime” le conversazioni, comunque se pubblicate scatenerebbero un’apocalisse su De Benedetti e compagni”, si legge ancora.

Scusate ma io trovo scandaloso che un giornale non pubblichi notizie, specie se riguadano il Presidente del Consiglio. Si dice anche che Paolo Mieli, direttore del Corriere, ha a disposizione quello stesso materiale ma anche lui lungi dal pubblicarlo.

Nel giornalismo inglese si e’ soliti dire “E’ la stampa, bellezza”, per fotografare quello italiano sarebbe meglio dire “Se questa e’ la stampa…che schifezza”!

Dimenticavo, se qualche giornale di cui sopra volesse passarmi quel materiale saro’ ben lieto di pubblicarlo io su questo blog.

BUONE VACANZE

"Marco Travaglio, il satiro. Un vero e proprio cabarettista che ci fa piegare in due dal ridere"

Saturday, 5 July 2008
Pubblicato nella categoria TRAVAGLIO'S

di Marco Caruso (*)

Grande Marco (Travaglio): ci fai piegare in due dalle risate. No, non a me; anche se ammetto che la penna del “megafono delle procure” è davvero leggera (e pungente) e a volte ha estorto un sorriso anche al sottoscritto (prima di tutto, però, per l’ovvia falsità delle sue argomentazioni provocatorie).

Ma parlavo più che altro dei suoi fans, quelli che gli scrivono sul blog e che rispondono a tutti i suoi post (in gran parte tratti dalla sua rubrica su l’Unità – Ora d’aria) e che spesso ci ricordano il vero mestiere di Marco: il satiro; uno che fa ridere, moraleggiando insomma.

Neanche questo comunque lo dico io, bensì lo stesso Travaglio.
Come riporta il buon Gabeiele Mastellarini (ormai ex collaboratore de l’Espresso – che da quando si è scontrato con Travaglio non ha visto più nemmeno un trafiletto pubblicato dal settimanale del gruppo De Benedetti), difendendosi davanti ai giudici di Torino che lo stavano processando per diffamazione nei confronti di Fedele Confalonieri, ha detto proprio questo (in realtà lo ha fatto dire ai suoi avvocati in un memoriale): “coi miei articoli io faccio satira”.

E sebbene i magistrati piemontesi non gli abbiano creduto (gli hanno detto insomma che non fa ridere nessuno) ha invece trovato una degna platea di peones che applaudono ad ogni sua battuta.

Non un giornalista insomma, ma un vero e proprio cabarettista.
D’altra parte, inchieste in cui si sporca le mani, non ne fa: lascia che i magistrati gli diano le carte più interessanti da leggere e magari gliele spiegano pure; aspetta che a parlare siano prima di tutto le associazioni dei magistrati, dei costituzionalisti o i suoi amici giuristi liberal; esamina le questioni d’attualità con una visione unilaterale dei fatti e ha come bersaglio sempre il solito Berlusconi di cui recita a memoria e in qualunque occasione sempre il solito ritornello dei procedimenti giudiziari a suo carico.
Di suo c’è sempre poco: la sola cosa che gli rimane è la voglia di far ridere.
Anche se non sempre ci riesce e più spesso risulta offensivo.
Ma che ci volete fare: lui ormai è Travaglio. E visto che coi fatti ha constatato che va poco lontano, ha cambiato strategia, credendo fortissimamente che “una risata seppellirà” chi dice lui…
Non c’è male per essere uno dei “giornalisti” più idolatrati e considerati “indipendenti” dei nostri tempi “malati”…
(*) ilpensatore.wordpress.com

Houston, we have a problem/2

Saturday, 5 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Si, abbiamo avuto un problema tecnico.

Stiamo cercando di recuperare i commenti del 4 luglio, moltissimi dei quali interessanti e di stimolo al blog, ma al momento sembra improbabile il successo dell’operazione.

Siamo sotto attacco?

Cosa può essere successo?

Le possibili ipotesi:

– Attacco DDoS di una potenza staniera come al blog di Guzzanti

– Sabotaggio da parte dei servizi segreti

– Intrusione informatica di un gruppo di hackers nel nostro server, con cancellazione permanente di parole scomode

– Attacco mirato, tendente a danneggiare il blog in quanto si è occupato di argomenti scottanti, tipo le carte segrete del caso Moro

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Caso Moro. I testimoni di via Fani (documenti originali)

Saturday, 5 July 2008
Pubblicato nella categoria DOSSIER CASO MORO

di Gabriele Mastellarini

Trovo assolutamente incomprensibile che per trent’anni nessuno abbia mai controllato le deposizioni dei testimoni oculari presenti in via Fani il 16 marzo 1978. Sono stati scritti tantissimi libri, ma solo al trentennale c’è chi ha provato a riprendere quei documenti che qui sotto potete scaricare nella loro versione originale (formato pdf), proveniente dagli archivi della Commissione Moro (non sono atti coperti da segreto).

