Bruno Vespa: "Travaglio è pericoloso. Utilizza pezzi di notizie vere per costruire ritratti molto diversi dalla realtà". La moglie Augusta Iannini: "Travaglio ha dei problemi è un accusatore rivoluzionario"

Tuesday, 16 December 2008
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Fonte: Nea – Dagospia.com

BEVI&MANGIA. Tasso alcolico a 0,2. Per i produttori di vino: "E' una proposta scellerata"

Tuesday, 16 December 2008
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di Claudio Rosso
(Presidente del Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero)

La gravità del fenomeno degli incidenti stradali mortali interpella tutti come cittadini, anche perché oltre un certo limite non si può più parlare di “incidente” nel senso di evento raro e occasionale, ma di fenomeno cui porre rimedi strutturali. Tra le azioni da intraprendere ve ne sono alcune già sperimentate con successo in altri Stati. La prima è quella che riguarda la velocità, tant’è che negli Stati Uniti, dove si utilizzano i demoltiplicatori per le auto più potenti, la percentuale di mortalità è di cinque volte inferiore alla nostra. Ci sono poi fattori decisivi come la puntuale manutenzione delle strade, il rispetto delle regole, le limitazioni per i più giovani e via dicendo. Leggi il resto –> »

ITALIA IN CRISI. L'ECONOMIST RIVELA CHE…

Tuesday, 16 December 2008
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Articolo tratto da “The Economist“, tradotto da Gabriele Mastellarini per Italiadallestero.info

Il debito pubblico italiano. Gli scossoni dei mercati finanziari fanno temere il peggio.

Il debito pubblico italiano, il terzo più grande al mondo, equivalente al 104% del PIL, non è un elefante nel soggiorno di casa, ma un orco in soffitta. C’è paura che possa venir fuori e scombussolare l’intera situazione economica, non solo in Italia, ma anche nell’intera zona euro. Il 3 dicembre si è sentito un rumore sinistro arrivare dalla porta della soffitta. Un rumore derivato da una risposta del Ministro del Welfare del governo Berlusconi, Maurizio Sacconi, alle voci di disaccordo con il Ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, su quanto spendere per le misure di stimolo dell’economia.

Smentendo che ci fosse alcun conflitto, Sacconi ha dichiarato: “Sono anche io vincolato dal debito pubblico e sono anche io preoccupato per il rischio di “default” del Paese”. Apparentemente inconsapevole del possibile effetto delle proprie parole, Sacconi ha aggiunto: “C’è qualcosa di peggio della recessione: è la bancarotta dello Stato, un’ipotesi improbabile, ma non impossibile”. Se il Ministero del Tesoro non sarà capace di trovare compratori per i titoli di Stato, ha detto Sacconi, l’Italia potrebbe far la fine dell’Argentina che cadde in dissesto nel 2001.

Il mercato delle obbligazioni di Stato è diventato certamente un terreno ostico per chi si occupa del piazzamento del debito. Numerosi stati, molti con un’affidabilità creditizia di gran lunga migliore dell’Italia, hanno bisogno di un aumento delle liquidità. Ma se il rendimento delle obbligazioni in Italia aumentasse, il Governo potrebbe essere costretto a pagare più interessi e la situazione di deficit nazionale potrebbe, a quel punto, sfuggire di mano. Se questo dovesse accadere sarebbe un’ulteriore erosione della fiducia degli investitori, che a loro volta chiederebbero rendimenti ancora più alti.

Dopo le proteste in seguito alle affermazioni di Sacconi, il Ministro Tremonti ha negato l’ipotesi di “default”. Ma nello stesso giorno ha confermato che i rischi in tal senso sono aumentati.

Tremonti ha affermato in commissione parlamentare che il “vincolo fondamentale” alla spesa di governo non era più rappresentato dai parametri di Maastricht dettati dall’Unione Europea sul deficit massimo, ma dai limiti imposti dai mercati finanziari. In effetti, sono stati espressi timori che l’inizio di ció che gli operatori finanziari chiamano “dinamiche ostili del debito” sia già evidente dal netto allargamento nello scarto, in termini di rendimento, tra i bond decennali tedeschi e le obbligazioni italiane.
Il 5 dicembre questo valore ha raggiunto il record di 144 punti base [BPS, N.d.T.], in crescita da un minimo di 38 punti base alla fine di maggio (vedi grafico).

