La crisi del Pd vista dalla Germania: Veltroni verso la fine

Wednesday, 24 December 2008
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da ilvelino.it

Berlino, 24 dic  – La crisi del Partito democratico riporta in primo piano in Germania le vicende italiane e induce anche gli osservatori solitamente benevoli nei confronti della leadership di Walter Veltroni a ricredersi pubblicamente sull’estraneità della sinistra al malcostume nella penisola. “Affari sinistri in Italia“, titola l’edizione tedesca del Financial Times. Il suo inviato a Napoli annuncia: “Nel mirino dei magistrati vi sono politici di sinistra del Partito democratico su cui incombono il sospetto della corruzione e la minaccia di scomparire nell’irrilevanza”.

Dopo la piaga della camorra e lo scandalo dei rifiuti, le tangenti sono l’ultima perla nel “reame” di Antonio Bassolino: per spiegare ai lettori tedeschi come tutto ciò sia possibile, il giornale economico-finanziario evoca lo spettro di una “mafia di sinistra” e accredita la tesi di un oscuro sistema di potere che Antonio Bassolino avrebbe sviluppato sul modello di Vladimir Putin. “Veltroni voleva fare del Partito democratico un movimento riformista – è il commento dello stesso quotidiano -. Invece adesso le indagini suscitano il sospetto che il Pd rappresenti clientelismo e corruzione”. “In Italia finora la contrapposizione era netta – fa notare il liberale berlinese Tagesspiegel che elenca gli ultimi arresti eccellenti -. Berlusconi era il cattivo che si cura poco delle leggi, e l’opposizione di sinistra erano i buoni. Ciò appartiene al passato: nel Pd ora domina il panico”.

“L’accusa berlusconiana che la sinistra è colpita da un problema morale fa soffrire i seguaci del Partito democratico”, osserva la Frankfurter Allgemeine, secondo cui nessuna promessa veltroniana di rinnovamento potrà essere credibile fino a quando il governatore Antonio Bassolino e il sindaco Rosa Russo Iervolino conserveranno i loro incarichi. Anche la stampa di sinistra non fa sconti all’antagonista di Silvio Berlusconi. “Lo stucco che tiene insieme il Partito democratico è sottile e fragile – afferma il Berliner Zeitung -. L’ex sindaco di Roma osannato come alfiere delle speranze della sinistra soffre di debolezza di comando. Egli non ha avuto neanche il coraggio di convocare un congresso per discutere le cause della sconfitta elettorale”. Questo perché, a giudizio del quotidiano berlinese, i suoi oppositori, “primo fra tutti il potente ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema”, potrebbero sfruttare l’occasione congressuale “per lanciare un golpe contro di lui”. “Perfino molti suoi sostenitori temono che Veltroni non sia quello giusto per fondere la sinistra in un partito nuovo e socialdemocratico”. Aleggia nei circoli politici berlinesi l’accostamento con la traumatica conclusione della leadership di Kurt Beck, lo sfortunato capo della socialdemocrazia tedesca (Spd) che tre mesi fa ha gettato clamorosamente la spugna e ceduto la guida del partito al redivivo rivale Franz Müntefering. Beck e Veltroni si erano visti l’ultima volta in giugno a Berlino per discutere il posizionamento del Partito democratico nel Parlamento Europeo.

Come il Berliner Zeitung, anche la Frankfurter Rundschau, pure di sinistra e con forti radici nella Spd, vede Veltroni alle corde per effetto del nuovo protagonismo di Antonio Di Pietro: “Veltroni è sotto pressione non solo per la questione morale, ma anche per il rapporto con l’Italia dei Valori. Pure su questo punto Veltroni non ha mai potuto veramente decidersi. Molti quadri di partito accusano sempre più apertamente Veltroni di mancanza di polso”. Per il quotidiano Taz, battagliero portavoce della sinistra movimentista, al declino di Walter Veltroni fa riscontro il successo di Silvio Berlusconi mentre lo scontro fra le procure di Salerno e di Catanzaro mette in mostra le lotte all’interno della magistratura. “Il presidente del Consiglio Berlusconi sta per ottenere una vittoria probabilmente epocale – commenta la Taz -. Mentre il principale partito di opposizione si sta dilaniando proprio sulla questione della corruzione, parallelamente la giustizia, che da quindici anni è il più pericoloso avversario di Berlusconi, compie un suicidio politico”.

(Enzo Piergianni) 24 dic 2008 10:26 – fonte articolo: www.ilvelino.it

RASSEGNA STAMPA DIPIETRINA

Tuesday, 23 December 2008
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di Nicola Prochilo
Un piccolo divertimento prima di affrontare il S. Natale.

Oggi sono usciti alcuni articoli sul presunto coinvolgimento del figlio dell’On. Di Pietro con l’inquisito Mario Mautone, non voglio approfondire l’argomento ma farvi leggere i titoli (e gli articoli) con cui 5 grandi quotidiani italiani hanno riportato la notizia (inutile dire che in base al quotidiano cambiano i commenti dei lettori…):

La Stampa:

Le relazioni pericolose del figlio di Di Pietro

Il Mattino di Napoli:

La Dia: tra il figlio di Di Pietro e Mautone rapporti ambigui

e anche:

L’inchiesta: tentativo di ricatto al figlio di Di Pietro

Il Corriere della Sera:

Romeo e la rete del fido Mautone. Politici, funzionari e Di Pietro jr

Il Giornale:

«Di Pietro si mosse per il figlio nei guai»

e anche:

Appalti, le intercettazioni di Napoli Spuntano le richieste di Di Pietro jr

La Repubblica:

“Dobbiamo ricattare il figlio di Di Pietro”
Così volevano ‘tenere sotto’ il ministro

