Risponde Travaglio

Sunday, 15 June 2008
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da “Libero” di oggi p. 6

di MARCO TRAVAGLIO
«La mia satira e la censura dell’Espresso»
Caro direttore, apprendo da Libero (pagina 13 di ieri, “Scrivevo sull’Espresso, ma il censore Travaglio…”) che, tra i vari crimini da me commessi, ci sarebbe anche la fine della collaborazione di Gabriele Mastellarini con l’Espresso.

Posto che non mi ero nemmeno accorto che fosse iniziata finché costui non ha iniziato ad attaccarmi sul suo blog (subito ripreso dal Giornale), vorrei solo precisare che non mi sono mai occupato della sua collaborazione con l’Espresso, non avendo alcun titolo per farlo e avendo fortunatamente di meglio da fare.

Sono curioso di conoscere i nomi dei “padrini” che mi proteggerebbero e mi domando come si permetta questo noto maestro di giornalismo di pubblicare sms privati e di insinuare, citando un terzo («non si può escludere…»), che io abbia posto all’Espresso l’aut aut «o io, o lui». Circostanza mai avvenuta. Il fatto poi che i miei legali abbiano ricordato, in una causa civile intentatami da Mediaset, che tengo una rubrica satirica sull’Unità, dipende dal fatto che tengo una rubrica satirica sull’Unità, intitolata prima”Bananas”, poi “Uliwood Party”, infine “Ora d’aria”. Rubrica talmente satirica da avermi fatto vincere il premio Satira di Forte dei Marmi 2007. Cordiali saluti.

La scomparsa dei fatti

Sunday, 15 June 2008
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Continuo a ricevere richieste pubbliche e private di ulteriori spiegazioni sulla mia vicenda. Proverò a dare ulteriori elementi.

– La mia collaborazione all’espresso è iniziata 19 mesi fa e riguardava articoli nella rubrica Riservato, ma anche pezzi più ampi di attualità ed economia dei quali c’è traccia sul sito dell’espresso, cliccando l’archivio;

– Tale collaborazione, oltre ad essere molto prestigiosa per un giornalista comunque giovane, era anche abbastanza fruttifera dal punto di vista economico. Potrei stimarla sui mille euro al mese e, vi assicuro, nessuno per un eccesso di protagonismo rinuncia a soldi e fama;

– Ciò che penso sul metodo di lavoro di Travaglio l’ho scritto più volte sui giornali e sul blog, ma non per questo c’è odio (almeno per quanto mi riguarda, non so lui). E’ solo sacrosanto diritto di critica, esercitato in un blog che non ha nulla a che vedere con l’espresso;

– Alcuni miei post pubblicati a maggio sono stati ripresi dal Giornale in un articolo di Filippo Facci sulla fine del travaglismo;

– Dopo quell’articolo (del quale ignoravo persino l’esistenza) il sig. Travaglio mi ha prima insultato telefonicamente e poi a mezzo sms;

– Mercoledì apprendo che la mia collaborazione è stata sospesa a tempo indeterminato (cioè mi han dato il benservito) per delle mie opinioni espresse sul blog;

– Non ho le prove per dire che Travaglio abbia posto l’aut-aut, ma – in base agli elementi che ho – non vedo altri motivi validi;

– Ho chiesto spiegazioni a L’espresso ma non mi hanno voluto ricevere né il sig. Travaglio – nonostante siano usciti articoli su giornali nazionali – ha avuto il buon gusto di replicare con una-riga-una spiegando la sua posizione.

Credo che i fatti siano chiarissimi!

 

Barcollo ma non mollo

Saturday, 14 June 2008
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OGGI SONO STATI SUPERATI I MILLE ACCESSI ALLE ORE 20. GRAZIE DELL’ATTENZIONE.

Spero che il garante de l’espresso, Eugenio Scalfari, abbia la possibilità e il tempo di occuparsi di quest’assurda vicenda e consentrimi almeno di difendermi.

Inoltre, perché il sig. Travaglio non dice nulla? Lui che parla di tutto e tutti, lui che ha rubriche su 5 diversi giornali. Nemmeno una parola. Chi tace acconsente (alla censura)?

Pesce grande mangia pesce piccolo

Saturday, 14 June 2008
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Vi ringrazio per il massiccio numero di accessi e per l’interesse che sta suscitando la mia “censura” a l’espresso. Spero ancora che qualcuno si possa ricredere e ascoltare le mie ragioni. Siccome leggo varie inesattezze sui vari blog e forum devo precisare quanto segue:

1) Non ho mai conosciuto prima d’ora Filippo Facci, nè ho i suoi contatti. Facci ha ripreso quanto avevo scritto oltre 20 giorni prima sul blog e l’ha fatto a mia insaputa. Cioè non che io chiedessi di essere informato, ma io ho saputo del suo articolo dalla telefonata di Travaglio.

2) Venerdì (ieri) sarebbe dovuto uscire un mio pezzo su l’espresso (già impaginato) che parlava di Bondi e Scajola. Il pezzo è stato tolto, in fretta e furia, nella giornata di lunedì dai responsabili della pagina. Ciò significa che il caso Iannini è irrilevante, in quanto la polemica con la sig. ra Vespa si era sviluppata tra giovedì e venerdì, mentre il caso Mastellarini-Travaglio è esploso tra sabato e domenica

3) E’ verosimile che Travaglio abbia chiamato la Hamaui mettendo sul piatto il buon nome de l’espresso e SOPRATTUTTO IL SUO POTERE CONTRATTUALE DI FIRMA CONOSCIUTISSIMA AL GRANDE PUBBLICO, “inducendo” la direttrice alla mia cacciata. Io avevo scritto (e Facci l’ha riportato) che Travaglio non legge neanche l’espresso e questo per lui è un colpo durissimo;

4) Peter Gomez, coautore di molti libri di Travaglio, è un inviato de l’espresso molto importante;

5) Quando ho chiesto un incontro al direttore, mi è stato negato in maniera ignobile. Ciò significa che il diktat era stato eseguito.

IL PESCE GRANDE HA MANGIATO IL PESCE PICCOLO, SOLO PERCHE’ GLI AVEVA PESTATO I PIEDI METTENDOSI SUL SUO STESSO PIANO E OPERANDO COME LUI OPERA NEI CONFRONTI DI ALTRI GIORNALISTI E POLITICI. LA BATTAGLIA NON E’ TRA ME E TRAVAGLIO NE’ TRA FACCI E TRAVAGLIO, MA E’ UNA QUESTIONE DI LIBERTA’ DI STAMPA E DI CENSURA. E SE L’ESPRESSO SI COMPORTA COSI’ FIGURATEVI GLI ALTRI….

ECCO PERCHE’ IO DEVO AVERE UN COLLOQUIO E SOVVERTIRE IL DIKTAT.

