Tech4You. iPhone 3G, se lo conosci…

Monday, 8 September 2008
Pubblicato nella categoria TECH4YOU

di Sergio Fornasini

Su PC Professionale n. 210 di settembre 2008 da pag. 34 è pubblicato un esteso articolo di Simone Zanardi che ha provato e recensito iPhone e che mette tra le carenze del terminale la mancata possibilità di trasferimento dati diretto via USB. Io ci aggiungerei a questo punto anche la mancanza della possibilità di trasferire dati via Bluetooth con altri telefonini ma non voglio infierire. Comunque in App Store è presente una utility (Mocha VNC) che con soli 4,99 Euro permette di controllare da remoto il terminale e di utilizzarlo per lo storage dei dati. L’applicazione Data Case di App Store sta invece intorno ai 7 $ se non ho letto male, e secondo alcuni non permette di trasferire tutti i tipi di files da PC a Iphone: ho letto su un forum di un tipo che non è riuscito a trasferire un documento Word di parecchie decine di pagine, trasformandolo in .pdf invece tutto liscio, stranezze della mela. File manager gratis nulla da segnalare da parte mia, forse ho cercato poco ma in fondo non è che mi interessi più di tanto.

Sempre dall’articolo di Pc Professionale sopra citato, che mi sembra sia l’unico test serio in circolazione effettuato, traggo i dati dell’autonomia della batteria dello iPhone in utilizzo continuo: 5 (cinque) ore in conversazione su rete 3G e 7 (sette) ore su rete 2G (lo danno per 10 ore di conversazione). Navigazione Web 3 ore (su rete 3G) e 5,30 ore (rete 2G). Navigazione Web su rete Wi-Fi 6 ore, riproduzione video 4,45 ore, riproduzione musica 9,30 ore. Nell’utilizzo misto, definito alternando periodi di inattività, telefonate (circa 1 ora e 30 minuti), navigazione Web (30 minuti), riproduzione audio (2 ore) e video (30 minuti) e ripetendo per tre volte il test si è ottenuta una media di autonomia di 7 ore e 40 minuti. Insomma le 10 ore di conversazione (dato di targa rilasciato dal produttore) te le sogni di notte, con l’utilizzo neanche stressato per navigare e scaricare posta dopo nemmeno 8 ore il melafonino ti molla.

Non c’è un contatore di caratteri per gli SMS, così che se ne scrivi uno un po’ più lungo non sai se te ne verrà addebitato uno o più. iPhone non ha i comandi vocali, non fa il copia-incolla, il browser non visualizza le animazioni in Flash, non lo puoi usare come un modem UMTS, pur essendo ottimo come lettore multimediale non ha il supporto agli auricolari Bluetooth stereo, nello scrivere un SMS non hai il t9, se elimini un SMS che era una risposta ad una catena di messaggi precedenti (tipo lo scambio con la dolce metà) elimini non il messaggio ma tutta la conversazione.

Interessante gadget elettronico eh? Per saperne anche di più ne abbiamo parlato parecchio anche qui

ATTENZIONE A DIFFONDERE IMMAGINI SU INTERNET. LA SIAE POTREBBE CITARVI A GIUDIZIO

Monday, 8 September 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

La riproduzione illecita di opere tutelate è costata a Tiscali Arte una sanzione di 40 mila euro”

Tiscali ha diffuso sul suo sito ufficiale immagini di opere tutelate dalla legge sul diritto d’autore, senza richiedere l’autorizzazione né corrispondere i diritti d’autore. Il Tribunale di Roma ha riconosciuto valida la denuncia della Società Italiana Autori Editori (SIAE), che sul canale Tiscali-Arte aveva rilevato opere di 170 pittori famosi, tra cui Balla, Chagall, De Chirico, Francesconi, Giacometti, Guttuso e Klimt. Immagini che potevano essere ingrandite, stampate e spedite.
“La Società Tiscali aveva eccepito la legittimità della riproduzione di tali opere – in quanto funzionale all’informazione su mostre, musei e tutto ciò che accadeva nel mondo dell’arte – secondo quanto previsto dall’art. 65, 2°comma della legge sul diritto d’autore, che consente la riproduzione o comunicazione al pubblico di opere protette, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo su avvenimenti di attualità”, si legge nel comunicato SIAE.

Il Tribunale, però, ha riscontrato la totale mancanza di questi presupposti, e quindi disposto l’inibizione della riproduzione, la condanna di Tiscali al risarcimento danni alla SIAE di 40 mila euro e la pubblicazione della sentenza su Corriere della Sera e Repubblica.

Insomma, non si è trattato di “diritto di cronaca, ma riproduzione illecita di opere tutelate, con vero e proprio scopo di lucro, come dimostra l’inserzione di annunci pubblicitari nella pagina web”.

TUTTE LE FOTO (FALSE) DI SARAH PALIN NUDA

Monday, 8 September 2008
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di Gabriele Mastellarini

Non solo i mass media italiani. Ma anche quelli inglesi e taiwanesi (si dice così?) continuano a pubblicare false foto di Sarah Palin, la candidata vicepresidente alle elezioni presidenziali americante. Circola una serie impressionante di fake, falsi d’autore made photoshop, insomma, come la foto che abbiamo pubblicato qui. Ebbene, sappiatelo, è falsa.

Un giornale del Taiwan, “The Apple Daily”, ha spacciato per autentica la foto nuda di Sarah Palin, pubblicandola in prima pagina (vedi sopra) e, a rimorchio, lo stesso ha fatto il giornale inglese “News of The World” salvo far marcia indietro dopo pochi giorni, quando un portavoce della Palin ha smentito l’autenticità di quella foto che è dell’attrice Julia Dreyfus.

Per rimediare “News of The World” ha poi pubblicato alcune foto vere della Palin, ma di nudi neanche l’ombra e gli internauti continuano imperterriti a ricercare foto naked di Mrs Palin, trovandone solo di faked.

E intanto circola già un nomignolo per la candiata vicepresidente: “Zinna bianca”, come riportato da Dagospia.com.

Libri. L'ABC DELLA RISATA

Monday, 8 September 2008
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Finalmente un libro che “fa cultura” in un mondo di ignoranza dilagante.
Leggete ABC della risata di Gianluigi De Marchi e scoprirete, ad esempio, che:

L’animale più stupido dell’Australia è l’ornitorinco glionito
Gli autisti di piazza protestano per l’aumento dei taxi d’interesse
Quando Sabrina Ferilli si tuffa scatena il mare forza tette
Il santo protettore dei baristi inglesi è san Dwich
Il libro preferito dalle galline è Il Milione di Marco Pollo
Il più grande play boy tedesco si chiama Martin l’Utero

E tante altre cose che non avete mai immaginato prima.
Sono 79 pagine di battute, una per ogni riga!