Anche Brian Coulton di Fitch, un’agenzia di rating, spiega che questi valori riflettono il calo dei rendimenti tedeschi (gli investitori cercano la sicurezza) piuttosto che l’aumento di quelli italiani. “I rendimenti attuali delle obbligazioni decennali in Italia sono gli stessi della fine del 2007″ ha osservato Coulton. Sin dal lancio dell’euro, inoltre, i controllori del debito italiano sono riusciti ad estendere la data di scadenza media dei prestiti fino a circa sette anni, tenendo così i tassi di interesse bloccati e assicurando che solo una piccola parte di questo debito pubblico sia in balia di improvvisi aumenti del tasso di interesse.

In parte grazie alla riduzione della spesa voluta dal precedente governo di centro sinistra, le finanze pubbliche italiane non sono più nello stato critico in cui si trovavano alcuni anni fa. La scorsa primavera il Ministro Tremonti ha fatto passare in parlamento un piano finanziario di spesa di tre anni che prevede profondi tagli. Ciò fa sorgere due domande. La prima è se Tremonti sarà capace di confermare i tagli. L’altra domanda è relativa a cosa succederà nella parte del bilancio relativa alle entrate. In un periodo di recessione gli introiti derivanti dalle tasse sono destinati a diminuire. Ma di quanto?

In parte la risposta dipenderà dalla sensibilità dei conti pubblici alle variazioni della crescita. Le entrate fiscali erano molto aumente sotto il centro-sinistra. Ma, come ha sottolineato l’analista Coulton, non è chiaro quanto di questo incremento delle tasse fosse strutturale (il prodotto di un miglioramento duraturo nella raccolta delle tasse) e quanto ciclico (risultato di una temporanea ripresa dell’economia).

L’altra variabile è la gravità di questa recessione. Molti osservatori prevedono che sarà meno grave in Italia rispetto che in Inghilterra (anche se più grave che in Francia o Germania).

Tuttavia le misure anti-recessione di Berlusconi sono state certamente modeste (solo 6 miliardi di euro di spesa netta extra). E la ragione per cui il Presidente del Consiglio ha indietreggiato nei suoi intenti di maggiori aiuti è stata che Tremonti gli ha ricordato delle limitazioni imposte dai 1575 miliardi di euro di debito italiano.

L’orco è ancora là, anche se per il momento è ancora incatenato.

Elezioni in Abruzzo: chi ha vinto?

Tuesday, 16 December 2008
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di Sergio Fornasini

Sui giornali online sta rapidamente perdendo di visibilità il risultato della elezione del nuovo parlamento regionale abruzzese. Se continua così, prima della mezzanotte la notizia scomparirà dalle prime pagine, insieme alle analisi politiche. Ne ho lette alcune, senza però trovare il dato che mi ha subito colpito: il nuovo Governatore risulta eletto da un elettore su quattro, circa il 26% degli aventi diritto. Il primo partito è stato quello dell’astensionismo, della sfiducia verso la politica, del dissenso e del disinteresse.

Direi che il risultato finale era scontato, l’incognita riguardava quanto sarebbe cresciuto il movimento di Antonio di Pietro a scapito del PD. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, quello che indicano i dati numerici è la scarsa rappresentatività degli eletti, di tutti i colori politici.

Ce la faranno a recepire il messaggio? Secondo me no.

Suggerirei di far dono ai nostri parlamentari di un libro al posto della solita agenda: “Saggio sulla lucidità” di José Saramago, premio Nobel per la letteratura. Un ottimo consiglio di lettura, ambientato in un ipotetico paese nel quale la gente si stanca di tutta la politica e vota in massa scheda bianca, invalidando di fatto le elezioni. La casta politica a quel punto si sente isolata e spaventata, ed instaura un regime. Ma ci sono moltre altre cose nel libro, vale la pena di conoscerle tutte.

Lanciala ancora, Sam!

