Vittorio Feltri si cucina Maurizio Belpietro: "Non conosce la legge sui contributi. Panorama ha incassato 22 milioni dallo Stato, ma lui tace e attacca me. Aggiornati Belpietro, Libero non è più il giornale dei monarchici"

Saturday, 30 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Vittorio Feltri per Libero

Maurizio Belpietro è bresciano, io sono bergamasco e non so chi di noi abbia la testa più dura. Sta di fatto che un paio di settimane fa lui ha dedicato una pagina del suo Panorama agli odiati contributi all’editoria. Odiati si fa per dire. Perché il direttore mondadoriano detesta i soldi che ricevono Libero e vari quotidiani, però ama quelli di sua spettanza.

Al punto da premere affinchè siano tolte le provvidenze destinate a tutti ad eccezione delle somme incamerate da lui.
È proprio un bel tipino. Non contento di aver scritto un articolo per sostenere la bizzarra tesi da me riassunta, nel numero in edicola del settimanale ne verga un secondo della medesima natura, stavolta steso su ben due pagine. Nel quale sostiene che non conosco la legge che disciplina la materia, quando, in realtà, è lui a non conoscerla.

Un esempio. Per Belpietro il nostro giornale riceverebbe un contributo pari al 60/70 per cento delle sue spese. Magari.
Se avesse dato un’occhiata al bilancio di Libero si sarebbe accorto che tale contributo non supera il 12/14 per cento delle entrate complessive. Non solo. Se avesse almeno letto le norme di cui discetta, si sarebbe reso conto: primo, che bisogna vendere minimo il 25 per cento della tiratura (netta) per riscuotere l’obolo, sennò nisba, manco un euro; pertanto è inutile gonfiare la tiratura, anzi è controproducente perché il rischio è di rimanere a secco; secondo: che se l’introito pubblicitario supera il 30 per cento dei ricavi, scatta pure l’azzeramento.

Ma questi sono dettagli tecnici. La cosa più buffa del pezzo in questione riguarda l’ostinazione con cui l’autore tace sui milioncini incassati da Panorama negli ultimi sette anni. Che sono tanti: 28. Senza contare 22 milioni (in un biennio) introitati dalla Mondadori sotto forma di credito di imposta; senza contare le agevolazioni telefoniche, le sovvenzioni sui rinnovamenti tecnologici.

Si da il caso che il magazine abbia 220 mila abbonamenti spediti per posta, ciascuno dei quali comporta all’azienda una spesa di 0,36 euro. Come mai così poco? Perché lo stesso importo viene pagato quale integrazione dallo Stato (non regalato dalle Posteitaliane).

Ce n’è ancora. Ieri sono andato alla posta con una copia di Panorama e l’ho spedita. Prezzo, 2,20 euro.
Questo è quanto paga il cittadino comune. Mondadori paga 0,36, lo Stato aggiunge altri 36 centesimi, totale 72 centesimi. A fare la tariffa piena mancano un euro e 48 centesimi. Chi ce li rimette? Le Poste italiane, i cui passivi sono poi ripianati dallo Stato.

Belpietro dice che in qualsiasi Paese europeo si favorisce l’editoria, e questo è vero. Ma non capisco perché si debba favorire Panorama e non Libero sia pure con criteri diversi.

Gli omaggi pubblici sulla spedizione in abbonamento, dato che servono a Belpietro, sono legittimi; quelli a Libero per consentirgli di andare in edicola sono da cancellare.

Il lettore obietterà: uffa, anche voi invece di vendere in edicola, vendete in abbonamento. E che sia finita. No amici cari. Un quotidiano generalista nel nostro Paese se si affida alla posta arriva nelpomeriggio quando il giornale è già raffermo. Meglio che giunga puntuale alle sette presso il rivenditore, altrimenti fallisce.
E il Sole 24 ore che ha una caterva di abbonati e di agevolazioni come Panorama perché campa lo stesso? Non è generalista, ma specializzato. E se anche lo ricevi il dì appresso non è scaduto.

Morale. Belpietro è cieco e accusa me di essere orbo. Cerchiamo di non insistere.
Vogliamo colpire la stampa? Rilancio la proposta già avanzata: aboliamo tutti i contributi, diretti e indiretti. Tu, Maurizio, paghi i tuoi abbonamenti 2 euro e 20 centesimi, tariffa piena, e io volontariamente rinuncio – il mio editore è d’accordo – al contributo diretto.

P.S.: Libero non è il giornale di un movimento. Lo è stato. Adesso è una Srl. Aggiornati, Belpietro. Ammetto di essere monarchico. Lo sono diventato durante il settennato di Scalfaro e non mi sono mai pentito.

http://dituttounblog.com/articoli/feltri-attacca-belpietro-e-mondadori

CULTUR@. 46° Premio Campiello letteratura: speriamo che sia femmina. Ai finalisti: "In bocca al libro"

Saturday, 30 August 2008
Pubblicato nella categoria CULTUR@

di Nicoletta Salata

Mentre al Lido proseguono sbarchi e passerelle, proiezioni e feste in occasione del Festival del Cinema questa sera alle ore 20.00 al Gran Teatro La Fenice di Venezia si terrà la cerimonia di premiazione del 46° Premio Campiello Letteratura, uno tra i più prestigiosi in Italia, che sarà poi trasmesso in seconda serata su Rai Uno. Conduce Bruno Vespa affiancato dall’attrice Claudia Gerini.

La cinquina finalista è stata selezionata a Padova il 7 giugno nell’Aula Magna Galileo dell’Università, occasione  in cui è stato assegnato a Paolo Giordano (La solitudine dei numeri primi – Mondadori Ed.) il riconoscimento Premio Campiello Opera Prima.

Ecco i finalisti.
Eliana Bouchard con “Louise. Canzone senza pause”. Nata a Rorà, non lontana dal confine francese, dove ha frequentato nei primi anni della scuola dell’obbligo una pluriclasse di montagna decisiva nel suo percorso di formazione. Vive e lavora a Roma. E’ corista di musica barocca.

Benedetta Cibrario con “Rossovermiglio”. Nata a Firenze, cresciuta a Torino, vissuta a lungo in Inghilterra, ma la sua vera residenza, per dedizione e amore della terra, è in Toscana. Questo è il suo primo romanzo.

Paolo Di Stefano con “Nel cuore che ti cerca”. Nato ad Avola nel 1956, è inviato del “Corriere della Sera”, dopo aver lavorato per Einaudi e per “la Repubblica”. I suoi ultimi libri, Feltrinelli, sono La famiglia in bilico (2001), Tutti contenti (2003; Premio Chianti, Premio Vittorini, Premio Flaiano) e Aiutami tu (2005; Premio Mondello).

Chiara Gamberale con “La zona cieca”. Nata nel 1977 a Roma, dove vive. Ha scritto Una vita sottile (1999, Marsilio), Color Lucciola (2001, Marsilio), e Arrivano i pagliacci (2002, Bompiani). Autrice e conduttrice di programmi televisivi, come Gap (Rai Educational per Rai Uno) e Quarto piano scala a destra (Rai Tre), dal 2005 tutte le mattine è in onda su Radio 24 con Trovati un bravo ragazzo.