E le vignette sono di Gianni Chiostri che, ovviamente, ha usato tanti inChiostri diversi…

Contattate il distributore
demarketing@email.it tel.011841103 – 3356912075

TUTTI I CALCIATORI MORTI PER IL MORBO DI GEHRIG

Saturday, 6 September 2008
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Calciatori morti per Morbo di Lou Gehrig (SLA)

Armando Segato, primo calciatore a cui fu diagnosticata la SLA nel 1968. Morto nel 1973 a 44 anni

Ernst Ocwirk, ex Sampdoria. Morto nel 1980 a 53 anni

Giorgio Rognoni, ex Milan, Foggia, Cesena anni ’70/80. Morto nel 1986 a 40 anni

Fabrizio Falco, ex Salernitana, Novara e Taranto. Morto nel 1996 a 35 anni

Guido Vincenzi, ex Sampdoria. Morto nel 1997 a 65 anni

Narciso Soldan, ex portiere del Milan, Inter, Torino, Triestina, Catania e Treviso degli anni ’50-’60. Morto nel 1987 a 59 anni

Rino Gritti, ha giocato in serie B con Lazio, Lecco, Avellino e con la Ternana in serie A nel campionato 1974-75. Morto nel 1999 a 51 anni

Albano Canazza, ex calciatore del Como anni ’80. Morto nel 2000 a 38 anni

Gianluca Signorini, ex capitano del Genoa. Morto nel 2002 a 42 anni

Fabrizio Dipietropaolo, ex primavera dalla Roma anni ’80. Morto nel 2002 a 39 anni

Lauro Minghelli, ex calciator delle giovanili del Torino anni ’90. Morto nel 2004 a 31 anni

Ubaldo Nanni, ex calciatore del Pisa. Morto nel 2006 a 44 anni

Jimmy Johnstone, ex Celtic. Morto nel 2006 a 62 anni

Adriano Lombardi, ex capitano dell’Avellino ed ex calciatore del Como anni ’80. Morto nel 2007 a 62 anni

Malati lungodegenti

Piergiorgio Corno, ex calciatore del Como anni ’80. Affetto da SLA dal 1994

Maurizio Vasino ex di Milan e Novara. Nato nel 1973

Stefano Borgonovo ex di Milan e Fiorentina. Nato nel 1964

Morti per malattie affini alla SLA

Giuseppe Longoni, ex calciatore di Inter, Fiorentina e Cagliari. Morto nel 1997 a 63 anni per vasculopatia cardiaca

Il gioco delle coppie e le mutande di lui (ma nessuno pensa a quelle di lei)

Saturday, 6 September 2008
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di Guia Soncini (*)

Una cosa ti si richiede, in una relazione di coppia.

Non che tu metta dei calzini che non mi facciano venire il mal di testa.

Non che tu voti come me alle elezioni.

Non che mi accompagni a fare shopping o a vedere commedie romantiche o a giocare a tennis.

L’unica cosa che ti viene richiesta è di tenerti, ove in compagnia di altre, l’uccello nelle mutande.

È una richiesta troppo gravosa per la società contemporanea?

Da quando?

E, soprattutto, in cambio del fatto che scopare in giro non sia più così importante, io su cos’altro, di grazia, posso avere l’esclusiva?

Sul farti il brodo quando hai l’influenza?

Sull’ascoltare le lagne sul capufficio?

Sui pranzi con le cognate?

(Fonte: http://www.guiasoncini.com/2008/09/06/all-the-promises-we-break/)

(*) Guia Socini e’ giornalista e si occupa di costume e cronaca rosa

L'ANNUNCIO. Oscurato da L'espresso, Pino Nicotri fa da se' e riparte arruotalibera.it (con 2 r). Poi rivela: "Mi hanno offerto la direzione di un giornale online da 100.000 contatti al mese"

Saturday, 6 September 2008
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di Pino Nicotri per www.arruotalibera.it del 31 agosto (qualche giorno prima che chiudessero il suo blog dal sito de L’espresso)

Non so ancora se domani, lunedì 1° settembre, il mio blog sul sito de L’espresso vivrà o no, se ancora affidato a me, che ne ho coniato a suo tempo anche il nome Aruotalibera, oppure ad altri. Prima delle ferie estive mi è stato detto che forse mi sarebbe rimasto. Forse. Un forse che derivava dal fatto che, a quanto mi hanno spiegato, ci si stava chiedendo se e come ripensare l’intero blocco dei dieci “blog d’autore”. Poi però, colpa forse delle vacanze, che peraltro io non ho fatto perché impegnato a Milano anche a scrivere un nuovo libro, non ho saputo più nulla.

Come sapete, mi sono premunito approntando questo mio sito personale, www.arruotalibera.it, con due erre al posto di una perché i domini con una erre erano già stati tutti occupati (da fans delle biciclette), in modo da continuare ciò che abbiamo cominciato assieme, io e voi, ormai cinque anni fa. Si dà infatti il caso che io sia affezionato al mio lavoro e che usi affezionarmi anche alla gente che mi legge, mi scrive, commenta, dialoga nel forum con me e gli altri lettori. Pochi giorni fa mi è stato inoltre proposto di assumere la direzione di un giornale on line che già esiste e ha oltre 100 mila contatti al mese. Insomma, vedremo.

Nel frattempo i tecnici che si occupano dell’on line mi hanno segnalato che la gran parte dei post di insulti contro di me negli altri “blog d’autore” sospettavano venissero da una sola mano, perché lo stile pareva lo stesso. Di recente in un post di uno di quei blog li ha colpiti un’espressione, scritta da qualcuno che non vedeva l’ora io togliessi il disturbo e che intendeva rassicurare i lettori di quel forum che la mia dipartita era imminente, che al giornale non vedevano l’ora mi togliessi dai piedi, che la redazione mi mal sopportava, ecc. ecc. Ai tecnici ho detto che era una espressione usata a volte da un ben preciso frequentatore di Aruotalibera. Loro hanno fatto il resto.

E il resto dimostra che a scrivere molti di quei post di insulti, diffamazioni e calunnie, post a volte segnalati in questo forum da alcuni di voi, è stata la stessa persona che su Aruotalibera usava firmarsi Belbo: vale a dire (OMISSIS). Non so se sia vero che è iscritto all’Associazione di amicizia Italia-Israele, ma è sicuramente vero che anche sul nostro forum ha dato spesso prova di assoluta intolleranza a qualunque critica alla politica di Israele. Sta di fatto che (OMISSIS) nei suoi molti post negli altri blog ha accusato me, Uroburo e l’intero forum di essere una accolita di nazisti, antisemiti, e via delirando. Uroburo in particolare sarebbe stato definito non ho capito bene se un “servo di scena” o un mio servi personale. Dico “sarebbe”, al condizionale, perché di sicuro non mi metto a leggere certe porcherie: i maiali è bene lasciarli razzolare nella loro melma, non c’è nessun bisogno di fare loro compagnia.

