Posta e risposta: Travaglio simbolo di sciatteria mediatica

Wednesday, 25 June 2008
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Caro Mastellarini,
Mi spiace doverglielo dire, ma considerò il pezzo di cui sopra (quello su Facci-Travaglio), così come tutta la sua recente attività, del tutto indegna di lavoro di giornalista.
Lei è diventato un polemista: un critico feroce di aspetti formali, secondari e assolutamente non importanti per il pubblico.
Alla gente importa di sapere che Travaglio ha riutilizzato le parole di un avvocato esattamente quanto di sapere che Berlusconi fa il piacione con le donne del PdL. NIENTE.
Sono i fatti che contano, sono i fatti che la gente vuole.
Questo polemismo sterile non serve a niente, è spazzatura. Sono stato una delle poche persone a difenderla, sul forum MarcoTravaglio.it, e me ne sto pentendo.
Vuole criticare Travaglio? Secondo me sbaglia, perchè Travaglio non è certo uno dei più gravi problemi dell’italia. Comunque, libero di farlo. Ma lo faccia parlando di fatti.
Giacomo
Caro Giacomo,
grazie per avermi difeso sul forum di MT, mentre mi spiace che tu ritenga “indegna” questa mia “recente attività”, forse riferendoti ai miei articoli su MT, ma dimenticando che la mia “recente attività” (come potrai leggere dagli altri post sul blog) si muove su filoni molto più importanti e la polemica con Travaglio (nella quale Facci è parte in causa) è – per me – un autentico spasso, un hobby insomma.
Con questo, caro Giacomo, ti invito però a stare attento. Perché il caso Travaglio è il simbolo dell’attuale situazione della stampa nazionale (ecco perché me ne occupo). Se Travaglio commette certi strafalcioni, s’immagini com’è messo il giornalismo oggi!
Da questa querelle (appena finirà) ripartirò per parlare dei giornali e dei giornalisti oggi: gente pagata 4 euro a pezzo, senza tutele contrattuali, una miriade di colleghi usciti dalle scuole di giornalismo privi di un misero sbocco professionale, una categoria allo sbando che pensa solo a difendere i propri interessi (economici) e non si cura affatto dei lettori; una Rai che da 40 anni non fa un concorso (l’unico nel ‘68 fu vinto da Vespa), una Mediaset piena di parenti e amici (basta vedere i cognomi del Tg5), un’editoria impura che difende solo gli interessi di bottega.
E Travaglio – ahimè – incarna perfettamente l’attuale situazione di sciatteria mediatica.
Un caro saluto
Gabriele Mastellarini

Facci-Travaglio: tutta la verita'

Wednesday, 25 June 2008
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A questo blog va un altro merito, quello di aver lanciato (vedi Cartatravaglio/4) la polemica poi sfociata su dagospia (perche’ Travaglio, a differenza di Facci, non si degna di rispondere a questo misero sito web che nel suo primo mese ha superato le 10.000 visite e le 50.000 pagine!) relativa alla “presunta” copiatura di Travaglio, smascherata da Facci, con pronta reazione del collega torinese e repliche e controrepliche del monzese (o milanese, Facci sei di Monza vero?).

Per l’ennesima volta mi trovo in disaccordo con Travaglio. Conosco tantissimi colleghi dell’Ansa e posso assicurare gli amici del blog sulla loro professionalita’ mille volte superiore a quella di Travaglio. Quindi escludo l’ipotesi travaglina1 (“L’Ansa mi ha copiato”).

L’avv. Caterina Malavenda nel settore e’ notissima. Avvocato del Sole24Ore, del Corriere e – per sua sventura – anche di Travaglio. Dubito che lei abbia copiato L’Unita, forse neanche la compra. Esclusa, quindi, l’altra ipotesi della Malavenda che copia un Travaglio qualsiasi.

Plausibile che i due si siano consultati: di certo Travaglio avrebbe fatto bene a chiedere qualcosa in piu’ sulla nuova legge relativa alle intercettazioni, evitando di scrivere le castronerie nelle quali parlo in Cartatravaglio/5 dove il sedicente cronista giudiziario viene sbugiardato da un vero cronista giudiziario, Luigi Ferrarella del Corriere.