Cinzia Tani con “Sole e ombra”. Giornalista e scrittrice, è inoltre autrice e conduttrice di programmi radiotelevisivi, tra cui “FantasticaMente”, “Italia mia benchè”, “La Rai @ la carte”, “Visioni private” e “Il caffè”. Ha pubblicato tra l’altro per Mondadori: Assassine (1998), Coppie assassine (1999), Nero di Londra (2001), Amori crudeli (2003) e L’insonne (2005).

Ma sarà la Giuria Popolare che varia ogni anno, composta da 300 lettori selezionati come ogni edizione in tutte le regioni italiane e appartenenti a diverse categorie socio-professionali e i cui nomi rimangono top secret fino alla serata della cerimonia, a decretare il vincitore.

O meglio forse dire la vincitrice, dato che nella cinquina per la prima volta presenziano ben quattro autrici. La probabilità che ad aggiudicarsi il premio sia una donna (come l’anno scorso) è pertanto molto elevata. Tra l’altro tutti e cinque i romanzi finalisti hanno per protagonista una donna. “Donne, donne, donne: di garbo o stravaganti, di buonumore o di testa debole, scaltre o bizzarre, prudenti o volubili, amorose o pettegole, di maneggio o di governo, s’affacciano in folla fin dai titoli delle commedie goldoniane. Sono putte onorate, mogli buone e sagge, vedove ingegnose, femmine sole, figlie o spose di mercanti, tose o padrone di estrazione plebea, calere linguacciute o lustrissime di dubbia nobiltà, civili o massere, serve amorose, fide gastalde, cameriere brillanti, consorti capricciose, vagheggine con tanto di cicisbeo, damazze pretenziosissime, indaffarate madri di famiglia, novizie illibate, vedove irreprensibili ma ugualmente chiacchierate.” (Tratto dall’introduzione di Gastone Geron a: “Carlo Godoni – Le donne gelose, Le Donne Curiose, Le Donne da casa soa”). E a proposito di Goldoni e della sua commedia “Il campiello” del 1756 nella cui introduzione egli stesso spiega ai lettori “Il titolo del Campiello riuscirà nuovo a qualche forastiere non pratico della nostra città. Campo da noi si dice ad ogni piazza, fuori della maggiore che chiamasi di San Marco. Campiello dunque è il diminutivo di Campo, che vale a dire è una Piazzetta, di quelle che per lo più sono attorniate da case povere e piene di gente bassa”, mi piace riportare la strofa conclusiva della commedia, per voce di Gasparina:

Cara la mia Venezia
me despiaserà certo de lassarla;
ma prima de andar via vòi saludarla.
Bondì Venezia cara
bondì Venezia mia
Venezziani sioria.

Bondì caro Campielo
no dirò che ti sii bruto, né belo.
Se bruto ti xe stà, mi me despiase
No xe bel quel ch’è bel, ma quel che piase.
E anche stasera il “quel che piace” sarà certamente un elemento decisivo per la scelta del vincitore.

In bocca al libro!

I nomi dei vincitori delle passate edizioni: 1963 Primo Levi, 1964 Giuseppe Berto, 1965 Mario Pomilio,1966 Alberto Bevilacqua,1967 Luigi Cantucci, 1968 Ignazio Silone, 1969 Giorgio Bassani, 1970 Mario Soldati, 1971 Gianna Mancini, 1972 Mario Tobino, 1973 Carlo Sgorlon, 1974 Stefano Terra, 1975 Stanislao Nievo, 1976 Gaetano Tumiati, 1977 Saverio Strati, 1978 Gianni Granzotto, 1979 Mario Rigoni Stern, 1980 Giovanni Arpino, 1981 Gesualdo Bufalino, 1982 Primo Levi, 1983 Carlo Sgorlon, 1984 Pasquale Festa Campanile, 1985 Mario Biondi, 1986 Alberto Onagro, 1987 Raffaele Nigro, 1988 Rosetta Loy, 1989 Francesca Duranti, 1990 Dacia Maraini, 1991 Isabella Bossi Fedrigotti, 1992 Sergio Maldini, 1993 Raffaele Crovi, 1994 Antonio Tabucchi, 1995 Maurizio Baggiani, 1996 Enzo Bettiza, 1997 Marta Morazzoni, 1998 Cesare De Marchi, 1999 Ermanno Rea, 2000 Sandro Veronesi, 2001 Giuseppe Pontiggia, 2002 Franco Scaglia, 2003 Marco Santagata, 2004 Paola Mastrocola, 2005 ex aequo Pino Rovereto e Antonio Scurati, 2006 Salvatore Niffoi, 2007 Mariolina Venezia.

Posta e risposta. I cazzi di Travaglio e gli scazzi miei

Friday, 29 August 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Caro Mastellarini,

 ci spieghi, se ci riesce, perchè Travaglio non avrebbe nessun titolo per commentare le vicende del giornale per cui scrive? Se è perchè non sta simpatico a lei mi pare un po’ poco ….
Semmai, visto che c’è ci faccia anche sapere chi avrebbe i titoli per farlo. Forse Soru?
Noto che Travaglio sta sullo stomaco (ma forse sarebbe il caso di dire che sta su qualcosa d’altro) a molti e trovo la cosa molto triste visto che abbiamo a che fare con uno dei pochi giornalisti in circolazione che ha il coraggio di non guardare in faccia a nessuno (soprattutto tra i potenti) e di chiamare le cose col proprio nome. Cos’è, invidia per il suo successo? O peggio ….
Buon Vespa a tutti, comunque.

Valerio Ferrari

Caro Mastellarini,

10 euro. Posso naturalmente scaricare ovunque e gratis gli interventi. Dunque, se spendo 10 euro sono ben conscio di farlo.
Io stesso scarico molta musica dal mulo, ma quando trovo qualcosa che mi piace, che merita l’acquisto, prendo il materiale originale. Proprio perchè voglio sostenere questo complesso. Potrei comprare il DVD soltanto per dare un sostegno a MT. Con 10 euro oggi ci compri al massimo una pizza capricciosa.
Inoltre, signor GM, Travaglio si occupa di temi e problemi davvero scottanti e difficili, con il risultato di attirarsi antipatie ed inimicizie a quintali. Fa nomi, cognomi. E’ scomodo.
Nel suo blog, per quel poco che ho occasione di frequentare, non ho ancora visto la stessa attitudine ad attaccare i manovratori. L’unica cosa che devo constatare di questo blog è l’attitudine ad attaccare chi disturba i manovratori.
Certo, è più comodo e semplice. Così facendo si rischia di diventare persino simpatici ai manovratori.
Per carità, ciascuno sceglie la strada che preferisce. Non posso biasimarla. Lei è giovane, e ha tutta una carriera davanti.
Mi rendo conto che mettersi di traverso, come abitualmente fa MT, richiede responsabilità ed una certa dose di pazzia.
Ma, come dirà Lei, il povero pennivendolo torinese lo fa soltanto per la gloria ed il vil metallo. Però, almeno, lo fa.

