Marco-puro-e-Ciuro. Qualcuno ci scrive

Monday, 13 October 2008
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Riceviamo da Filippo Facci

Ma un giornalista fa comizi pubblici a manifestazioni politiche?
Un giornalista fa satira?
Un giornalista si difende in tribunale opponendo il diritto di satira?
Un giornalista parla alle feste di partito come quella di Di Pietro?
Un giornalista va in vacanza coi magistrati di cui scrive?
Un giornalista è uno che riporta sempre e solo, sempre e solo, sempre e solo l’opinione dell’accusa?
Un giornalista passa il tempo a spiegare che solo lui saprebbe fare domande scomode e che tutti gli altri (tutti, tutti, tutti tranne quelli che lavorano con lui) sono dei servi?
Continuate voi.

Riceviamo da Fabrizio Spinella

Sono Ciuro.
Vi giuro
che ero all’oscuro.
Eravamo divisi da un muro.

Sono Travaglio.
E’ tutto uno sbaglio.
Ho emesso un raglio
invece di fare un taglio.

CULTUR@. La Fiera delle Parole a Rovigo. Uno spuntino mentale.

Monday, 13 October 2008
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di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Presso la Fiera di Rovigo, esempio di riqualificazione industriale ed architettonica che ha sede nell’area dell’ex Zuccherificio, si è svolta la seconda edizione della Fiera delle Parole (4-12 ottobre).

Ricco il programma sia per la presenza di giornalisti e scrittori (Andrea De Carlo, Benedetta Cibrario, Claudio Sabelli Fioretti, Valerio Massimo Manfredi, Gian Antonio Stella, Cinzia Tani, Marco Travaglio, Paolo Giordano, Giuseppe Ayala, Oliviero Beha, solo per citarne alcuni), sia per la ricchezza di iniziative che oltre agli incontri con l’autore ha proposto convegni, reading, mostre, rappresentazioni teatrali e musicali, proiezione di film e documentari.

Un susseguirsi di eventi che sembravano davvero rincorrersi l’un l’altro considerata in alcuni casi la sovrapposizione e la conseguente necessità di trasferirsi in fretta dalla Sala Rossa alla Sala Blu, dalla Bisaglia alla Rigolin. Per fortuna c’era il Caffè Letterario; luogo in cui, oltre ad assistere alla presentazione di altri autori, si poteva fare un break ristoratore tra una corsetta e l’altra. E ritrovarsi seduti sul casalingo divano in tela grezza, un po’ troppo bassino e scomodo per la verità, fianco a fianco con Sergio Staino o con Giuliano Montaldo (di cui è stato proiettato il film “I  demoni di San Pietroburgo”).

Chi con le corse ha avuto modo di sospendere, per almeno 32 giorni, la frequentazione e l’inesorabile sottomissione a cui siamo tutti più o meno  prostrati, è il duo (maratoneti, suppongo, per caso) Claudio Sabelli Fioretti-Giorgio Lauro. All’insegna di andamento lento e recupero di un  ritmo più umano, contatto con la gente e il paesaggio, i due colleghi ed amici hanno intrapreso l’anno scorso, dal 7 giugno all’8 luglio  “la marcia del cazzeggio“. Partiti da Masetti di Lavarone (località in cui risiede il Claudio) dopo 32 tappe, pari al 659 Km, i due sono giunti a Cura di Vetralla (paese in cui è nato il Claudio). Il ritmo era infatti di 5 Km/h, quel grande 5 stampato sulla t-shirt che indossavano cammin facendo, posto all’interno di un cerchio a mo’ di cartello stradale. Una sorta di emblematica divisa  divenuta gadget e posta in vendita al bureau insieme al libro intitolato appunto “A piedi“, in cui compiuta l’impresa è stato trascritto il relativo diario del cammino. I due, che nel frattempo hanno certamente smaltito fatiche e guarito vesciche, erano molto allegri e scanzonati ed è questo il tono con cui hanno voluto presentare il libro, che certamente si attiene a questo stile. In realtà si è trattato della proiezione di numerose fotografie del percorso, scherzosamente commentate (girasoli “rincoglioniti” perché come si rileva dalla proiezione dell’ombra sono girati con il sole alle spalle, Claudio che ammolla i piedi sul bidet tenendo il pc sulle ginocchia, Giorgio che si fionda dentro ogni porta aperta per rubare l’acqua dal frigo, bizzarri cartelli stradali ecc…)

Tanto che, alla fine della presentazione, una signora in prima fila ha domandato se nel libro avrebbe trovato solo le foto proiettate e relativi commenti (come dire “allora che lo compro a fare?”) o anche frammenti di vera scrittura, “qualcosa” che raccontasse “qualcosa”. Lo spirito provocatorio della domanda è stato giustamente la conclusione di una presentazione all’insegna  dell’ironia e del divertimento.

Poi tutti di corsa, superando ahimè i 5 Km/h, ad assistere alla presentazione della rivista Emme -Periodico di filosofia da ridere e politica da piangere (allegato all’Unità), con Sergio Staino che ha firmato tutti i disegni della manifestazione.

Seguono gli aneddoti del medico-scrittore Andrea Vitali che presenta il suo ultimo libro “La Modista” raccontando come questi, rubati al suo parterre di stravaganti pazienti, ispirino le sue godibili e divertenti storie reinventando una sorta di commedia all’italiana.

Intanto Giancarlo Marinelli presentava “Non vi amerò per sempre“, ispirato alla vicenda di Cristo, ma da quando ho sentito dire al Papa (che profondamente rispetto) che i soldi non sono niente, e che a costruire nella sabbia (cioè dando valore al denaro) si finisce per crollare io, che non sono venale ma che con la crisi in cui stiamo sprofondando mi angoscio e mi affliggo come tutti per il presente ed il futuro, non ho voglia di sentir parlare di santi, di universo né  di paradiso.

Alla presentazione di Giulio Casale, e del suo libro “Intanto Corro“, si assiste ad uno spettacolo più completo e variegato: intervista, lettura, recitazione, chitarra e canzoni. Lui è un lungo e magro angelo biondo, vestito total black, con una calda e profonda voce impostata, che dalla musica (fa parte del gruppo degli Estra) è passato alla poesia, al teatro, ai libri. E infatti in quest’ora di performance ci fa assaggiare un pezzetto di ogni sua specialità (tra le varie, ha anche riportato in teatro lo spettacolo di Giorgio Gaber “Polli di allevamento”, e in effetti c’è qualcosa nella sua voce e nel modo di  porgerla che ricorda tanto  il Signor G).

Devo riconoscere che personalmente ho molto gradito la sensibilità poetica di questo artista che ha parlato di “creare silenzio intorno alle parole”, di “tempi in cui sembra che l’arrogante decisionismo sia plauso e virtù”, e che “l’umanità è ridotta alla sua caricatura”. Lo trovo insomma “appetitoso”.

E alla fine di questo sabato pomeriggio, dopo aver visitato anche la mostra su “I 55 giorni di Aldo Moro” (racconto del sequestro attraverso le prime pagine dei quotidiani e dei settimanali dell’epoca) e lo spazio espositivo di ben 700 mq  dedicato all’editoria, in cui si possono trovare oltre ai libri nuovi e vecchi anche pagine introvabili, possiamo affermare, da buongustai letterari, di poter essere soddisfatti e andarcene con la pancia (ops!la mente!) piena.

HAPPY BIRTHDAY TRAVAGLIO

Monday, 13 October 2008
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Oggi è il compleanno di Marco Travaglio. Fategli gli auguri anche da parte mia. (g. mast.)

Report (Rai Tre). Se il metodo Travaglio, travolge la Gabanelli

Sunday, 12 October 2008
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Scusate, non son degno di giudicare colleghi di altissimo livello come Milena Gabanelli e gli altri giornalisti di Report. Consentitemi però di dire solo una cosa: il servizio di apertura su Alitalia, fatto sul modello Marcotravagliato, valeva pochissimo rispetto alla più breve inchiesta sulla malasanità realizzata da Giovanna Corsetti e mandata in onda dopo le 23 quando la palpebra è in fase calante. Chapeau alla Corsetti e, comunque, alla Gabanelli. (g. mast.)

Ancora Vespa & Travaglio. Bruno s'ispira a questo blog e attacca Marco sulla storia di Ciuro e del libro Intoccabili (scoperta da noi). Travaglio glissa e rilancia sulle vacanze di Vespa con Mannino

Sunday, 12 October 2008
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di Gabriele Mastellarini

Sono davvero lusingato. Dopo Filippo Facci anche Bruno Vespa (purtroppo senza citarmi a differenza del collega) spara su Marco Travaglio “avvalendosi” di un mio editoriale uscito su questo blog e su “Affari Italiani” relativo alle omissioni di Travaglio a proposito di Pippo Ciuro, l’ex maresciallo della Dia condannato in primo grado e in appello a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento personale a Michele Aiello (braccio destro del boss Provenzano) violazione del sistema informatico della procura e rivelazione di segreto d’ufficio e nel passato protagonista delle indagini su Dell’Utri. Di Ciuro, il giornalista-scrittore Travaglio era tornato ad occuparsi nel 2005 nel libro “Intoccabili” che sono stato il primo a riprendere e a rileggere per capire come fosse stato trattato l’ex compagno di vacanze, definito semplicemente “talpino” o millantatore, mentre la sentenza di appello lo definisce “una figura estremamente compromessa col sistema criminale”. Travaglio, nella successiva replica a Vespa pubblicata sempre su L’Unità, continua a non rispondere nel merito alle critiche relative alle sue vacanze 2003 in Sicilia, sulle quali continua a minimizzare, spiegando di essere stato “nello stesso residence di un investigatore successivamente arrestato per favoreggiamento”, mentre dallo stesso Ciuro apprendiamo che al residence Golden Hill di Altavilla, un giornalista, un magistrato e un finanziere, che sarà arrestato due mesi dopo, facevano chiacchierate, passeggiate a bordo piscina e avvicenti partite a tennis

Invece di dare spiegazioni, Marco Travaglio spara un uppercut, chiedendo a Vespa: “Ci racconti le sue ferie del 2005, quando il “Giornale di Sicilia” lo immortalò sulla spiaggia di Pantelleria mentre “faceva tuffi nelle acque di Cala Levante insieme all’ex ministro Calogero Mannino”, informandoci che, “nella casa che l’ex ministro ha in affitto, i due hanno mangiato un’insalata accompagnata da un bicchiere di vino della produzione pantesca di Mannino”. Qualche settimana dopo, nelle pagine gastronomiche di “Panorama”, comparve un’entusiastica recensione dei vini made in Mannino. Firmata da chi? Da Vespa, naturalmente, che ne approfittò per rammentare agli enogastronomi l’ingiusta “persecuzione” giudiziaria subìta dall’ex ministro viticultore. Mannino, diversamente dal maresciallo Ciuro, all’epoca dei tuffi e delle bevute con Vespa, non era un insospettabile servitore dello Stato: era un imputato di mafia, rinviato a giudizio da alcuni anni per concorso esterno in associazione mafiosa”.

