Questo qui stava in Parlamento…

Tuesday, 2 September 2008
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Francesco Caruso:”I responsabili dei disordini di ieri non sono gli ultrà del Napoli, ma i responsabili locali e nazionali della Direzione commerciale di Trenitalia, che svolgono con particolare inettitudine, una sistematica attività di disordine pubblico, incitando e provocando inutili tensioni e caos nella stazione di Napoli Centrale. Non condivido certo lo sfogo di rabbia e la reazione vandalica degli ultrà, ma personalmente negli ultimi due anni ho avuto modo di confrontarmi a più riprese con l’ottusa linea aziendale di Trenitalia che pretende di negare il diritto a viaggiare in modo collettivo”.

BEVI&MANGIA. Il menu della Festa democratica: salamella alla griglia a 3,5 euro, polenta vuncia 4,80. Coperto un euro e mezzo. Mortadella? Non pervenuta. Il vino? Rosso d'annata, of course

Tuesday, 2 September 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, BEVI&MANGIA

di Tommaso Farina per Libero ed. Milano

La Festa dell’Unità ha cambiato nome, ma non proposta gastronomica. La salamella impera sovrana, nonostante i tentativi di esotismo già visti l’anno scorso.

Attorno al Palasharp, fino al 22 settembre, la prima Festa Democratica di Milano ospiterà non solo dibattiti politici e approfondimenti assortiti, ma anche l’usuale vasta scelta di munizioni da bocca, per tutti i gusti e per tutte le tasche. Però nulla batte la salamella alla griglia. E nemmeno le costine di maiale.

«Le altre cose saranno buone, ma le costine hanno una marcia in più. Del resto, dove si può mangiarle, se non alla festa dell’Unità? Al ristorante mica te le fanno», ammette un cinquantenne che, alla pizzeria-griglieria, sta cominciando un’ampia porzione delle medesime costine (4.50 euro).

La salamella costa meno, 3.50 euro, ed è molto onesta, saporita, con l’obbligatorio profumo di fumo che ne attesta la provenienza da un vero fuoco di legna. Wurstel? Costata di manzo? Qualcuno li richiede, ma alla griglieria, ove si viene serviti da svelte e gentili signore di mezza età, i capisaldi sono l’accoppiata immarcescibile di cui abbiamo appena parlato. Come l’anno scorso, le soddisfazioni maggiori arrivano dalle cose più “popolari”.

Il Ristorante Valtellina, anche nel 2008 accanto al Palasharp, non presenta un menù proprio estivo: pappardelle al cervo, risotto alla luganegarostisciada (lonza, pancetta, polenta), fagioli con le cipolle, pizzoccheri (5,50 euro), cassoeula. A quest’ultima abbiamo stavolta deciso di rinunciare, ma il sostituto, la polenta vuncia (polenta al formaggio e burro, 4,80 euro) è parsa all’altezza del compito. Da bere, vini valtellinesi.

Nel conto, preventivate 1,50 euro di coperto (non come al Savini, dov’è abolito…). Il coperto è presente anche in ristoranti festaioli con qualche pretesa in più, tipo Il Porcino, dedicato a funghi e simili. Menù abbastanza vasto, servizio solerte coordinato da arzillo e incravattato signore.

Qualche saggio: insalata di porcini (5,50 euro), risotto coi funghi (5 euro), lasagne ai funghi (5 euro, non malvage), porcini (8,50 euro, questi sì malvagi, decisamente dolciastri e acquosi), porcini alla griglia (11 euro). Da bere, Merlot biologico (8,20 euro). Altri ristoranti? L’Osteria del gnocco fritto (gnocchi fritti con salumi); l’Enoteca (piattarelli di prodotti tipici anche ben ricercati); i Sapori del Mare, specialità pesce (ci sono anche le trenette all’astice, 15 euro); la paninoteca-piadineria. Ma pure nel 2008, la chicca è costituita dal ristorante tibetano. Venerdì, quando l’abbiamo visitato, il digiuno dei monaci non era ancora cominciato, così poteva capitare di sedersi nel tavolo vicino a quello dei tibetani, e ordinare un piatto di Momo (6 euro), ravioli di carne simili a quelli cinesi, ma con un ripieno abbastanza diverso.

Sarà cambiato il nome (e alcuni dei “camerieri” hanno ancora la parannanza col vecchio logo), ma i capisaldi culinari della Festa per eccellenza ci sono tutti, e gli aficionados li vogliono sempre.

Errata Corrige. Finalmente ho scoperto chi è Guia Soncini

Tuesday, 2 September 2008
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(Dagospia, apr. 2006) L’ELEFANTINO HA MESSO ALLA PORTA GUIA SONCINI

E’ finita così, nel più drastico dei modi: Giuliano Ferrara ha firmato una lettera di licenziamento, destinatario Guia Soncini. Il travolgente amore di carta tra l’Elefantino infogliato e la “Rodotà dei ricchi” – assunzione, rubriche e paginate, telefonate a mezzanotte, mega-stipendio rispetto agli altri redattori del Foglio, pur essendo stata bocciata agli esami di giornalismo – ha trovato l’epilogo più bruciante: quale direttore oggi si può permettere di firmare lettere di licenziamento?

Come dago-raccontato, e da “Panorama” ampliato, la spia del malessere mediatico in casa Ferrara spuntò due sabato fa quando apparve un peana in gloria di Maria Laura Rodotà, la “nemica” più intima della Soncini – ecco una paginata-pretesto per dire all’enfante-prodige “è l’ora di sloggiare”. E sabato mattina è stata recapitata la letterina. Messa alla porta.

A monte della vicenda, lo scazzo con il vice direttore esecutivo Ubaldo Casotto. Alla richiesta di una paginata su D’Alema, la Soncini aveva risposto con un secco e sprezzante: “non mi interessa l’argomento”. Amen? No. Questa volta la replica da parte della direzione si trasforma in una lettera di richiamo (alla seconda c’è quella di licenziamento).

Una volta messa dietro la lavagna dei cattivi, la Soncini non demorde, anzi. Prende un biglietto e vola a New York. Senza avvisare nessuno, dicono. E quando è riatterrata ha trovato ad aspettarla la lettera di licenziamento. Pare comunque che la ragazza non sia granché preoccupata: sarebbe in trattative per sbarcare sulle pagine del Magazine-Corriere di Maria Luisa Agnese (auguri!)…

Segnalazione by Tommy Farina jr.

Posta e risposta. Guia Soncini (considerazioni e conclusioni a caso)

Tuesday, 2 September 2008
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Caro Mastellarini,

Guia Soncini scriveva (benissimo) su il Foglio, poi, per motivi abbastanza oscuri (pare abbia litigato con Ferrara) se n’è partita per altri lidi.

Tempo fa (circa sei mesi) ho letto un magnifico articolo su Italia Oggi (vado a memoria, ma non credo di errare la testata, senz’altro non il contenuto), nel quale la pigliavano sontuosamente per il boffice, causa l’irreversibile involuzione del suo stile. Pare che, dopo esser stata bocciata all’esame da giornalista professionista, la ragazza sia uscita dalle grazie degli dei della penna e che, oramai inacidita, delusa e (è un’ipotesi) ingrassata, le sue righe si distinguano per particolare sciatteria e grigiume.

Un po’ me ne dispiaccio, perchè su il Foglio la leggevo molto volentieri, un po’ me ne impippo perchè (fortuna) il posto della Guia (certo che se Maso fosse stato una ragazza e si fosse chiamato Guia, un po’ in cuor nostro lo avremmo, se non giustificato, compreso) è stato preso dalla Annalena Benini, puntuta, brillante, oramai anche disinvolta al punto che, della nostra eroina, non se ne sente più mancanza. Ad maiora…

Il Pelle

Caro Pelle,

premesso che non ho mai letto il Foglio (e come disse Guzzanti padre su di me e L’espresso) non ne conosco il valore dei collaboratori compresa la Soncini;

Premesso che l’esame da giornalista è una gran minchiata e che essere stati bocciati non vuol dir nulla (mi sembra sia capitato anche a Moravia);

Premesso che anche Italia Oggi ha parlato di me in prima (ma in termini lusinghieri e anzi ringrazio Bechis);

Premesso che Soncini mi ha attaccato pesantemente (a torto) e continua a farlo (sempre a torto sulla questione di “un po'”);

Premesso che ho ascoltato una clip audio della Soncini e non mi è sembrata affatto male;

Premesso che da qualche giorno leggo i post della Soncini sul suo blog e mi fanno ridere (bella la storia della dedica a Stefano);

e premesso che non ho mai visto la Soncini (a parte la foto pubblicata nel post precedente) e quindi non so se sia effettivamente ingrassata;

ritenuto che, per me, chi è capace di parlare alla radio in maniera gradevole e di scrivere in maniera comunque graffiante, merita comunque apprezzamenti (ho iniziato alla radio e ho sempre adorato il lavoro di speaker…tempo fa ho provato anche con il doppiaggio, ma i risultati non sono stati così entusiasmanti, anche se ho una venerazione per le doppiatrici);

ritenuto che litigare con Ferrara è come prendersi un caffè al bar (negli ultimi anni l’han fatto tutti, da Berlusconi a Travaglio, cani e porci, insomma);

concludo che Guia Soncini, nonostante tutto, merita la mia stima anche se non so ancora chi sia veramente.

Augh! Ho scritto (sempre come disse Paolo Guzzanti, dopo avermi etichettato così: “Mastellarini? Un travaglino in erba”).

