AMARCORD. Berlusconi: "Gelli voleva i migliori d'Italia per un club…e io diedi la mia adesione"

Tuesday, 1 July 2008
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26 ottobre 1981, Silvio Berlusconi dichiara al giudice istruttore del Tribunale di Milano: “Fu Gervaso a presentarmi a Gelli, dicendomi che questi aveva vivo desiderio di conoscermi, perché era stato ben impressionato dalla mia intervista apparsa nel libro di Gervaso Il dito nell’occhio…”.

E il 3 novembre 1993, ai giudici della Corte d’Assise di Roma: “Gervaso mi parlò di Gelli in termini molto positivi […]. Incontrai Gelli due volte, penso all’Excelsior, anche se non mi ricordo se una volta fuori dall’Excelsior, e una volta al Grand Hotel, dove io scendevo quando venivo a Roma per le mie cose […]. Io resistetti molto a dare la mia adesione. Lui mi riempì di complimenti, dicendomi che mi considerava tra i nuovi imprenditori quello più bravo, e insistette molto sul fatto che io avevo un futuro importante davanti. Poi attraverso Gervaso mi fece sapere se avrebbe tenuto molto a una mia adesione a questa sua associazione, che per la verità allora appariva come una normalissima associazione, come se fosse un Rotary, un Lions, e non c’erano motivi, per quello che se ne sapeva, per pensare che la cosa fosse uversa. Io resistetti molto a dare la mia adesione, e poi lo feci perché Gervaso insistette particolarmente dicendomi di rendere ma cortesia personale a lui.

Ci fu anche un motivo, diciamo così, pratico. Gervaso mi andava dicendo che Gelli era molto introdotto presso le autorità politiche argentine, e che in Argentina si doveva sviluppare una grande serie di lavori pubblici. Io allora ero presiiente di un Consorzio per l’edilizia industrializzata che raccoglieva tutte le principali aziende italiane del settore – non la mia azienda; era proprio una carica che avevo a titolo onorifico e, uciamo così, anche perché ero giovane. Il fatto che mi avessero chiamato a questa carica aveva solleticato il mio orgoglio, la mia ambizione personale, e intravidi in quello una possibile utilità…

Però di quello non ne parlammo mai, perché voglio sottolineare che tutto il mio rapporto si risolse nel fatto della mia adesione.

Ho sentito che nella relazione parlamentare, al riguardo, mi venne attribuito anche un versamento di lire centomila. Per quello che ricordo, ma sono sicuro di questo, a me non fu mai chiesto nulla e non feci nessun versamento mai […].

Gelli voleva avere intorno  le persone migliori dell’italia per un club, su cui probabilmente ci sarebbero dovute essere delle riunioni, delle conversazioni, a cui peraltro non fui mai invitato, e di cui nessuno mai mi parlò […].

Il motivo principale è stato proprio questo, l’insistenza di Gervaso che è un mio carissimo amico. Lui mi disse: “Fammi fare bella figura”, lui aveva bisogno di scrivere sul “Corriere della Sera”, voleva scrivere sul “Corriere della Sera”… “Ma cosa ti costa, dammi questa possibilità, fammi fare bella figura”, e io aderii […]. Gervaso mi raccontava che Gelli era introdotto presso tutti i più alti gradi istituzionali del Paese e che quindi era persona assolutamente rispettabile… Oltre al fatto di Gervaso, anche il fatto dei complimenti che ricevetti e il tipo di insistenza motivata col fatto che si vedeva in me una persona di sicuro avvenire, il meglio che l’imprenditoria italiana in quel momento esprimesse tra i giovani imprenditori. Probabilmente fu anche la mia vanità che mi portò […].

Gervaso voleva rendersi utile, apparire anche, credo, importante agli occhi di questi signori…”.

Tratto dal blog del giornalista Rai, Sandro Ruotolo (AnnoZero)

Altre domande su Silvio B.

Tuesday, 1 July 2008
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Riceviamo e pubblichiamo

Visto che Mastellarini ci offre la possibilità faccio anche io alcune domande al Presidente:

Perchè si è iscritto alla P2?

Perchè ha testimoniato il falso nel processo alla P2?

Un uomo con il suo alto senso dello Stato e delle istituzioni perchè ha preferito un condanna, poi amnistiata?

Come si è sentito quando Bossi, non Di Pietro o Travaglio, ma Bossi, ha detto che Lei aveva fatto i soldi con il traffico di droga e voleva ricostruire il partito fascista con le sue televisioni?

Lo ha querelato? e che fine hanno fatto le querele?

Perche ha detto” io non farò mai più parte di un governo insieme a Bossi” e poi è la seconda volta che fa un governo con lui?

Lei è solito dire una cosa e poi fare esattamente l’opposto?

Perchè ha offerto un posto di ministro nel suo primo governo al re della trebbiatura Tonino Di Pietro?

Cosa ha provato quando Previti è stato definitivamente condannato per corruzione di giudici?

Alcune domande su Silvio Berlusconi

Tuesday, 1 July 2008
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Lettera al blog firmata

1. Ma chi è veramente Silvio Berlusconi?

2. Come è giunto a monopolizzare il settore della TV privata? (capitali, aiuti politici, ecc.)

3. Come ha potuto arrivare a stringere importanti legami con personaggi come Craxi, Licio Gelli, Marcello Dell’Utri e Vitorio Magano e a creare nel giro di pochi mesi, dal nulla, un partito come il Forza Italia?

4. Quali garanzie ha potuto offire a Bossi e a Fini per ottenere da questi (tutt’altro che ingenui), nel corso di 15 anni alleanze blindate anche in presenza di forti dissapori sempre risolti come per magia?