Scrivete a L'espresso (non solo a me)

Saturday, 14 June 2008
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Ringrazio quanti mi sono vicini in questo momento e quanti mi inviano commenti ed e-mail private. OGGI INOLTRE QUESTO BLOG HA OTTENUTO IN POCHE ORE UN RECORD DI ACCESSI ED E’ STATO APERTO UN APPOSITO FORUM SUL POPOLARISSIMO MOTORE DI RICERCA ALICE. SE CONTINUATE A STARMI VICINO POTRO’ ALMENO AVERE UN INCONTRO CON I VERTICI DE L’ESPRESSO. MA CHIEDETELO DIRETTAMENTE VOI A A LORO INVIANDO LE VS. EMAIL A letterealdirettore@espressoedit.it

INDICATE IL VOSTRO NOME E COGNOME E SE SIETE ABBONATI FATELO SAPERE!

GRAZIE

GABRIELE MASTELLARINI

http://patibolo.attualita.forum.alice.it/scrivevo-espresso-censore-travaglio/cthread.jspa?threadID=561243&tstart=0

Quel Travaglio del Marco

Saturday, 14 June 2008
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di Gabriele Mastellarini (tratto da “Libero” in edicola oggi)

Caro direttore, raccolgo il suo invito a commentare una vicenda privata, divenuta (ahimè!) di dominio pubblico. Come giornalista free-lance collaboro con diverse testate nazionali e, da qualche tempo, ero riuscito a far qualcosina anche per “L’espresso”, il noto settimanale fondato da Eugenio Scalfari: un centinaio di articoli pubblicati nel corso di un anno e mezzo. Una collaborazione proficua e prestigiosa, interrotta a causa di alcuni fatti, uno in particolare, avvenuti nello scorso weekend. Il primo (che non ritengo determinante) è una querelle a distanza con la dottoressa Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, sulla quale avevo scritto un articolo pubblicato tra le pagine del “Riservato” de “L’espresso”. Niente di particolare, ma la dottoressa aveva replicato definendomi «acido»: uno scambio di battute sul filo del sarcasmo, ma nel rispetto delle persone: noi abruzzesi siamo così.

I FATTI Il secondo fatto risale al giorno successivo (sabato scorso) quando, sul “Giornale”, Filippo Facci (mai conosciuto prima d’ora) riportava alcune riflessioni pubblicate sul mio blog www.dituttounblog.com, nelle quali parlavo di Marco Travaglio scrivendo due cose: 1) Che in una memoria difensiva presentata al Tribunale civile di Torino in una causa intentata da Confalonieri e Mediaset, il Travaglio si difendeva sostenendo che il suo attacco pesantissimo (“Confalonieri dovrebbe guardarsi allo specchio e sputarsi”) era, in realtà, satirico. Il giudice non gli ha creduto. Una notizia ritenuta da me interessante e riportata sul blog. 2) In un altro articolo sul mio blog facevo riferimento a una puntata di “Anno Zero” nella quale Travaglio dava a Tosi del condannato, ignorando che il sindaco di Verona ha ottenuto una sentenza favorevole dalla Cassazione che aveva annullato la precedente condanna in Appello.

CLIMA CAMBIATO I miei articoli sono poi stati ripresi da Facci in un pezzo al vetriolo su Travaglio. Ma il giornalista torinese, per sua definizione satirico, anziché replicare a Facci e al “Giornale” cominciava ad “azzannarmi”, prima con una telefonata dai toni durissimi e poi con una serie di sms (sei in tutto) di vario contenuto. L’unico modo per provare a difendermi, anche agli occhi dei lettori, era quello di pubblicare, seppur in maniera ridotta e con alcune parole mascherate da “X”, solo due messaggini dai quali si evinceva il tenore di quel duro intervento di Travaglio. Lo stesso editorialista ha poi insistito con altri sms nei quali sosteneva che dovevo vergognarmi per quanto accaduto. Passato questo lungo weekend di paura sono tornato a fare ciò che faccio tutti i giorni, cioè proporre notizie per i vari giornali. Ma a “L’espresso” il clima verso di me era stranamente cambiato e, per via informale, vengo a sapere di essere stato «sospeso a tempo indeterminato» per aver «ecceduto» sul mio blog. Chiedo un colloquio al direttore, per poter chiarire la mia situazione, ma (testuale) «i numerosi impegni non permettono al direttore di inserire in agenda altri appuntamenti». Stop, chiuso, grazie e arrivederci. Mentre resto in attesa (vana) che qualcuno mi contatti per farmi replicare, mi arrivano degli strani sentori sui quali benissimo ha scritto il giornalista e scrittore Francesco Caridi, sul mio blog. Ne riporto il testo: «Travaglio è professionalmente “assicurato”, vende i suoi prodotti alla gente di bocca buona e, visto che il mercato editoriale esige rimasticature, riproduce se stesso, sempre nello stesso numero dell’uomo-cannone (che le spara quindi grosse); mentre Mastellarini, che è più giovane e più colto di lui, non è protetto da nessun contratto e da nessun padrino, cerca di farsi spazio con la serietà dei suoi articoli e, se eccede, riconosce l’er rore». Ma, allora, chi è stato a farmi sospendere la collaborazione? Risponde Caridi: «C’è chi pensa a Travaglio, che ha una rubrica fissa su “L’Espresso”, dove ricicla e rimastica quello che ha già scritto altrove. Per questo, non si può escludere che abbia influito sulla scelta de “L’Espresso” di fare a meno dei pezzi di Mastellarini: “O io, o lui”. Classico. A questo punto, dato che è stato chiamato in causa “L’Espresso”, che non è un bollettino parrocchiale, sarebbe il caso che la direzione del settimanale spiegasse a Mastellarini perché non vuole più i suoi articoli. Il silenzio – conclude Caridi – autorizzerebbe commenti malevoli per una testata di sinistra che si erge giustamente sempre a difesa della libertà di stampa».

LETTERA AL FONDATORE Ieri ho provato a esporre la mia situazione al fondatore de “L’espresso”, Eugenio Scalfari, in una lettera aperta nella quale chiedo almeno un colloquio per poter spiegare le mie posizioni. Lo farei anche alla presenza di Travaglio (purché non la butti in satira: qui c’è poco da ridere…), mostrando a Scalfari e ai vari colleghi de “L’espresso” il contenuto di quei messaggini ricevuti. Certamente il fondatore del settimanale avrà cose più importanti alle quali pensare ma, in nome della libertà di parola e di stampa, confido ancora in un suo intervento chiarificatore. Se nulla dovesse accadere, caro direttore, potrà aggiungere il mio nome alla lista dei cosiddetti “censurati dai censori”. Con buona pace di Travaglio e compagnia bella.

A.A.A. RISPOSTE CERCASI

Friday, 13 June 2008
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Dal Forum www.marcotravaglio.it, noto che è stato istituito un apposito argomento di conversazione dal titolo “Censurati dai censori”  http://www.marcotravaglio.it/forum/viewtopic.php?t=13709&postdays=0&postorder=asc&start=0. Ecco cosa scrivono i fan di M.T.