Tuesday, 16 December 2008
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dal blog di Benny Casalanzio Borsellino un commento sulla conferenza stampa con lancio delle scarpe all’ormai ex Presidente americano. Il maggior merito di George W. Bush in questo episodio: bravissimo a schivare. (sf)

Finalmente un giornalista!

Va bene, va bene così. Lanciala ancora, Sam. Piuttosto che stendersi in stile tappeto rosso e farsi capestare dall’intervistato, piuttosto che fare domande in ginocchio, con gli occhi lucidi e a forma di cuoricino, meglio una bella scarpata. Ecco. La scarpata potrebbe essere una nuova frontiera del giornalismo aggressivo, del giornalismo d’assalto. Basta camerieri e servi con il microfono o con la penna addolcita, servono scarpe, miriadi, moltitudini di scarpe. Certo.

Noi (intendo io, Benny e Calasanzio) siamo e rimaniamo contro la violenza. E le scarpe devono essere rigidamente selezionate. Niente tacchi nè suole in cuoio. Solo gomma e niente inserti, tipo catenelle o parti contundenti. Preferito il nero, che nelle foto viene bene e si può seguire facilmente la traiettoria. La nostra corrente di pensiero nasce nel 1960, quando Kruscev all’Onu tamburellò sul banco con la sua scarpa. Ma quello era solo l’inizio, il principio. Il nostro messia, ancora non so come si chiami, è tale perchè ha sdoganato il lancio della scarpa come pratica giornalistica riconosciuta deontologicamente corretta. Certo. Bel messia, direte voi. Aveva ben due possibilità e le ha clamorosamente mancate, anche se bisogna ammettere che la seconda per poco non andava a buon fine. Ci miglioreremo. Prima di essere sopraffatto dai dormienti uomini della sicurezza, l’uomo ha urlato: “Questo e’ il tuo bacio d’addio, cane”. Lui l’ha detto, altri miliardi di giornalisti lo hanno pensato. Stiamo fondando un sindacato, selezionando il marchio calzaturiero che sponsorizzeremo, e poi saremo pronti. Lanciala ancora Sam!

fonte articolo: bennycalasanzio.blogspot.com

Uno scandalo tutto italiano

Tuesday, 16 December 2008
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Dal blog di Alessandro Tauro ( http://alessandrotauro.blogspot.com/ ), uno studente di Pescara che ricostruisce con lucidità una serie di legami e di affari che ruotano attorno alla figura di Vito Bonsignore, un noto politico siciliano, ex DC, ex CCD, ex CDU, ex UDC ed attualmente europarlamentare del PdL. Condannato in via definitiva a 2 anni di carcere per tentata corruzione per l’appalto dell’ospedale di Asti, don Vito nel 2008 è risultato intestatario di un conto corrente con 5,5 milioni di euro in Liechtenstein. Buona lettura. (sf) Leggi il resto –> »

ESCLUSIVO! GIAMPIERO MARRAZZO (FRATELLO DI PIERO) SCOPRE I MISTERI DI USTICA. COSSIGA: "A COLPIRE IL DC9 FURONO I FRANCESI"

Monday, 15 December 2008
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Sessanta anni di Repubblica scorrono sullo schermo in pochi secondi: le spallucce di Andreotti, le dita delle mani in un tormentato intreccio, sino alla profezia di Cossiga: “Se  continuate questa inchiesta potreste essere vittime di un incidente stradale”. La strage di Ustica come metafora del ruolo deviato che i servizi segreti hanno avuto in Italia. Ottantuno  morti, senza un apparente perché. Le indagini del giudice Priore, il vuoto di verità, sino alle dichiarazioni del Presidente Emerito Francesco Cossiga, che punta l’indice contro la Francia. Due giornalisti coraggiosi, Giampiero Marrazzo e Gianluca Cerasola, hanno firmato un docufilm di 63 minuti, “Sopra e sotto il tavolo” (vedi il trailer in alto), sulla riapertura del Caso Ustica, prodotto dalla S7ven e dalla Morol di Milano e in distribuzione nelle librerie a partire dalla fine di gennaio in un cofanetto il cui libro è edito dalla Tullio Pironti di Napoli.

