Financial Times: "Berlusconi fa bene a frenare i giudici'

Sunday, 22 June 2008
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L’autorevole quotidiano economico inglese “Financial Times” si schiera con Berlusconi nel nuovo, durissimo, scontro con i magistrati. In un editoriale intitolato “L’Italia fa bene a tenere a freno i giudici”, il quotidiano britannico sottoliea la necessita’ di introdurre una legge sull’immunita’ come gia’ per esempio in Spagna, Francia, Germania e Ue.

Tra l’altro, secondo l’editorialista Christopher Caldwell, la domanda da porsi e’ se le accuse contro Berlusconi nascono da una disinteressata richiesta di giustizia o dal desiderio di una certa parte dell’elite italiana di rovesciare una scleta popolare che non le piace.

Per il FT, e’ un dato di fatto che in Italia da oltre 15 anni “i giudici godono di un ivello di potere unico in Occidente. Nei primi anni Novanta – ricorda il giornale – quando gli italiani avvertirono che non avrebbero piu’ avuto bisogno di tolleare la corruzione che rientrava in un patto regolare della politica della guerra fredda, i giudici ambiziosi destituirono le leadership dei principali partiti in processi per corruzione. C’e’ stata una reggenza giudiziaria sui funzionari eletti, un potere che a lungo andare e’ dannoso per la democrazia ed e’ qeusta una delle ragioni per le quali gli italiani non si fidano della giustizia”.

(tratto da “Il Messaggero’ di oggi, p. 3).

Facci maniaco del copincolla. Da due giornalisti del gruppo Espresso (uno ex) gli argomenti su Travaglio

Saturday, 21 June 2008
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di Alessandro D’Amato *

Le cose sono andate così: un collaboratore de l’Espresso, Gabriele Mastellarini, critica l’autore de “L’odore dei soldi” perché, in una memoria difensiva presentata al tribunale di Torino in occasione della querela presentata contro di lui da Fedele Confalonieri, sostiene che la rubrica de L’Unità da lui firmata aveva – ed ha – un carattere “satirico“. Insomma, scherzava quando affermava che “Confalonieri dovrebbe guardarsi allo specchio e sputarsi“. Non diceva sul serio. Nonostante tutti i suoi lettori pensassero il contrario, probabilmente. La rubrica ha un carattere satirico, ovvero castigat ridendo mores, e si vede che a Travaglio l’idea di uno che si guarda allo specchio e si sputa in faccia fa ridere. Son gusti.

Le frasi di Mastellarini vengono riprese da quel maniaco del copincolla di Filippo Facci. Il quale, da quando ha clonato D’Avanzo trovando finalmente un argomento vero sul quale sfottere Travaglio, è diventato maniaco dell’internet e fan di Google. Forse il passatempo della rete potrà finalmente consolarlo dal fatto che lui ha passato anni per trovare un argomento polemico valido nei confronti di Travaglio, e due giornalisti del gruppo Espresso ci hanno messo due minuti per essere mille volte più incisivi di lui. Ma ubi maior, minor cessat.

Facci fa anche un po’ di confusione, sbagliando il nome di Mastellarini (lo chiama Palombarini), ma l’emozione di scrivere finalmente qualcosa di serio fa brutti scherzi. Come che sia, il giorno dopo Mastellarini manda una smentita al Giornale, ma poi sempre sul suo blog informa i lettori che Travaglio ha preso male la cosa, e prima gli ha fatto una telefonata dai toni durissimi, e poi gli ha mandato degli sms. Che, molto inelegantemente, Mastellarini pubblica.

Da quel momento, accade qualcosa di non molto bello. Il giornalista viene a sapere di essere stato “sospeso a tempo indeterminato” dalla collaborazione con l’Espresso, dove Travaglio tiene una rubrica. Chiede un incontro al direttore Daniela Hamaui, ma questo fa sapere tramite la sua segretaria di avere l’agenda piena. Mastellarini scrive a Libero, su richiesta del direttore, per raccontargli la storia, e manda anche una “lettera aperta” a Io Padre Fondatore Eugenio Scalfari, chiedendo aiuto. Barbapapà nemmeno se lo fila. E così un collaboratore valente del giornale di via Cristoforo Colombo, che aveva anche pubblicato una notizia che aveva fatto incacchiare Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, finisce defenestrato senza tante spiegazioni.