Ho postato questo intervento semplicemente perchè siamo tutti in attesa di un chiarimento da parte di Travaglio su questo caso di censura, visto che è sempre stato uno dei suoi argomenti prediletti, desumo dagli sms mandati nei confronti del giornalista censurato, per chi non lo sapesse Gabriele Mastellarini, che questo chiarimento non ci sara’ mai, d’ altronde il povero Gabriele ha avuto la sfortuna di non chiamarsi Sabina Guzzanti e di aver osato criticare Travaglio. Pato 88

Non ho espresso nessuna opinione per adesso, ho solo postato uno sfogo di Gabriele Mastellarini su un caso di censura, e io, come penso i fans di Travaglio, attendiamo con ansia almeno un cenno su questo episodio, e siccome sono in buonafede, mi auguro che Marco, da buon giornalista, possa chiarire l’ accaduto con la speranza che il caso di censura riguardante Mastellarini non sia una consequenza dell’ atteggiamento, non proprio encomiabile, avuto da Travaglio. Tutto qui

: come ho gia’ espresso altrove, io se becco un giornalista che lavora per me che pubblica degli sms privati di un collega sul suo blog per “difendersi anche agli occhi dei suoi lettori” lo prenderei a zapate nel culo, Travaglio o non Travaglio .. Solo per questo motivo ci sta’ tutta la motivazione dell’aver “ecceduto”. Alex 66

Guarda che è stato Facci in un suo articolo sul giornale a citare Mastellarini, i due non si sono mai conosciuti. Mastellarini ha solo commesso l’ “errore” di fare qualche precisazione su alcune cose dette da Travaglio, Facci ha preso subito la palla al balzo e si sono trovati d’ accordo sul fatto che il baluardo della libera informazione odia qualsiasi forma di critica nei suoi confronti, ti assicuro che Mastellarini non ha niente da spartire, in ambito giornalistico con Facci, perchè nonostante sia giovane è un cronista capace, che ha scritto un sacco di articoli sull’ Espresso, invece Facci sappiamo tutti che è.

.. beh, pero’ e’ curioso, non trovi ? D’altra parte ci sono un sacco di fautori inossidabili della “libera informazione” che tuttavia sono disposti a dare assoluta credibilita’ e a sostenere con la mano sul fuoco la buona fede di chiunque, purche’ attacchi Travaglio, in qualsiasi modo e a qualsiasi titolo .. improvvisamente sembra che Travaglio, da uno come tanti che puo’ sbagliare diventa quello che sbaglia sempre e comunque ogni volta che qualche rampante salta fuori, a voler essere maligni, per darsi un po’ piu’ di visibilita’ con il suo nome .. chissa’ com’è ?!

Rispondo alla richiesta di Vittorio Feltri direttore di "Libero"

Friday, 13 June 2008
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Caro direttore, raccolgo volentieri il suo invito a commentare una vicenda privata, divenuta (ahimè!) ormai di dominio pubblico. Lo faccio non per eccesso di protagonismo (non ho bisogno di farmi conoscere, grazie a Dio) ma per chiarire cos’è successo e cosa (spero) potrà succedere.

ANTEFATTI. Come giornalista free-lance (cioè libero professionista) collaboro con diverse testate nazionali e, da qualche tempo, ero riuscito a far qualcosina anche per “L’espresso”, il noto settimanale fondato da Eugenio Scalfari. Per “qualcosina” intendo un centinaio di articoli pubblicati nel corso di un anno e mezzo che, lei converrà, non sono proprio pochissimi. Una collaborazione proficua e prestigiosa, interrotta a causa di alcuni fatti, uno in particolare, avvenuti nello scorso weekend.
Il primo (che non ritengo affatto determinante) è una querelle a distanza con la dottoressa Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, sulla quale avevo scritto un articolo pubblicato tra le pagine del “Riservato” de “L’espresso”. Niente di particolare, ma la dottoressa aveva da replicarne definendomi «acido» e si apriva un piccolo dibattito sul sito www.dagospia.com. Uno scambio di battute sul filo del sarcasmo e dell’ironia, ma soprattutto del rispetto delle persone. In fondo noi abruzzesi siamo così, forti e gentili.
Il secondo fatto risale al giorno successivo (sabato scorso) quando sul “Giornale”, Filippo Facci (che non ho mai conosciuto prima d’ora) riportava alcune riflessioni pubblicate sul mio blog www.dituttounblog.com nelle quali parlavo di Marco Travaglio, scrivendo principalmente due cose verissime: 1) Che in una memoria difensiva presentata al Tribunale civile di Torino in una causa intentata da Confalonieri e Mediaset, il Travaglio si difendeva sostenendo che il suo attacco pesantissimo (“Confalonieri dovrebbe guardarsi allo specchio e sputarsi”) era, in realtà, satirico. Mentre il giudice non gli ha creduto. Una notizia ritenuta da me interessante e riportata sul blog. Internet, come certamente Travaglio saprà visto che difende a spada tratta Grillo e quanti altri, è uno strumento di comunicazione più libera rispetto a un giornale, perché non risponde a gerarchie o logiche editoriali.
2) In un altro articolo sul mio blog facevo riferimento a una puntata di “AnnoZero” nella quale Travaglio dava a Tosi del condannato, ignorando che il Sindaco di Verona ha ottenuto una sentenza favorevole dalla Cassazione che aveva annullato la precedente condanna in Appello. Sul mio blog sottolineavo come il personaggio pubblico Travaglio fosse disinformato sulla vicenda. E questo è un altro fatto.

FATTI E FACCI. I miei articoli erano ripresi da Facci in un pezzo al vetriolo su Travaglio (tra loro due so che c’è molta carne al fuoco), riferendo quanto ho già scritto sopra. Cioè la verità. Ma il giornalista torinese, per sua definizione satirico, anziché replicare a Facci e al “Giornale” cominciava ad “azzannarmi” prima con una telefonata dai toni durissimi e poi con una lunga serie di sms (alla fine se ne conteranno ben sei) di vario contenuto che lascio immaginare. L’unico modo per provare a difendermi, anche agli occhi dei lettori, era quello di pubblicare, seppur in maniera ridotta e con alcune parole mascherate da “X”, solo due messaggini dai quali si evinceva il tenore di quel duro intervento del Travaglio (con il quale non ho mai avuto nulla a che spartire) nei miei confronti.
Lo stesso Travaglio, tracimando forse nella molestia telefonica, insisteva successivamente con altri sms nei quali, in sostanza, sosteneva che dovevo vergognarmi per quanto accaduto. Vergognarmi? E di cosa? Di aver scritto la verità?