La regia è di Enrico Salimbeni, le musiche di Paolo Buonvino.
Un’intervista inedita a Cossiga, e poi Andreotti, Priore, De Michelis, il portavoce Nato James Appaturai e tutti i personaggi che in ruoli diversi sanno pezzi di verità su Ustica, e sulle stragi che hanno funestato l’Italia a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.
Cossiga ha apertamente parlato del ruolo dei servizi francesi nel film, destinato a riaprire una ferita mai rimarginata nel Paese.
A quanto pare l’Ambasciata francese potrebbe concedere a giorni un’intervista ai due giornalisti per replicare alle accuse contenute nel film, i cui prodromi, anticipati alla stampa da Cossiga un anno fa, sono bastati da soli alla riapertura dell’inchiesta.
“Speriamo che la nostra attività di inchiesta giornalistica possa proseguire e di non restare vittime di un incidente stradale”, commenta con ironia Giampiero Marrazzo, fratello del Governatore del Lazio Piero Marrazzo.

VENEZIA ALLAGA. L'ECONOMIST LA BUTTA IN POLITICA

Monday, 15 December 2008
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Articolo tratto da “The Economist”, tradotto da Gabriele Mastellarini per Italiadallestero.info

Venezia in pericolo: allarme allagamento. [The Economist]

L’acqua alta a Venezia conferma la fragilità della città.

Se lo scirocco (il vento del sud che fa alzare le maree di Venezia) non avesse inaspettatamente smesso di soffiare e non avesse cambiato direzione il primo dicembre scorso, sarebbe stato molto peggio. Così la città più fragile d’Europa, la scorsa settimana, ha sofferto la più violenta “incursione” dal mare da 22 anni a questa parte. Il picco massimo dell’acqua è arrivato fino a 156 centimetri sopra il livello normale – il quarto livello più alto dal 1872. Tutto ciò ha bloccato il trasporto cittadino costringendo i veneziani a fermarsi e mettersi gli stivaloni di gomma per potersi muovere.

Il Sindaco, Massimo Cacciari, ha minimizzato l’ultima “acqua alta” [italiano nel testo, N.d.T.]. Nessuno si è fatto male, ha detto Cacciari, e neanche uno degli storici palazzi è crollato (sebbene l’esatta stima dei danni non sia ancora stata fatta e sarà disponibile solo dopo il completamento dei rilievi che inizieranno il 15 dicembre). Cacciari, politico di centro-sinistra, si è rifiutato di chiedere al governo di centro-destra di Silvio Berlusconi di dichiarare lo stato di calamità.

Per molti, specialmente quelli che donano denaro per la tutela di Venezia, questo comportamento flemmatico ha il sapore di una nota stonata. Sono ormai trascorsi 42 anni dalla grande alluvione a Venezia del novembre ‘66 che ha dimostrato seriamente la vulnerabilità della città. Eppure oggi non sembra più sicura. Un congresso scientifico a Cambrige, in Inghilterra, cinque anni fa ha concluso che Venezia necessitava di barriere di protezione dall’acqua alta. Ma molti ambientalisti italiani sono contrari all’idea e affermano che potrebbe sconvolgere il delicato ecosistema della laguna.
Cacciari, come molti veneziani, è scettico.

Nel 2003, sono tuttavia iniziati i lavori del progetto Mose che consiste nell’istallazione di 78 paratie che possono essere alzate in caso di incremento del livello del mare. Il ministro italiano delle infrastrutture, Altero Matteoli, ha promesso di di stanziare 800 milioni di euro (1 miliardo di dollari) per poter continuare i lavori l’anno prossimo. Ma saranno necessari almeno 1,2 miliardi di dollari e, con la situazione economica attuale, potrebbe essere difficile trovare i soldi. Matteoli ha promesso che il Mose dovrebbe diventare operativo nel 2012 e ha aggiunto “al massimo nel 2013″.

