SEGRETO DI STATO. Dopo i ricorsi di Gabriele Mastellarini, il Governo nomina una commissione per l'accesso ai documenti

Tuesday, 7 October 2008
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COMUNICATO-STAMPA. SEGRETO DI STATO. DOPO I CONTINUI RICORSI DI GABRIELE MASTELLARINI, IL SOTTOSEGRETARIO LETTA NOMINA LA COMMISSIONE PER ACCEDERE AI DOCUMENTI. POTREBBERO RIAPRIRSI IL CASO ITALICUS E LO SCANDALO DEI PETROLI

Sarà Renato Granata, Presidente emerito della Corte Costituzionale, a presiedere la Commissione nominata nei giorni scorsi dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, incaricata di valutare e definire le procedure di accesso ai documenti per i quali è caduto il segreto di Stato, così come previsto dalla legge 124/2007.

E’ un altro risultato tangibile della mia “battaglia” per ottenere le importanti documentazioni. Dopo il ricorso al Tar Lazio sulle carte di Moro, nei mesi di luglio, agosto e settembre scorsi, ho infatti interessato la Presidenza del Consiglio dei Ministri per ottenere “l’accesso agli atti per i quali è caduta la classifica SEGRETO DI STATO apposta dal Presidente del Consiglio e comunicata al Parlamento, relativi alle seguenti vicende: Strage di Piazza Fontana; Strage dell’Italicus (segreto di Stato apposto il 2 sett. 1982); caso Argo 16 (segreto di Stato apposto nel 1982), scomparsa in Libano dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni (apposizione datata 1980), caso Eni-Petromin (segreto di Stato apposto nel 1988 a seguito richiesta della Procura di Venezia), caso Piano Solo (1964)”.

Dopo la mia richiesta, la Presidenza del Consiglio in persona del dott. Gianni De Gennaro aveva attivato la Commissione d’accesso agli atti di Palazzo Chigi, sollecitata ad esprimersi anche dal sottoscritto.

E anche i miei continui interventi hanno portato, dopo un anno e 4 mesi dall’approvazione della legge, alll’approvazione del Dpcm pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 ottobre scorso che serve a “definire, entro e non oltre sei mesi dall’entrata in vigore, le procedure di accesso alla documentazione per la quale viene a decadere il Segreto di Stato ai sensi dell’art. 39, commi 7 e 8, della legge 3 agosto 2007, n. 124 e del relativo regolamento di attuazione. La Commissione dovra’ inoltre valutare le specifiche richieste di accesso. La Commissione dovra’ altresi’ individuare eventuali possibili modificazioni del egolamento di attuazione dell’art. 39 della legge n. 124/2007 nonche’, qualora ritenuto opportuno, eventuali variazioni della stessa legge n. 124/2007”.

La Commissione, presieduta da Renato Granata è composta da: dott. Alberto De Roberto, gia’ Presidente del Consiglio di Stato; dott.ssa Fernanda Contri, gia’ Giudice della Corte costituzionale; prof. Antonino Intelisano, Procuratore militare della Repubblica; dott. Ignazio Francesco Caramazza, Vice Avvocato generale dello Stato; dott. Carlo Mosca, prefetto di Roma; prof. Massimo Luciani, professore ordinario di diritto costituzionale.

Gabriele Mastellarini

SONDAGGIO di Alice.it. Gli internauti ritengono Marco Travaglio il giornalista piu' credibile d'Italia. Mimun ultimo in classifica

Monday, 6 October 2008
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Sondaggio di Alice.it. Quale giornalista ritieni piu’ credibile? 
Voti raccolti: 5589 dal 01-10-2008 al 6-10-2008

Marco Travaglio 54.1 % Emilio Fede 2.7 % Clemente Mimun 1.3 % Vittorio Feltri 12.3 % Maurizio Belpietro 2.8 % Ezio Mauro 4.6 % Concita De Gregorio 1.8 % Roberto Saviano 6.0 % Bruno Vespa 4.5 % Enrico Mentana 9.9 %

Risultati di risposte spontanee, non rappresentano la popolazione italiana, non hanno valore scientifico.http://notizie.alice.it/community/dilatua/risultato.html?897

AMARCORD. Filippo Facci: "Sulla storia di Ciuro, Marco Travaglio e' in difficolta'. Mi fa un po' pena"

Monday, 6 October 2008
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di Filippo Facci

Marco Travaglio è in difficoltà, e, avendo avuto in passato un decente rapporto con lui, non riesco a non provare un pizzico di pena.

Ciò che sconvolge è che, all’apparenza, non abbia capito nulla della spaventosa lezione che gli è stata impartita: è lì che si agita e smentisce come un Previti qualsiasi, come se l’avessero accusato di qualcosa di terribile anziché avergli meramente dimostrato (gliel’ha dimostrato Giuseppe D’Avanzo, il Travaglio degli anni Novanta) che una scrittura omissiva e suggestiva può distruggere chiunque.

Prendete le seguenti frasi.

– Marco Travaglio è andato in vacanza con un tizio poi condannato per favoreggiamento di un mafioso, già prestanome di Bernardo Provenzano.

– Marco Travaglio telefonò a un siciliano (uno che faceva la spia per un prestanome di Provenzano) per chiedergli sulla villeggiatura in Sicilia.

– Le famiglie di Marco Travaglio e di Pippo Ciuro, poi condannato per aver favorito le cosche, si frequentavano in un residence consigliato da Ciuro e dove si scambiavano generi di conforto.

– Un filo rosso collega Marco Travaglio, Pippo Ciuro, Totò Cuffaro eccetera.

– Il procuratore Pietro Grasso forse non a caso del resto scrisse al Corriere della Sera accusando Travaglio di fare «disinformazione scientificamente organizzata».

Renato Schifani frequentò persone inquisite per mafia 18 anni dopo, mentre Travaglio ne frequentò una arrestata mesi dopo.