Gianbi

Carissimi,

una risposta unica per entrambi e per tutti i frequentatori di questo blog, sempre in continua crescita (grazie di cuore da parte nostra!).

Apro con una piccola rivelazione, ma tenetela riservata, ovviamente. Giorni fa mi è capitato di risentire alcuni colleghi de “L’espresso”, settimanale glorioso con il quale (come è noto) ci sono stati alcuni “scazzi” in passato. Ebbene, sappiate che mie proposte di articoli sono ancora gradite da alcuni “capi” del settimanale di via Colombo. Questo mi inorgoglisce e segna un punto – credo decisivo – sull’affaire Mastellarini-Travaglio del quale si parla spesso. Ad oggi, comunque, non ho ripubblicato più nulla e non so cosa accadrà in futuro, perché alcune situazioni (a mio avviso) devono essere ancora sviscerate.

Eppure, come sottolineate voi, qui si continua a farsi i cazzi di Travaglio, ad attaccarlo a dire che Travaglio fa only business, a riportare vecchi pezzi di Facci che ha dato al Travaglio del “cialtrone”, del “mascalzone” e quant’altro, e lo ha fatto con cognizione di causa, cioè ha documentato il perché di questi epiteti. Non mi risulta che Travaglio abbia querelato Facci nè che l’Ordine abbia aperto un’inchiesta, ergo Facci ha provato che Travaglio è un cialtrone, mascalzone (e anche mangiamerda, mi sembrava di aver letto).

Di Facci non me ne frega nulla, non lo conosco, non l’ho mai visto, nè sentito a differenza di Travaglio. Ho scritto (Luca Telese docet) che “Facci è dipendente di Mediaset” e ho sottolineato ciò che penso di lui, ma certo non posso dargli del cialtrone…perché non ne ho le prove. Credo che lui non possa fare lo stesso di me, per lo stesso medesimo motivo.

Ho le prove che Marco Travaglio sia diventato un business e ve le ho servite giorno per giorno su un piatto d’argento. Basta leggere gli articoli di Grillo, le dichiarazioni di Fazio, quello della Chiarelettere Editore, basta ripercorrere all’indietro gli ultimi mesi di questo blogiornale per farsi un’idea del Travaglio business. Tutto legittimo, per carità, ma nessuno lo dice. Io almeno ci provo e non ditemi che è una “ritorsione”, perché sopra ho già spiegato l’evoluzione dell’affaire.

Di Marco Travaglio conservo l’immagine (e c’è una foto su queste pagine) di un collega pronto a tutto pur di dire la verità, mentre ora ho solo una foto sbiadita di un signore che si intervista da solo con il logo di Grillo sulla destra, che va sul palco al fianco del politico Di Pietro, che scrive inutili articolesse contro il potere cercando solo frasi a effetto, senza dare nessuna notizia.

E veniamo a L’Unità. Al lettore Ferrari dico subito che molti redattori del giornale fondato da Gramsci sono incazzatissimi con il collaboratore Travaglio per l’intervista rilasciata a Francesco Specchia di Libero, dove il sopramenzionato collaboratore esterno faceva valutazioni sul giornale e sulle logiche editoriali dello stesso.

Allora, questo non si può. Caro Ferrari, il collaboratore deve restare estraneo alla “vita” della testata che ha i suoi referenti ufficiali nel direttore e nel comitato di redazione. Si dirà che Travaglio è Travaglio e l’Unità in questi anni si è retta grazie a lui. Tutto giusto, per carità, ma Travaglio che scrive da casa (come me) e manda i pezzi per e-mail, non ha la stessa dignità di quel redattore che da anni vive L’Unità minuto per minuto e al quale non è permesso intervenire, proprio in virtù delle regole scritte e non scritte che consentono solo ai titolati di esprimere pareri in merito.

Inoltre il Travaglio collabora con altre testate e il suo ruolo – si converrà – non è poi così chiaro.

Riguardo al dvd a 10 euro, mi sembra una trovata veramente squallida, tanto per far cassa, mentre alle accuse di Ferrari replico che a me di Travaglio non me ne frega nulla, non lo invidio affatto nè dal punto vista economico-personale (non cambierei mai la mia vita con la sua, glielo assicuro), nè professionale (sono strafelice di quello che faccio e ho fatto, tutto frutto dei miei sudori e senza raccomandazioni). Ne parlo perché mi va, perché lui si fa i cazzi degli altri colleghi (pietosi gli attacchi a Ostellino che nemmeno se lo fila), perché lui non è più un giornalista (a mio modesto avviso) ma un….non so che….vi lascio scegliere tra gli epiteti di Facci.

Buon proseguimento di lettura

Gabriele Mastellarini

 

CULTUR@. Lido di Venezia, 65° Mostra del Cinema. I tre muratori: tutti per uno ma ognuno per sé.

Friday, 29 August 2008
Pubblicato nella categoria CULTUR@

di Nicoletta Salata

Nella tarda mattinata di ieri, con tanto di cazzuola in mano ma senza cappellino a barchetta auspicabilmente proveniente da foglio di giornale ripiegato con metodo origami (si poteva quasi chiedere la consulenza del regista giapponese Takeshi Kitano presente alla mostra che forse una qualche dimestichezza con l’arte di piegar la carta potrebbe averla appresa in patria) i tre improvvisati muratori Bondi, Galan, Cacciari, affiancati da un simbolico rappresentante della categoria in tuta da lavoro e munito anche di elmetto antinfortunio (la cerimonia si svolgeva all’interno di una normalissima tensostruttura allestita ad hoc) che li guidava nell’ardua impresa, hanno posato la fatidica prima pietra.

I mattoni, distribuiti par condicio uno per ciascuno, così sovrapposti uno sull’altro con badilata di malta traboccante, hanno suggellato l’avvio per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema che verrà costruito al Lido di Venezia.

Il nuovo palazzo, il cui progetto (in cantiere ormai da dieci anni) si deve allo Studio 5+1AA & Rudy Ricciotti che ha vinto la gara, avrà un superficie di 22.700 mq, 2.700 posti a sedere in tre sale, una piazza del cinema coperta di oltre 3.600 mq destinati ad area espositiva. Il costo totale dell’opera, circa 70 milioni di euro, è stato cofinanziato dal Governo, Comune di Venezia, Regione Veneto. I lavori termineranno nel 2011 in concomitanza con l’anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia.

I commenti del trio:

Sandro Bondi, Ministro Beni e Attività Culturali: “Il nuovo palazzo del cinema potrà essere il simbolo di un paese che in tutte le sue componenti politiche, sociali e economiche, cerca la via dello sviluppo, del superamento delle difficoltà, della rinascita. Quando si lavora insieme per un grande obiettivo si ottengono sempre grandi risultati”.

Giancarlo Galan, Presidente Regione Veneto:  “Sono molto soddisfatto per l’evento ma allarmato per i tagli del governo alla cultura e all’istruzione; il festival del cinema di Venezia è la più importante, anzi l’unica mostra di questo paese. La posa della prima pietra è un inizio ma anche un punto d’approdo dopo aver domato un mare di burocrazia”.