Il Grande Comunicatore, Cavalier Silvio Berlusconi da Arcore

Tuesday, 23 December 2008
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di Sergio Fornasini per dituttounblog.com

Silvio Berlusconi sa essere un grandissimo comunicatore, la conferenza stampa di fine anno ne è la dimostrazione. Credo che riuscirebbe a vendere il ghiaccio agli eschimesi, tanto risulta convincente la sua eloquenza. È così al di sopra della mediocrità politica imperante nel nostro paese da riuscire a trasmettere una sensazione di efficienza, solidità e concretezza alla quale il precedente governo non si era mai avvicinato, neppure per sbaglio. Un lunghissimo discorso su tutti gli argomenti possibili, dalla politica interna, la scuola, il sociale, la politica estera, l’economia e chi più ne ha più ne metta. A un certo punto ha addirittura smesso di leggere la traccia del discorso ed è andato praticamente a braccio, a memoria. Niente male per un 72enne, una dimostrazione di lucida personalità alla quale il borbottante e sbuffante Prodi non sarebbe mai riuscito lontanamente ad avvicinarsi, nemmeno se fosse rimasto al governo per i prossimi due secoli.

Ho seguito in maniera disincantata e parzialmente distratta il susseguirsi di auto elogi all’azione del governo, catapultata con forza e determinazione fuori dal video. Non ho dubbi al riguardo, la ricca e professionalmente convincente esposizione ha sicuramente accresciuto ancora, se possibile, il consenso attorno al governo ed in particolare verso suo leader indiscusso ed indiscutibile.

Però mi domando: come mai alcune palesi incongruenze pronunciate in conferenza stampa, davanti ad una moltitudine di persone, non sono state evidenziate dalla stampa anche a distanza di due giorni da quel grandioso show? Ma forse è solo colpa mia, devo aver recepito male alcuni passaggi.

Eppure alcune frasi sono state riportate dalle agenzie di stampa, facciamo un esempio: Berlusconi ha detto di essere stato “il primo Presidente del Consiglio che il 10 ottobre ha deciso di invertire la regola del capitalismo del non intervento dello Stato nell’economia” (Asca, 20-12-08). Allora non me lo sono sognato. Po ha detto anche: “all’inizio questa era una soluzione non condivisa dagli altri Paesi e ho dovuto impiegare tempo a convincere Francia, Germania e Gran Bretagna”. Ma non è stata proprio la Gran Bretagna ad intervenire nel settembre 2007 con un prestito da parte della Banca d’Inghilterra nella crisi della Northern Rock? Ed il Tesoro e la Fed USA non sono forse stati massicciamente presenti nella crisi di Fanny Mae e Freddie Mac a luglio 2008? Almeno fino al 18 settembre scorso invece nessun segnale di intervento di nostri fondi pubblici nella crisi finanziaria. Ma si sa, fino a settembre inoltrato dalle nostre parti si gode ancora di uno splendido clima in riva al mare, per soffrire c’è tempo.

Nella ricostruzione ottimista ed efficientista del premier c’è stato spazio anche per il suo personale protagonismo, ad iniziare dal presunto primato nella difesa dei risparmiatori, prontamente trasmesso, sempre secondo lui, al resto d’Europa. Epicamente, si è precipitato a convincere gli altri leader affinché si convertissero agli aiuti di stato verso le banche. E naturalmente c’è riuscito alla grande.

Ma il massimo lo ha fatto volando poi negli Stati Uniti, dove George W. Bush era in trepida attesa dei suoi consigli. Il grande amico Silvio non ha avuto difficoltà a convincerlo sulla bontà della soluzione: dai suggerimenti del cavaliere è scaturito il piano da 700 miliardi di finanziamento. ”Lo avesse fatto prima – ha concluso Berlusconi – non ci sarebbe stato il fallimento della Lehman Brothers”.

Che grande sgarbo ha fatto allora, fra gli altri, un autorevole quotidiano come il Corriere della Sera, nemmeno una riga sul grande contributo personale del premier, solo notizie degli interventi internazionali degli altri senza nemmeno citarlo! Forse perché l’articolo del quale ho messo il link è del primo ottobre, mentre Silvio in conferenza stampa ha dichiarato che il suo primato nel pensiero capital-statalista è del 10 ottobre. Forse lui certe soluzioni le aveva maturate da un pezzo, le ha potute però esternare solo a posteriori.

E pensare che pure io, ovviamente in malafede, per un attimo ho pensato che nonostante la crisi finanziaria dilagante il Silvio stesse tranquillo a rilassarsi in una beauty farm nella verde Umbria, vedi un po’ la stampa malevola cosa ti induce a pensare certe volte. Una soluzione in realtà l’aveva suggerita, i meno distratti ricorderanno la sua proposta di chiudere i mercati mobiliari. Non uno solo, tutti, le borse chiuse ovunque. Magari per decreto legge. Nessuno purtroppo l’ha preso sul serio, non c’è stata nemmeno una oscillazione dello zero virgola zero qualcosa negli indici di borsa dopo questa dichiarazione. Mancanza di credibilità o sufficiente conoscenza dell’esternatore?

E cosa si potrebbe ancora aggiungere ad una tale eccelsa serie di affermazioni sulla politica economica? Giusto i consigli del premier sugli investimenti in borsa: ha detto comprate Eni, Enel e Mediaset. Che subito dopo sono crollate ignobilmente come ha fatto il resto dei titoli, ovvio. Chissà come la pensa chi ha seguito questi autorevoli rating. Direi che i consigli per gli acquisti riescono meglio attraverso le sue TV, in particolare quando si promuovono materassi o merendine invece di blue chips.