5. Come ha potuto cavalcare l’onda della politica, con la propaganda populista al di là di ogni tradizione italiana?

6. Come fa una larga fetta della politica e dell’elettorato italiano accettare la sua totale mancanza di valori (per esempio il rispetto delle
istituzioni che dovrebbe rappresentare) e al tempo stesso fondare un partito che si chiama Forza Italia?

Biografia non autorizzata di Marco Travaglio, "il megafono delle Procure"

Tuesday, 1 July 2008
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di Marco Caruso (*)

Biografia (politica) non autorizzata di Marco Travaglio. Il destrorso che sta con le sinistre. L’antimafioso che appoggia chi attaccò Falcone. L’amante della giustizia che sta dalla parte dei giustizialisti.

Collocare politicamente il bel Marco è operazione ardita. Forse impossibile. Ma di lui si sanno alcune cose che nel tempo lo hanno caratterizzato, mettendo così in luce alcune di quelle che possono apparire come contraddizioni.

E’ il presente, però, il padre di tutti i dubbi.
Cosa fa, con chi sta, cosa dice, a chi lo dice…sono questi i punti da cui partire, perchè solo da essi e con essi è forse possibile capire chi è Marco Travaglio.

Dunque. 44 anni portati benissimo; lavora e collabora con l’Unità, Repubblica, Micromega, l’Espresso; vota l’Italia dei Valori dell’ex magistrato Antonio Di Pietro; sale e scende dai palchi di tutta Italia accompagnando Beppe Grillo, evangelizzando il Paese sui mali del berlusconismo, profeta e idolo delle folle della sinistra conservatrice (cioè comunista) che lo hanno reso benestante acquistando ogni libro da lui scritto e dato alle stampe (praticamente tutti o quasi contro Berlusconi) dal 1993 ad oggi; bandiera dell’antimafia; spina nel fianco di destra (CdL o PdL che sia) e sinistra (epocale lo scontro con d’Alema).

Questo, il quadro odierno.

Eppure…
Eppure guardando il passato di Marco Travaglio, “il megafono delle procure”, ci si stupisce di come sia arrivato dov’è (non si discutono i meriti, intendiamoci subito) e più ancora ci si stupisce di cosa ci faccia lì e con quella gente.

Andiamo un passo alla volta.

Come giornalista deve molto, se non tutto, al suo maestro, quell’Indro Montanelli che come direttore de Il Giornale (il cui editore era proprio Berlusconi) lo volle come collaboratore.
Da lì, sempre con Indro, a La Voce, da cui ha spiccato il definitivo volo in solitaria.
La sua posizione al tempo? Liberal-montanelliana. E’ lui stesso a definirsi così. Un liberale. Montanelliano. Cosa voglia dire è difficile dirlo, già che di Montanelli si sa ch’è stato fascista, poi che nel dopoguerra sognava una destra ideale e che per tutta la sua lunga vita è sempre stato anticomunista e si è sempre speso (culturalmente, mai politicamente) contro la cultura di sinistra e in particolare di quella della sinistra borghese e radical chic: epperò Travaglio ha preso una strada ben diversa.
A sciogliere ogni dubbio, potrebbe essere un’intervista apparsa su La Stampa in cui è Travaglio stesso a dire: “In Francia voterei a occhi chiusi per uno Chirac, un Villepin. In Germania voterei Merkel sicuro. Mi piacevano molto Reagan e la Thatcher”.
E poi: “Se non fosse Berlusconi il capo della destra, io starei lì!”.
Non solo: “Il Travaglio di destra c’è già, sono io.”
Insomma il problema è il Cavaliere Nero. Altrimenti…
Altrimenti cosa, verrebbe da chiedersi?!

Va bene non provare alcuna simpatia per il capo del proprio schieramento di appartenenza; va bene definirsi genericamente “liberali”, ma…come si concilia tutto questo con le scelte fatte in questi anni?
Politicamente distante da Berlusconi, ma anche dalla sinistra (pseudo) “liberal” che si riempie la bocca di Kennedy e scimmiotta il Partito Democratico americano.
Tant’è che sostiene Di Pietro che raccoglie i voti della sinsitra massimalista cacciata dal parlamento e che è appoggiato dal popolo di Beppe Grillo che a sua volta mantiene vertiginosamente alte le vendite degli scritti del Travaglio stesso.
Va bene non credere in certi personaggi, ma chi è fermamente e intimamente convinto delle proprie idee liberali non le rinnega a tal punto da andarsi a cercare il politico meno liberale sulla piazza (dopo quelli comunisti duri e puri).
Non solo: difficile anche conciliare il liberalismo col giustizialismo di cui si è fatto propulsore in questi tempi.
Non è un caso che le sue fortune comincino in coincidenza con la fine di tangentopoli e l’avvio di una “collana” di libri fitti fitti di inchieste sui rapporti tra politica ed economia.
Per non parlare del fatto che scrivere su L’Unità, La Repubblica, L’Espresso, Micromega eccetera sono espressione di quella cultura radical-chic di cui evidentemente Travaglio non ha ereditato l’antipatia montanelliana.
Anzi…

Lampante la contraddizione quindi.

Ma guardiamo e passiamo oltre.
D’altra parte, le persone non vanno giudicate per le loro convinzioni politiche.
Per ora, comunque, sappiamo che Travaglio si dice di destra ma non disprezza nè gli uomini di sinistra nè il popolo della sinistra meno liberale e più conservatrice che ci sia: i comunisti.

La politica, però, ritorna per far luce su un’altra contraddizione su cui proprio non si può glissare.

