"Cuffaro raccomandava i medici". Non è calunnia

Friday, 27 June 2008
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La Sesta sezione penale della Cassazione ha definitivamente confermato l’archiviazione della querela per calunnia presentata dall’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro nei confronti del collaboratore di giustizia Salvatore Lanzalaco.

In particolare, la Suprema Corte ha confermato il decreto di archiviazione emesso dal gip di Palermo, il 20 dicembre 2007, e ha rigettato il ricorso di Cuffaro che si opponeva alla chiusura del fascicolo nei confronti del collaboratore di giustizia che, nell’ambito del processo alle ‘talpe della dda’, lo aveva accusato di corruzione.

Le dichiarazioni del pentito, in base alle quali Cuffaro avrebbe sistemato 2.000-2.500 tra medici e personale paramedico gestendo i concorsi della sanità in Sicilia tra il 1989 e il 1991, non avevano trovato riscontri ed erano uscite dal processo. Per questo Cuffaro aveva querelato Lanzalaco nei confronti del quale chiedeva l’apertura di un procedimento per calunnia.

CLAMOROSO: ANCHE MASTELLA AVEVA LE "SUE" GNOCCHE

Friday, 27 June 2008
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CLEMENTE MASTELLA: «PRONTO A RIFARLO PER LA MARTINES»

Ammette tutto Clemente Mastella: «Sì, sì, me la ricordo quella telefonata. Alessandra la conosco da tanti anni, sin dai tempi di Pippo quando faceva Domenica In. Anche Agostino lo conosco, certo. E che male c’è?». La telefonata è quella dell’ex ministro della Giustizia al direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, per spingere l’amica Alessandra Martines verso la parte di Coco Chanel in uno sceneggiato tv. «Anche Clemente sarebbe felice se facessi quel ruolo» dice la Martines allo stesso Saccà in un’altra telefonata intercettata.

L’operazione non riesce: Martines ottiene un provino ma alla fine viene scartata e la scelta cade su Barbora Bobulova: «Visto? — scherza Mastella —. È la dimostrazione che tutto ‘sto potere che tenevo in realtà è solo una leggenda. Non ho mai avuto fortuna in queste cose». Lo rifarebbe? «Certo, Alessandra a quel ruolo ci teneva tanto. E questa non è una raccomandazione ma una segnalazione». Dov’è la differenza? «Mi sono limitato a farle avere un provino ma non ho imposto un bel niente. Quelli hanno deciso in piena libertà, come è giusto che sia. Ma per Alessandra mi dispiace. Mi ha invitato tante volte a Parigi, magari andrò a trovarla con mia moglie». (Lorenzo Salvia per “Il Corriere della Sera”)

W LA GNOCCA (ANCHE LA BERLUSCONIANA)

Friday, 27 June 2008
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di Vittorio Feltri

Farà anche caldo, come hanno scoperto i telegiornali, ma su Palazzo Chigi si addensano nuvole nere anzi rosse. Il primo tuono di un temporale che s’annuncia micidiale è venuto dall’Espresso, settimanale debenedettiano e già scalfariano: intercettazioni telefoniche, ormai sostitutive del guanto della sfida, lanciate a Silvio Berlusconi per fargli capire che dovrà battersi all’ultimo sangue allo scopo di sopravvivere.

C’è una conversazione di sconcertante banalità in cui il Cavaliere chiede un favore (togliergli dai piedi una attricetta importuna e molestatrice) all’amico Saccà, direttore di un comparto televisivo Rai. Quante volte è capitato a chiunque di noi dell’ambiente di ricevere o sollecitare un piacerino con la sottintesa promessa di ricambiare? Ma Silvio non è uno di noi; è il demonio del centrodestra e ciò basta a esporlo agli strali degli avversari, sempre vogliosi di farlo fuori con le cattive e col soccorso delle leve giudiziarie.

Si dà inoltre il caso che la telefonata in questione faccia parte di un lotto di novemila intercettazioni effettuate su ordine della magistratura e depositate nell’inchiesta napoletana per corruzione contro Berlusconi e Sacca (sospeso dall’incarico).

Quindi ci si domanda: cosa conterranno le altre 8.999 conversazioni agli atti? Soprattutto: come è possibile che una anticipazione di un materiale così importante e segreto sia finito al settimanale e sia stato stampato?
Pare che il magistrato “padrone” dell’inchiesta abbia denunciato un furto in casa sua e, guarda un po’ la combinazione, i ladri si sarebbero presi anche le bobine con le chiacchierate malandrine e le avrebbero spedite ai giornali. Una vicenda incredibile, ma in questo modo assurdo viene raccontata.

Siamo talmente inclini a pensare male da essere portati a fare cata-strofiche previsioni sugli sviluppi dell’intrigo. Scommettiamo che tra qualche giorno, esattamente quando si tratterà di approvare in Parlamento le nuove regole sulle intercettazioni e roba simile, cioè prima che entrino in vigore, qualche giornale – ne cito uno a caso: Repubblica – riporterà per filo e per segno le più scottanti conversazioni del Cavaliere con… Massi, diciamolo, con persone di sesso femminile. Sicché scoppierà uno scandalo pazzesco,
sia pur basato su faccende di scarso o inesistente rilievo penale. È nell’aria.

Il mio mignolo, antenna ricevente di rara precisione, mi suggerisce che per una stupidissima questione di gnocca il premier rischia più del carcere ovvero la faccia, la reputazione e forse la cadrega. Spiace interpretare il ruolo dell’uccello del malaugurio, però qui sta per succedere un casino che non vi immaginate neppure.

