SCANDALOSO! Anche in Germania puntano la Calabria: distribuisce fondi Ue a calciatori come Gattuso e al fotografo Toscani

Monday, 29 September 2008
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Il quotidiano tedesco Der Spiegel-Online pubblica un articolo sullo scandalo sui finanziamenti UE alla Regione Calabria – Ripreso e tradotto da “Italia dall’estero“. Della parte impiegata per la campagna pubblicitaria con le foto di Oliviero Toscani abbiamo parlato già in questi articoli: link 1link 2link 3

La Calabria distribuisce milioni di fondi europei a calciatori famosi.

La regione meridionale italiana della Calabria è piccola, povera, mafiosa – e partner ufficiale della nazionale italiana di calcio. Per attirare i turisti, la Calabria versa milioni nelle tasche di alcuni famosi calciatori – con fondi dell’Unione Europea. Leggi il resto –> »

Scusatemi, io sto con Bruno Vespa (e non dimentico Paolo Frajese)

Monday, 29 September 2008
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Continuo a leggere su vari siti web e giornali attacchi da parte dei vari Marco Travaglio e compagni di fede e di una certa Beatrice Borromeo, contro l’ex direttore del tg1 e conduttore di Porta a Porta, Bruno Vespa.

Premesso che, quando ho avuto notizie serie su Vespa, ne ho scritto così (a proposito della sua mania di pubblicizzare i libri in Rai, scoprendo poi che anche Travaglio lo fa regolarmente, leggi qui) e premesso che mi sono occupato anche della moglie, la magistrata Augusta Iannini in Vespa (leggi qui), vorrei uscire fuori dal coro dei vari travaglisti e dissociarmi anche dalla signora o signorina Borromeo, della quale nel mondo del giornalismo non ci sono, a tutt’oggi, tracce.

Di Bruno Vespa si può dire di tutto e di più, ma allo stato degli atti, risulta essere stato vincitore di un concorso in Rai nel ’68, l’unico finora per quanto concerne l’assunzione di personale. Risulta che Vespa arrivò primo a quel concorso. In seguito Vespa è stato nominato direttore del Tg1 e, ricordo benissimo, fu uno dei primi ad annunciare in diretta il sequestro di Aldo Moro, presentando uno splendido servizio del compianto (e putroppo dimenticato) Paolo Frajese.  Solo per questo Bruno Vespa merita rispetto da colleghi più giovani o aspiranti tali.

Per inciso, Paolo Frajese avrebbe meritato di prendere il posto di direttore del Tg1 ma è passato a miglior vita con il grado di vicedirettore e ora è dimenticato da molti.

Ecco, Frajese è stato un vero giornalista (Vespa ha detto di lui: “Il più grande cronista che la Rai abbia avuto“). Travaglio aspira ad esserlo, magari ci riuscirà tra qualche decennio, attualmente è un ottimo business-journalist. Borromeo non si chi sia e cosa faccia: per i più è un cognome che ricorda i Promessi Sposi. (g. mast.)

IN MEMORIA DI PAOLO FRAJESE

Nato a Roma il 22 agosto 1939, si è spento a Parigi il 9 giugno 2000, giornalista professionista e conduttore televisivo

La sua carriera coincide praticamente con la nascita della Rai. Il giornalista romano muove infatti i primi passi nell’azienda televisiva nazionale nel 1961, giovanissimo. Poi, nel 1968, segue l’importante corso per radiotelecronisti che ha formato giornalisti come Bruno Vespa, Nuccio Fava, Angela Buttiglione e Claudio Angelini. Nel 1969 comincia a leggere le edizioni del telegiornale e successivamente conduce programmi d’informazione e trasmissioni molto popolari come la Domenica sportiva (1974 – 1976). Colpisce subito per il modo garbato ed i toni pacati con cui si rivolge al pubblico televisivo. Nel 1977 è l’ideatore ed il conduttore del programma per ragazzi Apriti sabato. Nel 1978 è uno dei primi cronisti ad arrivare in Via Fani, sul luogo del rapimento di Aldo Moro, raccontando con linguaggio asciutto e dovizia di particolari le fasi di quei drammatici momenti.

Giornalista completo, conduce trasmissioni di grande ascolto, a metà strada tra l’informazione e l’intrattenimento. È il caso di Trent’anni della nostra storia, trasmesso dai RaiUno dal 1983 al 1985. Oltre a condurre l’edizione serale del Tg1, di cui è vicedirettore, sino al 1993, cura e conduce i programmi Borsa Valori e Il settimanale, entrambi del 1992. A dimostrazione della sua straordinaria disinvoltura nel trattare argomenti leggeri ed altri più seri, è noto per le competenti telecronache del Palio di Siena, ma anche per i servizi sui più importanti eventi religiosi. Dal 1994 è corrispondente Rai da Parigi, da dove riferisce dei più importanti avvenimenti politici e di cronaca. Pochi giorni prima di morire segue la preparazione, l’allestimento e lo svolgimento della Traviata a Paris. Il suo ultimo servizio sulla demolizione di un vecchio mega-edificio parigino degli anni Sessanta, nel segno del rinnovamento urbanistico, viene trasmesso l’8 giugno 2000, nell’edizione delle ore 20.00 del Tg1.

aggiornata giugno 2000

HANNO DETTO
Bruno Vespa:
Appena avuta la notizia del rapimento di Aldo Moro la direzione del Tg1 mi chiamò a condurre in studio e mandò Frajese sul posto…. Sapendo di avere poco tempo, ricorse a tutta la sua bravura per realizzare un servizio che non avesse bisogno di montaggio…. Lì si confermò il più grande cronista che la Rai abbia avuto.

L’Ansa 9 giugno 2000

Giulio Borrelli (direttore del Tg1): Con Paolo Frajese se ne va un protagonista della migliore Rai. Ma soprattutto questo è un lutto del Tg1, che per tanti anni lo ha avuto inviato di grandi avvenimenti, volto quotidiano nell’edizione delle 20, corrispondente da Parigi. Lo rimpiangeremo come amico, collega instancabile, innamorato del suo lavoro, capace di mettere tanta passione e di dare sempre un tocco di originalità a qualunque cosa facesse…

L’Ansa 9 giugno 2000

Peter Gomez: "Berlusconi versa regolarmente denaro a Vespa". Allora Veltroni, Soru, De Benedetti, Geronzi, Tronchetti "versano" regolarmente denaro a Travaglio?

Monday, 29 September 2008
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di Gabriele Mastellarini

Peter Gomez, sul blog voglioscendere, introduce – seppur in maniera sbagliata – il problema dell’editoria “impura”, quell’assurdo meccanismo tutto italiano che vede imprenditori, politici e personaggi di vario cabotaggio alla proprietà di case editrici. Parlando di Bruno Vespa, il collega Gomez scrive: “La questione è deontologica: l’anziano conduttore ha tentato di sostenere il premier utilizzando una bugia. E la cosa è ancor più spiacevole se si tiene conto che Berlusconi versa regolarmente del denaro a Vespa. Il giornalista Rai infatti è titolare di una rubrica fissa sulle colonne di Panorama (gruppo Berlusconi)”.

Allora, come certamente Gomez saprà, il suo braccio destro Marco Travaglio è titolare di una rubrica satirica su L’Unità, dal titolo Ora d’Aria, in precedenza Ulliwood party. L’Unità è il giornale del Pd e del Governatore della Sardegna (centrosinistra), Renato Soru, proprietario di Tiscali. Quindi, in base al ragionamento di Gomez, potrei legittimamente affermare quanto segue: “La questione è deontologica. Il giornalista torinese ha tentato di delegittimare Berlusconi. E la cosa è ancor più spiacevole se si tiene conto che Veltroni e Soru versano regolarmente denaro a Travaglio. Il giornalista businessman è titolare di una rubrica fissa su L’Unità (testata del Pd, pagata con contributi pubblici, di recente acquistata da Soru)”.

