"Affari Italiani" pubblica il mio articolo su De Benedetti – Angelini

Saturday, 26 July 2008
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Il quotidiano on line “Affari Italiani” ha pubblicato un mio articolo ripreso da questo blog: Del Turco/ La trattativa tra Carlo De Benedetti (nella foto), e l’imprenditore della sanità privata abruzzese, Vincenzo Angelini. Clicca qui per leggere www.affaritaliani.it/politica/del-turco-de-benedetti_pg_1.html. Ripropongo sotto le tre puntate dell’inchiesta uscite su questo bloGiornale.

http://dituttounblog.com/articoli/arresti-abruzzo-il-re-delle-cliniche-e-leditore-di-repubblica

http://dituttounblog.com/articoli/arresti-in-abruzzo-lincontro-con-de-benedetti-e-le-decisioni-di-angelini-la-gola-profonda

http://dituttounblog.com/articoli/arresti-in-abruzzo-e-dalle-carte-spunto-lingegner-de-benedetti

Una grande soddisfazione: questo blog puo’ diventare un giornale. (gmast)

Cartatravaglio/9 Chi scrive e chi non legge

Saturday, 26 July 2008
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Mi spiace che lui non legga le pagine dell’espresso, dove scrive tutte le settimane. (Gabriele Mastellarini, riferendosi a Marco Travaglio, www.dituttounblog.com, 15 maggio 2008)

Risponde a verità ciò che scrivevo sul mio blog e cioè che Travaglio non legge neanche il giornale sul quale scrive. (Gabriele Mastellarini, riferendosi a Marco Travaglio, lettera a “Libero”, 15 giugno 2008).

Se leggesse almeno il giornale su cui scrive, Ostellino saprebbe che i giudici napoletani hanno già rinviato a giudizio i presunti responsabili dello scandalo monnezza. (Marco Travaglio, riferendosi a Piero Ostellino, in “Buonanotte Ostellino”, “L’espresso”, 25 luglio 2008).

Paolo Guzzanti rivela: "Scalfari il mio più grande direttore"

Saturday, 26 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

“Quando facevo il giornalista sul campo (dagli anni sessanta ai primi novanta) ebbi eccellenti redattori capo e grandi direttori. E grandi editori. Uno dei miei grandi direttori, il più grande in assoluto, è Scalfari, cui devo due terzi della mia formazione culturale, oltre che giornalistica”. Paolo Guzzanti

Il voto è segreto, ma non per tutti

Saturday, 26 July 2008
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di Marco Travaglio (*)

Due anni fa votai per l’Italia dei Valori, soprattutto perché nel mio Piemonte candidava Franca Rame, persona straordinaria che sono felice di aver contribuito a mandare al Senato. Credo proprio che anche stavolta tornerò a votare per il partito di Antonio Di Pietro.

Conosco le obiezioni dei critici: la gestione padronale e personalistica del partito, da cui molti si sono allontanati; la caduta di stile di far prendere al partito una sede in affitto in uno stabile di proprietà dello stesso Di Pietro; la candidatura di personaggi come Sergio De Gregorio e Federica Rossi Gasparrini, puntualmente usciti dall’Idv dopo pochi mesi dall’elezione; l’adesione di Di Pietro, come ministro delle Infrastrutture, al progetto del Tav per le merci in Valsusa (sia pure dialogando con le popolazioni e discutendo di un possibile nuovo tracciato, alternativo al famigerato «buco» da 54 km a Venaus); la decisione di non chiudere la società Stretto di Messina, pur con la contrarietà ribadita al progetto del ponte; il no alla commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 (secondo me sacrosanto, visto che le commissioni parlamentari in Italia servono a confondere le acque e a ostacolare le indagini della magistratura; ma maldestramente motivato con la richiesta di indagare anche sulle violenze dei black bloc, quasi che il parlamento dovesse occuparsi dei reati dei cittadini comuni).

Per essere chiari: voterei molto più volentieri per un Einaudi o un De Gasperi redivivi. Ma, in attesa che rinasca qualcuno di simile e riesca a entrare in politica, penso che l’astensione – da cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta, anzi della cosca. Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto. Dunque penso che si debba essere realisti, votando non il «meno peggio», ma ciò che si sente meno lontano dai propri desideri.
A convincermi a votare per l’Idv sono le liste che ha presentato Di Pietro, che ospitano diverse persone di valore, alcune delle quali sono amici miei, di MicroMega, dei girotondi e di chi ha combattuto in questi anni le battaglie per la legalità e la libertà d’informazione.
(*) tratto da www.antoniodipietro.it.

