Travaglio in Vespa va con l'elmetto

Friday, 3 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Gabriele Mastellarini

Dovrà pesargli come un macigno appoggiato sul capo. Perché la dichiarazione al vetriolo di Bruno Vespa su Marco Travaglio è stata peggio di un masso di cento quintali che, tutto ad un tratto, ti cade addosso con una veemenza inaudita.

Per chi non lo ricordasse il conduttore di “Porta a Porta”, già direttore del Tg1 e  con una lunghissima militanza nella tv di Stato (dove è entrato praticante fino a divenire direttore) aveva liquidato il sig. Travaglio Marco da Torino con una frase riportata sulla Stampa, proprio il giornale della ex capitale sabauda. Bruno era stato chiaro: “Non avrei mai pensato che uno come Travaglio avrebbe trovato posto in Rai”. Punto e a capo. E mettici una pezza, direbbero dalle mie parti.

Così il Bruneo nazionale ha colpito e affondato l’ingenuo interlocutore, con appena 13 paroline che valgono più della valanga di critiche vomitate giorno dopo giorno su di lui da Travaglio, ora negli articoli sull’Unità, ora sul suo blog, spesso nei suoi libri, talvolta nelle serate (ma non in Rai…) e chi più ne ha più ne metta. Subita la stoccata Travaglio ha ripreso l’elmetto, l’ha messo in testa e da qualche giorno randella articoli durissimi contro Vespa, contro “Porta a Porta”, sprecando litri e litri d’inchiostro per intaccare l’immagine del ben più autorevole collega. E forse anche per replicare a quelle 13-parole-13 firmate Vespa Bruno e pubblicate dalla Stampa.

Ma il colpo è stato talmente forte che per mettersi alla pari bisognerebbe prendere un kalashnikov, piazzarsi fuori dagli studi di “Porta a Porta” e attendere il nemico per abbatterlo. Fossi in Vespa, mi comincerei già a preoccupare.

INCHIESTA. I consulenti dei Ministri. Rotondi sceglie i segretari di partito (tanto paga pantalone)

Friday, 3 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SPRECHI E SPRECONI

di Gabriele Mastellarini per Il Mondo

Un centinaio di incarichi per 2 milioni di euro. Il dipartimento della Protezione civile è una macchina sforna-consulenze. Nell’elenco 2008, ora pubblicato, si va dai 30 mila euro versati all’ex campione di ciclismo Vittorio Adorni agli 80 mila per la collaborazione giuridica resa dall’avvocato dello Stato Ettore Figliolia, già capo di gabinetto dell’ex vicepremier Francesco Rutelli.

E c’è chi collabora ancora per emergenze delle quali nessuno sente più parlare, come il terremoto che ha colpito Campobasso e Foggia nell’ottobre 2002 (tre consulenti, ognuno a 24 mila annui).

Altri dati arrivano dal ministero per l’Attuazione del programma. Gianfranco Rotondi, lo scorso 18 settembre, ha formalizzato la nomina di Massimo Verrecchia (mille euro mensili). Avvocato, Verrecchia è noto a L’Aquila per essere il coordinatore provinciale della Democrazia cristiana per le autonomie (Dca), il partito dello stesso Rotondi. Una settimana prima era stato ingaggiato Mattia Callegaro di Pordenone (2 mila euro al mese fino a dicembre 2008), socio dello studio legale Callegaro-Lombardini e segretario regionale, sempre della Dca, in Friuli Venezia Giulia. Meno noti gli altri consulenti di Rotondi: gli avvocati Matteo Anzuoni e Giovanni Castelluccio, entrambi di Avelline (città dove Rotondi è nato) ed entrambi accreditati di 2 mila euro al mese.

Si guadagna meglio al ministero della Giustizia, dove il ministro Angelino Alfano e il sottosegretario Maria Elisabetta Alberti Casellati hanno diramato la lista dei collaboratori esterni: 16 incaricati (di cui 3 senza compenso) che costano 580 mila euro. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha individuato quattro consulenti per 142 mila euro totali, mentre il sottosegretario Roberto Menia ha nominato un collaboratore a 36 mila. Dal primo luglio Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario alla Presidenza con delega al Turismo, si avvale di tre super consulenti che in soli sei mesi (agosto compreso) riceveranno 140 mila euro. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è affiancato da cinque collaboratori diretti a 390 mila euro annui complessivi, mentre dallo Sviluppo economico è uscito Pellegrino Mastella, il figlio dell’ex ministro che era stato nominato consulente di Pierluigi Bersani a 30 mila euro. Claudio Scajola ha invece scelto Vincenzo Chianese come collaboratore per la manovra finanziaria, con compenso di 100 mila euro annui da maggio scorso fino al 2013.