Massimo Cacciari, sindaco di Venezia: “Oggi è un giorno importante perchè si dà inizio ad un’opera importantissima per l’isola, per qualificare tutta l’economia turistica veneziana e per la Biennale. Quest’opera sarebbe stata impossibile senza la leale collaborazione tra Stato, Regione e enti locali. Resto preoccupato per le difficoltà che riguardano i fondi, che dovevano essere raccolti dalla vendita dell’area dell’ex ospedale al Mare, ceduta dall’Asl 12 al Comune di Venezia. A breve l’area sarà posta in vendita e il ricavato servirà a finanziare questo progetto”.

Tutto questo avveniva più o meno mentre la coppia di attori Pitt&Clooney sfilava applauditissima tra le urla di fans e ammiratori e il sarto pensionato Valentino si concedeva anch’egli alle ovazioni sfilando come un novello indossatore alla presentazione del documentario sulla sua vita intitolato, su sua precisa richiesta, “The last Imperor”. Davvero poco modesto considerando che il film di Bertolucci vinse nel 1988 ben 9 Oscar e altri 39 premi (tra cui 9 David di Donatello, 4 Nastri d’Argento, Premio César ecc. e 12 ulteriori nomination!!).

Ma nel frattempo, raccogli-spalma-posa, il terzetto rilasciava anche alcune dichiarazioni relativamente all’episodio della turista musulmana bloccata nei giorni scorsi dal guardia-sala al museo veneziano di Ca’ Rezzonico, perché indossava il niqab (velo che lascia scoperti solo gli occhi, a differenza del burka afghano che, attraverso una retina, nasconde anche quelli).

Bondi (diplomatico): “Ci sono tante regole che devono essere osservate ma io penso che la prima sia quella del buon senso.Il buon senso e la ragionevolezza ci salvano nel momento in cui dobbiamo prendere delle decisioni. Così si evitano gli errori”.

Galan (categorico): “Bene ha fatto quel guardia-sala quando ha deciso di chiedere informazioni sul da farsi di fronte ad una donna invisibile. Esistono leggi e circolari ministeriali che, tra il 1975 e il 2000, hanno normato con spirito di tolleranza una questione assai delicata, accettando qualsiasi tipo di indumento purché lasciasse il volto scoperto. Noi dobbiamo rispettare gli usi e i costumi degli altri, in cambio però gli altri rispettino le nostre leggi”.

Cacciari (umoristico): “Non licenziamo nessuno, come potremmo licenziare una persona semplicemente perché é stato un po’ stupidino e non ha lasciato entrare una con il velo? Non c’è altro di cui interessarsi? Nei musei civici veneziani tutti possono venire vestiti come vogliono. L’unico suggerimento che mi sento di dare ai turisti è di non visitare le sale espositive con una benda davanti agli occhi!”

Tra una cazzuolata e l’altra il nobile motto moschettiero finiva così per arenarsi nella emblematica laguna veneziana, in cui l’incagliamento, nel panorama delle tante problematiche relative alla salvaguardia e al recupero della città,  non è del resto un evento raro.

AMARCORD. Il disinformato Travaglio colpisce ancora

Friday, 29 August 2008
Pubblicato nella categoria AMARCORD

di Antonella Serafini (fonte: http://www.censurati.it)

L’argomento del programma di Santoro ieri è stato “la mafia”. Così, tanto per far finta di parlare di qualcosa di serio. Non hanno detto che un giornalista antimafioso in Sicilia che si è visto recapitare a casa un manifesto mortuario con il nome in bianco, non hanno parlato dell’altro collega Carlo Ruta che sta rischiando 8 mesi di carcere per aver detto verità scomode sulle mazzette tra banche e procure ecc ecc. No, hanno parlato del covo di Riina.

Un argomento attualissimo, quindi, che ha solo 13 anni, su cui è stato fatto un processo al capitano ultimo, assolto per non aver commesso reato.

In studio: Travaglio e Ingroia.

Travaglio ha esordito con la frase “sappiamo che c’è stata una trattativa tra le istituzioni e la mafia in cambio della consegna di Riina”

Ora, quello che pochi sanno, è che il processo contro Ultimo, è partito proprio da queste affermazioni, fatte da Lodato (compagno di merende di Travaglio) e Bolzoni. Davanti al giudice, che chiedeva chiarimenti su questa trattativa, Lodato (l’amico di Travaglio) se la cavò con qualche “non so, non ricordo, è passato tanto tempo”, l’altro disse che non poteva parlare perchè non voleva bruciare le fonti.

Quindi sul fatto che ci fu questa trattativa abbiamo solo la loro parola, che viene da fonti anonime. Travaglio ha parlato, come davvero non mi sarei mai aspettata, in maniera poco professionale oltre che da persona poco informata dei fatti (di fatto, non ha seguito alcun processo, si è solo fatto raccontare qualcosa da qualche amico, suppongo, dato che non l’ho visto da nessuna parte durante le udienze)

E già qui la trasmissione vacilla, se vogliamo parlare di trasmissione che fa informazione vera.

Tocca ad Ingroia

Alla fine delle boiate di Travaglio, è il suo turno. Dice candidamente: “non ci fu dolo, ma per me il favoreggiamento c’era”

Qui mi stava per scoppiare una vena, perchè il caso l’ho seguito in tutte le sue tappe, anche quando nella requisitoria Ingroia esordì con “premesso che nutro grande stima per il colonnello De Caprio….”

Ora, se penso che una persona ha favoreggiato Cosa Nostra, io non lo stimo. Ingroia si, però. Evidentemente è abituato a stimare chi favorisce la mafia, come il maresciallo Ciuro, per esempio, che l’ha affiancato per anni e poi è stato condannato nel processo delle talpe in procura.

Ma il pezzo forte deve ancora venire. Visto che c’è un processo mediatico in corso, visto che Ultimo è al banco degli imputati senza avvocati nè altro, pensa bene di telefonare e chiarire quelli che sono stati dubbi per tanti italiani. Santoro, quello messo a tacere per cinque anni dal governo Berlusconi che fa? Non lo fa parlare. Lo invita però in trasmissione, con un ghigno tipo smorfia, a presentarsi con un cappuccio in testa (visto che siamo al circo, esageriamo pure con le maschere), visto che “tanto vuole venire pure Cuffaro…”

Ultimo, con una taglia sulla testa da parte di Cosa Nostra, secondo lui va in diretta tv? O Santoro è ingenuo o maledettamente consapevole che tanto non ci andrà mai, risparmiando così quel contraddittorio che avrebbe messo in crisi i suoi amichetti Ingroia e Travaglio. E così si decapita il problema, si toglie la parola a Ultimo.

Notevole la mancanza di rispetto verso chi, invece di fare chiacchiere, dopo tre mesi dall’incarico di prendere Riina, l’ha fatto (ed era latitante da anni!!!)