Presentazione del "bavaglio" di Travaglio: uno show (a tratti comico) di pessimo gusto

Saturday, 26 July 2008
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Tania, Pier Francesco Poli e Clau89 raccontano la presentazione del libro “Il Bavaglio”, svoltasi il 21 luglio a Milano presso la Camera del Lavoro. Come ospite il magistrato Bruno Tinti, autore del libro “Toghe rotte”, spesso “promozionato” da Travaglio in altre presentazioni. I neretti sono miei. (Nella foto Marco Travaglio firma una copia al termine della presentazione).

C’erano quattro persone sul palco, tutte sostanzialmente valide (ripeto Tinti è stato magnifico). Io sono arrivata un po’ prima perchè non sapevo bene dov’era e avevo messo in conto il fattore disorientamento, e tutti quelli che entravano mi chiedevano “E’ qui l’incontro con Travaglio?” Solo un nome sulle bocche dei più, per la serie gli altri chi sono..

Poi ho assistito alla corsa ai posti davanti.. mentre dietro c’era spazio per tutti, hanno un microfono, li senti lo stesso senza fare l’effetto fila alla posta che mi ha sempre un po’ infastidito. Sono una personcina che ama le comodità io.
Infine dulcis in fondo.. lo sgomento quando sul palco sono comparsi questi tre semi sconosciuti ed hanno cominciato a parlare senza che si vedesse la minima ombra di Travaglio. Panico. Mormorii.
I tre sconosciuti hanno capito la fonte dello sgomento generale e si sono affrettati a spiegare che era solo in ritardo per il traffico. Mi ha fatto tenerezza Gomez che si è premurato di dire esattamente dove si trovasse l’auto in quel preciso momento per rincuorare la folla smarrita.
Poi è arrivato e tutti hanno tirato un sospiro di sollievo.
Questa è un esempio di quello che può dar fastidio e ammetto che a volte può far scappare la pazienza a chiunque.
Però vorrei cercare di trovare un elemento di positività in questo fenomeno che sta assumento caratteristiche di massa.
Grillo ha avuto il merito e la colpa di chiamare a sè ed al altri anche questo genere di persone defilippine e di allargare la base dei consensi.
Le motivazioni del consenso possono essere le più svariate, dipende dal background culturale di chi accoglie il messaggio. Possono essere buone o meno buone, genuine o meno, interessate ai contenuti o alla mera apparenza non discuto, però rimangono consensi.
E in una democrazia purtroppo o per fortuna il voto di un analfabeta ha lo stesso valore di quello di un premio nobel. Per questo Berlusconi vince da anni perchè, come lui ha detto, si rivolge a quegli elettori che secondo lui sono paragonabili ad uno scolaretto di 11 anni nemmeno troppo sveglio.
Tania

Ieri sera decido di andare in corso di porta Vittoria alla presentazione del libro “Bavaglio” di Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo. La sala è gremita e calda per l’assenza di aria condizionata, un vociare insistito di persone di ogni età e estrazione sociale inganna l’attesa, finchè da una porta compare l’imponente sagoma di Peter Gomez seguito da Corrias e dal magistrato Bruno Tinti che entra con l’incedere elegante, ha lo sguardo determinato malinconico e presente e sulla candida camicia un papillon di seta verde. Parte l’applauso. Corrias prende la parola e annuncia che Travaglio è in piazza Conciliazione e arriverà a breve.

Gli ospiti iniziano a parlare, Tinti fa un discorso eccezionale che lascia attoniti per la profondità degli argomenti storici e giuridici toccati. Non ha nel suo modo di fare l’astio e l’invettiva tipica di molti odierni commentatori delle italiche vicende. Constata Tinti, freddamente, lucidamente. Enuclea concetti, fa paragoni con i sovrani, con i tiranni di un tempo, con quella che era una volta l’investitura popolare che garantiva al sovrano una sorta di immunità dalla legge, quella stessa immunità che oggi Berlusconi dice gli discenda dalle elezioni.

Ma le cose stanno diversamente. L’elezione di un presidente del consiglio non è un’investitura popolare, non legittima chi è stato eletto a sottrarsi alla legge perchè chi è eletto non rappresenta solo la maggioranza del paese. Estasiato dal discorso di questo straordinario giurista ascolto compiaciuto ache Corrias e Gomez fino a quando la parola passa a Marco Travaglio. Venti minuti di uno show straordinario. La descrizione lucida della situazione attuale con un sarcasmo e un’ironia perfetti che non lasciano scampo a nessuno dal ministro Alfano a Giorgio Napolitano, da Schifani a Gasparri. Viene lasciato spazio alle domande degli ospiti, una fila si appresta a porre i quesiti. Prende la parola un anziano signore vestito come uno shamano indiano il quale sostiene nell’ordine che:
-Il parlamentare che ha detto a Di Pietro che i mugugni in parlamento dipendono da quello che si dice sia stata Rosi Bindi.
-Coloro che stanno facendo la conferenza fanno parte della casta loro stessi perchè tutto ciò gli fa vendere libri.