Il resto del carteggio Vespa-Travaglio è un condensato di invettive travagline e di inutili disquisizioni sul numero dei processi a carico di Silvio Berlusconi. Pubblico tutto di seguito.

Lettera di Bruno Vespa all’Unità dell’11 ottobre
Cara Direttrice,
ti chiedo spazio per un’ultima volta su caso Travaglio.
Se scrivo nel mio libro che Berlusconi dopo l’ingresso in politica ha avuto 22 processi e non 15 o 17 come scrive Travaglio, è perché ho i numeri di protocollo che sono costretto ad esibire.
1)    N° 842/95 (Falso in bilancio Fininvest per libretti al portatore. Archiviato).
2)    N° 6081/95 (Edilnord commerciale. Archviato).
3)    N° 6031/94 (Palermo associazione mafiosa, archiviato nel ’97; riciclaggio, archiviato nel ’98).  
4)    N° 1370/98 (Caltanissetta su stragi Falcone e Borsellino, archiviato).
5)    N° 3197/96 (Firenze su strage via dei Georgofili, archiviato)
6)    N° 3000/96 (Progetto Botticelli, archiviato)
7)    N° 11343/99 (Lodo Mondadori, prosciolto dal Gup perché il fatto non sussiste, amnistiato in appello e in Cassazione).
8)    N° 11262/94 (Tangenti Guardia di Finanza, assolto per non aver commesso il fatto per tutti i capi d’imputazione tranne uno in cui c’è stata assoluzione per insufficienza probatoria).
9)    N° 9811/93 (All Iberian, assolto per intervenuta prescrizione).
10)    N° 10594/95 (Medusa, assolto per non aver commesso il fatto).
11)    N° 4262/95 (Macherio, assolto da tre imputazione perché il fatto non sussiste e da una per amnistia).
12)    N° 11747/97 + 12193/98 (Corruzione Ariosto Sme, assolto per non aver commesso il fatto e perché il reato non sussiste).
13)    N° 5888/02 (Falso in bilancio Ariosto Sme, assolto perché il fatto non costituisce reato).
14)    N° 735/96 (“Consolidato, falso in bilancio”, assolto perché il reato si è estinto per prescrizione).
15)    N° 2569/99 (All Iberian 2, assolto perché il fatto non è più prevista dalla legge come reato).
16)    N° 2569/99 (Lentini. Estinto per prescrizione).

Altri tre procedimenti (“Diritti”, “Mills”, “Mediatrade”) sono in corso come il processo Telecinco in attesa di archiviazione dopo che il tribunale ha assolto tutti gli otto imputati per i quali è stato celebrato il processo. E siamo a quota ventuno.

Il 22esimo processo, il più vecchio (N° 5746/93 Viganò Verzellesi ha visto Berlusconi inscritto nel registro degli indagati il 28 gennaio del ’95. L’archiviazione è avvenuta cinque anni dopo. Nessuna indagine è stata dunque avviata su Berlusconi prima del suo ingresso in politica.

Ho sempre sostenuto che il Cavaliere non è entrato in politica solo per “salvare l’Italia dai comunisti”, ma anche per proteggere le sue aziende. I Poteri Forti gli avrebbero fatto fare la fine di Angelo Rizzoli, depredato di tutto. Enrico Cuccia gli aveva fatto revocare dalla sera alla mattina fidi importanti. Glieli mantenne soltanto Cesare Geronzi, l’uomo che avrebbe salvato il Pds dai debiti. Ma soltanto una mente poco lucida può trovare normale che sull’uomo più votato dagli italiani sia stata scaricata addosso una simile valanga che ha finito per giovargli.

Le campagne di Travaglio – come quelle dei suoi amici di piazza Navona – hanno come obiettivo finale l’indebolimento del Partito Democratico. E questa non è una buona cosa per la democrazia italiana. Ma temo che tra i tuoi lettori, cara direttrice, non tutti se ne rendano conto.
 
Due parole, infine, sul caso Travaglio – Schifani – Ciuro.
A chiunque può capitare di avere in buona fede rapporti con una persona che poi si scopre più che discutibile. Ma occorre un bel coraggio per crocifiggere il presidente del Senato per aver avuto un rapporto con una persona condannata per mafia 14 anni dopo, mentre si trascorrevano ripetutamente le vacanze e si accoglievano le amichevoli segnalazioni di una persona come il maresciallo Ciuro arrestato tre mesi dopo l’ultimo soggiorno con il giornalista e definito “figura estremamente compromessa con il sistema criminale” prima della condanna in Corte d’Appello a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento. Ma Ciuro aveva una grande benemerenza. Come scrivono Marco Travaglio e Saverio Lodato nel loro libro “Intoccabili”, il maresciallo era stato impiegato dal Pubblico Ministero Ingroia (anche lui partecipe delle stesse vacanze) “nell’ultima fase delle indagini su Dell’Utri e sui finanziamenti Fininvest”. Una medaglia d’oro al valor civile
.

Cari saluti
Bruno Vespa

Replica di Marco Travaglio per l’Unità, 11 ottobre 2008
Vedo che l’avvocato aggiunto Emilio Vespa continua a sostituirsi all’on. avv. Niccolò Ghedini, evidentemente troppo impegnato tra le aule parlamentari e quelle dei tribunali. Purtroppo, diversamente dall’on. avv. Ghedini, è molto disinformato in fatto di giustizia. 1) Dopo aver sostenuto in tv che “Berlusconi ha avuto 26 processi” (addirittura 66, compresi quelli alle sue aziende), ora ripiega sulla più modica cifra di 22. Che però rimane un falso, visto che i processi sono 17, quelli che ho elencato io. Gli altri sono indagini archiviate, delle quali avevo parlato anch’io, conoscendo però la differenza tra processi e indagini (se Vespa non la conosce, può rivolgersi alla sua signora, che fa il giudice, per qualche ripetizione autunnale). 2) Non esistono “assoluzioni per amnistia” o “assoluzioni per prescrizione”. Esiste il “non doversi procedere” per amnistia o per prescrizione, di solito seguito – come nel caso del Cavaliere pluriprescritto – dalla condanna al pagamento delle spese processuali. Che è il contrario dell’assoluzione, in quanto riguarda i colpevoli, non gli innocenti (difficile dichiarare amnistiato o prescritto un reato che non è stato commesso). 3) Per le tangenti alla Guardia di Finanza, Berlusconi ha avuto l’insufficienza di prove per tre mazzette, non per una: la Cassazione, nella sentenza depositata il 7 novembre 2001, scrive: “Tenuto conto di quanto già osservato sulla insufficienza probatoria, nei confronti di Berlusconi, del materiale indiziario utilizzato dalla Corte d’appello a proposito delle vicende Mondadori, Videotime e Mediolanum…”. Più chiaro di così! 4) Per la tangente Previti-Fininvest al giudice Metta perché sottraesse la Mondadori a De Benedetti e la regalasse a Berlusconi, il Cavaliere non è stato “amnistiato in appello e in Cassazione”: il reato è stato dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche (riservate ai colpevoli, non agli innocenti). 5) Nel caso Sme-Ariosto/falso in bilancio, la formula è “il fatto non è più previsto dalla legge come reato” perché nel frattempo Berlusconi, cioè l’imputato, l’ha depenalizzato. 6) Vespa insiste nel dire che “nessuna indagine è stata dunque avviata su Berlusconi prima del suo ingresso in politica”. Falso: Berlusconi era già stato processato per falsa testimonianza nel 1989 e indagato dalla Finanza nel 1983 per traffico di droga; e prima del ’94 il pool di Milano indagava su gran parte delle società del suo gruppo: come ogni indagine, anche quelle partivano dai pesci piccoli per poi salire a quelli grossi. Sentendo il fiato dei giudici sul collo, il Cavaliere giocò d’anticipo e si buttò in politica. 7) Non so quali fantomatici “Poteri Forti gli avrebbero fatto fare la fine di Angelo Rizzoli, depredato di tutto”. Angelo Rizzoli, dopo aver consegnato la Rcs alla P2, fece bancarotta e dunque finì in carcere. E’ possibile che Berlusconi, indebitato fino al collo e inseguito dalla Giustizia, avrebbe fatto la stessa fine, ma i poteri forti non c’entrano: c’entra la Giustizia, che avrebbe dovuto occuparsi dei numerosi reati commessi da lui e dalle sue aziende. In un paese normale, chi commette reati finisce in galera. In Italia, la pena massima è Palazzo Chigi. 8 ) “Soltanto una mente poco lucida può trovare normale che sull’uomo più votato dagli italiani sia stata scaricata addosso una simile valanga che ha finito per giovargli”. Il numero di voti non c’entra nulla col numero dei processi a carico, che dipende dai reati commessi, o meglio dalle notizie di reato raccolte dalla magistratura.