Chiedetevi una cosa, amici: mettetevi al posto di Ultimo. Se foste davvero favoreggiatori di Cosa Nostra e foste i soli a conoscere il covo di Riina, lo andreste a dire ai superiori? Oppure fate finta di niente e dite che avete preso per caso Riina? Non sarebbe stato più facile omettere il covo che è costato un anno di processo, lo scioglimento della squadra speciale, e il conseguente trattamento che gli è stato riservato?

Travaglio ha detto (e da qui si capisce quando è poco documentato) che i boss sono andati a svuotare la casa del boss, che non c’era più neanche un capello. Le foto della perquisizione, fanno vedere tutto il contrario. Anche lettere sui comodini, cancelleria, tavole ancora imbandite, c’era tutto. Inclusa la cassaforte.

La parola negata a Ultimo ieri sera, è sintomatico di come si voglia attutire la verità. Tutti hanno mentito, ma sapendo di mentire, perchè la verità la conoscono bene

Travaglio, si informi meglio la prossima volta.

Santoro, ho lottato per il suo ritorno in tv. Mi rendo conto, invece, che si fanno meno danni prendendo soldi senza lavorare, che lavorando male. Il suo professionismo è morto con la sua credibilità, lasciando il posto all’insolenza.

p.s. chi vuole le prove che le parole di travaglio e di Ingroia sono frutto di menzogne,  basta cliccare su questo link.

E’ scritto chiaro, non è la mia versione, è una ricostruzione dei fatti presa dallo studio accurato delle udienze che ho seguito. Udienze che IO ho seguito, non mi sono fatta raccontare.

Ci sono foto del covo che smentiscono Travaglio, ci sono i file audio del processo (non tutti, ma ci sono) e a breve sarà on line la sentenza.
La verità è una, e prima o poi la si viene a sapere. Nonostante l’informazione volutamente sbagliata.

p.s. come ho scritto all’email di protesta inviata alla redazione di annozero, io non traggo nessun vantaggio personale a parlar bene di Ultimo.

Travaglio, a parlarne male, si. Ingroia anche.

Caso Cecchini: il parere del gourmet Leonardo Romanelli

Friday, 29 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, BEVI&MANGIA

di Tommaso Farina

Sul caso di Dario Cecchini, il macellaio di Panzano (Firenze) incappato in un brutto infortunio coi NAS, ha detto la sua Leonardo Romanelli, fiorentino, giornalista, esperto di vini, docente di scuola alberghiera nonché volto simpatico di Chef per un giorno sulla 7.
Scrive Romanelli sul suo blog, sottraendosi alla logica del dagli all’untore e fornendoci una gratuita iniezione di realismo e informazione:

Come era facile prevedere, la vicenda che ha coinvolto Dario ha avuto una grande eco a livello regionale, molto meno a livello nazionale per i media tradizionali, eccetto che per il web, del quale ho notato Dario non faceva buon uso, avendo aperto un blog purtroppo fermo ad un anno fa. Ho rilevato molte inesattezze su quanto affermato e riportato da varie persone e forse occorre fare chiarezza
Leggi il resto –> »

BOMBA DERIVATI. TOCCA ALLE REGIONI

Friday, 29 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

di Gabriele Mastellarini per Il Mondo

Dopo i grandi Comuni lo scandalo derivati si allarga alle Regioni. In particolare a 14 amministrazioni a statuto ordinario con debiti complessivi che superano i 25 miliardi, 9,3 miliardi dei quali sostenuti da operazioni di finanza strutturata, tra mutui e obbligazioni.

La fotografia scattata dalla Corte dei conti, nel rapporto firmato dal consigliere Rita Arrigoni, è impietosa e invita a maggiore prudenza la Campania guidata da Antonio Bassolino (2,5 miliardi in swap), la Lombardia di Roberto Formigoni (1,8 miliardi) e il Lazio (1,06 miliardi) di Piero Marrazzo, le tre regioni maggiormente esposte al rischio di oscillazione dei tassi.

Nel 2007 solo Lazio, Calabria e Umbria hanno fatto ricorso a strumenti derivati, sottoscrivendo nove contratti (rispetto ai 23 del 2006 rilevati sull’intero campione), tutti per rinegoziazioni di precedenti mutui, allungando cosi la scadenza e abbassando l’importo delle rate. È lo stesso leitmotiv seguito dai normali clienti delle banche, pronti a chiedere la rivisitazione delle condizioni sottoscritte negli anni scorsi a uno svantaggioso tasso variabile, per ottenere una rata più leggera in cambio di una data di estinzione sempre più lontana. La Corte dei conti ha comunque criticato «il fenomeno delle ricontrattazioni legate all’esigenza di abbassare il costo del debito, previo allungamento delle scadenze». «Si ha uno spostamento in avanti di perdite progressivamente maggiori», si legge, che «comporta l’effetto di un aggravamento delle gestioni fucure». I giudici contabili non hanno nascosto le «forti perplessità» per alcune complesse operazioni cii rimodulazione elei debiti operate dalle varie Regioni e da alcuni enti locali.

«Le perdite», è scritto nel rapporto, -vengono di volta in volta spalmate, con un effetto a cascata che comporta esposizioni finanziarie progressivamente crescenti». Questa la scia seguita dalla Calabria che ha rivisto precedenti contratti swap con Bnl (BnpParibas) e Ubs per un totale di 216,2 milioni, posticipando la scadenza dal 2031 al 2035 e ritoccando le clausole contrattuali accettate un anno prima e già ritenute inadeguate. Sono state modificate anche le condizioni di altre esposizioni debitorie verso Bnl e Dre-sdner Kleinwort, banca d’investimenti tedesca. Su questa operazione si è acceso il faro della Corte: ha evidenziato come la Regione presieduta da Agazio Loiero, dopo un iniziale tasso fisso del 4,3% per il primo anno e mezzo, debba corrispondere a partire da giugno 2008 un salacissimo tasso Euribor maggiorato elei 3,6%, uno spread sorprendente. Nel 2007 l’Umbria ha fatto ricorso ai derivati per lanciare un’emissione obbligazionaria da 213,2 milioni con rimborso trentennale. Una quota di 99,5 milioni è stata utilizzata per finaziamento investimenti, mentre i restanti 113,7 milioni sono serviti per l’estinzione e la contestuale riaccensione di una serie di mutui che saranno completamente rimborsati nel 2037, alla scadenza del prestito obbligazionario. «Il costo per la chiusura anticipata delle operazioni swap», annota la Corte, «è di 2,47 milioni con Bnl e 11,9 milioni con Nomura», l’importante banca d’affari giapponese. Perdite totali per 14 milioni, finite nel cumulo della nuova emissione. La giunta laziale, presieduta da Piero Marrazzo, ha in parte recuperato l’anno scorso firmando tre contratti con Citigroup Gml, il colosso bancario Usa, per rinegoziare un’esposizione di 1,3 miliardi di euro, suddivisa in tre blocchi, rispettivamente da 550 milioni, 500 milioni e 250 milioni. La chiusura di due operazioni per un totale di 800 milioni ha comportato un risparmio di circa 50 milioni, con sostanziale modifica del piano di ammortamento e rate più leggere nei primi anni, mentre per il futuro Citigroup riceverà un tasso d’interesse calcolato in rapporto al valore dell’inflazione e al tasso Euribor. Una trovata intelligente, apprezzata dalla stessa Corte dei conti, che ha invece estratto il cartellino giallo per alcuni Comuni.