Gabriele Mastellarini

IL TESTO DELLA SENTENZA SHOCK! BLOGGER CONDANNATO PENALMENTE "PERCHE' UN BLOG E' UN GIORNALE"

Tuesday, 2 September 2008
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TRIBUNALE DI MODICA
SENTENZA

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice penale monocratico dr.ssa Patricia Di Marco, alla pubblica udienza dell’08.05.2008 ha pronunziato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente:
SENTENZA
nei confronti di:
Ruta Carlo, nato axxxx, residente in xxxx n. 46 Libero Assente

IMPUTATO
del reato p. e p. dagli artt.5 e 16 della L. 08.02.1948 n. 47, per avere intrapreso la pubblicazione del giornale di informazione civile denominato “Accade in Sicilia” e diffuso sul sito internet www.accadcinsicilia.net senza che fosse stata eseguita la registrazione presso la cancelleria del Tribunale di Modica, competente per territorio per avere il Ruta comunicato al provider Tiscali il proprio indirizzo di posta elettronica in XXXXXX46, con registrazione avvenuta in data 16 dicembre 2003.
In Pozzallo il 16.12.2003 e fino al 07.12.2004.
Con la recidiva di cui all’art. 99 C.P.

Con l’intervento del Pubblico Ministero dr.ssa V. Di Grandi V. Proc. O.
del difensore dell’imputato, Avv. G. Di Pasquale
Le parti hanno concluso come segue:
Il Pubblico Ministero chiede la condanna dell’imputato alla pena di € 250,00 di multa.
Il difensore dell’imputato chiede l’assoluzione perché il fatto non sussiste o per non averlo l’imputato commesso ed in subordine, ex art.530, 2° co. c.p.p..

