Margherita Granbassi non sarà più Carabiniera. Santoro e Travaglio le han fatto perdere la divisa. Per l'Arma: "La trasmissione non è imparziale"

Wednesday, 1 October 2008
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di Gabriele Mastellarini

I vertici dell’Arma dei Carabinieri, la Benemerita per intenderci, non voglion far sconti neanche alla campionessa Margherita Granbassi che tante soddisfazioni ha dato all’Arma in veste di fiorettista e plurimedagliata olimpica.

Ma da quando è entrata nel salotto di Anno Zero, dove Michele Santoro e Marco Travaglio sono soliti puntare qualche ospite (meglio se centodestro) e poi affondarlo, il giudizio su Margherita è cambiato radicalmente nei piani alti della Difesa italiana. “Si deve congedare se vorrà rimanere a fare la conduttrice”, è il senso della missiva fatta recapitare alla nuova valletta di Santoro, già immortalata da “Chi” in un tête-à-tête con Travaglio al termine della puntata (vedi sotto).

“L’autorizzazione alla collaborazione, precedentemente concessa, è stata revocata considerato che il provvedimento era espressamente subordinato al fatto che non si concretizzassero situazioni di inconciliabilità”, fa sapere all’agenzia “Italpress” un portavoce dell’Arma. “La revoca – continua – scaturisce dalla constatazione che la partecipazione alla puntata del 25 settembre, nella sua qualità di carabiniere, ha determinato una diffusa percezione in pubblico di inconciliabilità con i doveri del carabiniere e dell’immagine dell’Arma. Il carabiniere, nell’esercizio delle sue funzioni, deve mantenersi imparziale rispetto a quelli che sono gli avvenimenti e la sua presenza nella trasmissione è stata percepita come inconciliabile con l’immagine del carabiniere, che è assolutamente imparziale rispetto a quelli che sono i grandi temi del dibattito pubblico”.

Margherita aveva chiarito che la sua partecipazione ad Anno Zero era “a titolo gratuito”, ma non ha mai nascosto la passione per il giornalismo da trasformare in professione dopo la scherma. Di certo l’Arma l’ha fatta crescere nel settore sportivo, l’ha remunerata e portata ai vertici mondiali, ma l’ebbrezza della televisione e il potersi piazzare al fianco di due “santoni” come Travaglio e Santoro, alla fine prevarranno.

Bella è bella, Margherita. Niente a che fare con la Borromeo. Io gli preferisco solo la Jebreal, ma il fascino della Granbassi non è in discussione. Ma basta il fascino per entrare in una trasmissione di approfondimento politico e giornalistico della Rai? 

Intanto la polemica infiamma.  «Io non l’ho autorizzata – ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa – Ho ricevuto i vincitori delle Olimpiadi e c’era questa ragazza che ha vinto due medaglie, ha richiamato l’attenzione sul dramma del Tibet. Mi è stato espresso il suo desiderio di andare in tv. Mi dispiaceva dire di no, non si può. Ho detto al comandante dei Carabinieri di vedere se era possibile trovare una soluzione. Io ho detto che se si trova una formula che consenta, nel rispetto delle regole, e l’ho ripetuto in modo chiaro, nel rispetto delle regole, la sua partecipazione, bene. Altrimenti no».

Ora quella deroga valida per una sola puntata è scaduta e lo Stato Maggiore della Difesa e l’Arma dei Carbinieri hanno detto stop. L’Ansa, un paio di ore fa, ha battuto il seguente lancio: “L’Arma dei Carabinieri ha negato il consenso alla partecipazione della campionessa di scherma Margherita Granbassi ad Annozero. La notizia – pubblicata su Repubblica – è stata confermata dallo staff dell’atleta. L’Arma dei Carabinieri ha convocato ieri la Granbassi, che era fuori Roma e si è potuta recare all’appuntamento soltanto intorno alle 21,30, e le ha notificato la decisione. Lo staff della fiorettista fa comunque sapere che Margherita Granbassi andrà avanti nell’esperienza televisiva, anche se ancora non c’é una decisione definitiva su un possibile congedo”.

La strada è dunque segnata: Margherita Granbassi lascia l’Arma e si prende Santoro e Travaglio. In bocca al lupo, Margherita. O meglio, attenta ai lupi. 

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OPUS DEI. Gli iscritti, i nomi e tutto ciò che avreste voluto sapere…

Wednesday, 1 October 2008
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di Carlo Marroni per “Il Sole24Ore” – Archivio

A ottant’anni dalla nascita, l’Opus Dei conta oltre 85mila membri effettivi. Non tanti, di fronte alla massiccia militanza di molte altre organizzazioni. Ma ognuno di loro ne mobilita 100. Insomma, un’applicazione del tutto inedita del keynesismo, che invece dei redditi agisce sui fedeli. Che la teoria del moltiplicatore di anime abbia una sua fondatezza è dimostrato dalla cerimonia di canonizzazione del fondatore, Josemarìa Escrivà de Balaguer (nella foto), il 6 ottobre 2002, quando in piazza San Pietro affluirono oltre 300mila persone e 400 vescovi da 61 Paesi. C’è chi pensa, e sono in tanti, che l’Opus Dei moltiplichi anche il reddito, vista la vulgata sulle ricchezze che arriva a paragonare l’Opera ai disciolti Templari, che vivrebbero ancora in segreto complottando di continuo.

Difficile stabilire con esattezza cosa sia ricchezza e chi la controlla, ma una stima – riferita da John Allen del National Catholic Reporter, che ha scritto un documentato libro sulla realtà dell’organizzazione c’è: 2,8 miliardi di dollari. Una cifra di tutto riguardo (seppur irrisoria se paragonata al patrimonio di molte congregazioni religiose, a partire dai radicatissimi salesiani), che emerge dalla valutazione dei beni patrimoniali sparsi per il mondo e funzionali alle varie attività dell’Opus Dei (università, scuole, centri di formazione, alloggi, sedi) ma che non sono nella disponibilità del prelato, il vescovo Javier Echevarrìa, che è a capo della Prelatura personale.