Marco Travaglio è spesso in groppa al cavallo dell’antimafia.
Si possono trovare migliaia di citazioni e di siti che le riprendono in cui si leggono il massimo disprezzo per la mafia, verso chi la aiuta e pure per chi non la ostacola.
Eppure, è lo stesso Marco Travaglio, quello che vorrebbe un Parlamento pulito, che si preoccupa di far conoscere alla gente inconsapevole quali sono le persone da cui dovrebbero guardarsi prima di concedergli il voto, quello che mette al primo posto l’uomo rispetto alle idee, ebbene, è sempre lui che si batte contro gli amici degli amici, che celebra in ogni occasione Falcone e Borsellino come esempi di uomini e di magistrati che sacrificarono le proprie vite contro la malavita organizzata, è sempre lui, dicevo, a sostenere il solito Di Pietro, la solita Italia dei Valori che candida tra le sue liste e come sindaco di Palermo (e prima ancora Presidente della Regione Sicilia) quel Leoluca Orlando (il quale pure aveva procedimenti giudiziari a carico, anche per vicinanze pericolose ad alcuni mafiosi) che tanto fece contro Giovanni Falcone che lo accusò di connivenze con politici in odore di mafia, di tenere nascosti i documenti che lo provavano, finendo con lo spingere l’intera sinistra sulle barricate contro il pool antimafia (assieme a Violante, non dimentichiamoci nemmeno di lui)…e sappiamo come andò a finire, col pool sciolto e solo successivamente ricomposto grazie ad una fortissima pressione dell’opinione pubblica.

Ha il sapore amaro dell’incoerenza anche questo fatto.
Ma come: per gli altri vale sempre il legittimo sospetto che siano persone sgradevoli e poi, nella foga, ci si dimentica che ve ne sono anche tra quelli che si sostengono con tanto appassionato fervore.

Ma andiamo avanti.

Marco Travaglio nasce come cronista di giudiziaria.
Si appassiona così tanto dell’argomento che praticamente vi si occupa a tempo pieno.
Se lo si sente parlare, anche davanti le telecamere dei programmi di Santoro (o, quando fu, di Luttazzi) sembra di aver a che fare con un magistrato.
E invece no.
Quel campione di legalitarismo ha fatto di nuovo la scelta sbagliata.
Non si può dire di lui che sia un amante della Giustizia, mentre in realtà è correttissimo parlare di lui come di una bandiera del giustizialismo.

Si spiega così, ancora una volta, la sua partigianeria nei confronti di Antonio Di Pietro, il pubblico ministero che si è fatto apprezzare dall’opinione pubblica ai tempi di Mani Pulite, ma che giuridicamente parlando ha perso più volte di quante non se ne sappia, senza che mai abbia chiesto scusa per tutte quelle persone che aveva ingiustamente accusato e messo alla gogna mediatica e che aveva portato al suicidio.

Che pensare allora di Marco Travaglio?!
Che considerazione avere di lui?!

Beh, se volete sapere come la penso…credo che Travaglio sia un ragazzo davvero intelligente. Che ha capito in fretta che in Italia si può far carriera attestandosi solo su certe posizioni. A Sinistra, e puntando tutto sull’emotività del popolo che più di tutti gli altri ha bisogno di un Masaniello che lo aizzi e mobiliti.

In definitiva, però, è un personaggio altamente deludente.
Non foss’altro, appunto, per le contraddizioni che incarna

(*)http://ilpensatore.wordpress.com
segnalato da Virginio Spicacci Minervini

Pillola. Una signora al bar…

Tuesday, 1 July 2008
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Una signora al bar stamattina: “Me ne dà uno lungo?”

Alcune domande su Tonino Di Pietro

Monday, 30 June 2008
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Lettera a Dagospia.com firmata MC
Vorrei porre a voi – o a Travaglio e Facci, che recentemente sembrano solo interessati a smontarsi reciprocamente, invece di occuparsi del loro lavoro, le seguenti domande:

1. Ma chi è veramente Di Pietro?
2. Come è giunto in Magistratura? (Titoli, concorsi, ecc.)
3. Come ha potuto attaccare e contribuire alla fine di personaggi come Craxi, Forlani e un partito come il PSI?
4. Quali garanzie ha potuto offire a Dalema per ottenere da quest’ultimo (tutt’altro che ingenuo) un collegio blindato squisitamente comunista?
5. Come ha potuto cavalcare l’onda della politica, non tanto in maniera antagonista, ma rozza al di là di ogni tradizione italiana?
6. Come fa una larga fetta della politica e dell’elettorato italiano accettare la sua totale mancanza di valori (per esempio il rispetto delle
istituzioni che dovrebbe rappresentare) e al tempo stesso fondare un partito che si chiama Italia dei Valori, quasi uno sberleffo?
7. E’ solamente una scheggia impazzita, inizialmente utilizzata come un ariete da sfondamento, o cela dietro di sé altre verità?

AMARCORD/L'espresso "Razzista solo un po"

Monday, 30 June 2008
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di Gabriele Mastellarini per “L’espresso” del 24 aprile 2008

RAZZISTA SOLO UN PO’

Due mesi di reclusione e divieto di svolgere propaganda politica per tre anni. E’ la pena inflitta il 30 gennaio 2007 dalla Corte d’Appello di Venezia al sindaco di Verona, Flavio Tosi (Lega Nord) per aver diffuso idee basate sulla superiorità e l’odio razziale. Il sindaco ha fatto ricorso ottenendo l’annullamento della condanna dalla Cassazione che ha rimesso gli atti ad un’altra sezione della Corte d’Appello, continuando però a censurare il comportamento del Sindaco.