Domanda successiva. Un ragazzo esordisce nella maniera seguente: “Il presidente del senato è siciliano, quindi mafioso…”

L’aula emette mugugni all’indirizzo di questo soggetto. Nel mio infinito e forse insano ottimismo penso che probabilmente lui e quello di prima hanno lo stesso pusher, anzi, che forse è proprio il primo ad essere il pusher del secondo. Il terzo intervento è un panegirico interminabile di un militante del Pd il quale dopo avere fatto un po’ di spot per il suo partito spiega con delle perifrasi in stile Fabri Fibra che “cioè, c’è malcontento”.

A questi interventi se ne aggiungono due che pongono domande a Bruno Tinti sui tempi in cui la Corte Costituzionale potrebbe dichiarare incostituzionale il Lodo Alfano ricevendone una risposta tanto bella da un punto di vista tecnico quanto tragica per le sorti del nostro paese (potrebbe non essere dichiarata incostituzionale perchè la questione di costituzionalità è sollevata da un giudice a quo in un processo, ma gli unici processi che va a toccare questa legge sono quelli riguardanti Berlusconi che nel frattempo verranno sospesi). Al termine della serata Corrias invita ad iscriversi ai partiti, cosa di cui normalmente io stesso sono profondamente convinto, anzichè fermarsi a criticare. Lì per lì tuttavia rabbrividisco, pensando che coloro i quali sono intervenuti possano entrare in un partito ma successivamente penso ad un dito medio alzato da un ministro contro l’inno di Mameli e la ragione prende il sopravvento constatando che gente simile è già seduta in parlamento. Abbozzo un sorriso, d’altronde l’ottimismo è il profumo della vita, e mi unisco alle mani che battono all’indirizzo di coloro che hanno tenuto la conferenza. Domani è un altro giorno.
Pier Francesco Poli

Una serata veramente coinvolgente. La sala gremita di persone di ogni età, si spaziava dai giovani – tra cui la sottoscritta – e le persone mature. Questo nonostante la copertura dell’evento fosse quasi zero, dal momento che nessun giornale aveva annunciato l’evento. Tutti i relatori di una dialettica impeccabile. Hanno affrontato i temi del momento con una chiarezza ed al contempo una semplicità di dialogo che, veramente, molto pochi sono in grado di fare. Ad aprire la serata è Pino Corrias, molto chiaro e preciso. Il dottor Bruno Tinti si sofferma su temi quali la democrazia e la costituzionalità, ed in particolare sul lodo Alfano a cui, dopo una spiegazione, fa seguire una riflessione. Peter Gomez e Marco Travaglio hanno informato i cittadini con una semplice descrizione di fatti, facendo ricorso a figure retoriche e tecniche. In particolare l’intervento di Travaglio ha fatto ridere, nel senso buono, tutta la platea, poichè gli avvenimenti avevano un concetto instrinseco di divertimento (si ride per non piangere) ed il tono salace, quasi satirico, conferitogli da Travaglio ha veramente trasformato la conferenza, per qualche minuto, in uno spettacolo canzonatorio.
Clau89

Posta e risposta. Notizie ovunque, Travaglio pure

Saturday, 26 July 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Caro Mastellarini,

Se parlasse di Marte probabilmente ci sarebbe il riferimento a Travaglio marziano. Se si parlasse del filamento numero 39 del DNA, probabilmente ci sarebbe un riferimento a Travaglio per chissà quale fantasioso motivo.

Se poi vogliamo confondere una linea difensiva giudiziaria (Lei, ovviamente, non ricorda che Berlusconi disse – tramite i suoi azzeccagarbugli – che il contratto con gli italiani era solo spettacolo e non un contratto vero e proprio), faccia pure.

Vorrei vedere Lei in tribunale: se il Suo avvocato Le dicesse “Dobbiamo difenderci dicendo che il blog non è informazione ma satira” Lei direbbe “NO!” e si farebbe condannare?
Come ben saprà, in Italia, nel processo civile è tutto valido. Dunque, la Sua condanna all’atteggiamento di Travaglio, ironica e guascona, è del tutto fuori luogo.