Non so se le inchieste e i processi a carico di Berlusconi siano troppi o troppo pochi: so che sono nati tutti da notizie di reato e che l’azione penale, per ora, è obbligatoria. Forse, se non si fosse circondato di galantuomini del calibro di Gelli, Craxi, Carboni, Previti, Dell’Utri, Mangano e così via, Berlusconi avrebbe avuto meno inchieste e meno processi. Personalmente, trovo più scandaloso che un galantuomo come Francesco Saverio Borrelli abbia avuto 323 iscrizioni sul registro degl’indagati della Procura di Brescia (indagini, comunque, non processi), e soprattutto che nessun Vespa abbia mai inscenato il pianto greco contro l’orrenda persecuzione. 9) Io non ho mai “crocifisso il presidente del Senato per aver avuto un rapporto con una persona condannata per mafia 14 anni dopo”: ho semplicemente fatto sapere agli italiani – così bene “informati” dal dottor Emilio Vespa – che il presidente del Senato era socio di due persone che oggi stanno in carcere per mafia, una delle quali, il boss Nino Mandalà, aveva nelle mani la giunta comunale di Villabate di cui Schifani, a metà degli anni 90, era il consulente urbanistico. Io non faccio “campagne”, io do notizie. E me ne infischio delle sorti del Pdl, del Pd e di tutti gli altri partiti che invece, comprensibilmente, stanno molto a cuore al loro supremo vate di Porta a Porta, che li considera suoi ”editori di riferimento”, come già la Dc di Forlani e Andreotti (altro prescritto che Vespa, mentendo, definisce spesso “assolto”). Su un’unica circostanza concordo col dottor Emilio Vespa: reputo un’opera meritoria le indagini sui rapporti fra Dell’Utri e la mafia, come del resto le ha ritenute il Tribunale di Palermo, che ha condannato il senatore Dell’Utri a 9 anni per mafia (sentenza che dev’essere sfuggita a Vespa, il quale nella puntata successiva alla sentenza si occupò di calcio-scommesse con Aldo Biscardi e Maurizio Mosca).

Siccome poi è così appassionato alle mie vacanze nello stesso residence di un investigatore successivamente arrestato per favoreggiamento, mi auguro che, magari nel suo prossimo libro, il dottor Emilio Vespa ci racconti le sue ferie del 2005, quando il “Giornale di Sicilia” lo immortalò sulla spiaggia di Pantelleria mentre “faceva tuffi nelle acque di Cala Levante insieme all’ex ministro Calogero Mannino”, informandoci che, “nella casa che l’ex ministro ha in affitto, i due hanno mangiato un’insalata accompagnata da un bicchiere di vino della produzione pantesca di Mannino”. Qualche settimana dopo, nelle pagine gastronomiche di “Panorama”, comparve un’entusiastica recensione dei vini made in Mannino. Firmata da chi? Da Vespa, naturalmente, che ne approfittò per rammentare agli enogastronomi l’ingiusta “persecuzione” giudiziaria subìta dall’ex ministro viticultore. Mannino, diversamente dal maresciallo Ciuro, all’epoca dei tuffi e delle bevute con Vespa, non era un insospettabile servitore dello Stato: era un imputato di mafia, rinviato a giudizio da alcuni anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Marco Travaglio

PIPPO CIURO STORY

Saturday, 11 October 2008
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ANSA 18 GIUGNO 2001- La seconda sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Leonardo Guarnotta, ammette la testimonianza del consulente Francesco Giuffrida, funzionario di Bankitalia, sulle holding che formano la Fininvest nell’ ambito del processo al senatore di Forza Italia Marcello Dell’ Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa. I giudici hanno anche ammesso la testimonianza in aula del maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro, che sullo stesso argomento aveva depositato nei mesi scorsi una relazione.

27 FEBBRAIO 2002 – MARESCIALLO DIA: NIPOTE BUSCETTA SOCIO CANALE 5
“Il Corriere della sera”
Un maresciallo della Dia: nipote di Buscetta socio di “Canale 5”
Il nipote di Tommaso Buscetta (morto nel 2000), Antonio Inzaranto, sarebbe stato per 5 anni socio di Canale 5 in un’emittente locale siciliana. Lo ha detto il maresciallo Giuseppe Ciuro, della Dia, deponendo a Palermo nel processo al senatore Marcello Dell’Utri (FI), accusato di concorso in associazione mafiosa. Secondo Ciuro, Inzaranto avrebbe avuto quote di “Retesicilia”, cedute poi a Canale 5, che il 2 dicembre dell’85 è rimasto socio unico.

23 APRILE 2002 – PROCESSO DELL’ UTRI: LA VERSIONE DI CIURO (DIA) “La Provincia pavese”
“Versamenti miliardari sui conti Fininvest”
PALERMO. Operazioni bancarie fatte da Silvio Berlusconi tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta in favore delle holding che formano la Fininvest sono state ricostruite ieri in aula dall’investigatore della Dia Giuseppe Ciuro, nell’ambito del processo al senatore di Fi Marcello Dell’Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa. Ciuro ha illustrato numerosi versamenti miliardari e passaggi finanziari “ordinati direttamente da Berlusconi, in gran parte dei quali non si è potuto ricostruire la provenienza degli assegni o delle somme che provenivano dalla Banca Rasini o dalla Popolare di Abbiategrasso.
Nessuna traccia è stata possibile ripercorrere per mancanza di documenti negli istituti bancari. Ogni operazione veniva ordinata alla Saf (la società fiduciaria della Bnl che si occupava dei movimenti economici del presidente del Consiglio) su richiesta personale di Berlusconi che firmava di volta in volta le lettere di incarico”. L’investigatore della Dia si è occupato per conto della Procura di Palermo di ricostruire i flussi economici che sono transitati dalle holding della Fininvest, come riscontro alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e dei testimoni che hanno affermato che alcuni boss mafiosi alla fine degli anni Settanta fecero arrivare a Milano, attraverso Dell’Utri, grosse somme di denaro proveniente dai traffici illeciti. Queste somme, sempre secondo l’accusa, sarebbero state utilizzate per acquistare pacchetti di film trasmessi dalle reti Fininvest. La deposizione del teste si è quindi conclusa, dopo otto udienze, e adesso proseguirà con il controesame. La difesa, rappresentata in aula dagli avvocati Giuseppe Di Peri e Pietro Federico, in relazione a queste presunte “anomalie” nei movimenti bancari, affermano: “Tutte le operazioni sono ricostruibili e giustificabili dal punto di vista fiscale e bancario, così come dimostrerà il nostro consulente tecnico, il professore Paolo Jovenitti, dell’università Bocconi di Milano”. Il presidente del tribunale, Leonardo Guarnotta, ha intanto stabilito che le udienze del processo saranno due alla settimana e non più una come fissate fino adesso, proprio per facilitare la chiusura del dibattimento entro l’anno. Il controesame dell’avvocato Pietro Federico si è basato su alcuni punti del rapporto giudiziario firmato dall’investigatore della Dia Giuseppe Ciuro.

29 APRILE 2002 – MAFIA: PROCESSO DELL’ UTRI; CONCLUSO CONTROESAME AGENTE DIA
ANSA
La difesa del senatore Marcello Dell’Utri, sotto processo a Palermo per concorso in associazione mafiosa, ha concluso nel pomeriggio il controesame dell’ investigatore della Dia Giuseppe Ciuro, autore dell’ informativa sulle holding che formano la Fininvest. Ciuro ha deposto in aula per sei udienze rispondendo prima alle domande dei pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo. Gli avvocati lo hanno interrogato solo per tre ore. Domani mattina i magistrati replicheranno l’ esame del teste. “Abbiamo cercato di dimostrare – dice l’ avvocato Giuseppe Di Peri, difensore di Dell’ Utri – che gli elaborati presentati dalla procura sono parziali perche’ sono stati redatti prendendo in esame solo una parte dei documenti sulla Fininvest”. “Le relazioni che abbiamo portato in aula – afferma l’ altro difensore dell’ imputato, l’ avvocato Pietro Federico – dimostrano la solidita’ economica del gruppo Fininvest negli anni Ottanta”.

30 APRILE 2002 – PROCESSO DELL’UTRI: CIURO (DIA) SU ORIGINE SOMME A HOLDING FININVEST
ANSA
Non si conoscerebbe l’ origine di alcune somme versate da Silvio Berlusconi (una decina di miliardi di lire), alla fine degli anni Settanta nelle casse delle holding Fininvest: lo ha sostenuto oggi in aula Giuseppe Ciuro, della Dia, che ha deposto nel processo a Marcello Dell’ Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa. Ciuro ha risposto alle domande dei pm che hanno voluto replicare dopo il controesame concluso ieri dalla difesa. L’ investigatore della Dia ha ribadito che e’ stato impossibile ricostruire la provenienza delle somme utilizzate da Berlusconi in alcune operazioni di accredito che avrebbe fatto alle fiduciarie che a loro volta le giravano alle casse delle holding. In particolare e’ stato ricordato da Ciuro un versamento eseguito nell’ ottobre del 1979 di 11 miliardi di lire. L’ esame di queste operazioni e’ stato disposto dalla procura per cercare un riscontro alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e testimoni i quali hanno affermato che i boss mafiosi avrebbero fatto arrivare a Milano alla fine degli anni Settanta, attraverso Marcello Dell’ Utri, somme di denaro provenienti dal traffico di stupefacenti, e sarebbero state investite nell’ acquisto di pacchetti di film utilizzati dalla Fininvest. Durante l’ udienza e’ emerso che i magistrati hanno acquisito solo una parte dei documenti bancari, puntando invece a quelli delle holding e della Bnl, che riguardano il primo segmento economico delle societa’ di Berlusconi al fine di accertare come sono arrivati questi soldi nelle casse della Fininvest. Rispondendo alle domande del pm Antonio Ingroia, Ciuro ha detto che l’ allora amministratore delegato della Sirea era Giuseppe Flesca Previti, mentre il legale della Efibanca risultava Cesare Previti.