La grande maggioranza dei beni appartiene a enti e soggetti autonomi e autofinanziati aderenti alla fraternità dell’Opera e funzionalmente autonomi. Questo peraltro deriva da un preciso dettato del fondatore, il quale fissò la regola che ogni iniziativa si debba autofinanziare. È così per il Campus Biomedico, gioiello della medicina a Roma,l’Università Santa Croce o il Centro Elis, nel quartiere Tiburtino di Roma, nato nel 1965 per la formazione dei giovani delle periferie abbandonate. Beni che arrivano il più delle volte da donazioni, come quella straordinaria di 68 milioni di dollari a New York, che permise la costruzione ultimata nel 2001 del Murray Hill Place, 16 piani in mattoni rossi sulla Lexington Avenue a Manhattan, sede americana dell’Opera, presa d’assalto dai turisti più ingenui che ancora entrano nella hall alla ricerca del vescovo Aringarosa, protagonista sanguinario del romanzo ( e poi del film) Il Codice da Vinci. L’Opus Dei in quanto tale ha al suo interno una sorta di direttore finanziario Pablo Elton, ingegnere cileno, che amministra un budget di poco meno di 2 milioni di dollari – è proprietaria solo di Villa Tevere (e dell’adiacente Villa Sacchetti), una costruzione degli anni 50 su viale Bruno Buozzi, nel quartiere Parioli a Roma, dove ha sede la struttura centrale mondiale e dove sono sepolti sia il fondatore san Escrivà – che fondò l’Opera il 2 ottobre 1928 in un convento vincenziano di Madrid – che il suo successore, Alvaro del Portillo, anche lui in odore di santità. Dice Pippo Corigliano, ingegnere, autore di Un lavoro soprannaturale, la mia vita nell’Opus Dei, un libro in uscita oggi, e da anni direttore dell’ufficio comunicazione dell’Opus Dei: «Noi non facciamo il pane ma il lievito.

L’Opera deve formare cattolici normali, non speciali, non è una griffe, non c’è un inno, ognuno vibra con la sua nota, come un diapason». Ma resta il fatto che l’Opera è vista con occhi diversi da tutte le altre organizzaizoni cattoliche. Anzitutto perché diversa lo è sul serio, visto che è l’unica Prelatura Personale, figura introdotta del diritto canonico dal Concilio Vaticano II, esistente nella Chiesa: una Diocesi senza territorio, guidata dal Prelato Javier Echevarrìa, una forma di auto-organizzazione che permette agli aderenti di continuare a far parte anche delle chiese locali o delle diocesi dove hanno il domicilio. Ma la diversità, che la fa somigliare ad un’èlite, alla fine salta agli occhi con evidenza.

Degli 85mila membri, circa il 20% è composto dai cosiddetti “numerari”, membri che fanno dell’Opus Dei la propria famiglia, si impegnano sul celibato e vivono nelle case dell’Opera, mettono in comune i redditi e vivono assieme l’esperienza religiosa. Bene: per diventare numerari bisogna essere laureati in una materia civile e una religiosa e intraprendere un cammino che dura almeno 6 anni e mezzo. Insomma, una selezione durissima che non può non generare un’èlite: dai sacerdoti, fino ai soprannumerari, la maggioranza, che di solito sono sposati.

Tra questi risultano alcuni membri eminenti dell’economia e della politica,come Ettore Bernabei, Giuseppe Garofano e Bettino Ricasoli, Paola Binetti del Pd (numeraria femminile), e in Francia Jacques de Chateauvieux, presidente del Consiglio di sorveglianza di Axa. Una selezione dura che per alcuni ex membri che hanno dato alle stampe vari libri arriva al plagio e a pratiche quotidiane da setta segreta:accuse che l’Opera ha sempre respinto.Una Chiesa per pochi, parrebbe. Ma la questione è un’altra: dice il Prelato che «Dio si può trovare anche a Wall Street» (e ora ce se sarebbe davvero bisogno), che altro non è che la trasposizione pratica di uno dei cardini dell’Opera: «Cercare la santità nel lavoro, che significa impegnarsi per svolgerlo bene, con competenza professionale e con senso cristiano, cioè per amore di Dio e per servire gli uomini. In questo modo, il lavoro ordinario diviene luogo dell’incontro con Cristo».

Un’impostazione per certi rivoluzionaria per la Chiesa, che all’inizio non è stata capita. Ma allora se la ricchezza non sembra appartenere direttamente all’organizzione, ma al massimo ai suoi membri, l’Opus Dei è potente? Anche se l’impressione è che nei Sacri Palazzo l’Opera abbia aumentato la sua influenza, in realtà ha un peso abbastanza limitato e di certo meno evidente dopo che il numerario Joaquim Navarro-Valls ha lasciato la carica di direttore della Sala Stampa vaticana. Alcuni membri sono inseriti nelle congregazioni di curia, ancora di più sono nelle diocesi, specie in Centro e Sud America e in Spagna. Ma la domanda è se con Benedetto XVI sia scesa la capacità di influenza rispetto a Giovanni Paolo II? Con Wojtyla c’era una affinità elettiva molto forte, e di certo fu lui ha decidere di concedere nel 1982 lo status di Prelatura personale. Con Benedetto XVI c’è una lunga consuetudine e tutti lo considerano nell’Opera la migliore scelta che potesse essere operata dal Conclave, ma certo non sfugge che Ratzinger, papa di pochi abbracci, di principio tende a preferire le forme tradizionali di vita religiosa. Un rapporto fecondo c’è con il Segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, con Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, e con l’ex Vicario, Camillo Ruini. (articolo segnalato da Paolo Martocchia)

NONSOLOSOLDI. Ecco chi pagherà il conto del dissesto finanziario

Wednesday, 1 October 2008
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di Gianluigi De Marchi per www.dituttounblog.com

Ormai è chiaro a tutti: il conto del dissesto finanziario (nato negli USA ma diffuso in tutto il mondo tramite il sistema bancario) lo pagheremo tutti noi.
Con o senza il “piano Paulson” da 700 miliardi di dollari, la “bolletta” da pagare sarà a carico dei risparmiatori di tutto il mondo che, senza volerlo e senza saperlo, hanno acquistato obbligazioni, CDS, CDO e le tante altre sigle della finanza “creativa”.

Pagheranno il conto, in prima persona, i sottoscrittori di titoli emessi da banche coinvolte in queste operazioni ad altissimo rischio, attraverso la perdita integrale (se azionista) o parziale (se obbligazionista) del suo capitale. E fin qui, nulla da eccepire, è logico.

Ma pagheranno il conto anche gli assicurati di tante compagnie mondiali che hanno sottoscritto, fiduciosamente, una polizza index linked o unit linked con la “garanzia” che, trattandosi di una polizza, il capitale era al sicuro. E invece il capitale era a rischio, perché la “garanzia” non era offerta dalla compagnia, ma da un’obbligazione bancaria, con ciò stesso snaturando l’attività stessa di chi, istituzionalmente, dovrebbe essere finalizzata ad assicurare, non a trasferire il rischio ad altri!