Provi a fare un giro presso le aule dei tribunali e provi ad ascoltare le difese degli avvocati in qualunque processo: scoprirà un mondo completamente nuovo di legali che negherebbero anche l’esistenza della propria madre per salvare il cliente. Nulla di illegale, perlatro.

Anche la Sua frase “Travaglio è, molto più semplicemente, uno che piglia per il culo” è priva di senso, buttata nel discorso come i cavoli a merenda.
Se un giovane giornalista emergente dicesse lo stesso di Lei, come reagirebbe?
Forse, a volte, un pizzico di umiltà in più non guasterebbe e aiuterebbe tutti a vivere meglio.

Gianbi

Caro Gianbi,

E’ più forte di me: se mi capita di vedere, subdorare, rintracciare, afferrare, addentare una notizia, io devo offrirla al pubblico. Mi scusi, ma non ce la faccio a resistere. E’ come dire al gatto di non mangiare il topo o al cane di non annusare l’osso. Le ripeto, le notizie sono la mia droga quotidiana e non so rinunciare. Siccome mi capitano addosso notizie a tutte le ore ho inventato questo blog perché i giornali ai quali collaboro non hanno spazio o magari si occupano di un target diverso.

Stavo leggendo la sentenza del processo Confalonieri/Travaglio, disponibile da mesi sul sito www.marcotravaglio.it. Non so perché era al contrario. L’ho stampata, rivoltata e sottolineata. Ho trovato quella che mi sembrava una notizia: “Travaglio condannato, si difende “Faccio satira”. E questo ho pubblicato, senza entrare nel merito sul giusto o sbagliato.

Questa notizia ha colpito nel segno e molti giornalisti (ivi compreso “Il Giornale”) se ne sono interessati.

Ognuno è libero di difendersi come vuole, ci mancherebbe. Ma non se la prenda se qualcun’altro fa notare la linea adottata.

Di Travaglio non ne parlo mai a sproposito. E’ che Facci lo definiva “buffone” in alcuni pezzi sul Riformista e Il Giornale e la stessa parola è stata resa famosa da Ricca con Berlusconi. Anche questa una notizia, vede? Mi cascano addosso.

Io non mi permetterei mai di dare del buffone a qualcuno. Non è nel mio stile, lo ripeto. Noblesse oblige. Come non mi azzarderei ad attaccare l’ex direttore del Corriere della Sera, Piero Ostellino, fatto a pezzi da Travaglio oggi sull’espresso. Ma la libertà di parola va garantita a tutti, ci mancherebbe. Quindi se Travaglio può occuparsi di Ostellino perché io non dovrei occuparmi di Travaglio? E, le assicuro, non mi scandalizzerei se Pinco Pallo si occupasse di me anche in maniera sarcastica, purché educata e rispettosa dell’interlocutore. E qualcuno, almeno nei miei confronti, non ha dimostrato di conoscere queste regole fondamentali.

Buonanotte

Gabriele Mastellarini

C’era una volta il “Bel Paese”?

Friday, 25 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Sergio Fornasini

E per la serie come ci vedono gli altri: la compagnia low cost Rayanair ha pensato di utilizzare a scopo pubblicitario l’immagine del “senatur” Bossi mentre esprime platealmente il suo personale apprezzamento sull’inno nazionale. Ma questo lo sa chi segue le cronache italiane, lo spot pubblicitario usa la foto per stigmatizzare un politico che viene accusato di situazioni specifiche e care a Ryanair, ovvero: “supporta la alte tariffe di Alitalia” – “supporta i frequenti scioperi di Alitalia” – “se ne frega dei passeggeri italiani”.

Completamente fuori luogo, a mio giudizio, utilizzare una immagine riferendola a tutta un’altra storia. Leggi il resto –> »

Dossier Moro. "Diritto e Giustizia" conferma: "Non ci sono più motivi per negare l'ostensione"

Friday, 25 July 2008
Pubblicato nella categoria DOSSIER CASO MORO

Il quotidiano di informazione giuridica “Diritto & Giustizia” del prestigioso editore Giuffrè, si occupa della mia vicenda sui faldoni di Moro, fotografando perfettamente la situazione.