«Il contenuto del manifesto diffuso», scrive la Suprema Corte nelle motivazioni depositate nei giorni scorsi «evidenzia elementi potenzialmente discriminatori».

Ma la sentenza dei giudici veneti è stata ritenuta contraddittoria, e la vicenda, risalente al 2001, dovrà ancora essere riesaminata con rischio di prescrizione.

Caso Tosi: Mario Giordano come Marco Travaglio (ma nessuno legge i giornali!)

Monday, 30 June 2008
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Avevamo scritto che Marco Travaglio non legge “L’espresso”, dove ha una rubrica di rimasticature, ignorando ad AnnoZero la sentenza della Cassazione sul caso Tosi (si veda il mio articolo nei post precedenti, o cliccando nella categoria Sentenze).

A sottolineare le mie critiche era stato Filippo Facci sul “Giornale” che evidenziava un mesetto fa la sentenza definitiva della Cassazione. Ma oggi “Il “Giornale” di Facci, diretto da Mario Giordano (quello delle riunioni di redazione al grido “Gnocca – Gnocca – Gnocca”) in un articolo di Antonio Signorini (pag. 11) rispolvera la notizia “della vittoria giudiziaria per il sindaco di Verona, Flavio Tosi. In sintesi – scrive Signorini da Roma – la Cassazione ha stabilito che è possibie discriminare i nomadi se rubano…”. Ma Signorini non dice che già il suo collega Facci, su quelle stesse colonne, e prima di loro Mastellarini su L’espresso avevano parlato di quelle motivazioni. Evidentemente neanche al Giornale leggono i giornali.

Di certo, la decisione della Suprema Corte DEPOSITATA IL 28 MARZO, arriva oggi come un treno CON TRE MESI DI RITARDO sui principali quotidiani italiani e ieri sui siti web di varie testate nazionali (Repubblica, Il Giorno, Unionesarda, etc).

L’unico a fare uno sforzo in più è il “Corriere della Sera” che, con due articoli di Roberto Rizzo, riporta le versioni del Pm Guido Papalia (“Non è finita. Si torna in appello”) e del Sindaco Flavio Tosi (“Nessuno spazio per i campi rom”).  Ecco le due interviste.

MILANO — Per Flavio Tosi la sentenza della Cassazione «è una importante pagina di democrazia. La Suprema Corte ha rimesso le cose a posto rispetto a una visione politicizzata della magistratura che ha cercato il processo per condannare le idee. Per fortuna, non rutti i magistrati fanno politica». Le sue di idee, sindaco? «Le idee di migliala di cittadini che, dopo la condanna a sei mesi in primo grado, mi votarono avendo capito la mia battaglia». La battaglia contro i campi nomadi? «Certo perché i campi sono un concentrato di soggetti, non tutti ma la maggior parte, che vivono nell’illegalità. Quella dei rom è un’emergenza nazionale, non è un problema di immigrazione ma di stili di vita. I campi nomadi sono un fenomeno sbagliato e pericoloso, per chi ci vive dentro e per il resto della cittadinanza». Cacciari e Zanonato, sindad di Venezia e Padova, stanno costruendo alloggi per i nomadi.
«I miei colleghi sbagliano. Il campo consente, a chi vuole farlo, di continuare a vivere nell’illegalità. E chi, invece, vuole prendere una strada onesta non può farlo». A Verona niente campi nomadi? «A parte un campo sinti che esiste da 30 anni e che non crea turbative nella cittadinanza, nella mia città per gli insediamenti illegali non c’è spazio. Appena ricevo una segnalazione mando le ruspe a radere al suolo tutto. Per i rom che delinquono a Verona non c’è spazio».

Papalia: «Non è finita Si torna in Appello»
MILANO — «Nessuna sconfitta, non facciamo confusione. I processi non sono mai una sconfitta. E in questo caso c’erano tutti gli elementi per istruke un processo. La Cassazione ha semplicemente
rinviato l’esame della questione alla Corte d’Appello chiedendo di motivare meglio la condanna per propaganda razzista. È un fatto tecnico non politico». Guido Papalia (foto), procuratore capo di Verona, il pm che ha rinviato a giudizio Flavio Tosi, non si scompone davanti alla sentenza della Cassazione. «Anche perché a ottobre ci sarà la nuova udienza. Vedremo quale sarà la decisione».
Dottor Papalia, nessuna delusione? «Le sentenze vanno sempre accolte e la Cassazione non ha ritenuto che la condanna fosse da eliminare, bensì ha chiesto un approfondimento dei fatti all’Appello».
Ma così facendo non c’è il rischio di legittimare comportamenti razzisti? «Nessun pericolo. La Cassazione è stata rigorosa e si è limitata, come sempre, a giudicare i fatti. Le leggi che ci sono, in particolare la Mancino, anche dopo la riforma del febbraio 2006, sono efficaci per intervenire contro atti discriminatori». Quali sono i suoi rapporti con il sindaco Tosi?
«Quelli di sempre, rapporti istituzionali nella norma».

ESCLUSIVO. Dipendenti pubblici: MEZZO MILIONE DI PERSONE A 90 MILIARDI L'ANNO

Sunday, 29 June 2008
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Lo Stato italiano spende più di 90 miliardi di euro l’anno per pagare un esercito di 514 mila dipendenti pubblici. Pubblichiamo le tabelle della Ragioneria Generale dello Stato. I costi per l’apparato sono passati da 63 a 91 miliardi di euro in dieci anni.