Mastellarini dice chiaramente che secondo lui è tutta colpa di Travaglio: “E’ verosimile che Travaglio abbia chiamato la Hamaui mettendo sul piatto il buon nome de l’espresso e SOPRATTUTTO IL SUO POTERE CONTRATTUALE DI FIRMA CONOSCIUTISSIMA AL GRANDE PUBBLICO, ”inducendo” la direttrice alla mia cacciata. Io avevo scritto (e Facci l’ha riportato) che Travaglio non legge neanche l’espresso e questo per lui è un colpo durissimo;“.

Nel frattempo accade qualcos’altro: Io Padre Fondatore risponde a Mastellarini, senza rispondere nel merito (e il giornalista gli dedica uno “chapeau” di cui non si capisce il significato), e Travaglio controreplica a Libero: “Posto che non mi ero nemmeno accorto che fosse iniziata (la collaborazione di Mastellarini con L’Espresso, ndr) finché costui non ha iniziato ad attaccarmi sul suo blog (subito ripreso dal Giornale), vorrei solo precisare che non mi sono mai occupato della sua collaborazione con l’Espresso, non avendo alcun titolo per farlo e avendo fortunatamente di meglio da fare“.

Smentita di prammatica? Però, se Travaglio non sa che Mastellarini collabora con l’Espresso, significa che davvero non legge il giornale su cui scrive. Contro-contro-replica: “So benissimo che Travaglio non ha titoli per influire sulle scelte editoriali dell’Espresso. Una testata così autorevole non può certo farsi rappresentare da chi non ha autorevolezza in campo giornalistico. Nell’articolo lamentavo di non aver ricevuto una risposta dalla direzione dell’espresso (e non da Travaglio, ciò che lui pensa mi è completamente indifferente)“. Nella polemica, tanto per non farsi mancar nulla, entra anche Guzzanti padre che non fa mancare la sua sententia disinformata dei fatti.

Io, però, come dicevo all’inizio, non mi sento di attaccare Marco Travaglio in questa occasione. Perché, intanto, non mi è piaciuto che nella vicenda si siano pubblicati discorsi destinati a rimanere privati (resoconti di telefonate e sms), e la scusa che ormai fossero pubblici in quanto si riferivano a una vicenda pubblica, mi sembra appunto una scusa. Poi, in quanto non vi è alcuna prova che Travaglio sia andato davvero a far pressione per far licenziare un collega: non è una cosa elegante, non è bella.

Credo sarete tutti d’accordo: se l’avesse fatto, sarebbe davvero un brutto gesto. Perché i fatti privati tra due giornalisti – oppure quelli pubblici, ma che non accadono all’interno della stessa struttura editoriale – non dovrebbe causare il “licenziamento” – o la chiusura della collaborazione – con uno dei due, peraltro senza giusta causa visto che gli scambi partivano da una polemica in cui aveva ragione Mastellarini: la sentenza c’era, la notizia che Travaglio definisse semplice “satira” la sua Rubrica Morale su L’Unità pure. Tutto in regola, insomma.

Ma io sono garantista sempre, non solo quando conviene. E’ per questo che posso tranquillamente dire che, in assenza di fatti che suffraghino le supposizioni di Mastellarini, non si può condannare Travaglio.

Voi, invece, i suoi fan, che questo ragionamento non l’avete mai applicato a tutti quelli che, a torto o a ragione, vi sono stati indicati come nemici, invece? In base alla vostra logica e al Metodo Travaglio, cosa pensate di questa storia?

* Tratto da giornalettismo.com (http://www.giornalettismo.com/archives/1018/sarebbe-troppo-facile-attaccare-travaglio-stavolta/)

Pillole (di Daniele Luttazzi)

Saturday, 21 June 2008
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Berlusconi sorpreso della sospensione dei suoi processi.

Camorra, già pronte le tessere false per pensionati di basso reddito.

Maturità, un aoristo prende in ostaggio una scolaresca per protesta contro gli errori nella traccia di greco.

Gli europei, Barzagli si rompe i lacci delle scarpette, lacrime, carriera finita.

