Luca Telese: "Marco Travaglio fa solo l'opinionista e lo scrittore, 10 anni fa faceva anche il giornalista di servizio"

Thursday, 9 October 2008
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di Luca Telese per www.marcotravaglio.it/forum

Quando dico che un giornalista non è mai completamente libero, mi riferisco al fatto che pubblica su un giornale fatto “da altri”, e non su uno che si stampa lui. “La Bravo fa cagare”, su La Stampa, non lo leggerai mai. Rassegnati. Ma questo non vuol dire che La Stampa non sia un giornale pieno di giornalisti liberi, e con la schiena dritta, che hanno dieci volte più palle di molte persone che nell’anonimato sembrano dei leoni.

Diversi giornali e diverse approsimazioni di verità, in un Paese, producono il pluralismo. Io non ho come missione statutaria professionale parlare male di Berlsuconi e nemmeno parlare male di Veltroni. Io ho come missione statutaria provare ad essere onesto nelle cose che faccio, che voglio fare o che mi tocca fare (in diverse percentuali, mi capitano tutte e tre le tipologie). 

Marco (Travaglio) è un giornalista che fa (per sua fortuna) “solo” l’opinionista e lo scrittore. Dieci anni fa (ci sono otto anni fra me le lui) faceva “anche” il giornalista di servizio: interviste, didascalie, pezzi di cronaca. 

CartaTravaglio/15. Game, set, match

Wednesday, 8 October 2008
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“A proposito delle mie vacanze del 2003. Vacanze che non feci con il maresciallo Ciuro, ma con la mia famiglia in un residence dove aveva un villino anche il maresciallo Ciuro”. (Marco Travaglio, replica a Bruno Vespa, pubblicata su Dagospia).

Anche se dopo il suo arresto non ha più visto il giornalista Travaglio, l’ex maresciallo Ciuro ricorda bene quella vacanza al «Golden Hill» con Travaglio e il dottor Ingroia durante la quale «si stava insieme, si giocava a tennis e si facevano lunghe chiacchiere a bordo piscina ma poi ognuno faceva la sua vita anche perché c’erano i figli piccoli». (Intervista di Pippo Ciuro al Corriere della Sera).

Paolo Guzzanti attacca Berlusconi: "La mia coscienza mi vieta di condividerlo"

Wednesday, 8 October 2008
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da www.paologuzzanti.it il blog di Paolo Guzzanti

ROTTA DI COLLISIONE: LA MIA COSCIENZA MI VIETA DI CONDIVIDERE IL CONNUBIO MORALMENTE INDECENTE, LE PAROLE E I GIUDIZI DI BERLUSCONI SULLA SUA RELAZIONE CON VLADIMIR VLADIMIROVIC PUTIN, L’UOMO ACCUSATO DA LITIVINENKO DI ESSERE IL MANDANTE DEL SUO OMICIDIO. IERI ERANO DUE ANNI DAL GIORNO IN CUI ANNA POLITKOVSKAYA FU ASSASSINATA NEL GIORNO DEL COMPLEANNO DI PUTIN, PER CADEAU. DISAGIO? MOLTO DI PIU’: CONFLITTO DI COSCIENZA, CHE SAREBBE IL CONFLITTO DI INTERESSI DELLE PERSONE PERBENE. IERI ALLA RIUNIONE DEI SUOI DEPUTATI BERLUSCONI HA SUPERATO SE STESSO PARAGONANDO IL PRESIDENTE SAAKARSVILI A SADDAM, SOLTANTO PER REGGERE IL GIOCO DEL BANDITO INTERNAZIONALE. ERA TROPPO. HO VOMITATO.

ROMA 8 OTTOBRE 2008

IERI SERA HO ASCOLTATO DA BERLUSCONI PAROLE TERRIBILI E INACCETTABILI CHE NON AVREI MAI VOLUTO ASCOLTARE. MA POICHE’ INVECE LE HO UDITE, NON POSSO E NON VOGLIO FINGERE DI NON ESSERE STATO TESTIMONE E HO DUNQUE IL DOVERE CHE HANNO TUTTI COLORO CHE ASSISTONO A UN MISFATTO: CHIAMARE A RAPPORTO LA PROPRIA COSCIENZA E METTERLA AL CORRENTE DEL CONFLITTO.

DICHIARO DUNQUE DA IERI NOTTE UNA INSUPERABILE CRISI DI COSCIENZA: LA MIA COSCIENZA E’ LA SOLA ENTITA’ CUI IO DEBBA ESSERE FEDELE.

CON I LEADER POLITICI SI E’ LEALI, NON FEDELI. E IO LEALMENTE DICO CHE DI QUESTA STORIA NE HO ABBASTANZA. CIò CHE HO TROVATO PIù GRAVE, INACCETTABILE E NAUSEANTE è STATO IL TONO CON CUI BERLUSCONI HA RIPETUTO A MEGAFONO LE STORIE DELLA PROPAGANDA RUSSA, DICENDO CHE “BISOGNAVA AD ANDARE A “PRENDERE QUELLO LA’, QUEL SADDM”, intendendo il presidente Saakashvili .

Berlusconi ha riconfermato più volte in modo imbarazzante, anche perché sempre sorridente e faceto trattando una questione di una gravità morale gigantesca, la sua amicizia con Putin ed ha detto che il suo amico Putin, che deve essere un omonimo di quello che comanda a Mosca, non ne poteva più di udire i racconti strazianti di madri schiacciate dai carri armati (georgiani), donne violentate (dai georgiani) poveri soldati uccisi (russi) e così – quando ce vo’ ce vo’ – ad un certo punto anche un sant’uomo come lui ha perso la pazienza e ha fatto ciò che ha fatto Hitler con la Polonia.

Anche Hitler era seccatissimo con i polacchi: i polacchi nel 1939 erano uno strazio, sempre a manifestare sentimenti antidedeschi, a provocare incidenti di frontiera, per cui alla fine anche quell’altro sant’uomo di Hitler (bisogna pur capirlo) perse la pazienza e invase, spalleggiato dal suo compagno di merende Stalin che invase dall’altra parte.

Ieri sera avevo l’impressione di ascoltare qualcuno che esprimesse parole, sorridenti per di più, per giustificare Hitler. Mi sembrava di essere nel 1938-39, a Monaco e dopo Monaco, quando Winston Churchill disse. ” Hanno sacrificato l’onore per fermare la guerra, ma avranno sia il disonore che la guerra”.

Mi sentivo e mi sento preso da un senso di saturazione. Basta. Avrei capito un discorso di realpolitik: Putin è un porco, ma dobbiamo comprargli il gas perché ci conviene.Questo mi avrebbe fatto schifo, ma l’avrei capito. Ma mi fa schifo e non capisco l’allineamento con il capo del KGB al potere. Berluconi ha anche raccontato il seguente dialoghetto, che cerco di riprodurre a memoria:

“Mi telefona Bush e mi dice: hai visto che cosa ha fatto il tuo amico Putin?”

“Ah, adesso Putin è amico mio quando fa le cose che non ti piacciono e amico nostro quando fa quelle giuste? Sentiamo, che ha fatto?”
E Bush: “Ha cancellato tutti i candidati alle elezioni locali, tutti, e li ha sostituiti con uomini suoi, dal primo all’ultimo”.

“Allora io vado a Mosca e dico: che cos’è questa storia dei candidati? E Putin: ma sai, avevano candodato tutta gente sui settant’anni, quindi erano tutti legati al vecchio passato sovietico. Io ho voluto dare una svecchiata e ho ordinato di far mettere quarantenni, gente che dirige aziende (cioè del KGB), gente che ha posizioni di respnsabilità (cioè del KGB). Ah’ va bene, dico io: ho capito. Il povero Putin era colpevole soltanto di aver svecchiato:

Quindi Berlusconi sa. Ma giustifica, ammorbidisce e accompagna. Ha anche detto, e lì rimpiango di non essermi alzato e di non essere andato via: “D’accordo, quella russa non sarà proprio una democrazia perfetta, ma sapete, ci vuole del tempo per passare dal totalitarismo alla democrazia”.

Falso ! La Germania è passata dal totalitarismo alla democrazia (due totalitarismi), la Cecoslovacchia, poi divisa in due repubbliche, le repubbliche baltiche, l’Ucraina ci ha provato e ci prova, la Georgia, molti Stati sudamericani come il Cile sono pssati tutti dal totalitarsmo pià buio alla democrazia completa anche se imperfetta, come la Spagna e il Portogallo, senxa una transizione di gulag, omicidi, giornali chiusi, dominio di una classe affaristica della polizia segreta.

LA GENTE APPLAUDIVA, VENERAVA. Io più modestamente vomitavo.

Io ieri non ho celebrato il secondo anniversario dell’assassinio della più grande giornalista investigativa e libertaria e democratica della Russia, amica fraterna del mio Litvinenko, una eroina borghese, una donna che ha dedicato la sua vita alla verità specialmente sul modo criminale e truffaldino con cui fu lanciata la seconda guerra cecena usata da Putin per farsi un nome e una base elettorale. Altro che Iraq ! Altro che Afganistan ! Altro che vietnam ! Centinaia di migliaia di donne, vecchi e bambini uccisi, un popolo in rotta, la capitale Grozny bombardata.

Vi rendete conto che invadendo la Georgia abbiamo assistituo al ripugnante spettacolo di uno Stato Europeo che fa parte del Consiglio d’Europa il quale invade col proprio esercito un altro Stato europeo indipendente che fa parte del Consiglio d’Europa? Vi rendete conto che è come se la Germaina avesse invaso la Svizzera, o la Francia il Belgio?

Torno all’annoversario della morte di anna, trucidata nell’ascnsore di casa di ritorno dal mercato. Le investigazioni false e corrotte ora sono in mano all’èlite militare.