Gli impiegati a tempo indeterminato nel 2006 erano 250.222, suddivisi tra personale non dirigente (241.472), diplomatici e prefettizi (2.972), dirigenti di seconda fascia (5.481) e dirigenti di prima fascia (613). A questi si aggiungono i cosiddetti “precari” o titolari di un contratto di lavoro flessibile. Nel 2006, secondo i dati che pubblichiamo, vi erano 127.538 assunti a tempo determinato (contro i 124 mila del 2005), 6.289 con contratti di formazione lavoro (5.090 l’anno prima), 9.896 interinali (9.045 nel 2005), 30.617 lavoratori socialmente utili (rispetto ai 34.474 del 2005) e 89.456 co.co.co. 

Il Lazio è la regione con il maggior numero di dipendenti fissi (64.356 nel 2006), segue la Campania con 24.109.

In Italia ci sono 57 statali a tempo indeterminato ogni mille residenti!

La spesa per il personale pubblico in Italia (tabella 1997-2007 pdf)

I dipendenti precari nella pubblica amministrazione (tabella 2001-2006 pdf)

I dipendenti fissi regione per regione (tabella 2001-2006 pdf)

Gli statali a tempo indeterminato in rapporto alla popolazione (tabella 2001-2006 pdf)

Lettera di Gabriele Mastellarini a Franco Bechis (direttore di Italia Oggi)

Sunday, 29 June 2008
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Caro direttore,

leggo con particolare interesse il corsivo pubblicato da “Italia Oggi” nella prima pagina del 28 giugno. La ringrazio per aver puntato l’attenzione su un episodio che mi riguarda da vicino: non per me – grazie a Dio non ho bisogno di pubblicita’ ne’ di lavoro – ma per i lettori e per quanti sono interessati alle vicende giornalistiche nazionali.

Perche’ questo mestiere, caro direttore, non e’ rappresentato solo dalle firme e dalle facce note al grande pubblico, ma anche da chi – piu’ giovane e con tanta voglia di fare – vuol cercare di approcciarsi a questa fantastica professione, non per fini personali ma per rendere un servizio al lettore, al telespettatore.

Non staro’ a spiegarle le logiche interne alle aziende editoriali, ne’ vorro’ argomentare oltre sulle verita’ scritte sul mio personalissimo blog, liberamente accessibile. Voglio invece soffermarmi, un attimo, su cio’ che e’ accaduto dopo che la notizia della mia “sospensione sine die” dall’Espresso e’ divenuta di dominio pubblico. Niente, caro direttore, proprio niente, ad eccezione del colonnino su Italia Oggi e di una serie di telefonate e mail di solidarieta’ ricevute da tanti colleghi dell’intero arco giornalistico nazionale (dal manifesto a Libero, per intenderci, passando per il gruppo Espresso-Repubblica). 

Dov’e’ finito l’Ordine, dov’e’ la Federazione, dove sono i comitati di redazione, dove le varie associazioni a tutela della libera stampa? E, soprattutto, dove sono i “travaglisti” sempre pronti (a ragione, sia chiaro) a chiedere spiegazioni quando i conti non tornano nel settore della stampa, invocando anche la parola regime?

Tutte domande sospese nel vuoto.

Un caro saluto.

Gabriele Mastellarini

ITALIA OGGI IN PRIMA PAGINA: "MASTELLARINI HA TOCCATO I FILI E L'ESPRESSO NON LO FA PIU' SCRIVERE"

Sunday, 29 June 2008
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Da Italia Oggi del 28 giugno 2008, prima pagina
DIRITTO E ROVESCIO
Gabriele Mastellarini, assiduo e autorevole collaboratore de L’Espresso e che sul suo settimanale aveva scritto che le condanne a carico del sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, erano state annullate dalla Cassazione, ha rivelato che Marco Travaglio, ad Annozero, aveva dimostrato di non conoscere tale sentenza assolutoria facendo così capire che Travaglio non legge nemmeno il settimanale a cui collabora.
Inoltre Mastellarini, sul suo blog, aveva raccontato altre fuorvianti amnesie di Travaglio. A seguito di ciò, Mastellarini ha ricevuto un sms di Travaglio pieno di insulti. E va beh.
In aggiunta però, L’Espresso non lo fa più scrivere.
Ha toccato i fili, perdiana.

Scarica la prima pagina di Italia Oggi (pdf)

INTERVISTA ESCLUSIVA A CARLOS SU "L'ULTIMO TENTATIVO DI SALVARE MORO"

Saturday, 28 June 2008
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INTERVISTA ESCLUSIVA ALL’ANSA REALIZZATA DA PAOLO CUCCHIARELLI

CARLOS: COSI’ SALTO’ L’ULTIMO TENTATIVO DI SALVARE ALDO MORO
di Paolo Cucchiarelli

ROMA – Ci fu un ultimo, estremo tentativo di salvare Aldo Moro che ebbe come scenario la pista dell’aeroporto di Beirut dove un executive dei servizi segreti italiani attese invano, l’8 e il 9 maggio del 1978, che a Roma una certa situazione si sbloccasse. Una fazione dei servizi segreti italiani, favorevole allo scambio, avrebbe dovuto prelevare dalle prigioni alcuni Br che dovevano essere portati in un Paese arabo. A bordo di quel jet c’erano il colonnello Stefano Giovannone, uomo del Sismi legato a Moro, ed esponenti dell’Fplp, garantiti e sotto la protezione dello Stato italiano.

E’ Ilich Ramirez Samchez, detto Carlos “lo sciacallo”, a confermare questa notizia a cui il capo terrorista aveva alluso, in maniera enigmatica, in una intervista all’ANSA realizzata grazie alla collaborazione dell’avvocato difensore del capo terrorista Sandro Clementi che lo ha incontrato nel carcere parigino di Poissy.