Ma Travaglio è anche titolare di una rubrica su repubblica.it. Quindi potrei scrivere: “La questione è deontologica per il giornalista satirico che ha scritto alcuni articoli sullo scandalo abruzzese della sanità. E la cosa è ancor più spiacevole se si tiene conto che De Benedetti (il cui nome figura nelle intercettazioni dello scandalo abruzzese) versa regolarmente denaro a Travaglio. Il giornalista è titolare di una rubrica fissa su repubblica.it”.

Ma è vero pure che Travaglio ha una rubrica fissa su “A”, il settimanale femminile del gruppo Rcs, che ha tra i maggiori azionisti Mediobanca (Geronzi), Ligresti, Della Valle, Tronchetti Provera, Montezemolo, in passato Ricucci etc. Quindi potrei scrivere: “La questione è deontologica per il brizzolato giornalista che ha dichiarato il proprio voto per Di Pietro e l’Idv. E la cosa è ancor più spiacevole se si pensa che Geronzi, Ligresti, Della Valle, Tronchetti etc gli versano regolarmente del denaro. E’ infatti titolare di una rubrica fissa su “A” settimanale del gruppo Rcs”.

E’ chiaro che il ragionamento del bravo Peter Gomez stavolta non fila. Perché se filasse per Vespa filerebbe anche per Travaglio e tutti gli altri rubrichisti e giornalisti del mondo.  E allora apriamo un dibattito per affrontare seriamente il problema dell’editoria impura, lasciando perdere questi attacchi gratuiti e completamente privi di fondamento. Oppure, prima di farlo, guardiamoci un attimo intorno e vediamo chi abbiamo vicino.

Nella foto Peter Gomez e Marco Travaglio

Quando L’Espresso e Panorama “sbattevano” il nudo in copertina.

Friday, 26 September 2008
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di Nicoletta Salata

Forse per chi le aveva dimenticate, forse per chi non le ha mai viste, certamente per la passione che lo lega profondamente all’argomento, Roberto Baldazzini ha raccolto in un libro una serie di copertine “sexy” del passato.

È uscito infatti in questi giorni in libreria “Sexyrama – L’immagine della donna nelle copertine dei periodici dal 1960 al 1979″ (pagg. 264, euro 35. Coniglio Editore).

Roberto Baldazzini (Vignola  – 1958) è un famoso disegnatore di fumetti erotici (Beba, Sweet Susy, Trans/Est, Casa Howard ecc..), ma è anche illustratore di libri e autore di  alcune campagne pubblicitarie (Axe, Salvarani, Tim e altro).

L’Editore presenta così il volume:

“L’immagine della donna come simbolo del potere, come strumento di piacere, come oggetto del desiderio, come feticcio erotico. Immagini vissute come ossessione onirica, se non addirittura come estasi dei sensi. Da autentico cultore della figura femminile, l’Autore s’è trasformato in un meticoloso distillatore di emozioni, in un infaticabile indagatore di corpi e profumi, e adesso ci regala il privilegio di accedere alla sua segretissima collezione privata, di seguirlo in un affascinate viaggio nell’evoluzione della figura femminile, così come lo testimoniano le pagine della stampa periodica italiana lungo due decadi centrali e irripetibili, perché attraversate da cambiamenti radicali nella società e nel costume del nostro Paese: gli anni Sessanta e i Settanta. E così, sfogliando le copertine di riviste, settimanali e mensili, Roberto Baldazzini ha selezionato gli sguardi e i corpi che sono stati i suoi personali feticci nel ventennio che va dal 1960 al 1979, arrivando a cogliere due punti estremi: da un lato la seduttività sorridente, rassicurante delle irraggiungibili dive filo-hollywoodiane degli “ingenui” anni Sessanta, dall’altro la dimensione casalinga di quell’immaginario porno-erotico oramai alla portata di tutti, presenti in ogni casa, che irruppe nelle nostre vite sul finire degli anni Settanta e che il messaggio televisivo non ha mai cessato di alimentare”.

Eppure, vent’anni dopo,  anche se nel succo il “panorama” non è cambiato semmai si è solo allargato e trasferito a mezzo “espresso” anche in una dimensione più televisiva e nella rete, il nostro Presidente del Consiglio dopo averla personalmente scelta, ha ritenuto offensiva per i telespettatori la casta nudità di un …tale Tiepolo.

In men che non si dica ha fatto indossare un posticcio “copriseno”  a colei che, innocente, anche in questo suo apparire intendeva esprimere il concetto di “svelare” la verità. Che infatti così da scoperta, è diventata oscurata.

Insomma, colto da improvviso quanto inspiegabile raptus puritano-moralista, l’ha censurata. A dimostrare che, volendo, ci vorrebbe forse davvero poco a “castigare” il diffuso e diseducativo malcostume che regna ovunque indisturbato e di cui spesso proprio la televisione è tra i principali divulgatori.

Nell’attesa tanto vale farsi un tour nel sito del Baldazzini e dare una sbirciata (in questo caso da occasionali voyeur) ai vari soggetti (i disegni sono molto belli, gli argomenti prevedibili) senza tralasciare il tema “Casa Howhard” di cui mi sfugge il legame con l’omonimo splendido film di J.Ivory del ’92 (3 premi Oscar e premio speciale a Cannes), in cui gli immancabili Anthony Hopkins e Emma Thompson sono invischiati in una intricata vicenda inserita in un implacabile quadro della società inglese di inizio ‘900.

E non ditemi che, tra beghe ed  inciuci, sempre di “intrighi” si tratta!

www.baldazzini.it

Marcozero/2. La Prestigiacomo si cucina Travaglio: "Supera i limiti della decenza e racconta falsita'". Anche de Bortoli (direttore Il Sole24Ore) boccia Marco: "Gli imprenditori di Cai non sono avvoltoi, ma il meglio dell'industria italiana", Castelli ironizza

Friday, 26 September 2008
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ROMA – Botta e risposta a distanza tra Marco Travaglio ed il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo. Nel corso di “Annozero”, Travaglio ha parlato dei soci della Cai, la società che intende rilevare Alitalia, chiamandoli «patrioti».

«L’ultimo patriota – ha detto – è Riva, il re dell’acciaio, un vecchio signore proprietario dell’Ilva di Taranto al quale la Regione Puglia voleva togliere l’autorizzazione a produrre perchè aveva emissioni di diossina altamente inquinanti. Poi – ha detto Travaglio – è arrivata la ministra Prestigiacomo a salvarlo e a dire che sono sbagliati i calcoli. Lei lo salva e Riva, per grazia ricevuta, entra anche lui nella Cai».

«Come al solito – ha subito replicato Prestigiacomo – Marco Travaglio supera i limiti della decenza e racconta falsità in tv facendomi passare nella trasmissione di Santoro come il ministro che ‘sana la diossinà. In realtà – aggiunge in una nota – all’Ilva di Taranto stiamo ottenendo risultati importanti. Per la prima volta sono stati ridotti i livelli di diossina, come ha rilevato l’Arpa Puglia e abbiamo fatto in modo che fossero anticipati i tempi per gli interventi destinati all’ulteriore riduzione delle emissioni.

Facendo rispettare un preciso accordo di programma sottoscritto da Niky Vendola e dal mio predecessore». «Far passare il ministro dell’Ambiente come il ministro per la Diossina è una vergognosa operazione di propaganda» ha concluso il ministro.

Si ritiene che questa cordata sia fatta da imprenditori che come avvoltoi si avventano su un corpo sano che e’ quello dell’Alitalia. Il corpo non e’ sano, gli imprenditori non sono avvoltoi, sono tutti rappresentanti del meglio dell’industria italiana che hanno cercato in qualche modo di formulare una proposta”. (Ferruccio de Bortoli, direttore del Sole24Ore, intervistato da Sky  (http://tg24.sky.it/tg24/economia/2008/09/19/Alitalia_Non_e_ancora_finita.html)

Comunque Facci non ci ha preso Travaglio non ha parlato di colpe di Berlusconi sul fallimento. Ha parlato degli imprenditori del Cai, che in effetti sono degli speculatori. Non sono imprenditori, sono pirati della finanza.  Argomento comunque già trattato ampiamente dal sole 24 ore che aveva fatto l’elenco. Anzi non mi stupirei se proprio quella fosse la fonte di Travaglio“. (Uno spettatore, fan di Marco Travaglio, da www.marcotravaglio.it/forum)

(AGI) Al giornalista Marco Travaglio che ha criticato l’azionariato di Cai, il sottosegretario ai Trasporti Roberto Castelli ha risposto: “Manca solo la Spectre e poi ci sono dentro tutti, i peggiori profittatori del mondo – ha precisato in modo ironico – si puo’ anche pensare che ci sia un complotto demo-pluto-giudaico-massonico ma oggi ci sono solo questi”.