Il ministro dell’Innovazione, Renato Brunetta, paga solo due esperti a 18 mila euro ciascuno, in controtendenza rispetto al suo predecessore Luigi Nicolais, che si era spinto oltre i 700 mila euro. Ignazio La Russa ha deliberato otto incarichi per oltre 150 mila euro, compresi i 40 mila versati al sondaggista Renato Mannheimer per una consulenza sull’immagine delle Forze Armate. 

CLAMOROSO! Dopo 15 anni la Asl non riesce a riprendere i soldi pagati al falso medico. La Cassazione: "Il processo ricominci da capo"

Friday, 3 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SENTENZE

di Gabriele Mastellarini per Il Sole24Ore

La decisione n. 22652 della Suprema Corte di Cassazione (depositata il 9 settembre scorso) prende le mosse dalla vicenda di un medico che, per oltre 11 anni (dal 1982 al 1993), era iscritto nelle liste della Usl n. 2 di Sant’Angelo dei Lombardi. Esperienza interrotta quando si era scoperto che in realtà aveva solo il camice e «risultava privo di titolo di studio e di abilitazione all’esercizio della professione».

Dal ’94 l’Unità Sanitaria Locale, successivamente passata in gestione liquidatoria, ha cercato di recuperare gli emolumenti corrisposti, chiedendo un ulteriore risarcimento dei danni «per le specialità mediche fornite e per glia accertamenti clinici erogati a seguito delle prescrizioni rilasciate». Quattordici anni di battaglia legale finora inutili perché la Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado emessa dalla Corte d’Appello di Napoli, dichiarando la giurisdizione della Corte dei Conti e spianando la strada ad altri due gradi di giudizio (primo grado davanti alla sezione regionale ed eventuale appello presso la sezione centrale) per i quali si impiegheranno tra i quattro e i cinque anni in tutto.

La Usl riteneva competente il giudice ordinario perché si trattava di un rapporto di “convenzionamento” e non di dipendenza, mentre la Cassazione ha spiegato che: «Alla giurisdizione della Corte dei Conti in materia di danno erariale da responsabilità amministrativa, sono riconducibili tutte le condotte del soggetto collegato alla pubblica amministrazione da un rapporto di servizio (consistenti in azioni o omissioni imputabili anche a sola colpa o negligenza) che arrechino un detrimento alla pubblica amministrazione stessa. Peraltro – si legge ancora – nel caso in cui un privato dichiari fraudolentemente il possesso di un’abilitazione professionale di cui sia effettivamente sprovvisto, tale condotta illecita e potenzialmente dannosa, può considerarsi alla base di tutto il successivo sviluppo del rapporto e dei pregiudizi conseguenti».

In passato la Cassazione a Sezioni Unite (n. 9957/2006) aveva ritenuto competente la Corte dei Conti per i danni da iper-prescrizione di medicinali e si era espressa allo stesso modo per i sanitari dipendenti delle Asl «sprovvisti di un valido titolo di studio». Nel caso in esame, il Tribunale di Napoli aveva già sancito la giurisdizione della Corte dei Conti, ma il collegio d’Appello accogliendo il ricorso della Usl aveva cambiato registro ritenendo competente il Tribunale civile. Il conflitto di competenze è stato risolto dalla Cassazione a Sezioni Unite che ha azzerato l’intera vicenda, riaprendo il contenzioso nella legittima sede.

Libero versus L'espresso. Santambrogio (vice di Feltri) tuona: "Quel tal Gilioli chieda a Pansa perché se n'è andato" E Farina jr. rincara: "Spero che Gilioli sia chiamato a rispondere in altre sedi"

Thursday, 2 October 2008
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In merito all’articolo su Libero del vicedirettore Luigi Santambrogio che criticava “L’espresso” e alla successiva replica del caporedattore centrale del settimanale romano, Alessandro Gilioli, attraverso il suo blog, riceviamo e pubblichiamo una controreplica di Luigi Santambrogio e un messaggio di Tommaso Farina, redattore di Libero e figlio di Renato Farina, tirato in ballo da Gilioli.

Luigi Santambrogio: “Perché quel tal Alessandro Gilioli, che dicono sia caporedattore all’Espresso, non chiede un parere al suo collega di banco, tal Giampaolo Pansa? Dicono che Pansa se ne sia andato dall’Espresso per qualche motivo simile a quelli descritti nell’articolo di Libero. Pure Pansa ha problemi di machismo?”

