Un degustatore di vino: "Ho scoperto di essere un drogato"

Wednesday, 23 July 2008
Pubblicato nella categoria BEVI&MANGIA, LETTERE

Ancora commenti sul pezzo di Tommaso Farina apparso su questo blog

Incredibile. Io, quarantenne, che ho evitato in gioventù di fumare spinelli, prendere pasticche come facevano molti scopro adesso di essere un drogato.

Ebbene ammetto la mia colpa: quando ho una bottiglia di buon vino non mi basta un bicchiere, e quando trovo un vino interessante non ne compro una sola bottiglia. Così si fa disinformazione. Chissà se l’autore dell’articolo su Repubblica è astemio?

Luciano

Visetti, autore dell’articolo su “Repubblica” , non lo conosco. Magari Tommaso potrà dirci qualcosa in più su di lui e su altri famosi giornalisti enogastronomici (gli unici che mi vengono in mente sono Raspelli e Vizzari).

Risponde Tommaso Farina. Visetti non è un giornalista gastronomico.
Raspelli e Vizzari bevono con moderazione. Io, per me, posso dire che bevo quasi solo per lavoro, o comunque nei pranzi di famiglia.
Quasi tutti i colleghi della stampa gastronomica si comportano così.
Al Vinitaly assaggi anche più di cinquanta vini al giorno, ma tendenzialmente li sputi (tranne quelli così rari che farsene versare un bicchiere per sputarne la metà è praticamente un delitto).

Perché ho scritto un libro "su" Marco Travaglio

Wednesday, 23 July 2008
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di Nicoletta Salata

Il fatto è che io non ce l’ho affatto con Travaglio, di cui tra l’altro non ho mai letto un libro, e leggendo il mio racconto sarà chiaro il motivo, così come sarà più evidente la ragione (o meglio l’irragionevolezza….!) che mi ha spinta a scriverlo.

In effetti, semmai, ho una profonda stima, perfino una lecita…”invidia”…per la sua intelligenza e le sue capacità intellettive. Che esulano dal contenuto.
E’ l’atteggiamento che non mi piace, ma questo è un fatto puramente soggettivo, poichè io, purtroppo o perfortuna, dò ancora molto valore ai valori. Non so se mi spiego.
E comunque vorrei raccogliere da parte sua, (non potendo aspirare forse alla sua stima, che tanto gelido com’è sarà impossibile averla), anche soltanto indifferenza, ma assolutamente non il suo disprezzo.

Così ci incuriosisci. Tutti a comprare il libro su www.ilmiolibro.it. gmast.

Nella foto un sorridente Marco Travaglio in compagnia di Michele Santoro.

"Un giorno che non si ripeterà"

Wednesday, 23 July 2008
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Interessante intervento di un lettore relativo a un post precedente nel quale avevo parlato di Daniele Quarta, neolaureato in ingegneria e figlio di Lamberto Quarta attualmente in carcere (si tratta di una misura “cautelare” e non di una condanna, sia chiaro) nell’ambito dell’inchiesta sulla sanitopoli abruzzese. Stato di carcerazione che gli ha impedito di partecipare alla brillante laurea (massimo dei voti) del figlio Daniele.

Ci scrive un lettore, presente all’Università dell’Aquila nel giorno della discussione della tesi: “Devo dire che le tue parole rappresentano la realtà…vorrei far notare che su Quarta Lamberto non c’e assolutamente nulla di concreto e che la laurea di Daniele non si ripeterà. Voi come vi sareste sentiti se fosse macato un vostro genitore in un giorno così importante circondati da altre 5 candidati che uscivano e venivano abbracciati dal padre?
Io ho visto in quel momento gli occhi di Daniele e vi assicuro che non erano felici…traete voi il dado…”

Caro lettore, intanto grazie per l’intervento. Io aggiungo che Lamberto Quarta si è difeso nel corso dell’interrogatorio in Procura (si parla di una “mazzetta” da 100.000 euro ricevuta nel retro di un bar di Chieti, ma non ci sono riscontri e la dinamica dei fatti sarebbe pressoché impossibile) e, a mio modesto parere, avrebbe DOVUTO ottenere la scarcerazione oppure un “permesso” per poter assistere alla laurea del figlio.