Ipocriti, inciucioni, ignoranti e impreparati

Monday, 15 December 2008
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dal blog di Lorenzo Cairoli

Mercoledi, ultima puntata di Exit del 2008. Si parlava di Alitalia, di Cai, di una telenovela spossante che non ha appassionato nessuno, che non è nemmeno finita come ci hanno fatto credere e che trivellerà altro denaro dalle tasche degli italiani. In studio, Ilaria D’Amico con sei ospiti tra cui il Senatore della Lega Nord Roberto Castelli che più che un senatore sembra un attore di Vanzina alle prese con la parodia del lombardo bauscia.

Se qualcuno gli contesta qualcosa, Castelli lo cazzia con l’arroganza che odiavo nei socialisti degli anni ottanta. Prima di diventare leghista, senatore e cabarettista nei talk-show de la 7, Castelli studiava al liceo classico Manzoni di Lecco. Aveva come compagno di classe Formigoni, si è laureato in ingegneria, ha lavorato per trent’anni nel campo dell’acustica applicata, prima come direttore tecnico di una ditta, la Lafranconi Silenziatori di Mandello del Lario, poi come libero professionista ed imprenditore nei sistemi di controllo del rumore, nella sicurezza in fabbrica e nella consulenza e rilascio di certificazioni ed omologazioni CE. Sarà anche un Dio nel campo dell’acustica applicata, ma in materia di trasporto aereo, costi di carburante, grandi vettori e rotte internazionali è competente come un masai in global economy.

Castelli crede che in buon dry-leasing ci vadano otto parti di gin e due di Martini e che il parco aerei di Alitalia sia competenza della Forestale. Eppure mercoledi sera parlava solo lui, nemmeno fosse la reincarnazione di Francesco Baracca. Quando Massimo Notaro, presidente dell’Unione Piloti, ha provato a replicargli, Castelli lo ha interrotto ripetutamente, lesto a eludere le sue domande precise e incalzanti. Fuori campo, si sentiva Notaro ripetere: “E’ impreparato…non posso parlare con lui…non sa le cose”. E il tono, badate bene, non era aggressivo, e nemmeno arrogante. Amareggiato semmai. Perchè il tasso di impreparazione che ha raggiunto questa classe politica è di un’asineria siderale.
Uno che al massimo sa di acustica applicata, mercoledi sera pretendeva di insegnare trasporto aereo a uno che ha volato più di Saint-Exupéry, Icaro e il Gabbiano Jonathan Livingston messi assieme. Una che politicamente è cresciuta a pane e calendari adesso pretende di far sparire le prostitute dalle strade nemmeno fosse un colonnello argentino. Una che è diventata avvocato barando, oggi pretende rigore dagli studenti, inneggia alla meritocrazia e impone regole inique alla scuola, confondendo tagliare con taglieggiare. Uno che da europarlamentare ha partecipato alle sedute del Parlamento con la frequenza di un giubileo, oggi scatena una jihad contro i fannulloni. Ipocriti, inciucioni, ignoranti e impreparati. Come i dirigenti della Rai. Persino in Spagna hanno parlato delle sforbiciate a Brockeback Mountain. Poi ci si sorprende se un italiano su quattro non paga il canone.

Cultur@. Concerto (insolito) della Domenica.

Sunday, 14 December 2008
Pubblicato nella categoria CULTUR@

di Nicoletta Salata per dituttounblog.com

Il 10 dicembre si è svolta a Roma una corposa e sonora manifestazione di protesta contro i tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo che dovrebbe venire decurtato del 30%.

Orchestre, cori, corpi di ballo, tecnici e maestranze delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche hanno dato vita presso il Teatro dell’Opera di Roma ad uno spettacolo musicale davvero insolito.

Il Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS), istituito con la legge 163 del 1985, è lo strumento finanziario attraverso il quale lo stato sostiene le attività del settore spettacolo sia del cinema che dello spettacolo dal vivo.

La gestione del Fondo consente, infatti di assegnare contributi ad enti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante, nonchè di promuovere e sostenere manifestazioni ed iniziative di carattere e rilevanza nazionali da svolgere in Italia o all’estero.

Il Fondo, iscritto annualmente nel bilancio di previsione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, è ripartito in quote assegnate ai diversi settori del cinema e dello spettacolo dal vivo con decreto del Ministro e sentito il parere del Comitato Problemi dello Spettacolo.