Sempre ad un ascoltatore nemmeno particolarmente attento quale sono io, non è potuta sfuggire anche la ricostruzione della crisi Russo-Georgiana dello scorso agosto. Un capolavoro della diplomazia personale del premier, secondo il suo punto di vista. ”Abbiamo avuto un ruolo determinante” sulla crisi in Georgia, ha affermato Berlusconi. Chissà se anche Sarkozy la pensa allo stesso modo. Io non riuscendo a reggere più di tanto, a quel punto ho fatto zapping lasciandolo beatamente in conversazione a senso unico verso qualche milione di italiani, troppi dei quali dalla memoria molto corta.

Certo che Silvio però è imbattibile: trasmette credibilità, è brillante, sicuro. Le cose le racconta in maniera così intensa e convincente. Sono convinto che alla fine ci crede anche lui.

GMAST dalla carta stampata alla Rai TV

Sunday, 21 December 2008
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di Sergio Fornasini

Gabriele Mastellarini, giornalista freelance a tutto campo, rinasce a nuova vita giornalistica: dalla carta stampata passa alla Rai, Radiotelevisioneitaliana. E lo fa in maniera limpida e trasparente, risultando vincitore di una selezione-concorso che alla RAI mancava da decenni. Ebbene si, Gabriele è entrato a far parte dello staff della TV pubblica, assunto da giovedì 18 con contratto a termine presso la redazione del Tgr Abruzzo – sede di Pescara. Quando mi ha raccontato del raggiungimento del difficile obiettivo mi sono sentito molto felice ed anche commosso. Gabriele lo conosco da pochi mesi, lo stimo e lo ammiro per le sue capacità e per la sua onestà intellettuale. E gli voglio bene come a un fratello, sono orgoglioso del suo risultato. Prima del concorso è stato così discreto e riservato che nemmeno i suoi genitori ne sapevano nulla. Augurandogli tutto il bene possibile, spero possa presto veder apprezzate le sue grandi doti nell’ambito della nuova collocazione. Quello in alto è il suo primo servizio. In bocca al lupo Gabriele!

NONSOLOSOLDI. Madoff, il finanziere del fuggi via (con i soldi dei risparmiatori)

Sunday, 21 December 2008
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di Gianluigi De Marchi

Hanno tutti il master in prestigiose università americane che appendono orgogliosamente detro le mega scrivanie de loro mega uffici i ragazzetti con gli occhialini colorati che gestiscono i fondi. Parlano un fluent english da far invidia a Shakespeare, discettano su asset allocation, stock picking, return on investment, hedge fund, ma poi non sanno che made off significa fuggir via…

Il finanziere americano che ha truffato banche, fondi comuni e compagnie di assicurazione si chiamava proprio Madoff.

Nomen omen, dicevano i latini, ma i giovanotti con gli occhialini colorati non conoscono il latino, è una lingua morta, mentre invece l’inglese…

E così fior di banche hanno acquistato a piene mani i favolosi fondi di Madoff, quelli che non scendono mai e rendono sempre il 10%, qualunque cosa succeda in Borsa e dintorni. Meglio di un’obbligazione statale, meglio di un conto deposito, meglio di tutto, una manna, un paese di Bengodi che se non ci vai fai la figura dello scemo.

Invece…

Invece il paese di Bengodi non era altro (come è ovvio, e come anche una badante rumena capisce benissimo) una truffa; una truffa così vecchia, scontata e banale che stupisce che fior di gestori ci siano caduti come pere marce.

Qualche nome per chi non avesse letto l’elenco dei truffati: Banco Santander (una grande banca spagnola), HSBC (una grande banca inglese), UBP (una grande banca svizzera), Natixis (una grande banca francese), Nomura (una grande banca giapponese).

Poteva mancare l’Italia con le sue grandi banche?

Noooo, eccole, con cifre più piccole, ma comunque significative: Unicredit con 75 milioni di euro e Banco Popolare con 68 milioni investiti nei magici fondi di Madoff.

Se avessero acquistato i fondi magici per sé, nulla di male; il fatto è che li hanno sottoscritti per la tesoreria delle banche (che così hanno un altro buco da colmare; e indovina chi pagherà il conto?) o, peggio ancora, per i fondi comuni da loro gestiti. E così anche un ignaro risparmiatore che voleva stare tranquillo si è trovato (senza saperlo, ovviamente!) con in mano un cerino spento.

Come faceva la badante rumena a capire che si trattava di una truffa per polli?

Semplice: il signor Madoff (ex bagnino in Florida, diventato Presidente del Nasdaq, il famigerato mercato della “new economy”!, quella che poteva solo crescere all’infinito ma poi è scoppiata come una bolla di sapone nel 2000 rovinando milioni di risparmiatori) raccoglieva denaro promettendo il 10% annuo. Alla fine dell’anno, puntualmente, inviava il bonifico con gli utili e o stupefatto cliente ringraziava e, quasi sempre, incrementava l’investimento per diventare ancora più ricco.

Senza scomodare troppo i libri di finanza, ricordiamo un nome solo, che i vecchi ricordano bene (ma giovanotti con gli occhialini colorati ed il master non sanno chi sia; peccato): Giuffré, italico finanziere che diede nobiltà al meccanismo della “catena di Sant’Antonio” giocando coi soldi degli altri.

Finì in una galera efficiente (a quel tempo non c’erano indulti o amnistie, e le galere avevano una porta che si apriva solo alla fine della condanna) e se ne parlò a lungo, perché truffati erano centinaia di migliaia.

Giuffré non si traduce in inglese (al massimo può ispirare una battuta tipo “Giuffré, il finanziere che Giuffrega”), mentre Madoff si traduce in “fuggi via”; ma nessuno è fuggito, anzi tutti han fatto la coda per dargli i soldi.

