
Tania, Pier Francesco Poli e Clau89 raccontano la presentazione del libro “Il Bavaglio”, svoltasi il 21 luglio a Milano presso la Camera del Lavoro. Come ospite il magistrato Bruno Tinti, autore del libro “Toghe rotte”, spesso “promozionato” da Travaglio in altre presentazioni. I neretti sono miei. (Nella foto Marco Travaglio firma una copia al termine della presentazione).
C’erano quattro persone sul palco, tutte sostanzialmente valide (ripeto Tinti è stato magnifico). Io sono arrivata un po’ prima perchè non sapevo bene dov’era e avevo messo in conto il fattore disorientamento, e tutti quelli che entravano mi chiedevano “E’ qui l’incontro con Travaglio?” Solo un nome sulle bocche dei più, per la serie gli altri chi sono..
Poi ho assistito alla corsa ai posti davanti.. mentre dietro c’era spazio per tutti, hanno un microfono, li senti lo stesso senza fare l’effetto fila alla posta che mi ha sempre un po’ infastidito. Sono una personcina che ama le comodità io.
Infine dulcis in fondo.. lo sgomento quando sul palco sono comparsi questi tre semi sconosciuti ed hanno cominciato a parlare senza che si vedesse la minima ombra di Travaglio. Panico. Mormorii.
I tre sconosciuti hanno capito la fonte dello sgomento generale e si sono affrettati a spiegare che era solo in ritardo per il traffico. Mi ha fatto tenerezza Gomez che si è premurato di dire esattamente dove si trovasse l’auto in quel preciso momento per rincuorare la folla smarrita.
Poi è arrivato e tutti hanno tirato un sospiro di sollievo.
Questa è un esempio di quello che può dar fastidio e ammetto che a volte può far scappare la pazienza a chiunque.
Però vorrei cercare di trovare un elemento di positività in questo fenomeno che sta assumento caratteristiche di massa.
Grillo ha avuto il merito e la colpa di chiamare a sè ed al altri anche questo genere di persone defilippine e di allargare la base dei consensi.
Le motivazioni del consenso possono essere le più svariate, dipende dal background culturale di chi accoglie il messaggio. Possono essere buone o meno buone, genuine o meno, interessate ai contenuti o alla mera apparenza non discuto, però rimangono consensi.
E in una democrazia purtroppo o per fortuna il voto di un analfabeta ha lo stesso valore di quello di un premio nobel. Per questo Berlusconi vince da anni perchè, come lui ha detto, si rivolge a quegli elettori che secondo lui sono paragonabili ad uno scolaretto di 11 anni nemmeno troppo sveglio.
Tania
Ieri sera decido di andare in corso di porta Vittoria alla presentazione del libro “Bavaglio” di Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo. La sala è gremita e calda per l’assenza di aria condizionata, un vociare insistito di persone di ogni età e estrazione sociale inganna l’attesa, finchè da una porta compare l’imponente sagoma di Peter Gomez seguito da Corrias e dal magistrato Bruno Tinti che entra con l’incedere elegante, ha lo sguardo determinato malinconico e presente e sulla candida camicia un papillon di seta verde. Parte l’applauso. Corrias prende la parola e annuncia che Travaglio è in piazza Conciliazione e arriverà a breve.
Gli ospiti iniziano a parlare, Tinti fa un discorso eccezionale che lascia attoniti per la profondità degli argomenti storici e giuridici toccati. Non ha nel suo modo di fare l’astio e l’invettiva tipica di molti odierni commentatori delle italiche vicende. Constata Tinti, freddamente, lucidamente. Enuclea concetti, fa paragoni con i sovrani, con i tiranni di un tempo, con quella che era una volta l’investitura popolare che garantiva al sovrano una sorta di immunità dalla legge, quella stessa immunità che oggi Berlusconi dice gli discenda dalle elezioni.