Un altro strumento di finanziamento è costituito dalle risorse derivanti dall’estrazione del gioco del Lotto del mercoledì. La legge 662/96 stabilisce, infatti, che una parte degli utili debba essere destinato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Interessante la relazione 2007 del Ministero dei Beni Culturali sull’utilizzazione del FUS. Qui.

Personalmente, amando la musica ed altre forme di spettacolo, ritengo culturalmente deplorevole quanto nelle intenzioni del Governo e ugualmente inaccettabile che si vada a limitare, per conseguenza, il godimento dell’espressione artistica.

La musica, un’altra voce che non dovrebbe mai tacere.

Regime e contro-regime

Saturday, 13 December 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Un nostro lettore ci segnala un appello, a doppia firma Massimo Fini – Marco Travaglio, che contiene una dura analisi dell’attuale governo. “Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo” dice fra le altre cose lo scritto, che potete trovare a questo indirizzo: voglioscendere.it.

L’articolo termina con queste frasi: “Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non è più una democrazia. Una democrazia che non rispetta le sue regole fondamentali non può essere rispettata. A questo punto, perché mai un cittadino comune dovrebbe rispettarla, anziché mettersi “alla pari” col Presidente del Consiglio? “A brigante, brigante e mezzo” diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo. O per finirla in modo più colto: “Se tutto è assurdo”, grida Ivan Karamazov “tutto è permesso”.

Il nostro lettore ne è rimasto sconcertato e ci scrive: [..] mi ha ricordato tanto, nel suo delirante atto d’accusa, uno di quegli appelli tipici degli anni di piombo…di quelli, per intenderci, dove si puntava il dito contro il commissario Calabresi o i sindacalisti o i giuslavoristi scomodi a certi intellettuali e che hanno portato tanti compagni a “sbagliare”.

Al di là di come la si voglia pensare sull’opportunità politica o meno di una modifica in più parti della Costituzione, non ti sembra che le parole di Travaglio, ma anche di Fini (Massimo, s’intende) siano eccessivamente sopra le righe? Non pensi possa essere un passaggio troppo pericoloso questa requisitoria contro Berlusconi?

saluti…

ed ora dite la vostra su questa proposta di discussione (sf)

Un G8 tutto d'oro

Saturday, 13 December 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

a cura della redazione

Il prossimo vertice del G8 si terrà a luglio prossimo in Italia, per l’occasione è stata scelta l’isola della Maddalena. Fra i preparativi in corso c’è quello di preziosi cadeau, che il premier sta scegliendo per farne omaggio ai partecipanti. Per questi prestigiosi regali è stato scelto l’orafo Gerardo Sacco, un vero artista. I preziosi prodotti dalla sua azienda sono delle opere d’arte, spesso indossati da celebri dive del cinema e dello spettacolo (Liz Taylor, Gleen Close, Brook Shields, ecc). “L’orafo delle dive” crea gioielli apprezzati in tutto il mondo, esposti in molti luoghi fra i quali la Biennale di Napoli e Palazzo Rispoli a Roma. (nella foto: una creazione di Gerardo Sacco)

L’orafo di Crotone era in visita la mattina del 10 dicembre a Palazzo Chigi per far scegliere a Silvio Berlusconi una medaglia aurea da regalare ai partecipanti del G8 allargato del prossimo anno. Così Sacco lascerà una impronta della sua arte nelle case dei potenti di tutto il mondo (e dei loro numerosi collaboratori) e rilancerà la sua produzione, che evoca soprattutto lo stile dei gioielli greco-romani, in un periodo in cui i risparmiatori, scottati dalla crisi monetaria, dovrebbero essere invogliati ad investire in oro, diamanti e preziosi, beni più sicuri. Ha trovato in Silvio un intenditore…

TRAVAGLIO SPUTTANATO DA DELL'UTRI

Friday, 12 December 2008
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di Marco Caruso per Il Pensatore

