ESCLUSIVO. Il bilancio della Camera dei Deputati appena approvato

Thursday, 24 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Gabriele Mastellarini

In esclusiva per i lettori del Blogiornale il bilancio 2008 e il bilancio pluirennale 2008-2010 della Camera dei Deputati, così come approvato nella seduta di martedì 22 luglio scorso. Nel 2008 gli onorevoli ci costeranno (è una previsione) 1 miliardo e 68 milioni di euro, mentre nel 2007 (a consuntivo certificato) per i deputati abbiamo speso 1 miliardo e 53 euro (si veda pag. 75). Altre voci: Indennità e rimborsi spese ai deputati valgono 167 milioni di euro, le pensioni incidono per 138 milioni, 226 milioni per il personale della Camera, 34 milioni di affitti per immobili in locazione, 6,8 milioni per spese di pulizia, 2,750 milioni di spese telefoniche, 11,150 milioni di spese di trasporto.

Nel 2009 le spese per il personale cresceranno fino a 241 milioni netti (288 milioni in totale). E, a dispetto dei proclami, cresceranno anche le spese telefoniche (+100.000 euro), quelle per iniziative di comunicazione (nel 2008 ammontano a 3,65 milioni, nel 2009 passano a 3,785 milioni e nel 2010 arrivano fino a 3,845 milioni).

Aumentano anche i contributi ai gruppi parlamentari: da 33,9 milioni del 2008 a 36,39 milioni del 2010. Stabili le spese per il cerimoniale (820 mila) mentre aumentano i costi per opere d’arte (da 150 mila del 2008 a 190.000 annui nel 2009 e nel 2010).

Bilancio annuale e pluriennale della Camera dei Deputati (pdf)

Povera Patria: non cambierà, sì che cambierà

Thursday, 24 July 2008
Pubblicato nella categoria CULTUR@

di Nicoletta Salata

La strofa della canzone di Franco Battiato, che ha citato Giulio Contini in un suo commento sull’articolo “Clementina non mollare”, mi dà lo spunto per esprimere alcune riflessioni ed ampliare ulteriormente anche la mia posizione, che può apparire ancora confusa in questi botta e risposta che fanno la loro comparsa sul blog e sul web, in un’infinità di commenti, post, topic, reply ecc.. di cui a volte si perde il filo. Preciso infatti a questo proposito che lo stesso Giulio, che è per me il benvenuto, interagisce con la sottoscritta sull’articolo “Perché ho scritto un libro su M.T. del 23/07/08 h.13.24, in cui una mia risposta, riportata integralmente, risulta quindi più chiara ed esauriente rispetto all’estratto riportato nell’articolo “Perché ho scritto un libro su M.T./2 del 23/07/08 h.21.40). Leggi il resto –> »

I blog e il confine tra critica e diffamazione

Thursday, 24 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Tommaso Farina

L’ha capito anche lui. Persino Piero Ricca, l’intervistatore senza peli sulla lingua famoso per il grido di “Buffone” rivolto a Silvio Berlusconi, ha dovuto mettere un freno sul suo blog ai troppi individui che, protetti dall’anonimato, ne approfittano per abusare della libertà d’espressione sancita dalla Costituzione.
Quasi mai Ricca interviene nelle discussioni spesso aspre che i suoi post suscitano. Stavolta ha deciso di farlo. Leggete il perché:
Leggi il resto –> »

La sentenza integrale del caso Riolo – Musotto

Thursday, 24 July 2008
Pubblicato nella categoria SENTENZE

Pubblichiamo integralmente (in lingua francese) la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo sul caso di Claudio Riolo, il politologo dell’università di Palermo che nel 1994 pubblicò un articolo sull’avvocato Francesco Musotto, all’epoca dei fatti presidente della provincia di Palermo e, al tempo stesso, difensore di uno degli imputati della strage di Capaci dove la Provincia era parte civile. La Corte di Strasburgo ha riconosciuto a Claudio Riolo un risarcimento di 72 mila euro. L’articolo uscito su “Narcomafie” aveva come titolo “Mafia e diritto. Palermo: la Provincia contro sè stessa nel processo Falcone. Lo strano caso dell’avvocato Musotto e di Mister Hyde”.
SCARICA LA SENTENZA INTEGRALE (DOC IN FRANCESE)

Facci risponde a Travaglio: "Il buffone", racconta "balle"

Thursday, 24 July 2008
Pubblicato nella categoria TRAVAGLIO'S

di Filippo Facci per “Il Riformista”

Il buffone, Marco Travaglio, il cabarettista del Travaglino, quello che in tribunale invoca il diritto di satira, quello «documentato» che scrive balle quotidiane mai controllate da nessuno, quello lì, insomma, l’altro giorno ne ha scritta un’altra che oggi troviamo addirittura il tempo di sbugiardare.