Dal punto di vista umano è stata fatta una “carognata” a Daniele Quarta che, in questa storia, non c’entra proprio nulla.

E torno a ripetere l’interrogativo: se tra qualche mese Lamberto Quarta sarà prosciolto totalmente, chi restituirà a Daniele quei momenti?

gmast
Ultim’ora: scarcerato il condannato Contrada.

Il sostituto procuratore generale Ugo Ricciardi ha espresso «parere favorevole alle istanze» di differimento pena per Bruno Contrada. La richiesta è stata avanzata ai giudici del Tribunale di sorveglianza di Napoli che si sono ritirati in camera di consiglio per decidere. L’ex funzionario del Sisde, che sta scontando una condanna a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, era presente in aula, ma successivamebte è stato trasferito in ambulanza nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Lo si apprende dal legale di Contrada, l’avvocato Giuseppe Lipera, del foro di Catania. L’istanza di differimento pena è stata avanzata dopo l’acquisizione di nuove perizie mediche sullo stato di salute del detenuto 77enne.

Clementina non mollare (tutto per colpa di un'intervista ad AnnoZero)

Wednesday, 23 July 2008
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Intervista di Paolo Colonnello (La Stampa) a Clementina Forleo.

In lacrime? «Nemmeno una goccia».
Dispiace tanto andar via? «Non so dire. Un po’ si».

Dichiarazione di rito? «Mi batterò fino alla fine dei miei giorni, andrò a testa alta in tutti i tribunali affermando il principio per cui la legge è uguale per tutti e auspicando una seria riforma della giustizia».

Proprio fino alla fine? «Diciamo che adesso farò ricorso al Tar, poi eventualmente al Consiglio di Stato. Comunque me ne devo andare subito perché si tratta di un provvedimento immediatamente esecutivo».

«Restituirò con grande piacere una serie di fascicoli noiosi», dice. E poi? «Poi mi siederò ad aspettare che mi chiamino per dirmi in quale sede dovrò trasferirmi».
Davanti al Csm,per due volte, Clementina è riuscita a parlare: «Un giudice imparziale nel nostro paese non può ancora esistere». Brusio, disapprovazione. E quando hanno ricordato il provvedimento sulle inter-
cettazioni sbobinate di D’Alema e Fassino, ha parlato di nuovo: «Ero descritta come un giudice di sinistra attaccato da destra, ora è viceversa». Rincorsa infine dai giornalisti mentre usciva sconfitta dall’aula. «Auspico una seria riforma della giustizia», dice un po’ impettita. Quindi, dichiarazione di rito: «Ho ancora fiducia nella giustizia, che alla fine avrà la meglio».

Nemmeno un po’ pentita per le dichiarazioni fatte in tivù? «Dichiarazioni sopra le righe da parte di magistrati ce ne sono costantemente. Ci sono colleghi che hanno fatto interviste su procedimenti a loro carico, ma non è successo nulla».

La legge, conclude Clementina, «è uguale per tutti, anche per i magistrati, qualunque sia la loro appartenenza o non appartenenza».

Marco Travaglio in poesia

Wednesday, 23 July 2008
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tratto dal libro “Mio caro Travaglio…chi la fa l’aspetti” di Nicoletta Salata

Sembra che anche tu, gelido iceberg sperduto, perenne ghiacciaio che non conosce tepore, stia soffrendo il caldo; sei piuttosto sbracciato, direi quasi sbracato; forse anche un po’ svaccato?

Ma sei tu!

Sguardo sfottente, lingua tagliente, astuto e birbante, insomma una canaglia!