Eccetera. Sono frasi per certi versi ineccepibili, non querelabili, sono tutti «fatti» come direbbe Travaglio.
Ma sono infamie lo stesso.
Perchè bisogna spiegare, precisare, contestualizzare, fare insomma ciò che parte di voi ha fatto nei vostri commenti per distinguere, rapportare, completare, proporzionare, aggiungere: che è proprio quello che Travaglio non ha fatto da Fabio Fazio, e tende a non fare mai.

Travaglio ha la sola fortuna di non avere un Travaglio che le suddette infamie gliele ripeterà di continuo, riciclandole in libri e articoli e comparsate, con la postura del migliore.

(tratto da http://www.macchianera.net/2008/05/15/per-farla-finita-con-travaglio/).

Nelle foto in alto Marco Travaglio (sin) e Renato Schifani (destra)

La vera storia di Pippo Ciuro e quello che Marco Travaglio non dice

Monday, 6 October 2008
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di Gabriele Mastellarini

Fino a ieri sera non riuscivo a capire perché Marco Travaglio se la fosse presa così tanto dopo gli attacchi di Giuseppe D’Avanzo di Repubblica che gli rinfacciava le vacanze fatte con Pippo Ciuro. Non comprendevo perchè, all’apparentemente “innocua” notizia di una vacanza trascorsa insieme a un ex maresciallo della Finanza, il noto giornalista fosse andato su tutte le furie, riprendendo più volte anche Filippo Facci del Giornale, solito ricordare l’episodio.

Non capivo perché Travaglio si ostinasse a far chiarezza su un’insignificante vacanza e un’intercettazione imbarazzante ma comunque innocua, producendo copie di assegni di pagamento, sbagliando addiriuttura anno, richiamando ancora la banca per fornire anche il numero dell’assegno dell’anno successivo (del quale si attende ancora la copia).

Ieri sera ho capito. Su Raitre è andato in onda il docufilm (documentario basato su fatti reali ma ricostruito da attori) dal titolo “Doppio Gioco“, nato da un’idea del giornalista Salvo Palazzolo, uno dei migliori in circolazione.

In “Doppio Gioco” si ricostruisce il processo alla “Mafia bianca”, quella dei rimborsi d’oro alle cliniche, e si punta il dito sul ruolo determinante delle talpe della Procura di Palermo che avevano fatto il “doppio gioco”: invece di stare dalla parte dello Stato erano dalla parte dei mafiosi.

Le due talpe rispondono al nome di Giorgio Riolo, carabiniere del Ros, e Giuseppe (Pippo) Ciuro, maresciallo della Finanza, in servizio alla Direzione Distrettuale Antimafia che, tra le altre cose, aveva messo in piedi una rete riservata di cellulari per non farsi intercettare.

Quel Ciuro è lo stesso Ciuro con il quale Travaglio è stato in vacanza nell’agosto 2003  (“soggiorno di dieci giorni in un villino del residence Golden Hill ad Altavilla. (Il conto) lo saldai con la proprietaria in data 21 agosto 2003 con un assegno della mia banca, San Paolo-Imi di Torino, assegno di 1000 euro n. 3031982994”, Marco Travaglio, blog voglioscendere).

Marco Travaglio ha dichiarato a Repubblica: “Ho conosciuto il maresciallo Giuseppe Ciuro a Palermo quando lavorava alla polizia giudiziaria antimafia (aveva pure collaborato con Falcone). Mi segnalò un hotel di amici suoi a Trabia e un residence ad Altavilla dove anche lui affittava un villino. Il primo anno trascorsi due settimane nell’albergo con la mia famiglia, e al momento di pagare il conto mi accorsi che la cifra era il doppio della tariffa pattuita: pagai comunque quella somma per me esorbitante e chiesi notizie a Ciuro, il quale mi spiegò che c’era stato un equivoco e che sarebbe stato presto sistemato (cosa che poi non avvenne). L’anno seguente affittai per una settimana un bungalow ad Altavilla, pagando ovviamente la pigione al proprietario. Ma i precedenti affittuari si eran portati via tutto, così i vicini, compresa la signora Ciuro, ci prestarono un paio di cuscini, stoviglie, pentole e una caffettiera. Di qui la telefonata in cui parlo a Ciuro di “cuscini”. Ecco tutto”.

Eppure Travaglio, sempre ben informato sulle altrui vicende giudiziarie, liquida il “curriculum” di Ciuro in 2 righine, ricordando che è stato “in servizio con Falcone” e che ha lavorato all’antimafia “con il Pm Ingroia che l’ha impiegato nell’ultima fase delle indagini su Dell’Utri e sui finanziamenti Fininvest” (fonte Marco Travaglio, Saverio Lodato, Intoccabili, Bur Rizzoli 2005).

Mentre era in vacanza con Travaglio, il maresciallo Ciuro stava commettendo il reato di favoreggiamento semplice ad associazione mafiosa, favorendo Michele Aiello, l’uomo chiave dell’indagine sui rimborsi d’oro alle cliniche e braccio destro del boss Provenzano (“Fatti commessi in Palermo ed altrove fino al mese di ottobre 2003”, come da comunicazione del Pm Pignatone).

Pippo Ciuro – come ricostruisce benissimo il documentario andato in onda ieri sera – viene arrestato il successivo 5 novembre 2003 (due mesi dopo la vacanza con Travaglio) ed è veramente significativa l’intercettazione che vede protagonista l’ex maresciallo mentre parla con una segretaria della Procura (che non sa dei mandati di arresto già firmati) e dice: “Non ci arrestano” e invece lo mettono dentro.

Sempre nel libro “Intoccabili”, Travaglio dice che: “I due marescialli (Ciuro e Riolo, ndr) sono talpine. Manca la talpona” (pag. 392).

Successivamente le “talpine” che hanno fatto il doppio gioco verranno condannate. A Ciuro danno 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento semplice, con il rito abbreviato (che dà diritto a uno sconto di pena). La  condanna di Ciuro è stata riconfermata nei mesi scorsi dalla Corte d’Appello.