Ciò che più mi dispiace di questa triste vicenda è che Belbo ha tradito non solo la mia fiducia e amicizia, ma anche e soprattutto quella di Uroburo. OMISSIS è stato infatti un paio di volte a pranzo al ristorante con noi due, oltre che con Antonio Zaimbri, Mario sk e Faust, abbiamo cioè mangiato alla stessa tavola. Ma di Uroburo è stato ospite a pranzo a casa sua, su espressa richiesta dello stesso Ignazio. Per me è inimmaginabile tradire e accoltellare alle spalle chi ti è stato anfitrione, per giunta per tuo stesso desiderio.

A parte il lato personale, è semplicemente pazzesca la condotta dei non pochi che hanno tentato, ormai da un paio di anni, di mettere il bavaglio a chiunque di noi osasse criticare la linea del governo israeliano o non condannare senza nessuna esitazione tutto il mondo arabo, tutto il mondo palestinese, tutto il mondo islamico, tutto il mondo iraniano, avvalorando le balle più colossali. Hanno insistito come forsennati col ricatto dell’equazione non-filoisraeliano-eguale-antisemita, equazione demenziale, disonesta e per vari aspetti anche fascista, per poi passare a volte all’accusa di nazismo e infine vantarsi di avere inondato la direzione del giornale di lettere di reclamo con richiesta di cacciarmi in quanto “grave macchia per L’espresso”. Il comportamento di huato van ghetz lo avete visto tutti. In precedenza avete visto all’opera il signor P. Vi risparmio il ricordo del resto della feccia che ogni tanto ha fatto capolino, con minacce, insulti e calunnie varie. Per fortuna io non mi lascio condizionare né dalle merde né dai mascalzoni né dagli imbecilli, tutta subumanità alla quale bado poco. Lascio che dicano perché tanto non mi tangono e di cosa dicano, qualunque cosa sia, a me non interessa un bel fico secco.

Se questi sono gli amici di Israele, povera Israele. Riuscire a comportarsi da bastardi anche con me, filoisraeliano e sul punto di convertirmi all’ebraismo fino a qualche anno fa, nonché colpito da una mezza fatwa per avere denunciato per primo la predicazione della sharia anche in Italia e nell’ìntera Europa, significa essere proprio idioti. Questa gentaglia a Israele può fare solo del male.

OMISSIS mi fa pena. Troppo impulsivo. Troppo giovane. Troppo facilmente suggestionabile. Ho mangiato a tavola con lui. Se chiede scusa, la porta è aperta. Sono di educazione cristiana, ho superato da un bel pezzo la barbarie dell’occhio per occhio, dente per dente. Ho anche già porto l’altra guancia. E ho fiducia nelle possibilità di raziocinio e di apprendimento dai propri errori, se si riesce ad ammetterli. Spero che Ignazio abbia la forza e l’onestà di ammettere il suo.

Ma occupiamoci di cose più serie, anche se purtroppo più amare. Non è foriera di nulla di buono la politica degli Usa, seguiti a ruota dalla corriva passività europea, di puntare a una ulteriore disgregazione della Russia. Gli Usa hanno quasi 200 basi militari sparse per il mondo, spesso dotate di bombe atomiche, e flotte potentissime, armate di atomiche, dislocate in tutti i mari del globo. La Russia e la Cina non ne hanno neppure mezza. Gli Usa e l’Europa, o meglio la Germania seguita dal Vaticano, hanno frantumato la Jugoslavia, creato il pupazzo chiamato Kosovo, preteso diventassero Stati autonomi i tre Paesi baltici, il tutto provocando di conseguenza la guerra civile in Bosnia, Croazia, Kosovo, ecc. L’aiuto dato ai fanatici musulmani in Afganistan contro l’Urss ha prodotto Bin Laden, con tutto ciò che ne è conseguito. Strano che gli Usa pretendano di dettar legge perfino riguardo il Tibet, la Georgia, l’Ossezia, ecc., quando hanno coltivato molto a lungo la dottrina Truman o meglio la sua degenerazione: nata per evitare che l’Europa continuasse a spadroneggiare in Centro e Sud America, è diventata rapidamente la dottrina che li ha trasformati nel cortile di casa di Washington, che vi ha spadroneggiato allevando generali colpisti, ufficiali torturatori, squadroni della morte e responsabili del massacro delle decine di migliaia di desaparecidos.

L’uso dei due pesi e due misure non va mai bene, anche se nella Storia è sempre stato usato: non a caso la Storia è quell’orrore che è. L’orizzonte si fa più cupo di quello che era già mesi or sono, quando la nube più grande era “solo” il desiderio di demolire l’Iran. Ora c’è l’evidente volontà di bloccare in qualche modo il gigante cinese e sostituirci alla Germania di Hitler nel tentativo di occupare con altri mezzi l’immenso “Lebensraum” russo, in specie il suo sottosuolo così ricco di petrolio e gas. Povera Russia, così enormemente vasta e così poco densamente abitata, con a Sud un miliardo e messo di cinesi che fanno fatica a essere contenuti dalla Grande Muraglia e a Ovest l’Occidente che non si rassegna al tramonto dei suoi imperi. Povera Russia. Le leggi della Fisica parlano chiaro: dove c’è meno pressione, prima o poi lo spazio viene occupato dai corpi circostanti dotati di maggiori pressioni… E’ già accaduto negli immensi spazi delle Americhe, dell’Africa e dell’Australia. Sta per toccare alla Russia?

Purtroppo non basta condannare gli Usa e criticare la politica estera imbelle dell’Europa e il servilismo berluscone, anche perché dai oggi e dai domani diventano solo mode e giaculatorie, non critiche. Ci vuole anche una linea politica, ci vogliono delle proposte. Ma non ne vedo. (www.arruotalibera.it)

 

LILLI GRUBER TORNA IN TV. La rossa lascia l'europarlamento per approdare a La7, una tv a rischio di sopravvivenza (Bignardi e Chiambretti, addio!)