In un primo momento le allusione di Carlos erano state collegate alla missione che proprio la mattina del 9 maggio di 30 anni fa portò l’ammiraglio Fulvio Martini, all’epoca vice del Sismi, ad incontrare, nel carcere jugoslavo di Portorose, 4 capi della Raf. Tutto invece saltò perché qualcuno a Roma seppe della cosa e intervenne a bloccare il tutto. Carlos aveva detto, in una intervista di qualche anno fa, che c’erano “patrioti anti Nato, compresi molti generali, che erano partiti per aspettare il rilascio del prigioniero e salvare la vita di Moro e l’indipendenza dell’Italia. Invece questi generali furono costretti alle dimissioni”.

Carlos, a 30 anni dai fatti, chiarisce la vicenda che poteva essere decisiva: “fu una conseguenza dei fascisti (Mussoliniani li definisce) che controllavano l’intelligence militare che aveva preparato delle operazioni per andare a prendere nelle carceri, di notte, alcuni brigatisti imprigionati. Credo che l’informazione sia arrivata ai servizi della Nato a Beirut e probabilmente per l’imprudenza di Bassam Abu Sharif (membro dell’ufficio politico dell’Olp)”. Una soffiata, dunque, rese possibile lo stop a quell’ultimo misterioso tentativo a cui hanno alluso, per decenni, esponenti socialisti e della Dc. Quell’aereo a Beirut – spiega Carlos – “era a disposizione della resistenza palestinese per andare sotto la protezione dello Stato italiano (servizi militari) nel Paese opportuno per organizzare il ricevimento dei brigatisti sul punto di essere sottratti dalle carceri dai servizi militari”. Un riscontro a queste parole è il fatto che dopo la morte di Moro si ebbe un vero e proprio ripulisti nel Sismi, che pure era nato da pochi mesi. Sui giornali nessuno spiegò in quelle settimane quale ne fosse la ragione; lo stesso Martini abbandonò il servizio segreto per alcuni anni.

Nella lunga intervista a Carlos (disponibile nella versione integrale sul sito www.ansa.it) molte sono le ulteriori rivelazioni: a Milano, mentre si stava preparando un incontro delle Br con un “uomo dello Stato” ci fu un blitz che interruppe il canale che era stato aperto: “Quello che posso dire- rivela lo Sciacallo- è che vi era un contatto tra le due direzioni (Br-Raf) e che ci fu in quel momento una operazione delle teste di cuoio (prima nella storia). Il governo italiano non aveva necessità di stabilire contatti con gruppi stranieri per liberare Moro”.

Recentemente Cossiga ha confermato che ci fu in effetti una missione di questo tipo proprio a Milano dopo che c’era stato un contatto tra Br e un uomo di Chiesa grazie al segreto del confessionale. Carlos spiega ancora che i contatti che portarono a questo ultimo tentativo – che oggi rivela – passarono tra Giovannone e l’Fplp e grazie anche ad altri ufficiali che si recarono a Beirut più volte.”Separatamente vi erano contatti con le Br con rivoluzionari europei non italiani. Per ragioni di sicurezza le Br si erano ‘chiuse’ nell’imminenza della tripla operazione consistente nella simultanea cattura di Moro, Agnelli e un giudice della Corte suprema. Le azioni dovevano svolgersi simultaneamente in Italia”. Questa dei tre rapimenti è una assoluta novità. Carlos ne è ben cosciente e sottolinea per due volte che doveva essere rapito Gianni Agnelli e non Leopoldo Pirelli come poi si è detto e scritto. Nulla invece dice della identità dell’alto magistrato che doveva essere anche egli rapito. Nelle sue risposte, su cui ha a lungo meditato, come ha raccontato l’avvocato Clementi, Carlos ha detto di non aver mai saputo nulla del’ingente riscatto che la Chiesa era pronta a pagare proprio la mattina del 9 di maggio a Milano.

“Sono stupito di apprendere che la Chiesa avesse quella cifra per pagare. Benché fosse un buon cattolico (Moro), l’uomo della Chiesa era Andreotti che si è opposto al salvataggio di Moro. Il tentativo di Beirut è stato sabotato a Milano e questo è un dato di fatto (e qui Carlos sembra alludere al contatto avvenuto tramite la Chiesa a Milano cui si sarebbe risposto con un vero blitz che costrinse gli uomini della Raf che erano nel capoluogo lombardo a fuggire in Jugoslavia dove poi vennero arrestati). I sovietici avevano interesse a salvare Moro; gli yankees e gli israeliani erano contro e quindi se vi fosse stato un intervento di uno Stato straniero si sarebbe trattato di uno della Nato e non del Patto di Varsavia”.

AMARCORD. Travaglio, "il rompiballe", e' di destra: "Se non ci fosse Mr. B sarei li'"

Saturday, 28 June 2008
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Da www.agoranews.it (20-05-2008) – Marco Travaglio, giornalista antiberlusconiano convinto, che ha dichiarato di aver votato Di Pietro alle ultime elezioni, in realtà è di destra.

Queste rivelazioni sono state fatte dal giornalista stesso nel libro di Claudio Sabelli Fioretti “Il rompiballe”. Qui scopriamo che Marco Travaglio, che per le sue recenti dichiarazioni rischia di essere espulso dalla Rai, in realtà simpatizzaproprio per la destra.
 