Parole sue sull’Unità: «Il Giornale ha scritto che nel ’93 finì in carcere l’intera giunta abruzzese, dopodichè furono “tutti assolti con formula piena”. Storie: ci volle la depenalizzazione dell¹abuso d¹ufficio non patrimoniale per salvare gli assessori». Storie, scrive. Salvare gli assessori.

Vediamo dunque come andò davvero, visto che nessuno ha ancora ricostruito uno degli episodi più incredibili ed emblematici della storia di “Mani pulite”.

E va da sè che neppure nei cosiddetti libri di Travaglio di questa ricostruzione vi sia ovviamente traccia.

Dunque. Il 25 settembre 1992, alla Procura dell’Aquila, si presenta un certo ingegner Mennella per lamentarsi della sua esclusione dalla graduatoria dei beneficiari dei cosiddetti Programmi operativi prlurifondo, in pratica dei Fondi erogati dalla Cee. E’ sufficiente. Gli arresti sono richiesti il lunedì successivo e autorizzati il giorno dopo, nella notte del 29 settembre 1992, quando Polizia e Carabinieri e Guardia di Finanza conducono una maxioperazione che porta in galera tutti e dieci i componenti della giunta regionale più il presidente.

I nomi: Giuseppe Benedetto (unico liberale) più un gruppone Dc e Psi composto da Aldo Canosa, Franco La Civita, Giuseppe Lettere, Romano Liberati, Giuseppe Molino, Paolo Pizzola, Filippo Pollice, Domenico Tenaglia più il presidente Rocco Salini.

Tutto ruota attorno a una riunione di giunta del 14 settembre precedente, durante la quale due assessori non erano neppure presenti: ma dopo due giorni vengono arrestati lo stesso per «concorso morale» in quanto «erano consapevoli e avevano interesse». Va detto che a l’Aquila la Procura era vacante (il Capo era appena morto) e che il pm e il gip ebbero mano libera.

Il Tg5 ci face l’apertura serale mentre La Repubblica titolò in prima pagina: “Una Regione in galera”; titolo interno: “Quattrocento miliardi alle clientele” con foto di Remo Gaspari (che non c’entrava niente, non l’avevano neppure inquisito) inquadrato coi polsi giunti, come ammanettato.

“Il Centro”, quotidiano (locale, ndgmast) del gruppo Repubblica, fu in assoluto il più scatenato: “Nel mirino testimonianze di tangenti” (in realtà mai rilevate): il clamore fu ripreso nientemeno che dal New York Times e dal Washington Post e raggiunse le comunità abruzzesi d’oltreoceano. Le indagini furono estese ai familiari degli assessori, alla vana ricerca di tesori nascosti, e le foto dei politici compariranno per mesi sulle locandine delle edicole.

L’abruzzese Marco Pannella, a fine settembre 1992, è tra i pochi a esplicitare dubbi seri su tutto lo spettacolo degli arresti: «L’operazione, sul piano tecnico-giuridico, appare aberrante o comunaque spropositata. La necessità degli arresti è precedente che solo gli stolti possono accettare senza riserve».

L’accusa in sostanza è di tentata truffa alla Cee, ma s’intuisce subito che si parla di fondi che non sono neppure mai stati erogati. Durante i primi interrogatori, infatti, il pm scopre che si tratta solo di una proposta della Giunta al Consiglio regionale: la ricerca affannosa dei «500 miliardi di tangenti» di cui parlano i giornali non ha alcun senso.

La tentata truffa alla Cee infatti sparirà dalle contestazioni sin dall’indagine preliminare: a giustifiucare la decapitazione di un’intera giunta regionale (il secondo livello governativo dopo il Parlamento) rimangono dei modesti abusi d’ufficio legati alle segnalazioni che i vari assessori avrebbero fatto per indicare i venturi beneficiari dei vari fondi.
Nota: venne fuori che segnalazioni erano state fatte anche da esponenti pidiessini, ma per loro fortuna non vi furono conseguenze.

