di Alessandro D’Amato *
Le cose sono andate così: un collaboratore de l’Espresso, Gabriele Mastellarini, critica l’autore de “L’odore dei soldi” perché, in una memoria difensiva presentata al tribunale di Torino in occasione della querela presentata contro di lui da Fedele Confalonieri, sostiene che la rubrica de L’Unità da lui firmata aveva – ed ha – un carattere “satirico“. Insomma, scherzava quando affermava che “Confalonieri dovrebbe guardarsi allo specchio e sputarsi“. Non diceva sul serio. Nonostante tutti i suoi lettori pensassero il contrario, probabilmente. La rubrica ha un carattere satirico, ovvero castigat ridendo mores, e si vede che a Travaglio l’idea di uno che si guarda allo specchio e si sputa in faccia fa ridere. Son gusti.
Le frasi di Mastellarini vengono riprese da quel maniaco del copincolla di Filippo Facci. Il quale, da quando ha clonato D’Avanzo trovando finalmente un argomento vero sul quale sfottere Travaglio, è diventato maniaco dell’internet e fan di Google. Forse il passatempo della rete potrà finalmente consolarlo dal fatto che lui ha passato anni per trovare un argomento polemico valido nei confronti di Travaglio, e due giornalisti del gruppo Espresso ci hanno messo due minuti per essere mille volte più incisivi di lui. Ma ubi maior, minor cessat.
Facci fa anche un po’ di confusione, sbagliando il nome di Mastellarini (lo chiama Palombarini), ma l’emozione di scrivere finalmente qualcosa di serio fa brutti scherzi. Come che sia, il giorno dopo Mastellarini manda una smentita al Giornale, ma poi sempre sul suo blog informa i lettori che Travaglio ha preso male la cosa, e prima gli ha fatto una telefonata dai toni durissimi, e poi gli ha mandato degli sms. Che, molto inelegantemente, Mastellarini pubblica.
Da quel momento, accade qualcosa di non molto bello. Il giornalista viene a sapere di essere stato “sospeso a tempo indeterminato” dalla collaborazione con l’Espresso, dove Travaglio tiene una rubrica. Chiede un incontro al direttore Daniela Hamaui, ma questo fa sapere tramite la sua segretaria di avere l’agenda piena. Mastellarini scrive a Libero, su richiesta del direttore, per raccontargli la storia, e manda anche una “lettera aperta” a Io Padre Fondatore Eugenio Scalfari, chiedendo aiuto. Barbapapà nemmeno se lo fila. E così un collaboratore valente del giornale di via Cristoforo Colombo, che aveva anche pubblicato una notizia che aveva fatto incacchiare Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, finisce defenestrato senza tante spiegazioni.
Mastellarini dice chiaramente che secondo lui è tutta colpa di Travaglio: “E’ verosimile che Travaglio abbia chiamato la Hamaui mettendo sul piatto il buon nome de l’espresso e SOPRATTUTTO IL SUO POTERE CONTRATTUALE DI FIRMA CONOSCIUTISSIMA AL GRANDE PUBBLICO, ”inducendo” la direttrice alla mia cacciata. Io avevo scritto (e Facci l’ha riportato) che Travaglio non legge neanche l’espresso e questo per lui è un colpo durissimo;“.
Nel frattempo accade qualcos’altro: Io Padre Fondatore risponde a Mastellarini, senza rispondere nel merito (e il giornalista gli dedica uno “chapeau” di cui non si capisce il significato), e Travaglio controreplica a Libero: “Posto che non mi ero nemmeno accorto che fosse iniziata (la collaborazione di Mastellarini con L’Espresso, ndr) finché costui non ha iniziato ad attaccarmi sul suo blog (subito ripreso dal Giornale), vorrei solo precisare che non mi sono mai occupato della sua collaborazione con l’Espresso, non avendo alcun titolo per farlo e avendo fortunatamente di meglio da fare“.
Smentita di prammatica? Però, se Travaglio non sa che Mastellarini collabora con l’Espresso, significa che davvero non legge il giornale su cui scrive. Contro-contro-replica: “So benissimo che Travaglio non ha titoli per influire sulle scelte editoriali dell’Espresso. Una testata così autorevole non può certo farsi rappresentare da chi non ha autorevolezza in campo giornalistico. Nell’articolo lamentavo di non aver ricevuto una risposta dalla direzione dell’espresso (e non da Travaglio, ciò che lui pensa mi è completamente indifferente)“. Nella polemica, tanto per non farsi mancar nulla, entra anche Guzzanti padre che non fa mancare la sua sententia disinformata dei fatti.
Io, però, come dicevo all’inizio, non mi sento di attaccare Marco Travaglio in questa occasione. Perché, intanto, non mi è piaciuto che nella vicenda si siano pubblicati discorsi destinati a rimanere privati (resoconti di telefonate e sms), e la scusa che ormai fossero pubblici in quanto si riferivano a una vicenda pubblica, mi sembra appunto una scusa. Poi, in quanto non vi è alcuna prova che Travaglio sia andato davvero a far pressione per far licenziare un collega: non è una cosa elegante, non è bella.
Credo sarete tutti d’accordo: se l’avesse fatto, sarebbe davvero un brutto gesto. Perché i fatti privati tra due giornalisti – oppure quelli pubblici, ma che non accadono all’interno della stessa struttura editoriale – non dovrebbe causare il “licenziamento” – o la chiusura della collaborazione – con uno dei due, peraltro senza giusta causa visto che gli scambi partivano da una polemica in cui aveva ragione Mastellarini: la sentenza c’era, la notizia che Travaglio definisse semplice “satira” la sua Rubrica Morale su L’Unità pure. Tutto in regola, insomma.
Ma io sono garantista sempre, non solo quando conviene. E’ per questo che posso tranquillamente dire che, in assenza di fatti che suffraghino le supposizioni di Mastellarini, non si può condannare Travaglio.
Voi, invece, i suoi fan, che questo ragionamento non l’avete mai applicato a tutti quelli che, a torto o a ragione, vi sono stati indicati come nemici, invece? In base alla vostra logica e al Metodo Travaglio, cosa pensate di questa storia?
* Tratto da giornalettismo.com (http://www.giornalettismo.com/archives/1018/sarebbe-troppo-facile-attaccare-travaglio-stavolta/)