Altra castroneria l’affermazione di Travaglio sulla verifica delle fonti e il controllo accurato degli articoli che scrive. Lui – vedi i piu’ recenti casi Castelli, Tosi, Guzzanti padre, oppure i continui errori nella rubrica sull’Espresso con conseguenti lettere di autocorrezione pubblicate sui numeri successivi (ne attendo un’altra per la Severino trasformata Severini) – ha talmente poco tempo (impegnato tra teatri, libri e tv) che non riesce a leggere neanche i giornali sui quali scrive (fatto ampiamente documentato).

Allora chi ha copiato? Perche’ le date non tornano?

Ecco la verita’: le frasi sono di Malavenda e le ha copiate Travaglio. Forse l’Ansa le ha riprese con un giorno di ritardo e per questo L’Unita’ le ha pubblicate in anticipo.

Ma in fondo, caro Facci, che Travaglio copincolli e’ un fatto talmente noto che non merita cosi’ tanta attenzione. Anzi, posso asserire senza timore di essere smentito, che Travaglio e’ l’unico giornalista ad aver costruito la sua carriera senza aver mai pubblicato un’inchiesta (degna di questo nome). E anche sulla effettiva paternita’ di molti libri scritti da lui insieme ad altri autori (loro si’ degni di nota), ci sarebbe molto da dire.

Ultima cosa: caro Travaglio, la smetta di criticare i vari interlocutori enfatizzandone difetti fisici o estetici, eviti insulti, molestie telefoniche, vendette trasversali e affronti le varie questioni rispondendo nel merito. Il suo atteggiamento ricalca il fascismo piu’ becero che si possa ricordare.

Ultimissima per Filippo Facci: dalla foto sembri comuque mechato, mentre di Travaglio si puo’ liberamente dire “stempiato”, ma non lo faremo!

Gabriele Mastellarini

Travaglio a Facci: "Bugiardo con le meches". E ritorno: "Fotocopiatrice umana"

Tuesday, 24 June 2008
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Lettera a dagospia

Vedo che il bugiardo con le mèches non demorde.
Mi accusa di aver copiato, in un articolo scritto il sabato 14 giugno e pubblicato dall’Unità domenica mattina 15 giugno, frasi uscite identiche sull’Ansa nel pomeriggio di domenica 15 giugno.
Gli rispondo che non ho copiato un bel nulla, anche perché l’Ansa da cui avrei copiato è uscita 24 ore dopo rispetto a quando ho scritto l’articolo. Se sapesse leggere, conoscerebbe la fiaba del lupo e dell’agnello.

Invece non sa leggere, dunque scrive che è “costretto a ribadire” la sua balla: e cioè che avrei “copiato un lungo intervento del mio avvocato senza citarlo”. Quell’intervento, semplicemente, non esiste e dunque non ho copiato nulla.

Dice, il bugiardo, di aver “verificato la faccenda alla fonte” con il mio avvocato. In realtà, ha telefonato al mio avvocato per sapere come mai le mie tesi sulla legge-bavaglio del governo Berlusconi in materia di intercettazioni collimassero con le sue. L’avvocato gli ha detto che l’ho consultato per verificare la correttezza alcune cose che intendevo scrivere. Questo non si chiama copiare: si chiama controllare le informazioni prima di scrivere, come fa ogni buon giornalista. Una prassi, dunque, sconosciuta al nostro bugiardo con le mèches.