Ieri sera, ad AnnoZero, il buon Travaglio è riuscito nell’impossibile. Scarrellando i fatti delle vicende calabresi che ruotano attorno a Saladino e a De Magistris, pur di difendere il suo amico Di Pietro è riuscito nell’improbabile gioco di prestigio di cui è veramente un portento: il ribaltamento della realtà.
Pochi giorni fa, dalle stesse pagine del suo blog, lo stesso Di Pietro aveva ammesso di aver avuto contatti col Saladino per questioni elettorali. L’aveva cercato lui, insomma.
In tv, però, miracolosamente, Travaglio dice (riferendosi a Saladino): “…[…]…che tentò addirittura di arrivare a coinvolgere Di Pietro…[…]…”!

vedere per credere…

scorrete al minuto 2 e 36 secondi, circa…

E’ evidente che qualcosa non torna: chi contattò chi?
Di Pietro dice d’aver incontrato Saladino in tre occasioni per parlare di questioni elettorali. Ma che comunque non se ne fece niente.

Riporto dal blog di Di Pietro: ““…Il nome di Di Pietro compare sull’agenda di Saladino, le cui copie circolano nella redazione di un grande settimanale della sinistra italiana. In esse sono annotati tre incontri: un primo avvenuto durante la prima campagna elettorale (2001) del leader del neonato partito dell’Italia dei Valori. Di Pietro e Saladino si incontrarono all’aeroporto di Lamezia Terme e viaggiarono insieme fino all’hotel Capo Suvero di Gizzeria (Catanzaro). Si discuteva di politica e Di Pietro propose a Saladino un accordo di tipo elettorale. La cosa, però, non andò a buon fine e non se ne fece nulla. Un secondo contatto avvenne invece in occasione della campagna per le politiche del 2006, e i due si ritrovarono a Roma. Era presente all’incontro anche un aspirante candidato nelle liste di Di Pietro e il leader dell’Italia dei Valori chiese di nuovo a Saladino se fosse interessato ad accordi di tipo politico. Ma, anche questa volta, la proposta non sortì effetti. Un terzo abboccamento avrebbe dovuto svolgersi invece nel marzo dell’anno scorso, quando già era scoppiato il caso Why not. Un intermediario, che lavorava nella segreteria di Nicola Mancino, si fece avanti con Saladino per chiedere un incontro. Ma fu lo stesso imprenditore a suggerire di rimandare a tempi migliori, anche per evitare imbarazzi all’onorevole Di Pietro…”

Travaglio invece dice che fu Saladino a voler parlare con Di Pietro, che si rifiutò.

Come la mettiamo?

Altra chicca.

Travaglio al Corriere della Sera (rubrica delle lettere a Sergio Romano): “……[…]…..non ha che da appellarsi ai colleghi del Pdl affinché diano l’ok a quelle tra Latorre e Consorte e a quelle tra Dell’Utri e il mafioso latitante Palazzolo. […]“.

Dell’Utri al Corriere della Sera, il giorno dopo (cioè oggi): “…[…]…come Travaglio ben sa non esiste alcuna intercettazione tra il sottoscritto e il “mafioso latitante” Palazzolo. […].”

Infatti.
L’intercettazione di cui si parla è tra Dell’Utri e la sorella del Palazzolo.
Cambierà anche poco, ma per chi si vanta di raccontare i fatti con la dovuta dovizia di particolari, questo è un errore macroscopico.
Dire che una persona ha contatti diretti con un latitante è una cosa; dire che invece è stata contattata è altra; dire, ancora, che i contatti sono con altre persone, magari vicine al latitante, ma non con quello in prima persona è tutt’altra ancora.

Ma vabbè…Travaglio ci ha abituati a questo metodo e ora ne paga le conseguenze: sputtanato anche da un certo Dell’Utri.

Obama sceglie un premio Nobel per rispettare l'ambiente, Berlusconi invece preferisce fare danni tutto da solo

Thursday, 11 December 2008
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di Sergio Fornasini per dituttounblog.com

E mentre Obama sceglie un premio Nobel per la fisica per completare la sua squadra per l’ambiente, il nostro premier sbarca a Bruxelles minacciando il veto italiano al piano ambientale della UE.  Il nostro governo, non ancora appagato dal taglio al bonus fiscale favorevole ai risparmi energetici, va in Europa con le peggiori intenzioni sull’ecosistema. Tanto che molti ambientalisti tacciano l’Italia di scarsa sensibilità sull’argomento, a cominciare da Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends che invia una lettera aperta al Presidente della Repubblica ed alle più alte cariche dello Stato. E non è esattamente il club delle Giovani Marmotte quello che sta rilevando il comportamento irresponsabile del nostro paese. Ma alle stesse conclusioni sarebbero facilmente arrivati anche Qui, Quo e Qua.