Purtroppo, in parte, erano i nostri soldi; ridateceli subito!

L'Economist è bello ma non è perfetto

Saturday, 20 December 2008
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di Vittorio Feltri per Libero

Molti anni fa sfogliavamo The Economist, settimanale inglese, per capire come andavano le cose nel mondo e per leggere qualcosa di serio sul nostro Paese. Adesso lo sfogliamo per farci quattro risate e avere la conferma che il giornalismo anglosassone, sempre lodato dagli scribi, è decaduto e per nulla migliore di quello made in Italy. Nel numero in edicola il periodico dedica a pagina 44 un articolo a Silvio Berlusconi considerato troppo vecchio per concludere cinque anni di legislatura, visto che ha avuto il cancro e soffre di disturbi cardiaci. Leggi il resto –> »

Dalla Grecia: "BERLUSCONI RE DEI FORMAGGI"

Saturday, 20 December 2008
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di Maria Spiliopoulou per Eleftheros Typos, tradotto da Italiadallestero.info

Sulla scia dei piani di salvataggio dei colossi bancari e delle aziende automobilistiche negli Stati Uniti e in Europa, il governo Berlusconi si affretta a salvare… il parmigiano e ancora una volta provoca reazioni, dentro e fuori dall’Italia. Mentre milioni di italiani scendono nelle strade chiedendo il sostegno pubblico nel bel mezzo della crisi economica (circa due milioni in un centinaio di città lo scorso venerdì), il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi concentra la propria attenzione sull’operazione di salvataggio del «re dei formaggi», il Parmigiano Reggiano.

Parte integrante della cucina italiana da secoli, il parmigiano non ha certo problemi di qualità, che rimane eccellente in un’epoca segnata da una serie di scandali alimentari, come sottolineano i suoi produttori, bensì di sopravvivenza economica. Già prima dello scoppiare della recessione internazionale e del crollo dei consumi, molte piccole imprese tradizionali produttrici di parmigiano si trovavano sull’orlo del fallimento. Oggi un terzo dei 430 produttori del «re dei formaggi» sono ad un passo dalla chiusura.

Mentre i prezzi del latte e dell’energia sono aumentati negli ultimi quattro anni e il costo medio di produzione del formaggio è arrivato a 8 euro al chilo, i produttori non riescono a garantire un prezzo alla vendita superiore ai 7,5 euro. Come spiegato nel «Wall Street Journal», le piccole imprese a conduzione familiare in genere non possono negoziare, a parità di condizioni, con i grossisti che insistono sul fatto che «questo è il prezzo massimo che i consumatori pagheranno».

Di fronte all’incubo degli «spaghetti senza Parmigiano Reggiano» è intervenuto il governo Berlusconi e il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia promette l’acquisto di 100.000 forme di parmigiano e di 100.000 forme di grana padano.

Verranno distribuite ad organizzazioni caritative e i produttori saranno così aiutati con 50 milioni di euro. L’ancora di salvataggio per il parmigiano non entusiasma però molti italiani che chiedono anche incentivi statali e insistono sul fatto che il salvataggio del «re dei formaggi» non può costituire una priorità.

BOND ARGENTINI. RISPARMIATORI CORNUTI E MAZZIATI

Saturday, 20 December 2008
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di Gianluigi De Marchi

E’ una storia tutta italiana, quella del collocamento delle obbligazioni argentine. Prima le banche hanno venduto titoli di uno stato traballante alla clientela (anche a poveri pensionati che cercavano sì un buon reddito, ma senza rischio), poi, una volta scoppiato il patatrac, hanno messo in piedi un organismo da loro controllato per ricuperare i soldi perduti.

Si chiama pomposamente “Task force Argentina” (in sigla TFA) e moltissimi risparmiatori vi hanno aderito, convinti da chi aveva venduto loro i titoli “marci” che avrebbero potuto essere rimborsati direttamente dall’Argentina. In questo modo il boia si è presentato al condannato dicendogli che si sarebbe attivato per fargli avere la grazia (dopo l’impiccagione, naturalmente…). Le illusioni, si sa, sono dure a morire; ma muoiono. E’ di questi giorni la notizia che l’Argentina (come prevedibile) ha eccepito la procedura posta in essere, che consiste in una denuncia dello stato sudamericano presso un ente internazionale (si chiama ICSID e non è, come è stato fatto credere ai clienti, un Tribunale internazionale, ma un istituto che fa “arbitrati” e quindi con sentenze prove di reale efficacia). Il fatto è che l’ICSID non si è mai occupato di controversie finanziarie ma solo industriali; inoltre non ha mai gestito domande sotto forma di causa collettiva (“class action”). L’Argentina ha inoltre fatto presente all’ente che la TFA opera in palese conflitto d’interessi, perché è costituita e gestita dalle banche italiane. Morale: a febbraio si saprà se l’azione potrà essere avviata: se l’ICSD dirà di sì, si passerà all’esame della controversia (e non è detto, ovviamente, che il giudizio sia favorevole agli italiani), se dirà di no occorrerà far ricorso.

In ogni caso i tempi sono lunghissimi, e l’Argentina ha già chiaramente evidenziato che non ha alcuna responsabilità, perché i suoi titoli erano destinati esclusivamente ad investitori istituzionali (banche o compagnie di assicurazione) perché avevano un rischio altissimo; le banche italiane le hanno invece allegramente vendute anche ai privati (ed infatti in molti Tribunali sono già state condannate proprio per questo). Consiglio finale: non illudetevi di riprendere i soldi con la TFA, fate vedere subito le carte in vostro possesso ad un esperto. Se non sono regolari e se vi sono r5esponsabilità della banca, è bene avviare immediatamente una causa in Tribunale, prima che sia troppo tardi. La sentenza dell’ICSID, infatti, arriverà, se va bene, fra due/tre anni e nel 2011 non sarà più possibile ricorrere contro le banche. Chi può, quindi, lo faccia subito per non restare, come dicono a Napoli (ma si capisce benissimo anche da noi) “mazziato e cornuto”.