Stremata, sudata, sfinita ma pur sempre una simpatica canaglia.

Comunque, si racconta che i magri soffrano meno il caldo, e non avendoti tastato né visto da vicino, può anche darsi che tu, questo caldo che ha mietuto certamente numerose vittime tra il tuo pubblico delirante di sbuffi ed affanni, l’abbia stoicamente, ed imperturbabilmente, sopportato.

Invece io, qualche etto di troppo, (le crépes e i soufflés, omelettes e beignets – ancora la suadente e seducente terminologia francese!), altri cinque minuti in questo forno, no; io mi sono rotta, non voglio collassare, me ne vado, e poi c’è troppa gente, intercettarti è mission impossible!

Quanto ai chili in esubero io dico sempre: per diventare anoressici c’è sempre tempo, perché rinsecchire è un po’ come morire! (Sembrerebbe un valido slogan per una campagna pubblicitaria istituzionale-sociale contro questa “divorante” malattia, che ne pensi?)

Fallito il tentativo di un possibile approccio in occasione di questa per me deludente ed estenuante serata, ho successivamente cominciato a pensare che prima o poi avrei potuto esternare il mio slancio in un contatto epistolare.
(…)

Posta e risposta. Il libro di Travaglio e gli argomenti che "tirano"

Tuesday, 22 July 2008
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Caro Mastellarini

Personalmente, pur essendo un grande estimatore di Marco Travaglio, non comprerò l’ultimo libro soltanto perchè non avrei il tempo materiale di leggerlo e perchè conosco abbastanza bene la storia. Naturalmente i libri precedenti li ho divorati tutti, e hanno contribuito a fare di me un lettore critico, attento ed informato. Non posso che ringraziare Travaglio per questo.

Ma, in una italia dove persino Moggi e Corona pubblicano libri, Le da così fastidio se un bravo giornalista come travaglio ne scrive uno?

Nessuno è obbligato ad acquistarlo. Lei lo ha sfogliato e ha sentenziato “No”. Legittima opinione.

Ma, temo che se Travaglio scrivesse il nuovo vangelo sotto la diretta dettatura di Dio, per Lei non cambierebbe molto: sarebbe sempre il solito compilatore di sentenze, un po’ giustizialista e un po’ guascone.
A proposito, è vero che parlando di Travaglio si aumentano le visite al blog. Se è è questo il Suo obiettivo, le suggerisco anche di provare con il sesso, con il milan e con la Carfagna nuda. Anche questi sono argomenti che tirano sempre, forse anche di più.

Tra l’altro sono certo che gli argomenti validi per il suo blog non mancano. Essendo Lei un giornalista di inchiesta, mi chiedo, perchè non dedica il Suo tempo alla ricerca di argomenti migliori e più interessanti invece di fare le pulci alle virgole di MT?

Gianbi

Caro Gianbi,

Lei cerca di mischiare le carte. Meglio fare ordine. Anch’io ho letto, riletto e persino citato i libri di Marco Travaglio, quelli “veri”, come “Montanelli e il Cavaliere”, “La scomparsa dei fatti” e, perché no, “Regime”. Da qualche tempo a questa parte vedo però che lui pubblica “rimasticature”, come dice il caro collega Francesco Caridi. E io – che non ho l’anello al naso – dico ciò che penso, ma fin quando ci saranno editori che lo pubblicano…beh, buon per lui, ma io non sarei “orgoglioso” di aver scritto un “Bavaglio” qualsiasi. Eppure non critico a prescindere: quando Travaglio azzecca lo dico (veda i post precedenti), quando sbaglia pure. Non faccio parte dei colleghi “travaglini” ai quali il Nostro sta sulle p… (e ce ne sono molti, mi creda) ma non lo dicono perché, in fondo, “Travaglio è Travaglio e meglio non metterselo contro”.