Marco Travaglio

AGGIORNAMENTO: REPLICA DI FACCI

Lettera a Dagospia

Vedo che il cabarettista del Travaglino ha problemi con la logica semplice: si vede che nessun verbale ne ha mai parlato. Secondo questo egolatra ormai clinicamente perso (ultimamente, su youtube, si sta intervistando da solo) se due persone scrivono due testi esattamente identici (1350 battute circa) non è perché uno ha copiato l’altro, macchè: è perché uno dei due, che poi sarebbe lui, «ha consultato l’altro per verificare la correttezza di alcune cose che intendeva scrivere». Nel mondo delle persone normali, invece, se due testi sono identici, dico identici, i casi sono tre: o Caio ha copiato Tizio, o Tizio ha copiato Caio, o Tizio e Caio hanno scritto il testo assieme. Esclusa per estrema improbabilità quest’ultima ipotesi, si tratta di stabilire chi-abbia-copiato-chi tra Caterina Malavenda, nota e collaudata esperta di diritto dell’informazione, e Marco Travaglio, nota e collaudata fotocopiatrice ranxerox di verbali e cartacce giudiziarie. La risposta è questa: Travaglio ha copiato Malavenda (che è suo legale) senza citarla. Continuo a non vederci niente di così sconvolgente, a parte che per una volta ha copiato da un avvocato anziché da un magistrato. Ora lo saluto, e mi raccomando: occhio ai compagni di vacanze.

Filippo Facci

Boso-Obelix, Fiore, Gardini e Zanicchi: i nostri rappresentanti a Bruxelles

Tuesday, 24 June 2008
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Il presidente del Parlamento europeo, Hans Gert Poettering, ha formalizzato la nomina di tre nuovi deputati italiani.

Si tratta del leghista Erminio Boso (foto a destra), noto come ‘Obelix’, subentrato al nuovo sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo; dell’ex assessore siciliano di Forza Italia Innocenzo Leontini, che ‘scambia’ il proprio seggio all’Ars con Francesco Musotto; e dell’azzurro Paolo Bortolozzi, già eurodeputato nella scorsa legislatura, che sostituisce Antonio Tajani dopo la sua nomina a commissario Ue ai Trasporti.

In una nota, l’Europarlamento ricorda che a seguito delle recenti elezioni politiche e amministrative, 13 eurodeputati italiani hanno lasciato il loro seggio a Strasburgo.

Nelle scorse settimane sono stati nominati, tra l’altro, il leader di Forza Nuova Roberto Fiore al posto di Alessandra Mussolini, l’ex portavoce di Forza Italia Elisabetta Gardini, che ha preso il seggio del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, e l’ex cantante Iva Zanicchi (in una foto d’epoca), candidata di Forza Italia subentrata a Mario Mantovani, eletto al Senato per il Pdl.

Fonte Apcom

ABROGHIAMO IL FINANZIAMENTO AI PARTITI

Tuesday, 24 June 2008
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Oggi vengono depositati i quattro referendum per abrogare la legge che dà contributi ai partiti politici. Una torta da 500 MILIONI DI EURO PER OGNI LEGISLATURA.

SCARICA LA TABELLA COMPLETA PARTITO PER PARTITO (JPG)

INCHIESTA (Il Mondo) Meno soldi più poltrone

Tuesday, 24 June 2008
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di Gabriele Mastellarini (per “Il Mondo”), pp. 84-86

Potere e stipendi. Che cosa è successo negli enti a un anno dalla Finanziaria che prevedeva i tagli ai cda. Nomi e compensi d’oro dei manager.

SCARICA L’ARTICOLO PAGINA PER PAGINA

PAG. 84 (PDF)

PAG. 85 (PDF)

PAG. 86 (PDF)

Cartatravaglio/5 (Intercettazioni: il furbetto del travaglino)

Tuesday, 24 June 2008
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Ma questa, più che ad personam, è una legge ad personas (…). L’indagine sulle scalate bancarie, nata dalle intercettazioni del 2005, non sarebbe mai partita: Fazio sarebbe ancora governatore di Bankitalia, Fiorani e Consorte avrebbero conquistato illegalmente Antonveneta e Bnl, Ricucci avrebbe portato in dote agli amici di Berlusconi il Corriere della sera. Nulla si saprebbe dei rapporti privilegiati tra i furbetti e gli “arbitri” che giocavano allegramente la partita (governatore, berluscones e ds). (Marco Travaglio, “Al cittadino non far sapere”, “L’Unità” 9 giugno 2008 )