Ma le cose stanno diversamente. L’elezione di un presidente del consiglio non è un’investitura popolare, non legittima chi è stato eletto a sottrarsi alla legge perchè chi è eletto non rappresenta solo la maggioranza del paese. Estasiato dal discorso di questo straordinario giurista ascolto compiaciuto ache Corrias e Gomez fino a quando la parola passa a Marco Travaglio. Venti minuti di uno show straordinario. La descrizione lucida della situazione attuale con un sarcasmo e un’ironia perfetti che non lasciano scampo a nessuno dal ministro Alfano a Giorgio Napolitano, da Schifani a Gasparri. Viene lasciato spazio alle domande degli ospiti, una fila si appresta a porre i quesiti. Prende la parola un anziano signore vestito come uno shamano indiano il quale sostiene nell’ordine che:
-Il parlamentare che ha detto a Di Pietro che i mugugni in parlamento dipendono da quello che si dice sia stata Rosi Bindi.
-Coloro che stanno facendo la conferenza fanno parte della casta loro stessi perchè tutto ciò gli fa vendere libri.
Domanda successiva. Un ragazzo esordisce nella maniera seguente: “Il presidente del senato è siciliano, quindi mafioso…”
L’aula emette mugugni all’indirizzo di questo soggetto. Nel mio infinito e forse insano ottimismo penso che probabilmente lui e quello di prima hanno lo stesso pusher, anzi, che forse è proprio il primo ad essere il pusher del secondo. Il terzo intervento è un panegirico interminabile di un militante del Pd il quale dopo avere fatto un po’ di spot per il suo partito spiega con delle perifrasi in stile Fabri Fibra che “cioè, c’è malcontento”.
A questi interventi se ne aggiungono due che pongono domande a Bruno Tinti sui tempi in cui la Corte Costituzionale potrebbe dichiarare incostituzionale il Lodo Alfano ricevendone una risposta tanto bella da un punto di vista tecnico quanto tragica per le sorti del nostro paese (potrebbe non essere dichiarata incostituzionale perchè la questione di costituzionalità è sollevata da un giudice a quo in un processo, ma gli unici processi che va a toccare questa legge sono quelli riguardanti Berlusconi che nel frattempo verranno sospesi). Al termine della serata Corrias invita ad iscriversi ai partiti, cosa di cui normalmente io stesso sono profondamente convinto, anzichè fermarsi a criticare. Lì per lì tuttavia rabbrividisco, pensando che coloro i quali sono intervenuti possano entrare in un partito ma successivamente penso ad un dito medio alzato da un ministro contro l’inno di Mameli e la ragione prende il sopravvento constatando che gente simile è già seduta in parlamento. Abbozzo un sorriso, d’altronde l’ottimismo è il profumo della vita, e mi unisco alle mani che battono all’indirizzo di coloro che hanno tenuto la conferenza. Domani è un altro giorno.
Pier Francesco Poli
Una serata veramente coinvolgente. La sala gremita di persone di ogni età, si spaziava dai giovani – tra cui la sottoscritta – e le persone mature. Questo nonostante la copertura dell’evento fosse quasi zero, dal momento che nessun giornale aveva annunciato l’evento. Tutti i relatori di una dialettica impeccabile. Hanno affrontato i temi del momento con una chiarezza ed al contempo una semplicità di dialogo che, veramente, molto pochi sono in grado di fare. Ad aprire la serata è Pino Corrias, molto chiaro e preciso. Il dottor Bruno Tinti si sofferma su temi quali la democrazia e la costituzionalità, ed in particolare sul lodo Alfano a cui, dopo una spiegazione, fa seguire una riflessione. Peter Gomez e Marco Travaglio hanno informato i cittadini con una semplice descrizione di fatti, facendo ricorso a figure retoriche e tecniche. In particolare l’intervento di Travaglio ha fatto ridere, nel senso buono, tutta la platea, poichè gli avvenimenti avevano un concetto instrinseco di divertimento (si ride per non piangere) ed il tono salace, quasi satirico, conferitogli da Travaglio ha veramente trasformato la conferenza, per qualche minuto, in uno spettacolo canzonatorio.
Clau89