E di recente “(ANSA) La Terza sezione del Tribunale di Palermo presieduta dal giudice Raimondo Loforti ha condannato l’ex maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro a un anno e 4 mesi con l’accusa di peculato. Secondo i magistrati il sottufficiale che per lungo tempo ha lavorato nell’ufficio del pm Antonio Ingroia, usava le linee telefoniche della Procura per collegarsi a siti hard ad alto costo e scaricare immagini pedopornografiche ritrovate dagli inquirenti nel suo computer. Per Giuseppe Ciuro, al quale il pm Francesco Del Bene aveva chiesto tre anni di carcere, il giudice della Terza sezione ha valutato fondata la telefonata del 6 novembre 2002 mentre per le altre connessioni non si ritiene sufficientemente accertata la sua responsabilità”.

Di questo Ciuro e del suo ruolo nell’inchiesta sulla Mafia bianca ho appreso solo ieri da Raitre, mentre il blog di Travaglio, le sue rubriche sui vari giornali e settimanali e i suoi libri, mi avevano un po’ confuso le idee. Oltre a definire Ciuro e Riolo due “talpine” (il maresciallo Riolo, ha dichiarato al processo di provare vergogna per quanto ha fatto, mentre di Ciuro non si hanno dichiarazioni processuali, visto che ha scelto l’abbreviato e la sua posizione è stata stralciata dal troncone), nel libro “Intoccabili” si muovono due obiezioni all’operato della Dda parlermitana. Critiche che riguardano proprio la posizione del maresciallo Ciuro. “Sono in molti – si legge a p. 395 di Intoccabili – a chiedere spiegazioni al procuratore su due questioni cruciali: 1) Assodato il ruolo di talpe di Ciuro e Riolo, perché gli inquirenti li hanno lasciati circolare indisturbati per mesi negli uffici della Procura, consentendo loro di danneggiare le indagini (si vedrà quanto) su Aiello e sulla mafia e di “infettare” con le loro incursioni segretarie e ufficiali di polizia ignari di tutto? Il codice di procedura penale (articolo 55) prevede espressamente l’obbligo di “impedire che i reati vengano portati a conseguenze ulteriori”. E limita rigorosamente la possibilità di lasciar delinquere qualcuno per esigenze investigative, cioè per vedere dove può arrivare; 2) Perché in alternativa non si sono informati subito i Pm più vicini a Ciuro per limitare i danni che le sue soffiate potevano arrecare alle loro indagini? (…) Eppure dell’inchiesta su Ciuro vengono inforamti soltanto i procuratori aggiunti e, sommariamente, un solo sostituto, Ingroia. E solo a metà giugno, in seguito a una telefonata che inchioda definitivamente il maresciallo-talpa”.

Stando invece alle risultanze delle indagini, viste ieri sera nelle due ore del docufilm di Palazzolo, la scelta della Procura antimafia di attendere fino a novembre per gli arresti a me è sembrata perfetta, come confermato anche dall’esito delle perquisizioni domiciliari.

Travaglio, sempre nel libro “Intoccabili”, parla di Totò Cuffaro (condannato nello stesso processo) e scrive: “Il governatore conosceva Ciuro e Riolo (l’ha detto lui, l’ha confermato Riolo)”. Ora si potrebbe scrivere “Il giornalista e autore del libro, Travaglio, conosceva Ciuro (l’ha detto D’Avanzo e lui l’ha confermato)”. Secondo me, se conoscere Ciuro è una nota da evidenziare per Cuffaro, era opportuno che Travaglio mettesse anche una postilla dicendo: “Anch’io, che sto scrivendo queste righe su Cuffaro e il processo, conoscevo l’imputato e condannato Ciuro da molti anni…”. (Piccolo inciso “L’ex maresciallo Ciuro ricorda bene quella vacanza al «Golden Hill» con Travaglio e il dottor Ingroia durante la quale «si stava insieme, si giocava a tennis e si facevano lunghe chiacchiere a bordo piscina ma poi ognuno faceva la sua vita anche perché c’erano i figli piccoli», fonte “Il Corriere della Sera”, 15 maggio 2008)

Sempre nello stesso libro pubblicato nel 2005, Travaglio sminuisce il ruolo di Ciuro. Si legge nel libro a p. 410: “Ciuro si limitò a qualche intrusione nel computer della Procura e a qualche millanteria per farsi bello con il ricco imprenditore. Il grosso lo fece Totò”.

Da un articolo sul recente processo d’Appello (www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3498&tags) leggo invece. “Una figura estremamente compromessa col sistema criminale”. Così la quarta sezione della corte d’Appello di Palermo definisce l´ex maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro, condannato a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento, nelle motivazioni della sentenza che dispose anche la destituzione dall’incarico e la rimozione dalla Finanza dell´imputato.

Il processo. Quello a carico di Ciuro è uno dei processi della indagine della procura di Palermo sulle cosiddette “talpe alla dda”. Il maresciallo scelse di essere giudicato in abbreviato e la sua posizione venne così stralciata da quella degli altri protagonisti della vicenda: come l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro e l’imprenditore della sanità privata Michele Aiello, processati e condannati col rito ordinario.

Le accuse. Secondo l’ accusa Ciuro avrebbe rivelato al manager di Villa Santa Teresa notizie riservate su indagini a suo carico. L’ex maresciallo ideò la rete riservata di cellulari, per non farsi intercettare, con un altro esponente delle forze dell’ordine, Giorgio Riolo, maresciallo del Ros, anche lui condannato.