Vi furono giocoforza immediate conseguenze politiche: il Pds per esempio andò al governo dell’Abruzzo per la prima volta nella sua storia. Notevole il fatto che la nuova giunta ebbe il voto determinante degli assessori arrestati, presi da evidente sindrome di Stoccolma e interessati a coprirsi a sinistra. Provvederanno le elezioni regionali del 1995 a far vincere definitivamente il Pds che ovviamente occupò tutti i posti chiave della Regione.

Tornando all’indagine apunto bacata in origine (una tentata truffa che non c’era stata) e subito derubricata in un’ipotesi di reato che per Tangentopoli era ridicola (abuso d’ufficio), dopo i fulgori iniziali inizia la disperata ricerca di magagne che giustifichino l’abnormità degli arresti.

I medesimi assessori sono investiti da avvisi di garanzia per i reati più fantasiosi (Giuseppe Benedetto giunse a ricevere 21 comunicazioni d’indagine) che tuttavia verranno tutti e interamente archiviati nell’arco di un paio d’anni.

Per quanto riguarda le balle di Travaglio: il 26 giugno 1997, ore 22.30, la Cassazione annullò una precedente sentenza d’Appello del tribunale  aquilano (e ricordiamo ancora una volta che erano rimasti sul banco solo degli abusi d’ufficio) stabilendo che in definitiva non c’erano stati neppure gli abusi d’ufficio: questo, attenzione, per «assoluta mancanza di indizi di colpevolezza».

La Corte d’Appello di Roma, cui furono rinviati gli atti, confermerà le piene assoluzioni. Rimarrà in piedi solo una risibile accusa di falso per il  presidente Rocco Salini: fu condannato perchè durante la citata riunione di Giunta prese solo degli appunti e solo successivamente vergò la delibera: che è quello che succede regolarmente in tutte le Giunte del mondo.

Il buffone del Travaglino, a motivare le assoluzioni della Cassazione, adesso cita «la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale»: ma a parte che semplicemente è falso anche questo (la Cassazione non ne fece menzione) la cosa appare improbabile anche perchè quella riforma non era stata ancora approvata, essendo datata primo luglio 1997.

Tanto per ricordarli: nell’ottobre 1993, alla vigilia delle amministrative di  Pescara, fu pure arrestato il candidato sindaco Raffaele Delfino: assolto con formula piena e risarcito. Due mesi prima era stato arrestato anche il sindaco dell’Aquila Giuseppe Placidi: prosciolto in Corte d’Appello nove anni dopo.

Dopo l’assoluzione dell’intera giunta, per contro, Repubblica non pubblicò neanche una riga. Il Corriere della Sera diede la notiziola in fondo a una pagina interna, accanto alle estrazioni del Lotto.
Il Tg5 di Enrico Mentana in compenso darà spazio alla cena che gli assolti dedicheranno all’assoluzione.

Devo scusarmi anch’io con Filippo Facci, ricordavo le cose un po’ diversamente e mi era giunta la versione travaglina. Ma, all’epoca, non facevo il giornalista, ero in terza media. gmast

L'Italia legalizza il poker online

Thursday, 24 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

E’ partito il conto alla rovescia per molti appassionati al “tavolo verde”. Infatti, entro ferragosto l’AAMS – Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato – darà ufficialmente il via ai primi “tavoli virtuali”. Si possono puntare da un minimo di 50 centesimi a un massimo di 100 euro e quindi, nel caso di “tavoli” molto numerosi, le vincite possono essere anche sostanziose.
E’ una ghiotta occasione per le aziende che si butteranno sul settore, ma anche per lo stato italiano che applicherà una tassa del 3 percento sulle somme vinte.

Secondo la denuncia del CODACONS, per “incassare una cifra stimata in 15 milioni di euro non ci si rende conto, o peggio ancora si decide scientemente di infischiarsene, del fatto che migliaia di persone ogni anno si rovinano per il gioco”.

Il CODACONS ha deciso di presentare un ricorso al Tar del Lazio contro l’autorizzazione data dai Monopoli e chiede al Governo di bloccare questa decisione, alla luce del fatto che – come si spiega in una nota – già i videopoker nei bar hanno aggravato la situazione aumentando i casi di dipendenza. Nel caso di internet, però, considerata la sua diffusione ed il fatto che può entrare direttamente inogni casa, il fenomeno può diventare una autentica piaga sociale”.

