Un produttore di vino: "La gente fa di tutta l'erba un fascio"

Tuesday, 22 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, BEVI&MANGIA

A seguito dell’articolo di Tommaso Farina, ci ha scritto un produttore di vino che ha vuol rimanere anonimo.

Caro Tommaso,

ho letto questo incredibile articolo stamane e sono arrivato alle tue medesime conclusioni. Questo è un classico dell’Italia dei nostri tempi che cerca sempre capri espiatori per una società che “si beve tutto”. Come sempre con la sua ambiguità la Repubblica gli va dietro confondendo ancor più le idee della gente ingenua e come dici tu “fa di tutta l’erba un fascio”. Peccato per noi produttori di vino che ci battiamo da sempre per il ” poco ma buono” ed aggiungo sano, possibilmente vini creati da braccia appassionate e scottate dal sole dei campi.

S’impongono alcune mie considerazioni ma, su questo campo, lascio spazio a Tommaso e attendo un suo commento, da bravo giornalista-sommelier.

I vini italiani sono sempre stati un orgoglio per il nostro Paese all’estero, un biglietto da visita, al pari del Colosseo o della Divina Commedia. Eppure, da un po’ di tempo a questa parte, si sta praticando un assurdo sport nazionale, quello del “tiro al produttore”. Chi non ricorda l’inchiesta dal titolo “Velenitaly”, fatta uscire dall’espresso negli stessi giorni del “Vinitaly” (a Verona non si parlava d’altro, purtroppo) e le polemiche che ne scaturirono.

La cosa piu’ sorprendente fu – per me – la presa di posizione di Enzo Vizzari il direttore editoriale delle Guide L’espresso che scrisse sul suo blog di non condividere quella copertina. Risultato? Cacciato, estromesso dall’espresso dove aveva anche una rubrica e blog (ospitato sul sito dell’espresso) immediatamente chiuso.

Ma torniamo al nostro produttore. “La gente fa di tutta l’erba un fascio”. Proprio vero. Ma scusate, come fanno a vendere una bottiglia di rosso a 80 centesimi al supermarket quando la bottiglia ne costa almeno 50? Significa che quel vino e’ una patacca. E poi ci sono anche i furbetti del bicchierino. I vini zuccherati, misti ad altre sostanze. Forse L’espresso ha esagerato, ma qualcuno dovra’ intervenire per riportare il settore ai vecchi albori. gmast

Scrivete, scrivete, scrivete

Tuesday, 22 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Nei post precedenti ho gia’ confessato il mio progetto, quello di trasformare questo spazio in un vero e proprio giornale on-line e, allo stesso tempo, in un luogo aperto a tutti e scevro da logiche editoriali, favoritismi o censure.

Impresa ardua e possibile solo grazie al contributo di tutti i lettori. Gia’ mi rivolgo proprio a voi. Come avete visto, alcuni frequentatori del blog (penso a Trillo, ma anche a Caruso e a Farina) sono gia’ diventati nostri collaboratori, ma si puo’ e si deve fare di  piu’.

E allora scrivete, dateci suggerimenti, soprattutto notizie. La domanda sorge spontanea: cos’e’ una notizia? Da quel poco che ne so, una notizia e’ un “qualcosa” che interessa un “certo” pubblico. Il vostro salumiere  vende merce avariata? Ne avete le prove? Segnalatecelo, scrivetelo e lo pubblicheremo. Avete scovato una storia inedita su Internet? Fatecela conoscere. Avete parlato con un personaggio tv, incontrato in mezzo alla strada e lui vi ha detto qualcosa di interessante? Riferitelo anche a noi. Per adesso l’unica “remunerazione” di questo vostro impegno sara’ il nostro plauso, ma in futuro…chissa’….magari vi offriamo un caffe’…

Ovviamente resta aperta la possibilita’ di commentare, di esprimere opinioni (purche’ tutto si svolga nel rispetto delle persone), fare critiche (anche al sottoscritto) o apprezzamenti.

Noi siamo qui. Scriveteci mastellarini@email.it

I fan di Travaglio ora mi giudicano così (e io rispondo)

Monday, 21 July 2008
Pubblicato nella categoria TRAVAGLIO'S

Risponde Gabriele Mastellarini

Sono tornato sul forum del sito www.marcotravaglio.it (non ufficiale) e ho letto le ultime sulla discussione relativa al “No Travaglio day”, ormai divenuta un pretesto per parlare di questo blog. Un blog che, sia detto di passata, continua a mietere consensi in termini di visite, commenti e ogni giorno aumenta posizioni su blogitalia.it (in un mese ne ha scalate oltre 600!). Voglio riportare alcuni commenti dei fan di Travaglio e dire la mia.

Alex 66 ho dato una scorsa veloce poco fa al Blog di Mastellarini .. come si vede, ai post dove non viene menzionato Travaglio commenta 1 utente o proprio nessuno .. il che dimostra senza equivoci la vera “pasta” di quelli che si dicono sostenitori, e che vanno in giro a fare la lezioncina non si sa bene a che titolo .. tutti attivi, allegri e giulivi se si deve spalare merda a caso su qualcuno .. totalmente assenti quando si deve discutere nel merito di cose concrete e di notizie vere. Il che, a sua volta, dimostra ancora una volta, casomai ci vosse bisogno, il senso delle “battaglie” antiTrav: quello di darsi tono e visibilità ..

Risposta ad Alex. Questo sito è una via di mezzo tra un blog e un giornale online. Anzi presto lo chiamerò blogiornale e il mio obiettivo è quello di trasformarlo in una testata finalmente libera da “pesi” editoriali e in uno spazio aperto a tutti. In sostanza, alle notizie non si commenta mentre negli spazi di discussione (Travaglio e non solo, controlli) propri di un blog si discute, ci si accapiglia, etc. Vedo minuto per minuto l’evoluzione di questo blogiornale e le assicuro che anche le notizie non commentate sono cliccate e lette allo stesso modo delle altre.

omniastruntianatant Vero! Mastellarini non ha nascosto la propria soddisfazione per i tanti accessi al suo sito proprio per la vicenda che lo legherebbe (il condizionale è d’obbligo) a Travaglio.
Detta come va detta: chi se lo filava, prima, Mastellarini? E soprattutto, quando il suo tentativo di screditare un collega dal quale lui avrebbe SOLO da imparare sarà fallito, chi se lo filerà più?
Quale sarà la prossima mossa di Mastellarini per non ricadere nell’anonimato?

Risposta a Omnia: E’ vero, l’argomento Travaglio sul web è cliccato e – seppur involontariamente – è stato il volano di questo blog. Eppure, caro Omnia, non ritengo di essere un anonimo. Non sarò Travaglio ma, come potrà vedere, anch’io faccio onestamente il mio lavoro. Magari a fari spenti, ma non in maniera anonima.

Pato 88 Vi assicuro che Mastellarini chiuderebbe anche il suo blog, se fosse possibile, pur di riavere il suo posto di collaboratore all’ Espresso che ricordiamo, per chi se lo è dimenticato, che gli è stato tolto dopo le offese di Travaglio.Semplice cronaca.

Risposta a Pato. Magari potessi tornare a L’espresso. Perdere quella collaborazione è stato come vedersi sfuggire un gioiello d’oro. Ma così è la vita.

Asdrubalino In ogni caso va dato atto a Mastellarini di combattere (credo con qualche errore di inesperienza e di non perfetta conoscenza della materia) una battaglia che come giornalista gli fa onore, quella per l’accesso alle carte su Moro, che a mio avviso meriterebbe di non essere seppellita dalla sua querelle con Travaglio, o meglio visto che fa tutto da solo dalla sua querelle contro Travaglio.
Ecco, vedere i post su quell’argomento vuoti mi dispiace, specie tenendo conto che bene o male il suo personale travagliogate porta sicuramente molti accessi.

Risposta ad Asdrubalino. Quello che sto facendo per le carte di Moro, unico in Italia, è sotto gli occhi di tutti. Ho smosso Presidenti del Consiglio, Ministri, giudici, istituzioni. Forse ho sbagliato, ma chi non fa nulla non sbaglia mai. Riguardo alla querelle con Travaglio resto della mia opinione, fino a nuovi sviluppi (mentre Travaglio, forse, se ne frega di me e della mia collaborazione persa a L’espresso).