Tommaso Farina: “Il mio auspicio è che Gilioli sia chiamato a rispondere di quello che ha scritto nelle sedi adeguate”

GONG! BOTTE DA ORBI TRA LIBERO E L’ESPRESSO. Il primo attacca: “E’ il Travaglio illustrato, l’espresso delle manette”, il secondo risponde: “I prestigiosi articoli dello spione Renato Farina o del faccendiere Luciano Moggi, wow, quelli sì che sono machi”

CartaTravaglio/13. Il Travaglio-24 Ore

Thursday, 2 October 2008
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Emma Marcegaglia ha fatto scandalizzare persino il suo giornale, il giornale della Confindustria, Il Sole 24 Ore che con un articolo di Alesina ha detto: ma, insomma, non è opportuno… (Marco Travaglio, Annozero, Raidue).
Un articolo sulla prima pagina del Sole, “Fallire non è reato”, in cui Alberto Alesina se la prende pure con Emma Marcegaglia. (…) Alesina sottolinea che la sua è un’opinione personale (…). Tanto più che il giorno dopo “Il Sole” ripara con un intervento nel quale Franco Locatelli afferma che la tesi di Alesina a proposito di Marcegaglia “suscita ilarità”. (Prima Comunicazione, settembre 2008, p. 87).

NONSOLOSOLDI. Crack finanziario: punto e a capo

Thursday, 2 October 2008
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di Gianluigi De Marchi per www.dituttounblog.com

Proviamo a fare punto e a capo, ragionando su cosa fare non solo per uscire dalla crisi gravissima del mercato finanziario mondiale, ma soprattutto per evitare in futuro il ripetersi di certi episodi di “malafinanza” che hanno scatenato il crack del sistema bancario americano e mondiale.

L’esperienza di quest’ultimo anno (perché, ricordiamocelo, la crisi parte dal luglio 2007 con la bolla subprime, non certo dal fallimento di Lehman) insegna alcune cose che suggeriscono alcuni provvedimenti urgenti da adottare.

Elenchiamoli in ordine sparso, senza avere la pretesa che siano gli unici risolutori (ma con la consapevolezza che siano importanti).
Cominciamo a vietare drasticamente alle banche ed agli intermediari finanziari di ogni tipo operanti in Italia (comprese le Filiali di operatori aventi sede legale all’estero) di organizzare, vendere, collocare prodotti derivati. Il provvedimento è finalizzato ad eliminare alla radice il fenomeno della diffusione dei derivati che ha provocato danni enormi al sistema economico e finanziario mondiale. Le banche, da tempo, hanno venduto contratti di questo tipo non solo ad imprese ma anche ad enti locali (ed addirittura, anche a privati!) strutturati non già come una copertura del rischio (l’unico contratto che realizza questo obiettivo è il “plain vanilla” o “cap”) ma come speculazioni se non vere e proprie scommesse.

Tra l’altro, nella quasi totalità dei casi la vendita di tali contratti avviene in spregio delle norme in materia, senza alcuna valutazione delle necessità dei clienti, perché quasi tutti i derivati sono acquistati “all’ingrosso” a Londra od in altre piazze finanziarie internazionali e frazionati “al dettaglio” sulla clientela italiana (operazione da fare in tempi stretti, quindi senza badare tanto per il sottile sul contraente).

Proseguiamo con il divieto di collocare polizze assicurative aventi contenuto finanziario (ad esempio index linked, unit linked e simili). Il cliente ignaro crede di comprare una polizza, ma in realtà compra un’obbligazione di una banca ed un paniere di fondi o di azioni ad alto rischio; crede che il capitale sia sicuro ma invece il rischio d’insolvenza è a suo carico (e la compagnia assicurativa cosa ci sta a fare? Non assicura niente, incassa le laute provvigioni…). Una polizza è un contratto assicurativo, se la compagnia lo vende deve offrire la propria garanzia, non trasferire il rischio sui suoi clienti!

E ancora, imponiamo che sia vietata ogni operazione di acquisizione o fusione di banche che si realizzi con l’utilizzo di OPS (offerta pubblica di scambio). Le aggregazioni tra banche debbono avvenire esclusivamente con OPA (offerta pubblica di acquisto), con pagamento in denaro, e non con consegna di titoli azionari della banca acquirente. Uno scambio “carta contro carta” simile alla vendita dei calciatori: ti do Ibrahimovic che vale 50 milioni contro Barsottelli e Iaquinta che ne valgono 25 milioni l’uno. Prova a venderli in contanti e vedrai quanto “valgono”; lo scambio consente di mantenere in bilancio valutazioni altissime grazie al “baratto”…

Proibire l’effettuazione di operazioni pronti contro termine su titoli del proprio gruppo bancario, su titoli privi di rating o con rating inferiore ad A. Negli ultimi mesi si è assistito al proliferare di operazioni a breve remunerate a tassi altissimi (addirittura il 5% netto ad un anno, quando i BOT rendono il 4% lordo!) che nascondono rischi enormi e palesano la disperata ricerca di liquidità da parte di gruppi che, evidentemente, non ottengono più fiducia sul mercato naturale, quello interbancario.
Eliminare il fenomeno dei “subprime” imponendo (come era usuale fino a dieci anni fa, come è sempre stato dall’origine dei tempi senza creare problemi…) che la concessione di mutui avvenga solo a favore di chi paga una quota significativa in contanti (almeno il 20-25%) ed ha una capacità di rimborso concreta, disponendo di un reddito sufficiente a pagare le rate. E’ umano sognare di comprare casa, ma non è un “diritto”, si può aspettare qualche anno come abbiamo fatto noi, i nostri genitori, i nostri nonni e migliaia di generazioni che prima hanno risparmiato, poi hanno speso o investito. Altro che mutui al 130% del valore dell’appartamento concessi a precari ed immigrati (anche clandestini) privi di lavoro!