Ecco il lancio apparso sul sito www.dirittoegiustizia.it
AMMINISTRATIVO/giurisdizioni di merito
Caso Moro: nessun vincolo sui faldoni di documenti presenti a Palazzo Chigi. Ma il primo che li voleva vedere ha incassato un “no” e attende ancora.
Improcedibile il ricorso al Tar di un giornalista freelance. Ma i giudici amministrativi chiariscono: ora non ci sono più motivi per negare l’ostensione. (Tar Lazio, sezione prima, sentenza n. 7058/08; depositata il 21 luglio)

Come avevo già scritto, ormai è solo questione di tempo per vedere le carte.

Ringrazio per la cortese attenzione il direttore della rivista Gaetano Giuffè, il caporedattore Michele Checchi e tutta la redazione di “Diritto & Giustizia”.

La vedova allegra non troppo

Friday, 25 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Nicoletta Salata

Il 3/07/08 l’ISTAT ha pubblicato i dati relativi alla popolazione residente in Italia, risultanti dalle registrazioni nelle anagrafi degli 8.101 comuni censiti al 31/12/2007.

Al 31/12/2007 la popolazione complessiva risulta pari a 59.619.290 unità, mentre alla stessa data del 2006 ammontava a 59.131.287 (un incremento pertanto di 488.003 unità). Leggi il resto –> »

Sorpresa: Farina jr mangia il kebab. "Quelli islamici egiziani sono i migliori"

Friday, 25 July 2008
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di Tommaso Farina

Troppi kebab a Milano sono tutti uguali, fatti con lo stampino, intercambiabili. Sembrano una sola, immensa catena. In particolare i kebab turchi sono desolantemente omogeneizzati. Anche l’aspetto, in certi casi, è uniforme: quanti di loro hanno insegne gialle? Quanti di loro, all’interno, hanno il tabellone con foto, piatti e prezzi identico da un negozio all’altro, manco fosse un fast food unificato? Lo so, alcuni negozi (tipo quelli che si chiamano Istanbul Aya Sofia) hanno il medesimo proprietario, ma altri no. E sono identici.Ma questo sarebbe il meno.

Il problema è la carne. La carne del kebab ha lo stesso sapore almeno nell’80% degli esercizi turchi che ho visitato. E’ facile dire perché. Arriva congelata dalla Germania, prodotta da alcune ditte che hanno in questo il loro core business (scusate il linguaggio markettaro). Le ditte non solo servono la Teutonia, ma esportano anche da noi. Inevitabile che le rosticcerie con lo stesso fornitore abbiano la medesima carne. Solitamente una mistura di vitello e tacchino. O anche, addirittura, di tacchino e pollo.

Quando visiti tre rosticcerie con lo spiedone, e ti accorgi che in tutte e tre mangi lo stesso panino (o la stessa carne al piatto), puoi anche rimanere un poco deluso. E voglio sperare che restino delusi anche quelli che vedono i kebab come ultimi baluardi contro la globalizzazione americanizzante: questa non è globalizzazione? Tutti i panini identici, come i vituperati Burger King, che però da un punto di vista igienico-sanitario rispettano standard che i kebabbari non sempre possono vantare?

Una prevalenza esagerata di carne bianchissima di pollo si riscontra anche nei kebab venduti dai take away di cucina indiana. Presso questi ultimi, inoltre, si è radicata l’abitudine deprecabile di tagliare la carne prima dell’arrivo dei clienti, lasciando i pezzettini a languire con melanconia ai piedi dello spiedo. Poi, infornatina risolutiva a microonde. Risultato? Tutto s’affloscia e immiserisce, enfatizzando vieppiù una caratteristica dei kebab serviti da questi esercizi: l’acidità letale, pachidermica.

Certo, i turchi fuori dal coro non mancano. Mi viene in mente Mekan di viale Troya, che oltretutto serve una selezione di altre golosità turche, e ha un kebab effettivamente di gusto diverso. Oppure Euro Doner di via Borsieri, gestito da ragazzi turchi davvero appassionati, che cucinano anche altro, tipo gustosissime melanzane ripiene di carne, e passano il pane su una gran teglia calda prima del servizio.
Però i migliori kebab, personalmente, li ho gustati nelle macellerie islamiche egiziane, e nei locali a esse correlati.