Con Travaglio. Il nome di Ciuro è tornato d’attualità nei giorni scorsi nell’ambito della polemica tra il giornalista Marco Travaglio e Giuseppe D’Avanzo che ha ricordato i rapporti tra il giornalista e l’ex maresciallo della Dia. Rapporti innegabili e mai negati. Già nel libro “L’odore dei soldi”, infatti, pubblicato nel 2001 da Marco Travaglio ed Elio Veltri, veniva ripresa un’importante indagine di Giuseppe Ciuro – ai tempi in forze presso la Guardia di Finanza – sulle fortune di Berlusconi e sullo “sbarco” delle reti Mediaset in Sicilia”.

Nei prossimi giorni scriverò alla casa editrice di “Intoccabili” per chiedere il rimborso del libro pagato 10 euro che darò in beneficenza ai famigliari delle vittime della Mafia.

LEGGI ANCHE Una serata davanti alla TV con “Doppio Gioco” (non era però una fiction, era tutto reale purtroppo) di Sergio Fornasini

(Nelle foto in alto Marco Travaglio, l’assegno della vacanza a Trabia  del 2002 e a destra Pippo Ciuro).

Dopo l'Arma anche la Polizia. Alla Vezzali negata l'autorizzazione ad andare in Tv, stavolta sulle reti Mediaset

Monday, 6 October 2008
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di Steno Fabi per Il Corriere Adriatico

“Credo che ognuno nella vita debba fare quello che ritiene più opportuno. Ognuno va per la propria strada. Io certamente ho altri obiettivi: per quanto mi riguarda fare l’atleta a tempo pieno è la cosa più importante”. Così Valentina Vezzali ha commentato le polemiche degli ultimi giorni sulla controversa partecipazione della sua compagna Margherita Granbassi alla trasmissione Anno-Zero, su Raidue, al fianco di Michele Santoro.

La campionessa jesina di scherma, tre volte di seguito medaglia d’oro alle Olimpiadi, rispondeva all’Ansa a margine della giornata “Vivere l’Europe, vivere lo sport”, organizzata ieri a Parigi ai piedi della Torre
Valentina Vezzali (alla quale la Polizia ha negato l’autorizzazione per una partecipazione martedì sera al programma di Italia 1 Saturday NightLive) non da dunque giudizi sulla scelta della collega di dedicarsi alla tv, ma anzi ribadisce il suo impegno per lo sport.

“Fare due cose insieme non è facile, e io ora cerco di dedicarmi al massimo a quello che in questo momento è la mia priorità, ovvero la scherma. Un’Olimpiade non si prepara in un giorno o in un mese, ma in un quadriennio -continua – allenandosi cinque-sei ore al giorno e non lasciando niente al caso. Per quanto mi riguarda ricomincerò ad allenarmi al più presto per conservare la leadership che ho da 12 anni”.

i vedrebbe un giorno in tv? “Per ora non mi pongo neanche il problema”,sostiene la Vezzali che dice di condividere quanto le ha consigliato il marito, calciatore professionista: “Se finisci in tv in questo momento è perché ti invitano come sportiva, mi ha detto poi se un giorno ti vorrai divertire, allora potrai scegliere. Io sono d’accordo con lui: in televisione per ora ci finisco solo come campionessa olimpica e rappresentante dell’Italia”.

E proprio in questo ruolo (e “solo” con l’autorizzazione del Corpo della polizia, al quale appartiene) Valentina era presente alla puntata di Porta a Porta, ha voluto ricordare la fiorettista.

Puntata in cui il siparietto con il premier Silvio Berlusconi (con il: “da lei mi farei toccare”, lanciato dalla Vezzali in diretta), ha suscitato molti commenti. La campionessa chiuse così l’episodio: “In quella puntata c’era il premier italiano, la persona che ci rappresenta. E se io non ho fiducia nella persona che ci rappresenta, al di là della destra, della sinistra o del centro, se gli italiani non hanno fiducia e fanno la guerra a questa persona come possiamo risolvere i problemi?
“Secondo me – ha aggiunto -le persone devono andare oltre e non cercare di trovare sempre la polemica. Le pplerhiche non sono mai co struttive”.
Secondo Valentina Vezzali bisogna “dare fiducia alle istituzioni perché le cose vadano meglio. Se le persone che lavorano con me non mi avessero dato fiducia – ha concluso – forse non avrei vinto tre Olimpiadi di seguito”.

Nella foto in alto: Silvio Berlusconi, Valentina Vezzali e Bruno Vespa in una recente puntata di “Porta a Porta” (Raiuno)

"Doppio Gioco": ci scrive uno degli autori e preannuncia il nuovo documentario sul racket (in onda venerdì prossimo su Rai3)

Monday, 6 October 2008
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di Piergiorgio Di Cara (autore del docufilm “Doppio Gioco”)

Buon giorno a tutti, sono Piergiorgio Di Cara, uno degli autori della docufiction Doppio Gioco (concordo nel dire che il titolo non è esaltante, abbiamo discusso a lungo e tutti i titoli che ci venivano in mente riferiti alle talpe sono irripetibili).

Vi ringrazio dell’apprezzamento che avete dato al nostro lavoro, è stato molto difficile elaborare un percorso narrativo che lasciasse da parte le nostre idee di uomini, di elettori, e ci consentisse di restare quanto più possibile obiettivi e non schierati, se non per un insopprimibile bisogno laico di giustizia e onore istituzionale.

Approfitto del vostro spazio per segnalarvi il nostro prossimo film, una docufiction scritta dallo stesso team di autori, me, Claudio Canepari e Salvo Palazzolo, che andrà in onda venerdì 10, sempre su Rai 3, sempre alle 21, questa volta racconteremo l’indagine per la cattura dei latitanti Lo Piccolo (Salvatore e Sandro), e proveremo a raccontare la storia delle vittime del racket del pizzo.
Grazie ancora a nome di tutti.
Piergiorgio Di Cara

Altre cose su "Doppio Gioco" e Pippo Ciuro

Monday, 6 October 2008
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Alcuni telespettatori commentano il docufilm “Doppio Gioco”, andato in onda su Raitre venerdì scorso

Spero tutti abbiate visto la bellissima ricostruzione dell’indagine del 2003 su Michele Aiello, Totò Cuffaro ed il suo incredibile giro di complicità arrivato a toccare addirittura due appartenenti alle forze dell’ordine operativi: Giuseppe Ciuro maresciallo della finanza all’epoca in forza alla DIA di Palermo e Giorgio Riolo maresciallo dei Ros e tecnico delle investigazioni incaricato decine di volte di impiantare telecamere, cimici ecc, quindi una persona addentro ai più piccoli particolari dell’attività operativa antimafia.

