
Caro Mastellarini,
credo che ogni commento ed ogni giudizio sulla persona e sull’attività di Marco Travaglio dovrebbe tener conto dell’evoluzione che, così la persona come l’attività, hanno subito nel corso degli anni in considerazione, mi pare evidente, della notorietà acquisita dal nostro.
Credo, insomma, che sia profondamente sbagliato considerare ancora Travaglio un giornalista e, conseguentemente, che non sia corretta nessuna critica che si rivolga al (l’ex) giornalista Travaglio.
Mi spiego.
Venerdì 18 luglio, teatro della Versigliana, costo del biglietto, credo (siccome ero ospite ma ho ascoltato alcuni commenti),non inferiore ai 40/50 euro, scenografia d’effetto (due musicisti che intervenivano ad intervalli ad interrompere il monologo di Travaglio sui mali del paese, durata 3 ore.
Si parte dall’arresto di Mario Chiesa per arrivare ai giorni nostri.
Ho resistito stoicamente per un’ora e mezza nel corso della quale il novello Gassman ha deliziato la platea raccontando, con una sicurezza che non ammette il minimo dubbio, una storia che mi dev’essere sfuggita, con una violenza nei toni e nella prosa, che mi riesce difficile anche solo descrivere e che non si è fermata nemmeno di fronte alla morte dei suoi numerosi bersagli (Gardini, Craxi …).
Una storia che non conoscevo: partendo da fatti veri ed accertati (arresto di Mario Chiesa, per esempio) ho appreso, per esempio, che il pool di Mani pulite ha trovato e, immagino, confiscato, il personale e inestimabile tesoro di Craxi (ville, emittenti televisive, centinaia di miliardi depositati su svariati conti correnti), che la percentuale di condanne rispetto al numero degli indagati, sempre in relazione a mani pulite, è stata nell’ordine del 75% a fronte di una media nazionale inferiore al 40% e così via.
Inutile dire che non erano consentiti interventi da parte del pubblico.
Mi resta un dubbio (oltre a quelli sul tesoro di Craxi e sulle percentuali di successo del pool di milano, ovviamente): il lauto guadagno dell’attore/regista/autore Travaglio, sconta i contributi Inpgi o soltanto i diritti Siae?
Lapi
Caro Lapi,
sulla domanda finale non so risponderti. Di certo Travaglio incassa (nel 2005 era a quota 250 mila) molto di più di un “normale” giornalista. Credo che un caporedattore di un giornale nazionale non arrivi neanche alla metà dei suoi compensi annui. Ma, visto che non son soldi rubati – e anzi ho visto gente far a botte per acquistare un suo libro (non so se poi l’abbiano letto) – è giusto che lui prenda e gli altri diano (denaro).
La ringrazio per i dettagli sullo show teatrale al quale non ho assistito, nonostante l’elevato numero di date in programma, come leggo dal blog ufficiale. Preferisco uno spettacolo di Eduardo ma – si dirà – i gusti son gusti.
Rispondo, invece, sulla domanda principale: chi è Marco Travaglio? Di recente se l’era posta anche Facci su un articolo uscito in prima sul “Giornale”, ma anche lui – secondo me – ha le idee confuse.
Travaglio è giornalista perché iscritto all’Ordine e perché scrive su giornali di rilevanza nazionale? E’ autore perché iscritto alla Siae e scrive libri e fa spettacoli teatrali? E’ personaggio politico (e non si dica di no) perché partecipa a dibattiti di natura politica (Santoro, ad esempio, non c’era al “No cav. day”)?
No, cari signori. Travaglio non è niente di tutto ciò. Lui è un bravissimo co-mu-ni-ca-to-re. Sa parlare in video e durante conferenze. Articola benissimo, va con calma, ha sempre quell’alea di asetticità che ti fa pensare: “Ammazza questo quante verità sta raccontando” e non conta se le dica o no.
Riesce a tenerti incollato per ore alla poltrona, sia essa di casa davanti alla tv o a teatro o alla presentazione di un libro. In fondo, ha la stessa principale caratteristica del suo nemico n.1, il sig. Berlusconi Silvio di Milano. Entrambi sanno comunicare e riescono a farsi ascoltare dalle platee. Faccio un esempio al contrario: prendete Peter Gomez. Bravissimo giornalista d’inchiesta e ottimo cronista giudiziario. Ma lui non “buca” il video. Alle presentazioni è noioso e la platea si accende solo quando parla il suo “socio” Travaglio. Gomez non riesce – verbalmente, s’intende – a dare sensazioni al pubblico. Perché oggi il pubblico vuole essere suggestionato, caro lettore. E Travaglio lo fa, egregiamente.
Lui potrebbe salire sul palco e dire: “21, 35, 48, olè, metti qua e prendi là!” e giù valanghe di applausi e tutti a dire “Bravo” e pronti a comprarsi il libretto e a farsi mettere la firmetta.
Ecco chi è Travaglio. Più che Inpgi e Siae gli consiglio di iscriversi all’Enpals, l’ente nazionale di previdenza per i lavoratori dello spettacolo. Avrebbe una carriera spianata.
Cordialmente
Gabriele Mastellarini