Ne cito uno, forse il più interessante tra quelli provati finora: il Grill Al Mulk di via Imbonati 23. E’ legato alla gestione della vicina macelleria halal Al Mulk, ed è aperto dalle 10 alle 24. Uno dei “commessi”, evidentemente coinvolto nella gestione, notando il mio interessamento mi ha dato il biglietto da visita del locale e delle macellerie, spiegandomi oltretutto che loro fanno kebab di solo vitello. E “fanno” è la parola giusta. Da Mulk non si limitano a cuocere spiedi decongelati, ma confezionano in proprio la gran pila da arrostire con carni del loro macello, fresche. E la differenza si sente, anche perché la ricetta, all’assaggio, libera profumi fascinosi di spezie orientali (sa di curry) sapientemente dosate dal cuoco. Avete provato ad annusare la carne di un kebab turco senza pretese? Se va bene, sa di grasso o di bruciaticcio, o al massimo di petto di pollo. Il cassiere-gestore oltretutto confeziona le vaschette di carne da portar via sormontandole con un pane arabo aperto, e avvolgendo il tutto nella carta stagnola, per mantenere fragranze e sapori. Onestamente, non ho provato le altre specialità alla griglia proposte, ma il kebab basta e avanza. La frequentazione, come sempre in questi posti, è molto “composita”, con pochi italiani. Peccato per la zona molto squallida: decisamente inquietante, questo primo tratto di via Imbonati.

Però non fateci caso. Una volta di più, l’artigiano vince sull’industria. Non è ancora un kebab di montone come avrei voluto, ma il compromesso è più che accettabile.

tratto da www.tommasofarina.com

Fair play please, non enfatizziamo

Friday, 25 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Sergio Fornasini

Il ligure Claudio Scajoa è un ministro a cui non piace passare inosservato, sacrosanta aspirazione per la sua funzione. Qualche reminiscenza sul suo recente passato, ovvero cosa lo ha fatto spesso salire nelle top stories della cronaca e della politica. Leggi il resto –> »

Gli avvocati dello Stato si tagliano le consulenze

Friday, 25 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Gabriele Mastellarini per “Il Mondo” in edicola

Sarà per reazione all’effetto-casta, ma dagli avvocati e procuratori dello Stato arriva un buon esempio. Nei giorni scorsi è stato depositato l’elenco 2007 degli incarichi extra giudiziari ed ecco la sorpresa: su 77 richieste presentate, ne sono state accolte appena 16 per un totale inferiore ai 70 mila euro. Per capire l’entità di questa rivoluzione è sufficiente ricordare che nel 2006 erano state autorizzate più di 250 attività fuori orario, alcune con cifre superiori ai 100 mila euro e i difensori dello Stato avevano ricevuto onorari superiori al milione di euro. Stavolta il Consiglio degli avvocati e procuratori dello Stato, presieduto dall’avvocato generale Oscar Fiumara, in carica dal 2005, ha tirato il freno. Tra gli esclusi c’è anche il vice avvocato generale, Ignazio Francesco Caramazza , cui è stata negata una docenza, ma sarà riconfermato come membro della commissione per l’accesso ai documenti amministrativi di Palazzo Chigi (la nomina è scaduta nei giorni scorsi), con un compenso di 18 mila annui lordi.

Fine della corsa, almeno provvisoria, al dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi per Daniela Giacobbe, Maria Letizia Guida, Angelo Venturini e Giuseppe Albenzio che, dal primo gennaio al 30 giugno 2008, hanno percepito 8 mila euro a testa, regolarmente cumulati con il normale stipendio.

Nessun problema per Francesco Sclafani: dal 2006 è fuori ruolo (e senza paga), in carico alla direzione legislativa e legale dell’Autorità per l’energia elettrica a 169 mila euro annui. Lo scorso 16 aprile è stata rinnovata anche la consulenza giuridica tra Filippo Arena e l’Antitrust con compenso di 32 mila, questi sì in aggiunta allo stipendio, ma Arena non potrà svolgere una docenza dopo il niet del Consiglio di Presidenza. Respinta anche un’analoga istanza di Gabriella Palmieri, ex capo di gabinetto ai Beni culturali (dove prendeva 105 mila euro). Tra le 16 richieste approvate nel 2007, le più sostanziose sono quelle di Ubaldo Perrucci e Angelo Venturini che possono fornire due consulenze, rispettivamente a 20 mila e 16 mila.

Disco rosso anche per gli arbitrati, una vera panacea per avvocati e procuratori dello Stato. Quest’anno non arbitreranno Luigi Correnti, Ettore Figliolia, Francesca Quadri, Glauco Nori, Giorgio D’Amato, Andrea Cocchieri, Gabriella D’Avanzo, Ruggero Di Martino, Mario Antonio Scino (già capo legislativo al ministero delle Comunicazioni), Massimo Santoro, Francesco Caput, Lucia Salis, Giuseppe Di Gesù (aveva avanzato due richieste) e Gianfranco Pignatone (anch’egli due richieste). L’ultima Finanziaria aveva abolito i collegi arbitrali per le controversie pubbliche ma il nuovo Governo ha deciso di rimetterli in piedi, almeno fino al 31 dicembre prossimo. Il termine potrebbe essere ancora posticipato. Ma gli avvocati e i procuratori dello Stato non saranno comunque della partita.