Marco sarà spietato e freddo è insostituibile, un pilastro che fa cantare le carte” (Michele Santoro, 24 settembre 2008, dichiarazione all’agenzia Il Velino).

Caso Walter Tobagi: spunta un documento riservato

Thursday, 25 September 2008
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di Tommaso Farina

Ricevuta adesso dagli amici di Stampa Democratica:

La vicenda di Walter Tobagi, il giornalista ucciso nel maggio 1980 dalla “Brigata 28 marzo”, un gruppo capeggiato dal terrorista Marco Barbone, a distanza di quasi trent’anni continua a suscitare interrogativi e anche interrogazioni parlamentari. Come quella depositata alla Camera dei Deputati da Elisabetta Zamparutti e dagli altri eletti radicali nelle liste del PD. Leggi il resto –> »

Marcozero di Filippo Facci (versione integrale)

Thursday, 25 September 2008
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Questa è la versione integrale del pezzo di Filippo Facci uscito sul Giornale di oggi. Ringraziamo Facci per la citazione (ma, ti ripeto, non mi interessa che si parli di me, ma del blog che dà spazio anche ad altri collaboratori, tutto qui. E non vado in giro a elemosinare pubblicità occultà nè affiggo abusivamente manifesti. (g.mast.)

Questa sera ricomincia Annozero di Michele Santoro, programma che a parere di chi scrive ha saputo contemperare eccellente giornalismo e piazzate discretamente vergognose. Di trasmissioni del genere c’è comunque bisogno, data una certa puzza di conformismo che c’è in giro e visto che la nuova stagione non offre niente più del consueto, semmai di meno: Ballarò è diventato un programma quasi equilibrato (Giovanni Floris è un ragazzo sveglio) mentre sull’annichilente morte di 8 e mezzo, su La7, stendiamo una pietosa pashmina.

Ad Annozero torna in onda anche quello là, e siamo al problema. Marco Travaglio, come presunto essere umano dotato di diritti civili, può essere ospite dove gli riesca e nondimeno ospite fisso in quella Rai già pagata dal contribuente: il problema è che la sua funzione non è quella di un giornalista per come in tutto l’Occidente è inteso un giornalista, e non è quella di satiro per come in tutto l’Occidente è inteso eccetera, non è quella di un opinionista, di un comico, di un buffone, di un commerciante della propria merce, di un esponente politico dell’Italia dei Valori per cui apertamente tifa: Travaglio è tutte queste cose assieme, con in più la paraculata di rivendicare un ruolo o un altro secondo copione. Quale che sia, sarà un copione basato su delegittimazione, irrisione, distorsione, faziosità, in qualche caso autentiche falsità e cialtronate spolverate di un umorismo da Travaglino che non risparmia niente, tantomeno la derisione dei difetti fisici o l’appellativo di «lombrico» per la presidenza del Senato, per esempio.

Cui prodest? A Travaglio: giova a lui, presunto giornalista che nelle cause si difende reclamando il diritto di satira, che scrive libri copia&incolla che sono faldoni asciugati dell’amido giudiziario, e fa spettacolini teatrali, scrive articoli-requisitoria, soprattutto propone e ripropone un cabaret che denota l’ulteriore ricerca di un pubblico sempre più basico, abbassando ogni volta l’asticella: il punto di riferimento, anche economico, resta Beppe Grillo, altro che Montanelli. Lui non si cura d’esser considerarlo (dai colleghi) un piccolo mercante interessato solo a vendere dei prodotti commisurati a un target. Non si cura neppure, e tantomeno lo fa Michele Santoro, che in fondo dovrebbe esser considerato anche un esponente politico a tutti gli effetti: sta con Di Pietro, ha votato Di Pietro, sostiene Di Pietro, ha partecipato alla festa del partito di Di Pietro, mai una volta ha criticato Di Pietro. Se altri facessero le stesse cose sarebbero additati come servi, se avessero delle fonti univoche come le ha Travaglio (magistrati, alcuni soprattutto) sarebbero ribattezzati come addetti stampa.

Certi schemi del resto li abbiamo già raccontati: citazioni di verbali o sentenze indipendentemente dal loro esito, enfasi o amido secondo comodità, invenzione di status giuridici inesistenti, semplificazioni brutali di «verità» che sono pura propaganda: il tutto in un soliloquio indisturbato di un quarto d’ora (più interventi vari) cui manca solo l’occhio di bue. Il punto non è neanche tanto l’assenza di contraddittorio: non si tratta di contraddirlo, ma di perder tempo ogni volta per riordinare una straordinaria quantità di asserzioni sbrigative o false o omissive indi tornare, infine, al punto in cui era rimasta una discussione che si voglia seria, utile, appunto un servizio. Abbiamo già raccontato anche tutte le scemenze e le omissioni in cui Travaglio era incorso nell’ultimo scorcio di Annozero: Roberto Castelli che lo smentisce in diretta, spiegandogli che lui, diversamente da come Travaglio aveva scritto in articoli e libri, non era mai stato condannato per nessun reato; le lezioni di diritto elementare impartitegli dal sindaco di Verona Flavio Tosi, il quale gli spiegò la mera differenza tra corruzione e finanziamento illecito dei partiti e poi l’informò che lui era incensurato anche se il documentato Travaglio non lo sapeva; le omissioni e inesattezze a proposito delle condanne subite da Travaglio per diffamazione, ricordate dal collega Gabriele Mastellarini prima di essere congedato dall’Espresso. Eccetera.

Ora si avvia a ricominciare, e le premesse sono tutte in un’intervista che Travaglio ha rilasciato alla Stampa di domenica scorsa: Vespa non è neanche un giornalista, all’estero non lavorerebbe, l’attentato a Maurizio Costanzo è legato alla sua mancata adesione a Forza Italia (che nacque a suon di bombe perchè sollecitata dalla mafia) e Riotta è solo un servo, Floris un piccolo Vespa, Mentana un battutista, mentre «Santoro e io facciamo nomi e cognomi, e il potere ci odia».

Aspettando l’ambulanza, da questa sera lo scarabeo stercorario ricomincerà la sua attività pro domo sua (anticipiamo la sua versione: il disastro Alitalia è colpa di Berlusconi) e ovviamente farà orecchie da mercante rispetto alla spaventosa lezione che gli è stata impartita prima dell’estate, quando il vicedirettore di Repubblica Giuseppe D’Avanzo, ricorderete, con finta noncuranza citò un’intercettazione telefonica dalla quale si apprendeva che Travaglio nei primi anni Duemila era andato in vacanza con certo Pippo Ciuro, un poliziotto poi condannato per favoreggiamento del mafioso Michele Aiello, a sua volta prestanome di Bernardo Provenzano. Il residence della vacanza, in Sicilia, era stato consigliato proprio da questo Ciuro, a cui Travaglio si era rivolto anche per avere uno sconto. Le rispettive famiglie si frequentarono appunto durante quelle vacanze, si scambiarono caffettiere e cuscini e generi di conforto. Com’è finita quella storia? Vediamo.

Non un personaggio da niente, questo Ciuro: il senatore diessino Massimo Brutti, consigliato dai pm antimafia Antonio Ingroia e di Gian Carlo Caselli, raccomandò Ciuro per entrare nel Sismi. Lo stesso Brutti ha ammesso la circostanza, sostenendo che il maresciallo gli era stato presentato come persona perbene da magistrati di provata fede antimafia.