Il solito mignolo mi informa che le intercettazioni di cui si discetta sono state recapitate ai maggiori quotidiani nazionali. E le redazioni friggono dal desiderio di gettarle in pasto alla pubblica opinione nella speranza contribuiscano a far cadere dal piedistallo il signor Presidente. Il sogno della sinistra, infatti, è di vederlo precipitare e di udire il fragore provocato dal suo impatto con la dura realtà processuale. È anche il sogno inconfessato, eppure a tutti noto, di vari magistrati politicamente non asettici. Si sta per realizzare.

Ecco la ragione per la quale Silvio è in questi giorni particolarmente nervoso. Vorremmo aiutarlo ma non sappiamo come se non mettendo i lettori sull’avviso.
Il meccanismo del trappolone è stato perfezionato. Riuscirà Berlusconi a evitare di restarci prigioniero? Ce lo auguriamo.
Ma il tempo stringe.

 

Travaglio-satirico controtutti

Friday, 27 June 2008
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In pieno delirio di onnipotenza, il travaglino catodico attacca Sergio Romano, il Financial Times e chi più ne ha più ne metta.
Sul caso Mills ecco l’articolo odierno di Travaglio e un’opinione di Bruno Vespa (certamente più politicizzato, ma molto più autorevole del giornalista satirico).

di Marco Travaglio per L’espresso in edicola
Lo strano caso di Mister B.
Bill Clinton, allora l’uomo più potente del pianeta, subì tre processi senza fiatare. Non si capisce perché Berlusconi debba sfuggire alla giustizia L’avvocato inglese David Mills e, a destra,
Silvio BerlusconiCi mancava giusto monsignor Rino Fisichella, il cappellano della Casta, a invitare la magistratura “a rendere meno acuto il conflitto fra istituzioni e ridurlo con appropriate riforme”. Ora, a parte che non spetta ai giudici ridurre i conflitti con appropriate riforme, qui c’è il solito equivoco creato ad arte ogni qual volta – accade da 15 anni – Silvio Berlusconi non vuol farsi processare: l’equivoco del “conflitto fra politica e magistratura”.

Non c’è alcun conflitto. C’è un processo per un reato gravissimo: corruzione giudiziaria di un testimone, l’avvocato David Mills, che nel 2004 confessò al suo commercialista di aver ricevuto 600 mila dollari da ‘Mr. B.’ in cambio di due false testimonianze che lo tennero “fuori da un mare di guai”. Certo un’eventuale condanna sarebbe seccante per Mr. B., anche perché fa il capo del governo. Ma doveva pensarci prima di diventarlo.

Quando fu rinviato a giudizio, il 30 ottobre 2006, sedeva nei banchi della minoranza. Infatti accusò i giudici di “voler colpire il capo dell’opposizione”. Poi cadde Prodi e l’on. avv. Ghedini chiese di rinviare il processo a dopo il voto perché “non sia utilizzato strumentalmente in campagna elettorale”. La presidente Nicoletta Gandus, nota bolscevica, lo accordò. Ora le dicono che non può sentenziare nemmeno adesso, perché nel frattempo l’imputato è tornato premier “votato da 17 milioni di italiani” (Sergio Romano, ‘Corriere della Sera’).

Resta da capire quando si possa processare Mr. B. e quante leggi si debbano ancora sfigurare per garantirgli l’impunità. Lo stuolo di badanti che l’assiste in Parlamento, nelle tv e nei giornali (anche un ‘Financial Times’ insolitamente male informato) e lavora al lodo Schifani-2 ripete che anche “negli altri paesi” i premier sarebbero invulnerabili. Balle.

Come spiegò nel 2003 l’ex presidente della Consulta Leopoldo Elia, ”
in nessun paese d’Europa esiste nulla di simile al lodo Schifani. La sospensione dei processi per fatti estranei all’esercizio della carica vale solo per tre capi di Stato: Grecia, Portogallo e Israele. Il premier non ha alcuna protezione da nessuna parte”.

Il presidente israeliano Moshe Katsav s’è dimesso un anno fa perché accusato di molestie sessuali (ovviamente slegate dalla sua carica). E il premier Ehud Olmert, coinvolto in certi fondi illeciti, presto lo seguirà. Bill Clinton, l’uomo più potente del pianeta, subì tre processi senza fiatare. In Francia una prassi costituzionale ha consentito a Jacques Chirac di rinviare a fine mandato il processo per fondi illeciti al partito: ma era capo dello Stato.

Per il resto, in tutto il mondo libero il premier e le altre cariche sono regolarmente processabili durante il mandato. Ma non accade quasi mai, perché chi è imputato non viene candidato; e chi viene imputato una volta eletto, si dimette. All’estero ci pensano prima, noi dopo. Prima il peccato, poi l’indulgenza plenaria. Vero, monsignore?

di Bruno Vespa per “Panorama” del 20 giugno 2008
Lettera al giudice del caso Mills