Inchiesta. Quanto ci costano i diritti violati (e i nomi di chi incassa)

Thursday, 24 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Gabriele Mastellarini

Processi lunghissimi, condanne ingiuste, mafiosi che ritengono violata la loro corrispondenza e il caso di Carlo Giuliani, morto al G8 di Genova (foto a destra), per il quale i genitori hanno chiesto un congruo indennizzo allo Stato italiano. C’è questo e altro nel calderone dei risarcimenti pagati dall’Italia per violazione delle norme stabilite nella Convenzione europea per i diritti dell’uomo. Nel 2007 la Corte di Strasburgo ha obbligato il Ministero dell’Economia a versare 7,3 milioni di euro per risarcimenti e altri 2,7 milioni per accordi bonari. In tutto 10,059 milioni a fronte di richieste per 34,256 milioni. A Strasburgo sono tuttora pendenti 2.900 ricorsi, numero consistente ma comunque un’inezia rispetto ai 20.300 della Russia e ai 9.150 della Romania. Nel 2007, su 1.503 pronunce emesse dalla Corte 67 hanno riguardato l’Italia e nella stragrande maggioranza dei casi è arrivata la condanna. Nel 2008 le sentenze depositate su casi italiani sono già 52, mentre è prevista entro la fine dell’anno, davanti alla seconda sezione, la decisione nel merito sulla vicenda “Giuliani contro Italia”.

IL BOSS BAGARELLA. Il capomafia Leoluca Bagarella (nella foto a sinistra) ha ottenuto un assegno da 4.000 euro più interessi firmato dal Ministero delle Finanze, a titolo di rimborso delle spese processuali sostenute per veder rispettata la propria “vita privata e familiare”. In carcere con il regime del 41 bis, Bagarella ha censurato l’eccessivo controllo della corrispondenza che riceve presso il carcere dell’Aquila. E i giudici europei gli hanno dato ragione. Un altro detenuto con il 41 bis, Santo Asciutto, che sta scontando a Terni una condanna per omicidio e associazione mafiosa, riceverà 3.000 euro e le scuse della Repubblica italiana per non aver esaminato in tempi rapidi il suo ricorso contro l’applicazione del regime di detenzione speciale.

IL GRANDE ORIENTE D’ITALIA. Nei 7,3 milioni pagati in risarcimenti ci sono anche i 5.000 euro corrisposti al Goi che ha fatto ricorso (e vinto) per due leggi regionali con le quali si imponevano ai candidati di dichiarare la loro eventuale iscrizione a logge massoniche.

IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO. E’ andata meglio all’istituto diocesano per il sostentamento del clero: ha incassato dal 100.000 euro, per ritirare una causa (esproprio illegittimo) già incardinata presso la seconda sezione.

IL DIRETTORE DI “OGGI”. A Roberto Ormanni, ex direttore del settimanale “Oggi”, saranno corrisposti 22 mila euro per lesione della libertà di espressione. Il giornalista era stato condannato per diffamazione dai giudici nazionali, ma quelli europei hanno corretto il tiro, condannando l’Italia.

I PROCESSI INTERMINABILI. L’enorme mole dei risarcimenti a carico del governo italiano è relativa a processi infiniti. Alcuni casi: la 78 enne Maria Carmela Fuggi ha impiegato 10 anni per risolvere una causa di lavoro, Paola Martinelli e Lauro Dotti hanno atteso dal ’93 al 2003 per un’ingiunzione di pagamento, Flaviano Parrella ha ottenuto 10.000 euro di incentivo per un processo durato un decennio, stessa somma al disabile Franco Scoppola, detenuto in un carcere non a misura di carrozzina, mentre Bruno Falzarano si è fatto indennizzare per una procedura fallimentare aperta nel ’92 e ancora in corso.

(“Libero” del 24 luglio, p. 19)

Marco Travaglio, l'uomo ovunque che le sa raccontare

Thursday, 24 July 2008
Pubblicato nella categoria TRAVAGLIO'S

di Michela Murgia (*)

Sono in giro da un numero imprecisato di giorni per festival letterari in Umbria, Lazio e Piemonte, e come attività principale sfrutto l’equivoco che mi vuole intellettuale di qualche specie per apprezzare a spese altrui le meraviglie culinarie del posto.  Ma c’è uno svantaggio nell’andare in giro in continuazione. Apro gli occhi, guardo il soffitto della camera dell’albergo e cerco di fare mente locale: dove mi trovo? In questo contesto privo di certezze logistiche mi resta un solo punto fermo, sempre lo stesso, che si ripete costante a ogni nuovo festival che mi accoglie: è Marco Travaglio. A qualunque ora io arrivi sul posto, Marco Travaglio è già lì.

