Lettera del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al direttore de “L’espresso”, Daniela Hamaui.
L’articolo dello scorso numero de “L’espresso” merita una replica a partire dal titolo “Dux and the city” che lascia interdetti per la sbrigativa volgarità con cui si rivolge a un sindaco democraticamente eletto dai cittadini romani solo pochi mesi fa.
A parte questa minima mancanza di rispetto per le istituzioni, mi sembra poco sostenibile scrivere che la città di Roma sia stata ridotta allo sfascio dopo appena quattro mesi della nostra amministrazione, dopo quindici anni di governo ininterotto del centrosinistra.
Roma, come “L’espresso” aveva denunciato in numerosi articoli precedenti e successivi alla sconfitta della sinistra, si trova da tempo in una situazione di gravissima crisi organizzativa, finanziaria e culturale. Abbiamo trovato il Comune con le casse vuote, con un pesante deficit finanziario e disarticolato in quasi tutte le strutture che dovrebbero dare servizi ai cittadini.
Soprattutto abbiamo constatato una assoluta carenza li progettualità e programmazione: a Roma non esiste un piano del traffico, ma solo un generico patto per la mobilità, il piano regolatore va rivisto perché è nato già vecchio, la raccolta differenziata dei rifiuti non viene fatta neppure nei palazzi comunali, non esiste un “piano strategico di sviluppo” così come a Torino.
Citate i tanti cantieri aperti nelle strade di Roma che complicano il problema del traffico: pensate forse che siano cantieri appaltati e aperti dalla giunta comunale di centrodestra? Per quanto riguarda le spese della nostra amministrazione, posso tranquillizzare “L’espresso”: stiamo operando un netto taglio rispetto al passato.
La mia giunta, rispetto a quella Veltroni, ha ridotto da 16 a 12 il numero degli assessori, con un risparmio sulle spese di staff di 66 mila euro l’anno. Lo scorso 23 luglio, inoltre, la Giunta ha deliberato una drastica riduzione dei dirigenti esterni che passano da 31 della precedente ammimstrazione (con una spesa di 4.030.000 euro annui) a 12, con un risparmio di 2.470.000 euro l’anno.
Per quanto riguarda invece le spese del mio staff, comprensive delle figure apicali come quelle del capo di Gabinetto, i due vice capo Gabinetto e il capo della segreteria, andiamo a risparmiare circa 210 mila euro l’anno, rispetto alla vecchia gestione.
Per il Comune, oggi, non lavora un solo consulente esterno, come invece accadeva in passato in termini massicci. I loro nomi, distribuiti per ben 140 pagine, sono pubblicati sul sito del ministro della Funzione Pubblica, Brunetta. Solo nel 2007, come riporta il “Sole 24 Ore”, per le spese dei consulenti esterni è stata erogata una cifra pari a 1.980.000 euro. La più alta in tutta Italia.
Sulla cultura, cito un solo elemento che mette in crisi tutta l’impalcatura prospettata dal suo giornale: parlo della manifestazione “Bella Ciao” che, non solo non è stata cancellata, ma è stato confermato per intero il suo finanziamento nel corso di una conferenza stampa in Campidoglio alla quale ha partecipato lo stesso Ascanio Celestini. In generale, non solo non c’è un solo evento dell’Estate romana che è stato eliminato, ma se ne sono aggiunti molti altri, come ad esempio il concerto del maestro indiano Zubin Mehta o lo spettacolo di tango all’Auditorium.
Un’ultima annotazione sulla Notte Bianca: si tratta di un evento che, nell’ultima edizione, è costato qualcosa come 3.397.000 euro e che i romani hanno bocciato in termini di gradimento, come dimostrato da un recente sondaggio diffuso da repubblica.it.
Infine, per quanto riguarda il parcheggio del Pincio, l’allora opposizione del centrodestra nel settembre del 2006 non si astenne su quello specifico progetto, ma sull’intero piano parcheggi di Roma. Sul parcheggio al Pincio la nostra opposizione è sempre stata fermissima.
In sintesi, siamo perfettamente consapevoli che è facile “scivolare” sui sampietrini romani come è già successo a politici sprovveduti come Rutelli e Veltroni; stiamo lavorando giorno e notte per recuperare una situazione veramente disastrosa e quindi, dopo 15 anni di governi di sinistra, chiediamo almeno 15 mesi prima di essere giudicati.
Gianni Alemanno, sindaco di Roma.
Il direttore de L’espresso, Daniela Hamaui, non ha diffuso nessun commento in replica alla lettera di Alemanno
Nelle foto in alto Gianni Alemanno a sinistra e Daniela Hamaui a destra
Porto Viro, in provincia di Rovigo, è la “capitale” del Delta del Po, (dal ’99 Patrimonio dell’Unesco e in cui sorge l’omonimo Parco). Il paese è nato ufficialmente nel ’95 dalla fusione di alcune cittadine limitrofe dopo una serie di sfortunate vicende, prima tra tutte la grave alluvione del ’51 che segnò una profonda crisi economica e una massiccia emigrazione. Questa mattina alle ore 12.00 Porto Viro sarà al centro di un evento di notevole, quanto discussa e criticata, rilevanza.
Viene infatti inaugurato, alla presenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (attaccato dall’ex ministro alle Attività Produttive Pierluigi Bersani che afferma “non vogliamo che ci attribuiscano meriti, ma è inaccettabile che Berlusconi se ne assuma per il lavoro fatto da altri, negli ultimi due anni chi si è dato più da fare nei momenti più delicati della realizzazione dell’opera è stato il governo Prodi”), il rigassificatore “Adriatic LNG Terminal”.
Costruito dal gruppo spagnolo Acciona Infraestructuras nel bacino di Algesiras è costituito da una gigantesca cassa di cemento, con una capacità di immagazzinare 250.000 metri cubi di gas e di distribuire oltre otto milioni di tonnellate di metri cubi l’anno, equivalente al 10% del consumo italiano. Un progetto da 200 milioni di euro, promosso dalla Rass Laffan LNG, partecipata da Qatar Petroleum, Exxon Mobil Usa e da Edison Italia.
Qui arriverà il GNL (gas naturale liquefatto) trasportato dalle navi metaniere provenienti dal Qatar: il metano liquefatto sarà stoccato e rigassificato, per poi essere inviato alla rete di distribuzione a terra. La piattaforma off shore, secondo quanto riferisce il quotidiano economico Cinco Dias, è costata tre anni di lavori ai quali hanno partecipato 800 persone. Le sue dimensioni sono di 188 metri di lunghezza, 88 di larghezza e 47 metri di altezza.
Produrre più energia e ridurre le emissioni. Per soddisfare queste due esigenze il metano, fonte energetica preziosa e “pulita”, è considerato la soluzione migliore.
I consumi nazionali di metano si prevede aumentino dagli attuali 86 miliardi di metri cubi all’anno del 2006 ad oltre 90 miliardi nel 2010, mentre la produzione italiana è prevista in declino.
Quasi tutto il nuovo gas destinato a coprire i nostri fabbisogni dovrà quindi essere importato.