CENSURE DEI CENSORI. Passato questo lungo weekend di paura sono tornato a fare ciò che faccio tutti i giorni, cioè proporre notizie per i vari giornali. Ma a “L’espresso” il clima verso di me era stranamente cambiato e, per via informale, vengo a sapere di essere stato «sospeso a tempo indeterminato» per aver «ecceduto» sul mio blog. Chiedo quindi un colloquio al direttore, per poter chiarire la mia situazione, ma (testuale) «i numerosi impegni non permettono al direttore di inserire in agenda altri appuntamenti». Stop, chiuso, grazie e arrivederci.
Mentre resto in attesa (vana) che qualcuno mi contatti per farmi replicare, mi arrivano degli strani sentori sui quali benissimo ha scritto il giornalista e scrittore Francesco Caridi, sul mio blog. Ne riporto il testo: «Travaglio è professionalmente “assicurato”, vende i suoi prodotti alla gente di bocca buona e, visto che il mercato editoriale esige rimasticature, riproduce sè stesso, sempre nello stesso numero dell’uomo-cannone (che le spara quindi grosse); mentre Mastellarini, che è più giovane e più colto di lui, non è protetto da nessun contratto e da nessun padrino, cerca di farsi spazio con la serietà dei suoi articoli e, come nella vicenda della magistrato Iannini, se eccede, riconosce l’errore o la presunta caduta di stile. In lui non c’è malafede, ma entusiasmo».
Ma, allora, chi è stato a farmi sospendere la collaborazione? Risponde Caridi: «C’è chi pensa alla magistrato Iannini, che è donna potente ed influente come il marito Bruno Vespa, troppo intelligente per dedicarsi a ritorsioni, con tutto quello che ha da fare con i potenti di turno. Ma, siccome la magistrato Iannini è stata già altre volte presa di mira da “L’Espresso” (e suo marito pure), non penso che ora la direzione della rivista abbia inteso farle il regalo di “punire” Mastellarini. C’è chi d’altro canto – sottolinea Caridi – pensa a Travaglio, che ha una rubrica fissa su “L’Espresso”, dove ricicla e rimastica quello che ha già scritto altrove. Per questo, non si può escludere che abbia influito sulla scelta de “L’Espresso” di fare a meno dei pezzi di Mastellarini: “O io, o lui”. Classico. A questo punto, dato che è stato chiamato in causa “L’Espresso”, che non è un bollettino parrocchiale, sarebbe il caso che la direzione del settimanale spiegasse a Mastellarini perché non vuole più i suoi articoli. Il silenzio – conclude Caridi – autorizzerebbe commenti malevoli per una testata di sinistra che si erge giustamente sempre a difesa della libertà di stampa».

LETTERA A SCALFARI. Ieri ho provato a esporre la mia situazione al fondatore de “L’espresso”, Eugenio Scalfari, in una lettera aperta nella quale chiedo almeno un colloquio per poter spiegare le mie posizioni. Lo farei anche alla presenza di Travaglio (purché non la butti in satira, qui c’è poco da ridere), mostrando a Scalfari e ai vari colleghi de “L’espresso” il contenuto di quei messaggini ricevuti. Certamente il fondatore del settimanale avrà cose più importanti alle quali pensare ma, in nome della libertà di parola e di stampa, confido ancora in un suo intervento chiarificatore.
Se nulla dovesse accadere, caro direttore, potrà aggiungere il mio nome alla lista dei cosiddetti “censurati dai censori”. Con buona pace di Travaglio e compagnia bella.

Gabriele Mastellarini

Travaglio vs. Mastellarini. Dov'è finita la libertà di stampa?

Friday, 13 June 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI, LETTERE

di Francesco Caridi (giornalista professionista, scrittore)

Il fatto: il giornalista Gabriele Mastellarini, tra i suoi “pezzi”, cita episodi che riguardano la magistrato Iannini (ne “L’Espresso”)  e critica nel suo blog  il collega Marco Travaglio (sedicente autore di satira). I due naturalmente s’incavolano: la magistrato, con eleganza ed ironia; il collega, con una parolaccia. La polemica con la magistrato è ripresa da “Dagospia” e circola tra gli addetti ai lavori; quella con Travaglio è ripresa dal caustico Facci ne “il Giornale” e diventa di dominio pubblico. Il fatto che la polemica avvenga tra due collaboratori de “L’Espresso” suscita ovviamente maggiore curiosità, specie dopo l’affondo di D’Avanzo de “la Repubblica” (dello stesso gruppo editoriale) contro il modo di fare giornalismo di Travaglio.

La situazione: Travaglio è professionalmente “assicurato”, ha i suoi numi tutelari nella sinistra radicale, vende i suoi prodotti alla gente di bocca buona e, visto che il mercato editoriale esige rimasticature, riproduce se stesso, sempre nello stesso numero dell’uomo-cannone (che le spara quindi grosse); mentre Mastellarini, che è più giovane e più colto di lui, non è protetto da nessun contratto e da nessun padrino, cerca di farsi spazio con la serietà dei suoi articoli (anche ne “il Mondo”, il “Sole 24 Ore”, in riviste culturali) e, come nella vicenda della magistrato Iannini, se eccede, riconosce l’errore o la presunta caduta di stile. In lui non c’è malafede, ma entusiasmo.

Il sospetto: qualcuno avrebbe fatto sapere a Mastellarini che i suoi “pezzi” non sono più graditi a “L’Espresso”. Per quale motivo?
C’è chi pensa alla magistrato Iannini, che è donna potente ed influente come il marito Bruno Vespa (troppo intelligente per dedicarsi a ritorsioni, con tutto quello che ha da fare con i potenti di turno). Ma, siccome la magistrato Iannini è stata già altre volte presa di mira da “L’Espresso” (e suo marito pure), non penso che ora la direzione della rivista abbia inteso farle il regalo di “punire” Mastellarini.
C’è chi d’altro canto pensa a Travaglio, che ha una rubrica fissa su “L’Espresso”, dove ricicla e rimastica quello che ha già scritto altrove. Travaglio si mostra perfido, insulta con giri di parole, è un “fascista” piemontese che nasconde la sua predilezione politica giovanile, è un cattolico che fa peccato contro il prossimo ogni qual volta apre la bocca. Per questo, non si può escludere che abbia influito sulla scelta de “L’Espresso” di fare a meno dei “pezzi” di Mastellarini: “O io, o lui”. Classico.
A questo punto, dato che è stato chiamato in causa “L’Espresso”, che non è un bollettino parrocchiale, sarebbe il caso che la direzione del settimanale spiegasse a Mastellarini perché non vuole più i suoi “pezzi”.
Il silenzio invece autorizzerebbe commenti malevoli per una testata di sinistra che si erge giustamente sempre a difesa della libertà di stampa.

 

Pubblicato su “La Riviera”, settimanale di informazione, attualità e cultura, pag.1

http://www.larivieraonline.com/news.asp?id=2154

Lettera aperta al fondatore de "L'espresso", Eugenio Scalfari

Friday, 13 June 2008
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AL FONDATORE DE L’ESPRESSO, DOTT. EUGENIO SCALFARI

Egregio direttore,

Mi permetto di disturbarLa per pochi secondi e raccontarLe una vicenda che, forse, potrà interessarLe visto che stamane se ne parla anche sulla prima pagina de “Il Giornale”, storica testata fondata da Indro Montanelli.

L’argomento di cui si parla è L’espresso, lo splendido settimanale da Lei pensato più di cinquant’anni fa e divenuto, nel corso degli anni, simbolo di indipendenza, di giornalismo libero e d’inchiesta, iniziando proprio dalla famosa inchiesta sul “Sacco di Roma”, scritta da Lei mezzo secolo fa.