Ma a parte questo, la sostanza è che Travaglio all’inizio dell’estate scorsa si ritrovò vittima dei suoi stessi metodi: dopo aver accusato Renato Schifani d’aver frequentato delle persone poi inquisite per mafia 18 anni dopo (circostanza nota e chiarita da tempo, ma rilanciata come una primizia) Travaglio improvvisamente diventava ufficialmente il frequentatore di una persona che, pochi mesi dopo quella vacanza e non 18 anni dopo, era stata arrestata per favoreggiamento mafioso. A complicare tutto, un’accusa improbabile: che l’intera vacanza di Travaglio fosse stata pagata dal succitato mafioso Michele Aiello. L’avvocato di quest’ultimo oltretutto confermò l’accusa al Corriere della Sera: «Posso solo dire che l’ingegner Aiello conferma che a suo tempo fece la cortesia a Ciuro di pagare un soggiorno per un giornalista in un albergo di Altavilla Milicia. In un secondo momento, l’ingegnere ha poi saputo che si trattava di Travaglio».

Un pasticcio improbabile, come detto, e neanche troppo interessante: si può credere che di certa mafiosità dei suoi interlocutori Travaglio non avesse la minima conoscenza. Nessun personale dubbio, su questo. Lui conobbe Ciuro a Palermo, quando quest’ultimo lavorava alla polizia giudiziaria antimafia: dopodichè, come detto, fu appunto lui che nel 2002 gli consigliò un hotel di amici suoi a Trabia, e l’anno dopo un residence di Altavilla Milicia, il Golden Hill.

Travaglio, pur non richiesto, di recente ha mostrato tutte le ricevute del caso: i pagamenti per le vacanze dell’agosto 2002 all’Hotel Torre Artale (fotocopia dell’assegno ed estratto conto della carta di credito) e poi l’assegno dell’anno dopo pagato alla poprietaria del villino dove aveva soggiornato con la famiglia. In quest’ultimo caso pagò molto poco, ma l’anno prima era stato un salasso: «Al momento di pagare il conto», ha scritto Travaglio, «mi accorsi che la cifra era il doppio della tariffa pattuita: pagai comunque quella somma per me esorbitante e chiesi notizie a Ciuro, il quale mi spiegò che c’era stato un equivoco e che sarebbe stato presto sistemato, cosa che poi non avvenne».

Certo che non avvenne. Infatti l’assegno del 2002 pubblicato da Travaglio (che l’ha messo in rete) ha sul retro, a ben guardare, una girata fatta col timbro della Santa Margherita srl: una società, basta verificarlo, che era in amministrazione giudiziaria per mafia. Il residence dove stava Travaglio, cioè, era sotto sequestro dal 2000 contestualmente all’arresto del costruttore Rosario Alfano, processato per concorso esterno e riciclaggio. Per il riciclaggio Alfano è stato assolto, con conseguente restituzione dei beni; per il concorso esterno in associazione mafiosa, invece, è stato condannato a sei anni in primo grado.

Marco Travaglio, detta in un certo modo, è l’uomo più sfigato del mondo. Sfortuna volle, cioè, che abbia soggiornato in un albergo mentre questo era posto sotto sequestro per vicende di mafia; sfortuna volle che a consigliarglielo sia stato un tizio successivamente condannato per favoreggiamento mafioso, questo Ciuro che gli aveva parlato di un hotel di amici suoi; sfortuna volle, infine e logicamente, che Travaglio sia infine incappato non nei proprietari dell’hotel già amici del suo amico (quelli che avrebbero potuto fargli uno sconto, tutti condannati per mafia) ma in un commissario giudiziario che secondo Travaglio raddoppiò i preventivi. Chiaro che l’amico Ciuro non sia riuscito a sistemare il problema del conto: aveva a che fare con un Amministratore Giudiziario. Travaglio pagò una cifra attorno ai dieci milioni di lire, e Ciuro in effetti non potè farci nulla: ma ecco, gli consigliò la vacanza dell’anno dopo. Per la quale, con assegno numero 303198299, in data 21 agosto 2003, Travaglio pagò la bellezza di 1000 euro. Per un villino. Per una vacanza. Per lui e per tutta la famiglia.

Detta in un altro modo, ad Annozero di questa sera tornerà a moraleggiare, pagato dal contribuente, un signore che nel 2002 è andato in vacanza in un residence siciliano su consiglio e in compagnia di un favoreggiatore di un mafioso, che era prestanome di un secondo mafioso (certo Bernardo Provenzano) e tutto questo nell’hotel, sequestrato, di un terzo mafioso. Sono cose che possono succedere; sono cose su cui un Travaglio inbastirebbe un canaio spaventoso. Ricordateglielo, quando ricomincerà a farci la morale.

Marcotravagliato/9. AFFISSIONI ABUSIVE ("Promemoria" di e con Marco Travaglio)

Thursday, 25 September 2008
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Due o tre cose su Annozero (io non ci saro'), l'effetto Travaglio e il solito Facci

Thursday, 25 September 2008
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di Gabriele Mastellarini

Stasera riparte Annozero, la trasmissione di Raidue condotta da Michele Santoro, il giornalista che fu mobbizzato dalla Rai (cosa che, purtroppo, accade a moltissimi colleghi), si fece eleggere all’europarlamento e poi, vinta la causa, se ne torno’ in Rai alla faccia degli elettori. 

Non guardero’ il programma perche’, per mia fortuna, ho una cena di pesce gia’ in programma con alcuni amici, decisamente piu’ gustosa. Peccato pero’ perche’ la Grambassi, la fiorettista-valetta-carabiniera-giornalista fa decisamente una gran bella figura, meglio di una velina o dell’attuale Miss Italia. Se l’occhio piange, lo stomaco ride e anche l’orecchio sara’ contento di non sentire le “opinioni” di Marco Travaglio che, gira che ti rigira, ogni anno riesce sempre a strappare la ricca collaborazione con la tv di Stato e magari, come accaduto gia’ l’anno scorso, ci infila pure qualche suggerimento promozional-librario.

Ovviamente stasera ad Annozero io non ci saro’. Lo dico solo per rispondere a qualche lettore che mi ha scritto chiedendomi lumi in seguito a quel contatto avuto con uno dei redattori della trasmissione di Raidue (ne ho riferito qui).

Ora posso dire qualcosa in piu’. Mi avevano cercato perche’ “avevo qualcosa da dire su Alitalia e Airone” (testuale). Infatti, sul Mondo e su altre testate mi ero occupato diffusamente di Airone, del suo proprietario Carlo Toto e avevo diverso materiale. Quando ho parlato con il collega gli ho fatto presente che avrei fornito tutto il necessario, ma avevo bisogno di 24-48 ore per riordinare un po’ l’archivio. Per questo gli dissi di richiamarmi il giorno seguente. Prima di chiudere la telefonata, commisi pero’ un errore piuttosto grave: chiesi al collega di Annozero se fosse a conoscenza della mia “querelle” con il collega-opinionista Travaglio che, venivo a sapere, era stato riconfermato. Il collega cadde dalle nuvole e voleva che spiegassi meglio, ma io liquidai l’argomento con un: “Ne han parlato tutti i giornali”.

Poi ho commesso un altro errore, quello di scrivere il post (sempre questo qui) nel quale pensavo anche di poter disquisire in diretta con Marco Travaglio (“Mastellarini versus Travaglio ad Annozero?”, ricordate?) e di spiattellargli una volta per tutte tutte le omissioni, gli errori, le gaffe, gli insulti fisici, gli attacchi senza contraddittorio, e quant’altro dalle origini ai giorni nostri. Vi assicuro che ho una ricca documentazione.