Completa il quadro la lista dei reati per cui sarà impossibile intercettare: a parte quelli contro la Pubblica amministrazione (…), tutti quelli puniti con pene inferiori ai 10. Reati minori? Nemmeno per sogno. Reati gravissimi come quelli contro l’ambiente, la salute e la sicurezza sul lavoro; tutti i reati fiscali, dall’evasione alle truffe Iva, dall’aggiotaggio all’insider trading (intercettabili dal 2006 in base di una legge della Cdl per recepire la direttiva europea sul market abuse, quella che ha consentito la scoperta delle scalate Bnl, Antonveneta ed Rcs);  (Marco Travaglio “Il popolo dell’omertà”, “L’Unità” 14 giugno 2008)

Se questa legge entrerà in vigore, si potranno ugualmente fare le intercettazioni in future inchieste come quelle sulle scalate bancarie ad Antonveneta e Bnl (visto che l’aggiotaggio ha una pena massima di 12 anni) (Luigi Ferrarella, giornalista giudiziario de “Il Corriere della Sera”, in “Oggi” del 24 giugno 2008, PAG. 13)

Lettera: dal caso Mastellarini-Travaglio al valore dell'informazione

Tuesday, 24 June 2008
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Riceviamo e pubblichiamo

Caro Mastellarini,

personalmente non sono un detrattore di Travaglio, lo rispetto anzi per essere ripetutamente uscito dal coro dell’informazione appiattita, in un momento tanto omogeneo tra quelli che fanno il vostro molto rispettabile lavoro (se fatto bene).

Vero è che da quando il suo usuale modo di fare informazione è approdato alla “sacra” televisione, gli attacchi nei suoi confronti sembrano moltiplicarsi di giorno in giorno. Sarà perché i libri non li legge nessuno invece la televisione la guardano in molti? (citazione poco letterale di Travaglio a “Che tempo che fa”)

Mi spiace che, per motivi che mi auguro saranno presto chiari, siate in un momento di grande distanza. E sai perché? Per un motivo molto semplice: vi vedo entrambi tesi allo stesso scopo, seppure con metodi ed approcci diversi: dire quello che c’è da dire, non facendo i maggiordomi o i camerieri a nessuno.

La tua non stima è un fattore personale, indiscutibile a qualsiasi livello. Quello che va ristabilito, secondo il mio infimo parere, è il rispetto, per il quale avete entrambi qualità a sufficienza affinché non decada MAI tra professionisti quali siete.

Per come sono fatto (forse malissimo) io, prima di prendere la penna in mano avrei chiamato il Marco, fissato un appuntamento e cercato di sapere se il pissi-pissi era vero o no.

Se avesse accettato, non c’era bisogno che dicesse niente di particolare: certe cose si leggono negli occhi delle persone. E poi ne avrei tratto le conseguenze.

Mi piace molto l’ultimo passaggio del tuo articolo Gabriele, ristabilisce la giusta misura del problema vero: l’informazione. E sesondo me, tralasciando gli attacchi personali, avete scritto entrambi la verità. Dovreste solo depurarla della ridondanza, del rumore indotto di fondo.

E-mail firmata

Ri-Facci: "Sulle manchevolezze di Travaglio potrei scriverci un libro"

Tuesday, 24 June 2008
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Riceviamo da Filippo Facci (Il Giornale – Il Riformista)

Io i fatti li conoscevo: sulle manchevolezze di Travaglio potrei scriverci un libro.

Che fossero state notate anche da chi in teoria veleggia più dalle sue parti che non dalle mie (secondo l’ottica del cretinismo bipolare) è stato per me oggetto di attenzione: da qui la decisione di scriverne. Per il resto, come ripeto, Mastellarini non mi attirava per niente (ad oggi non ci siamo mai parlati) ma io ho un debole per la verità: che non è quella cosa che molti si illudono racconti Travaglio, demagogo purissimo.

Io scrissi un pezzo dove raccontavo alcune sciocchezze dette da Travaglio: solo in parte riguardavano quelle sottolineate da Mastellarini. Dopodichè (sì) ho ritenuto rilevante e liberatorio che un suo ‘collega’ dell’Espresso confermasse alcune cose.