Forse marginale, ma di grande importanza un ulteriore divieto: banche ed intermediari non possono operare, per conto della clientela, su mercati non ufficiali. In particolare è fatto divieto di acquistare o vendere, per conto della clientela, titoli o valori mobiliari di qualunque specie prima che siano stati ammessi alla quotazione in un mercato ufficiale di un paese dell’OCSE (operazioni effettuate sul cosiddetto “grey market”. Ricordiamoci che molti prestiti obbligazionari il cui collocamento era riservato esclusivamente ad investitori istituzionali sono stati venduti a privati aggirando la normativa proprio operando sul “grey market” ed interpretando la legge in senso lato: è vietato il collocamento ma non la negoziazione…Interpretazione assolutamente non accettabile, posto che se un titolo non è adatto ad un privato in sede di sottoscrizione, non può essere adatto in sede di successiva negoziazione né tanto meno in sede di contrattazione fuori dal mercato addirittura prima della sua emissione fisica.

E per finire un provvedimento forse populista ma di sicura efficacia: vietare incentivazioni a breve termine dei managers bancari che li spingano a compiere operazioni spericolate come quelle messe in atto in questi anni con l’obiettivo di mettersi in tasca milioni di euro a qualunque costo (per i clienti…). Sono stati venduti fondi speculativi, polizze assicurative “taroccate”, obbligazioni strutturate e subordinate, nella spasmodica ricerca di commissioni, profitti, utili di immediata contabilizzazione, senza preoccuparsi né delle effettive esigenze dei risparmiatori né degli interessi di lungo periodo delle banche stesse. Se il bonus si incassasse dopo 5 anni e fosse vincolato all’assenza di reclami da parte della clientela, molti collocamenti di titoli non sarebbero stati effettuati, ed il sistema starebbe più tranquillo…

Cerchiamo di trarre una lezione positiva dalla tragedia attuale per ricostruire un mercato finanziario efficiente, che intermedia correttamente risorse e non pretende di “creare valore” all’infinito: l’intermediazione (di tutti i tipi, ma quella finanziaria in particolare) non “crea” valore, lo trasferisce; ricordiamocelo, e non mitizziamo i “maghi” degli hedge, degli IRS e degli swap…

CULTUR@. Oggi è il nonno-day in un Paese di vecchi

Thursday, 2 October 2008
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di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Consultando le tabelle dell’ISTAT relative ai dati demografici della popolazione italiana si possono estrapolare i numeri riguardanti varie analisi e metterli a confronto.

Tra le tante statistiche che si possono leggere, ce n’è una molto interessante che riguarda la proiezione ripartita per età dal 2006 al 2051.

Nelle tabelle Istat viene esaminata e confrontata l’età dell’individuo anno dopo anno, così pure ogni singolo anno viene stimato dal 2006 al 2051, ma per problemi di spazio qui ho considerato una fascia di età che va da cinque in cinque anni e ho messo a confronto solo l’anno di partenza (2006) con quello di arrivo (2051).

Per consultare la tabella Istat completa http://demo.istat.it/uniprev/index.html?lingua=ita

ETA’

RESIDENTI (M+F) 2006

RESIDENTI (M+F) 2051

DIFF.

0

554.966

504.387

– 50.579

5

550.057

523.915

– 26.142

10

546.958

539.051

– 7.907

15

586.904

547.126

– 39.778

20

583.823

556.751

– 27.072

25

676.401

589.587

– 86.814

30

843.969

635.025

– 208.944

35

952.825

678.868

– 273.957

40

986.842

716.334

– 270.508

45

892.193

722.147

– 170.046

50

790.218

721.454

– 68.764

55

728.255

702.488

– 25.767

60

784.811

735.684

– 49.127

65

640.183

732.746

+ 92.563

70

586.835

760.891

+ 174.056

75

532.224

839.246

+ 307.022

80

412.725

773.232

+ 360.507

85

273.727

644.246

+ 370.519

90

92.315

373.049

+ 280.734

95

35.877

169.409

+ 133.532

100

11.497

162.006

+ 150.509
TOT

59.131.287

61.716.517

+ 2.585.230

Giampaolo Pansa conferma: "Dopo 31 anni lascio L'espresso". Scriverà sul Riformista di Polito