Come noto quest’indagine è sfociata nel recente processo nel quale Totò Cuffaro venne condannato a 5 anni per favoreggiamento semplice comunque anche verso personaggi condannati definitivamente per mafia.

La cosiddetta docu-finction è veramente fatta bene e rivela un intrigo davvero raccapricciante di complicità vili e vomitevoli, soprattutto da parte di persone che si pensava essere in prima linea nella guerra a Cosa Nostra.

Ma a parte tutto ciò, quello che è importante mettere in luce è un fatto molto importante e grave: l’indagine nasce come tante altre indagini che poi hanno portato a scoprire fatti di mafia gravissimi ma che inizialmente non avevano l’imprimatur di indagini per 416bis. Tutti sappiamo che l’indagine di mafia in quanto tale è una categoria di nesun significato e di fatto inesistente.

L’indagine di mafia può andare avanti per mesi esattamente come qualsiasi altra indagine ad esempio su ricicalggio o corruzione o quant’altro e solo dopo affiora con chiarezza il vincolo associativo.

Dove voglio arrivare credo sia quantomai chiaro: se andrà in porto il nefasto progetto di (contro)riforma delle intercettazioni allora dobbiamo sapere con certezza che indagini come quella su aiello e cuffaro non avranno mai inizio e tantomeno si arriverà a scoprire fatti di quel genere e di quella portata.

Infatti per qualche mese i carabinieri hanno intercettato Michele Aiello e sviscerato la sua vita da imprenditore ma in quel momento non si poteva parlare di fatti di mafia provati. allora con la nuova legge sulle intercettazioni come avrebbero potuto operare i carabinieri?
In nessun modo.

Vi domando, al fine di aprire il dibattito, Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo perchè facevano il doppio gioco?
Avevano giurato fedeltà a Provenzano e così si erano infiltrati nel’apparato di giustizia in difesa dei propri ideali oppure cercavano di arrotondare lo stipendio?

Personalmente pronedo per ‘ultima ipotesi: facevano i consulenti tecnici a Provenzano. dunque servivano chi offriva di più. Se accettiamo l’ipotesi della consulenza allora poniamoci un’altra domanda: se occorreva fare un attentato, far scoppiare una bomba i nostri doppiogiochisti come si sarebbero comportati?

LEGGI ANCHE SU QUESTO BLOGIORNALE La vera storia di Pippo Ciuro e quello che Marco Travaglio non dice, di Gabriele Mastellarini e Una serata davanti alla TV con “Doppio Gioco” (non era però una fiction, era tutto reale purtroppo) di Sergio Fornasini, Il documentario “Doppio Gioco”, e qualcos’altro su Ciuro (che Travaglio non ha mai scritto)

Il documentario "Doppio Gioco", e qualcos'altro su Ciuro (che Travaglio non ha mai scritto)

Sunday, 5 October 2008
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Dal blog “Resistenza civile” (Tratto da http://blog.libero.it/rigitans/view.php?reset=1&id=rigitan) 

Venerdi’ sera su Rai Tre è andato in onda  il superbo documentario “Doppio Gioco” (che e’ stato visto da 2,1 milioni di persone con uno share dell’8,53 per cento, ndr) che ci regala uno spaccato di Sicilia inquietante. Ci parla della nuova Tangetopoli regionale, cioè la sanità, dove gli sperperi di denaro sono all’ordine del giorno. Ci sono personaggi di stampo “mafioso-borghese” come l’imprenditore Michele Aiello, primo contribuente della Sicilia, magnate della sanità privata.

Ci parla di infiltrati nelle froze dell’ordine che donano informazioni aggiornate sulle indagini e tutto ciò che può far utile a queste moderne organizzazioni crminali. Ma soprattutto mi lascia basito per il fatto che è stato un caso fortuito a far emergere la realtà, nonostante intercettazioni e pedinamenti a tutto spiano. Cosa è successo? Una cosa stupidissima, ma fondamentale per gli investigatori. L’ex maresciallo della procura antimafia Giuseppe Ciuro viene chiamato dalla moglie mentre è a fare la spesa al mercato. Ad un certo punto le chiede: “Ma da quale telefono stai chiamando?” E lei: “Da quello….” e Ciuro:”Ma porca miseria Franca!non devi chiamare da quello!!!”

Siccome che questo personaggio sa benissimo come funzionano le operazioni, aveva (insieme ai complici) un cellulare di emergenza che non era intercettabile dai carabinieri. Le tessere telefoniche erano intestate a dipendenti delle aziende di Michele Aiello, ovviamente A LORO INSAPUTA. Così (i doppiogiochisti, ndr) potevano comunicare indisturbati senza il tmore di essere intercettati. Quella leggerezza della moglie di Ciuro lo ha praticamente incriminato, perchè sono risaliti al numero con l’intercettazione del cellulare “ufficiale” di Ciuro e hanno trovato anche gli altri numeri.

In secondo luogo, il signor Toto’ Cuffaro è stato condannato (in primo grado) per favoreggiamento semplice invece che alla mafia. Quindi non si capisce perchè la magistratura abbia voluto declassare la condanna dell’ex presidente della Sicilia, rendendo incoerenti le condanne. Questo mi fa un po’ pensare, chessò all’indipendenza della magistratura rispetto alla politica, o alle mafie stesse.