La tigre della malora Condivido poi quanto da te scritto sulla “vera” battaglia di Mastellarini sulle carte su Moro. Se, invece di esser monomaniaco su Travaglio, concentrasse i suoi sforzi in questa e altre direzioni, sicuramente dimostrerebbe di saper fare il suo mestiere. Poco fa ho visitato il sito e mi son cascate le braccia, quando ho letto la “notizia” su Soru e l’Unità. Notizia fresca quanto un pomodoro ammuffito.

Rispondo alla tigre. L’ottimo articolo di Sandro Orlando sulla vendita dell’Unità è quanto di più inedito ci potesse essere. Io “monomaniaco”? Travaglio è solo uno dei tanti argomenti del blogiornale. E il “no Travaglio day” è un’idea che sta suscitando interesse e consensi.

omniastruntianatant Ma attenzione: “gli è stato tolto DOPO le offese di Travaglio” non significa “gli è stato tolto A CAUSA delle offese di Travaglio”, e nemmeno “gli è stato tolto PER COLPA di Travaglio”.
Se Mastellarini aspira a diventare un buon giornalista, faccia quello che ogni buon giornalista deve fare: porti le prove. Senza la prova del fatto che è stato Travaglio a farlo cacciare dall’Espresso, l’unica “cronaca” a cui stiamo assistendo è un fatto già visto e stravisto: un giovane giornalista stato sbattuto via a calci in culo da un importante settimanale.
E’ brutto a dirsi, ma sai che novità, in un’Italia in cui se non hai santi in paradiso non arrivi da nessuna parte?
Ebbene, Mastellarini la pianti con ‘sto piagnisteo del tipo “gné gné, il cattivo Travaglio mi ha fatto cacciare dall’Espresso”, faccia il suo lavoro seriamente – di magagne da scoprire in Italia ce ne sono QUANTE SE NE VOGLIONO – ed allora avrà tutta la mia stima.

Rispondo ad Omnia. Continuo a fare il mio mestiere onestamente. Non ho le “prove” che sia stato Travaglio il protagonista della mia “epurazione”, ma ho forti sensazioni. E poi Travaglio – il paladino della libertà – perché non si è battuto per farmi “rientrare”? Avrebbe dato un ceffone morale a me e a tutti gli altri. E invece…

CASO MORO. ESCLUSIVO. Sentenza Tar Lazio: "Non ci sono motivi ostativi al diniego", ma il ricorso va reiterato

Monday, 21 July 2008
Pubblicato nella categoria DOSSIER CASO MORO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, I sezione (presidente De Lise, estensore Politi) sentenza n. 7058 depositata oggi 21 luglio, ha dichiarato “improcedibile” il ricorso da me presentato per l’accesso alla documentazione sui 100 faldoni di Moro ma, allo stesso tempo, mi ha “invitato” a impugnare il successivo diniego espresso lo scorso 8 luglio dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, a firma del Direttore Generale del Dis (Dipartimento Informazioni Sicurezza), Gianni De Gennaro. Il Tar Lazio scrive che: “L’affermata carenza del Segreto di Stato, con riferimento alla richiesta documentazione ESCLUDE che la sollecitata conoscibilità dei richiesti rilievi documentali trovi legittimi MOTIVI DI IMPEDIMENTO alla presenza di un vincolo siffatto”.

In sostanza il Tar si dichiara “pronto” ad accogliere un successivo ricorso avverso alla nuova istanza (presentata in data 4 giugno) con la quale l’interessato – presto atto dell’insussistenza di motivi ostativi – ha chiesto di conoscere le modalità per l’accesso e la messa a disposizione della documentazione relativa all’uccisione dell’on.le Moro.

A quella richiesta del 4 giugno ha risposto l’8 luglio la Presidenza del Consiglio, ancora una volta in maniera interlocutoria, ma il Tar Lazio potrà agevolmente accogliere il successivo ricorso già in fase di preparazione.

I giudici hanno compensato tra le parti le spese processuali, vista l’importanza della materia.

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER IL LAZIO, I SEZIONE, ha pronunciato la seguente

Sentenza

sul ricorso n. 4123 del 2008, proposto da Mastellarini Gabriele, in giudizio in proprio ai sensi del comma 5-bis dell’art. 25 della legge 7 agosto 1990 n. 241, per il presente giudizio elettivamente domiciliato in Roma, alla via Ottaviano n. 43,

contro

la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri p.t., rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale è elettivamente domiciliata, in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12

per l’annullamento

del provvedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 2001.2.1/14747 dell’8 aprile 2008;

nonché di ogni altro atto connesso, presupposto e consequenziale;

e per la declaratoria

del diritto del ricorrente alla visione ed estrazione di copia della documentazione richiesta con istanza del 7 marzo 2008.

Visto il ricorso con la relativa documentazione;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione intimata;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore alla Camera di Consiglio del 18 giugno 2008 il dr. Roberto POLITI; uditi altresì i procuratori delle parti come da verbale d’udienza.

Ritenuto in fatto ed in diritto quanto segue:

Fatto e diritto

Espone il ricorrente – giornalista professionista freelance – di aver presentato al Presidente del Consiglio dei Ministri, in data 7 marzo 2007, formale richiesta di accesso agli atti in attuazione dell’art. 39, comma 7, della legge 3 agosto 2007 n. 124.

La documentazione richiesta, in particolare, aveva ad oggetto la vicenda riguardante il sequestro e l’uccisione dell’on.le Aldo Moro.

Nel sottolineare come la disposizione precedentemente indicata abbia disposto il venir meno del segreto di Stato riguardante gli anzidetti rilievi documentali, assume il ricorrente che, in assenza di alcun regime transitorio individuato dalla previsione in discorso, la documentazione richiesta sarebbe immediatamente ostensibile.

Contesta, quindi, l’atto con il quale il Presidente del Consiglio dei Ministri, nel rammentare che la concreta applicazione della legge 124/2007 è demandata ad apposito testo regolamentare da emanarsi con D.P.C.M., ha differito “ogni valutazione in merito” alla presentata istanza “al momento dell’entrata in vigore del citato decreto regolamentare prevista entro quindici giorni dalla sua pubblicazione”.

Nel sottolineare come il testo regolamentare sopra citato sia stato pubblicato, nelle more della proposizione dell’odierno mezzo di tutela, sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 16 aprile 2008 (e sia, quindi, allo stato entrato in vigore), assume il ricorrente che l’impugnato atto sia nullo in ragione della preclusa differibilità del diritto di accesso nella fattispecie azionato; ulteriormente rappresentando l’attualità e la giuridica consistenza della posizione giuridica dal medesimo vantato e ribadendo l’immediata conoscibilità dei rilievi documentali richiesti.

Conclude parte ricorrente insistendo per l’accoglimento del gravame, con conseguente annullamento degli atti oggetto di censura e declaratoria del diritto all’accesso alla documentazione richiesta con istanza del 7 marzo 2008

L’Amministrazione intimata, costituitasi in giudizio, ha eccepito l’infondatezza delle esposte doglianze, invocando la reiezione dell’impugnativa.

Il ricorso – ritenuto per la decisione alla pubblica udienza del 18 giugno 2008 – è improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

Successivamente all’adozione dell’atto gravato (con il quale, come precedentemente osservato, è stata al ricorrente comunicata la non immediata esaminabilità dell’istanza di accesso in ragione della mancata emanazione, all’epoca, della disciplina attuativa della legge 124/2007), la documentazione depositata in giudizio dall’Amministrazione resistente in data 14 giugno 2008 ha consentito di appurare che:

è intervenuta l’emanazione della suddetta normativa di dettaglio, di cui al D.P.C.M. 8 aprile 2008 (pubblicato in G.U. del 16 aprile 2008), nella quale sono state, fra l’altro, definite le condizioni che qualificano la posizione soggettiva del soggetto richiedente l’accesso avente ad oggetto documentazione (già) coperta dal segreto di Stato;

è stato acclarato dalla stessa Amministrazione, a seguito di istruttoria, che sulla vicenda concernente il “caso Moro” non è “mai stato apposto od opposto il segreto di Stato”;

è stata al riguardo fornita comunicazione all’odierno ricorrente (nota del 30 maggio 2008);

e, da ultimo, il sig. Mastellarini ha presentato una nuova istanza (in data 4 giugno 2008) con la quale l’interessato – preso atto dell’insussistenza di motivi ostativi all’accoglimento della richiesta già a suo tempo prodotta – ha chiesto di “conoscere le modalità per l’accesso e la messa a disposizione della documentazione relativa all’uccisione dell’on.le Aldo Moro … e comunque a tutti quegli atti indicati nella missiva inviata il 28 agosto 1998 dall’allora Ministro dell’Interno all’allora Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno del terrorismo in Italia”.