Pagheranno il conto i sottoscrittori di fondi comuni obbligazionari (e addirittura anche qualcuno che ha tranquilli fondi monetari), nei cui portafogli sono stati spalmati titoli ad alto rischio scaricati da banche ed intermediari desiderosi di trovare liquidità per aprire altre operazioni speculative.

Pagheranno il conto i risparmiatori che, non fidandosi più dell’investimento in titoli bancari, si sono rivolti altrove, perché anche le aziende produttive (e qui sta un punto delicatissimo di snodo tra mondo della finanza e mondo dell’economia) avranno difficoltà ad operare, tra restrizione di crediti (se ne sentono già i primi effetti) e rialzi del costo del denaro (l’Euribor è schizzato oltre il 5%).

Pagheranno il conto anche i risparmiatori più tranquilli, le “formichine” che, magari scottate da fondi comuni, polizze fantasiose, bond argentini ed altre diavolerie simili, sono tornati scornati ai cari, vecchi BTP e CCT, perché gli effetti sull’economia della bolla finanziaria non mancheranno e comporteranno aumenti dei deficit statali, riduzione del PIL, calo del tenore di vita.

L’elenco dei chiamati al maxisalvataggio è enorme, ma per ora non comprende una categoria, piccola ma significativa: amministratori e dirigenti delle banche, degli intermediari, degli hedge funds e di tutti gli altri “protagonisti” della finanza che hanno creato, alimentato, sostenuto la gigantesca operazione di “illusionismo planetario”. I vari CEO, AD, direttori finanziari, direttori marketing e così via sono serafici ai loro posti di comando; i pochi che non ci sono più sono usciti con liquidazioni faraoniche lasciandosi le macerie dietro le spalle.
Possibile che questi signori il conto non debbano pagarlo, neppure in parte?

Sofri jr.: "Nella sua ingrata battaglia contro le BALLE DI TRAVAGLIO, Filippo Facci deve difendersi pure dal suo giornale"

Tuesday, 30 September 2008
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Bordate da Luca Sofri (wittgenstein.it) riferendosi a questo discorso qui.

L'ISOLA DEI FAMOSI. Dal reality circus al reality porceddu: la sirena Valeria Marini ha fatto splash!

Tuesday, 30 September 2008
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dalla nostra inviata in Honduras, Nicoletta Salata (per dituttounblog.com)

Allontanandosi solo temporaneamente (si ritiene infatti che non resisterà a lungo) dai suoi abituali set, quello cinematografico nel quale del resto non risulta attivamente partecipe se non con sporadiche apparizioni tra cui quella all’ultima  mostra del cinema  di Venezia dove ha lasciato le impronte delle sue mani nelle piastrelle d’argilla (vendute per euro 414 su internet), quello dello spettacolo in generale in cui anche lei  tra un gossip e l’altro fa puntualmente le sue comparsate, quello dei suoi completini intimi di cui un rappresentativo campionario si è certamente portata appresso, Valeria Marini è approdata all’isola.

Truccata, smaltata, ingioiellata, agghindata con un vestitino sottoveste nero tempestato di lucenti diamonds che le garantisce l’aspetto di sexy e burrosa sirena, al suono di  “giurin giuretto parola di lupetto” e “squali e barracuda non saranno mica attratti dai diamonds?” si tuffa (davvero molto coraggiosamente – congratulations) dall’elicottero.

E sulle note della Marcia di Radetzky, con tanto di battito di mani accompagnatorio come avviene al tradizionale concerto di Capodanno del Musikverein, la “sirenettona” finalmente spiaggia.

Spogliata dell’abitino, vestita di costumino che sembra più uscito dal cassetto dell’intimo che un completino mare (reggiseno nero fantasy e mini pareo in pendant di pizzo attraverso cui traspare il succulento panettone), la neo naufraga viene subito messa a far la cuoca, ovvero ad arrostire il porceddu, che aveva però tutta l’aria di essere già cotto a puntino.

E infatti lei si limita a trasferirlo ad intervalli regolari da uno spiedo all’altro. Con non poche difficoltà però, dato che ha dovuto effettuare diversi tentativi prima di riuscire a tenere insieme due pali incrociati per parte (a sorreggere lo spiedo).

Non agevolata in questo, evidentemente, dal segreto del “criss cross incrocio magico” che essendo un reggiseno e quindi materia che lei conosce certo bene, lasciava presupporre una sua certa dimestichezza in materia. Ma con due rigidi pezzi di legno al posto di due  duttili e malleabili rotondità da alloggiare e sfoggiare, non è la stessa cosa!

Dallo studio ecco Giurato, inconsapevole (innata attitudine) di esser ripreso, che guardando Carlo ora inquadrato (non si capisce ancora se quest’ultimo sia vagamente simpatico o un gran eufemistico rompicocchi) anche lui assalito ora da questo dubbio, commenta rivolgendosi alla collega Venier “questo è ‘na bomba, non avevo capito un cazzo”. E quando mai!!

Intanto Carlo, noto come il bidello laureato, ma che fa il  custode e infatti rivendica la sua posizione socio-culturale sfidando Giurato a rispondere a qualche quiz (come si chiamano gli abitanti di Ivrea, per cominciare ma poi è finita lì), si presenta con un’acconciatura afrocubana-rasta, con tanto di extension vegetale, ovvero una lunga treccia centrale, si suppone intessuta di foglie e pagliuzze. Secche e ingiallite per essere ton ton con il suo capello color truciolo.

A proposito di colore di capelli, il pel di carota di Simona, insomma resiste, insomma permane, insomma non scolora. Peccato! Più finto di così non si può, insomma!

Il fil rouge della serata è sicuramente l’abbandono.

All’isola dei peri-plo-patetici si registra forse il più alto tasso di moria di partecipanti. Qualcuno (il più “figo” che “fido” Giuseppe, visto che poco dopo ha mollato) se ne era già andato.

Ieri sera si assiste dunque ad un susseguirsi di cedimenti e relativi outing esplicativi della propria defaillance.

Comincia Giucas che a suon di capricciosi strilli e lacrime vuole a tutti i costi restare e invece dopo venti minuti di patetica e irritante contrattazione si convince (motivi di salute) a partire. La  terapia trattamento (solita sceneggiata: rilassati, ti tocco, mi senti, conto fino a dieci, quando lo dico io!) a cui ha sottoposto la cavia di turno (Daniele) lo ha spompato e il malore che ne è conseguito ha preoccupato lo staff medico.

La Vento ancora prima di conoscere l’esito del voto (che decreterà che ad uscire, come previsto, sia invece la Gioia, e che Gaudio sia per lei che per gli altri!) decide irremovibile di interrompere il suo naufragio per motivi di salute psichica. Per carità, lasciamola tornare, non si sa mai in cosa posa degenerare un intelletto già così compromesso!