E allora pubblico un elenco sommario dei giornalisti russi che sotto Putin sono stati ammazzati. Giornalisti come me. Gente che faceva il proprio lavoro. Ammazzati. I loro giornali ridotti al silenzio, le radio chiuse, i siti internet oscurati.

da Repubblica.it

“Berlusconi mi fa vomitare”. Paolo Guzzanti, deputato Pdl ed ex presidente della Commissione Mitrokhin, attacca frontalmente il presidente del Consiglio. Dal proprio sito internet Guzzanti torna a difendere la Georgia, invasa da Mosca, e attacca la Russia di Putin. Quello stesso leader politico che Silvio Berlusconi non perde occasione di lodare. Un comportamento che a Guzzanti non va giù. E non lo manda a dire.

Stavolta a scatenare la polemica sono le frasi dette ieri da Berlusconi nel corso della riunione del gruppo Pdl alla Camera. Ecco, secondo Guzzanti, la descrizione dei fatti: “Berlusconi ha superato se stesso paragonando il presidente georgiano Saakashvili a Saddam. Ho vomitato. Ieri sera ho ascoltato da Berlusconi parole terribili e inaccettabili che non avrei mai voluto ascoltare. Di questa storia ne ho abbastanza. Ciò che ho trovato più grave, inaccettabile e nauseante è stato il tono con cui Berlusconi ha ripetuto a megafono le storie della propaganda russa, dicendo che ‘bisognava ad andare a prendere quello là, quel Saddam’, intendendo il presidente Saakashvili. Mi fa schifo e non capisco l’allineamento col capo del Kgb al potere”.

Guzzanti – a cui recentemente è stata levata la scorta – non si ferma e rivela anche un dialogo che sarebbe stato raccontato da Berlusconi. “Mi telefona Bush e mi dice: hai visto cosa ha fatto il tuo amico Putin? – scrive Guzzanti riferendo le parole del premier – ma Putin è amico mio quando fa le cose che non ti piacciono e amico nostro quando fa quelle giuste? Sentiamo, che ha fatto? E Bush: ‘Ha cancellato tutti i candidati dalle elezioni locali, tutti, e li ha sostituiti con uomini suoi, dal primo all’ultimo. ‘Allora – ricostruisce sempre Guzzanti citando il Cavaliere – io vado a Mosca e dico: cos’è questa storia dei candidati? E Putin: ma sai, avevano candidato tutta gente sui 70 anni, quindi erano tutti legati al passato sovietico. Ho voluto dare una svecchiata e ho ordinato di far mettere quarantenni, gente che dirige aziende. Va bene, dico io”.

Un atteggiamento che Guzzanti critica duramente. Una reazione troppo morbida, quella del premier italiano, che il deputato della Pdl non tollera: “Berlusconi ha anche detto che quella russa non sarà proprio una democrazia perfetta, ma sapete, ci vuole del tempo per passare dal totalitarismo alla democrazia”.

Conclusione al vetriolo. “Ieri sera avevo l’impressione di ascoltare qualcuno che esprimesse parole, sorridenti per di più, per giustificare Hitler”. Un qualcuno che si chiama Berlusconi.

(8 ottobre 2008) www.repubblica.it

Finisce a "sganassoni" tra Vespa e Travaglio. Risultato? Nessuno sa i processi di Berlusca; Travaglio leggeva Mastellarini su L'espresso, Vespa non legge questo blogiornale

Wednesday, 8 October 2008
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di Gabriele Mastellarini

Prima di proporvi una lettera di replica di Bruno Vespa a un articolo di Travaglio apparso su L’Unità e la consueta controreplica di Marco Travaglio pubblicata su Dagospia, ecco le mie doverose premesse e precisazioni.

Dalle due lettere e dai vari articoli apparsi non si capisce quanti siano (e siano stati) i processi a carico di Silvio Berlusconi. Vespa, citando i legali del Cavaliere, parla di “66 procedimenti”, Travaglio aveva scritto “15” ma “era un refuso” e oggi dice che “sono 17”. Io, comunque, scelgo la via di mezzo, facciamo una trentina (da qualche parte era circolato un altro numerino, il “22”), quindi giocate su Milano i numeri 66, 15, 17 e 22. In caso di vittoria mi aspetto un regalino.

Capitolo due. Marco Travaglio sapeva che io esistessi anche prima del nostro “scontro” nonostante lui avesse scritto in una lettera a Libero di non essersi neanche accorto della mia collaborazione a L’espresso. Invece, in questa lettera di risposta a Vespa, è lo stesso Travaglio a citare un intervento della dottoressa Iannini in Vespa, pubblicato su dagospia in replica a un mio articolo  (l’ultimo) uscito proprio su “L’espresso”, relativo alla signora Vespa. Si parlava di un processo a carico di Carlo De Benedetti (che Travaglio non cita, ma sappiate che è il suo editore di riferimento essendo collaboratore fisso de L’espresso di Repubblica.it).

Capitolo tre. Purtroppo Bruno Vespa non legge questo blogiornale, oppure lo fa in maniera superficiale, visto che il suo passaggio su Travaglio-Ciuro è piuttosto soft. La prossima volta il conduttore di Porta a Porta dovrebbe chieder conto a Travaglio del perché ha definito “talpino” il signor Ciuro in un libro pubblicato nel 2005, due anni dopo l’arresto di Ciuro. Chiedergli anche perchè nello stesso saggio ha sminuito il ruolo dell’infedele maresciallo e farsi spiegare le motivazioni. Ultima nota sempre sulle vacanze di Travaglio in Sicilia. Nella controreplica a Vespa, il giornalista torinese dice di non essere stato mai in vacanza con Ciuro (“Vacanze che non feci con il maresciallo Ciuro, ma con la mia famiglia in un residence dove aveva un villino anche il maresciallo Ciuro”)  ma l’ex maresciallo Ciuro ha dichiarto al Corriere della Sera (articolo di Dino Martirano del 15 maggio 2008) di ricordare bene quella vacanza al «Golden Hill» con Travaglio e il dottor Ingroia durante la quale “si stava insieme, si giocava a tennis e si facevano lunghe chiacchiere a bordo piscina ma poi ognuno faceva la sua vita anche perché c’erano i figli piccoli”.

Ora vi lascio agli “sgnassoni” tra Vespa e Travaglio.

Lettera di Bruno Vespa all’Unità

Caro Direttore,
su l’Unità del 2 ottobre Marco Travaglio mi scarica addosso la consueta serie di insulti che fanno godere chi dell’antiberlusconismo (e si parva licet dell’antivespismo) hanno fatto una ragione di vita, ma non aiutano a capire la realtà e costituiscono per il Cavaliere una polizza formidabile per fargli superare non solo il record di durata di Giovanni Giolitti, ormai alle viste, ma anche quello dell’altro Cavaliere, Benito Mussolini.

Dibattendo a braccio con Di Pietro, ho parlato di 26 processi. Ricordavo male il numero di quelli per mafia. Come invece ho riportato nel mio libro «Viaggio in un’Italia diversa» i processi piovuti addosso a Berlusconi dopo il suo ingresso in politica sono 22 e non 15 come sostiene Travaglio.

Scrivo nel libro a proposito di una vecchia, ma sempre correttissima polemica con Di Pietro: «Gli ricordo un nostro vecchio incontro a Milano, il 20 luglio 1993. Avevamo appuntamento a pranzo, e l’allora pubblico ministero arrivò tardi e stravolto. Si era appena suicidato Gabriele Cagliari. Gli chiesi come mai Mani pulite avesse messo sotto schiaffo quasi tutti i principali imprenditori italiani “, tranne Berlusconi.  Perché, Berlusconi mi rispose, “finanzia i partiti regalandogli spot elettorali, e questo non è reato”.

Più tardi Gianni Letta mi avrebbe confermato che la Procura milanese era arrivata a tale conclusione dopo aver visionato la documentazione relativa. Chiedo oggi a Di Pietro come metta d’accordo questa sua vecchia affermazione – che lui ebbe sempre la correttezza di non smentire – con il quadro criminale che mi fa adesso del Cavaliere.

L’opinione è, evidentemente, mutata. “Berlusconi entra in politica il 14 gennaio 1994. Tra il 1992 e il gennaio 1994 alcuni suoi collaboratori vengono condannati per tangenti alla guardia di finanza. Il tribunale di Brescia, quando noi pubblici ministeri di Mani pulite fummo denunciati da Berlusconi e da Previti, disse in sentenza: non è vero che i magistrati si sono messi a indagare su di lui dopo il suo ingresso in politica…”.

Ho chiesto agli avvocati del Cavaliere e della Fininvest l’elenco completo dei procedimenti penali ai quali sono stati sottoposti l’attuale presidente del Consiglio e il suo gruppo da prima che iniziasse la stagione di Mani pulite a oggi. Ho contato 66 processi. Precedentemente al mio pranzo con Di Pietro, ne erano stati aperti soltanto 3, e nessuno riguardava Berlusconi (e – aggiungo adesso – non c’era stata nessuna condanna per tangenti alla Guardia di Finanza).

Dal 1994 a oggi sono stati aperti 66 procedimenti penali rilevanti riconducibili, direttamente o indirettamente, al Cavaliere e al suo gruppo. La successione è questa: 11 nel 1994, 16 nel 1995, 13 nel 1996, 9 nel 1997, 6 nel 1998, 4 nel 1999, 2 nel 2001, 1 nel 2004, 4 nel 2005. Tra i casi più clamorosi, l’inchiesta a carico di Berlusconi – e il suo proscioglimento – con l’accusa di associazione mafiosa e per gli attentati mafio-terroristici del 1992-93 (a Firenze in via dei Georgofili, a Roma al Velabro e contro Maurizio Costanzo, a Palermo per le stragi in cui morirono Falcone e Borsellino).

Il Cavaliere non ha mai avuto condanne definitive, né, contrariamente alle voci correnti, è stato assolto grazie alle discusse “leggi ad personam”. Quando è stato assolto per prescrizione, infatti, l’assoluzione è intervenuta prima della legge Cirielli. In altri casi è stato assolto per non aver commesso il fatto, o perché il fatto non sussiste. L’inchiesta più eclatante, quella per tangenti alla guardia di finanza, per la quale gli fu notificato dal Corriere della Sera l’invito a comparire nel novembre 1994, mentre da presidente del Consiglio si trovava a Napoli per presiedere un convegno dell’Onu sulla criminalità, si è conclusa sette anni dopo, nel 2001, con un’assoluzione piena.