Dopodichè, a cacciata avvenuta, ho chiesto ripetutamente una risposta di Travaglio: senza mai ipotizzare alcunchè direttamente e senza insinuare troppo. Ottenuta la risposta, non ho più parlato dell’argomento.

Due o tre cose su Marco Travaglio (e sul diritto di critica)

Monday, 23 June 2008
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di Gabriele Mastellarini

Ormai i detrattori di Marco Travaglio hanno inserito questo sito Internet nell’elenco dei preferiti perche’, da quando e’ esplosa la polemica rilanciata dal Giornale tra me e Travaglio (con successiva mia sospensione da L’espresso), questo e’ diventato un punto di incontro per chi critica il giornalista torinese (e Filippo Facci e’ molto assiduo) e chi lo difende.

A mente fredda voglio precisare alcune cose su Travaglio che non stimo professionalmente ma che vedo (forse fin troppo ingiustamente) al centro di diversi fuochi.

Credo che le mie parole abbiano un “peso” importante, visti gli insulti e le molestie ricevute dall’autorevole collega, le conseguenze negative (almeno per me) del mio “attacco” al Travaglio e tutto quanto e’ accaduto in questi giorni.

Ma ora che Paolo Guzzanti mi ha definito un “Travaglino in erba” e dopo che Travaglio, seppur ironicamente, mi ha chiamato “Maestro di giornalismo” e’ opportuno fare alcune considerazioni partendo da quanto ho letto oggi su dagospia.com, cioe’ la lettera di Furio Colombo a Roberto D’Agostino nella quale si critica il sito di Dago per aver ripreso la notizia del rinvio a giudizio di Travaglio a seguito della querela sporta da Del Noce (notizia riportata anche in questo blog).

Proprio questa precisazione di Colombo mi ha fatto capire i motivi della violentissima reazione di Travaglio alle notizie riportate sul mio blog e poi “trasfuse” sul Giornale dal buon Facci al quale non e’ parso vero (come hanno scritto altri blogger) di poter avere gratuitamente notizie controTravaglio, da colleghi di altri giornali (penso anche a D’Avanzo di Repubblica).

Credo che Travaglio abbia “sbroccato” sul discorso della difesa satirica proprio perche’ sapeva che nei giorni successivi si sarebbe pronunciato il Gup di Roma su un altro articolo apparso su L’Unita’ nella famigerata rubrica “Bananas”, poi “Uliwood Party”, ora divenuta “Ora d’aria”. Rubrica di satira politica, come ammesso dallo stesso Travaglio, che ha sottolineato la vittoria del premio satira politica di Forte dei Marmi nel 2007.

Ebbene, io non conosco la linea difensiva nel processo Travaglio-Del Noce ma – se tanto mi da tanto – credo che anche in quell’occasione sia stata giocata la “scriminante del diritto di critica e di satira”.
Penso che quella stessa “scriminante” sia stata opposta anche a seguito della querela presentata da Paolo Guzzanti contro Marco Travaglio, per una storia ancora tutta da scoprire.

E quindi l’aver, da parte mia, stigmatizzato sul blog (ripreso prima da Libero e poi da Facci sul Giornale) la strategia difensiva di Travaglio ha, forse, funzionato da detonatore per le varie controversie giudiziarie del collega torinese.

Nel rispetto dei lettori ho scritto la verita’, ma se avessi saputo in quale ginepraio sarei andato a cacciarmi e quali conseguenze avrebbe causato….

Continuero’ sempre a dire e sostenere il vero ma – udite udite – credo sia necessario spezzare una lancia in favore di Marco Travaglio. Spero che i vari colleghi, i comitati di redazione, l’Ordine e le varie associazioni dei giornalisti si schierino in suo favore a difesa della liberta’ di stampa e di critica. Altrimenti dal caso Travaglio (che, ripeto, non stimo) si potrebbero innescare una serie di procedimenti a catena contro i giornalisti che fanno satira (piu’ o meno bene) e criticano in maniera anche piuttosto incisiva, ma pur sempre nel rispetto delle regole.

In fondo, chi e’ senza peccato scagli la prima pietra.