Ora non voglio proseguire la telenovela, perche’ poi sembra che Mastellarini ha le allucinazioni e si inventa epurazioni magari mai esistite. Un po’ come quella dell’espresso (a proposito, dopo la storiaccia con Travaglio non ho piu’ scritto). Quindi non aggiungo altro, ma la storia e’ questa. Perche’ il collega di Annozero non mi ha piu’ chiamato (disattendendo un impegno tra colleghi e, soprattutto, una parola data) e non ha neanche risposto ad alcune e-mail che gli ho inviato nei giorni seguenti, preannunciandogli il materiale su Alitalia e Airone. 

Ora puo’ succedere che quel materiale non interessi piu’. Che il collega, da educatissimo sia diventato meno educato, dimenticando di richiamarmi. O magari era troppo impegnato e non aveva 8 secondi 8 per farmi un’email e dirmi che la cosa era rinviata.

Ma nessuno pensi che sia tutta colpa dell’effetto Travaglio…

Tanto io stasera mi sbafero’ un’ottima spigola con patate che, forse, e’ meglio che stare a Roma in uno studio tv a guardarsi giornalisti in giacca color caccarella. Di certo, le notizie che avevo trovato su Alitalia e Airone non le sentirete. Forse le scrivero’ da qualche parte. Peccato, il servizio pubblico ha perso un’ottima occasione per fare informazione, anche se in fondo ci saranno pur sempre le rimasticature di Travaglio che, a stomaco pieno, fanno pure comodo.

Due righe rapidissime sul solito Facci. Perche’ io, caro Filippo, posso pure stimarti e anzi si potrebbe pure preparare un qualcosa insieme. Pero’, cazzarola, ogni volta che leggo un tuo articolo sul Giornale ci ritrovo cio’ che abbiamo scritto su questo blog che, seppure in piccolo, e’ – a modo suo – anche un giornale (e se consenti lo trovo meglio del Giornale). Ora io non chiedo di essere citato (non ne ho bisogno, per fortuna) ma almeno fornisci il link…

Marcotravagliato/8. Filippo Facci va di randello: "Marco Travaglio e' l'uomo piu' sifgato del mondo". E detta l'equazione: Travaglio = giornalista+satiro+comico+buffone+commerciante di se'+esponente dell'Idv

Thursday, 25 September 2008
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di Filippo Facci per Il Giornale

Questa sera ricomincia Annozero di Michele Santoro, programma che a parere di chi scrive ha saputo contemperare eccellente giornalismo e piazzate discretamente vergognose. Di trasmissioni del genere c’è comunque bisogno, data una certa puzza di conformismo che c’è in giro e visto che la nuova stagione non offre niente più del consueto, semmai di meno: Ballarò è diventato un programma quasi equilibrato (Giovanni Floris è un ragazzo sveglio) mentre sull’annichilente morte di 8 e mezzo, su La7, stendiamo una pietosa pashmina.

Ad Annozero torna in onda anche quello là, e siamo al problema. Marco Travaglio può essere ospite dove gli riesca e nondimeno ospite fisso in quella Rai già pagata dal contribuente: il problema è che la sua funzione non è quella di un giornalista per come in tutto l’Occidente è inteso un giornalista, e non è quella di satiro per come in tutto l’Occidente è inteso ecceteraeccetera, non è quella di un opinionista, di un comico, di un buffone, di un commerciante della propria merce, di un esponente politico dell’Italia dei Valori per cui apertamente tifa: Travaglio è tutte queste cose assieme, con in più la facoltà di rivendicare un ruolo o un altro secondo copione.

Quale che sia, sarà un copione basato su delegittimazione, irrisione, distorsione, faziosità, in qualche caso autentiche falsità e cialtronate spolverate di un umorismo da Travaglino che non risparmia niente, tantomeno la derisione dei difetti fisici o l’appellativo di «lombrico» per la presidenza del Senato, per esempio.

Ora si avvia a ricominciare, e le premesse sono tutte in un’intervista che Travaglio ha rilasciato alla Stampa di domenica scorsa: Vespa non è neanche un giornalista, all’estero non lavorerebbe, l’attentato a Maurizio Costanzo è legato alla sua mancata adesione a Forza Italia (che nacque a suon di bombe perchè sollecitata dalla mafia) e Riotta è solo un servo, Floris un piccolo Vespa, Mentana un battutista, mentre «Santoro e io facciamo nomi e cognomi, e il potere ci odia».

Aspettando l’ambulanza, da questa sera Travaglio ricomincerà la sua attività pro domo sua (anticipiamo la sua versione: il disastro Alitalia è colpa di Berlusconi) e ovviamente farà orecchie da mercante rispetto alla spaventosa lezione che gli è stata impartita prima dell’estate, quando il vicedirettore di Repubblica Giuseppe D’Avanzo, ricorderete, con finta noncuranza citò un’intercettazione telefonica dalla quale si apprendeva che Travaglio nei primi anni Duemila era andato in vacanza con certo Pippo Ciuro, un poliziotto poi condannato per favoreggiamento del mafioso Michele Aiello, a sua volta prestanome di Bernardo Provenzano.

Il residence della vacanza, in Sicilia, era stato consigliato proprio da questo Ciuro, a cui Travaglio si era rivolto anche per avere uno sconto. Le rispettive famiglie si frequentarono appunto durante quelle vacanze, si scambiarono caffettiere e cuscini e generi di conforto. Com’è finita quella storia? Vediamo.
Non un personaggio da niente, questo Ciuro: il senatore diessino Massimo Brutti, consigliato dai pm antimafia Antonio Ingroia e Gian Carlo Caselli, raccomandò Ciuro per entrare nel Sismi. Lo stesso Brutti ha ammesso la circostanza, sostenendo che il maresciallo gli era stato presentato come persona perbene da magistrati di provata fede antimafia. Ma a parte questo, la sostanza è che Travaglio all’inizio dell’estate scorsa si ritrovò vittima dei suoi stessi metodi: dopo aver accusato Renato Schifani d’aver frequentato delle persone poi inquisite per mafia 18 anni dopo, Travaglio improvvisamente diventava ufficialmente il frequentatore di una persona che, pochi mesi dopo quella vacanza e non 18 anni dopo, era stata arrestata per favoreggiamento mafioso. A complicare tutto, un’accusa improbabile: che l’intera vacanza di Travaglio fosse stata pagata dal succitato mafioso Michele Aiello. L’avvocato di quest’ultimo oltretutto confermò l’accusa al Corriere della Sera.

Un pasticcio improbabile, come detto, e neanche troppo interessante: si può credere che di certa mafiosità dei suoi interlocutori Travaglio non avesse la minima conoscenza. Nessun personale dubbio, su questo. Lui conobbe Ciuro a Palermo, quando quest’ultimo lavorava alla polizia giudiziaria antimafia: dopodichè, come detto, fu appunto lui che nel 2002 gli consigliò un hotel di amici suoi a Trabia, e l’anno dopo un residence di Altavilla Milicia, il Golden Hill. Travaglio, pur non richiesto, di recente ha mostrato tutte le ricevute del caso: i pagamenti per le vacanze dell’agosto 2002 all’Hotel Torre Artale (fotocopia dell’assegno ed estratto conto della carta di credito) e poi l’assegno dell’anno dopo pagato alla proprietaria del villino dove aveva soggiornato con la famiglia.

In quest’ultimo caso pagò molto poco, ma l’anno prima era stato un salasso: «Al momento di pagare il conto», ha scritto Travaglio, «mi accorsi che la cifra era il doppio della tariffa pattuita: pagai comunque quella somma per me esorbitante e chiesi notizie a Ciuro, il quale mi spiegò che c’era stato un equivoco e che sarebbe stato presto sistemato, cosa che poi non avvenne». Certo che non avvenne. Infatti l’assegno del 2002 pubblicato da Travaglio (che l’ha messo in rete) ha sul retro, a ben guardare, una girata fatta col timbro della Santa Margherita Srl: una società, basta verificarlo, che era in amministrazione giudiziaria per mafia. Il residence dove stava Travaglio, cioè, era sotto sequestro dal 2000 contestualmente all’arresto del costruttore Rosario Alfano, processato per concorso esterno e riciclaggio. Per il riciclaggio Alfano è stato assolto, con conseguente restituzione dei beni; per il concorso esterno in associazione mafiosa, invece, è stato condannato a sei anni in primo grado.