Complessivamente, Berlusconi è stato indagato e processato 22 volte: otto volte è stato scagionato con provvedimenti di archiviazione, di cui due nella stessa indagine per mafia a Palermo; dieci volte è stato assolto, di cui due per non aver commesso il fatto, una perché il fatto non sussiste, cinque per intervenuta prescrizione (di cui tre prima della legge Cirielli, che accorcia i tempi di prescrizione), due perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato dopo la riforma del falso in bilancio.

(È questa una legge di cui Berlusconi si è giovato, ma che difficilmente potrebbe essere liquidata come “ad personam”, poiché era stata invocata da molti anni dall’avvocatura. Prima della riforma, il falso in bilancio era un reato di pericolo. Si veniva, cioè, condannati anche se non si era arrecato danno ad alcuno. Dopo la riforma, il reato di pericolo è rimasto in forma assai attenuata e con una prescrizione molto rapida, mentre viene perseguito quando effettivamente è stato arrecato un danno ai soci. Ai tempi di Mani pulite, il falso in bilancio era il classico sistema per incastrare imprenditori sui quali non erano emersi fenomeni di corruzione e concussione.).

Berlusconi è in attesa dell’archiviazione dell’indagine Telecinco (dopo che il tribunale spagnolo ha assolto tutti gli otto imputati per i quali è già stato celebrato il processo), mentre resta imputato o indagato in altri quattro processi: due per diritti televisivi, uno per il caso Mills e uno per le intercettazioni telefoniche con Agostino Saccà, l’ex direttore di Rai Fiction». Di tutti i 22 procedimenti mi sono stati forniti data e numeri di protocollo.

Al contrario di quanto ha scritto Travaglio, Berlusconi non risulta mai indagato per droga e per quanto riguarda la P2 risulta assolto dal pretore e amnistiato in Appello. Le indagini penali su Milan e Publitalia iniziano dopo la discesa in campo di Berlusconi. Non è vero che Berlusconi è stato assolto per insufficienza di prove dal processo sulle tangenti alla Guardia di Finanza che fece precipitare la crisi del suo primo governo.

Su quattro capi di imputazione, per tre ha avuto l’assoluzione per non aver commesso il fatto e solo per il quarto l’insufficienza di prove. Non ho né la veste, né soprattutto la voglia di sostituirmi all’avvocato Ghedini. Ho scritto e ripetuto negli anni che Berlusconi, come tutti gli imprenditori, non è una mammola. Ma che trovo del tutto anormale che questa bufera giudiziaria gli sia stata scatenata addosso solo dopo il suo ingresso in politica. Se l’opinione pubblica lo ritenesse un mascalzone stragista, non lo avrebbe rieletto per acclamazione.

Un’ultima cosa. Travaglio ricorda che mia moglie era «vicina a Squillante». Mi permetto di ricordare che Renato Squillante era presidente della Sezione Gip di Roma di cui mia moglie era giudice. Marco Travaglio è andato per un paio d’anni in vacanza con Giuseppe Ciuro, maresciallo della Finanza distaccato all’Antimafia e fonte preziosa per i giornalisti di passaggio. Ciuro sarà poi condannato per violazione del sistema informatico della Procura di Palermo e per favoreggiamento del “re delle cliniche” Michele Aiello, condannato a sua volta in primo grado a 14 anni per associazione mafiosa. Il legale di Aiello ha detto che il suo cliente, su segnalazione del maresciallo, pagò un soggiorno in albergo di Travaglio. Travaglio ha smentito. Ma alla fine della fiera, giudichi il lettore qual è la situazione più imbarazzante.
Grazie e cordialità.

Bruno Vespa

Risponde Marco Travaglio

Bruno Vespa continua a mentire in questa lettera, come l’altra sera a «Porta a Porta». Del resto, se la sua fonte super partes sono «gli avvocati di Berlusconi e della Fininvest», la cosa è comprensibile. I processi al Cavaliere non sono né 66, né 26, né 22: sono i 17 (non 15, come risultava da un refuso) che ho elencato nel mio articolo.

Il fatto che Di Pietro, nel ‘93, dicesse che Berlusconi non pagava i partiti cash, ma con sconti sugli spot, dipende dal fatto che allora non risultavano ancora i 23 miliardi girati dalla Fininvest a Craxi tramite i conti esteri di All Iberian (scoperti solo tre anni dopo).

Né all’epoca Di Pietro poteva prevedere che un anno dopo un sottufficiale della Finanza avrebbe confessato una tangente Fininvest dopo una verifica fiscale; che due anni dopo Stefania Ariosto avrebbe raccontato le mazzette di Previti ad alcuni giudici romani con soldi Fininvest; che dal ’93 in poi numerosi mafiosi collaboratori di giustizia avrebbero raccontato di rapporti fra il duo Dell’Utri-Berlusconi e la mafia; né che Mediaset avrebbe occultato negli anni seguenti centinaia di miliardi di fondi neri su 64 società off-shore; né che il Cavaliere avrebbe tentato nel 2007 di comprare senatori dell’Unione e di sistemare a Raifiction alcune ragazze del suo harem; e così via. Altre balle assortite.

1) Per le tangenti alla Finanza, Berlusconi non è stato «assolto con formula piena»: condannato in primo grado per corruzione, dichiarato colpevole ma prescritto in appello grazie alle attenuanti generiche, è stato assolto in Cassazione con formula dubitativa (la Suprema Corte scrive «insufficienza probatoria» e cita il comma 2 dell’art. 530 del Codice di procedura penale che assorbe la vecchia insufficienza di prove).

2) Non è vero che l’invito a comparire per le mazzette alla Finanza fu «notificata a Berlusconi dal Corriere della Sera»: la sera del 21 novembre ’94 i carabinieri che lo attendevano a Roma gli telefonarono mentre lui stava a Napoli e gli lessero il contenuto dell’atto, dunque è falso che l’indomani 22 novembre lui non sapesse nulla quando la notizia, ormai non più coperta da segreto, fu pubblicata dal Corriere.

3) Vespa, con grave sprezzo del ridicolo, scrive poi che «contrariamente alle voci correnti», Berlusconi «non è stato assolto grazie alle discusse “leggi ad personam”». Spiacente di deluderlo, ma Berlusconi l’ha fatta franca per ben cinque volte (su 12) grazie alle leggi ad personam fatte da lui e usate da lui: due volte (nei processi per falso in bilancio All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché «il fatto non è più previsto dalla legge come reato», nel senso che il premier Berlusconi ha depenalizzato il reato dell’imputato Berlusconi; e altre tre volte per altre fattispecie di falso in bilancio che, pur rimanendo reato, hanno visto ridursi la pena e dimezzarsi i termini di prescrizione grazie alla stessa “autoriforma” Berlusconi (caso Lentini, bilanci Fininvest 1988-1992, 1500 miliardi di fondi neri nel consolidato Fininvest).

Parlando di un altro processo, la signora Augusta Iannini in Vespa ha recentemente scritto a Dagospia che «non si è mai visto un proscioglimento pieno (fatto non costituisce reato e fatto non sussiste) determinato dalla concessione delle attenuanti generiche che, invece, rilevano per l’applicazione della prescrizione». Mi associo.

4) «Berlusconi mai indagato per droga»: invece lo fu nel 1983 dalla Guardia di Finanza, indagine poi archiviata. 5) «Per quanto riguarda la P2 risulta assolto dal pretore e amnistiato in Appello»: appunto, come avevo già scritto io, senza la provvidenziale amnistia del 1989 la Corte d’appello di Venezia, ritenendolo colpevole di falsa testimonianza, l’avrebbe condannato.

6) «Le indagini penali su Milan e Publitalia iniziano dopo la discesa in campo di Berlusconi». Falso: le indagini sul Milan nascono a Torino nel 1993, e quelle sui fondi neri di Publitalia a Milano sempre nel ’93. Berlusconi scende in campo nel gennaio 1994.

7) «Il processo sulle tangenti alla Guardia di Finanza fece precipitare la crisi del suo primo governo». Falso. Il gip di Brescia Carlo Bianchetti, nell’ordinanza del 15 maggio 2001 con cui archivia (su richiesta della stessa Procura) la denuncia berlusconiana contro il pool di Milano per attentato a organo costituzionale, scrive: «Alla causazione del cosiddetto “ribaltone”, è stata sostanzialmente estranea la vicenda dell’invito a presentarsi, dal momento che, secondo la testimonianza dell’allora ministro Maroni, la decisione della Lega Nord di “sfiduciare” il governo Berlusconi (decisione che era stata determinante nella caduta dell’Esecutivo) era stata formalizzata il 6 novembre 1994,e perciò due settimane prima della pubblicazione della notizia dell’invio all’on. Berlusconi dell’invito a presentarsi; trovava comunque le sue radici in un insanabile contrasto tra la Lega Nord e gli altri partiti del cosiddetto Polo delle libertà, risalente alla fine dell’agosto 1994, allorché l’on. Bossi era venuto a sapere dell’intenzione del capo del governo di “andare alle elezioni anticipate in autunno”». Strano che lo “storico” Vespa ignori tutto questo.

8 Se avesse letto quell’ordinanza, seguita ad anni di indagini e di testimonianze di tutti i protagonisti della vita politica e giudiziaria di quegli anni, il nostro storico improvvisato saprebbe anche che «l’impegno politico del denunciante (Berlusconi, ndr) e le indagini ai suoi danni non si pongono in rapporto di causa ed effetto; la prosecuzione di indagini già iniziate e l’avvio di ulteriori indagini collegate in nessun modo possono connotarsi come attività giudiziaria originata dalla volontà di sanzionare il sopravvenuto impegno politico dell’indagato». Anzi, Berlusconi confidò a Biagi e a Montanelli: «Se non entro in politica, mi mettono in galera e fallisco per debiti». Missione compiuta.