Il punto è: che senso ha parlare di mafia? ormai è un fatto di cultura criminogena, non semplicemente mafiosa, perchè gli atteggiamenti tra i mafiosi che si sono borghesizzati, gli imprenditori malavitosi e la massoneria deviata sono assai difficili da differenziare(si tratta di sfumature). Quindi la mafia è solo un tratto della cultura “illegalista” e malavitosa che serpeggia squallidamente nella nostra povera Italia.

Altro particolare da non sottovalutare: Aiello era leader del settore privato della sanità, e faceva gonfiare le spese pubbliche per le convenzioni con le sue strutture. La sanità fa gola a tutti i malavitosi. Silvio Berlusconi si è sbrigato a proporre la privatizzazione, almeno parziale, della sanità pubblica, lasciando maggior spazio a quella privata. Come diceva Crozza “e io non capisco quale sia il nesso”…

LEGGI ANCHE SU QUESTO BLOGIORNALE La vera storia di Pippo Ciuro e quello che Marco Travaglio non dice, di Gabriele Mastellarini e Una serata davanti alla TV con “Doppio Gioco” (non era però una fiction, era tutto reale purtroppo) di Sergio Fornasini.

(Nella fote in alto. A sinistra: Giuseppe Ciuro detto Pippo condannato per favoreggiamento a 4 anni e 8 mesi, pena confermata in Appello. A sinistra: Toto’ Cuffaro, ex Presidente della Regione Sicilia e oggi Senatore della Repubblica, anch’egli condannato in primo grado a cinque anni per favoreggiamento semplice e rivelazione dei segreti d’ufficio).

EDITORI IMPURI. Nicotri (L'espresso) dice la verità: "Su Corriere e Stampa non leggerete mai un'inchiesta sulla Fiat, su Repubblica non si parlerà degli affari di De Benedetti e sul Giornale di quelli di Berlusconi". "L'espresso. Una volta era L'espresso…"

Sunday, 5 October 2008
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Questo pezzo di Pino Nicotri riassume ciò che vado dicendo e scrivendo da molti anni. Leggetelo attentamente. (g. mast.)

di Pino Nicotri (giornalista de L’espresso) per giornalettismo.com

I giornali di carta stampata sono di fatto solo il retro di un manifesto pubblicitario, perché è il numero delle inserzioni pubblicitarie e non i fatti e le notizie a determinare il numero della pagine dedicate agli articoli, che comunque non possono eventualmente contrariare troppo l’inserzionista.

E in ogni caso ormai gli editori di giornali non sono più solo editori, ma anche finanzieri, industriali, imprenditori dei tipi e dei settori più vari, che usano il proprio giornale o la propria quota di giornale come vetrina per se stessi o come taxi per i propri affari o come strumento per tacere sulle proprie magagne anziché per parlare delle magagne di tutti.

La Stampa e il Corriere della Sera non hanno mai potuto e non possono fare inchieste serie sulla Fiat e sulla qualità delle sue auto, così come oggi il Corriere non può parlare come forse sarebbe il caso delle imprese di Salvatore Ligresti, uno dei suoi proprietari. E se il “salotto buono” annovera impresari e gentiluomini come Ligresti, e se ha rischiato di vedersi accomodare sui suoi divani i “furbetti del quartiere“, chissà cosa saranno i salotti cattivi, peraltro sempre più numerosi.

Il Giornale non può dire la sua come dovrebbe non solo sul suo padrone ufficiale, Paolo Berlusconi fratello di Silvio, ma neppure su Silvio e la marea di bella, brava e onesta gente di cui da sempre e solo si contorna. Idem per Repubblica e L’espresso, che una volta era L’Espresso: non ci leggeremo mai una inchiesta seria sugli affari di Carlo De Benedetti, per non dire su quello dei suoi figli, anche loro miracolati dalla sorte come i vari Agnelli e berluschini.

Le genuflessioni dei mezzi di comunicazione non deve avere avuto un ruolo secondario nel fatto, tutto italiano, che le grandi dinastie imprenditoriali da noi vanno in vacca al più tardi alle terza generazione, con la già seconda più intenta a godersi la vita e la fortuna accumulata dai padri fondatori che a fare l’interesse aziendale e generale.

Idem per i giornali di sinistra, che difficilmente possono fare analisi sulle incapacità e a volte magari disonestà delle propria “aree di riferimento”, ma anche dei propri politici “di riferimento”, e relativi amici e amici degli amici. Ognuno ha i suoi furbetti.

Tratto da: http://www.giornalettismo.com/archives/6466/eccoci-qua/

Ipse dixit

Sunday, 5 October 2008
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Ho grande stima di Santoro, sia da un punto di vista personale che professionale. Ho stima per lui come persona e come giornalista anche se non condivido l’orientamento politico della sua interessante trasmissione che sul piano della polemica politica, a parte le asprezze del suo collaboratore Marco Travaglio che, io «somaro che raglia», come lui mi ha apostrofato, disprezzo profondamente da un punto di vista della deontologia professionale, per il violento tono da fascistello squadrista che lo contraddistingue. Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica, lettera al Corriere della Sera.

"Affari Italiani" intervista Travaglio ("Facci è un poveretto che non ha mai fatto un servizio") e pubblica il retroscena su Pippo Ciuro (il "talpino") scritto stamane da Gabriele Mastellarini

Saturday, 4 October 2008
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“Sbaglio anche io, ma non si possono dire falsità sul mio conto”. Marco Travaglio ad Affari Italiani. Indiscreto: ecco perché si scalda tanto, by Gabriele Mastellarini. Sabato 04.10.2008 12:00

Travaglio, la polemica è il sale del giornalismo, ma forse qui si esagera. Non crede?
“Non c’è alcuna polemica da parte mia. Se qualcuno, come ha fatto Giuseppe D’Avanzo, dice che mi faccio pagare le vacanze della mafia io rispondo, dimostrando che non è vero. In casi simili divento una belva e non mi interessa nulla di fare pace o di prendere un caffè con D’Avanzo. Su certe cose non si scherza: o sono vere o non sono vere. Mentre quando mi si fa una critica io lascio scrivere, senza replicare”