Non sappiamo, ovviamente, se nel processo Mills Silvio Berlusconi sia innocente o colpevole. Poiché tuttavia la ricusazione del presidente della corte che lo giudica, anticipata in una lettera al presidente del Senato, ha mescolato ancora una volta politica e giustizia in termini che all’opinione pubblica possono arrivare poco chiari, sarebbe meglio se il presidente del Consiglio si presentasse davanti ai giudici (e alle telecamere) e leggesse una dichiarazione fatta pressappoco così.
«Signor Presidente, le ragioni per cui trovo ingiusto questo processo sono di merito e di metodo. Sul merito si sono pronunziati i miei legali, senza aver peraltro trovato ascolto presso l’ufficio del pubblico ministero. Non ho corrotto il signor Mills e d’altra parte sarebbe singolare corrompere il proprio consulente legale che si potrebbe ben diversamente blandire e retribuire. Ma è sul metodo, signor Presidente, che vorrei fare da qui una inquietante segnalazione agli italiani.
«1 miei legali mi hanno informato che questo processo si sarebbe prescritto da tempo se il pubblico ministero non si fosse prodotto in una delle tante riforme del Codice di procedura penale che mi accompagnano periodicamente ormai da 15 anni. Si sarebbe infatti teorizzato che la corruzione non scatta nel momento in cui il corrotto percepisce il denaro o ne accetta la promessa, ma dal momento in cui si avrebbe la prova che ha cominciato a spendere la somma percepita. E poiché questa prova si sarebbe avuta 2 anni dopo la presunta elargizione corruttiva, ecco spostarsi in avanti i termini di prescrizione.
«Ma e ‘è di più e qui sono costretto a chiamarla in causa, signor Presidente. Nei 15 anni in cui la mia attività politica è stata accompagnata da una clamorosa campagna giudiziaria, la mia fiducia nella magistratura talvolta ha vacillato, ma al fondo
non è mai venuta meno perché le tante fantasiose costruzioni della procura della Repubblica non hanno mai trovato, alla fine, il riscontro di una condanna definitiva. Ma in questa occasione, signor Presidente, mi consenta di chiedere agli italiani con quale serenità si sentirebbero giudicati da un collegio di tribunale guidato da una persona come lei, una dei leader storici della corrente di Magistratura democratica, che negli ultimi anni non ha mancato occasione per esprimere le più dure pronunce politiche nei miei confronti e in quelli dei governi che ho presieduto.
«Ella, signor Presidente, ha sottoscrino un documento in cui si auspicava fortemente la cancellazione delle principali leggi adottate dal mio governo fatte, a suo dire, “quasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi di pochi, ignorando quelli della collettività. Si tratta di leggi che hanno devastato il nostro sistema giustizia e compromesso il principio della ragionevole durata dei processi”.
«Di più: il 3 giugno 2006, alla vigilk del referendum abrogativo della riforma federale dello Stato, Ella si pronunziava in questi termini: “È importante opporsi a questa devolution perché è espressione della generale posizione antidemocratica… È sovrastata da un incombente potere autoritario e centralista, concentrato nelle mani del capo del governo”». In quale paese libero sarebbe consentito a un magistrato che si esprimesse così di giudicare il capo del governo che queste norme ha approvato?
«Per questo, signor Presidente, sono costretto a ricusarla. I miei legali ritengono che il processo Mills sarebbe comunque avviato alla prescrizione e si concluderebbe certamente con una assoluzione nei successivi gradi di giudizio. Ma non posso consentirle di emettere in questa sede una sentenza che sarebbe molto difficile non considerare politica».

Posta e risposta: Facci vs. Travaglio, tutto a puttane

Thursday, 26 June 2008
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Caro Mastellarini,

certamente non è facile nel suo caso. Ma cerchi di essere più distaccato nella vicenda.

Facci ha scritto: Ecco i due frammenti identici: il primo è in un Ansa del 15 giugno con dichiarazioni di Caterina Malavenda, uno dei maggiori esperti italiani sul diritto dell’informazione (e avvocato di Travaglio nella causa contro Mediaset/Confalonieri, ndr) ; il secondo, il giorno dopo, è estratto da “Ora d’Aria” Facci, quindi, conclude che essendo i due pezzi identici Travaglio ha copiato dal testo dell’Ansa, uscito per lui il giorno prima del pezzo di Travaglio.

A meno di ipotizzare che Facci voleva dire: Travaglio è stato difeso dalla Malavenda, Travaglio ha chiamato la Malavenda, Travaglio ha riportato testualmente quello detto dalla Malavenda a lui al telefono, la Malavenda ha rilasciato una dichiarazione identica a quella fatta a Travaglio, anche nelle virgole, l’Ansa ha riportato la notizia, ed io ho scoperto il copia e incolla, dall’avvocato, non dall’ansa, e sputtano travaglio. Bell’articolo e bel ragionamento.

Però io ho trovato la soluzione. Passa la legge sulle intercettazioni. Travaglio querela Facci o Facci querela Travaglio a piacimento. Inizano le indagini e nessuno scrive più un emerito caxxo sulla vicenda.

Saluti.

Tequilero

Caro Tequilero,

a parte il fatto che sono stato io stesso a inserire (come nota) nell’articolo di Facci l’elemento aggiuntivo e cioe’ che Malavenda e’ stato avvocato di Travaglio nella causa (persa) contro Confalonieri.

Lei ha ragione, Tequilero, io non sono distaccato anzi sono attaccatissimo al Travaglio e lo saro’ ancora per molto tempo (per i noti motivi), ma resto comunque super partes anche rispetto a Facci (con il quale non ho mai parlato finora).

Ricordo che Facci ha attaccato Travaglio per non aver citato Malavenda, pur riportandone le dichiarazioni, uscite anche sull’Ansa.

Poi Travaglio e’ insorto con i soliti appellativi e calendario alla mano.

Intanto abbiamo scoperto che le dichiarazioni di Malavenda, oltre che sull’Ansa di Palermo erano uscite lo stesso giorno anche sull’Agr di Milano e il giorno dopo su “L’Unita'”. A questo punto puo’ essere che Malavenda abbia fatto un’intervista alle agenzie leggendo un testo scritto il giorno prima dal suo “cliente” Travaglio oppure ha mandato un comunicato copincollando l’articolo travaglino.