AMARCORD L'espresso. Il sottosegretario Scotti condannato dalla Corte dei Conti

Monday, 23 June 2008
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di Gabriele Mastellarini da L’espresso del 29 febbraio 2008

Da ministro democristiano a presidente dell’Italia di Centro, il partitino alleato al Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo. A 74 anni, Enzo Scotti torna alla ribalta affiancando il futuro candidato del Pdl in Sicilia. Ma proprio in queste settimane, tra un comizio e un’intervista, Scotti ha subìto una pesante condanna dalla Corte dei conti del Lazio.

Dovrà risarcire fino a 2,995 milioni di euro per una vicenda nella quale è implicato anche l’ex commissario antiracket e antiusura Raffaele Lauro (all’epoca dei fatti capo di gabinetto agli Interni), al quale sono stati pignorati beni fino a 750 mila euro. Condannati anche l’allora capo del Sisde, Alessandro Voci (scomparso il 17 gennaio scorso a 80 anni) e il suo vice, il prefetto Fausto Gianni. La storia risale a marzo del 1992, quando Enzo Scotti è ministro degli Interni. Viene deciso di acquistare un immobile in via Poli 25 a Roma da adibire a sede del Sisde e pagarlo con fondi riservati, eppure l’operazione “non aveva nulla di riservato”, spiega la Corte dei conti. Prezzo fissato a 25 miliardi e 470 milioni di lire, sproporzionato rispetto al valore di mercato tra i 9 e i 13,5 miliardi.

E poi, quel palazzo è soggetto a vincoli urbanistici e ambientali e non potrà mai essere utilizzato dai servizi. Così scoppia lo scandalo, ma lo Stato ha già versato la caparra di 14 miliardi e mezzo alla società Baia Paraelios dell’architetto Adolfo Salabè, già al centro dell’inchiesta sui fondi neri del Sisde negli anni Novanta. Per Scotti e gli altri si apre anche il processo penale, con proscioglimento per intervenuta prescrizione dal reato di abuso d’ufficio per finalità patrimoniale. Ora il ministero degli Interni ha cercato di recuperare i 14,5 miliardi sprecati, avviando un’azione legale contro la società debitrice. Ma la Baia Paraelios ha “un patrimonio modestissimo in rapporto al danno da risarcire”, così la Corte dei conti (sentenza di primo grado) ha chiamato a pagare l’attuale presidente dell’Italia di Centro, l’ex commissario antiracket e i due uomini già ai vertici del Sisde.

AGGIORNAMENTO GIUGNO 2008: ENZO SCOTTI E’ IL SOTTOSEGRETARIO AL MINISTERO DEGLI ESTERI NOMINATO DAL GOVERNO BERLUSCONI

Facci ri-tuona: "Non ho meches ne' niente del genere"

Monday, 23 June 2008
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Riceviamo da Filippo Facci (Il Giornale, Il Riformista)

Ma per esempio, così, tanto per rimettere i puntini sulle i: ma voi lo sapete che se io mi mettessi a querelare vincerei a man bassa? «Poveraccio», «scrive solo cagate», oltre al fatto che ovviamente non ho meches nè niente del genere.
Così, solo per informazione: ma lo sapete?

(ANSA) CASO MORO AVVIATO SBLOCCO ATTI COPERTI DA SEGRETO

Monday, 23 June 2008
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MORO/30: AVVIATO SBLOCCO ATTI COPERTI DA SEGRETO
SARANNO CONCENTRATI A PALAZZO CHIGI MA NON ANCORA VISIONABILI

(ANSA) – ROMA, 23 GIU – Gia’ dall’ 8 aprile il governo, allora presieduto da Romano Prodi, ha avviato la
declassificazione di tutti gli atti riguardanti il ”caso Moro”.
La notizia viene da una lettera del Viminale inviata il 20 di questo mese al giornalista Gabriele Mastellarini che ha avanzato formale richiesta alla Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Interno e all’Archivio storico del Senato della Repubblica.