MOTIVAZIONE

Ruta Carlo veniva citato a giudizio davanti al Tribunale di Modica in composizione monocratica con decreto emesso il 31.05.2006 dal Pubblico Ministero presso questo Tribunale per rispondere del reato di cui agli artt. 5 e 16 della legge n. 47 dell’8.02. 1948 meglio specificato in rubrica.
All’udienza dcl 25.09.2007, alla presenza dell’imputato, dopo diversi rinvii dovuti ad impedimenti del difensore di fiducia dell’imputato, si dava inizio all’istruzione dibattimentale mediante l’esame dei testi indicati in lista dal P.M..
Alla stessa udienza l’imputato rendeva spontanee dichiarazioni.
All’udienza del 29.01.2008 il Tribunale disponeva degli ulteriori accertamenti mediante la Polizia Postale di Catania relativamente alla cadenza con cui il sito veniva aggiornato e con cui venivano pubblicati gli articoli.
Indi all’udienza dell’8 maggio 2008, dopo avere escusso l’Assistente della Polizia Postale di Catania Vito Latora, esaurita l’istruttoria dibattimentale, le parti formulavano ed illustravano le rispettive conclusioni come da verbale in atti.
All’odierno imputato è stato contestato il reato di cui agli artt. 5 e 16 della L. n. 47 dell’8.02. 1948 per avere intrapreso la pubblicazione del giornale di informazione civile denominato “Accade in Sicilia” e diffuso, con registrazione avvenuta il 16.12.2003, sul sito Internet WWW.accadeinsicilia.net. senza che fosse stata eseguita la registrazione presso la cancelleria del Tribunale di Modica, competente per territorio.
In diritto occorre preliminarmente osservare che l’art. 5 della L. n. 47/1948 stabilisce che nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato preventivamente registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi. Il successivo art. 16 dello stesso testo normativo punisce penalmente chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale ovvero di un periodico, senza che sia stata eseguita la suddetta registrazione.
Va chiarito che il provvedimento di registrazione consiste in un mero controllo di legittimità della regolarità formale dei documenti prodotti e della rispondenza del loro contenuto alle disposizioni di legge. La registrazione di un periodico, quindi, non costituisce un limite preventivo alla libertà di stampa, essendo esclusa nell’emissione del suddetto provvedimento ogni valutazione discrezionale circa l’opportunità di consentire o meno la pubblicazione.
La finalità della registrazione è unicamente quella di garantire la repressione degli abusi e di individuare i soggetti responsabili di eventuali illeciti commessi a mezzo stampa. Essa rappresenta soltanto una condizione di legittimità della pubblicazione, la cui mancanza dà luogo al reato di stampa clandestina.
D’altro canto anche la Corte Costituzionale con sent. N. 2 del 1971 ha escluso che le disposizioni in esame compromettano le libertà riconosciute e garantite dall’art. 21 della Cost., avendo ivi affermato che l’obbligo della registrazione riguarda esclusivamente i giornali quotidiani o periodici, sicché non pone alcuno ostacolo a che un soggetto manifesti il proprio pensiero con singoli stampati o con numeri unici.
Peraltro deve precisarsi che, sulla scorta di fondamentali enunciati del Giudice Costituzionale (sent. Cort. Cost. n. 826 del 14.07.1988), la nozione di libertà di manifestazione del pensiero fa oggi riferimento non solo alla libertà di colui che intende avvalersene in senso attivo, ma anche al diritto dei destinatari del messaggio comunicativo.
Pertanto, al fine di assicurare un equilibrio tra queste due posizioni, entrambe costituzionalmente protette, appare legittimo l’intervento del legislatore volto a regolare l’esercizio dell’attività d’informazione.
Ciò posto, occorre rilevare che, sino all’entrata in vigore della legge n. 62 del 2001, il prevalente orientamento giurisprudenziale aveva adottato un’interpretazione restrittiva dell’art. 1 della L. n. 47 del 1948, ritenendo che, affinché una pubblicazione potesse essere ricompresa nella nozione di prodotto editoriale di cui alla citata disposizione, dovesse necessariamente sussistere il requisito ontologico della riproduzione del giornale su supporto cartaceo.
Secondo tale orientamento veniva esclusa la possibilità di estendere ai giornali telematici le disposizioni relative alla registrazione previste per la stampa periodica.
Infatti la Legge n. 47 del 1948 all’art. 1 statuiva che, ai fini della suddetta legge, per stampa o stampati dovessero considerarsi tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione
Solo successivamente con la legge n. 62 del 2001 il legislatore ha esteso il concetto di prodotto editoriale, ricomprendendo in esso non solo il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ma anche quello realizzato su supporto informatico destinato alla pubblicazione anche con mezzo elettronico, ed ha, conseguentemente, esteso l’applicazione degli artt. 2 e 5 della L. n. 47 del 1948 anche ai giornali e periodici c.d. telematici. Ed invero la nuova legge all’art. 1, comma 1°, statuisce che per prodotto editoriale, ai fini della presente legge, si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora e televisiva, con esclusione dei prodotti disco grafici o cinematografici” e stabilisce al successivo comma 3° che “al prodotto editoriale si applicano le disposizioni di cui all’art. 2 della legge 8 febbraio 1948 n. 47. I1 prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata, costituente elemento identìficativo del prodotto, è sottoposto, altresì, agli obblighi previsti dall’art. 5 della medesima legge n. 47 del 1948”.
A seguito dell’entrata in vigore della suddetta legge si sono affermati due contrapposti orientamenti interpretativi circa l’ambito di applicazione del menzionato testo normativo. Secondo l’interpretazione fornita da alcuni autori il regime prescritto dall’art. 1 della L. n. 62/2001 troverebbe applicazione solo per coloro i quali intendono usufruire delle agevolazioni previste dalla medesima legge. Diversamente secondo altra parte della dottrina e secondo la giurisprudenza di merito (Trib. Milano, Il sez. Civile, 10-16 maggio 2006 n. 6127; Tribunale Salerno, 16.03.2001; Tribunale Latina, 7.06.200 1) la norma, che accomuna in un sistema unitario la carta stampata e i nuovi media, ha valore generale, così da poter affermare l’assoluta equiparabilità di un sito internet ad una pubblicazione a stampa, anche con riferimento ad un eventuale sequestro di materiale «incriminato».
Questo giudicante ritiene di aderire al secondo orientamento dianzi illustrato in quanto lo stesso, oltre che più razionale da un punto di vista sistematico, appare peraltro confermato dal fatto che il titolo della legge del 2001 reca “Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981, n. 416”, il che lascia intuire che l’intenzione del legislatore non fosse solo quella di dettare regole sulle provvidenze, ma anche di introdurre modifiche attinenti all’intero settore dell’editoria.
Pertanto l’inciso contenuto nell’art. 1 della legge in esame “ai fini della presente legge” avrebbe valore generale e non limitato all’erogazione dei contributi.
Orbene, alla luce della suddetta normativa, al prodotto editoriale, per come definito dal comma 1 dell’art. 1 della L. n. 62/2001, si applicano le disposizioni di cui all’art. 2 della L. n. 47/1948, mentre i prodotti editoriali diffusi al pubblico con periodicità regolare e contraddistinti da una testata sono ulteriormente sottoposti agli obblighi previsti dall’art. 5 della medesima legge n. 47 del 1948.
In sintesi devono essere inscritte, nell’apposito registro tenuto dai tribunali civili, le testate giornalistiche on-line che abbiano le stesse caratteristiche e la stessa natura di quelle scritte o radio-televisive e che, quindi, abbiano una periodicità regolare, un titolo identificativo (testata) e che diffondano presso il pubblico informazioni legate all’attualità. In particolare, le testate telematiche da registrare e perciò sottoposte ai vincoli rappresentati dagli articoli n. 2, 3 e 5 della L. n. 47/1948 sulla stampa sono quelle pubblicate con periodicità (quotidiana, settimanale, bisettimanale, trisettimanale, mensile, bimestrale) e caratterizzate dalla raccolta, dal commento e dall’elaborazione critica di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale, dalla finalità di sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di fatti di cronaca e, comunque, di tematiche socialmente meritevoli di essere rese note.
Ed è, altresì, ovvio che il richiamo contenuto nell’art. 1, comma 3, della L. n. 62/2001 agli att. 2 e 5 della L. n. 47/1948 implica automaticamente il richiamo anche all’art. 16 della stessa legge e, quindi, alle sanzioni penali prescritte per l’ipotesi di inottemperanza alle disposizioni di cui agli artt. 2 e 5. Sicché l’art. 16 della legge sulla stampa si applica anche ai giornali telematici non già in via analogica, come da alcuni sostenuto, ma perché è lo stesso legislatore che rinvia a detta disposizione nel momento in cui impone alle testate periodiche l’obbligo della registrazione.
D’altra parte diversamente opinando sarebbe irragionevole prevedere ed imporre anche ai periodici telematici gli stessi obblighi prescritti per la stampa ed escludere l’irrogazione delle sanzioni penali fissate per l’inosservanza dei suddetti obblighi.
Detto quadro normativo, per quello che in questa sede interessa, non è stato intaccato dall’entrata in vigore del D.Lvo n. 70 del 2003, il quale, per come risulta dalla stessa rubrica del decreto, disciplina esclusivamente “i servizi della società dell’informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico”.
Le finalità della nuova normativa sono rese esplicite dal l° comma dell’art. 1 del d.lgs. n. 70/2003 e consistono nella promozione della libera circolazione dei servizi della società dell’informazione (SSI), e segnatamente nell’attività di commercio elettronico.
Tale normativa, da un punto di vista oggettivo e per come stabilito dall’art. 2 dello stesso decreto, si riferisce a “qualsiasi servizio della società dell’informazione, vale a dire qualsiasi servizio prestato normalmente dietro retribuzione, a distanza, per via elettronica e a richiesta individuale di un destinatario di servizi”.
Sostanzialmente, rientra nell’ambito regolato dalla nuova disciplina il c.d. commercio elettronico, inteso quale attività di contrattazione telematica e relative operazioni propedeutiche, oltre che qualsiasi tipo di servizio, che comunque costituisca un’ attività economica.
In relazione, poi, all’ambito soggettivo di applicazione, tre sono le definizioni rilevanti. Il «prestatore», che viene definito, sempre dall’art. 2, come la persona fisica o giuridica che presta un servizio per la società dell’informazione (SSI); il «destinatario del servizi» quale soggetto che, a scopi professionali e non, utilizza un SSI, in particolare per ricercare o rendere accessibili informazioni; il «consumatore» come qualsiasi persona fisica o giuridica che agisca con finalità non riferibile all’attività commerciale, imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.
Deve di conseguenza concludersi che il decreto legislativo in parola regola esclusivamente l’attività di prestazione di servizi di informazione, resa dalle società di informazione e da coloro che prestano servizi per le suddette società, mentre non si applica al singolo che svolge l’attività d’informazione non in forma commerciale e, quindi, non in qualità di prestatore di servizi nel senso dianzi delineato.
A tal fine va anche evidenziato che l’art. 1, ultimo periodo, della 1. n. 62/2001 risulta immutato e non è stato abrogato dal D.L.vo n. 70/2003, né la norma contenuta nel comma 3° dell’art. 7 può essere considerata norma di interpretazione autentica del citato art. 1 della 1. n. 62/2001, essendo il decreto legislativo in commento applicativo, nell’ambito dell’ordinamento interno, di una direttiva comunitaria, la quale, al momento della sua emanazione, non poteva, evidentemente, avere a riferimento la legislazione interna preesistente.
L’orientamento che, al momento dell’entrata in vigore della 1.n. 62/2001, interpretava restrittivamente l’art. i, comma 3° ultimo periodo, della 1. n. 62/2001, affermando come in realtà tale norma sancisse l’obbligo di registrazione solo per le testate giornalistiche on-line che volessero accedere ai finanziamenti statali, non è, dunque, condivisibile proprio in ragione dell’emanazione del D.L.vo n. 70/2003, il quale ha dovuto introdurre, successivamente ed all’uopo, una disposizione ad hoc, che, si ribadisce, non è di interpretazione autentica e che esenta dalla registrazione le testate editoriali telematiche riferibili alle società di servizi.
Non può, quindi, sostenersi, sic et simpliciter, che l’art. 7, comma 3°, D.L.vo n. 70/2003 abbia sostanzialmente sancito l’inoperatività dell’art. 1, comma 3° ultimo periodo, della 1. n. 62/2001, facendo salva solo la marginale ipotesi dell’accesso al finanziamento pubblico. Semmai al contrario, avuto riguardo all’oggetto della disciplina del D.L.vo n. 70/2003 ed alla portata generale dell’art. 1, commi 1 e 3, della 1. n. 62/2001, il complesso sistematico delle norme impone un’esegesi delle medesime nel senso che al singolo giornalista, che non svolge la propria attività in forma economica e che non presta servizi in favore di una società di informazione, non può applicarsi la disposizione di cui all’art. 7, comma 3, del D. Lvo n. 70/2003, che esonera dalla registrazione le testate editoriali telematiche che non intendono accedere alle provvidenze di cui alla legge n. 62/2001, perché tale disposizione riguarda solamente il c.d. prestatore di servizi, rimanendo conseguentemente il singolo giornalista sottoposto all’obbligo di cui all’art. 1, comma 3° ultimo periodo, della 1. n. 62/2001.
A conferma di quanto sopra asserito (in operatività del comma 3°art. 1 L. n. 62/2001) va ulteriormente chiarito che la registrazione cui fa riferimento l’art. 7, comma 3, del D. Lvo n. 70/2003 non può che essere quella da effettuarsi presso il Registro Operatori della Comunicazione (ROC), istituito con la L. n. 249 del 1997 (art. 16 L. n. 62/2001), e non quella da effettuarsi ai sensi dell’art. 5 della L. n. 47/1948 (art. 1, comma 3, L. n. 62/2001), essendo la prima sostitutiva della seconda, ai sensi dell’art. 16 della L n. 62/2001, ed essendo tenute le società dei servizi di informazione, cui si applica il D. Lvo n. 70/2003 e fatta salva l’esenzione di cui all’art. 7, comma 3°, del D.L.vo n. 70/2003, all’iscrizione presso il suddetto registro, anche in funzione sostitutiva della registrazione prevista dall’art. 5 della 1. n. 47/1948, quale obbligo connesso al singolo servizio ex art. 7, comma 1°, del D.L.vo n. 70/2003 e ai sensi del combinato disposto dell’art. 16 della 1. n. 62/2001 con l’art. 1 comma 6 lett. a) numero 5) della L. 249/1997. Le stesse, infatti, rientrano tra i soggetti individuati all’uopo dalla legge del 1997 e cioè tra “i soggetti destinatari di concessione ovvero di autorizzazione in base alla vigente normativa da parte dell’Autorità o delle amministrazioni competenti, le imprese concessionarie di pubblicità da trasmettere mediante impianti radiofonici o tele visivi o da diffondere su giornali quotidiani o periodici, le imprese di produzione e distribuzione dei programmi radiofonici e tele visivi, nonché le imprese editrici di giornali quotidiani, di periodici o riviste e le agenzie di stampa di carattere nazionale, nonché le imprese fornitrici di servizi telematici e di telecomunicazioni ivi compresa l’editoria elettronica e digitale”.
In conclusione, alla stregua della normativa introdotta con il D.L.vo dcl 2003, devono inscriversi nel Roc soltanto i soggetti editori che pubblicano una o più testate giornalistiche diffuse al pubblico con regolare periodicità per cui è previsto il conseguimento di ricavi qualora intendono avvalersi delle provvidenze previste dalla L. n. 62 del 7.03.2001 o che, comunque, ne facciano specifica richiesta.
Tale differenziazione di trattamento per le società di servizi di informazione e per il prestatore di servizi che opera in favore della stessa, i quali qualora non intendano beneficiare del finanziamento pubblico sono esonerati dall’obbligo di iscrizione al Roc, si giustifica in considerazione del fatto che detti enti collettivi sono già sottoposti ad una normativa che consente facilmente di individuarli e, dunque, garantisce la trasparenza ed il controllo sullo svolgimento della loro attività (vedi appunto D. Lvo n. 70/2003 e segnatamente lo stesso art. 7, commi i e 2, che impone al prestatore l’obbligo di fornire una serie di dettagliate informazioni circa la propria attività).
Una diversa interpretazione delle disposizioni in commento, a parere di questo Decidente, sarebbe suscettibile di irragionevolezza ed in contrasto con il principio di eguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.
Difatti, qualora dovesse ritenersi che la disposizione di cui all’art. 7 comma 3 del D.Lvo n. 70/2003 abbia escluso l’obbligo della registrazione di cui all’art. 5 della L. n. 47/1948 per tutti coloro i quali pubblicano un periodico tramite la rete Internet, si creerebbe un’ingiustificata disparità di trattamento tra i giornalisti della carta stampata, i quali soli sarebbero costretti a rispettare il dettato della legge del 1948 sulla stampa, ed i giornalisti telematici i quali, invece, potrebbero pubblicare in rete senza alcuna limitazione e senza alcuna forma di controllo.
Si aggiunga che proprio la pubblicazione di una pagina web rappresenta la forma più efficace e potenzialmente più insidiosa di diffusione di una notizia, dato o informazione, giacché tale “luogo” virtuale può essere visitato non solo da colui che è specificamente e direttamente interessato a conoscere una certa notizia, ma può essere visitato anche da soggetti che, inserendo uno o più termini in un motore di ricerca, vengono indirizzati al sito in oggetto.
Al riguardo proprio la Suprema Corte in una recente sentenza ha rilevato come nel caso in cui un utente di Internet “crei o utilizzi uno spazio web, la comunicazione deve intendersi effettuata potenzialmente erga omnes (sia pure nel ristretto -ma non troppo – ambito di tutti coloro che abbiano gli strumenti, la capacità tecnica e, nel caso di siti a pagamento, la legittimazione a connettersi)” (Cass. pen. 27 dicembre 2000).
Tanto premesso in diritto, nel caso in esame risulta acclarata la sussistenza del reato contestato all’odierno imputato.
Dalla documentazione in atti emerge inequivocabilmente che l’imputato ha pubblicato sul sito internet denominato www.accadeinsicilia.net, un giornale che rientra nel paradigma del prodotto editoriale descritto dall’art. 1, comma 3, L. n. 62/2001.
In primo luogo è lo stesso imputato che, intitolando il proprio prodotto “Accade in Sicilia giornale di informazione civile”, ha definito e qualificato il proprio prodotto come giornale diretto a svolgere attività di informazione e, dunque, come prodotto editoriale.
Ad ulteriore conferma che quanto pubblicato dal Ruta sul sito in parola sia un prodotto editoriale proviene dal contenuto degli articoli in esso pubblicati, i quali hanno ad oggetto fatti di cronaca locale, inchieste giudiziarie, testimonianze dirette e fatti storici (vedi: “omicidi Tumino e Spampinato”; “affare acqua e mafia”; 8.08.2003 “emergenze e giustizia il questore Casabona viene trasferito da Ragusa “; 29.06.2003 “caso Carbone-Antonveneta. Nell’est siciliano si vilipende la legge fino alla vergogna”; 15.04.003 “Operazione privè negli iblei”).
In secondo luogo, l’attività istruttoria ha consentito di accertare che il sito internet creato dall’imputato presentava le caratteristiche di un periodico per la sistematicità con cui veniva aggiornato e con cui venivano pubblicati gli articoli.
Dalle pagine del suddetto giornale rinvenute dalla Polizia Postale di Catania e da quelle già acquisite al fascicolo per il dibattimento si evince chiaramente che gli articoli venivano pubblicati con cadenza giornaliera, dato peraltro confermato, come già anticipato, anche dalla denominazione data dallo stesso imputato di “Giornale” che letteralmente significa quotidiano di informazione” (vedi articoli datati 27.11.2004, 25.11.2004, 15.11.2004, 17.11.2004, 10.11.2004, 6.11.2004, 3.11.2004, 1.11.2004, 30.10.2004, 28.10.2004, 14.10.2004, 13.10.2004).
In conclusione, il prodotto pubblicato dal Ruta sul sito internet denominato WWW.accadeinsicilia.net si inquadra esattamente nell’ambito del prodotto editoriale di cui all’art. 1, commi 1° e 3° del D. lvo n. 62/2001 per la cui pubblicazione era necessaria la registrazione presso la cancelleria del tribunale, non operando nel caso di specie l’esenzione di cui all’art. 7, c. 3°, D. Lvo n. 70/2003 perché l’imputato non ha svolto l’attività d’informazione per cui è processo in forma commerciale o comunque economica, né ha operato quale prestatore di servizi per le società di servizi d’informazione.
L’inottemperanza al predetto obbligo, in applicazione di principi di diritto sopra enunciati, integra il reato di cui all’art. 16 della L. n. 47/1948.
In ultimo va chiarito che non assume rilevanza, al fine di escludere la penale responsabilità dell’imputato, l’affermazione resa dallo stesso in sede di spontanee dichiarazioni, secondo cui il prodotto dallo stesso pubblicato non fosse un quotidiano, ma semplicemente un “blog” inteso come diario di informazione civile.
Al riguardo giova innanzitutto evidenziare che il “blog” è principalmente uno strumento di comunicazione ove chiunque può scrivere ciò che vuole e come tale può anche essere usato per pubblicare un giornale.
Infatti un “blog” può anche essere utilizzato come metodo di presentazione di un giornale, cioè di una testata registrata con una sua linea editoriale, per coinvolgere il pubblico.
Pertanto diverso può essere l’uso che si fa del blog nel senso che lo si può utilizzare semplicemente come strumento di comunicazione ove tutti indistintamente possono esprimere le proprie opinioni sui i più svariati argomenti ed in tal caso non ricorre certamente l’obbligo di registrazione, ovvero come strumento tramite il quale fare informazione.
Nella fattispecie de qua, come risulta dalle pagine acquisite agli atti e come ha riferito il teste La Tora, per pubblicare degli articoli sul sito creato dal Ruta era necessario contattare costui e sottoporre alla sua preventiva valutazione l’articolo che si intendeva pubblicare.
Pertanto appare evidente come il sito in questione non fosse un blog, al quale chiunque potesse accedere e partecipare al dibattito, ma era un vero e proprio giornale dotato di una testata e di un editore responsabile.
A suggello e conferma di quanto sopra va, del resto, richiamato che lo stesso imputato ha definito la propria pubblicazione come “Giornale di informazione civile”.
L’imputato va, quindi, condannato in ordine al reato allo stesso contestato.
L’imputato appare meritevole della concessione delle attenuanti generiche attesa la sua incensuratezza.
Così affermata la penale responsabilità di Ruta Carlo in ordine al reato ascrittogli, avuto riguardo ai criteri indicati dall’art. 133 c.p., riconosciute le attenuanti generiche per l’incensuratezza dell’imputato, si ritiene equo determinare la pena in € 150,00 di multa (pena base € 225,00 di multa ridotta nella misura finale ex art. 62 bis c.p.).
All’affermazione di responsabilità dell’imputato segue ex lege la condanna al pagamento delle spese processuali.
Data la complessità delle questioni trattate è stato fissato in giorni novanta il termine per il deposito della motivazione.
P.Q.M.
Visti gli artt. 533 e 535 c.p.p.;
dichiara Ruta Carlo colpevole del reato allo stesso ascritto e, concesse le attenuanti generiche, lo condanna alla pena di € 150 di multa oltre al pagamento delle spese processuali; visto l’art. 544 c.p.p.;