Oppure, ipotesi facciana piu’ realistica, quel testo l’ha scritto effettivamente Malavenda, e’ arrivato prima a Travaglio (che l’ha fatto suo) e il giorno dopo alle varie agenzie di stampa, infine il 16 giugno e’ tornato su “L’Unita'” come dichiarazione della Malavenda, mentre il 14 era un articolo di Travaglio.

Sinceramente non mi e’ mai capitato un simile caso e ho serie difficolta’ nel commentarlo. Ma con Travaglio e’ ormai impossibile intavolare un ragionamento civile e, tra un epiteto e un mezzo insulto, tutto se ne va a puttane.

Facci compreso.

Un caro saluto

Gabriele Mastellarini

Ancora Travaglio: "Non ho copiato un bel nulla. Facci e' un xxxx"

Thursday, 26 June 2008
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Lettera a Dagospia

No, caro Dago, purtroppo non possiamo chiuderla qui. Finchè questo falsario con le mèches continuerà a mentire, sostenendo che ho copiato un’Ansa del 15 giugno in un articolo che ho scritto il 14 giugno, continuerò a ribadire che non ho copiato un bel nulla. E che lui è un falsario. 
Marco Travaglio

Mie considerazioni. La parola falsario e’ un must del frasario travagliesco.  Un’etichetta che aveva appiccicato anche a me che avevo detto il vero. Di certo il Travaglio mistifica la realta’ per l’ennesima volta: Facci aveva detto che lui ha copiato Malavenda e non l’Ansa, mentre MT non cita affatto l’avvocata….

Meditate gente, meditate

Brunetta agli enti: "Pubblicate le consulenze" (ATTENDIAMO SUBITO LA RAI)

Thursday, 26 June 2008
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“Ho scoperto che solo il 30 o 40% degli enti ha comunicato le consulenze”, ha affermato il Ministro per l’Innovazione, Renatino Brunetta. “Chi non lo ha fatto nel 2006 – ha proseguito – non poteva replicarle l’anno seguente. Siccome credo che la maggior parte delle consulenze sia stata replicata, allora quelle sono tutte illegittime. Il che vuol dire – ha concluso – che interviene la Corte dei Conti, eccetera, eccetera…”.

LE GNOCCHE DI BERLUSCONI

Thursday, 26 June 2008
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FOTO DI EVELINA MANNA (CLICCA)

FOTO DI ANTONELLA TROISE (CLICCA)

FOTO DI ELENA RUSSO (CLICCA)

Telefonata tra Silvio Berlusconi (B) e Agostino Saccà (S) del 12 settembre 2007. Il Cavaliere dice al dirigente Rai che gli vuole parlare di “due cose”: la prima riguarda il senatore “calabrese eletto in Australia” e i metodi per contattarlo, la seconda l’attrice Antonella Troise.

B: Punto secondo, quella pazza della Antonella Troise…
S: Sì.
B: Si è messa in testa che io la odio…
S: Sì.
B: Che io ho bloccato la sua carriera artistica..
S: Ma…
B: È andata a dire delle cose pazzesche in giro… Ti chiedo questa cortesia, di farle una telefonata…
S: La chiamo…
B: E di dire: guarda che e, e, e… fissare un appuntamento, non lo so, dire che c’è qualche cosa, e di dire che io ti ho tolto la tranquillità perché sono un po’ di settimane che continuo a dirti: io devo far lavorare la Troise…
S: Va bene, la chiamo, la convoco…
B: Scusa, dille, sottolinea il mio ruolo attivo…
S: Va bene.
B: Perché io continuo a dirglielo, ma lei dice pensa che io le sia di ostacolo addirittura, che è una cosa folle, io non sono mai stato di ostacolo a nessuno in vita mia in nessun campo… va bene, però è pazza e, quindi…
S: Sì.
B: Fammi questa cortesia perché sta diventando pericolosa.
S: Va bene…

(…)

VERBALE: di trascrizione di conversazioni telefoniche in arrivo ed in partenza sull’utenza avente il numero XXX XXXXXXX in uso a Saccà Agostino, come da decreto del 05.06.2007 emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli a firma del Dott. Dr. Vincenzo PISCITELLI
Data: 21/06/2007

(…)

Ora: 18:40:09 Durata: 0:07:17P: .. perchè io sono veramente dilaniato dalle richieste di coso ….
S: assolutamente ..
P: con la Elena Russo non c’era più niente da fare? Non c’è modo…?
S: no .. c’è un progetto interessante .. adesso io la chiamo ..
P: gli puoi fare una chiamata? La Elena Russo; e poi la Evelina Manna. Non centro niente io, è una cosa … diciamo … di…
S: chi mi dà il numero?
P: Evelina Manna … io non c’è l’ho …
S: chiamo ..
P: no, guarda su Internet ..
S: vabbè, la trovo, non è un problema … me la trovo io ..
P: ti spiego che cos’è questa qui ..
S: ma no, Presidente non mi deve spiegare niente ..
P: no, te lo spiego: io stò cercando di avere …
S: Presedente, lei è la persona più civile, più corretta..
P: allora … è questione di .. (parola incomprensibile, le voci si accavallano) ….
S: ma questo nome è un problema mio …
P: io stò cercando … di aver la maggioranza in Senato …
S: capito tutto …
P: eh .. questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno … con cui sto trattando …
S: presidente … a questo proposito, quando ci vediamo, io gli posso dire qualcosa che riguarda la Calabria .. interessante …
P: molto bene…
S: .. perchè c’è stato un errore, in una prima fase c’è stato un errore per la persona che ha mediato il rappor … poi glielo dico a voce …
P: .. che non andava bene?
S: .. non andava bene ..
P: devo farlo io direttamente.
S: esatto, non andava bene per nulla ..
P: va bene …
S: poi le dico meglio … Presidente ..
P: va bene, io sto lavorando in operazione libertaggio .. l’ho chiamata così, va bene?
S: va bene …
P: va bene .. se puoi chiamare questa signora qui …
S: la chiamo .. e poi quando …
P: Evelina Manna …
S: .. ci vediamo le riferisco ..
P: .. e anche Elena Russo … grazie, ci sentiamo ..
S: vabbene … allora arrivederla Presidente …
P: la settimana prossima ci vediamo …
S: .. oh .. metta le mani però su sta maggioranza … perchè veramente io ho rischiato tanto per avere la maggioranza in consiglio ….
P: faccio questo .. anche se …
S: … e si è sciolta dopo la set … abbiamo fatto una figura barbina!
P: va bene …
S: .. ma non per colpa .. mi creda … di Urbani ….
P: daccordo …
S: Urbani fa altre cazzate …
P: Si, si va bene!
S: grazie Presidente ..
P: grazie ciao … ci vediamo la settimana prossima.