Previsione azzeccata: gli enti inutili restano in piedi

Friday, 25 July 2008
Pubblicato nella categoria SPRECHI E SPRECONI

di Gabriele Mastellarini

Me lo sentivo e l’avevo scritto in anteprima. Sono passati 22 giorni dal 3 luglio (www.dituttounblog.com/articoli/gli-enti-inutili-che-non-vogliono-sparire), quando preconizzavo l’ennesimo “bluff” dei nostri governanti (destra e sinistra, sul punto, pari sono).

Ed oggi eccoti su “Libero” il titolone: “Rinviata la chiusura degli enti inutili” e nell’occhiello “Scompare il richiamo alla soppressione delle 14 strutture già condannate. E per tutte le altre tempi più lunghi”. Segue l’articolo di Andrea Scaglia e foto in altro del Ministro Renato Brunetta che, fa fa, ma alla fine non raccoglie nulla.

Di questi enti “inutili” me ne ero occupato anche sull’espresso (ripreso dal GIornale, ma non è una novità), ricordando che Romano Prodi e gli ex ministri Padoa-Schioppa e Giulio Santagata  ne avevano segnalati ben 130, chiedendone l’immediata chiusura a partire dal primo gennaio 2008. Apriti cielo! Gli altri ministri e i parlamentari pronti a fare le barricate per difendere i vari carrozzoni e, spunta che ti spunta, dalla lista ne restavano 14. E le proroghe? Già le proroghe. Dal primo gennaio scorso si era passati al prossimo 23 agosto per chiudere i 14 residuati bellici. Ma oggi “Libero” documenta che “il richiamo alla soppressione”, tutto ad un tratto “scompare”.

L’avevo detto “non sono esclusi colpi di scena per resuscitarli quando tutti li davano ormai per morti”. Ed eccoli tornati in vita: il Pio istituto elemosiniere, l’Istituto di beneficenza “Vittorio Emanuele III”, l’Opera nazionale per i figli degli aviatori, l’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia, l’Unione italiana tiro a segno, la Fondazione “II Vittonale degli Italiani”, l’ente irriguo umbro-toscano, l’ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, l’Ente opere laiche palatine-pugliesi e il Comitato per la partecipazione italiana alla ricostruzione dei Balcani, nato appena sette anni fa e già da chiudere. E ancora, l’Istituto nazionale studio ed esperienza architettura navale, il Fondo bombole di metano, l’Ente italiano montagna e la Fondazione Marconi.

Buon pro vi faccia!

Posta e risposta. Ricca, Facci e i due "buffoni"

Friday, 25 July 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Cari lettori tutti,
la frase di Ricca a Berlusconi era estremamente più articolata e testualmente diceva così: “Buffone, fatti processare come tutti gli altri. Rispetta la legge, la magistratura, la Costituzione, la democrazia e la dignità degli italiani o farai la fine di Ceausescu o di Don Rodrigo”.

Pure quello del bavaglino se ne interessò (d’altronde si parlava del Premier) scrivendo in data 22 febbraio 2005 sulla sezione di Milano di “Repubblica” queste parole biografiche: “Da qualche mese, s’ aggira per Milano un cittadino di serie B. Si chiama Piero Ricca, ha 33 anni, porta la barba, è un girotondino rompipalle ed è noto alle cronache per aver gridato due anni fa «buffone, fatti processare, rispetta la legge e la Costituzione» a Berlusconi che non si fa processare e non rispetta la legge né la Costituzione. E tanto basta. Se lo dice lui. La Cassazione, come sappiamo, annullò nel giugno 2006 la multa inflitta a Ricca giudicando tra l’altro irrilevante il fatto che la frase fosse stata rivolta a Berlusconi in un’aula di giustizia perchè: “la circostanza che la censura sia stata esternata nei corridoi di un palazzo di giustizia, appare anzi particolarmente idoneo, come sede privilegiata, a suscitare riflessioni sul tema della legalità e del rispetto delle leggi”.

Ad un comune cittadino sfugge il motivo per il quale una frase di questo tipo debba suscitare le riflessioni specificate dalla Cassazione. Voleva essere un corso accelerato di storia rumena che magari oggi avrebbe potuto servirci? Un invito a rileggere “I Promessi Sposi”? Chi lo sa.
Insomma. Se ci avessero detto che Ricca voleva solo farsi pubblicità almeno ci avremmo creduto.