Attualmente il gas d’importazione raggiunge il nostro Paese attraverso quattro metanodotti, ciascuno fisicamente vincolato ai paesi fornitori (Russia, Algeria, Libia, Nord Europa).
L’approvvigionamento via nave tramite metano liquido consente invece una maggiore flessibilità di approvvigionamento e l’accesso a mercati lontani disponendo quindi di un prodotto competitivo che non potrebbe altrimenti raggiungere il mercato nazionale.
Con il terminale GNL, che verrà rifornito per un periodo di 25 anni dalla società RasGas in Qatar da uno dei giacimenti di gas più grandi al mondo, la regione Veneto e il Nord Italia disporranno di una nuova struttura energetica, con grande beneficio per la competitività dell’economia veneta e nazionale.
Avendo questa iniziativa suscitato, da parte dei vari ambienti (politici, ambientalisti ecc…) comprensibili avversità, riferisco un commento particolarmente inquietante. Piero Angela e Lorenzo Pinna ne “La sfida del secolo” (Mondadori, gennaio 2007), alla domanda “Quale sarebbe il peggiore incidente immaginabile?”, rispondono così. Per esempio: una grande nave metaniera che trasporta 125 mila metri cubi di gas liquefatto a bassissima temperatura, contiene un potenziale energetico enorme. Se nelle vicinanze della costa, per un incidente, dovesse spezzarsi e rovesciare in mare il gas liquefatto, potrebbe cominciare una sequenza di eventi catastrofici. Il gas freddissimo, a contatto con l’acqua di mare, molto più calda, inizierebbe a ribollire, a evaporare e formare una pericolosa nube. Questa nube di metano evaporato rimarrebbe più fredda e più densa dell’aria e potrebbe viaggiare sfiorando la superficie marina, spinta dal vento, verso la terraferma. Scaldandosi lentamente la nube comincerebbe a mescolarsi con l’aria. Una miscela fra il 5 e il 15 per cento di metano con l’aria è esplosiva. Il resto è facilmente immaginabile. Se questa miscela gassosa, invisibile e inodore, investisse una città, qualsiasi (inevitabile) scintilla farebbe esplodere la gigantesca nube. La potenza liberata in una o più esplosioni potrebbe avvicinarsi a un megaton: un milione di tonnellate di tritolo, questa volta nell’ordine di potenza distruttiva delle bombe atomiche. Le vittime immediate potrebbero essere decine di migliaia, mentre le sostanze cancerogene sviluppate dagli enormi incendi scatenati dall’esplosione, ricadendo su aree vastissime, sarebbero inalate in “piccole dosi”, dando luogo a un numero non calcolabile, ma sicuramente alto, di morti differite nell’arco d 80 anni. Si tratta di uno scenario assolutamente improbabile, ma non impossibile.
Lo scorso 8 settembre avevamo pubblicato un articolo dal titoloTUTTE LE FOTO (FALSE) DI SARAH PALIN NUDA spiegando che: “Circola una serie impressionante di fake, falsi d’autore made photoshop, insomma, come la foto che abbiamo pubblicato qui. Ebbene, sappiatelo, è falsa”. Ci riferivamo alla foto sopra di Sarah Palin in costume Usa flag che, oggi, Alexander Stille in un pezzo su Repubblica spaccia per autentica, scrivendo: “La famosa foto della Palin in bikini succinto a stelle e strisce che imbraccia un fucile è emblematica”.
Sarebbe bastato consultare questo blog per evitare la figuraccia (avevamo anche messo questo link per le altre foto false della Palin).
A mettere il carico ci hanno pensato Christian Rocca e Luca Sofri, giornalisti e blogger conosciutissimi che hanno notato la gaffe di Stille su Repubblica, amplificandola nella Rete.
Vi lascio questo lancio di agenzia su Sofri e Rocca, l’articolo originale di Alexander Stille e i link a un paio di altre bufale nostrane, sempre a marchio Palin. (gmast)
Roma, 19 set (Velino) – La premiata ditta Christian Rocca-Luca Sofri colpisce ancora. Dopo essere intervenuti all’unisono – dai rispettivi blog – per correggere quanto scritto dai quotidiani italiani prima sulla cospirazione anti-Obama, poi sulla presunta gaffe del candidato democratico rispetto alla fede musulmana, i due giornalisti appassionati a quanto avviene oltreoceano bacchettano in contemporanea Repubblica. Rea – in un lungo ritratto di Sarah Palin firmato dal giornalista e scrittore statunitense Alexander Stille e pubblicato oggi – di avere accennato a una foto della candidata alla vicepresidenza assai gettonata sul web, senza puntualizzare che si tratta di un prodotto ottenuto grazie al programma Photoshop. Insomma, di un fotomontaggio. Come i media americani hanno da giorni segnalato. “La famosa foto della Palin in bikini succinto a stelle e strisce che imbraccia un fucile è emblematica”, scrive tra l’altro Stille. “Famosa sì. E lo so io di cosa è emblematica, ma non ve lo dico”, chiosa sarcasticamente Sofri junior. Titolo del suo post: “Ma benedetti ragazzi”. Macché “famosa”, la foto è semplicemente “falsa”, titola invece Rocca, sottolineando nel post che la svista compare “naturalmente su Repubblica”.
Dio, armi e rossetto è l´America di Sarah
Alexander Stille – La Repubblica
Se John McCain vincerà le presidenziali americane, gran parte dei commentatori individuerà nella sorprendente scelta della vice, Sarah Palin, 44 anni, governatore dell´Alaska, il punto di svolta della campagna elettorale del 72enne senatore, che dopo essere partita in modo piuttosto scialbo ha infiammato l´opinione pubblica.
Se John McCain vincerà le presidenziali americane in autunno, gran parte dei commentatori probabilmente individuerà nella sorprendente scelta della vice, Sarah Palin, 44 anni, governatore dell´Alaska, il punto di svolta della campagna elettorale del settantaduenne senatore, che dopo essere partita in modo piuttosto scialbo e tradizionale ha iniziato a infiammare l´opinione pubblica.
L´effetto novità potrebbe scemare prima di novembre, e la crisi dei mutui che fa tremare Wall Street sta riportando in misura lieve ma avvertibile l´entusiasmo in direzione di Obama, ma il fenomeno Palin merita un esame approfondito come personaggio emblematico del nostro tempo: l´emergere della donna di destra attiva in politica con un forte fascino populista.
In Italia abbiamo personaggi in qualche modo simili, come Daniela Santanché e Micaela Vittoria Brambilla, in cui si combinano alcuni elementi analoghi. Donne giovani, dal linguaggio forte, fisicamente attraenti, al contempo espressione di una femminilità estremamente conservatrice e tradizionale, ma anche di elementi di novità. Donne dinamiche che lavorano fuori dalle mura domestiche ma fanno appello a un insieme di valori tradizionali che hanno visto in genere l´opposizione del movimento delle donne, come ad esempio – nel caso della Palin – il no all´aborto, il sì al porto d´armi e ad una bellicosa politica estera. La famosa foto della Palin in bikini succinto a stelle e strisce che imbraccia un fucile è emblematica.