Le trascrizioni sono prese dal sito de “L’espresso” http://espresso.repubblica.it/

Cartatravaglio/6 "Un giornalista sconosciuto tra i licenziati illustri"

Thursday, 26 June 2008
Pubblicato nella categoria CARTATRAVAGLIO

“A causa di una serie di articoli polemici sulla gestione dell’Ente Risi e della Federconsorzi, fui licenziato dalla Banca del Lavoro, alla quale il potentissimo presidente della Federconsorzi, Paolo Bonomi, aveva posto un aut aut di quelli che non si possono eludere: o il mio licenziamento o gli ingenti depositi della Federconsorzi sarebbero stati ritirati. Quel licenziamento fece un certo scalpore, “Il Mondo” ne diede notizia; mi procurò altre nuove amicizie che avrebbero avuto un peso sul mio futuro. A quel punto la mia decisione di abbracciare la professione giornalistica divenne definitiva. Quel licenziamento fu la spinta determinante”.  (Eugenio Scalfari, L’uomo che non credeva in Dio, Einaudi 2008, p. 99)

“Adesso tiro fuori le unghie, cosa vuoi che gli faccia? Facciamo così, faccio questo tentativo…anzi non è un tentativo, vado lì eh…mi impongo dai…su questa cosa qui mi prendo…prendo promesse perché adesso ho anche l’autorità per farlo, insomma, e poi se il signor Montanelli fa le (incompr…), lo mandiamo a ‘fanculo”.
(Conversazione telefonica del 27 agosto 1983 tra Bettino Craxi, Presidente del Consiglio, e Silvio Berlusconi, editore de Il Giornale, in Marco Travaglio, Montanelli e il Cavaliere, Garzanti, 2004, p. 28).

“Qualcuno avrebbe fatto sapere a Mastellarini che i suoi “pezzi” non sono più graditi a “L’Espresso”. Per quale motivo? C’è chi pensa alla magistrato Iannini, che è donna potente ed influente come il marito Bruno Vespa (…). Ma, siccome la magistrato Iannini è stata già altre volte presa di mira da “L’Espresso” (e suo marito pure), non penso che ora la direzione della rivista abbia inteso farle il regalo di “punire” Mastellarini. C’è chi d’altro canto pensa a Travaglio, che ha una rubrica fissa su “L’Espresso”, dove ricicla e rimastica quello che ha già scritto altrove. Travaglio si mostra perfido, insulta con giri di parole, è un “fascista” piemontese che nasconde la sua predilezione politica giovanile, è un cattolico che fa peccato contro il prossimo ogni qual volta apre la bocca. Per questo, non si può escludere che abbia influito sulla scelta de “L’Espresso” di fare a meno dei “pezzi” di Mastellarini: “O io, o lui”. Classico”.
(Francesco Caridi, giornalista professionista, scrittore e comunicatore pubblico, in “La Riviera”, settimanale d’informazione, del 13 giugno 2008, www.larivieraonline.com/news.asp?id=2154)

“Caro direttore, apprendo da Libero che, tra i vari crimini da me commessi, ci sarebbe anche la fine della collaborazione di Gabriele Mastellarini con l’Espresso. (…) Vorrei solo precisare che non mi sono mai occupato della sua collaborazione con l’Espresso, non avendo alcun titolo per farlo e avendo fortunatamente di meglio da fare. (…) Mi domando come si permetta questo noto maestro di giornalismo di pubblicare sms privati e di insinuare, citando un terzo («non si può escludere…»), che io abbia posto all’Espresso l’aut aut «o io, o lui»”. (Marco Travaglio, lettera a Vittorio Feltri, in “Libero“, del 15 giugno 2008)

ESCLUSIVO. Giovanardi predica bene e razzola male

Thursday, 26 June 2008
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Oggi sulle prime pagine dei giornali fa bella mostra l’ex Ministro, attualmente  sottosegretario, Carlo Giovanardi. “I parlamentari sniffano coca”, ha dichiarato. E sai che novità? Poi ha corretto il tiro “A mio parere è plausibile che in tutto il Parlamento siano al massimo dieci, tra deputati e senatori, quelli che possono avere familiarità con la droga”. Eppure Giovanardi dimentica di dire che è indagato per diffamazione a mezzo stampa (parte civile l’avvocato Collini di Bologna, noto per essere il rappresentante dei familiari delle vittime della strage di Bologna) e, per evitare il giudizio, ha chiesto l’insidacabilità delle proprie opinioni e il Gup di Milano, Paolo Ielo, ha dovuto rimettere gli atti alla Camera dei Deputati. SOTTO IL DOCUMENTO FIRMATO DAL GUP (CLICCA “LEGGI TUTTO”).