Copyright Daniele Luttazzi (Ultim’ora, il manifesto)

Travaglio ricicla e fa confusione

Saturday, 21 June 2008
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Lettera al direttore de L’espresso (letterealdirettore@espressoedit.it)

Gentile dott.ssa Hamaui,

nonostante sia stato sospeso “sine die” da L’espresso, continuo con piacere ad acquistare e leggere il prestigioso settimanale da Lei diretto. E, forse per un’assurda deformazione professionale, mi imbatto ancora in Marco Travaglio e nell’articolo “Giornalisti con il bavaglino”, un riciclato-rimasticato di quanto gia’ letto su L’Unita’ del 19 giugno.

Ma la mia attenzione, gentile dottoressa, si sofferma su un particolare apparentemente di poco conto e cioe’ sul nome “dell’avvocata Paola Severini” citata dal Travaglio per un editoriale su “Il Mattino”.
Intanto si tratta dell’avvocato Paola SeverinO, da non confondere con la giornalista romana (questa si’) Paola Severini, moglie dell’ex Ministro Antonio Guidi.
Non per difendere l’avv. Severino che puo’ farlo certamente da sola, mi permetto pero’ di suggerire al Travaglio (che, nel suo stile satirico, mi ha definito “maestro di giornalismo”, quindi ne ho titolo) di informarsi meglio sul conto della Severino, docente di diritto penale gia’ vicerettore alla Luiss di Roma, professionista di indiscusso livello nazionale e spesso impegnata in difesa di giornalisti e a tutela della liberta’ di stampa.

Ma forse Travaglio si riferiva alla Severini.

Un caro saluto dal suo epurato speciale (sempre in attesa di un colloquio presso di Lei).
Gabriele Mastellarini

Travaglio sputtana Facci:"Non solo non sa scrivere, ma non sa neppure leggere"

Friday, 20 June 2008
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20 giugno 2008, in Marco Travaglio
Lettera a Dagospia

Caro Dago, leggo con sincera preoccupazione la lettera del poveraccio con le mèches che scrive sul Giornale e da un po’ di tempo anche sul Riformista. Preoccupazione dovuta alle sue condizioni di salute, che devono essere davvero precarie. Ossessionato da me, al punto da dedicare gran parte della sua produzione letteraria a quel che scrivo io (con tutto quel che succede in giro), il tipo in questione ha ormai smarrito non solo il lume della ragione, ma anche la consecutio temporum.

Infatti, in pieno al delirio, ti scrive testualmente: “Marco Travaglio ha copiato un virgolettato senza citare la fonte (e sin qui niente di pazzesco) ma per la prima volta nella Storia l’ha fatto non dalle carte di un magistrato, ma di un avvocato. E’ la rivoluzione. Le allego due frammenti identici: il primo è in un Ansa (qui ci sarebbe stato bene un apostrofo, ma pazienza, ndr) del 15 giugno con dichiarazioni di Caterina Malavenda, uno dei maggiori esperti italiani sul diritto dell’informazione; il secondo, il giorno dopo, è estratto da ‘Ora d’Aria’ di Marco Travaglio pubblicato il giorno dopo su l’Unità. Copia e incolla”.

Seguono le citazioni, effettivamente identiche, dall’Ansa e dal mio articolo. C’è solo un piccolo dettaglio da correggere: l’Ansa in questione è datata 15 giugno 2008, ore 14.30; il mio articolo è uscito sulla prima pagina dell’Unità del 15 giugno (domenica), dunque è stato scritto il 14 giugno (sabato). Il giorno prima, non il giorno dopo. Essendo impossibile che io, il sabato, abbia copiato un’Ansa uscita domenica, non posso non concluderne che: 1) l’Ansa ha copiato da me e non viceversa; 2) il poveraccio con le mèches non solo non sa scrivere, ma non sa neppure leggere.