Questa ultima richiesta riguarda i 100 faldoni inviati in commissione stragi il 28 agosto 1998 dall’allora responsabile del Viminale Giorgio Napolitano e che sarebbero coperti da una tutela che li rende non visionabili al pubblico nonostante la recente legge sul segreto di Stato fissi a 30 anni il periodo massimo della tutela per tutti gli atti coperti dal segreto di Stato.

Tutte le forme inferiori di tutela, dovrebbero quindi comunque venir meno.

Mastellarini ha ricevuto la lettera che specifica che tutto il materiale proveniente dal Viminale, e presumibilmente anche da altri dicasteri, sara’ concentrato presso la Presidenza del Consiglio. Palazzo Chigi, infatti, – afferma la lettera- e’ stato ”individuato quale struttura dove custodire tale carteggio una volta declassificato, al fine di concentrare in una unica sede l’accesso e la visione degli atti da parte dei soggetti aventi titolo”

La Presidenza del Consiglio ( Alta Autorita’ Nazionale per la Sicurezza) ha pero’ escluso l’immediata efficacia della recente legge che prevedeva l’automatica declassifica, subordinandola all’adozione di un regolamento previsto dal comma 7 dell’articolo 42.

La questione posta da Mastellarini per un effettivo ”sblocco” dei documenti su Moro ancora tutelati dal segreto e’ anche all’attenzione del Tar del Lazio che dovrebbe pronunciarsi in questa settimana su un ricorso avanzato dal giornalista, mentre il 1 luglio della questione si occupera’ la commissione d’accesso agli atti di Palazzo Chigi.
(ANSA).

CP

Caso Moro: domande e risposte

Monday, 23 June 2008
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Il giornalista Gabriele Mastellarini ha chiesto finora invano l’accesso alle carte del sequestro Moro, i famosi 100 faldoni per i quali è caduto il segreto di Stato. Per poterle consultare si è dunque rivolto con un ricorso al Tar del Lazio, che ha fissato un’apposita udienza in camera di consiglio per il prossimo 18 giugno davanti alla prima sezione.

Ultimamente Mastellarini ha fatto delle osservazioni sensate sulle “stranezze” degli atti ancora celati del “caso Moro” ed ha chiesto un commento al collega Francesco D. Caridi, analista di fenomeni politico-criminali e curatore di un archivio storico d’interesse nazionale, che come giornalista d’inchiesta per “il Borghese” e per “Italia settimanale” si occupò prima di lui di questa vicenda (come si riferisce anche nei libri di Giorgio Galli e di De Lutiis, già citati dal nostro giornale).

Ecco i quesiti di Mastellarini e la risposta di Caridi. Gabriele Mastellarini: Antefatto 1) «C’è un tesoro lì dentro. Un tesoro che non abbiamo mai potuto utilizzare perché coperto dal segreto. Ma oggi a trent’anni dall’assassinio di Aldo Moro il segreto su quelle carte deve cadere».
Giovanni Pellegrino a Panorama del 7 marzo 2008, esibendo una lettera ricevuta nell’agosto ‘98 dall’allora Ministro degli Interni Napolitano. Antefatto 2) «Non è consentito in Italia apporre il segreto di Stato sulle stragi. Io li ho letti (i documenti) ho avuto modo di acquisirli durante i lavori della commissione». Giovanni Pellegrino a Il Messaggero del 10 maggio 2008. Antefatto 3) «Una cosa comunque è certa: sul caso Moro c’è ancora molto da sapere e capire. Almeno a giudicare dalla mole imponente e dall’importanza del materiale dei servizi coperto dal segreto. Sono oltre 100 i faldoni mai trasmessi ai magistrati». Giovanni Fasanella, Panorama 7 marzo 2008. Antefatto 4) «Inchiesta sul caso Moro: gli atti on-line. Oltre 100 faldoni di documenti, corrispondenti a circa 62 mila pagine, della Commissione stragi – filone Moro sono ora consultabili in Rete grazie al progetto Commissioni d’inchiesta on-line curato dall’Archivio storico di Palazzo Madama». 