L’argomento “tira”, lo ammetto. E il giornalista – come ho già scritto – deve occuparsi di quello che il pubblico vuole, ma da queste parti stiamo spaziando a 360 gradi e in un solo giorno abbiamo addirittura aperto due nuove rubriche, una culturale a cura di Nicoletta Salata (e con la supervisione del caro Sergio) e l’altra enogastronomica sotto l’egida di Tommaso Farina.

Per oggi, credo possa bastare.

Molto cordialmente

Gabriele Mastellarini

Scalfari attacca la Guzzanti e Grillo: "Insulse intemperanze"

Tuesday, 22 July 2008
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di Eugenio Scalfari per L’espresso

Un breve cenno sull’intervento di alcuni personaggi, in particolare Sabina Guzzanti, che hanno avuto luogo qualche giorno fa in Piazza Navona a Roma nel corso di una manifestazione politica indetta da Antonio Di Pietro e dal suo partito.

C’è stata discussione dopo questa manifestazione per distinguere la satira e i comici che la praticano dalla politica; dibattito tuttavia chiuso dalla stessa Guzzanti che ha rivendicato (secondo me giustamente) il diritto dei comici di esprimersi in quanto cittadini e dunque di esprimere le intenzioni e di produrre gli effetti politici che i loro interventi creano.

Giudicato dunque da questo punto di vista ‘autentico’ l’intervento aggressivamente irrisorio e insultante della Guzzanti nei confronti di Benedetto XVI è stato di pessima qualità, mosso evidentemente da problemi di visibilità esasperata che, uniti agli urlacci di Grillo, hanno finito per connotare l’intera manifestazione.

C’erano alcune migliaia di cittadini in quella piazza spinti dall’intenzione di manifestare contro il governo per validissime ragioni. Come può accadere quando si prepara una maionese con uova fresche e ingredienti di buona qualità e tuttavia basta un piccolo errore di dosaggio per farla impazzire, così le insulse intemperanze di alcuni personaggi hanno deturpato e reso politicamente inservibile quella manifestazione.

Posta e risposta. Il Monicelli del vino e le uve da bluff

Tuesday, 22 July 2008
Pubblicato nella categoria BEVI&MANGIA, LETTERE

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Sono assolutamente d’accordo con Tommaso per quanto riguarda il fatto che una certa categoria di produttori che definisco “appassionati” debba alzare la voce contro quelli che fanno “di tutta un’erba un fascio”. Sono anche convinto e mi riferisco a quanto scritto da Gabriele che è ridicolo poter pensare che dentro una una bottiglia da 80 centesimi vi sia del “vino” e che contro questa gente il nostro governo e le istituzioni ci debbano tutelare ma non inchieste e copertine ad effetto da rotocalco ma bensì con intelligenza ma sopra tutto educando i consumatori a: “bere poco ma buono”.

Anselmo

Caro Anselmo,
il caro Tommaso Farina ti ha definito il “Monicelli del vino italiano” e il tuo intervento sul tema ci inorgoglisce non poco.
Personalmente non sono un esperto a differenza di Tommaso e ho già espresso il mio giudizio nel post precedente cui tu ti riferisci. Credo sia necessario incentivare i produttori “veri”, quelli che imbottigliano vino di qualità, diffidando degli altri.
Ad esempio, vedo che tutti ormai fanno il “pecorino”, ma questo vitigno autoctono è presente in quantità minime. Mi chiedo, ma è tutto un bluff?

Saluti
Gabriele

Risponde il “nostro” esperto enogastronomico Tommaso Farina. Per lui e gli altri appassionati abbiamo coniato la nuova rubrica “Bevi&Mangia”. Slurp!

Il mio paragone con Monicelli non tragga in inganno. Non voglio additare Anselmo come una specie di “grande vecchio” (anche se la sua famiglia ha una ricca tradizione vinicola), ma semplicemente sottolineare come un Anselmo che commenta un blog più o meno gastronomico sia quasi un Monicelli che ne commenta uno cinematografico. Cioè, un punto di riferimento nel suo campo, che decide di intervenire nelle discussioni che gli sembrano interessanti.