Faccio un paio di commenti personali. 1) Intanto anche questo blog deve delle scuse al sig. Travaglio per il cartatravaglio/4 (giornalista copia e incolla) inviatoci da Facci che poi lo ha anche mandato a dagospia.com e, da qui, la replica di Travaglio.2) Mi sarebbe piaciuto ricevere una lettera analoga dopo le notizie che avevo dato. Evidentemente il buon Travaglio quando ha ragione va di pubblico randello, mentre quando ha torto si affida a sms densi di “belle parole”.
Gabriele Mastellarini

ESCLUSIVO Carte Moro, avviata la declassifica

Friday, 20 June 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, DOSSIER CASO MORO

IL MINISTERO DELL’INTERNO, CON UNA LETTERA RICEVUTA IN DATA ODIERNA (prot. N. 3039.1173/4), MI COMUNICA CHE:
1) L’8 aprile scorso, l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi “ha autorizzato l’avvio delle procedure di declassifica della documentazione afferente il cosiddetto “caso Moro”;
2) Il Ministero dell’Interno (e presumibilmente gli altri Ministeri) si stanno attivando per “portare a compimento le conseguenti attività di declassifica, per il successivo inoltro degli atti alla Presidenza del Consiglio”;
3) La Presidenza del Consiglio è stata “individuata quale struttura dove custodire tale carteggio una volta declassificato, al fine di concentrare in un’unica sede l’accesso e la visione degli atti da parte dei soggetti aventi titolo”;
4) La stessa Presidenza del Consiglio-Autorità Nazionale per la Sicurezza ha escluso l’immediata efficacia della legge 124/2007 che prevedeva (art. 42) l’automatica declassifica, subordinandola all’adozione di un regolamento previsto dal comma 7 dell’art. 42.

I primi tre punti, come si potrà notare, sono molto importanti e rappresentano certamente una novità nel panorama.
Sul quarto punto sono in corso da parte mia degli approfondimenti, in quanto ritengo comunque applicabili le previsioni dell’art. 42 L 124/2007, pur in mancanza del regolamento di cui al comma 7 dell’art. 42.

Ricordo che la prossima settimana è attesa la pronuncia del Tar Lazio e che il primo luglio tornerà a pronunciarsi la commissione d’accesso agli atti di Palazzo Chigi, alla quale ho impugnato un diniego espresso dal Senato della Repubblica, Ufficio dell’Archivio Storico, sempre relativo agli stessi atti

Un brutto sogno

Friday, 20 June 2008
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Stanotte ho fatto un brutto sogno: c’era una redazione, con un caporedattore ed un direttore, che riceve una telefonata da un influente giornalista di testata televisiva o forse un pezzo grosso della politica (scusate ma i miei sogni sono talvolta confusi).

Nel corso del colloquio il pezzo grosso chiede di escludere la penna di un certo collaboratore, ha scritto cose che lo hanno irritato. E sua moglie sta pure con l’insonnia, tanto è nervosa, ed il cane adesso vuole essere portato a fare pipì venti volte al giorno.

E se potessero anche limitare il lavoro di un altro loro giornalista (troppo noto per essere buttato fuori) ne sarebbe infinitamente grato: pure quello è un rompiscatole mica da poco, se si butta su un’altra storia che sta a cuore al pezzo da 90 sarebbe molto disdicevole.

Ossequiosi verso il guru, tutti in coro dicono: non si preoccupi ci pensiamo noi a farlo fuori quello! Meglio ammazzarli da piccoli. E così è avvenuto, sempre nel sogno.

Poi però si chiedono: adesso come facciamo con l’altro, quello affermato e famoso? Combinazione, lo vedono passare nel corridoio in quel momento. Un tipo invidiato da tutti i colleghi (e qualche volta pure un po’ antipatico) ed hanno come un colpo di genio: ma si certo, è stato lui che ha chiesto di buttare fuori il primo, chi altri potrebbe farlo? Una balla così grossa che diventa immediatamente operativa.

E così, sempre nel sogno, fanno filtrare la voce che una persona influente ha chiesto la rimozione dell’altro. Omettendo però di dire da chi è venuta veramente la richiesta, una specie di dico e non dico, un ammiccamento insomma al giornalista affermato. In linguaggio arcaico, due piccioni con una fava. Il tizio noto che viene fatto passare per un invidioso, e l’altro fuori dalle scatole.

Poi mi ha suonato la sveglia e non ho fatto in tempo a vedere come andava a finire.