Thursday, 2 October 2008
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Leggetevi e rileggetevi quest’intervista. E mettetela nel cassetto. Ogni tanto sentirete il bisogno di tirarla fuori e farvi una boccata d’aria buona (o di giornalismo buono, se preferite). Ps. Auguri a Pansa, è il suo compleanno. Ne dichiara 73. A me sembra un ragazzino che inizia oggi il mestiere. (gmast)

Intervista a Giampaolo Pansa di Luca Telese per Il Giornale

«Spero che tireremo qualche sassata nelle vetrine dell’informazione». Oddìo. Giampaolo Pansa lascia L’Espresso, e basta aggiungere che sta nel gruppo da 31 anni, per capire che è una notizia. Se ne va a Il Riformista di Antonio Polito (notizia anche questa, come passare dalla squadra di Golia a Davide).

Per di più si diverte a spiegare che per lui il giornalismo «è un mestiere per bastiancontrari». Subito dopo aggiunge «un giornale piccolo è meglio di un giornale grande».

Pansa, te ne vai lasciando l’Espresso con il Bestiario, ma senza il suo autore?
(Risata pansiana, ah, ah, ah) «Veramente mi porto via anche il Bestiario. È un copyright mio, credo che a un vecchio signore come me consentiranno questo trasloco».

Non so come chiedertelo: ti hanno coperto d’oro?
«Noooòòòh… Ma che oro e oro! Faccio già un sacco di soldi con i miei libri, figurarsi se mi arricchisco col giornale».

Niente trattativa da calciomercato, dunque?
«Polito, e gli Angelucci, mi hanno dato quel che mi spettava. Sono un signore anziano che possiede una Panda».

Hai quello del giornalismo.
«Il che comporta che leggo e taglio dodici quotidiani tutte le mattine. Ma non è molto dispendioso».

È più grande l’archivio Pansa o quello Ceccarelli?
«Forse il suo. Il mio occupa due stanze. Sai come ho iniziato?».

Racconta.
«Vedevo Vittorio Gorresio, più matto di me, che catalogava persino gli auguri di Natale. Allora chiesi “A che ti serve?”».

E lui?
«Risposta sublime. Immagina il tipo. Capelli all’Umberto, erre arrotata: “Taglia tutto, a partire dai tuoi articoli. Quando li dimentichi anche tu è il momento migliore per passare dalla copiatura degli altri a quella dei propri”».

Mica male come scuola di giornalismo…
«Ma sì! Basta con la retorica autocelebrativa».

Quanto serve tagliare?
«Molto: per esempio ho una busta anche su di te. Ma ti racconto del mio primo pezzo»

Questo lo so. A La Stampa, con il mitico Gidibì, la recensione di Quell’ultimo ponte di Cornelius Ryan!
«Allora saprai anche che fine fece. Rimase tre giorni in ghiacchiaia, finché non ebbi la malaugurata idea di chiedere che fine avesse fatto».

Chi ti rispose?
«Il direttore. Lo prese, lo strappò, urlò: “Più che una recensione, è una pessima cronaca. Fatta, per giunta, da uno che a giudicare dall’anagrafe non c’era!”».

Mamma mia.
«Provai dolore fisico».

Non dire che vai a Il Riformista perché ami cambiare.
«Invece è così: compio proprio oggi la bellezza di 73 anni, mi diverto. È l’ottavo giornale in cui entro, si vede che sono zingaresco. Forse sono il più grande cambiagiornali».

Un giudizio che ti ha inorgoglito?
«Ah, ah, ah… D’Alema».

D’Alema ti ha fatto un complimento?
«Disse a Claudio Rinaldi: “Pansa si fa leggere dalla prima all’ultima riga. Ma non capisce un cazzo di politica. Peggio di lui solo Prodi”».

Una bella frecciata.
«Ma no, una medaglia».

D’Alema però si rivolse da una tribuna congressuale al tuo binocolo, e venne pure a stringerti la mano..
«Ah, il binocolo. È Zeiss, made in Ddr. Ha iniziato la carriera quando ero al Corriere, nel congresso Dc in cui inventai le “truppe mastellate”».

Il binocolo ha un segreto?
«Il primo è semplice. Ti mette cento metri davanti ai colleghi. Se vedi la faccia di De Mita dopo cinque ore di relazione puoi capire tutto di lui».

Il secondo?
«Quando sei lì che scruti, c’è sempre una collega affascinante che ti chiede: “Oh, Pansa! Me lo presti?”».

E tu?
«Rispondo: Manco morto».

Però, galante…
«Sai: io lo presto a lei, lei lo presta a un altro, e poi non lo rivedo più. È un binocolo da caccia. E in fondo io sono passato dalla caccia delle prede a quella delle facce».