Impregiudicato l’esito che potrà venir riservato all’istanza da ultimo indicata – allo stato non noto – e, con esso, impregiudicata la tutelabilità in giudizio della posizione giuridica soggettiva facente capo all’odierno ricorrente, ove eventualmente pregiudicata dalle determinazioni che verranno in proposito assunte dalla competente Amministrazione, rileva ai fini della delibazione del presente mezzo di tutela l’evidente sopravvenuta carenza di interesse, in capo al sig. Mastellarini, alla delibazione nel merito delle dedotte doglianze, atteso che anche un eventuale accoglimento del gravame:

si rivelerebbe, in ragione delle illustrate sopravvenienze, inidoneo a garantire il soddisfacimento dell’interesse sostanziale del quale quest’ultimo assume di essere portatore;

e, in ogni caso, l’affermata carenza del segreto di Stato con riferimento alla richiesta documentazione esclude che la sollecitata conoscibilità dei richiesti rilievi documentali trovi legittimi motivi di impedimento nella presenza di un vincolo siffatto.

Le svolte considerazioni impongono la declaratoria di improcedibilità del gravame per sopravvenuta carenza di interesse; conclusivamente rilevando il Collegio la presenza di giusti motivi per compensare fra le parti le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio – Sezione I – dichiara improcedibile, per sopravvenuta carenza di interesse, il ricorso indicato in epigrafe.

Spese compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio del 18 giugno 2008, con l’intervento dei seguenti magistrati:

Pasquale DE LISE – Presidente

Roberto POLITI – Consigliere, relatore, estensore

Mario Alberto DI NEZZA – Primo Referendario

IL PRESIDENTE IL MAGISTRATO ESTENSORE

Sballati da rave party e appassionati di vino? Per Repubblica pari sono

Monday, 21 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, BEVI&MANGIA

di Tommaso Farina

Come alcuni di quelli che leggono questo blog sanno, il mio mestiere principale è quello di giornalista enogastronomico (sì, quello che nell’immaginario collettivo sa solo bere e mangiare…). Secondo voi, un giornalista gastronomico un poco informato che reazione potrebbe avere alla lettura del megaservizio apparso oggi su Repubblica sulle pagine 23, 24 e 25, oltretutto richiamato in prima?
Friuli – Alcol, la strage silenziosa: così s’intitola il sostanzioso reportage firmato da Giampaolo Visetti direttamente da Gorizia. Nel sommario: “Una dipendenza letale che uccide molto più della droga”.
Naturalmente, mi ci sono buttato subito, sperando in qualcosa di realmente illuminante. Le braccia hanno iniziato a penzolarmi ben presto. Anziché analizzare la situazione col piglio interessante che trapelava all’inizio, ben presto il giornalista inizia a confondere le acque.

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"L'Unità": cambiano editore (Renato Soru) e direttore (Concita De Gregorio)

Monday, 21 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Chi è Renato Soru? Il Governatore della Sardegna. Esatto. Il patron di Tiscali. Giusto. Ma anche il nuovo editore de “L’Unità”. Sandro Orlando per “Il Mondo” rivela tutti i dettagli. A seguire alcuni passaggi dell’intervista di “Prima Comunicazione” al neodirettore desginato del quotidiano fondato da Gramsci, Concita De Gregorio, attualmente giornalista di “Repubblica”.

All’incirca 16 milioni, euro più euro meno. È la somma che il presidente della Regione Sardegna Renato Soru ha sborsato per diventare il nuovo editore de l’Unità, come si ricava dall’atto di cessione firmato lo scorso 5 giugno davanti al notaio Roberto Vacca di Cagliari.

Una somma che è servita prevalentemente per rilevare le quote della Ad, la holding di dirczione e coordinamento (con l’82,9% del capitale) della Nuova iniziativa editoriale (Nie), società che edita il quotidiano fondato da Antonio Gramsci: con un assegno da 7,5 milioni il patron di Tiscali ha così liquidato i soci della Ad raggruppati intorno a Maria Lina Marcucci. Ma, contestualmente, il governatore ha dovuto versare anche altri 5 milioni al mondo delle cooperative tosco-liguri-emiliane, che attraverso la bolognese Soped possedevano una quota di minoranza (38,5%) nella Nuova società editrice finanziaria (Nse), ovvero la società che ha la proprietà della testata. E questo in forza di una clausola inserita nel contratto di affitto sottoscritto nel 2004 tra la Nse e la sua controllante Nie (con il 61,5%), in base alla quale ogni modifica della catena di controllo di quest’ultima avrebbe dovuto essere subordinata al «gradimento scritto» dei soci di minoranza, e cioè le coop rosse. Soru si è inoltre fatto carico anche dell’aumento di capitale (3,2 milioni) deliberato a fine maggio dai vecchi soci per ripianare le perdite de l’Unità, acquistando i piccoli pacchetti azionati detenuti direttamente nella Nie dalla famiglia Marcucci (3,5%) e dai fratelli Aprile (3,3%), fino ad arrivare a quasi il 90% delle quote.

Per il fondatore di Tiscali (foto in alto) si è trattato di un investimento modesto, tenuto conto che la sua partecipazione (25%) nell’Internet pro-vider sardo, ai valori di Borsa correnti, vale quasi 250 milioni di euro: la ricerca di un compratore si sta però rivelando più lunga del previsto. Il governatore ha nel frattempo continuato a portate avanti una serie di attività in campo imprenditoriale insieme al fratello Emanuele: e, attraverso la sua Monteverdi, l’immobiliare degli esordi con
cui ha costruito i primi supermarket, sta cosi completando un centro commerciale nel comune di Iglesias (Sardegna sudocci-dentale). Sulla marina di Arbus, in località Funtanazza, i due fratelli Soru stanno inoltre lavorando alla realizzazione di un insediamento turistico alberghiero, con centro benessere e impianti sportivi, che nascerà dalla riconversione di una vecchia colonia di minatori con 95 ettari di terreni, spiaggia e pineta annessi. A parte le ville di Cagliari e Villasimius e il casale nel paese d’origine, Sanluri, il neoeditore de l’Unità può disporre infine della maggioranza azionaria (82%) di una società biotech, la Shar.Dna., con 5 milioni di euro di capitale, che ha da poco finito di ricostruire la genealogia degli abitanti di un campione di dieci villaggi dell’isola, mappandone il dna a scopi clinici. Un’attività che però non ha ancora prodotto «risultati economici apprezzabili», come si precisa nell’ultimo bilancio. Le risorse per far camminare il quotidiano del Pd dovranno insomma arrivare da altrove.

Concita de Gregorio ha accettato la proposta di Renato Soru, nuovo editore dell’’Unità’, di dirigere il quotidiano e spiega che giornale ha in mente. “Io non sono una militante politica, non ho nessuna tessera, Il giornale per me è un giornale, è di tutti, è di chi lo compra, di chi lo legge”, dichiara Concita de Gregorio (nella foto sotto).

“È anche evidente che ‘L’Unità’ è un giornale che ha una sua tradizione. Ma un giornale si misura sulla sua qualità e non sulla sua appartenenza. Credo che da me vogliano questo. E io non posso essere destinata a un lavoro che non sia quello del giornalismo. La forza di un giornale è nei fatti. Questo so fare, questo farò”.
Renato Soru ha anche confermato amministratore delegato dell’’Unità’ Giorgio Poidomani, con il compito anche di dare vita a un polo multimediale attorno al quotidiano. “In questi anni i costi sono stati ridotti al minimo e ormai su questo versante più di tanto non si può fare”, spiega Poidomani. “Ora abbiamo una grande chance davanti a noi. Insomma, per dirla semplice: abbiamo bisogno della rivoluzione”.