Lettera firmata

Fuori Mastellarini, giornalista disdice l'abbonamento a L'espresso

Friday, 20 June 2008
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Riceviamo e pubblichiamo dal dottor Paolo Martocchia, giornalista
Al direttore de “L’espresso” (letterealdirettore@espressoedit.it)
Gentile Direttore,

dopo aver appreso con dispiacere dell’estromissione di Gabriele Mastellarini da L’Espresso (G.Mas. era uno dei pochi che si facevano leggere sulla rubrica “Riservato”), mi preme comunicarLe che non rinnoverò l’abbonamento. Per il gruppo editoriale, sono sicuro, non ci saranno problemi di alcun genere. Però, quel che è accaduto a Gabriele è come se fosse accaduto anche a me, freelance da sempre, senza tutele, sottopagato e (da sempre) sfruttato.

Pura illusione fare il giornalista; vivere in questo mondo “ovattato” comporta sacrifici immani, con un bastimento carico di umiliazioni, giorno per giorno, per portare a casa un borderò degno di tal nome.

Al collega Mastellarini, non è bastato farsi le ossa in tutti questi anni di gavetta, proprio come chi scrive (regolarmente iscritto all’Inpgi2); non sono bastate lauree, master e titoli “sul campo”, con collaborazioni “coordinate e continuative” (ora a progetto), dalla metà degli anni ’90 in poi, per una miriade di quotidiani, locali e nazionali.

Vale la pena parlarne? No, sicuramente, tanto nessuno ti ascolta. Ma forse il nemico di Mast ascolterà.

E potrà leggere la mia chiosa: Mr. X hai sconfitto anche me, mi arrendo ad un sogno che era divenuto realtà: quella di guardare la sigla di un mio collega su “L’Espresso”. Non il mio, attenzione. Perché da oggi chiudo il pc e mi trovo un altro lavoro.

Cordiali saluti

Dr. Paolo Martocchia
giornalista
Pescara

Fritti e rifritti/2

Friday, 20 June 2008
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Agenzia Apcom del 10 giugno. Camera; dalla Lega idea “anti-pianisti”: si vota solo seduti
Roma, 10 giu. (Apcom) – In Aula alla Camera come in automobile. E’ il leghista Giacomo Stucchi, segretario d’Aula, ad avanzare durante la riunione dell’Ufficio di presidenza di Montecitorio, una proposta alternativa a quella del presidente della Camera, Gianfranco Fini, contro i cosiddetti ‘pianisti’. L’esponente del Carroccio propone di dotare ogni postazione dell’Emiciclo di sensori che rilevano il peso (da un minimo di 40 kg) come quelli che in automobile segnalano la presenza del conducente o del passeggero ed avvertono con una spia o un segnale sonoro di allacciare le cinture. Solo se si è seduti al proprio posto in Aula, quindi, i pulsanti per la votazione saranno attivati e sarà possibile esprimere la propria preferenza per il sì, per il no o per l’astensione. “I questori valuteranno anche la mia proposta ed entro 10 giorni ci faranno sapere”, ha fatto sapere Stucchi.

Dopo 10 giorni, su L’espresso di oggi 20 giugno
Si fa presto a dire ‘due mani, un solo voto’. Far tenere entrambe le mani del parlamentare impegnate a esprimere il voto, in modo che una non possa essere dirottata sul banco del vicino assente (misura proposta dal presidente della Camera Gianfranco Fini per risolvere il problema dei cosiddetti pianisti) potrebbe costare una fortuna ai contribuenti. Secondo Fini, infatti, i deputati dovranno premere contemporaneamente due pulsanti e questo significa cambiare tutte le 630 pulsantiere presenti nell’emiciclo di Montecitorio. E non si tratta solo di aggiungere un pulsante a quelli esistenti, ma di rivoluzionare il sistema. I conti sono presto fatti: rifare completamente l’impianto elettrico dell’aula della Camera costerebbe circa 850 mila euro. A questi si dovrebbero aggiungere i costi per le nuove pulsantiere e quelli per l’allargamento degli spazi per l’inserimento di due mani. Ammesso che la Soprintendenza dia il via libera (la Camera è un bene vincolato).