fissa per il deposito della motivazione il termine di giorni novanta.

Modica 8.05.2008

IL GIUDICE
Patricia Di Marco

Leggi anche http://dituttounblog.com/articoli/sentenza-liberta-dei-blog

Dopo Marco Travaglio anche Guia Soncini me ne canta quattro. (Ma chi cazz' è Guia Soncini?)

Tuesday, 2 September 2008
Pubblicato nella categoria EDITORIALI

di Gabriele Mastellarini

Da quando gestisco questo blog mi è capitato di conoscere strani personaggi, che non pensavo esistessero ma fossero solo delle firme messe lì a casaccio sui giornali. Io misero. Interessato al caso Moro, alla Loggia P2, ai derivati, alle norme salva-casta, eccomi assalito da un collega-satirico e, ora, anche dalla Guia Soncini. Eppure, di giornalisti che vanno in tv ne conosco di quelli “veri”: un direttore di una tv nazionale, un paio di direttori di testate giornalistiche nazionali e periodiche, qualche opinionista, ivi compreso l’ex conoscente Marco Travaglio.

Ma la Rete fa fare strani incontri. Così mesi fa ho “scoperto” Filippo Facci che si è ispirato a me per un servizio anti-Travaglio, sbagliando nome e chiamandomi Palombarini, e più tardi mi ha messo sulla prima del Giornale. Fin qui niente di grave, si dirà, in fondo se conoscevi Travaglio mica potevi rinunciare a Facci. E’ come vedersi un film di Boldi senza De Sica. Suvvìa Facci è un autentico “personaggio” del panorama giornalistico: lo ritrovi ad Annozero, sul Tg4, sul Giornale, persino sul Riformista (per pochissimi intimi) ha scritto qualche libro, su dagospia ne parlano a giorni alterni.

Più di recente mi sono imbattuto in Luca Telese, mai “frequentato” prima. Pur essendomi occupato di misteri d’Italia non avevo letto il suo Cuori Neri e il suo nome mi diceva poco e nulla. Ricordavo fosse una firma di sinistra al Giornale di Paolo Berlusconi che è come mettere un pomodoro avariato in mezzo a un tortino alla crema…non proprio gustoso. Di recente Telese era piombato agli onori della ribalta mediatica perché L’Unità avrebbe voluto scritturarlo, forse in luogo di Travaglio. Insomma, anche Telese è diventato un “personaggio”. Ha rifiutato L’Unità ed è andato a giustificarsi sul Forum degli amici di Marco Travaglio, spiegando che a lui è dispiaciuto davvero di non poter lavorare con Marco e ammettendo di essersi fatto quattro-risate-quattro con il medesimo Marco quando gli ha confidato di non ricordare la sua data di nascita (per essere ammessi al Forum di Travaglio bisogna conoscere a memoria il giorno di concepimento del noto giornalista torinese). E quando ho riportato la notizia sul blog, Telese ha chiesto subito un paio di Pulitzer per me. Ovviamente ironico. Ma, Telese è Telese. Certo non Facci, ma pur sempre uno che trovi su wikipedia, uno che conduce trasmissioni tv e alla radio, uno che scrive sul Giornale e lo volevano all’Unità, uno che può chiamare al telefono Travaglio, sicuro di non essere insultato e di non ricevere contro sms del tipo “Vai a studiare il diritto di critica nelle vere democrazie”.

Veniamo ora al titolo di questo editoriale, da leggersi in risposta a questo qui scritto dalla signora/signorina della foto in alto: Soncini Guia (non so se è un nome d’arte, né conosco la sua data di nascita, nè il suo numero di telefono, ma lei conosce Carlo Rossella, più comunemente da Lei chiamato Karl R), me ne canta quattro alla Travaglio-maniera, ma almeno il buon Marco mi aveva dato dell’xxxx, mentre la Soncini mi chiama spregiativamente “Tizio” e poi “Nostro eroe”, dopo aver scritto nell’incipit del post “Già sapevo che c’è solo una cosa peggiore dei giornalisti, e sono i blogger, e c’è solo una cosa peggiore dei blogger, e sono i blogger che rivendicano il fatto che loro sono meglio dei giornalisti, o sono giornalisti, o entrambe le opzioni; in questi meravigliosi giorni in cui una donna ha raggiunto l’highest level of being used as a cheap political ploy (dio non esiste, ma se esistesse dovrebbe benedire Colbert), ho capito che c’è una cosa che accomuna tutte le categorie soprelencate: l’incapacità di dire “Scusate, ho scritto una cazzata”. Ora io non pretendo che voi andiate da questo tizio a spiegargli com’è fatto un mensile, che tempi e modi di lavorazione ha, come si produce un posato per il più importante giornale d’immagine del mondo; non vi voglio affidare il compito di insegnargli a distinguere la copertina del Vogue inglese (quella con Salma Hayek secondo lui servita da modello al fotomontaggio) da quella del Vogue americano, o la differenza tra la foto d’agenzia che illustra l’intervista di un politico italiano a un quotidiano e un servizio patinato con giaccone Ralph Lauren, maglia White+Warren, jeans Levi’s, trucco Claudia Lake per Contractnyc e capelli Tim Rogers per Charles Worthington (sto prendendo i crediti dal servizio fotografico pubblicato sul numero di Vogue di febbraio, quello per cui Sarah Palin non ha posato.) Vi esorto però a essere generosi, e a metterlo in contatto con Carlo Rossella, così magari si placa, e la smette di fare più errori di quelli che vuole correggere. E poi, vi dirò: secondo me vanno anche d’accordo.