Come si fa a intervistare il comandante Borghese tre giorni prima del suo golpe?
«Culo. Ma io mi sono convinto proprio con quell’intervista che il golpe era una panzana. Ti pare che uno prima di occupare il Quirinale fa chiacchiere davanti al registratore del “nemico“ Pansa?».

Come vi congedaste?
(Nuovo ghigno). «Bel dialogo. Lui mi chiese: “Scriverà un articolo obiettivo?” E io: “No”. Si riprese bene. “Mi ha dato una risposta onesta”».

E tu intanto portavi a casa uno scoop.
«Mah, gli scoop… il vecchio Di Bella, che fu un grandissimo capocronista diceva: “Non far mai comunella con gli altri. È meglio prendere un buco, che perdere un punto di vista originale sulle cose”».

Attribuisci il merito del tuo reportage sul Vajont a un paio di calosce!
«Era il ’63. Gidibì mi mise sulla macchina con un inviato blasonato, Francesco Rosso. Che dormì tranquillamente, e poi si infilò con tutti gli altri inviati blasonati all’Hotel Cappello di Belluno».

E tu?
«Io avevo avuto l’idea di prendere gli scarponi. Così mi arrampicai sulla montagna, 9 chilometri a piedi andare e a tornare».

Sulla strada incontrasti la squadra de Il Giorno.
«C’era Bocca… e Guido Nozzoli, che chiese: “Hai fatto la guerra?” Io: “No”. Lui: “Allora preparati. La troverai qui”».

Che ti resta di quel pezzo?
«Una puzza indescrivibile: fango, sterpaglie e sangue. Ma quando alla sera i giornalisti blasonati videro le riprese Rai dagli elicotteri, i loro pezzi invecchiarono in un minuto».

La decisione più drammatica che hai preso?
«Con Scalfari. Quando dicemmo di no alla moglie di un sequestrato dalle Br che ci implorava di pubblicare i comunicati brigatisti».

Come capisci se è giusto?
«Solo dopo trent’anni. Se non te ne sei pentito. Ma se avessimo pubblicato i testi dei brigatisti lo Stato chiudeva».

Ti senti un maestro?
«Macchè! A Il Messaggero mi fecero caporedattore. E io nella macchina ero proprio un disastro, non sapevo disegnare un menabò».

Non ci credo.
«Oh sì! Mi salvava il vecchio Terracina, padre di Claudia, che senza dir nulla mi ridisegnava le pagine. Un santo».

Poi te ne andasti.
«Divenne co-editore, Edilio Rusconi. E io, come molti altri di sinistra, lo consideravo, pensa, un clerico fascista!».

Ammetti almeno il fiuto.
«Vabbè, ma suffragando con un anedotto sapido su di un neodirettore…».

Sono tutt’orecchi.
«Mi misero, non so perché, nella giuria della borsa Formenton. Il premio era due stage di sei mesi in un quotidiano del gruppo Caracciolo, e uno uguale a La Repubblica».

E cosa c’entra?
«Gli articoli erano anonimi. Mi piaceva molto uno. Scritto in modo originale e moderno. Stupiva. Dissi: “premiamolo”. Ci fu discussione».

E poi?
«Dissi: “vedrete, è una donna. Dopo la scelta aprimmo la busta. era Concita De Gregorio, oggi direttora».

Sai persino cosa rispondere ai giovani che ti chiedono come si diventa giornalisti?
«Sì. Scordatevi le passeggiate che è durissima. E poi leggetevi dieci libri e fate il riassunto in dieci righe».

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=JERA3

PERQUISIZONI A L'ESPRESSO. PARLANO I PROTAGONISTI (VIDEO PER NON DIMENTICARE)

Thursday, 2 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

QUESTO VIDEO SERVE  A NON DIMENTICARE QUANTO ACCADUTO AI COLLEGHI DELL’ESPRESSO, GIANLUCA DI FEO ED EMILIANO FITTIPALDI. ASCOLTATELI E FATE GIRARE IL VIDEO (LO TROVATE SU YOUTUBE). DA PARTE NOSTRA, PIENA SOLIDARIETA’ A LORO E AGLI ALTRI GIORNALISTI VITTIME DI SIMILI INGIUSTIZIE. (g.mast.)

CartaTravaglio/12. Alitravaglia

Thursday, 2 October 2008
Pubblicato nella categoria CARTATRAVAGLIO

“E’ un piano delinquenziale che scarica sui contribuenti i debiti dell’Alitalia per regalarne la parte sana a una compagnia di giro di profittatori di regime (…); Alitalia è stata regalata ai sedici furbetti; (…) i 18 furbetti della Cai”. (Marco Travaglio, voglioscendere.ilcannocchiale.it).