5 NOVEMBRE 2003 – “LA REPUBBLICA” Operazione antimafia, in carcere un imprenditore e due marescialli

PALERMO – Clinica Santa Teresa, Bagheria. Lì è stato curato Bernardo Provenzano, inafferrabile capo di Cosa Nostra superlatitante da quarant’anni. E’ la clinica di Michele Aiello, il più grosso contribuente della Sicilia, imprenditore edile diventato manager della sanità. Per lui sono scattate le manette nel corso di un’operazione partita al’alba di oggi, quando un centinaio di carabinieri hanno circondato e perquisito la clinica. La stessa operazione ha portato all’arresto anche di due marescialli, uno della Guardia di Finanza, Giuseppe Ciuro, in servizio al centro Dia di Palermo, e uno dei carabinieri, Giorgio Riolo, in servizio alla sezione anticrimine del Ros. Nell’inchiesta sono indagate anche altre persone, altri tre rappresentanti delle forze dell’ordine. Si tratta di Giacomo Venezia, funzionario di polizia in servizio alla divisione anticrimine; di Carmelo Marranca, ispettore dello Sco, il Servizio Centrale operativo, e di Antonella Buttitta, agente della polizia municipale distaccata nell’ufficio di un Pm della Direzione Distrettuale Antimafia. Tutti avrebbero passato ad Aiello le informazioni sulle principali inchieste di mafia della procura. Michele Aiello, fondatore e patron della clinica Santa Teresa, a Bagheria, è accusato di associazione mafiosa e concorso in violazione del sistema informatico della procura. Il suo istituto privato è un punto di riferimento sanitario e all’avanguardia in campo oncologico e, probabilmente, al servizio di Cosa Nostra, considerato che il suo proprietario è sospettato dalla procura di essere uno dei più alti prestanome dei boss. I marescialli Ciuro e Riolo devono invece rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa, violazione del sistema informatico della procura e rivelazione di segreto d’ufficio. Gli altri tre rappresentanti delle forze dell’ordine sono accusati, a vario titolo, di avere rivelato informazioni riservate su indagini in corso. Il maresciallo Giuseppe Ciuro è l’investigatore che ha svolto indagini patrimoniali e fiscali sul senatore Marcello Dell’Utri, nell’ambito del processo in cui il parlamentare è imputato di concorso in associazione mafiosa a Palermo. Due anni fa Ciuro era stato sottoposto alla scorta dei Carabinieri, per avere ricevuto presunte minacce nell’ambito dell’inchiesta sul senatore di Forza Italia. I legali di Dell’Utri, Roberto Tricoli e Francesco Bertorotta, non commentano. Si limitano a esprimere “solidarietà umana al maresciallo Giuseppe Ciuro”. I provvedimenti cautelari sono stati firmati dal gip Giacomo Montalbano. “Le indagini – si legge in una nota della procura – che i carabinieri del nucleo operativo, con il coordinamento e la direzione della Dda, hanno condotto con eccezionale professionalità, hanno consentito di accertare l’esistenza di un ampio contesto associativo, nel quale Aiello è pienamente inserito, che rappresenta uno ‘spaccato’ della persistente e incisiva capacità di Cosa nostra, e in particolare dei suoi esponenti di vertice, di infiltrarsi, ai più alti livelli, nel mondo imprenditoriale e in quello istituzionale”. L’indagine è partita dopo le dichiarazioni rese dal boss Antonino Giuffrè, da tempo collaboratore di giustizia, che ha indicato Michele Aiello come un imprenditore che “ha intrattenuto rapporti diretti e privilegiati con esponenti di assoluto rilievo di Cosa nostra, tra i quali Bernardo Provenzano”, il boss latitante da decenni. Aiello, secondo gli inquirenti, avrebbe inoltre costituito il perno di una “rete trasversale”, in cui sono risultati inseriti “qualificati appartenenti alle forze dell’ordine, in grado di garantirgli una sostanziale impunità e, più in generale, di agevolarlo nelle sue molteplici attività”. Le indagini hanno evidenziato i collegamenti stretti di Aiello con i marescialli Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo. Secondo l’accusa i due sottufficiali arrestati “in ragione del loro ufficio erano in grado di venire a conoscenza di indagini di particolare importanza e delicatezza relative a Cosa nostra e finalizzate anche alla ricerca di pericolosi latitanti”. Ciuro e Riolo, secondo gli inquirenti, avrebbero sistematicamente informato Aiello delle indagini in corso.

3 DICEMBRE 2003 – PRESUNTE TALPE DDA; PM INTERROGANO MARESCIALLI DIA E ROS (ANSA)

Sono iniziati stamane nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere gli interrogatori dei marescialli della Dia e del Ros, Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo, entrambi accusati di concorso in associazione mafiosa nell’ ambito dell’ inchiesta sulle talpe alla Dda di Palermo.
Gli interrogatori vengono condotti dai pm Michele Prestipino, Maurizio de Lucia e Nino di Matteo. Si tratta del primo interrogatorio in cui gli indagati, indicati come gli informatori dell’ imprenditore Michele Aiello, al quale avrebbero passato notizie riservate della Dda, vengono ascoltati dai pm titolari dell’ inchiesta.

MAFIA: TALPE DDA; MARESCIALLO DIA REVOCA MANDATO AD AVVOCATI
CIURO HA NOMINATO UN NUOVO DIFENSORE DI FIDUCIA
Il maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro ha revocato il mandato ai due difensori di fiducia, gli avvocati Fabrizio Biondo e Monica Genovese. Il sottufficiale, arrestato il 5 novembre scorso con l’ accusa di concorso in associazione mafiosa e violazione del sistema informatico della procura di Palermo, ha nominato legale di fiducia l’avvocato Vincenzo Giambruno.
Della nuova nomina si e’ appreso oggi prima dell’ inizio dell’ interrogatorio al quale Ciuro e’ stato sottoposto dai pm Maurizio De Lucia, Michele Prestipino e Nino Di Matteo, nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.
L’ avvocato Giambruno e’ il terzo penalista che il maresciallo della Dia ha cambiato dal giorno in cui e’ stato arrestato. In precedenza era stato assistito da Sergio Monaco, il quale aveva rinunciato alla difesa perche’ incompatibile con la posizione dell’ imprenditore Michele Aiello (che difende in questo procedimento) e in seguito aveva indicato come legali gli avvocati Fabrizio Biondo e Monica Genovese. Venerdi’ e’ arrivata la revoca e la nomina del nuovo difensore.

16 MARZO 2004 – PROCESSO DELL’ UTRI.  “L’Opinione” Dell’Utri, in attesa di una sentenza annunciata di Ruggiero Capone

(…) Io, ad esempio, avrei voluto sentire in aula qualche altro teste”. Alla domanda su chi potrebbe essere, Dell’Utri ha risposto: “Mi sarebbe piaciuto sentire il maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro (l’investigatore arrestato nel novembre 2003 perché ritenuto la talpa della procura). Proprio lui che ha indagato sul mio processo”.

17 MAGGIO 2004 – PROCESSO DELL’UTRI: CONTINUA REQUISITORIA PM INGROIA (ANSA)
DELL’UTRI: PM, SI PUO’ CHIEDERE CONDANNA SENZA ALTRE PROVE
“Il pm oggi puo’ gia’ chiedere la condanna per concorso in associazione mafiosa per ‘l’ ambasciatore’ di Cosa nostra in seno al gruppo imprenditoriale piu’ importante d’ Italia”. Lo afferma il sostituto Antonio Ingroia nel corso della requisitoria, giunta all’ ottava udienza, pronunciata a Palermo nel processo che riguarda Marcello Dell’ Utri.
Il magistrato ha fatto anche riferimento agli “attacchi subiti da certa stampa”, e ha ricordato che il pm “viene preso di mira in qualunque modo, come accade nel ritornello di una vecchia canzone – ha spiegato – nella quale qualunque comportamento assumi ti tirano le pietre”. Ingroia ha anche accennato alle immagini svolte in questo processo dal maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro, arrestato lo scorso novembre per concorso in associazione mafiosa, sostenendo che il sottufficiale ha svolto “indagini ben fatte, dando anche un valido apporto all’ inchiesta, ma questo processo – ha sottolineato – non ha nulla a che fare con la vicenda che lo ha portato in carcere”.