Io, a suoi occhi, sono un Signor Nessuno. Un umilissimo cronista di provincia che, alla soglia dei trent’anni, ha provato a lanciarsi in questo mestiere collezionando alcune prestigiose collaborazioni in riviste scientifiche, giornali e periodici nazionali. Da un anno e mezzo il sottoscritto era riuscito a ritagliarsi uno striminzito (ma, per me, enorme) spazio nelle pieghe de L’espresso, nella gran parte dei casi nella prestigiosa rubrica Riservato. Rubrica che, in passato, ha visto alternarsi firme prestigiosissime del giornalismo nazionale quali (ne cito solo alcuni) Antonio Padellaro, Bruno Manfellotto e il compianto Claudio Rinaldi che, negli ultimi anni, ne occupava un posto fisso con la sua rubrica.

Per quanto mi riguarda, nel corso di quest’anno e mezzo, ho dato il mio umilissimo contributo, da ultima ruota del carro insomma, anche se talvolta miei articoli più ampi sono stati pubblicati nelle pagine di Attualità ed Economia.

Mi scusi l’eccessiva introduzione, vengo subito al dunque. Da una settimana a questa parte i miei rapporti con la testata di via Colombo risultano “sospesi sine die”. Non riuscendone a capire i motivi, ho provato a chiedere spiegazione al direttore, ma la sua segreteria mi comunica che (testuale) “purtroppo i numerosi impegni del direttore, non le permettono  di inserire in agenda altri appuntamenti”. Non sono certo io a poter cambiare una fitta agenda di incontri ma almeno – per un principio di buona educazione che Lei certamente comprenderà – mi si poteva dare un appuntamento con un vicedirettore, un caporedattore, un caposervizio, un redattore, un usciere, insomma qualcuno dal quale potessi capire l’accaduto ed esporre la mia versione. Come in un Paese civile qual è l’Italia.

Ma l’Italia è anche il Paese delle chiacchiere e dei pissi-pissi. E dal palazzone dell’Eur qualche “pissi-pissi” è uscito, arrivando dritto dritto al mio orecchio.

Le correnti di pensiero, caro direttore, sono due. La prima – più ufficiale – è una mia esclusione dalle pagine dell’espresso per aver rettificato su un popolare sito web ad un intervento della dottoressa Augusta Iannini in Vespa, notissimo magistrato e moglie dell’ex direttore del Tg1. Da comune cittadino (e non parlo da giornalista) ho fatto notare alla gentilissima dottoressa Iannini che la sua versione su un dato fatto verificatosi nel 2003 non combaciava con la realtà e mi sono limitato a presentare un articolo del Corriere della Sera.

Forse l’espresso si è sentito impropriamente tirato in ballo nella  querelle (che è rimasta sul filo del sarcarsmo e dell’ironia) e, per questo, me ne scuso pubblicamente con Lei e con tutti i colleghi e i collaboratori della testata. Insomma, accetto la squalifica, ma che sia temporanea e non un benservito, in fondo, non credo di aver fatto nulla di così grave.

Poi c’è la seconda corrente di pensiero, quella dei pissi-pissi che vedo riconfermata oggi sul “Giornale” nell’articolo “Il divo”, firmato dal giornalista Filippo Facci. Lo stesso Facci, sabato scorso, aveva ripreso dalle stesse colonne alcune mie riflessioni liberamente pubblicate sul mio blog www.dituttounblog.com, dalle quali l’espresso è completamente estraneo, come è facilmente intuibile.

Sfortuna ha voluto che quelle opinioni riguardassero un noto giornalista-satirico torinese che, ironia della sorte, è tenutario di una rubrica sulle pagine de l’espresso. Ma che non ci sia stima tra colleghi, specie se collaboratori, non credo sia un problema per l’espresso purché quello che si pubblica sia interessante per i lettori. Cito, a mero titolo di esempio, il recente caso Eco-Arosio. Non credo che tra i due, oggi come oggi, ci sia un rapporto di amicizia ma vedo che entrambi lavorano congiuntamente al progetto de l’espresso, per il bene dei lettori e per far crescere la testata.

Ma nel mio caso, e torno all’articolo del “Giornale”, sembrerebbe (parlo al condizionale, sia chiaro) che il più noto collega torinese abbia posto una sorta di aut-aut all’espresso: o la mia firma o quella dello sconosciuto Mastellarini. Spero non sia davvero così, perché si tratterebbe di una cosa squallida, degna della Repubblica Sociale Italiana e non della Repubblica Italiana.

Fatto sta che io oggi sono fuori dall’espresso e nessuno vuol parlare con me.

Queste le mie riflessioni, il resto lo lascio a Lei egregio direttore. Vorrei essere giudicato per quello che ho scritto e ho detto e non essere “epurato” per conto terzi. Ma se così fosse lo accetterò ugualmente, accodandomi alla schiera degli esclusi dall’espresso, ultimo dei quali il collega Enzo Vizzari recentemente defenestrato non so ancora per quale motivo.

Con stima.

Gabriele Mastellarini

IL DIVO

Friday, 13 June 2008
Pubblicato nella categoria ARTICOLI

da “Il Giornale” del 13/6/2008, p. 1

di Filippo Facci

Sabato scorso avevamo raccontato che a rifilare l’ennesima figuracela al cabarettista del Travaglino era stato un suo collega dell’espresso, Gabriele Mastellarini: era stato quest’ultimo, infatti, ad aver già scritto proprio sull’Espresso che le condanne ai danni del sindaco di Verona Flavio Tosi erano state annullate dalla Cassazione: circostanza che Travaglio, ad Annozero, aveva mostrato di non conoscere: evidentemente non legge neppure i giornali dove scrive.

Lo stesso Mastellarini, poi, sul suo blog, aveva rivelato che Travaglio aveva collezionato altre omissioni e inesattezze a proposito delle condanne da lui subite per diffamazione, e avevamo raccontato anche il seguito: Travaglio, letto l’articolo di Mastellarini, si era imbufalito e gli aveva spedito una serie di sms pieni di insulti.

Bene, ora è accaduto questo: Mastellarini è diventato improvvisamente sgradito proprio al settimanale dove collabora (collaborava) assieme a Travaglio: all’Espresso improvvisamente non accettano più nessuna sua proposta (prima era piuttosto assiduo) e nessun responsabile ora gli risponde più al telefono.

«Hai fatto un casino» gli ha rivelato un giornalista ài Repubblica che ha dovuto chiamarlo dal bagno. Di quale «casino» si tratta? Presto, chiamate Travaglio: c’è un caso di apparente censura che sembra fatto apposta per finire in uno dei suoi libri scritti a 32 mani (magistrati compresi).

Le pulci a Mr. X

Thursday, 12 June 2008
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TRATTO DA “ORDINE TABLOID” PERIODICO DELL’ODG LOMBARDIA – FEBBRAIO 2006
di Gabriele Mastellarini
Ha inventato un nuovo genere di giornalismo d’inchiesta, utilizzando uno strumento formidabile: l’archivio. Raccoglie e annota tutto ciò che gli capita, legge e ricorda gli atti giudiziari meglio di un avvocato o di un procuratore. Il suo modo di lavorare lo ha fatto diventare un personaggio di successo, anche se prima di quel 14 marzo 2001 Marco Travaglio era un giornalista “normale”. Un illustre sconosciuto, direbbe qualcuno, ma cresciuto alla corte di Indro Montanelli.