“Si ritiene che questa cordata sia fatta da imprenditori che come avvoltoi si avventano su un corpo sano che e’ quello dell’Alitalia. Il corpo non e’ sano, gli imprenditori non sono avvoltoi, sono tutti rappresentanti del meglio dell’industria italiana”. (Ferruccio de Bortoli, direttore del Sole24Ore, intervistato da SkyTg24 il 19 settembre 2008)

“S.: Parla con la telecamera e parla al pubblico che sta aspettando le tue di stasera che sono, io immagino, a proposito dei Caimani. T.: Delle? (Michele Santoro e Marco Travaglio, Annozero, Raidue).

GONG! BOTTE DA ORBI TRA LIBERO E L'ESPRESSO. Il primo attacca: "E' il Travaglio illustrato, l'espresso delle manette", il secondo risponde: "I prestigiosi articoli dello spione Renato Farina o del faccendiere Luciano Moggi, wow, quelli sì che sono machi"

Wednesday, 1 October 2008
Pubblicato nella categoria EDITORIALI

di Gabriele Mastellarini

Duello tra pesi massimi del giornalismo italiano e sono botte da orbi. Sul ring: all’angolo azzurro Luigi Santambrogio, vicedirettore di Libero, mentre all’angolo rosso saltella Alessandro Gilioli (foto in alto), caporedattore centrale de L’espresso.

Il primo parte con un uppercut lo scorso 28 settembre, in una pagina sul giornale di Feltri dal titolo “L’espresso manette in carta togata”. E poi una serie impressionante di ganci destri e montanti: “Politici, tremate arriva l’espresso delle manette”, un colpo basso quando definisce il settimanale “Il Travaglio illustrato” e poi un uno-due da stendere Carnera: “Colombo idraulico”, riferendosi all’intervista realizzata da Enrico Arosio all’ex giudice Gherardo Colombo e “Tappeti per Tonino”, dedicato a Di Pietro.

L’espresso barcolla, l’arbitro conta, ma trova la forza di rialzarsi e presenta Alessandro Gilioli, l’espertone di informatica, autore di inchieste in giro per il mondo e, soprattutto, caporedattore centrale in via Colombo. Uno dei pugili, pardon, giornalisti di punta della scuderia Hamaui. Gilioli sul suo blog piovonorane, ospitato sul sito dell’espresso sferra un destro da k.o. dal titolo “Giornalismo macho”.

Nella foga non risparmia colpi in faccia, ai fianchi, allo stomaco, alcuni sotto la cintura: “Segnalo la favolosa paginata dedicata ieri da “Libero” a “L’espresso” e firmata da tale Luigi Santambrogio, che mi dicono essere un ciellino già sul libro paga di Formigoni. Pare che per questo Santambrogio fare inchieste sui politici significhi «mettere in gonnella» un giornale. Invece i prestigiosi articoli dello spione Renato Farina o del faccendiere Luciano Moggi, wow, quelli sì che sono machi”. (http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/09/29/giornalismo-macho/).

Suona il gong! Incontro pari!

Vi lascio l’articolo di Santambrogio (nella foto a sinistra) in versione integrale. “Lo chiameremo l’Espresso delle manette, il girotondo di carta togata, il Travaglio illustrato. Basta guardarla: la rivista, un tempo voce e suono della sinistra illuminata e avant-guard, sembra essersi incantata e incartata in un allucinato trip giudiziario. Dalla redazione vedono un’Italia governata da un manipolo di malfattori, ladri, tangentari e grassatori. Mani Pulite, per loro, è stata fatta a pezzi dall’arrivo sulla scena di una arrapata generazione di furbacchioni che se la suonano e se la cantano dieci volte più di prima. E Berlusconi offre a tutti immunità e libertà di pascolo. La sbornia girotondina e giustizialista del settimanale era già avvenuta con la sbandata sentimentale, quasi a rischio nozze, verso il popolo dei Vaffa Day e il suo guru: Beppe Grillo, il guitto genovese da un milione di voti sui blog e almeno quattro di euro in banca. L’aria grillante era cominciata a soffiare con il cambio di direzione e la messa in gonnella del magazine: la direttora Hamaui, scioretta più di classe che di lotta. Colombo idraulico E infatti, le copertine del settimanale son tutte inchieste, reportage, denunce. E il nemico Berlusca, il Cavaliere nero e randellato dal precedente direttore, una settimana e l’altra pure? C’è ancora. Ma la sua sagoma da bersaglio è stata spostata un po’ più indietro. Sparano ancora contro, ma solo dopo un sottile imbroglio delle carte. Perfidia e intelligenza tutta femminile. La fucilata al Cavaliere adesso viene accuratamente preparata e organizzata: si sguinzaglino i migliori cronisti e inviati a fare inchieste sulla criminalità dilagante (la mafia piuttosto che la camorra). E da qui verso i Palazzi della politica, dell’economia e dell’informazione. (continua su http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search¤tArticle=JD98F).