Marco Travaglio, detta in un certo modo, è l’uomo più sfigato del mondo. Sfortuna volle, cioè, che abbia soggiornato in un albergo mentre questo era posto sotto sequestro per vicende di mafia; sfortuna volle che a consigliarglielo sia stato un tizio successivamente condannato per favoreggiamento mafioso, questo Ciuro che gli aveva parlato di un hotel di amici suoi; sfortuna volle, infine e logicamente, che Travaglio sia infine incappato non nei proprietari dell’hotel già amici del suo amico (quelli che avrebbero potuto fargli uno sconto, tutti condannati per mafia) ma in un commissario giudiziario che secondo Travaglio raddoppiò i preventivi. Chiaro che l’amico Ciuro non sia riuscito a sistemare il problema del conto: aveva a che fare con un Amministratore Giudiziario. Travaglio pagò una cifra attorno ai dieci milioni di lire, e Ciuro in effetti non potè farci nulla: ma ecco, gli consigliò la vacanza dell’anno dopo. Per la quale, con assegno numero 303198299, in data 21 agosto 2003, Travaglio pagò la bellezza di 1000 euro. Per un villino. Per una vacanza. Per lui e per tutta la famiglia. Detta in un altro modo, ad Annozero di questa sera tornerà a moraleggiare, pagato dal contribuente, un signore che nel 2002 è andato in vacanza in un residence siciliano su consiglio e in compagnia di un favoreggiatore di un mafioso, che era prestanome di un secondo mafioso (certo Bernardo Provenzano) e tutto questo nell’hotel, sequestrato, di un terzo mafioso. Sono cose che possono succedere; ricordateglielo, quando comincerà a farci la morale.

La Amurri va di querela: "Facci risponderà nelle sedi competenti di quanto ha scritto su di me"

Wednesday, 24 September 2008
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Lettera a dagospia

Egregio D’Agostino, mi scuso davvero nell’occupare ancora spazio del suo sito, sempre così fitto di notizie, con questa ennesima risposta, non al signor Facci, ma al giornalista Facci, con la promessa, che sarà l’ultima volta. Di ciò che Facci ha scritto di me e su di me a Dagospia e sul Il Giornale, ne risponderà, come già scritto, nelle sedi competenti, dunque, le motivazioni, spiegazioni, argomentazioni, è bene che le comunichi al suo avvocato.

Sulla definizione (invero stringate) riferita alle opinioni su di me di Colombo e Padellaro, Facci dimostra, ancora una volta, di essere abile nel tentare di “demolire”, mentre di esserlo meno, molto meno, nel confrontarsi nel merito.

In conclusione, ribadisco che, nonostante le infinite provocazioni basate sulla sua non conoscenza dei fatti e di come i fatti si sono svolti, continuerò a tenere fede al silenzio impostomi dal rispetto che ho per la storica testata, per i colleghi che vi lavorano e per i direttori Colombo e Padellaro che mi hanno chiamata a L’Unità “rinata”.

Sandra Amurri

Nella foto, Filippo Facci

Crisi dell'editoria cartacea. Presto finirà il giornale in edicola: gli sponsor preferiscono Internet

Wednesday, 24 September 2008
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di Luca Vaglio per Affari Italiani

A guardare le ultime cronache sul mondo dell’editoria c’è da mettersi le mani nei capelli. Sembra di essere davanti al tramonto di un impero. In Italia – ma anche all’estero le cose non sono molto diverse – non c’è gruppo editoriale che mostri indici di crescita forti e duraturi. C’è chi sta un po’ meglio e riesce a mantenere a fatica le posizioni e chi vede mese dopo mese precipitare i propri ricavi. Ma nessuno scoppia di salute. La rassegna stampa sulle news dei media ogni giorno sembra un bollettino di guerra. Il Manifesto, colpito a morte dal taglio dei finanziamenti pubblici ai giornali di partito, chiede ai suoi lettori di sottoscrivere un abbonamento.

E anche Liberazione è in difficoltà, mentre l’Unità, recentemente rilevata da Renato Soru, riduce il formato per risparmiare soldi. EPolis non va in edicola a causa di problemi tra l’editore e lo stampatore. Per non parlare del disagio ormai cronico dei grandi editori della carta stampata, il cui valore di borsa si riduce ogni giorno, come pure le copie vendute in edicola. Da Rcs al Sole, alla vigilia di una fase di forte rinnovamento della governance e delle posizioni di vertice. Fino al Gruppo Espresso, dove il ribaltone è già iniziato, con l’uscita dllo storico ad Marco Benedetto e l’ingresso di Monica Mondardini, e dove pare in arrivo una ristrutturazione degli organici imponente. Per chiudere con TI Media, dove per mano del “canaro” Giovanni Stella i tagli sono stati già annunciati. E quasi a dare una certificazione notarile alla sfascio in corso sono arrivati i dati di Upa, che per il 2008 indicano -3,3% nei ricavi dei media classici, con internet su del 26%.

Che dire, la situazione appare davvero fosca. Ma se, nonostante tutto, si vuole essere ottimisti non resta che da pensare che siamo di fronte a una rivoluzione, a un macrociclo economico che finisce per lasciare il posto a qualcosa di nuovo, di completamente diverso. E’ quello che pensa Vittorio Bonori, ceo di Zenith Optimedia Italia, che ad Affari spiega: “Il 2008 è davvero un annus horribilis, il mondo dell’editoria sta vivendo una recessione vistosa, forse la più grave degli ultimi decenni. Ma al tempo stesso si assiste a un forte salto tecnologico. L’esito di questi due fattori sarà la morte del vecchio sistema, di schemi di business in difficoltà già da tempo e la nascita di un nuovo modello. Si entra con forza nell’era digitale. C’è chi come Mediaset l’ha capito, investendo sempre di più sul Dtt. Ma anche la stampa deve diventare digitale. Il business della pubblicità è destinato a spostarsi di più sulle nuove piattaforme video e gli editori dei giornali cartacei oggi possono facilmente diventare editori televisivi. In che modo? Basta che i siti dei grandi giornali, ora che la banda larga è diventata realtà, puntino di più sui video. Ancora, a un gruppo come Rcs, ad esempio, conviene considerare se aprire un canale news satellitare o sul Dtt. E poi devono puntare sugli user generated content, sulle news che vengono dagli utenti. L’advertising più evoluto richiede la partecipazione degli utenti e lo stesso deve avvenire per i contenuti editoriali. E’ indispensabile un rinnovamento tecnologico”.

E le storiche testate cartacee sono destinate a sparire, travolte dal nuovo e da un’emorragia di copie che sembra non finire mai? “Credo che i giornali di carta resisteranno, ma che molte risorse verranno dirottate dalle attività più tradizionali alle nuove forme di giornalismo. Questo non significa che i grandi brand dell’informazione spariranno, anzi proprio in una fase di trasformazione sarà importante tutelare gli utenti con delle news ben fatte e di qualità. Non va poi dimenticata la componente del mobile, soprattutto in Italia, dove i telefonini hanno una penetrazione del 140%. E’ certo che si deve cambiare in modo radicale il modello di business. La vita o la morte dell’editoria passa da qui. Vincerà chi avrà coraggio e saprà tenere i nervi saldi”.

COMUNICATO DEL GRUPPO EPOLIS

Martedì i giornali del gruppo E Polis non vanno in stampa e non si sa ancora quando le pubblicazioni saranno riprese. L’editore – si legge in una nota – ha comunicato alla redazione che la causa sarebbe un contrasto sorto con lo stampatore.

In mancanza di notizie certe, la Fnsi e le Associazioni di stampa di Campania, Emilia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Toscana e Veneto ritengono urgente un incontro con la proprietà. Il sindacato nel manifestare piena e totale solidarietà ai giornalisti coinvolti, ancora una volta, in una situazione di incertezza, è fortemente preoccupato per il futuro di un’iniziativa editoriale che, stando alle dichiarazioni dell’editore, appariva ormai consolidata sia dal punto di vista aziendale che finanziario.