 

La stagione dei travaglini

Thursday, 26 June 2008
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di Gabriele Mastellarini

Oggi è un giornalista satirico su “L’Unità”. Domani un cronista giudiziario, con qualche svista, sulla gloriosa testata (che lui, però, non legge) de “L’espresso” che (parola di chi sa) non tollera errori e refusi. Dopodomani lo trovi a teatro come autore di piece (forse non sa neanche cos’è una vera piece).

Ma attenzione a non perdere le presentazioni dove (copyright Facci) “si intervista da solo” e manda in visibilio folle di ragazzini con il suo ultimo libro in mano. Tutti pronti a farsi mettere la firmetta sul frontespizio, anche se quel “mattone” (non privo di errori) non lo leggeranno mai.

Tra le varie performance, ecco l’ultima. Travaglio scende in campo. Lo ha dichiarato il suo candiato (Travaglio ha dichiarato di aver votato per lui), Antonio Di Pietro.

Nei prossimi giorni l’Italia dei Valori, movimento politico dell’ex magistrato ed ex Ministro per le Infrastrutture, proporrà una manifestazione in piazza e i due esponenti di spicco del partito saranno proprio loro: Beppe Grillo e Marco Travaglio.

Grillo, si dirà, fa già politica. Anzi è un comico politico. Ma Travaglio cos’è? Un giornalistasatiricocomicopoliticochenonleggedovescrive?

Questa mancava, vederlo arringare a un comizio sarà indimenticabile.

Un po’ come Nanni Moretti che, qualche anno fa, strigliò D’Alema e soci al grido: “Dite qualcosa di sinistra”. Poi Moretti, che è più intelligente e decisamente più colto di MT, è uscito di scena, forse pentendosi di quella performance politica, subito raccolta dal Tonino nazionale (quello dei soldi restituiti nella scatola di scarpe) che ha candidato nelle sue liste proprio il leader del movimento dei girotondi, il toscano Pancho Pardi.

Finita la stagione dei girotondini, in questa calda estate 2008 la politica italiana sta per celebrare quella dei travaglini.

Meglio andarsene in vacanza all’estero. Comincia a far troppo caldo. 

AMARCORD. Travaglio l'impresentabile di "Repubblica"

Wednesday, 25 June 2008
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di Paolo Bracalini per Il Giornale

C’è un collaboratore di lusso che Repubblica tiene nascosto, relegato alle cronache locali o in uno scantinato del sito internet.
Come se avesse Kakà e lo tenesse sempre in panchina. Non solo, appena può gli dà delle grandi legnate in testa, per mano del suo vicedirettore con delega sulla giudiziaria.

Una cosa normale? Certo, i lettori di Repubblica possono leggere Marco Travaglio ogni domenica, ma solo quelli torinesi. Lì ha una rubrica settimanale dove risponde a una lettera (con il vezzo di un autoritratto firmato dal disegnatore Mannelli), su questioni di varia umanità cittadina: i grattacieli che rovinano Torino, le barriere architettoniche a Racconigi, il sindaco. E i processi? E i corrotti in Parlamento? E i deputati amici dei mafiosi?

Di quelli Travaglio parla ad Annozero, da Fazio, sull’Unità, su Micromega, nei libri con Gomez, quasi mai su Repubblica. Una rapida ricerca nell’archivio del quotidiano e viene fuori che i pezzi scritti da Travaglio nell’ultimo anno, lasciata fuori la rubrica torinese, sono solo sette. In media tre quarti di articolo al mese. Poi c’è il suo blog su Repubblica.it, «Carta canta», una collezione di ipse dixit politici, puro esercizio di archivistica di cui Travaglio ha fatto un’arte. Ma il suo contributo al quotidiano si ferma qui. Si direbbe quasi lo abbiano dimenticato. Eppure è a libro paga, stipendio mensile, come collaboratore fisso delle testate del gruppo Espresso.

E allora, da quale scrivania di Repubblica è partito l’editto bulgaro? Nei corridoi del quotidiano romano molti indicano nel vicedirettore Giuseppe D’Avanzo, grande firma del giornalismo investigativo italiano, il regista dell’«epurazione» travagliesca. Chi ha letto il furente scambio di lettere tra i due su Repubblica di ieri non faticherà a crederlo. Travaglio risponde all’articolo del giorno prima in cui D’Avanzo, in sostanza, gli dava del manipolatore. La replica strabocca di risentimento: «Ringrazio D’Avanzo per la lezione di giornalismo…». Per parte sua D’Avanzo non solo ripropone la lezione sul metodo scorretto utilizzato da Travaglio, dandogli di nuovo del bugiardo, ma spara una cartuccia di calibro pesantissimo. Un esempio di manipolazione alla Travaglio: un’intercettazione di una telefonata tra Marco (Travaglio) e Pippo, ovvero Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria condannato a 4 anni e 6 mesi per collusione con la mafia. Se facessi come fai tu ti dovrei dare dell’amico dei mafiosi, è il messaggio del vicedirettore al «suo» collaboratore.