Non importa in quale punto lontano sia l’evento, o quali nomi noti della letteratura mondiale ci siano: Marco Travaglio c’è, e questo fatto ormai mi è talmente familiare che se mi invitassero dove lui non è incluso in programma, sarei quasi tentata di non accettare.

Per sentire Marco Travaglio c’è la fila da ore, e non importa se nella sala affianco viene intervistato simultaneamente un premio Nobel: ubi Marco, minor cessat. In alcuni casi si paga persino un biglietto simbolico, ma questo non influisce minimamente sulla lunghezza della fila.

C’entra poco la sete di letteratura, perché Marco Travaglio non è uno che fa letteratura.

Appartiene piuttosto a quella ristretta categoria di persone che, sembrando avere il coraggio di dire cose importanti in contesti scomodi, finiscono per diventare più importanti delle cose che dicono. Grazie a questa sovrapposizione tra la luna e il dito che la indica, Travaglio non è più semplicemente uno che dice cose vere: sono le cose a diventare vere, o più credibili, perché è lui a dirle.

Un potere enorme che spetterebbe solo ai buoni maestri, in un mondo in cui distinguere il buono dal cattivo è sempre più complicato, figuriamoci i maestri. Sarà per questo che la gente ha investito Travaglio del compito di osservare e raccontare la realtà con sguardo libero e attento: quello sguardo manca. Ma il sospetto mio è che andare ad ascoltare Travaglio sia un modo per sollevarsi la coscienza dalla colpa collettiva del torpore civile. Indignarsi per interposta persona fa sentire cittadini ancora appassionati, come se emozionarsi per il suo piglio critico verso i poteri grandi scusasse i silenzi collusi con il potere piccolo, le richieste in cambio di un voto, la logica del favore al posto di quella del diritto, tutte cose che mi sono familiari persino in un posto come Cabras, lontano dai gangli malati del potere vero.

E allora la vedo uscire così la gente dall’incontro con Marco Travaglio: sollevata e assolta, con le facce rilassate di chi ha fatto il suo dovere civico andando ad applaudire la rappresentazione catartica di quello che nella vita di ogni giorno conviene che non indigni più nessuno.

Bisognerebbe inventare una nuova figura letteraria per questo strano rituale, perché Travaglio è evidentemente un capro nobilitatorio, che si assume il compito di esercitare virtù di gruppo laddove quello espiatorio si carica delle colpe collettive.

Comprenderlo mi fa esattamente lo stesso effetto di un risveglio in un albergo estraneo, a guardare il soffitto e chiedermi: io, dove sono?

(*) La versione integrale è su http://michelamurgia.altervista.org

I giornali si prendono (e ci prendono) per il c…

Thursday, 24 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

da “L’espresso”, rubrica Riservato. GIORDANO VA PIANO PIANO
Tempi duri per i quotidiani. Anche al ‘Giornale’ di Paolo Berlusconi non gioiscono. Se i dati della Fieg attestano una diffusione di poco sopra le 200 mila copie, i numeri delle vendite reali sono di molto inferiori. Secondo un documento interno (‘Dati di vendita settimanale Il Giornale’), da gennaio a inizio giugno la media è stata di sole 119 mila copie. Anche gli ultimi dati sulle vendite giornaliere, dal 1 al 17 giugno, danno il quotidiano diretto da Mario Giordano (comprensivo dei ‘panini’, i giornali locali acclusi) parecchio al di sotto dei rispettivi giorni del 2007: tra le 21 mila e le 43.500 copie in meno. Tempi duri per tutti, anche per la stampa di governo. (L.Q.) 

da “Il Giornale” LA REPUBBLICA VA PIANISSIMO VENDE SOLO 379MILA COPIE
Tempi durissimi per i quotidiani. Anche a Repubblica di Carlo De Benedetti non gioiscono. Se i dati della Fieg attestano una diffusione di poco sotto le 600mila copie (583.418 per l’esattezza nel maggio 2008), i numeri delle vendite reali sono di molto inferiori. Secondo un documento interno, infatti, la media del maggio 2008 è pari a 379.357 copie, cioè oltre 200mila in meno di quelle dichiarate. E a giugno è scesa ancora: 375.143. Particolarmente deboli le vendite del lunedì quando Repubblica precipita a 328mila copie. Del resto la tendenza al ribasso del quotidiano di Ezio Mauro è confermata anche dagli ultimi dati ufficiali: a maggio Repubblica ha registrato un calo del 2,2 per cento, a fronte della crescita di altri quotidiani (come il Giornale, +1,1 per cento). Tempi duri per tutti, ma soprattutto per la stampa di opposizione.