A spanne, trapela dagli uffici dei questori, il costo complessivo non dovrebbe superare il milione di euro. Si cercherà in ogni modo di spendere una cifra più modesta. Comunque superiore ai “circa 200 mila euro” necessari per venire incontro alla trovata del leghista Giacomo Stucchi (sua la stima economica): installare sotto la sedia dei deputati un sensore dello stesso tipo di quelli che fanno scattare l’allarme in caso di mancato allacciamento delle cinture di sicurezza. L’idea migliore sarà trasformata in realtà entro agosto. A settembre Fini vuole ricominciare i lavori con i pianisti messi a tacere. (S.N.)

Fritti e rifritti

Friday, 20 June 2008
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Notizia del 10 giugno, fonte Pubblicità Italia e www.digital-sat.it
Sarà battezzato a ottobre il primo canale satellitare di De Agostini Editore, che sarà un canale kids e sarà seguito nei mesi successivi da altri canali di taglio edutainment. Il canale sarà visibile su Sky nella fascia 600, appunto quella dedicata ai canali per bambini.
L’avvio delle attività televisive satellitari del gruppo di Novara (che ha chiuso il 2007 con ricavi in crescita del 5% a perimetro omogeneo) è stato ufficializzato con il varo della nuova direzione ‘tv satellitare’, che farà capo appunto a De Agostini Editore (editore da una parte dei prodotti collezionabili, dall’altra, attraverso De Agostini Periodici, delle riviste di nautica del ‘sistema Yacht’ e di riviste di cultura e di e lingue come Speak Up, Que Tal e Medioevo), ma che realizzerà canali non legati ai temi trattati dai periodici, concentrandosi invece su temi di edutainment.

Direttore della nuova divisione satellitare è Cristina Crocetti, proveniente da Fox, dove si era occupata del lancio di Fox Life, canale a target femminile, con il ruolo dei cannel editor. I canali satellitari di De Agostini saranno realizzati in service dalla Interactive di Bruno Bogarelli, la società che realizza fra l’altro SportItalia.

La presenza del Gruppo De Agostini nella tv ha due fronti: oltre a questo della tv satellitare di taglio edutainment, appena aperto, c’è infatti il più ampio fronte della produzione di contenuti in area entertainment, dove il gruppo di Novara sta costituendo un grande polo europeo attraverso un’altra società, la De Agostini Communications.

Nel gennaio 2007 questa società ha acquisito il controllo dell’italiana Magnolia (produttore fra l’altro dell’Isola dei Famosi e di X Factor), poi un anno fa è stata la volta di Marathon, società francese paragonabile a Magnolia, infine proprio in questi giorni De Agostini Communications ha lanciato un’opa sulla svedese Zodiak, che ha attività anche in Russia e Ucraina. De Agostini Communications fu creata nel 2003, quando De Agostini fece il suo ingresso nel settore tv con l’acquisizione in joint venture con Planeta di Antena3, rete nazionale spagnola di cui il gruppo di Novara detiene oggi il 44% del capitale.

Dopo 10 giorni, cioè oggi, su L’espresso – TV SATELLITARE – DE AGOSTINI VA IN ONDA…
La televisione, per Lorenzo Pellicioli, è stata davvero il primo amore: dalle emittenti locali degli anni Settanta fino alla direzione di Rete 4 e ora alla De Agostini di cui è amministratore delegato, con la spagnola Antena 3. Ma le ambizioni del gruppo sono sempre più multimediali: al broadcasting si sono aggiunti la distribuzione (Mikado) e la produzione di contenuti, con Magnolia, Marathon e l’ingresso da completare nella svedese Zodiak. La televisione in Italia mancava, ma da ottobre la lacuna sarà colmata. Appoggiandosi alla piattaforma di Sky, partirà infatti il primo di una serie di canali cosiddetti di edutainment rivolti soprattutto al target dei bambini. Per i contenuti, la De Agostini Editore si potrà avvalere dell’immensa library dei collezionabili, delle grandi opere vendute porta a porta e dei suoi libri anche scolastici. (V.P.)

Inchiesta di Gabriele Mastellarini sui costi delle poltrone

Friday, 20 June 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SPRECHI E SPRECONI

Pubblicata sul numero odierno del settimanale “Il Mondo”, nella pagina “Professioni” un’inchiesta di Gabriele Mastellarini dal titolo “POTERE E STIPENDI. Meno soldi e più poltrone”.