Daniele (quello dall’inconfondibile cantilenante e biascicata parlata veneta) afflitto da mal di schiena, nervo sciatico dolorante e stress psicologico, vuole tornare ma poi si fa convincere a resistere.

Finalmente il porceddu è cotto, stracotto.

E i vip sbarcano all’isola Restaurant chez Valeria, la quale nel frattempo è stata ripetutamente esortata dalla direttrice dei lavori big chief  Simo ad entrare e nascondersi all’interno di una grande cassa di legno collocata sulla spiaggia, che a sentire la perspicace Luxuria (che trasformata in donna, o quasi, è ora dotata infatti pure di sesto senso) “sembra una cassa da morto”.

Il capomastro Simona urla insistentemente alla sua squadra stordita di guardare nella cassa. E così il gruppetto la scopre, la acclama, e finalmente se magna.

Ma nello scorgere ancora quel cassone, lasciato ora lì vuoto ed inutilizzato, il pensiero “sorge spontaneo”.

Ce li mettessero tutti dentro questi abusivi occupanti dell’isola sempre più dei “penosi” e sigillassero con chiodi e pece questo provvidenziale ligneo baule, e come si fa con i containers lo rispedissero al paese d’origine.

Così si potrebbe finalmente issare nell’isola la bandiera della liberazione e della vittoria e dichiarare chiusa per auspicabile fiasco ‘sta “baracca e burattini”, …insomma!

BOOKMARK. ITALIADALLESTERO.INFO

Tuesday, 30 September 2008
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Da qualche mese è sorta una bella realtà dedicata al giornalismo. Mi riferisco al sito http://italiadallestero.info, nel quale ci siamo casualmente imbattutti. Oltre a fornire ottime traduzioni dei principali articoli della stampa estera sui casi italiani è un modo intelligente per capire come l’Italia è vista all’estero, in quella che è l’Unione Europea. Complimenti ai curatori del sito e ai vari traduttori. (gmast)

FACCISUOI/2. Filippo-show risponde per le rime al suo vicedirettore Brambilla: "Non ho mai rubato. Travaglio? Un Tizio che molti giovani disperati ritengono un giornalista, anziché un mercante di suggestioni". E ricorda che nessuno ha il coraggio di occuparsene (tranne noi!)

Tuesday, 30 September 2008
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di Filippo Facci per “Il Giornale”

Non mi è piaciuto per niente l’articolo «Facci e Travaglio, telefonatevi please» che è stato pubblicato sul Giornale di sabato scorso. Penso che l’autore, Michele Brambilla, non abbia neppure la minima percezione di quanto io sia fuori dalla grazia di Dio, e credo seriamente che la pubblicazione di quell’articolo sia un fatto difficile da riparare, che nessuna pretesa di leggerezza e sdrammatizzazione possa giustificare.

Sono in parte affari miei: cercherò di attenermi solo a ciò che i lettori del Giornale, quotidiano dove scrivo dal 1994, secondo me devono sapere anche se in buona parte già lo sanno.

Anzitutto: io non ho scritto 121 articoli su Marco Travaglio, quello è il numero di volte in cui semmai l’ho menzionato. Su questo giornale, in secondo luogo, io non ho risolutamente mai «messo in piazza i miei personalissimi bisticci come fossi in una commedia napoletana», e per saperlo basta leggere, controllare: io mi sono sempre riferito a cosiddetti fatti, episodi, tesi e opinioni che ogni volta ho cercato di smontare e confutare quando era il caso di farlo.

Brambilla fa confusione tra ciò che ho scritto sul Giornale e ciò che può esser comparso per esempio sul sito Dagospia per quanto si tratti di mondi palesemente diversi e che perlomeno io ho sempre tenuto decisamente separati: è insensato scrivere che «noi lettori abbiamo appreso particolari» eccetera, perché «noi lettori» un accidente, Brambilla confonde i lettori di questo giornale con se stesso o con chi scorrazza in internet tutto il giorno per deformazione professionale.

I lettori che hanno commentato online l’articolo di Brambilla, non a caso, hanno mostrato di non capire di che cosa si stesse parlando e hanno mostrato semmai un certo stupore per la confessata amicizia di Brambilla con Travaglio.

Circa il buon gusto di riportare nell’articolo gli insulti di Travaglio contro di me, oltretutto, faccio fatica a trattenermi: ringrazio il mio Giornale e chiedo scusa se non mi metterò a spiegare, ora, che non sono propriamente un «ex ladro» e che non ho mai rubato scatolette di caviale, che mi fa anche schifo.

 Sicché non c’è nessun «piano personale» sul quale sarei scivolato, e chi ha «sbracato» non sono io.

I miei articoli parlano per me, e forse qui vi stupirò, forse non ci crederete: ma ho il vizio di prendermi dannatamente sul serio nel mio lavoro. Si perdoni l’immodestia, ma se i miei scritti su Travaglio (anche su Travaglio) fossero davvero come «quando moglie e marito spalancano le finestre per far sentire quant’è fetente quell’altro», be’, credo che non sarebbero spesso così letti e commentati, non sarebbero così ripresi nelle rassegne stampa o citati in altri articoli di altri giornali, e probabilmente non ci sarebbero tutti questi avvocati e parlamentari e rompicoglioni che mi chiamerebbero per chiedermi bislacche consulenze appunto sugli insulti che io e Travaglio esclusivamente ci scambieremmo. Anche perché forse va spiegata una cosa.

Io non mi occupo di polemizzare con un qualsiasi rubrichista che scrive bestiate sull’Unità, un collega come un altro nel grande circo autoreferenziale dei giornalisti: io mi occupo di un signore che ogni settimana straparla davanti a milioni di persone dalla Tv di Stato, un partigiano le cui faziose requisitorie vengono riportate sull’enciclopedia Wikipedia come se fossero vangelo, un tizio che molti giovani disperati credono davvero che sia un giornalista anziché un mercante di suggestioni, uno che è definito «documentato» da tutti coloro che non hanno voglia di documentarsi al posto suo, uno che fa il gioco di una parte politica contro un’altra, una Procura contro un’altra, un Italia contro un’altra, oltretutto un conto corrente (il suo) contro altri.

Mi occupo di Marco Travaglio, mi vien da dire, perché qualcuno deve pur farlo, e io non la vedo tutta questa concorrenza in giro. Se poi non v’interessa, che dire, fatelo sapere.