Segnalazione by latigre.

BEVI&MANGIA. Vissani e dintorni

Thursday, 24 July 2008
Pubblicato nella categoria BEVI&MANGIA

di Gabriele Mastellarini

Scusate l’intrusione nella rubrica “Bevi&mangia” affidata, a furor di popolo (e di commenti), a Tommaso Farina, “vero” giornalista enogastronomico.

La mia “incursione” solo per raccontare di un pranzo da Gianfranco Vissani e dei suoi convincimenti sui prodotti “particolari”, dei quali ha già parlato Farina jr. nel post precedente.

Il famoso chef italiano (che gestisce una sorta di casa-ristorante insieme al figlio sommelier e alla sorella cuoca) mi raccontò proprio del suo modo di ricercare i vari ingredienti da proporre nei piatti più disparati. Pensate: lui ha una serie sterminata di fornitori ad hoc, piccoli produttori che di tanto in tanto bussano alla sua porta, alcuni con i fagiolini, altri con il tartufo, altri con una faraona, altri ancora con una maxi-aragosta.

Ingredienti ricercati, già. Ma quanto mi costa? Vissani riteneva che per mangiare veramente bene, con prodotti garantiti, si potrebbero spendere addirittura mille euro a cranio, cosa che – mi assicurava – capita regolarmente in Francia.

A Chez Vissani spenderete un paio di centinaia di euro, forse insufficienti a coprire le spese in una giornata dove i pochi posti disponibili non sono pieni (cosa che, da quanto mi riferiscono, accade molto ma molto di rado). Con questo non per fare i conti a Vissani, ma per avvertirvi che la “roba” buona (da mangiare e da bere) costa e se non si vuole spendere…beh, allora meglio starsene a casa.

Perché ho scritto un libro su Travaglio/2

Wednesday, 23 July 2008
Pubblicato nella categoria CULTUR@

di Nicoletta Salata

Come ho scritto nella mia lettera-racconto, “Mio caro Travaglio…chi la fa l’aspetti”, confessandolo quindi direttamente al mio interlocutore, M.T., che quindi se avrà la bontà di leggermi mi farà da garante e testimone, io non leggo i suoi libri, nè quelli dello stesso genere,perchè non voglio ulteriormente affliggermi, nè eufemisticamente ritrovarmi in un vorticoso giro di sfere impazzite che nel ribrezzo e nello schifo che susciterebbero inevitabilmente i contenuti di quelle pagine, mi risucchierebbero.

Spero sia chiaro che mi riferisco ai fatti “denunciati”, di cui condivido pienamente, laddove siano veri i fatti riportati, la condanna.

Voglio insomma evitarmi di apprendere, nei dettagli, quello che già immagino. Così come non mi sono mai piaciute soap opera e telenovelas, non voglio entrarci in questo mondo di intrighi, di inciuci, di falsità. In questo circo di esmplari ammaestrati che agiscono come marionette. Del resto l’unico circo che apprezzo, molto, è il Cirque du Soleil, in cui non ci sono animali ma solo acrobati che danno il meglio di loro stessi.

I generi letterari sono molteplici e ognuno ha i suoi gusti e le sue preferenze.

Giustamente vi chiederete, allora, perchè io mi sono inventata, o arrogata il diritto di scrivere su di lui. Anche qui devo rimandarvi alla lettura dello stesso, attraverso la quale potrete comprendere. Che a volte l’ispirazione è così forte, evidente, ed intensa, da sopraffare la ragione. Che un dolore può dar vita ad uno slancio. Posso dirti soltanto che a volte è l’imponderabile a condurci, l’istinto a guidarci, la buona fede ad assolverci.