Giudizio negativo, in particolare, per le due operazioni da 13,8 milioni ciascuna, sottoscritte dal Comune di Cosenza l’anno scorso con Banca Intesa e Dexia Crediop, l’istituto per la finanza pubblica e di progetto presieduto da Mario Sarcinelli. L’ente avrà il vantaggio di pagare per un anno e mezzo (dal primo gennaio 2007 fino al 20 giugno prossimo) un tasso fisso al 3,6%, ma, negli anni successivi, si impegna a corrispondere un interesse variabile che peserà moltissimo sul bilancio. Anche la rirnodulazione dei mutui operata dal Comune di Orvieto (Perugia) non è passata inosservata ai magistrati contabili, in particolare il contratto stipulato con la scozzese Rbs (Royal bank of Scotland) per un ammontare di 32,5 milioni, con scadenza nel 2031 II piano di rimborso prevede modifiche del tasso in tre passaggi: fino al 2008, dal 2008 al 2011 e dal 2011 fino al 2031. «Va osservato», afferma la Corte dei conti, «che il primo periodo (2007-2008) già espone un differenziale negativo» e ulteriori aumenti delle rate sono attesi per il futuro.

TRAVAGLIO ONLY BUSINESS. Sul sito di Grillo vendono il dvd con gli interventi di Travaglio. Beppe lo promuove sul blog: "Marco da solo tira 4 volte L'Unità". Il tutto per 10,2 euro più spese postali

Thursday, 28 August 2008
Pubblicato nella categoria EDITORIALI

Lo spot del dvd di Travaglio, targato Grillo

di Gabriele Mastellarini

Musica accattivante. Un tizio stempiato che parla in una webcam con il logo di Beppe Grillo sulla destra, sommerso dai giornali e spara 101 secondi di frasi a effetto del tipo “Qui ci stanno vietando di pubblicare roba pubblica” oppure “Perché lui è così, è come la mantide religiosa. I capi dell’opposizione, li attira, ci fa una scopatina e poi se li mangia”.

E’ lo spot del nuovo prodotto di casa Travaglio, siòri e siòri, il dvd “Passaparola” alla modica cifra di 10,20 euro. Primo dvd di quella che dovrebbe essere una serie a puntate. Non accalcatevi, siòre e siòri, ce n’è per tutti, la bancarella è sempre aperta, siòre e siòri, avanti un altro, siorè e siorì.

L’avete capito: la premiata ditta Marco Travaglio – Beppe Grillo torna alla ribalta e, all’insegna del Travaglio business, lancia il dvd “Passaparola”, 200 minuti con sottotitoli in italiano per non udenti. E’ la collezione degli interventi travaglieschi apparsi sul blog del più famoso alfiere dell’antipolitica, Giuseppe Grillo da Genova.

Lo avevo scritto, ormai mancano solo le magliette e i pupazzi da appoggiare sul comodino.

Sono bravi a incassare Beppe Grillo e Marco Travaglio, con un’unica differenza: il primo è un comico che fa politica (in questo strano paese i politici fanno ridere e i cabarettisti si occupano degli affari di Stato), il secondo è un giornalista, almeno sulla carta. Che poi anche lui si definisca satirico, è un altro paio di maniche.

E per non farsi mancar nulla, ecco che sul suo blog, il più cliccato d’Italia, Beppe Grillo lancia l’autopromozione del Marco e ricorda proprio la rubrica “Passaparola”:Marco Travaglio ha detto che l’Unità ha raggiunto una media giornaliera di 48.000 copie. Non ha aggiunto, forse per modestia, che la maggior parte delle copie le porta lui. Molti hanno comprato l’Unità in questi anni solo per leggere Bananas o Uliwood Party. Infatti, Travaglio non è stato nominato direttore dell’Unità.

Travaglio partecipa a questo blog www.beppegrillo.it con “Passaparola” una volta alla settimana. Tira, senza il supporto di una redazione e la partecipazione di direttori, giornalisti, correttori di bozze e galoppini, 170.000 visualizzazioni su YouTube, oltre ai contatti streaming. Senza fare pagare le tasse a nessuno. Quattro volte le copie giornaliere dell’Unità. Senza editori, senza canone, senza pubblicità. E’ la Rete, bellezza. Paga chi vuole e se vuole”.

“Senza far pagare le tasse”, già. Ma chi vuole può pagare 10,20 euro per la collezione in dvd di Passaparola, by Marco Travaglio con il logo di Beppe Grillo. Moltiplicate 170.000 per 10,20 e fanno più di 1,7 milioni di euro, circa 3 miliardi e mezzo delle vecchie lire.

OVVIAMENTE, IO NON LO COMPRO!

Non vi accalcate, siòre e siòri. Soldi alla mano, grazie!

(ps. Siccome vogliamo bene a Grillo e Travaglio, gli facciamo anche un po’ di pubblicità. Ecco cosa appare al link http://grillorama.beppegrillo.it/catalog/#. A incassare materialmente i 10,2 euro è la società editrice Casaleggio e Associati spa)

Sull’argomento, leggi anche

http://dituttounblog.com/editoriali/travaglio-business

http://dituttounblog.com/lettere/marco-travaglio

http://dituttounblog.com/editoriali/travaglini-in-trincea

http://dituttounblog.com/articoli/dagospia-punta-travaglio-annozero

 

Passaparola vol. 1 CONTENUTI DEL DVD

  • Ci pisciano addosso e ci dicono che piove
  • Balle spaziali
  • Unici colpevoli: i cittadini
  • Prove tecniche di fascismo
  • Cortina di ferro per i delinquenti
  • La mantide Berluscosa
  • Sua impunità * Il pizzo di Berlusconi
  • I maiali sono più uguali degli altri
  • Lezione di legalità dall’Albania

DETTAGLI DVD

  • Versione 9
  • PAL
  • Regione 0
  • Durata: 200 min
  • Lingua: ITA
  • Sottotitoli: Italiano per non udenti

Travaglio e il residence di Trabia. Dove sono le ricevute di pagamento?

Thursday, 28 August 2008
Pubblicato nella categoria LETTERE

Riceviamo e pubblichiamo

A proposito delle famose ricevute del residence Golden Hill…

“Risponde Travaglio: «Io ho pagato la prima volta il doppio di quanto stabilito e per il residence ho saldato il conto con la proprietaria. Tutto di tasca mia, fino all’ultima lira e forse se cerco bene trovo pure le ricevute”.

Le ha trovate?
Si è stufato di cercarle?
le ha pubblicate e non le ho viste io?
NON HA PAGATO LUI?
Dobbiamo credergli sulla parola?