CartaTravaglio/11. Politiche di governo

Wednesday, 1 October 2008
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In Italia il Parlamento è una pròtesi del presidente del Consiglio, che lo convoca e lo sconvoca a seconda delle scadenze dei suoi processi e dei finti impedimenti dei suoi onorevoli avvocati, per il resto bypassandolo allegramente con continui decreti legge (su 12 leggi approvate finora, 11 sono dl e solo uno è un ddl, la porcata Alfano, ovviamente incostituzionale). (Marco Travaglio, “L’Unità”, pubblicato la mattina dell’ 1 ottobre 2008).
E’ mia intenzione procedere con un decreto legge su ogni materia che riterrò necessaria, anche imponendo al Parlamento di approvarlo entro due mesi. Io penso che per governare questo Paese si debba usare di più lo strumento del decreto legge, è l’unico strumento per interventi decisivi e immediati. E’ il capo dello Stato che giudica se un decreto legge è tale, cioè necessario e urgente. (Silvio Berlusconi, conferenza-stampa a Napoli, pomeriggio dell’1 ottobre 2008).

Tech4You. Nuova release per iPhone, incrementata la durata delle batterie

Wednesday, 1 October 2008
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di Sergio Fornasini

Da qualche giorno ormai è stata resa disponibile una ulteriore nuova versione del sistema operativo di iPhone. Mi ero già occupato del “fantastico” melafonino in questi due articoli <<1>> <<2>> segnalando la scarsa autonomia della batteria tra le cose che lasciavano perplessi. Ora con il rilascio della nuova versione del software, Apple implicitamente ammette la magagna, assicurando però che una volta installato il nuovo OS 2.1 la gestione energetica risulterà migliorata tanto da poter riscontrare una significativa durata della batteria per la maggior parte degli utenti.

L’elenco di tutti i correttivi comunque è consistente, si va dal miglioramento della gestione delle e-mail sia tramite la connessione con MS Exchange che da account POP3, correzione degli errori che causavano blocchi ed interruzioni del sistema e, udite udite, “diminuzione negli errori di configurazione delle chiamate e chiamate perse”. Come dire: ok abbiamo fatto un telefonino con il quale talvolta non telefonavi, ora i problemi sono diminuiti.

Il “pacchetto” pesa circa 240 Mbytes, bazzecole, da scaricare dal sito della Apple tramite iTunes 8. Nella stessa pagina il dettaglio delle migliorie apportate.

CULTUR@. The Future of Science

Wednesday, 1 October 2008
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di Nicoletta Salata

 

Dal 24 al 27 settembre si è svolta a Venezia, presso la Fondazione Cini all’Isola di San Giorgio, la quarta conferenza mondiale The Future of Science il cui tema quest’anno è stato”Food and Water for life“.

La conferenza, organizzata da Fondazione Umberto Veronesi, Fondazione Giorgio Cini e Fondazione Silvio Tronchetti Provera, si proponeva di discutere le soluzioni che la scienza può offrire per risolvere i drammatici problemi dell’emergenza alimentare e della carenza d’acqua che affliggono il nostro pianeta.

Ed è con questo obiettivo che, a ritmo serrato ma esaustivo, attenendosi rigorosamente ai tempi stabiliti che comunque prevedevano e non hanno impedito anche domande dal pubblico, gli scienziati si sono confrontati presentando ciascuno il proprio intervento.

Una cinquantina di esperti di altissimo livello, provenienti da varie parti del mondo, riuniti in un unico progetto. Leggi il resto –> »

BEVI&MANGIA. La crisi incalza, ma resta la voglia di bollicine. Aumentano le importazioni di champagne

Wednesday, 1 October 2008
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di Tommaso Farina

La crisi economica si farà sentire pure a tavola, ma guai a rinunciare al brindisi. Avremo anche meno soldi in tasca, la produzione industriale sarà calata del 3,2% (dati luglio 2008, da paragonarsi allo stesso mese del 2007) ma lo Champagne continuiamo a berlo: non solo le importazioni non accennano a calare, ma sembrerebbero addirittura crescere. Già da 2006 a 2007 c’era stato un boom di oltre il 10%, decisamente notevole: ma i dati del primo semestre 2008 ci dicono che, rispetto all’analogo periodo del 2007, abbiamo già avuto una crescita del 3,35%. E tra un paio di mesi potremo toccare con mano l’andamento globale delle bollicine di Reims ed Epernay durante quest’anno. Così almeno assicura il Centro Informazioni Champagne, che è il braccio italico del Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne (Civc) di Epernay, ossia l’organismo che conosce ogni minimo dettaglio di produzione, giro d’affari ed esportazioni dello scoppiettante vino francese. Leggi il resto –> »