Il libro di Nicoletta Salata “Mio caro Travaglio…chi la fa l’aspetti” è disponibile su www.ilmiolibro.it

Legge bavaglio sulle intercettazioni. Dite la vostra

Wednesday, 23 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Riportiamo il comunicato dell’Usigrai, sindacato giornalisti della Rai, in onda su tutti i tg nazionali relativo alla proposta di legge sulle intercettazioni. Che ne pensate?

«Il nostro diritto di informare è la vostra libertà di sapere. È la possibilità che abbiamo di difendervi dalle truffe e dalle cliniche degli orrori, da imbrogl i grandi e piccoli, dalla mala politica fatta di interessi e clientele, da chi vi ruba persino le emozioni truccando o condizionando i risultati sportivi.

Dovremmo tacere anche su ‘calciopolì, in futuro, se venisse approvato il disegno di legge del Ministro della Giustizia. La tutela della riservatezza è un valore anche per noi giornalisti, ma non può essere usata come pretesto per bloccare l’informazione giudiziaria. Per queste ragioni l’Usigrai sostiene la difesa del diritto di cronaca che la Federazione Nazionale della Stampa sta attuando con tutte le iniziative possibili. Consideriamo il disegno di legge sulle intercettazioni un autentico bavaglio. Le norme proposte affievoliscono il diritto – dovere di informare e travolgono il diritto dei cittadini a sapere. Facciamo sindacato insieme, diciamo “no” alla legge-bavaglio». (Usigrai)

Consumarsi le scarpe col giornalismo enogastronomico

Wednesday, 23 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, BEVI&MANGIA

di Tommaso Farina

Cos’è il giornalista gastronomico? Risposta della gente: «Uno che scrive di ristoranti e cucina». Vero e giusto. Giusto e vero. Ma non in esclusiva.
Io stesso nei miei articoli giornalistici e nel mio blog, parlo di ristoranti. Ma non solo.
Io parlo anche dei prodotti. Un salame, un pecorino particolare, un artigiano fuori dal mondo che, senza seguire criteri industriali, produce conserve di frutta e verdura da vertigine: tutte cose che ai lettori interessano molto, almeno al pari di un ristorante.
Eppure, proviamo a far mente locale. Quante rubriche gastronomiche dedicate ai ristoranti ci sono sui quotidiani italiani? Parecchie. E quante dedicate ai prodotti gastronomici? Molto meno. Fa eccezione la Stampa, che non solo ha un magnifico inserto che sviscera la tematica con Paolo Massobrio e altri giornalisti, ma ha anche una pagina dedicata all’interno del dorso cittadino TorinoSette (consultabile comunque via web), ove scrive Cosimo Torlo. Poi c’erano le mie rubriche su Libero, temporaneamente sospese (ebbene sì, anch’io faccio cronacaccia) ma in predicato di tornare.
Perché così poche rubriche di prodotti? Risposta mia: perché fare il giornalista dei ristoranti è più facile. O almeno, meno faticoso.
Leggi il resto –> »

Giornalista, questo sconosciuto, precario e malpagato

Wednesday, 23 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Qualche tempo fa avevo promesso che mi sarei occupato di giornalismo e di giornalisti. E mantengo quanto detto. Qui sotto vi riporto una tabella dell’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti italiani, che dimostrano il sensibilissimo aumento dei professionisti assunti.
Per non parlare poi dei free-lance, spesso giovani e sfruttati. “E’ una fortuna raggiungere la somma di 400 euro al mese”, dichiarano a “Monitor”, mensile della scuola di giornalismo dell’Università di Teramo.

Già le scuole di giornalismo? “Meglio abolirle”, mi ha confidato un autorevole collega di un giornale nazionale, spiegando che “Ormai sono inutili, visto che non c’è più posto”.

“Per i precari e gli autonomi (free-lance) l’unica via d’uscita protrebbe essere lo sciopero – dichiara a Sara Del Vecchio di “Monitor” il segretario dell’Assostampa Abruzzo, Ludovico Petraraca – si dovrebbe scendere in piazza”.

Come antipasto, penso vada benone. Almeno per oggi.
gmast

La vita è violata, l’anima vola

Wednesday, 23 July 2008
Pubblicato nella categoria CULTUR@

di Nicoletta Salata

“Accanimento terapeutico”, “eutanasia”: due parole che già a pronunciarle singolarmente inquietano e fanno rabbrividire noi tutti. Scritte una di seguito all’altra, quasi a volerle collegare in una equazione che a mio avviso è di semplice risoluzione e nella quale i due elementi si trovano in logica affinità, possono apparire invece una formula incomprensibile ed inapplicabile per altri. Perché producono un effetto forse troppo dirompente e metterle in sequenza non fa che aumentare, per qualcuno, il disappunto.