La Palin esprime una serie di qualità che hanno un fascino per l´elettore americano. Viene dall´Alaska, che è l´ultima frontiera degli Stati Uniti ed evoca un tempo in cui gli Stati Uniti erano la frontiera. L´Alaska è l´ultimo rifugio dell´individuo forte che fa per sé, che sa maneggiare un fucile da usare contro i lupi e gli orsi e crea delle comunità unite, lontane dai centri di potere.
Da un lato Palin rappresenta il passato dei pionieri, ma è anche una donna moderna e forte. Guadagna più del marito e passa metà della settimana nella capitale governando lo Stato dell´Alaska mentre il marito si occupa dei figli a casa. Ciononostante, rivendica l´importanza della famiglia tradizionale. È molto femminile, perfino sexy, ma è anche forte ed aggressiva. La battuta che ha fatto più effetto nel suo discorso alla Convention repubbblicana era: «Sapete qual è la differenza tra una “mamma di hockey” e un pitbull? Il rossetto».
Riceviamo e volentieri pubblichiamo dai giornalisti freelance Silvia Innocenzi e Francesco Beato (con i quali sono perfettamente d’accordo, gmast)
Diciamo basta censura, basta manleva (la clausola in cui ci si impegna a sollevare l’editore da qualunque responsabilità legale in solido e che un giornalista freelance è spesso costretto a firmare per lavorare), basta chiudere blog scomodi, basta acriticità, basta giornalisti sfruttati e malpagati, asta perquisizioni inquisitorie, basta ad un sistema che sta trascinando, ogni giorno sempre più, il nostro paese verso un destino di declino inesorabile.Riprendiamo nelle nostre mani la delega che per troppo tempo abbiamo ceduto ad altri e chiediamo: 1. SCUOLE DI GIORNALISMO PUBBLICHE
Ogni cittadino deve avere il diritto alla frequenza. Iscrizioni più economiche, tasse più basse, borse di studio per i meno abbienti, frequenza obbligatoria. Sarà il merito a stabilire se la strada intrapresa è quella giusta.
2. CORSI DI AGGIORNAMENTO E SPECIALIZZAZIONE Ogni giornalista deve potersi occupare solo di un settore dell’informazione, specializzarsi in una materia particolare preferibilmente scegliendo mediante appositi corsi di specializzazione. Non può essere la specializzazione a scegliere il giornalista in base agli articoli e/o servizi che egli pubblica e alle varie situazioni che gli vengono imposte durante le sue esperienze lavorative, ma viceversa è il giornalista stesso a dover scegliere la materia da trattare. Frequenza obbligatoria di corsi di aggiornamento sulla materia e sulle questioni giuridiche, in modo da poterne salvaguardare la professionalità.
3. REGOLAMENTAZIONE DELLE ASSUNZIONI E DEL PRATICANTATO. Obbligo per gli editori di mantenere una percentuale di assunti pari al 40%, di praticanti pari al 20%.
4. STAGE E TIROCINI RETRIBUITI. Il mondo dell’informazione resta uno degli ultimi settori in cui stage e tirocini non vengono retribuiti. Come accade per ingegneri, architetti, avvocati, notai, medici (la cui specializzazione può essere considerata alla stregua di uno stage), […], anche gli apprendisti dell’informazione hanno diritto a una retribuzione.
5. NO ALLA CLAUSOLA DI MANLEVA NEI CONTRATTI E DIFESA A CARICO DELL’EDITORE SIA IN AMBITO CIVILE CHE PENALE. Per ogni servizio o pezzo pubblicato entrano in gioco le responsabilità in primis dell’autore, poi quella del redattore capo e dell’editore, i quali devono verificarne i contenuti prima della pubblicazione e/o messa in onda.
Troppo spesso in Italia i giornalisti (soprattutto i freelance) sono costretti, per poter lavorare, a firmare un contratto con annessa clausola di manleva. Questa clausola prevede l’impegno a sollevare l´editore da qualunque responsabilità legale in solido, permettendogli di poter scaricare tutte le incombenze sul giornalista, l’anello debole della catena che non può permettersi di sostenere il costo di reiterate cause. Un contratto capestro che spinge il giornalista, volente o nolente, ad auto-censurarsi per cercare di evitare ulteriori problemi legali. In qualsiasi caso, a trarne maggior profitto economico sarebbe l’editore: ha tutti i diritti sul pezzo o servizio, la possibilità di replicarlo e quindi anche i ricavi.
6. RISPETTO DEL TARIFFARIO MINIMO. Capita troppo frequentemente che il tariffario minimo non venga rispettato. A volte si arriva a pagare anche un euro per ogni singolo pezzo, senza contare che i mass media si avvalgono spesso e volentieri di stagisti (non pagati). Come si può pretendere di avere un’informazione quantomeno decente a queste condizioni?
7. FINANZIAMENTI. Si parla spesso di finanziamenti ai giornali, si parla spesso di abolirli. In pochi sottolineano che, così facendo, si rischia di favorire le testate più grandi, quelle che hanno risorse economiche sufficienti per potersi difendere dalle cause, fonte primaria della morte del giornalismo. Sarebbe opportuna un ridistribuzione in base alla qualità, all’efficienza e al rapporto numerico di praticanti e assunti. Il che metterebbe in una posizione di comodo anche i professionisti dell’informazione: spalle maggiormente coperte e quindi possibilità di lavorare in maggiore autonomia.
Inoltre, altro canone in base al quale elargire finanziamenti, il rapporto copie stampate / copie vendute (minore è la differenza tra i due valori, più alto sarà il finanziamento), in modo da incentivare l’efficienza organizzativa del giornale e la riduzione degli sprechi di carta.
8. ELEZIONE DEI DIRETTORI DI TESTATA. I direttori delle singole testate dovrebbero essere eletti dai giornalisti che compongono la redazione e non nominati dagli editori; mantenuti in carica al massimo per cinque anni consecutivi (non rieleggibili), in modo da favorire un ricambio dal basso e impedire che giornali, tv e radio diventino lo specchio degli editori e dei gruppi di potere che li controllano.
9. ARCHIVIO RAI PUBBLICO E ACCESSIBILE. La RAI è un servizio pubblico pagato a spese dei cittadini. Chiediamo quindi che si adottino le misure che consentano a tutti di accedere ai contenuti dell’archivio RAI (tenendo naturalmente conto dei legittimi diritti di terzi).
10. NESSUN VINCOLO PER I BLOG. Il web non deve essere soggetto alle regolamentazioni che riguardano l’informazione, in quanto luogo d’incontro e di scambio. I blog non sono testate giornalistiche e ad essi non vanno applicate le leggi riservate ai mezzi di comunicazione di massa. Serve una regolamentazione che non vada ad intaccare quella che è la libertà d’espressione del singolo cittadino anche nella rete.
11. MAGGIOR IMPEGNO DI ODG E FNSI ALLA TUTELA DEL MONDO DELL’INFORMAZIONE. Spingere per ottenere leggi a tutela del settore e dei giornalisti stessi, per fare in modo che possano esercitare il loro diritto/dovere di informare indipendentemente dalla protezione politico-economico-sociale di cui si possono avvalere. Sono quindi necessarie iniziative atte a migliorare e garantire l’indipendenza della categoria nel rispetto del codice deontologico.