10) Tralascio per carità di patria le infamie che, buon ultimo, il “dottor Fede” – come lo chiama affettuosamente l’amato Cavaliere – mi rovescia addosso a proposito delle mie vacanze del 2003. Vacanze che non feci con il maresciallo Ciuro, ma con la mia famiglia in un residence dove aveva un villino anche il maresciallo Ciuro, che nessuno fino a quel momento aveva sospettato di nulla (diversamente dal giudice Squillante, che – vedi libro del suo collega Misiani – era chiacchierato da tempo immemorabile). Vacanze che ho pagato di tasca mia, come ho dimostrato non con una generica “smentita”, ma pubblicando la ricevuta della carta di credito e i due assegni.

Se ho ricordato che la signora Vespa era vicina a Squillante, comunque, non è perché io dubiti dell’onestà della signora Iannini, che ho anche avuto l’occasione di conoscere: è perché dubito della serenità di Vespa quando si occupa con grande indulgenza di Previti, Squillante & C., e soprattutto quando invita a «Porta a Porta» i tre Guardasigilli (Castelli, Mastella, Alfano) che hanno nominato sua moglie direttore generale del ministero della Giustizia e, ultimamente, capo dell’ufficio legislativo. Quando Vespa difende le leggi ad personam o nega addirittura che siano ad personam, sta parlando anche del lavoro della sua signora. Il che, in un altro Paese, potrebbe persino configurare un lievissimo conflitto d’interessi.

Nel salutare il “dottor Fede“, in arte Vespa, mi complimento con lui per essere riuscito a sponsorizzare il suo nuovo libro anche sull’unico giornale che non gli aveva ancora dedicato le consuete raffiche di anticipazioni e recensioni encomiastiche. E lo ringrazio di attribuirmi il merito dell’eccezionale longevità politica di Berlusconi. Ma temo che mi sopravvaluti: diversamente da lui, sono sprovvisto di scrivanie di ciliegio modello «Contratto con gli italiani».

Marco Travaglio

Tabelline ad AnnoZero. Da Santoro va in onda la “solitudine dei numeri” incerti

Wednesday, 8 October 2008
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di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

 Credo che le tabelle servano a riepilogare e visualizzare sinteticamente i dati e si rivelino in quest’ottica molto utili, direi indispensabili, per fissare i concetti (numerici o verbali) che si vanno esponendo.

Vale anche  il procedimento inverso, cioè che le tabelle (numeri, grafici, diagrammi ecc…), qualora nell’esposizione siano il primo elemento ad essere presentato, andrebbero poi spiegate con una breve analisi.

Perché se è plausibile ed ovvio che nell’elaborazione di  alcune statistiche si possano effettuare solo simulazioni, ovvero stime o proiezioni e non calcoli precisi, è vero anche che questa approssimativa corrispondenza andrebbe di volta in volta sottolineata.

Poiché i numeri, quando vengono presentati come “dati”, non sono più supposizioni, ipotesi, congetture. Essi divengono valori che indicano entità e quantità precise, a meno che non si giustifichi la loro caratteristica di “presumibilità” corredandoli all’occorrenza con specifiche diciture quali  “circa”, “più o meno”, “su per giù” ecc…

Ora va riconosciuto che Anno Zero non è una trasmissione che attinge sistematicamente ai numeri e li profonde, che indaga argomenti in cui la statistica è necessaria, che basa su dati numerici i suoi dibattiti; è  notoriamente infatti un luogo in cui sono le idee e le parole a commentare i fatti.

E nella puntata del 2 ottobre “Italiani brutta gente” sono state presentate, in fondo, soltanto cinque concise  tabelle (o “cartelli” come li chiama Santoro) a fronte di due ore di parole che non vertevano del resto essenzialmente su quei dati.

Per ciascuna tabella era inclusa anche la fonte (non troppo visibile) e questo basterebbe forse a  scaricarsi la responsabilità sulla dubbia veridicità dei dati mostrati. Che in ogni caso, anche fossero corrispondenti alle fonti  citate, potevano essere comunque controverificati e ragionati.

Una personale riflessione  mi ha portata alle seguenti considerazioni.

La prima tabella (tra il 28″ e il 30″) si riferisce a Castel Volturno (Fonte:Comune Castel Volturno): 23.179 popolazione residente, 1.959 extracomunitari regolari, 15.000 clandestini extracomunitari stimati.

Già qui non si capisce se i 1.959 extracomunitari siano compresi nella popolazione residente (dato che ne fanno comunque parte) o se siano doppiamente extra! Inoltre lo stesso inviato a Castel Volturno, Sandro Rutolo,   ad un certo punto (h.1.11″) parlando  li aumenta portandoli a 2.300. Cercando notizie in rete si riscontra che “gli immigrati di Castel Volturno sono 7.000 quasi tutti africani” (www.siciliainformazioni.com), “sono circa 7.000 gli africani che vivono stabilmente intorno a Castel Volturno” (Adriana Pollice – Il manifesto su sergiobontempelli.wordpress.com), “su circa 22.000 abitanti Castel Volturno conta circa 8.000 stranieri registrati, ma sono molti di più quelli realmente presenti nel paese che addirittura potrebbero essere 30.000” (corrieredelmezzogiorno.corriere.it), e ancora, con conferma dello stesso sindaco Francesco Nuzzo (ovvero la fonte citata da Anno Zero)  “i residenti sono ufficialmente 25 mila. Gli immigrati, i fantasmi ingoiati nel grande gorgo dell’immigrazione clandestina, sono circa 20 mila: «Non di meno – conferma il sindaco»” (www.lastampa.it).

Resta quindi un mistero da dove provengano i dati della tabella e quali siano quelli giusti.

La seconda tabella (al 30″ circa) si riferisce agli sbarchi (fonte: Alto Commissariato Onu per i Rifugiati): 20.000 nel 2007, 24.000 nel 2008, + 66%.

Appare evidente che la percentuale indicata non è corretta, semmai sarebbe + 20%. Se stabiliamo che 20.000 corrisponde effettivamente al numero di sbarchi totali del 2007 (precisamente 20.453 secondo il Viminale), e che 24.000 potrebbe  quadrare come cifra solo se riferita agli sbarchi 2008 in 9 mesi (di cui riferisce il ministro Maroni), è chiaro che il confronto risulta scorretto, trattandosi di due periodi di tempo non equiparabili. Sarebbe lo stesso Maroni (Giuliano Santoro su www.carta.org) a riferire che “nel 2007, da gennaio a fine settembre sono giunti in Italia 14.200 immigrati; nello stesso periodo del 2008 ne sono arrivati 23.600, con un aumento del 60%“. (Tra l’altro anche questa percentuale non è corretta perché semmai è il 66%). Ed è da questo dato che forse è generata la percentuale della tabella in cui però è stato indicato un valore sbagliato perché il raffronto è stato inteso e divulgato come se si trattasse di valori annui (quello del 2008 non è ancora, ovviamente, calcolabile se non per ipotesi). Se, volendo fare una stima, fosse stato preso per valido, costante e definitivo l’aumento del 66% riscontrato confrontando 9 mesi, si arriverebbe a fine 2008 ad un numero di sbarchi di 33.200. Ma come si può evincere dai raffronti tra 2007 e 2008 reperibili in rete, (per esempio a 7 mesi 8.266 del 2007 su 15.378 del 2008 + 86% (www.voceditalia.it) che tra l’altro indica 6 mesi, invece sul comunicato stampa Pdf del Ministero Interni questi valori si riferiscono a 7); a 8 mesi 12.419 su 20.271 + 63%), le percentuali cambiano di mese in mese e quindi anche questa supposizione decade. Se, ipotizzando che il dato della tabella si riferisca a 9 mesi, si volesse invece attribuire (dividendo per n° di mesi) un valore mensile di n° sbarchi e moltiplicarlo per 12 (24.000:9= 2,666 x 12= 32.000), si otterrebbe un valore ancora diverso. In definitiva 24.000 sembra riconducibile soltanto a quel 23.600 dei primi 9 mesi, ma che andava allora rapportato allo stesso periodo del 2007 e non all’intero anno. Per essere valido e credibile quel “cartello” doveva essere mi parrebbe, così esposto: gen-sett 2007=14.200 sbarchi, gen-sett 2008=23.600 sbarchi, ovvero + 66%. Oppure: 20.000 nel 2007 (quindi 12 mesi), 23.600 (e non 24.000) a fine settembre 2008 (quindi 9 mesi) = + 57.4% (incremento medio mensile).

La terza tabella si riferisce all’apporto produttivo: 2.200.000 immigrati regolari, 6% della popolazione, 9% della ricchezza nazionale.

Considerando che l’Istat stima la popolazione italiana (al 31/12/2007) in 59.619.290 (immigrati compresi che rappresentano il 5,8% = 3.458.000) con una forza lavoro pari a 24.981.000 (23.326.000 occupati + 1.655.000 in cerca lavoro) anche questi dati non sono comprensibili. Al di là del fatto che quando si esprimono delle percentuali andrebbe indicato anche l’universo di riferimento e il periodo, non è chiaro come interpretare questi numeri; del resto già nel corso della trasmissione il sindaco di Verona Flavio Tosi aveva sollevato il dubbio.  Se gli immigrati regolari fossero 2.200.000 (il censimento al 31/12/2006 dice che sono 2.414.972 su un totale popolazione di 59.131.287) e il Rapporto sull’immigrazione 2007 di Caritas/Migrantes stima in 3.690.000 le presenze regolari (6,2% di incidenza sulla popolazione),  rispetto a quale numero la cifra della tabella rappresenta il 6%?

Forse i 2.200.000 rappresentano solo la forza lavoro? Da un’indagine Istat, nel 2006 la forza lavoro straniera risulterebbe pari a 1.475.000. E in ogni caso andava allora rapportata alla forza lavoro totale. I 37.000.000 di individui (su cui, dopo aver rilevato l’incongruenza, si è ipotizzato in trasmissione facesse riferimento il dato) potrebbero essere quelli corrispondenti alla fascia di età 19/64 (36.654.843- censimento 2006) che nella statistica degli stranieri corrisponde a 2.179.000 individui. Ma nel cartello stava scritto  “popolazione”.

Insomma, anche qui non se ne viene fuori.