Da tempo i giornalisti avevano manifestato il proprio malessere per la mancanza di risposta da parte dell’editore. Lo stesso piano editoriale del direttore era stato bocciato a grande maggioranza dalla redazione.
La Fnsi e le associazioni di stampa chiedono trasparenza e chiarezza sugli assetti proprietari, sulla gestione delle testate e sui piani aziendali che – conclude la nota – dovrebbero assicurare ai giornalisti condizioni di lavoro professionalmente compatibili con le dimensioni editoriali dell’iniziativa.

Proprio un “contrasto con lo stampatore” (che in quell’occasione lamentava numerosi mancati pagamenti) fu alla base della prima crisi di E Polis, che un anno fa portò a una prima sospensione delle pubblicazioni per tre mesi e al successivo passaggio di proprietà fa Nicola Grauso ad Alberto Rigotti.

LA PUBBLICITA’ VA TUTTA VERSO L’ON-LINE

Ma la vera rivoluzione riguarda Internet. Secondo le parole di Enrico Finzi, sociologo, presidente di Astra Ricerche e della TP, la vera scoperta dell’analisi annuale è un “dirottamento delle risorse sul Web”: le aziende stanno sperimentando l’advertising tradizionale, tabellare in Rete. E mentre i quotidiani crollano, internet spicca il volo e fa registrare una crescita del 26%.

Più nel dettaglio calano gli investimenti destinati ai quotidiani (-2,5%), con la free press che fa segnare un +1%. I periodici perdono il 4,7% e trascinano il settore della stampa a un -3,5%. La televisione guadagna qualcosina, ma meno dell’anno scorso, e si ferma a +1,4%. Con un +4,2% gli investimeni alla radio mantengono il loro trend positivo. Il rallentamento della caduta della pubblicita’ nelle sale cinematografiche (-6,3%) segnala, secondo Finzi, “che la travagliata fase di riordino del comparto e’ prossima alla conclusione e l’attende un futuro luminoso”. Nel loro complesso gli investimenti in pubblicita’ esterna chiuderanno con una crescita dello 0,7%. Tutte in crescita le forme “non media”: direct response (+2,2%), promozioni (+2,7%), relazioni pubbliche (+3,1%), sponsorizzazioni (+1,4%) ed eventi (+7%). Sassoli ha concluso l’incontro con un appello: “A marzo del 2009 faremo un summit sulla comunicazione. Ci confronteremo tutti assieme, sara’ una specie di ‘Stati generali’ della comunicazione”.

Siamo in un momento difficile caratterizzato da grandi incertezze e contraddizioni”. Questo il commento di Lorenzo Sassoli De Bianchi, presidente dell’Upa sulle previsioni a fine anno che vedono una flessione della raccolta pubblicitaria pari al 2,2% (dato che, non calcolando un’inflazione prevista al 3,8% si traduce però in una crescita dell’1,6%). “La stampa periodica, ad esempio, soffre – ha spiegato Sassoli De Bianchi – ma alcuni periodici vanno benissimo. La tv regge molto bene, ma internet sta rallentando la propria crescita”. Tutti fattori che spingono il presidente Upa a parlare di un “panorama complesso e articolato”, e a concludere che, di fronte a un quadro di questo genere, “è difficile fare previsioni anche a medio termine”.

Mastellarinate/1. Chiedo ammenda al Trav…Magari sul Raiotta-governativo aveva ragione, ma non sui toni

Wednesday, 24 September 2008
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Nel palazzo della Rai di Saxa Rubra c’è un uomo felice. È Gianni Riotta, il giornalista palermitano che dal settembre 2006 dirige il Tg1. (…) Da ieri sera c’è però un’altra ragione che rende felice il 54enne giornalista laureato alla Columbia University e affascinato dell’America.

Il motivo è rappresentato dal record mondiale che il suo Tg1 ha raggiunto nella passerella di ministri del Governo. Finora nessun telegiornale al mondo era riuscito a fare altrettanto, nemmeno quelli dell’epoca buia in cui governava il tandem Fanfani-Bernabei che considerava il Governo e il Vaticano la matrice dell’informazione.

La carrellata di ieri sera alle 20 è un unicum nella storia della televisione e meriterebbe un saggio di Aldo Grasso, oppure un po’ d’attenzione da parte di quell’Osservatorio di Pavia che dal ’94 si è preso il compito di monitorare gli equilibri televisivi.

Con una sequenza impressionante sono entrati sulle tavole degli italiani (dove si mangia ogni sera un piatto di Alitalia con un contorno di crisi americana e un dessert di criminalità) il ministro Sacconi, seguito a ruota dall’innamorato Frattini che con lo sguardo vitreo per le lenti a contatto ha chiesto il silenzio stampa sui turisti rapiti in Egitto. Poi è stata la volta del mefistotelico La Russa e di Maroni che hanno esaltato la presenza di 500 militari a Caserta per combattere i casalesi.

Ma non basta, perché Riotta ha pensato bene di invitare in studio il Robin Hood dei poveri, Giulietto Tremonti, che con il solito orgoglio ha rivendicato la paternità delle sue profezie sulla crisi del capitalismo. Il genietto di Sondrio non aveva ancora finito di parlare che subito è apparso il faccione di Bondi all’inaugurazione di una mostra londinese su Mantegna.

In questo orrendo panino istituzionale c’è stato spazio anche per un’anonima signora sottosegretario alla Sanità e per Pierfurby Casini che da Addis Abeba ha lanciato un urlo di dolore sui bambini dell’Africa e i cristiani perseguitati.

Nessuno dica comunque che Riotta ha esagerato perché con lo spirito anglofono che lo attraversa ha trovato modo di infilare una dichiarazione dell’ex-direttore dell’“Economist” Bill Emott contro il latte alla melanina importato dalla Cina.

A questo punto 6 milioni di italiani hanno smesso di mangiare e hanno guardato la povera conduttrice Tiziana Ferrario che appariva stordita dalla carrellata istituzionale. Subito dopo il Tg1 è andato in onda il programma “Tutti pazzi per la tele”. Riotta compreso.

(Fonte: Dagospia.com)

APPELLO. AIUTIAMO A FAR VIVERE "IL MANIFESTO". L'UNICO GIORNALE SENZA PADRONI

Wednesday, 24 September 2008
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L’appello de “il manifesto”. 

Una nuova emergenza bussa alle nostre porte. Ha qualcosa di simile alle tante dei nostri 37 anni di vita, perché sempre di bilanci in rosso si tratta. Ma è molto diversa da tutte le altre che l’hanno preceduta, perché stavolta non si tratta di raccogliere qualche soldo per sopravvivere ma di trovare le risorse per una battaglia di libertà che non riguarda solo noi.

Quello che ci assumiamo e a cui vi chiediamo di partecipare è un compito tutto politico. I tagli ai finanziamenti per l’editoria cooperativa e politica non sono misurabili «solo» in euro, in bilanci che precipitano nel rosso, in giornalisti e poligrafici che rischiano la disoccupazione. Sono lo specchio fedele di una «cultura» politica che, dall’alto di un oligopolio informativo, trasforma i diritti in concessioni, i cittadini in sudditi. Non sarà più lo stato (con le sue leggi) a sostenere giornali, radio, tv che non hanno un padrone né scopi di lucro. Sarà il governo (con i suoi regolamenti) a elargire qualcosa, se qualcosa ci sarà al fondo del bilancio annuale. Il meccanismo «tecnico» di questa controrivoluzione lo abbiamo spiegato tante volte in queste settimane (e continueremo a ricordarlo), ma il senso politico-culturale dell’operazione è una sorta di pulizia etnica dell’informazione, il considerare la comunicazione giornalistica una merce come tante altre. Ed è la filosofia che ha colpito in questi ultimi anni tanti altri beni comuni, dal lavoro all’acqua.