Saluti
Dean

Caro Dean,

tra chi cita Ricca e gli articoli di Facci versus Travaglio sto (stiamo) facendo un indigestione del termine: “buffone”. Leggo dal dizionario De Mauro (www.demauroparavia.it) i vari significati: 1) Carie del grano; 2) vaso panciuto e con il collo corto, usato spec. per tenere in fresco le vivande; 3) nelle corti medievali e rinascimentali, chi aveva il compito di far divertire il signore e i cortigiani con lazzi e facezie; 4) persona che volontariamente o involontariamente fa ridere (es. Roberto è il b. del gruppo, smettila di fare il b.); 5) chi si comporta senza serietà e dignità (es. quel politico è un b.).

Come noto, i destinatari del termine “buffone” sono Berlusconi (da Ricca) e Travaglio (da Facci), quindi, per entrambi, escluderei i significati n. 1 e n. 2 (anche se Berlusca mi sembra un po’ “un vaso panciuto e con il collo torto”). Non attinente il significato n. 3, ma solo perché non siamo nel Rinascimento.

Arriviamo al significato 4) “Persona che volontariamente o involontariamente fa ridere”. Troppo facile: Berlusconi! Racconta barzellette (volontarietà) ma, non di rado, fa ridere anche senza volerlo (e non sto a citare i vari casi). Quindi, stando al dizionario, si potrebbe tranquillamente dire “Berlusconi è un buffone”, senza ricorrere ai Promessi sposi e alla Costituzione. Non capisco perché il caso di Ricca abbia fatto così tanto rumore, arrivando addirittura in Cassazione, quando bastava leggere il vocabolario. Si dirà “Buffone fatti processare” ha una “connotazione” diffamatoria. Ma sarebbe stato facilissimo sostenere di aver detto “Buffone. Fatti processare”. Frase 1: Buffone (significato n. 4 di cui sopra). Frase 2: Fatti processare (destinatario un imputato poco incline ai Tribunali).

Veniamo ora all’altro personaggio tacciato di essere “buffone”. Travaglio non fa ridere nessuno, quindi non è “buffone” alla stregua di Berlusconi. C’è però il rimanente significato n. 5: “Chi si comportà senza serietà e dignità”. Travaglio semiserio? No. Travaglio indegno? Suvvia. No, Travaglio non è un “buffone”. Si dirà che l’appellativo usato da Facci era relativo alla notizia (“scovata” da questo blog) che Travaglio al processo contro Confalonieri (dove è stato condannato civilmente) ha dichiarato che fa satira. E, successivamente, ha difeso la linea difensiva spiegando: “La mia rubrica Uliwood party (ora divenuta Ora d’aria) è di contenuto satirico, tanto che ha vinto il premio satira di Forte dei Marmi nel 2007”. Quindi Travaglio si autodefinisce giornalista-satirico.

 Sul termine “satirico” leggo sempre dal dizionario: “relativo alla satira, mordace, beffardo”. La satira è “una composizione poetica che elabora con intenti moraleggianti e critici, aspetti, figure e ambienti culturali e sociali, con toni che variano dall’ironia, all’invettiva, alla denuncia”, ovvero uno “scritto, spettacolo o anche comportamento, discorso, che mette in ridicolo comportamenti o concezioni altrui”.

Eccoci, finalmente. Berlusconi può definirsi un “buffone”. Travaglio è, molto più semplicemente, uno che piglia per il culo.

Cordialmente

Gabriele Mastellarini

Nella foto: Piero Ricca

AMARCORD con scoop. "Col tricolore mi pulisco il culo". E Bossi paga la multa

Thursday, 24 July 2008
Pubblicato nella categoria AMARCORD

di Gabriele Mastellarini per L’espresso del 18 ottobre 2007 (e fu scoop!)

Umberto Bossi dovrà pagare 3 mila euro di multa per vilipendio della bandiera italiana.

Dopo oltre dieci anni è confermata la condanna per le espressioni utilizzate dal leader leghista nel 1997, alla Festa della Padania a Cabiate. Guardando il vessillo esposto su una scuola, il Senatùr dichiarò: «II tricolore lo uso solo per pulirmi il culo».

Nel 2001 fu condannato a un anno e 4 mesi, convertiti in multa dalla Corte d’Appello di Milano nel 2006, grazie a una legge voluta dal ministro Castelli. Bossi ha poi chiesto che anche la multa gli venisse tolta, in quanto europarlamentare, ma la Cassazione ha rigettato il ricorso.