In edicola 
sommario completo su www.ilmondo.rcs.it/sommario.shtml

Toto pronto per Alitalia, ma su AirOne circolano strane voci

Friday, 20 June 2008
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Intervistato da “Panorama”, il patron di AirOne Carlo Toto si dice pronto a rilevare l’Alitalia.
“L’operazione è molto difficile se non impossibile: solo integrando le due compagnie si raggiunge una quota di mercato interno paragonabile a quelle delle principali correnti europee e si può creare una compagnia nazionale efficiente”, ha detto Toto al giornalista Guido Fontanelli.

E i capitali chi li mette? “AirOne apporterebbe il progetto industriale, la sua quota di mercato, gli aeroplani, l’esperienza. Per un buon progetto i capitali non mancano mai”.

Il marchio AirOne sparirebbe? “Le compagnie manterrebbero il proprio logo sotto una stessa proprietà”.

Ma l’AirOne sta bene? “Qualcuno mette in giro voci maliziose. E nel trasporto aereo tutti parlano di tutto, ma pochi sanno di cosa parlano. Siamo in utile da 6 anni, il nostro indebitamento legato all’attività corrente è di un terzo del fatturato cioè un dato fisiologico e in linea con la media delle aziende italiane. L’indebitamento totale è rappresentato in gran parte dagli investimeti in aeroplani, cioè in beni funzionali allo sviluppo dell’azioneda che ora hanno un valore molto superiore a quello di acquisto”.

Gli aeroporti si lamentano che paga in ritardo i conti…
“Quando un aeroporto ci ha fatturto importi non giustificati abbiamo sospeso il pagamento della parte eccedente la tariffa riconoiscuta (…) Vi sono stati aumenti immotivati delle tariffe aeroportuali anche dell’80 per cento. (…) Io a queste condizioni non ci sto e per questo alcuni aeroporti non ci hanno in simpatia”.

Travaglio: i giornalisti obbediscono gratis

Friday, 20 June 2008
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Su Minzolini della Stampa: “Un valoroso inviato embedded nelle fioriere di Palazzo Grazioli e sotto le scrivanie di Palazzo Chigi”.
di Marco Travaglio per L’Unità del 19 giugno 2008

C’era una volta Licio Gelli, venerabile maestro del minimalismo. E, soprattutto, dell’ingenuità. Nel Piano di rinascita democratica della P2 scrisse che, per controllare i giornali, bisogna corrompere i giornalisti, «almeno due a testata». Poveretto. Non aveva capito che molti giornalisti obbediscono anche gratis, e prima di ricevere ordini. Lasciamo stare gli house organ tipo Il Giornale che, mentre il padrone abolisce i suoi processi e ricusa il suo giudice, titola: «Ci risiamo: guerra a Berlusconi».

Lasciamo stare il semprelucido Paolo Guzzanti che, con l’esercito per le strade e i poteri legislativo ed esecutivo che soffocano il giudiziario e l’informazione, denuncia «la tentazione autoritaria della sinistra».

Lasciamo stare la voce bianca Mario Giordano che, poveretto, attribuisce il lodo Schifani agli «altri paesi civili, come la Francia o gli Usa» (così civili che in Francia l’immunità provvisoria è solo per il capo dello Stato, non per il premier; e negli Usa s’è processato un certo Clinton, il presidente, l’uomo più potente del pianeta terra).

Ecco, lasciamo stare Tiramolla e passiamo al Corriere. Nella staffetta dei vedovi inconsolabili del Dialogo, ieri era il turno di Piero Ostellino. Il quale, come già Franchi, Franco e Panebianco, stigmatizzava la svolta del Pd, a suo dire ridotto a «forza di pura agitazione» (magari). Non una riga su quel che sta facendo il governo Berlusconi, che poi è la causa della svolta del Pd. Interessa solo l’effetto. Sul berlusconismo eversivo che calpesta la Costituzione, la divisione dei poteri, il principio di eguaglianza e, pur di liberarsi del processo Mills, sospende sine die tutti quelli per rapine, furti, scippi, violenze al G8 (ma solo quelle degli agenti), crac Cirio, affare Oil For Food, non una parola. Anzi, Ostellino prende per buone tutte le balle di regime, ribaltando totalmente la realtà: «L’emendamento rinvia i processi minori» (la corruzione giudiziaria è «minore»?!) e il Lodo «mette al riparo le cariche istituzionali dalle incursioni della magistratura» (regolari processi avviati da anni sarebbero «incursioni»!?).