5 GIUGNO 2004 – PROCESSO DELL’ UTRI: DAI GIORNALI “Il Foglio”
Cinque giorni al voto, il pm di Palermo chiede dieci anni per Dell’Utri “Una follia, speriamo nella sentenza”, ha detto il senatore di Forza Italia dal 1997 sotto processo per mafia
Accadde dopodomani, lunedì-Palermo. Accadde dopodomani, lunedì sette giugno, a cinque giorni dal voto per le europee. Il pubblico ministero Antonio Ingroia, al termine della sua requisitoria, ha chiesto ai giudici del Tribunale di condannare Marcello Dell’Utri a dieci anni di carcere. Il senatore di Forza Italia, sotto processo dal 1997 per concorso esterno in associazione mafiosa, è rimasto di ghiaccio. “E’ una follia”, ha detto. “Non resta che sperare nella saggezza della Corte”. Dello stesso tono i commenti dei difensori: “L’accusa ha prodotto tante chiacchiere ma nessuna prova, ma noi siamo in grado di dimostrare l’innocenza del nostro assistito”. La sentenza è prevista per l’autunno prossimo. Ingroia si è affiancato, per tutti questi anni, Domenico Gozzo – si era capito fin dal novembre dell’anno scorso, quando, nell’aula del dibattimento, si è materializzato il fantasma di Giuseppe Ciuro, il maresciallo della Dia che, dopo avere indagato per sette anni su Dell’Utri, è finito in carcere perché sorpreso a traccheggiare con un boss della sanità. Dell’Utri, come si ricorderà, ha chiesto che i pm ammettessero quantomeno l’anomalia di avere affidato indagini per mafia a un sottufficiale accusato di complicità con la mafia (“un traditore”, lo ha definito il procuratore Pietro Grasso). Ma Ingroia e Gozzo non hanno sentito ragioni e hanno fatto chiaramente intendere che niente avrebbe mai fermato la loro corsa verso la richiesta di una condanna pesante, pesantissima. Cosa che è puntualmente avvenuta, oggi, 7 giugno. Ingroia e Gozzo hanno detto e ridetto di avere “prodotto davanti al tribunale testimonianze convergenti e prove schiaccianti”. Ma i difensori di Dell’Utri sostengono di trovarsi di fronte a un processo col doppio fondo. Anzi, triplo. Perché dietro Dell’Utri c’è un “coimputato di pietra” che risponde al nome di Silvio Berlusconi. E c’è un imputato (ora rinnegato) che risponde al nome di Pippo Ciuro, il maresciallo che vendeva l’antimafia ai sospettati di mafia. Però, afferma poi Ingroia in aula, “il coinvolgimento di Marcello Dell’Utri nell’organizzazione mafiosa prescinde dalla consapevolezza di Silvio Berlusconi. A lui erano rivolti gli avvertimenti e il senatore è sempre stato un tramite, l’uomo che si è adoperato affinché Cosa nostra ottenesse i risultati voluti”. L’imputato rinnegato. Ciuro chi?, ti chiedono straniti assistenti, cancellieri e personale di polizia distaccato in procura. Entri nella stanza del pubblico ministero Antonio Ingroia e ti accorgi che sono stati rimossi tutti i segni del suo passaggio. Ciuro fu utilizzato per oltre sei anni, e a tempo pieno, nelle indagini su Dell’Utri e Berlusconi. Ma subito dopo il suo arresto, i due pm hanno sostenuto che il maresciallo aveva svolto sì e no un ruolo marginale, forse inutile, praticamente insignificante. Ma l’ombra di Ciuro – che per sei anni ha vissuto nella stessa stanza, con Ingroia e Gozzo – è difficile da allontanare e la prova sta nel fatto che il maresciallo ha chiesto proprio l’altro ieri (anche il suo processo costa, eccome) il rimborso delle spese sostenute fra il 1996 e il 2003 per portare a termine quasi duecento missioni finalizzate alla ricostruzione delle vicende Fininvest. Dell’Utri non si è lasciato sfuggire l’occasione e dopo l’arresto del maresciallo ha scritto una lettera aperta a Ingroia per invitarlo pubblicamente ad astenersi dal processo. Consiglio che il pm non ha accolto. Perché mai avrebbe dovuto?, ha replicato in aula, durante la requisitoria, il pm Gozzo, parlando a nome di Ingroia. Ma le accuse mosse a Ciuro non sono cosette davanti alle quali si può chiudere un occhio. Le intercettazioni telefoniche starebbero lì a dimostrare che il maresciallo sfruttava la propria condizione di detective al servizio esclusivo dei “puri e ciuri” – così venivano chiamati a palazzo di giustizia i due suoi pm – per passare informazioni riservate a Michele Aiello, un imprenditore fin troppo preoccupato di finire sotto scopa per mafia. Dell’Utri chiedeva che per questi motivi – PQM, scrivono i magistrati quando tirano le conclusioni – i suoi accusatori ammettessero la strana commistione tra mafia e antimafia e facessero poco poco un passettino indietro. Gli hanno risposto che la legge è uguale per tutti ma, per i pm è poco poco più uguale. Ci voleva tanto a capirlo?

17 LUGLIO 2004 – LE TALPE DEI BOSS. “La Repubblica”

La Procura chiude l´indagine sulle talpe dei boss
Per il presidente della Regione l´ipotesi di reato è rivelazione di segreto d´ufficio. Con una aggravante: le informazioni finivano agli uomini di Cosa nostra
Si va verso un processo unico con gli accusati di concorso esterno Riolo e Ciuro, con l´imprenditore Aiello e il radiologo Carcione

26 OTTOBRE 2004 – TALPE DDA; MARESCIALLO DIA CHIEDE GIUDIZIO ABBREVIATO (ANSA)
Il maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro, imputato di concorso in associazione mafiosa, nel cosiddetto processo alla talpe alla dda di Palermo, ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato. Sull’istanza il gup Bruno Fasciana decidera’ domattina. Insieme a Ciuro, sono imputati, tra gli altri, il maresciallo del Ros Giorgio Riolo, l’imprenditore della sanita’ privata Michele Aiello ed il presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro che deve rispondere di violazione del segreto istruttorio e favoreggiamento aggravato.

1 DICEMBRE 2004 – TALPE DDA; CIURO, MAI DATO NOTIZIE RISERVATE AD AIELLO (ANSA)
“Notizie riservate ad Aiello? Non ne ho mai date. Mi sono limitato a confortarlo mentre altri lo terrorizzavano. Che eravamo indagati, poi, me lo disse lui stesso. Lo aveva saputo da Rotondo a cui lo aveva detto Cuffaro che, a sua volta, ne era stato informato a Roma”.
In oltre tre ore di esame Giuseppe Ciuro, maresciallo della Dia in carcere da novembre scorso per concorso in associazione mafiosa, ha raccontato al gup, che lo processa in abbreviato, la sua versione sui rapporti che lo legavano all’ imprenditore della sanita’ privata Michele Aiello, arrestato nell’ ambito della stessa inchiesta: quella sulle talpe alla dda di Palermo.
Ciuro e’ accusato, insieme al maresciallo del Ros Giorgio Riolo, di avere fatto parte di una sorta di rete di informatori riservati che rivelavano ad Aiello notizie segrete su inchieste in corso.
L’ imputato ha chiesto che il processo col rito abbreviato, normalmente celebrato a porte chiuse, si svolgesse alla presenza del pubblico.

18 MARZO 2005 – TALPE DDA; DIFENSORE CIURO, SOFFIATE ERANO MENZOGNE (ANSA)

Le “soffiate” di Giuseppe Ciuro erano tutte menzogne; il maresciallo della Dia accusato di essere una “talpa” al servizio di Cosa nostra, sarebbe solo un millantatore, finito nei guai per aiutare il suo amico Michele Aiello. E’ la tesi dell’avvocato Fabio Ferrara, uno dei difensori di Ciuro (l’altro e’ Vincenzo Giambruno) che stamane ha pronunciato la parte iniziale della sua arringa davanti al gup Bruno Fasciana.
Per Ciuro, processato col rito abbreviato e assente in aula, i pm Nino Di Matteo e Michele Prestipino hanno chiesto la condanna a 8 anni e 6 mesi di reclusione per concorso in associazione mafiosa.

8 APRILE 2005 – PRIMA SENTENZA TALPE DDA, CONDANNATO CIURO EX MARESCIALLO DIA FAVOREGGIATORE, ASSOLTO DAL CONCORSO ESTERNO (ANSA)
Uno dei primi capitoli dell’ inchiesta sulle talpe che svelavano i segreti della direzione distrettuale antimafia ad esponenti di Cosa nostra o ad indagati si e’ chiuso con la decisione del gup Bruno Fasciana che, col rito abbreviato, ha condannato l’ex maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro a 4 anni ed 8 mesi di reclusione per favoreggiamento. Non una piena vittoria della procura, quindi, che con i pm Nino Di Matteo e Michele Prestipino aveva chiesto la condanna a otto anni e sei mesi di reclusione per Ciuro e la condanna a otto mesi per Giuseppe Giglio, un gioielliere accusato di favoreggiamento, che e’ stato assolto. Il gup ha pero’ derubricato l’accusa di concorso esterno alla mafia in favoreggiamento personale senza l’aggravante di aver favorito cosa nostra. Ciuro e’ stato condannato anche per violazione del sistema informatico della procura e rivelazione di segreto d’ufficio ma nello stesso tempo assolto dall’abuso d’ufficio, che riguardava la vicenda del rilascio della certificazione antimafia da parte dela prefettura per l’imprenditore Michele Aiello, attualmente imputato per associazione mafiosa in un altro processo alle talpe della Dda che si svolge davanti ai giudici della terza sezione del tribunale di Palermo e riguarda 13 persone, fra cui il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro e il maresciallo dei carabinieri del Ros, Giorgio Riolo.

La Difesa di Ciuro sembra soddisfatta dalla sentenza. “Il nostro assistito non e’ mafioso: la sentenza ha riconosciuto l’assoluta estraneita’ del maresciallo a contatti con ambienti mafiosi”, ha detto l’avv. Fabio Ferrara. “Ciuro – ha aggiunto il legale – si e’ limitato a favorire l’amico Michele Aiello”.
“Possiamo dire che e’ stato ridimensionato e per gran parte annullato, l’impianto accusatorio”. E’ il commento dell’altro difensore, l’avv. Vincenzo Giambruno. “La sentenza ha riconosciuto – ha proseguito Giambruno – che il ruolo di Ciuro nell’indagine era del tutto secondario”.
Ciuro e’ detenuto da 18 mesi. I suoi legali hanno comunicato che faranno immediatamente istanza di scarcerazione. “Una richiesta – hanno commentato i due difensori – che a questo punto appare doverosa”. La procura ha annunciato che presentera’ appello alla sentenza. “I fatti che venivano contestati a Ciuro – dice Nino Di Matteo, che ha istruito il processo – sono stati ritenuti provati. Il gup ha dato agli stessi fatti una qualificazione giuridica del tutto diversa da quella che ritenevamo corretta, e per questo appelleremo la sentenza”.

“Il gup – afferma un altro dei pm, Maurizio De Lucia – ha ritenuto che l’imprenditore Michele Aiello, che per noi e’ mafioso, veniva aiutato dalle rivelazioni fatte da Ciuro. La nostra visione dell’inchiesta ci porta dunque a ritenere, alla luce di questa sentenza, che l’impostazione dell’accusa non e’ sbagliata”. “Ciuro – prosegue il magistrato – ha dunque aiutato l’amico e secondo il giudice non tutta l’organizzazione di Cosa nostra. Per questo motivo ribadiremo la nostra tesi accusatoria in corte d’appello”.