Della Soncini avevo già parlato qui, spiegandole cos’è una bufala in senso giornalistico (a proposito Soncini, Il Sole24Ore non ha abboccato, perché non solo lei ma anche i grafici dei giornali nostrani riconoscono l’autenticità di una copertina patinata) e cosa si intende dire “ha posato per”, ben differente rispetto a “l’hanno intervistata e lei si è messa in posa per delle foto a corollario”. Forse la lezioncina non è piaciuta…

Ma che importa. In fondo, dopo Travaglio, Facci e Telese questo incontro in rosa, poteva essere l’occasione per arricchire il mio palmares. Ma vado su Wiki e cerco Guia Soncini e non c’è. Butta male. Chiamo mia moglie: “La conosci la giornalista Guia Soncini che si occupa di costume?”. Nessuno risponde. Sento mia sorella (16 anni) e la Soncini non è pervenuta neanche tra le teenager.

Allora torno su google, perché su Vogue la Soncini non l’hanno mai intervistata nè lei si è messa in posa per una cover. Ma ecco, apparire (ho perso il link) la foto e la biografia. C’è un articolo un po’ datato, ma forse ce l’ho fatta. “Guia Soncini. Tra le voci più rappresentative [e corrosive, per alcuni] di Radio Due, è la conduttrice del mattino del contenitore Il Cammello. Negli ultimi anni ha curato il pomeriggio di Radio2 Rai. E’ stata autrice e conduttrice di ‘Area 51’, conduttrice di ‘Jefferson’, autrice e conduttrice di ’90-9 e basta!’ e di ‘Acquario, niente di personale’. In televisione si è occupata come autrice di Galagoal (Tmc), Pubblimania (Rai3), Good Morning Italia (Tmc); ha inoltre condotto Colorado su Tmc2. E’ stata, di recente, l’inviata di RadioDue al Festival del Cinema di Berlino, e sarà a giorni impegnata nell’edizione 2001 del Festival di Sanremo.  Per coloro che non avessero ancora avuto l’occasione… eccola! (con link radiofonico che evidenzia la bella voce della corrosiva di cui sopra) 25 febbraio, mentre mi accingo a pubblicare queste pagine, fonti attendibili mi informano della mancata presenza di Guia dalla imminente edizione del festival di S. Remo. (peccato!)

Si parla addirittura della sua assenza da Radio Due per un … secondo la mia ‘fonte’: “Guia prima o poi tornera’, ma non so quando e come.” (a-ri peccato!) Spero che quelli di Radio Due si ravvedano, …e in fretta! (già!)

Non pago (manca ancora un po’ per arrivare ai livelli di Travaglio-Facci-Telese) cerco il libro della Soncini “Elementi di capitalismo amoroso – Collezione francamente morbosa di uomini scaricabili” (Rizzoli – collana “24sette”, 308 pagine, costo 17, chi può lo compri e mi faccia sapere, spero non sia come il Bavaglio di Travaglio)” si legge “scritto dalla giornalista Guia Soncini, in passato già voce radiofonica a Radio2 Rai e negli ultimi anni giornalista del quotidiano “Il Foglio” e del settimanale “Io Donna”.

Ma sembra che la collaborazione al Foglio sia cessata…infatti da un’altra parte mi ritrovo semplicemente: “Guia Soncini vive provvisoriamente a Roma da diciassette anni, scrive di varia umanità su “IoDonna”

Ma ciò che mi inquieta è il retrocopertina del libro sonciniano: “Un giorno Sean Penn è comparso a Guia Soncini, esponendole la sua teoria sul libero mercato delle emozioni. Il tempo di farne un libro, e lui aveva divorziato”.

E’ proprio vero che sul web si fanno strani incontri.

Pubblico or ora una postilla sonciniana: Postilla. Ma secondo voi Anna W is the new Karl R è un titolo criptico? Perché magari lo è, eh, solo che io non capisco perché uno che sa talmente niente di elezioni americane da ignorare l’esistenza di Karl Rove dovrebbe leggersi una cosa sulla vice di McCain. Tutto questo per dire che il genio di cui si parla qua sotto torna a insistere sul suo blog che io non capisco la differenza tra “posare a corredo di intervista” e – boh, forse posare a corredo di cruciverba – e vabbè; scrive “pò”, e vabbè; ma soprattutto scrive che Carlo Rossella è da me “chiamato Karl R.” Glielo spiegate voi? Io con quelli che alle lezioni di comprensione del testo erano assenti ho poca pazienza.]

pps. Avevo scritto prima po’ e poi pò (vedi i neretti). Chiaramente un refuso. Come si fa (o forse fa’ oppure fà) ad arrampicarsi sugli specchi? La Soncini ve l’ha spiegato così (o forse cosi’ o cosi). gmast

ppps. Anzi, io non avevo sbagliato, quel “pò” era copincollato da un altro blog. E lo si evince dal testo. Soncini legga, legga (lo dicevo io che lei non legge…) gmast

Caso Palin-Vogue. Solo "Il Sole" non c'è cascato

Monday, 1 September 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Diamo a Cesare quel che è di Cesare. L’unico mass media italiano a non abboccare alla bufala della presunta copertina di Vogue raffigurante Sarah Palin è “Il Sole 24Ore”, diretto da Ferruccio de Bortoli.

Sia sul sito web che nell’articolo pubblicato sul quotidiano, nella pagina di esteri, (si veda il box in alto, clicca per ingrandire), la testata confindustriale (della quale il sottoscritto è orgoglioso collaboratore da oltre 5 anni!) sgombra il campo dagli equivoci, scrivendo IL FALSO DEL BLOGGER. “Dietro quella copertina – precisa correttamente Il Sole, ma è solo lui a farlo – c’è la mano burlona di un blogger…”. Venerdì sera la redazione dei grafici ha subito intuito la falsità dell’immagine e, dopo aver controllato accuratamente, ha potuto pubblicare il box anti-bufala.

Insomma, in via Monte Rosa non c’è posto per le bufale…e gli altri rosicano. (g.mast.)

SENTENZA SHOCK! Giudice catanese mette a rischio la libertà dei blog

Monday, 1 September 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SENTENZE

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo da Francesco Beato

Ciao Gabriele, mi è arrivata questa mail, mi piacerebbe molto se tu pubblicassi qualcosa sul tuo blog sulla questione che in realtà riguarda da vicino (anzi al 100%) pure il tuo blog, perchè di fatto ha creato un precedente nefasto per la libera informazione nel web.

Libertà sul web e caso Ruta. Sentenza shock

Le motivazioni della condanna non appartengono ai contesti di una vera democrazia. Secondo il giudice, il blog Accadeinsicilia era addirittura un giornale quotidiano. Per l’informazione in rete potrebbe essere l’inizio del countdown.

Il testo della sentenza emessa dal giudice Patricia Di Marco, che per la prima volta in Italia e in Europa ha condannato per stampa clandestina il curatore di un blog, non solo legittima la preoccupazione e la protesta che si sono levati dalle rete e dal paese negli ultimi mesi, ma offre ulteriori motivi di allarme. Come attestano le carte processuali e le note informative della polizia postale di Catania, la periodicità regolare di “Accadeinsicilia” non è stata assolutamente provata. Non poteva esserlo del resto, trattandosi di un normale blog.

Il giudice conclude nondimeno che il sito citato non era soltanto un periodico: era addirittura un giornale quotidiano, condotto in clandestinità. Un assurdo, evidentemente: ma per far quadrare il circolo di una condanna necessaria, a dispetto della discontinuità di pubblicazione che emergeva dai dati, non ci poteva essere altra soluzione.

Tale fatto giudiziario viene da un contesto difficile. Come testimoniano numerosi eventi, alcuni poteri forti della Sicilia, sottoposti a critica, stanno facendo il possibile per far tacere Carlo Ruta, reo solo di credere nel proprio lavoro di ricerca e documentazione. Basti dire che solo negli ultimi mesi sono state inflitte allo storico ben quattro condanne, a pene pecuniarie e risarcimenti ingentissimi, per complessivi 97 mila euro, presso tre tribunali della regione.

La gravità della condanna di Modica, pur rappresentativa del “senso della giustizia” che vige in taluni ambiti della frontiera siciliana, va comunque ben oltre gli scenari di riferimento, recando un naturale riscontro nell’attuale situazione politica, che sempre più pone in discussione le libertà sancite dall’ articolo 21 della Costituzione.

Lontana dai motivi di una vera democrazia, ma prossima alle logiche che vigono a Teheran e a Pechino, la sentenza siciliana apre di fatto un varco pericolosissimo, offrendo ai potentati italiani, sempre più timorosi della libertà sul web, un precedente per poter colpire i blogger scomodi, i siti che fanno informazione libera, documentazione, inchiesta. E’ quindi importante che la risposta a tale atto, già imponente in rete e significativa in altri ambiti, si estenda ulteriormente.