Alfredo Romeo, il nuovo Salabè

Thursday, 18 December 2008
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dal blog di Economy, ovvero come condensare in poche righe una visione d’insieme (sf)

A ognuno il proprio ciclone: l’America se la deve vedere con Bernie Madoff, che rischia di ridicolizzare e inguaiare anche la mitica Sec, da oggi sul banco degli imputati manco fosse una qualsiasi Consob (vedi “Sole 24 ore” a pagina 6), l’Europa ancora si lecca le ferite del caso Zaleski, l’Italia ha scoperto invece il nuovo Salabè, cioè l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, oggi agli arresti domiciliari su ordine dei giudici di Napoli ma fino a ieri osannato da tutti i potenti nostrani tanto da avere avuto l’appalto persino per la manutenzione del palazzo del Quirinale.Salta agli occhi il parallelo con l’ex uomo della sicurezza del presidente oscar Luigi Scalfaro, Alfonso Salabè, poi bruciato dallo scandalo dei fondi neri dell’ex Sisde.

Entrambi, Romeo e Salabè, sono uomini di potere, cullati e allevati dai politici che lo occupano. Diverso però è lo stile di vita. Tanto Salabè viveva riservato e dietro le quinte (certo va detto che  all’epoca di Salabè le intercettazioni non erano così di moda), quanto questo Romeo, almeno nelle telefonate, è ingombrante e presenzialista e non nasconde le proprie amicizie influenti.

Tanto che ieri persino il Vaticano era costretto a diramare una nota per smentire i rapporti con l’imprenditore in oggetto. Di questa ultima circostanza da conto ad esempio  un lungo trafiletto pubblicato oggi sul “Corriere della sera” a pagina 3.

Il “Giornale” invece  nota che tra gli arrestati c’è anche un ex uomo di Di Pietro in Campania e Molise, Mauro Mautone.  Attorno al suo allontanamento dall’Italia dei valori che data dal 2007 nasce anche un piccolo giallo: chi avvertì Di Pietro dei problemi giudiziari del suo ex pupilllo? Sempre “il Giornale” è anche l’unico quotidiano che evidenzia le intercettazioni in cui viene fuori il nome di Rutelli e che dedica un ritratto al vetriolo a un altro inquisito, l’ex diessino Giuseppe Gambale, che fu sottosegretario nei governi D’Alema e Amato, che si distinse all’epoca della prima “tangentopoli” sollecitando le manette per il socialista Di Donato, per il Dc Gava e per il liberale De Lorenzo, e che diventò a 42 anni “il baby pensionato” più giovane d’Italia.

Travaglio su “l’Unità” quasi gongola per quello che sta accadendo, anche perché porterà tanto fieno alla cascina del suo amico Di Pietro, e infierisce dalle colonne del giornale del Pd su chi ha candidato, all’interno di quello stesso partito, gli inquisiti odierni. Volendo anche questo è un conflitto di interessi, perlomeno tra i datori di lavoro di Concita De Gregorio, e i referenti politici del suo editorialista più amato. Ma “questa è la stampa” all’italiana..bellezza. E non ci si può fare proprio un bel niente.

fonte articolo: www.blogonomy.it

Cultur@. Eluana in un ipotetico film

Thursday, 18 December 2008
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di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Il caso Englaro, nel suo volerlo trascinare anzi tirare ostinatamente da una parte all’altra, non può non essere considerato con infinita pena ed esigenza di una svolta definitiva da entrambe le posizioni.

Favorevoli o contrari alla cosiddetta dolce morte, credo si debba assolutamente pervenire ad una scelta, ad una posizione precisa, ad una risoluzione della complessa questione.

Ieri Eluana avrebbe dovuto sopraggiungere a Udine, presso la clinica in cui dovrebbe svolgersi il rito dell’epilogo.

Invece qualcosa nel meccanismo che finalmente sembrava sciolto (un mese fa la Corte di Cassazione aveva emesso la sua sentenza definitiva favorevole) si è inceppato nuovamente ed Eluana non è partita, non è arrivata.

Da Udine l’ambulanza che doveva prelevarla a Lecco si è avviata ma ad un certo punto ha dovuto fare dietro front. La sospensione del trasferimento, come un colpo di scena in un film drammatico che tiene crudelmente in suspense, è stata decisa nel corso di un’ennesima consultazione tra legali, avvocati e sanitari con l’intervento determinante del Ministro della Salute – Maurizio Sacconi – che ha sostenuto in un documento che è necessario “garantire a qualunque persona diversamente abile il diritto a nutrizione e idratazione”.

La storia di Eluana mi pare si presti bene, anzi mi parrebbe perfino doveroso, ad essere portata sullo schermo, così come accade talvolta ad alcune vicende emblematiche della vita.

Il primo regista che mi viene in mente, al quale affiderei questa sceneggiatura già ricca di spunti, è senza dubbio il messicano Alejandro González Iñárritu (21 Grammi, Babel) quasi ossessionato dalle coincidenze del destino e dalle storie parallele, tessitore di trame ad incastro perfetto in cui viene intessuta un’umanità sola e sofferente.

Poiché la vita di Eluana andrebbe raccontata almeno da tre punti di vista (prima dell’incidente, i lunghi anni di stato vegetativo, la morte – al momento ancora soltanto annunciata) Iñárritu potrebbe costruire un racconto in cui questa unica donna viene scissa in tre momenti diversi, che nel suo stile ovviamente si interscambierebbero, anticipando accadimenti futuri, posticipando quelli già avvenuti.