Marco Travaglio

 E la querelle con Filippo Facci?
“E’ un poveretto, va sempre a rimorchio degli altri, non ha mai fatto un servizio. Si è accodato alla polemica lanciata da D’Avanzo, ma gli è andata male visto che ho

IL RETROSCENA

Ecco perché Travaglio si scalda tanto 

di Gabriele Mastellarini(già pubblicato Qui)

dimostrato, ricevute alla mano, che i conti delle mie vacanze siciliane li ho pagati io e non certo la mafia”

Nei giorni scorsi nella sua rubrica sull’Unità è andato a dare man forte a Beatrice Borromeo nella polemica che la opponeva a Bruno Vespa…
“Beatrice Borromeo ha detto che “Porta a porta” è un programma fatto su misura per i politici e non per informare il pubblico. E Vespa le ha risposto che l’ex premier spagnolo Aznar voleva esportare il format di “Porta a porta” in Spagna. Ho trovato divertente che nella risposta di Vespa ci fosse di fatto la conferma di quello che aveva detto la Borromeo. E ancor più divertente vedere Vespa messo sotto da una ragazza di vent’anni. Basta poco per polverizzare certi mostri sacri, basta avere l’onesta e il candore di dire: “Il Re è nudo””.

Gad Lerner ha detto di riconoscere il suo talento, ma di avere l’impressione che lei non sappia graduare l’intensità dei suoi attacchi giornalistici, cogliendo i chiaroscuri della realtà…
“E’ il genere di critica che accetto tranquillamente e su cui rifletto, tanto più se viene da un
collega intelligente e più anziano di me. Molte volte in passato posso aver ecceduto, non ho problemi ad ammetterlo, ma non accetto che si dicano cose false sul mio conto”

Si sente un po’ Don Chisciotte a volte?
“No, semplicemente intendo il mestiere giornalistico in un modo non impiegatizio. E questo porta a
fare domande scomode ogni tanto e a far arrabbiare qualcuno. All’estero è normale, in Italia è considerato stravagante”.

Luca Vaglio

LEGGI ANCHE SU QUESTO BLOGIORNALE La vera storia di Pippo Ciuro e quello che Marco Travaglio non dice, di Gabriele Mastellarini e Una serata davanti alla TV con “Doppio Gioco” (non era però una fiction, era tutto reale purtroppo) di Sergio Fornasini.

I LINK DIRETTI AD AFFARITALIANI www.affaritaliani.it/mediatech/sbaglio-anche-io-ma-non-si-possono-dire-falsita-sul-mio-conto-marco-travaglio-ad-affari300908.html E www.affaritaliani.it/mediatech/travagliopippociuroFMMT041008.html

Una serata davanti alla TV con "Doppio Gioco" (non era però una fiction, era tutto reale purtroppo)

Saturday, 4 October 2008
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di Sergio Fornasini

Quale telespettatore saltuario e molto scettico su quanto il piccolo schermo possa apportare di positivo, ho iniziato distrattamente ieri sera a seguire una trasmissione su Rai 3 in prima serata, dal titolo non pubblicizzato e nemmeno particolarmente accattivante: “Doppio gioco – DocuFiction sulle talpe dell’antimafia“. Il programma è stato realizzato, a quanto apprendo a posteriori, da ”Magnolia” per Rai 3, nato da un’idea del produttore Claudio Canepari e del giornalista Salvo Palazzolo, che firmano la sceneggiatura assieme allo scrittore Piergiorgio Di Cara, con la regia di Riccardo Mosca e Andrea Vicari.

Dopo la visione del programma non posso che esprimere il mio plauso virtuale per il grande ed inusuale servizio che la trasmissione ha reso all’informazione, basandosi essenzialmente sulle immagini ed intercettazioni catturate dai Carabinieri durante lo svolgimento di indagini, oggetto delle quali era l’intreccio tra malaffare e politica per lo sfruttamento del ricco business della sanità in Sicilia.

Da una parte lo Stato, dall’altra i protagonisti principali: l’Ing. Aiello, il Senatore Salvatore Cuffaro detto Totò (nella foto in alto, scattata dopo l’annuncio della condanna) e gli ex marescialli Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo. Strano, qualcuno di questi nomi mi sembra di averli già letti in questo blogiornale… Leggi il resto –> »

CULTUR@. San Francesco. Il Veneto in pellegrinaggio ad Assisi

Saturday, 4 October 2008
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di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Il 4 ottobre di ogni anno, durante la solenne Celebrazione dei vescovi della regione pellegrina in Assisi, il Sindaco del Capoluogo della Regione riaccende la Lampada che arde tutto l’anno con l’olio offerto, presso la tomba di San Francesco, patrono d’Italia.

Sono presenti, con i pellegrini, le autorità della Regione, delle Province e dei Comuni, oltre ad un rappresentante del Governo.

L’accensione si ripete dal 4 ottobre del 1939, quando papa Pio XII proclamò Francesco d’Assisi Patrono d’Italia e i Comuni della Nazione offrirono al Santo l’artistica Lampada.

La Regione Veneto ha già assolto questo compito tre volte: nel 1950, nel 1970 e nel 1988.

Programma odierno:

Ore 9.00: Solenne Concelebrazione in Cappella Papale (Diretta televisiva su Raiuno)
Presiede S. Em. Angelo Scola, Cardinale Patriarca di Venezia, con il Vescovo di Assisi
S. E. Mons. Doenico Sorrentino, i Ministri Generali e Provinciali della Famiglia Francescana e con l’assistenza di S. Em. Attilio Nicora, Cardinale Legato Pontificio per la Basilica.
Il Sindaco di Venezia Massimo Cacciari riaccenderà la Lampada Votiva dei Comuni  d’Italia con l’olio offerto dalla Regione del Veneto.
All’offertorio il Sindaco di Assisi e le Autorità Istituzionali del Veneto offriranno doni al Santo Patrono d’Italia.