Province, il Governo ritratta: "Abolizione solo parziale"

Monday, 21 July 2008
Pubblicato nella categoria SPRECHI E SPRECONI

Roberto Maroni, Ministro dell’Interno, ha ridimensionato l’idea del Premier Silvio Berlusconi di abolire le Province: “saranno cancellate solo quelle inutili”, ha detto Maroni.

“Il programma di Governo è chiaro e parla di abolizione delle province inutili”, ha dichiarato il Ministro leghista. Quali sono le province inutili? “Sono quelle delle nove aree metropolitane individuate dalla legge – continua – e saranno sostituite dalle aree e dalle città metropolitane: a questo fine, stiamo lavorando al codice delle autonomie, riprendendo il disegno di legge approvato dal precedente Governo, di iniziativa del Ministro Amato e del Ministro Lanzillotta, che prevede l’applicazione di quanto stabilito dalla Costituzione, cioè la realizzazione delle aree e delle città metropolitane (che – come ho detto – sono nove).

“È evidente -prosegue – che le province che insistono in quelle nove realtà saranno abolite e sostituite dalle città e dalle aree metropolitane,secondo gli accordi che stiamo definendo d’intesa con le comunità interessate, con l’Upi (Unione Province Italiane) e con l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani).

“Per le altre province – prosegue Maroni – il programma di Governo non afferma che esse debbano essere abolite. Ciò per un motivo molto semplice; esse svolgono infatti funzioni assolutamente importanti e anzi insostituibili nei confronti dei piccoli comuni, che non avrebbero altra possibilità per ottenere servizi, infrastrutture, manutenzione delle scuole, eccetera. Tutte cose che senza le province non si potrebbero avere”. Semmai, il ruolo della provincia in quanto ente democratico e democraticamente eletto deve essere rafforzato, eliminando invece tutti quegli enti intermedi tra comune e provincia che sono spesso una duplicazione di livelli di governo e una complicazione della gestione del territorio.

Arresti Abruzzo. La trattativa tra il re delle cliniche e il padrone di Repubblica

Monday, 21 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Gabriele Mastellarini

In due post precedenti parlavo di Carlo De Benedetti e del fatto che il suo nome fosse venuto fuori nell’inchiesta abruzzese sulla sanità.
Oggi posso dire qualcosa in più che, forse, non leggerete sui giornali.

De Benedetti, editore di Repubblica e L’espresso, è presidente del gruppo Cir che opera anche nella sanità privata attraverso la società controllata HSS (Holding Sanità Servizi ricordate questa sigla e per altre info clicca su www.cirgroup.it/index.php?id=41).
Hss vuole acquistare la clinica “Villa Pini” di Vincenzo Angelini e il 13 marzo c’è un incontro a Roma  nella residenza romana di De Benedetti (nei pressi di Palazzo Farnese), al quale non è presente il diretto interessato, cioè Angelini, ma c’è invece il Presidente Del Turco. Incontro che sembrerebbe finalizzato alla cessione della clinica. Prima di quell’appuntamento ve ne erano stati altri informali al Ristorante “Il Bolognese”.I magistrati chiedono ad Angelini se sapesse della riunione a casa De Benedetti alla presenza (tra gli altri) di Del Turco e lui replica: “No, ma prima o poi anche un pollo come me fa due più due. Nel momento in cui tu oggi mi blocchi tutto, tu Assessore scappi, tu c’hai da discutere 60 milioni, io ne avanzo 150 e tu adesso per gli stipendi mi stai facendo fare il frate cercataro…”. Si noti che Angelini non paga stipendi da aprile ai dipendenti del gruppo (circa 1.800).Angelini non vuol vendere alla Hss di De Benedetti e lo dice anche a Nicola Petruzzi, altro imprenditore abruzzese delle cliniche che, a leggere le carte, sembrerebbe portavoce della “cordata” insieme all’imprenditore romano. Angelini: “Quando ho saputo che c’era di mezzo De Benedetti ho detto, siccome credo di avervi già detto che in due occasioni hanno tentato di comprarmi tagliandomi la gola, con discorsi che un bambino gli avrebbe detto “ma vattene a fare in culo”, io li considero anche loro gente, possono essere quello che vogliono, ma pericolosa”.Nell’interrogatorio Angelini parla anche di altri manger di Hss, dal direttore generale Brizioli all’amministratore delegato Micossi, al vicepresidente esecutivo Ferraresi e rende assolutamente credibile l’ipotesi della cessione che lui mai avrebbe accettato, ma che sarebbe stata gradita da certi ambienti politici. Si paventa inoltre che Hss avrebbe in mano anche un dossier sui conti di Villa Pini, mai autorizzato da Angelini.
Angelini: “Del Turco, Quarta, Mazzocca, Micossi, Petruzzi, non ricordo se ci fossero altri, non mi ricordo della Deutsche Bank, hanno fatto questo discorso, l’accordo è stato “se Villa Pini vende, con voi ci aggiustiamo””.
E ancora: “Brizioli per conto di chi parlava? Angelini: “Per conto di HSS, loro lo sanno…”Angelini “ha un ruolo nella compagine, mi pare che sia direttore generale. Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio): “direttore generale”. Angelini: “Ecco, appunto…” Avvocato Difensore: “carte?” Angelini: “carte in cui c’erano dati di Villa Pini, dati che riguardavano…Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi) “dati che riguardavano la Sua attività?” Angelini “assolutamente sì”.
Avvocato Difensore “che tu non avevi dato?” Angelini “che io non avevo dato, né avevo autorizzato a dare”.Durante l’interrogatorio, i Pm pescaresi parlando della trattativa con De Benedetti dicono di aver sentito in Procura il 17 gennaio 2008 il sig. De Benedetto. Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi): “Quando abbiamo sentito De Benedetto? Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) “il 17 gennaio. Gennaio del 2008.” Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi “Ci ha parlato dell’avvento in Abruzzo il De Benedetto“. Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) “Lei sa poi se c’è stato un successivo incontro dopo quello formale del Bolognese, per parlare della cessione della Sua azienda? La cosa strana è che chi dovrebbe cedere non partecipa a una trattativa, è una cosa assurda.
Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi) “un incontro nella residenza Romana di De Benedetti?”.Un altro riscontro importante arriva dalle intercettazioni telefoniche tra il manager Gianluca Zelli (accusato di riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta) e il direttore della Cassa di Risparmio dell’Aquila, Rinaldo Tordera. Il 10 marzo (data cruciale dell’intera inchiesta) Tordera e Zelli parlano. “Rinaldo dice che si trovava dal loro amico (Angelini) che gli ha detto che a quelli non venderà. Zelli chiede se si riferisca alla Hss e l’interlocutore risponde di sì”.

Su quel 10 marzo c’è un altro riferimento nell’interrogatorio di Angelini, relativamente a un incontro al Ristorante Il Bolognese, a Roma. “Il 10 marzo era solo con De Benedetti padre, cioè arriviamo con il delinquente più grosso, invece no”.

Da un’altra intercettazione del 18 febbraio il faccendiere Zelli: «Dice di aver sentito delle notizie in giro in merito alla trattativa con Rodolfo De Benedetti della HSS… Zelli gli dice di avere incontrato Benetton per le stesse vicende». Il 3 marzo, Zelli chiama il direttore della Cassa di Risparmio dell’Aquila, Rinaldo Tordera: «Quello gli confida che, dalle informazioni in suo possesso, Angelini vuole vendere tutto in blocco a un gruppo importante del Nord. Zelli dice di saperlo, si tratta di Nicola Petruzzi con la HSS del figlio di De Benedetti, Rodolfo».

Scrive “La Stampa”: “Lo stesso Del Turco s’interessa alla vendita della clinica di Angelini, alle spalle del diretto interessato. A marzo va a parlarne a Carlo De Benedetti. Spinge gli imprenditori locali a passare con Deutsche Bank. “Le intercettazioni telefoniche – scrive il gip Maria Michela Di Fine – evidenziavano interessi diretti con l’istituto di credito, nonché fattiva ingerenza nella trattativa per la vendita della casa di cura”.

 Riporto qui sotto le parti relative all’interrogatorio di Angelini, riprese dal sito dell’espresso.