Giovanna Corradini (redattrice)
Paolo Fior (giornalista)
Nello Lo Monaco (geologo)
Vincenzo Gerace (cancelliere)
Roberto S. Rossi (giornalista)
Carlo Gubitosa (giornalista scrittore)
Carla Cau (associazionismo ragusano)
Serena Minicuci (giornalista)
Vincenzo Rossi (giornalista)
Teodoro Criscione (studente)
Per contatti e informazioni: accadeinsicilia@tiscali.it – www.giornalismi.info/vocilibere
Per testimonianze: carlo.ruta@tin.it

TAGLI AI COSTI DELLA POLITICA. Tolta la scorta a Paolo Guzzanti (dopo 4 anni e mezzo). Lui sbotta: "Forse lascio l'Italia".

Monday, 1 September 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Paolo Guzzanti per Il Giornale

Prima che decidessero di togliermela, ero sotto scorta da quattro anni e mezzo. Il che vuol dire che in questo periodo di tempo non sono mai potuto uscire da solo con mia moglie, accompagnare i bambini a scuola da solo come tutti i papà, uscire senza averlo programmato per comprare un giornale o andare a trovare un amico o per fare qualsiasi cosa che non possa essere programmata con anticipo.

Vivere sotto scorta è un primo livello di arresti domiciliari: si rinuncia alla privacy e in compenso la tua famiglia diventa anche quella della tua scorta, di cui conosce tutti i caratteri umani i casi personali, e insomma si vive insieme con dei deliziosi sconosciuti che hanno sempre un’arma a portata di mano e con cui si diventa più che amici.

Vivere sotto scorta non è come avere l’auto blu. Non è un privilegio ma la certificazione che gli uffici che si occupano della sicurezza dopo l’assassinio di Marco Biagi hanno considerato la tua vita in pericolo. Ma la mia vita è in pericolo? Io questo non lo so ma se devo giudicare il fatto che dopo due anni di scorta la mia protezione fu aumentata al livello di quella del mio amico Ben Hur, ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, devo dedurre che qualcosa di concreto ci doveva essere.

D’altra parte chi conosce la storia di Alexander Litvinenko conosce anche il gruppo di e-mail che, nel giorno del suo omicidio, gli vennero fatte leggere al sushi bar di Piccadilly Circus in cui erano descritte dal signor Eugeni Limarev le circostanze dettagliate e le modalità che prevedevano fra l’altro il suo e il mio omicidio.

Oggi è di moda far finta che la Commissione Mitrokhin non sia esistita o che consistesse in qualcosa di losco, mentre invece posso e voglio affermare con orgoglio che il lavoro di quella Commissione è stato uno degli episodi più drammatici e più autentici della storia d’Italia degli ultimi venti anni. Io ho l’impressione che il motivo per cui quasi da un giorno all’altro mi è stata tolta la protezione armata, che mi aveva accompagnato per quasi duemila giorni, sia il motivo di sciatteria burocratica e di disordine politico e amministrativo.

Non voglio prendere in considerazione che coloro i quali si sono assunti una tale enorme responsabilità abbiano voluto dare anche un segnale ai moltissimi cui farebbe molto comodo – e all’ancor più numeroso gruppo di coloro ai quali farebbe semplicemente molto piacere – che io fossi fatto fuori.

Trovo poi un ignobile atto di scorrettezza istituzionale e di villaneria contro il Parlamento della Repubblica, che il prefetto di Roma abbia ritenuto di informarmi della cessazione della mia protezione armata nel corso del mese di agosto e senza contattarmi personalmente, come penso avrebbe pure dovuto fare il ministro degli Interni, che delle azioni del prefetto è responsabile, al quale chiederò immediatamente conto con una interrogazione urgente dei dettagliati e ben meditati motivi, completi della certificazione delle indagini svolte, che hanno condotto alla decisione di fare di me un bersaglio inerme.

Sto considerando seriamente, avendo tre bambini di 7, 5 e 2 anni di lasciare questo assurdo Paese che si chiama Italia per il quale è praticamente inutile compiere alcun sacrificio e correre rischi. Lo stato delle cose è questo: fra breve pubblicherò un ampio studio e relazione personale degli eventi degli ultimi dieci anni alla luce di ciò che il Kgb e i suoi agenti italiani hanno fatto e seguitano a fare al mio e ad altri Paesi. Sono convinto che il mio libro non sarà letto da molti ma sarà utile a coloro che hanno ancora a cuore le sorti di questa patria equivoca e sovente sciagurata.

Non faccio la vittima e spero che mai nessuno debba piangere per la decisione che è stata presa. Ma con la stessa chiarezza devo dire che ognuno deve prendersi le sue responsabilità e che il governo in carica, a cominciare dal suo ministro degli Interni, ma non solo, ha il dovere di valutare le conseguenze dei propri atti e giustificare in maniera completa e convincente il significato di azioni che allo stato attuale hanno un’immagine torbida e minacciosa. Questo Paese non ha bisogno di vittime, non ha bisogno di eroi, non ha bisogno di dietrologie, ha soltanto bisogno di quella dose minima di verità che agli italiani è in genere negata affinché la libertà di tutti sia protetta e garantita.

PRIMA ASSEMBLEA DEL NOSTRO BLOGIORNALE

Monday, 1 September 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

VERBALE DI ASSEMBLEA DEL BLOGIORNALE WWW.dituttounblog.com

Alle ore 12.38
Apre la seduta il direttore, Gabriele Mastellarini, che legge l’unico punto all’ordine del giorno: Ripartizione di circa 20 dollari di proventi relativi al mese di agosto 2008.
Prende la parola il medesimo Mastellarini e propone di destinare l’intera quota alla collaboratrice Nicoletta Salata per l’impegno profuso, la qualità degli articoli e la pronta disponibilità verificata anche di recente…e poi perché è l’unica donna del gruppo.

Si apre un dibattito serrato tra le moltissime voci dell’assemblea. Al termine, Gabriele Mastellarini decide di porre ai voti la proposta approvata all’unanimità a scrutinio palese.

Conclusa la votazione, Gabriele Mastellarini delega il tesoriere Sergio Fornasini a verificare l’accettazione della proposta da parte della collaboratrice suddetta, nonché di controllare che la quota venga regolarmente versata entro l’anno alla stessa (non conoscendo il Mastellarini i tempi di erogazione di Google) e occupandosi altresì del tasso di conversione dollaro/euro, anch’esso ignoto al Mastellarini.

Sul finire della seduta prende la parola il collaboratore enogastronomico Tommaso Farina che – pur a mezza bocca (forse non ha gradito la ripartizione, malignano alcuni…) – invita tutti a un distensivo happening mangereccio.

Gli intervenuti approvano all’unanimità e, vista l’ora, dichiarano chiusa l’assemblea alle ore 12.41
Letto, confermato, sottoscritto e pubblicato.

NON SOLO SOLDI. Attenti ai fondi quotati. E cominciate a "servirvi da soli", anche se Tofanelli (Assoreti) non vuole

Monday, 1 September 2008
Pubblicato nella categoria NONSOLOSOLDI

di Gianluigi De Marchi

Alcune attività finora riservate in esclusiva ai notai sono state affidate anche ai commercialisti e prontamente l’Ordine dei notai ha strillato facendo balenare la possibilità che i clienti possano subirne danni irreparabili. I fondi comuni d’investimento potrebbero essere acquistati dagli investitori su un’unica piattaforma telematica senza dover passare attraverso sportelli bancari o promotori finanziari e prontamente Assoreti ha strillato facendo balenare la possibilità che in questo modo il cliente potrebbe averne danni irreparabili.

Ogni volta che si mette mano ad un provvedimento che riduce un monopolio o un oligopolio nessuno protesta perché viene ridotto il suo potere o la sua capacità di reddito, ma perché “il cliente ne ottiene danni anziché benefici”.

Però, diciamolo francamente, le osservazioni di Marco Tofanelli (nella foto in alto), segretario generale di Assoreti, sono fuori bersaglio ed in gran parte mal motivate. Vediamo i termini della questione. La Consob ha costituito un gruppo di lavoro per studiare la possibilità di “dematerializzare” i titoli rappresentativi di quote dei fondi comuni d’investimento mobiliare italiani, finora sfuggiti alla regola generale che regola da anni il mercato finanziario.

Da anni non esiste più l’azione Fiat, il Buono del tesoro o l’obbligazione Unicredit, mentre esiste (e chi volesse divertirsi a chiederla ha diritto di ottenerla – beninteso pagando costi enormi…- ) la quota di Arca Bond, Eurizon Pacifico o Ducato Geo Italia. Ma allora perché tanta cagnara per dematerializzare le quote dei fondi (la cui stampa, gestione, amministrazione comporta costi che potrebbero essere risparmiati)?

Assoreti sostiene che la decisione, aprendo le porte alla possibilità di sottoscrivere un fondo su Internet oppure in qualunque sportello bancario (mentre oggi il risparmiatore è obbligato a passare per una sola banca) priva l’investitore di un servizio essenziale, l’assistenza nella scelta. Che l’assistenza sia un servizio è indubbio; che sia essenziale è dubbio; che comunque costi caro è noto.

Tofanelli motiva tale opinione con una motivazione bizzarra: “La complessità dei fondi porta con sé la necessità di un’assistenza da parte di chi colloca le loro quote. Non possono essere messi sullo stesso piano di un’azione o di un’obbligazione. Sono ben pochi, tra l’altro, coloro che potrebbero orientarsi tra migliaia di casse d’investimento potenzialmente disponibili”.

Ma guarda un po’, un investitore può scegliere liberamente (senza provocare compassione ad Assoreti) tra centinaia di migliaia di azioni ed obbligazioni esistenti sul mercato internazionale ma non sarebbe capace di orientarsi tra qualche migliaio di fondi… La motivazione vera è un’altra, anche se inconfessata: la dematerializzazione, comportando la possibilità di “servirsi da soli” nello scaffale dei fondi elimina l’obbligo di passare attraverso una rete di collocamento.