Facci e Travaglio: telefonatevi, please
di Michele Brambilla

Credo, anzi sono sicuro, che Filippo Facci non abbia il numero di telefono di Marco Travaglio, e che Marco Travaglio non abbia quello di Filippo Facci. È altrettanto certo che l’uno non conosca dell’altro neppure l’indirizzo di casa, e men che meno quello di posta elettronica.
Non si spiegherebbe altrimenti il motivo per cui da anni i due giornalisti per conversare, discutere, litigare, polemizzare e ora anche per insultarsi occupano carta di giornale, spazi sui siti web, minuti di televisione di Stato e non. Per dire: solo sul nostro Giornale, dal 7 aprile del 2002 fino all’altro ieri Facci ha scritto 121 articoli su Travaglio. Il quale ha ovviamente replicato sull’Unità. Insomma i due mettono in piazza i loro personalissimi bisticci come fossero in una commedia napoletana, quando marito e moglie spalancano le finestre per far sentire a tutti quant’è fetente quell’altro.
Si potrebbe obiettare che nel caso di Facci e Travaglio non si tratta di personalissimi bisticci ma di questioni di pubblico interesse. All’inizio era così. I due sono portatori di opposte Weltanschauung su politica e giustizia: garantista l’uno, giustizialista l’altro. E di questo parlavano, anzi dibattevano: di Tangentopoli, Di Pietro, Craxi, Berlusconi. All’inizio. Poi sono un cicinino scivolati sul piano personale: tu sei un forcaiolo, taci tu che sei un servo del padrone, e così via. Dalla contestazione delle idee si è passati al rimprovero personale: e noi lettori abbiamo appreso particolari anche intimi che perbacco, chi se l’immaginava.
Negli ultimi giorni, ad esempio, non è che i due abbiano sbracato, però insomma. L’altro ieri Travaglio su Dagospia ha scritto che «il noto poveraccio del Giornale, quello con le meches», è «in preda a un’ossessione che andrebbe curata» e gli ha rimproverato le marachelle dell’adolescenza, quando rubava le scatolette di caviale, e da «un ex ladro» Travaglio non prende lezioni di morale. Ieri, sempre su Dagospia, Facci ha replicato che Travaglio è «uno spettacolare buffone», «un infame» e pure «un deficiente»; quindi ci ha tranquillizzato sui propri capelli mettendoci tuttavia un po’ di ansia sulla virilità del rivale: «Io ho le meches come Travaglio ha una protesi del pene».
Ho grande stima di tutti e due, lavoro con Facci e di Marco sono amico da tanti anni. Ma proprio per questo mi permetto un consiglio: il talento dedicatelo ad altro, e se volete parlare delle protesi vostre, telefonatevi. Il numero ve lo do io.
(P.S.: Però anche il sottoscritto è un bell’elemento: non potevo telefonare, ai due?).
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=293692

LEGGI ANCHE. FACCI & TRAVAGLIO. FERMATELI. Marco tuona “Lui un ex ladro”, Filippo risponde “E’ un infame”

Gabriele Mastellarini ad Anno Zero. C'è chi dice NO

Tuesday, 30 September 2008
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Commenti tratti dal blog di Marco Travaglio voglioscendere.ilcannocchiale.it

commento di Daniele – lasciato il 18/9/2008 alle 2:8
Scusate l’OT ma quando è troppo è troppo.
Ho appena mandato una mail alla redazione di Annozero che ha per oggetto: A proposito di Gabriele Mastellarini.

Gentile redazione
Ho da poco appreso che presto ricomincerà una nuova serie della trasmissione e ne sono sinceramente felice. Ho anche appreso dal blog di Gabriele Mastellarini che avete contattato il tenutario del blog stesso circa una sua eventuale partecipazione ad una puntata in qualità di giornalista informato su fatti di una qualche rilevanza. Come vi sarete resi conto, tale blog è pieno ormai di post astiosi e calunniosi nei confronti di Marco Travaglio. La querelle tra i due risale a qualche mese fa per motivi che non ricordo e non mi interessano.

In particolare in un suo post datato mercoledì 17 settembre oltre a vantarsi del contatto avuto con la vostra redazione, sogna un duello Travaglio-Mastellarini durante la quale avrebbe colto l’occasione per parlare e sparlare del Travaglio-business.
Di seguito copio/incollo un mio commento al suddetto post che molto probabilmente sarà censurato (non sarebbe la prima volta), che ha il solo scopo di illustrare il concetto Travaglio-business teorizzato da Mastellarini applicato a Mastellarini stesso.

Ricapitolando:

1. Nella tua Homepage attualmente il termine ‘Travaglio’ viene ripetuto 18 volte, nel codice sorgente addirittura 72!!!

2.Utlizzi sul tuo blog il plug in ‘all in one seo pack’ e come keywords hai inserito termini ‘pop’ quali: “mastellarini,articoli,dossier caso moro,bevi mangia,sport,ambiente,berlusconi,berlusconi buffone,cultura,facci,filippo facci,marco travaglio,nucleare,piero ricca,politica,ricca,scajola,travaglio,sprechi e spreconi,buffone ricca,silvio berlusconi,lettere,amarcord,cultur@,sentenze,censura,news,blog,informazione”
…e ti vanti pure di avere mille visite al giorno??? Cosa aspetti ad inserire anche “mercedes,ferrari,bmw,belen rodriguez…”?

3. Dato che hai inserito il codice di Google Analytics che ti permette di monitorare gli accessi al sito ci potresti gentilmente comunicare quali sono i termini inseriti nei vari motori di ricerca che maggiormente portano visitatori al tuo blog?

4. Il sito è pieno di Annunci Google ed il 90% riguarda la pubblicità ai libri di Travaglio. Spiegaci: tu (inconsapevolmente) fai guadagnare dei soldi a lui pubblicizzandolo e sempre tu (consapevolmente) guadagni soldi per mezzo dei ‘click trough’ sugli annunci del tuo remunerativo nemico?

Ti riferisci a tutto questo quando parli del Travaglio-business?

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Scusatemi, forse non ve ne importa niente, ma ho pensato che qualche informazione in più circa la persona in questione vi avrebbe fatto piacere riceverla.

Cordialmente
Daniele

commento di Daniela – lasciato il 18/9/2008 alle 5:58
MASTELLARINI A ANNO ZERO????? NNNNNnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!
Peggio di quello sarebbe un trio Mastellarini/Facci/Sgarbi che passano tutto il tempo a insultare Travaglio!
Ma che siamo impazziti??
Devo andare a scrivere a Santoro!