Angelini M. Vincenzo – infatti io mi muovo quando mi faccio la convinzione… Ah, ci siamo scordati una cosa…
Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) – una cosa importante…
Angelini M. Vincenzo – HSs.
Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) – esatto, è rimasta appesa là tutto il giorno e io…
Angelini M. Vincenzo – poi, magari in un’altra circostanza posso essere più preciso sulle date, in buona sostanza avviene questo: Mario Ferraresi prende contatti con Gianna D’Innocenzo…
Avvocato Difensore – chi è Mario Ferraresi?
Angelini M. Vincenzo – Mario Ferraresi, adesso lo diciamo subito chi è, è l’ex Presidente del gruppo Santo Stefano che adesso è Vice Presidente esecutivo della HSS, in quanto Santo Stefano ha venduto a HSS e ha mantenuto una quota del 20 per cento.
(…OMISSISS…)
Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) – il 10 marzo?
Angelini M. Vincenzo – eh?
Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) – Lei aveva detto il 10 marzo la scorsa…
Angelini M. Vincenzo – no, il 10 marzo era solo con De Benedetti padre, cioè arriviamo con il delinquente più grosso, invece no. Perché dico “delinquente”? Perché quando ho saputo che c’era di mezzo De Benedetti ho detto, siccome credo di avervi già detto che in due occasioni hanno tentato di comprarmi tagliandomi la gola, con discorsi che un bambino gli avrebbe detto “ma vattene a fare in culo”, io li considero anche loro gente, possono essere quello che vogliono, ma pericolosa.

Avvocato Difensore – l’ipotesi vecchia era quella di mettere tutte le quote in una società, far finanziare questa società dalle banche, e quindi prendere poi una parte di quote da lui, e con i soldi presi dalle banche pagare lui.
Angelini M. Vincenzo – sì, sì. Però la cosa comica, signor Procuratore, quale era? Che la seconda quota mi veniva data in cinque anni, ma io rimanevo amministratore per tre. Quindi non è che ti voglio impiccare, ti faccio vedere già il palo e la corda. Ma dico “che c’ho scritto, proprio giocondo?”. Al che dico a Nicola “guarda, Nicola, se ci sta di mezzo HSS, etc.”, “no, no, per l’amore di Dio, parliamo noi”, e va bene. Gli ho raccomandato questa cosa, se nonché in un, non saprei ricordare se è successo dicembre, gennaio o a febbraio, ma insomma prima del 18 febbraio certamente, si incontrano al Bolognese, mi racconta Nicola Petruzzi, Petruzzi, Quarta, Mazzocca, Del
Turco e il professor Micossi. Il professor Micossi chilometrico e simpaticissimo amministratore delegato della HSS.
(…OMISSISS…)
Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) – Lei sa poi se c’è stato un successivo incontro dopo quello formale del Bolognese, per parlare della cessione della Sua azienda? La cosa strana è che chi dovrebbe cedere non partecipa a una trattativa, è una cosa assurda.
Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi) – un incontro nella residenza Romana di De Benedetti?
Angelini M. Vincenzo – no.
Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) – quello dietro a Palazzo… a Piazza Farnesi?
Angelini M. Vincenzo – no. Forse si saranno incontrati Petruzzi, Del Turco etc, etc., io no.
Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi) – Lei sicuramente no, lo sappiamo che Lei non c’era.
Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) – Lei non c’era.
Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi) – non ha saputo di questo?
Angelini M. Vincenzo – no.
Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) – nessuno glielo ha raccontato?
Angelini M. Vincenzo – no, ma prima o poi anche un pollo come me fa due più due. Nel momento in cui tu oggi mi blocchi tutto, tu Assessore scappi, tu c’hai da discutere 60 milioni, io ne avanzo 150 e tu adesso per gli stipendi mi stai facendo fare il frate cercataro, per cui ancora oggi, signori, Chieti, che è colpevole perché Maresca lo sa benissimo quello che ha fatto, al di là delle chiacchiere che può dire, perché Maresca poteva benissimo non pagare, perché c’era la delibera di sospensione per lui poteva benissimo non pagare, quindi quando lui dice quella palla che certifica, certifichi che? “Gli abbiamo certificato”, allora mettiamoci d’accordo, quando tocca a me non li
certifichi, invece sono tutti regolari, oggi hanno dato, o ieri, altri due milioni e quattro o due milioni e sette a Deutsche Bank, perché hanno pagato cinque milioni e mezzo a me, due e tre a me e il reste a Deutsche Bank. Adesso forse raggranelleremo cinque o sei milioni per pagare gli stipendi.
Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi) – senta, ma… Quindi praticamente questa trattativa con la HSS e Petruzzi…
Angelini M. Vincenzo – un attimo, torniamoci. Dopodiché continuiamo con Nicola questi discorsi, lui è sempre molto preoccupato da questa faccenda dei recuperi, io gli arrivo a dare una serie di carte fino a quando lui arriva al punto, in realtà, da dirmi “per tutta Villa Pini ti posso dare 40 milioni”. Non devo aggiungere altro, credo. Ho detto “va bene, lasciamo stare, come non detto, me lo potevi dire tre mesi fa”; “questo no perché è così, questo no per è cosà, questo no perché è cosù”.
Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi) – quindi non c’è stato un Suo ripensamento sulla opportunità o meno di vendere, c’è stato un rifiuto di una proposta inaccettabile a Suo giudizio?
Angelini M. Vincenzo – esattamente, proprio così. Che a questo punto ha giustamente scatenato la mia famiglia, perché io sono uscito da questo stato di profonda, no, la depressione è un’altra cosa, il depresso non è consapevole, no, da questo stato di profonda afflizione, questa è la parola, di cuore spezzato…
Angelini M. Vincenzo – era già accaduto questo, sì, sì. Perché di questo hanno parlato a quel tavolo, cioè di questo Del Turco, Quarta, Mazzocca, Micossi, Petruzzi, non ricordo se si fossero altri, non mi ricordo della Deutsche Bank, hanno fatto questo discorso, l’accordo è stato “se Villa Pini vende, con voi ci aggiustiamo”, e questo me lo ha ribadito Quarta anche più recentemente quando io gli ho riparlato della questione Sanatrix, di cui parliamo nella denuncia, ha detto “vabbè, dai, mo Sanatrix – va bene, mo l’abbiamo già scritto – è meglio. Anche con l’altra storia che hai deciso, non ci hai fatto sapere più niente?”, gli ho detto “no, no, non ne faccio niente di quell’altra storia”. Qualche settimana dopo arriva l’avvio di procedimento.
Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi) – quando abbiamo sentito De Benedetto?
Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) – il 17 gennaio. Gennaio del 2008.
Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi) – ci ha parlato dell’avvento in Abruzzo il De Benedetto. 
(…OMISSISS…)
Angelini M. Vincenzo – sì, sì, certo, assolutamente. Abbiamo avuto una riunione con Brizioli, amico di Di Stanislao, confratello, nonché cooscrittore del Piano Sanitario e di altre cose, in cui parliamo di fatti e Brizioli se ne esce con un pacco di parte, dice “ah, come sapete”, “io veramente professore”, “ah, ma queste me l’ha date la D’Innocenzo”…
Avvocato Difensore – Brizioli per conto di chi parlava?
Angelini M. Vincenzo – per conto di HSS, loro lo sanno…
Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) – ha un ruolo della compagine.
Angelini M. Vincenzo – ha un ruolo nella compagine, mi pare che sia direttore generale.
Pubblico Ministero (Dottor G. Di Florio) – direttore generale.
Angelini M. Vincenzo – ecco, appunto.
Avvocato Difensore – carte?
Angelini M. Vincenzo – carte in cui c’erano dati di Villa Pini, dati che riguardavano…
Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi) – dati che riguardavano la Sua attività?
Angelini M. Vincenzo – assolutamente sì.
Avvocato Difensore – che tu non avevi dato?
Angelini M. Vincenzo – che io non avevo dato, né avevo autorizzato a dare.
Pubblico Ministero (Dottor N. Trifuoggi) – che gli aveva dato la D’Innocenzo?
Angelini M. Vincenzo – che gli aveva dato la D’Innocenzo. Che se me l’avesse chiesto gliele davo, però gliel’ha date la D’Innocenzo in altri tempi a mia insaputa, tant’è che lui è diventato di mille colori, io per non farci una figura di cazzo ho detto “va bene, ah, sì, sì, va bene, poi me ne ha parlato”, che gli dovevo dire? Questo è avvenuto, diciamo, a metà trattativa, perché io ho parlato con Brizioli e Petruzzi una sola volta, fondamentalmente ho
parlato due volte con Ferraresi, una con Brizioli e Petruzzi e poi sempre con Nicola Petruzzi.