E l’eliminazione, oltre ad eliminare il servizio (che non tutti ritengono indispensabile) elimina le ricche provvigioni per promotori e banche (non solo quelle di vendita, ma soprattutto quelle di gestione, generosamente retrocesse alle reti, tanto da costituirne la vera fonte di guadagno). E allora facciamo più chiarezza, dicendo pane al pane e vino al vino, per favore. Perché sottoscrivere un fondo è “difficile” e “comporta la necessità di assistenza”? E siamo sicuri che le reti assistono sempre correttamente i clienti garantendo l’adeguatezza delle operazioni o magari (a volte, per carità; ma succede…) non si facciano trascinare più dall’entità delle commissioni che dalla corrispondenza tra bisogni dei clienti e caratteristiche del fondo?

Il mercato finanziario non è un convento o un’ONLUS, è un sistema che vive sul denaro e per il denaro. Diciamolo, e non nascondiamoci dietro la foglia di fico di motivazioni “strappacuore”…

Palin su Vogue. "La Stampa" corregge…in maniera scorretta

Sunday, 31 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Sono andato in edicola a comprare “La Stampa”, solo per cercare il seguito di quanto accaduto ieri, anche per rispondere a Mantellini (si chiedeva come si comporteranno i due grandi quotidiani domani nei confronti dei propri ignari lettori).

Ebbene, ecco cosa pubblica il giornale della Fiat, in basso a pag. 13. “La foto comparsa ieri su La Stampa e altri giornali con la copertina di Vogue dedicata a Sarah Palin è in realtà l’elaborazione grafica opera di un blogger. Il servizio si trovava all’interno del magazine, ma non in copertina. Ce ne scusiamo con l’interessata e con i lettori”.

Come potrà confermare Guia Soncini (che legge e conserva tutti i vari numeri di Vogue), sul numero di dicembre 2007 (la copertina era stata “costruita” a dicembre da Ismael) di Vogue Usa non si parlava affatto della Palin. Un’intervista con foto della Governatrice è uscita a febbraio 2008, quindi non poteva trovarsi “all’interno del magazine” di dicembre 2007.

A proposito: la Soncini (già conduttrice del Il Cammello di Radiodue e giornalista del Foglio ma ricordata da me come autrice di Galagol), sostiene che: “In italiano “ha posato per Vogue” significa “Vogue ha prodotto un servizio fotografico per cui lei ha posato”, dopodiché, non sono a casa e non posso controllarli uno per uno, ma così a memoria, in bikini, su Vogue America, nell’ultimo decennio, mi viene in mente solo Uma Thurman l’anno scorso. Certo non Hillary o Oprah, per dire, che pure la copertina ce l’hanno avuta. D’altra parte è Vogue, non il Swimsuit Issue di Sports Illustrated. insomma, troviamo una scusa meno patetica di “eh ma hanno scritto ‘posa’ e nella neve non è posare”, suvvia”.

Ho risposto così: “Il senso “giornalistico” e quello etimologico si diversificano spesso. Esempio: se parlo in senso giornalistico e dico che La Stampa ha riportato una bufala non mi riferisco a un animale nè a una mozzarella. Allo stesso modo, se un giornale scrive: “ha posato per Vogue”, cover su Vogue, etc. la stragrande maggioranza dei lettori capisce che si tratta di un servizio in prima e non di un’intervista nelle pagine interne, corredata da uno scatto con scarponi da neve”. Insomma, non è corretto (direi che è fuorviante) dire che oggi Clemente Mastella ha “posato” per La Stampa solo perchè c’è una sua intervista con foto.

Leggi anche: http://dituttounblog.com/editoriali/bufala-palin-vogue-stampa

Travaglio business, c'e' chi dice no. Io non ci credo

Sunday, 31 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Da questo blog: http://1000.netsons.org/2008/08/31/opinione-travaglio-sulle-intercettazioni-di-panorama-prodi/

Caro Gabriele Mastellarini, sono sempre più convinto che se Travaglio facesse quello che fa per i soldi, per far vendere di più l’Unità o per vendere i suoi libri o i cd con dentro le puntate di Passaparola, la rubrica ospitata sul blog di Beppe Grillo, di certo non mettere gratuitamente online, a disposizione di tutti sul proprio blog i propri articoli e i propri interventi a Passaparola. 

Caro Atlantide, sono straconvinto che Travaglio ultimamente si muova solo ed esclusivamente per denaro, per vendere i suoi libri, per convincere la gente a seguire i suoi spettacoli a teatro, per incrementare i suoi incassi. La Rubrica “Passaparola” sul blog di Beppe Grillo era nata, appunto, come un passaparola sui vari blog (anch’io ospitai le prime puntate, vedi l’archivio). Un’iniziativa nuova e, per certi versi, interessante. Alla fine Travaglio, Grillo e la Casaleggio Editore l’hanno svilita in un dvd a euro 10,20. Al contrario il blog voglioscendere.ilcannocchiale.it non e’ di Travaglio ma della casa editrice Chiarelettere Editore e serve a promuovere i libri e gli spettacoli di Mr. T.

Che poi li’ si pubblichino i suoi articoli…beh non credo sia corretto…Se io fossi L’Unita’, L’Espresso o Anna (Rcs) vieterei a Travaglio di passare i suoi pezzi a un altro editore (Chiarelettere, appunto). Diverso e’ il caso di un blog personale, come questo, che e’ di mia proprieta’ e non di un editore. 

Ciao ciao

Gabriele

ps. Su voglioscendere.ilcannocchiale.it ci sono i google banner, un’altra fonte di incassi. Di fatto la lettura non e’ cosi’ gratuita….

Leggi Travaglio-business. Quando un giornalista diventaun segmento di mercato (http://dituttounblog.com/editoriali/travaglio-business)

BUFALA! LA STAMPA SPARA IN PRIMA PAGINA LA FOTO FALSA DI SARAH PALIN SU VOGUE. IL CORRIERE LA PUBBLICA ALL'INTERNO. E CI CASCA TUTTO IL RESTO DELLA STAMPA ITALIANA E ANCHE UN GIORNALE CANADESE

Saturday, 30 August 2008
Pubblicato nella categoria EDITORIALI


La copertina de La Stampa di oggi con la foto falsa e la vera foto di Sarah Palin uscita su Vogue 

di Gabriele Mastellarini

Ishmael Melville aveva fatto un ottimo lavoro, ma non poteva certamente pensare di riuscire a ingannare tutti i giornalisti italiani, corrispondenti compresi, e persino una testata canadese. Con Photoshop, il blogger Ishmael aveva costruito una splendida copertina di Vogue con la governatirice dell’Alaska, Sarah Palin, ora scelta come vice di John Mc. Cain per la corsa alla Casa Bianca.

Correva il dicembre del 2007 e su Kodiak Konfidential appariva la falsa cover, oggi spacciata per autentica da tutta la stampa italiana. Ad abboccare in maniera clamorosa e’ stata La Stampa che ha messo in prima pagina (vedi l’immagine sopra o il PDF) la finta copertina, scrivendo: “La governatrice Sarah Palin, talmente bella che «Vogue» le dedicò questa copertina nel 2007”. Anche “Il Corriere della Sera” pubblica la stessa foto nelle pagine interne e Repubblica.it fa lo stesso, salvo poi accorgersi della bufala e ritirare il tutto ma sul web restano le tracce

In realta’, Sarah Palin non e’ stata mai cover girl ne’ ha mai posato per Vogue nel 2007, ma e’ stata semplicemente intervistata nel numero uscito a febbraio scorso, con una foto di tutt’altro genere, apparsa a pagina 147, che vedete in alto a destra. (C’e’ anche un servizio video di America On Line http://video.aol.com/video-detail/palin-featured-in-vogue/1789590682).

Ismael aveva preso spunto da un’intervista apparsa su adn.com, testata canadese che preannunciava il servizio fotografico pubblicato a gennaio con la Palin in mezzo alla neve. Ma non si parlava assolutamente di una copertina, solo di una normale intervista con “scarponi e abbigliamento nordico”, con relativo quadretto famigliare.

In Canada e’ cascato nell’eqivoco anche il giornale “The Province”, mentre l’elenco delle testate italiane e’ lunghissimo e in continuo aggiornamento:

1 Kataweb. 
Il portale-agenzia di stampa del gruppo Repubblica, propone la copertina taroccata e poi la cancella, ma la cache di Google e’ impietosa (http://209.85.135.104/search?q=cache:0CZ7OB72pOcJ:mmedia.kataweb.it/foto/2808425/sarah-il-governatore-in-copertina-su-vogue+sara+vogue&hl=it&ct=clnk&cd=2&client=safari).

2 Ansa

Servizio da New York di Alessandra Bandini. UN ‘BARRACUDA’ LA VICE DI MCCAIN

NEW YORK – Un Blackberry in una mano, il tiralatte per il piccolo Trig nell’altra: Sarah ‘Barracuda’ con John McCain, contro Obama. La vice del ticket repubblicano è una super-mamma che va a caccia, pesca nel ghiaccio, mangia hamburger di alce, pilota un idrovolante. Una regina dell’Artico in costume da bagno: è stata finalista per Miss Alaska e qualche mese fa cover girl per Vogue. (…)

3 L’Unione Sarda
McCain, la Miss come vice
Obama vince sui consensi. JOHN MCCAIN DÀ SCACCO A BARACK OBAMA GIOCANDO LA REGINA: SARAH PALIN, 44 ANNI, GOVERNATRICE SEMISCONOSCIUTA DELL’ALASKA, È STATA ANNUNCIATA A SORPRESA COME VICE DEL CANDIDATO REPUBBLICANO ALLA CASA BIANCA. E’ STATA FINALISTA PER MISS ALASKA E COVER GIRL PER VOGUE. (…)

4 RAINEWS24
McCain, una donna per vice: Sarah Palin e’ la persona giusta
Washington, 29 agosto 2008
E’ la governatrice dell’Alaska la vice di McCain. L’annuncio del candidato repubblicano è stato fatto dall’Ohio. McCain nel presentarla ha voluto sottolineare anche il suo ruolo di moglie e di madre di 5 figli, puntando sul sentimento della famiglia che da sempre conquista gli americani, tantopiu’ i conservatori.
La Palin, 44 anni nata nell’Idaho, oltre ad avere una grande famiglia e’ membro tesserato dela National Rifle Association, maratoneta e appassionata della vita all’aria aperta, concilia tutti questi impegni con il suo ruolo di governatore oltre che di presidente della Alaska Oil and Gas Conservation Commission. Suo marito Todd e’ un eschimese. Lei, soprannonimata “la governatrice piu’ calda dello stato piu freddo”, nel 2007 ha posato per Vogue.