Poi il 14 marzo 2001 Daniele Luttazzi lo invita a Satyricon e scoppia il caso. Travaglio si fa notare per la sua “presenza scenica”, in televisione rende e anche nei teatri sa farsi valere. Come direbbe qualche bravo operatore, lui “buca” il video, insomma “funziona”. Su quell’onda ha costruito il suo successo e dopo il best-seller L’odore dei soldi (scritto con Elio Veltri, Editori Riuniti, 2001) continua a sfornare titoli a ripetizione, ultimo dei quali Inciucio, pubblicato da Rizzoli e già in vetta alle classifiche di vendita.
Certamente è l’autore di saggistica che riscuote maggior successo tra il pubblico e può permettersi il lusso di avere due titoli in libreria contemporaneamente: lo stesso Inciucio (coautore Peter Gomez), e Berluscomiche uscito per Garzanti.
Il mensile Prima Comunicazione ha definito gli scritti del giornalista torinese «libri-collage sfornati a mesi alterni» (n. 357/2005), ma questo a lui non interessa. L’importante è essere presenti: che se ne parli, bene o male non importa. Per questo è sempre in giro per l’Italia a presentare e a presenziare. A gennaio? Il 9 (ore 21) lo trovi a Torino, il 10 (ore 16.30) è già a Palermo, l’11 (ore 21) rieccolo in Piemonte a Borgaro Torinese, il 12 (ore 17.30) è a Santa Marinella in provincia di Roma, il 16 a sera al teatro Ambra Jovinelli di Roma, il 17 all’Università di Torino, il 18 al Circolo Arci di Fidenza, il 19 puntatina ad Este (Padova) presso l’Aula Magna del Collegio Vescovile, il 20 ad Adria, il 23 alle 17 a Torino (libreria Feltrinelli), prima di recarsi (ore 21) ad Alessandria dove lo aspettano alla libreria Mondadori (marchio Berlusconi).
E ancora Isernia, Modena, Milano, Bologna, Casalecchio e chi più ne ha più ne metta.

Accusa Berlusconi di presenzialismo televisivo e gli rinfaccia il suo essere “piazzista”, ma anche Travaglio si fa notare dappertutto: piazze, convegni, poco in tv perché da quel famoso 14 marzo non lo invita più nessuno.
In quasi cinque anni, di strada ne ha fatta tanta. «Certamente con L’odore dei soldi (200.000 copie) ha rimpinguato le casse degli Editori Riuniti», ricorda un autore che ha lavorato per la ex casa editrice del Pci.
Travaglio attacca Vespa perché scrive su tantissime testate, ma neanche lui scherza: è redattore di Repubblica a Torino, collabora con L’Espresso, L’Unità, Micromega, Giudizio Universale (un mensile), cura la rubrica “Carta Canta” sul sito di  Repubblica.

E poi i libri. A proposito di case editrici: Travaglio critica D’Alema perché pubblica con Mondadori, ma anche lui ha lavorato per la casa editrice di Berlusconi, vendendo tantissime copie di Palle Mondiali e dello Stupidiario del calcio e dello sport (usciti entrambi nel 1994).

In tutto, come riferito dal sito non ufficiale www.marcotravaglio.it (sul quale ci sono altri sui scritti), i suoi libri sono 20, più un paio di interviste ed alcune prefazioni, come quella scritta per Kaos Edizioni sugli atti del processo in primo grado contro la Juventus (accusata di doping), poi ribaltato in appello (mai prefazione fu più nefasta)
A forza di scrivere sta perdendo colpi. Inciucio, ad esempio, contiene un paio di refusi (Billè, a pagina 519, è chiamato Claudio ma il suo nome è Sergio, poi Adreani di Mediaset è ribattezzato Ariani a pag. 388), mentre L’Amico degli Amici (Bur 2005), è una sorta di brutta copia del Dossier Dell’Utri, pubblicato da Kaos con la presentazione di Gianni Barbacetto.

Ma Travaglio è Travaglio: lui vende e gli è concesso tutto. Non lesina le “affettuosità giornalistiche” e viene ricambiato dagli amici della “sua” lobby. In fondo, anche lui fa parte di un piccolo club insieme ai vari Santoro, Guzzanti (Sabina), Luttazzi, quelli dell’associazione Articolo 21. Tra amici si scambiano “cortesie”. Ad esempio: Travaglio dedica alla Guzzanti un capitolo di Regime (Bur, 2004, pp. 164-204) e un paragrafo di Inciucio (pp. 208-221), nel quale si occupa del documentario Viva Zapatero. E in quel documentario, messo in vendita in dvd ecco una bella intervista (una trentina di secondi) della bravissima attrice satirica al giornalista torinese. Non viene dimenticata la vicenda “Raiot”, splendida trasmissione stroncata, ma qui c’è un piccolo “conflitto di interessi”: Travaglio è stato coautore del programma. Anche Santoro è gettonatissimo nei libri e lui ricambia affettuosamente.

In occasione della presentazione di “Regime”, l’ex conduttore di Sciuscià si è scomodato per presentare il volume di Travaglio e Gomez, conducendo un talk-show in onda su un’emittente satellitare e su un circuito di tv regionali.

Bisogna però anche riconoscere (e Travaglio non lo fa) che Santoro si è dimesso da europarlamentare solo per partecipare ad una puntata dello show di Celentano. Alla faccia dei 729.656 elettori (dato preso da Inciucio pag. 267) che gli avevano dato fiducia («il candidato non capolista più votato d’Italia», sempre pag.267).

Travaglio usa il bastone con molti colleghi da Vespa a Mentana, fino a Diaco e Floris, mentre impiega la carota per altri come Curzio Maltese di Repubblica, Furio Colombo, ex direttore de L’Unità, e l’attuale direttore Antonio Padellaro. Forse perché Padellaro è prefatore di Berluscomiche, Colombo di Bananas e Maltese de La Repubblica delle Banane (altro saggio di Travaglio e Gomez, uscito nel 2001 per Editori Riuniti).
Inoltre, lo stesso Maltese su Repubblica e Padellaro dalla prima pagina de L’Unità gli dedicano puntualmente interessanti recensioni ad ogni nuova uscita. Anche L’Espresso, pubblica anticipazioni dei libri di Travaglio e Gomez, un collaboratore e un inviato, dimenticando però di fare lo stesso con l’inviato Pino Nicotri, autore di una bella antologia su Giuliano Ferrara,pubblicata per Kaos un paio d’anni fa, ignorata dal settimanale.

E come non dimenticare l’associazione “Articolo21 Liberidi” fondata dal deputato Ds Giuseppe Giulietti (già al vertice dell’Usigrai)? Travaglio la cita più volte nelle pagine di Inciucio e Regime (forse l’ha aiutata a recuperare un po’ di materiale sul Tg1) e nei ringraziamenti al termine di ogni libro.