Il pecorino, che è diffuso anche nelle Marche, in effetti è un’uva che fino a qualche anno fa nessuno si filava, pur avendone magari qualche pianta o addirittura qualche vigna. Adesso, con l’enfasi sull’autoctono, qualcuno ha scoperto che dal pecorino si possono trarre vini bianchi di struttura e corpo. Quindi, nelle cene che contano, quelle piene di enosnob e di esperti sentenziosi, non azzardatevi a chiedere: “Ma il pecorino non era un formaggio?”.

Tommaso Farina

Chi la bella? E chi la "bestia"?

Tuesday, 22 July 2008
Pubblicato nella categoria CULTUR@

Prima                                                                       Dopo

Inizia con questo articolo la collaborazione di Nicoletta Salata, autrice del racconto “Mio caro Travaglio… chi la fa l’aspetti”. E nasce una nuova categoria di articoli, CULTUR@. Benvenuta tra noi!

di Nicoletta Salata
La coreografia non è quella di Fokine, la musica non è di Saint-Saëns, la scenografia non è allestita al  Mariinsky e l’interprete non è l’eterea  e leggiadra Pavlova; non stiamo per assistere alla  struggente “Morte del Cigno” ma ad una simile e breve agonia.

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Arresti Abruzzo. Travaglio c'è (e punzecchia Facci)

Tuesday, 22 July 2008
Pubblicato nella categoria TRAVAGLIO'S

Sulla questione abruzzese (si veda la foto sotto con il Pm titolare dell’inchiesta Nicola Trifuoggi) è intervenuto anche il buon Marco Travaglio con un pezzo uscito sull’Unità e reperibile su Internet (un po’ come tutte le cose scritte nei vari suoi libri).

Marco piazza un bell’uppercut a Filippo Facci (non vedeva l’ora dopo che Facci l’ha deriso per la sua difesa satirica al processo Confalonieri), fa un piccolo elogio ad Antonio Di Pietro (scontato) e una critica a quanti sono andati a visitare Del Turco in carcere (il giorno successivo all’articolo lo farà anche Renato Farina, quasi a “provocare” il nemico Travaglio).

Ecco cosa scrive Mr. T. 1) Questo indulto-bis, che eviterà la galera ai condannati fino a 9 anni, sempre all’insegna della sicurezza, è stato denunciato da Di Pietro, mentre qualche buontempone del Pd parlava addirittura di dire qualche sì al pacchetto, anzi al pacco. 2) E’ il caso del sagace Pierluigi Mantini, che all’indomani dell’arresto di Del Turco s’è precipitato a rendergli visita nel carcere di Sulmona a braccetto col senatore Pera. I due apostoli del garantismo sono specializzati nel precetto evangelico “visitare i carcerati”, ma solo se c’è dentro qualche membro della Casta. 3) Quello con le mèches racconta sul Giornale che nel ‘93 finì in carcere l’intera giunta abruzzese, dopodichè furono “tutti assolti con formula piena”. Storie: ci volle la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale per salvare gli assessori, mentre il presidente di allora, Rocco Salini, fu condannato in Cassazione per falso (s’erano dimenticati di depenalizzare anche quello), dunque promosso deputato da FI, prima di andare ad arricchire la collezione di Mastella. Stavolta Travaglio ha ragione e Facci torto! (gmast)

Posta e risposta. Chi è Marco Travaglio? (e racconto di un suo spettacolo teatrale)

Tuesday, 22 July 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Caro Mastellarini,

credo che ogni commento ed ogni giudizio sulla persona e sull’attività di Marco Travaglio dovrebbe tener conto dell’evoluzione che, così la persona come l’attività, hanno subito nel corso degli anni in considerazione, mi pare evidente, della notorietà acquisita dal nostro.