Dal sito internet del Senato della Repubblica, maggio 2008. Dopo questi antefatti mi chiedo: perché l’ex senatore Giovanni Pellegrino, già presidente della Commissione d’indagine sulle stragi continua a contraddirsi? Prima parla di carte sotto segreto e poi dice che, in realtà, non c’è nulla; prima parla di 100 faldoni sotto sequestro e poi sul sito del Senato si legge che proprio «100 faldoni» (sic!) sono on-line? E poi, tramite amici comuni, vengo a sapere che  attende la desecretazione di quei documenti? Perché si mischiano le carte? Francesco D. Caridi «Caro Mastellarini, la verità non c’è. Esistono le verità, come percezioni, sospetti, intuizioni. Moro è stato ucciso: questo è un fatto. Da chi: si sa, l’omicida per lo Stato ha scontato la sua pena e il suo silenzio, alcuni suoi complici pure. Perché: si vorrebbe ancora capire. Il «caso Moro» non sono le informative di polizia, non è la relazione dell’inchiesta parlamentare, non è il processo (i processi). Il «caso Moro» è il Contesto. Chiunque si sia interessato all’affaire, in qualsiasi veste pubblica, ha pensato di aver trovato nelle pieghe di una dichiarazione, di un indizio, di una coincidenza, di un rapporto, di una omissione, il bandolo della matassa. Invece questa è sempre più ingarbugliata, perché non si cambia metodo di dipanatura (di indagine ex post). Si riparta dal Contesto.

Soltanto così potranno essere inquadrati: la preparazione scientifica dell’operazione, la “base” prima e la “base” ultima della prigionia (Via Montalcini è una delle “basi” di mezzo…, Via Gradoli è un incidente), la confessione (con il sacramento dell’assoluzione), l’interrogatorio secondo tecniche “didattiche”, ad uso di dibattito negli atenei e nelle centrali di Intelligence, il trasporto scortato dell’ostaggio da una parte ad un’altra di Roma, passando verosimilmente per la Gianicolense, eccetera. Che nelle carte ancora “di vietata divulgazione” ci sia la verità, io non credo. Che ci siano le percezioni del Contesto, questo probabilmente sì, con i linguaggi della burocrazia e dei “mattinali”. Ma la lettura non sarà certo esaustiva, sarà forse deludente, forse ripetitiva. Nessuno invece che faccia una analogia: Moro ostaggio delle BR (e dei sovietici dell’ala dura anti-eurocomunismo) fino alla sua uccisione; Andreotti ostaggio dei giudici (e dei filo-Cia) fino alla sua inoffensività. Il Contesto, appunto. Rileggiamolo, caro Mastellarini. Magari ne usciamo con un film di una noia mortale, semplice ma almeno veridico. Non quel lungometraggio grottesco a partire dal titolo (”Il Divo”), che racconta di un uomo potente che cade, però con la stessa apparente disinvoltura di quando sta in piedi, ma non spiega chi e perché lo ha fatto cadere.»

http://www.larivieraonline.com/news.asp?id=2161

Facci tuona: "Travaglio copia continuamente, da anni"

Monday, 23 June 2008
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Marco Travaglio, su l’Unità del 15 giugno, ha copiato un lungo intervento dell’avvocato Caterina Malavenda senza citarla: stop. Non ha copiato un’Ansa: ha copiato lei.
Travaglio come al solito gioca con le parole. A parte il fatto che ho verificato la faccenda alla fonte (parlando con la Malavenda), l’unica altra spiegazione, essendo i brani identici, sarebbe che la Malavenda abbia copiato Travaglio: ma andiamo.
E’ un po’ difficile, visto che la prima è un’autorità nella materia in specie (il diritto dell’informazione) ma soprattutto è l’avvocato di Marco Travaglio o perlomeno lo è stata in una causa da lui sonoramente perduta con Mediaset.
Comunque io mica pretendevo d’aver scoperto chissàche: Travaglio copia continuamente, da anni; mi aveva colpito che l’abbia fatto con un avvocato.

Io stesso in questi giorni ho parlato con Caterina Malavenda perchè volevo capirne di più sulla legge sulle intercettazioni.
Filippo Facci (“Il Giornale” – “Il Riformista”)