Ma la guerra fredda tra D’Avanzo e Travaglio, raccontano, scoppia molto prima, sul caso Sofri, quando si comincia a porre la questione della grazia, intorno al 2000 (per questo stesso motivo scoppia anche l’odio feroce con Giuliano Ferrara). Sull’ex leader di Lc Travaglio è colpevolista, D’Avanzo innocentista. Travaglio era quello che sul Borghese, il giorno dopo l’arresto di Sofri, aveva pubblicato a puntate l’integrale delle intercettazioni agli esponenti di Lotta continua. È in quel momento, con lo scontro su Sofri, che finisce la luna di miele fra Travaglio e la sinistra rappresentata da Repubblica, giornale dove Travaglio era stato assunto nel 1998 per un «debito d’onore» di Ezio Mauro. Quale debito? Si dice che Ezio Mauro avesse promesso a Travaglio, allora free lance a spasso da tre anni dopo la chiusura della Voce di Montanelli, un’assunzione a Repubblica. Aveva stima di quel cronista messosi in luce per i suoi ottimi agganci nella Procura torinese, per l’amicizia con i magistrati più importanti: Giancarlo Caselli, Marcello Maddalena. Di mezzo c’era anche quel libro scritto da Travaglio nel ’97 su Cesare Romiti, Il processo, non proprio elogiativo. «Questo, alla Stampa, non lo assumeranno mai», avrebbe detto l’allora neodirettore di Repubblica.

Ecco quindi che Travaglio entra nel giornale di Mauro come redattore ordinario, al minimo sindacale senza nemmeno contratto integrativo. Segue la giudiziaria ma continua il lavoro sui libri. E quando nel 2001 con L’odore dei soldi fa il boom, decide di lasciare quel posto in cronaca di Torino, ormai troppo stretto per uno che comincia a diventare una star televisiva (va ospite da Luttazzi a Satyricon e fa chiudere il programma accusando di mafia Berlusconi), e concorda un contratto da collaboratore fisso. È più o meno da allora che diventa una firma quotidiana. Per i lettori dell’Unità.

E se Malavenda avesse copiato Travaglio?

Wednesday, 25 June 2008
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INDAGATE GENTE, INDAGATE

Posta e risposta/2: le imprecisioni di Travaglio e le richieste dei lettori

Wednesday, 25 June 2008
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Gentile Mastellarini,
la questione si potrebbe tranquillamente chiudere se non fosse, appunto, che le imprecisioni di Travaglio vengono prese per buone da centinaia (se non migliaia) di persone visto il vasto consenso mediatico che ha.
Travaglio per la maggior parte dei suoi lettori è un supereroe, simbolo della libera stampa. Lui scrive articoli, libri e considerazioni sul suo blog.
Lui presenta le sue fatiche nelle sale e nei teatri, arringa il popolo travaglista e travagliato di fronte ad una webcam ogni lunedì pomeriggio. E questo popolo lo segue e, presumibilmente, vota come lui.

Già. Però ci sono talvolta le imprecisioni. Talvolta i condannati di Travaglio condannati non sono. Talvolta le interviste citate da Travaglio sono tagliate e ricucite e non lo dico io, ma il Tribunale. Talvolta Travaglio dice di scrivere fatti e quando questi fatti tali non sono scatta la querela e lui si difende dicendo che fa satira, ma il Giudice non gli credee lo condanna in primo grado.

Smascherato il giornalista torinese viene strenuamente difeso dagli accoliti. Travaglio è impreciso? Mastellarini lo è di più, per non parlare di Facci.
Così le questioni di cui si occupa Mastellarini nella sua vita giornalistica seria perdono di valore. I “100 faldoni” per i lettori di Travaglio sono sconosciuti. O di alcun interesse rispetto alla missione che il vate ha loro affidato.
Dopo la puntata da Fazio e le polemiche che seguirono Travaglio scrisse infatti sul blog “VoglioScendere” ai suoi accoliti dicendo “Siete la mia scorta, la mia assicurazione sulla vita”. E anche sulla vecchiaia, aggiungerei io.

Facci? Scrive per “Il Giornale”, quindi è venduto. Probabilmente molti non si prendono nemmeno la briga di leggere cosa scrive perchè non è capace, è invidioso, ha le meches, rubava il caviale, scaricava cassette di frutta, non ha la laurea e, peggiore dei difetti, è berlusconiano ad personam.

Bene fa quindi Mastellarini, pur commettendo errori, a continuare a sviscerare la questione perchè questo modo di fare giornalismo, a mio modesto parere, non fa bene alla causa. Il giornalismo è in seria difficoltà qualitativa e, nella maggior parte dei casi, economica. La soluzione è recuperare lettori, non tifosi. E questo si fa con la qualità, non creando curve da stadio.

Concludendo, Travaglio ha indubbiamente delle qualità, ma il suo lavoro non crea coscienza dei fatti e delle storture del nostro Paese. Al contrario esaspera gli animi e occlude le menti creando fedeli e non lettori critici.

Cui prodest? Probabilmente a lui, forse a Di Pietro. Non sicuramente ai cittadini italiani e, tanto meno, ai suoi colleghi pagati come dice Mastellarini (e non ho motivo di dubitarne perchè ne conosco anch’io di cronisti di provincia) quattro euro a pezzo.

Saluti
Dean

Caro Dean,
di Marco Travaglio mi ero occupato marginalmente qualche anno fa in un articolo su Ordine Tabloid (che trova nei vari post d’archivio), ci siamo visti due o tre volte (vedi foto) e sentiti in un paio di circostanze.
Mi era stato chiesto di avere la sua prefazione per un libro (altrimenti, forse, non sarebbe uscito) e gliela chiesi e lui diede la disponibilità.
Ho letto molti suoi libri, pochi suoi articoli, visto alcune trasmissioni in Tv e, sinceramente, non mi è mai interessata troppo la sua attività pubblicistica-giornalistica, perché non lo ritengo un “grande” del giornalismo nazionale, preferendolo ad altri colleghi sconosciuti alla grande platea ma, le assicuro, giornalisti con gli attributi.