5 Apcom
New York, 29 ago. (Apcom) – Nel 1984 ha partecipato a due concorsi di bellezza, – arrivando prima a Miss Wasilla e seconda a Miss Alaska – ma su Google sembra non esserci verso di trovare una foto in bikini della governatrice dell’Alaska Sarah Palin, scelta dal repubblicano John McCain come vice nella corsa alla presidenza.
Se abbondano gli scatti ufficiali della governatrice e non mancano alcune foto che risalgono ai tempi del liceo – una la vede impegnata in una partita di pallacanestro ai tempi del liceo con la squadra delle Wasilla High School Warriors – si fatica a trovare qualche immagine anche solo vagamente compromettente.
Dell’epoca dei concorsi di bellezza rimane un castissimo scatto in cui Palin è ritratta con un lungo abito rosso e un mazzo di rose in mano, mentre le uniche due in cui l’avvenente governatrice appare semi discinta sono quella di una giovanissima Sarah con le spalle scoperte. La foto è però tagliata appena sopra il decolleté e non è dato sapere se Palin fosse nuda o vestita. La governatrice è poi apparsa sulla copertina di Vogue, nell’edizione del 14 dicembre 2007, capelli al vento e con indosso uno scollatissimo abito bianco con spalline supersottili.

6 Ilmessaggero.it
ROMA (30 agosto) – L’effetto Convention favorisce il candidato presidenziale Barack Obama che vede aumentare i suoi consensi nei sondaggi, portandosi a otto punti percentuali di vantaggio sul repubblicano John McCain. E anche la matematica sembra stare dalla parte di Obama: un algoritmo elaborato sulla base delle ultime 54 consultazioni, e testato con successo nel 2004, dà in vantaggio i democratici.(…)
Ieri John McCain ha annunciato a sorpresa la nomina di Sarah Palin, 44 anni, governatrice semisconosciuta dell’Alaska, come vice del candidato repubblicano alla Casa Bianca. È stata finalista per Miss Alaska e cover girl per Vogue. (…)

7 Tg “La7”
Servizio di Valeria Baldo

John McCain ruba decisamente la scena a Barack Obama all’indomani dell’inocronazione alla convention di Denver. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca ha scelto la prima donna governatrice dell’Alaska Sarah Palin come sua vice. Madre di 5 figli, di cui uno down, 44 anni, sportiva e appassionata dell’aria aperta – anche se ha confessato di mangiare hamburger di alce – nel 2007 ha posato per Vogue. (…)

8 Il Velino
Dayton, 29 ago (Velino) – “Sono molto contento oggi di spendere il mio compleanno con voi e di far un grande annuncio”, ha detto John McCain da Dayton. Il candidato repubblicano è stato accolto da migliaia di persone che lo hanno acclamato e gli hanno cantato “Happy birthday” per il suo 72esimo compleanno e poi ha annunciato la nomina di Sarah Patin, governatrice 44enne dell’Alaska, come vicepresidente. (…) Sarah Palin è una donna di bell’aspetto, con un’ottima riuscita mediatica e sugli elettori del sesso opposto. Maratoneta, è stata una gloria sportiva e da ragazza ha vinto gare di bellezza. L’anno scorso ha posato per Vogue.

9  Agi
(AGI) – Roma, 29 ago. – Sarah Louise Palin, nata l’11 febbraio 1964 a Sandpoin, nell’Idaho, e’ la prima donna a diventare la vice di un candidato repubblicano alla presidenza Usa, la seconda in assoluto, dopo la democratica Geraldine Ferraro, scelta dal candidato democratico Walter Mondale nel 1984.
(…) Un passato tra competizioni sportive e gare di bellezza (nel 2007 ha posato per la rivista “Vogue”), approdo’ in politica 14 anni fa con l’elezione a sindaco di Wasilia.

10 La Repubblica.it
Mossa a sorpresa di McCain scelta una donna come vice. E’ Sarah Palin, 44 anni e due figli, governatrice dell’Alaska. Sposata con un esquimese, nel 2007 ha posato per Vogue. (…)

11 Affari Italiani

Sarah Palin dal 2006 è la prima donna governatore dell’Alaska. Madre di cinque figli, 44 anni nata nell’Idaho, membro tesserato della National Rifle Association (la potente lobby delle armi), maratoneta e appassionata della vita all’aria aperta (mangia hamburger di alce), la neo numero due di McCain è la presidente della Alaska Oil and Gas Conservation Commission. Suo marito Todd è un eschimese. Lei, soprannonimata “la governatrice più calda dello Stato piu freddo”, nel 2007 ha posato per Vogue. (http://www.affaritaliani.it/politica/viceMcCain290808.html)

12 Tgcom

Sarah Palin, prima donna governatore dell’Alaska, è stata scelta come vice da John McCain, il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Madre di 5 figli (di cui uno affetto da sindrome di Down e uno arruolato nell’esercito e che ha combattuto in Iraq) la Palin è definita il “governatrice più caldo dello stato piu freddo”: nel 2007 la 44enne ha anche posato per “Vogue”

13 Corriere.it (Il Corriere della Sera h pubblicato la foto nelle pagine interne)

LA CARRIERA – Sarah Palin dal 2006 è la prima donna governatore dell’Alaska. Madre di cinque figli, 44 anni nata nell’Idaho, membro tesserato della National Rifle Association (la potente lobby delle armi), maratoneta e appassionata della vita all’aria aperta (mangia hamburger di alce), la neo numero due di McCain è la presidente della Alaska Oil and Gas Conservation Commission. Suo marito Todd è un eschimese. Lei, soprannonimata «la governatrice più calda dello Stato piu freddo», nel 2007 ha posato per Vogue…(http://www.corriere.it/esteri/08_agosto_29/mccain_vice_sarah_palin_e7acd518-75c9-11dd-b314-00144f02aabc.shtml)

La finta copertina elaborata da Ishmael Melville

E’ forse la copertina (del 2003) che ha ispirato il ritocco?

ps. Andate su google Immagini, scrivete Sarah Palin e vedete qual e’ il primo risultato! (gmast)

Ecco come ha corretto la stampa il giorno dopo: http://dituttounblog.com/articoli/palin-su-vogue-la-stampa-corregge

Ma dopo quattro giorni c’e’ ancora chi ci casca http://dituttounblog.com/articoli/circola-ancora-la-copertina-bufala-sulla-palin-oggi-la-spara-studio-aperto

Leggete anche il divertentissimo commento di Guia Soncini (http://www.guiasoncini.com/2008/08/30/389/)

CLAMOROSO! Confermata la nostra indiscrezione: Barigazzi sarà presto papà. Per la prima volta parla Jacopo, il "figlio del Bariga": "Gaia mi renderà padre a gennaio" (non ditelo a Furio Colombo)

Saturday, 30 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Paolo Martocchia

Milanese di nascita, ma parmigiano di sangue: Jacopo Barigazzi (nella foto in alto), il giornalista di Newsweek criticato da Furio Colombo (che ne aveva messo in dubbio l’esistenza fisica) ha rilasciato un’intervista (l’unica) alla Gazzetta di Parma, giornale al quale è legatissimo, annunciando (come preannunciato su questo blog) che sta per diventare papà

Per i giornalisti di Parma Jacopo è “il figlio del Bariga”. Il padre, Giuseppe Barigazzi, “con Bruno Rossi e Maurizio Chierici formò un terzetto leggendario” sulle pagine del giornale più antico d’Italia.

“Non volevo fare il figlio del giornalista, ma capire se davvero ero portato a questo mestiere per doti mie e non per questioni anagrafiche”, ha dichiarato Jacopo ai colleghi emiliani.

Nel giugno del 2003 la morte di Giuseppe, la “Penna della Scala”, in pensione come redattore capo di Famiglia Cristiana e, il 23 dicembre dello stesso anno, il figlio Jacopo da Milano fu inviato a Parma. “Era scoppiato il caso Parmalat. Alla Reuters – racconta – con la quale avevo appena finito un contratto, serviva un giornalista giudiziario e finanziario per la copertura del crac. In più, ero di Parma. La scelta cadde su di me”.

Nella sua casa in via Montanara doveva restare solo tre giorni: si fermò sei mesi: “Non feci nemmeno un errore, la copertura andò benissimo”. Parma? “E’ un gioiellino, presto lo farò conoscere a Gaia, la ragazza che mi renderà padre in gennaio”. Un’altra testimone della sua esistenza.

Per saperne di piu’ sul caso Barigazzi-Colombo leggi anche: 

http://dituttounblog.com/editoriali/barigazzi-colombo-newsweek
http://www.dituttounblog.com/articoli/cazzi-barigazzi-colombo-dagospia  
http://dituttounblog.com/articoli/colombo-barigazzi-polisblog-corriere

http://dituttounblog.com/articoli/tutti-i-cazzi-di-jacopo-barigazzi