Credo, insomma, che sia profondamente sbagliato considerare ancora Travaglio un giornalista e, conseguentemente, che non sia corretta nessuna critica che si rivolga al (l’ex) giornalista Travaglio.
Mi spiego.

Venerdì 18 luglio, teatro della Versigliana, costo del biglietto, credo (siccome ero ospite ma ho ascoltato alcuni commenti),non inferiore ai 40/50 euro, scenografia d’effetto (due musicisti che intervenivano ad intervalli ad interrompere il monologo di Travaglio sui mali del paese, durata 3 ore.

Si parte dall’arresto di Mario Chiesa per arrivare ai giorni nostri.
Ho resistito stoicamente per un’ora e mezza nel corso della quale il novello Gassman ha deliziato la platea raccontando, con una sicurezza che non ammette il minimo dubbio, una storia che mi dev’essere sfuggita, con una violenza nei toni e nella prosa, che mi riesce difficile anche solo descrivere e che non si è fermata nemmeno di fronte alla morte dei suoi numerosi bersagli (Gardini, Craxi …).

Una storia che non conoscevo: partendo da fatti veri ed accertati (arresto di Mario Chiesa, per esempio) ho appreso, per esempio, che il pool di Mani pulite ha trovato e, immagino, confiscato, il personale e inestimabile tesoro di Craxi (ville, emittenti televisive, centinaia di miliardi depositati su svariati conti correnti), che la percentuale di condanne rispetto al numero degli indagati, sempre in relazione a mani pulite, è stata nell’ordine del 75% a fronte di una media nazionale inferiore al 40% e così via.

Inutile dire che non erano consentiti interventi da parte del pubblico.
Mi resta un dubbio (oltre a quelli sul tesoro di Craxi e sulle percentuali di successo del pool di milano, ovviamente): il lauto guadagno dell’attore/regista/autore Travaglio, sconta i contributi Inpgi o soltanto i diritti Siae?

Lapi

Caro Lapi,

sulla domanda finale non so risponderti. Di certo Travaglio incassa (nel 2005 era a quota 250 mila) molto di più di un “normale” giornalista. Credo che un caporedattore di un giornale nazionale non arrivi neanche alla metà dei suoi compensi annui. Ma, visto che non son soldi rubati – e anzi ho visto gente far a botte per acquistare un suo libro (non so se poi l’abbiano letto) – è giusto che lui prenda e gli altri diano (denaro).

La ringrazio per i dettagli sullo show teatrale al quale non ho assistito, nonostante l’elevato numero di date in programma, come leggo dal blog ufficiale. Preferisco uno spettacolo di Eduardo ma – si dirà – i gusti son gusti.

Rispondo, invece, sulla domanda principale: chi è Marco Travaglio? Di recente se l’era posta anche Facci su un articolo uscito in prima sul “Giornale”, ma anche lui – secondo me – ha le idee confuse.

Travaglio è giornalista perché iscritto all’Ordine e perché scrive su giornali di rilevanza nazionale? E’ autore perché iscritto alla Siae e scrive libri e fa spettacoli teatrali? E’ personaggio politico (e non si dica di no) perché partecipa a dibattiti di natura politica (Santoro, ad esempio, non c’era al “No cav. day”)?

No, cari signori. Travaglio non è niente di tutto ciò. Lui è un bravissimo co-mu-ni-ca-to-re. Sa parlare in video e durante conferenze. Articola benissimo, va con calma, ha sempre quell’alea di asetticità che ti fa pensare: “Ammazza questo quante verità sta raccontando” e non conta se le dica o no.