Saturday, 6 September 2008
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di Afra Fanizzi per L’Opinione

Estate calda per la redazione di La7, ma l’autunno che attende i giornalisti della rete tv non sarà certo dei migliori, anzi. A testimoniarlo, nonostante la ripresa di “Otto e mezzo” con Lilli Gruber (nella foto) e Federico Guiglia, i venti di licenziamenti che continuano a spirare sulla redazione sportiva, in primo luogo, e che si sono concretizzati nel mancato rinnovo del contratto per tre giornalisti assunti a tempo determinato, che da oltre tre anni lavoravano regolarmente a La7 Sport per il tg quotidiano e per il settimanale di approfondimento “Victory”.

Un colpo di scena, forse neanche tanto a sorpresa visto che da quando la rete è stata definita a rischio di sopravvivenza, nello scorso giugno, da Giovanni Stella, al vertice della tv da qualche mese, tutto ha incominciato a franare a La7.

Prima i volti noti della rete che pian piano hanno iniziato ad allontanarsi, assicurandosi altri contratti presso la Rai, come nel caso di Daria Bignardi, e nel caso di Piero Chiambretti che dovrebbe finire invece a Mediaset.

Poi è toccato alla redazione, prima vittima del taglio di costi pronosticato dall’amministratore delegato Stella. La scure dei tagli è caduta in primo luogo sulle corrispondenze dall’estero, ma già davanti a questa possibilità, i giornalisti di La7 hanno storto il naso, sottolineando invece, come gli unici tre corrispondenti dall’estero, uno da New York, uno da Londra e l’altro da Gerusalemme non fossero già in partenza seguiti da uffici di corrispondenza né da apparecchiature come quelle che si usano in Rai.

Di fronte però al braccio di ferro della società, a nulla sono valsi lo sciopero di luglio, andato in concomitanza con i lavoratori Telecom, né i due giorni di sciopero ultimi, quelli del 30 e del 31 agosto. Uno sciopero, quello dello scorso fine settimana, che è coinciso con la stagione calcistica di serie A e di serie B sul Digitale Terrestre de La7 Cartapiù e che è partito senza le telecronache ed il commento dei giornalisti. Le partite, quindi, sono andate in onda ’mute’. Insomma, aumenta il lavoro ma diminuscono i contratti, una situazione grottesca alla partenza della nuova stagione televisiva. Una stagione che dal punto di vista dell’informazione sportiva in chiaro, si preannuncia difficilissima.

La7 infatti non ha ancora acquistato i diritti di archivio della serie A. Le nuove normative della Lega calcio, restringono anche il più elementare diritto di cronaca. Ancora senza un piano industriale, che doveva essere definito entro il 6 agosto e ancora senza una linea editoriale, ogni possibile decisione è stata ulteriormente rimandata al 9 settembre, quando dovranno necessariamente essere stabilito il ruolo dell’informazione all’interno della rete. Ad attaccarsi disperatamente alla rete, il direttore Antonello Piroso, che continua a profondere il suo amore per il giornalismo e per La7 (vedi il monologo su Enzo Tortora andato in onda domenica scorsa), ma che sembra non dare rassicurazioni e certezze ai propri giornalisti.

Come ti ritocco la biografia

Saturday, 6 September 2008
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Scrive Roberto Reale di Rai News 24 che qualcuno ha messo le mani nel curriculum di Sarah Palin su Wikipedia, proprio qualche giorno prima dell’investitura ufficiale a vice-presidente.

TRAVAGLIO DIXIT (CON VIDEO)

Friday, 5 September 2008
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 «Il Tg1 fa schifo, fa vomitare, è vomitevole».

«Ieri ho visto dei soldati e una camionetta davanti alla casa di Alberto Sordi».

«Al simposio di Cortina d’Ampezzo si insegna a scassinare le casseforti».

«E’ bene che si sappia che l’Udc è il partito di Totò Cuffaro».

«Se ci andate a una Festa democratica chiedete la parola e poi dite: “guardi, lei mi fa schifo”, “io l’ho votata ma mi vergogno profondamente di lei” “ma come si permette di fare un uso vergognoso del voto che le ho dato”. Cose di questo genere…».

«Nessuno che gli dice (a Matteo Colannino) “levati dai coglioni”. Come fai ad essere il ministro ombra del Pd se dovresti essere tu a denuciare le porcate che fa tuo padre? Non è uscito un editoriale su questo conflitto di interessi».

«(Luciano Violante) Dai tempi dei ragazzi di Salò in avanti continua imperterrito a cercar di far dimenticare quel qualcosa di buono che ha fatto pur di assicurarsi il voto del centrodestra per ottenere un posto alla Consulta. Fa proposte sulla giustizia che sono tutte incostituzionali e che se lui diventerà membro della Corte Costituzionale dovrà giudicare».

Tech4You. Il fantastico iPhone 3G, il melafonino. Con qualche baco

Friday, 5 September 2008
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di Sergio Fornasini

È dallo scorso 11 luglio che gli italiani appassionati di gadgets elettronici sono potuti entrare in possesso dell’ultimo oggetto del desiderio: lo smartphone della Apple, l’atteso iPhone ora in versione 3G è disponibile anche in Italia. Indubbiamente un successo commerciale a livello planetario, viste ovunque le lunghe file di appassionati pronti ad acquistarlo.

Chiamarlo solo telefonino è decisamente riduttivo, a tutti gli effetti è un terminale tascabile derivato dal già noto iTouch (lettore multimediale avanzato) con alcune caratteristiche esclusive. In attesa di altri concorrenti agguerriti che già si preannunciano (gPhone, lo smartphone di Google), vediamo cos’è questo iPhone, se già ha manifestato delle magagne e soprattutto se è utile e per chi.

Molti ricorderanno le code per acquistarlo il giorno del suo arrivo ufficiale, io non c’ero e non me ne pento affatto, per due motivi: uno perché costa una bella cifretta: € 489 il modello base ed € 529 il full optional (che negli USA diventano rispettivamente 199 e 299 dollari), con la possibilità di scegliere tra il colore bianco ed il nero solo per il top di gamma. L’altra ragione è perché diffido dai prodotti annunciati come nuovi e rivoluzionari se negli spot si pubblicizza più la data del lancio che le caratteristiche del prodotto. Meglio allora tenersi alla larga dall’idea dell’acquisto: che sia un telefono, un’auto o altro si tratta di un oggetto che forse non arriva in versione definitiva e matura sul mercato, probabilmente seguiranno piccoli retrofit ed aggiornamenti. Il produttore avrà rispettato il cosiddetto ‘time to market’ ma saranno poi i consumatori a farne le spese, ne sanno qualcosa i primi acquirenti americani del modello 2G che dopo pochi mesi hanno visto calare drasticamente il prezzo degli iPhone.