Ho il vizio di dire il vero, caro Dean, e ho scritto qualche mese fa ciò che Facci ha ripreso sul Giornale. Poi ho pubblicato gli sms di Travaglio: uno che ha pubblicato di tutto e di più attingendo a piene mani da atti giudiziari, talvolta coperti da segreto. Ma che si pubblichi: non possono esistere pubbliche virtù e vizi privati per personaggi dal calibro di Travaglio. E credo che lui lo sappia.

Questo “vizio” di parlar chiaro mi è costato un’importante collaborazione e, a 29 anni, capirà che ci son rimasto male. E Travaglio non se ne è minimamente interessato, nonostante si erga a difensore della libertà di stampa e dei giornalisti “censurati”.

La mia breve storia non è fatta di padrini nè padroni, quindi posso dire ciò che penso e scriverlo liberamente su questo mio blog, scevro da logiche editoriali e quant’altro. Posso utilizzare epiteti non diffamatori come Mr. X, Paperotto, Panchovilla, etc. e parlare della polemica Facci-Travaglio che vedo coinvolgere molti commentatori. Per questo sono “costretto” a rilanciarla.

Basta vedere i commenti sul caso Moro (dove porto avanti una battaglia importanissima e sono solo contro tutti) e paragonarli a quelli su Facci e l’arcano, caro Dean, è svelato.

Ma giudicarmi solo per il mio essere anti-Travaglio, mi sembra davvero troppo riduttivo.

Cari saluti
Gabriele Mastellarini

COMPENSI RAI: PARTE LA "BATTAGLIA"

Wednesday, 25 June 2008
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ALLA RAI – RADIOTELEVISIONE ITALIANA SPA
In persona del legale rappresentante pro-tempore
Viale Mazzini 14
00195 ROMA
RACCOMANDATA A.R.
Giulianova, 25 giugno 2008.

OGGETTO: richiesta d’accesso agli atti
Il sottoscritto dott. GABRIELE MASTELLARINI,
(OMISSIS)
PREMESSO
– che l’art. 1 comma 593 della legge n. 296 del 27 dicembre 2006, prevede per le società a capitale pubblico l’obbligo di pubblicazione dei contratti di consulenza, di collaborazione, degli stipendi dei dirigenti e quant’altro sul proprio sito web.
– che tale obbligo è stato riconfermato e precisato nella circolare DPCM 16/3/2007;
– che tale obbligo è stato riconfermato nell’art. 3, comma 44 e seguenti della legge 24 dicembre 2007 n. 244;
– che è stata pubblicata in GU la circolare DPCM dell’11/3/2008 n. 2, disposizioni in tema di collaborazioni esterne;
– che la Rai spa, pur avendo attivato i siti web www.contrattidiconsulenza.rai.it e www.stipdirrai.rai.it non ha ancora adempiuto all’obbligo di trasparenza;
– che l’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) il 12 marzo 2008, ha inviato alla Procura Generale e alla Procura Regionale del Piemonte della Corte dei Conti un esposto-denuncia per la mancata pubblicazione sul sito web della Rai dei nomi e relativi importi percepiti dai consulenti e professionisti esterni. “Da oltre un anno infatti sul sito apposito predisposto dalla Rai per la pubblicazione di questi dati appare la scritta “Lavori in corso”
– che da un’intervista del 25 febbraio 2008 alla trasmissione “Viva Voce” su Radio24, il dott. Rizzo Nervo Nino, membro del Consiglio di Amministrazione Rai ha risposto, in merito: “Lei mi da’ una notizia che non conoscevo, io credevo che avesse gia’ messo… francamente non lo sapevo, mi trovo impreparato, posso informarmi…”.
– che nei giorni scorsi è stata presentata un’interrogazione al Ministro dell’Economia dai Senatori Porretti e Perduca;
VISTE
– Le vigenti disposizioni legislative e regolamentari sul diritto d’accesso
– Tra le altre, la decisione 570/96, della Quarta sezione del Consiglio di Stato, affrontando la questione dell’accesso dei giornalisti agli atti amministrativi sostanzialmente richiama (OMISSIS)
Tutto ciò premesso e considerato, con la presente
CHIEDE alla. S.V. Ill.ma l’accesso:
A TUTTI I DATI (NOMINATIVI, COMPENSI E DESCRIZIONI RELATIVI AI CONTRATTI DI CONSULENZA, INCARICHI DI COLLABORAZIONE, INCARICHI PROFESSIONALI, STIPENDI DIRIGENTI E QUANT’ALTRO CONFERITI DALLA RAI – RADIOTELEVISIONE ITALIANA SPA DAL GIORNO DI ENTRATA IN VIGORE DELL’ART. 1 COMMA 593 DELLA LEGGE 296/2006, VALE A DIRE DAL PRIMO GENNAIO 2007 AD OGGI.

In subordine: la pubblicazione sui relativi siti web sopra menzionati con immediata comunicazione al sottoscritto.

Il tutto nei modi e termini di legge, esplicitati nel DpR 184/2006, ovvero entro 30 giorni dal ricevimento della presente, pena ricorso ai competenti organi (anche giurisdizionali) in materia di accesso e trasparenza agli atti, con richiesta di spese a Vs. carico.

Distinti saluti.
Dott. Gabriele Mastellarini