FACCISUOI/1 Un giornalista spara su Facci: "Spero che Grillo lo quereli"; "Facci si ossigena i capelli a spese nostre"; "E' il classico esempio dei giornalai ribaltati"; "Filippo, Facci il piacere"

Tuesday, 30 September 2008
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Pur non condividendone i toni nè le opinioni, pubblichiamo questo articolo del giornalista bergamasco Daniele Martinelli, tratto dal suo blog. Come nostra tradizione, assicuriamo il contraddittorio all’altro giornalista (certamente più noto) citato nell’articolo, Filippo Facci, qualora volesse replicare al collega. (gmast)

di Daniele Martinelli (giornalista)

Mai come in questo momento storico stride il confronto fra la stampa tradizionale serva delle lobby da quella libera su internet. Mai come in questi giorni si è creata una netta demarcazione fra i colleghi ligi alla “linea” o al “taglio” di ciò che devono raccontare da coloro che raccontano semplicemente ciò che un fatto è nella sua essenzialità.

Il V2-Day è l’esempio principe del quale far tesoro: i giornali finanziati con milioni di euro hanno dato ampio spazio alla giornata a modo loro, ben lontano dall’essenzialità delle notizie che lo riguardano.

La vera notizia non è la vita privata di Beppe Grillo, ma è che mai in Italia era successo che in una sola giornata fossero state raccolte mezzo milione di firme per chiedere l’abrogazione di 3 leggi che difendono lobby vergognose, ingiustificate e fuori dal tempo.

La vera notizia è che un comico censurato dalle televisoni più di 20 anni fa è stato capace di mobilitare 400 piazze in una sola giornata col solo ausilio di un blog.
La vera notizia è l’indignazione che dovrebbe suscitare la reazione che i giornali stessi hanno avuto nei confronti di questa giornata: hanno fatto a gara a sputtanare Grillo, i suoi seguaci e i suoi ospiti sul palco!

Una delle notizie è che diversi colleghi giornalisti invitati ad intervenire sul palco non si sono presentati perché se la sono fatta sotto. Una delle notizie è che nessuno dei giornali ha riportato le mie dichiarazioni su Valerio Staffelli e “Striscia la notizia” che non ho mai visto rincorrere Dell’Utri o Berlusconi armato di Tapiro.

Una delle notizie è l’inesorabile e progressiva sostituzione della Rete alla stampa cartacea finanziata con un miliardo di euro l’anno che inquina la verità e l’ambiente, per nulla sfiorata dagli intellettualoidi che firmano gli editoriali sulle prime pagine.

Ciò che m’indigna sono le idiozie scritte su Repubblica da chi a Torino non c’era nemmeno: Francesco Merlo, il collega giornalista del malumore ha scritto che “Grillo attacca i giornali perché non scrivono quel che vuole lui e come lo vuole lui”. Merlo ha dato una sua opinione di un evento che non ha vissuto, e che differisce da Grillo in un punto focale: Grillo è un libero cittadino ascoltato da liberi cittadini che trovano in lui un modello in cui credere, Francesco Merlo discetta su argomenti che non conosce attingendo dagli oltre 20 milioni di euro l’anno che “Repubblica” preleva dalle nostre tasche.

Vittorio Feltri, direttore di “Libero” giornale che prende 7 milioni di euro l’anno per essere una cooperativa fasulla creata su un partito fasullo, bolla Grillo “giullare di sinistra”. Anche questa è un’opinione che non capisco come mai debba essere lautamente pagata con le nostre tasche!

Infine Filippo Facci, il collega del “Giornale” di Paolo Berlusconi, che succhia almeno 2 milioni di euro di contributi l’anno, è il classico esempio dei giornalai ribaltati che deve pregare Cristo affinché i contributi durino a lungo, visto che in un mercato di libera stampa non potrebbe nemmeno fare lo strillone.

Forte degli uffici legali pagati dalla famiglia dell’editore piduista, Facci si ossigena i capelli a spese nostre permettendosi di citare i dati sensibili sulla salute di uno dei figli di Grillo che sono vietati dalla deontologia professionale.

Spero che Beppe quereli Facci difensore ciambellano del Mafionano statalista, che regala 300 milioni nostri ad Alitalia ma che si professa “il presidente più liberale che ci sia mai stato”. Spero che una multa metta a tacere colui che se la prende con un comico capace di difendersi nel mercato senza chiedere finanziamenti statali, perché costretto a sostituirsi ai giornalisti incapaci come lui!

Finge di non rendersi conto che se un’azienda o un blog rendono significa che ci sono imprenditori capaci di farli funzionare. Finge di non vedere la naturale Legge del mercato che premia i migliori, messa a nudo dalla Rete che fa luce sulla schifezza che il sistema illiberale difeso dal padrone di Facci, che serve proprio a mantenere gli incapaci come lui, ha fin qui prodotto.

Facci da buon ribaltato definisce Grillo “casta di se stesso” quando la Casta è proprio lui e tutti quei colleghi pagati profumatamente coi nostri soldi per scrivere opinioni idiote. Lontane anni luce dai fatti.
Filippo Facci il piacere…

Tratto da http://www.danielemartinelli.it/2008/04/27/lincapace/

LODO ALFANO. PROCESSO BERLUSCONI – MILLS: LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI MILANO CHE RINVIA ALLA CONSULTA E LA RICHIESTA DEL PM DE PASQUALE (DOCUMENTI ORIGINALI)

Tuesday, 30 September 2008
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Margherita, l'appuntata-letterina consegnata al lupo Michele

Tuesday, 30 September 2008
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Il team di “Anno Zero”. Non sembra la famiglia Addams?

di Luigi Santambrogio, vicedirettore di “Libero”

Beh, in fondo un soldato della Benemerita ci può star bene in quella trasmissione televisiva. Fosse solo per contenere il teppismo mediatico e le improvvise sassaiole contro le vetrine della pubblica informazione.

Ma immaginare una carabiniera come Margherita Granbassi spogliarsi della divisa nera con le righe rosse per vestire quella di valletta di Michele Santoro, è davvero imbarazzante. Fare l’appuntata- letterina del principe dei faziosi è disdicevole anche per chi è uso a obbedir tacendo. Eppure così sarà: l’Arma, dopo lungo pensamento, alla fine s’è arresa e l’ha consegnata al lupo Michele.

Massì, forse è il ruolo perfetto per la graziosa e brava fiorettista, plurimedagliata alle Olimpiadi di Pechino: sostituire ad AnnoZero nel ruolo di bella statuina che fu della nobildonna Beatrice Borromeo non era facile. Mica bastava una ragazzotta qualunque. Occorrono corpo e anima e, soprattutto, una faccia fascinosa ma pure tostina nel sopportare le fanfaronate del principale, il maître delle tavolate in piazza e della cucina dai gusti forti.