La Apple per non smentire quanto sopra ha rilasciato ad inizio dello scorso mese un aggiornamento al firmware di iPhone, per migliorare alcuni problemi di connessione dicono loro. Il risultato non è stato adeguato alle attese, dopo l’upgrade vengono segnalati inconvenienti quali lentezza nella navigazione e addirittura hanno cessato di funzionare alcuni software applicativi scaricati regolarmente da App Store, costringendo i malcapitati a rimetterci le mani o ad installare di nuovo il tutto. Per non parlare poi delle dichiarazioni di Steve Jobs: subito dopo il rilascio dell’aggiornamento, il boss della Apple ha rivelato che nei sui melafonini è presente un software che può essere attivato dalla casa madre per bloccare applicativi sgraditi, fino al blocco totale dell’apparato. “Speriamo di non dover mai tirare quella leva” ha dichiarato il buon Steve. Le associazioni dei consumatori di mezzo mondo sono insorte denunciando la violazione della privacy, visto che in un palmare si possono conservare dati sensibili e non è piacevole sapere che qualcuno vi possa accedere. Va bene combattere la pirateria, ma non era sufficiente far decadere la garanzia in caso di utilizzo non conforme del terminale? Sarebbe insomma normale che dopo aver sborsato soldi veri per acquistare un bene il suo produttore decidesse di bloccarlo a distanza per il mancato rispetto delle prescrizioni contenute nel manuale d’uso.

Questo grazioso oggettino del peso di 133 grammi ha un bellissimo e funzionale display multi-touch, nessuna tastiera e si fa tutto picchiettando con le dita sullo schermo. Prenderci la mano è abbastanza semplice, anche per chi ha dita di dimensioni superiori alla media. Le caratteristiche uniche sono la possibilità di usarlo pizzicando il touchscreen ed attivando così lo zoom in&out semplicemente facendo divergere o convergere i polpastrelli, poi c’è lo spettacolare sensore che adegua lo schermo allargandolo in orizzontale quando si ruota il melafonino. Fa un po’ di tutto: naviga in Internet, riceve e-mail, fa da lettore multimediale di musica e video, ha una fotocamera integrata ed anche il navigatore GPS (ma scordatevi di usarlo in auto, non ha gli annunci vocali tipo ‘tra 400 metri girare a destra’), oltre ad una bella memoria da 8 o da 16 Giga (non utilizzabile però come disco aggiuntivo per lo storage dei dati da PC a terminale e viceversa). Rispetto al modello 2G dello scorso anno ha il case in plastica anziché di alluminio, per problemi di antenna sulla nuova banda UMTS. Materiale che ne diminuisce la resistenza ai segni dell’usura, ma cosa non si farebbe per averlo!

Ah dimenticavo: si può anche telefonare con iPhone volendo. Certo che portare quel bel display vicino all’orecchio talvolta lo lascia ricco di aloni, in particolare quando fa caldo e si è sudaticci, ma pensa a tutto il solito App Store che vende anche l’apposita pellicola invisibile di protezione dello schermo.

Si perché una delle caratteristiche principali dell’oggetto è che accessori e software si trovano facilmente, basta pagare. Alla Apple oltre a produrre lo smartphone sono veramente smart loro stessi, vuoi della musica? La scarichi con iTunes, vuoi dei giochi o altro software? Stessa cosa, sempre da loro devi passare. È così smart questo cosino che nemmeno gli MMS puoi inviare (alla faccia del 3G) se non acquisti il loro software apposito, così come non puoi registrare video se non comprando anche quella possibilità. Certo non si può avere tutto dalla vita, qualche piccolo sacrificio bisogna pur farlo. La videochiamata invece te la puoi proprio scordare anche a pagamento, alla Apple hanno pensato bene di non inserire una videocamera sul frontale del terminale e festa finita (sempre per la completezza del 3G mi raccomando).

Ma le dolenti note non sono finite, anzi! L’autonomia della batteria non assicura una giornata di utilizzo abbastanza intenso, vale a dire telefonare, navigare in Internet senza esagerare e ricevere ed inviare e-mail. Questo però è un aspetto tipico degli smatphones, sempre bisognosi di molta energia. Altri produttori hanno risolto fornendo una batteria supplementare per l’apparato, alla Apple invece no, oltre ad aver costruito questo bel gadget senza la possibilità da parte del suo (fortunato?) possessore di poterla sostituire. Per poterlo fare, quando sarà completamente esaurito l’accumulatore, ci si dovrà per forza servire di un centro assistenza tecnica autorizzato.

Come lettore multimediale è ottimo, almeno quanto il cugino iTouch, ma come telefono non è il massimo: scarsa sensibilità nella ricezione del segnale e capacità della batteria ulteriormente ridotta nell’utilizzo con le reti 3G, tanto che per usarlo al meglio in zona non coperta a sufficienza dalla rete molti preferiscono impostarlo per il funzionamento solo con la tradizionale rete GSM 2G (900/1.800 Mhz). Perdendo però in prestazioni, la velocità della navigazione Internet e nella consultazione della posta elettronica è sensibilmente ridotta, in particolare per chi ha Vodafone che non dispone di collegamento dati Edge ma solo GPRS.

Qualcosa di positivo questo melafonino 3G l’ha introdotto: la possibilità di utilizzare Microsoft ActiveSync e quindi i server di posta MS Exchange, attivando così il push della e-mail verso il terminale mobile. Tanto per non smentirsi una chicca l’abbiamo pure in questo caso: al contrario della maggior parte dei concorrenti, iPhone non può essere configurato per scaricare solo l’intestazione dei messaggi di posta elettronica o una parte del messaggio, una volta aperto viene effettuato il download di tutto, anche degli allegati. Questi talvolta sono piuttosto voluminosi ed in genere più sono grossi e maggiormente sono inutili. Risultato: tempi di attesa più lunghi e vari accidenti augurati agli amici e colleghi che ti girano le solite catene di S.Antonio, con inclusi allegati molto opinabili.

Ed infine veniamo alle dolentissime note delle tariffe, premettendo che se avete una SIM ricaricabile non è proprio il caso che la utilizziate dentro ad un iPhone, verrebbe prosciugata in un attimo dall’elevato traffico dati richiesto dal vostro nuovo terminale. Siete insomma costretti a sottoscrivere un contratto con abbonamento per evitare spiacevoli sorprese, i prezzi dei due operatori TIM e Vodafone sono abbastanza allineati, all’acquirente la scelta del piano tariffario in base alle sue esigenze di traffico voce e dati. Decisione che dovrà essere quanto mai oculata, superare il plafond del volume dati giornaliero assegnato può risultare facile e molto ma molto costoso.