L’unica a decifrare e a mettere insieme quelle deposizioni è Ilaria Moroni che, di recente, ha mandato in stampa “Il sequestro di verità. I buchi neri del delitto Moro”, scritto insieme a Roberto Bartali, Giuseppe De Lutiis, Sergio Flamigni e Lorenzo Ruggiero per le edizioni Kaos di Milano.

Ilaria Moroni, giovane ricercatrice dell’Archivio Fondazione “Sergio Flamigni”, si occupa della ricostruzione dell’agguato in via Fani e lo fa con la tecnica del giornalista: fatti e non opinioni. Riprende perizie e racconti di testimoni e li mette in relazione con le deposizioni (fuorvianti) dei brigatisti ai vari processi.

Qui sotto vi propongo le deposizioni testimoniali dell’ingegner Alessandro Marini che dal suo motorino ha visto molto e arriva addirittura a disegnare la dinamica dell’agguato e dell’altro testimone Pietro Lalli che si dichiara un esperto di armi.

La ricostruzione di Marini (che nei giorni successivi subì delle pesanti minacce) è agghiacciante e, allo stesso tempo, interssantissima perché descrive abbastanza minuziosamente la dinamica, parlando della presenza di una moto Honda in via Fani. “Mi colpì il fatto che l’uomo che teneva il mistra sulla moto, pur essendo giovane, assomigliava a Eduardo De Filippo”…

Sulla presenza della moto Honda, storici e giornalisti ancora s’interrogano. Chi c’era?

Sottolineo e riporto anche la deposizione di Lalli che parla del killer di via Fani, quello che ha esploso più della metà dei colpi (49): “Notai un uomo che all’incrocio, anzi un po’ oltre l’incrocio tra via Stresa e il tronco superiore di via Fani, con le spalle rivolte al bar Olivetti e quindi dando la sinistra alla mia visuale, sparava con un’arma automatica che io, data la mia conoscenza nel settore delle armi, identificai per un mitra con caricatore a doppia alimentazione e funzionante a recupero gas.

Assistetti allo sparo di due raffiche complete. La prima un po’ più corta della seconda, a distanza ravvicinata rispetto al bersaglio che era un 130 blu. La seconda raffica, più lunga, fu estesa anche a una Alfetta chiara che seguiva la 130 e fu consentita da uno sbalzo indietro dello sparatore che in tal modo allargò il raggio d’azione e quindi del tiro. Quello che mi colpì in maniera impressionante fu la estrema padronanza di detto sparatore nell’uso preciso e determinato dell’arma. Esprimo un giudizio, ma doveva essere certamente uno particolarmente addestrato. Sparava con la mano sinistra poggitata sulla canna dell’arma e con la destra, imbracciato il mitra, tirava con calma e determinazione convinto di quello che faceva”

Scarica la testimonianza di Alessandro Marini (Originale, dagli atti della Commissione Moro) pdf

Scarica la testimonianza di Pietro Lalli (Originale, dagli atti della Commissione Moro) pdf

 

Anche Lorenzetto (Il Giornale) pubblica messaggi "privati" (ma riferiti a eventi pubblici). Travaglio interverrà?

Saturday, 5 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Stefano Lorenzetto del “Giornale” aveva parlato di Sandro Veronesi e della giornalista, Maria Grazia Torri, scomparsa a 56 anni per un tumore all’esofago.
Lorenzetto, sul suo blog, ha pubblicato la mail ricevuta dal fratello di Veronesi, piena di insulti.
Mi ricorda gli sms che ho ricevuto da Marco Travaglio il quale si doleva per la pubblicazione di comunicazioni private.
L’E-MAIL DI GIOVANNI VERONESI…
2 luglio 2008, ore 15.48 Vede signor Lorenzetto io mi chiamo Giovanni Veronesi e sono profondamente arrabbiato con lei. Non perché ha scritto quella enorme cazzata su mio fratello perché un errore da un demente ci può stare ma perché, una volta che ne ha avuto la possibilità, non ha chiesto scusa. anche se mio fratello l’ha giustamente aggredita con parole poco piacevoli, lei aveva il dovere di scusarsi per una simile gaffe.
E ora veniamo a noi, brutta faccia di merda. Tu spera solo di non incontrarmi mai, nemmeno per errore, neanche tra vent’anni, perché uno sputo in faccia non te lo toglie nessuno. Sul tuo sito c’è la foto della tua bella faccia da stronzo e da lì si capisce già di che cazzo d’uomo stiamo parlando, comunque il mio consiglio è il seguente: chiedere scusa sei ancora in tempo per farci fare una brutta figura a noi fratelli che siamo stati veramente volgari ma data la situazione anche tu, che sei un idiota, capirai. Arrivederci allo sputo in faccia.