Noi ci batteremo con tutte le nostre forze e pubblicamente contro questa stretta: porteremo questo obiettivo in tutte le manifestazioni dell’autunno appena iniziato, stringeremo la cinghia come abbiamo imparato a fare in 37 anni di vita difficile ma libera, incalzeremo la politica e le istituzioni perché ne va della democrazia, spenderemo l’unico nostro patrimonio, cioè il nostro lavoro, per fornire il supporto giornalistico a questa battaglia di civiltà. E ci apriremo all’esterno ancor di più di quanto abbiamo fatto fino a oggi per raccogliere forze e saperi nuovi e capire come essere più utili a chi si oppone ai poteri che ci vogliono morti.

Faremo tutto questo, come sempre e più di sempre. Ma oggi siamo di nuovo qui a chiedere aiuto ai nostri lettori e a tutti coloro che considerano un bene essenziale il pluralismo e la libertà d’informazione. A chiedervi di sostituire ciò che questo governo ci nega con uno sforzo collettivo. In un panorama politico e culturale disastrato, di fronte alla lunga sconfitta che in un ventennio ha smantellato la stessa idea di «sinistra», non ci rassegneremo alla scomparsa. Perché, a differenza del protagonista di «Buio a mezzogiorno» di Arthur Koestler, non crediamo che «morire in silenzio» sia una lodevole testimonianza finale. Se questo governo e i poteri che rappresenta vogliono chiuderci, noi vogliamo riaprire. Con tutti voi, perché altrimenti è impossibile.

Ecco come potete partecipare alla nostra campagna di sottoscrizione:

On line, versamenti con carta di credito sul sito ed è il metodo più veloce ed efficace.

-telefonicamente, sempre con carta di credito, al numero 06-68719888, o via fax al numero 06-68719689. Dal lunedì al venerdì, dalle ore 10,30 alle 18,30. Dove potete telefonare anche per segnalare, suggerire e organizzare iniziative di sostegno.

-Con bonifico bancario presso la Banca popolare etica – Agenzia di Roma – intestato a il manifesto – IBAN IT40K0501803200000000535353.

-Con Conto corrente postale numero 708016, intestato a il manifesto Coop. Ed. Arl. – via Bargoni 8 – 00153 Roma.

Marcotravagliato/7. E' tornato il regime

Wednesday, 24 September 2008
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Non è una novità che tra i bersagli di Travaglio ci siano i giornalisti della Rai. Tra i preferiti c’è Gianni Riotta (nella foto), subito ribattezzato Johnny Raiotta dal giornalista torinese, per sua definizione satirico.

Allora, qui non faremo una difesa di Riotta né continueremo a prendercela con il povero Marcotravagliato. Ma due-paroline-due bisogna dirle. Riotta è un “vero” giornalista: ha iniziato al manifesto e si è fatto da solo, diventando vicedirettore del Corriere, corrispondente da New York e autore di ottimi libri, tra cui uno sull’11 settembre vendutissimo (sotto riporto l’ampio curriculum).

Sulla preparazione culturale di Riotta e sulla sua serietà professionale tutta l’Italia giornalistica è concorde, tranne il solito Marcotravaglio, che scrive: “Dicevamo di Johnny Raiotta e della sua improvvisa vocazione di assistente di volo. Giovedì scorso il suo Tg1 se l’era presa con le due-tre hostess Alitalia colpevoli di aver esultato alla notizia (meravigliosa, infatti ora finalmente il commissario Fantozzi ripristina il libero mercato e apre un’asta pubblica) della ritirata dei furbetti. (…) Non contento dell’imbarazzante marchetta al governo, domenica sera il partigiano Johnny ha concesso il bis mandando avanti il copilota David Sassoli affiancato da due gentili signore: il comandante di Alitalia Antonella Celletti (forse parente di Otello Celletti, il mitico vigile di Alberto Sordi) e il primo ufficiale Valentina Leone. (…) Sassoli: “Comandante Celletti, in una lettera al Sole 24 ore stamattina lei ha scritto che è sbagliato rifiutare il piano della Cai e ha invitato i suoi colleghi a uscire allo scoperto.

(…) Ma che bel quadretto, che bel presepe. Al Tappone avrà avuto a sua volta un’esultazione (tantopiù che ieri sera al Tg1 c’era Stefano Folli che invocava un bell’inciucio Pd-Pdl). E poi, si spera, non avrà mancato di congratularsi con Johnny per tanta solerzia filogovernativa. Peccato che il Tg1 non avesse mostrato altrettanto trasporto quando il governo Prodi trovò (previa offerta pubblica) l’Air France come compratore. (…) Ma Johnny Raiotta, all’epoca, era molto distratto. O aveva fiutato come sarebbero andate le elezioni. Ora però merita la giusta ricompensa: una tessera della Cai, ad honorem. Se poi la Cai dovesse sciogliersi, una lambretta Piaggio potrebbe farlo felice”.

Ecco, cari signori, giudicate voi. Credo che questo articolo sia un esempio di pura faziosità (con la F minuscola, ovviamente). Sembra, invece, evidente che il Tg1 abbia fatto il suo lavoro, intervistando la comandante Celletti (che viene sbeffeggiata da Travaglio senza un apparente motivo) la cui lettera aveva trovato spazio addirittura sulla prima del Sole24Ore.

Ora si può essere d’accordo o meno sulle sorti dell’attuale compagnia di bandiera. Si può criticare la cordata italiana (de Bortoli, direttore del Sole, ne ha parlato in termini molto positivi), prendersela con il governo o con i sindacati. Ma non è ammesso sparare epiteti contro il direttore del Tg1 solo perché ha fatto il suo lavoro e contro due piloti di Alitalia, perché hanno manifestato la loro opinione.

Qualcuno anni fa pubblicò un libro dal titolo “Regime”…Ma questo cos’è? (g.mast)

CURRICULUM DI GIANNI RIOTTA (da Wikipedia)
Figlio di Salvatore, redattore del Giornale di Sicilia, esordisce nel campo del giornalismo a 17 anni, come corrispondente de Il Manifesto e come collaboratore delle pagine culturali del Giornale di Sicilia. Dopo essersi laureato in Filosofia all’Università di Palermo, nel 1976 si trasferisce a Roma.
Poi passa a scrivere per la La Stampa e quindi, nel 1988, per il Corriere della Sera (grazie alla proposta di Ugo Stille di succedergli come corrispondente da New York).

Negli Stati Uniti frequenta la Columbia University, dove si laurea in giornalismo. Ha insegnato all’Università di Bologna e fa parte del Consiglio di Facoltà del corso di cultura italiana a Princeton, dove ha insegnato comunicazione. Ha collaborato con: New York Times, Washington Post, Le Monde, Foreign Policy. Fa parte del Council on Foreign Relations.

Da New York ha fatto il corrispondente per varie testate giornalistiche tra cui La Stampa, L’espresso e il Corriere della Sera, di cui è stato anche vice-direttore.

Dal 20 settembre 2006 è diventato direttore del TG1. Secondo le sue dichiarazioni, la politica editoriale del TG1 prevede l’introduzione nella conduzione del giornale di tecniche anglosassoni di comunicazione e attenzione a Internet[citazione necessaria]. Ha istituito il Premio Libro dell’Anno del Tg1 con voto degli ascoltatori online che è andato a Saviano per Gomorra.

Premi e riconoscimenti
Nel 1992 con Cambio di stagione ha vinto il premio Grinzane Cavour e il Premio Bergamo.
Premio “È giornalismo” nel 1997, del Premiolino e di numerosi altri premi, tra cui l’Ischia.
Vincitore, con Principe delle nuvole, del premio inglese “Libro dell’Anno” e del Florio Prize come migliore traduzione.
Grande Ufficiale
Nel 2008 Premio Don Pino Puglisi intitolato al sacerdote ucciso dalla mafia per l’impegno civile contro la criminalità organizzata.
Opere
Cambio di stagione, 1991
Ultima dea, 1994
Ombra, 1995
Principe delle nuvole (romanzo), 1997
N. Y. Undici settembre, 2001
Alborada, 2002
La I Guerra Globale, 2003