In conclusione, se le vostre necessità sono quelle di telefonare in movimento e basta forse è il caso che volgiate il vostro sguardo altrove, il melafonino è più adatto ad una utenza aziendale con esigenze di comunicazione mobile voce/dati. Anche in questo caso però non è detto che iPhone sia la soluzione giusta, a meno che l’immagine non prevalga sulla funzionalità.

IL CASO. L'ESPRESSO: DOPO VIZZARI CANCELLATO ANCHE IL BLOG DI NICOTRI (inviato di lungo corso, scrisse la biografia non autorizzata di Ferrara, ma il settimanale non ne parlo')

Friday, 5 September 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

Ci risiamo. L’espresso, senza dare spiegazioni, censura un altro giornalista. O meglio il suo blog che era ospitato sul sito del settimanale. Dopo il critico enogastronomico Enzo Vizzari (direttore editoriale delle Guide de L’espresso), defenestrato in un battibaleno (gli hanno tolto anche la rubrica sul giornale), ecco che anche Giuseppe (Pino) Nicotri (nella foto), inviato di esperienza e persona di valore indiscusso e indiscutibile, si vede chiudere (senza spiegazioni) il suo blog “A ruota libera”. Nicotri ha scritto, tra gli altri, una splendida biografia non autorizzata di Giuliano Ferrara, uscita per Kaos (“L’arcitaliano. Giuliano Ferrara), ma L’espresso del libro di Nicotri non disse nulla (mentre quando si tratta di Travaglio, le pagine abbondano…). Nessun commento da parte mia, vi lascio leggere cosa scritto da altri due blogger. (Gabriele Mastellarini)

Come gia’ accaduto in passato capita che il Gruppo Espresso si comporti in rete con una certa qual discutibile protervia. Per esempio chiudendo improvvisamente “A ruota libera” il blog di Pino Nicotri, giornalista dell’Espresso, senza alcuna comunicazione ai lettori e “segandone” completamente l’archivio. Qualsiasi cosa sia accaduta fra Nicotri e il suo editore non mi pare una grande idea. (Massimo Mantellini, www.mantellini.it)

(http://aghost.wordpress.com/2008/09/05/espresso-non-si-fa-cosi/) Scopro nei commenti al blog di Gilioli che Pino Nicotri, giornalista che apprezzavo molto, è stato “oscurato”. O meglio, L‘Espresso ha brutalmente tolto il suo blog senza nessuna spiegazione. Ora appare la scritta: “This user has elected to delete their account and the content is no longer available“.

Mi pare un’inqualificabile mancanza di rispetto nei confronti dei lettori, che con Nicotri avevano stabilito nel tempo un dialogo. Meglio di me lo spiega Antonio Zaimbri nel suo commento:

L’Espresso ha chiuso il blog “Aruotalibera” gestito da Pino Nicotri. Non voglio qui minimamente entrare nel merito dei rapporti tra Nicotri e la direzione de L’espresso sono questioni di rapporti di lavoro che saranno eventualmente discusse in sede di rapporti sindacali.

Quello che voglio qui, e con forza, sottolineare alla direzione del giornale, qualora avesse la bontà di leggermi, e l’enorme, inqualificabile, inaccettabile scorrettezza che hanno operato nei confronti di noi lettori/utenti del blog. Chiudere uno spazio dove si svolgeva un pubblico dibattito, cancellare e rendere inaccessibili i nostri scritti senza un minimo di preavviso, quelli erano l’espressione dei pensieri di un piccolo gruppo di cittadini, probabilmente modesti ma per noi importanti e comunque NOSTRI, VOI li avete azzerati senza preavviso senza darcene notizia, senza neppure una doverosa parola di scusa, non ci avete neppure lasciato la possibilità di scambiarsi un arrivederci, un ciao un addio.

È un’azione che non mi sarei aspettato da L’espresso, non da quel L’espresso che conoscevo e seguivo dai tempi della denuncia del tentato golpe di De Lorenzo, da un giornale che è stato nel tempo qualcosa di più di un semplice mezzo di informazione, ed ha rappresentato un punto di riferimento per molti cittadini democratici. Questo episodio mi costringe a prendere atto del fatto che i tempi cambiano e purtroppo in peggio, i cittadini, lettori fruitori dei sevizi contano sempre meno ansi se sono persone che intervengono si esprimono, dibattono, rischiano di essere sgraditi, di risultare scomodi, oggi va di moda chi beve tutto quanto gli vene servito paga e sta zitto. Mi spiace per voi ma io non sono tra questi e ve ne voglio informare.

Antonio Zaimbri – antonio.zaimbri@tiscali.it

SENTENZA SHOCK SUL BLOGGER CONDANNATO PENALMENTE. NEGRI (IL SOLE24ORE) SPIEGA: "PER IL GIUDICE, SE IL BLOG E' UNA PALESTRA DI LIBERE ESPRESSIONI NON VA REGISTRATO, MA SE SEGUE UNA LINEA EDITORIALE E' COME UN GIORNALE"

Friday, 5 September 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, SENTENZE

Nei giorni scorsi ci eravamo occupati della sentenza del Tribunale di Modica che ha condannato penalmente Carlo Ruta per delle notizie/opinioni pubblicate sul blog accadeinsicilia.net. Per il giudice, il blog in questione andava parificato a un normale giornale e Ruta al suo direttore responsabile, penalmente perseguibile anche per “omesso controllo”. Anche dopo il nostro appello, oggi interviene Il Sole 24 Ore con un puntuale intervento di Giovanni Negri. (g. mast.)

di Giovanni Negri per Il Sole24Ore – Norme e Tributi

Una linea netta di demarcazione tra informazione e comunicazione via blog: in assenza di una normativa specifica, prova a tracciarla la magistratura con una pronuncia subito molto contestata dal popolo della Rete. Rischia così una condanna per stampa clandestina il blogger che non registra in tribunale il proprio sito.

Almeno questo è il parere del tribunale di Modica dove il giudice unico ha multato Carlo Ruta per avere pubblicato il giornale di informazione civile «Accade in Sicilia» diffuso sul sito www.accadeinsicilia.net senza avere prima eseguito la registrazione considerata d’obbligo, da parte dell’autorità giudiziaria, per un prodotto del genere.

La notizia della condanna era nota e ha scatenato una ridda di proteste su internet da parte di chi ha visto nel provvedimento della magistratura un attacco alla libertà di espressione attraverso la Rete nella forma di un blog.