Skaggerak

Leggi anche http://dituttounblog.com/amarcord/travaglio-ciuro-trabia

LUCA TELESE SHOW (passo e chiudo). "De Gregorio dura sul giustizialismo". "Le ho chiesto se Travaglio resterà (e ha risposto sì)"

Thursday, 28 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Luca Telese, nella nuova veste di conduttore de “La Zanzara” (Radio 24), ha intervistato Concita De Gregorio neo direttore de L’Unità che avrebbe voluto il giornalista di sinistra (attualmente in forza al Giornale, nonché conduttore di Tetris su La 7 e, appunto, de La Zanzara) come collaboratore del giornale del Pd. Telese ha declinato l’offerta.

A seguito della puntata de La Zanzara, Luca Telese ha dichiarato: “Volete la verità? Anche io sono rimasto molto stupito dall’affermazione di Concita così dura sul giustizialismo. Per questo le ho fatto la domanda su Travaglio”.

Su Travaglio, la De Gregorio ha risposto che resterà come collaboratore de L’Unità.

Per ascoltare la puntata de La Zanzara (Radio 24)  il link (fornito da Scraccino) è http://www.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/settimanali/zanzara.mp3 (l’intervento della De Gregorio inizia dopo un’ora e dieci).

Leggi anche, su questo blogiornale:

http://dituttounblog.com/articoli/luca-telese-show

http://dituttounblog.com/articoli/luca-telese-volevo-entrare-allunita-per-lavorare-con-travaglio

In memoria di Gianni Masciarelli

Thursday, 28 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

L’ULTIMO SORSO

Il rosso ha macchiato la tavola
lo rigiro nel bicchiere,lento
lo guardo e lo riguardo
riesco a sentirlo dentro
senza neanche berlo.
Non parlo,gli occhi muti
gli occhi adesso sono chiusi
e’sceso giu’il sorso
lucciola,lampione
chimera che calma il vento
e illumina la sera.
Villa Gemma che dai il nome
e che guardi la cantina
proteggi la memoria
e proteggi la collina.
L’insegnamento di Gianni
non si perde ma continua
come l’ultimo sorso
di questa sera
di questa vita.

Sante Lauterio

L'immersione galeotta di Gianfranco Fini, con la bella Tulliani e pompieri al seguito

Thursday, 28 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

 

Il presidente del Senato, Gianfranco Fini insieme alla sua compagna Elisabetta Tulliani beccato ad immergersi in una zona vietata del Parco Nazionale dell’arcipelago toscano, ospite dei Vigili del Fuoco. Gli tira le orecchie anche il presidente del Parco, quel Mario Tozzi, già conduttore di Gaia e nominato dall’ex Ministro Pecoraro Scanio, mentre Filippo Facci minimizza.

Tozzi: “Non ne sapevo nulla, non ne ero a conoscenza, nessuno mi ha chiesto il permesso, né tantomeno avrei potuto concederlo perché in quel tratto di mare nessuno può fare il bagno, per non parlare delle immersioni subacquee”. “Se qualche autorità me lo chiede” continua “lo accompagno volentieri in giro per il parco, ma non certo in mezzo alla zona 1. E’ una riserva integrale”, ribadisce, aggiungendo che ci sono gli estremi per una grave multa perché “l’infrazione è grave”.

Filippo Facci (per Il Giornale). Gianfranco Fini pagherà la sua multa e starà buono: se si è immerso sotto la costa dei Grottoni di Giannutri, che è una cosiddetta riserva integrale e che è riservata alle spedizioni scientifiche, potrà solo raccontare di non avere fatto apposta. C’è una regola e la devi rispettare, chiuso il discorso.

Spero si possa riaprirlo, magari più avanti, per confessare che le riserve integrali io sinceramente non le capisco. Non le riserve naturali in genere, dunque i parchi, le aree protette, le riserve speciali, le parziali, le orientate e tipologie varie: queste, semmai, andrebbero soltanto estese in un Paese sin troppo deturpato e privato di tutela.

Parlo delle riserve integrali: porzioni di territorio italiano dove nessun italiano in teoria potrà andare mai, neppure accompagnato da guide, neppure pagando e mettendosi in una lunga lista d’attesa, neppure se fosse il più rispettoso ecologista di questa terra. Un italiano, se vuole, può partecipare a una spedizione scientifica alle Galapagos: con tutta la cura che gli consenta di non alterare ecosistemi ben più complessi dei nostri. Oppure, come lo scrivente ha fatto quest’estate, può immergersi in riserve naturali dell’Oceano Indiano se ovviamente accompagnato e autorizzato. Ma a nessuna condizione può andare a Montecristo, per dire, o in una delle quaranta riserve integrali del Paese. È più facile che possa buttare una bomba a mano su una costa calabrese senza che nessuno se ne accorga.

(foto da Repubblica.it)

BEVI&MANGIA. Il re della Fiorentina beccato con 94 chili di carne scaduta, condita da insetti e ragnatele. Lui si difende "Era di qualità, ma andava in beneficenza"

Thursday, 28 August 2008
Pubblicato nella categoria BEVI&MANGIA

da Il Corriere Fiorentino del 27 agosto 2008

E’ considerato il vate della bistecca. Quello che si è battuto strenuamente per riavere la Fiorentina sulle tavole italiane e che adesso si trova con una bella grana: i carabinieri del Nas gli hanno sequestrato 94 chili di carne.

Lui è il celebre macellaio-poeta Dario Cecchini (nella foto), di Panzano in Chianti. Secondo l’accusa la carne ritrovata era scaduta da mesi ed era stata congelata. I congelatori sarebbero stati trovati sporchi, con insetti e ragnatele. Il magistrato ha subito emesso un decreto penale di condanna di seimila euro.

Il celebre macellaio si difende, spiegando che si tratta di un malinteso, che la carne non doveva essere venduta, che non è scaduta e che nei congelatori dura almeno un anno. «Quella carne era destinata ad essere data in beneficenza, e comunque era di qualità». I controlli del Nas dei carabinieri di Firenze per verificare la tracciabilità delle carni vendute in macellerie e centri all’ingrosso della Toscana sono in corso da alcuni giorni nella regione, in particolare nelle province di Firenze, Arezzo e Siena. Secondo quanto emerso, i militari hanno finora esaminato documentazione cartacea ed etichettature relative alla provenienza degli alimenti. Oltre alle carni sono state controllate anche partite di frutta, di olio e di vino.

Dario Cecchini è conosciuto come il re della Fiorentina. Ecco cosa scriveva di lui il giornalista enogastronomico (e nostro collaboratore) Tommaso Farina quando, lo scorso 28 aprile, la famosa bistecca ritornò sulle tavole italiane.

Da qualche giorno è tornata la bistecca alla Fiorentina, quella vera, ottenuta da animali più o meno maturi e non da vitelloni bambinoni. L’inizio di questo iter liberalizzatorio era iniziato lo scorso ottobre. Non trovando nessuna opposizione, l’Europa ha messo in pratica le sue intenzioni da qualche giorno.
Nonostante io non sia sempre in sintonia con la concezione della carne di Cecchini e degli approvigionamenti (tradotto: non penso, come pensa lui, che la carne italiana a tutt’oggi sia incompatibile con il suo concetto di qualità), lo considero un grande macellaio. Lui non è uno che fa l’esame al cliente prima di vendergli qualcosa, come si dice che altri facciano.