Laurea finta: fa il medico per 12 anni, spillando 300.000 euro

Monday, 21 July 2008
Pubblicato nella categoria SENTENZE

di Gabriele Mastellarini per “Il Sole24Ore” Sanità

Si era dato un bel 110, il massimo dei voti, rinunciando però alla lode e dopo 8 mesi eccolo abilitarsi all’esercizio della professione di medico chirurgo. Tutto falso. All’università “La Sapienza” di Roma risultava iscritto, ma non aveva sostenuto esami e la certificazione prodotta in “copia conforme all’originale” era falsa.

Ma per dodici anni il falso medico siciliano ha lavorato regolarmente, dividendo il tempo tra la Asl numero 5 di Messina (dove si occupava di continuità assistenziale in vari presidi ospedalieri) uno studio privato a Torregrotta (Messina) dove si qualificava come medico-chirurgo e oncologo e un centro per il benessere fisico intestato alla moglie.

E’ rimasto in servizio presso l’azienda sanitaria per dieci anni (dal ’97 al 2006) senza che nessuno se ne accorgesse, passando dal contratto a tempo determinato a quello indeterminato e incassando complessivamente 272 mila euro netti come retribuzioni.

I vertici della Asl non si erano accorti di nulla, limitandosi ad accettare le copie dei titoli e dei relativi certificati di iscrizione all’Ordine provinciale dei medici e odontoiatri e alla Federazione Nazionale. Attestati ottenuti propinando le stesse fotocopie autentiche della laurea alla Sapienza e del certificato di abilitazione, sempre “rilasciato” (sic!) dall’Ateneo romano. Il vaso di Pandora si scoperchiava nel 2006 a seguito di un esposto presentato da alcuni medici del presidio di continuità assistenziale di Stromboli che facevano notare al servizio ispettivo dell’azienda sanitaria una certa «mancanza di professionalità» di quello strano collega.

La vicenda finiva sui giornali locali e, dopo le indagini svolte dalla Guardia di Finanza, si aprivano i due processi, quello penale per l’esercizio abusivo della professione (concluso con la condanna in primo grado davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Botto, sezione distaccata di Milazzo) e quello contabile per il recupero dei 272 mila euro pagati dall’azienda sanitaria locale ad un soggetto che non ne aveva i titoli.

La richiesta di restituzione della somma, avanzata da Gianluca Albo, sostituto procuratore generale presso la Corte dei Conti della Sicilia, è stata accolta in toto dal collegio giudicante composto da Pino Zingale (presidente, estensore), Guido Petrigni e Oriana Calabresi (referendari). Con la sentenza n. 1443 del 26 maggio 2008 (camera di consiglio del 15 aprile) il falso dottore è stato condannato a restituire 272.977 euro, più interessi, rivalutazione e spese processuali. «Il convenuto – si legge nel dispositivo – va dichiarato responsabile a titolo di dolo dei fatti a lui addebitati e condannato in pieno accoglimento delle domande proposte contro di lui dal Pubblico Ministero». Gli avvocati della difesa chiedevano una riduzione sostenendo che, comunque, l’opera del medico senza laurea aveva avuto una certa “utilità” per i pazienti. Ravvisavano inoltre la prescrizione per i primi cinque anni. Su entrambi i punti la Corte ha replicato in maniera netta. «L’imperizia del convenuto era talmente palese da essere rilevata dagli stessi colleghi i quali, con grande senso di responsabilità e infrangendo quel muro di colpevole silenziosi che ha spesso caratterizzato le vicende siciliane, lo hanno denunciato. E non si vede, come in presenza di simili evidenze (…) si possa anche solo invocare un’utilità delle sue prestazioni». E’ stata messa «a repentaglio la salute» dei pazienti, confermano i giudici nella sentenza di primo grado.

Respinta anche l’ipotesi della prescrizione: «Il diritto al risarcimento da responsabilità amministrativa si prescrive in cinque anni dalla data in cui si è verificato il fatto dannoso, o in caso di occultamento doloso del danno, dalla data della sua scoperta. E’ evidente come nel caso di specie sussista un occultamento doloso», quindi il termine di prescrizione non decorre dal giorno di assunzione nel 1997 ma dalla più recente data di «scoperta della falsità», avvenuta nel 2006.

Dossier Caso Moro. Quella lettera di 30 pagine per 100 faldoni di documenti

Sunday, 20 July 2008
Pubblicato nella categoria DOSSIER CASO MORO

di Gabriele Mastellarini

Sono passati più di 4 mesi da quella rivelazione di Giovanni Pellegrino, ex presidente della Commissione Stragi, al settimanale “Panorama”, sull’esistenza dei famigerati 100 faldoni del caso Moro, attualmente coperti dal vincolo del segreto (anzi, sottoposti a elevata classifica).

Come molti sapranno (chi non ricorda vada sulla barra di destra e clicchi su “Dossier Moro”), ho presentato vari ricorsi e interessato molte Amministrazioni: dalla Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Interno, alla Commissione d’accesso agli Atti di Palazzo Chigi all’Archivio Storico del Senato. Ad oggi attendo ancora il verdetto della prima sezione del Tar Lazio. Una sentenza che dovrebbe essere depositata nelle prossime settimane. Inoltre è pendente un altro ricorso alla Commissione d’accesso agli atti contro il Ministero dell’Interno.

Ma in questi quattro mesi ho “smosso” qualcosa e ci sono alcune novità:

L’8 aprile scorso, come comunicatomi dal Ministero dell’Interno, l’ex Presidente del Consiglio “ha autorizzato l’avvio delle procedure di declassifica della documentazione afferente il cosiddetto “caso Moro” e la Presidenza del Consiglio è stata “individuata quale struttura dove custodire tale carteggio una volta declassificato, al fine di concentrare in un’unica sede l’accesso e la visione degli atti da parte dei soggetti aventi titolo”;

La lettera inviata il 27 agosto 1998 dall’allora Ministro per l’Interno Napolitano al Presidente Pellegrino è stata acquisita dall’archivio del Senato al protocollo n. 3045, ma la sua consultabilità è ancora “Riservata”, quindi inaccessibile, nonostante la legge sul segreto di Stato entrata in vigore l’anno scorso preveda l’automatica declassifica.

Nonostante sia “Riservata”, il frontespizio di tale comunicazione circola liberamente su Internet (e io l’ho messo su www.dituttounblog.com/wp-content/uploads/2008/05/lettera.png)

Oggi sappiamo anche che quella lettera E’ DI 30 PAGINE e accompagna un folto carteggio che si riferisce principalmente a due eventi importanti: il covo di via Gradoli e il falso comunicato del Lago della Duchessa

La missiva è definita “lettera di trasmissione”, ma questa “trasmissione di documenti” dall’Interno alla Commissione Stragi avviene in due diverse fasi. E’ necessario capire se tutti i documenti preannunciati sono effettivamente arrivati in commissione Stragi e se sono tutti custoditi all’Archivio del Senato (Palazzo Giustiniani a Roma);

Quella gran mole di documenti, i famosi 100 faldoni, dovrebbero (condizionale è d’obbligo) essere stati già consultati da commissari e consulenti, ma tra i vari punti indicati in quella lettera ce ne sono alcuni dei quali non si è mai parlato, come un appunto datato 6 maggio ’78 sul ritrovamento del luogo di prigionia.

Questo è tutto quello che, ad oggi, sono riuscito a fare e a sapere, ma andrò avanti per mettere le mani su quei 100 faldoni relativi al caso Moro. Spero di riuscirci al più presto.