Quelli di “Articolo21” sembrano apprezzare e invitano Travaglio e soci ai vari convegni, oltre a pubblicare anticipazioni dei libri e interventi vari sul cliccatissimo sito www.articolo21.com, a sua volta citato nei volumi del giornalista. Merito indiscusso di Marco Travaglio è quello di aver puntato l’indice sulle anomalie del sistema italiano come aveva fatto anche Giorgio Bocca, il primo a parlare di regime: «La differenza fra il regime del Cavaliere e la democrazia di stampo democristiano è che allora i desideri dei dirigenti del partito venivano accolti silenziosamente o confessati solo in sede storica. Ora tutto avviene in chiaro e senza finzioni: il capo del governo è re delle tre televisioni, nomina i giornalisti invisi e quelli vengono platealmente licenziati».
Negli analitici racconti dell’attuale “regime mediatico” italiano, Travaglio commette qualche errore storico.

Secondo Travaglio (lo scrive in un paginone pubblicato per L’Unità) i decreti Berlusconi salva-tv sono stati due: in realtà, sono tre. Il decreto-legge n. 694 del 20 ottobre 1984, l’807 del 6 dicembre 1984e il decreto-legge n. 223 del primo giugno 1985 (Berlusconi-ter, successivamente convertito) che proroga la libertà di antenna per le tv private al 31 dicembre 1985. Dal 1986 in poi, come confermato in una nota dell’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giuliano Amato:«La legge numero 10 del 1985 non ha bisogno di altre proroghe per continuare ad essere efficace» (si veda in proposito Anna Chimenti, Informazione e televisione, Laterza, 2000). Studiare, studiare, studiare.

Libertà di stampa e libertà di rete

Thursday, 12 June 2008
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Qui sotto riporto un intervento a Porta a Porta tra Di Pietro, Vespa e Facci.

Caro Facci, non ti conoscevo televisivamente. Mi sei simpatico. Almeno non spari cazzate e ti rivolgi in maniera educata all’interlocutore, non sei saccente come il nostro Mr. X.

Un paio di considerazioni sulla libertà di stampa e di rete, partendo dal mio caso. Ho messo in Rete la verità, quindi sono stato libero di farlo, però ora mi tolgono la possibilità di scrivere, quindi non c’è libertà di stampa. O sbaglio?

Caro Facci, lei che conosce Bruno Vespa perché non fa sapere che per colpa della moglie sono stato “epurato”?

(…O forse la Iannini è solo un pretesto….)

W LA LIBERTA’

Facci miei

Thursday, 12 June 2008
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Caro Facci,
non ho detto che Lei sia portavoce del governo di centrodestra.  Certamente “Il Giornale” lo è, ma non per questo va bistrattato.

Anzi, alcune settimane fa i suoi colleghi avevano ripreso e dato risalto a un mio pezzullo sugli enti inutili apparso, pensi un po’, proprio sull’Espresso (ma senza citare me e citando solo il giornale).

In passato ho scritto anche per “Libero” (mi cerchi sulla rassegna stampa della Camera) e anni fa collaborai anche con la Padania quando c’era Gianluigi Paragone (può chiedere di me). 

Di certo non ho mai votato Lega né Di Pietro, come confessato pubblicamente da un nostro collega (ma il voto non è segreto?).

Alle ultime ho votato scheda bianca alla Camera (perché il PD aveva un candidato pessimo dalle mie parti) e Veltroni al Senato, se questo può renderla edotta.

Alla Padania, scrissi una bella inchiesta sulle condanne di Rutelli davanti alla Corte dei Conti e mi occupai (pensi un po’) dell’assoluzione dell’ex Ministro leghista, Roberto Castelli, proprio dalla Corte dei Conti. Un altro articolo sfuggito a Mr X. (e con quello di Tosi sono due).

A proposito di Mr. X, me ne ero già occupato (criticandone le sviste) in un articolo apparso su “Ordine Tabloid”, il mensile dell’Odg Lombardia, che all’epoca era presieduto dal preparatissimo prof. Franco Abruzzo. Credo che il tutto sia ancora on-line.

Devo dire che nei vari giornali dove ho lavorato, siano essi più di “destra” o di “sinistra”, non mi è MAI STATO DETTO nè sono MAI STATO OBBLIGATO ad attaccare chicchessia, nè ho mai ricevuto ingiurie da soggetti dei quali mi occupavo. Potrei citarle centinaia di colleghi nelle varie redazioni e può chiedere chi sono e come mi comporto. Ma forse è meglio che non faccia nomi perché, ora come ora, Mastellarini è il pesce piccolo…è quello che ha pestato i piedi…e poi Mastellarini mica va in tv a vendere la favola del soccombente-non condannato?

Dimenticavo: ho avuto anche il tempo di ripercorrere la storia di “Libero” in un bel saggio apparso su “Problemi dell’Informazione” (Il Mulino, editore area-Prodi), stessa rivista scientifica  (fondata dal prof. Murialdi, storico del giornalismo, e ora diretta dal prof. Angelo Agostini docente alla Iulm di Milano) che ha ospitato miei contributi sul gruppo editoriale Rcs, Il Messaggero, sulla storia delle intercettazioni ai tempi del Duce, etc. Ne trova traccia sul sito del Mulino.
Un’ultima sul libro Assalto Alla Stampa: sa che è stato recensito su “L’indice” in un articolo unico insieme al testo Regime, scritto dal bravissimo Peter Gomez ?

(“La scomparsa dei fatti”, eh già, la scomparsa)

gmast

Parole come macigni

Thursday, 12 June 2008
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Mi scrive Filippo Facci del Giornale, diventato ormai – e per questo lo ringrazio – assiduo lettore del blog.

Un blog che in passato lo ha anche criticato (si vedano i post precedenti), ma non per questo Facci mi ha insultato o cos’altro. E quindi, solo per questo, gli devo rispetto. Prescindendo dalle sue posizioni esplicitate su giornali e tv, che non condivido. Ma ognuno è libero di dire ciò che vuole, a patto che non sia un FALSARIO.

Ma si è veramente liberi? Credo che su questo blog la mia libertà sia all’ennesima potenza. Essendo io stesso l’editore e il direttore al tempo medesimo posso scegliere cosa scrivere e quando pubblicarlo.

Di certo non posso diffamare e o calunniare e neanche dire bugie. Non posso dire a un imprenditore che la mattina deve sputarsi in faccia quando si specchia (è una frase talmente livorosa che non direi neanche al mio nemico più acerrimo) nè posso paragonare chicchessia alla muffa o al lombrico. Queste sono regole auree.