Riporto quanto dichiarato dal Ministero del Lavoro relativamente ad alcuni aggiornamenti: “Nel secondo trimestre del 2008 il numero di occupati è risultato pari a 23.581.000 con una crescita su base annua dell’1,2% (+283mila unità) che mostra una dinamica meno pronunciata rispetto al recente passato. Come già anticipato l’85% della crescita occupazionale è attribuibile alla componente straniera immigrata (+241mila unità), come effetto dell’incremento della popolazione registrata in anagrafe”.

La quarta tabella (stesso orario) si riferisce allo stipendio (fonte: elaborazione Caritas su dati Inps): € 1.500 per un italiano, € 960 per un immigrato regolare, – 37%. Non ho verificato questi dati, la percentuale è però, per esser precisi, del 36%.

La quinta tabella (stesso orario) si riferisce alle pensioni (fonte:elaborazione redazione su dati Inps): 5 miliardi di euro, 870 pensioni pagate. Qui per fortuna di percentuali non ce ne sono e al momento, considerate le difficoltà e le contraddizioni riscontrate nella ricerca dei dati, su questi ultimi sospendo momentaneamente l’indagine.

Forse qualcuno al termine di questa lettura penserà che ho dato i numeri e in effetti, tirando le somme, alla fine è proprio così!

Sono graditi chiarimenti, aggiornamenti e quant’altro possa confutare o avvalorare quanto messo in discussione.

P.S. Non per essere pignoli (peggio!) ma ancora ad oggi sul sito di Annozero, cliccando su “puntate” appare sulla sx l’elenco. La puntata del 2 ottobre (che solo qui è stata intitolata “Italiani” senza l’appellativo “brutta gente”, meno male!) porta la data del 25/9. Si tratta certamente di una banale svista (che capita a tutti),  forse l’ennesimo copia-incolla in cui non vengono aggiornati i dati (che capita a pochi?).

Lettera dal futuro

Wednesday, 8 October 2008
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Lettera dal Futuro di Wil

2013. Cari NonBloggers, per una strana casualità InterSpazioTemporale, Surfando un’onda anomala provocata dagli Studi Molecolari del Cern di Ginevra, ho la possibilità di scrivervi questa Lettera, dal Futuro. Non è uno scherzo.

Non perdete ulteriore tempo! La situazione a breve diverrà catastrofica. Verso il 2012 (scusate se erro nei tempi verbali, futuro per voi, passato per me) il Ministro Scajola sorretto da Maggioranza, Confindustria, Veltroni (che nel frattempo è diventato un fervido sostenitore del Pdl), dai Verdi e dai Neri, è riuscito nell’intento della Riesumazione Nucleare.

Per vostra fortuna la primissima MiniCentrale di “Prova”, proprio all’inaugurazione, è stata funestata da un’esplosione davvero violenta. La fuoriuscita radioattiva irrilevante, ma purtroppo l’onda d’urto ha investito i Ministri presenti. Lo stesso Scajola, Tremonti, Bondi e la Carfagna non ce l’hanno fatta. Sono stati rimpiazzati quasi immediatamente, in un clima mixato di Gioia e Rabbia, da Paolo Bonolis, il Gabibbo, Tosi ex sindaco di Verona e la Velina Mora di turno, una simpatica 40enne Obesa e Determinata.

Lo Scenario Generale? Roma è ormai un Feudo Fascista vietato ai liberi pensatori, dove confluiscono tutte le Violenze d’Italia. Ultrà, Xenofobi, Picchiatori Professionisti, Operai del Ponte sullo Stretto (iniziato ma mai finito). La Crisi Finanziaria si estenderà al Reale, molte Metropoli verranno abbandonate e ci sarà il tanto auspicato ritorno alle Campagne. Attorno a Torino si possono notare Ingegneri Gestionali che brucano erba assieme a Vacche troppo Magre e Broker decaduti con greggi di Capre zoppe al seguito.

Il Governo è riuscito nell’intento di far Regredire Culturalmente il proprio popolo, ulteriormente: il Maestro Unico ha dato il ko definitivo al già precario sistema Paese. Solo le Multinazionali rimaste riescono a finanziare Università ed Istituti vari. Tra una lezione e l’altra si apprende la Ricetta segreta della Coca Cola, il modo di sopravvivere con soli BigMac e come portare una scarpa Nike con i lacci leggermente allentati. Le Scuole Medie non esistono più, gli alunni quindi lavorano 3 anni la terra, per poi tornare a studiare al Classico o da Estetista (unici insegnamenti rimasti).

E Berlusconi? Non ci crederete mai, ma proprio prima delle Elezioni 2013 è riuscito nell’impresa impossibile. Ma prima ancora qualche appunto generale: dopo che il Lodo Alfano è stato bocciato dalla Consulta, l’ira Antigiustizialista dei Pidiellisti (molti i cittadini comuni) è esplosa in rivolta. Magistrature assaltate, Giudici sgozzati, Assalto della Corte Costituzionale a mo’ di Colpo di Stato. Il Governo è riuscito a Varare Scudi Multipli Interstellari Incrociati, nonostante la mancanza di alcun tipo di Organo avverso.

Ma torniamo alle Elezioni 2013, e concludiamo: Fassino, in uno scatto d’energia spaventoso, dopo anni di Body Building e corsi Joga in Nepal, ha rimesso su quel minimo d’opposizione giusto in tempo per contendere all’Eterno Silvio la massima carica. E se Veltroni è ormai retrocesso in qualche Sede di Partito di Provincia, D’Alema affianca il Giovane Piero nella nuova Avventura.
Ma qui il colpo di Genio Finale, Totale, del Premier: giusto nel 2013 scade il Mandato del Derelitto Napolitano, ormai Immobile e con la sola forza di Firmare una X sui Milioni di Decreti Legge imposti dall’Esecutivo. Quante ce ne sarebbero da dire! Insomma, il Colpo di Genio: Berlusconi, in un incomprensibile e vorticoso Iter Legislativo, è riuscito a strappare all’ultimo Secondo, in Parlamento, la Vittoria per la carica di Presidente della Repubblica, ad un combattivo Vittorio Sgarbi.

Ma in concomitanza di ciò, e qui l’apice della Strategia Cavalieresca, è riuscito a mutare l’ordinamento dello Stato: da Repubblica Parlamentare si è passati a quella Presidenziale, davanti ad un mare di folla festante. Sotto gli occhi increduli e rassegnati del Povero Fassino, e di quei 4 Pensatori dissidenti visti dalla massa come appestati (l’aspetto fisico lo ricorda) … E’ da quel momento in poi che Berlusconi e Sarkozy vivono felici e contenti, dominando in Coppia il Gran Consiglio d’Europa. »-

Un altro Mercoledì è arrivato, a Voi quindi la parola per la Rubrica “NonScriverlo”: quali gli scenari possibili per il 2013? Rispondete, se vi va. Come al solito, massima libertà d’espressione, di critica, di pensiero.

_____________________

A presto, grazie per la lettura (lo spirito dello scritto è supergiocoso, mi appello alla satira, sperando di esserne degno).
___
Wil – Udine.

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http://nonleggerlo.blogspot.com/

Elezioni Abruzzo. Chiodi sempre più vicino alla candidatura, mentre si consuma lo strappo Pd-Idv

Wednesday, 8 October 2008
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L’ex sindaco di Teramo, Gianni Chiodi (nella foto). Il senatore di Forza Italia, Filippo Piccone. Il coordinatore regionale di Alleanza Nazionale, Fabrizio Di Stefano. Il deputato ed ex commissario straordinario della Croce rossa, Maurizio Scelli. Quattro dossier che finiranno a breve sulla scrivania del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per la designazione del candidato alle prossime elezioni regionali in Abruzzo.

Quattro candidature frutto del lavoro di sintesi che il senatore Gaetano Quagliariello ha svolto nella regione amministrata fino a pochi mesi fa da Ottaviano Del Turco.

Una mediazione non certo facile, che ha innescato non poche polemiche ed evidenziato divergenze tra le due componenti del costituendo Pdl. Se Di Stefano rivendica la propria candidatura, forte dell’investitura ricevuta dal reggente Ignazio La Russa, dentro Forza Italia non si è mai smesso di cercare l’esponente che possa competere per mettersi alla guida della giunta regionale.

Quagliariello incontrerà nei prossimi giorni il coordinatore nazionale di FI, Denis Verdini, al quale sottoporrà le candidature. Previsto anche un incontro con il premier, certamente decisivo per dare al centrodestra abruzzese un candidato, in vista del voto di novembre. L’auspicio di tutti è che l’operazione possa concludersi entro due settimane.

Un sondaggio interno a Forza Italia incoronerebbe candidato Chiodi, subito seguito dal capogruppo azzurro in regione, Nazario Pagano. Quest’ultimo, inizialmente indicato come uno dei possibili designati, ha però preferito fare un passo indietro. “Per dare un tono di serietà” e sfilarsi dal susseguirsi di candidature e autocandidature, è stato il suo commento. L’ex sindaco di Teramo avrebbe allora qualche chance in più rispetto a Di Stefano e Piccone. Il suo profilo è già stato ampiamente vagliato dai maggiorenti del Pdl.

L’insidia forse è rappresentata solo da Scelli, il cui nome compare da qualche tempo in modo insistente in tutte le liste di papabili. Chiodi avrebbe dalla sua la buona performance alla guida della giunta comunale di Teramo, dove ha dato prova di saper governare insieme a tutto il centrodestra. Una figura di sintesi in grado di ricucire tra azzurri e aennini. E magari riallacciare con l’Udc, anche se il partito in Abruzzo continua a perdere pezzi. L’abbandono più significativo è certamente quello del capogruppo in regione, Mario Amicone, passato poco tempo fa nelle fila del Pdl.

L’ultima parola spetta comunque a Berlusconi, che saprà avvalersi, anche in questo caso, dei suggerimenti del sottosegretario alla residenza,
Gianni Letta, abruzzese che ben conosce le dinamiche locali.