Ore 10.25: Loggia del Sacro Convento
Saluto del Ministro Generale dell’Ordine Frati Minori Conventuali, Fr. Marco Tasca
Saluto del Presidente della Regione Veneto, on. Giancarlo Galan.
Messaggio all’Italia del Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, on. Maurizio Sacconi
Ore 15.00 – Piazza Inferiore San Francesco
Canti della Tradizione Alpina del Veneto con il Coro Edelweiss Monte Grappa Coro Ufficiale della Sezione Alpini di Bassano del Grappa (offerto dalla Regione del Veneto)

Per comprendere al meglio il significato  di questa ricorrenza nazionale, è opportuno fare un  salto di ottocento anni nel passato.

All’inizio della conversione, subito dopo aver udito le parole del Crocifisso in San Damiano, san Francesco, come primo gesto di amore, offrì del denaro ad un sacerdote perché comprasse olio per far ardere una lampada di fronte a quella immagine così miracolosa. Così è scritto nella Leggenda dei tre compagni e Tommaso da Celano precisa che l’intenzione di Francesco era che “la sacra immagine non rimanesse priva, neppure per un istante, dell’onore, doveroso di un lume”. Con l’avvicinarsi del VII centenario della morte di san Francesco, cioè nel 1926, il Consiglio di Presidenza della “Fides Romana” lanciò un appello a tutti gli italiani perché esprimessero la loro unità spirituale attraverso il simbolo di una Lampada votiva che ardesse perennemente presso la tomba di san Francesco. Una lampada votiva sulla Tomba di Francesco in una fiamma sola, come sulla tomba di Dante, giunta dalle cento Città e dai mille e mille Comuni della Patria.

http://ilvenetoadassisi2008.blogspot.com/

CartaTravaglio/14. Alla Facci di Pasquale

Friday, 3 October 2008
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Finalmente, il PM Fabio De Pasquale sia nel processo sui diritti Mediaset sia nel processo sulla presunta compravendita del testimone Mills ha chiesto ai due collegi del Tribunale che giudicano di sollevare una questione di incostituzionalità a proposito del Lodo Alfano – che poi non è un Lodo perché Lodo significa una soluzione condivisa, quello è un’imposizione dall’alto. (…) Il PM De Pasquale con una bellissima ricerca giuridica e storica, addirittura negli atti preparatori della Costituente, per andare a vedere che cosa pensavano i nostri padri costituenti di questa idea di immunizzare con uno scudo spaziale le alte cariche dello Stato, che cosa ha sostenuto per chiedere e ottenere il rinvio della legge alla Corte Costituzionale. (…) Secondo De Pasquale, PM a Milano, gli articoli della Costituzione che sono stati violati da questa legge sono quattro. (…) Questo sostiene De Pasquale, e non soltanto lui ovviamente, lo sostengono tutti i costituzionalisti con la testa sul collo. (Marco Travaglio, Senza Stato nè legge, intervento sul blog di Beppe Grillo).

Chiaro che l’oppositore unico Antonio Di Pietro ora sosterrà Fabio De Pasquale, il pm che ha definito «criminogeno» il Lodo Alfano: e dimenticherà i tempi di Mani pulite, quando praticamente si odiavano. De Pasquale condusse l’indagine su Giorgio Strehler e chiese la pena massima: assolto con formula piena. Condusse un’altra indagine sui fondi Cee (le percentuali d’assoluzione furono mostruose) con Borrelli che dopo un paio di episodi dovette vietare i preannunci degli arresti da parte della polizia. Condusse un’altra inchiesta sull’Assolombarda che tutta la Camera giudicò «persecutoria» nel respingere (sinistre comprese) le richieste di autorizzazione a procedere contro due parlamentari liberali e due repubblicani. Condusse l’inchiesta su Gabriele Cagliari coi risvolti che sappiamo. (…) (Filippo Facci, Il Giornale, 3 ottobre 2008)

Il Csm interverrà sulle dichiarazioni del pm di Milano Fabio De Pasquale, che ha definito il lodo Alfano «una legge criminogena», e su quelle del presidente del Tribunale dei minori di Genova Adriano Sansa contro il presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia.  Su sollecitazione dei due consiglieri laici della Cdl Gianfranco Anedda e Michele Saponara, il comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli – riunitosi «d’urgenza» – ha disposto infatti l’apertura di due pratiche a carico dei magistrati in questione, assegnandole alla Prima Commissione. E’ una nota del Csm a riferire il via libera alla richiesta dato dall’organismo presieduto dal vicepresidente Nicola Mancino, del quale fanno parte anche il pg e il primo presidente della Cassazione, Mario Delli Priscoli e Vincenzo Carbone. (…) Altra pratica è stata aperta, sempre su richiesta dei due componenti del Csm, nei confronti del pm di Milano Fabio De Pasquale per le dichiarazioni da questi rese sul «lodo Alfano» nell’udienza dello scorso 27 settembre del processo Mediaset in corso a Milano. Il comitato di presidenza, precisa ancora Palazzo dei Marescialli, ha deliberato di «rimettere le due pratiche alla Prima Commissione competente a valutare i comportamenti e le dichiarazioni di magistrati». In particolare, se esistono i presupposti per un eventuale trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e/o funzionale di De Pasquale e Sansa. (Corriere della Sera on line, 2 ottobre 2008)

Repetita iuvant

Friday, 3 October 2008
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Abbiamo già raccontato anche tutte le scemenze e le omissioni in cui Marco Travaglio era incorso nell’ultimo scorcio di Annozero (…) le omissioni e inesattezze a proposito delle condanne subite da Travaglio per diffamazione, ricordate dal collega Gabriele Mastellarini prima di essere congedato dall’Espresso. Eccetera.  (Filippo Facci, Marcozero, http://www.macchianera.net/2008/09/25/8395/).