La Commissione Ue vuole capire perché la Regione Calabria abbia deciso di spendere nel 2007 sei milioni per una campagna promozionale affidata a Oliviero Toscani.
L’europarlamentare Beniamimo Donnici (Idv) aveva presentato un’interrogazione per chiedere se a Bruxelles fossero al corrente della decisione della Regione di spostare la destinazione dei fondi Ue.
La commissaria Danuta Hubner ha annunciato di “aver chiesto all’Autorità di gestione di fornire i dettagli delle operazioni contemplate nel programma operativo 2000-2006 e in quello 2007-2013 al fine di pronunciarsi sulla loro conformità ai programmi e sulla loro eventuale efficacia”.
Oltre a indagare sui 6 milioni, la Commissione chiederà conto anche degli 8 che la Calabria ha speso per sponsorizzare la Nazionale di calcio italiana. (Fonte: L’espresso).
Dopo lo scambio a “Porta a Porta” tra Silvio Berlusconi e la schermitrice Valentina Vezzali, ecco che Michele Santoro punta sull’altra campionessa di fioretto, Margherita Granbassi (nella foto), per la nuova edizione di Annozero.
da Corriere.it. Ancora pochi giorni e si alzerà il sipario sulla nuova edizione di «Annozero», il programma di Michele Santoro in onda in prima serata il giovedì su Raidue. Si riparte il 25 settembre, con conferenza stampa di presentazione il giorno prima, e si rincorrono i nomi di coloro che faranno parte della squadra di Santoro.
LE CONFERME – Confermati Sandro Ruotolo e il vignettista Vauro, è certo ormai da tempo il nome di Corrado Formigli, che ritorna così nel gruppo storico, mentre resta ancora qualche incertezza per Margherita Granbassi. La fiorettista triestina, due volte bronzo alle Olimpiadi di Pechino (nel concorso singolo e in quello a squadre femminile, ndr), deve ancora firmare il contratto con Raidue per questa collaborazione in studio e da ‘inviata’, in sostituzione di Beatrice Borromeo. Ma mercoledì se ne saprà sicuramente di più. Michele Santoro, interpellato dal Corriere, ha detto: «Non commento questa notizia». (Confermato anche Marco Travaglio, ndgmast).
LE NOVITA’ – Secondo quanto riporta la Gazzetta dello Sport, l’azzurra del fioretto avrebbe già chiesto al Comando Generale dei carabinieri l’autorizzazione per partecipare alla trasmissione. L’ufficializzazione del suo nuovo ruolo di conduttrice sarà comunicata nella conferenza stampa di mercoledì. Sempre secondo Gazzetta Margherita – già collaboratrice di Sky – interpellata sull’argomento non ha voluto commentare mentre il suo procuratore, Carlo Oggero, «ritiene che non sia il momento di confermare la notizia». Il ct del fioretto femminile Andrea Magro fa sapere: «Non mi ancora chiamato ma da anni sento Margherita parlare del suo desiderio di voler fare la giornalista al termine della carriera schermistica, questa è una grande occasione».
La SLA (sclerosi laterale amiotrofica) è una malattia neurodegenerativa progressiva che attacca le cellule nervose del cervello e del midollo spinale Mentre viene compromessa l’azione volontaria dell’atto muscolare (movimento, linguaggio, deglutizione, respirazione), le capacità intellettive rimangono inalterate.
In Italia si contano circa 5.000 malati di Sla (i calciatori, per cause non ancora ben chiare, sembrano avere un rischio maggiore di ammalarsi e morire; secondo l’epidemiologo Nicola Vanacore, 11,5 volte in più).
Ogni giorno si manifestano in media tre nuovi casi, 400 circa all’anno, e si contano circa 6 ammalati ogni 100.000 abitanti.
Attualmente non esiste una terapia capace di guarire la Sla; l’unico farmaco approvato è il Riluzolo la cui assunzione può solo rallentare la progressione della malattia. Esistono poi altri farmaci per ridurre i sintomi.
L’AISLA ha promosso la settimana per la ricerca sulla Sla (dal 15 al 21 settembre), periodo durante il quale vengono trasmessi dalle tv Mediaset spot divulgativi per promuoverne il sostegno, ed è stata indetta una giornata nazionale di lavoro e incontri (ieri) per “sensibilizzare le istituzioni, la comunità scientifica e l’opinione pubblica sugli aspetti medici, psichici e relazionali di questa rara ed invalidante malattia e sulle problematiche ad essa connesse”.
La settimana culminerà domenica 21 quando nelle piazze italiane si potrà ulteriormente partecipare acquistando con un contributo minimo di 10 euro una delle 6.000 bottiglie di pregiato Barberad’Asti Docg create per l’occasione in edizione limitata.
È possibile inoltre donare 1 euro inviando un sms o 2 euro chiamando da rete fissa, il numero 48589 (aderiscono all’iniziativa gli operatori: Vodafone, TIM, Wind, 3 e Telecom Italia ).
Tutti i fondi raccolti verranno destinati al finanziamento del progetto di ricerca “Studio pre-clinico finalizzato all’identificazione di trattamenti farmacologici combinati in grado di rallentare la progressione della malattia nei pazienti affetti da SLA”.
Il Dottor Mario Melazzini, presidente nazionale Aisla affetto dalla malattia, il quale ha appena pubblicato un libro con il giornalista Massimo Pandolfi “Liberi di vivere, malati inguaribili, persone da curare” (Ares edizioni) invita l’opinione pubblica italiana a mobilitarsi per aiutare tutti i malati.
Fine della corsa per gli arbitrati tra Stato e imprese private? Sì, no, forse. Leggi alla mano, il 31 dicembre prossimo gli enti pubblici appaltanti non potranno più inserire nei contratti la clausola arbitrale e le eventuali controversie saranno devolute alle sezioni specializzate in brevetti, istituite presso i tribunali.
Tutto sulla carta, perché dai principali palazzi di Giustizia (Roma e Milano) non arrivano voci incoraggianti sull’immediata applicabilità della riforma che doveva scattare già a gennaio scorso, ma il termine è stato già prorogato due volte.
«Non mi risulta che i trIbunali siano pronti», dice per esempio Federico Titomanlio, segretario generale dell’Istituto grandi infrastrutture (Igi), avvocato e già arbitro in molti contenziosi tra enti e privati. «Anzi, durante questi nove mesi non è successo praticamente nulla». Inoltre, la norma non ha previsto fondi per i tribunali né un incremento dei magistrati delle sezioni specializzate. La possibilità concreta è che si vada a una nuova proroga se non a un dietrofront con il ripristino degli arbitrati.
«Il sistema non è da buttar via», spiega d’altro canto Luigi Giampaolino, presidente dell’Autorità per i contratti pubblici, «ma sono necessari dei correttivi. Quali? È giusto che siano i funzionari dello Stato a difendere le amministrazioni pubbliche ma bisognerebbe calmierare ancora i compensi».