Fonte: Il Velino, segnalato da Gabriele Rossi

Filippo Facci da applausi sui tagli a La7: "Chissenefrega delle star, il fatto grave e' il licenziamento di 25 giornalisti"

Wednesday, 8 October 2008
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di Filippo Facci per Il Giornale

Ma scusate, chissenefrega delle star di La7 che in ogni caso emigreranno e non faranno certo la fame: il fatto grave è il ventilato licenziamento di venticinque giornalisti, vero cuore operaio di quell’informazione tambureggiante a cui si era soliti associare La7.

Certo, si è dissolta l’aura magnetica di Giuliano Ferrara, ed è triste, se n’è andato anche Piero Chiambretti, sai che perdita, per fortuna resta Gad Lerner che per suonare i suoi assolo invita ogni volta un’intera orchestra di amici.

Ma i giornalisti licenziati? Su Liberazione del 17 settembre c’era un’incredibile intervista ad Adalberto Baldini, uno del comitato di redazione di La7: gli chiedevano dei tagli e lui rispondeva citando con preoccupazione Crozza Italia, Le invasioni barbariche, Exit, i programmi anziché le persone, e poi ancora il duopolio, Veltroni, roba da vigilanza democratica: mentre dei possibili licenziamenti dei giornalisti (tipo lui) invece non una parola, un sospetto. E parliamo dei colleghi di Omnibus, dei rotocalchi, delle dirette che spesso fungevano da servizio pubblico sostitutivo anche per merito di Antonello Piroso, uno che, pur ipersensibile all’equi-lontananza dai politici (genere Mentana) resta quanto di meglio c’è in giro. Ce ne accorgeremmo se, come dicono, Lilli Gruber si apprestasse a sostituirlo: segno finale che a La7 gliela stanno proprio scavando.

LILLI GRUBER TORNA IN TV. La rossa lascia l’europarlamento per approdare a La7, una tv a rischio di sopravvivenza (Bignardi e Chiambretti, addio!)

Sentenza Pirate Bay: la questione non e' chiusa. Sito ancora bloccato e rischio di nuove azioni penali

Wednesday, 8 October 2008
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“Il dissequestro di Pirate Bay è avvenuto per un vizio di forma, ma per la Giustizia italiana la storia non può finire qui”

The Pirate Bay, la famosissima Baia dei Pirati – uno dei maggiori siti di downloading –  e’ ancora bloccato, nonostante il Tribunale di Bergamo ne abbia sancito il dissequestro, ma leggendo le motivazioni della sentenza la questione non è chiusa, anzi.

L’annullamento del sequestro preventivo del sito si è concretizzato soprattutto per un vizio di forma, perche’ lo strumento del bocco preventivo non poteva essere utilizzato per obbligare un provider ad inibire l’accesso ad un sito o servizio online. Per procedere bisognerebbe affidarsi a provvedimenti di altro genere, come ad esempio quelli a disposizione dalle amministrazioni dello Stato o del Ministero dell’Interno.

Ma i giudici ravvisano i presupposti cautelari per proseguire con un’azione penale. I centinaia di migliaia di contatti italiani rilevati dalla Guardia di Finanza, secondo il Giudice “…per specificità, l’evidenza e l’ampiezza dell’offerta contenuta nel sito oggetto di cautela, devono essere ragionevolmente ricondotti, almeno in una significativa parte, all’acquisizione in rete di beni protetti dal diritto di autore, in violazione delle norme a presidio dello stesso”. Cio’ significa ammettere un rapporto tra accesso a Pirate Bay e violazione delle norme sul diritto d’autore. La controversia e’ destinata a proseguire.

Caso ThePirateBay.org. La sentenza del tribunale di Bergamo

 

Caso ThePirateBay.org. La sentenza del tribunale di Bergamo

Tuesday, 7 October 2008
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l Tribunale del Riesame di Bergamo deposita, in data 3 ottobre 2008, le motivazioni del riesame avverso il provvedimento del GIP di Bergamo che disponeva il sequestro preventivo del sito internet www.thepiratebay.org.

Il Tribunale ritiene assorbente il motivo relativo all’impossibilità di configurare un provvedimento di sequestro come quello posto in essere in quanto “produce l’effetto di sovvertire natura e funzione” del sequestro preventivo conosciuto dal nostro Ordinamento.

###########################

Repubblica Italiana
Tribunale di Bergamo
Sezione penale del dibattimento in funzione di giudice del riesame
ordinanza di accoglimento di riesame avverso sequestro preventivo
– art. 324 c.p.p. –
********
Il Tribunale di Bergamo, composto dai Magistrati:
dott. Vittorio Masia Presidente
dott. Stefano Storto Giudice Rel.
dott. Marialuisa Mazzola Giudice

letti
gli atti del procedimento in epigrafe nei confronti di S.K.P. Ed altri per il reato di cui agli artt. 110 c.p. e 171 ter co. 2 lett a bis) L. 633/41 ed esaminata la documentazione;

udite
le parti all’udienza in data 24.9.2008;

premesso
che, su richiesta del Pubblico Ministero, in data 1.8.2008 il GIP di Bergamo disponeva il sequestro preventivo del sito web www.thepiratebay.org, disponendo che i fornitori di servizi internet (Internet Service Provider) e segnatamente i provider operanti sul territorio dello Stato italiano inibiscano ai rispettivi utenti – anche a mente degli artt. 14 e 15 del Decreto Legislativo n. 70 del 9.4.2003 – l’accesso:
all’indirizzo www.thepiratebay.org;
ai relativi alias e nomi di dominio presenti e futuri, rinvianti al sito medesimo;
all’indirizzo IP statico 83.140.176.146, che al momento risulta associato ai predetti nomi di dominio, e ad ogni ulteriore indirizzo IP statico associato ai nomi stessi nell’attualità ed in futuro;

rilevato
che con ricorso ex art. 324 c.p.p. e successiva memoria depositata il giorno dell’udienza, i difensori di S.K. chiedevano la revoca del sequestro, eccependo nullità di ordine processuale; difetto di giurisdizione; insussistenza del fumus delicti; nonché falsa applicazione dell’art. 321 c.p.p., degli artt. 14/17 D.L.vo 70/03 e della direttiva 2000/31/CE;

ritenuto
che non può allo stato revocarsi in dubbio la sussistenza del fumus delicti (quantomeno secondo la tipicità dell’art. 171 co. 1 lett. a bis) L. 633/41), alla luce di quanto evidenziato dalla Guardia di Finanza, che riferisce di un elevatissimo numero di contatti al sito in questione registrati sul territorio nazionale (in termini di alcune centinaia di migliaia);
che tali contatti, per specificità, l’evidenza e l’ampiezza dell’offerta contenuta nel sito oggetto di cautela, devono essere ragionevolmente ricondotti, almeno in una significativa parte, all’acquisizione in rete di beni protetti dal diritto di autore, in violazione delle norme a presidio dello stesso;
che in proposito a nulla rileva il fatto che tali beni non siano nella diretta disponibilità degli indagati, ma collocati in archivi contenuti in apparecchi elettronici di altri soggetti, dal momento che solo le informazioni contenute nel sito in questione (nel quale si trovano le chiavi per accedere agli archivi di cui sopra e attingerne direttamente documenti) consentono la realizzazione di quei contatti in numero esorbitante cui fa riferimento la Guardia di Finanza;
che in tale contesto risulta del tutto evidente come gli indagati, attraverso il sito www.thepiratebay.org, quantomeno mettano a disposizione del pubblico della rete opere dell’ingegno protette, condotta astrattamente rispondente alla tipicità dell’art. 171 citato;
che, riconosciuto il fumus per come esposto, deve altresì affermarsi la sussistenza del periculum, dovendosi in proposito osservare che l’elevatissimo numero di connessioni rilevate induce a ritenere in via probabilistica (valutazione del tutto compatibile con il carattere della delibazione cautelare) l’attualità della commissione del delitto ipotizzato;
che, atteso il concreto atteggiarsi del fatto come sopra tratteggiato, all’affermazione della sussistenza di fumus e periculum, deve conseguentemente affermarsi anche la sussistenza della giurisdizione italiana;

considerato
che occorra ora esaminare il profilo inerente alla falsa applicazione dell’art. 321 c.p.p., che, in quanto attinente al merito, ha natura assorbente degli ulteriori profili eccepiti;

ritenuto
che le misure cautelari – e segnatamente i sequestri, secondo l’ordinamento processuale penale – hanno carattere di numerus clausus, non conoscendo il codice di rito un istituto atipico quale quello di cui all’art. 700 c.p.c.;
che di conseguenza non è giuridicamente possibile emettere sequestro preventivo al di fuori delle ipotesi nominate per le quali l’istituto fu concepito;
che il sequestro preventivo ha una evidente natura reale (come peraltro fatto palese dallo stesso nomen iuris del genere al quale esso appartiene), in quanto si realizza nell’apposizione di un vincolo di indisponibilità sulla res, che sottrae il bene alla libera disponibilità di chiunque;
che dunque l’ambito di incidenza del sequestro preventivo deve essere ristretto alla effettiva apprensione della cosa oggetto del provvedimento;

considerato
che il decreto censurato ha il contenuto di un ordine imposto dall’Autorità Giudiziaria a soggetti (allo stato) estranei al reato, volto ad inibire, mediante la collaborazione degli stessi, ogni collegamento al sito in questione da parte di terze persone;
che tale decreto (pur astrattamente in linea con la previsione degli artt. 14 e ss. D.L.vo 70/03), lungi dal costituire materiale apprensione di un bene, si risolve in verità in una inibitoria atipica, che sposta l’ambito di incidenza del provvedimento da quello reale – come detto ambito proprio del sequestro preventivo – a quello obbligatorio, in quanto indirizzato a soggetti indeterminati (i cd. provider), cui è ordinato di conformare la propria condotta (cioé di non fornire la propria prestazione), al fine di ottenere l’ulteriore e indiretto risultato di impedire connessioni al sito in questione;

ritenuto
che l’uso del tipo di cui all’art. 321 c.p.p., quale inibitoria di attività, non può però essere condiviso, in quanto produce l’effetto di sovvertirne natura e funzione, di talché il sequestro deve essere annullato;

PQM
visti gli artt. 321, 322 e 324 c.p.p.

annulla
il decreto di sequestro preventivo emesso in data 1.8.2008 dal GIP di questo Tribunale.
Manda alla cancelleria per quanto di competenza.
Così deciso in Bergamo, il 24 settembre 2008

F.to I Giudici

======
Al Pubblico Ministero Giancarlo Mancusi
All’avv. Giovanni Battista Gallus del Foro di Cagliari anche per S.P.K.
All’avv. Francesco Paolo Micozzi del Foro di Cagliari
Al GIP dott.ssa Mascarino

Ancora Facci & Travaglio. Marco su L'Unità: "E' ossigenato e pagato dal Cainano", Filippo: "E' scorretto e falso. Inventa sciocchezze perchè non ho difetti fisici da schernire, come fa con tutti"

Tuesday, 7 October 2008
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di Gabriele Mastellarini

Solo una mia breve introduzione a quello che leggerete in seguito: una replica di Filippo Facci indirizzata a Concita De Gregorio, direttore de L’Unità e un articolo di Marco Travaglio pubblicato oggi su L’Unità nella rubrica “Ora d’Aria”.