Il fisico, Margherita ce l’ha, eccome: viso e corpo che pretendono e catturano lo sguardo, sorriso da tigresse e misure come Dio comanda. Perfetta per meritarsi una parte, sia pure non di prima fila, nell’AnnoZero di Santoro.

Programma che alle Olimpiadi un poco assomiglia: ogni puntata è sempre una gara a infilare l’invitato speciale, il politico o il giornalista senza tessera sinistra in tasca, che per due ore resta in balìa del matador Santoro e della sua studiata strategia di demolizione.

Alla Granbassi i gradi militari cominciano a stufare: sogna una carriera da giornalista e Anno Zero di Santoro potrebbe essere l’imperdibile pedana di lancio. Margherita, del resto, è già collaboratrice di Sky, però un conto è commentare le stoccate e gli affondi dei colleghi spadaccini, un altro è fare la cheerleader e spalla tornante a un ammazzasette come il Michele Santoro.

Una carabiniera ad AnnoZero, andiamo: non s’è mai vista. Come la peggiore di tutte le barzellette che girano sulla Benemerita. Senza neppure fare ridere. Un militare dell’Arma che fa il gioco del nemico?
Ma a fare l’appuntata di Santoro rischia di perdere le medaglie e la simpatia degli italiani guadagnate alle Olimpiadi. E, di bronzo, a Margherita resterebbe solo la faccia.

Tratto da: http://www.libero-news.it/blogs/index/5/1/155627/

FACCI & TRAVAGLIO. FERMATELI. Marco tuona "Lui un ex ladro", Filippo risponde "E' un infame"

Monday, 29 September 2008
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Caro Dago, vedo che il noto poveraccio del Giornale, quello con le meches, in preda a un’ossessione che andrebbe curata, continua a dedicare pagine e pagine alle mie vacanze del 2002-2003. Prima ha insinuato, a rimorchio di D’Avanzo, che me le avesse pagate un presunto mafioso. Ora, dopo che ho dimostrato carte alla mano di essermele pagate io, sostiene che avrei chiesto uno sconto a un albergo di Trabia appartenente a un mafioso.

Non ho mai chiesto sconti in vita mia: semplicemente pagai il doppio del preventivo inviatomi inizialmente dall’hotel. Non ho l’abitudine di informarmi sulla fedina penale dei proprietari degli alberghi in cui soggiorno, dei bar in cui prendo il caffe’, dei ristoranti in cui pranzo o ceno. Dunque non troverei nulla di strano se il proprietario di un hotel dove ho soggiornato fosse un poco di buono.

Ma purtroppo il poveraccio del Giornale è sfortunato: come dimostra l’assegno che ho pubblicato, l’albergo era in amministrazione giudiziaria, cioe’ era in mano al Tribunale, cioè allo Stato. Il conto dunque non lo pagai al presunto mafioso che in precedenza lo possedeva, ma allo Stato. Non dev’essere difficile distinguere un hotel in mano a un mafioso da un hotel in amministrazione giudiziaria, ma comprendo che il poveraccio fatichi sul punto.

Uno che si vanta di adorare un corrotto come Craxi, uno che sta al servizio di Berlusconi, uno che difende noti ladroni e che ha dichiarato a Sabelli Fioretti “da giovane rubavo. Mai mangiato così bene come in quel periodo. Perché se rubi, rubi il caviale mica la carne in scatola…”, deve avere le idee un po’ confuse. Ma, capirai, prendere lezioni di morale da un ex-ladro mi pare francamente eccessivo.

Marco Travaglio

Egregio D’Agostino, mi ritrovo costretto, anche per motivi legali, a rettificare alcune delle inesattezze scritte da quello spettacolare buffone che è ormai Marco Travaglio.

1) Non ho mai scritto che le vacanze siciliane di Travaglio (no Alpitour)
siano state pagate da un mafioso. Sull’inconsapevolezza di Travaglio circa le persone che frequentava assieme alla sua famiglia ho precisato inoltre di non avere «nessun dubbio». Fingere di non averlo letto fa di Travaglio un infame.

2) Le precisazioni di Travaglio sulla sua vicenda confermano quanto ho
scritto.

3) Io ho le meches come Travaglio ha una protesi del pene.

4) Avermi definito «poveraccio» ed «ex ladro» fa di Travaglio un deficiente.

Saluti a lui e alla famiglia per le prossime vacanze invernali.
Filippo Facci

Posta e risposta. Annozero, Porta a Porta, travagliati e vespini

Monday, 29 September 2008
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Caro Gabriele,

non ho conosciuto il Vespa professionista di cui parli, ma mi sono informato ed è stato probabilmente un giornalista valido che s’è meritato tale carriera.

E’ giusto quindi scindere passato e presente, perchè oggi, purtroppo, il servizio informativo che vende Porta a Porta è di infima qualità, vomitevole, inguardabile, su questo non credo ci piova.

O meglio, è semplicemente sintonizzato su 2 canali purtroppo inscindibili: il gusto dello scoop/gossip/scandalo della gente comune, ed il diktat di questa classe dirigente che non ha alcun interesse affinchè la televisione torni ad essere una risorsa culturale (se mai lo sia stato).

Credo che il discorso sia molto delicato, posso solo dirti che mi baso sui fatti. E’ bastato guardare l’ultima puntata con ospite il Premier. No comment.

Vedo che inserisci Travaglio qua e la’, probabilmente non ti va molto a genio professionalmente. Ma mi permetto di dire che non mi sembra inerente, per nulla, con la discussione. Mi sono trovato a volte a non condividere alcune considerazioni di Travaglio, anche se lo stimo moltissimo, gli dò il merito di saper comunicare in maniera semplice ed efficace alcuni aspetti gravissimi della nostra società, a cui ci siamo persino assuefatti.

Ti ringrazio, a presto.

P.s. Oggi è il compleanno del Premier, e sono 72.

Wil

Caro Wil,

apprezzo molto questo tuo intervento e i toni pacati utilizzati da un travaglista (da queste parti c’è gente che, presa dall’invidia o dal livore, si comporta in maniera diametralmente opposta alla tua). Anch’io rispetto Marco Travaglio, ma la mia stima se la può scordare perché ho toccato con mano e verificato di persona il suo comportamento. Per certi personaggi, come lui, non può valere il principio dei vizi privati e delle pubbliche virtù. Ecco perché su questo bloGiornale si continua a criticare il modo travagliesco di far giornalismo, che ha come unica finalità il business e l’incasso personale, lasciando da parte il lettore che deve essere informato.