Perché negli arbitrati pubblici, si sa, lo Stato perde quasi sempre. Nel 2008, sugli 11 lodi conclusi e depositati, la pubblica amministrazione non ha mai vinto e su richieste totali per 46,5 milioni sono stati liquidati alla parte privata più di 31 milioni. Gli arbitri hanno incassato compensi per 927 mila euro (vedi la tabella) .
E proprio sui corrispettivi per i collegi si era aperta la bagarre politica. Intanto il presidente dell’Authority attende segnali da palazzo Chigi e dal Parlamento: «Mesi fa abbiamo inviato un documento chiedendo di far marcia indietro e ripristinare gli arbitrati, pur cambiando il sistema». In alternativa alle sezioni specializzate in brevetti, si era anche pensato agli otto tribunali delle Acque pubbliche, altri oggetti misteriosi della giustizia italiana.
Ad attendere notizie dal Governo è, soprattutto, la Camera arbitrale, costituita presso l’Autorità di vigilanza che, se tutto rimanesse così com’è, sarebbe costretta a chiudere i battenti dopo aver esaurito i lodi pendenti. A oggi ce ne sono 92, il più importante vale 35 milioni e riguarda la controversia tra l’Anas e l’impresa edile Astaldi, con collegio presieduto dal consigliere di Stato Claudio Zucchelli.
E mentre gli arbitrati pubblici rischiano di sparire quelli privati continuano a crescere, come conferma il segretario generale della Camera arbitrale di Milano, Stefano Azzali: «L’anno scorso abbiamo ricevuto 500 domande e ben 183 lodi sono arrivati a conclusione, con un tempo medio di un anno».
Pagano poco le notizie di uno dei siti più cliccati in Italia, Dagospia. La Dagospia srl, società romana gestita dal presidente e amministratore unico Roberto D’Agostino(nella foto) ha i numeri di una piccola azienda. Il sito nel 2007 ha realizzato poco più di 53 mila euro di utile. (Fonte: Milano Finanza)
“Affari Italiani”, il primo quotidiano on-line d’Italia, ha ripreso i due scoop pubblicati oggi da Gabriele Mastellarini su questo bloGiornale, relativi agli incidenti negli stadi nello scorso campionato (clicca QUI per leggere l’articolo) e alla conferma della multa da 80 milioni di lire inflitta alla Rai per le foto dei pedofili mandate in onda dal Tg1 allora diretto daGad Lerner (clicca QUI per leggere l’articolo).
Era il 27 settembre del 2000. Il Tg1, allora diretto da Gad Lerner, e il Tg3 diretto da Nino Rizzo Nervo mandarono in onda delle crude immagini di pedofilia su Internet. “Una vera bufera quella che ha travolto i vertici delle due testate della Rai”, scrisse Repubblica. Un caso che portò alle dimissioni (vedi video in alto) di Lerner e all’apertura di un’inchiesta penale da parte della procura della Repubblica di Torre Annunziata, ma il Giudice per l’udienza preliminare prosciose Lerner e gli altri giornalisti imputati (compreso l’attuale vicedirettore del Tg1, David Sassoli).
Dopo 8 anni si torna a parlare di quella vicenda, perché il Tar Lazio (seconda sezione, sentenza n. 8323 depositata nei giorni scorsi) ha confermato la multa di 80 milioni di lire affibbiata alla Rai dall’Autorità per le comunicazioni, per aver violato la Carta dei doveri e degli obblighi del servizio pubblico.
La Radiotelevisione di Stato aveva fatto ricorso chiedendo l’annullamento di quella sanzione, ma il Tar l’ha confermata condannando la Rai a pagare anche 3.000 euro di spese processuali.
I servizi dei due tg riguardavano l’inchiesta che portò all’arresto di 11 persone e a 1.700 indagati tra Italia e Russia. ”Abbiamo trasmesso immagini semplicemente ignobili oltre che violente e di questo sentiamo il dovere di chiedervi scusa”, disse in diretta tv Gad Lerner, annunciando le sue dimissioni e parlando anche di richieste di raccomandazioni ricevute da politici.
LA SENTENZA DEL TAR LAZIO REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. Reg. Sent.
Anno 2008
IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DEL LAZIO N. Reg. Ric.
– SEZIONE I I^ –
composto dai Signori:
CONS. DOTT. LUIGI TOSTI, PRESIDENTE;
CONS. AVV. CARLO MODICA DE MOHAC, RELATORE;
PRIMO REF. DOTT.SSA ANNA BOTTIGLIERI, COMPONENTE
ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A
sul ricorso n. reg. gen. 7109/2001, proposto dalla RAI RADIOTELEVISIONE ITALIANA S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. prof. Massimo Luciani, presso lo studio del quale, in Roma, Via Bocca di Leone, n. 78, è elettivamente domiciliato;
contro
l’AUTORITÀ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso la cui sede di Roma, Via dei Portoghesi, n. 12, domicilia per legge;
per l’annullamento,
previa sospensione
– della deliberazione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 256/01/CSP del 27 marzo 2001, recante “Ingiunzione a carico della società RAI Radiotelevisione Italiana S.p.a. (TG1) per la violazione dell’art. 15, comma 10, della legge 6 agosto 1990, n. 223 (Proc. n. 236)”, con cui si ordina alla RAI Radiotelevisione Italiana S.p.a. di pagare quale sanzione amministrativa la somma di Lire 80.000.000 in riferimento ad un servizio del TG1 delle h. 20.00 del 27 settembre 2000;
– del regolamento concernente l’organizzazione ed il funzionamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni;
– di ogni atto presupposto, conseguente o comunque connesso.
Visti gli atti depositati dal ricorrente;
visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione resistente;
visti gli atti tutti della causa;
designato relatore il Consigliere Avv. Carlo Modica de Mohac;
uditi, alla pubblica udienza del 21 maggio 2008, l’avv. prof. Massimo Luciani e l’avvocato dello Stato Vittorio Cesaroni;
ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:
F A T T O
I. In data 27 settembre 2001 la RAI Radiotelevisione Italiana S.p.a. trasmetteva sull’emittente RAI 1, nel corso del telegiornale delle ore 20.00, un servizio giornalistico che documentava la scoperta di una rete internazionale di pedofili e pedonecrofili avente centro di produzione in Russia e centro di distribuzione in Italia.
Il servizio giornalistico (della durata complessiva di circa tre minuti e mezzo), con una introduzione verbale della conduttrice del telegiornale che divulgava la notizia, era corredato da immagini e fotografie ricavate da siti Internet, raffiguranti minori, talvolta in tenera età, nudi ed in pose o situazioni immediatamente (e, in un caso, esplicitamente) riconducibili alla verosimile consumazione di atti sessuali, o alla sottoposizione ad atti di violenza
Con delibera n. 473/00/CSP del 5 ottobre 2000, l’AUTORITÀ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI (d’ora innanzi “Autorità”) contestava alla RAI RADIOTELEVISIONE ITALIANA (d’ora innanzi “Rai”) la violazione dell’art. 15, comma 10, legge 6 agosto 1990 n. 223, ammettendo la società, ai sensi dell’art.16 della L. 24.11.1081 n.689, al pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria, quantificata il £.20.000.000, e concedendo termine per il deposito di eventuali memorie difensive.