Proviamo a spiegare e beneficio dei più. 1) Travaglio – che si ritiene ossessionato da Facci ma in due giorni ne parla prima in un’intervista ad Affari Italiani e poi su L’Unità nell’articolo seguente, senza che l’altro l’abbia minimamente cagato – scrive un articolo sul processo Mills-Berlusconi, non citando mai Filippo Facci ma chiamandolo, nell’ordine “quello biondo platino con le mèches del Giornale, una sorta di Ghedini con la parrucca di Sharon Stone”; “giornalista ossigenato copia e incolla” e “simil-Ghedini ossigenato”. 

Sul punto la risposta di Facci non fa una piega: “E’ ovviamente falso ch’io sia «mechato», «ossigenato» e altre sciocchezze che Travaglio inventa non avendo a disposizione altri palesi difetti fisici da schernire come è solito fare (con tutti)”.  Sul punto sono d’accordo con Facci, bisognerebbe dire al giornalista torinese di smetterla con questi epiteti (dalle sue parti va molto in voga quello di verme e lombrico rifilato a Schifani e a Del Noce) e di essere più rispettoso di colleghi. Sarebbe poi ora che qualcuno gli chiedesse conto dei suoi libri scritti sulla Mafia, in particolare nelle parti relative al maresciallo-talpa Pippo Ciuro, ma questa è un’altra storia.

2) Travaglio nell’articolo odierno scrive che: “Il Cainano deve poi pagare un battaglione di politici e cosiddetti giornalisti che ripetono a pappagallo le panzane dei suoi avvocati”, riferendosi anche a Facci, il quale replica che tale affermazione è “scorretta”. Anche stavolta Facci ha ragione. E’ bene ricordare a Travaglio che l’attuale panorama italiano è pieno di editori impuri e Berlusconi è quello più importante. Ma è scorretto dire che, ad esempio, Roberto Saviano è “pagato” da Berlusconi perché pubblica per Mondadori, come del resto Carlo Lucarelli. E anche Michele Santoro è stato dipendente Mediaset, ma non si può dire che sia stato pagato dal Cainano. Così come è scorretto dire che Travaglio è pagato da De Benedetti, editore de L’espresso e di Repubblica, giornali per i quali Travaglio è a libro paga. Bisognerebbe invece chieder conto a Travaglio del perché non ha parlato delle riunioni tra De Benedetti e i politici abruzzesi finiti in galera nello scandalo della sanità abruzzese, del quale il giornalista torinese si è occupato. Ma anche questa è un’altra storia.

Ricevo da Filippo Facci. Qualora riportassi ciò che scrive di me Travaglio, eccoti la risposta che ho mandato alla Di Gregorio.
***

Gentile Direttore,
Riterrei per me disonorevole dover querelare l’Unità, perciò Le chiedo la
gentilezza di poter almeno precisare un paio di questioncelle a proposito
del solito articolo di Marco Travaglio, il quale mi tira regolarmente in
ballo salvo poi dire che io sarei ossessionato da lui.

Brevemente: è scorretto scrivere ch’io sarei «pagato dal Cainano» per
«ripetere a pappagallo le panzane dei suoi avvocati». Lo è formalmente, lo è
storicamente (mi perdoni il termine pomposo) e resta oltretutto singolare
che a supporlo sia un personaggio che ha fatto carriera ricopiando intere
sentenze di magistrati. Faccio presente che l’unico ad aver inoppugnabilmente copiato da un avvocato, per ora, è stato Travaglio nel
riportare testualmente un intervento del suo legale Caterina Malavenda (su
l’Unità del 15 giugno scorso) attribuendoselo come proprio, peraltro prima
che l’intervento della medesima fosse riportato dall’agenzia Ansa: a meno di
voler credere, essendo i brani identici,  che Caterina Malavenda abbia
copiato da Travaglio un intervento sul diritto dell’informazione, materia
della quale lei è docente.

E’ ovviamente falso, infine, ch’io sia «mechato», «ossigenato» e altre
sciocchezze che Travaglio inventa non avendo a disposizione altri palesi
difetti fisici da schernire come è solito fare (con tutti) nonostante abbia
un fisico da malato terminale. Qualora volesse avvalersi del cosiddetto
diritto di satira, come è solito fare, debbo ricordare che appigliandosi al
medesimo, e sempre scrivendo su l’Unità,  Travaglio è stato condannato per
diffamazione all’inizio dell’anno scorso dal Tribunale di Torino. Grazie per
lo spazio concessomi.
 
Filippo Facci

Prendi due, paghi uno. Di Marco Travaglio per L’Unità del 7 ottobre 2008.

A sentir lui, Al Tappone ha già speso «180 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti»: oltre 10 milioni per ciascuno dei 17 processi subiti finora. E con risultati tutt’altro che esaltanti, visto che è ancora imputato in 5 e rischia di tornare in tribunale se la Consulta boccerà la legge Alfano.

Già spremuto fino all’osso dai suoi legali, il Cainano deve poi pagare un battaglione di politici e cosiddetti giornalisti che ripetono a pappagallo le panzane dei suoi avvocati.

Spesa del tutto inutile, almeno per i giornalisti: basterebbe nominare direttori, cronisti ed editorialisti degli house organ di famiglia gli avvocati Ghedini, Pecorella e Longo, con notevole risparmio. Si chiama «economia di scala». Prendiamo per esempio quello biondo platino con le mèches del Giornale, una sorta di Ghedini con la parrucca di Sharon Stone. L’altro giorno ha scritto una pagina sull’ordinanza del Tribunale di Milano che, per la seconda volta, ha spedito alla Consulta la porcata Alfano, in quanto viola almeno 6 articoli della Costituzione. E ha deciso di proseguire il processo Mills-Berlusconi a carico di Mills, che non è un’alta carica dello Stato e nemmeno bassa (oltretutto è cittadino britannico), quindi non rientra nella porcata. Decisione scontata e tutt’altro che inedita: capita di continuo che, come prevede la Costituzione, i giudici che la ritengono violata da una legge chiedano alla Consulta di cassarla per evitare di applicare una norma incostituzionale. Stavolta però c’è di mezzo il padrone, dunque l’ordinaria amministrazione diventa scandalo. Ghedini, sempre spiritoso, dichiara: «Per la seconda volta i giudici di Milano rifiutano di applicare una legge del Parlamento… Ma, se questo collegio prevenuto dovesse condannare Mills, la sentenza non avrebbe valore politico né giuridico per Berlusconi». Il giornalista ossigenato copia e incolla: «Milano rifiuta per due volte di applicare una norma approvata dal Parlamento… Nella remotissima ipotesi che Mills dovesse essere condannato, l’effetto su Berlusconi sarebbe nullo» perché «le difese ritengono la Gandus troppo politicamente orientata». Questa Gandus è addirittura «tracotante», perché se ne infischia del «Capo dello Stato» che ha firmato l’Alfano. Il poveretto forse ignora che tutte le eccezioni di incostituzionalità puntano a cancellare leggi firmate dal capo dello Stato (senza la firma non sarebbero leggi e non ci sarebbe bisogno di impugnarle alla Consulta). Poi, in un italiano malfermo, se la prende con Di Pietro, reo di essere addirittura in sovrappeso: «Il corpulento dell’Italia dei Valori è sicuro che ci sarà una condanna (per Mills): questo nonostante trattasi, il processo Mills, del procedimento in assoluto più inconsistente tra tutti quelli che Berlusconi ha subìto in da una quindicina d’anni». Chiedendo scusa alla lingua italiana per aver riportato una simile bestialità, azzardiamo una domanda: ma perché il procedimento in assoluto più inconsistente eccetera preoccupa così tanto Al Tappone e le sue badanti? Perché lo aboliscono per legge, ricusano il giudice (anche ora che non potranno più giudicare il Cavaliere) e dedicano alla faccenda ettolitri d’inchiostro?

Se, come dicono, Al Tappone è sempre stato assolto nei processi più consistenti, non avrà difficoltà a farsi assolvere anche in quello più inconsistente. Invece sono terrorizzati. E hanno ragione, perché qui le toghe rosse c’entrano poco: qui c’è la confessione scritta, verbalizzata e poi comicamente ritrattata da Mills.

Ma il simil-Ghedini ossigenato, con grave sprezzo del ridicolo, insiste: «I legali di Berlusconi si erano dapprima augurati di poter andare a sentenza, così da incassare un’assoluzione che sarebbe stata (o sarà) inevitabile anche per il giudice più prevenuto di questa terra», perché «in mano al pm De Pasquale non c’è nulla». Ecco: l’avv. Ghedini non vedeva l’ora di arrivare a sentenza, infatti ha chiesto di rinviare il processo a dopo le elezioni, poi i suoi testimoni han fatto di tutto per non farsi trovare e allungare il brodo di un processo agli sgoccioli, infine ha ricusato la giudice Gandus per ricominciare tutto da capo. Dopodichè ci si è messo anche l’on. Ghedini, un semplice omonimo, che proprio sul più bello ha ispirato la legge Alfano che ha espulso Al Tappone dal processo. Deve averlo fatto per dispetto: per impedire alla Gandus di assolverlo. Figurarsi la rabbia dell’avv. Ghedini contro l’on. Ghedini. Dev’essere proprio furioso.