Riesce a tenerti incollato per ore alla poltrona, sia essa di casa davanti alla tv o a teatro o alla presentazione di un libro. In fondo, ha la stessa principale caratteristica del suo nemico n.1, il sig. Berlusconi Silvio di Milano. Entrambi sanno comunicare e riescono a farsi ascoltare dalle platee. Faccio un esempio al contrario: prendete Peter Gomez. Bravissimo giornalista d’inchiesta e ottimo cronista giudiziario. Ma lui non “buca” il video. Alle presentazioni è noioso e la platea si accende solo quando parla il suo “socio” Travaglio. Gomez non riesce – verbalmente, s’intende – a dare sensazioni al pubblico. Perché oggi il pubblico vuole essere suggestionato, caro lettore. E Travaglio lo fa, egregiamente.

Lui potrebbe salire sul palco e dire: “21, 35, 48, olè, metti qua e prendi là!” e giù valanghe di applausi e tutti a dire “Bravo” e pronti a comprarsi il libretto e a farsi mettere la firmetta.

Ecco chi è Travaglio. Più che Inpgi e Siae gli consiglio di iscriversi all’Enpals, l’ente nazionale di previdenza per i lavoratori dello spettacolo. Avrebbe una carriera spianata.

Cordialmente
Gabriele Mastellarini

Gli 899 disabilitati dal primo ottobre

Tuesday, 22 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

A partire da ottobre partirà la disabilitazione automatica delle numerazioni gonfiabolletta. Il TAR del Lazio ha infatti rigettato la richiesta di sospensiva del provvedimento dell’Autorità Garante per le Comunicazioni che ne fissava l’operatività a partire dal primo ottobre 2008.

Un provvedimento tormentato, quello del blocco delle chiamate sulle numerazioni legate ai servizi a sovrapprezzo come 144 e 899: la delibera dell’Authority TLC aveva stabilito che, da giugno 2008, gli operatori telefonici inibissero per default a tutti gli utenti la possibilità di accedere a tali numerazioni, a meno che gli utenti stessi non ne facessero esplicita richiesta.

Contro tale provvedimento alcuni operatori avevano presentato ricorso alla giustizia amministrativa perché – a loro dire – tale blocco avrebbe messo in crisi un intero settore, anche per la scarsa conoscenza del problema e del blocco da parte degli utenti.

Motivazioni che sembravano aver convinto il TAR del Lazio, che aveva  acolto il ricorso. In seguito, l’Autorità per le TLC ha deciso una nuova data – il primo ottobre, appunto – per reintrodurre la disabilitazione automatica, promettendo un’ampia e adeguata campagna informativa. Contro questo ennesimo provvedimento, alcune società; (Dvbcom, Greentel, Unitedcom, Telemedico, Punto, Edreams) e il Costt (Comitato operatori servizi telefonici e telematici) hanno presentato una nuova richiesta di ricorso al TAR, con motivazioni analoghe a quelle formulate in precedenza.

Ma i giudici della III sezione ter, presieduti da Italo Riggio, l’hanno respinta perchè l’Authority, si legge nella decisione del tribunale, “nel differire i termini per l’attivazione automatica del blocco permanente delle chiamate e nel prevedere adeguate forme di informazione agli utenti sull’operatività del meccanismo del silenzio-assenso, fa venire meno il presupposto della misura cautelare, costituito dal pregiudizio grave ed irreparabile”.

Salvo nuovi colpi di teatro, la “bollettelenovela” potrebbe concludersi nel prossimo autunno.

Dario Bonacina per “Punto informatico”

Arresti Abruzzo. Quando la cautela è eccessiva

Tuesday, 22 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Ieri si è laureato brillantemente in ingegneria il dott. Daniele Quarta. Notizia apparentemente insignificante se l’ing. Quarta non foss’altro che il figlio di Lamberto Quarta (nella foto) uno degli arrestati nell’inchiesta sulla Sanitopoli abruzzese.

Ebbene al bravissimo Daniele (che non conosco ma al quale vanno i complimenti miei e dei miei collaboratori) è stato precluso l’abbraccio del papà al termine della discussione, perché Lamberto è “in stato di detenzione” e nessuno ha pensato a consentirgli la gioia che un padre aspetta da una vita.