Travaglio, D'Annunzio, Mastellarini e…Marcus Tripalium

Sunday, 20 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Nicoletta Salata autrice del libro/racconto “Mio caro Travaglio…chi la fa l’aspetti”. Disponibile su www.ilmiolibro.it/libro.asp?id=28308

Definendomi “coraggiosa” forse allude alla sostanza del mio racconto che, dal titolo, si presume possa essere alquanto critico e pungente. Spero di non deluderla perchè se da un lato questa ipotesi corrisponde al contenuto del testo, poiché non mi sono certo preclusa una leggera e burlesca derisione del soggetto in questione, va precisato che si tratta però, nell’insieme, di qualcosa di diverso.

Non una trattazione sui “delitti” e sulle “pene”, (di cui egli certamente è attore ed autore) in chiave pseudo-politica-giornalistica, che del resto non mi compete non possedendo io affatto né il passe-partout né la combinazione per sfondare questa porta, ma una visione derivata da fortuiti e non casuali eventi, che mi hanno indotta, condotta e….ridotta ad analizzare alcuni aspetti, se vogliamo più umani, del Signor Travaglio.

E dandomi la possibilità, al contempo, di esprimere ..effetti personali…, custoditi in sigillati e segreti archivi e di rado…esibiti.

Quasi a voler contrapporre il frastuono di dibattiti spesso violenti, arroganti, ingombranti, con l’esigenza e la volontà di non affossare né lasciare estinguere parole più pacate, più dosate, più intimiste.

Perchè in questo vortice di parole in cui ciascuno dice la sua additando, criticando, imponendo il proprio dictat, direi che “…codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, resta una profonda ed incancellabile verità. (E.Montale da “Ossi di Seppia”).

Veloce e, spero, piacevole da leggere, questa lettera-racconto si interrompe quando sulla scena di questa sorta di pièce surreale cala, inevitabilmente, il sipario. E tutto ciò che ancora si può dire, e raccontare, ed esprimere, potrà risalire sul palcoscenico appena una nuova rappresentazione sarà pronta e qualora il pubblico vorrà assistervi.

A proposito di poeti, mi piace segnalare questa ennesima strana coincidenza. Sul sito www.ilmiolibro.it gli autori hanno la possibilità di inserire, scegliendoli nella vastissima biblioteca messa a disposizione, dei libri nella propria “libreria” poi resa visibile e consultabile dagli altri utenti.
Tra i vari, ho cercato ripetutamente, ma invano, Gabriele D’Annunzio, il quale sorprendentemente infatti non risulta. L’ho successivamente trovato con una ricerca incrociata, digitando cioè i titoli dei suoi libri che mi interessavano. Ma anche in questo caso ho riscontrato la scarsità di elementi. Questo fatto mi ha piuttosto sorpresa poiché ritengo, e non credo di essere la sola, che il “Vate” rappresenti a suo modo un pilastro della letteratura del ‘900, e non solo di quella, considerando anche la sua particolare esistenza. Condivisibile o meno, ovviamente, del resto io stessa, pur amando la sua poetica, ne riconosco l’eccessiva esaltazione e la degenerazione. Comunque, se D’Annunzio non si trova, ecco che mi imbatto su di lei (Mastellarini), stesso nome, stessa regione… e allora “Isciacquio, calpestio, dolci rumori.Ah perchè non son io co’ miei pastori”!

Incipit del libro/racconto di Nicoletta Salata, “Mio Caro Travaglio…chi la fa l’aspetti” 160 pp. Euro 13,00 www.ilmiolibro.it/libro.asp?id=28308
Una onirica visione notturna ed una serie di eventi altrettanto imponderabili suscitano all´improvviso parole, confessioni, battute che si intrecciano e confluiscono leggere e surreali in questa lettera-racconto. In cui il protagonista, Marcus Tripalium, torturatore e dio della guerra, facondo paroliere, profeta spifferatore di ignobili malefatte, viene qui “sbattuto” su di un immaginario palcoscenico ad incarnare stampalati personaggi a lui affini. Forse solo un involontario pretesto per liberare alcune “note personali” finora rinchiuse in una sorta di turris eburnea. Per contrapporre il bisogno di poesia, musica e profondità ad una realtà che sembra sempre più abbruttire il culto di Arte e Bellezza.

Matteo Cambi (Guru): "Sono in crisi di astinenza"

Sunday, 20 July 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Matteo Cambi, inventore del marchio “Guru”, ora in carcere per bancarotta ha chiesto al Gip Pietro Rogato e al Pm Lucia Russo di scarcerarlo manifestando “problemi di carattere psicologico, derivanti anche da un momento di difficoltà legato ad astinenza da sostanze stupefacenti”.

L’uso di cocaina per Matteo – rivela Francesco Bandini, giornalista della “Gazzetta di Parma – andava avanti già da parecchio tempo, tant’è vero che anche nel corso della perquisizione effettuata in novembre nella sua casa di via Farini era stato trovato dello stupefacente: una quantità modesta, per uso personale, e tale da non far scattare denunce per reati di droga ma che comunque gli è valsa la segnalazione alla Prefettura quale assuntore di sostanze stupefacenti.

Negli ultimi mesi aveva deciso di intraprendere un percorso terapeutico al Sert, il servizio tossicodipiendenze della Asl.

AMARCORD. Paolo Barnard (ex Report): "Noi esterni, giornalisti coraggiosi, ma usati e cestinati al primo problema" (sottoscrivo)

Sunday, 20 July 2008
Pubblicato nella categoria AMARCORD

Un coraggioso articolo di Filippo Facci sul caso del free-lance Paolo Barnard, co-fondatore di Report, clamorosamente abbandonato dalla Rai.

Nessuno metterà in dubbio la buona fattura di Report, il programma della Rai premiato e osannato un po’ a tutti: il problema è che qui risulta che Milena Gabanelli, chiediamo scusa, faccia la paladina dell’informazione col deretano altrui.

Ciò risulta dall’incredibile vicenda documentata da Paolo Barnard, ex giornalista appunto di Report ora in forza a Rai Educational. In un guscio di noce, la vicenda è questa: un giornalista fa un’inchiesta per Report che viene apprezzata, mandata in onda, lodata, perciò replicata due anni dopo, ma a un certo punto querelata; e la Rai e la Gabanelli non solo abbandonano il giornalista al suo destino, ma gli comunicano che nel caso di rivarranno su di lui.

D’accapo. Paolo Barbard è un fedelissimo di Report della prima ora: vi ha lavorato sin dal primo munuto della messa inonda, nel 1994. Ben sette anni dopo, tra altre, Report trasmette anche una sua inchiesta contro la pratica del comparaggio farmaceutico, la tendenza ossia di alcune multinazionali a corrompere i medici con regali che facilitino prescrizioni dei loro farmaci. Come d’uopo, uno dei più alti avvocati della Rai visiona il lavoro prima della messa in onda, e fornisce il suo benestare. Sicchè, trasmesso l’11 ottobre 2001 e come detto apprezzato, il servizio di Barnard viene replicato il 15 febbraio 2003. Tutto bene, brava Gabanelli. Barnard, tra l’altro, quando niente è ancora successo, decide di lasciare Report e di passare ad altri lidi. Tutto normale, ma poi ecco, giunge la querela di un informatore farmaceutico: e all’apparenza nessun problema anche qui, anche perché l’arcigna Gabanelli aveva sempre assicurato i suoi reporter circa l’ovvia disponibilità della Rai a prenderme le difese.

Il dettaglio è che non è vero: dopo un po’ di tempo la Rai e la Gabanelli abbandonano Barnard al suo destino. A difendere solo la Rai e la Gabanelli, visto che i 18 avvocati dello studio legale Rai non sono reputati sufficienti, sarà il prestigioso studio del professor Andrea Di Porto, ordinario alla Sapienza; Barnard, invece, nonostante avesse lavorato a Report per dieci 10 anni, viene mollato. Non solo. Il 18 ottobre 2005 riceve un atto di costituzione della RAI nei suoi confronti: significa che l’azienda si rifarà su di lui nel caso la causa fosse persa. Testuale: «La presente vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI dovesse pagare». A quel punto Barnard contatta la Gabanelli, che il 15 novembre lo rassicura per email: «La rivalsa che ti era stata fatta è stata lasciata morire in giudizio… è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire… Finirà tutto in nulla».