Ora, con il deposito delle motivazioni, è possibile avere un’idea più precisa della linea seguita dal giudice nell’interpretare una normativa che è andata via via precisandosi nel tempo, senza però che sia ancora possibile raggiungere un approdo condiviso da parte degli stessi magistrati. Perché, a leggere la sentenza, tutto ruota intorno alla definizione di prodotto editoriale, nozione cruciale per la previsione dell’obbligo di registrazione. Registrazione però che, precisa la sentenza, non costituisce un limite preventivo alla libertà di stampa visto che è esclusa qualsiasi valutazione discrezionale sull’opportunità di consentire o meno la pubblicazione; si tratta invece di un controllo di legittimità formale sulla regolarità dei documenti prodotti.

Ricostruendo l’evoluzione della normativa, il giudice unico ricorda che sino al 2001 l’orientamento giurisprudenziale prevalente prevedeva la necessità del requisito della riproduzione del giornale su supporto cartaceo perché potesse essere considerato prodotto editoriale. Con la legge n. 62 del 2001 le cose cambiano e il concetto di prodotto editoriale si estende sino a comprendere anche i prodotti realizzati su supporto informatico e destinati alla pubblicazione anche con mezzo elettronico. Nella linea sposata dal tribunale di Modica, la norma che accomuna in un sistema unitario i nuovi media ha un valore generale «così da potere affermare l’assoluta equiparabilità di un sito internet a una pubblicazione a stampa, anche con riferimento ad un eventuale sequestro di materiale “incriminato”».

In questa prospettiva devono essere iscritte presso il registro tenuto dai tribunali civili le testate giornalistiche online pubblicate con periodicità «e caratterizzate dalla raccolta, dal commento e dall’elaborazione critica di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale, dalla finalità di sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di fatti di cronaca e, comunque, di tematiche socialmente meritevoli di essere rese note».
Delineata questa cornice, la sentenza si sofferma sulla natura del blog sottoposto alla sua valutazione per concludere che la sua fisionomia lo fa rientrare tra i «prodotti editoriali» da registrare. Innanzitutto è lo stesso imputato, sottolinea l’autorità giudiziaria, che ha ha definito nella testata la propria pubblicazione come giornale («Accade in Sicilia – Giornale di informazione civile»). Gli articoli pubblicati hanno poi per oggetto fatti di cronaca locale, inchieste giudiziarie, testimonianze dirette, tanto da caratterizzarne il contenuto informativo. Il sito internet, sulla base delle indagini della Polizia postale, veniva poi aggiornato periodicamente e con cadenza pressochè quotidiana.
È vero poi, scrive il giudice, che Carlo Ruta si è difeso sostenendo che il prodotto pubblicato non era un quotidiano ma un semplice blog, da intendere come diario di informazione civile. Però, contesta la sentenza, il blog è uno strumento di comunicazione dove chiunque può scrivere quello che vuole e come tale può essere usato anche per pubblicare un giornale. E allora un blog può anche essere usato come metodo di presentazione di una testata registrata con una sua linea editoriale, con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico. Se invece il blog è utilizzato solo come una sorta di “palestra” per l’espressione di libere opinioni sui più svariati argomenti la registrazione, avverte il giudice unico, non è certo necessaria. Nel caso esaminato però risulta all’autorità giudiziaria che prima di pubblicare sul sito «Accade in Sicilia» era necessario contattare Ruta e sottoporre l’articolo alla sua preventiva valutazione in veste, in pratica, di editore responsabile.

LEGGI LA SENTENZA

CULTUR@. 27ESIMO "ARTFILMFESTIVAL" DI ASOLO (TREVISO) STASERA RIVIVE IL MITO DELLA DIVINA ELEONORA DUSE

Friday, 5 September 2008
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di Nicoletta Salata

Questa sera ad Asolo, tra le dolci e rasserenanti colline trevigiane, “paese di merletti e di poesie” come Eleonora Duse (nella foto) lo definì scegliendo di stabilirvi una dimora e poi di esservi sepolta, nell’ambito del 27° AsoloArtFilmFestival verrà conferito ad Ottavia Piccolo il premio speciale intitolato alla “divina” e sarà proiettata la versione restaurata del film muto “Cenere”.

Si tratta dell’unico film in cui la Duse (1858-1924), mito del teatro dell’epoca e nota alle cronache anche per la sua intensa e sofferta storia d’amore con Gabriele d’Annunzio, ha recitato.
Il film (del 1916, diretto da Febo Mari, ora restaurato dalla Fondazione Cineteca Italiana per iniziativa della Mediateca Regione Veneto), è tratto dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda. Ambientato in Sardegna, narra la storia drammatica di una donna cacciata da casa perché incinta di un figlio illegittimo, che decide poi di affidare il bambino all’ uomo sposato con cui l’ha concepito affinché venga allevato in modo adeguato. I due si incontreranno, lui adulto, lei ormai anziana.

Ecco uno straordinario estratto dal film. Consiglio di azzerare il volume della musica inserita liberamente in sottofondo (un sax un po’ lagnoso e trascinato che a mio avviso distoglie da una pura comprensione e dalla già smisurata incisività delle immagini e della recitazione della protagonista).

Personali impressioni e spunti. Trovo sorprendente come in questi due minuti traspaia, marcata, la semplicità accompagnata ad una sapiente perfezione in cui i gesti, in assenza di parole, sanno essere eloquenti e persuasivi.
Soffermarsi su come la Duse, di fronte alla porta nel momento in cui questa si apre e le appare il rimpianto ed adorato figlio, spalancando istintivamente le braccia sembra dire sono qui, mi offro a te e allo stesso tempo ti accolgo, sono stata forte nel lasciarti e ora sono debole nel ritrovarti, mi arrendo. E poi si raccoglie in un inchino, che è quasi di vergogna e di invocazione di perdono, avvolta in un mantello scuro in cui sembra volersi nascondere.
Segue il momento in cui il figlio che dapprima non ne vuole sapere, rigido e distaccato in una istintiva comprensibile reazione di rifiuto le volta le spalle, stringe le braccia su se stesso, tradendo il bisogno dell’abbraccio che però ancora non osa estendere all’estranea madre. Per poi lasciarsi andare a consolarla mentre lei, prostrata ai suoi piedi, ancora si nasconde il viso con le mani quasi si ritenesse indegna d’essere guardata, coprendosi addirittura con il braccio la cui mano, chiusa in un pugno serrato, pare ancora costretta a contenere umiliazione e amarezza. Trattenendo ancora il bisogno di esprimere il passato dolore e la nuova gioia.
Poi lui le porge le mani e lei finalmente consapevole e cosciente dei sentimenti profondi che nonostante tutto li legano si ammorbidisce prima ritraendosi, come fa un onda dopo essersi infranta per poi abbandonarsi in un improvviso sorriso e slancio rigettandosi nella sua stretta, che ora è riva sicura in cui approdare.