16 MAGGIO 2008 (ANSA) CORTE D’APPELLO CONFERMA CONDANNA CIURO

PALERMO. “Una figura estremamente compromessa col sistema criminale”

Così i giudici della quarta sezione della corte d’appello di Palermo definiscono l’ex maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro, condannato a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento, nelle motivazioni della sentenza che dispose anche la destituzione dall’incarico e la rimozione dalla Finanza dell’imputato. Il provvedimento, come riporta il Giornale di Sicilia, è stato depositato ieri. Quello a carico di Ciuro è uno dei processi della indagine della procura di Palermo sulle cosiddette ‘talpe alla dda’. Il maresciallo scelse di essere giudicato in abbreviato e la sua posizione venne così stralciata da quella degli altri protagonisti della vicenda: come l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro e l’imprenditore della sanità privata Michele Aiello, processati e condannati col rito ordinario. Secondo l’accusa Ciuro, che per anni ha lavorato al fianco del pm della dda Antonio Ingroia, avrebbe rivelato ad Aiello notizie riservate su indagini a suo carico. L’ex maresciallo ideò la rete riservata di cellulari, per non farsi intercettare, con un altro esponente delle forze dell’ordine, Giorgio Riolo, maresciallo del Ros, anche lui condannato. I giudici hanno poi definito “inverecondo” il “contegno processuale” dell’imputato, teso a negare l’evidenza”. Il nome di Ciuro è tornato d’attualità nei giorni scorsi nell’ambito della polemica tra il giornalista Marco Travaglio e il vicedirettore de la Repubblica Giuseppe D’Avanzo, che ha ricordato i rapporti tra l’ex maresciallo e Travaglio.

26 MAGGIO 2008
ANTIMAFIA2000 di Silvia Cordella – 26 maggio 2008
Usava il computer della Procura per scaricare immagini pedopornografiche

La Terza sezione del Tribunale di Palermo presieduta dal giudice Raimondo Loforti ha condannato l’ex maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro a un anno e 4 mesi con l’accusa di peculato. Secondo i magistrati il sottufficiale che per lungo tempo ha lavorato nell’ufficio del pm Antonio Ingroia, usava le linee telefoniche della Procura per collegarsi a siti hard ad alto costo e scaricare immagini pedopornografiche ritrovate dagli inquirenti nel suo computer. Per Giuseppe Ciuro, al quale il pm Francesco Del Bene aveva chiesto tre anni di carcere, il giudice della Terza sezione ha valutato fondata la telefonata del 6 novembre 2002 mentre per le altre connessioni non si ritiene sufficientemente accertata la sua responsabilità. Il maresciallo della Guardia di Finanza era stato arrestato il 5 novembre del 2003 nell’ambito dell’indagine sulle “Talpe” e per questo condannato a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento semplice nei confronti di Michele Aiello, l’imprenditore di Bagheria ritenuto prestanome di Provenzano. La pena per il maresciallo era stata confermata anche in Appello.

(FONTI: ALMANACCO DEI MISTERI, ARCHIVIO ANSA, REPUBBLICA.IT, ANTIMAFIA2000)

Muore Joerg Haider, per certi blog è "uno di meno"

Saturday, 11 October 2008
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di Tommaso Farina

Come ben sapete, è morto Joerg Haider (nella foto), il leader destrorso austriaco, visto come fumo negli occhi dalla sinistra, specialmente quella più serva degli gnomi euroburocrati. C’è chi, venendo meno all’ipocrisia del cosiddetto “cadavere caldo” (mi scuso per l’espressione, la virgoletto), dice la sua approfittando per dichiarare l’avversione nei confronti dell’uomo Haider.

Peccato che alcuni di loro riescano a farlo nel peggior modo possibile, tramutando in vigliaccheria il coraggio che vorrebbero ostentare. Di vari esempi, me n’è saltato agli occhi uno di suprema idiozia. Eccolo qua.
Ecco quanto ha scritto questo aspirante maître à penser senza nome (poteva averlo, un nome, l’ennesimo fanatico dell’anonimato che mette Schopenauer e la sua rampogna contro l’anonimato medesimo tra le frasi che odia?):

UNO DI MENO
Joerg Haider. Morto in un incidente automobilistico. Il culo del nazista vaticano è che, probabilmente, non ha neanche la patente. Può così continuare a dire cazzate su Pio XII e continuare la sua opera di mistificazione storica.

Io, intanto, continuo a tenere il conto

Notare il grazioso riferimento al Papa (“nazista vaticano”) e l’ignoranza che al di là di ogni ragionevole dubbio dimostra l’accenno a Pio XII. A destra questo sbraitatore mette l’effigie di una polverosa icona della sinistra che a differenza di Haider e Ratzinger della morte di molte persone è stato responsabile.
Una goccia nel mare, è chiaro. Ma lasciateci la libertà di ridere di questi vaneggiatori, del loro ostentato teppismo viriloide nascosto dall’anonimato, della cretineria sgrammaticata delle loro parole.

Il doppiopesismo di Marco Travaglio su Pippo Ciuro

Saturday, 11 October 2008
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di Marco Caruso (*)

Fermate Travaglio, vi prego.
Mi riferisco a voi che tanto lo idolatrate e lo osannate come unico vero giornalista indipendente; lo dico a voi che gli volete bene…fermatelo, altrimenti chissà quanto in basso ancora potrà arrivare! Sarà che sarà incazzato col mondo e coi colleghi che un giorno si e l’altro pure lo stanno braccando a causa del suo doppiopesismo manifestato nella sua vicenda con Pippo Ciuro (ne parlano Gabriele Mastellarini, Filippo Facci e Bruno Vespa in particolare), ma non è una buona giustificazione per smettere i panni del giornalista e mascherarsi da coatto writer delle periferie metropolitane…

Ormai i suoi articoli sull’Unità (leggete gli ultimi, quelli pubblicati anche sul suo blog) sono soltanto un similacro della satira dietro cui si nasconde per offendere e denigrare antipaticamente le persone che lo contraddicono o che secondo il suo schema mentale non sono degne di esercitare la professione che lui invece usa con spropositata superficialità a fini politico-finanziari! Capita così di assistere a delle vere e proprie sventagliate di livore che fanno letteralemente inorridire! Travaglio carica a testa bassa: Vespa diventa “l’insetto”, Facci “quello del giornale con le meches”, altri giornalisti o conduttori televisivi si trasformano in “scendiletto”…tutti accomodanti nei confronti del potente di turno (e che strano…l’ordine dei giornalisti non dice mai una parola per questi continui attacchi)!

Per non parlare dei ministri e degli uomini politici che lui combatte aspramente: Berlusconi ormai è solo il Cainano o Al Tappone (ennesimo riferimento alle caratteristiche fisiche del “nemico” da schernire), Brunetta, “Renatino” (altra presa in giro delle persone basse…ma dove sono i sostenitori del linguaggio politicamente corretto? quelli che si offendono se dici cieco ad un cieco perchè è offensivo e ti invitano a chiamarlo ipovedente), è un topo che squittisce, la Gelmini una capra che “pascola”…Angelino Alfano viene ridicolizzato giocando col suo nome incrociato al cognome di un’attrice famosa…e via così blaterando.

Per dire cosa poi?
Che tutti fanno schifo meno lui…

Lui, un giornalista che non può nemmeno permettesi di lucidare le scarpe a Vespa un giornalista che si atteggia ad investigatore ma in realtà se ne sta dietro la scrivania o a bordo piscina aspettando che altri gli compongano il puzzle…salvo poi essere talmente intento ad occuparsi degli altri da non rendersi conto lui delle persone con cui ha a che fare (vedi caso Ciuro)…

(*) Tratto da ilpensatore.wordpress.com

"Il Guardian": "Il Ministro Mara Carfagna e' una ex modella in topless"

Saturday, 11 October 2008
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Il tabloid inglese “Guardian” non va per il sottile sul caso di Mara Carfagna (nella foto) che ha denunciato Sabina Guzzanti. Tom Kington, corrispondente da Roma dell’autorevole giornale britannico definisce l’attuale Ministro per le pari opportunita’ una ex “topless modella” e ricorda i rumors di una relazione con Silvio Berlusconi che – stando alla Guzzanti – le avrebbero fruttato la poltrona a Palazzo Chigi. Come al solito, non perdiamo occasione per farci riconoscere. 

La guerra di parole tra la più controversa attrice di satira italiana e una sexy modella divenuta Ministro delle pari opportunità nel governo di Silvio Berlusconi sembrava dovesse diventare una battaglia legale ieri, con 1 milione di euro in gioco.

Sabina Guzzanti ha rivelato di essere stata denunciata da Mara Carfagna, ex modella e showgirl televisiva, in seguito ad una battuta secondo cui la Carfagna, 32 anni, avrebbe ottenuto il suo incarico per aver fornito un’esplicita prestazione sessuale a Berlusconi.

I pettegolezzi sulla relazione tra Berlusconi e la Carfagna erano già apparsi sulla stampa italiana nel 2007 quando il Presidente del Consiglio commentò scherzosamente: “Se non lo fossi già, ti sposerei immediatamente.”

La battuta portò la moglie di Berlusconi, Veronica, a chiedere pubbliche scuse attraverso una lettera aperta ad un quotidiano italiano, scuse che suo marito presentò prontamente.

Alcune voci suggeriscono che le presunte intercettazioni rilevate durante una delle inchieste di un magistrato italiano proverebbero la relazione tra Berlusconi e la Carfagna. Il Presidente del Consiglio italiano ha negato tali affermazioni.

La Guzzanti, 45 anni, è stata a lungo una spina nel fianco per il Cavaliere, guadagnandosi con il proprio lavoro la cacciata ufficiale dalla televisione di stato italiana. Ha parlato della Carfagna durante una manifestazione di sinistra in luglio, nella quale ha anche criticato Papa Benedetto XVI, dichiarando: “Tra 20 anni [l’ex cardinale Joseph] Ratzinger sarà morto e finirà all’inferno, tormentato da diavoli froci – non passivi, ma attivissimi.”

I piani dei magistrati di accusarla di vilipendio al Pontefice sono stati abbandonati, ma la Carfagna si è dimostrata meno tollerante, come ha rivelato sul suo blog l’attrice stessa.

Nonostante tutto, l’attrice di satira ha conservato il suo tono di sfida, scrivendo che le sexy e succinte apparizioni della Carfagna sui calendari sono sufficienti a renderla inadeguata per il suo nuovo incarico ministeriale. “Mettendo la Carfagna alle pari opportunità, Berlusconi ha offeso ogni donna italiana ancora una volta e in maniera definitiva.”