Poiché, godendo di ottima salute, siamo lontani dal sospetto o il timore di poterci trovare un giorno a fare i conti, o meglio l’analisi logica (nel nostro ricco vocabolario di parole positive e consolanti metafore), con questa terminologia che forse ora ci sembra, distaccatamente, un gergo astruso quasi uno slang, appartenente ad un linguaggio che ci è improprio.

Eppure, se non altro perché l’illusione “tanto a me non capiterà mai” è un’altra di quelle storie con cui alimentare il nostro ottimismo-egoismo e fare finta di niente, la questione richiederebbe uno sforzo altruistico da parte di tutti.

Che equivale a porsi di fronte al problema non come giudici, opinionisti, sentenziatori, preti o politici, ma come essere umani a cui la sorte potrebbe riservare analogo destino.

Forse è soltanto cercando di immedesimarsi in coloro che si trovano a convivere (mi chiedo se considerata la loro situazione di malati così gravi o peggio ancora di sopravvissuti collegati a un sistema di macchinari sia corretto, purtroppo, utilizzare ancora il temine “vita”) con questa ed altra ancor più tremenda terminologia (fosse solo questione di termini! È il dramma che c’è dietro a far rabbrividire), che si potrebbe riuscire ad interpretare la questione da una più “quadrata” angolatura.

Di fronte al dolore dell’altro, avendo la fortuna quasi la grazia, di non condividerlo sul piano pratico, ci vuole comprensione, compenetrazione, partecipazione e supporto almeno sul piano teorico.

Il che significa nella…pratica, soltanto una cosa: mettersi al posto di chi sta vivendo una così drammatica odissea, che qui però non è il viaggio della conoscenza, la storia del ritorno a casa dell’eroe; no, semmai è esattamente e tragicamente il suo contrario: è il penoso prolungarsi di un’anticamera del viaggio verso l’oblio, della definitiva e irreversibile partenza.

Non voglio entrare qui nel merito di questioni etiche, mediche, religiose, politiche. Ed evidenziare singolarmente le posizioni di ciascun rappresentante di queste categorie, che coerentemente con il credo del proprio movimento sostiene l’una o l’altra teoria, favorevole o contro.

Suggerisco solo, a chi volesse dedicare un po’ del suo tempo alla visione dei vari filmati che girano sul web, di ascoltare Paolo Ravasin, o Marina Garaventa alias “principessa del pisello”, o visitare il sito di Luca Coscioni, che non è certo la sola cosa ad essere rimasta di lui, per citare solo alcune di queste sfortunate persone che, colpite nello specifico caso da SLA (sclerosi laterale amiotrofica), con questa accoppiata perdente, con questo ambo sfortunato, con questo duetto inascoltabile, rappresentati appunto dalle due famigerate parole di cui sopra, si trovano ora faccia a faccia.

Duramente, ingiustamente, a doverle considerare inserendole forzatamente nel loro vocabolario che fino a un attimo prima, senza dubbio, era certamente la stessa copia del nostro.

Ascoltiamoli, osserviamoli, e sforziamoci di comprendere (immaginarci al loro posto a questo punto non è più necessario perché è tutto così chiaro, così inequivocabile), se di fronte a tanto coraggio, a tanto penoso sopravvivere, non sia un loro sacrosanto diritto ritenere e decidere cosa farne di loro stessi.

“La vita è inviolabile”, ma Mons. Fisichella, la loro vita è già stata violata! Anche se la SLA non intacca totalmente le funzioni poiché se da un lato causa la paralisi di alcuni muscoli e compromette le funzioni respiratorie, mandibolari, del faringe e della lingua, dall’altro non determina deterioramento intellettivo.

Ma poi ci sono anche le persone che si trovano in stato di coma vegetativo e il loro è un “corpo-involucro che sopravvive alla mente” (U.Veronesi ).

Ed è questo che P.Ravasin, con il suo testamento, credo intenda affermare: la libertà di scegliere, per un domani che sia il più lontano possibile, di non rimanere tra noi come “contenitore” di un’anima sofferente e sfortunata, la quale probabilmente in quel momento avrà già preso, eterea e immateriale liberandosi, il volo.