Per lui il vero pericolo è un Pd che «rischia di (ri)precipitare nel rivoluzionarismo verbale» (magari) anzichè far il suo dovere di opposizione: cioè digerire pure il Lodo, invitando però «Berlusconi ad assumersi la responsabilità delle misure» e – questa è strepitosa – «a impegnarsi a non sottrarsi» ai processi «una volta assolto il mandato». Se no il Pd dimostrerebbe di «voler sconfiggere il centrodestra per via giudiziaria».

Ecco: affermare l’art. 3 della Costituzione e lasciar celebrare i processi secondo le leggi vigenti è la prova che si vuol abbattere il Cainano. Dunque, per dissipare il sospetto, bisogna dargliele tutte vinte, invitandolo però a «prendersi le sue responsabilità» (cosa che peraltro lui ha già fatto con la sfrontata lettera al fido e scodinzolante Schifani). È il solito ritornello della «guerra tra politica e magistratura», come la chiamano i giornali paraculi, anche se qui a fare la guerra è uno solo, il solito.

Esemplare la «cronaca» su La Stampa di Augusto Minzolini, valoroso inviato embedded nelle fioriere di Palazzo Grazioli e sotto le scrivanie di Palazzo Chigi. Origliando origliando, non riesce più a distinguere quel che accade nella realtà da quel che gli soffiano le sue fonti. E allora «i magistrati di Milano sono in rivolta, assecondati da Csm e Anm» e soprattutto «sobillati da Di Pietro» (gliel’ha confidato un MochoVileda abbandonato dalla colf del Cainano). Per cui «Berlusconi, fiutata la trappola, tira dritto come un carrarmato», incurante delle bavose «lagnanze del Capo dello Stato». Ed ecco la prova che la giudice Gandus ce l’ha con lui: «Ho un testimone – dice il premier secondo Minzo – che ha ascoltato una conversazione tra la Gandus e un altro magistrato. Gandus ha detto: “A questo str. di Berlusconi gli facciamo un c. così. Gli diamo 6 anni e poi lo voglio vedere a fare il presidente del Consiglio”». È la pistola fumante: un cronista dice di aver saputo da un altro che il premier ha detto a non si sa chi di aver saputo da un Mister X che aveva sentito una giudice dire una cosa. E tanto basta per provare che la giudice è prevenuta. Il tutto mentre si vorrebbero cestinare le intercettazioni in cui il Cainano, con la sua voce, mercanteggia con Saccà: ecco, quelle non provano nulla, non valgono. Resta da capire chi sia Mister X. Igor Marini? Scaramella? O magari David Mills, che come supertestimone ha sempre dato ottima prova, specie dopo aver incassato 600 mila dollari da Milano2.

Cane senza guinzaglio? Multa anche se non morde

Friday, 20 June 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SENTENZE

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 14075/2008, che ha respinto il ricorso di un padrone di un cane che a Bologna camminava senza tenerlo al guinzaglio. Per questo era stato multato. Gli agenti hanno sostenuto che il regolamento comunale vietava di lasciare incustoditi i cani o altri animali in luogo pubblico.

“Ineccepibilmente – si legge in sentenza – il giudice di pace ha ricordato che secondo una testimonianza assunta, il cane vagava nel parco nonostante fossero esposte le tabellazioni che prescrivevano di tenere i cani al guinzaglio e ha spiegato che tale cautela è giustificata dalla presenza nell’area verde di bambini e anziani”.

SCARICA LA SENTENZA N. 14075/2008 (PDF)

Pillole (di Daniele Luttazzi)

Friday, 20 June 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Caldo afoso, Berlusconi  denigra di nuovo i giudici solo  per il gelo con l’Anm.

Le leggi vergogna non distraggono  gli italiani  dalla prossima partita con la Spagna.

Emma Marcegaglia contro i Cpt per petrolieri.

Dopo i Police, anche Bob Dylan tornerà insieme per fare concerti.

Copyright Daniele Luttazzi (Ultim’ora, il manifesto)