In data 20.11.2000 la Rai depositava presso il Dipartimento Garanzie e Contenzioso dell’Autorità, una memoria difensiva con la quale contestava la delibera impugnata ed avanzava istanza di audizione e di accesso agli atti del procedimento.
In data 10.1.2001 si teneva l’audizione presso il Dipartimento Garanzie e Contenzioso dell’Autorità, e veniva autorizzato l’accesso agli atti.
In quella sede i legali rappresentanti della Rai producevano la videoregistrazione del Telegiornale in questione, ribadivano la carenza di legittimazione passiva della società, la non volontarietà del comportamento del Direttore del Telegiornale e la mancata integrazione delle violazioni contestate, sostenendo – al riguardo – che le immagini non avevano carattere pornografico e non costituivano manifestazione di violenza gratuita.
Con nota in data 25.1.2001 la Rai depositava presso la Commissione servizi e prodotti dell’Autorità note autorizzate nelle quali sviluppava le argomentazioni svolte nelle memorie, e chiedeva ulteriormente di essere ammessa ad audizione innanzi ad essa.
Tale richiesta restava senza utile effetto.
Infine, con delibera n. 256/01/CSP notificata in data 2 aprile 2001 l’Autorità ha ingiunto alla società ricorrente il pagamento di £.80.000.000, quale sanzione pecuniaria conseguente alla violazione del succitato art. 15, comma 10, L. 223/90.
II. Con il ricorso in esame la ricorrente ha impugnato i provvedimenti in questione, unitamente agli atti presupposti, conseguenti e comunque connessi, e ne chiede l’annullamento per le conseguenti statuizioni e con vittoria di spese.
Ritualmente costituitasi l’Amministrazione resistente ha eccepito infondatezza del ricorso, chiedendone il rigetto con vittoria di spese.
Nella camera di consiglio del 4.7.2001, la ricorrente ha rinunciato alla domanda cautelare.
All’udienza del 21.5.2008, uditi i Difensori delle parti, la causa è stata posta in decisione.
D I R I T T O
1. Il ricorso è infondato.
1.1 Con il primo motivo di gravame la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 15 L. 223/90, dell’art. 1, comma 6, lett. ‘b’, n. 6 L. 249/97 nonché della Carta dei doveri e degli obblighi degli operatori del Servizio pubblico deducendo:
– che la citata normativa vieta di trasmettere scene di violenza quando la loro diffusione è ingiustificata e/o senza causa;
– che, però, nel caso di specie, la diffusione delle immagini aveva lo scopo – encomiabile o comunque giustificabile sul piano morale ed etico – di garantire la completezza e l’efficacia dell’informazione, di sensibilizzare, mediante la visione di immagini crude, ma reali, l’opinione pubblica su una piaga di carattere sociale e sulla necessità di porvi rimedio, nonché di contribuire allo sviluppo psichico e morale ed alla crescita degli stessi minori (possibili spettatori) allertandoli in ordine ai pericoli ai quali sono soggetti;
– che devono ritenersi “pornografiche” non tutte le scene che abbiano ad oggetto rapporti sessuali (non lo sono, ad esempio, quelle che li documentano a scopo o in contesto scientifico o pedagogico), ma solamente quelle che siano dirette o atte a suscitare nello spettatore un compiacimento, o almeno uno stimolo, di natura sessuale;
– che, però, nel caso di specie ciò non è accaduto, posto che il contesto mediatico nel quale sono state diffuse ed il contenuto del messaggio non voleva essere e non era di tipo ludico, e non aveva alcun connotato che celasse una qualche ricerca di stimolazione estetica e/o di esperienza edonista;
– che pertanto l’Amministrazione ha equivocato sul senso profondo del messaggio, sulle giuste ragioni che hanno spinto a diffonderlo e finanche sull’effetto che esse hanno prodotto nel pubblico;
– che, ed in ultima analisi, è da escludere – per la serietà della trasmissione e per il modo in cui il tema è stato posto ed affrontato – che le immagini trasmesse possano essere ritenute a contenuto “gratuitamente” violento o pornografico.
L’articolata doglianza, pur se elegante ed accattivante, non può essere condivisa.
1.1.1. La norma invocata dalla ricorrente prevede distinte fattispecie di illecito amministrativo.
In particolare, il divieto di trasmissione è riferito:
a) a programmi che possano nuocere allo sviluppo psichico o morale dei minori;
b) a programmi che contengano scene di violenza gratuita o pornografiche;
c) a programmi che inducano ad atteggiamenti di intolleranza basati su differenze di razza, sesso, religione o nazionalità.
Ora, non è revocabile in dubbio che la diffusione di immagini reali (mutuate, cioè, dalla realtà) aventi ad oggetto la consumazione di rapporti sessuali fra adulti e minori (talvolta infanti in tenera età,) con sottoposizione di questi ultimi ad atti di sadica violenza, può determinare stati emozionali e situazioni di forte turbamento e disagio in chiunque le veda; e massime se non sia stato prima avvisato del contenuto fortemente incisivo ed impressivo delle stesse.
A maggior ragione immagini di tal fatta possono impressionare, eccitare la fantasia e produrre le più disparate reazioni emotive nei minori; e, fra essi, sia negli adolescenti in età di sviluppo puberale (che si affacciano, con forti pulsioni ed in stato talvolta confusionale, alle prime esperienze sentimentali e sessuali), sia negli infanti (che, nella loro innocenza, non conoscono ancora, se non a livello inconscio e viscerale, la sessualità di carattere genitale).
Ed è parimenti evidente che il forte turbamento emotivo – anche se concentrato in brevi momenti – può scatenare in loro ulteriori reazioni (anche a livello inconscio) atte a cagionare, anche nel lungo periodo, seri disagi, conseguenze di carattere psicologico, e turbe sul carattere in via di formazione.
Questa elementare osservazione sarebbe già di per sé sufficiente a definire la questione.
Ma l’insistenza di certe argomentazioni difensive invita il Collegio a svolgere alcune ulteriori considerazioni.
Non può essere ignorato, ai fini di una compiuta valutazione dei fatti e delle condotte, che gli stessi vertici della Rai, avendo valutato la delicatezza del tema oggetto delle notizie, avevano dato disposizioni precise in merito alla loro diffusione; disposizioni che sono state disattese.
Ciò equivale, evidentemente, ad una ammissione: la stessa Amministrazione ha avuto ben chiaro che tra l’”interesse alla completezza dell’informazione” e l’”interesse alla tutela dell’integrità psicologica dei minori”, il primo avrebbe dovuto recedere.
Ossia, che tra il pericolo insito nella diffusione di informazioni aspecifiche e il pericolo di produrre lesioni all’integrità psicologica dei minori e di incidere sul loro sviluppo caratteriale, quello da evitare era quest’ultimo.
Anche chi ha poi deciso di disattendere le disposizioni degli organi direttivi superiori, era dunque ben consapevole – avendole ricevute – che sussisteva il ragionevole dubbio di produrre danni (o di produrre più danni che utilità).