Poi, per carità, che Travaglio sia un ottimo comunicatore lo sostengo da tempo e qui lo riconfermo. Secondo me, non è neanche fesso come giornalista e, anzi, ho avuto modo di apprezzare l’ultimo suo pezzo apparso venerdì scorso sull’espresso, nel quale si criticava la “tv delle Libertà” della Brambilla, o meglio quello che ne resta (13 poveri colleghi disoccupati).

In questo blog, quando c’è da battere le mani si applaude, quando c’è da criticare si fischia. Senza arroganza, per carità. E con tantissima umiltà. Ma quando leggo da un giornalista di razza come Peter Gomez che la colpa di Vespa è quella di essere al soldo di Berlusconi perché pagato da Panorama, allora penso sia il caso di intervenire, trattandosi di una palese castroneria propinata ai lettori, specie ai travaglisti come te, caro Wil.

Poi il giornalismo di Vespa e il suo contenitore “Porta a Porta” può non piacere. Certo dà un po’ l’impressione di tirare la volata a questo o quell’altro ospite. Ma, sinceramente, non me la sento di attaccare un’istituzione della Rai come Bruno Vespa. Sarebbe un po’ come sparare su Mike Bongiorno.

O meglio, io non ho i galloni nè le argomentazioni per attaccare Vespa, nè tantomeno Santoro e il suo Annozero. Ma neanche Travaglio ha argomenti validi per puntare il dito addosso a Vespa, eppure lo fa. E Gomez ha trovato un’argomentazione che fa ridere. Ma credo che al Bruneo le loro critiche scivolino addosso come l’olio sul pane. Non perché Travaglio e Gomez valgano meno di lui, ci mancherebbe, ma perché Vespa è un giornalista nazionalpopolare, loro sono bravi giornalisti ma confinati a una “nicchia” più o meno ampia, sconosciuti alla massaia di Voghera, per intenderci.

E poi, scusate, ma 40 anni di Vespa in Rai non si possono dimenticare dalla sera alla mattina perché il Berlusca (ormai giunto a un’età veneranda) lo ha scambiato per Emilio Fede.

Credo, invece, che il problema sia un altro, caro Wil. In Rai non c’è ricambio generazionale. E quei pochi volti nuovi, come Floris, vengono subito bastonati da altri giornalisti. Indovini un po’ da chi?

A presto

Gabriele Mastellarini

Solidarieta'. Dimensione volontario onlus sbarca sul web

Monday, 29 September 2008
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Luca Maggitti

L’Associazione DIMENSIONE VOLONTARIO Onlus, nata a Roseto degli Abruzzi (TE) nel 1996 e presente ormai stabilmente sul territorio della provincia di Teramo, aggiunge un tassello fondamentale alla propria storia.
Infatti, da pochi giorni l’associazione ha messo in rete il proprio sito www.dimensionevolontario.it, con l’intento di dare maggiore visibilità alle attività svolte e interfacciarsi con le altre realtà territoriali. Il sito contiene diverse sezioni (L’Associazione, La Storia, Attività, Iniziative, Progetti, Diventare Volontario, Rassegna Stampa, Contattaci) che forniscono un quadro esaustivo dell’associazione.

Nella home page sono poi presenti le sezioni delle News e dei Photobook, per leggere le ultime notizie che riguardano l’associazione e vedere le foto.
Sempre dalla home page, è possibile consultare in formato PDF il magazine “DiversaMente”, realizzato da DIMENSIONE VOLONTARIO, così come è possibile avere informazione sulla donazione del 5 per mille al volontariato e sulle bomboniere solidali realizzate a mano da ragazze e ragazzi diversamente abili dell’associazione.

Il sito darà informazioni, inoltre, a chiunque vorrà diventare volontario e donare contributi per svolgere le proprie attività e portare avanti progetti.
Infine, il sito prevedrà prossimamente degli appositi spazi nei quali gli sponsor potranno contribuire al miglioramento e alla crescita dell’associazione.
Con la nascita del sito l’Associazione DIMENSIONE VOLONTARIO si avvicina ancora di più alle persone diversamente abili e ai loro familiari, nonché a tutti coloro che vorranno vedere da più vicino a quale fantastico mondo molte persone dedicano il loro tempo.

E'SPORT!. Cinghiate e botte ai tifosi del Chievo di ritorno da Catania

Monday, 29 September 2008
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Brutta avventura per un gruppo di tifosi del Chievo, che avevano coraggiosamente raggiunto Catania. In tribuna, nello spicchio di curva riservato al Chievo, c’erano due striscioni, North Side ’94 e Milano clivense. I soliti irriducibili, quelli che non mancano mai.

Neanche il tempo di smaltire la delusione per la sconfitta, subito sul pullmino, sulla via del ritorno. La sorpresa è in agguato. Il pullmino riceva l’okay della Questura: «Potete andare, state tranquilli, non serve la scorta, qui non succede niente».

Le ultime parole famose. Poco fuori il centro di Catania, il pullmino è costretto a fermarsi. Un gruppo di ultras etnei, sciarpe, berretti calati, spranghe, li obbliga a scendere. I tifosi del Chievo passano momenti bruttissimi. Gli ultras infrangono i vetri del pullmino, strappano il navigatore satellitare, minacciano i tifosi del Chievo, che non reagiscono, poi passano alle vie di fatto: un’aggressione in piena regola, con cinghiate e botte.

Alla fine il gruppetto di violenti se ne va e i sostenitori gialloblù vanno in questura a denunciare l’accaduto. Per fortuna il pullmino non ha subito danni irreparabili e in serata può ripartire. I tifosi avvertono subito la comitiva del Chievo. Il team manager Pacione è inviperito. «Non è possibile, è una vergogna che dev’essere portata a conoscenza dei media nazionali. Adesso devono finirla, potevano esserci conseguenze gravi e solo per fortuna non è successo.

«I nostri tifosi sono i più bravi d’Italia e devono subire queste violenze», sottolinea ancora il team manager. «Noi denunciamo gli ultras del Catania, perchè non vogliamo essere complici di chi fa dello stadio e dello sport un terreno di violenza e di ricatto. E pensare che la Questura li aveva lasciati partire, dicendo che non ci sarebbero stati pericoli».
Pacione è esplicito: «Siamo stufi, queste sono le cose che fanno male al calcio. Perdere ci sta, l’abbiamo sempre fatto a testa alta e senza recriminare. Ma che tifosi come i nostri rischino la pelle per dei delinquenti, questo no…Non deve passare inosservato». (Tratto da L’Arena di Verona, segnalato da Paolo Martocchia)