(Anche su http://www.antimafiaduemila.com/content/view/9492/78/)

NONSOLOSOLDI. Riflessioni sulla crisi: l'economia reale e l'economia di carta. E non finisce qui…

Tuesday, 7 October 2008
Pubblicato nella categoria NONSOLOSOLDI

di Gianluigi De Marchi per www.dituttounblog.com

C’è un aspetto legato alla crisi dei mercati finanziari e delle borse che nessuno ha ancora sufficientemente messo in evidenza: l’assoluta inconsistenza reale dei titoli quotati.

Quasi la totalità di quello che oggi figura presente alla Borsa italiana è carta pura che poggia su altra carta che poggia su altra ancora, e solo un’infima minoranza rappresenta aziende che producono, danno lavoro, creano ricchezza. Diamo un’occhiata al materiale presente nei vari comparti della Borsa.

La sezione principale, dal punto di vista razionale, è quella delle società, che rappresentano l’economia pulsante: ogni azione è una quota di capitale, una fetta di patrimonio esistente (macchinari, stabilimenti, prodotti, ecc.).
Sono 241 le società quotate, un numero non elevato a livello mondiale (a Londra, Parigi o Madrid sono 5 o 10 volte di più) ma comunque significativo del nostro paese.

Ma guardando bene la composizione del listino, si scopre con sorpresa che solo 109 società appartengono al settore manifatturiero (quello che produce), mentre la maggioranza (132) rientra nell’ampio settore dei servizi primari o secondari. Il bello (anzi, il brutto…) è che la capitalizzazione complessiva di chi produce è di soli 144 miliardi di euro, mentre quella di chi lavora intorno a chi produce è di ben 570 miliardi di lire. Morale: il 45% delle società quotate, quelle che “fanno” rappresenta solo il 20% della capitalizzazione totale; e già questo fa riflettere, poiché appare evidente che in un teorico PIL nazionale misurato dalla borsa solo un quinto è dato da beni e ben quattro quinti è dato da servizi (banche, assicurazioni, televisioni, ecc.).

Ma non finisce qui…
Ci sono 268 ETF quotati (più delle società…) che sono un investimento di “secondo livello” perché rappresentano un patrimonio composto da società facenti parte di un certo indice. Pezzi di carta che vivono su pezzi di carta.

Ma non finisce qui…
Ci sono 1.580 Certificates, quegli strani titoli a durata prefissata che rappresentano scommesse su un certo titolo quotato; di questi 201 sono legati ad aziende manifatturiere, 316 (l’80%) ad aziende di servizi. Pezzi di carta che vivono su pezzi di carta.

Ma non finisce qui…
Ci sono la bellezza di 2.224 covered warrant, quei titoli della “finanza creativa” che consentono di scommettere su un titolo quotato, sia al rialzo che al ribasso. Ed anch’essi sono legati in prevalenza al settore dei servizi, e ben 1.048 sono legati ad azioni quotate in mercati stranieri. Pezzi di carta che vivono su pezzi di carta.
Facciamo due conti: 109 società manifatturiere reggono sulle loro spalle qualcosa come 4.205 pezzi di carta, cioè ognuna ne genera almeno 40! Un effetto leva da brivido.
Sotto un altro punto di vista (anch’esso da brivido) solo il 2,5% del listino complessivo rappresenta qualcosa di reale, il 97,5% è finanza pura che, come è noto, non produce di per sé nulla per la collettività (ma produce enormi profitti per chi crea i vari certificates e covered warrant).
Vogliamo cominciare a pensare di mettere fine a questa situazione?
Fuori dalla Borsa i prodotti di “finanza pura” (3.804 pezzi di carta) e vediamo se la maggior semplicità di mercato, la maggior trasparenza, la maggior serietà (se compro Fiat o Generali investo in aziende, con un certificate o un covered warrant gioco e basta).

La Borsa ritorni ad essere luogo d’incontro di capitali a sostegno dell’economia reale, lasciamo che i giovanotti con gli occhialini colorati ed il Master sfoghino la loro bravura andando a puntare fiches nel luogo naturale, Saint Vincent o Sanremo, scoprendo finalmente che solo il croupier vince, pelando i poveri diavoli del tavolo verde…

Posta e riposta. Benny Calasanzio Borsellino

Tuesday, 7 October 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE


Riceviamo e pubblichiamo dal giornalista Benny Calasanzio Borsellino
Si è vero, sono il nipotino di Borsellino. Di due. Paolo e Giuseppe, piccoli imprenditori uccisi per non aver pagato il pizzo. Non giudici. Uomini. Non chiedo rispetto per me, ma per i miei parenti si.
Buona diffamazione,
Benny Calasanzio Borsellino

Risponde Gabriele Mastellarini
Caro Benny,
non capisco i toni di questo messaggio. Io e gli altri collaboratori di questo BloGiornale ci siamo limitati a pubblicare un tuo articolo sul caso Travaglio e su Pippo Ciuro: un personaggio che dovresti conoscere bene per esserti occupato del processo a Cuffaro (riporto qui sopra un tuo intervento trovato su YouTube).

Successivamente, a seguito del documentario “Doppio Gioco”, siamo tornati a parlare di Ciuro e ora arriva questo “buona diffamazione” che non mi piace e non ci piace affatto, perché noi non diffamiamo proprio nessuno, caro Benny, e rispettiamo tutte le vittime della Mafia, iniziando dai tuoi zii. Li rispettiamo e vogliamo che la loro memoria sia rispettata.

Volevamo però spiegare qualcosa in più su come oggi si fa informazione in Italia e sopratutto su “chi” fa informazione e scrive anche libri sulla Mafia. Volevamo dare un punto di vista in più. Scusaci se abbiamo detto la verità, in nome della libertà. Secondo me la Mafia si combatte dicendo sempre la verità. Dire bugie o “attutire” la verità è peggio dell’omertà. E noi, caro Calasanzio Borsellino, non siamo né bugiardi né omertosi.

Buon lavoro.

Gabriele Mastellarini 

Marco Travaglio parla del processo a Cuffaro e Aiello, recita l'intercettazione Berlusconi-Cuffaro (ma non parla di Ciuro)

Tuesday, 7 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

TRAVAGLIO CHE IMITA IN SICILIANO TOTO’ CUFFARO E IN MILANESE SILVIO BERLUSCONI. IL PUBBLICO RIDE. MA QUI C’E’ DAVVERO POCO DA RIDERE. (g.mast.)

SEGRETO DI STATO. Il testo del decreto che nomina la Commissione per ottenere i documenti. Letta: "E' necessario provvedere alle richieste d'accesso", compresa quella di Gabriele Mastellarini

Tuesday, 7 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

SEGRETO DI STATO. Dopo i ricorsi di Gabriele Mastellarini, il Governo nomina una commissione per l’accesso ai documenti. DPCM 23 settembre 2008, in Gazzetta Ufficiale del 3 ottobre 2008 – Istituzione di una Commissione per definire le procedure di accesso alla documentazione per la quale viene a decadere il Segreto di Stato.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303;
Visto  l’art.  39  della  legge  3 agosto 2007, n. 124, inerente la disciplina del Segreto di Stato;
Visto  il  regolamento  di  attuazione  dell’art.  39  della  legge 3 agosto  2007,  n.  124,  adottato  dal Presidente del Consiglio dei Ministri pro-tempore in data 8 aprile 2008;
Visto   il  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri 22 maggio 2008, con cui sono state attribuite al Sottosegretario alla Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri,  dott.  Gianni  Letta,  le funzioni in materia di servizi di sicurezza;
Visto   il  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri 16 luglio  2008,  con  cui il Sottosegretario Letta e’ stato nominato Autorita’ Delegata per la Sicurezza della Repubblica;
Ritenuto   opportuno   definire   le   procedure  di  accesso  alla documentazione  per  la  quale viene a decadere il Segreto di Stato e provvedere  alle  relative  esigenze  istruttorie  per  le  richieste formulate  ai  sensi  dell’art. 39, commi 7 e 8, della legge 3 agosto 2007, n. 124;
                              Decreta:

                               Art. 1.

1. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e’ istituita una Commissione  per definire, entro e non oltre sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, le  procedure  di  accesso  alla documentazione  per la quale viene a decadere il Segreto di Stato ai sensi  dell’art. 39, commi 7 e 8, della legge 3 agosto 2007, n. 124 e del relativo regolamento di attuazione. La Commissione dovra’ inoltre valutare le specifiche richieste di accesso.
2.  La  Commissione dovra’ altresi’ individuare eventuali possibili modificazioni  del regolamento di attuazione dell’art. 39 della legge n. 124/2007 nonche’, qualora ritenuto opportuno, eventuali variazioni della stessa legge n. 124/2007.
                   Art. 2.

1.  La Commissione di cui all’art. 1 e’ presieduta dal dott. Renato Granata, Presidente emerito della Corte costituzionale ed e’ altresi’ composta da:
dott. Alberto De Roberto, gia’ Presidente del Consiglio di Stato;  dott.ssa    Fernanda    Contri,    gia’   Giudice   della   Corte costituzionale; prof. Antonino Intelisano, Procuratore militare della Repubblica;   dott.  Ignazio  Francesco Caramazza, Vice Avvocato generale dello Stato;   dott. Carlo Mosca, prefetto di Roma;   prof.   Massimo   Luciani,   professore   ordinario   di  diritto costituzionale.
                               Art. 3.

1.   Ai   lavori   della  Commissione  possono  essere  invitati  a partecipare,  qualora  ne  emerga la necessita’, i rappresentanti dei dicasteri interessati per materia.  2.  Ai  membri  della  Commissione  spettano i rimborsi delle spese documentate.
Art. 4.

1.  Le  attivita’  di  segreteria della Commissione sono svolte dal Dipartimento  affari  giuridici  e  legislativi  della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il  presente decreto e’ trasmesso ai competenti organi di controllo
e   sara’   pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica
italiana.
 Roma, 23 settembre 2008
 p. Il Presidente del Consiglio dei Ministri
Letta