Un accidente: perché a oggi la rivalsa è ancora valida. Milena Gabanelli non si è mai dissociata in alcun modo. «Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero», ha scritto Barnard in una lettera spedita a vari siti internet. «Oggi», parole sue, «sono gli avvocati dei gaglioffi e gli uffici legali dei media che decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.
Questo bavaglio avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti: di molto superiore a quello di qualsiasi politico».

Il punto è che la denuncia di Barnard ha cominciato a girare in rete. Dopo esser passata dai blog di Massimo Mantellini e Sandro Gilioli, collaboratori del Sole24Ore e dell’Espresso, la lettera di Barnard è giunta sino alla Community della Rai, un forum di discussione in rete. E lo sbigottimento si è fatto largo, tanto che parecchi, insistentemente, hanno cominciato a chiedere spiegazioni e a trarre conclusioni dalla mancata replica della Gabanelli. Replica che infine, pressata, la giornalista ha scritto di proprio pugno il 10 febbraio scorso: «Ogni azienda, giornale o tv fornisce l’assistenza legale ai propri dipendenti, non ai collaboratori» ha esordito incappando nello primo svarione: non è vero. La stragrande maggioranza dei quotidiani tutela legalmente i propri collaboratori, questo compreso: e lo sa bene lo scrivente, che collabora a questa testata da 14 anni. Ma lo fanno anche gli altri giornali. Lo fa anche Mediaset. Solo la Rai, a quanto pare, non prende la responsabilità di quanto trasmette. Ma continua la Gabanelli: «Non avendo l’autore del servizio nessun contratto di collaborazione con la rai, si assume i rischi in caso di richiesta di risarcimento danni», insiste. «Per quel che riguarda la questione legale che coinvolge Paolo Barnard, sono convinta della bontà della sua inchiesta e penso che alla fine ci sarà una sentenza favorevole. Ci credo al punto tale da aver firmato a suo tempo un atto nel quale mi impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua in caso di soccombenza».

Peccato che, stando almeno a quanto sostengono Barnard e il suo legale, la generosa offerta non esista: «Né io né il mio legale abbiamo mai ricevuto alcunchè: Se anche fosse, sarebbe una vergogna: un tentativo di tacitarmi mentre lei, di fronte alla Rai, possa mostrarsi in accordo con la loro sciagurata politica nei mie confronti. La verità è che la Rai ha responsabilità pesanti nell’abbandonare collaboratori che tanto fanno per i suoi palinsesti: noi “esterni” siamo quelli coraggiosi, che lavorano dieci volte gli altri, quelli senza stipendio, quelli che non confezionano le narrative false dei telegiornali. Usati e cestinati al primo problema. A questo punto non m’importa delle querele, quello che voglio è prendere posizione di fronte a questa censura con cui la Gabanelli è in palese collusione». Barbard è molto arrabbiato, e forse ne ha tutte le ragioni. No, non finirà qui.

Racconto: "Mio caro Travaglio…chi la fa l'aspetti"

Saturday, 19 July 2008
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Nicoletta Salata ha pubblicato un racconto dal titolo “Mio caro Travaglio…chi la fa l’aspetti”. Le facciamo i nostri complimenti e un fortissimo in bocca al lupo. E, in attesa di saperne qualcosa di più, riportiamo le prime righe così some disponibili su ilmioilibro.it.

Mio caro Travaglio…chi la fa l’aspetti. di Nicoletta Salata

Ricordo che nella stanza in cui dormivo da bambina, insieme ai miei due fratelli, in età di elementari, tra i vari quadri appesi al muro spiccava una serie di disegni che raffiguravano alcune scene tratte dalle fiabe e dai cartoni della Walt Disney.
Quello che da subito mi colpì particolarmente, e per anni restando al suo posto non smise mai di sorprendermi, era quello che raffigurava un albero a cui era appeso un grande sacco, in cui erano rimasti intrappolati tre temibili e minacciosi personaggi, appartenenti a storie diverse ma riuniti per l’occasione.

Sotto di loro, altri tre, le vittime designate che però per furbizia o casualità si erano salvate, se la ridevano a crepapelle stando in piedi sulle zampette posteriori La filastrocca, descrittiva della scena che per molto tempo rimase impressa nella mia mente infantile, e forse rappresentò perfino un insegnamento e addirittura un monito nella mia educazione, e il cui senso è tutt’ora valido anche se non sempre verosimile, diceva così La volpe, l’orso e il lupo nei tranelli volevano attirare i tre porcelli. I tre compari adesso così stretti rifletton tristi chi la fa l’aspetti. Devo precisare per scrupolo che il sottotitolo,puramente casuale, mi è stato suggerito unicamente dagli effetti spesso fastidiosi ed irritanti, presumo, che l’intensa attività giornalistica del protagonista inevitabilmente produce nei confronti di chi viene, di volta in volta, preso di mira

E non fa quindi alcun riferimento, evidentemente, a inesistenti vicende personali, non essendo io stata almeno fino ad ora, oggetto di scherno, offesa o alcun dispetto da parte sua. Infatti non ho mai avuto il piacere di conoscerlo, se non attraverso il video, né prima né durante ilbrevissimo periodo in cui ho scritto questa letteraracconto che del resto è scaturita anche proprio dalla mancanza di una diretta conoscenza.

Una volta conclusa, ho avuto l’occasione di scambiare un paio di e-mail, inviate ad uno dei tanti indirizzi che a lui fanno riferimento, che però non mi hanno dato la certezza di chi fosse il mio interlocutore, e pronunciare solo quattro parole (davvero in croce nel corso di una delle presentazioni del suo ultimo libro, i primi di luglio.

Forse stavo cercando di capire se fosse corretto metterlo al corrente di questa mia iniziativa, ma non è stato possibile e pertanto procedo nell’impresa, che nel frattempo mi ha vista completare il testo con alcuni aggiornamenti che fanno riferimento a quanto accaduto a posteriori. Trattandosi per alcuni aspetti della messa in scena di una commedia tra assurdo ed improvvisazione, chiedo a quanti potrebbero risentirsi per essere stati menzionati (compresi Pinocchio, Zorro, Darwin, la Fata Turchina, Lancillotto, Goldrake ecc…) di non aversene a male. In definitiva si tratta soltanto di un leggero, altre volte più serioso (specialmente nelle “note personali) e talvolta perfino profondo, divertissement!

Arresti Abruzzo, l'inchiesta si "sgonfia". Dai quadri di Del Turco alle precisazioni di Deutsche Bank

Saturday, 19 July 2008
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Secondo i magistrati pescaresi Ottaviano Del Turco «imponeva e realizzava un sistema di gestione illegale dei rapporti con le case di cura private, imperniato sulla mancanza di trasparenza, sulla violazione delle leggi e dei principi di imparzialità e buon andamento, sulla incertezza ed arbitrarietà in ordine a tempi, modi e regole in tema di negoziazioni, pagamenti e controlli, in tema di valutazione dell’operato delle cliniche ed altresì caratterizzata dalla imposizione di rapporti privilegiati con l’istituto bancario Deutsche Bank». Ma con una lettera inviata oggi al “Sole24Ore” Deutsche precisa ufficialmente “di non aver avuto alcun ruolo nell’operazione di cartolarizzazione da 336 milioni e che conseguentemente nessun importo è stato pagato tra oneri bancari e interessi alla banca stessa”

Il castello accusatorio sembra crollare anche per quanto concerne i fondi utilizzati da Del Turco per acquistare la casa del figlio Guido, a Roma. Secondo gli inquirenti quei denari sarebbero arrivati da “mazzette”, mentre l’ormai ex Governatore ha sostenuto di aver dovuto vendere 3 quadri regalatigli da Mario Schifano (con relativa dedica personale) ai quali era affezionatissimo.

Conferma è arrivata ieri agli stessi pubblici ministeri daI duca Vincenzo Rivera, discendente di una nobile casata abruzzese, presidente dell’Aquila Rugby e, sopratutto Capo di Gabinetto di Del Turco. Vincenzo Rivera si era occupato personalmente della vendita a 300.000 euro di quei tre dipinti: “II Tratto Appenninico”, “II Campo di Calcio” e “La Esso”. E ha messo a disposizione dei Pm tutta la documentazione relativa. “Una vicenda che neanche i magistrati conoscevano. I Pm hanno ascoltato Rivera con attenzione, hanno preso appunti, hanno detto che faranno accertamenti”.