E poiché la semplice consapevolezza della possibilità (rectius: eventualità) di produrre danni (psicologici) anche ad un solo minore avrebbe dovuto costituire una ragione più che sufficiente per desistere dal progetto diffusivo (cfr., al riguardo, Cass. Civ., sez. I, 25 agosto 2005, n. 17284), appare evidente che l’attività informativa – condotta in spregio alle prudenti valutazioni espresse dai superiori responsabili della comunicazione – non può sfuggire, sotto il profilo dell’analisi obiettiva, alle censure mosse dall’Autorità Garante.
L’assoluta preminenza del valore del rispetto della “persona umana” – valore costituzionalmente ed incondizionatamente garantito nel nostro Ordinamento – esclude in radice, infatti, la possibilità che chiunque possa decidere se, ed in che misura, il sacrificio di uno o di pochi debba servire per l’utilità degli altri.
Ed ancora, l’assoluta preminenza del valore della dignità della persona umana, esclude – parimenti – che l’interesse alla salvaguardia dell’integrità fisica, psichica e psicologica delle persone (nella specie: dei minori) possa recedere di fronte ad altri interessi seppur importanti, quali quello alla diffusione di un’informazione completa.
Nella scala dei valori, infatti – anche di quelli giuridici – i diritti alla vita ed all’integrità fisica, psichica e psicologica della persona non possono essere mai “graduati”, e non possono mai costituire oggetto di calcoli proporzionalistici volti a comprimerne il contenuto sostanziale, in funzione di altre o di altrui “utilità”.
E poiché, invece, chi ha deciso di mandare in onda le immagini in questione non ostante la consapevolezza della possibilità che le stesse potessero danneggiare qualcuno, non può che aver operato valutazioni a contenuto proporzionalistico e gradualistico – avendo ritenuto, all’evidenza, che fosse socialmente “più utile” ed assiologicamente “più giusta” la “denuncia” della cruda realtà, che non la salvaguardia dell’integrità psicologica di pochi minori – appare ancora una volta evidente che l’attività propagandistica per cui è causa non può essere in alcun modo giustificata (cfr. Cass. Civ., sez. I, 6 aprile 2004, n. 6760).
1.1.2. D’altro canto, e ad ulteriore supporto di quanto fin qui osservato, resta del tutto indimostrato – come correttamente eccepito dalla Difesa erariale – che fenomeni come quelli denunciati dalla trasmissione, non siano documentabili, con pari incisività ed efficacia, con immagini meno crude ed esplicite.
1.1.3. Dopo quanto sopra premesso, sembra quasi superfluo sottolineare che non a caso anche la “Carta dei doveri e degli obblighi degli operatori del servizio pubblico radiotelevisivo” (Cfr. la Parte IX^) vieta categoricamente – proprio a tutela dei minori, ed in armonica aderenza ai principii di diritto (e di civiltà) sopra enunciati – che immagini gratuite di violenza e di sessualità vengano trasmesse nella fascia oraria che va dalle 7,00 alle 22,30; e ciò indipendentemente dal fatto che esse siano più o meno necessarie alla comprensione della notizia.
Ciò significa che in quella fascia oraria il divieto è assoluto, proprio perché è considerata assolutamente (siccome assiologicamente) preminente quella esigenza di tutela dei minori che i giornalisti diretti responsabili della comunicazione – probabilmente in buona fede, ma con una buona dose di “colpa cosciente” se non anche di “dolo eventuale” – hanno candidamente ritenuto di poter sottovalutare.
1.2. Con il secondo motivo di gravame la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 9 L. 249/97; degli artt. 29 e 30 del Regolamento sul funzionamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni; degli artt. 3, comma 1, e 7 ss. della L. 241/90; nonché eccesso di potere per disparità di trattamento e irragionevolezza, deducendo:
– che la sua istanza di audizione innanzi alla Commissione servizi e prodotti è stata immotivatamente respinta; e che l’impossibilità di esporre le proprie ragioni innanzi a tale Commissione si è risolta in una palese e macroscopica lesione del diritto di difesa;
– che il mancato coinvolgimento della predetta Commissione si è tradotto, inoltre, in un difetto di istruttoria, che – a sua volta – si è riflesso negativamente sulla motivazione, rendendola insufficiente o incongrua.
La doglianza non può essere condivisa.
La ricorrente non ha indicato con precisione la norma in forza della quale essa avrebbe diritto di svolgere le proprie difese orali di fronte alla Commissione Servizi e Prodotti.
Ben vero è che la predetta Commissione ha la funzione di verificare “il rispetto nel settore radiotelevisivo delle norme in materia di tutela dei minori. …”, ma è altrettanto vero che tale verifica ben può essere da essa svolta, come di fatto è accaduto, sulla scorta della documentazione trasmessale dal Dipartimento Garanzie e Contenzioso, che è l’Organo deputato a svolgere l’istruttoria.
Nel caso dedotto in giudizio, il procedimento seguito per giungere al provvedimento finale è stato proprio quello disegnato dall’apposito Regolamento: il Dipartimento Garanzie e Contenzioso ha svolto l’istruttoria, che è attività di sua esclusiva competenza, nel corso della quale – com’è prassi – ha provveduto a sentire, in apposita “udienza”, la parte interessata che ne aveva fatto richiesta; e, alla fine dell’istruttoria, ha trasmesso tutti gli atti – compresi i verbali relativi all’audizione – alla Commissione competente ad adottare il provvedimento conclusivo, che nel caso di specie era la Commissione Servizi e Prodotti proprio perché si trattava di verificare se fossero state violate, o meno, norme a tutela dei minori.
A questo punto la Commissione Servizi e Prodotti, acquisite note autorizzate che la ricorrente ha ritenuto di depositare direttamente presso la stessa, ha esperito le sue valutazioni ed ha adottato la delibera conclusiva.
Non si vede, pertanto, come si possa sostenere che la Commissione Servizi e Prodotti non abbia svolto l’attività procedimentale, valutativa e decisoria che le compete; che l’istruttoria sia stata condotta sommariamente e che la ricorrente non abbia avuto la possibilità di difendersi.
Né come, nello specifico, la mancata audizione innanzi alla Commissione Servizi e Prodotti si sia riflessa negativamente sul provvedimento, posto che quest’ultima è chiamata ad esperire un controllo di legittimità e che, nella fattispecie, ha ben potuto vagliare tutti i documenti e gli atti difensivi che la ricorrente ha avuto modo di produrre.
1.3. Con il terzo motivo di gravame la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 29 del Regolamento e dell’art. 3, co 1 della L. 241/90 nonché difetto di istruttoria, deducendo che il Dipartimento garanzie e contenzioso non ha convocato i giornalisti autori del servizio, né i Direttori delle rispettive testate, le cui valutazioni e testimonianze avrebbero reso completa ed esaustiva l’attività di accertamento.
La doglianza non merita accoglimento.
Se, per un verso, l’Autorità non aveva alcun obbligo di sentire i giornalisti autori della trasmissione; non appare revocabile in dubbio, per altro verso, che tale audizione sarebbe stata superflua.