Ecco allora che mi sembra di vedere, in una trasposizione passato-presente-futuro la sequenza in cui Eluana, dal mondo cosiddetto migliore, osserva se stessa inchiodata in un letto, intubata, immobile, priva di vera vita, di tutto quello che noi insomma generalmente consideriamo tale.

Ed impotente assiste al suo calvario, a quell’accanimento che la fa sopravvivere meccanicamente e che è costretta a subire.

Mi chiedo se Iñárritu interpreterebbe la lunga fase di pseudo vita di Eluana attribuendole comunque qualche facoltà cerebrale e in qualche modo ci farebbe quindi pervenire attraverso le immagini le sensazioni di questa donna. O se si limiterebbe a renderla viva in realtà solo dopo morta, proponendola appunto mentre si rivede in quella dolente condizione, contesa dalle opinioni, dai partiti, dai pensatori che ignorando totalmente quanto in quel momento scorra dentro di lei, la costringono a sostenere una condizione divenuta insopportabile.

E non sanno, ora che finalmente l’hanno lasciata andare, quanta più serenità e dignità abbia incontrato in una sì dolorosa, ma inevitabile, dovuta libertà.

 

 

ESCLUSIVO! SUL RAZZISMO E LA CHIESA CATTOLICA SMENTIAMO GIANFRANCO FINI

Wednesday, 17 December 2008
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Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo.

Caro Gabriele, a seguito delle dichiarazioni di Fini, ti mando un estratto di documenti della Chiesa contro il razzismo nazista. Ciao. F.D.

“C’é da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione anti-ebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica”. (Gianfranco Fini)

Elenco degli atti della Chiesa Cattolica contro il razzismo antisemita del nazismo.

Febbraio 1931: lettera pastorale dell’episcopato bavarese, che condanna gli errori del razzismo.
23 gennaio 1933: lettera pastorale di monsignor Gfoellner, vescovo di Linz, contro il paganesimo e il razzismo nazista.
Dicembre 1933: sermoni del cardinale Faulhaber che stigmatizza la persecuzione contro gli Ebrei.
21 dicembre 1933: lettera pastorale collettiva dell’episcopato austriaco.
9 febbraio 1934: messa all’indice del libro di A. Rosemberg, Der Mythus des 19 Jahrhunderts (Acta Ap. Sedis, 1934)
7 giugno 1934: lettera pastorale collettiva dei vescovi tedeschi.
19 luglio 1935: messa all’indice del libro di A. Rosemberg, An die Dunkelmänner unserer Zeit. Eine Antwort auf die Angriffe gegen den “Mythus des 19 Jahrhunderts” (Acta Ap. Sedis, 1935).
14 marzo 937: enciclica di Pio XI Mit brennender Sorge che condanna le dottrine del nazismo (Acta Ap. Sedis, 1937); il testo, clandestinamente introdotto e diffuso in Germania, viene letto nelle chiese.
19 giugno 1937: messa all’indice del libro di C. Cogni, Il Razzismo (Acta Ap. Sedis, 1937)

13 aprile 1938: lettera della Congregazione dei seminari e università al cardinale Baudrillart che ingiunge alle istituzioni scientifiche cattoliche di confutare le tesi del razzismo.
19 aprile 1938: lettera pastorale collettiva dei vescovi tedeschi.
3 maggio 1938: visita di Hitler a Roma. Il 30 aprile, Pio XI aveva lasciato il Vaticano per Castelgandolfo dichiarando che l’aria di Roma gli era irrespirabile; ordinò anche la chiusura dei musei del Vaticano e proibì alle strutture religiose di esporre le bandiere con i colori del reich nazista: «Non si può non trovare fuori posto e intempestivo il fatto di erigere il giorno della santa Croce l’insegna di un’altra croce che non sia la croce di Cristo», dichiarò Pio XI. Per di più, fu precisamente il 3 maggio che l’Osservatore Romano, giornale della Santa Sede, pubblicò la Lettera contro il razzismo, datata 13 aprile, mentre taceva completamente sulla visita di Hitler a Roma.
15 luglio 1938: in seguito alla pubblicazione, da parte di un gruppo di scienziati fascisti, di un documento in dieci punti, favorevole al razzismo e all’antisemitismo, discorso di Pio XI contro il «nazionalismo esagerato che innalza barriere tra i popoli…» (Osservatore Romano del 17 luglio)
21 luglio 1938: discorso di Pio XI davanti agli alunni del Collegio della propaganda, che rappresentava trentasette nazioni: «Cattolico vuol dire universale… Non vogliamo dividere niente della famiglia umana…. L’espressione “genere umano” rivela l’unità della razza umana… Possiamo chiederci com’è possibile che, sfortunatamente, l’Italia abbia avuto bisogno di imitare la Germania…. La dignità umana è di essere una sola e grande famiglia, il genere umano, la razza umana… Ecco la risposta della Chiesa….» (Osservatore Romano del 23 luglio).
6 novembre 1938: discorso del cardinale Faulhaber, arcivescovo di Monaco, sul senso cristiano della comunione nella fede, non nel sangue.
Novembre 1938: pubblicazione da parte del cardinale Van Roey, arcivescovo di Malines, di un discorso che condanna il razzismo e il suo mito del sangue.
13 novembre 1938: discorso del cardinale Schuster, arcivescovo di Milano, contro il mito razziale.
17 novembre 1938: lettera del cardinale Verdier, arcivescovo di Parigi, che aderisce al testo di monsignor Van Roey.
6 gennaio 1939: discorso del cardinale Piazza, patriarca di Venezia, che condanna l’antisemitismo razzista.
… …
(da: “La Chiesa cattolica di fronte alla questione razziale”, del padre predicatore Yves M. J. Congar, stampato dall’Accademia degli Incolti in occasione di un convegno promosso a Milano dal gruppo ecumenico cristiano-ebraico, il 30 novembre 1998)