Finora ho scritto solo verità, espresso giudizi più o meno condivisibili e qualche migliaio di lettori in un mese ha cliccato. Ha commentato. Qualcuno (come Facci, ma anche Libero o il blog di Guzzanti o dagospia) ha ripreso e se ne parla. So che in molte redazioni (anche di altri giornali) già se ne parla.  E se qualcuno ne parla, il giornalista ha colto nel segno. E’ questa la lezione che i miei maestri di provincia mi hanno insegnato, perché io Montanelli non l’ho conosciuto, sia ben chiaro. Ma a quei maestri di provincia devo molto, mi hanno trasmesso il “senso della notizia” diffidandomi dal pubblicare rimasticature varie, come le chiama Caridi. Mi hanno spiegato che un giornalista deve avere rispetto dell’interlocutore, perché il giornalista è in una posizione di vantaggio e non può abusarne.

Vengo ora agli interventi di Francesco Caridi e Filippo Facci. Non perché siano più importanti degli altri ma perché Caridi e Facci sono giornalisti di fama nazionale, il primo era al Borghese, all’Italia settimanale ed è citato di recente in un libro sul caso Moro. Il secondo lo si legge dalle cronache del Giornale di Paolo Berlusconi (non certo un editore “puro”).

“Giornalisti di destra”, si dirà. Io penso che un giornalista sia tale sempre e comunque. E il suo valore è commisurato alla sua libertà. Dirò ad esempio che Caridi è più “libero” di Facci, perchè – vista la sua attuale posizione – può anche permettersi di criticare Berlusconi, ma certo potrebbe accadere che Facci su un suo blog personale attacchi lo stesso editore di riferimento. Qualcuno si stupirebbe e non oso immaginare la reazione di Mario Giordano: forse lo butterà fuori oppure gli spiegherà che le sue opinioni espresse altrove non rispecchiano certamente Il Giornale e quindi Facci potrà continuare a fare il suo lavoro e a portare a casa la pagnotta.

Vegno alla domanda di Facci e la riporto di seguito: “Credo sia davvero il caso che Gabrile Mastellarini dia spiegazioni più chiare. Su queste cose non si scherza. Se ha anche una remotissima idea di come possano essere andate le cose, penso che si dovrebbe sapere. C’è gente che su censure anche inesistenti ha costruito carriera, ora qui c’è uno che sparisce dall’Espresso senza spiegazioni convincenti. Eh no”. Filippo Facci

Caro Facci, sono sincero. Sto cercando anch’io di capire. Fino a venerdì scorso non mi erano arrivati strani “segnali”. Poi da venerdì a ieri sono successe due cose che tirano in ballo – INVOLONTARIAMENTE – il glorioso settimanale fondato da Eugenio Scalfari. Il primo è la querelle su dagospia.com con la dottoressa Augusta Iannini, moglie del più noto Bruno Vespa, sulla quale avevo scritto un pezzullo per il Riservato dell’espresso.

Siccome non sono riuscito ancora a spiegare, lo faccio ora.

1) Gli utenti di questo blog, molti amici e altrettanti colleghi (compreso Roberto D’Agostino, con il quale ci siamo visti di recente a Sabaudia) ricevono una MIA NEWSLETTER PERSONALE nella quale esterno il mio pensiero e annuncio quello che poi apparirà sul blog. Questa newsletter viene recapitata entro le 10 – 10.30 di mattina e in quel funesto venerdì parlava della mia polemica con la Iannini. Se avessi saputo che quel testo sarebbe stato pubblicato, avrei certamente abbassato i toni per il rispetto che si deve comunque a una signora-magistrato e moglie di un ex direttore del Tg1. Parlare io di loro e come se Facci parlasse di Albertini, quindi il rispetto è d’uopo.

2) Dopo ben otto ore la newsletter viene pubblicata su dagospia.com, come lettera di Gabriele Mastellarini e allora la frittata è fatta. Ma in fondo non rinnego quanto scritto (a parte i modi inizialmente brutali nei confronti della sig.ra Iannini) perché di mezzo c’era la mia immagine professionale e non mi va di passare per FALSARIO che SCRIVE CAZZATE.

3) Sul punto si accende una querelle, sul filo del sarcasmo e dell’educazione, con la dott.ssa Iannini che replica e controreplica. Alla fine, credo di aver ragione io.

Ma se della Iannini devo apprezzare il sarcasmo e il rispetto dell’interlocutore (ma noi abruzzesi siamo così, “forti e gentili”), lo stesso non si può dire per il secondo episodio accaduto nel weekend, vale a dire la polemica con un noto giornalista-satirico che d’ora in poi chiameremo Mr. X.

Polemica innescata proprio da Lei, caro Facci, riprendendo dei miei post ampiamente noti e pubblicati. Ma fino a quando erano alla portata di pochi “intimi” nessuno ha detto nulla, mentre quando sono stati resi noti si è scatenato un putiferio e mi sono trovato solo contro tutti. L’unico modo per difendermi, anche agli occhi dei lettori, era quello di dar seguito pubblicamente a un fatto di cronaca (cioè l’articolo del Giornale).  Un espediente certamente “scortese” (ma ormai in Italia si pubblica di tutto, intercettazioni, sms, etc.) ma che è servito a far capire come stessero realmente le cose: e cioè che io ho scritto il vero e qualcun’altro non sa neanche a chi scrive le prefazioni. Ovviamente non ho reso noti ulteriori “apprezzamenti” nei miei confronti che sono pronto a far leggere SOLO ai responsabili de L’espresso, qualora ne siano interessati.

Chiuso l’incidente “diplomatico” con la mia lettera al “Giornale” da voi pubblicata e terminato il botta-risposta con la Iannini era finalmente finito il mio lungo weekend di paura. E ho ripreso a fare il mio onestissimo e modestissimo lavoro. Ho scritto un pezzo per “Il Mondo” in uscita venerdì, un altro è stato pubblicato sul “Sole 24Ore”, ho inviato i miei pezzulli per alcuni periodici del “Sole”. Come ogni mercoledì ho fatto pervenire anche alcune propostine per dei probabili pezzi sul “Riservato” de L’espresso.

Ma dopo poche ore – e vengo al post di prima – non ho ricevuto risposta. Qualche amico che lavora a Repubblica è riuscito a chiamarmi (trincerandosi nel bagno) e a dirmi che avevo fatto un casino, non so se riferendosi al caso Iannini o al caso Mr. X.

Di fatto a quelle proposte non è arrivata risposta, ma solo un sentore (fondato) che la mia collaborazione era stata sospesa sine die. Ho provato a chiedere un colloquio chiarificatore con i vertici del giornale, non per presunzione ma per spiegare la mia posizione umana e professionale. In fondo ho difeso la verità, sono stato insultato e non ho fatto nulla di male. Magari mi sarei scusato per la questione-Iannini, spiegando ciò che ho scritto nelle righe precedenti, che la prima lettera-risposta era, per certi versi, “involontaria”.

Ma ad oggi quel colloquio non mi è stato concesso e le spiegazioni, caro Facci, le dò a Lei e agli altri lettori del blog, sperando che qualcuno dell’espresso passi distrattamente da queste parti.

Un mio amico “analista”, saputa la vicenda, ha commentato: “Stando così le cose, ti hanno dato il benservito”…

Ho difeso la libertà e la verità, caro Facci, e ora eccomi.

Gabriele Mastellarini

ps. Nel post qui sotto ho rimesso l’editto bulgaro. Almeno mi consola.