A parte i lamenti dall’oltretomba del “governo ombra” i mezzi di informazione sembrano seguire passivamente il tema, come sempre si affidano alle solite dichiarazioni ufficiali dei soliti politici di primo piano. Poche eccezioni ricordano che 11 anni fa veniva sottoscritto anche dall’Italia, insieme ad altri 159 paesi, il protocollo di Kyoto per la riduzione di emissioni dannose all’ambiente. Da allora l’intesa è stata trattata, da tutti, come se fosse l’iscrizione ad un circolo del tennis: ogni tanto ci si vede e si consuma un drink sulla veranda, mentre qualcuno laggiù lontano sta a sudare sui campi in terra battuta. Le emissioni sono decisamente aumentate, solo nel nostro paese l’incremento è stato del 10% dal 1990 ed attualmente siamo relegati al 44esimo posto tra i 57 stati a maggiore produzione di anidride carbonica.

Con queste premesse, invece che con la coda fra le gambe ci presentiamo a Bruxelles con tutte le intenzioni di fare la voce grossa, preparandoci a decidere con il nostro veto anche per tutti gli altri. Tutto giustificato con la crisi economica in atto: “affrontiamo un Consiglio europeo con molta preoccupazione. Trovo assurdo parlare di emissioni quando c’e’ una crisi in atto. E’ come se chi ha la polmonite pensa di farsi la messa in piega…”. Una inattesa nota di pessimismo, da parte di chi lo sta combattendo su tutti i mezzi di informazione. Se il tono dei ragionamenti è questo, inutile sperare che improvvisamente realizzi che prima o dopo carbone, petrolio, gas e tutti gli altri possibili combustibili fossili si esauriranno. Guai poi a pensare alla ricerca ed all’industria delle fonti rinnovabili, possibile opportunità di sviluppo e di crescita economica: fa molto più business un inutile ponte sullo stretto.

Sull’argomento ha esternato copiosamente anche un certo Vittorio Sgarbi, parlando di generatori eolici per l’energia elettrica: “Hanno sull’ambiente lo stesso effetto violento di un pedofilo su un bambino”, ha dichiarato. Visto poi che si intende di mafia, Sgarbi dice anche di temere per l’attivo ruolo di “facilitatori” all’eolico che potrebbero fare inciuci con gli enti pubblici, offrendo incentivi in cambio di concessioni. “Una sorta di mafia che convince i sindaci a dare le concessioni per le pale per pochi spiccioli”, e sappiamo che il sindaco di Salemi di mafia se ne intende, ne abbiamo parlato qui.

Nel frattempo il nostro ambiente, quello vero, fragile e tangibile, sta continuamente mostrando segni di instabilità. Eventi eccezionali come piogge torrenziali ed alluvioni stanno diventando normali nel nostro paese, ci stiamo forse tropicalizzando? Per informazioni chiedere ai cittadini di Roma, oggi in ginocchio per il maltempo.

Il fazioso Fabio, e meno male che Villari c'è

Thursday, 11 December 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Sergio Fornasini per dituttounblog.com

Il neo eletto presidente della Commissione di vigilanza Rai, Riccardo Villari, non vedeva l’ora di mettersi al lavoro, era fin troppo evidente. Espulso pochi giorni fa dal PD, per dimostrare di essere ben al di sopra delle parti non tarda a raccogliere le critiche mosse da Gasparri ed apre un’istruttoria sulla trasmissione “Che tempo che fa”. Il conduttore Fabio Fazio viene accusato di non essere imparziale per quanto riguarda la presenza di personaggi politici nel suo talk show. Troppo sbilanciato verso il centro sinistra, finora sono stati suoi ospiti Veltroni e Soru e nessun politico della opposta fazione. Leggi il resto –> »