(Nella foto Gianfranco Fini ed Elisabetta Tulliani, sua attuale compagna)

BEVI&MANGIA. Parlano i sommelier: il tasso alcolico ribassato è pura "demenzialità salutistica"

Wednesday, 17 December 2008
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di Natale Contini (Delegato di Sondrio dell’Associazione Italiana Sommeliers) per Vaol.it

Apprendiamo da diversi articoli pubblicati su vari quotidiani e rilanciati con clamore dai telegiornali, che per tentare di porre un freno alla sequenza di incidenti stradali causati in molti casi da persone che guidano dopo aver bevuto alcolici (e soprattutto super alcolici), che il Parlamento Italiano vuole approvare entro la fine di gennaio, una proposta di legge bipartisan che inasprisce la normativa di legge attuale che già stabilisce come valore limite legale il tasso alcolemico di 0,5 g/litro (il più basso d’Europa) e che guidare un veicolo oltre questo limite costituisce un reato. Leggi il resto –> »

Focus del "Times" sul film (mai proiettato) di AMANDA KNOX

Wednesday, 17 December 2008
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di Richard Owen per “The Times”, tradotto da Gabriele Mastellarini per Italiadallestero.info

Il film di Amanda Knox causa un terremoto politico in Italia

ROMA. La notizia di un film con protagonista Amanda Knox, la studentessa americana rinviata a giudizio e in attesa del processo per l’assassinio di Meredith Kercher, ha generato un’accesa discussione politica: gli esponenti di centro-destra hanno attaccato il carcere di Perugia, dove la Knox è detenuta, definendolo come “un luogo di vacanza”.

Pietro Laffranco, deputato nella coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi, ha dichiarato di aver presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia per chiedere una spiegazione su questo “serissimo incidente”.

Laura Allegrini, anche lei deputata di centro-destra, sospetta che i produttori del film “abbiamo manipolato l’attenzione che i mass media di tutto il mondo hanno dedicato al caso , per ottenere pubblicità gratis”. Quello che nei piani dei responsabili del carcere avrebbe dovuto essere l’inizio di un progetto di riabilitazione dei detenuti è diventato uno “spettacolo”, ha dichiarato la Allegrini.

Maurizio Ronconi, deputato dell’Udc, ha dichiarato: “Amanda Knox è in un centro vacanze dove sta lavorando per diventare un’attrice o è in prigione con l’accusa dell’orribile uccisione di una ragazza della sua stessa età?”.

Ronconi riferisce che i progetti di reinserimento vanno intesi come un percorso attraverso cui i detenuti possano reintegrarsi nella società, dopo aver scontato la condanna e aver manifestato pentimento per l’accaduto. Il deputato ha poi aggiunto: “La sola cosa che Amanda Knox dovrebbe fare ora è riflettere su quanto è accaduto quella notte a Perugia”.

Maria Rita Lorenzetti, presidente di centrosinistra della Regione Umbria, difende il progetto di riabilitazione, spiegando che l’idea di far fare dei film ai detenuti “va avanti da molti anni”. Moltre altre regioni d’ Italia hanno avviato iniziative simili, ricorda la Lorenzetti.

Il progetto “The Last City”, titolo del film dove appare Amanda Knox, è iniziato a luglio 2007, quattro mesi prima dell’assassinio di Meredith Kercher e sono state le autorità responsabili della struttura carceraria a decidere quali detenuti avrebbero potuto prenderne parte, aggiunge ancora Maria Rita Lorenzetti.

La Presidentessa dell’Umbria spiega che il Consiglio Regionale era contrario a far vedere il film in pubblico e aveva proibito l’uso delle relative immagini . La proiezione di “The Last City” era prevista in un festival di cinematografia sperimentale a Perugia, lo scorso weekend, ma è stato cancellato dal programma.
Damiano Stufara, responsabile dei servizi sociali in Umbria, ha riferito che non si sarebbe trattato di un problema legato alla vendita dei diritti di distribuzione dei film, nonostante i suoi uffici fossero stati inondati da “offerte internazionali”.

Claudio Carini, il direttore, si è detto amareggiato per “le innumerevoli ingiurie pervenute attraverso internet, comprese minacce più o meno dirette”. Carini ha spiegato di aver lavorato per molti anni all’interno del carcere e ha dichiarato che: “le accuse di aver cercato pubblicità senza scrupoli sono infondate e ingiuste”.

Nel film  di 55 minuti, la 21enne Knox appare con altre 11 detenute che immaginano di fuggire della prigione. Carini racconta che la Knox ha recitato poesie in italiano e inglese “e avrebbe meritato 10 (il massimo) per la sua performance”. Alessandro Riccini Ricci, direttore del festival, ha riferito che Amanda Knox è stata “un’attrice disciplinata e magnetica”.

Amanda Knox è in attesa del processo in programma il 16 gennaio per gli abusi sessuali e l’assassinio, avvenuto lo scorso novembre, di Meredith Kercher, la studentessa inglese con la quale aveva condivideva l’appartamento. Anche l’ex fidanzato di Amanda, Raffaele Sollecito (24 anni) è stato rinviato a giudizio. Entrambi hanno respinto le accuse. Il terzo imputato, Rudy Guede, immigrato di origine ivoriana, è stato condannato a 30 anni di reclusione a ottobre, dopo aver scelto il processo a rito abbreviato per le accuse di omicidio per le quali era imputato.