Alla domanda “Ma tu eri berlusconiano?”, lui risponde: “Balle spaziali. Ho sempre votato contro Berlusconi”. E all’intervistatore che incalza dicendo “Lo ha scritto anche Giancarlo Perna. Parla di quando Berlusconi era imprenditore“, Marco Travaglio replica: “Ma non esistevano berlusconiani all’epoca (…). Perna pensa che io mi sia buttato a sinistra. Mentre io sono anticomunista oggi come lo ero allora. Però non c’è più il comunismo, e quindi non mi sembra il caso di perdere tempo. Sarebbe come schierarsi contro i cartaginesi“.
 
E alla domanda diretta “Sei proprio di destra!“, lui risponde: “Se non fosse Berlusconi il capo della destra, io starei lì! In Francia voterei a occhi chiusi per uno Chirac, un Villepin. Per Sarkozy no perché è un tamarro. In Germania voterei Merkel sicuro. Mi piacevano molto Reagan e la Thatcher“. E allora “perché se sei di destra, i girotondini ti amano tanto?“.

“Perché la mia destra non esiste. È immaginaria. È la destra liberale. Cavour, Einaudi, De Gasperi, Montanelli. Tutti morti“.

LE GNOCCHE RACCOMANDATE

Saturday, 28 June 2008
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ELENA RUSSO RACCOMANDATA DA SILVIO BERLUSCONI (foto a lato)

FOTO D’EPOCA DI GIUDITTA SALTARINI (DA PLAYBOY ’79) RACCOMANDATA DA GIANNI LETTA (CLICCA)

FOTO DI CAMILLA VITTORIA FERRANTI RACCOMANDATA DALLO STAFF BERLUSCONIANO. «Una “bona”, non proprio borgatara». «Sì, di quelle abbondanti, con misure abbondanti». (CLICCA)

FOTO DI BRIGITTA BOCCOLI RACCOMANDATA DA MAURIZIO COSTANZO (CLICCA)

FOTO DI ELIANA MIGLIO RACCOMANDATA DA LETIZIA MORATTI (CLICCA)


FOTO DI SIMONA BORIONI RACCOMANDATA DA FEDELE CONFALONIERI “Ti disturbo per due cose. La prima è una “bassa raccomandazione”… Per la parte del magistrato donna ci starebbe bene Simona Borioni (CLICCA)

DA “LA STAMPA”
Ad ottobre Saccà parla con Rosanna Mani, condirettrice di Sorrisi e Canzoni, stavolta per segnalare Vittoria Ferranti.

Mani. «Allora, in sostanza, Berlusconi, io ho detto: guardi che sia Agostino che Guido hanno fatto il massimo, perché poi è stata la Rai che, cioè le persone che, che seguono questo progetto “Incantesimo” e non l’hanno giudicata, però sia Agostino che Guido (Guido De Angelis, produttore di fiction, n.d.r.) hanno subito attivato un…».
Saccà. «Un’altra linea».
M. «Un’altra linea di scrittura per una cosa di 20, 25 pose, che non è una…».

Tre minuti dopo Saccà chiama Mirko Dalio (Mirco Da Lio, story editor di «Incantesimo», n.d.r.). «Senti una cosa, Mirko, voi avete fatto un provino ad una signorina Ferranti per un ruolo di “Incantesimo”…».
Mirko. «Provino a…».
S. «Una signorina Ferranti, Ferranti».
M. «Sì, sì, sì».
S. «Com’era? Com’era?».
M. «Uhm, era per un ruolo, non era pessima, però l’attrice che abbiamo scelto, che avremo individuato sarebbe molto più adatta».
S. «Cioè, no, tu dimmi se, capito, perché poi io devo difendere Incantesimo, devo difendere tutto, eccetera, quindi non è che viviamo in un mondo…».
M. «Era un po’ troppo “strappona”, tra virgolette, sostanzialmente come resa, sì».
S. «E non si può migliorare? Non si può fare nulla, secondo te?».
Lo story editor esita. Saccà insiste. «Allora voglio vederla pure io, va bene? Voglio vederla pure io: l’ultima parola spetta a me, va bene?».

«Bona, bona, bonacciona»
Chiuso il telefono con Da Lio, Saccà richiama Rosanna Mani, le riferisce la conversazione sulla Ferrante.
Saccà. «No, mi ha detto: sai, questa è un poco “strappona”, a Roma “strappona” significa un po’, un po’ “bona, bona”, capito, bonacciona, capito?».
Mani. «Capirai (ride)».
S. «Una “bona”, non proprio borgatara».
M. «Sì, di quelle abbondanti, con misure abbondanti».
S. «Non anglosassone, diciamo (ride)… Ho detto: va bene, può darsi che va bene la “strappona”, me la fate vedere, per cortesia, e comunque si può lavorare, di trucco, di costume».
M. «Certo, certo».

Saccà vede i provini il giorno seguente, poi chiama Guido De Angelis. «Allora, ho visto i provini, allora, la Zanier come recitazione è migliore della Ferranti, non ci sono dubbi, ma la Ferranti è brava, voglio dire…».
De Angelis. «Sì, che è brava…».
S. «E soprattutto la Zenier mi sembra più sofisticata per una soap, mi sembra più protagonista di un giallo, di un poliziesco, no? Ha un naso più moderno». Per Saccà invece la Ferrante «è più diretta, più soap». E quindi ordina: «Però, però bisogna fare due cose, io adesso lo dico anche al capostruttura di prendere la Ferranti, c’è bisogno però di fare due cose, uno, un coach, lei ha bisogno di un coach sulla parte, sulla recitazione, eccetera…». E poi bisogna intervenire anche sulla scrittura. «Scriverle delle cose giuste, carine per lei, eccetera, ma poi, non fatela, eh, scopritele il viso, non datele il viso coperto dai capelli perché sembra più “puttana”, non so se è chiaro…».