Mercoledì scorso, in un’apparizione televisiva, il Ministro ha dichiarato che la serie di voci su di lei e Berlusconi è la dimostrazione che è in atto una campagna sessista nei suoi confronti. “Se una donna si costruisce una carriera c’è il sospetto che abbia utilizzato scorciatoie e ricevuto favori, mentre la gente crede che gli uomini che vanno lontano lo abbiano meritato” ha affermato.

La Ministra ha poi risposto per le rime alla Guzzanti, accusandola di essere “mentalmente fragile”. Ieri la Guzzanti ha detto che sta considerando di contro-denunciare la Carfagna per le sue affermazioni.

[Articolo originale di Tom Kington]

CLAMOROSO! Trasparenza bloccata. Dopo il comma salva manager ecco l'articolo "amici degli amici" che sospende le pubblicazioni on line degli incarichi. E le amministrazioni si adeguano (where's Brunetta?)

Friday, 10 October 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SPRECHI E SPRECONI

di Gabriele Mastellarini per Il Mondo

La trasparenza frena, nonostante gli appelli quotidiani del ministro per l’Innovazione Renato Brunetta. Le leggi finanziarie 2007 e 2008 obbligavano soggetti pubblici e società a controllo statale a pubblicare su Internet i nomi di consulenti, professionisti e collaboratori esterni con i relativi compensi.

Ma il 2 agosto è stato approvato un codicillo (all’interno della legge 129) che sospende tutte le disposizioni sulla trasparenza, rinviandole al momento dell’entrata in vigore di un regolamento da emanare con decreto del presidente della Repubblica su proposta dei ministri dell’Innovazione e dell’Economia.

Il testo doveva arrivare entro il prossimo 31 ottobre, ma in Parlamento è in fase di approvazione un’ulteriore legge per prorogare il termine di altri due mesi, al 31 dicembre. Intanto, il codicillo inserito dalle Camere in piena calura estiva ha mandato nel cestino tutte le precedenti disposizioni che imponevano la pubblicazione on-line degli incarichi e sono diventate carta straccia anche due precedenti circolari del ministero per l’Innovazione e una direttiva del presidente del consiglio, datata 16 marzo 2007.

Dal canto loro, società ed enti pubblici stanno già facendo marcia indietro. Il Poligrafico dello Stato ha cancellato dal proprio sito web tutti gli incarichi pagati nel 2008, lo stesso ha fatto Fincantieri. Molti altri hanno sospeso le pubblicazioni e non accennano a riprenderle: Poste Italiane è ferma ad agosto, Patrimonio dello Stato a marzo, Fintecna a febbraio, Alitalia Servizi a gennaio scorso. Sviluppo Italia e le sue controllate riportano dati fino a settembre 2007, mentre Gse (Gestore dei servizi elettrici) presenta un laconico «n.d.», ovvero cifre non disponibili, perché è in attesa di istruzioni. Rai e Coni non hanno mai pubblicato nulla. In pochi continuano sulla strada della trasparenza: è il caso di Sogin che comunica tre incarichi alla Bain&Company per un totale di 1,250 milioni, oltre a sette parcelle corrisposte ad altrettanti studi legali per un totale superiore ai 100 mila, compresi i 20 mila a Bonelli Erede Pappalardo.

C’è anche la Tirrenia di Navigazione che da gennaio ad agosto ha pagato 80 avvocati per oltre 600 mila euro, di cui 190 mila al napoletano Emilio Balletti per 19 contenziosi di lavoro, altri 23 mila a Tremonti Vitali Romagnoli (ma l’attuale ministro è uscito dallo studio), 15 mila a Gianni Origoni Grippo e 11.500 al docente Ugo Ruffolo per una parcella. Poste Italiane ha avuto il tempo di pubblicare 40 incarichi affidati ad avvocati, indicandone i nomi e mettendo come compenso la cifra di 1 euro, perché «gli incarichi sono antecedenti al 2007». E per il futuro società e amministrazioni pubbliche potranno pagarele prestazioni professionali di soggetti iscritti ad Albi, i contratti d’opera di artisti e scienziati e i compensi agli amministratori con cifre superiori al tetto massimo dei 289 mila euro. Un altro effetto del codicillo di agosto.

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Gli altri effetti del comma salva-Casta (o codicillo Amici degli Amici)
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Questa sera su Rai 3 tornano gli autori di "Doppio Gioco", con il docufilm "Mani sulla città"

Friday, 10 October 2008
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di Sergio Fornasini

In onda su Rai 3 questa sera alle 21:05 una nuova DocuFiction dal titolo “Mani sulla città – Il regno violento del boss Salvatore Lo Piccolo“. Gli ottimi autori li abbiamo già molto apprezzati in “Doppio Gioco” della scorsa settimana, sono Claudio Canepari, Piergiorgio Di Cara (intervenuto su questo blog, leggi il suo post), Salvo Palazzolo, Matteo Lena, Fabrizio Marini. La regia è di Fabrizio Lazzaretti e Matteo Lena.

La storia questa volta è centrata su Salvatore Lo Piccolo, latitante per 25 anni e successore di Provenzano. Il boss è stato arrestato il 5 novembre 2007 dopo estenuanti ed attente indagini. Anche questa volta la ricostruzione si basa su documenti originali, intercettazioni audio e filmati dei pedinamenti.

Assolutamente inediti i filmati girati durante l’individuazione dei latitanti, oltre ad un video girato nel covo di Giardinello dove Salvatore e Sandro Lo Piccolo furono arrestati. Un appuntamento da non perdere.

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Una serata davanti alla TV con “Doppio Gioco” (non era però una fiction, era tutto reale purtroppo), di Sergio Fornasini

La vera storia di Pippo Ciuro e quello che Marco Travaglio non dice, di Gabriele Mastellarini

 Il documentario “Doppio Gioco”, e qualcos’altro su Ciuro (che Travaglio non ha mai scritto)

CULTUR@. Filatelici da oggi al Romafil per un’ Italia a "effetto rattoppo”

Friday, 10 October 2008
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di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

 

Si apre oggi a Roma fino a domenica, al Palazzo dei Congressi dell’Eur, l’edizione 2008 di Romafil, la più importante manifestazione filatelica del centro-sud Italia.

Saranno esposte 134 collezioni (per un totale di 8.500 fogli suddivisi in 744 quadri) di cui 41 in Esposizione Nazionale, 29 in Esposizione di Qualificazione, 64 partecipanti alla finale del 13° Campionato Italiano di Filatelia serie Cadetti.

Tra i “titoli” di alcune collezioni esposte: “Sua maestà il gatto”, “Quando la posta prende il treno”, “Brindare è bello”, “Dens sanus in corpore sano”, “Piccole e dolci: le api”, per citare alcuni tra i più fantasiosi!

Nel corso della manifestazione sono previste due emissioni, quella della Giornata della Filatelia e la coppia di francobolli (tra cui uno su carta dorata) dedicati al Festival Internazionale della Filatelia “Italia 2009” in programma l’anno prossimo dal 21 al 25 ottobre.

Nel primo caso si tratta di un francobollo raffigurante, entro una cornice formata da matite colorate, un dentellato dove è rappresentata, in grafica stilizzata, la penisola italiana composta da frammenti di francobollo. Il valore è € 0,60, tiratura 3.500.000 esemplari.

Nel secondo caso si tratta invece di un francobollo raffigurante la leggendaria “Bocca della Verità” (l’antico mascherone in marmo, murato in una parete della chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Roma) emesso in due varianti. Il francobollo da € 0,85 (tiratura 3.500.000 esemplari) è realizzato attraverso la normale stampa rotocalcografica su carta fluorescente mentre quello da € 2,80 (2.000.000 di esemplari) è non dentellato, autoadesivo e stampato in litografia su sottilissima lamina d’oro.

Alcune curiosità.

Il primo francobollo del mondo entrò in vigore il 6 maggio 1840 emesso dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, e passò alla storia con il nome di “Penny Black”  (aveva il valore di un penny e su sfondo nero recava il profilo della Regina Vittoria).

In Italia  il francobollo fece la sua prima apparizione il 1° giugno del 1850, quando il Regno Lombardo-Veneto emise la sua prima serie denominata “Aquila Bicipite” (simbolo asburgico), che comprendeva cinque valori diversi.

Il 15 novembre 1864, sulla rivista parigina “Le collectionneur de timbres-poste” il giornalista Georges Herpin, in sostituzione di timbromania, coniò la parola filatelia, utilizzando i vocaboli greci “phìlos” (amico) e “atéleia” (esenzione dall’imposta).

Il francobollo più raro è “1 cent Magenta -British Guiana”.

I più costosi sono “3 skilling Svezia” e “Z-Grill – Benjamin Franklin

La più grande collezione filatelica del mondo è quella presente nella biblioteca nazionale del Regno Unito a Londra (la famosa British Library), anche se il primato è conteso dallo Smithsonian Institute di Washington. .

La persona che è apparsa di  più è Sir Winston Churchill, che è stato il soggetto di oltre 470 francobolli. Più di 700 diversi francobolli sono stati dedicati all’esploratore Cristoforo Colombo, ma molti di questi rappresentano le sue navi, oppure costruzioni a lui dedicate, oppure delle località, quindi il numero reale di francobolli che riportano un suo ritratto è molto inferiore.

In conclusione, se è vero che “Il francobollo è propagatore di notizie, legame tra famiglie lontane, messaggero tra gli amici, conforto nella solitudine, veicolo di commercio e d’industria, elemento di progresso umano, promotore di fraternità, di pace, di buona volontà fra gli uomini e le nazioni”
(da un’iscrizione del palazzo delle poste di Washington), speriamo che i due bellissimi nuovi francobolli italiani, dalle immagini e dai riferimenti emblematici, rechino e trasmettano propiziatori

e scaramantici messaggi.

Nel 2004 sul Sole 24Ore apparve questo articolo. Ma tu guarda, tra “rattoppi e (tristi) verità”, visti i tempi che corrono, avremmo dovuto  forse collezionare francobolli!

Per vedere l’immagine clicca qui.