Francesco Mosca, avvocato italiano della famiglia Kercher, ha manifestato soddisfazione per il blocco della proiezione del film, perchè alcuni giurati avrebbero potuto vederlo ed esserne influenzati.

(Foto AFP, tratta da Times on line)

LIBRI. "AL BIVIO" DI EMILIO DI VITO. Una fotografia impietosa della classe politica italiana

Wednesday, 17 December 2008
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Recensione di Gabriele Mastellarini

Nel recente dibattito nazionale sulle degenerazioni della politica, caratterizzato da saggi giornalistici, si inserisce lo studio del filosofo Emilio Di Vito, già autore di suggestive riflessioni su Niccolò Machiavelli e Benedetto Croce. In “Al Bivio“(Lìbrati, 124 pp., 12 euro), Di Vito offre un’analisi spietata della casta dei rappresentanti, evitando di utilizzare cifre spesso fredde e decontestualizzate, ma fornendo suggestivi spunti di riflessione. «Alla denuncia crescente dei costi eccessivi della classe politica si è risposto che la democrazia ha un costo. Mai risposta è stata più falsa e nello stesso tempo rivelatrice della nostra democrazia, soprattutto nella mente di coloro che sono i suoi rappresentanti ufficiali», attacca Di Vito, spiegando che «la democrazia è un dovere» e tutti gli sprechi del sistema ruotano esclusivamente attorno «al mantenimento di uffici e organismi nei quali si collocano le clientele di partito, la versione moderna dei cortigiani delle corti rinascimentali». Cortigiani «vil razza dannata», li apostrofa il filosofo, richiamandosi al Rigoletto verdiano.

Ecco perché la politica italiana è a un bivio: da una parte la necessità di tornare a un’aristocrazia democratica, dall’altra l’attuale «oligarchia antidemocratica» italiana. Si sta assistendo alla degenerazione del sistema, con i partiti che “fanno” la Repubblica. «La possibilità di votare per i singoli candidati era il piccolo cantuccio di autonomia dei cittadini», mentre da qualche anno gli elettori «sono chiamati a un plebiscito più che a una libera elezione». L’analisi spazia dalla scelta dei rappresentanti politici, che «avviene per cooptazione e non mediante un processo dialettico», al sistema delle tessere che danno le maggioranze ai congressi, con il risultato che gli eletti sono «responsabili dinanzi al segretario di partito e non davanti al cittadino». Al Bivio si chiude con un invito ai governanti: riscoprire la lezione di Machiavelli: «politica nello Stato» e non Stato per la politica.

BILANCI IN BORSA. I CONTI NON TORNANO

Wednesday, 17 December 2008
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di Gianluigi De Marchi per www.dituttounblog.com

 contabilità aziendale e l’elaborazione dei bilanci non sono certo un argomento “glamour”, chi può schiva le pagine dei giornali che ne parlano, dicendo: “Che barba, che noia, che noia, che barba…”.

Eppure un’occhiata a certe cose andrebbe data, perché certe regole contabili possono pregiudicare nostri sudati risparmi; ed anche chi investe con la massima oculatezza, leggendosi i bilanci aziendali, potrebbe restare con un pugno di mosche se non presta la massima attenzione.

Parliamo delle insidie che contiene la cosiddetta IAS36, una regoletta che non a torto molti definiscono un “cavillo contabile”. Si tratta dei criteri di valutazione delle cosiddette attività intangibili (tanto per fare un esempio: l’avviamento aziendale o il marchio) che, n maniera indiretta e comunque non quantificabile con esattezza, potrebbero produrre reddito.
La regola impone che queste “ricchezze invisibili” siano soggette a verifica annuale (in sede di elaborazione del bilancio) per poter essere iscritte all’attivo. Bene, quest’anno chi ha messo in bilancio queste voci invisibili si troverà di fronte alla drammatica decisione di dover pesantemente svalutare l’attivo. In base ad uno studio compiuto da Borsa & Finanza, alcune società contabilizzano, sotto la voce avviamento, cifre da capogiro assolutamente inattuali alla luce della crisi attuale.

SEAT Pagine Gialle ha un patrimonio netto di un miliardo di euro ed un avviamento di 3,8 miliardi; una cifra enorme anche in raffronto all’attivo totale di 5 miliardi (arriva oltre il 75%!).
Intorno al 50% dell’attivo si trovano anche Autogrill, Lottomatica e Telecom Italia: guarda caso, tutte aziende di servizi.
Abbastanza simile la situazione di alcune banche: Monte Paschi si è messo all’attivo l’avviamento di Antonveneta( che ha strapagato) per una cifra che è oltre il 65% della capitalizzazione di Borsa.
Banco Popolare non è da meno, con una cifra di 2,3\miliardi rispetto a 3,5 miliardi di capitalizzazione.

Certo, l’avviamento in tutti i libri di ragioneria è descritto proprio come la capacità dell’azienda di produrre reddito grazie alla sua capacità produttiva; ma gli stessi libri (per lo meno quelli di una volta, quando la contabilità si faceva sulle cose concrete, non sulle chiacchiere, il marketing e l’aria fritta…) sconsigliavano di iscrivere in bilancio la valutazione dell’avviamento che è una voce “extra contabile” che emerge solo in certe circostanze (ad esempio acquisto da parte di un’altra società).
Certe acquisizioni degli ultimi anni sono state fatte a prezzi folli: si pensi a quanto è stato pagato per uno sportello bancario che oggi (vedi proprio il caso del Monte Paschi) trova difficilmente un compratore…
Insomma, in bilancio si può mettere di tutto, ma prima o poi si scontano gli eccessi e solo chi segue regoli prudenti ha successo; gli altri assistono impotenti all’esplosione delle tante bolle di sapone che hanno creato…