Daniele si è laureato con il massimo dei voti alla presenza della madre e degli amici, ma l’abbraccio paterno gli è mancato. Lamberto, che ha già manifestato la sua totale estraneità alle accuse, avrà certamente stretto i denti in quel freddo carcere dove è in stato di “custodia cautelare”, in sostanza è un semplice “accusato”, ma non un condannato che sta lì per espiare una pena.

Ammettiamo per un attimo che su Lamberto Quarta i valenti magistati pescaresi si siano sbagliati. Ammettiamo che venga prosciolto dalle accuse, magari davanti al Gup. E allora chi restituirà a Lamberto e Daniele quegli attimi, quegli abbracci, quella gioia di un giorno indimenticabile diventato – in un solo colpo – dimenticabilissimo? Ai posteri, come sempre, l’ardua sentenza.

(gmast)

Friuli, vino e sballo: indignazione bipartisan per l'inchiesta di Repubblica

Tuesday, 22 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, BEVI&MANGIA

di Tommaso Farina

L’inchiesta di Repubblica di cui ieri ho parlato, come prevedibile, ha suscitato reazioni.
Riporto un lancio AGI di ieri.

Udine, 21 lug. – Protestano due senatori del Friuli Venezia Giulia di opposta appartenenza – Ferruccio Saro (Pdl) e Flavio Petoldi (Pd) – per l’inchiesta pubblicata su ‘La Repubblica’ inerente ‘la strage silenziosa’ che il vino sta compiendo in questa regione (67 per cento dei cittadini qualificati come bevitori, 1.500 morti per guasti causati dall’alcol). Leggi il resto –> »

Bavaglio…allo sbaraglio

Tuesday, 22 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, TRAVAGLIO'S

di Gabriele Mastellarini

Lo ammetto. Non ce l’ho fatta a resistere. Oggi ero in libreria e l’ho visto in bella mostra. Una bella pila di libri con il titolone “Bavaglio”, il nuovo saggio di Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo.

E allora ho iniziato a sfogliarlo. Due capitoli e altrettante appendici. “Berlusconi & Mills, un processo da bloccare”, “Berlusconi & Saccà, le telefonate da occultare”. In appendice, la sentenza del 2004 della Corte Costituzionale sul lodo Schifani, liberamente consultabile su www.cortecostituzionale.it, le intercettazioni sul caso Saccà, disponibili sul sito dell’espresso (basta fare la ricerca su Google), un documento del 2006 di una Commissione parlamentare, ugualmente disponibile sul sito internet della Camera dei Deputati.

Il primo capitolo si occupa del processo Mills, tutto ancora da scoprire, rinviato a settembre tra mille polemiche e dal destino quanto mai incerto dopo l’intervento dei consulenti di parte. Sembra che gli avvocati del Berlusca vogliano addirittura rinunciare al lodo Alfano, ma questo non c’è scritto.

L’altro capitolo riguarda il caso Saccà, ma non credo ci sia scritto che l’ex direttore di Raifiction è stato reintegrato da un giudice del lavoro (come accadde per Santoro) e che il cda Rai a maggioranza ha votato per la sua permanenza. Le “telefonate da occultare”, ma in larghissima parte sono uscite sui giornali e sui siti internet. Non mi sembra che Travaglio ne riporti di nuove. Sarebbe stato interessante leggere le “telefonate occultate”, allora sì che “Bavaglio” sarebbe diventato un best-seller. Ma di nuovo, mi sembra, non c’è nulla.

Interessante la prefazione di Pino Corrias. Una decina di pagine tutte da sfogliare.

A quel punto una domanda è sorta, spontanea: spendere 12 euro per 10 pagine di prefazione e per un libro già letto su Internet?

Io ho risposto “NO”.