Una settimana dopo Saccà chiama Paola Masini, capostruttura di Rai Fiction per parlarle di Elena Russo. «Senti una cosa, Paola, ti ricordi che io ti avevo detto della Russo come protagonista in quella storia, in quel film, no…».
Masini. «Sì, “Ovunque tu sia”».
S. «Io la preferisco, e resti fra di noi, alla come si chiama…
M. «A Lucrezia».
S. «A Lucrezia Della Rovere».

DA L’ESPRESSO

Fedele Confalonieri Il 21 settembre 2007 chiama Fedele Confalonieri: “Ti disturbo per due cose. La prima è una ‘bassa raccomandazione’ e la seconda è che vorrei parlare di Valsecchi, De Agostini, per fare un percorso insieme”. Accantonata subito la discussione sui massimi sistemi della fiction e sui “percorsi insieme”, Fidel passa al sodo: “Mi dicono che la società Albatross di Alessandro Jacchia stia facendo per voi la fiction ‘Il bene e il male’. Per la parte del magistrato donna ci starebbe bene Simona Borioni (attrice di ‘Vivere’) e siccome sia l’agente dell’attrice, Pellegrini, che il regista ne hanno parlato con Jacchia, insomma “le chiedevo se poteva interessarsene”. Non capita tutti i giorni di vedere il presidente di Mediaset che tenta di piazzare un’amica alla concorrenza. Ma Saccà non si pone domande e si impegna a chiamare il capostruttura e pure il responsabile del progetto per fare il provino e cominciare a ragionarci su.

Gianni Letta Il 4 ottobre 2007 chiama Saccà per raccomandare Giuditta Saltarini, la vedova dell’amico Renato Rascel, per un provino a ‘Un posto al sole’. Quattro giorni dopo Saccà chiama il produttore della fiction, Roberto Sessa, e chiede della Saltarini. Ancora 4 giorni e il 12 ottobre Francesco Nardella, capostruttura fiction, chiama Saccà e gli dice: “Ma quanto tieni a Giuditta Saltarini?”. Saccà risponde: “Tanto, perché è segnalata da Letta”. Comunque, la Saltarini non ha ottenuto la parte. Letta ci riprova il primo ottobre quando raccomanda Ruggiero Marino, ex redattore de ‘Il Tempo’, che vorrebbe scrivere sceneggiature. Agostino si impegna a farlo lavorare come consulente. Detto, fatto. Due settimane dopo, Saccà chiede al produttore se può inserire il giornalista come consulente della sceneggiatura del ‘Terremoto di Messina’. Venti minuti dopo Saccà chiama al telefono Letta e gli dice che sta con Marino e che per la sceneggiatura del ‘Terremoto di Messina’ è tutto a posto. Letta chiama di nuovo un mese dopo per ricordare a Saccà il figlio di Simona Izzo, Francesco Venditti. Saccà si impegna a chiamarlo presto.

Maurizio Costanzo Il 26 giugno raccomanda a Saccà Brigitta Boccoli per il provino che ha sostenuto per ‘Incantesimo’. Il 21 settembre del 2007 chiama di nuovo per Giulietta Revel per il cast di ‘David Copperfield’.

Mario Landolfi Il parlamentare di An è presidente della commissione di Vigilanza Rai mentre chiama il 16 ottobre del 2007 per il produttore Piero Di Lorenzo. Segnala che il produttore ha speso più di quanto la Rai vuole riconoscergli. Saccà dice che ci stanno lavorando.

Gennaro Malgieri Il consigliere della Rai in quota An chiama per raccomandare la società di Gabriella Bontempo, la moglie di Italo Bocchino, parlamentare di An. Gabriella Bontempo vuole la lettera di attivazione che non arriva ed è preoccupata. Sollecitato da Malgieri, Saccà telefona ad Antonio Marano. A dimostrazione del ruolo centrale di Saccà nello smistare favori, Marano comunica a lui e non a Malgieri l’invio della lettera alla Bontempo. Una raccomandazione a buon fine e una nuova richiesta: Marano, contestualmente, gli chiede di far lavorare nella fiction una ragazza di Luino, in provincia di Varese.

Claudio Petruccioli Il presidente della Rai interviene per fare andare in onda ‘Il capitano’, una fiction sulle Fiamme Gialle, in un certo giorno perché il comando generale preme per quella collocazione. Inoltre il 26 luglio Matilde Bernabei parla di un attore per cui si è interessato il presidente, Claudio. Stanno pensando dove inserirlo.

Giovanni Minoli Sono le telefonate più importanti sulle manovre per le poltrone chiave di viale Mazzini. Il 27 giugno 2007 Saccà incontra Berlusconi e sponsorizza la nomina di Minoli a direttore generale al posto di Cappon. Poi chiama Minoli e gli riferisce tutto. Il 24 luglio Saccà torna sull’argomento con Minoli e gli spiega che ne ha riparlato con Berlusconi. Minoli dice che bisogna forzare su Urbani e Saccà conferma che Urbani ha un margine molto forte sul presidente.

(26 giugno 2008)

CLAMOROSO Facci ammette: "Ho le mèches!" Poi precisa (foto alla mano): "Era ironico"

Saturday, 28 June 2008
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Lettera a Dagospia

Egregio D’Agostino, voglia congedarmi dalla trascurabile polemicuccia con Travaglio di bile (che giustamente ha stancato i Suoi lettori) concedendomi di dargli ragione su una sola cosa.

E’ vero, non solo i miei capelli hanno le mèches: ma me le faccio dall’età di quattro anni. Fornisco ciò di cui i magistrati a lui cari sono regolarmente sprovvisti: una prova.
Filippo Facci