VOCI DAI BLOG. Anno Zero. Voto zero

Friday, 10 October 2008
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da Blogosfere

Margherita Granbassi la leonessa. L’Arma non vuole che vada in tv da SantoroLei se ne frega e tira dritto perchè vuole fare la giornalista. Beata lei, che rincorre la professione più invidiata e può permettersi dal nulla di fare esperienza a fianco di Michele. Sai, lei vuole fare la giornalista. Granbassi, hai mai collaborato coi giornali? Sai quanto è dura chiamare le redazioni a tappeto per proporre dei pezzi, mentre si esaurisce il credito del cellulare? E azzeccare le proposte giuste, il caporedattore giusto, il taglio giusto, i tempi giusti? Che eroina dei nostri tempi: dice no all’Arma perchè vuole fare la giornalista. 

Intanto sul blog Politica & Societa’ un lettore, Lorenzo, ha scritto:

Ho visto la prima puntata di Annozero e sono allibito. Mai un programma di Santoro era sceso così in basso! Il conduttore (un tempo tanto bravo e preparato) ha sfoderato una nuova tinta, un nuovo studio (orribile, con luci aberranti, da programma di gossip pomeridiano), una nuova velina (ahinoi, la carabiniera…) e una nuova linea: talk show puro, stile Vita in diretta, con servizietti e dirette in stile dai salottini degli italiani.

Nella foto il team di Anno Zero (non sembra un po’ la Famiglia Addams?)
 

 

Anche Dagospia si accorge del doppiogiochista Ciuro amico di Travaglio

Thursday, 9 October 2008
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Lettera a Dagospia

Per fornire un po’ di benzina allo scontro montante tra Vespa e Travaglio rammento che su Rai Tre, alcune sere fa, è andato in onda un documentario dal titolo “Doppio Gioco”, sulla vicenda del processo alla “Mafia bianca”, quella dei rimborsi d’oro alle cliniche siciliane basato su fatti reali ma ricostruito in parte da attori sui dialoghi originali ed in parte da intercettazioni ambientali.

Al centro della vicenda un manipolo di traditori che invece di stare dalla parte dello Stato erano dalla parte dei mafiosi, che venivano costantemente informati delle indagini in corso.

Riolo e Ciuro, funzionari che operavano a stretto contatto con L’Antimafia, poi in seguito catturati, mettevano in atto una contro intelligence efficacissima per vanificare l’attività delle indagini dei Magistrati, che aiutati da circostanze fortuite sono in seguito riusciti a neutralizzare.

Quel Ciuro è lo stesso Ciuro che il giornalista D’ Avanzo di Repubblica citò per rinfacciare a Travaglio se non l’amicizia, i contatti vacanzieri e per dimostrare che nemmeno Travaglio era legittimato a “..scagliare la prima pietra” (v. polemica per le frequentazioni di qualche decennio orsono di Schifani).

Per le medesime ragioni fu ripreso anche da F.Facci (Giornale) che con Travaglio aprì uno scontro, ancora in corso e che tra l’altro minaccia di allargarsi con il recente contributo di Vespa.

Ora, dopo quanto mostrato dalla trasmissione di Rai Tre è tutto un po’ più chiaro, si è trattato di un magistrale “Doppio Gioco”.

Max

IL MARESCIALLO CIURO E LE AMNESIE DI TRAVAGLIO (di F. Facci)

Thursday, 9 October 2008
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di Filippo Facci per Il Riformista

«Se ne sono accorti in pochi, ma il caso Ciuro-Travaglio è quasi passato per televisione. Quasi. Su Raitre, venerdì scorso, è andato in onda il docufìlm «Doppio gioco» diretto da Salvo Palazzolo, dove si narrava dello scandalo dei rimborsi d’oro alle cliniche siciliane; in pratica si ricostruiva che alcune talpe della Procura di Palermo avevano fatto appunto un doppio gioco stando dalla parie della mafia, ed eccole qua: Giorgio Riolo, carabiniere del Ros e Giuseppe (Pippo) Ciuro, maresciallo della Finanza in servizio alla Direzione distrettuale antimalia.

È quel Ciuro che nell’estate 2003 passò le vacanze con Marco Travaglio e famiglia in un villino del residence Golden Hill ad Allavilla, e che, per farla breve, anche durante quella vacanza stava commettendo il reato di favoreggiamento ad associazione mafiosa a vantaggio di Michele Aiello, mafioso, uomo chiave dell’indagine sui rimborsi d’oro alle cllniche e braccio destro del boss Provenzano: trattasi di «Fatti commessi in Palermo ed altrove fino al mese di ottobre 2003».

Ciuro fu arrestato circa due mesi dopo la vacanza con Travaglio, il 5 novembre 2003. Il maresciallo sarà definito «figura estremamente compromessa col sistema ciniimale» prima di essere condannato dalla corte d’Appello a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento.

Il documentario di venerdì ha ricostruito tutto quanto (Travaglio a parte) compresa un’intercettazione tra l’ex maresciallo e una segretaria della Procura; non c’era, dunque, l’intercettazione tra Ciuro e Travaglio citata nel maggio scorso dal vicedirettore di Repubblica Giuseppe D’Avanzo.

La versione di Travaglio, ricordiamo, fu riportata su Repubblica del giorno dopo: «Ho conosciuto il maresciallo Ciuro a Palermo quando lavorava alla polizia giudiziaria antimafia (aveva pure collaborato con Falcone). Mi segnalò un hotel di amici suoi a Trabia e un residence ad Altavilla dove anche lui affittava un villino. II primo anno trascorsi due settimane nell’albergo con la mia famiglia, e al momento di pagare il conto mi accorsi che la cifra era il doppio della tariffa pattuita: pagai comunque quella somma per me esorbitante e chiesi notizie a Ciuro, il quale mi spiegò che c’era stato un equivoco e che sarebbe stato presto sistemato (cosa che poi non avvenne). L’anno seguente affittai per una settimana un bungalow ad Altavilla, pagando ovviamente la pigione al proprietario. Ma i precedenti affittuari si eran portati via tutto, così i vicini, compresa la signora Ciuro, ci prestarono un paio di cuscini, stoviglie, pentole e una caffettiera. Di qui la telefonata in cui parlo a Ciuro di cuscini».

E qui entra in scena Gabriele Mastellarini, giornalista che nei giorni scorsi, a furia di ricorsi, ha praticamente costretto il sottosegretario Gianni Letta a nominare una commissione per l’accesso ai documenti per cui è decaduto il segreto di Stato. Nel giugno scorso, Mastellarini rivelò sul suo blog personale tutta una serie di circostanze decisamente sgradite a Travaglio (dati ignorati e omessi ad Annozero, particolari di condanne da lui subite) che sfociarono in una serie di insulti di Travaglio a Mastellarini, via sms, peraltro pubblicati. Ma coincisero anche con la fine delle sue collaborazioni con l’Espresso: circostanza che Mastellarini, a torto o a ragione, di lì in poi collegò a Travaglio.

Da qui un’attenzione molto speciale, sul suo blog, a lui dedicata. Il documentario su Pippo Ciuro, Mastellarini. se l’è visto tutto, e c’è voluta voglia. Ma c’è voluta sicuramente più voglia per andarsi a rileggere il libro di Marco Travaglio e Saverio Lodato , Intoccabili, Bur Rizzoli 2005, così da verificare a come il caso Ciuro veniva trattato.

II suo curriculum è condensato in due righe: per dire che fu «in servizio con Falcone» e che ha lavorato all’antimafia «con il pm Ingroia che l’ha impiegato nell’ultima fase delle indagini su Dell’Utri e sui finanziamenti Fi-ninvest». Travaglio sarà stato senz’altro ben informato, vantando egli un rapporto di frequentazione personale con Ingroia. Sempre nel libro Intoccabili, Travaglio si spinge poi a dire che «i due marescialli (Ciuro e Riolo, ndr) sono talpine. Manca la talpona».

Non solo. Ci sono feroci critiche a Piero Grasso, il procuratore che ha sostituito Giancarlo Caselli a Palermo: «Assodato il ruolo di talpe di Ciuro e Riolo, perché gli inquirenti li hanno lasciati circolare indisturbati per mesi negli uffici della Procura?». E poi: «Perché non si sono informati subito i pm più vicini a Giuro per limitare i danni che le sue soffiate potevano arrecare alle loro indagini?». Il pm più
vicino a Ciuro era Ingroia, e i quesiti parrebbero quasi posti da lui. Invece sono posti da Travaglio: che è legatissimo a Ingroia. Dulcis in fundo: il procuratore Pietro Grasso scriverà al Corriere della Sera accusando Travaglio e Lodato di fare «disinformazione scientificamente organizzata». È tutto nero su bianco.

E si prosegue. Travaglio, sempre nel fibre Intoccabili, parla di Totò Cuffaro e scrive che «il governatore conosceva Ciuro», ma a quanto pare non era il solo. Al citato residence Golden Hill, in quella vacanza del 2003, c’era Travaglio, c’era Ciuro, c’era Ingroia e «si stava insieme, si giocava a tennis e si facevano lunghe chiacchiere a bordo piscina», come ha raccontato al Corriere della Sera lo stesso Ciuro.

Il quale, sempre sullo stesso libro, sminuisce il ruolo di Ciuro ancora una volta: «Ciuro si limitò a qualche intrusione nel computer della Procura e a qualche millanteria per farsi bello con il ricco imprenditore. Il grosso lo fece Totò». In-somma, il moralizzatore Travaglio non maltratta gli amici o ex amici. Anche perché nel libro L’odore dei soldi, pubblicato nel 2001 da Travaglio ed Elio Veltri, veniva enfatizzata per pagine e pagine un’indagine sulle fortune di Berlusconi e sullo sbarco di Mediaset in Sicilia. L’indagine, ovvio, era di Pippo Ciuro.

Tutte queste cose il documentario «Doppio gioco» non le ha raccontate. Sicuramente non l’ha fatto Travaglio.

Nelle foto (da sinistra da destra) Filippo Facci, Marco Travaglio e Pippo Ciuro.

Il pezzo lo trovate anche su Macchianera