Nella fattispecie, infatti, non si trattava di accertare singole responsabilità personali (come avviene nel processo penale), ma di valutare se da un punto di vista obiettivo la trasmissione avesse o meno determinato un pregiudizio o un pericolo per l’integrità psicologica dei minori.
Valutazione che poteva essere compiutamente condotta sulla scorta della documentazione acquisita.
1.4. Con il quarto motivo di ricorso la ricorrente lamenta violazione dell’art. 2, commi 2 e 3 della L 241/90, deducendo che il procedimento avrebbe dovuto essere concluso entro trenta giorni.
La doglianza non merita accoglimento.
La norma invocata dalla ricorrente non trova applicazione nella fattispecie; la quale è disciplinata dalla L. n.689 del 1981, che non prevede affatto che il procedimento debba essere concluso entro trenta giorni.
1.5. Con il quinto motivo di gravame la ricorrente lamenta violazione dell’art. 31 comma 3 della legge 223/90, deducendo che la sanzione appare eccessiva.
La doglianza non può essere condivisa.
Si è già rilevato come l’interesse all’integrità psicologica dei minori costituisca un valore assoluto ed incomprimibile, al quale l’Ordinamento accorda massima attenzione ed incondizionata tutela.
Ne deriva che la sua lesione imprime (e deve essere considerata come) una “frattura” molto grave all’ordine giuridico e sociale.
Non può destare sorpresa, quindi, che l’Autorità abbia inteso commisurare la sanzione alla estrema gravità – si pensi ai minori che avessero subìto un pregiudizio (che mai sarà sanato, né risarcito e che presumibilmente resterà latente) – della lesione inferta.
2. In considerazione delle superiori osservazioni, il ricorso va respinto.
Si ravvisano, infine, giuste ragioni per condannare la parte soccombente al pagamento delle spese processuali, che si liquidano in complessive € 3.000, oltre I.V.A. e C.P.A.;
P. Q. M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sez. II^ , respinge il ricorso in epigrafe.
Condanna la ricorrente al pagamento, in favore dell’Amministrazione resistente, delle spese di giudizio nella misura complessiva di €. 3000,00 (tremila/00).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio del 21 maggio 2008.
IL PRESIDENTE
L’ESTENSORE
Dal primo agosto 2007 al 16 giugno 2008 gli incontri di calcio nei quali si sono registrati feriti sono risultati in decremento del 10,4 per cento rispetto allo stesso periodo della precedente stagione calcistica, col 24,8 per cento di feriti in meno fra i tifosi e 93 per cento di feriti in meno tra gli operatori delle Forze di polizia.
I tifosi arrestati sono diminuiti del 29,4 per cento, quelli denunciati a piede libero del 13 per cento.
Anche il numero complessivo degli agenti di polizia impegnati in occasione di incontri di calcio è scesco del 6,6 per cento (anche per la riduzione, ancora più sensibile, 15,5 per cento, del numero delle unità di rinforzo impiegate).
Da sottolineare è anche il dato relativo agli interventi nel corso dei quali si è fatto ricorso all’uso di lacrimogeni, passati da 34 ad appena 10 nell’intero campionato scorso. Nel corso della stagione 2007/2008, sono stati notificati 1.516 provvedimenti di divieto di accesso ai luoghi di svolgimento delle competizioni sportive ad altrettanti tifosi resisi responsabili di episodi violenti in occasione di incontri di calcio.
Fra i 102.209 steward professionisti impiegati dalle società sportive, dal primo marzo 2008, nei compiti previsti dalla normativa vigente, soltanto 38 sono rimasti contusi nel corso delle gare.
Per quanto riguarda, in particolare, l’episodio segnalato dall’interrogante in relazione all’incontro di calcio Catania-Roma, valevole per il campionato italiano di serie «A» 2007/08, il divieto di accesso imposto alla tifoseria ospite è stato integralmente rispettato, non essendo stata registrata alcuna presenza di sostenitori della Roma sia all’interno che all’esterno dello stadio. Il danneggiamento del pullman adibito al trasporto della squadra romanista è stato determinato dal gesto di un singolo tifoso non appartenente a nessun gruppo organizzato. Il responsabile del gesto è stato identificato dalla locale Digos e nei suo confronti è stato adottato il provvedimento amministrativo di Daspo (Divieto di Accedere a manifestazioni Sportive) per 5 anni e la denuncia all’Autorità giudiziaria per il reato di danneggiamento aggravato.
Per quanto riguarda, invece, la patita aggressione a bordo di un taxi subita dai tre giornalisti delle testate La Repubblica e Il Romanista, è accaduta fuori della struttura sportiva e dall’area presidiata dalle forze dell’ordine e che anche questa azione è stata condotta da un gruppo di tifosi locali e si è svolta in maniera imprevedibile, fortunatamente senza esiti negativi per le persone.
Al non tanto modico prezzo di circa 50 dollari è già possibile prenotare on line il DVD di quella che viene definita la più costosa produzione a luci rosse della storia: “Pirates II – Stagnetti’s Revenge”, in vendita a partire dal 27 settembre. Il suo produttore in una intervista ha dichiarato un budget superiore ad un milione di dollari, assolutamente inusuale per questo tipo di film, basti pensare che il precedente “Pirates I” costò meno di un decimo della attuale produzione. Incredibilmente ricco di effetti speciali e di una certa dose di ironia, oltre ovviamente a frequenti scene di sesso esplicito, è disponibile in alta definizione e surrond, proprio come un blockbuster che si rispetti.
Come tutti i pirati del cinema, anche questi sono perennemente impegnati nella ricerca di tesori e sfide ai misteri degli oceani, oltre a vedersela con i consueti fantasmi. Con ripetute divagazioni sessuali in questo caso. Il cast raccoglie celebri stars del cinema hard core e viene fornito in un set di ben quattro dischi DVD. Come per un film tradizionale non mancano infatti i contenuti aggiuntivi.
Come si potrà notare dal trailer sotto riportato la qualità delle immagini e delle scene lo farebbero apparire a prima vista assolutamente di altro genere, praticamente confondibile con uno del filone “Pirati dei Caraibi“. Tanto è vero che Buena Vista International, società del gruppo Disney che ha prodotto e distribuito i due film “originali”, sta pensando di avviare azioni legali contro la Digital Playground, produttrice dei pirati sporcaccioni. In precedenza la stessa BVI aveva citato in giudizio l’editore Sinful Comics per aver pubblicato un fumetto hard nel quale Keira Knightley, Orlando Bloom, Johnny Depp ed il solito immancabile fantasma erano impegnati in un’orgia sfrenata. La vicenda allora si era conclusa a favore della major company ma ormai il danno era fatto con la massiccia diffusione del fumetto in rete. In questo momento i rumors su di una possibile azione della Disney però sta solo facendo pubblicità gratuita ai concorrenti porno, che già si preparano a registrare incassi record.
Anche i pirati però rischiano di essere piratati, anzi credo che qualcuno lo abbia già abbondantemente fatto: da una rapida ricerca qualche copia piratata del colossal porno “Pirates 2 – Stagnetti’s Revenge” è già in circolazione sulla rete bit torrent. Occhio ai pirati dunque, l’oceano di Internet ne è densamente popolato.