Ecco come si autopresenta il macellaio, Dario Cecchini (www.solociccia.it)

Io Dario Cecchini, figlio di generazioni di macellai, continuo con questo mio mestiere, la tradizione artigiana della mia famiglia. Così facendo mantengo quello spirito Rinascimentale che tanto bene ha fatto alla Toscana e al mondo.
In 30 anni di lavoro, più l’apprendistato con il babbo, purtroppo breve, ho cercato e continuo a farlo, queste mie radici interpretandole alla mia maniera, lasciando sentire l’istinto Toscano.
Sono così nati (tornati) il “Tonno del Chianti”, il “Profumo del Chianti”, la “Bistecca Panzanese”, il “Sushi del Chianti”, la “Mostarda Mediterranea” e tante altre specialità tirate fuori dalle pieghe del tempo e della memoria e sinceramente, per fortuna dalle mie qualità.
Ho fatto questo con la stessa passione con cui declamo l’Inferno di Dante o ascolto i poeti contadini in ottava rima e continuo a farlo nutrendo così la mia anima, ma spero, anche gli amici e gli ospiti della mia macelleria di buoni cibi.

Ho sempre cercato in questo mio cammino la qualità senza mai adattarmi ad etichette o convenienze del momento, esprimendo solo il mio pensiero, spesso antagonista, ma anche per questo profondamente Toscano.
Per questo ho chiamato (battezzato) le mie carni come “Selezione Cecchini”, così qualificando il mio lavoro e così qualificandole.
Così voglio continuare a fare, perché penso che questo voglia dire fare l’artigiano, cioè selezionare la qualità ed esaltarla al meglio con le proprie mani.

La provenienza delle carni, il tipo degli allevamenti e tutto quello che ne consegue, che nei miei anni è cambiata a volte e può darsi cambi ancora, è la mia scelta che io sottopongo al vostro gusto con l’esperienza della mia famiglia e di tutti i miei anni di macellaio.

E questo è il suo “ristorante” Solociccia

Questo non è un ristorante, ma la casa del macellaio. Tutto quello che mangerete è il frutto del lavoro mio e della mia famiglia.

Non potete scegliere il menu, ma sarete trattati bene e con rispetto se anche voi ne avrete.

Si mangia ad un tavolo comune tutti insieme in “convivio”.

Sono sei portate di carne a mia scelta, verdure di stagione, fagioli all’olio, focaccia, pane vino torta caffè e digestivi.

Tutto ma proprio tutto per 30 euro e per quasi due ore di consumazione, dopo di che vi dovrete alzare e lasciar posto agli altri ospiti.

Siete liberi di portare il vostro vino senza spesa. Non abbiamo bistecche.

Per finire sappiate che tutto: il cibo il vino lo spazio noi stessi è maledettamente Toscano.

Benvenuti (se vi pare!)

Di Pietro farà un nuovo giornale con Travaglio direttore

Thursday, 28 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Antonio Di Pietro ha annunciato che si accinge a dare vita ad un quotidiano dell’Italia dei Valori. Concita De Gregorio ha assunto ufficialmente la direzione de “L’Unità” esordendo con un editoriale-fiume in cui ha brillato la precisazione decisamente illuminante che l’identità del giornale sarà data dalla sua capacità di “parlare” “con tutti noi” e “con tutti voi”.

Furio Colombo e Antonio Padellaro hanno mal digerito l’avvento di Concita e hanno lasciato intendere che non continueranno a lungo a collaborare al giornale fondato da Antonio Gramsci.

Marco Travaglio ha smentito la notizia data da “La Repubblica” secondo cui starebbe preparando un settimanale di inchieste a cui far collaborare Colombo, Padellaro e tutta la banda d’Affari giustizialista che fino all’altro ieri aveva fatto dell’antico organo del Pci, del Pds e dei Ds l’organo dei giustizialisti dipietristi italiani.

Bene, se come diceva Totò è la somma che fa il totale, il prodotto dell’addizione di tutte queste notizie è che Di Pietro farà il proprio giornale chiamando Travaglio a dirigerlo. Quest’ultimo, insieme con Padellaro e Colombo, rifarà “L’Unità” dipietrista con l’obbiettivo di svuotare il bacino di lettori de “l’Unità” degregoriana. Concita sarà costretta a parlare con i pochi “noi” e “voi ” che rimarranno. Soru e Veltroni se la prenderanno in saccoccia. Ed ancora una volta il povero Antonio Gramsci si rigirerà nella tomba per colpa dei soliti comunisti.

(tratto da L’Opinione, segnalato da Paolo Martocchia)

Anche D'Agostino (www.dagospia.com) punta Travaglio: "La Rai potrebbe non rinnovargli il contratto per Annozero"

Wednesday, 27 August 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Noto con piacere che anche i lettori di Dagospia.com, il sito gossip di Roberto D’Agostino (nella foto), apprezzano questo blog e ne riportano alcuni passaggi importanti, relativi a Marco Travaglio.

Qui sotto c’è una lettera pubblicata oggi da dagospia.com e firmata da Virginia che ricalca quanto ho scritto nei giorni scorsi (leggi i vari post). Poi una “chicca”, by Dago, eccola: “Circolano strane voci a viale Mazzini: il rinnovo del contratto di Marco Travaglio per “AnnoZero” di Santoro sarebbe in pericolo…”

Adorabile Dago,

la popstar dell’informazione, Marco Travaglio, ormai non vende più informazione ma vende se stesso: l’abile imprenditore Grillo lo ha capito (ma forse prima di tutti lo ha capito Fazio di Chiarelettere) e con la solita scusa della libera informazione ha offerto a Travaglio uno spazio nel sul blog affinché il Grande Censurato potesse dire tutto quel che non può scrivere nelle sue tante tante rubriche.

Com’era prevedibile Travaglio da Grillo dice né più, né meno di quel che dice nelle sue rubriche, ma siccome è sul blog di Grillo acquista un particolare sapore di verità assoluta e quindi da qualche giorno i consumatori di libera informazione hanno la possibilità di acquistare il DVD con gli interventi di Travaglio così da poterselo riascoltare come un brano di Madonna (e i dividendi crescono).

A quando la vendita di magliette con la foto di Travaglio, cosicché i suoi fans possano sempre portare addosso la solidarietà all’imbavagliato? C’è però una cosa che non capisco: da un lato il Grande Censurato lamenta la mancanza di spazi su cui scrivere, dall’altro rompe le balle minacciando di andar via dall’Unità se il giornale non dovesse piacergli e questo nonostante le rassicurazioni della De Gregorio.

Dobbiamo, quindi, dedurne che l’insulso settimanale A, di cui Travaglio è collaboratore, che un giorno si e l’altro pure è impegnato nella beatificazione dell’insulsa moglie di Berlusconi, gli piaccia molto!
Virginia

Leggi i miei articoli sull’argomento

http://dituttounblog.com/editoriali/travaglio-business

http://dituttounblog.com/lettere/marco-travaglio

http://dituttounblog.com/editoriali/travaglini-in-trincea