Quando nel 1909 d’Annunzio le chiese di tornare a recitare nella sua opera la Fedra, la Duse, che non aveva dimenticato né mitigato le pene amorose subite nel loro rapporto amoroso, gli rispose: “Ho sempre voluto il tuo bene. Quello che mi pareva il tuo bene, non solo la guerra e la gloria, ma una vita d’anima, un che che t’aiutasse, che desse, placandoti, un che d’amor vero nel vero. Un bel giorno mi sono sentita stroncata in due, così, dalle tue mani. Non so più rileggere un’opera d’arte di te. Ritentare d’ascoltarti sarebbe rimorire. M’hai classificata come un’opera d’arte che si prende e si butta. T’ho già dato tutto, non ho più niente”.

Sicuramente questa sera, ad Asolo rivivrà il mito della divina Duse la quale, come testimonia questo film-documento aveva ancora molto, di intenso seppur sofferto, da dare.

TONINO DI PIETRO ANNUNCIA: "TORNIAMO IN PIAZZA NAVONA L'11 OTTOBRE". Sulle intercettazioni l'ex Pm "La penso come Travaglio". Il ddl Alfano? "Se lo conosci lo eviti"

Friday, 5 September 2008
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da “Il Riformista”

Antonio Di Pietro affida il suo annuncio al Riformista. «Siamo pronti per il gran ritorno a piazza Navona. L’11 ottobre lanceremo con una grande manifestazione nazionale la raccolta delle firme per la nostra campagna referendaria contro il lodo Alfano», spiega il leader dell’Italia dei valori svelando i primi dettagli dell’operazione «piazza Navona bis». L’11 ottobre, sabato.

Ancora una volta, quindi, l’ex pm giocherà d’anticipo sul Partito democratico di Veltroni, che ha chiamato a raccolta il suo popolo sempre a Roma, a piazza San Giovanni, il 25 ottobre.

Nel corso dell’intervista, Di Pietro parla anche di riforma della giustizia e intercettazioni. E sul ritorno in agenda del caso Unipol avverte: «Latorre si comporti come Prodi e Passino. Lo dico soprattutto nel suo interesse. Altrimenti noi dell’Italia dei valori ci regoleremo di conseguenza».

Onorevole Di Pietro, di nuovo a piazza Navona, quindi.
«Ebbene sì. L’11 ottobre ci sarà il grande evento di apertura della nostra campagna referendaria “Salva premier 2008”. È il primo giorno utile per la raccolta delle firme. L’iniziativa ha già un nome: sarà “la prima giornata della legalità”».

La macchina organizzativa è già partita?
«Il fine settimana dell’I 1 e 12 ottobre cominceranno a spuntare i nostri punti di raccolta delle firme su tutto il territorio nazionale. Andremo avanti fino a Natale, possibilmente anche più giorni a settimana. Per adesso posso dire solo questo».

Lei prepara una campagna d’autunno sulla giustizia mentre da dentro il Pd si moltiplicano i segnali di fumo alla maggioranza sulla riforma Alfano.
«Su questo vorrei fare io una domanda: c’è in giro qualcuno che prenderebbe moglie per corrispondenza? Immagino proprio di no. Non si può discutere di una riforma di cui non si sa un bel nulla. Figurarsi “dialogare”. E su quali basi?»

In materia di intercettazioni telefoniche, ad esempio, il governo ha già varato un disegno di legge, a giugno.
«Il ddl Alfano? Quella roba lì se la conosci la eviti».
E come la mettiamo con il ritorno delle intercettazioni sul caso Unipol, quelle per cui Marco Travaglio, su L’Unità, ha già impresso il suo «visto s’indaghi»?
«Sulle intercettazioni che riguardano il senatore Latorre la penso esattamente come Travaglio. Lo dico in buona fede…»

Si spieghi meglio.
«Mi auguro che, proprio per la salvaguardia della loro credibilità, i parlamentari coinvolti nel caso Unipol si alzino in piedi e chiedano che sia dato il via libera all’utilizzo di quelle intercettazioni. Mi riferisco soprattutto al caso del senatore Latorre, rispetto al quale nessuno è in grado di dare un giudizio anticipato. Ci sono dei magistrati che stanno compiendo un’indagine. Se uno non ha nulla da nascondere, per quale motivo dovrebbe impedire l’utilizzo di quelle conversazioni?»

Morale?
«Latorre faccia come Prodi. Anche le telefonate dell’ex premier potevano dar adito a qualche sospetto. Il fatto che abbia detto “pubblicate tutto, non ho nulla da nascondere” ha spazzato via le nubi. Un altro modello da imitare è Passino: anche l’ex segretario dei Ds, a suo tempo, chiese al Parlamento di dare l’ok all’uso delle intercettazioni sulle scalate bancarie che lo vedevano coinvolto. In due parole, se io fossi l’avvocato di D’Alema e Latorre, suggerirei loro di imitare gli esempi di Prodi e Passino. La frittata Unipol e ormai fatta. L’indagine può essere un’opportunità».

In che senso, scusi?
«Nel senso che, sul piano tecnico, questa indagine serve a verificare se c’è qualcosa di penalmente rilevante. In questi casi,se uno è in buona fede dovrebbe andarci di corsa, dal giudice. Quando mi hanno tirato in ballo sulla storia dell’immobiliare Antocri, poco prima delle elezioni, mi sono precipitato in procura. Ho chiesto che l’indagine venisse svolta al più presto, senza alcun rinvio. Ed è arrivata l’archiviazione».

E se Latorre decidesse legittimamente di non fare come Prodi e Fassino? Come si comporterebbe il gruppo parlamentare dell’Italia dei valori?
«Ci comporteremmo di conseguenza. Prima dell’inizio della legislatura ho inviato ai nostri candidati un vademecum che tutti hanno sottoscritto. Nelle clausole c’era scritto che in questi casi l’Italia dei valori da sempre il via libera alle richieste di autorizzazioni a procedere. L’unica differenza è quando trattiamo di reati di opinione, per cui valutiamo caso per caso. Aggiungo, per la precisione, che nella fattispecie “reati di opinione” non possono essere incluse dichiarazioni come quella in cui Silvio Berlusconi, nel corso di un talk show, sostenne che non avevo la laurea. Eh no, quella roba inficiava tutta la mia carriera professionale…».

Piazza Navona bis, la prima giornata della legalità, il vademecum sulle intercettazioni. L’Idv è il «partito delle toghe»?
«Il partito delle toghe non esiste».

D’Alema ha detto che il Pd non «è il partito delle toghe».
«Ripeto: il partito delle toghe non esiste. Solo chi non può vedere i giudici agita lo spauracchio del partito delle toghe».